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Rhinoceros: il nuovo spazio gastronomico&mixology a Roma con vista da Grande bellezza

Rhinoceros
Sorge in cima a una palazzina del Seicento nel cuore della Capitale il nuovo spazio esclusivo che fonde arte, mixology e cucina di Manfredi Fine Hotels Collection. A guidare il cocktail bar Christian Comparone, che ha ideato una drink list con cinque signature dedicati ad altrettante specie di rinoceronte in stretta sinergia con la cucina

Dopo giorni ininterrotti di pioggia, è il momento giusto per vedere il tramonto dalla nuova terrazza che si preannuncia come il nuovo place to be di Roma, dove arte, mixology e cucina si fondono creando un unicum, sotto la guida della Manfredi Fine Hotels Collection. Siamo al Rhinoceros Le Restau & RoofBar, in cima alla Fondazione Rhinoceros, il palazzo dell’arte a due passi dal Circo Massimo inaugurato nel 2018 da Alda Fendi. Una palazzina del Seicento che, con l’intervento dell’architetto Jean Nouvel è diventato luogo di cultura e ospitalità al servizio di turisti e romani appassionati di arte contemporanea. Tutto intorno, una stratificazione dei secoli che hanno fatto grande Roma, che dalla terrazza e ancor più dall’altana, va a fondersi con le luci del tramonto prima e della notte poi.

In questo contesto, il gruppo che già possiede a Roma Palazzo Manfredi, con all’interno le esperienze stellari di Aroma (1 stella Michelin) e del The Court (n.77 della lista 50 Best Bars), ha accettato la sfida di riportare su questa terrazza le atmosfere che hanno reso famoso l’hotel con vista sul Colosseo. Sono le atmosfere da Grande Bellezza romana: terrazza con un panorama a 360° che spazia dal Palatino al Cupolone in lontananza, cucina fine dining con la supervisione dello chef Giuseppe Di Iorio del ristorante Aroma e seguita sul campo dal resident chef Alessandro Marata, cocktail bar che trae forza dalla cucina stessa, guidato dal valente bar manager Christian Comparone.

Vista sulla bellezza di Roma e design

Uno spazio gastronomico&mixology, come viene definito dalla proprietà, in cui si integra perfettamente il concept portato avanti dalla proprietà, che investe su spazi che regalino “The View”, ovvero una vista unica sulla bellezza: è il caso della terrazza del Rhinoceros, di quella di Palazzo Manfredi che ha il Colosseo come scenario e degli indirizzi di Capri dello stesso gruppo, con vista sui Faraglioni. Aggiungendo un tocco di design che rende il tutto ancor più scenografico. In questo caso, l’interior design firmato Giorgia Dennerlein di Loto AD Project ha avuto il compito di andarsi a inserire con rispetto nel contesto già importante della struttura progettata da Jean Nouvel.

È andata a riprendere il tema del rinoceronte disseminando l’animale totemico sul pavimento e nelle installazioni visual della sala interna, ha corredato gli spazi con nuance a contrasto, complementi d’arredo fra cui molti elementi di design made in Italy (le lampade Pipistrello di Martinelli che già troviamo al The Court, per esempio), un cocktail bar che attira l’attenzione con un lungo bancone laccato rosso.

Una drink list ispirata al rinoceronte

In questo contesto il bar manager Comparone si è inserito con la sua creatività, con una lista cocktail ispirata anch’essa all’animale totemico, dal titolo Crash of five, un branco di rinoceronti. Cinque signature ispirati alle cinque specie viventi di questo animale che teme l’estinzione: il rinoceronte bianco, quello nero, l’indiano, quello di Giava e quello di Sumatra. «In ogni drink – spiega Comparone – ci siamo divertiti a creare una sinergia con la cucina per lavorare ingredienti che poi vengono riutilizzati nelle ricette che vanno ad accompagnare i drink in pairing».

Degustazione di drink in pairing

Un recupero degli scarti che non va quindi dalla cucina al bar, ma viceversa e che vede la possibilità di ordinare due degustazioni di drink, una da 2 (52€) e una da 3 cocktail (75€), che a loro volta sono presentati con amuse bouche in abbinamento ideati dallo chef per accompagnare i drink. Troviamo quindi ingredienti come la barbabietola, che incontra lo Zacapa 23 e il Fernet Branca (Rinosceronte di Giava), oppure friggitello e cavolo riccio che con mela verde e senape incontrano il Tequila Don Julio (Rinoceronte Indiano).

Particolari i bicchieri utilizzati, scelti con creatività da Comparone, che confessa di aver studiato interior design e di aver trovato grande ispirazione da questo progetto ad alto tasso artistico.

La parte cucina del Rhinoceros curata dallo chef Marata si muove invece su una dinamica gourmet e su piatti che vanno a modernizzare ricette della tradizione. Dal Risotto come se fosse... una puttanesca al Bottone cacio & pepe al mare, dal Polletto e peperoni alla rivisitazione della Ricotta e visciole come dessert.

È arrivato Boem, l’hard seltzer firmato dai rapper Fedez e Lazza

Boem 01 Fedez e Lazza
Bassa gradazione, poche calorie, gusto zenzero: è l'identikik della nuova bevanda che sposa il trend healthy, creata dai due cantanti. I consigli di Francesco De Cristofaro, bar manager del vesta di Milano, che ha ospitato il lancio, per utilizzarla al meglio anche in miscelazione

Leggermente alcolici, frizzanti, con poche calorie, pronti da bere. Sono gli hard seltzer, diffusi negli Stati Uniti da una decina di anni e oggi al centro dei riflettori anche in Italia. Merito del lancio di Boem, bevanda firmata dai rapper Fedez e Lazza e prodotta da Tubo, società che vede tra i soci, oltre ai due artisti, anche Leonardo Maria Del Vecchio, erede dell'impero Luxottica, Camillo Bernabei del gruppo di distribuzione Bernabei e l'amministratore delegato Massimo Benetello. Non si tratta del primo hard seltzer made in Italy in assoluto (esperimenti sono già stati fatti da Fermentati del Coppe, dal Birrificio Pontino, da Wati...) ma per potenza di comunicazione e investimenti Boem sarà probabilmente quello che farà entrare queste due parole nel vocabolario dei consumatori. E dei baristi.

Sapore delicato, bassa gradazione, poche calorie

In commercio dal 19 giugno (inizialmente solo nell'horeca e su www.bernabei.it, dove costa 2,20 euro a lattina da 33 cl), la prima referenza di Boem è allo zenzero (ne seguiranno altre, come accade con gli hard seltzer americani), ha 91 kcal e una gradazione alcolica di 4,5%. Il suo sapore è molto delicato e per questo, durante la presentazione alla stampa da Vesta a Milano, è stato suggerito di consumarla principalmente pura, con ghiaccio e fetta di limone. «Come gusto ricorda il Moscow Mule ed effettivamente è già un drink di per sé», concorda Francesco De Cristofaro, 28 anni, bar manager di Vesta. Che racconta a Bargiornale le sue prime impressioni sulla lattina di Fedez e Lazza.

Bevuta d'atleta

«È il primo hard seltzer con cui mi capita di avere a che fare», spiega. «So che negli Usa, per esempio a Miami, sono molto diffusi grazie a un trend healthy, di bevitori attenti alle calorie e alla gradazione alcolica». Gli hard seltzer sono infatti bevande fermentate (in questo caso da canna da zucchero) e aromatizzate che incontrano il gusto di chi vuole bere in modo responsabile e «sano», magari come alternativa alla birra. Per De Cristofaro anche in Italia potrebbero fare breccia nei consumatori che tengono alla forma fisica. «La vedo molto come una bevuta da atleta», racconta. «Mi capita spesso di lavorare con calciatori e sportivi e loro vogliono tutto low alcol, low zucchero, fresco».

Come usarlo in miscelazione

Nonostante la presenza dello zenzero, il sapore di Boem è molto blando, quindi i tentativi del barman di miscelarlo con tequila o con vodka e tabasco per farne un Moscow Mule speziato hanno finito per coprirne il sapore. «Si può provare invece a usarlo per creare bibite fresche con bassa gradazione alcolica, per esempio abbinato a succo di passion fruit o cranberry», suggerisce. Oppure, grazie al fatto che la parte leggermente alcolica ricorda la vodka, potrebbe essere usato come fresco top per drink tipo Collins.

Interessante per gli Spritz

Anche il mondo degli Spritz potrebbe essere interessante da esplorare con Boem allo zenzero, per dare un tocco lievemente speziato all'abbinamento con Aperol o Campari. «Poi me lo vedo molto bene con St-Germain e menta», dice Francesco De Cristofaro, per un Boem Hugo con un sentore di zenzero. Per la bevuta liscia il bar manager di Vesta suggerisce invece di esaltare le note aromatiche spruzzando olio essenziale di limone o pompelmo rosa e aggiungendo un peel nel bicchiere. Il tutto, ovviamente, con abbondante ghiaccio.

Mes’ora, qui è vera Sardegna. Ma a Milano

Mes'ora
Sorto in zona Porta Nuova, il locale di Mario Succu si caratterizza per la sua proposta food & beverage esclusivamente e rigorosamente a base di prodotti e materie prime artigianali made in Sardegna

«Qui non c’è niente che non sia sardo». Mario Succu ha uno sguardo terribilmente serio quando ti parla. Da vero sardo. Poi si scioglie quando capisce che può entrare in sintonia con te e raccontarti un progetto particolare. Perché a Milano di locali sardi e di sardi ce ne sono tantissimi. Una piccola comunità si è sviluppata anche qui e quella della ristorazione è un’idea che funziona sempre. Ma il piano di Succu, che in corso di Porta Nuova 46 davanti all’ospedale Fatebenfratelli in una zona centralissima ha aperto il piccolo locale Mes’ora (mezzora), è molto più particolare. Non è il semplice piatto di malloreddus (gnocchetti) servito al ristorante, o il maialetto su prenotazione (e ormai non tutti sono davvero isolani) o il pane carasau da tempo trovabile anche nella gdo (grande distribuzione) o il mirto industriale.

Ricerca Mario, 34 anni di Budoni, imprenditore illuminato che ha lasciato la sua terra dove ancora conserva veri legami (ha dato in gestione il bar centrale, la base familiare), e organizza (via computer e con i collaboratori) le vacanze tutto compreso (anche l’auto a noleggio e il volo) a chi vuol godersi una settimana da sogno a Budoni, ha ideato un localino con otto posti a sedere e altrettanti all’esterno dove l’aperitivo è un piacere, il panino pure e i ravioli che la chef Nicoletta, sarda di Porto Torres, prepara in loco, si possono anche portar via (a 30 euro al chilo).

Panini gourmet

I panini sono otto e costano otto euro l’uno. Ma che panini! Tutti nomi sardi, prevalentemente del sassarese, alcuni ispirati a canzoni dei Tazenda. Si va da Furru Caente, il più apprezzato, con salsiccia secca e peretta fusa al Drommi Drommi con con musciame di tonno, pomodoro camone e olio aromatizzato alle erbe. A Lu zarrettu, con bottarga a scaglie, crema di carciofo spinoso e olio aromatizzato al limone. Naturalmente non mancano quelli col prosciutto e il pecorino. Uno, il Domo mea è solo a base di formaggi: pecorino a scaglie, caprino a scaglie, crema di formaggio. Il pane è un Pan di patate prodotto a Lula, nel sassarese. Una sorta di spianata da 110 grammi da gustare calda. Una delizia. Quando parla dei suoi prodotti, Succu lo fa da innamorato. «Il formaggio arriva da un caseificio di Sinnai, ma la peretta (formaggio vaccino) la prendo vicino a Olbia. I salumi, prosciutto, guanciale e salsiccia da uno di Desulo. I ravioli li facciamo noi con Nicoletta. I culurgiones classici di patate e un raviolo con un ripieno di ricotta, bottarga e carciofi, oltre a quello con ricotta e prezzemolo».

La Sardegna nel bicchiere

Anche sul beverage il locale non sgarra. I principi restano quelli: «La birra è prodotta a Irgoli. Si chiama Marduk. Ne ho sei tipi che vanno tutto l’anno, più due estive. La cantina dei vini ha una ventina di etichette dal bianco di Alghero ai brut di Olbia. D’inverno il rosso prevale. Mi piace che tutta l’isola sia rappresentata. L’olio è di Escolca. Il mirto, rigorosamente fatto in modo artigianale, di Santulussurgiu come i distillati».

I dolci sardi che Succu propone a fine pasto arrivano proprio dal suo paese Budoni. L’unico prodotto. Tutto quel che vedi, compri o mangi da Mes’ora (non mancano sughi, conserve, marmellate, creme, composte) non lo potrai mai trovare nella grande distribuzione. «È la regola.  Anche l’acqua non sfugge alla mission di Mario. «Certo, qui si beve la Smeraldina di Tempio, premiata più volte come miglior acqua del mondo (veniva distribuita anche a bordo dei Frecciarossa) e vi assicuro che è un valore aggiunto anche questo».

La tradizione sarda nell’aperitivo

Il momento clou al Mes’ora, oltre a quello del pranzo, è quello dell’aperitivo. Con otto-dieci euro nel locale isolano si ha un tagliere ricco con un bicchiere di vino. «Offro le tre tipologie di salumi e una degustazione di formaggi. Poi si aggiunge anche altro come una crema di asparagi o carciofi e un pomodorino secco». Un aperitivo decisamente diverso dai soliti milanesi e ispirato a tradizione sarda, valorizzazione del territorio e soprattutto qualità. Quella che per Succu non deve assolutamente mai mancare in tavola.

Atmosfera d’altri tempi e miscelazione contemporanea a The Noble di Lodi

The Noble
Interni eleganti e originali che richiamano l'atmosfera degli anni Venti, ma attualizzata. Una drink list con classici rivisitati e signature di Diego Ferrari e cucina italiana contemporanea con ispirazioni lodigiane. È la felice combinazione di ingredienti che fa del ristorante e cocktail bar aperto nel 2020 un piccolo angolo di New York a Lodi

Inaugurato a maggio del 2020, The Noble è un ristorante e cocktail lounge, situato in Via Sant'Angelo 1 a Lodi, che rievoca atmosfere d’altri tempi. La location scelta per il progetto era sede di una nota tintoria dagli inizi del Novecento, rimandando così a un periodo importante per il consumo di alcolici e in particolare di cocktail, un periodo non a caso chiamato la Golden Age dei cocktail. All’età dell’oro, come sappiamo, posero fine nel 1920 negli Usa il 18° emendamento e il Volstead Act, che vietavano la produzione, la vendita, l'importazione e il trasporto di alcolici: era il proibizionismo, conosciuto anche come "The Noble Experiment", nome che ha ispirato quello del locale lodigiano.

Il design di The Noble è stato curato da eFFe2Arkstudio, mentre Lodi Shore ha curato la ristrutturazione dell'edificio e ha progettato e realizzato arredi unici su misura. La suggestiva area bar a baldacchino, che include un bancone circolare e bottigliera in ​​ottone, accoglie gli ospiti che entrano nel locale. Sedute in pelle cucita a mano e tavoli in marmo di Carrara attendono i commensali nell'area ristorante, insieme a una scenografia floreale retroilluminata raffigurata sulle pareti disegnata dall'art director Daniela Ferrari.

Classici rivisitati e signature by Diego Ferrari

La drink list di The Noble, curata da Diego Ferrari, volto noto della miscelazione e originario di Lodi, propone una serie di rivisitazioni di classici, spaziando da più leggeri aperitivi a ricette più forti per il dopo cena. Il menu è in realtà diviso in due parti: la prima è una selezione di classici di Diego. «La mia filosofia non è fare tutto, ma fare ciò che è giusto e farlo bene». Un esempio di questa filosofia è l'interpretazione firmata dal bartender dell'Old Pal, cocktail la cui paternità è attribuita a Harry MacElhone dell'Harry's New York Bar di Parigi. Tra i best seller del menu, il cocktail è preparato con 30 ml Bitter Fusetti, 30 ml Martini Dry Vermouth e 30 ml Michter's American whisky. Questa versione secca del Boulevardier è superbamente bilanciata e funziona bene in qualsiasi situazione, ideale per The Noble, dove i clienti si godono regolarmente un drink al bar prima o dopo la cena.

La seconda parte del menu conta sei signature che abbracciano diverse basi alcoliche e che vanno dalle ricette più note di Diego, come il French Mule, a creazioni più elaborate. In questa sezione è presente anche un drink che il bartender ha dedicato all'amico Benjamin Cavagna del 1930 di Milano e ai distillati Farmily. Farmilod è composto con 40 ml di Amaro di Farmily, 30 ml di miscela di whisky, 10 ml di miele e 10 ml di crema di cacao e viene shakerato e servito in coppetta con una guarnizione di foglie di menta.

Una cucina contemporanea

Oltre ai piatti più piccoli per l'ora dell'aperitivo, The Noble offre un'esperienza culinaria di cucina italiana contemporanea con sfumature francesi e ispirazioni del lodigiano. The Noble è una piacevole sorpresa per la piccola Lodi. Con i suoi interni eleganti e originali e piatti e cocktail moderni, si potrebbe facilmente immaginare di essere a New York, e non nella periferia di Milano.

English version

An atmosphere of the past and contemporary mixology at The Noble in Lodi

The Noble is a restaurant and cocktail lounge located in Via Sant'Angelo 1 in Lodi and was inaugurated in 3 May 2020.  The founders intended to evoke an atmosphere of the past with the location, which used to be a well-known dry cleaner in Lodi in the 1900s, an important period for the consumption of alcohol, in particular cocktails. As we know, a dramatic end to the Golden Age of cocktails occurred in 1920 through the 18th amendment and the Volstead Act, which banned the manufacture, sale, importation and transportation of alcohol. Another name for prohibition was “The Noble Experiment”, which inspired the name of the bar "The Noble".

The design of The Noble was carried out by eFFe2Arkstudio while Lodi Shore srl oversaw the building renovation and designed and created tailor made unique pieces of furniture. The dramatic canopy style bar area which includes a circular bar counter and  brass beam backbar welcomes guests as they enter The Noble. Hand-stitched leather seats and Carrara marble tables await diners in the restaurant area, together with a backlit scenography of flowers depicted on the walls designed by art director Daniela Ferrari.

Twists on classics and signature by Diego Ferrari

The Noble offers a range of twists on classics that range from lighter aperitivo to stronger after dinner recipes. The drinks menu was curated by industry veteran and hometown hero Diego Ferrari. The drink list is actually in two parts: the first is Diego’s selection of classics. “My policy is not to do everything, but do what is right, and to do it well.” One such example of this is Diego’s interpretation of the Old Pal, attributed to Harry MacElhone of Harry's New York Bar in Paris. It is one of the best sellers on the menu and features 30 ml Bitter Fusetti, 30 ml Martini dry vermouth and 30 ml Michter’s American whiskey. This dry version of the Boulevardier is superbly well balanced, and works well in any situation, ideally suited to The Noble, where customers regularly enjoy a drink at the bar either before or after their dinner.

The second part of the list has six signatures that embrace different alcoholic bases ranging from Diego’s best known recipes like the French Mule to more elaborate creations. In this list, Diego has dedicated one drink to his Milano-based friend Benjamin Cavagna of 1930 and Farmily spirits. Farmilod has 40ml Amaro di Farmily, 30ml whiskey mix, 10ml honey and 10ml creme de cacao which is shaken and served in a coupette with a mint leaf garnish.

Contemporary Italian cuisine

In addition to smaller plates at aperitivo time, The Noble offers a dining experience that with contemporary Italian cuisine with French nuances and local inspirations from the Lodi area. The Noble is a pleasant surprise for the humble Lodi. With its elegant and original interior design and modern dishes and cocktails, one could easily imagine they were in New York, and not on the outskirts of Milano.

The Noble’s recipe

Recipe Old Pal

Ingredients:
30 ml Bitter Fusetti, 30 ml Martini Dry Vermouth, 30 ml Michter’s American whiskey
Technique:
stir and strain
Glassware:
coupette

Diego Ferrari

Ha iniziato la sua carriera nell'ospitalità in una piccola pizzeria nella sua città natale, Lodi. Un’esperienza che ricorda con affetto, durante la quale ha lavorato con uno dei mentori più importanti della sua carriera, Matteo Schiavone, il cui saggio monito, «Se vuoi davvero fare questo lavoro, fallo bene, o non farlo proprio». Desideroso di stare più a contatto con il pubblico, lascia la pizzeria e inizia a fare il barista in un bar locale, il Bar Lodi, aperto nel 1998 nella piazza centrale della città. Nel 2002 si trasferisce a Londra, quando, dopo aver partecipato a diverse competizioni, si rende conto che il Regno Unito era all'avanguardia nel settore della mixology. Viene assunto all'Hotel Baglioni in Kensington High Street, dove è stato mentore di Matteo Lussana e ha lavorato con Giuseppe Gallo.

Tornato in Italia, per cinque anni ha gestito Rotonda Bistro a Milano, locale situato in un edificio storico al cui interno era presente il Muba, Museo dei Bambini di Milano, e che poteva somministrare solo bevande sotto i 21% vol. Una sfida davanti alla quale Diego non si è fermato, avviando una ricerca di distillati, liquori e amari a bassa gradazione alcolica per creare cocktail innovativi, trasformando il limite di Rotonda in qualcosa di speciale. Un lavoro che ha fatto del bartender uno dei pionieri del bere low alcohol, argomento sul quale ha pubblicato un libro, Low Alcohol Cocktails: New Frontiers in Mixology.

Noto anche per il gruppo Facebook Cocktail Art, che gestisce insieme a Shane Eaton, che conta oltre 20.000 membri, tutti appassionati di cocktail, dal 2019 al 2021, è stato brand ambassador di Matusalem, marchio sponsor dei World’s 50 Best Bars. Un’esperienza quest’ultima che gli ha permesso di viaggiare in tutto il mondo, di conoscere non solo grandi cocktail bar, ma culture e cucine diverse. Finalista come miglior brand ambassador a Tales of the Cocktail, è entrato nella prestigiosa Bar World 100, la lista delle personalità più influenti della bar industry. Attualmente è bar manager di The Noble e ha appena lanciato, in collaborazione con The Bars, il suo primo bar tool, il bar spoon 5 Fingers, distribuito in Italia da Rg Mania.

Diego Ferrari

Diego Ferrari began his career in hospitality at a humble pizzeria in his hometown of Lodi, near Milano. He fondly recalls his experience in the pizzeria, working with one of the most important mentors of his career, Matteo Schiavone. Diego continues to follow the wise words of his mentor Matteo, who once told him “If you really want to do this job, do it right, or don’t do it all”.

Diego enjoyed his time in the pizzeria but preferred having more contact with guests, and thus started bartending at a local bar, Bar Lodi, opened in 1998 in the central square of Lodi. Diego made the move to London in 2002, when after participating in several competitions he realized that the UK was at the forefront of the industry. Diego found a position at Hotel Baglioni on Kensington High Street, where he was mentored by Matteo Lussana and worked with Giuseppe Gallo.

Diego eventually returned to his homeland, and for five years, was the manager of Rotonda bistrot in Milano. Because of Italian regulations, the historical building where Rotonda is housed is restricted to serving drinks made with products less than 21% ABV. Diego thought of giving up when faced with this challenge, but pushed himself to research low alcohol spirits, liqueurs and bitters to come up with innovative drinks, transforming Rotonda’s limitation into something special. Diego is considered the pioneer of low ABV drinking and published a book called Low Alcohol Cocktails: New Frontiers in Mixology.

Diego is also well known for the Cocktail Art Facebook group, which he manages together with his friend Shane Eaton. Cocktail Art has over 20 000 members, all cocktail lovers, who share beautiful photos of cocktails from bars around the world.

From 2019-2021, Diego was a brand ambassador for Matusalem, a sponsor of the World’s 50 Best Bars, which allowed him to travel around the world, to experience not only great cocktail bars, but diverse cultures and cuisines. Diego was a finalist as best International brand ambassador at Tales of the Cocktail and has made the prestigious Bar World 100, a list of the most influential bar personalities. Diego is currently working as bar manager at The Noble Lodi restaurant bar and this month in collaboration with The Bars has launched his first bar tool, the 5 Fingers bar spoon, which is distributed by RG Mania in Italy.

Rocco Cannavino è talento dell’anno per Union Gas e Luce

Rocco Cannavino
La storia d'impresa legata a piccoli lievitati e alta pasticceria, ha convinto la giuria del premio

Il pastry chef Rocco Cannavino è stato insignito del titolo di talento dell’anno per Union Gas e Luce. Il riconoscimento è arrivato durante la serata di gala organizzata dall'azienda all'Hotel Royal Continental di Napoli. A motivare la commissione, il talento e la passione di chi ce l'ha fatta nonostante le difficoltà.

Chi è Rocco Cannavino

Meglio conosciuto come “Zio Rocco”, Cannavino è partito dai Quartieri Spagnoli. Si è formato a Londra, nelle cucine del ristorante Quaglino's, che vantava la consulenza dello chef Gordon Ramsay, e a Parigi al Bristol Hotel sotto lo chef Lauren Jeannin. Oggi il pastry chef classe 1984, è in grado di attirare clientela da tutta Italia, forte anche dei contenuti sui suoi social network. È possibile assaggiare le sue creazioni gourmet nei Lab Store a Napoli in vico Polveriera 27 e a Pomigliano d’Arco in via Roma 161. Cannavino ha anche lanciato il progetto “Zio Rocco the italian baker coffee & more”. La prima apertura è prevista a Roma, per poi arrivare in tutta Italia e all’estero.

I prodotti di Rocco Cannavino

Cannavino ha come missione di elevare i piccoli lievitati a prodotti di pasticceria gourmet, valorizzando gli ingredienti del suo territorio. Il pastry chef persegue il suo obiettivo, realizzando cornetti e brioche frutto di studio e sperimentazione dei gusti, con massima attenzione all’estetica. Alla base di tutte le sue creazioni c’è la farina speciale “oro” del Mulino Caputo. Tra le creazioni più famose c'è il “cornetto più costoso al mondo”, ovvero ‘O Miracolo, venduto a 20 euro. Nota anche la Pandorata, un impasto ibrido tra la semplicità e sofficità di una brioche pandoro e l’intensa consistenza e profumazione di un panettone. Cannavino ha anche sfidato la romanità, mettendo a punto “Il mio Maritozzo”. Specialità da non perdere anche la sua versione del cornetto ischitano.

E-commerce di pasticcerie e gelaterie: i migliori per user experience

e-commerce pasticceria
Una ricerca esclusiva di Avantgrade.com per Dolcegiornale ha analizzato 20 siti di pasticceri e gelatieri. A quello di Sal De Riso la palma del migliore per user experience. Registrati per scaricare la ricerca completa e la guida per ottimizzare i Core Web Vitals

Dolcegiornale ha affidato a Avantgrade.com, azienda specializzata in digital marketing& intelligenza artificiale con base a Lugano, l’analisi di 22 siti di shopping on line di pasticceria/gelateria tra pasticceri, chef e portali (vedi elenco sotto). Obiettivo dell’analisi è valutare la validità dell’esperienza d’acquisto da parte del cliente sulla base dei tre elementi principali misurati da Google, chiamati in gergo tecnico Core Web Vitals: la velocità di caricamento dell’elemento principale della pagina (Lcp), il ritardo dalla prima interattività (Fid) e la stabilità visiva della pagina (Cls). Insieme, i tre parametri determinano il valore della User Experience del sito e, quindi, il posizionamento del sito nelle ricerche degli utenti. Abbiamo affidato ad AvantGrade.com anche l’analisi dell’impatto ambientale dei siti, realizzata attraverso il tool Karma Metrix, che calcola le emissioni di co2 di ogni indirizzo web. Per ognuno dei parametri considerati abbiamo pubblicato sul numero di giugno di Dolcegiornale la top 5. La ricerca completa è disponibile gratuitamente, previa registrazione, compilando il form che trovate qui sotto. Insieme alla classifica completa, potrete scaricare la Guida di Avantgrade.com su come ottimizzare i Core Web Vitals. I siti presi in esame sono gli shop on line di:

  • Antonino Cannavacciuolo
  • Carlo Cracco
  • Casa Marchetti
  • Cosaporto
  • Da Vittorio
  • Dolceitaliano
  • Iginio Massari
  • Infermentum
  • Knam
  • Martesana
  • Olivieri 1882
  • Pasticceria Biasetto
  • Pasticceria Dolcemascolo
  • Pasticceria Walter Musco
  • Rinaldini Pastry
  • Sal De Riso
  • Tiri 1957

Non è stato possibile compiere l’analisi per mancanza di dati sufficienti per Denis Dianin, Gusto 17, Moschella, Sweet Factory.

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Panettone Day, annunciati i 25 finalisti

Panettone Day
La giuria guidata da Gino Fabbri e Marco Pedron ha svelato la rosa dei nomi che si contenderanno il titolo di Miglior Panettone Artigianale d'Italia 2023

Panettone Day ha i suoi 25 finalisti. Dopo aver valutato i 283 lievitati in gara, la giuria guidata dal Presidente di Giuria Gino Fabbri e dal Pastry Chef Marco Pedron, ha rivelato i nomi dei maestri che si sfideranno per vincere il titolo di Miglior Panettone Artigianale d’Italia. La finale sisvolgerà il 12 settembre presso la Sala Mengoni del Ristorante Cracco, a Milano. Tra le novità di quest’anno ci saranno anche due premi speciali: quello di Miglior Lievitato Al Cubo e quello per il Miglior Panettone per la Prima Colazione.

Cos'è Panettone Day

Panettone Day 2023 è il più longevo e prestigioso concorso che premia i migliori Panettoni Artigianali e celebra l’eccellenza della Pasticceria Italiana. A idearlo Braims, parte del gruppo Csm Ingredients, multinazionale attiva nella ricerca e produzione di ingredienti innovativi e sostenibili, in partnership con Novacart. L’edizione di quest’anno vede la collaborazione di sponsor prestigiosi quali Callebaut, Vitalfood e 1895 Coffee Designers by Lavazza.

I panettoni finalisti

Durante la giornata di selezione, un panel di esperti pasticceri ha assaggiato i 283 panettoni iscritti al contest, totalmente anonimi. I lievitati, creati dai 158 partecipanti di quest’anno, sono arrivati da tutta Italia. A spuntarla, 25 panettoni artigianali. Alla finale di settembre parteciperanno: 15 Tradizionali, 5 Creativi Dolci e 5 al Cioccolato Gold, nuova categoria di questa edizione, nata dalla collaborazione con Callebaut, seguendo un trend estremamente attuale in pasticceria. «I criteri che ci hanno guidato nella valutazione della qualità di ogni panettone sono stati: l'aspetto, l'alveolatura regolare, il colore, la distribuzione omogenea dei canditi, il profumo e ovviamente il gusto - ha spiegato il maestro Gino Fabbri - Auguro a tutti i finalisti dell'edizione 2023 di saper cogliere tutte le opportunità di crescita e visibilità connesse a questo concorso, per riuscire ad alzare sempre di più l'asticella delle proprie aspettative».

Novità 2023: due premi speciali

Tra le novità dell’edizione 2023, anche l’assegnazione di due premi speciali. Sarà riconosciuto il Miglior Lievitato al Cubo, realizzato in una forma cottura cubica del tutto inedita e proposta per la prima volta sul mercato da Novacart. Inoltre, verrà valutato anche il Miglior Panettone per la Prima Colazione in collaborazione con 1895 Coffe Designer by Lavazza. Per gli italiani, infatti, è sempre più consuetudine consumare il panettone a colazione con il caffè, come dimostra la ricerca di Panettone Day in collaborazione con Nielsen IQ.

Appuntamento al 12 settembre

La finale si svolgerà il 12 settembre nella prestigiosa Sala Mengoni del Ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele II, a Milano. In questa sede, la giuria di Panettone Day 2023 proclamerà i vincitori per le categorie in gara: Panettone Tradizionale, Creativo Dolce e Cioccolato Gold. Inoltre, assegnerà il premio speciale Miglior Lievitato al Cubo. La giuria d’eccezione di quest’anno, capitanata ancora da Fabbri, vedrà la partecipazione straordinaria dello chef stellato Carlo Cracco e di altri membri di spicco: Marco Pedron, Pastry Star e Direttore didattico dell'area pasticceria di Congusto Gourmet Institute; Marta Boccanera, Pastry Chef premiata con Tre Torte nella guida Pasticceri&Pasticcerie 2023 del Gambero Rosso; Adriano Del Mastro, uno dei maestri panificatori più interessanti d’Italia premiato con i Tre Pani dalla Guida del Gambero Rosso. Infine, tra i giurati ci sarà anche il vincitore della categoria Tradizionale dell’edizione 2022, Giordano Berettini.

B-Qube, il cubo di Brema messo alla prova del tempo

B-Qube
Un ghiaccio resistente, cristallino e compatto pensato appositamente per la mixology. Nico Sacco del Dem di Pavia l'ha provato per voi

Brema Group è l’azienda italiana che dal 1985 pensa al ghiaccio come una materia prima da scolpire secondo le esigenze dei clienti. Fornisce numerosi settori con un approccio volto alla soddisfazione dei bisogni più diversificati, dall'horeca alla GDO, alla farmaceutica, al wellness e infine al settore industriale.

Con la missione di fornire la miglior soluzione per le tante esigenze del business del fuori casa, nascono i fabbricatori per il ghiaccio B-Qube, il “cubo di Brema” è un ghiaccio resistente, cristallino e compatto, pensato appositamente per il mondo della mixology. La gamma dei fabbricatori B-Qube parte da modelli compatti da retrobanco con produzioni giornaliere di 29 kg. Il raffreddamento è ad aria o ad acqua, rendendo così possibile l’installazione in ogni situazione, grazie anche alla possibilità di una pompa di scarico integrata. I pannelli, facilmente rimovibili grazie alla progettazione Green-Tech Design, assicurano performance costanti e facilità di manutenzione. I singoli B-Qube pesano 23 grammi, una grammatura apprezzata dai professionisti del cocktail perché consente un adeguato controllo sulla diluizione, sullo scioglimento durante la shakerata e sulla tenuta all’interno di un cocktail build. Si adattano a tutti i tipi di bicchieri e mantengono a lungo l’impatto estetico che li contraddistingue.

La testimonianza di Nico Sacco (bar manager di Dem, Pavia)

Le caratteristiche di un ghiaccio di qualità uniscono estetica e funzionalità, ed è questo l’approccio protagonista dell’esperimento fatto insieme a Nico Sacco, bar manager del Dem di Pavia: cronometro alla mano, abbiamo voluto verificare quanta diluizione si sviluppa all’interno di un cocktail lasciato su un tavolo per cinque minuti a temperatura ambiente (22 °). I due cocktail utilizzati come tester sono tra i due più ordinati nei bar
di tutto il mondo: il Gin & Tonic e l’Old Fashioned. Il primo prevede
il versaggio del gin direttamente sul ghiaccio e la successiva aggiunta della bevanda gassata. Il secondo invece vede nella diluizione un ingrediente fondamentale. È infatti grazie all’apporto dell’acqua nel drink che gli altri ingredienti diventano omogenei e il drink è come ce lo aspettiamo: bilanciato nel gusto e nelle proporzioni ed  esteticamente invitante.

Gin and Tonic
Il bicchiere utilizzato - da 390 ml di capienza - contiene 8 B-Qube, sopra i quali sono stati versati 50 ml di gin a temperatura ambiente di 22 gradi. Dopo 5 minuti la diluizione del gin all’interno era di un 35% quindi poco al di sotto di 70 ml di prodotto all’interno del bicchiere. Un risultato più che soddisfacente sia in termini estetici di tenuta del drink sia a livello di di quantità di diluizione. Sul bicchiere è stata messa una tacca a dimostrazione del risultato finale.

Old Fashioned
Il bicchiere ha una capienza di 340 ml all’interno del quale è stato preparato un Old Fashioned cocktail. Il bicchiere contiene 7 B-Qube che hanno subito una naturale diluizione data dalla tipologia del drink, che richiede di essere mescolato all’interno del bicchiere fino al raggiungimento del gusto desiderato. Il cocktail finale consisteva in 75 ml di prodotto, che dopo 5 minuti erano diventati 95 ml, per una diluzione finale del 26%.
Un ottimo risultato considerando che
il ghiaccio era già in fase di diluizione.
Il risultato gustativo è rimasto pressoché inalterato, così come quello estetico.

 

 

 

Il Barista Base Camp del WBC presso Eurogat ad Atene

Barista Base Camp WBC 2023
Dal 16 giugno i concorrenti delle finali hanno a disposizione tre postazioni allestite da Bwt Water+More, Victoria Arduino e Barista Attitude.

Giovedì 22 giugno si apre ufficialmente il World of Coffee 2023 ad Atene, che si chiuderà il 24 con la proclamazione dei campioni mondiali di quattro discipline del circuito Sca: Barista, Brewers Cup, Cup Tasters e Cezve/Ibrik. Per i primi tre l'Italia vede concorrere i campioni nazionali Daniele Ricci, Giacomo Vannelli e Fabio Dotti.

Per i finalisti di ogni parte del mondo, presso la sede di Eurogat ad Atene gli sponsor WBC si sono uniti per mettere a disposizione tre postazioni che replicano l’allestimento ufficiale di gara, con la macchina espresso Tempesta di Barista Attitude, il macinacaffè Mythos MY75 di Victoria Arduino e acqua filtrata Bwt Water+More. 

I concorrenti si sono iscritti a slot di un’ora e mezzo programmati nei cinque giorni precedenti la competizione per testare e calibrare il loro caffè e provare ancora una volta la routine di gara prima di salire in pedana; il tutto in un ambiente cordiale e rilassato, in linea con la cultura che contraddistingue la comunità Sca nel mondo.

Il team ricerca e sviluppo di Bwt Water+More, sponsor ufficiale per la filtrazione dell’acqua, ha presidiato ogni giornata (e lo farà anche in finale) al fine di fornire ai baristi un’acqua di eccellente qualità e costante. «Questa promessa ai baristi rappresenta una grande responsabilità poiché sappiamo che gran pare del successo di un’estrazione di caffè è dato dalla qualità dell’acqua» - afferma Sergio Barbarisi, international key accounts manager.

Dopo avere fornito per anni la macchina espresso per il Wbc, Victoria Arduino torna in pedana con il macinacaffè Mythos MY75, con cui - osserva Marco Serri - l’azienda «porta tutta la sua esperienza dal mondo della macinatura per elevare ancora una volta gli standard qualitativi e contribuire alla crescita e alla promozione del caffè di qualità. Essere un partner Wbc permette a Victoria Arduino di rimanere vicina al front-end dell'intera catena di fornitura. Intercettando le sue esigenze, può orientare al meglio l'innovazione tecnologica dell'azienda a supporto di Sca e di tutta la comunità del caffè». Oggi, Atene è una metropoli con una sorprendente economia di caffè specialty in un contesto vivace di cultura greca, europea e internazionale. Una versione speciale in edizione limitata di Mythos celebra la Grecia del presente e del passato con grafiche che contengono elementi legati ai caffè specialty che catturano la storia e la cultura dell'antica Grecia.

Si presenta con una immagine grafica dedicata alla Capitale ellenica anche la macchina espresso Tempesta con cui - dice Jacopo Bambini, group marketing manager di Barista Attitude - «anche quest’anno vogliamo fornire ai concorrenti lo strumento migliore per esprimere il proprio talento e avere la migliore qualità in tazza». 

Eurogat, che ha la sua sede centrale ad Atene, distribuisce per la Grecia macchine e attrezzature per il settore professionale e casalingo e supporta le competizioni nazionali baristi dal 2001. «Siamo onorati di collaborare con gli sponsor Wbc anche a livello internazionale e accogliamo calorosamente i baristi nei nostri locali - osserva Alex Sanozidis, Ceo e direttore tecnico -. L’obiettivo nella nostra attività quotidiana è aiutare tutti i giovani baristi a migliorare le proprie capacità mentre lavorano nell'industria del caffè». 

Sorte Gin, il nuovo e già pluripremiato London dry italiano

Sorte Gin
Creato da Mattia Reggiani, il distillato fresco di arrivo sul mercato si è già aggiudicato diversi riconoscimenti in alcuni dei più prestigiosi concorsi internazionali. Grazie al suo carattere distintivo e al suo finale con la calda e avvolgente nota di Fava di Tonka

Un 2023 ricco di premi e riconoscimenti per Sorte Gin, nuovo London dry made in Italy. Il giovane brand creato da Mattia Reggiani, oltre al bronzo ai World Drink Awards e all’argento all’International Wine and Spirit Competition (Iwsc), ha chiuso la prima parte dell’anno con il primo posto e medaglia d’oro a The gin guide 2023.

Riconoscimenti di grande prestigio che attestano l’alta qualità di questo gin artigianale (alc 42% in vol) dalla forte personalità, nato dalla volontà del suo creatore di dare vita a un distillato distintivo, con le radici ben salde nel territorio, ma non territoriale, e con un carattere e un’anima ben definita e riconoscibile.

Un progetto ambizioso diventato realtà dopo un lungo periodo di ricerca e sperimentazione per arrivare allo sviluppo delle ricetta definitiva. Ricetta la cui produzione è stata affidata all’arte distillatoria di Anonima Distillazioni, giovane realtà di Gubbio che condivide con il marchio filosofia e ambizioni, dove il gin viene distillato in piccoli lotti in alambicco discontinuo carter head, con un processo di lavorazione artigianale in ogni sua fase.

Un London dry con le Fave di Tonka

La formula di Sorte prevede l’utilizzo di 11 botaniche accuratamente selezionate: il ginepro raccolto sull’appenino umbro-toscano fa da padrone insieme al cardamomo, ai quali fanno da contrappunto delicate note floreali, petali di rosa e fiori d’iris, con un finale caldo e avvolgente dato dalla Fava di Tonka.

E proprio quest’ultima, la preziosa bacca sudamericana, già utilizzata nell’alta cucina e in profumeria, è la botanica che contraddistingue il prodotto. Una botanica considerata nei Paesi di origine un vero e proprio portafortuna, offrendo così lo spunto anche per il nome del prodotto, Sorte, una sorta di richiamo al buon auspicio.

Sorte Gin è perfetto da servire in purezza, per percepire appieno tutte le sue sfumature, oppure in miscelazione in un super classico Gin&Tonic, abbinandolo a una tonica rigorosamente neutra, così da lasciarsi avvolgere dal suo animo deciso e morbido sul finale.

Gli ottimi riscontro finora ottenuti, sono solo l’inizio del percorso di crescita avviato dal brand: in programma c’è già il restyling del sito con la presentazione della nuova Sorte Box, mentre sono in chiusura importanti accordi per la distribuzione del prodotto. Ma non solo, perché già si lavora ad ampliare la famiglia di prodotti Sorte.

www.sortegin.it
www.facebook.com/sortegin
www.instagram.com/sortegin/

 

Torna Chocolove e fa festa al gelato al cioccolato

ph. Adriana Forconi
Appuntamento a Milano il 24 e il 25 giugno a Palazzo Castiglioni: in gara i grandi maestri del gelato e della pasticceria italiana alle prese con il cioccolato

Milano si prepara ad accogliere Chocolove, la prima festa del gelato artigianale al cioccolato. L'evento si terrà il 24 e il 25 giugno presso Palazzo Castiglioni, la sede di Confcommercio Milano, in corso Venezia 47. Per l'occasione ci saranno maestri gelatieri e pasticceri provenienti da tutta Italia. Dopo il successo del ChocoLove di febbraio 2023, in programma tante masterclass e degustazioni di gelato al cioccolato.

Chocolove: il programma del 24 giugno

Alle 10.30 Davide Comaschi e il suo team di DaV Pastry Lab di Bergamo condurrà la prima lezione su gelato e cioccolato. A seguire Andrea Riva di Gelart - L’arte nel Gelato presenterà Cioccolato Show con i suoi 32 gusti di gelato al cioccolato. Alle 14.00 il maestro Antonio Morgese della storica gelateria Rigoletto di Milano presenterà la sua versione di gelato, ChocoPassion. Subito dopo sarà il turno del maestro torinese Riccardo Ronchi della gelateria Mara dei Boschi. Ronchi presenterà due gusti: il Fondente e il Marotto il gianduiotto freddo. Roberta Wang e Mattia Delon de il Golosone di Lacchiarella faranno degustare il loro Cioccolato Bianco, Bergamotto, Pepe Rosa. Alle 17.00 ci sarà una lezione a quattro mani condotta da Stefano Dassie di Dassie Gelato Treviso, che preparerà il suo cioccolato al gorgonzola e Gin. Nella stessa occasione Andrea Zingrillo della Gelateria Wally Milano presenterà un gelato “Cioccolato alle 5 spezie”.

Chocolove: il programma del 25 giugno

Il 25 giugno si inizierà sempre alle 10.30 con una maestra del Gelato Artigianale, due coni Gambero Rosso 2023, Sandra Del Giovane. Porterà il suo gelato al cioccolato a base di acqua, un cult della sua gelateria Baldo a Lecce. Giuseppe Piffaretti, Ambasciatore della Pasticceria d’Eccellenza Italiana (Apei), arriverà da Mendrisio con il gelato con cui ha vinto una medaglia d’argento e una di bronzo alla Coppa del Mondo di Gelateria. Direttamente da Roma ci sarà Stefano Ferrara, tre coni per il suo gelato al cioccolato da Gelato Lab, con una masterclass alle 14.30 dedicata al cacao crudo. Alle 15.30 il Maestro pasticcere Denis Buosi di Apei presenterà il suo gelato al cioccolato prodotto grazie al progetto di Gelateria Socialeche, inaugurato lo scorso marzo a Tradate. Obiettivo: produrre un gelato artigianale d'eccellenza, realizzato con la selezione delle migliori materie prime. L'insegna è impegnata al servizio di persone con disabilità e donne vittime di violenza, ospiti nelle Case Rifugio di San Carlo Società Cooperativa e Sociale che trovano, attraverso il lavoro, concrete opportunità di inclusione sociale e autonomia personale. Chiuderanno la giornata due maestri della Pasticceria. Ci sarà Domenico Di Clemente di La Martesana, locale storico di Milano, che spiegherà le armonie del suo gelato al cioccolato e lampone. Seguirà Luca Bellavia, che da Napoli ha portato i migliori dolci e gelati partenopei nella città della Madonnina e farà degustare il suo gelato al cioccolato ai sapori di Amalfi.

Ceramica per Romagna

Degustazioni per tutti

Mentre i maestri saranno sul palco per illustrare i segreti del gelato al cioccolato al pubblico che avrà prenotato la masterclass gratuita su www.chocolovemilano.it, gli altri visitatori potranno degustare e il gelato al cioccolato nel giardino con un percorso degustazione. Il ricavato sarà destinato a una raccolta fondi a favore del Comune di Faenza per supportare i territori colpiti dalla recente alluvione. Il percorso degustazione sarà disponibile grazie all’acquisto di un artistico bicchiere con cucchiaino in ceramica al costo di 10 euro (fino esaurimento scorte) che corrisponde a 5 esperienze gelato. Si potranno anche donare 5 euro e ricevere il pacchetto di 3 esperienze di gelato al cioccolato.

La Settimana del Vermouth di Torino coinvolge tutta l’Italia

Bottiglia di Vermouth di Torino
La seconda edizione della Settimana del Vermouth di Torino intende coinvolgere locali e barman di tutta Italia, le cui migliori e innovative preparazioni saranno pubblicate nell'apposito sito.

Per la settimana dal 25 giugno al 2 luglio il Consorzio del Vermouth di Torino IGP si rivolge ai barman e ai locali di tutta Italia, ai quali chiede di creare nuovi cocktail a base del celebre prodotto torinese. Le migliori ricette e foto dei cocktail partecipanti saranno pubblicate sulle pagine social e sul sito dell'evento.

Vermouth di Torino IGP è il più famoso vino aromatizzato italiano, un prodotto conosciuto nel mondo per la sua grande tradizione e storicità, la cui fama è indissolubilmente legata al Piemonte e a Torino, città dove nell'Ottocento tutto partì e grazie all’opera degli aristocratici vermuttieri assunse poi risonanza internazionale.

Per questo importante prodotto italiano che sta vivendo un felice momento di riscoperta e successo, si presenta, a cura del Consorzio, la seconda edizione di una intera settimana dedicata al Vermouth di Torino.

Dal 25 giugno al 2 luglio 2023 infatti, locali e barman verranno invitati a sperimentare nuove ricette per la preparazione di un cocktail, utilizzando le varie tipologie  di Vermouth di Torino allo scopo di diffondere la cultura del buon bere, puntando su notorietà e trasversalità del Vermouth di Torino. Un modo amichevole per dare il benvenuto all’estate riscoprendo la gioia della convivialità con la freschezza di un aperitivo dal gusto mediterraneo.

Partecipare è molto semplice; gli interessati dovranno compilare un modulo collegandosi al sito ufficiale https://www.vermouthtorinoweek.it/

Breve storia del Vermouth di Torino

Il Vermouth di Torino è il più famoso vino aromatizzato italiano, già apprezzato alla corte reale dei Savoia. Il suo nome deriva dal termine tedesco wermut che definisce l’Artemisia Absinthium (assenzio maggiore), base aromatica principale nella sua preparazione.

Dal 1400 i liquoristi torinesi iniziarono a distinguersi per la perizia nell’arte della distillazione fino a ottenere, già nel Settecento, grande fama anche oltre i confini italiani. Nell’Ottocento e Novecento il Vermouth divenne famoso anche all’estero nelle sue due varianti Bianco e Rosso, utilizzando come basi vini piemontesi a cominciare dal Moscato Bianco di Canelli. Proprio dal capoluogo piemontese ha inizio lo sviluppo del Vermouth di Torino come lo conosciamo oggi, affascinante aperitivo conviviale. Nel corso degli anni si è assistito all’evoluzione delle tecniche di lavorazione: le nuove hanno affiancato le più antiche e la loro coesistenza continua ancora oggi a preservare e valorizzare la tradizionale produzione di questo prodotto.

Il Vermouth di Torino viene classificato in base al colore (Bianco, Ambrato, Rosato o Rosso) e alla quantità di zucchero impiegata nella sua preparazione (Dry). Il disciplinare prevede anche la tipologia Vermouth di Torino Superiore che si riferisce a prodotti con un titolo alcolometrico non inferiore a 17% vol., realizzati con almeno il 50% di vini piemontesi e aromatizzati con erbe (diverse dall’assenzio) coltivate o raccolte in Piemonte.

L'attività del Consorzio del Vermouth di Torino

Il Consorzio ha per scopo principale la tutela, la promozione, la valorizzazione della denominazione, tutelandone l’informazione al consumatore finale e fornendo assistenza tecnica e formazione professionale alle aziende e ai produttori. Tra i principali compiti, anche l’attività di vigilanza per garantire la corretta applicazione della denominazione Indicazione Geografica ai prodotti consorziati. Tra gli obiettivi c’è anche la collaborazione con istituti e scuole per promuovere iniziative legate alla valorizzazione, all’educazione alimentare e al consumo corretto e responsabile del vermouth.

Dopo oltre vent’anni di lavori, il Consorzio si costituisce nel 2019 per volontà dei produttori di Vermouth di Torino che, consapevoli della necessità di una regolamentazione, definiscono insieme un Disciplinare di produzione approvato dal Decreto del 22 marzo 2017 con cui il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha regolamentato l’indicazione geografica Vermouth di Torino/Vermut di Torino.

Attualmente il Consorzio, presieduto da Roberto Bava, comprende 35 aziende storiche che producono e distribuiscono in tutto il mondo il Vermouth di Torino:
Antica Cantina di Calosso
Antica Torino
Arudi
Bèrto/Antica Distilleria Quaglia
Bosca
Cav. Pietro Bordiga
Calissano
Gruppo Italiano Vini
Carlo Alberto
Carpano/Fratelli Branca Distillerie
Chazalettes
Cinzano/Davide Campari
Giulio Cocchi
Coop. Erbe Aromatiche Pancalieri
D.co Ulrich
Del Professore
Drapò – Turin Vermouth
Ducato
Franco Cavallero Spirits
Gancia & C.
Karminia
Isolabella della Croce
La Canellese
Luigi Vico
Mainardi
Mancino
Martini & Rossi
Antonio Parigi
Peliti’s
Distilleria Revel Chion
Scarpa
Sibona
Sperone
Starlino
Tosti 1820
Vergnano.

 

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