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Riccardo Schiavi, La Pasqualina: essere unici, motto di famiglia

Dolcegiornale ha incontrato Riccardo Schiavi, titolare della storica pasticceria-gelateria-caffetteria La Pasqualina. Dove le materie prime del territorio e di artigiani selezionati in 25 anni di lavoro fanno la differenza
BERGAMO. Cent’anni e più di storia. Tanti ne vanta La Pasqualina, che ha visto la luce ad Almenno San Bartolomeo nel 1912 come “posto di ristoro”. E che oggi è un’elegante ge- lateria, pasticceria e caffetteria, dagli anni ’90 gestita da Riccardo Schiavi, bisnipote della fondatrice. Riccardo non è gelatiere né pasticcere (anche se, dice «ho ritenuto necessario imparare a fare il gelato anch’io, però il mio ruolo è un altro»), ma imprenditore dalle idee molto chiare su cosa vuole proporre alla clientela, quale immagine imprimere al proprio locale, come impostare la produzione e gestire lo staff e, non ultimo, sviluppare il business. Infatti oggi il brand La Pasqualina conta tre pdv: quello storico di Almenno, uno aperto nel 2008 in centro a Bergamo e una gelateria stagionale da asporto, con annesso laboratorio, inaugurata nel 2012 a Porto Cervo. Un totale di 34 persone (di cui 22 ad Almenno), cui si aggiungono gli addetti per la stagione in Sardegna.

«Il nostro gelato è identitario»

Il gelato resta il core business dello storico locale, insieme alla pasticceria. «Quando ho rilevato l’attività - dice Schiavi - la prima innovazione che ho fatto è stata quella di creare il laboratorio di gelateria, che in precedenza acquistavamo da terzi. Da lì è partito il cambiamento: il pistacchio doveva essere quello di Bronte, i limoni amalfitani di un agricoltore che ci mette l’anima, le mandorle sono andato a scovarle in Puglia, le castagne a Calizzano e via dicendo, latte e panna sono di un’azienda agricola bergamasca... tutti da produttori che conosco e di cui condivido i criteri produttivi, che puntano alla qualità senza compromessi. Così il gelato per noi è diventato identitario. E poi mi piace particolarmente perché è uno dei pochi prodotti che tutti amano, dal bambino alla persona anziana. Insomma, il gelato è di tutti. Per una precisa scelta il numero di gusti è limitato a 18 (in estate se ne vendono circa 15 kg per gusto, 23 euro/kg, coppe a partire da 7 euro, ndr). Oggi nel nostro business la pasticceria e gelateria contano per un 30% ciascuna, la caffetteria “pesa” per il 20%; stessa quota per pausa pranzo (abbiamo una cucina dedicata e un menu breve), tavola calda e momento aperitivo».

Anche il caffè è firmato

Non stupisce che la specialità che La Pasqualina ritiene emblematica sia il gelato, in particolare quello allo zabaione, che presentiamo qui. «Ho voluto proporre a Dol- cegiornale il nostro gelato allo zabaione - dice Schiavi - prima di tutto perché amo la tradizione e questo gusto la rispecchia in pieno, oltre a essere fra i preferiti dalla clientela. Inoltre per realizzarlo utilizziamo un concentrato di materie prime di grande qualità, come il passito Theia di Nove Lune, un prodotto eccezionale del nostro territorio, e poi le uova, la panna, il latte delle vacche allevate in zona... Alla fine sono solo pochi ingredienti che però fanno tutta la differenza. In questa ricetta lo proponiamo al piatto, servito con un savoiardo senza glutine, ovviamente di nostra produzione, affogato con il nostro caffè (1,10 euro al banco). Si tratta di una miscela esclusiva che abbiamo iniziato a produrre 8 anni fa, selezionata, tostata e macinata alla Pasqualina, sia per uso interno, sia per la vendita alla clientela». Un prodotto che come tutti gli altri, rispecchia la strategia aziendale di puntare all’unicità della proposta.

Vaschetta porzionata, per dare unicità anche nel pack

«Il gelato è come la Panda - scrive Riccardo Schiavi nel libro autopubblicato nel 2012 per i 100 anni de La Pasqualina – Ovvero: se la fiat producesse le auto che faceva vent’anni fa nessuno le comprerebbe. Così il gelato continua a rinnovarsi: la qualità è migliorata e il cliente è più esigente. Anche il gusto si è modificato: meno dolce, con meno grassi, più digeribile». Ma non basta: anche il contenitore del gelato è unico e brevettato, nato nel 2005 da un’intuizione di Riccardo, guardando il contenitore a scomparti separati delle uova. «Inizialmente il mercato italiano la snobba - dice Schiavi - allora decido di tenerla per me. Oggi la “vaschetta porzionata” resta un’esclusiva de La Pasqualina».

Un'offerta per ogni momento della giornata, fino a mezzanotte

Aperti di prima mattina con la brioche calda e poi non stop fino a mezzanotte, con l’ultima coppa di gelato. Da La Pasqualina la proposta organizzata da Riccardo Schiavi copre tutta la giornata. Il gelato, intanto: «Ad Almenno - spiega - la vendita è per lo più di coppe al tavolo e i clienti amano i gusti classici; in estate però ci sbizzarriamo con i gusti alla frutta che prepariamo con i prodotti del nostro orto». Perché a 800 m c’è L’Orto di Lalli, azienda agricola di Riccardo e della moglie Elena, da cui provengono verdura e frutta biologica, fra cui pesche, fichi, pere, mirtilli, lamponi more e vari tipi di fragole, utilizzati nel gelato, nei dolci e in cucina (a pranzo c’è una piccola ma curata carta). Altro pilastro de La Pasqualina è la pasticceria: si va dalla pralineria alla biscotteria, dalle torte ai grandi lievitati. «Un nostro vanto sono i croissant - sottolinea Riccardo - che produciamo da 2 tipi di impasto: integrale 100% e tradizionale; la mattina abbiamo 10 referenze differenti, farcite con le nostre marmellate». A ciò si aggiunge una raffinata selezione tè e infusi da ogni angolo del globo: Cina, Taiwan, India, Nepal, Ceylon, Giappone, Korea, Kenya e Java. Fra le specialità vanno citati i biscotti Bergamini: una specialità ideata da Riccardo, che spiega: «L’idea era creare un biscotto che “parlasse” della tradizione bergamasca, con farina di miglio, di mais e di riso e burro delle nostre valli; i “bergamini” sono i mandriani che portano le vacche in transumanza; la forma, invece, è la riproduzione in scala della pavimentazione di Piazza Vecchia a Bergamo».

 

Pesto alla Ligure, la nuova chips piùgusto di San Carlo

piùgusto Gusto Pesto alla Ligure San Carlo
Celebra un'icona della gastronomia ligure e italiana la nuova limited edition che arricchisce la linea piùgusto

È la celebrazione di un’eccellenza gastronomica italiana la nuova chips piùgusto di San Carlo. La nuova referenza Gusto Pesto alla Ligure vuole infatti rendere omaggio a uno dei simboli della nostra tavola, che dalle coste della Liguria ha conquistato i palati di tutto il mondo.

La nuova limited edition dell’azienda milanese, tra le maggiori realtà del settore chips e snack, è frutto di un’intuizione della taste hunter Nina, cacciatrice di gusto e immagine del brand piùgusto sempre alla ricerca dei sapori più di tendenza e originali, conquistata dall’intrigante abbinamento tra il pesto e le chips. Un incontro a tutto gusto tra la ricchezza di aromi e sapori del pesto, frutto di pochi e semplici ingredienti (foglioline di basilico, olio, parmigiano, pecorino, pinoli) e l’arte delle chips, nella quale San Carlo è maestra fin dal 1936. Il risultato è una croccante patatina dal sapore forte e deciso che esprime tutte le note aromatiche del pesto diffondendo sul palato il gusto inconfondibile dell’icona gastronomica ligure.

In arrivo a brevissimo, la nuova Gusto Pesto alla Ligure, disponibile nei bar nel formato da 50 g, arricchisce la gamma piùgusto che conta altre quattro referenze: Vivace, la stuzzicante chips alla paprika, Lime e Pepe Rosa, dal tocco esotico, Pomodorini di stagione, dal gusto mediterraneo dei pomodorini, e Porchetta alle erbe, che unisce al gusto deciso della porchetta i profumi mediterranei di un mix di spezie ed erbe aromatiche (leggi Porchetta alle erbe, la nuova Piùgusto nata dal concorso di San Carlo).

 

Mignon Single Dose arricchisce l’offerta di Eureka Oro

Mignon Single Dose
Macine inclinate e nuove soluzioni tecniche offrono una ritenzione vicina allo zero. Nell’anno in corso l’azienda raddoppierà la sede produttiva

Il mercato richiede sempre più caffè di qualità e attrezzature di fascia premium per poterli lavorare al meglio. Per questo Eureka Oro, linea inaugurata nel 2021 con Mignon XL,  ha messo a punto il nuovo macinacaffè on demand Mignon Single Dose. «Sia nel coffee shop sia a casa è aumentata notevolmente la fetta di appassionati alla costante ricerca di prodotti performanti, in grado di garantire un’ottima qualità in tazza per ogni tipologia di caffè - afferma Maurizio Fiorani, managing director -. Il nuovo Mignon Single Dose incontra perfettamente queste esigenze, dal design elegante e perfettamente a suo agio dinanzi a frequenti cambi di tipologia di caffè».

Visto da vicino. Tra le caratteristiche innovative del nuovo grinder spicca l’inclinazione della camera di macinatura di 15° che, unita a soluzioni tecniche dedicate, va a tradursi nel sistema ELR (Extremely Low Retention), che assicura una ritenzione prossima allo zero. Anche il design della campana da 45 grammi è ricercato, con coperchio in rovere e la linguetta metallica rotante, in un’attenzione al dettaglio e all‘usabilità che si rivelano anche nel bicchierino Dosing Cup in acciaio inossidabile, che permette di trasferire facilmente il caffè macinato nel portafiltro, mantenendo lo spazio di lavoro pulito e ordinato.

L’uso del sistema Blow Up Cleaning, un vero “mantice” che, pressando il coperchio con una mano, ripulisce la camera di macinatura, consente al barista di macinare la dose di caffè senza i residui della precedente, lasciandolo libero di sperimentare tipologie di caffè diverse senza contaminazioni. La base in rovere con aggancio magnetico poi, pensata per alloggiare diversi bicchierini, ottimizza lo spazio e il flusso di lavoro. La particolare combinazione di motore - macine piane Diamond Inside da 65 mm garantisce un'elevata produttività (2.3 – 2.8” espresso; 2.8 – 3.3” brew) e un'ampia gamma di macinature realizzabili, con la massima silenziosità grazie alla Tecnologia Silent. La manutenzione High Speed è rapida e grazie alla micrometrica brevettata dall‘azienda evita il rischio di perdere la regolazione della macinatura.

Brand premium Frutto di ingenti investimenti in Ricerca&Sviluppo, il lancio del nuovo marchio Eureka Oro ha coinciso con il centenario dell'azienda, festeggiato nel 2020. Tra i suoi plus tecnologici vi sono l’introduzione della Connettività IoT, che assicura il pieno controllo del funzionamento e dei parametri di macinatura da remoto e in tempo reale, e l’utilizzo delle macine Diamond Inside, risultato di un processo brevettato di trattamento termico criogenico e di lunghi test di assaggio: garantiscono risultati in tazza eccellenti e consentono di preservare più a lungo la geometria del tagliente, mantenendo così la granulometria costante per maggiori quantitativi di caffè rispetto a macine standard.

Raddoppio dello stabilimento Nel 2021 l’Azienda ha realizzato ricavi per 61,5 milioni di euro, aumentando il fatturato di oltre il 50% rispetto all'anno precedente, con una quota export pari al 98% del fatturato totale. Nello stesso anno è stata rafforzata la partnership con la Italmill di Bergamo, specializzata nella produzione di macine da caffè. Il 2022 vedrà il completamento del nuovo stabilimento di 4500 mq adiacente alla sede storica, con un investimento che  porterà al sostanziale raddoppio della superficie e della capacità produttiva dell'azienda.

Nel corso dell'anno l’azienda sarà presente a Hostelco-Spagna (4-7 aprile), Sca Expo-Usa (7-10 aprile), Internorga-Germania (30 aprile-4 maggio), Woc Varsavia-Polonia (23-25 giugno), Mice - Australia (27-30 settembre), Food Hotel Asia - Singapore (25-28 ottobre).

La scelta del riciclo di Lolita Eipprova

Il riuso dell'esistente in chiave ambientale è il focus del restyling della pasticceria slovena Lolita Eipprova. Un progetto d'interni che ha consentito un risparmio del 30% in nuovi materiali

LUBIANA (Slovenia). Sembra tutto casuale in questo locale affacciato su via Eipprova a Lubiana. In realtà si tratta di un progetto volutamente impostato sul recupero dell’esistente e sull’utilizzo di materiali di recupero. La sostenibilità è il principio ordinatore dell’interior design di Lolita Eipprova come esplicitato dallo studio Triiije, che lo firma. Tutto ha preso inizio dalla formulazione di una semplice domanda del designer Andrej Mercina (studio Triiije): «È possibile fondere le cose che sembrano e si percepiscono in opposizione l’una all’altra in una nuova entità spaziale coerente, secondo una visione di nuova collaborazione sostenibile?». Così arte, interior design e cibo traggono la propria forza attrattiva e creativa dall’integrazione con i segni del tempo impresso su pareti e pavimenti, attraverso un’operazione di addizione e sottrazione che crea un’esperienza sensoriale unica. Il progetto in questo caso non è fatto a tavolino, ma sul campo o meglio sul sito.

Interventi materiali ridotti al minimo

Gli interventi materiali sono ridotti al minimo, in modo da far parlare lo spazio, un bar degradato diventato caffetteria-pasticceria. Così in questo locale è stato utilizzato il 30% in meno di nuovi materiali rispetto a un progetto standard, creando un’esperienza spaziale che ingloba l’installazione dell’artista Jasa Mrevlje Pollak. Qui il tempo si è veramente fermato e le differenze tra l’esistente e i nuovi inserimenti è impercettibile proprio per l’ampio utilizzo di materiali di recupero. La valorizzazione messa in atto è frutto di un processo di conservazione e integrazione: il pavimento esistente è stato incorporato a un vecchio parquet destinato alla discarica, a comporre la nuova grafica del pavimento stesso; le piastrelle sul muro sono state combinate con quelle trovate nel seminterrato e con tappezzeria fantasia; sedie Thonet vintage sono state accoppiate a quelle di nuova produzione e a tavoli rotondi scultorei; tessuti assortiti sono diventati tende e tappezzeria per divanetti, in un mix di grande impatto. E le tazze e i piattini in porcellana, acquistati nei mercatini delle pulci e utilizzati per servire caffè, biscotti e pasticcini, sono il “marchio di fabbrica” della caffetteria stessa.

L’intervista al progettista Andrej Mercina

È questo il vostro primo progetto d’interior design impostato sul recupero? Quanto sono importanti l’ecosostenibilità e il riciclo dei materiali nei vostri progetti? Da alcuni anni stiamo puntando sui principi di sostenibilità e con una strategia passo dopo passo abbiamo raggiunto il livello di Lolita Eipprova. In una certa misura si tratta di materiali riciclati e mobili riutilizzati, ma ancora di più di ridurre i nuovi materiali da utilizzare e della sostenibilità dell’idea. Ciò che rende speciale Lolita Eipprova è il modo in cui abbiamo unito questi principi all’arte e al design. Abbiamo creato un’esperienza sensoriale in cui abbiamo sfumato i confini tra l’uno e l’altro realizzando un “gesamtkunswerk” (opera d’arte totale) sostenibile. Cosa era il locale prima di diventare un caffè-pasticceria? Era un bar di second’ordine, ma l’edificio con le sue mura massicce e secolari è stato fonte di ispirazione. Lo spazio era tutto buio e molto introverso. L’abbiamo drasticamente cambiato pur mantenendo lo spirito della “vecchia signora”. Via Eipprova è stata oggetto di riqualificazione dopo un paio di decenni di oblio a causa del turismo concentrato nel centro città. È un’area storica protetta dalla particolare atmosfera con il fiume Gradašcica che scorre a pochi metri da Lolita. La zona vendita sembra realizzata con arredi ex novo. Per quale motivo e con quali materiali? In verità gli arredi non sono completamente nuovi. I pannelli frontali degli espositori provengono da materiali di riutilizzo (truciolare, compensato e tessuto), mentre tutti i ripiani sono in metallo, materiale che può essere facilmente riciclato. C’è stato un brief da parte del cliente? Come impostate la relazione con la committenza? Per un progetto di questo tipo è fondamentale un rapporto molto stretto. È stato per lo più progettato in loco, direttamente con gli artigiani. Il cliente è lo stesso con cui abbiamo concluso una serie di progetti negli ultimi anni. Questo è dovuto al fatto che lo studio Triiije è proprietario al 50% della catena di caffè/pasticcerie Lolita!

Luca Daniele: «Così porto Clivati 1969 fuori dagli schemi»

Luca Daniele, Pastry Chef Pasticceria Clivati
Nella pasticceria milanese Clivati 1969 il pastry chef Luca Daniele elabora una proposta dolce con abbinamenti che guardano al futuro e focus sul cioccolato

MILANO. Torte, mignon, monoporzioni e dolci da ricorrenza, panettone e colomba compresi, sono l'ossatura della pasticceria che Luca Daniele ha pensato per Clivati 1969. La pasticceria milanese oggi di proprietà della famiglia Giampietro, lavora da tempo per modernizzare la sua proposta. In questa scia si è inserito Luca Daniele. Allievo del maestro cioccolatiere Stefan Krueger, affina la sua arte in diversi laboratori, tra cui quello di Ernst Knam. Qui inizia a familiarizzare con praline e soggettistica di cioccolato. Poi è seguito l'apprendistato da Peck in qualità di secondo chef di pasticceria e in seguito di chef cioccolatiere. Daniele ha un'idea ben precisa per questa nuova stagione di Clivati 1969: coniugare tradizione e innovazione in chiave giovane, grazie ad audaci abbinamenti.

L'intervista a Luca Daniele: «Bisogna sempre partire dalle preferenze dei clienti»

Cioccolato: come lo lavorerai? Cosa troveremo in assortimento? Abbiamo iniziato ad abbinare il cioccolato ad ogni festività, andando oltre il mignon o la semplice monoporzione. Ad esempio, a San Valentino, oltre a una torta dedicata (prezzo: 25 euro), abbiamo proposto due tavolette da 100 g in due gusti differenti, realizzati con  cioccolati importanti: Tulakalum di Valrhona con all’interno una crema ganache al lampone e cocco, e cioccolato Dulcey dalla nota di sablé con una punta di sale, con all’interno una crema ganache al caramello e noce pecan (prezzo: 12 euro). Senza dimenticare le intramontabili scatole di cioccolatini, da 8 e da 16 praline (prezzo: 14 euro e 28 euro).

Luca Daniele, Pastry Chef Pasticceria Clivati
Cosa hai in programma per Pasqua? Lanceremo una nuova linea di uova di cioccolato. Ci saranno sette prodotti, alcuni realizzati con gusti particolari e altri decorati tema fiabesco. Alcune sfrutteranno i colori pastello di Clivati – il blu, il verde e il rosa, riprodotti con burro di cacao colorato – impressi sulle uova con pennellate leggere. L'obiettivo è ricreare un oggetto che ricordi la mongolfiera simbolo della pasticceria. Poi affronteremo le decorazioni fiabesche, riproducendo sui gusci elementi da fiaba, come conigli e tazze da tè. Presentando la tua partnership con Clivati 1969, hai detto di voler giocare su creazioni e abbinamenti nuovi: cosa accosterai al cioccolato? Quando entri in una realtà nuova, bisogna partire dalla comprensione dei desideri dei clienti. Ho notato che chi viene da Clivati apprezza molto il gianduia. Allora, per la Festa del Papà ho pensato di abbinare il cioccolato gianduia a qualcosa di acido, creando una torta con alla base della frolla alla nocciola e limone, una mousse di cioccolato gianduia e limone, e un simpatico inserto al caffè (prezzo: Torta Papà 33 euro). Sarà disponibile anche in monoporzione (prezzo: 6,50 euro). Il risultato offre un'importante esperienza di gusto. Un altro tuo mantra è "tradizione e innovazione in chiave giovane": come hai tradotto questo concetto nella tua pasticceria e nella lavorazione del cioccolato? Vogliamo conservare il gusto classico, simbolo della tradizione e amato dalla clientela. Ma essendo cambiati i tempi, cresciuta la curiosità dei consumatori e sfruttando anche la mia età, ho scelto di giocare e innovare il cioccolato e la mia pasticceria con tecniche nuove. Una grande spinta mi è arrivata anche dalla vittoria dell'Italia all'ultimo campionato mondiale di pasticceria. Quindi ho scelto di proporre una pasticceria classica realizzata con tecniche moderne, e dei gusti classici abbinati ad altri più insoliti. Quali consideri le evoluzioni più significative nel mondo del cioccolato e i professionisti che stanno lavorando bene la materia? Ammiro molto il lavoro di un altro milanese come Gianluca Fusto e di Massimo Pica, campione del mondo in tema cioccolato. Li vedo come fonte di ispirazione per noi giovani perché custodiscono la tradizione, innovandola. Ne è un esempio il cioccolatino ai funghi porcini di Fusto. Hai dichiarato di avere tante idee da portare nelle vetrine di Clivati: cosa ci sarà oltre il cioccolato? Voglio modernizzare le torte iconiche di Clivati, la Primavera e Gran Gianduia, trasformandole con la tecnica, pur mantenendo i gusti classici. Inoltre, d'estate vorremmo introdurre semifreddo e gelati su stecco, perfetti per il consumo da passeggio. È un prodotto che mancava e che può dimostrarsi vincente.

ThéAtre: il servizio del tè ha un nuovo palco

Linee minimal e un plafond a onda in acciaio battuto a mano. Da ThéAtre a Shanghai, dove il rito del te diventa più contemporaneo che mai

Shanghai (Cina). In un grande centro commerciale della città, il ThéATRE tea shop è un luogo in cui un’antichissima attività cerimoniale è stata reinterpretata con una visione architettonica innovativa. Un piccolo spazio, solo 50 mq, completamente aperto al pubblico come fosse un palcoscenico teatrale dove mettere in scena lo spettacolo della vendita e preparazione di torte, pasticcini e prodotti alimentari fortemente legati al tè e a tutto l’immaginario che si muove intorno ad esso. La forma sinuosa e dinamica del soffitto curvo, fatto a mano da artigiani locali piegando fogli di acciaio in un pezzo unico, trae appunto la sua ispirazione dal movimento delle gocce d’acqua nel momento in cui diventano tè puro. Così, sotto questa grande onda argentea in movimento verso l’interno della facciata, prende forma uno spazio etereo, fatto di riflessi di materiali, colori e luci. L’interno è caratterizzato da linee semplici e pochi elementi architettonici: un layout essenziale, giocato sull’accostamento di differenti materiali con tonalità e texture differenti, il marmo per i banconi al centro, la piastrella lucida per la pavimentazione e l’acciaio per il soffitto e parte del rivestimento delle pareti. «Il progetto - precisano i due architetti Marcella Campa e Stefano Avesani - offre alcuni elementi interessanti nel prospetto verticale, dove sono rintracciabili tre diversi livelli progettuali». Il primo è quello riguardante il soffitto scultoreo, che abbraccia l’intero volume spaziale e ne diventa il principale elemento architettonico. Il secondo è quello caratterizzato da un design minimal ed è dedicato a ciò che il negozio ha da offrire ai suoi clienti. Una grande vetrata sul fondo mette in mostra il processo di preparazione delle torte all’interno di un laboratorio a vista. «L’idea era quella di esprimere pulizia, efficienza e attenzione ai dettagli. Abbiamo cercato infatti di esprimere questa attenzione alla precisione, all’innovazione e alla ricerca progettando la cucina a vista come un laboratorio estremamente pulito e rigorosamente bianco. Abbiamo impiegato quindi materiali come l’acciaio inossidabile spazzolato e le piastrelle di ceramica bianca lucida caratterizzate da morbidi motivi a diamante che fanno riverberare la luce sulla loro superficie».

Erogatori dedicati al tè e pasticceria a vista

Il terzo livello è quello dedicato all’esperienza e all’interazione con i clienti. Anche qui è riproposto il medesimo accostamento cromatico tra acciaio e superfici bianche, con l’aggiunta materica del marmo e di una pavimentazione in piastrelle lucide. Al centro due grandi “scatole” in marmo massiccio, di cui una attrezzata con una serie di erogatori per la preparazione del tè e una vetrina espositiva in vetro trasparente per l’esposizione dei dolci in vendita, organizzano le funzioni del servizio di vendita. Il marmo locale dream blue, qui utilizzato, ha una porosità granulare tipica dello zucchero e cambia leggermente il suo colore secondo l’intensità della luce. Lo stesso marmo è stato selezionato anche per definire il cancello d’ingresso sopra la facciata del negozio, la cui forma è la proiezione diretta della sezione di taglio sul soffitto curvo e originariamente doveva assomigliare alla forma del paesaggio delle colline del tè. Lungo le pareti laterali, a spezzare la continuità del rivestimento in acciaio a tutta altezza, sono stati realizzati degli espositori semplici e luminosi, fatti di piastrelle di ceramica lucida, dove esporre ordinatamente alcuni dei prodotti in vendita. Il ThéATRE ha una sua piccola appendice in un patio esterno, uno spazio che si ispira all’idea delle colline di tè, circondato da grandi vasi in cemento contenenti piante verdeggianti e arredato in parte con una serie di panchine curve e morbide e in parte da una serie di tavoli di marmo e comode sedute in una totalità azzurro pastello.

L’intervista ai progettisti

Come avete affrontato il progetto avendo a disposizione uno spazio dentro un centro commerciale? La sfida è stata quella di creare uno spazio avvolgente e invitante, quasi un piccolo caffè su strada, pur mancando il contesto urbano intorno. Le dimensioni sono ridotte e abbiamo sfruttato il vantaggio di avere uno spazio indoor per aprire completamente la facciata come un grande palco, affacciata su uno spazio pubblico. La possibilità di avere uno spazio esterno a disposizione dove allestire un piccolo patio con tavoli ed elementi verdi ha contribuito a creare quest’idea di dialogo interno-esterno. Come progetto rispecchia il vostro modus operandi? Siamo partiti da elementi architettonici e dalla definizione del layout. L’aspetto decorativo è ridotto all’essenziale, funzionale agli elementi di progetto che si vogliono sottolineare. Ci piace lavorare con artigiani locali, che in questo caso hanno realizzato manualmente il grande elemento scultoreo a soffitto fatto di lastre di acciaio piegato e battuto a mano. Un processo lungo, con una squadra di artigiani che ha lavorato in cantiere per due settimane, e per cui le competenze da architetti si sono rivelate essenziali anche per risolvere alcuni problemi tecnici. Perchè l’idea di un laboratorio a vista? Negli ultimi anni in Cina c’è una crescente attenzione verso la qualità e pulizia degli spazi e un grande interesse per il processo produttivo. La grande attenzione di ThéATRE verso i dettagli andava presentata ai clienti per sottolineare l’aspetto creativo della pasticceria. La fortuna è stata di trovare un cliente consapevole della bravura del suo team, bravi chef artigiani, felici di condividere l’aspetto artistico del loro saper fare. Abbiamo voluto connettere ThéATRE con i clienti esponendo intenzionalmente la sua cucina, permettendo ai clienti stessi di assistere alle cerimonie di cottura dei dolci e di preparazione del tè. Paragonando tali processi a un esperimento scientifico, abbiamo optato per un’estetica da laboratorio, che non solo pone attenzione alla precisione, all’innovazione e alla ricerca, ma aiuta anche a elevare l’esperienza del cliente.

Who’s who

Marcella Campa e Stefano Avesani lavorano insieme dal ‘98. Dal 2002 si dedicano allo studio dello sviluppo urbano e delle trasformazioni della città cinese contemporanea. Dopo la laurea in architettura nel 2005, curano il numero monografico della rivista Area su arte e architettura contemporanea in Cina e vincono il premio internazionale Archiprix a Glasgow con un progetto coordinato per una strategia di recupero dei quartieri Hutong di Pechino e Lilong di Shanghai. Nel 2005 si trasferiscono in Cina per 3 anni, dove iniziano a lavorare al progetto artistico Instant Hutong e ad una ricerca parallela sull’habitat cinese contemporaneo. Vivono e lavorano tra Italia e Cina.

Lo stile contemporaneo di Gin del Baffo Fresco Botanico

Gin del Baffo Fresco Botanico
Dopo quello al caffè presentato lo scorso anno, Fabio Dotti propone un nuovo distillato, dai sapori freschi e piacevolmente “ruffiani”

Lo scorso anno Fabio Dotti, barista, trainer e brand ambassador di Caffè Agust ha proposto  il Gin del Baffo, che unisce gin e specialty coffee in una bevanda spiritosa molto particolare. Sulla scia del suo successo, ne presenta una nuova versione: Il Gin del Baffo Fresco Botanico, un distillato dallo stile contemporaneo e «un po’ ruffiano, ma non banale, caratterizzato da sapori freschi e genuini - osserva -. Ho selezionato 9 botaniche che gli conferiscono sfumature mediterranee, che piacciono e incontrano il gusto del consumatore. Offre un’esperienza sensoriale positiva che induce a condividerlo con gli altri». Le bacche di ginepro vengono distillate e successivamente si uniscono in infusione rosmarino, menta, salvia, scorza di limone, cardamomo, pepe rosa, iris e zagara, che conferiscono un bouquet fresco botanico. Degustandolo in purezza si presenta aromatico, morbido e secco, con un finale pulito e fresco; ideale con acqua tonica.

Un drink per chi ama i sapori dolci e rinfrescanti è Il Baffo Club. Ingredienti: 4,5 cl di Gin del Baffo, 1,5 cl succo di limone fresco, 1,5 cl sciroppo di lamponi, albume d’uovo. Tecnica: shake and strain. Servire in coppa da champagne; guarnizione: lamponi freschi.

In bottiglia da 70 cl con grado alcolico 41% si può acquistare in più confezioni con il necessario per realizzare un buon gin tonic: la convivialità che si accompagna al prodotto è sottolineata dalla presenza nelle versioni La Bella Fes (1 bottiglia da 70 cl di Gin del Baffo, 2 bottigliette di acqua tonica, 2 sottobicchieri, bacche di ginepro, jigger, bar spoon) e La Stra-Top (1 bottiglia da 70 cl di Gin del Baffo, 2 calici Timeless, 2 sottobicchieri, 2 bottigliette di acqua tonica) di un dado e Il Gioco del Baffo, una sorta di gioco dell’oca per divertirsi durante i momenti di convivialità.

Più particolare e molto apprezzata la prima versione che unisce gin e specialty coffee in una bevanda spiritosa molto particolare. Alla base composta d bacche di ginepro, angelica e coriandolo, si aggiunge in infusione il macinato di uno specialty coffee della linea Agust Evo, un Etiopia Sidamo lavato. «La professionalità di chi opera nella Distilleria Novelli di Brescia mi ha permesso di ottenere questo distillato particolarissimo in cui le personalità del gin e del caffè si uniscono al meglio, armonizzando le note di ginepro (leggermente smorzata), angelica e coriandolo del primo a quelle di pompelmo, miele e liquirizia del secondo. Ne è nato un distillato piacevole e particolare in cui si riconosce il caffè, che risulta insolito e piacevole».

Il Gin del Baffo è in vendita online e nei locali.

pulyCaff porta al Sigep il nuovo formato di pulyGrind Crystals

pulyGRIND Crystals PulyCaff
Oltre al nuovo formato del pulitore per macinacaffè, il brand in fiera con tutta la gamma di soluzioni per la pulizia delle attrezzature per il caffè e con un programma di sessioni di assaggio che mostreranno la centralità della pulizia per ottenere il miglior prodotto in tazza

Un caffè pregiato, una macchina performante e l'arte del barista da sole non garantiscono la qualità del risultato finale in tazza. Altrettanto importante è infatti l'accurata e quotidiana pulizia di tutte le attrezzature usate per l'estrazione. Lo sa bene pulyCaff, il brand di detergenti speciali per macchine professionali per caffè espresso e le altre attrezzature di caffetteria. Il brand, che proprio quest'anno festeggia i suoi 60 anni, sarà presente al Sigep (alla Fiera di Rimini dal 12 al 16 marzo) con tutta la sua ricca gamma di soluzioni e con un programma di sessioni di assaggio che mostreranno agli operatori bar proprio il ruolo centrale che la pulizia riveste per ottenere il miglior prodotto in tazza.

Gamma di soluzioni che si è arricchita del nuovo formato di pulyGrind Crystals, il pulitore brevettato in cristalli per macinacaffè, ora disponibile anche nel barattolo da 405 grammi, che va ad affiancarsi alla confezione con 10 buste da 15 grammi (leggi pulyGrind Crystals per la pulizia ottimale del macinacaffè). Lanciato lo scorso anno, pulyGrind Crystals con i suoi cristalli a base di amidi alimentari privi di glutine rimuove tutti i depositi di caffè, muffe e si caratterizza per l'elevato potere assorbente per oli e grassi. I cristalli, inoltre, non rilasciano polvere fastidiosa e sono sicuri in quanto le loro sostanze attive sono naturali e di grado alimentare. Caratteristiche che ne fanno un prodotto fondamentale per avere macine sempre ben pulite, contribuendo a migliorare la crema e il gusto del caffè.

Pratico, economico e di lunga durata, il nuovo formato è stato pensato per assicurare la giusta dose senza sprechi a ogni utilizzo, grazie a Kappy, un misurino dosatore in polipropilene alimentare a forma di cilindro graduato che permette di individuare con precisione e velocemente la quantità esatta. Quantità pari a 20 cc (equivalente a 1 dose da 15 gr di prodotto) per grinder piccoli, con macine di 50 mm circa; due dosi sono invece suggerite per macinacaffè professionali, con macine da 75 mm, mentre quattro per quelli da drogheria con macine verticali da 98 mm.

Stop al rancido

Per quanto riguarda gli incontri al Sigep, l'appuntamento è per martedì 15 marzo (ore 14.30) presso lo stand di pulyCAff (pad D1- 046), con Carlo Odello che realizzerà alcune sessioni di assaggio, tra le quali almeno una con caffè erogato da una macchina sporca. L'incontro permetterà di apprendere come effettuare l’assaggio del caffè, in modo da riconoscerne le caratteristiche sensoriali e avere sempre sotto controllo la qualità della miscela offerta. Ma anche di conoscere le sensazioni sgradevoli causate dalla mancanza di pulizia delle macchine, al cui interno i residui grassi del caffè irrancidiscono, passando "l'aroma" di rancido alla tazzina. Un processo che avviene molto rapidamente: bastano 24 ore per sentire l'odore causato dall’irrancidimento. Un problema che si evita pulendo regolarmente le attrezzature con i detergenti agedeguati, l'acqua da sola non basta: un'operazione che va fatta ogni giorno per la macchina espresso e ogni 2-3 giorni per il macinacaffè.

Gianduia Fondente, il nuovo liquore cremoso di Bottega

Gianduia Fondente Bottega
La nuova creazione della cantina e distilleria veneta è un liquore cremoso che ripropone in versione alcolica tutta la carica aromatica del capolavoro della pasticceria piemontese

Gradazione alcolica contenuta, pronunciato sapore di cioccolato fondente con spiccati aromi di nocciola. È un omaggio al Piemonte Gianduia Fondente il nuovo nato di Bottega. La cantina e distilleria veneta ha ampliato la sua già ricca linea di creme e liquori con il nuovo prodotto che traduce in chiave liquoristica il cioccolato gianduia, creato dai maestri pasticcieri torinesi nel 1806. Una creazione frutto di una particolare circostanza storica. L’idea di sostituire parte del cacao con la nocciola venne in mente ai pasticceri torinesi per fare fronte alla carenza di cacao causata dal blocco economico (Blocco Continentale) ordinato da Napoleone che vietava all’Impero francese e ai suoi stati satellite di commerciare con la nemica Inghilterra. La conseguenza fu che numerosi prodotti provenienti dalle colonie inglesi nelle Americhe, tra i quali anche il cacao, divennero scarsamente reperibili in Europa e a costi altissimi. Da qui l’intuizione di utilizzare nell’impasto del cioccolato un prodotto del territorio, economico e disponibile in abbondanza: la nocciola tonda gentile delle Langhe.

Come per altre eccellenze della pasticceria italiana (leggi Tiramisù Bottega, l’evoluzione alcolica dell’iconico dolce italiano), Bottega celebra questo capolavoro con il suo nuovo prodotto che ne ripropone tutta la carica aromatica. Gianduia Fondente (alc 17% in vol) è un liquore cremoso, dalla texure morbida e vellutata, preparato con ingredienti di alta qualità e accuratamente selezionati, tra i quali la pasta di nocciole di Sicilia, a diverse tostature in modo da esprimerne tutte le potenzialità, e il cacao di Santo Domingo, per esaltare le note fruttate e floreali tipiche del cioccolato fondente di qualità. L’equilibrato mix tra pasta di nocciole e cacao è stato studiato per esaltare le tipiche note del gianduia, consentendo di apprezzare in pieno la nocciola e il cioccolato fondente che identificano il prodotto. Inoltre, è privo di latte e suoi derivati, ed è quindi un liquore vegano.

Dal bouquet complesso di nocciola tostata e di cioccolato fondente, con sentori floreali e di frutti esotici, è ideale da servire freddo, a una temperatura ottimale di 3 °C, a fine pasto, ma è ottimo anche come accompagnamento con pasticceria secca e biscotti al burro e costituisce un ingrediente intrigante anche per la miscelazione. Si presta infine per arricchire con la sua carica aromatica i gelati a base crema. È disponibile nell’iconica bottiglia dalla forma ovale in formato da 500 ml.

 

La Scuola del Caffè a Sigep tra formazione e cupping

Scuola del Caffè
Tante le iniziative proposte da Ditta Artigianale, tra formazione, percorsi di assaggio e la visione del documentario The Coffee Hunter

Propone cinque giornate intense la Scuola del Caffè da poco aperta all’interno della terza caffetteria di Ditta Artigianale in via Carducci a Firenze. L’appuntamento è a Sigep al Pad D1 stand 045 per seguire il fitto programma di attività di formazione e degustazione per tutti. Un’occasione importante per presentare le attività della scuola e la filosofia dell’academy, come sottolinea il suo direttore, Simone Amenini, fiero di portare la Scuola del Caffè «su un palcoscentico internazionale qual è il Sigep, un traguardo importante che ci rende orgogliosi e contribuisce a dare maggiore risalto al nostro progetto accademico».

Tra le novità proposte dalla microroastery e prima linea di caffetterie per il consumo consapevole in Italia, ci sono le Learning Process Box, nate «per sottolineare i nuovi processi nel settore caffeicolo, per assaporare il caffè con maggiore consapevolezza, a partire dai fattori che ne influenzano il gusto” dice Francesco Masciullo, responsabile della roastery di Ditta Artigianale. Sono due i percorsi proposti. La prima experience box vuole mostrare al consumatore quanto il metodo di lavorazione del caffè influisce sul gusto finale, attraverso uno stesso caffè specialty proveniente dall’Honduras, Finca El Puente, con tre differenti processi, Naturale, Lavato ed Anaerobico. La seconda è Immaculada Variety Experience: della stessa azienda agricola colombiana (Finca Inmaculada) vengono proposte tre differenti varietà botaniche di altissimo livello: Geisha, Laurina e Sudan Rume. “Lo scopo è di individuare come da un medesimo terroir possano crescere tre piante estremamente diverse nelle sensazioni aromatiche e gustative in tazza”, conclude Masciullo.

Un’altra proposta è la proiezione di  The Coffee Hunter documentario che è un viaggio alla scoperta delle origini del caffè in Uganda con il coffee lover e fondatore di Ditta Artigianale Francesco Sanapo, andato in onda durante le recenti festività. Alla base del progetto, portato avanti insieme al regista Stefano Conca Bonizzoni e prodotto da SCBLab e Ditta Artigianale con il sostegno di Sanremo Coffee Machines e Vol Caffè e il supporto tecnico di Manfrotto, ci sono la volontà e il desiderio di apportare un cambiamento: diffondere la cultura del caffè di qualità e migliorare lo stile di vita dei produttori. Come? Grazie a una maggiore consapevolezza del valore del chicco più amato e del lavoro necessario a renderlo tale, sia da parte dei contadini che dei consumatori. 

Un percorso tutto dedicato al caffè, ma non solo: «The Coffee Hunter vuole anche raccontare la cultura dell’Uganda – dice il regista Stefano Conca Bonizzoni – ad esempio lo slum di Katanga, è in parte il risultato di politiche agricole sbagliate,che ha portato i contadini a migrare in città. Oppure: cosa c’entrano i gorilla col caffè? Nella zona dove siamo andati a osservarli si produce una delle migliori qualità di chicchi dell’Uganda, e l’ambiente in cui crescono è quello della riserva naturale preservata appunto per i gorilla. Se non ci fossero questi animali maestosi non esisterebbe la forma di protezione ambientale che permette un’agricoltura sostenibile e in simbiosi con l’ambiente».

Ditta Artigianale sarà anche protagonista dei campionati con Serena Falcitano, store manager da qualche anno per la torrefazione, che partecipa alla gara di Cup Tasting in programma nel pomeriggio di martedì 15 e la mattina di mercoledì 16 marzo, quando si disputeranno le finali.

Personale: come creare una squadra top in gelateria

carpigiani gelato university
Carpigiani e Infojobs lanciano una piattaforma che incrocia domanda e offerta di lavoro in gelateria. Abbiamo chiesto a Kaori Ito, direttrice di Carpigiani Gelato University, qualche consiglio sul tema caldo del momento: ricerca e selezione del personale

Negli ultimi anni il problema della forza lavoro - scarsa, incostante e poco formata - ha interessato anche il mondo della gelateria. A questo problema si sono impegnati a rispondere Carpigiani Gelato University e Infojobs. In occasione di Sigep 2022 viene presentato il progetto Job Center, portale in italiano e in inglese dedicato alla ricerca di lavoro nel mondo della gelateria.

Job Center: la soluzione a un'emergenza

Sempre meno soggetto alla stagionalità e impegnato in un lavoro spalmato sull'intero anno, durante la pandemia il settore ha faticato moltissimo a trovare addetti di laboratori e banconisti che sapessero rispecchiare i valori aziendali e svolgere con competenza il proprio lavoro. Molti maestri gelatieri hanno dovuto aumentare il proprio carico di lavoro e passare dal bancone alla vendita per poter gestire i flussi. Job Center si propone come una soluzione al problema. Si tratta di un classico portale di ricerca, ma per la prima volta applicato a uno specifico settore: quello della gelateria. Negli ultimi tempi si è manifestata una vera e propria emorragia di manodopera specializzata. L'idea di Job Center è partita dalle richieste di ex studenti, che avevano aperto le proprie gelaterie e chiedevano alla Carpigiani Gelato University dei contatti per la ricerca del personale. Ma Job Center sarà gratuito e aperto a tutti, da coloro che vogliono lavorare in gelateria ai professionisti in cerca di personale. L'obiettivo è coinvolgere non solo chi sa come bilanciare le ricette e realizzare una bella vetrina, ma anche a chi ha esperienza come addetto alla vendita e all’accoglienza del cliente.

Kaori Ito, direttrice della Carpigiani Gelato University: «Il ruolo chiave del banconista»

Abbiamo chiesto a Kaori Ito, direttrice della Carpigiani Gelato University, quali sono le criticità a cui Job Center cercherà di dare una risposta.

Come va fatta oggi una corretta ricerca e selezione di personale?

La prima cosa da valutare, fondamentale, è l'aspetto motivazione, cioè la passione della persona. L'aspetto tecnico può essere compensato attraverso una formazione adeguata, ma ci deve essere una passione importante alla base, che permette di avere continuità nel rapporto lavorativo.

Kaori Ito, direttrice di Carpigiani Gelato University

Che caratteristiche deve avere chi sta al bancone e accoglie il pubblico?

I banconisti devono essere i portavoce della filosofia del gelatiere, aiutando il cliente a capire le caratteristiche dei gusti tra cui sta scegliendo. Il banconista deve conoscere le particolarità di ogni ricetta, ingredienti, lavorazioni, tutto ciò che rende quel gusto speciale. In più, il banconista deve saper eseguire il controllo di porzione perché l'oscillazione delle quantità ha ripercussioni importanti sulla redditività. Per questo abbiamo attivato anche corsi dedicati al training per banconisti, per insegnare ai proprietari dei punti vendita – che poi trasmettono al proprio personale – come creare una squadra affiatata ed efficiente. Infine, non dimentichiamo che chi sta dietro il banco e accoglie il pubblico deve saper sorridere.

Come selezionare un valido aiuto in laboratorio?

Chi affianca il gelatiere in laboratorio deve essere dotato di costanza per seguire le indicazioni dello maestro. Ma, dall'altra parte, ci deve essere la capacità del gelatiere di standardizzare le operazioni e renderle replicabili per chi lo assiste. Con la moltiplicazione di mini catene con laboratorio centralizzato, la standardizzazione di processo sta diventando un argomento sempre più centrale: è un modo chiaro per delegare.

Come non far scappare via queste figure stagionali?

Le gelaterie sono sempre più attive anche d'inverno. Anche se a gennaio chiudono, non limitano più le assunzioni alla stagionalità, fatte salvo alcune scelte per il picco della stagione. Per questo, con i collaboratori si parla sempre più di assunzioni regolari, mentre per altre posizioni si scelgono forme di contratto più flessibili.

DM Italia full immersion di esperienze attorno al caffè

PuqPress
PuqPress
Uno stand ricco e articolato con tanti nuovi prodotti e piccole e grandi apparecchiature all'opera. In calendario numerosi appuntamenti

Si presenta decisamente articolato lo stand di DM Italia al Pad D1-051 di Sigep 2022 e caratterizzato da una veste rinnovata per colori e immagini, che sottolinea la scelta di Alberto Cocci di indirizzare la propria azienda in una via di cambiamento, per affrontare le sfide post covid. Al suo interno racchiude le diverse anime di una caffetteria, offrendo un’esperienza a 360 gradi grazie alla partnership con Giesen, Urnex e Hemro Group.

Un’area è dedicata alla tostatura con Giesen, l’azienda olandese che vede le sue tostatrici caratterizzate da alti standard tecnologici, presenti in numerose microroastery; in esposizione il “gigante buono” da 60 kg, adatto a produzioni con volumi più importanti.

Come sempre ha un ruolo di primo piano la macinatura, con le macchine di Hemro Group, Mahlkönig, Anfim e Ditting: tre postazioni di lavoro ospitano altrettanti macinacaffè di ultima generazione: SPII+ di Anfim, E80Supreme ed E65 GbW di Mahlkönig. Tutti i banchi di lavoro sono corredati da attrezzature d’avanguardia come PUQpress e Pro-Fondi.

È possibile fissare una dimostrazione sulla macinatura con la brand ambassador di Anfim, Jessica Sartiani, scrivendo all’indirizzo mail: marketing@dmitalia.info.

Ogni giorno, alle 11 appuntamento con sessioni di pulizia eseguite con i prodotti Urnex e una dimostrazione guidata dedicata all’assaggio e all’importanza della pulizia per un buon risultato in tazza.

Lo spazio dedicato al brewing ha protagonista Tone Swiss con l’innovativo sistema boilerless insieme a una ricca gamma di strumenti per estrazioni a filtro.

Gli appuntamenti

Da domenica a mercoledì ore 11 - Urnex Challenge con i prodotti Urnex e Biocaf- Jessica Sartiani

Sabato ore 11,30-12,30 - dimostrazione latte art con le campionesse Manuela Fensore e Carmen Clemente

Domenica e lunedì ore 16,30 -17,30 - latte art con le campionesse Manuela Fensore e Carmen Clemente

Lunedì 14 ore 14,30 presentazione con Serena Nobili di Women in coffee Italy, la filiale in Italia di IWCA, la rete globale di donne produttrici di caffè per torrefazioni e importatori

Infine, DM Italia è main sponsor dei Campionati Italiani e della Coffee Arena con i macinacaffè Mahlkoenig EK43 e le macchine per filtro automatiche Bunn (gara Cup Tasters).

Da oltre 10 anni DM Italia lavora con costanza per coprire l’intera filiera del caffè, dall’analisi del verde, passando per le tostatrici, i macinacaffè, gli accessori per la pulizia fino all’estrazione, manuale e automatica

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