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Buenos Aires da Bere

Tres Monos

Buenos Aires, situata sulla sponda occiden­tale del Río de la Plata, sulla costa sud-orienta­le, è la città più visitata del Sud America. È nota per la sua architettura europea eclettica e per la sua eterogenea composizione etnica, dovuta al grande afflusso di immigrati tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo, provenienti in particolare dall’Italia e dalla Spagna. Stimolata dall’arrivo degli europei, la scena dei cocktail bar a Buenos Aires ha una ricca storia che risale a un secolo fa.

L’argentino Sebastián “Seba” Atienza, pro­prietario dei bar Tres Monos e La Uat di Buenos Aires, descrive così l’evoluzione della cultu­ra del bere nella sua città: «Credo che Buenos Aires sia diventata la capitale dell’industria dei cocktail latino-americani grazie alla forte immigrazione italiana e spagnola del passato. Negli anni Cinquanta abbiamo avuto alcuni dei più importanti personaggi di riferimento del bartending mondiale, tra cui Santiago Pichin Policastro, che ha scritto il libro “Magic Drin­ks”. Alla fine degli anni ‘90, Buenos Aires ha iniziato la sua seconda età dell’oro nel settore dei drink grazie a locali come il Gran Bar Dan­zón, dove hanno esordito gli eroi del bartending locale Tato Giovannoni e Inés De Los Santos. Poi è stata la volta del Mundo Bizzaro di Pablo Piñata, che ha ispirato l’apertura di Tres Mo­nos». Di seguito vi proponiamo un viaggio tra i migliori cocktail bar di Buenos Aires, parten­do da un noto bar in cui in passato Sebastián era l’head bartender, e concludendo la serata al Tres Monos e a La Uat, di proprietà di Seba. Si unisce a noi Sorrel Moseley-Williams, gior­nalista e sommelier inglese, in Argentina dal 2006, presidente dei World’s 50 Best Bars per il Sud America e profonda conoscitrice della realtà locale.

Floreria Atlantico

Iniziamo dal quartiere Retiro di Buenos Aires, noto per i suoi negozi di alto livello, i sontuosi edifici residenziali, i vicini terminal ferroviari e l’antica zona delle banchine marit­time, che un secolo fa rappresentava il punto di ingresso principale per milioni di immigrati. Sempre a Retiro si trova Florería Atlántico, un bar che si ispira al forte carattere multicultu­rale di Buenos Aires. Florería Atlántico è stato fondato dieci anni fa da Renato “Tato” Giovan­noni, uno dei più noti barman del Sud America. Premiato come Miglior Bartender a The Wor­ld’s 50 Best Bars nel 2020, Tato è cresciuto a Pinamar, una cittadina costiera a sud di Buenos Aires, e ha iniziato la sua carriera nel settore dell’ospitalità nel bar del padre. L’interesse per il cinema lo ha portato a studiare alla New York Film Academy, ma i bei ricordi di quando era barista in riva al mare argentino erano sempre presenti nella mente di Tato. Così, all’inizio degli anni 2000 è tornato nella sua terra natale e ha iniziato a lavorare al Gran Bar Danzón, di ispirazione newyorkese, facendo il barman al fianco di Inés De Los Santos, la talentuo­sa mixologist responsabile di altri due bar che visiteremo in questo tour. Dopo le esperienze come barman al Sucre e all’Hotel Faena, Tato voleva creare qualcosa di veramente suo. Nel 2013, Tato e la socia Aline Vargas hanno aperto Florería Atlántico.

Al bar si accede passsando per un negozio che vende fiori e vini. Mentre nelle prime ore della sera, l’ingresso segreto del cocktail bar al piano inferiore diventa accessibile attraverso la porta di un frigorifero. Scendendo le sca­le, vediamo le pareti adornate da incantevoli creature marine mitologiche, disegnate a mano dall’artista Tato, e il personale che indossa ma­gliette a righe in stile marinaro. La sensazione è di essere finiti in una taverna di mare d’altri tempi. Il servizio è effettuato su uno dei banco­ni più grandi al mondo. Si parla di 18 metri di lunghezza per 27 posti. Florería Atlántico attira persone del posto, ma è anche apprezzata dal pubblico internazionale, sia dai consumatori sia dalla industry, e attualmente è al 18° posto nella classifica di The World’s 50 Best Bars. Per i primi sei anni, il menu dei cocktail della Florería Atlántico era esclusivamente dedicato ai Paesi con il maggior afflusso di immigrati in Argentina all’inizio del XX secolo: Italia, Spa­gna, Francia, Polonia e Inghilterra. Nell’ultimo menu “Pueblos Originarios”, giunto al secondo volume, l’attenzione è invece rivolta alle colo­nie e alle città native dell’Argentina. Secon­do Tato: «Alcune colonie hanno avuto grande successo e sono diventate città fiorenti, mentre altre, come la colonia belga di Ostenda, sono fallite. Tuttavia, ognuna di queste colonie, al­cune create anche da un mix di nazionalità, ha una storia da raccontare, cosa che speriamo di fare attraverso i nostri nuovi signature cocktail alla Floreria». La co-fondatrice Aline Vargas è molto soddisfatta dell’ultimo menu, frutto di un lavoro di squadra: «Anche se curato da Tato, sono stati i “Marineros” a dedicare sette mesi alla ricerca, allo studio e all’approfondimento di tutte le popolazioni native del Paese e dei loro prodotti. Io e Tato siamo molto orgogliosi del lavoro che hanno svolto, perché sono mag­giormente responsabilizzati e ciò li mette in condizione di crescere come bartender».

Trade

Non lontano da Florería Atlántico si trova Trade, dove si può ammirare il tramonto dal rooftop più spettacolare di Buenos Aires. Con i suoi drink, principalmente da aperitivo, e la sua vista unica, non sorprende che Time Out lo abbia classificato tra i migliori rooftop bar del mondo. Il cofondatore Andrés Rolando, che ha già riscosso successo nella scena gastronomica locale con Uptown e Nicky Harrison, voleva creare qualcosa che secondo lui mancava a Buenos Aires: un grande rooftop bar. Secondo Andrés «Trade è un bar che attira molti turisti, ma credo anche che sia un luogo dove il por­teño, il cittadino di Buenos Aires, possa risco­prire la sua città». Sebbene la maggior parte dei clienti sia attirata dal rooftop al 22° piano, ide­ale per Instagram, e dai suoi drink più leggeri come Spritz e Gin Tonic, al Trade trova spazio anche un bar più intimo, tre piani più sotto, che serve “drink da meditazione”.

Niño Gordo

Ci spostiamo a 20 minuti di taxi verso la zona di Palermo, l’epicentro della vita notturna di Buenos Aires per visitare il Niño Gordo, un locale che sposa buon cibo a buoni drink. In una città che offre ristoranti di fama mondiale come El Preferido, Don Julio e Mishiguene, è una vera sfida distinguersi nella folla gastronomica, ma i due soci Germán Sitz e Pedro Peña ci sono riusciti. I due hanno seguito percorsi simili per dieci anni, la­vorando in cucina in Argentina e nel mondo, per poi unire le forze e aprire alcuni ristoranti a Buenos Aires. Il locale di maggior successo è Niño Gordo, un hotspot culinario alla moda che abbina le specialità alla griglia asiatiche ai sapori di Buenos Aires. Prima di aprire Niño Gordo, Pedro ha fatto prati­ca per 4 mesi nelle migliori cucine della Corea e del Giappone, in modo da potere applicarne le tecniche alla carne argentina. L’obiet­tivo dei due imprenditori è far sperimentare agli ospiti un viaggio in Asia fin dal momento in cui mettono piede nel ristorante, con un set molto scenografico caratterizzato da luci al neon rosse e da elementi di design tratti dalla cultura pop asiatica. In effetti, Germán ammette che il progetto è stato interamente guidato dal marketing: «Quando abbiamo aperto il ristorante volevo che tutti coloro che entravano si scattassero un selfie e lo condividessero su Instagram, perché sapevamo che sarebbe servito a far crescere l’attività». Ma oltre all’aspetto fotogenico, è l’inedita proposta fusion asiatico-argentina, finora sconosciuta a Buenos Aires, a far tornare la gente al Niño Gordo.

Il piatto signature è il Katsu Sando, con la steak argentina di alta qualità proveniente dalla fattoria della famiglia di Germán a La Pampa, tonkatsu e maionese giapponese tra due fette di pan brioche. Abbinandolo al Takechi Kitano, un drink stile Collins con gin, succo di litchi, succo di limone, soda e una spruzzata di Malbec argentino, è quel genere di pairing capace di convincere anche i più scettici all’idea di fondere i sapori argentini con quelli asiatici.

Cochinchina

Dopo il Niño Gordo ci dirigiamo al CoChin­China, un altro locale Asian-fusion nel quartie­re Palermo. Lanciato dalla leggenda del settore Inés De Los Santos, CoChinChina prende il nome dalla parte più meridionale del Vietnam, un tempo colonia francese. Inés ha avuto l’idea di CoChinChina du­rante la pandemia: «Ho visitato per la prima volta lo spazio durante la quarantena, e ho iniziato a pensa­re a quale tipo di bar creare. Ma considerata la situazione del lock­down, ho iniziato a sognare di viaggiare e il mio primo pensiero è stato quello di visitare la Francia, probabilmente perché mio marito è francese e lo era anche mio padre. Ma a un certo punto, visto che di sogni si trattava, ho pensato di andare ancora più in là: in Asia»! E così che Inés è riuscita a riunire il meglio di due mondi: i sapori del sud del Vietnam e il suo amore per la Francia.

Al piano superiore del locale si trova l’ele­gante Arriba, uno spazio più intimo e rilassato, incentrato su cocktail sofisticati che richiedono più tempo per la preparazione. Uno dei drink di punta del menu è il El Derty, un Dirty Mar­tini con gin Tanqueray, salamoia di capperi e vermouth Torrontés extra dry dell’amico di lunga data Tato Giovannoni. In soli due anni dall’apertura, CoChinChina ha ricevuto diver­si riconoscimenti internazionali, tra cui il 42° posto nella classifica di The World’s 50 Best Bars 2022. Inés ha condiviso le sue riflessio­ni sul successo del bar: «Sono molto contenta dei nostri risultati, di vedere il team felice, di festeggiare e di capire che il loro sforzo quo­tidiano viene riconosciu­to». Inés, che si è anche classificata al 33° posto nell’edizione 2023 del­la Bar World 100 list di Drinks International, è orgogliosa di essere una delle esponenti di spicco delle donne barman in Sud America. Ogni gior­no ci sono più donne nel settore, ma la strada da percorrere è ancora lun­ga. Sono molto felice di rappresentare le donne, perché lavoro duramente da molti anni». Inés non è una che si adagia sugli allori, infatti ha aperto il concept giapponese Ko­na, con un ristorante al piano terra che propone la cucina della chef stel­lata Narda Lepes e un bar al primo piano con le creazioni liquide di De La Santos. Oltre a Narda e Inés, il progetto di Kona è firmato da architetti e designer donne.

«Aprendo Kona con la sua amica Narda, una potenza gastronomica, Inés continua a dimostrare la sua incredibile capacità di entusiasmare i consu­matori e di ispirare la prossima generazione di donne che si affacciano sul mondo del lavoro», aggiunge la giornalista Sorrel.

El Limón

A 10 minuti a piedi da CoChinChina si trova El Limón, bar di quartiere per eccellenza creato da Lucas López Dáv­alos, da vent’anni nel circuito dei bar di Buenos Aires. Pro­prio come l’ABV di San Francisco, El Limón attira come una calamita grazie alla sua grande finestra aperta a destra dell’ingresso che permette sia di sbirciare all’interno per osservare l’azione al banco del bar, sia ai bartender di interagire con gli ospiti all’esterno. L’atmosfera rilassata e tranquilla del locale, unita a una lista di drink concisa ma deliziosa, potrebbe spingere l’ospite a cercare un appartamento a Palermo, solo per poter chiamare El Limón il suo bar di quartiere. A rendere ancora più accogliente l’atmosfera di El Limón è il banco del bar, che si trova alla stessa altezza delle postazioni di lavoro, crean­do così maggiore sintonia e contatto visivo con il team del bar.

Tres Monos

Nessun viaggio nel quartiere di Palermo può dirsi completo senza una visita al Tres Monos, inaugurato nel 2019 da Sebastián Atienza e Charly Aguinsky a cui si è recentemente ag­giunto un terzo collaboratore, Gustavo Vocke. Il nome Tres Monos si ispira alle tre scimmiette sagge della cultura giapponese, ma anche ai tre protagonisti dell’attività, che oltre al bar si oc­cupano di formazione e consulenza. Tres Mo­nos Estudio organizza masterclass e workshop in presenza e online con esperti di bartending, tra cui i soci di Tres Monos, Sebastián, Charly e Gustavo, ma anche altri esperti locali come Inés De Los Santos.

Per sostenere la comunità meno fortunate, Tres Monos organizza lezioni nel Barrio Mu­gica, una delle aree disagiate di Buenos Aires. Abbiamo chiesto a Charly Aguinsky di parlarci del progetto Barrio Mugica: «Per noi l’istruzio­ne è sempre stata di vitale importanza. Il lavoro che stiamo svolgendo nel Barrio Mugica mi rende davvero orgoglioso. Sono parte di un’or­ganizzazione che ha a cuore il futuro dei giova­ni e si adopera per fornire loro le competenze necessarie per farsi una carriera». Entrando nel bar Tres Monos con le luci rosa al neon, opere di writing e muri ricoperti di graffiti con frasi ad effetto come “#FuckYourLikes”, ci si rende subito conto di non essere nel solito cocktail bar. All’ottimo lavoro sugli interni si aggiun­ge una proposta di drink altrettanto seria fatta di specialità come il Fuck Your Mojito a ba­se di gin argentino Principe De Los Apóstoles, menta, citronella e cumino. Il successo di Tres Monos ha spinto recentemente i titolari a raddoppiare le dimensioni, rilevando il locale adiacente e aggiungendo altri posti a sedere all’esterno per servire fino a 140 persone. Ma le novità non finiscono qui perché Charly e Sebastián hanno appena aperto un altro locale. Si tratta di La Uat, aperto fino alle 4 del mattino. «La Uat - dice Sebastian - è una discoteca incentrata sugli anni ‘80, un decennio divertente e colorato. La si può considerare come il fratello più cool di Tres Monos».

Nonostante la crisi economica argentina, Buenos Aires ha visto aumentare il numero di locali food & beverage. Abbiamo chiesto a Charly Aguinsky di delinearci quale sarà il futuro della cultura dei cocktail in città. «Penso che negli ultimi anni ci sia stata una tendenza positiva nella comunità dei bar, con l’apertura di bar come Tres Monos, un esempio di locale non solo gestito, ma anche di proprietà dei bartender. La combinazione di questi locali con quelli già esistenti ha fatto diventare Buenos Aires una città molto stimolante in termini di alternative disponibili per bere un drink. A dare ulteriore impulso alla crescita dei nostri bar sono i bartender locali, che sono alla costante ricerca di nuovi sapori, ma anche i consumatori, sempre più desiderosi di provare qualcosa di nuovo. Sono assolutamente convinto che la scena dei cocktail a Buenos Aires continuerà a espandersi e diventerà una delle città più importanti al mondo per i drink». Come Aguinsky, anche Tato Giovannoni nutre grandi speranze per il futuro dei cocktail in Argentina: «Il successo della cultura argentina dei cocktail, dai bar agli alcolici, è il risultato di un duro lavoro di molti anni in un’unica direzione: mostrare quello che l’Argentina ha da offrire, sia al mondo sia agli argentini. Tuttavia, questo è un momento di transizione, in cui sta nascendo una nuova generazione di giovani motivati che lanciano nuovi bar e prodotti».

«Molti giovani talenti hanno colto l’opportunità di mettersi in proprio o di ampliare il proprio portafoglio - aggiunge Sorrel Moseley-Williams -. El Limón, Chintoneria e La Uat sono un ottimo esempio, mentre negli ultimi due anni sono stati aperti numerosi wine bar, come Vini, Diviiino e Lardito. Penso che dobbiamo ringraziare la pandemia per aver dato alle persone la possibilità di iniziare a costruire il loro percorso personale». «La mia speranza - conclude Giovannoni - è che i nuovi arrivati traggano profitto dal lavoro della vecchia generazione e sviluppino nuovi trend, ma senza dimenticare le belle tradizioni argentine».

English version

Buenos Aires bar tour

Buenos Aires, located on the western shore of the Río de la Plata on South America's southeastern coast, is the most visited city in South America. It is known for its eclectic European architecture and diverse ethnic make-up thanks to the large influx of immigrants in the late 19th and first half of the 20th century, particularly from Italy and Spain.  Spurred on by the arrival of Europeans, the cocktail bar scene in Buenos Aires has a rich history that stretches back a century. Argentine Sebastián “Seba” Atienza, owner of Tres Monos and La Uat bars in Buenos Aires gave us his insight on the evolution of drinking culture in his city: “I believe Buenos Aires is the capital of the Latin American cocktail industry due to the strong Italian and Spanish immigration of the past. In the 1950s we had some of the most important reference points for bartending in the world including Santiago Pichin Policastro, who penned the book “Magic Drinks”. In the late 1990s, Buenos Aires began its second golden age of drinking thanks to bars such as Gran Bar Danzón, where local bartending heroes Tato Giovannoni and Inés De Los Santos got their start. Next, there was Pablo Piñata’s Mundo Bizzaro, which was the inspiration behind the opening of Tres Monos”.

Below we take you a journey of the best cocktail bars of Buenos Aires, starting with a well-known bar where Sebastián was formerly the head bartender, and ending the night at Seba’s very own Tres Monos and La Uat. Joining us for the tour is  Sorrel Moseley-Williams, a British freelance journalist and sommelier living in Argentina since 2006 and academy chair of World’s 50 Best Bars (South America).

Floreria Atlantico

We start in Buenos Aires’ Retiro neighborhood, known for its high-end shops, lavish residential buildings, nearby rail and bus terminals, and the old docks area, which was the primary point of entry for millions of immigrants a century ago. Retiro is also home to Floreria Atlantico, a bar that was inspired by Buenos Aires’ strong multicultural character. Floreria Atlántico was founded in 2013 by Renato “Tato” Giovannoni, one the best-known bartenders in South America.

Awarded the Bartender’s bartender at the World’s 50 Best Bars in 2020, Tato grew up in Pinamar, a coastal town south of Buenos Aires and started his hospitality career at his father’s bar. An interest in film led him to study at the New York Film Academy, but the fond memories of bartending on the Argentinian seaside were always on Tato’s mind. And so, he returned to his native land in the early 2000s and began working at the New York-inspired Gran Bar Danzón, bartending alongside Inés De Los Santos, the talented female mixologist responsible for two more bars that we’ll visit on our bar tour. After bartending experiences at Sucre and the Faena Hotel, Tato wanted to create something he could call his own. In 2013, Tato and partner Aline Vargas opened Florería Atlántico together in the Retiro district. An ode to Argentina’s diverse population, Florería Atlántico has an atmosphere and drink list that celebrate the best imported products from centuries of immigration, which have come to define the country’s unique drinking culture.

The entrance to Florería is from a street level flower and wine shop. In the early evening, the secret entrance to the downstairs cocktail bar becomes accessible through a refrigerator door. Down the stairs, enchanting mythological sea creatures, hand drawn by the artistic Tato, adorn the walls, with the staff dressed in handsome navy-striped shirts. You’ll feel like you’re at a seaside tavern from another era, drinking alongside other eclectic immigrants at the 27-stool, 18-m long bar counter, one of the longest in the world. Florería Atlántico attracts a wide range of Buenos Aires locals but is also esteemed by the international crowd, both consumers and industry, currently ranked 18th on the World’s 50 Best Bars.

For the first six years, Florería Atlántico‘s cocktail menu was exclusively devoted to the countries with the largest influx of immigrants to Argentina in the early 20th century: Italy, Spain, France, Poland, and England. In the latest menu “Pueblos Originarios”, now on Vol. II, the focus is instead on colonies and native towns in Argentina. 

According to Tato: “Some colonies had great success and became thriving towns, while others, for example the Belgian colony of Ostende, failed. However, each of these colonies, some created even by a mix of nationalities, has a story to tell, which we hope to do through our new signature cocktails at Floreria”.

Co-founder Aline Vargas is very happy with the latest menu, which was a full team effort: “Although curated by Tato, it was the “Marineros” who spent seven months researching, studying and learning in depth about all the native peoples of the country and their products. Tato and I take enormous pride in this, because it gives them more responsibility, allowing them to grow as bartenders”.

The Retiro-based bar has certainly set the standard over the past decade, according to Sorrel Moseley-Williams: “Tato and team have long captivated drinkers by tapping into Argentina’s cultural melting pot. But the latest drinks list, focusing on very specific communities, sheds new light on Argentina’s history.”

Trade

A 20-minute stroll from Florería Atlántico is Trade, where we catch the sunset from the most spectacular rooftop in Buenos Aires. Trade is located on the 22nd floor of the Buenos Aires Art Deco Comega building constructed in 1934. Trade first opened its doors in 2019, and offers stunning views of the iconic Obelisk, the renovated docks area Puerto Madero, the River Plate, and on clear days, neighbouring country Uruguay. With fun aperitivo style drinks and its second to none vistas, it is no surprise that Time Out ranked Trade among the best rooftop bars in the world.

Co-founder Andrés Rolando, who has already achieved success in the local food and beverage scene with Uptown and Nicky Harrison, wanted to build something that he thought was missing in Buenos Aires, a great rooftop bar. “We felt that there were no bars where you could admire the city from above”.  Andrés and his business partners came across an opportunity at the historic Comega Building and its strategic rooftop. “Chicago, New York, Paris, London, Tokyo all have rooftops that are mandatory stops for tourists and locals alike. And we felt that Buenos Aires needed one too”.

The charm of Trade Sky Bar is its dual nature, with Art Deco touches that make you feel like you’re in New York, but a view that reminds you that you’re in the capital of Argentina. According to Andrés "Trade is a bar that attracts a lot of tourists, but I also believe that it is a place where the porteño can rediscover his own city".

Although most are drawn to the Instagram-friendly 22nd floor roof top and its lighter cocktails such as spritzes and gin and tonics, you can also find a more intimate bar three floors down, serving more elaborate meditation style after-dinner drinks.

Niño Gordo

We next move 20 minutes by taxi to Buenos Aires’ Palermo area, the nightlife epicenter of Buenos Aires. With our pre-dinner drinking done, it’s time to add a bit of food to the mix. In a city that offers world class dining venues such as El Preferido (No.22 Latin America's 50 Best Restaurants 2022), Don Julio (No.19 The World's 50 Best Restaurants 2023) and Mishiguene (No.15 Latin America's 50 Best Restaurants 2022), it’s a challenge to stand out in the gastronomic crowd in Buenos Aires. But business partners Germán Sitz and Pedro Peña have done just that with Niño Gordo.

Pedro and Germán had been on similar paths for 10 years, working in kitchens in Argentina and the world, and one day decided to join forces to open restaurants in Buenos Aires. German explained how the partnership started: “When we met and we told each other about our dreams, we realized that we had a lot in common and so we decided to open restaurant venues together”.  The duo’s most successful restaurant to date is Niño Gordo, a hip culinary hotspot that combines Asian grill with the flavours of Buenos Aires.

Before opening Niño Gordo, Pedro trained for 4 months in Asian techniques in top kitchens in Korea and Japan so that he could apply these methods to Argentinian meat. “Before Niño Gordo, Asian restaurants in the city were all highly specialized. We wanted to unify the flavors and techniques I learned from my travels, and combine them with signature, local Argentinian products”.

Pedro and German’s goal for Niño Gordo is for guests to experience a journey through Asia the moment they set foot in the restaurant, which features red neon lights and playful design elements from Asian pop culture. In fact, German admits the design was entirely marketing driven: “When we first started the restaurant, I wanted everyone who came in to take a selfie and share it on Instagram, which we knew would help the business grow”.

But other than being photogenic, it is the delicious Asian-Argentinian fusion, previously unknown to Buenos Aires, that keeps people coming back to Niño Gordo. The signature dish is the Katsu Sando, with high quality Argentinian steak from German’s family farm in La Pampa, tonkatsu and Japanese mayonnaise between two slices of pan brioche bread. Pair that with Takechi Kitano, a Collins style drink with gin, lychee juice, lemon juice, soda and a float of Argentinian Malbec, and you too will be convinced by German and Pedro’s well-executed concept of fusing Argentinian and Asian flavors.

“While most diners come for the fantastic signature dishes such as the Sando, the steak Tataki or sweet chilli and miso sweetbreads, the duo behind Niño Gordo has also cleverly tapped into the fun side of cocktails, making great drinks served in eye-catching recipients while also poking fun at themselves. Take the Pedro Piña: named after the co-owner; the vodka- and sake-based drink is the spitting image of Pedro but is a great pairing with many dishes,” says Sorrel, also the restaurant group’s executive sommelier. 

 CoChinChina

We head to another Asian-fusion concept in Palermo for after dinner drinks at CoChinChina. Launched by industry legend Inés De Los Santos, CoChinChina takes its name from the southernmost part of Vietnam, which was once a French colony.

Inés came up with the idea for CoChinChina during the pandemic: “When I first visited the space, it was during a quarantine, and I began to think about what kind of bar to create. But given the circumstances of the lock down, I started to dream about traveling, and my first thought was to visit France, probably because my husband is French, and so was my dad. It was very clear to me that everyone was dreaming about traveling. So I thought, let's go even further, to Asia”!

And in this way, De Los Santos was able to bring together the best of two worlds: the Asian flavors of the Cochinchina territory in southern Vietnam, and her love for France, which dominated that region for years, leaving its mark in every way, even in the kitchen.

The Franco-Vietnamese fusion can be found in Inés’ original creations and revamped classic cocktails as well as the cuisine and interior design. CoChinChina is spread over two floors with its higher volume bar located on the ground floor, with a massive wrap around bar counter as the centerpiece. Above the bar counter is an eye-catching structure with colorful signs, reminiscent of the postcards of streets and markets in Southeast Asia. 

Upstairs instead is the posh Arriba, a more intimate and relaxed space, which focuses on sophisticated cocktails that take more time to prepare. A highlight of the menu is the “El Derty” a Dirty Martini with Tanqueray gin, caper brine and extra dry Torrontes vermouth from her long-time friend Tato Giovannoni.

In only a couple years since opening, CoChinChina has received several international awards, including 42nd place in the World’s 50 Best Bars 2022. Inés shared her thoughts on the bar’s success "I am very happy about our achievements, seeing the team happy, celebrating, and understanding that the effort they make day by day is recognized”.

Inés, who also ranked 33rd in the 2023 edition of the Bar World 100 list by Drinks International, is proud to be one of the torch bearers for female bartenders in South America.  “There are more women every day in the industry, but there is still a long way to go. I am very happy to represent women as I have been working hard for many years”.

Inés isn’t one to rest on her laurels, having opened the Japanese concept Kona, with a restaurant on the ground floor featuring star chef Narda Lepes’ cuisine, and a bar on the first floor with liquid creations from De La Santos. In addition to Narda and Inés, the design of Kona was led by female architects and designers.

“By opening Kona with her friend Narda, a gastronomic powerhouse, Inés continues to show her stellar ability to excite consumers while inspiring the next generation of women coming through the ranks,” adds Sorrel.

El Limon

A 10-minute walk from CoChinChina is El Limon, a quintessential neighborhood bar created by Lucas Dávalos, a 20-year veteran of the bar circuit in Buenos Aires. Just like San Francisco’s ABV, El Limon draws you in like a magnet thanks to its large open window to the right of the entrance. The open window allows you to peek inside to observe the action at the bar counter, but also lets bartenders interact with the guests outside.

The relaxed, laid-back feel of the space coupled with a concise but delicious list of drinks may inspire you to start looking for an apartment in Palermo, just so that you can call El Limon your neighborhood bar. Adding to the homey atmosphere of El Limon is its bar counter that is the same height as the working stations, making you feel more connected with the bar team.

For Lucas, the secret to El Limon’s appeal is the team’s ethos: “Every single detail and each decision that we make is for our guests. The lights are dim, the music is loud enough to enjoy but you can still chat with the person next to you. Our glasses are always cold, we call you by your name, and our bartop and chairs are slightly lower than usual. And we never change the menu because neighborhood bars should never change”.

Tres Monos

No trip to the Palermo neighborhood is complete without a visit to Sebastián Atienza and Charly Aguinsky’s funky Tres Monos, ranked 27th in the World’s 50 Best Bars 2022. Opened in 2019, Tres Monos has recently added a third collaborator Gustavo Vocke. The name Tres Monos was inspired by the three wise monkeys from Japanese culture but also the three heads of their business, which other than the bar has expanded to education and consultancy. “Tres Monos Estudio” holds master classes and workshops in person and online from bartending experts including Tres Monos partners Sebastián, Charly and Gustavo but also other local experts like Inés De Los Santos. As a way of supporting the community, Tres Monos holds a series of classes in Barrio Mugica, one of the disadvantaged areas in Buenos Aires. 

We asked Charly Aguinsky about the Barrio Mugica project: "For us, education has always been of vital importance. The work we’re doing in Barrio Mugica really makes me proud. It’s amazing to be part of an organisation that cares about the future of young people and works towards giving them skills to find a career. I like to think that a bar can have an impact in the community beyond the bar itself”.

Entering Tres Monos bar, you will immediately realize you’re not in a typical cocktail bar with the neon pink lights and graffitied walls with catchy lines like “#FuckYourLikes”. It’s all by design, with founders Sebastian and Charly aiming to create a bar with zero pretentiousness and a fun, party-like atmosphere. By the way, the drinks are also banging, with well-balanced twists on classics that change each season. A favorite from a previous menu is the Fuck Your Mojito with Principe De Los Apostoles Gin, mint, lemongrass, and cumin. The success of the Tres Monos has led them to recently double in size by taking over the adjoining premises and adding more seating outside to serve up to 140 people at a time.

If you manage to close out the night at Tres Monos, not to fear as Charly and Sebastián have just opened another venue called La Uat that is open until 4 AM. Think Tres Monos cocktails but served in a higher volume and brighter disco with an even wilder crowd.  As described by Sebastian, “La Uat is all about the 80s, a decade that most people mock, but there is no denying that it was fun and colorful. La Uat is just that. You can think of it as the coolest brother of Tres Monos”.

Despite the economic turmoil in Argentina, Buenos Aires has seen an increase in the number of food and beverage venues in the city. We asked Tres Monos’ Charly Aguinsky about the future of the cocktail culture in the city. “I think that in the last few years there has been a positive trend in a bar community, with bars such as Tres Monos an example of bartenders opening their own venues. The combination of these places together with the existing ones means that Buenos Aires has grown into a very exciting city in terms of the variety of drinking options available. Further driving the growth of our Buenos Aires bars are the local bartenders, who are constantly looking for new flavours but also the consumers, who are more eager to try new things. I strongly believe the cocktail scene in Buenos Aires will continue to flourish, making it one of the most important cities in the world for drinking”.

The pandemic has proved positive for new owners in both the cocktail and wine worlds, adds Sorrel. “Many young talents seized the opportunity to branch out on their own, or add to their portfolio. El Limón, Chintoneria and La Uat are excellent examples, while a slew of wine bars, such as Vini, Diviiino and Lardito, opened in the past two years. I think we have the pandemic to thank for giving people the chance to start forging their own path.”

Like Charly Aguinsky, Tato Giovannoni also has great hope for the future of cocktails in Argentina: “The success of Argentinian cocktail culture, from bars to spirits, is the result of working hard for many years in one direction: to showcase what Argentina has to offer, both to the world and to Argentines. However, we are now in a transitional moment where a new generation of young and motivated people are coming up, launching new bars and products. My hope is that the new kids on the block will benefit from the work of the older generation and will develop a renewed way of drinking, but without forgetting the beautiful traditions of Argentina”.

 

 

Julius Meinl a Host, ricette d’autore e nuove miscele

Julius Meinl
Il 13 ottobre incontro con il nuovo global brand ambassador Antonio Bachour; ogni giorno degustazioni e preparazioni gustose presso lo stand della Torrefazione viennese.

Julius Meinl rinnova la sua presenza a Host con nuovi prodotti e tanti appuntamenti rivolti agli operatori dell’horeca, che attende al pad. 18 - stand D70 E69.

Il primo è venerdì 13 ottobre alle 11 e successivamente alle 15 con il global brand ambassador Antonio Bachous, pastry chef di fama internazionale rinomato per la creatività dei suoi dessert. Per la torrefazione viennese ha realizzato ricette gustose da provare, a cominciare dalla nuova Ganache montata al caffè e cioccolato al latte, a base di The Originals Gloriette Gold, miscela parte del progetto The Originals Bio Fairtrade. Nel corso dei suoi incontri spiegherà come il caffè può diventare protagonista nella pasticceria e i modi creativi in cui questo ingrediente così versatile può essere interpretato con successo.

Host è anche l’occasione per gustare le nuove miscele della linea The Originals ispirata a Vienna e rivolta all’horeca. I nuovi prodotti sono certificati Bio - che prevede che ogni chicco sia coltivato attraverso processi agricoli biologici e responsabili - e Fairtrade, che implica che i lavoratori ricevano un compenso equo.

Belvedere Blend, ispirata al museo Belvedere, che si trova accanto ad uno dei giardini in stile francese fra i più rilevanti da un punto di vista storico europeo, è un 100% di caffè arabica del Nicaragua e dell’Honduras, mentre Gloriette Gold offre una sensazione piacevole e vellutata in bocca e celebra l’omonimo edificio monumentale barocco del 1775 nel parco del palazzo di Schönbrunnnel parco del palazzo di Schönbrunn; infine Danube Delight, una miscela ricca e intensa, bilanciata da note di cioccolato fondente con sentori di noce moscata e un tocco di pepe nero, è dedicata al fiume che attraversa la città di Vienna.

Il calendario completo di degustazioni, ricette e preparazioni d’autore presso lo stand Julis Meinl:

13.10 Antonio Bachour – pastry chef

14.10 Gianluca Bolzani – pastry chef 

15.10 Cristiano Tomei – chef 

16.10 Vittorio Agosti – brand ambassador Fabbri

17.10 Gianni Cocco – coffee expert 

Nuova estetica, tecologia e pit stop rapidi allo stand VBM

Particolare della macchina espresso Black Moon
Particolare della macchina espresso Black Moon
Riflettori sulla macchina espresso Black Moon, prima carrozzata dell'Azienda, e sull’esclusivo sistema di intervento rapido senza attrezzi Bulloneasy.

We make it simple è il concetto che guida la produzione di VBM, che si presenta a Host al pad. 24 - stand A09 B10 con interessanti novità.

A cominciare dalla macchina espresso Black Moon, prima carrozzata dell’Azienda di Cinisello Balsamo (MI), che si presenta con una scocca nera illuminata dai led che “incorniciano” la parte superiore dei fianchi dello scaldatazze. Ogni gruppo erogatore è dotato di una pulsantiera a 5 tasti soft touch e un display per la visualizzazione del conteggio delle erogazioni, i messaggi d’allarme, la pulizia del gruppo e altro.

A rendere semplice e rapida la rimozione delle ostruzioni di calcare presenti nella caldaia  uno degli interventi di assistenza tecnica più frequenti, ci pensa l’apposito banco dedicato al sistema Bulloneasy: durante i cinque giorni della fiera sarà possibile avere una dimostrazione di come il tecnico può intervenire in soli 20 minuti, senza spostare la macchina e senza bisogno di attrezzi. 

Ad oggi il sistema è installato nella Tecnique HX, ma in futuro sarà implementato su tutte le apparecchiature professionali. Tecnique mostra le direzioni «verso le quali ci stiamo muovendo, al fine di offrire al mercato un prodotto di alte prestazioni, ma di facile utilizzo, che perdoni al barista i piccoli errori del lavoro quotidiano (grazie a un’estrazione con temperature comprese tra 90°C e 99°C) e permetta al distributore o torrefattore di dimenticarsi dei costanti interventi di assistenza tecnica» - osserva Cristiano Osnato, Ceo VBM.

La rivisitazione della tradizionale tecnologia HX (Heat eXchanger), combinata al gruppo erogatore Tecnique, ha permesso di fissare nuovi standard nel campo del consumo energetico e delle prestazioni sull’estrazione dell’espresso. Le versioni da 3 e 4 gruppi di Tecnique HX hanno una potenza complessiva minore rispetto alle altre macchine espresso presenti sul mercato (da 4 a 3 kW per la due gruppi e da 5a 4kW per la tre gruppi). Da uno stress test condotto dall’azienda, è stata rilevata inoltre una riduzione dei consumi di 0,15kW/h ogni 2 chili di caffè (circa 120 erogazioni doppie di espresso all’ora) e 120 erogazioni vapore all’ora. 

Fipgc a Host 2023, le competizioni di pasticceria in programma

Dal 13 al 17 ottobre in Fiera Milano si terranno le sfide internazionali su Tiramisù, Pasticceria, gelateria e cioccolateria, Cake Design

La Federazione Italiana Pasticceria Gelateria Cioccolateria (Fipgc) sarà presente a Host 2023 con tre competizioni mondiali dedicate al mondo del dolce. Si inizierà venerdì 13 ottobre con il campionato dedicato al Tiramisù. Il 14 e 15 ottobre saranno i giorni della sfida su Pasticceria, gelateria e cioccolateria. Il 16 e 17 ottobre, infine, sarà la volta della sfida per il migliore Cake Design. Ad affrontarsi, ci saranno 34 squadre dai 5 continenti, con i migliori pasticceri e cake designers del mondo. Non mancheranno pièce monumentali, focus sui diversi stili di ogni Paese, per un vero giro del globo attraverso l'arte del dolce. Nell'ultimo giorno, il 17 ottobre, ci sarà l'esposizione di tutte le pièce protagoniste dei campionati mondiali di pasticceria. L'appuntamento è a Rho Fieramilano al PAD 10 stand H60 H80 L59 L79 H84.

The World Trophy of Professional Tiramisù Fipgc

Venerdì 13 ottobre si terrà il The Wolrd Trophy of Professional Tiramisù targato Fipgc. Durante Host sarà possibile vedere all’opera eccellenze mondiali, che si sfideranno declinando due versioni di questo dolce: tiramisù classico e tiramisù innovativo. A contendersi il titolo di migliore al mondo, 11 Paesi: Italia, Malesia, Bolivia, Ecuador, Perù, Spagna, Cina, Francia, Brasile, Messico, Giappone.

The World Trophy of Pastry Gelato and Chocolate

La competizione dedicata a pasticceria, gelateria e cioccolateria vedrà sfidarsi 12 Paesi per un totale di 36 concorrenti. La competizione mondiale a cadenza biennale offrirà tre terreni di gioco: scultura in cioccolato e praline; scultura in zucchero e torta moderna; scultura in pastigliaggio e monoporzione gelato. A contendersi il titolo ci saranno Italia, Tunisia, Giappone, Cina, Messico, Perù, Bolivia, Ecuador, Brasile, Malesia, Francia, Mali. Il tema sarà “La Musica della tua Nazione”. Sarà così affidato all’estro e all’abilità dei concorrenti trasporre in versione dolce quelle che sono le note più peculiari e caratterizzanti della propria tradizione musicale. A giudicare il lavoro dei partecipanti e assegnare il trofeo, una giuria composta da figure internazionali di comprovata esperienza nel settore, presieduta da Herve Boutin, Mof (Meilleur ouvrier de France) 1989.

Cake Designers World Championship

Lunedì 16 ottobre e martedì 17 ottobre sarà la volta del Cake Designers World Championship. Il programma prevede la realizzazione di tre categorie: torta da esposizione pubblica, torta da degustazione, torta da esposizione decorata dal vivo. A contendersi la coppa del mondo di cake design, ci saranno 12 Paesi: Stati Uniti, Brasile, Italia, Polonia, Belgio, Sri Lanka, Francia, Messico, Perù, Giappone, Cina e Malesia. Ogni squadra sarà composta da due concorrenti, ossia un cake designer e un pasticcere, il cui lavoro sarà giudicato da cinque giudici internazionali più il presidente di giuria. Pasta di zucchero, cioccolato plastico, ghiaccia reale, crema al burro e non solo saranno così i “ferri del mestiere” che le squadre utilizzeranno per aggiudicarsi il podio. Tutti i concorrenti saranno chiamati ad esprimersi sul tema della competizione 2023: “La Musica della tua Nazione”.

Matrimonio tra cibo e cocktail? La parola a Giorgio Bargiani

Giorgio Bargiani taormina
La nostra intervista a tutto campo al globetrotter pisano trapiantato a Londra. Che non smette di stupire e… regalare sorrisi

Che Giorgio Bargiani fosse eclettico lo si sapeva dagli albori, ma così pugnace non ce l’aspettavamo. Lo raggiungiamo nella suggestiva location del Belmond Villa S.Andrea a Taormina mare per la serata di mixologist promossa da Belvedere, anch’essa nel profondo portfolio del gruppo Lvmh, da lui diretta.

L’atmosfera è quella della romantica rotonda sul mare vaticinata da Bongusto in una calda sera d’ottobre. A questo quadro naturale, impreziosito dal servizio impeccabile del personale di sala, si somma lo show di Bargiani, uno dei primi ad aver capito che l’intrattenimento sta alla base di una grande esperienza perché, come oramai è notorio, un buon drink siamo bravi tutti a farlo (o quasi, ndr.).

Il Connaught Bar di Londra sta facendo la storia recente del buon bere internazionale e proprio su questa frase, mutuata dal concetto del “bon vivre” francese, Giorgio Bargiani ci ha costruito uno stile inimitabile fatto di grande tecnica, professionalità unica e sorriso inconfondibile. Barman nell’animo e per eccellenza, si accende subito quando gli chiediamo delle frequenti commistioni tra cibo e miscelati e di come gli chef, sempre più prepotentemente, bussino alle porte del bar. Da strenuo difensore della categoria, come non ha problemi ad ammettere, non vede di buon occhio il cuoco che s’improvvisa bartender anche se favorito dal blasone di un nome che tutto gli consente. «Quando un grande ristorante inserisce al suo interno una carta drink, non si parla a sufficienza di chi l’ha creata, ma sempre e solo dello chef. Sono due mondi che non si incontreranno mai perché parlano linguaggi diversi. Ben vengano entrambe le cose, ma rispettando le loro diverse identità».

Eppure oggi molti ristoranti propongono una drink list creata sul percorso dello chef.

«La trovo una cosa poco funzionale perché non è immaginabile il suo contrario, ossia un percorso dello chef creato su quello del bartender. Pensiamo a un’esperienza gastronomica formata da sette portate, è già difficile sostenere cinque, sei cambi di vino, figuriamoci con i drink. Anche se a ridotto contenuto alcolico il palato va indubbiamente in confusione. I drink hanno una loro identità, esattamente come il cibo».

Quindi come si dipana questa matassa? Come fate al Connaught Bar?

«Ogni bar e ogni ristorante hanno una propria identità creata su misura dell’occasione e della clientela alla quale mirano. L’offerta food & beverage, che sia più improntata su vino o cocktail, deve rispettare il Dna del locale. Il Connaught Bar, per esempio, è un locale incentrato sulla mixology, con il cibo che fa da accompagnamento. La sua proposition è chiara e viene sempre rispettata. Apprezzo stili diversi di bar a seconda dell’occasione e del posto in cui mi trovo, l’importante è trovare coerenza nella proposta».

A proposito, come vanno le cose lì a Londra? Come si sta evolvendo il cocktail program?

«Bene direi! Da 15 anni il Connaught Bar segue un processo di continua evoluzione, senza mai perdere di vista la sua identità né i valori di base che privilegiano l’esperienza dei nostri ospiti. Il nostro processo creativo è sempre alla ricerca di nuovi spunti di ispirazioni e innovazione, e i più giovani elementi che si sono aggiunti di recente al gruppo sono sicuramente una grande risorsa per il nostro progresso. Ci piace pensare che negli anni la squadra del Connaught Bar abbia sviluppato una sua “sezione aurea” per quel che riguarda il beverage program. I continui viaggi, i contatti con ospiti e colleghi da tutto il mondo, e la nostra inclinazione alla ricerca e alla sperimentazione ci portano sempre a scoprire nuovi produttori, ingredienti e tecniche. Lo stile dei nostri cocktail però rimane fedele a uno stile e un Dna che è proprio del Connaught Bar: classico, ma reimmaginato tramite le nostre esperienze».

Se mi sedessi oggi al Connaught Bar quali novità troverei insieme ai vostri grandi classici?

«L’ultima nata si chiama Synergia e corona quello che è stato l’elemento fondamentale per il nostro bar per 15 anni, ovvero gli ospiti. Tramite i tre capitoli di Synergia, ripercorriamo come dal concepimento di un cocktail, al servizio e alla consumazione al tavolo, riusciamo a creare un'esperienza per i nostri ospiti. Come sempre, la cocktail list è divisa in tre capitoli con cinque drink ciascuno, e ogni sezione presenta diversi stili di drink e diversi profili gustativi per accontentare tutti i palati e le occasioni».

Com’è l'Italia del bar dall'Inghilterra? Siamo avanti o arranchiamo?

«Non penso si possa parlare di vantaggi o meno, ma solo di differenze di mercato e culture. L’Italia è un mercato differente, con una cultura enogastronomica centenaria che una Londra non vanta. In Italia abbiamo un passato, delle tradizioni e degli ingredienti che ancora influenzano i gusti della popolazione, e anche il campo di bar e ristorazione. In Inghilterra la cultura bar e mixology nasce da un melting pot culturale e di gusti giovanissimo, dinamico e in continuo fermento».

Però l’Italia è l’Italia!

«Non c’è dubbio. Insieme a me anche gli altri vertici del nostro bar (Agostino Perrone e Maura Milia, ndr.) sono tutti italiani, come lo chef e buona parte del personale. Inoltre l’Italia sta portando avanti dei trend stupendi come “L’aperitivo Italiano” che velocemente stanno soppiantando gli “happy hour” specie nelle grandi città, ed è una fortuna».

Concordo. Se penso al concetto di “apericena” mi vengono i brividi sia grammaticalmente che come proposta.

«(Sorride) Lo stile italiano che ci piace preservare è un altro e speriamo di preservarlo a lungo. All’estero per questo ci adorano ancora. Abbiamo una materia prima unica e una creatività fuori da ogni immaginazione e, come dico sempre io, “Don’t forget the smile!”».

Mosaico Spirits al Bar Convent 2023

Bar convent Facebook
L'azienda bolognese sarà presente alla fiera di Berlino Italian Gin Hub, in uno spazio dedicato alle eccellenze italiane emergenti

Mosaico Spirits è presente al Bar Convent di Berlino. Fino all'11 ottobre l'azienda bolognese specializzata nella produzione e distribuzione di gin di alta qualità è presente con “Italian Gin Hub”. Obiettivo: promuovere eccellenze italiane nel mondo del gin, offrendo ai brand emergenti una piattaforma per farsi conoscere in una delle kermesse più nota del settore.

Cos’è il Bar Convent

Il Bar Convent si tiene a Berlino dal 9 all’11 ottobre presso il Berlin Exhibition Center. Si tratta di un appuntamento imperdibile per l’industria del beverage, che ogni anno attira imprenditori, baristi, distributori e produttori da quasi 90 paesi. Con 533 espositori e oltre 12.500 visitatori nell’ultima edizione, si conferma l’evento più rilevante in Europa.

Il trampolino di Mosaic Spirits per i distillati made in Italy

Dal cuore di questa fiera, l’Italian Gin Hub presenterà ai visitatori 12 brand di gin rigorosamente made in Italy con la possibilità di degustarli sia in purezza che miscelati in una serie di Gin Tonic appositamente ideati, e di scoprirne storia e peculiarità. I protagonisti dell’Italian Gin Hub 2023 provengono da diverse regioni italiane, ciascuno con il proprio carattere distintivo. Tra gli altri, sarà possibile approfondire la conoscenza di Gin Masala, vincitore di un’Ampolla d’Oro nel 2023, e 25Zero14 Botanical Gin, vincitore di due premi ai prestigiosi World Gin Awards 2023, e Asturi Gin.

Nella sua partnership con That’s The Spirit, Mosaico Spirits si impegna infatti non solo come produttore e distributore, ma anche come autentico promotore della cultura del gin italiano di qualità.

Fonte Plose conquista la DolomythiCup con Alpex Sailing Team

Alpex Sailing Team
Il trofeo con l’ambita incisione del nome del team vincente, resterà per un anno a Bressanone nella sede di Alpex, fino alla prossima edizione della competizione

Alpex Sailing Team, la vela sponsorizzata da Fonte Plose, ha vinto la DolomythiCup. La regata d'altura ha visto gareggiare il team altoatesino nelle acque di Rimini. Anche in condizioni di vento medio basso, l'imbarcazione J70 ha superato le altre nove in gara, classificandosi prima assoluta vincendo 7 prove su 8.

La storia dell'Alpex Sailing Team

In una regata dove si incontrano imbarcazioni tutte della stessa classe mettendo in primo piano le caratteristiche dei velisti, gli altoatesini Matthias Pirrone, Francesco Giudiceandrea, Simon Folie e Hagen Niederkofler, hanno dimostrato la loro abilità e competenza interpretando le manovre con precisione e grande spirito competitivo. Il team è stato sponsorizzato dalla storica azienda altoatesina Fonte Plose con il brand Alpex.

I quattro velisti hanno coltivato la propria passione per la vela, trascorrendo ogni weekend sul lago di Garda ad allenarsi. Oggi il loro successo è sugellato dalla presenza della testa di stambecco simbolo di Alpex, il brand di aperitivi analcolici ready to drink, parte del territorio che accomuna anche i quattro amici del team vincente.

Festeggiamenti frizzanti firmati Alpex

Al termine delle regate i ragazzi hanno festeggiato la vittoria stappando Alpex Tonic Water e condividendola con gli altri equipaggi. Per celebrare il risultato e sostenere lo spirito di una regata che promuove la competizione sana e sportiva tra team, Alpex ha inoltre contribuito all’aperitivo organizzato per i partecipanti fornendo la sua selezione di mixer e aperitivi. Si è brindato con Alpex Spritz, Hugo e G&T. Inoltre, Alpex Indian Dry Tonic Water ha accompagnato i cocktail preparati dal bar, offrendo un tocco di esclusività per la serata.

Le prossime avventure dell'Alpex Sailing Team

La DolomythiCup segna la prima sponsorizzazione di Alpex nel mondo della vela e l’inizio del percorso di Alpex Sailing Team, che dall’Alto Adige porterà nelle acque di altre località Alpex e i suoi valori. Così potrà continuare a promuovere l’importanza di mantenere uno stile di vita sano e attivo, attraverso l’alimentazione, la sostenibilità e lo sport.

Il premio ricevuto è un trofeo itinerante che la squadra vincente ha diritto a tenere per un anno fino alla prossima edizione. Sul trofeo sarà inciso il nome “Alpex Sailing Team”. I ragazzi dell’equipaggio hanno deciso di lasciarlo esposto presso la sede Fonte Plose a Bressanone.

Barawards Premio Innovazione dell’anno 2023: scopri i candidati e vota!

Oltre 100 i prodotti/servizi candidati che hanno passato la selezione del comitato tecnico. Otto i premi da assegnare: alcolici 0-21°, distillati, liquori, soft drink e bevande calde, food, soluzioni&strumenti di servizio, attrezzature&tecnologie, oltre alla menzione speciale Green. Votazioni on line aperte fino al 31 ottobre. Si possono esprimere fino a tre preferenze per categoria

Sono oltre 100 (mai così numerose!) le candidature validate dal nostro comitato tecnico per l’edizione 2023 di Barawards Premio Innovazione dell’anno, a testimonianza di una propensione all'innovazione spinta dai successi del fuori casa, che lo scorso anno ha messo a segno tassi di crescita importanti.

Sono state divise in sette categorie, cui si aggiungerà la menzione speciale "Green" per il prodotto meglio in grado di esprimere il concetto di sostenibilità: alcolici 0-21°, distillati, liquori, soft drink e bevande calde, food, soluzioni&strumenti di servizio, attrezzature&tecnologie.

Scopri l'elenco dei candidati ed esprimi le tue preferenze.

Per ingrandire la foto dei prodotti/servizi candidati, clicca sull'immagine.

Per convalidare il tuo voto, clicca sul pulsante INVIA I TUOI VOTI che trovi in fondo alla pagina.

Le votazioni chiudono il 31 ottobre 2023.

Ricordiamo che il meccanismo di valutazione prevede, oltre al voto on line, il voto dei panelist, un gruppo di esperti di industria, distribuzione e consulenza selezionato dalle redazioni di Bargiornale, Dolcegiornale, Hotel Domani e Ristoranti.

Il voto dei panelist contribuirà per l'80% alla formazione del giudizio complessivo, mentre il voto on line peserà il 20%.

SCOPRI E VOTA I LOCALI FINALISTI

SCOPRI E VOTA I PROFESSIONISTI
CANDIDATI A BARAWARDS

Vota al massimo 3 prodotti per categoria, le votazioni chiudono il 31 ottobre

Le votazioni sono terminate.

Continua a seguirci su bargiornale.it per scoprire tutti i vincitori.

Ad Areadocks di Brescia lunedì 23 ottobre l’ultima tappa di Baritalia. Registrati per l’ingresso gratuito!

Compila il form di iscrizione per assicurarti l'ingresso gratuito e un cocktail signature in omaggio. Potrai assistere a Baritalia Lab, sfida tra bartender di tutta Italia e partecipare alle 12 masterclass (un record!) della tappa di Brescia di Baritalia 2023, in scena lunedì 23 ottobre 2023 a Areadocks, in Via Gerolamo Sangervasio, 12/A. Il programma completo lo trovi qui!

Tutto è pronto per l’ultima tappa di Baritalia. Quello che ci aspetta è una conclusione col botto dell’edizione 2023 prima della finalissima di Cannes. Dopo Napoli, Genova, Messina e Livorno, saremo per la prima volta a Brescia, città che mostra un’evoluzione della proposta di miscelazione nel segno della qualità grazie a un bel gruppo di professionisti che non smettono di fare ricerca e puntano sempre più in alto. La manifestazione si svolgerà il 23 ottobre, dalle 10 del mattino, all'Areadocks, un enorme spazio multifunzionale in cui il rischio si mescola al piacere di perdersi. All’interno di questo ex magazzino ferroviario trovano spazio, su una superficie monster di cinquemila metri quadrati, ristoranti che spaziano dalla pizzeria alla cucina asiatica a quella gourmet, concept stores, popup di moda, un bar diurno e un cocktail bar serale. E - per non farsi mancare proprio niente anche un boutique hotel da 13 camere.

Baritalia Brescia ci attende un’altra tappa caldissima, con 12 masterclass e 16 posti in palio per Cannes, sede della finalissima nazionale di Baritalia 2023 - A Drink for the Planet. 

Baritalia Lab, le Masterclass, il Signature Bar

Come da tradizione ci saranno due momenti clou. A partire da Baritalia Lab, laboratorio di miscelazione in cui si confronteranno bartender di tutta Italia sul tema "A drink for the planet", la ricerca della sostenibilità non solo nei cocktail, ma nel lavoro di tutti giorni.

Gli sfidanti dovranno presentare un cocktail "sostenibile" che valorizzi il prodotto sponsor (questi sono i nostri partner) e rispetti uno o più dei seguenti principiriduzione degli sprechistagionalitàterritorialità e sensibilizzazione del pubblico/cliente verso un progetto sostenibile. Nel regolamento di quest'anno abbiamo aggiunto anche un bonus per chi, nella sua presentazione, metterà in risalto le azioni che il proprio locale sta facendo in tema di sostenibilità. Nel corso della giornata, a Areadocks, si svolgeranno anche le nostre Masterclass dedicate alle tecniche di miscelazione, tenute da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale. Le lezioni saranno aperte e gratuite per tutti i professionisti che si saranno registrati all’evento.

Nel Signature Bar potrete degustare - tutto il giorno - i super cocktail delle aziende partner dell’evento. A tutti coloro che si registreranno sul nostro sito Bargiornale offrirà un drink in omaggio.

Ospiti speciali della giornata di Baritalia Brescia (GIUDICI D'ONORE) i rappresentanti dei migliori cocktail bar di Brescia, Bergamo e Verona (elenco provvisorio).

Adrian Cristian, Andrea Cason, Ezio Falconi, Antonio Foini, Carmine Liguori, Giovanni Marini, Mattia Pedretti, Nicola Pezzoli, Claudio Perinelli, Diego Re, Rama Redzepi, Davide Torrente, Alessandro Zana, Marco Zani, Ampelio Zecchini. Presenta Julian Biondi.

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 9.30
Accoglienza e registrazione dei partecipanti c/o Areadocks, via G. Sangervasio 24, Brescia

Ore 10.30
MASTERCLASS
Green Phoenix, ecologia trasparente
A cura di Gian Maria Ciardulli by Soero

Ore 11.00-14.30
Baritalia Lab
La sfida – parte I
In collaborazione con Ancienne Pharmacie, Distilleria Bonaventura Maschio, Gamondi, Illva, OnestiGroup, The Organics by Red Bull

Ore 11.10
MASTERCLASS
Molinari extra's Twist on Tradition: dai rituals ai cocktail che non ti aspetti
A cura di Marco Fedele by Molinari

Ore 11.50
MASTERCLASS
Monovitigno Nonino: rivoluzione ed evoluzione della Grappa italiana nel mondo #BeBraveMixGrappa
A cura di Francesco Neri by Nonino

Ore 12.30
MASTERCLASS
L’evoluzione del Vermouth (dalle origini fino al disciplinare “di Torino”, passando per la sua degustazione e versatilità in miscelazione)
A cura di Cristian Lodi by Campari Academy

Ore 13.10
MASTERCLASS
Corralejo & Perro De San Juan: Scopriamo il mondo dell’agave
A cura di Domenico Ditrizio by Coca-Cola Hbc Italia

Ore 13.50
MASTERCLASS
What Is Demerara distillers?
A cura di Patrick Piazza by Compagnia dei Caraibi

Ore 14.30
MASTERCLASS
La rinascita di un marchio: Fulvio Piccinino e l’interpretazione contemporanea di Alpestre nei suoi 5 nuovi volti
A cura di Fulvio Piccinino by OnestiGroup

 

 

 

Ore 14.45-18.30
Baritalia Lab
La sfida – parte II
In collaborazione con Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, Compagnia dei Caraibi, Molinari, Nonino, Soero

Ore 15.10
MASTERCLASS
SCENT: la decrescita intelligente incontra la grammatica dei profumi
A cura di Simone Mina e Steve Righetto by Distilleria Bonaventura Maschio-Ron Botran

Ore 15.50
MASTERCLASS
Rump@blic creato dai Bartender per i Bartender: la tradizionalità del rum incontra la miscelazione dei giorni nostri
A cura di Federico Cassini by Illva Saronno

Ore 16.30
MASTERCLASS
Easy To Mix by Gamondi
A cura di Igor Tuliach by Gamondi

Ore 17.10
MASTERCLASS
Cocktail Trend e Chimica dei No/Low abv cocktails
A cura di Andrea Sottini by The Organics by Red Bull

Ore 17.50
MASTERCLASS BY THE BOAT
The secrets of Ancienne Pharmacie
A cura di Danny del Monaco by Ancienne Pharmacie

 

Ore 19.00
Baritalia Lab
LA PREMIAZIONE
In collaborazione con Ancienne Pharmacie, Distilleria Bonaventura Maschio, Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, Compagnia dei Caraibi, Gamondi, Illva, Molinari, Nonino, OnestiGroup, Soero, The Organics by Red Bull

Le registrazioni sono terminate

Dalla Corte, design tecnologia e sostenibilità protagonisti a Host

Macchina espresso Zero - Dalla Corte
Uno stand vivace, con nuove soluzioni, degustazioni, attenzione all’ambiente e gli studenti del progetto #NextGenBarista, condotto con l'Istituto Carlo Porta di Milano.

Tecnologia, innovazione, sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, insieme a workshop ed eventi: tutto questo si trova a Host presso lo stand di Dalla Corte al pad. 14- stand D42 E 41.

Al suo interno, un corner è dedicato al progetto di sostenibilità PlaNet, che l’ha vista coinvolta con l’impresa Second Chance nel penitenziario di Bollate e con un progetto quinquennale a Sumatra. Sono stati compiuti passi importanti nella riduzione dell’impatto ambientale, utilizzando materiali senza piombo e testando l’efficienza energetica: ora la macchina Icon si è unita alle XT e Zero nella gamma aziendale Carbon Neutral.

Tante macchine sotto i riflettori. A cominciare da Zero, pronta ad attirare l’attenzione con il suo design curato e il suo Freestyle Water Flow, Zero, che consente ai baristi di personalizzare il flusso d'acqua in erogazione, dando una spinta creativa all’espresso. Per le attività che hanno bisogno di una macchina in grado di offrire un eccellente risultato in tazza in modo costante, Icon è la soluzione ideale: dotata del DC system, è la scelta giusta dove la qualità (e in primo luogo la costanza termica) viene messa a dura prova durante le ore di punta. 

Un altro forte richiamo nello stand della Casa di Baranzate (MI) è la macchina espresso XT, che permette ai baristi di creare i propri profili di estrazione e garantisce una migliore organizzazione del lavoro grazie alla funzionalità Real Time Weight di controllo del peso in tempo reale. 

Una novità è la Zero Plus, una versione ancora più tecnologica di Zero, che abbina alle prestazioni nuove colorazioni e finiture di pregio.

Nelle cinque giornate di Host sono in programma  degustazioni di caffè guidate dai trainer DC Johnny Jeon e Davide Valenziano, dal barista Sca Matteo Di Lorenzo e dal roaster Simone Guidi de La Sosta Specialty Coffee. Inoltre, dimostrazioni di latte art guidate da Michalis Karagiannis, due volte finalista al campionato mondiale di Latte Art. 

Dalla Corte presenta inoltre un team speciale di baristi, gli studenti del progetto #NextGenBarista, condotto in collaborazione con l'Istituto Alberghiero Carlo Porta di Milano. Così l’Azienda si impegna a coltivare il futuro degli studenti con gli strumenti e l'istruzione necessari per avere successo nel settore del caffè. Il programma di coffee education, permette agli studenti di partecipare a eventi internazionali, frequentare corsi Sca e utilizzare le loro nuove competenze. 

In programma anche la competizione Full Metal Jug per latte artist. Questa sfida fuori dagli schemi mette alla prova le abilità di otto talentuosi utilizzando contenitori non convenzionali come coppe Martini e ciotole per cani. Fedele alla mentalità sostenibile di Dalla Corte, nessuna bevanda andrà sprecata poiché i cappuccini dei concorrenti verranno trasformati in deliziosi drink per il pubblico.

Le Langhe incontrano i Caraibi e nasce Engine Caroni

Engine Caroni
Prodotta in edizione limitata, l'extention line del gin artigianale e bio creato da Paolo Dalla Mora affina 6 mesi in botti che hanno contenuto il pregiato rum Caroni. Un progetto frutto della collaborazione con Luca Gargano di Velier, scopritore nel 2004 dei barili dimenticati del pregiato distillato di Trinidad

Metti una giornata a Barbaresco, in Piemonte, nel cuore della Langa, terra di grandi vini e leccornie pregiatissime, come il tartufo bianco d’Alba. Metti una parata di “numero uno” per tenere a battesimo un gin affinato in botti che hanno ospitato il rum “dimenticato” della mitica distilleria Caroni di Trinidad. Ce ne sarebbe abbastanza per l’incipit di un romanzo o per il soggetto di una fiction. E invece è storia vera, accaduta a inizio di un ottobre 2023 che sembrava un fine giugno per le temperature ancora calde e i turisti, stranieri e italiani, che incessantemente andavano a spesso per le colline langarole.

Il gin in questione è un edizione limitata, affinata per sei mesi nelle botti che hanno contenuto il rum Caroni, del distillato firmato da Engine, giovane brand che da qualche anno ha lanciato, con un innovativo packaging mutuato dal mondo delle officine per auto, una versione piemontese del gin, con molti ingredienti autoctoni e tutti biologici (leggi Engine, il gin artigianale 100% italiano e biologico).

Una parata di “numeri uno”

La location scelta per la presentazione del gin Engine Caroni è stata quella del Campamac (equivalente piemontese dell’esortazione italiana “forza” o “dai”), osteria di culto nel centro di Barbaresco con ai fornelli il patron chef, Maurilio Garola, quello dello stellato Ciau del Tornavento di Treiso d’Alba e, recentemente, anche della bakery in salsa albese Fuoco e Farina, aperta nel centro di Alba insieme all’esperto mugnaio, re dei lievitati e personaggio tv, Fulvio Marino e ad altri colleghi chef.

Frontman e patron del marchio Engine è Paolo Dalla Mora, esempio di imprenditore vulcanico in un comparto tutt’altro che facile. Con lui a Barbaresco c’era anche Luca Gargano, personaggio a metà tra Corto Maltese e il suo disegnatore inventore Hugo Pratt, visionario presidente di Velier, storica e concretissima azienda genovese che distribuisce liquori, distillati, vini e alimentari di qualità. A Gargano si deve, nel 2004 la scoperta rocambolesca, a Trinidad, di barili di rum Caroni dimenticati.

Solo 5.000 bottiglie

Dalla collaborazione e la stima tra Dalla Mora e Gargano è nata l’idea di un gin affinato in botti aromatizzate dal rum caraibico. Ha spiegato Paolo Dalla Mora: «Dopo quattro anni dalla sua nascita, sentivo l’esigenza di fare una extension line di prodotto. Sono fanatico dell’innovazione, però innovare su Engine non significa fare una variante con altre botaniche biologiche: per quelle ci sarà spazio. Ora, grazie all’amico Luca Gargano, abbiamo fatto arrivare una decina di botti di Caroni distillato nel 1998 per imbottigliare una riserva dal gusto caldo, agrumato e tannico».

Dunque un incontro inconsueto, quello tra il cuore del Piemonte e lo spirito di Trinidad, dal quale sono nate 5000 esclusive bottiglie che rappresentano una tappa unica nel percorso di ricerca di Engine. Un incontro favorito dalla collaborazione e dalla stima che lega da tempo Dalla Mora e Gargano, scopritore dello stock superstite della leggendaria distilleria Caroni di Trinidad, chiusa dal 2003, e che ha contribuito alla selezione delle botti per questo progetto e, tra una preparazione e l’altra di chef Parola, ha raccontato del suo viaggio nei Caraibi, della scoperta nel magazzino Caroni di centinaia di barili di rum e della decisione di acquistarne quasi 1400 e di portarli in Italia per una commercializzazione che fu un successo e a cui l’Engine Caroni ora dà una nuova vita.

Un gin di grande eleganza

Dalla Velier descrivono così l’Engine Caroni: «È un gin fresco e dalle molteplici nuance, in cui l’aroma intenso della salvia viene ammorbidito da note di frutti maturi estivi, con il sapore balsamico del ginepro armoniosamente unito a delicati sentori di legno tostato. All’assaggio, liquirizia e caramello sono protagonisti in palato di grande eleganza. Per questa edizione limitata sono state create da Engine, per la prima volta, delle iconiche bottiglie di olio ma con una nuova e sinuosa forma in vetro ambrato».

E a proposito di “numeri uno”, al Campamac di Barbaresco, a fare da testimone al battesimo del gin Engine Caroni, c’era anche Giorgio Rivetti patron di Contratto e de La Spinetta, due aziende vinicole simbolo della produzione piemontese, tra Alta Langa, Asti docg, Moscato d’Asti, Timorasso, Barbaresco, Barolo e tanti altri vini mito del Piemonte, a dimostrazione dell’attenzione del territorio per un prodotto, il gin Engine, che ne sottolinea le prospettive.

In arrivo l’Engine Gin & Tonic analcolico

Infine alcuni accenni al mondo Engine che ha l’innovazione come stella polare. Ha ricordato Paolo Della Mora: «L’anno scorso abbiamo lanciato la nostra tonica, valorizzando la salvia, che viene miscelata in un Engine & Tonic, arrivando al serving in una lattina che diventa un bicchiere. Non un ready to serve come sono tutte le lattine quindi, ma un ready to drink, ovvero apri e gusta direttamente» (leggi Engine al Design Pride con il nuovo Langhe Gin Tonic ready to drink). Poi un’anticipazione: «arriverà a breve un VirGINtonic, ovvero un Engine Gin Tonic analcolico pensato per il designated driver, quello che la sera esce e deve guidare mentre gli altri amici si divertono». Una buonissima consolazione che consente il divertimento “no alcol” a chi deve guidare. Bravi.

Arrivata la nuova limited edition Koskenkorva 7 Botanicals

Koskenkorva 7 Botanicals
Un raffinato e ricco bouquet caratterizza la release 2023 della serie in edizione limitata 7 Botanicals di vodka Koskenkorva, ispirata all'antica tradizione nordica del Midsummer

È arrivata l‘edizione 2023 di Koskenkorva 7 Botanicals, la limited edition firmata Koskenkorva, la vodka finlandese, 100% naturale, importata e distribuita in esclusiva da Compagnia dei Caraibi. La nuova edizione appartiene alla serie 7 Botanicals, ispirata a una delle più antiche e celebri tradizioni nordiche: il Midsummer, che consiste nel raccogliere sette diversi fiori e botaniche da nascondere sotto al proprio cuscino per realizzare il proprio sogno d’amore.

E sette sono le botaniche che impreziosiscono il profilo della nuova vodka, delle quali però solo cinque sono state svelate: petali di rosa, fiori di sambuco, olmaria, buccia di limone e bergamotto. Botaniche che si aggiungono al classico distillato, ottenuto come da tradizione del brand utilizzando solo il pregiato orzo finlandese delle varietà Saana e Elmeri coltivato più a Nord nel mondo, per l’esattezza nella Finlandia occidentale, e acqua pura di sorgente.

Un raffinato bouquet

Il nuovo distillato (alc 37,5% in vol) si caratterizza per il raffinato e ricco bouquet, dove le note floreali, conferite dalla rosa dal sambuco e dall’olmaria, si combinano con quelle erbacee e con l’aroma citrico dato dal limone e dal bergamotto. Caratteristiche che sono valse al prodotto fresco di lancio già una medaglia d’oro ai The Vodka Masters di The Spirits Business nella categoria Flavoured/Infused Vodka. Una ricchezza aromatica che si apprezza al meglio servendola in purezza, ma che ne fa anche un intrigante ingrediente per la miscelazione, dove può dar nuove sfumature di gusto ai classici o per nuove creazioni e per realizzare drink leggeri e freschi, come un Vodka Tonic, da preparare semplicemente aggiungendo a 4 cl di Koskenkorva 7 Botanicals dell’acqua tonica.

Produzione nel segno dell’economia circolare

In bottiglia da 50 cl, come tutti i prodotti Koskenkorva, anche la nuova release è amica dell’ambiente, grazie all’attenzione che il marchio ha sempre rivolto al tema della sostenibilità, tanto da meritarsi nel 2018 il titolo di Green Company of the Year, assegnato per la prima volta a un brand di spirit. Tutta le produzione avviene nella distilleria dell’omonimo villaggio di finlandese di Koskenkorva, che costituisce un esempio virtuoso di economia circolare. L’orzo viene da coltivazioni locali rispettose dell’ambiente e tutto ciò che non viene utilizzato per produrre il distillato viene trasformato in prodotti a base di amido o mangimi animali. Le bucce del cereale alimentano la biocentrale che a sua volta alimenta i processi di lavorazione e le ceneri vengono usate come fertilizzanti. Anche l’anidride carbonica, generata naturalmente durante la distillazione, viene riciclata, grazie al suo impiego per la coltivazione in serra.

 

 

 

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