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Vantguard Cup Italy: sfida finale l’11 dicembre tra Freestyle e Jeffer

Il Freestyle di Scandiano e il Jeffer di Pisa si sfideranno a colpi di drink al Sanctuary di Milano. Dopo la finale, appuntamento ai Barawards per la festa

La prima edizione della Vantguard Cup Italy ha attraversato l’Italia con sfide a colpi di barspoon, partite accattivanti tra bar di spicco del panorama della mixology nazionale. Ottavi e quarti ormai sono archiviati, semifinali appena concluse e finale all’orizzonte, l'11 dicembre a Milano.

I 16 locali che hanno accettato la sfida

Giusto celebrare, prima di tutto, i 16 locali che hanno voluto mettersi in gioco e hanno avuto accesso alla Cup: Argot Prati (Roma), Bob (Milano), Cinquanta Spirito Italiano (Pagani), Floreal (Firenze), Freccia Bar (Modena), Freni & Frizioni (Roma), Freestyle Cocktail Bar (Scandiano), Jeffer (Pisa), La Fesseria (Napoli), Laurus (Lecce), Moebius (Milano), Nik’s & Co. (Milano), Noh Samba (Bari), SeBon (Andria), The Court (Roma) e The Doping Bar (Milano).

Semifinali: ecco le drink list vincenti. In finale vanno Freestyle e Jeffer

In ogni fase il vincitore è decretato dalle scelte dei clienti dei locali.

Ogni locale propone 3 cocktail con 3 diverse referenze del gruppo. Vince il locale più apprezzato che ha venduto più cocktail, il tutto supervisionato da un arbitro Vantguard.

Dopo le prime fasi della competizione, con ottavi e quarti di finale, si è arrivati alle due semifinali. Il 1° dicembre ha visto sfidarsi il Freestyle di Scandiano contro il Cinquanta Spirito Italiano di Pagani al banco di The Doping Club di Milano. Il risultato? 136 a 117.

Nella semifinale precedente si erano sfidati il Jeffer di Pisa contro il Moebius di Milano al Freni e Frizioni Draft di Roma, con vittoria del Jeffer per 86 a 59.

La drink list del Freestyle ha proposto tre drink a base di Capucana Cachaca, Tequila Curado Cupreata e Bonanto. Il Jeffer, dal canto suo, aveva schierato cocktail a base di Gin Raw, Bonanto e Tequila Curado Espadín. Ora, chissà quali assi nella manica si giocheranno nella finale, a partire dai cocktail, fino alle strategie creative che ammaliano, incuriosiscono e intrattengono gli ospiti.

La finale al Sanctuary di Milano l'11 dicembre, poi celebrazioni ai Barawards

La data della finale è ormai scolpita sulla pietra, un evento imperdibile: 11 dicembre 2022 al Sanctuary di Milano, una location suggestiva dall’atmosfera calda e coinvolgente. Il premio per il vincitore della Cup è una Vantguard Experience in Messico con tour di una distilleria.

Il giorno dopo la finale, i ragazzi del locale vincitore tra Freestyle e Jeffer saranno presenti alla serata di gala dei Barawards, il premio annuale organizzato dalle testate Bargiornale, Dolcegiornale, Ristoranti e Hotel Domani, presso lo stand Vantguard con la drink list vincente.

Ma ora è il momento di concentrarsi sulla finale dell'11 dicembre: che vinca il migliore!

Barawards, i protagonisti: Lorenzo Pesci

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Intervista al vincitore del Premio Diplomático Cuoco dell’anno a Barawards 2021: «La chiave per rimanere ad alti livelli sta nella dedizione, quasi nella testardaggine: provare, sperimentare, sbagliare fino ad arrivare alla perfezione»

Giovane, talentuoso, determinato: Lorenzo Pesci, marchigiano d'origine, può essere considerato come una delle presenze fisse e più solide, quando si contano i nomi di nuove generazioni di cuochi italiani. Già formatosi nelle cucine di Carlo Cracco, è oggi alla guida del prestigioso bistrot Voce, parte del gruppo bistellato di Aimo e Nadia, a Milano, e a gli scorsi Barawards è stato premiato come Cuoco dell'anno. «È un lavoro usurante, e senza la voglia di mettersi ai fornelli ogni giorno non si va da nessuna parte. La competizione è durissima, e la chiave per rimanere ad alti livelli sta nella dedizione, quasi nella testardaggine: provare, sperimentare, sbagliare fino ad arrivare alla perfezione».

Alla soglia dei trent'anni, Pesci sta vivendo il pieno della metamorfosi della figura di cuoco, investita negli ultimi tempi da una visibilità senza precedenti; cosa che va presa per quello che è, con gli aspetti migliori e peggiori: «La mediaticità dei vari programmi televisivi e la nuova comunicazione social hanno permesso al settore di avere visibilità e mostrare gli aspetti anche meno noti della professione, soprattutto i sacrifici che servono per arrivare a cucine di livello eccellente. Dall'altro lato, proprio chi ben conosce gli sforzi necessari per farcela, detesta vedere che ormai chiunque indossi una giacca o un grembiule si sente in diritto di essere chiamato chef, senza onorare tutto quello che non si vede, solo per la notorietà che ne può derivare».

Al netto comunque di una scrematura che va fatta, il momento della cucina italiana parla di freschezza, semplicità e sapore: «Stiamo assistendo a una sorta di ritorno alle origini, puntando all'essenziale e al gusto. Molti cuochi, anche i più esperti, si stanno focalizzando su pochi elementi, concentrando i gusti al massimo e limitando i fronzoli. È una filosofia vincente, a mio avviso, che condivido molto; perché è dalle basi che bisogna partire anche nell'insegnare alle nuove leve, le preparazioni più complesse come cialde, arie o simili in realtà ci appartengono poco, sia come categoria che come italiani».

Il trionfo ai Barawards 2021 non è il primo nella carriera di Pesci, che in ogni caso registra e mette in cascina: «È una grande soddisfazione, certamente. Significa che la strada è quella giusta e gli sforzi compiuti sono ripagati, sempre guardando avanti».

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Artisti del Panettone 2022, vince Sal De Riso

premiazione artisti del panettone 2022
Il Maestro Ampi premiato per il miglior panettone tradizionale, basso e senza glassa. Con lui sul podio Andrea Tortora e Lucca Cantarin

Il pasticcere e presidente Ampi Sal De Riso torna sul primo posto del podio della competizione che premia il miglior panettone tradizionale milanese, Artisti del Panettone. Con lui sul podio, al secondo posto, Andrea Tortora e, al terzo, Lucca Cantarin. In gara c'erano quindici tra i migliori pasticceri lievitisti italiani. Per la sezione dedicata ai pasticceri under 35, novità dell’edizione 2022, a trionfare è Alessandro Ercoles della Pasticceria Canasta di Cattolica.

Un concorso focalizzato sul panettone tradizionale

La competizione premia il miglior panettone tradizionale classico basso senza glassa, ed è stata organizzata in partnership con la Gazzetta dello Sport. Il giudizio è stato affidato a un team di esperti, guidato dal presidente di giuria Luigi Biasetto della Pasticceria Biasetto di Padova, campione uscente, e un gruppo di giornalisti del settore food. La premiazione si è tenuta a Palazzo Castiglioni, nell’ambito della manifestazione Happy Natale Happy Panettone, iniziativa volta alla valorizzazione del tipico dolce delle feste, organizzata da Confcommercio Milano con le associazioni aderenti coinvolte, Food Media Factory, MNcomm e APCI – Associazione Professionale Cuochi Italiani, con il patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Milano e Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi e il supporto di Fiera Milano.

«Il lievito madre ha un'anima, abbiamo valutato veri artisti»

«Abbiamo valutato quindici grandi professionisti ma anche grandi uomini », dichiara il Presidente di Giuria e campione uscente Luigi Biasetto in una nota, «perché un Artista è una persona che vive in simbiosi con il suo lievito madre. Lo seguono quotidianamente perché il lievito madre è qualcosa di vivo, ha un’anima». Quanto alla premiazione del giovane Alessandro Ercoles, Biasetto ha spiegato: «Abbiamo voluto premiare il lavoro di grande ricerca della qualità degli ingredienti utilizzati nell’impasto e per la perfezione dell’esecuzione in pieno rispetto delle origini e della tradizione del panettone milanese». Per la categoria under 35 al secondo posto si è classificato Antonio Giannotti (Pasticceria Perrotta Gigliola di Montella, AV), al terzo Marco Battaglia (Pasticceria Marlà, Milano). Infine, allo chef e pasticcere Giovanni Ricciardella, anni 31, del ristorante Cascina Vittoria di Rognano (PV) è stato consegnato il premio GazzaGolosa da Gazzetta dello Sport per il percorso di assoluta eccellenza compiuto nel settore dei lievitati, dal pane alle focacce, dalla colomba al panettone.

Iei Connect guarda al futuro e premia Nico Bregolin

Nico Bregolin vincitore Espesso Italiano Champion 2022
Il barista del bar Baribal di Rovigo vince l’Espresso Italiano Champion. Il confronto tra gli iscritti apre ai giovani e a nuove certificazioni.

L’Iei Connect 2022 che si è da poco svolto a Milano è stato un confronto a tutto tondo con una particolare apertura al futuro e a nuove certificazioni, nonché con la finale dell’Espresso Italiano Champion, vinta da Nico Bregolin, del bar Baribal a Rovigo.

La due giorni organizzata presso Saporé in Piazza Duomo a Milano è stata molto partecipata e densa di novità. A cominciare dalle nuove certificazioni a cui hanno aderito alcune aziende dell’Istituto, che nel mese di dicembre affronteranno un percorso di validazione dei propri prodotti: Iei Premium nasce come naturale espansione della certificazione dell’Espresso Italiano con l’obiettivo di valorizzare le miscele, i prodotti e le apparecchiature che hanno performance superiori e validate da analisi sensoriale, prove chimiche e tecniche.

L’Istituto ha deciso di guardare al domai del settore e lo ha fatto con il primo talk pubblico che ha coinvolto alcuni rappresentanti dello Iei Next, che riunisce i professionisti under 30 delle aziende associate, cui spetta il compito di coltivare una visione dinamica del futuro.

Osserviamo la competizione tra baristi, nata per valorizzare  una professione fondamentale per l’ospitalità italiana e tornata dopo tre anni di pausa forzata. «L’espresso e il cappuccino italiano rimangono il simbolo dell’italianità, nonostante un mondo globalizzato - ha affermato Luigi Morello, presidente Istituto Espresso Italiano -; la nostra missione è valorizzare sia la qualità in tazza sia quanti lavorano ogni giorno al banco bar per ottenerla».

L’Espresso Italiano Champion ha visto sfidarsi 10 professionisti dall’Italia e non solo in una competizione che ha visto ogni concorrente tarare la sua attrezzatura (una macchina espresso Evo2 e un macinacaffè DC One di Dalla Corte) ed preparare al meglio quattro espressi e quattro cappuccini, giudicato da due giudici tecnici e due sensoriali, che hanno assaggiato “alla cieca”, senza sapere chi avesse realizzato le preparazioni.

Il vincitore, Nico Brigolin, ha 43 anni e da 19 gestisce il bar Baribal a Rovigo; ha una vera passione per il caffè che vuole conoscere sempre più a fondo. Le sue preparazioni hanno rispecchiato i parametri di qualità di Iei: per l’espresso una tazzina con circa 25 millilitri di caffè ornato da una crema consistente e di finissima tessitura, di color nocciola, una bevanda sciropposa con aromi intensi e ricchi di note di fiori, frutta, cioccolato e pan tostato. Per il cappuccino una crema finissima e lucida, con e con un perfetto bilanciamento di aromi del latte e del caffè.

Al via Less is More, la competition a zero alcol firmata MeMento

MeMento Blue - distillato analcolico Less is More competition
Il marchio italiano pioniere dei distillati alcol free lancia la sua sfida ai bartender di tutto il mondo: creare un cocktail di alto profilo sensoriale, ma totalmente analcolico. Per partecipare c'è tempo fino al 20 dicembre. Il vincitore sarà nel team MeMento al Berlin Bar Convent 2023

Anche in Italia i cocktail alcol free stanno cominciando a prendere piede. A valorizzare questo segmento della mixology punta Les is More, tra le prime cocktail competition internazionali alcol free. A firmarla è MeMento, il marchio italiano di distillati zero alcol creato da Eugenio Muraro, vero pioniere di questo settore (leggi MeMento Blu, il nuovo distillato analcolico dallo spirito mediterraneo).

Una gara che vuole stuzzicare la creatività e l’abilità dei bartender mettendone alla prova la capacità di ideare un’originale ricetta di drink analcolico che per ricchezza e complessità aromatica e di sapori nulla abbia da invidiare ai tradizionali cocktail alcolici.

Una sfida rivolta ai bartender di tutto il mondo è che ha come protagonista le tre referenze MeMento, distribuite in esclusiva da OnestiGroup, da utilizzare come base della ricetta: Original, il primo nato (2017), dal profilo delicato, aromatico e floreale, Green, dal carattere intenso, erbaceo e rinfrescante, e Blu, dal profilo sapido, balsamico e speziato.

Come partecipare a Less is More

Per prendere parte al concorso c’è tempo fino al 20 dicembre, iscrivendosi sul sito di Less is More (dove è disponibile anche il regolamento compleso) compilando l’apposito form e inserendo la ricetta completa di ingredienti e loro quantità, tecnica di preparazione, bicchiere di servizio, corredata da una foto del drink e da un claim o slogan sul tema della competizione, che è lo stesso del nome del contest: less is more.

La ricetta deve essere originale e può essere composta da massimo 5 ingredienti, tra i quali obbligatoriamente una delle referenze MeMento in una quantità minima di 5 cl. Si può utilizzare anche un ingrediente homemade, purché etichettato e i cui ingredienti e metodo di preparazione vanno indicati nella ricetta generale dei cocktail. Così come è ammessa la decorazione e la proposta di un pairing con il drink.

Le fasi del concorso

Le ricette saranno valutate da una giuria che selezionerà le migliori otto, che saranno pubblicate sul sito della competition e sottoposte alla votazione del pubblico. La fase di votazione online aperta a tutti si svolgerà dal 27 dicembre fino al prossimo 13 gennaio.

Gli autori delle quattro ricette più votate si sfideranno nella finale dal vivo del concorso, in programma il 30 gennaio a Milano in una location ancora non resa nota. Le prove dei finalisti si svolgeranno sotto o sguardo di una giuria di esperti che decreterà il vincitore che si aggiudicherà un volo per Berlino come membro del team MeMento al Berlin Bar Convent 2023, dove presenterà la sua creazione.

Grappa Libarna, il mito della vite nobilita la tradizione distillatoria del Piemonte

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Gruppo Montenegro punta sul legame tra il brand premium di grappa da vinacce piemontesi e territorio, con un focus sul pairing dolce

Quante volte abbiamo sottolineato l'importanza di una storia da raccontare dietro a un cocktail o a un prodotto alcolico? Ecco, questa volta c'è addirittura un mito. La ninfa Ambrosia, nutrice di Dioniso, viene inseguita e afferrata dal re trace Licurgo, respinto e intenzionato a ucciderla. Lei invoca la Terra che la accoglie e la salva trasformandola in una vite, le cui trecce avvolgono il collo del re malvagio, soffocandolo. La nascita del mito della vite, dentro a un messaggio che si rivela potente e molto attuale se letto con gli occhi di oggi. Rimarca la differenza tra possesso e amore e, insieme, segna un passaggio chiave nella storia di un marchio, Grappa Libarna, e del suo legame con il territorio.

Un territorio ricco di tradizione e di storia

Cosa c'è in comune tra un mito rappresentato su un mosaico del II secolo d.C. e un pilastro della tradizione distillatoria italiana e piemontese? Il mosaico in questione è un manufatto che impreziosisce il pavimento del triclinio di una delle domus di Libarna: i resti dell'antica città romana (fondata nel I secolo a.C., che dà il nome alla grappa, marchio di proprietà del Gruppo Montenegro dal 1999) affiorano tra Arquata Scrivia a Serravalle Scrivia, in provincia di Alessandria. Proprio dalle caratteristiche di questo insediamento prende ispirazione la Distilleria Gambarotta quando, nel 1906, viene presentata Grappa Libarna in una bottiglia che ricorda la forma di capitelli delle colonne romane. Oggi il distillato, iscritto nel Registro Speciale dei Marchi Storici di interesse nazionale, è in cima ai pensieri di Gruppo Montenegro, che punta proprio sull'heritage della grappa per valorizzare una tradizione tutta italiana.

Quattro dessert semplici e popolari per raccontare la grappa

Per rimarcare la forza della grappa come fine pasto, da apprezzzare e degustare assieme a un dolce, le quattro referenze di Grappa Libarna sono state presentate in abbinamento con altrettanti dessert legati alla tradizione piemontese, dei "grandi classici" raccontati dagli esperti critici gastronomici e saggisti Clara e Gigi Padovani e interpretati da Sara Tosto, pastry chef del ristorante di Villa La Bollina (Serravalle Scrivia). Grappa Bianca Cristallo, morbida, nata da un blend di purissime acquaviti di vinaccia, giovane e aromatica, sprigiona profumi di fiori freschi ed è stata presentata con un elegantissimo giandujotto. Grappa di Moscato Barricata, dal gusto dolce e aromatico, invecchiato per 12 mesi in barrique di rovere francese, con una coppia di bigné, allo zabaione e alla crema chantilly. Grappa di Barbera e Dolcetto Riserva, strutturata e complessa, ottenuta da uve Barbera e Dolcetto invecchiate in barrique di rovere francese per almeno 18 mesi, con dei baci di damaGrappa di Barolo Riserva, prodotta da sole vinacce di uve Nebbiolo provenienti dalle Langhe del Barolo, frutto di un lungo invecchiamento di almeno 18 mesi, 12 dei quali in tonneaux e gli altri 6 in barrique di rovere francese, con un bunet, dolce tradizionale tipico del Piemonte a base di uova, zucchero, latte, cacao, amaretti secchi e liquore.

«Rafforzare la distribuzione, sapendo di poter contare su un prodotto artigianale di alta qualità»

Matteo Bonoli, R&D Manager di Gruppo Montenegro, ha accompagnato la degustazione e sottolineato il grande valore del distillato "di bandiera" italiano (la sua denominazione è riservata esclusivamente al nostro Paese). La grappa, oggi, è la quarta categoria sul mercato spirit domestico e ha fatto segnare un +8,7% in valore e +4% in volume (fonte: IRI, 30/10/2022). «Grappa Libarna - dichiara in una nota stampa Gianluca Monaco, Marketing & New Business Director di Gruppo Montenegro - esprime al meglio la forte vocazione distillatoria del Piemonte, esaltandone l’alta qualità e il metodo artigianale. Partendo da questi capisaldi, abbiamo valorizzato la tradizione puntando su quattro grappe premium dalla personalità ben definita e adatte a diversi tipi di palato, che si contraddistinguono per un’immagine unica, in grado di esprimere l’inconfondibile “stile italiano”. Per i prossimi anni l’obiettivo sarà rafforzare la nostra presenza sul mercato, lavorando sull’allargamento della distribuzione, soprattutto nel canale Moderno».

Barbara Bettera vince la Coppa d’Oro 2022

coppa oro 2022
La premiazione chiude la Mig di Longarone. Lanciato anche il gusto per la Giornata Europea del Gelato Artigianale: sarà l'Apfelstrudel proposto dall'Austria

È di Barbara Bettera, della gelateria Il gelato di Barbara di Rivolta d’Adda (Cremona) la Coppa d’Oro 2022, storico concorso della Mostra del Gelato artigianale giunta alla 52esima edizione. Nel gusto malaga - scelto quest’anno come banco di prova per i migliori gelatieri - Bettera ha vinto la sua seconda Coppa d’Oro dopo il successo del 2019, superando Sergio Del Favero (Pausa gelato di Arcade, Treviso) e Thomas Infanti (Antiche tentazioni di Padova). Premio “Creatività” per la vaschetta di gelato malaga più bella, invece a Francesco Balestra (La Delizia di Ottaviano, Napoli). 03 MIG di Longarone

Premi speciali per nomi storici e innovatori

La premiazione ha chiuso la Mig e quest'anno è stata preceduta dal Premio Mastri Gelatieri, riconoscimento andato alla storia della famiglia Giolitti, giunta alla quinta generazione di gelatieri e attiva a Roma, nella storica sede di via degli Uffici del Vicario, a due passi da Montecitorio e Palazzo Chigi (oltre che in tante altre gelaterie aperte in Europa, America e Asia, per esportare il gelato Made in Italy nel mondo). Proclamati anche i vincitori del concorso Artglace (che ha spostato la sede definitiva a Longarone FiereDolomiti). La sfida tra Austria e Germania è andata ai gelatieri austriaci, che hanno conquistato la giuria con i gusti Mozart, Stracciatella d’arancia e Sacher. In chiusura di fiera, anche la premiazione della 2a edizione del concorso “Una Pralina in Gelateria” organizzata da Confartigianato Imprese Alimentazione. A Robbie Pezzuol di Rimini il premio per il miglior cioccolatino.

Apfelstrudel Gusto dell'Anno 2023
Apfelstrudel sarà il Gusto dell'Anno 2023

Giornata Europea del Gelato Artigianale: sarà l'Apfelstrudel

In ottica 2023, la fiera ha anche lanciato l'undicesima edizione della Giornata Europea del Gelato Artigianale, celebrata il 24 marzo di ogni anno per sostenere e valorizzare il gelato artigianale, trait d'union d'Europa e patrimonio di tutti i gelatieri e dell’intera filiera. Gusto dell'Anno 2023 sarà "Apfelstrudel", scelto dall'Austria, un gelato a base bianca con polpa di mela, aromatizzata con rum e olio di limone, che sarà proposto in tutte le gelaterie del vecchio continente e non solo.

«Fondamentale parlare di ricerca e innovazione»

«La Mig 2022 è stata un’esperienza straordinaria», ha commentato il presidente di Longarone Fiere Dolomiti, Michele Dal Farra. «Una mostra internazionale che ha avuto la lungimiranza per parlare non solo di gelato ma di ricerca e innovazione, su un prodotto artigianale che qui trova la sua casa naturale. È stata la prima Mig post-Covid, e ancora una volta ha dimostrato l’importanza della presenza degli espositori e la qualità delle relazioni messa in atto».

Corso di caffetteria al carcere di Cremona con Renata Zanon

Corso di caffetteria al carcere di Cremona
courtesy Stefania Furlan
La macchina espresso Mininova di Wega ha permesso di realizzare gli espressi e i cappuccini della tre giorni sul caffè rivolta ai detenuti.

Erano previsti 12 corsisti ed invece se ne sono presentati 19 alla tre giorni di formazione sulla caffetteria tenuti dalla coffee expert Renata Zanon all’interno della Casa Circondariale di Cremona. Il lavoro ha un ruolo importante per i detenuti: li aiuta a crescere, ad acquisire nuove capacità, ad aumentare la propria autostima e ad aprirsi a nuove sfide e prospettive professionali, abbassando la possibilità di recidiva.

Entusiasta e coinvolgente, Renata non è nuova a queste esperienze che la stupiscono sempre per la grande attenzione, l’interesse e la voglia di apprendere da parte dei corsisti che, anche in questo caso, se in un primo tempo si sono mostrati un po’ timidi, soprattutto nella parte pratica, successivamente si sono dimostrati appassionati e hanno messo grande impegno in tutte le fasi.

Conoscere il prodotto, saperlo trasformare al meglio utilizzando correttamente le attrezzature: i detenuti hanno realizzato numerosi espressi e cappuccini con la macchina espresso Mininova di Wega (l’azienda tre anni fa ha partecipato anche al progetto Ri-genera presso il carcere di Bollate), pratica grazie alla cassetta dell’acqua che non richiede l’allacciamento alla rete idrica, che ha offerto buone prestazioni durante tutto il corso.

L’iniziativa è stata voluta dalla direttrice del carcere, Rossella Padula, che crede in un modello di carcere “aperto” e in dialogo con il territorio.

«Avevo già fatto esperienze simili - racconta Renata Zanon - e ho accettato di buon grado. Il primo giorno mi sono soffermata sulla teoria del caffè, nel secondo e nel terzo siamo passati alla pratica, realizzando espressi e cappuccini. Ho anche spiegato come preparare bene la moka e molti sono stati contenti di potere mettere subito in pratica quanto appreso: un buon modo per condividere anche con i compagni di cella e instaurare un rapporto formativo e di riflessione. Il secondo giorno ho chiesto loro di scrivere cosa pensassero di questa iniziativa: sono uscita e ho raccolto i fogli con le loro testimonianze. Mi hanno colpita per la bellezza, la gratitudine e la contentezza che esprimevano».

Di seguito il rapido scritto di un detenuto: «Il corso è stato davvero bello. Ho scoperto cose nuove sul caffè che prima non sapevo. È proprio vero che non si finisce mai di imparare! Renata ci ha dato molti spunti e ha risvegliato la nostra curiosità. Sono molto contento di questa esperienza, magari in futuro avrò l’occasione di approfondire meglio questo settore, perché no?».

Renata conclude con una riflessione e un appello: «Queste sono esperienze che arricchiscono tutti. In questi contesti c’è molto bisogno di professionisti che si prestino a formare i detenuti che cercano riscatto nella società. Comprendo che la fiducia sia una questione molto delicata, ma sono convinta che tutti meritino una seconda possibilità e queste sono occasioni uniche per dimostrare l’affidabilità e la consapevolezza che queste persone hanno maturato dopo un percorso di reclusione». 

Appuntamento a Bologna con Slow Wine Fair, la fiera del vino buono, pulito e giusto

Slow Wine Fair
Dal 26 al 28 febbraio, a BolognaFiere, torna Slow Wine Fair, la fiera del vino buono, pulito e giusto. Con un ricco programma di eventi, masterclass, convegni e, novità di quest'anno, un'area dedicata agli Spirits e alla Fiera dell’Amaro d’Italia

Slow Wine Fair, la fiera del vino buono, pulito e giusto, torna per la seconda edizione a BolognaFiere da domenica 26 a martedì 28 febbraio 2023.

Organizzata da BolognaFiere e SANA, Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, a partire da un'idea di Slow Food, Slow Wine Fair ha per protagonista il vino frutto di un’agricoltura sostenibile, rispettosa della biodiversità, del paesaggio agricolo, delle comunità contadine e dei consumatori.

Nel segno dell'alta qualità

Il pubblico di Slow Wine Fair – vignaioli e vigneron, importatori, distributori, osti, ristoratori, sommelier, enotecari, baristi, bartender e wine lover – troverà a BolognaFiere una qualità dei vini altissima, garantita da una commissione ad hoc, che deciderà quali cantine ammettere. Le iscrizioni fanno presagire numeri superiori agli oltre 3.000 vini in assaggio del 2022, quando Slow Wine Fair riuscì ad attrarre ben 542 cantine, la metà delle quali certificate biologiche o biodinamiche, provenienti da 20 Paesi del mondo e da tutte le regioni italiane.

Tra le conferme in programma, oltre alle degustazioni del banco di assaggio tornano le masterclass, i convegni, i forum e gli eventi off.

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Spazio anche agli Spirits

Da segnalare, l’importante new entry dell’universo delle bevande spiritose, dei distillati, degli amari e dei liquori. Slow Wine Fair proporrà, dunque, un’esperienza unica e completa, che va dall’aperitivo al dopo pasto.

A coronare questo percorso, la terza edizione della Fiera dell'Amaro d'Italia, l'evento nazionale organizzato da Amaroteca, con la partecipazione dell'Associazione Nazionale dell'Amaro d'Italia. A Slow Wine Fair, la Fiera dell'Amaro d'Italia avrà un’area dedicata, in cui produttori d’eccellenza esporranno i propri amari e ne racconteranno la produzione attraverso masterclass esclusive.

Tra le aziende presenti, la siciliana Paesano, che presenterà l’Amaro al Carciofo Paesano, realizzato con un ingrediente unico: il Carciofo Nostrale di Niscemi, Presidio Slow Food. Dall’Abruzzo, più precisamente dal Parco nazionale del Gran Sasso, arriverà, invece, Scuppoz, l’unico marchio in Italia a vantare una produzione di Genziana Lutea, un progetto avviato in accordo con le comunità montane dell’area protetta.

La Fiera dell'Amaro d'Italia sarà, quindi, un’occasione imperdibile per tutti gli operatori del settore horeca e gli appassionati, che potranno scoprire una selezione qualificata di professionisti e partner della filiera dell’Amaro d’Italia e nuovi sapori di qualità.

Rispetto alla prima edizione, Slow Wine Fair 2023 allarga, poi, la platea degli operatori coinvolti anche ai produttori di soluzioni tecnologiche innovative, impianti, attrezzature e servizi connessi alla filiera del vino, i veri partner della sostenibilità.

Locali: la dimensione domestica guida il cambiamento dei consumi

L'edizione 2022 di Shopping Map ha evidenziato come la dimensione domestica negli ultimi anni abbia assunto un ruolo centrale nel definire i nuovi trend sociali di consumo. Una realtà con la quale il mondo del fuoricasa deve fare i conti per progettare nuove esperienze in linea con le esigenze dei consumatori

Quali le principali direttrici che guidano il cambiamento delle abitudini di consumo? E quali le ripercussioni di tale trasformazione sul comparto del fuoricasa? Questi i grandi temi al centro dell’edizione 2022 di Shopping Map, il convegno organizzato da Marketing & Trade (M&T), laboratorio milanese di idee strategiche e di soluzioni operative per retailer, brand e start up, in collaborazione con il Master in Design strategico del Politecnico di Milano e con Bargiornale, con l’obiettivo di disegnare un quadro aggiornato della nuova shopping experience e offrire agli operatori del settore, dai gestori dei locali al mondo del food retail, dalle aziende produttrici ai progettisti, gli strumenti per “leggere” la realtà che ci circonda.

A riflettere su tali questioni un parterre di esperti moderati da Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale: Cabirio Cautela, ceo POLI.design, Daniela Ostidich, ceo di Marketing&Trade, e Francesco Zurlo, preside della Scuola di Design Politecnico di Milano. Ad arricchire il dibattito hanno contribuito poi le testimonianze di figure di primo piano del mondo dei locali e delle aziende, quali  Chiara Bergonzi, ambassador Alpro, Donato Turba, titolare dell'Antica Macelleria Turba, Nicolò Fanzago, head of product & design di Arper, Giulio Bertolo, ceo di Elite, Gabriele e Davide Adriano, fondatori di Adriano Design, Elisabetta Salvadori, marketing director ventures di KellyDeli, Marco Pedron, pastry chef del Ristorante Cracco di Milano.

La dimensione domestica motore del cambiamento

A Daniela Ostidich abbiamo chiesto di riassumere i principali elementi emersi dalla discussione. «L'aspetto, confermato da tutti gli indicatori, è il ruolo centrale assunto dalla dimensione domestica nel dettare le nuove tendenze di consumo e dell’esperienzialità. Complice la pandemia, che ha cambiato le abitudini di vita e di lavoro, le persone hanno scoperto il valore della casa come spazio dove poter fare esperienze di consumo gratificanti, prima possibili solo in un locale, in più con tutto il plus che l’ambiente domestico garantisce, in termini di comfort, benessere, assenza di stress, aspetti che hanno assunto un valore prioritario per le persone».

A tale cambiamento ha dato un forte contributo la disponibilità di nuovi prodotti e servizi, che hanno decisamente elevato la qualità di ciò che è possibile concedersi tra le mura domestiche. Basti pensare alla diffusione di servizi come il delivery e l’asporto o alla facilità con la quale è possibile acquistare materie prime pregiate da preparare a casa con attrezzature semiprofessionali o professionali ora in vendita anche per il consumatore domestico. «A sottolinearlo anche una recente indagine di mercato che ha evidenziato come circa un italiano su cinque abbia nella propria cucina qualcosa che può essere definito come coffee station, che può essere una classica macchina per caffè in cialde o in capsule o anche una macchina professionale monobraccio - racconta Ostidich -. Aspetti che in definitiva aumentano il livello qualitativo dell’esperienza food & beverage che si può avere a casa, che non è più un’esperienza di “serie B”». Del resto, anche l’emergere di una proposta sempre più ricca e interessante di cocktail ready to drink va in questa direzione, portando dentro le case l’esperienza della miscelazione che fino a qualche tempo fa era possibile vivere solo nei cocktail bar.

Le contaminazioni tra i due mondi

Un tale mutamento di prospettiva negli occhi del consumatore va a ripercuotersi anche sul mercato del fuoricasa. «Sarebbe però un errore considerare il domestico e il fuoricasa come mondi contrapposti – precisa Ostidich -. Certo il mercato sta penalizzando quei locali che non riescono a esprimere un particolare valore differenziante, ma tra i due mondi c’è un legame stretto fatto di scambi continui e di contaminazioni. Per esempio, proprio nel corso del congresso Marco Pedron, pastry chef del Ristorante Cracco di Milano, ha raccontato come nell’ultimo periodo circa il 20% delle vendite di brioche del Caffè Cracco siano da asporto. Di contro, nel menu per la colazione del Marchesi 1824, sempre in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, è stato inserito un superclassico della colazione casalinga: pane, burro e marmellata. Questo significa che i locali su questo scambio devono lavorare, e su più piani, per modulare esperienze vincenti».

Il benessere al centro dell'esperienza

L’aspetto dal quale partire è avere ben presente l'importanza che la domanda di benessere individuale ha assunto per i consumatori e che deve essere anche al centro delle preoccupazioni di chi progetta e gestisce il locale. «Benessere individuale fatto di spazi confortevoli, di tempi rilassati, di scelte personalizzate, quindi tutto ciò che è standardizzato, stressante, complicato non funziona più – spiega la ceo di Marketing&Trade -. I locali che non rispondono a queste domande sono fuori mercato. Domande che coinvolgono tutta una serie di aspetti, come la facilità di prenotare, la comodità dei tavoli, la tranquillità dell’ambiente, la cortesia nei riguardi dell’ospite».

Il discorso del benessere, dello stare bene, dal piano dell’ambiente si declina anche su quello dell’offerta di prodotti. «L’effetto Wow non è più vincente, perché i consumatori sono sempre più attenti alla sostanza della proposta, all’autenticità di gusti e sapori e alle cose fatte bene. Anche in questo caso ciò che si chiede è un’esperienza vera».

Da Mumac tre borse di studio per gli operatori del service

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Corsi dedicati a sostenibilità, superautomatiche e tostatura promossi da Gruppo Cimbali nell’Ambito del Coffee Technicians Guild Summit

Il technical service è sempre più un tassello fondamentale nella definizione degli standard di qualità di numerose aziende e dei loro prodotti, e svolge un ruolo cruciale nel post vendita. Consapevole di ciò, Gruppo Cimbali ha ospitato nel maggio 2019 il Coffee Technician Guild Summit. In occasione del ritorno di questo importante incontro in Italia, il 29 e 30 novembre presso Accademia del Caffè Espresso, Gruppo Cimbali lancia un’iniziativa dedicata al futuro e alla cultura del caffè, promuovendo tre borse di studio dedicate agli operatori del settore che lavorano nell’ambito del service e della manutenzione.

Gli interessati (le modalità saranno rese note a breve) possono iscriversi fino al 31 dicembre; i vincitori saranno annunciati durante il World of Coffee di Dubai (11-13 gennaio 2023) e riceveranno un contributo finanziario per coprire le spese e i costi di viaggio.

I tre tecnici potranno partecipare gratuitamente a un corso di tre giorni in cui verranno affrontati temi sulla sostenibilità, sulle macchine superautomatiche e sulla macinatura presso Mumac Academy, l’hub dedicato alla formazione di Binasco, alle porte di Milano.

Chi produce macchine da caffè e macinacaffè ha un ruolo ben preciso nella parte finale della lunga filiera del caffè: «Rappresentiamo l’ultimo ma fondamentale passaggio: il nostro compito è macinare i chicchi tostati e trasformarli in bevanda - afferma Edgardo Ferrero, group service director di Gruppo Cimbali -. Il nostro ruolo è quello di produrre le migliori macchine e garantire una bevanda di altissima qualità in grado di valorizzare le caratteristiche organolettiche e di tostatura del caffè. Sentiamo la responsabilità di proteggere e tutelare il lavoro che ha portato questi chicchi fino a noi e da noi al cliente. Diffondere la cultura della sostenibilità e del caffè fa parte di un percorso che coinvolge tutti gli attori di questa lunga filiera; i tecnici che si occupano dell'installazione e della manutenzione delle macchine sono estremamente importanti e hanno la responsabilità di contribuire alla tutela e alla valorizzazione del caffè e della sua filiera».

Il corso Sca Coffee Sustainability sarà tenuto da Angelo Sportelli, coffee specialist di Mumac Academy e primo trainer in Italia certificato da Sca per svolgere questa formazione.  Il programma di formazione si basa su un principio preciso: tutti gli operatori di settore devono adottare un approccio sostenibile per consentire al mercato del caffè specialty di sopravvivere ed espandersi.

Ed è importante che questa sensibilità sia fatta propria dai tecnici, che sempre più devono unire alle competenze elettrotecniche, idrauliche e meccaniche, conoscenze del settore che ne fanno un consulente a tutto tondo che dialoga con il barista e collabora con lui al fine di ottenere il migliore risultato in tazza, spaziando dalle classiche miscele alle singole origini, fino agli specialty coffee.

Roberto Rinaldini: come ti cambio i connotati del bistrot

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Il nuovo pdv del maestro Rinaldini a Rimini sfrutta colori e arredi su misura per definire la cifra stilistica e l'offerta di ogni area, dalla gastronomia ai dolci simbolo come i MacaRAL

Se è vero che “i sogni sono contagiosi”, l’apertura a Rimini di un nuovo locale firmato Roberto Rinaldini ne è la conferma. Il celebre pastry chef, pluricampione del mondo della gelateria e della pasticceria, ha inaugurato un suo nuovo store, frutto di tutta la sua inimitabile creatività. Il progetto è nato dall’esigenza di creare un locale trasversale, che potesse catturare in particolare l’attenzione delle nuove generazioni ma adatto anche a clienti meno giovani e comunque guidati dal piacere di degustare prodotti di alta qualità in un ambiente ricercato e coinvolgente. Un nuovo concept che prende forma da un melting pot di colori, trame e materiali ispirati dalle tendenze del momento, senza per questo rinunciare all’identità del marchio Rinaldini e alle caratteristiche che contraddistinguono tutti i locali già esistenti.

Nuovi colori accanto a fucsia e nero

Così agli ormai iconici colori fucsia e nero e agli accenti oro che contraddistinguono il brand, si affiancano i toni del blu ottanio, del rosa chiaro e del verde in un mix di cromie e motivi floreali che lasciano supporre una ricercata attenzione per i minimi dettagli. Alcune pareti e alcuni pilastri al centro del locale sono stati rivestiti con carte da parati dai toni pastello e dagli eleganti motivi geometrici che trovano un loro equilibrio con le altre scelte stilistiche del locale. L’ingombrante presenza di quest’ultimi è stata mitigata integrando questi elementi strutturali all’interno delle nuove geometrie del controsoffitto, cercando in questo modo un “dialogo” con l’arredo piuttosto che una soluzione per nasconderli.

Vetrine su misura e strutture sospese

Il nuovo format propone anche l’inserimento di arredi particolari, diventati il pretesto per dare un tocco di unicità all’ambiente: dal grande bancone attrezzato per l’angolo bistrot con la cucina a vista, alle inedite vetrine refrigerate con tre livelli espositivi (realizzate su richiesta del maestro Rinaldini), dalle strutture metalliche a parete sospese per l’esposizione del prodotto confezionato sino ai particolari tavolini in vetro che rivelano, al loro interno, composizioni floreali con rose sui toni del bianco, rosa e fucsia. A catturare l’attenzione sono state realizzate anche due altalene con la seduta a foggia di MacaRAL - personale versione dei macaron francesi - a disposizione dei clienti per foto, video e reel, e realizzate in via esclusiva per lo store. Dal punto di vista della composizione architettonica, la geometria del locale, come spiega il design director Santo Scibetta, ha guidato i progettisti «verso la progettazione di un arredo che potesse ottimizzare lo spazio a disposizione senza trascurare l’aspetto che consideriamo fondamentale e alla base di ogni progetto: il prodotto come protagonista».

Privilegiare la funzionalità e l'operatività

La grande qualità della proposta food and beverage di questo locale ha portato alla realizzazione di un ambiente in cui si è voluto privilegiare la funzionalità e l’operatività, per regalare alla clientela un’esperienza a 360 gradi grazie a una eclettica proposta dolce e salata. Ad ogni ambito culinario è stato dedicato uno spazio ben definito, dal bancone del reparto gastronomia che ha un affaccio anche sull’esterno, ideale per chi desidera l’asporto, al banco gelateria, occasione unica e imperdibile per assaggiare l’intera gamma proposta dal pastry chef, dal mondo MacaRAL alla pasticceria da tè e da colazione. All’interno del locale trovano posto circa 30 sedute a cui se ne sommano altre 70 presenti nel grande dehors, luogo ideale dove rilassarsi nella suggestiva cornice della nuova passeggiata di Rimini.

Roberto Rinaldini
Il maestro Roberto Rinaldini

Roberto Rinaldini: «Voglio offrire ai clienti un'esperienza completa»

Il nuovo store rappresenta un’altra tappa fondamentale del tuo percorso che ha visto in questi anni l’apertura di diversi locali a Rimini, a Roma e a Milano. In cosa si differenzia questo store dagli altri locali? La novità vera è la presenza di una gastronomia e di un bistrot all’interno del locale per offrire ai nostri clienti un’esperienza a 360°. Si parte, come sempre, da tutta la proposta della pasticceria da colazione, la caffetteria che è il nostro fiore all’occhiello, per poi passare alla pasticceria mignon, alle monoporzioni, alle torte e al banco dei gelati, dove ci sono i 16 gusti che hanno vinto i due campionati del mondo a cui ho partecipato da concorrente e da allenatore. L’idea di questo concept nasce da voler distinguere nello stesso ambiente la proposta gastronomica da quella dolce. Nella zona gastronomia sono presenti riferimenti più materici, come il legno e la pietra. Sulla parte alta invece abbiamo inserito delle piante cadenti che rispecchiano comunque il mondo della natura a cui siamo molto legati. Nella zona della pasticceria c’è il nostro color fucsia che rappresenta da sempre il brand alternato al blu ottanio e a un rosa più delicato. Abbiamo voluto creare nel pavimento dei giochi di piastrelle e diversificare le sedute dai vari ambienti. Anche all’esterno abbiamo sedute differenti prodotte da un’azienda storica italiana, la Pedrazzoli: qui abbiamo voluto proporre un gioco dei colori molto accattivante che incrocia i colori del design interno. Stai già pensando a nuovi progetti? Continueremo a spingere i nostri format e continueremo sempre di più a inserire la parte gastronomia all’interno di tutti i locali, cercando di trovare il giusto equilibrio e un mix merceologico a seconda di dove è ubicato il locale e soprattutto del tipo di clientela che si prevede in quella location.

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