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Martini apre a Milano il temporary bar per brindare ai 160 anni

Martini pop up bar
Fino al 4 luglio il Pop Up Bar aperto ai Dazi proporrà serate all'insegna del bere bene e del divertimento, con una drink list creata per l'occasione con diversi segnature della casa e il Martini 160, il cocktail creato per festeggiare il prestigioso traguardo

Continuano a susseguirsi le iniziative firmate Martini per festeggiare i 160 del marchio. Dopo i Pop Up Sundays, il ciclo di appuntamenti domenicali all’insegna dell’aperitivo made in Italy (leggi Martini festeggia i 160 anni con 5 serate all’insegna dell’aperitivo d’autore) e il lancio della limited edition Maestro 36, il primo vermouth invecchiato della casa (leggi Maestro 36, il vermouth limited edition che celebra i 160 anni di Martini), i festeggiamenti per il prestigioso traguardo proseguono ora con l’apertura del Martini Pop Up Bar a Milano.

Il bar temporaneo, inaugurato lo scorso 22 giugno, sorge in una suggestiva location della città, i Dazi, alle porte di Parco Sempione e dell’Arco della Pace. Aperto fino al prossimo 4 luglio dalle 18 alle 24, propone serate all’insegna del divertimento della musica e, ovviamente, del bere bene.

In carta il drink celebrativo

Per brindare al compleanno è stata creata ad hoc una drink list tra i quali campeggia Martini 160, il cocktail celebrativo preparato con Martini Rosso, Martini Riserva Speciale Bitter, Martini cordial mix (Martini Floreale, Martini Vibrante, Martini Fiero, infuso al passion fruit) e soda al pompelmo rosa. Presenti nella drink list alcune icone dell’aperitivo, interpretate in chiave Martini, come l’Americano (Martini Rosso, Martini Bitter e soda), Americano Riserva (Martini Riserva Speciale Rubino, Martini Riserva Speciale Bitter e soda), Negroni (Martini Rosso, Martini Bitter e Bombay Sapphire Gin), Martini Boulevardier (Martini Riserva Speciale Rubino, Martini Riserva Speciale, Bitter, Santa Teresa 1796 e aromatic bitters).

Così come non mancano proposte come Fiero&Tonic (Martini Fiero e acqua tonica) e drink analcolici o a bassa gradazione realizzati con i no-alcohol spirit della casa, Martini Floreale e Vibrante, come Floreale & Tonic, Vibrante & soda al pomelmo, o Martini in fiore (Martini Floreale, St Germain, succo di mela e cedrata).

Una serata con Radio Deejay

Musica, intrattenimento e special guest arricchiranno ulteriormente le serate che, dopo il party di apertura, hanno un altro appuntamento clou giovedì 29 giugno, quando Pop Up Bar ospiterà Say Waaad?, il programma radiofonico di Radio Deejay che per l’occasione si sposterà dall’iconica Terrazza Martini, location abituale degli ultimi anni, portando con sé un ospite d’eccezione (per partecipare a questa serata occorre iscriversi alla guest list sul sito martinipopupbar.it, mentre per tutte le altre l’accesso è libero e il costo di ogni drink è di 15 euro).

Marco Pezone migliore barista d’Italia e la comunicazione

Marco Pezone Espresso Italiano Champion 2023
Marco Pezone Espresso Italiano Champion 2023
La finale dell’Espresso Italiano Champion organizzata da Iei si è svolta presso Caffè Milani, con 12 partecipanti e ha visto emergere il barista marchigiano.

All’interno della sala corsi dell’elegante struttura di Caffè Milani si è svolta la finale  dell’Espresso Italiano Championship, organizzata Iei - Istituto Espresso Italiano, di cui la Torrefazione di Lipomo (CO) è tra i soci fondatori. Una due giorni che ha visto la partecipazione di 12 professionisti; la sfida ha visto una semifinale martedì 20 giugno con 12 concorrenti e la finale il giorno successivo, con 6 baristi.

Ha vinto Marco Pezone, barista dal 2017 attualmente in forza al Forno Taccalite di Falconara Marittima (AN), che si è aggiudicato il titolo di migliore professionista in tema di espresso e cappuccino italiani. I concorrenti hanno avuto a disposizione 11 minuti per tarare l’attrezzatura, una Classe 20 SB e il macinadosatore Kryo Evo 65 on demand, entrambi di Rancilio, quindi preparare quattro espressi e quattro cappuccini giudicati alla cieca dalla giuria sensoriale. Al secondo posto si è classificato Andrea Nulli di Essse Caffè, al terzo Gabriele Sechi di Altogusto. I tre baristi saliti sul podio parteciperanno alla fase internazionale della gara in programma in ottobre nell’ambito di Host di Milano. 

Nella prima giornata i concorrenti hanno affrontato anche una  nuova rapida prova davanti a due giudici marketing che hanno valutato la loro capacità di comunicare e valorizzare il prodotto. A tale proposito, il neo campione che ha concorso con la miscela Jolly Crema di Jolly Caffè, nel salutare i presenti alle finali ha affermato «dobbiamo cominciare a comunicare con passione e amore il prodotto al cliente finale». Indubbiamente un importante passo avanti di professionalità da parte di chi opera al banco bar ed anche di coinvolgimento del cliente finale e di innalzamento della sua consapevolezza di ciò che è il caffè e della sua qualità.

Da parte sua, Luigi Morello, presidente Iei ha sottolineato come il premio voglia non solo sottolineare la professionalità dei partecipanti, ma soprattutto lanciare «un messaggio verso il mondo esterno e soprattutto ai più giovani riguardo a una professione che cresce e che ha sempre più bisogno di figure preparate e appassionate. Per questo con l’Istituto continuiamo a sensibilizzare la filiera, a partire proprio dalle aziende, a promuovere iniziative di formazione, ma anche di avvicinamento alla professione del barista, come in questo caso, e alle tante altre attività che la filiera dell’espresso italiano offre».

I prodotti presentati in gara hanno rispecchiato i parametri di qualità dell’Istituto Espresso Italiano (IEI): per l’espresso una tazzina con circa 25 millilitri di caffè ornato da una crema consistente e di finissima tessitura, di color nocciola, una bevanda sciropposa con aromi intensi e ricchi di note di fiori, frutta, cioccolato e pan tostato. Per il cappuccino una crema finissima e lucida, con e con un perfetto bilanciamento di aromi del latte e del caffè.

Hanno concorso baristi selezionati da Caffè Milani, Mokador, Jolly Caffè, Costadoro, Torrefazione Saturno, Essse Caffè, Altogusto, La Genovese.

Juice – Liquid Learning: la nuova app di formazione by Compagnia dei Caraibi

Juice - Liquid Learning
Una piattaforma di formazione pensata dai professionisti per i professionisti che parla, con autorevolezza, la lingua dell’intrattenimento. Un percorso di infotainment liquido con classi pratiche, sessioni di storytelling e pillole di management

Juice – Liquid Learning è la nuova piattaforma di formazione sul mondo beverage firmata da Compagnia dei Caraibi. Uno spazio digitale che si sposa perfettamente con il dna di narratore di storie, di brand e di prodotti che in questi primi 28 anni ha guidato il pensiero e l’agire quotidiano dell’azienda, portandola in tutti gli angoli del mondo.

Un’app che già nel nome richiama la metodologia di insegnamento: un percorso di e-learning divertente con lezioni-pillole e approfondimenti dalla durata di pochi minuti, incisive ed efficaci, accessibili ovunque e in qualsiasi momento create insieme ai migliori professionisti del settore, agli ambassador di Compagnia dei Caraibi e ai brand owner.

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Una formazione che parla, con autorevolezza, la lingua dell’intrattenimento

Uno spazio di apprendimento dove la passione alimenta la conoscenza e la conoscenza plasma opportunità e dove i bartender di tutta Italia possono lasciarsi guidare, pillola dopo pillola, alla scoperta dei mondi e dei segreti di spirits, birra e vino, senza dimenticarsi del management.

Una formazione che parla, con autorevolezza, la lingua dell’intrattenimento, dinamica, capace di entusiasmare e di rivolgersi in modo diretto ai professionisti del settore e a chi ama il mondo del beverage.

Classi pratiche, sessioni di storytelling e pillole di management

Un’applicazione nata con l’obiettivo di portare la cultura più profonda del bere nel lavoro di tutti i giorni, che alterna classi più pratiche con gesti tecnici e preparazioni, sessioni di storytelling per imparare a raccontare i prodotti e i brand in modo nuovo e pillole di management, dalla burocrazia alla gestione dei rapporti umani.

Un percorso di infotainment liquido con contenuti on-demand che premia i bartender che completano più corsi di formazione con l’accesso a canvass speciali e la possibilità di acquistare limited edition. Il mondo dei rewards di Juice – Liquid Learning è sempre in divenire, pronto a stupirti!

Non ti resta che iniziare! Goditi un percorso di formazione indimenticabile

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Alberto Marchetti lancia il Gioco del Gelato 

gioco del gelato alberto marchetti
Può un gioco da tavolo accrescere la consapevolezza dei clienti sulla necessità di una lista di ingredienti corta e di qualità? Questa la scommessa del maestro gelatiere 

Alberto Marchetti ha presentato il Gioco del Gelato, un box da 110 carte dedicato a tutti gli amanti di coni e coppette. Questo passatempo ha un obiettivo ben preciso: creare consapevolezza attorno al buon gelato, fatto da una lista di ingredienti corta e di qualità. 

Cos'è il Gioco del Gelato 

Con Il Gioco del Gelato tutti possono trasformarsi in maestri gelatieri per un giorno, destreggiandosi tra ingredienti, sapori e ricette. Si può così imparare che per fare un ottimo gelato bastano davvero pochi ingredienti. Nella scatola ci sono 110 carte, suddivise in carte Cliente, carte Ingrediente e carte Ingrediente Base. Ci sono anche un ricettario e un regolamento. Il mazzo delle carte Cliente, contrassegnate da un simbolo del gelato, sono da mettere al centro del tavolo e vengono rivelate in corso d’opera in modo da formare il “negozio”. A turno, ciascun giocatore decide se preparare un gelato per servire il cliente oppure procurarsi gli ingredienti necessari. Per preparare il gelato il giocatore deve scartare dalla mano gli ingredienti necessari verificando prima la ricetta nel ricettario. Le carte “jolly” possono sostituire qualunque ingrediente. Più gelati dai gusti preferiti dei clienti prepara il giocatore, più punti di vittoria guadagna. Ricettario alla mano, vince ci riesce ad accontentare meglio i clienti preparando i gusti richiesti. 

L'intervista ad Alberto Marchetti 

Da dove nasce l'idea di mettere il gelato al centro di un gioco da tavola? Cosa ha ispirato la formula delle carte? 

Il gelato è la mia passione da sempre e da padre di 3 bambini ho riscoperto da qualche anno i giochi di carte: agili, veloci, portatili, perfetti da giocare a casa, in macchina o con gli amici. Ho voluto realizzare un gioco semplice, che possa essere amati da tutti, non solo dai bambini. Il protagonista è il gelato così come ho sempre cercato di farlo. Sono un convinto sostenitore del gelato semplice. La bontà per me sta nello scegliere ingredienti di alta qualità e freschi, che rievocano emozioni vere come quelle dell'infanzia. Utilizzo pochi ingredienti, selezionati con cura. Il mio gelato è sempre fresco, lavorato e mantecato ogni giorno nelle mie gelaterie. La tradizione alla quale sono legato è quella del gelato piemontese, morbido e cremoso. Nocciola, crema, gianduia, torrone, zabaione non mancano mai sul tabellone. 

Qual è il segreto per ottenere un buon gelato? 

La lista ingredienti corta: solo quello che serve, niente di più. Latte, zucchero, uova, nocciole, cioccolato… ogni materia prima ha le proprie varietà e qualità organolettiche e conoscerle rappresenta il primo passo per la produzione di un gelato semplice e di qualità. 

Qual è l'obiettivo che vuole raggiungere attraverso questo gioco? 

Chi gioca si trasforma in gelataio e deve accontentare i clienti che entrano in negozio. Ognuno ha la (corta!) lista ingredienti che occorre per preparare i gusti e, turno dopo turno, dovrà pescare le carte giuste per lavorare il suo gelato. Fortuna, abilità e strategia sono le chiavi del successo. 

Dare visibilità al mondo del gelato non passa più solo da coni e coppette. Come mai secondo lei? 

Il gelato è amatissimo sia dagli italiani sia dagli stranieri. Fa parte del vissuto delle persone e come tutte le cose che ci sono care, entra nella vita delle persone, perché no, anche sotto forma di gioco. 

Alberto Marchetti lancia il Gioco del Gelato 

gioco del gelato alberto marchetti
Può un gioco da tavolo accrescere la consapevolezza dei clienti sulla necessità di una lista di ingredienti corta e di qualità? Questa la scommessa del maestro gelatiere 

Alberto Marchetti ha presentato il Gioco del Gelato, un box da 110 carte dedicato a tutti gli amanti di coni e coppette. Questo passatempo ha un obiettivo ben preciso: creare consapevolezza attorno al buon gelato, fatto da una lista di ingredienti corta e di qualità. 

Cos'è il Gioco del Gelato 

Con Il Gioco del Gelato tutti possono trasformarsi in maestri gelatieri per un giorno, destreggiandosi tra ingredienti, sapori e ricette. Si può così imparare che per fare un ottimo gelato bastano davvero pochi ingredienti. Nella scatola ci sono 110 carte, suddivise in carte Cliente, carte Ingrediente e carte Ingrediente Base. Ci sono anche un ricettario e un regolamento. Il mazzo delle carte Cliente, contrassegnate da un simbolo del gelato, sono da mettere al centro del tavolo e vengono rivelate in corso d’opera in modo da formare il “negozio”. A turno, ciascun giocatore decide se preparare un gelato per servire il cliente oppure procurarsi gli ingredienti necessari. Per preparare il gelato il giocatore deve scartare dalla mano gli ingredienti necessari verificando prima la ricetta nel ricettario. Le carte “jolly” possono sostituire qualunque ingrediente. Più gelati dai gusti preferiti dei clienti prepara il giocatore, più punti di vittoria guadagna. Ricettario alla mano, vince ci riesce ad accontentare meglio i clienti preparando i gusti richiesti. 

L'intervista ad Alberto Marchetti 

Da dove nasce l'idea di mettere il gelato al centro di un gioco da tavola? Cosa ha ispirato la formula delle carte? 

Il gelato è la mia passione da sempre e da padre di 3 bambini ho riscoperto da qualche anno i giochi di carte: agili, veloci, portatili, perfetti da giocare a casa, in macchina o con gli amici. Ho voluto realizzare un gioco semplice, che possa essere amati da tutti, non solo dai bambini. Il protagonista è il gelato così come ho sempre cercato di farlo. Sono un convinto sostenitore del gelato semplice. La bontà per me sta nello scegliere ingredienti di alta qualità e freschi, che rievocano emozioni vere come quelle dell'infanzia. Utilizzo pochi ingredienti, selezionati con cura. Il mio gelato è sempre fresco, lavorato e mantecato ogni giorno nelle mie gelaterie. La tradizione alla quale sono legato è quella del gelato piemontese, morbido e cremoso. Nocciola, crema, gianduia, torrone, zabaione non mancano mai sul tabellone. 

Qual è il segreto per ottenere un buon gelato? 

La lista ingredienti corta: solo quello che serve, niente di più. Latte, zucchero, uova, nocciole, cioccolato… ogni materia prima ha le proprie varietà e qualità organolettiche e conoscerle rappresenta il primo passo per la produzione di un gelato semplice e di qualità. 

Qual è l'obiettivo che vuole raggiungere attraverso questo gioco? 

Chi gioca si trasforma in gelataio e deve accontentare i clienti che entrano in negozio. Ognuno ha la (corta!) lista ingredienti che occorre per preparare i gusti e, turno dopo turno, dovrà pescare le carte giuste per lavorare il suo gelato. Fortuna, abilità e strategia sono le chiavi del successo. 

Dare visibilità al mondo del gelato non passa più solo da coni e coppette. Come mai secondo lei? 

Il gelato è amatissimo sia dagli italiani sia dagli stranieri. Fa parte del vissuto delle persone e come tutte le cose che ci sono care, entra nella vita delle persone, perché no, anche sotto forma di gioco. 

Inaugurata la nuova sede di Molinari a Roma

Uffici Molinari 1
L'azienda ha aperto nel cuore della Capitale una sede di rappresentanza. Il disegno degli spazi è ispirato al concept della trasparenza, in linea con i valori del brand e del suo iconico prodotto, per favorire l'interazione e la socializzazione dei team di lavoro

Molinari prende casa a Roma. L’azienda ha aperto una sede di rappresentanza in via Bissolati, proprio nel centro della Capitale. I nuovi uffici sono collocati all’interno di un raffinato palazzo razionalista, progettato nel 1939 da Ugo Giovannozzi.

A disegnare gli spazi lo studio di progettazione Crachi secondo un concept basato sull’idea di trasparenza, che rappresenta proprio uno dei valori dell’azienda e del suo iconico prodotto, la Sambuca Extra, creato dal fondatore Angelo Molinari nel 1945.

La nuova sede vuole infatti essere un luogo dove poter interagire visivamente con tutte le persone presenti, compresi gli ospiti, ma è stata concepita anche in funzione di un altro obiettivo: favorire e sviluppare la socializzazione tra team di lavoro anche attraverso la condivisione degli spazi. A questo scopo oltre a grandi sale riunioni sono a disposizione degli ospiti spazi meno formali con divani e poltrone.

«Siamo molto orgogliosi dell’apertura di questi nuovi uffici – ha commentato Inge Molinari, presidente dell’azienda –. La nostra struttura è in espansione e sentivamo l’esigenza di avere nuovi spazi più funzionali». Anche la scelta della location non è stata casuale. «Vuole rappresentare anche un tributo alla nostra storia – ha spiegato -. È in un bar di via Veneto, a pochi passi dalla nostra nuova sede, che negli anni Sessanta il successo della Molinari ebbe inizio».

La nuova struttura si aggiunge a quella di Civitavecchia, città di nascita dell’azienda, dove sono presenti gli uffici amministrativi e lo storico stabilimento produttivo, e alla sede produttiva di Colfelice, in provincia di Frosinone.

A Pasquale Russo l’edizione 2023 della Wine Cocktail Competition

Wine Cocktail Competition 2023 premiazione
Il bartender del 33 di Aversa (Napoli) si aggiudica l'edizione 2023 del contest che promuove l'uso del vino in miscelazione. Il racconto della gara, svoltasi nello storico Palazzo Paternò a Caserta, e le ricette sul podio

Ad accoglierci quest’anno è un palazzo settecentesco, con i suoi cortili, lo stile barocco. È Palazzo Paternò, uno dei più antichi di Caserta: un piccolo gioiello, costruito quasi in contemporanea con la Reggia. Quest’anno è diventato la sede della settima edizione della Wine Cocktail Competition.

Venti i concorrenti in gara, provenienti da tutta Italia, a sfidarsi in una gara dalla formula fedele alle sue origini: tre cocktail da preparare, stessa ricetta, l’uso del vino come ingrediente principale (leggi Scelti i 20 finalisti della Wine Cocktail Competition 2023)

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A giudicarli, una giuria tecnica composta da Salvatore D’Anna (bar manager dell’Archivio Storico e dello Scottojonno di Napoli), Ilaria Bello (proprietaria del Talea di Torvaianica e brand ambassador Fabbri 1905), Francesca Gentile del Funi 1898 di Montecatini Terme, Francesco Drago del Riva Cocktail Bar di Trani, più una giuria di comunicazione composta dal sottoscritto e dalla collega Laura Ferrante di Caserta Web.

Il vino nella miscelazione contemporanea

L’edizione di quest’anno, presentata dal bartender Francesco Conte e dalla rappresentante di Telethon Melina Cortese, ha confermato un trend che già si osservava da tempo: il vino è modellato nelle tante forme dettate dalla miscelazione moderna: dalla creazione di sode, ai tanti shrub e sciroppi, fino a un impensato binomio con il caffè preparato in Aeropress.

Tra le soluzioni più strane, c’è il Vino di Banana di Giovanni Curcio dell’Arienzo al Corso di Salerno. Al centro del drink c’è un fermentato al frutto esotico preparato in tre giorni e perfezionato in anfora, capace di combinarsi alla perfezione con uno spumante Maria Cristina metodo classico, ben supportato da vodka, cordiale homemade alle foglie di fico e Angostura bitter. Servito un un’elegante flute, si è rivelata un’ottima soluzione creativa, per un terzo posto meritato.

Nel sorseggiarlo, pensavamo alla strana combinazione tra il classicismo dell’arredo attorno a noi e la modernità della mixology proposta in gara. È lo stesso contrasto che ritroviamo nel Mummarella di Vincenzo Palumbo de L’Antiquario di Napoli, secondo classificato: ispirato all’antica tradizione degli acquafrescai napoletani, il drink si dimostra semplice e complesso, tradizionale e moderno, allo stesso tempo. Un Greco di Tufo Nestore di Tenuta Cavalier Pepe, esaltato nelle tonalità da un cordiale homemade al liquore Strega e basilico, rifinito da una soda all’oleo saccarum e agrumi. Ne esce un miscelato dalle componenti base semplici, fresche, quasi basilari, quanto capaci di sorprendere con note di una complessità non scontate. Premiato anche come migliore decorazione, grazie a un suggestivo bicchiere in terracotta.

Tributo al vino nel cocktail vincitore

Ma la cura di ogni minimo dettaglio è stata protagonista anche nel signature che ha vinto questa edizione: Change di Pasquale Russo del 33 di Aversa (Napoli). Qui il tema del vino si è dimostrato onnipresente in ogni aspetto del drink: dal bicchiere ricavato dal fondo della bottiglia e bordato con il sughero del tappo, alla tintura homemade ricavata dal legno di vite, fino a un cordiale realizzato con foglie di vite e mosto.

Solitamente, l’abbondanza di fermentati artigianali può danneggiare l’equilibrio di un drink, portando a diversi vicoli cechi nell’ideazione di una proposta in competizione, tuttavia il bartender aversano è stato capace di conservare l’armonia dei sentori, supportando ed esaltando con sapienza le due basi, composte da un bianco Falerno del Massico Doc e un’acquavite di uva bianca. Un risultato davvero notevole, per un meritatissimo primo posto.

Vincitore del Premio alla Comunicazione è stato Stefano Armando Gargiulo dell’Inn Beach Resort di Paestum (Salerno), autore di una simpatica rivisitazione musicale del brano Miss Nostalgia degli Stadio.

Cresce la cultura del vino in mixology, la competition. E la solidarietà

Salutiamo Palazzo Paternò e la sua magia sospesa nel tempo, salutiamo il patron Renato Pinfildi (co-proprietario dell’Hide Speakeasy e del Cafè du Monde di Caserta), ce ne andiamo soddisfatti: la Wine Cocktail Competition ha dimostrato ancora una volta i grandi passi in avanti della miscelazione nostrana. Nel farlo, non dimentichiamo la nostra donazione a Telethon, da sempre a fianco della manifestazione: quest’anno sono stati raccolti più di 1100 euro. Una buona tradizione, che aiuta il progresso.

Le ricette della Wine Cocktail Competition

Change di Pasquale Russo

 


Ingredienti:
30 ml Falerno del Massico Doc bianco 1880, 30 ml UÈ Acquavite di uva bianca Nonino, 10 ml tintura di legno di vite home made*, 45 ml di cordiale ossidato di foglie di vite e mosto home made**
*
Tintura di legno di vite: 500 g legno di vite secco, 500 g vodka neutra a 50 vol, messo in macerazione 50 giorni
** Cordiale: 600 g di acqua infusa alle foglie di vite, 400 g di Falerno del Massico Bianco ossidato 15 giorni, 200 g mosto d'uva cotto, 100 g di zucchero, 2 g acido citrico, 3 g acido malico, 12 g acido ascorbico, 2 g acido tartarico
Preparazione:
strain

Mummarella di Vincenzo Palumbo
Ingredienti:
45 ml Nestore Greco di Tufo Docg, 22,5 ml cordiale al liquore Strega e Basilico home made*, top di soda agli agrumi home made**
* Cordiale al liquore Strega e Basilico: infuso di basilico in liquore Strega, bilanciato con acqua, zucchero e acido citrico.
**Soda agli agrumi: soda con acqua aromatizzata all’oleo saccarum di agrumi misti e succo
Preparazione:
build

Vino di Banana di Giovanni Curcio
Ingredienti:
40 ml Maria Cristina spumante metodo classico 24 mesi Oltrepo pavese Doc pinot nero, 15 ml Vodka Ciroc, 30 ml vino di banana home made*, 65 ml di cordiale alle foglie di fico home made**, 2 dash di Angostura Bitter
* Vino di banana: 150 g di banane mature intere, 100 g di zucchero, 1 l di acqua lasciati in un barattolo aperto, coperto da un panno per qualche giorno per avviare la fermentazione spontanea della durata di 2 giorni. Controllare che non fermenti troppo, trasferire poi in anfora con gorgogliatore e lasciar riposare per altri 3 giorni. Filtrare e imbottigliare con tappo a pressione
** Cordiale alle foglie di fico: 5 g foglie di fico, 1 l acqua, 100 g zucchero e acido citrico per raggiungere lo 0,5% sul totale. Cuocere in vaso chiuso ermeticamente per 10 minuti a bagnomaria
Preparazione:
shake & strain

Bio e dai gusti originali: i mixer Galvanina

mixer bio Galvanina
Cinque toniche e quattro sodate compongono la linea dedicata alla mixology. Prodotti versatili, dalle sfumature aromatiche originali e insolite per dare vita a creazioni alcoliche e analcoliche. Come mostrano le ricette di Emanuele Broccatelli

Gusto pulito, con sfumature aromatiche originali e insolite, effervescenza persistente, 100% bio. Sono le caratteristiche della gamma di mixer di Galvanina, storica realtà del beverage, nata all’inizio del secolo scorso e attiva nel settore delle acque minerali e delle bevande.

Una gamma dedicata alla miscelazione, che spicca per la freschezza, la versatilità e i sapori ricercati dei prodotti, pensati per dare un tocco di gusto in più a cocktail alcolici e analcolici. Nove le referenze che la compongono, cinque toniche e quattro sodate, tutte preparate con materie prime di qualità, accuratamente selezionate e rigorosamente biologiche, e proposte in bottiglietta di vetro in formato 20 cl.

Le toniche

La gamma di toniche, comprende la Classica, caratterizzata dal equilibrio perfetto tra nota amara e acidità, che la rende adatta a ogni tipologia di gin, e quattro referenze aromatizzate. Mediterranea, dalle fragranze ben bilanciate e dalla balsamicità accattivante, ideale per unirsi a vodka e gin agrumati e floreali. Italiana, dal sapore delicato e non invasivo, dal quale emergono note di bergamotto e basilico, che conferiscono eleganza, e la rendono perfetta per unirsi a gin London dry, vermouth rosso, liquori e aperitivi. Mandrino verde, dal gusto originale dato dalla particolarità dell’agrume e dalla sua spiccata freschezza, che ne fanno un prodotto per la miscelazione più ricercata e creativa, sposandosi bene con London dry, gin con botaniche decise e vodka. Pompelmo giallo, decisa e ricercata, con un graffio sugli eleganti amaricanti del pompelmo, e molto versatile, abbinandosi bene a gin e tequila.

Le sodate

Non minore varietà e originalità di gusti presentano le quattro sodate. Bitter Lemon, caratterizzata dall’intensità del profumo e del sapore dei limoni di Sicilia con i quali è preparata, esaltata dalla perdurante effervescenza, e ideale per unirsi a gin e vodka. Cola Ginger, un’originale cola impreziosita dal sottile sapore di zenzero, adatta per miscelarsi a distillati “oro” e per il twist di ricette classiche e tropical. Ginger Beer, dal gusto potente, grazie alla piccantezza dell’estratto di radice di zenzero e succo della radice e impreziosito dall’aroma di lemongrass, anch’essa indicata per la rivisitazione di ricette classiche e tropical e per combinarsi con miscelati oro, ma anche bianchi. Pompelmo rosa, dalla dolce e profumata nota floreale che si sprigiona con avvolgente intensità e dal retrogusto piacevolmente amarognolo, attenuato dalla nota dolce della variante rosa dell’agrume e ideale per un Paloma e cocktail a base tequila.

Le ricette di Emanuele Broccatelli

Della dimostrazione delle infinite possibilità offerto dai mixer Galvanina in miscelazione ha dato prova la drink list creata da Emanuele Broccatelli, Liquid Consultant al W Rome, per il marchio, in collaborazione con Drink It e Distillerie Capitoline, azienda specializzata nella produzione di liquori e distillati a base di ingredienti del Lazio, presentata in occasione del Bar Show di Roma. Sei ricette, quattro alcoliche e due analcoliche, dove le varie bevande sono state abbinate a gin, amari e liquori, dando vita a creazioni, facili da replicare, che hanno tccato profili di gusto diversi.

The Ginger Side
Ingredienti:
50 ml Amaro Perfetto, 15 ml succo di limone, top Ginger Beer Galvanina
Preparazione:
build

All’italiana
Ingredienti:
50 ml Aperitivo, top Tonica Mandarino verde Galvanina
Preparazione:
build

Isolabella
Ingredienti:
50 ml Raizes, 20 ml succo di mandarino, 10 ml zucchero, top Tonica Mediterranea Galvanina
Preparazione:
build

Viscio Pop
Ingredienti:
50 ml Visciolata, shrub aceto di lamponi, top Pompelmo rosa Galvanina
Preparazione:
build

Berga Bomb
Ingredienti:
50ml Er Gin, 20 ml succo di limone, 10 ml sciroppo di agrumi, top Tonica Italiana Galvanina
Preparazione:
build

Root Crush
Ingredienti:
50 ml Amaro Distillerie Capitoline, 10 ml succo di lime, 5 ml Sciroppo 5 spezie, top Cola Ginger Galvanina
Preparazione:
build

Thyme Warp
Ingredienti:
30 ml succo di limone, 15 ml sciroppo di timo, top Tonica Pompelmo giallo Galvanina
Preparazione:
build

Vanilla Blitz
Ingredienti:
succo di passion fruit, sciroppo di vaniglia, top bitter Lemon Galvanina
Preparazione:
build

Dalla Corte organizza ad Atene il World Espresso Championship

Dalla Corte World Espresso Championship
Il giorno dopo la chiusura del Woc, i migliori baristi dei campionati mondiali brewers e barista concorrono tra loro per un premio di 4mila euro.

Domenica 25 giugno Dalla Corte appuntamento ai finalisti mondiali dei campionati brewers e barista del circuito Sca che hanno gareggiato nell’ambito del Woc di Atene (in programma fino al 24 di giugno, quando verranno decretati i vincitori delle 4 categorie in gara) presso il 360 Cocktail bar di Atene.

Dalle 15,00 prende il via il World Espresso Championsip, una competizione e eliminazione diretta per selezionare il migliore barista al mondo nella preparazione dell’espresso. Il premio finale è di 4mila euro, dunque ci si aspetta una nutrita partecipazione e grande coinvolgimento di tutti i partecipanti. 

In un luogo vivace con interni in stile industriale e un giardino sul tetto dove si gustano cocktail d’autore ed eccellenti caffè, i concorrenti avranno a propria disposizione una macchina espresso Dalla Corte Zero con l'innovativa Estrazione Freestyle. Questa funzione consente di modificare la portata dell'acqua durante l'estrazione per estrarre diversi aromi e proprietà organolettiche, dando vita a un'esperienza di espresso unica.

Ogni round vedrà estratti due concorrenti che dovranno preparare simultaneamente il loro espresso. Con soli 15 minuti per creare la loro ricetta, hanno poi 6 minuti per preparare, estrarre e presentare quattro tazzine di espresso identiche tra loro. Tre degli espressi verranno presentati alla giuria, mentre un quarto viene degustato dal concorrente. I giudici, senza scheda di valutazione o criteri formali, valutano alla cieca ogni espresso e fanno la propria valutazione su quale sia il migliore: al tre, tutti i giudici indicano il loro caffè preferito, con il vincitore che passa al round successivo e il perdente eliminato dalla gara. Il gran finale vedrà il vincitore andarsene con l'ambìto premio. 

A rendere possibile e dare eco alla manifestazione concorrono il distributore locale e partner in Grecia Eurogat; in campo ci saranno i macinacaffè di Mahlkönig e il caffè di Wisecup Coffee Roasters. Anche Puq Press e BWT daranno il loro supporto per garantire che l'evento si svolga in modo fluido ed efficiente. Perfect Daily Grind fornirà copertura dell’evento.

Gelato e luxury experience: una leva per i punti vendita?

Byakuya gelato cr. Twitter
Dopo la notizia del gelato giapponese da oltre seimila euro, abbiamo chiesto a Roberto Lobrano di analizzare il fenomeno

«Le luxury experience legate al gelato potrebbero essere utilizzate per riposizionare un prodotto considerato di poco prezzo». Roberto Lobrano, gelatiere, esperto e formatore, commenta così la notizia che ha fatto alzare più di un sopracciglio nel mondo della gelateria. È di qualche tempo fa la notizia della messa in commercio di Byakuya, quello che il Guinness dei primati ha definito il gelato più costoso al mondo. Infatti, una pallina di questo gusto costa 6.211 euro.

Il caso Byakuya

Il gusto Byakuya (dal nome del personaggio della serie manga e anime Bleach) è stato realizzato dall’azienda giapponese Cellato con la collaborazione dello chef Tadayoshi Yamada, il capo chef di RiVi, un ristorante di Osaka noto per la sua cucina fusion. Gli ingredienti usati per confezionarlo sono: il tartufo bianco di Alba, il Parmigiano Reggiano e il sake kasu, oltre all’aggiunta di una foglia d’oro edibile. C'è voluto un anno mezzo di lavoro per perfezionare quello che oggi è diventato il gusto più costoso al mondo.

L'intervista a Roberto Lobrano: «Emergere in un ambiente competitivo»

Gelato e luxury experience: il fenomeno è in espansione anche da noi. Come interpreta il trend?

Si tratta di operazioni di marketing importanti, pensate per poter emergere in un ambiente molto competitivo, dove il gelato è considerato un prodotto di poco prezzo. Utilizzare la leva luxury riposiziona il prodotto e fa parlare del settore e della gelateria. Difficile, però, che un prodotto simile abbia un senso da un punto di vista economico. Ma, anche se la materia può essere molto costosa, non è su quello che si fa margine.

In che senso?

Se utilizzo la foglia oro o ingredienti cari all'origine, sto facendo un'operazione di marketing con alle spalle ingredienti di alto valore. Inoltre, non è detto che ingredienti cari facciano un gelato dall'esperienza sensoriale corretta.

Cosa è necessario fare per valorizzare il prodotto gelato?

La percezione del gelato fatto con ingredienti naturali di alta qualità dovrebbe essere equiparata a quella dei prodotti gastronomici. Ma questo aspetto dipende anche da chi fa il gelato e dall'esperienza che ha alle spalle. Un conto è che lo faccia un gelatiere sconosciuto, un altro se a farlo è Carlo Cracco. In quel caso, si arriverebbe a legittimare anche un prezzo alto per il cono.

Bee’s Knees, lo speakeasy giapponese che non c’entra con il Giappone

Bee's Knees
Toru Ariyoshi, bar manager del Bee's Knees di Kyoto. Courtesy Maurizio Marassi
Disaronno ha portato in Italia Toru Ariyoshi, bar manager del Bee's Knees di Kyoto, stabilmente nei 50 best dell'Asia. Con un format che strizza l'occhio ai turisti occidentali...

Controcorrente: è la costante che ha caratterizzato il ventennale percorso professionale di Toru Ariyoshi, 42enne giramondo, bar manager del Bee's Knees di Kyoto, piccolo speakeasy (ha solo 20 posti) che si è saputo ritagliare stabilmente un posto tra i 50 migliori bar dell'Asia secondo The World's 50 best bars.

Disaronno l'ha invitato in Italia per far conoscere il suo stile di miscelazione, basato su una rivisitazione dei grandi classici a colpi di instagrammabilità e giocosità. L'abbiamo incontrato al termine della sua guest da Officina Milano per farci raccontare come ha scalato le classifiche mondiali.

L'obiettivo di Toru, oggi, è portare il Bee's Knees tra i migliori 50 del mondo. Con un locale che si discosta da quello dei grandi cocktail bar giapponesi, tutti servizio impeccabile e stile distaccato.
Del resto, competere e fare diverso dagli altri sono i due binari su cui Toru viaggia da sempre.

A cominciare da quando, nel 2008, si è trasferito a Las Vegas per imparare, da autodidatta, l'arte del flair bartending, in Giappone quasi sconosciuta. Per dieci anni viaggia in giro per il mondo, partecipando a oltre 100 competizioni internazionali, per poi rientrare a Tokyo quando capisce che il flair sta perdendo appeal e lui la voglia di gareggiare.

La scommessa del Bee's Knees

Nl 2018 accetta la scommessa del Bee's Knees: portare l'alta miscelazione a Kyoto, città quasi a digiuno di "cocktail culture".

L'intuizione? Creare, nella città più giapponese del Giappone, meta di tutti i turisti stranieri che visitano il Paese, un angolo d'America: uno speakeasy dove gli occidentali, dopo aver fatto il pieno di pagode, templi e cene kaiseki, possano "tornare a casa", rifugiandosi in un american bar d'altri tempi dove bere grandi classici rivisitati in chiave contemporanea con l'aggiunta di effetti wow. «Il 99% dei nostri clienti sono turisti occidentali» spiega Toru.

Il Bee's Knees strizza l'occhio agli anglofili già dal nome: che è si il nome di un cocktail al miele che fa parte della lista Iba molto in voga durante il Proibizionismo (naturalmente presente nel menu e naturalmente il best seller del locale), ma che è altresì un'espressione inglese che significa "il meglio del meglio".

L'ironia e l'eccentricità sono il filo conduttore del locale fin dall'ingresso, una porta gialla con la scritta "The bookstore". In lista il "Not godfather", con il fumo che esce dal cappello, o il "Samurai Highball", due dei drink presentati a Milano.

Se andate a Kyoto, non è detto che troviate Toru dietro il bancone: per buona parte del tempo è in viaggio, a fare guest o trovare guest da portare a Kyoto (tra gli ospiti di quest'anno c'è stato anche Patrick Pistolesi): è così che si scalano le classifiche...

 

Mixology con Nespresso al Romeo Bistrot & Cocktail Bar

Nespresso Romeo Verona
La linea di capsule professionali del noto brand diventano protagoniste di alcune creazioni nella carta del locale firmate da Andrea Cason. Una collaborazione che punta a esplorare nuove possibilità per la coffee mixology

Dalla capsula allo shaker. Il caffè di Nepresso incontra la mixology di Romeo Bistrot & Cocktail Bar, locale aperto nel cuore di Verona nel 2020. Una collaborazione che nasce dalla voglia di portare la coffee mixology ad alti livelli, ma anche dalla presenza sempre più importante dell'azienda nel settore dell'horeca.

Conosciuta soprattutto per il consumo a casa, Nespresso non è nuova nel mondo b2b: la sua linea per professionisti, che oggi conta una ventina di referenze, è nata nel 1994. E al momento sono circa duemila gli indirizzi (dagli hotel ai ristoranti) che utilizzano le capsule Nespresso. Dall'autunno 2022 c'è stato però un passo avanti, con la creazione dei Top Outlet: locali con cui viene stretta una collaborazione intensa e biunivoca, che prevede per esempio l'inserimento del logo Nespresso (pur nel massimo rispetto dell'identità del locale). Sono quattro in tutta Italia: Spoon a Milano, Circolo Vittorio a Roma, Phi Beach in Sardegna e appunto Romeo a Verona.

Il caffè nei drink e nel food

Andrea Cason, tra i fondatori di Romeo e della Bartenders Academy Italia, ha studiato nuovi e curiosi abbinamenti per dare una nuova vita al caffè nei drink e nel food. Ne è nato così un signature drink entrato nella carta del bistrot (il locale, dalle atmosfere di giungla urbana, si sviluppa anche con un cocktail bar al piano superiore) che si chiama What else?, citando George Clooney nello spot di Nespresso. Gli ingredienti? Ketel One Vodka, liquore Mastiha Skinos, caramello salato, Nespresso Ristretto e Mole Bitters. Una rilettura del classico Espresso Martini dalle note inusuali.

Per questa estate Cason ha deciso poi di esplorare il caffè Nespresso con un tocco esotico e ha messo a punto un drink stagionale che viene proposto in abbinamento a una tapa creata ad hoc (il costo del pairing è 15 euro). Sia nel piatto sia nel bicchiere c'è il caffè: il cocktail è un sorprendente mix di Savoia Americano, liquore alla banana e Nespresso Ice Intenso, è preparato usando Nespresso Barista e alla vista richiama immediatamente il caffè shakerato, grande protagonista dei mesi più caldi. Dalla cucina esce invece una colorata tapa di gamberi alla catalana con crema di caffè Nespresso Peru Organic, mango, latte di cocco e chips di platano fritto. Un matrimonio che incuriosisce e convince.

Sdoganare il caffè nei cocktail

«Lo scoglio è riuscire a sdoganare il caffè anche nei cocktail, oltre che come dopo pasto e al mattino», spiega Cason, che in mixology lo usa sia in polvere (rompendo le capsule), sia una volta erogato, sia recuperando i fondi esausti dalle capsule usate. Grazie alla varietà di referenze della linea Nespresso Professional, inoltre, il barman ha a disposizione caffè con caratteristiche molto diverse tra loro: se il Nespresso Ristretto, per esempio, è un mix intenso di Arabica e Robusta, il Nespresso Peru Organic è un caffè Arabica biologico chiaro e con note fruttate, mentre Nespresso Ice (nelle varianti Leggero e Intenso) è pensato specificatamente per le preparazioni fredde.

«I nostri caffè di altissima qualità, e la grande varietà di oltre venti miscele diverse per il settore Professional, sono il complemento perfetto per la realizzazione di cocktail sofisticati e innovativi», commenta Dario Sacco, direttore commerciale b2b di Nespresso. «Siamo costantemente ispirati e assolutamente sorpresi dalle creazioni che i mixologist sviluppano utilizzando le nostre capsule. La nostra collaborazione con Romeo ci permette di esplorare nuove frontiere nel mondo del caffè, portando un’offerta di degustazione senza precedenti ai nostri clienti».

Una ricca carta di caffè

Grazie alla partnership con Nespresso Romeo ha inoltre una ricca carta di caffè, resa possibile dall'uso delle capsule. Abbandonare la macchina da espresso, per un bistrot che non fa abbastanza tazzine da giustificarla, è stata infatti una scelta quasi obbligata. Il passaggio alle capsule permette di avere un risultato sempre costante (senza problemi di ossidazione dei grani, di manutenzione della macchina e così via) e dà ai clienti la possibilità di scegliere tra diverse tipologie di miscele.

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