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Cucchi acquisita dagli ex proprietari di Giacomo: si punta su pausa pranzo e pasticceria classica

Il locale aperto nel 1936 e da sempre gestito dai Cucchi cambia proprietà e passa nelle mani della famiglia Monti, ex proprietari del gruppo Giacomo. La maestra Ampi Imma Iovine ha lasciato la pasticceria: a impostare la nuova offerta penseranno Elena e Giulia Monti, entrambe pasticciere. Ecco che cosa cambierà

La Dea e La Brillante, a ogni location la macchina giusta

Macchina espresso La Dea
Macchina espresso La Dea
Innovazione e tradizione si incontrano nelle nuove macchine da caffè di Gaggia Milano, caratterizzate da un design accattivante e da una tecnologia intuitiva e performante.

La gamma di Gaggia Milano si arricchisce di due nuove macchine professionali nate per offrire il migliore risultato in tazza, curate nei dettagli e concepite per vari ambienti e occasioni di consumo: La Dea e La Brillante. 

La macchina espresso La Dea si presenta elegante e curata nei particolari: un vero gioiello destinato al mercato delle location premium, come boutique café e concept store di dimensioni contenute. Si distingue per il design, la funzionalità e la scelta attenta dei materiali - in primis acciaio inox -, ai quali si accompagnano soluzioni tecnologiche di alto livello. Tradizione e innovazione si fondono in un insieme armonioso: le linee piacevolmente retrò sono accompagnate da tecnologie e componenti tipiche dei modelli professionali più all’avanguardia.

Osserviamola nel dettaglio: La Dea è affidabile e performante grazie alla tanica interna per l’acqua da 2 litri, alla caldaia da 1,5 litri, allo scambiatore di calore, alla lancia vapore orientabile e alla lancia acqua calda. 

Merita un’attenzione particolare il display LCD a colori da 1,54’’, che offre numerose funzioni: ad esempio, l'utente può impostare e controllare parametri di erogazione, quali la temperatura (basata sul sistema PID) e il tempo di estrazione, o impostare l’orario di accensione dell’apparecchiatura. 

La Brillante è una macchina superautomatica di ultima generazione, intuitiva, facile da usare per i professionisti e per il personale non specializzato e studiata nei minimi dettagli per lasciare un segno forte e duraturo nel mercato Horeca, dando valore aggiunto all’esperienza di degustazione del caffè.

Disponibile in più configurazioni, è dotata del nuovo sistema PrimeMilk di schiumatura del latte che permette di realizzare bevande gustose, nonché di dosare per ciascuna ricetta la quantità di schiuma desiderata, il tutto tramite il touchscreen da 7 pollici di ultima generazione. Sempre tramite touchscreen, è possibile programmare facilmente la manutenzione quotidiana della macchina, che esegue cicli di pulizia completamente automatizzati; in caso di problemi tecnici, inoltre, suggerisce come risolverli. 

Grazie alle diverse configurazioni, La Brillante è quantomai versatile e si rivela una preziosa alleata in più situazioni: nella sala colazioni, a disposizione degli ospiti per erogare bevande gustose; nella zona bar, a fianco del barista per offrire espressi, cappuccini e altre bevande a base di latte dal gusto unico; nella sala riunioni per un coffee break rigenerante.

Per saperne di più, visita il sito ufficiale www.gaggiaprofessional.com e segui Gaggia Professional sui principali social network.

Gaggia Milano espone a Host - pad. 22 - stand F35-45 G36-46.

Un’arena di condivisione lo stand Trucillo a Host

Trucillo - Accademia
La Torrefazione salernitana festeggia i 25 anni della sua Accademia del Caffè e ne riproduce l’Arena. Ricco il calendario di appuntamenti.

“Benvenuti in classe” è il saluto amichevole che Caffè Trucillo darà a chi andrà al suo stand a Host al pad 22 - D45: quest’anno ricorre il 25° dalla fondazione dell’Accademia del Caffè, la struttura formativa voluta da Fausta Colosimo e Matteo Trucillo con l’obiettivo di condividere e divulgare una corretta cultura del caffè di alta qualità, con un occhio rivolto anche al sociale. 

Per questo lo stand della Torrefazione salernitana si presenta come l’arena di un’accademia: un luogo accogliente e in cui condividere conoscenza, che è la base essenziale per offrire un caffè di qualità e permettere ai consumatori di percepirla in modo corretto, dunque di attribuirle il giusto valore. 

Dalla sua nascita a oggi all’Accademia si sono formati oltre 10mila professionisti e appassionati; inoltre da due anni al suo interno si svolgono le selezioni della tappa Sud delle sezioni per i campionati di Sca Italy delle discipline Barista, Latte Art, Coffee in Good Spirits e Brewers. 

L’Accademia è un fattore di di crescita fondamentale per Trucillo, che permette di affermare i suoi valori nel canale horeca; soprattutto offre gli strumenti per verificare di persone le caratteristiche di qualità di ciò che viene loro proposto. «In questa direzione va anche la nostra proposta di prodotti - spiega Fausta Colosimo, head of international markets -: una gamma molto ampia di miscele, diversi tipi di caffè per diversi metodi di estrazione, dai grani al monoporzionato compatibile alle cialde. Così siamo in grado di accontentare le richieste di esercizi di diverse dimensioni, ma anche e soprattutto di rispondere alle diverse abitudini e preferenze di consumo nei diversi contesti culturali delle aree del mondo in cui operiamo».

Gli appuntamenti che l’Accademia propone al pubblico di Host sono numerosi.

Colazione - tutti i giorni dalle 9,30 - Casa Trucillo - #TruStart with moka

Talk - Trucillo Arena - 25 Years, 25 ml, 25 Minutes a Day - #TruTalk  

Tutti i giorni alle 10,30 - Vertical Coffee Tasting: una verticale di caffè per riconoscere con il supporto di un esperto del caffè le differenze tra le diverse tipologie di prodotto

Venerdì 13 – ore 15,00 - Il caffè sociale con Cesare Trucillo: progetto migranti e l’importanza della responsabilità sociale per le aziende

Sabato 14 – ore 13,30 - Il caffè secondo Chiara Bergonzi 

       Sabato 14 – ore 15,30 - Bevande vegetali con Alpro: il mondo delle bevande vegetali con Damian Burgees

Domenica 15 – ore 12,00 - 5 Coffee Trends del 2023 

Domenica 15 – ore 15:00 - Coffee influencer con @specialty-pal: educazione al caffè di qualità attraverso la comunicazione social con Valentina Palange

Lunedì 16 – ore 12:00 - Follow the coffee: seguire la filiera del caffè dalla piantagione alla tazzina

Lunedì 16 – ore 15:00 - Un mondo sostenibile: ambiente e sostenibilità secondo Trucillo  

Martedì 17 – ore 12:00 - I processi del caffè: naturale, lavato, honey, anaerobico… 

Aperitivo - tutti i giorni dalle 16,30 - Bar Trucillo - #TruChill & cheers with TruFriends

- Champagne Coffee Colada, Espresso Martini, Coffee Tonic.

Il nuovo corso di Pasticceria Cucchi: pausa pranzo rinforzata nel rispetto del marchio storico

La Pasticceria Cucchi fu fondata nel 1936 come caffè concerto da Luigi Cucchi e da sua moglie Vittorina e diventò presto uno dei ritrovi alla moda di Milano. Qui il team al completo, con Cesare cucchi, figlio di Luigi, in prima fila
Il locale aperto nel 1936 e da sempre gestito dai Cucchi cambia proprietà e passa nelle mani della famiglia Monti, ex proprietari del gruppo Giacomo. La maestra Ampi Imma Iovine ha lasciato la pasticceria: a impostare la nuova offerta penseranno Elena e Giulia Monti, entrambe pasticciere. Ecco che cosa cambierà

Cesare Cucchi avrebbe compiuto 90 anni oggi e abbiamo la presunzione di immaginarlo osservare con un mix di nostalgia e benevolenza il nuovo corso della ex pasticceria di famiglia. Lo vediamo lì, magari seduto a uno dei tavolini, a prendere un aperitivo. Magari in compagnia di Giacomo Bulleri, altro volto leggendario della ristorazione milanese. Da settembre Pasticceria Cucchi, il locale storico di Corso Genova 1, non è più in mano alle sue figlie Laura e Vittoria, che ne avevano raccolto l'eredità come lui aveva fatto in precedenza, subentrando ai genitori Luigi e Vittorina, fondatori del caffè nel 1936. Cucchi è passato, appunto, agli ex proprietari dei locali a marchio Giacomo.

Cesare Cucchi, mancato ne 2018, ritratto nel suo locale di Corso Genova a Milano

Due famiglie legate all'ospitalità in stile milanese

Cesare, mancato ne 2018, oggi si sarebbe accomodato lì, all'esterno, e avrebbe raccontato una delle tante storie intercettate in anni di vita in simbiosi con il suo locale, posto del cuore di artisti, scrittori, letterati, ma anche gente comune del quartiere Ticinese a Milano. A godersi ricordi e drink, sempre nel nostro immaginario, Giacomo Bulleri (mancato a 94 anni nel 2019), che fu patron di Trattoria da Giacomo e poi del gruppo Giacomo Milano. Sorridono e raccontano, e giù aneddoti e ricordi, durante questo aperitivo da sogno. Incredibile come il destino abbia riallacciato i fili, cucendo le sorti di due famiglie legate all'arte dell'ospitalità Milano style: ad acquisire la pasticceria dei Cucchi è stata la famiglia Monti. Padre Marco, figlie (pasticcere) Elena e Giulia, madre Tiziana. Tiziana è la figlia di Giacomo Bulleri. I Monti, nel 2020, hanno ceduto alla famiglia Rovati (imprenditori nel ramo farmaceutico) i locali a marchio Giacomo. Ora rientrano nel settore con Cucchi, dal 2002 Locale Storico d'Italia, dal 2013 Attività Storica della Regione Lombardia e dal 2015 Bottega Storica della città di Milano.

«Ritorno a una pasticceria classica e rinforzo della pausa pranzo»

L'operazione vale 2 milioni di euro ed è stata finalizzata in estate. Dal 1° settembre la gestione è passata ai Monti: Elena e Giulia, come detto pasticcere entrambe, con i mariti, Dario Roncalli e Cristian Taormina. «Dopo l'operazione di cessione di Giacomo cercavamo un'attività di pasticceria, visto che le mie due figlie hanno lavorato nella pasticceria del gruppo», ci spiega Marco Monti. «Nel ventaglio di possibilità è spuntata sorprendentemente Cucchi e ci abbiamo visto un passaggio di consegne che definirei giusto, per di più con un salto da un'impresa "al femminile" a un'altra. Non abbiamo intenzione di stravolgere il locale, vogliamo che mantenga quell'immagine da caffè parigino che ha fatto la sua fortuna. Sistemeremo qualche dettaglio, rinnovando le sedute esterne e le tende, ma cercheremo di rispettare il marchio storico. I clienti continueranno a sentirsi a casa».

Imma Iovine lascia dopo l'ingresso della nuova proprietà

Laura e Vittoria Cucchi avevano coinvolto Imma Iovine per rinnovare la proposta e l'impostazione del laboratorio. Con il cambio di gestione la maestra Ampi e Cucchi prendono strade diverse (ce lo ha confermato la stessa Iovine, la quale per il momento sta valutando diverse altre proposte). «Elena e Giulia proporranno una pasticceria forse un pochino più classica rispetto alla nuova impronta che stava dando Imma Iovine. Torneremo al classico, pur mantenendo quello che di buono abbiamo trovato prendendo le redini del locale». Non si cercherà, insomma, una nuova star della pasticceria. «Le mie figlie sono le star», dice sorridendo Marco Monti.

Piatti caldi e nuova drink list, con rinnovata attenzione alla carta dei vini

L'offerta: su che cosa si punterà? «Rinforzeremo il momento della pausa pranzo, introducendo anche dei piatti caldi e provando qualcosa di diverso. Fermo restando che il "core business" resta nei due momenti della colazione e dell'aperitivo. In particolare su questo stanno lavorando i miei generi: Dario Roncalli è un barman d'esperienza e sta studiando una nuova drink list, mentre Cristian Taormina parte da una ristrutturazione della carta dei vini, che vogliamo vedere tornare ai fasti di un tempo».

«Giusto peso a tradizione e storia»

«Ci è piaciuta l'idea di affidarla a una famiglia che venisse dal settore, che conoscesse il valore della tradizione e della storia, che sapesse dare il giusto peso a queste cose. Non posso dirle che il cuore sia leggero, questo no». Il commento è di Laura Cucchi, che con la sorella Vittoria controllava e gestiva la pasticceria di famiglia e che con lei ha preso la decisione di cedere l'attività. «Ci vorrà del tempo per metabolizzare tutto, emotivamente. Razionalmente sappiamo che è stata la decisione giusta. Gli ultimi anni sono stati difficili per tutto il settore, anche se siamo usciti devo dire benissimo dagli anni duri del Covid, seppur affaticati come tutti. Di fronte alla pasticceria la piazza è ancora sventrata dai lavori della metropolitana, poi abbiamo dovuto affrontare l'aumento fortissimo delle materie prime e del costo dell'energia elettrica, e non dimentichiamo il caro affitti e la gestione del personale. Alludo alla defezione di alcuni nostri collaboratori storici nell'ambito del servizio, che hanno scelto di cambiare lavoro per avere liberi il sabato e la domenica o la sera, e alla difficoltà nel reperire personale altrettanto qualificato. Ecco, forse quest'ultimo punto è quello che davvero ci ha fatto capire che era il tempo di prendere una decisione. Se ci fossimo affidate alle sole emozioni, mai e poi mai avremmo deciso per un addio all'attività di famiglia».

Panettone e miscelati si sposano a… Venezia

Uno dei cocktail di Panettone On The Rocks
Ad ogni twist il suo panettone. È successo in laguna con una degustazione di abbinamenti panettone - cocktail fuori dagli schemi con Pasticceria Filippi e Samuele Ambrosi, bartender e titolare del Cloakroom Cocktail Lab di Treviso. Un esperimento che apre la strada a inediti gemellaggi tra pasticceria e miscelazione

Per quest'anno, a Natale, si accantoneranno (forse) schiaccianoci e liquorini alla fine del cenone: Pasticceria Filippi mette in tavola tutta la versatilità del suo portfolio, chiamando a sostegno un nome notissimo della cocktelleria italiana (e non solo) Samuele Ambrosi, patron di CloakRoom, CloakLAb e Boss Hogg (tutti a Treviso), per una nuova esperienza di degustazione. È accaduto a Venezia nella cornice di Panettone On The Rocks (28 settembre) con protagonisti quattro panettoni e quattro cocktail: un mini percorso di pairing sulle acque dei canali che scorrono appena al di sotto dello storico ristorante Da Ivo, alle spalle di Piazza San Marco. Ambrosi ha presentato così la sua idea di miscelazione:  «Di fatto, una cucina liquida - spiega - perché molte delle nostre tecniche arrivano da pasticceria e gastronomia, cambiano soltanto il prodotto finito e la fruizione». Quattro cocktail, dicevamo, che si sono incastrati come in un puzzle con i panettoni di Pasticceria Filippi, giunta oggi alla produzione di circa seimila pezzi al giorno. Vediamone insieme gli abbinamenti studiati da Ambrosi per l'occasione.

 

La firma di Filippi, il dolce tradizionale all'olio (che per disciplinare del 2007 non può essere definito panettone, in quanto privo di burro), finisce in un bagno termostatico con acqua (58-60°) e prosegue in una macerazione lenta per 8-9 ore. Seguono filtraggio e ridistillazione in Rotavap, prima dell'rinforzo con un distillato analcolico di spezie. È di fatto una welcome water che apre il percorso, pulisce il palato e concede l'ingresso al dolce all'olio classico che lo accompagna. Natale Filippi è il passo successivo: si sale di pienezza e corpo, non ci si smuove invece dal contenuto alcolico, che è zero. Ambrosi si affida al recupero degli scarti del Panettone Zenzero e Cioccolato Filippi (in abbinamento), che integra in uno sciroppo naturale poi trasformato in soda con un Twist'n'Sparkle. A questo si aggiunge una ridistillazione di birra stile Vienna (generata da due luppoli diversi): un concentrato analcolico di interessantissima complessità gusto-olfattiva. Due soli ingredienti (soda+ridistillato di birra) che nascondono profonda preparazione tecnica e studio della materia prima.

Da un Bellini al Panettone al PanMartini

La terza proposta è un inno alla storia dell'ospitalità veneziana: un Bellini al Panettone, che ricalca il classicissimo anni '50 di Arrigo Cipriani e lo riporta a oggi con l'ultima novità di casa Filippi, il Panettone Pesche e Amaretti. La base di purea di pesca bianca non sbucciata, lavata in acqua e bicarbonato, si unisce a uno sciroppo di Panettone Pesche e Amaretti ottenuto per osmosi (zucchero, panettone e acqua bilanciato a 50° brix) in una flûte, poi colmato con Prosecco DOC Brut. Il colorito è "volutamente vicino al panettone, più che al Bellini", la beva è in esemplare equilibrio tra i due. Si chiude con un twist d'autore: PanMartini, omaggio al re delle notti di una Venezia che va ormai forse scomparendo, come ricorda il patron del ristorante Da Ivo, presente all'evento insieme a una leggenda dell'ospitalità in laguna come Roberto Pellegrini. Il Dolce Classico Filippi viene macerato in vodka per ventiquattro ore, il liquido viene poi filtrato e distillato. A questo, Ambrosi aggiunge sherry Palo Cortado e liquore al sambuco, mescola e versa in coppa: sorso secco, potente, pulito.

Alessandro Venturi “vola” a Rieti sulle ali del Colibrì

Il noto professionista romano è oggi alla guida del Colibrì, elegante cocktail bar di Rieti, che ambisce a diventare punto di riferimento della mixability d'autore in città. La proposta beverage integra classici e signature firmati Beluga o frutto di ricerca e sperimentazione a livello di ingredienti dalle Americhe. Anche la cucina gioca un ruolo da protagonista con una proposta articolata di comfort food

È a Rieti che Alessandro Venturi, professionista globetrotter, classe 1989, molto noto tra gli addetti ai lavori, vincitore di competizioni internazionali ed ex brand ambassador Italia di Beluga Group, la cui vodka è oggi prodotta e imbottigliata in Montenegro, ha piantato finalmente la propria bandiera. Si tratta del Colibrì, cocktail bar con piccola cucina, affacciato sul Lungovelino Bellagamba, uno degli scorci più suggestivi della città chiamata l'ombelico dell'Italia per la sua posizione geografica al centro della nostra Penisola. «Mi sono subito innamorato di questi luoghi - racconta Venturi - e, quasi per caso, è nata l'opportunità di trasferirmi qui a Rieti e avviare, finalmente, una mia attività insieme a Marco Antoniucci, imprenditore locale del fuori casa e gestore del Bonobo. E così, lo scorso fine luglio, abbiamo inaugurato il Colibrì, cocktail bar con piccola cucina, che ha l'ambizione di diventare un punto di riferimento per la miscelazione di qualità in ambito cittadino».

 

Beluga Experience, Americhe, comfort food e molto altro

Il locale, aperto dalle 18 alle 3 di notte, si sviluppa su una superficie di circa 150 mq con un ampio dehors confinante proprio con quello del Bonobo (i due locali, nonostante la prossimità, mantengono però ognuno la propria identità). Gli interni eleganti e sponsorizzati Beluga sono firmati dall'azienda reatina Gesc specializzata in arredi commerciali di alto standard qualitativo che ha pensato di declinare il concept del colibrì, tra gli uccelli in natura con la maggior variabilità cromatica, in modo sapiente e misurato con la creazione di dettagli di colore. «Il tema del colore - spiega Venturi - è ripreso anche a livello di beverage nei nostri cocktail che sono sempre contraddistinti da un particolare cromatico. Attualmente, la nostra drink list include, oltre ai classici, 4 signature a base vodka Beluga (raccolti sotto il cappello tematico Beluga Experience) e 12 signature georeferenziati che contengono almeno un ingrediente autoctono di una delle tre grandi regioni del continente americano che costituiscono l'habitat naturale del colibrì (Nord America, Sud America e Caraibi). Ad esempio, il nostro Amazzonia è una celebrazione dei sapori dalla foresta pluviale con gin infuso al lapacho, la corteccia amazzonica, abbinato al nostro liquore artigianale di ananas e peperoncino giallo e a del succo di limone fresco. Non manca uno speciale effetto cremoso creato ad hoc dal nostro super syrup. Il drink viene servito con una cialda di isomalto colorato». I prezzi dei signature a tema geografico variano dai 7 ai 9 euro, mentre i cocktail Beluga Experience oscillano dai 12 ai 25 euro. Completano la proposta beverage, una selezione di bollicine, vini bianchi, rossi, rosati e da dessert (con alcune etichette servite anche al calice). Last but not least, la proposta food che è parte integrante della Colibrì Experience con tortillas, fritti, tacos, tapas e hamburger (anche vegani). «A Rieti la nostra formula ha già riscosso in questi primi mesi di apertura un certo successo - conclude Venturi - e ci stiamo facendo un buon nome a livello locale. Siamo reduci da un'estate molto positiva che ci fa ben sperare per il futuro».

Torna la sfida a tutto sale del Maldon Cocktail Contest

Maldon Cocktail Contest
Rendere le note del pregiato sale marino inglese protagoniste di un originale cocktail d'autore è la sfida per i bartender in questa edizione del concorso organizzato con Planet One. si può partecipare fino al 31 ottobre

Aggiungere un pizzico di sale alla creatività dei bartender. È quanto si propone il Maldon Cocktail Contest, la cocktail competition della storica azienda Maldom. Una gara che punta a rendere protagonista della miscelazione un ingrediente molto particolare: il sale.

Giunto alla sua seconda edizione e organizzato da Montosco, importatore esclusivo per l'Italia del Sale Maldon, in collaborazione con Planet One, il concorso sfida i professionisti del bancone a creare un originale cocktail d’autore con il famoso sale marino dalla tipica forma a piramide, consistenza “crunchy” e dal sapore delicato.

Ingrediente che i bartender possono utilizzare in una, o entrambe, delle versioni disponibili: Fiocchi di sale marino, la versione classica, che si caratterizza per la freschezza intensa e il sapore pulito, o Fiocchi di sale marino affumicato, ovvero la versione lievemente affumicata con legno di quercia, dal sapore ricco e raffinato.

Come partecipare al Maldon Cocktail Contest

Per partecipare alla gara occorre iscriversi sul sito del concorso (dove è possibile visionare e scaricare il regolamento completo) entro il prossimo 31 ottobre, compilando l’apposito form con i propri dati personali e la ricetta del drink (completa di ingredienti, quantità, tecnica di preparazione) con relativa foto.

Il cocktail deve essere una originale creazione del bartender e può essere decorato o guarnito. Poche e semplici le regole d’ingaggio: non è infatti previsto nessun limite al numero di ingredienti che si possono utilizzare e l’unico vincolo è che la ricetta deve contenere obbligatoriamente sale Maldon, nella versione classica o affumicata.

ISCRIVITI AL MALDON COCKTAIL CONTEST

La gara

Tutte le ricette saranno sottoposte al vaglio di una giuria di selezione che sceglierà le migliori 10. I loro autori si confronteranno nella gara dal vivo in programma il prossimo 14 novembre in una location d’eccezione: il Masa Rooftop, la nuova terrazza dell’hotel Major.

I finalisti, alternandosi dietro al bancone, avranno 10 minuti di tempo per realizzare tre esemplari del loro drink da sottoporre alla giuria, raccontandone anche l’ispirazione. La giuria sarà composta da tre esperti di mixology nominati da Planet One, che valuteranno le creazioni sulla base di gusto, presentazione e storytelling, mentre un quarto giurato valuterà la tecnica e l’esecuzione.

All’autore della prova migliore andrà il titolo di Maldon Brand Ambassador Italia per il 2024 e in questo ruolo parteciperà a eventi in qualità di guest bartender.

Barawards 2023: scopri i locali finalisti e vota i migliori

Scopri i finalisti per ognuna delle dieci categorie che premiano i migliori locali del fuori casa e vota i tuoi preferiti. Le votazioni chiudono il 31 ottobre. I vincitori saranno rivelati durante la Barawards Gala Night di lunedì 15 gennaio 2024

Sono ben dieci i premi in palio per i locali del fuori casa - tra bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie e hotel - che saranno assegnati nell'edizione 2023 di Barawards, il premio all'ospitalità italiana d'eccellenza organizzato da Bargiornale, Dolcegiornale, Hotel Domani e Ristoranti (verranno svelati durante la Barawards Gala Night di lunedì 15 gennaio 2024). I voti dei panelist hanno determinato la rosa degli oltre 300 finalisti (massimo 30 per ognuna delle categorie in gara), selezionati tra le oltre 500 candidature espresse.

SCOPRI E VOTA I PROFESSIONISTI
CANDIDATI A BARAWARDS

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AL PREMIO INNOVAZIONE DELL'ANNO

Ora sta a te: scegli la/le categoria/e per cui vuoi votare ed esprimi fino a 3 preferenze per ogni categoria. Il voto on line contribuirà per il 20% alla definizione della classifica finale.

Le votazioni on line resteranno aperte fino al 31 ottobre 2023.

Le votazioni sono terminate.

Continua a seguirci su bargiornale.it per scoprire tutti i vincitori.

Barawards 2023: scopri i professionisti candidati alla vittoria e vota i migliori

Scopri i finalisti per ognuna delle dieci categorie che premiano i migliori professionisti del fuori casa e vota i tuoi preferiti. Le votazioni chiudono il 31 ottobre. I vincitori saranno rivelati durante la Barawards Gala Night in programma lunedì 15 gennaio 2024

Sono dieci i premi in palio per i professionisti del fuori casa - tra bartender, baristi, pasticceri, cuochi e brand ambassador (ma c'è anche un premio al miglior team) - che saranno assegnati nell'edizione 2023 dei Barawards, il premio all'ospitalità italiana d'eccellenza organizzato da Bargiornale, Dolcegiornale, Hotel Domani e Ristoranti (i vincitori verranno svelati durante il Barawards Gala Night di lunedì 15 gennaio 2024). I voti dei panelist hanno determinato la rosa dei finalisti (massimo 30 per ognuna delle categorie in gara), selezionati tra le oltre 600 candidature espresse.

Ora sta a te: scegli la/le categoria/e per cui vuoi votare ed esprimi fino a 3 preferenze per ogni categoria. Il voto on line contribuirà per il 20% alla definizione della classifica finale.

Le votazioni on line resteranno aperte fino al 31 ottobre 2023.

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C’è un italiano nella lista dei World’s 50 Best Bars 2023 (dal 51 al 100)

World's 50 Best Bars Bar di Passo O (©Melania Dalle Grave DSL Studio)
Il Bar di Passo del Camparino in Galleria di Milano, all'85° posto dei World’s 50 Best Bars (credit foto: ©Melania Dalle Grave DSL Studio)
In attesa di conoscere la classifica dei migliori 50 bar del mondo, è stata svelata la lista dalla 51esima alla 100esima posizione. Per l'Italia c'è il Camparino in Galleria

È arrivato il primo verdetto di The World's 50 Best Bars. In attesa di conoscere la lista dei migliori 50 locali del mondo, che sarà svelata nella tradizionale serata di gala quest’anno in programma a Singapore il prossimo 17 ottobre, è stata svelata la classifica dei locali che occupano le posizioni dal 51 al 100 (che pubblichiamo in calce). Classifica non molto generosa con i locali della Penisola. Solo uno, infatti, è presente, rispetto ai tre della precedete edizione: il Camparino in Galleria di Milano, che si posiziona all'85esimo posto (73° nel 2022, leggi Tre italiani tra i World’s 50 Best Bars 2022 (dal 51 al 100).

Un risultato che non mette in discussione la vivacità e l’alto livello qualitativo del panorama bartending del Bel Paese, anche perché grandi soddisfazioni possono ancora arrivare dalla classifica dei primi 50 posti. E che si spiega anche con la volontà da parte del World's 50 Best Bars di puntare i riflettori sulle piazze emergenti della scena mixology e dell’ospitalità internazionale, come del resto conferma la scelta di una location per la prima volta al di fuori dei confini europei per la serata di premiazione.

Debutta in classifica un cocktail bar albanese

E a proposito di Europa, proprio da qui arrivano le prime novità. Il Vecchio Continente si conferma l’area con più locali nella lista, in totale 17 in 13 città, con il Regno Unito che continua a fare la parte del leone, con 5 cocktail bar, dei quali quattro a Londra, la città più rappresentata, tra i quali il Donovan Bar guidato da Salvatore The Maestro Calabrese (92° posto).

La prima sorpresa è che al secondo per numero di locali è la Grecia, con due bar entrambi di Atene, il Barro Negro (70°) e la new entry The Bar in Front of the Bar (98°). La seconda è il debutto in classifica di un locale dell’Albania, il Nouvelle Vague di Tirana, piazzatosi all’86° posto.

Altre new entry sono il Velvet di Berlino (77°), lo Svanen di Oslo (84°), e il Mirror Bar di Bratislava (90°), così come da segnalare è il ritorno nella classifica di due cocktail bar londinesi, il Lyaness (54°) e l'Artesian (100°).

Messico e Sud America sugli scudi

La seconda area più rappresentata è quella delle Americhe con 15 locali, dei quali 6 negli Stati Uniti. In questa parte di mondo, da segnalare gli ottimi risultati del Messico, con quattro nuovi ingressi, tra i quali due di due nuove città: Arca di Tulum (60°) es El Gallo Altanero di Guadalajara (65°), che si aggiungono alle altre due new entry il Rayo (72°) e il Kaito del Valle (81°) entrambi di Città del Messico.

Anche il Canada rientra nell'elenco per la prima volta dal 2020, con la new entry Civil Liberties di Toronto, mentre 4 sono i locali del Sud America: il Lady Bee di Lima (52°), il Tan Tan (56°), il SubAstor (n. 58) di San Paolo e La Sala de Laura di Bogotà (80°).

Singapore al primo posto in Asia

La classifica delle posizioni dalla 51 alla 100, che quest’anno include locali di 32 città di tutto il mondo, conferma il peso crescente dell’Asia nel panorama mixology internazionale, con Singapore come “capitale”. Dei 14 cocktail bar nella lista, 5 infatti hanno sede nella città-stato. Così come conferma il consolidarsi delle realtà africane, come l'Hero Bar di Nairobi (62°), che scala 6 posizioni in classifica rispetto allo scorso anno, e il Sin + Tax di Johannesburg (92°).

THE WORLD’S 50 BEST BARS 2023 (dalla 51 alla 100)

51 Danico Paris
52 Lady Bee Lima
53 The Bellwood Tokyo
54 Lyaness London
55 Vesper Bangkok
56 Tan Tan São Paulo
57 Attaboy New York
58 SubAstor São Paulo
59 28 HongKong Street Singapore
60 Arca Tulum
61 Byrdi Melbourne
62 Hero Bar Nairobi
63 Manhattan Singapore
64 Nutmeg & Clove Singapore
65 El Gallo Altanero Guadalajara
66 Tropic City Bangkok
67 Sidecar New Delhi
68 Martiny’s New York
69 Ergo Dubai
70 Barro Negro Athens
71 Penicillin Hong Kong
72 Rayo Mexico City
73 Civil Liberties Toronto
74 Hope & Sesame Guangzhou
75 Bar Cham Seoul
76 Swift London
77 Velvet Berlin
78 Analogue Initiative Singapore
79 High Five Tokyo
80 La Sala de Laura Bogotá
81 Kaito del Valle Mexico City
82 Kumiko Chicago
83 Native Singapore
84 Svanen Oslo
85 Camparino in Galleria Milan
86 Nouvelle Vague Tirana
87 Ruby Copenhagen
88 Red Frog Lisbon
89 Thunderbolt Los Angeles
90 Mirror Bar Bratislava
91 Maison Premiere New York
92 Donovan Bar London
93 Tjoget Stockholm
94 Sin + Tax Johannesburg
95 Schofield's Manchester
96 Lost & Found Nicosia
97 Darkside Hong Kong
98 The Bar in Front of the Bar Athens
99 Employees Only New York
100 Artesian London

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I nuovi calici a gambo corto della collezione Elysia
Sinonimo di glassware di alta qualità, l’azienda ha arricchito di nuove soluzioni le collezioni dei suoi marchi Pasabahce e Nude. Abbinando come sempre a un design ricercato e accattivante la massima funzionalità

Che si tratti della creazione di un bartender, di uno spirit o di un vino di pregio, ma anche di un più semplice succo, per essere valorizzata al meglio la proposta beverage di un locale richiede un servizio impeccabile. A partire dallo strumento principe: il bicchiere. Sinonimo di glassware di alta qualità sono i marchi Pasabahce e Nude del colosso mondiale del vetro Sisecam Group con sede a Istanbul, con una vasta gamma di collezioni per il servizio di ogni tipologia di bevanda. Proposte che nascono da un attento studio delle esigenze dei professionisti del bancone e che spiccano per design, funzionalità e praticità, che l’azienda ha ampliato con nuovi complementi di gamma.

Timeless, eleganza senza tempo

Per quanto riguarda il brand Pasabahce, la prima novità riguarda l’iconica linea Timeless, contraddistinta dal design che richiama i calici in cristallo di epoche passate e che abbraccia il trend del ritorno del classico nel mondo dell’hospitality. Ad arricchirla tre nuove referenze, un bicchiere acqua da 400 cc e due da long drink con capacità di 355 e 515 cc, in versione impilabile e temperata.

Le nuove soluzioni pongono dunque un ulteriore accento sull’aspetto della funzionalità, permettendo di razionalizzare gli spazi, spesso molto limitati, dietro il bancone e garantendo una resistenza extra all’uso professionale che ne assicura qualità e lunga durata. Nella stessa collezione sono arrivati anche un calice per cocktail con il gambo corto e la caraffa con capacità di un litro (anche linea Elysia).

Le new entry della collezione Estrella

Importanti new entry ci sono anche nella collezione Estrella, caratterizzata dall’accattivante motivo a effetto tridimensionale che si rifà alle stelle. Alla capsula presentata lo scorso anno, composta da 3 bicchieri, è stato aggiunto un ulteriore bicchiere da long drink da 490 cc e 5 calici: due da vino, un calice grande con capacità da 490 cc per Gin&Tonic, una coppa Martini e una coppetta da champagne, ideali per valorizzare qualsiasi tipo di contenuto.

Nude, l’eccellenza del vetro sonoro superiore

Tra le proposte a marchio Nude, in vetro sonoro superiore, spicca la linea Savage, sviluppata in collaborazione con l’astro internazionale della miscelazione Remy Savage. La compongono 6 pezzi, quattro calici e due bicchieri, dal design lineare e accattivante, dalle dimensioni più piccole rispetto a quelle standard e con un bordo sottile, pensata per valorizzare al massimo sapore e aromi di cocktail e distillati pregiati.

La star del catalogo Nude è la collezione di calici da vino Stem Zero Ion Shielding Technology: una gamma di bicchieri altamente raffinati in cristallo extra sottile, realizzati artigianalmente per soddisfare gli intenditori di vino più esigenti. La tecnologia Ion Shielding li rende due volte più resistenti e flessibili rispetto ad altri bicchieri di simile spessore.

 

Buenos Aires da Bere

Tres Monos

Buenos Aires, situata sulla sponda occiden­tale del Río de la Plata, sulla costa sud-orienta­le, è la città più visitata del Sud America. È nota per la sua architettura europea eclettica e per la sua eterogenea composizione etnica, dovuta al grande afflusso di immigrati tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo, provenienti in particolare dall’Italia e dalla Spagna. Stimolata dall’arrivo degli europei, la scena dei cocktail bar a Buenos Aires ha una ricca storia che risale a un secolo fa.

L’argentino Sebastián “Seba” Atienza, pro­prietario dei bar Tres Monos e La Uat di Buenos Aires, descrive così l’evoluzione della cultu­ra del bere nella sua città: «Credo che Buenos Aires sia diventata la capitale dell’industria dei cocktail latino-americani grazie alla forte immigrazione italiana e spagnola del passato. Negli anni Cinquanta abbiamo avuto alcuni dei più importanti personaggi di riferimento del bartending mondiale, tra cui Santiago Pichin Policastro, che ha scritto il libro “Magic Drin­ks”. Alla fine degli anni ‘90, Buenos Aires ha iniziato la sua seconda età dell’oro nel settore dei drink grazie a locali come il Gran Bar Dan­zón, dove hanno esordito gli eroi del bartending locale Tato Giovannoni e Inés De Los Santos. Poi è stata la volta del Mundo Bizzaro di Pablo Piñata, che ha ispirato l’apertura di Tres Mo­nos». Di seguito vi proponiamo un viaggio tra i migliori cocktail bar di Buenos Aires, parten­do da un noto bar in cui in passato Sebastián era l’head bartender, e concludendo la serata al Tres Monos e a La Uat, di proprietà di Seba. Si unisce a noi Sorrel Moseley-Williams, gior­nalista e sommelier inglese, in Argentina dal 2006, presidente dei World’s 50 Best Bars per il Sud America e profonda conoscitrice della realtà locale.

Floreria Atlantico

Iniziamo dal quartiere Retiro di Buenos Aires, noto per i suoi negozi di alto livello, i sontuosi edifici residenziali, i vicini terminal ferroviari e l’antica zona delle banchine marit­time, che un secolo fa rappresentava il punto di ingresso principale per milioni di immigrati. Sempre a Retiro si trova Florería Atlántico, un bar che si ispira al forte carattere multicultu­rale di Buenos Aires. Florería Atlántico è stato fondato dieci anni fa da Renato “Tato” Giovan­noni, uno dei più noti barman del Sud America. Premiato come Miglior Bartender a The Wor­ld’s 50 Best Bars nel 2020, Tato è cresciuto a Pinamar, una cittadina costiera a sud di Buenos Aires, e ha iniziato la sua carriera nel settore dell’ospitalità nel bar del padre. L’interesse per il cinema lo ha portato a studiare alla New York Film Academy, ma i bei ricordi di quando era barista in riva al mare argentino erano sempre presenti nella mente di Tato. Così, all’inizio degli anni 2000 è tornato nella sua terra natale e ha iniziato a lavorare al Gran Bar Danzón, di ispirazione newyorkese, facendo il barman al fianco di Inés De Los Santos, la talentuo­sa mixologist responsabile di altri due bar che visiteremo in questo tour. Dopo le esperienze come barman al Sucre e all’Hotel Faena, Tato voleva creare qualcosa di veramente suo. Nel 2013, Tato e la socia Aline Vargas hanno aperto Florería Atlántico.

Al bar si accede passsando per un negozio che vende fiori e vini. Mentre nelle prime ore della sera, l’ingresso segreto del cocktail bar al piano inferiore diventa accessibile attraverso la porta di un frigorifero. Scendendo le sca­le, vediamo le pareti adornate da incantevoli creature marine mitologiche, disegnate a mano dall’artista Tato, e il personale che indossa ma­gliette a righe in stile marinaro. La sensazione è di essere finiti in una taverna di mare d’altri tempi. Il servizio è effettuato su uno dei banco­ni più grandi al mondo. Si parla di 18 metri di lunghezza per 27 posti. Florería Atlántico attira persone del posto, ma è anche apprezzata dal pubblico internazionale, sia dai consumatori sia dalla industry, e attualmente è al 18° posto nella classifica di The World’s 50 Best Bars. Per i primi sei anni, il menu dei cocktail della Florería Atlántico era esclusivamente dedicato ai Paesi con il maggior afflusso di immigrati in Argentina all’inizio del XX secolo: Italia, Spa­gna, Francia, Polonia e Inghilterra. Nell’ultimo menu “Pueblos Originarios”, giunto al secondo volume, l’attenzione è invece rivolta alle colo­nie e alle città native dell’Argentina. Secon­do Tato: «Alcune colonie hanno avuto grande successo e sono diventate città fiorenti, mentre altre, come la colonia belga di Ostenda, sono fallite. Tuttavia, ognuna di queste colonie, al­cune create anche da un mix di nazionalità, ha una storia da raccontare, cosa che speriamo di fare attraverso i nostri nuovi signature cocktail alla Floreria». La co-fondatrice Aline Vargas è molto soddisfatta dell’ultimo menu, frutto di un lavoro di squadra: «Anche se curato da Tato, sono stati i “Marineros” a dedicare sette mesi alla ricerca, allo studio e all’approfondimento di tutte le popolazioni native del Paese e dei loro prodotti. Io e Tato siamo molto orgogliosi del lavoro che hanno svolto, perché sono mag­giormente responsabilizzati e ciò li mette in condizione di crescere come bartender».

Trade

Non lontano da Florería Atlántico si trova Trade, dove si può ammirare il tramonto dal rooftop più spettacolare di Buenos Aires. Con i suoi drink, principalmente da aperitivo, e la sua vista unica, non sorprende che Time Out lo abbia classificato tra i migliori rooftop bar del mondo. Il cofondatore Andrés Rolando, che ha già riscosso successo nella scena gastronomica locale con Uptown e Nicky Harrison, voleva creare qualcosa che secondo lui mancava a Buenos Aires: un grande rooftop bar. Secondo Andrés «Trade è un bar che attira molti turisti, ma credo anche che sia un luogo dove il por­teño, il cittadino di Buenos Aires, possa risco­prire la sua città». Sebbene la maggior parte dei clienti sia attirata dal rooftop al 22° piano, ide­ale per Instagram, e dai suoi drink più leggeri come Spritz e Gin Tonic, al Trade trova spazio anche un bar più intimo, tre piani più sotto, che serve “drink da meditazione”.

Niño Gordo

Ci spostiamo a 20 minuti di taxi verso la zona di Palermo, l’epicentro della vita notturna di Buenos Aires per visitare il Niño Gordo, un locale che sposa buon cibo a buoni drink. In una città che offre ristoranti di fama mondiale come El Preferido, Don Julio e Mishiguene, è una vera sfida distinguersi nella folla gastronomica, ma i due soci Germán Sitz e Pedro Peña ci sono riusciti. I due hanno seguito percorsi simili per dieci anni, la­vorando in cucina in Argentina e nel mondo, per poi unire le forze e aprire alcuni ristoranti a Buenos Aires. Il locale di maggior successo è Niño Gordo, un hotspot culinario alla moda che abbina le specialità alla griglia asiatiche ai sapori di Buenos Aires. Prima di aprire Niño Gordo, Pedro ha fatto prati­ca per 4 mesi nelle migliori cucine della Corea e del Giappone, in modo da potere applicarne le tecniche alla carne argentina. L’obiet­tivo dei due imprenditori è far sperimentare agli ospiti un viaggio in Asia fin dal momento in cui mettono piede nel ristorante, con un set molto scenografico caratterizzato da luci al neon rosse e da elementi di design tratti dalla cultura pop asiatica. In effetti, Germán ammette che il progetto è stato interamente guidato dal marketing: «Quando abbiamo aperto il ristorante volevo che tutti coloro che entravano si scattassero un selfie e lo condividessero su Instagram, perché sapevamo che sarebbe servito a far crescere l’attività». Ma oltre all’aspetto fotogenico, è l’inedita proposta fusion asiatico-argentina, finora sconosciuta a Buenos Aires, a far tornare la gente al Niño Gordo.

Il piatto signature è il Katsu Sando, con la steak argentina di alta qualità proveniente dalla fattoria della famiglia di Germán a La Pampa, tonkatsu e maionese giapponese tra due fette di pan brioche. Abbinandolo al Takechi Kitano, un drink stile Collins con gin, succo di litchi, succo di limone, soda e una spruzzata di Malbec argentino, è quel genere di pairing capace di convincere anche i più scettici all’idea di fondere i sapori argentini con quelli asiatici.

Cochinchina

Dopo il Niño Gordo ci dirigiamo al CoChin­China, un altro locale Asian-fusion nel quartie­re Palermo. Lanciato dalla leggenda del settore Inés De Los Santos, CoChinChina prende il nome dalla parte più meridionale del Vietnam, un tempo colonia francese. Inés ha avuto l’idea di CoChinChina du­rante la pandemia: «Ho visitato per la prima volta lo spazio durante la quarantena, e ho iniziato a pensa­re a quale tipo di bar creare. Ma considerata la situazione del lock­down, ho iniziato a sognare di viaggiare e il mio primo pensiero è stato quello di visitare la Francia, probabilmente perché mio marito è francese e lo era anche mio padre. Ma a un certo punto, visto che di sogni si trattava, ho pensato di andare ancora più in là: in Asia»! E così che Inés è riuscita a riunire il meglio di due mondi: i sapori del sud del Vietnam e il suo amore per la Francia.

Al piano superiore del locale si trova l’ele­gante Arriba, uno spazio più intimo e rilassato, incentrato su cocktail sofisticati che richiedono più tempo per la preparazione. Uno dei drink di punta del menu è il El Derty, un Dirty Mar­tini con gin Tanqueray, salamoia di capperi e vermouth Torrontés extra dry dell’amico di lunga data Tato Giovannoni. In soli due anni dall’apertura, CoChinChina ha ricevuto diver­si riconoscimenti internazionali, tra cui il 42° posto nella classifica di The World’s 50 Best Bars 2022. Inés ha condiviso le sue riflessio­ni sul successo del bar: «Sono molto contenta dei nostri risultati, di vedere il team felice, di festeggiare e di capire che il loro sforzo quo­tidiano viene riconosciu­to». Inés, che si è anche classificata al 33° posto nell’edizione 2023 del­la Bar World 100 list di Drinks International, è orgogliosa di essere una delle esponenti di spicco delle donne barman in Sud America. Ogni gior­no ci sono più donne nel settore, ma la strada da percorrere è ancora lun­ga. Sono molto felice di rappresentare le donne, perché lavoro duramente da molti anni». Inés non è una che si adagia sugli allori, infatti ha aperto il concept giapponese Ko­na, con un ristorante al piano terra che propone la cucina della chef stel­lata Narda Lepes e un bar al primo piano con le creazioni liquide di De La Santos. Oltre a Narda e Inés, il progetto di Kona è firmato da architetti e designer donne.

«Aprendo Kona con la sua amica Narda, una potenza gastronomica, Inés continua a dimostrare la sua incredibile capacità di entusiasmare i consu­matori e di ispirare la prossima generazione di donne che si affacciano sul mondo del lavoro», aggiunge la giornalista Sorrel.

El Limón

A 10 minuti a piedi da CoChinChina si trova El Limón, bar di quartiere per eccellenza creato da Lucas López Dáv­alos, da vent’anni nel circuito dei bar di Buenos Aires. Pro­prio come l’ABV di San Francisco, El Limón attira come una calamita grazie alla sua grande finestra aperta a destra dell’ingresso che permette sia di sbirciare all’interno per osservare l’azione al banco del bar, sia ai bartender di interagire con gli ospiti all’esterno. L’atmosfera rilassata e tranquilla del locale, unita a una lista di drink concisa ma deliziosa, potrebbe spingere l’ospite a cercare un appartamento a Palermo, solo per poter chiamare El Limón il suo bar di quartiere. A rendere ancora più accogliente l’atmosfera di El Limón è il banco del bar, che si trova alla stessa altezza delle postazioni di lavoro, crean­do così maggiore sintonia e contatto visivo con il team del bar.

Tres Monos

Nessun viaggio nel quartiere di Palermo può dirsi completo senza una visita al Tres Monos, inaugurato nel 2019 da Sebastián Atienza e Charly Aguinsky a cui si è recentemente ag­giunto un terzo collaboratore, Gustavo Vocke. Il nome Tres Monos si ispira alle tre scimmiette sagge della cultura giapponese, ma anche ai tre protagonisti dell’attività, che oltre al bar si oc­cupano di formazione e consulenza. Tres Mo­nos Estudio organizza masterclass e workshop in presenza e online con esperti di bartending, tra cui i soci di Tres Monos, Sebastián, Charly e Gustavo, ma anche altri esperti locali come Inés De Los Santos.

Per sostenere la comunità meno fortunate, Tres Monos organizza lezioni nel Barrio Mu­gica, una delle aree disagiate di Buenos Aires. Abbiamo chiesto a Charly Aguinsky di parlarci del progetto Barrio Mugica: «Per noi l’istruzio­ne è sempre stata di vitale importanza. Il lavoro che stiamo svolgendo nel Barrio Mugica mi rende davvero orgoglioso. Sono parte di un’or­ganizzazione che ha a cuore il futuro dei giova­ni e si adopera per fornire loro le competenze necessarie per farsi una carriera». Entrando nel bar Tres Monos con le luci rosa al neon, opere di writing e muri ricoperti di graffiti con frasi ad effetto come “#FuckYourLikes”, ci si rende subito conto di non essere nel solito cocktail bar. All’ottimo lavoro sugli interni si aggiun­ge una proposta di drink altrettanto seria fatta di specialità come il Fuck Your Mojito a ba­se di gin argentino Principe De Los Apóstoles, menta, citronella e cumino. Il successo di Tres Monos ha spinto recentemente i titolari a raddoppiare le dimensioni, rilevando il locale adiacente e aggiungendo altri posti a sedere all’esterno per servire fino a 140 persone. Ma le novità non finiscono qui perché Charly e Sebastián hanno appena aperto un altro locale. Si tratta di La Uat, aperto fino alle 4 del mattino. «La Uat - dice Sebastian - è una discoteca incentrata sugli anni ‘80, un decennio divertente e colorato. La si può considerare come il fratello più cool di Tres Monos».

Nonostante la crisi economica argentina, Buenos Aires ha visto aumentare il numero di locali food & beverage. Abbiamo chiesto a Charly Aguinsky di delinearci quale sarà il futuro della cultura dei cocktail in città. «Penso che negli ultimi anni ci sia stata una tendenza positiva nella comunità dei bar, con l’apertura di bar come Tres Monos, un esempio di locale non solo gestito, ma anche di proprietà dei bartender. La combinazione di questi locali con quelli già esistenti ha fatto diventare Buenos Aires una città molto stimolante in termini di alternative disponibili per bere un drink. A dare ulteriore impulso alla crescita dei nostri bar sono i bartender locali, che sono alla costante ricerca di nuovi sapori, ma anche i consumatori, sempre più desiderosi di provare qualcosa di nuovo. Sono assolutamente convinto che la scena dei cocktail a Buenos Aires continuerà a espandersi e diventerà una delle città più importanti al mondo per i drink». Come Aguinsky, anche Tato Giovannoni nutre grandi speranze per il futuro dei cocktail in Argentina: «Il successo della cultura argentina dei cocktail, dai bar agli alcolici, è il risultato di un duro lavoro di molti anni in un’unica direzione: mostrare quello che l’Argentina ha da offrire, sia al mondo sia agli argentini. Tuttavia, questo è un momento di transizione, in cui sta nascendo una nuova generazione di giovani motivati che lanciano nuovi bar e prodotti».

«Molti giovani talenti hanno colto l’opportunità di mettersi in proprio o di ampliare il proprio portafoglio - aggiunge Sorrel Moseley-Williams -. El Limón, Chintoneria e La Uat sono un ottimo esempio, mentre negli ultimi due anni sono stati aperti numerosi wine bar, come Vini, Diviiino e Lardito. Penso che dobbiamo ringraziare la pandemia per aver dato alle persone la possibilità di iniziare a costruire il loro percorso personale». «La mia speranza - conclude Giovannoni - è che i nuovi arrivati traggano profitto dal lavoro della vecchia generazione e sviluppino nuovi trend, ma senza dimenticare le belle tradizioni argentine».

English version

Buenos Aires bar tour

Buenos Aires, located on the western shore of the Río de la Plata on South America's southeastern coast, is the most visited city in South America. It is known for its eclectic European architecture and diverse ethnic make-up thanks to the large influx of immigrants in the late 19th and first half of the 20th century, particularly from Italy and Spain.  Spurred on by the arrival of Europeans, the cocktail bar scene in Buenos Aires has a rich history that stretches back a century. Argentine Sebastián “Seba” Atienza, owner of Tres Monos and La Uat bars in Buenos Aires gave us his insight on the evolution of drinking culture in his city: “I believe Buenos Aires is the capital of the Latin American cocktail industry due to the strong Italian and Spanish immigration of the past. In the 1950s we had some of the most important reference points for bartending in the world including Santiago Pichin Policastro, who penned the book “Magic Drinks”. In the late 1990s, Buenos Aires began its second golden age of drinking thanks to bars such as Gran Bar Danzón, where local bartending heroes Tato Giovannoni and Inés De Los Santos got their start. Next, there was Pablo Piñata’s Mundo Bizzaro, which was the inspiration behind the opening of Tres Monos”.

Below we take you a journey of the best cocktail bars of Buenos Aires, starting with a well-known bar where Sebastián was formerly the head bartender, and ending the night at Seba’s very own Tres Monos and La Uat. Joining us for the tour is  Sorrel Moseley-Williams, a British freelance journalist and sommelier living in Argentina since 2006 and academy chair of World’s 50 Best Bars (South America).

Floreria Atlantico

We start in Buenos Aires’ Retiro neighborhood, known for its high-end shops, lavish residential buildings, nearby rail and bus terminals, and the old docks area, which was the primary point of entry for millions of immigrants a century ago. Retiro is also home to Floreria Atlantico, a bar that was inspired by Buenos Aires’ strong multicultural character. Floreria Atlántico was founded in 2013 by Renato “Tato” Giovannoni, one the best-known bartenders in South America.

Awarded the Bartender’s bartender at the World’s 50 Best Bars in 2020, Tato grew up in Pinamar, a coastal town south of Buenos Aires and started his hospitality career at his father’s bar. An interest in film led him to study at the New York Film Academy, but the fond memories of bartending on the Argentinian seaside were always on Tato’s mind. And so, he returned to his native land in the early 2000s and began working at the New York-inspired Gran Bar Danzón, bartending alongside Inés De Los Santos, the talented female mixologist responsible for two more bars that we’ll visit on our bar tour. After bartending experiences at Sucre and the Faena Hotel, Tato wanted to create something he could call his own. In 2013, Tato and partner Aline Vargas opened Florería Atlántico together in the Retiro district. An ode to Argentina’s diverse population, Florería Atlántico has an atmosphere and drink list that celebrate the best imported products from centuries of immigration, which have come to define the country’s unique drinking culture.

The entrance to Florería is from a street level flower and wine shop. In the early evening, the secret entrance to the downstairs cocktail bar becomes accessible through a refrigerator door. Down the stairs, enchanting mythological sea creatures, hand drawn by the artistic Tato, adorn the walls, with the staff dressed in handsome navy-striped shirts. You’ll feel like you’re at a seaside tavern from another era, drinking alongside other eclectic immigrants at the 27-stool, 18-m long bar counter, one of the longest in the world. Florería Atlántico attracts a wide range of Buenos Aires locals but is also esteemed by the international crowd, both consumers and industry, currently ranked 18th on the World’s 50 Best Bars.

For the first six years, Florería Atlántico‘s cocktail menu was exclusively devoted to the countries with the largest influx of immigrants to Argentina in the early 20th century: Italy, Spain, France, Poland, and England. In the latest menu “Pueblos Originarios”, now on Vol. II, the focus is instead on colonies and native towns in Argentina. 

According to Tato: “Some colonies had great success and became thriving towns, while others, for example the Belgian colony of Ostende, failed. However, each of these colonies, some created even by a mix of nationalities, has a story to tell, which we hope to do through our new signature cocktails at Floreria”.

Co-founder Aline Vargas is very happy with the latest menu, which was a full team effort: “Although curated by Tato, it was the “Marineros” who spent seven months researching, studying and learning in depth about all the native peoples of the country and their products. Tato and I take enormous pride in this, because it gives them more responsibility, allowing them to grow as bartenders”.

The Retiro-based bar has certainly set the standard over the past decade, according to Sorrel Moseley-Williams: “Tato and team have long captivated drinkers by tapping into Argentina’s cultural melting pot. But the latest drinks list, focusing on very specific communities, sheds new light on Argentina’s history.”

Trade

A 20-minute stroll from Florería Atlántico is Trade, where we catch the sunset from the most spectacular rooftop in Buenos Aires. Trade is located on the 22nd floor of the Buenos Aires Art Deco Comega building constructed in 1934. Trade first opened its doors in 2019, and offers stunning views of the iconic Obelisk, the renovated docks area Puerto Madero, the River Plate, and on clear days, neighbouring country Uruguay. With fun aperitivo style drinks and its second to none vistas, it is no surprise that Time Out ranked Trade among the best rooftop bars in the world.

Co-founder Andrés Rolando, who has already achieved success in the local food and beverage scene with Uptown and Nicky Harrison, wanted to build something that he thought was missing in Buenos Aires, a great rooftop bar. “We felt that there were no bars where you could admire the city from above”.  Andrés and his business partners came across an opportunity at the historic Comega Building and its strategic rooftop. “Chicago, New York, Paris, London, Tokyo all have rooftops that are mandatory stops for tourists and locals alike. And we felt that Buenos Aires needed one too”.

The charm of Trade Sky Bar is its dual nature, with Art Deco touches that make you feel like you’re in New York, but a view that reminds you that you’re in the capital of Argentina. According to Andrés "Trade is a bar that attracts a lot of tourists, but I also believe that it is a place where the porteño can rediscover his own city".

Although most are drawn to the Instagram-friendly 22nd floor roof top and its lighter cocktails such as spritzes and gin and tonics, you can also find a more intimate bar three floors down, serving more elaborate meditation style after-dinner drinks.

Niño Gordo

We next move 20 minutes by taxi to Buenos Aires’ Palermo area, the nightlife epicenter of Buenos Aires. With our pre-dinner drinking done, it’s time to add a bit of food to the mix. In a city that offers world class dining venues such as El Preferido (No.22 Latin America's 50 Best Restaurants 2022), Don Julio (No.19 The World's 50 Best Restaurants 2023) and Mishiguene (No.15 Latin America's 50 Best Restaurants 2022), it’s a challenge to stand out in the gastronomic crowd in Buenos Aires. But business partners Germán Sitz and Pedro Peña have done just that with Niño Gordo.

Pedro and Germán had been on similar paths for 10 years, working in kitchens in Argentina and the world, and one day decided to join forces to open restaurants in Buenos Aires. German explained how the partnership started: “When we met and we told each other about our dreams, we realized that we had a lot in common and so we decided to open restaurant venues together”.  The duo’s most successful restaurant to date is Niño Gordo, a hip culinary hotspot that combines Asian grill with the flavours of Buenos Aires.

Before opening Niño Gordo, Pedro trained for 4 months in Asian techniques in top kitchens in Korea and Japan so that he could apply these methods to Argentinian meat. “Before Niño Gordo, Asian restaurants in the city were all highly specialized. We wanted to unify the flavors and techniques I learned from my travels, and combine them with signature, local Argentinian products”.

Pedro and German’s goal for Niño Gordo is for guests to experience a journey through Asia the moment they set foot in the restaurant, which features red neon lights and playful design elements from Asian pop culture. In fact, German admits the design was entirely marketing driven: “When we first started the restaurant, I wanted everyone who came in to take a selfie and share it on Instagram, which we knew would help the business grow”.

But other than being photogenic, it is the delicious Asian-Argentinian fusion, previously unknown to Buenos Aires, that keeps people coming back to Niño Gordo. The signature dish is the Katsu Sando, with high quality Argentinian steak from German’s family farm in La Pampa, tonkatsu and Japanese mayonnaise between two slices of pan brioche bread. Pair that with Takechi Kitano, a Collins style drink with gin, lychee juice, lemon juice, soda and a float of Argentinian Malbec, and you too will be convinced by German and Pedro’s well-executed concept of fusing Argentinian and Asian flavors.

“While most diners come for the fantastic signature dishes such as the Sando, the steak Tataki or sweet chilli and miso sweetbreads, the duo behind Niño Gordo has also cleverly tapped into the fun side of cocktails, making great drinks served in eye-catching recipients while also poking fun at themselves. Take the Pedro Piña: named after the co-owner; the vodka- and sake-based drink is the spitting image of Pedro but is a great pairing with many dishes,” says Sorrel, also the restaurant group’s executive sommelier. 

 CoChinChina

We head to another Asian-fusion concept in Palermo for after dinner drinks at CoChinChina. Launched by industry legend Inés De Los Santos, CoChinChina takes its name from the southernmost part of Vietnam, which was once a French colony.

Inés came up with the idea for CoChinChina during the pandemic: “When I first visited the space, it was during a quarantine, and I began to think about what kind of bar to create. But given the circumstances of the lock down, I started to dream about traveling, and my first thought was to visit France, probably because my husband is French, and so was my dad. It was very clear to me that everyone was dreaming about traveling. So I thought, let's go even further, to Asia”!

And in this way, De Los Santos was able to bring together the best of two worlds: the Asian flavors of the Cochinchina territory in southern Vietnam, and her love for France, which dominated that region for years, leaving its mark in every way, even in the kitchen.

The Franco-Vietnamese fusion can be found in Inés’ original creations and revamped classic cocktails as well as the cuisine and interior design. CoChinChina is spread over two floors with its higher volume bar located on the ground floor, with a massive wrap around bar counter as the centerpiece. Above the bar counter is an eye-catching structure with colorful signs, reminiscent of the postcards of streets and markets in Southeast Asia. 

Upstairs instead is the posh Arriba, a more intimate and relaxed space, which focuses on sophisticated cocktails that take more time to prepare. A highlight of the menu is the “El Derty” a Dirty Martini with Tanqueray gin, caper brine and extra dry Torrontes vermouth from her long-time friend Tato Giovannoni.

In only a couple years since opening, CoChinChina has received several international awards, including 42nd place in the World’s 50 Best Bars 2022. Inés shared her thoughts on the bar’s success "I am very happy about our achievements, seeing the team happy, celebrating, and understanding that the effort they make day by day is recognized”.

Inés, who also ranked 33rd in the 2023 edition of the Bar World 100 list by Drinks International, is proud to be one of the torch bearers for female bartenders in South America.  “There are more women every day in the industry, but there is still a long way to go. I am very happy to represent women as I have been working hard for many years”.

Inés isn’t one to rest on her laurels, having opened the Japanese concept Kona, with a restaurant on the ground floor featuring star chef Narda Lepes’ cuisine, and a bar on the first floor with liquid creations from De La Santos. In addition to Narda and Inés, the design of Kona was led by female architects and designers.

“By opening Kona with her friend Narda, a gastronomic powerhouse, Inés continues to show her stellar ability to excite consumers while inspiring the next generation of women coming through the ranks,” adds Sorrel.

El Limon

A 10-minute walk from CoChinChina is El Limon, a quintessential neighborhood bar created by Lucas Dávalos, a 20-year veteran of the bar circuit in Buenos Aires. Just like San Francisco’s ABV, El Limon draws you in like a magnet thanks to its large open window to the right of the entrance. The open window allows you to peek inside to observe the action at the bar counter, but also lets bartenders interact with the guests outside.

The relaxed, laid-back feel of the space coupled with a concise but delicious list of drinks may inspire you to start looking for an apartment in Palermo, just so that you can call El Limon your neighborhood bar. Adding to the homey atmosphere of El Limon is its bar counter that is the same height as the working stations, making you feel more connected with the bar team.

For Lucas, the secret to El Limon’s appeal is the team’s ethos: “Every single detail and each decision that we make is for our guests. The lights are dim, the music is loud enough to enjoy but you can still chat with the person next to you. Our glasses are always cold, we call you by your name, and our bartop and chairs are slightly lower than usual. And we never change the menu because neighborhood bars should never change”.

Tres Monos

No trip to the Palermo neighborhood is complete without a visit to Sebastián Atienza and Charly Aguinsky’s funky Tres Monos, ranked 27th in the World’s 50 Best Bars 2022. Opened in 2019, Tres Monos has recently added a third collaborator Gustavo Vocke. The name Tres Monos was inspired by the three wise monkeys from Japanese culture but also the three heads of their business, which other than the bar has expanded to education and consultancy. “Tres Monos Estudio” holds master classes and workshops in person and online from bartending experts including Tres Monos partners Sebastián, Charly and Gustavo but also other local experts like Inés De Los Santos. As a way of supporting the community, Tres Monos holds a series of classes in Barrio Mugica, one of the disadvantaged areas in Buenos Aires. 

We asked Charly Aguinsky about the Barrio Mugica project: "For us, education has always been of vital importance. The work we’re doing in Barrio Mugica really makes me proud. It’s amazing to be part of an organisation that cares about the future of young people and works towards giving them skills to find a career. I like to think that a bar can have an impact in the community beyond the bar itself”.

Entering Tres Monos bar, you will immediately realize you’re not in a typical cocktail bar with the neon pink lights and graffitied walls with catchy lines like “#FuckYourLikes”. It’s all by design, with founders Sebastian and Charly aiming to create a bar with zero pretentiousness and a fun, party-like atmosphere. By the way, the drinks are also banging, with well-balanced twists on classics that change each season. A favorite from a previous menu is the Fuck Your Mojito with Principe De Los Apostoles Gin, mint, lemongrass, and cumin. The success of the Tres Monos has led them to recently double in size by taking over the adjoining premises and adding more seating outside to serve up to 140 people at a time.

If you manage to close out the night at Tres Monos, not to fear as Charly and Sebastián have just opened another venue called La Uat that is open until 4 AM. Think Tres Monos cocktails but served in a higher volume and brighter disco with an even wilder crowd.  As described by Sebastian, “La Uat is all about the 80s, a decade that most people mock, but there is no denying that it was fun and colorful. La Uat is just that. You can think of it as the coolest brother of Tres Monos”.

Despite the economic turmoil in Argentina, Buenos Aires has seen an increase in the number of food and beverage venues in the city. We asked Tres Monos’ Charly Aguinsky about the future of the cocktail culture in the city. “I think that in the last few years there has been a positive trend in a bar community, with bars such as Tres Monos an example of bartenders opening their own venues. The combination of these places together with the existing ones means that Buenos Aires has grown into a very exciting city in terms of the variety of drinking options available. Further driving the growth of our Buenos Aires bars are the local bartenders, who are constantly looking for new flavours but also the consumers, who are more eager to try new things. I strongly believe the cocktail scene in Buenos Aires will continue to flourish, making it one of the most important cities in the world for drinking”.

The pandemic has proved positive for new owners in both the cocktail and wine worlds, adds Sorrel. “Many young talents seized the opportunity to branch out on their own, or add to their portfolio. El Limón, Chintoneria and La Uat are excellent examples, while a slew of wine bars, such as Vini, Diviiino and Lardito, opened in the past two years. I think we have the pandemic to thank for giving people the chance to start forging their own path.”

Like Charly Aguinsky, Tato Giovannoni also has great hope for the future of cocktails in Argentina: “The success of Argentinian cocktail culture, from bars to spirits, is the result of working hard for many years in one direction: to showcase what Argentina has to offer, both to the world and to Argentines. However, we are now in a transitional moment where a new generation of young and motivated people are coming up, launching new bars and products. My hope is that the new kids on the block will benefit from the work of the older generation and will develop a renewed way of drinking, but without forgetting the beautiful traditions of Argentina”.

 

 

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