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Un’esperienza in stile Omakase al Drink Kong di Roma per festeggiare il centenario di House of Suntory

Drink Kong omakase
Alla scoperta degli spirits giapponesi con i drink preparati da Michele Montauti, dal The Loft di Bangkok, e i piatti del resident chef Francesco Coltella

Metti una serata a tema Omakase, aggiungi un bartender italiano che da oltre dieci anni lavora in un grande hotel a Bangkok, aggiungi la gamma di spirits di House of Suntory che festeggia il centenario e mixa. Servire tutto nella deliziosa e riservatissima saletta giapponese del Drink Kong. Questo è in sintesi il menù dell’esclusivo evento organizzato da Stock Spirits lo scorso 8 settembre a Roma, nell’ambito delle celebrazioni del centesimo anniversario di House of Suntory, la casa artigiana giapponese che crea liquori pluripremiati ispirati alla natura nipponica.

Per l’occasione, Stock ha organizzato un’intera giornata dedicata alla cultura giapponese, cominciata con una masterclass pomeridiana per gli addetti ai lavori, durante la quale Marco Gheza e Alfonso Monaco, brand ambassador di Beam Suntory, hanno svelato i segreti della produzione del whisky giapponese, assemblando in diretta i “component”, arrivati direttamente dal Giappone. In serata, invece, protagonista il bartender italiano trapiantato in Thailandia, Michele Montauti, al bancone della saletta giapponese del Drink Kong di Roma il regno di Patrick Pistolesi, al n°16 della classifica World’s 50 Best Bars. Montauti, beverage Manager di The Loft del Waldorf Astoria di Bangkok, nella serata romana ha condotto un vero e proprio Omakase menù composto da quattro cocktail creati per l’occasione con gli spirits di casa Suntory, abbinati ai piatti dello chef resident Francesco Coltella. Letteralmente omakase significa “mi fido di te”, la degustazione, quindi è stata come una jam session fra bartender e chef, che si sono divertiti ad abbinare drink&food.

Montauti ha pescato dalla drink list dello spettacolare bar in cui miscela a Bangkok, un bancone con vista sulla città al 56° piano. Tutto è iniziato con un highball dal titolo Illusion, a base Roku, miscelato con un liquore alla pesca, un drink fruttato che è andato a “scontrarsi” con la spigolosità burrosa del Panbrioche con alici e stracciatella proposto dallo chef. A seguire, un twist di un whisky sour chiamato Magic Moment: Toki Whiskey miscelato con uno sciroppo di mais arrostito uno shochu giapponese dal retrogusto di litchi, il tutto proposto in pairing con un Taco dal gusto giapponese, con tonno crudo, avocado e salsa teriyaki. Cha Thai è uno dei cocktail del suo nuovo menù al The Loft di cui Montauti di dice più soddisfatto perché ben rappresenta le sue esperienze in Thailandia e le sue origini italiane, su una base di Haku Vodka (appena giunta sul mercato italiano, è prodotta con l’hakumai, il riso bianco giapponese, e sarà presto in distribuzione) si innestano infatti un Vermouth Mancino infuso al Thai Tea, uno sciroppo di tamarindo e kaffir (“una specie di bergamotto che si trova a Bangkok”, spiega Montauti) e un finale con una schiuma di riso Jasmine, uno dei più usati dalla cultura thai. Questo drink è stato abbinato dallo chef a un raffinato Dumpling di astice. Per finire, una Golden serenade, un twist sull’Old Fashioned a base Chita Whiskey, con un miele che viene dallo Yemen e ginger thailandese, proposto con un Bao di Marango crudo con arancia candita e ricotta alle erbe.

Valentina Simonetta, direttore marketing di Stock Italia, spiega come questo tipo di esperienze vadano incontro alla richiesta sempre più pressante da parte dei consumatori italiani più esigenti di “esperienze”: “Un’esperienza sensoriale, ma anche culturale. E House of Suntory, con la sua rara capacità di fondere tradizione, artigianalità e legame con la natura, crea distillati di una qualità altissima e senza tempo, capaci di rispondere alle più diverse esigenze dei professionisti del fuoricasa”.

Tiramisù World Cup 2023, annunciati i vincitori

Sono Patricia Guerra di San Paolo (Brasile) e Mario De Santis di Quarto d’Altino (Venezia) i campioni dell'anno, eletti tra 240 partecipanti da tutto il mondo

Patricia Guerra di San Paolo (Brasile) e Mario De Santis di Quarto d’Altino (Venezia) vincono la Tiramisù World Cup 2023. I concorrenti hanno conquistato il podio, superando le due giornate di selezioni e la finale di domenica pomeriggio. Hanno conquistato la vetta della classifica, superando la competizione di 240 concorrenti provenienti da tutto il mondo. «Il Tiramisù sta diventando sempre di più un prodotto del Made in Italy nel mondo e siamo orgogliosi di avere con noi partecipanti da ogni nazione – ha detto Francesco Redi, fondatore e organizzatore della Tiramisù World Cup - Registriamo un’altra edizione da record, con tanto entusiasmo da parte dei concorrenti e grande partecipazione di pubblico. Sono poi davvero felice che il titolo di Campione sia andato per la prima volta a una rappresentante dall’estero».

Chi sono i vincitori della Tiramisù World Cup

La settima edizione della Tiramisù World Cup ha visto trionfare Patricia Guerra e Mario De Santis. Guerra è originaria di San Paolo, in Brasile. Di professione avvocato, ha 48 anni e ha trionfato nella categoria dedicata alla ricetta originale. Avvolta dalla bandiera brasiliana dopo la vittoria, Guerra ha detto: «Ringrazio la mia famiglia e chi mi ha accompagnato fino a qui, in questo lungo viaggio. Grazie al Tiramisù!». De Santis è di Quarto d’Altino, in provincia di Venezia. È dipendente di una ditta specializzata in dispositivi antincendio. Ha 41 anni e ha trionfato nella categoria dedicata alla ricetta creativa con il Tiramisù “Dalì” alla cannella, cioccolato fondente e confettura di pere cotogne. Dedico questa vittoria alla mia famiglia, che mi ha sostenuto in questa avventura, è stata un'esperienza emozionante e fantastica. Grazie davvero a tutti, a mia moglie Marta in particolare (anche lei in gara quest'anno), prima appassionata del mio Tiramisù», le parole emozionate dello "chef" veneziano.

Gli altri finalisti

Superate le selezioni, per la ricetta originale erano arrivati in finale anche Stefano Storti (funzionario pubblico) di Ferrara, Elisabetta Zanette (impiegato legale) di Treviso, Cielo Fitipaldi (studentessa) di Montevideo (Uruguay). Per la ricetta creativa, erano stati finalisti Vanessa Orso (impiegata amministrativa) di Vicenza con un tiramisù con basilico, limone, cioccolato all’arancia e mandorle; Fabio Dall’Acqua (operaio verniciatore) di Conegliano con un Tiramisù “Strudel”) con cannella, pinoli, zucchero di canna a velo, millefoglie Matilde Vicenzi.

Tiramisù World Cup: la giuria

I 240 concorrenti in gara sono stati giudicati da un pool di esperti. Fra gli altri, c’erano Laura Forti de “La Cucina Italiana” (presidente di Giuria), James Hoffmann (autore e youtuber), Alberto Grandi (docente di Storia dell’Alimentazione), Andrea d’Angelo (amministratore delegato Strega), Manuel Gobbo (chef ristorante Le Beccherie), Dania Sartorato (presidente Fipe e Confcommercio Unione provinciale Treviso), Massimo Linguanotto (figlio di Roberto “Loli” Linguanotto, padre nobile del Tiramisù di Treviso), Giuseppe Salvador (Campione TWC 2022 per la ricetta originale) e Marina Summa (Camione TWC 2022 per la ricetta creativa).

Gli altri riconoscimenti assegnati

Oltre ai titoli per la ricetta tradizionale e la versione creativa, ecco gli altri riconoscimenti consegnati ai partecipanti dalla giuria:

  • Premio La Cucina Italiana, assegnato a Vanessa Orso, finalista per la categoria creativa;
  • Premio De' Longhi, assegnato a Nadia Ceoldo per il miglior utilizzo della miscela di caffè Cold Brew;
  • Premio Hausbrandt, assegnato a Elisabetta Zanette di San Donà di Piave per la miglior valorizzazione del caffè;
  • Premio Matilde Vicenzi, assegnato a Patricia Guerra, scelto nella categoria “ricetta originale”;
  • Premio Strega, assegnato a Mario De Santis per il miglior utilizzo del liquore Strega nella ricetta creativa;
  • Premio Bellezza BeautyDrop Treviso, assegnato per il Tiramisù più bello a Cielo Fitipaldi di Montevideo (Uruguay) per la ricetta originale e Fabio Dall’Acqua di Conegliano per la ricetta creativa ricetta creativa;
  • Premio Moralberti, assegnato a Fabio Dall’Acqua per il Tiramisù creativo più innovativo.

GN Chan e i segreti del successo mondiale del Double Chicken Please di New York

GN Chan Double Chicken Please
La nostra intervista al co-proprietario del Double Chicken Please di New York che è stato di recente proclamato Altos Bartenders' Bartender nell'ambito dei The World's 50 Best Bar Awards 2023

GN Chan co-fondatore del pionieristico Double Chicken Please di New York ha ricevuto il prestigioso premio Altos Bartenders' Bartender nell'ambito dei The World's 50 Best Bar Awards 2023. Un riconoscimento attribuito dai colleghi bartender di tutto il mondo in onore del suo rivoluzionario approccio alla mixologia e dello spirito imprenditoriale. Lo abbiamo intervistato per capire il segreto del suo successo.

A cosa attribuisci il successo di Double Chicken Please?

Il successo di Double Chicken Please è il risultato di un'analisi accurata dei principi del design, dell'ospitalità e del team. Crediamo fermamente che ognuno di questi aspetti giochi un ruolo cruciale nella costruzione del nostro marchio. Dal punto di vista del "design", questo principio si estende sia all'interior design, sia al programma di taptail e cocktail, sia a quanto chiamiamo "design operativo". A titolo di esempio, abbiamo implementato il concetto di "formazione a rotazione delle posizioni", ruotando le responsabilità operative quotidiane per garantire che ogni membro del team conosca e acquisisca le competenze necessarie in ogni posizione. La squadra è un elemento cruciale che contribuisce in modo significativo al successo di Double Chicken Please. Abbiamo effettuato investimenti consistenti nello sviluppo professionale di ciascun dipendente, rivelando le loro abilità uniche. Oltre al nostro team di servizio dedicato, disponiamo di un team interno per la progettazione eventi, il marketing del marchio e la comunicazione, che consente agli altri dipendenti di esplorare ruoli al di là del servizio tradizionale. A Double Chicken Please, coltiviamo una cultura di squadra all'interno del nostro ambiente di lavoro, promuovendo valori come il rispetto, l'amore, la condivisione e l'auto-motivazione. Ciò garantisce che tutto lo staff si senta in un ambiente sicuro e accogliente che può davvero chiamare "casa".

I punti di forza del vostro cocktail program

Double Chicken Please offre due diverse esperienze all'interno di uno spazio condiviso. Questi due concetti si distinguono per design, atmosfera, stile di servizio e cocktail program. Il Dcp Free Range (precedentemente noto come The Front Room) si concentra su una varietà di taptail, drink alla spina, elaborati con tocchi stagionali. Qui il servizio avviene in ordine di arrivo, e i taptail sono stati concepiti per essere giocosi, informali e accessibili. D'altra parte, The Coop (precedentemente noto come The Back Room) offre un menu di cocktail sofisticato creato attraverso l'approccio del "hacking design". Questo comporta la destrutturazione di un piatto e la ricostruzione dei suoi sapori in un cocktail. Le tecniche e l'approccio artigianale sono fortemente influenzati dalla ricerca di una sensazione di nostalgia, al fine di creare una connessione con la vita quotidiana che possa suscitare empatia.

Quanti "taptails" avete attualmente, e quali sono i più apprezzati?

Attualmente, nel nostro menu offriamo 12 taptail, di cui 11 opzioni alcoliche e 1 scelta senza alcool. Il nostro approccio ai taptail prevede una rivisitazione stagionale ispirata ai cocktail classici. La popolarità di specifici taptail può variare in base alle stagioni, con il #1 (una variante dell'Aperol Spritz) e il #7 (una rivisitazione del Gin Tonic) che sono particolarmente apprezzati durante il clima caldo. Ultimamente, il #11, la nostra reinterpretazione del classico Espresso Martini, è stato il più richiesto! All'interno di questo taptail, troverete brandy agli agrumi, caffè Blue Bottle cold brew e shiso con note di yuzu, offrendo una versione unica e affascinante.

Quali sono le vostre principali fonti di ispirazione?

Double Chicken Please posiziona il suo brand come farebbe uno studio di design. Quando si tratta di progettare i nostri cocktail, seguiamo due distinti approcci: "Sapori" e "Concept". C'è un detto che recita "Niente profuma meglio della nostalgia". Per quanto riguarda l'ispirazione legata ai sapori, ci ispiriamo alle esperienze di viaggio di Faye Chen e di me stesso. Iniziamo a sviluppare il concept del cocktail e approfondiamo i sapori e le presentazioni. La mia formazione in design industriale, derivante dai miei studi scolastici, influisce notevolmente sulla presentazione dei nostri cocktail, inclusi dettagli come decorazioni, tipi di bicchieri e selezione dei cubetti di ghiaccio. Il tutto viene visto attraverso la lente del design per garantire che ogni elemento serva un preciso scopo e intenzione, mentre giochiamo con immagini che le persone possono ricordare e con cui possono identificarsi.

Caffè Vergnano a Host, esperienze uniche e un’ospite d’eccezione

L'accogliente stand di Caffè Vergnano a Host
L'accogliente stand di Caffè Vergnano a Host

Dal 13 al 17 ottobre Caffè Vergnano torna a Host - pad. 18, stand B52 – con uno stand di circa 200 mq di superficie animato da numerosi eventi che racconteranno il suo mondo, a cominciare dai prodotti di punta e le ultime novità, per proseguire con numerosi momenti in cui visitatori e coffee lover potranno vivere esperienze immersive fatte di dettagli, parole, emozioni, con la volontà di far vivere concretamente i suoi valori, la sua storicità e autenticità.

Le giornate inizieranno con la Colazione a Casa Vergnano insieme a Fabio Dotti, coffee expert di Accademia Vergnano, che preparerà la moka perfetta seguendo le regole che da oltre 140 anni vengono tramandate di generazione in generazione nella famiglia di torrefattori. Si parlerà anche di espresso perfetto con la presentazione di alcune novità del settore, appositamente pensate e create dal team design interno.

Valori come autenticità, saper fare, passione ed eccellenza passano anche attraverso la massima attenzione alla materia prima, alle tecniche di selezione e di approvvigionamento del caffè crudo; per questo ogni giorno dalle ore 14.00 per circa 45 minuti, si realizzerà unattività di cupping con l’evento The Craft of Coffee, un’occasione unica dedicata all’assaggio del caffè nella sua forma più pura.

Host sarà anche l’occasione per tornare a parlare di sostenibilità sociale: un tema caro all’Azienda che ha scelto come volto di Women in Coffee per il 2023 Federica Pellegrini, ospite nello stand per un incontro stampa con Carolina Vergnano.

Di questo progetto accanto alle donne si osserverà quanto fatto in questo 2023: The Rural Library, una biblioteca per la comunità di Marcala (Honduras), in cui le donne possono ritrovarsi ed esprimere il loro potenziale. Il prossimo sfidante progetto sarà la costruzione di un’Accademia per la formazione al suo interno.

Così il sogno in rosa di Caffè Vergnano si amplia e guarda al futuro attraverso la costruzione di una rete sinergica di altre Accademie e Biblioteche nei paesi supportati dal progetto Women In Coffee, per creare una community internazionale di donne che possano confrontarsi e supportarsi quotidianamente.

In ottica di rafforzamento della sua presenza all’estero, il Brand vivrà i giorni di fiera come unopportunità per incontrare clienti, visitatori e appassionati di caffè provenienti da tutto il mondo. Il 2022 ha registrato infatti uno sviluppo consistente nel settore horeca, e in particolare nel comparto estero, area supportata dalla partnership con Coca-Cola HBC, che rappresenta un importante volano di sviluppo internazionale e di business export.

Per Caffè Vergnano, Host rappresenta una vetrina e un momento d’incontro con amici e clienti, un’opportunità per parlare e rilanciare il messaggio di sostenibilità ambientale e sociale che da sempre è parte del suo DNA e un’occasione per raccontare una storia lunga 141 anni, che si arricchisce giorno dopo giorno di nuovi e avvincenti capitoli.

Rinnovamento e servizi fattori chiave per il successo

Erogazione espresso - foto Pixabay.com
Erogazione espresso - foto Pixabay.com
Il report Caffè nel canale horeca di Competitive Data mostra un’ulteriore concentrazione di mercato per le torrefazioni. Più stabile il mondo dei bar.

Si colgono luci ed ombre nell’andamento del mercato dell’ultimo triennio presentato dall’edizione 2023 del report Caffè nel canale horeca di Competitive Data. Globalmente, nel 2022 c’è stato un cambio di passo verso un’ulteriore concentrazione del mercato (una tendenza in atto da qualche anno): i primi quattro player detenevano il 28,1% del mercato a valore nel 2021, passato al 28,6% nel 2022; ancora più evidente è il cambio di passo a volume, con una quota aggregata delle prime quattro torrefazioni che passa dal 28,0% del 2021 al 29,2% del 2022.

«Si conferma quanto osserviamo da 3-4 anni: le torrefazioni più grosse, con maggiore potere contrattuale, che hanno saputo rinnovarsi nel corso del tempo e offrire nuovi servizi e tecnologie risultano avvantaggiate - afferma Giandomenico De Franco, amministratore unico di Competitive Data -. Si rileva inoltre una certa vivacità sul fronte delle acquisizioni sia da parte di torrefazioni italiane, sia estere; queste ultime stanno analizzando a fondo il mercato per compiere le proprie mosse».  A spingere più realtà a unire le forze per aumentare le dimensioni, oppure a cercare partner finanziari che possano aiutarle anche per lo sviluppo sui mercati esteri, è la necessità di implementare e gestire modelli di business più complessi al fine di mantenere competitività in un mercato segnato dall’aumento dei costi, nonché dalla riduzione delle vendite in un segmento da sempre trainante qual è quello della prima colazione al bar.

Da parte loro, le aziende che oggi si mostrano più solide hanno saputo segmentare l’offerta per rispondere al meglio alle nuove richieste del mercato, puntando anche sulla sostenibilità, al fine di intercettare una sensibilità e una domanda crescente. Sul fronte tecnologico, chi già aveva puntato sulla digitalizzazione nel rapporto tra la forza vendita e l’esercente oggi gode di un importante vantaggio in termini di riduzione dei costi e di relazione con i clienti; questi ultimi sono  sempre più scelti con un’attenta analisi del loro potenziale di vendita, premiando quelli che risultano non compromessi sul fronte economico-finanziario, in grado di avere un potenziale di crescita sostenibile nel futuro ed anche ubicati in aree con un potenziale di vendita soddisfacente.

Globalmente, le vendite di caffè nell’horeca ha fatto registrare nel 2022 una crescita a valore del +14,3%, attestandosi a 672 milioni di euro: un buon recupero, ma il gap da colmare rispetto al 2019 (-22,4%) è ancora consistente.

«I nostri studi comprendono anche un approfondimento sui bar e le loro capacità di reggere agli shock che si susseguono da un triennio - riprende De Franco -. La nostra analisi comprende 7 indicatori finanziari e patrimoniali, che colloca i locali all’interno di una scala di valori che va da -5 (estrema fragilità) a +5 (grande solidità). Lo scorso anno registrammo qualche -4 (situazioni gravi), mentre il massimo della positività si attestava a +2: la situazione risultava compromessa soprattutto a causa del covid. Il pre-consuntivo del 2023 mostra una forbice che si è ridotta nella parte negativa (-3) ed è cresciuta in quella positiva (+3) che, tra le due risulta prevalente. Mostrano una certa sofferenza i locali nelle regioni del Sud, mentre la situazione migliora spostandosi verso il Nord».

Le torrefazioni considerate nel report detengono una quota di mercato aggregata dell’82,7% a valore, del 75,3% a volume, e sviluppano un fatturato aggregato totale (tutti i canali, tutti i prodotti) di 4.104,3 milioni di euro.

Il master distiller Johnny Schuler in tour in Italia con Pisco Portòn

Pisco Schuler con staff Freni
Johnny Schuler (al centro) con lo staff del Freni e Frizioni (credit foto: Lauren Caramico)
Al Freni e Frizioni di Roma, la masterclass del maggiore esperto mondiale di Pisco e i consigli ai bartender del patron Riccardo Rossi

La presentazione della nuova bottiglia Portòn realizzata in esclusiva per Freni e Frizioni, con uno special blend di uvaggi che la casa madre peruviana ha pensato per il locale romano, è stata l’occasione per portare a Roma il maggior esponente del mondo del Pisco, Johnny Schuler. Il Portòn world brand ambassador, nonché presidente dell’Academia Peruana del Pisco, è in questi giorni in giro fra Roma, Milano e Torino per un tour organizzato da Pisco Portòn Italia e Rinaldi 1957 (il ditributore in Italia del brand più famoso del pisco) e sta incontrando in un ciclo di masterclass decine di bartender e addetti ai lavori.

Un distillato versatile in miscelazione

Un’occasione per fare il punto sulla diffusione in Italia del nobile distillato di puro mosto d’uva, con il maestro distillatore Schuler e con Riccardo Rossi, il patron di Freni e Frizioni, che con tre viaggi in Perù all’attivo è uno dei barman italiani più avanzati nella conoscenza di questo distillato, che è stato dichiarato patrimonio culturale nazionale dall’Istituto Nazionale di Cultura del Perù.

È lo stesso Schuler a dirsi sorpreso dell’interesse che riscuote il Pisco in Italia. «Il fatto che molti mixologist italiani, non solo quelli che lavorano in locali di cucina peruviana, abbiano una vasta gamma di Pisco in bottigliera è già un ottimo segno», dice.

Ma «il Pisco non è solo Pisco Sour», avverte. Anzi, «io lo bevo assoluto – ammette – ma questo distillato è estremamente versatile in miscelazione e può essere utilizzato sia come alternativa per sostituire altri spirit di base in cocktail classici, sia in abbinamento a frutta, dalla limonata al succo d’arancia o papaya». Fa l’esempio di twist on classic che già sono entrati in molte drink list, a partire dal cocktail chiamato Capitán: «Pisco e vermouth, la perfetta combinazione delle personalità peruviana e italiana». Ma anche il Piscotini, twist sul Martini, e il Bloody Mary con Pisco al posto della vodka.

Cresce la domanda dall’Italia e dall’Europa

Schuler si è detto sorpreso positivamente nel trovare nelle drink list dei locali visitati in Italia anche diversi cocktail signature a base Pisco, in cui la fantasia del bartender è andata a mixare il distillato peruviano anche con prodotti italiani, creando interessanti combinazioni.

«In generale – dice il master distiller peruviano – ogni anno si registra una crescente domanda di Pisco dall’Italia e dall’Europa». D’altra parte, aggiunge, «il Pisco è magico, è un distillato unico, naturale, che viene distillato una sola volta, senza aggiunta di acqua, né di coloranti o zucchero e che non riposa in botte. Per chi lo realizza, l’obiettivo è far trovare al consumatore nella bottiglia tutti i profumi dell’uva con cui è realizzato».

L’amore per il Pisco di Riccardo Rossi

Come spiega Riccardo Rossi, nella masterclass pomeridiana che Schuler ha tenuto al Freni e Frizioni, è stato interessante vedere come il maestro sia riuscito a far ben comprendere l’unicità di questo spirit, facendo un gioco di differenze. «La grappa italiana, per esempio, alla quale viene facilmente associato il Pisco, si differenzia principalmente per l’ingrediente di base, ovvero le vinacce, che sono un prodotto di scarto, mentre nel caso del Pisco si utilizzano gli uvaggi, che vanno direttamente in fermentazione. Dal tipo di uvaggio o eventualmente dal blend degli stessi vengono fuori qualità di Pisco totalmente differenti l’una dall’altra con profumi e sapori diversi, dal più floreale al più fruttato, dal più secco al più dolce».

Al Freni, ammette Rossi, c’è quella che probabilmente è la collezione più estesa di Pisco in Italia, con una trentina di referenze: «solo alcuni sono in distribuzione in Italia, molte altre sono le bottiglie che ho portato io dai miei tre viaggi in Perù, ma è niente in confronto alla collezione personale di Schuler, che con oltre 2.000 bottiglie è nel Guinness world record».

Per Rossi la conoscenza del Pisco è iniziata quasi per caso, con un viaggio di piacere organizzato nel 2017. «La prima volta che sono andato in Perù mi ero organizzato un giro fra i siti di interesse turistico e qualche distilleria. Questo mi ha fatto apprezzare per la prima volta le varietà e gli stili di produzione differenti. L’anno successivo ho conosciuto Johnny Shuler in Italia, che mi invitò a tornare in Perù l’anno successivo, nel periodo di produzione del Pisco. Con lui ho fatto un giro di 22 distillerie in 15 giorni. La terza volta ho partecipato a un viaggio organizzato da un ragazzo italoperuviano che ci ha portati dai bar di Lima alle zone di produzione del Pisco».

Tutte occasioni per avvicinarsi a questo distillato e capirne le qualità e come utilizzarlo in miscelazione. Un consiglio per i colleghi? «Quando spiego ai bartender come miscelare il Pisco faccio apprezzare queste differenze di produzione, suggerendo loro di provare a preparare dei twist sui cocktail che conoscono meglio, sostituendo la base spirit con differenti tipi di Pisco, per vedere come lavorano».

Curiosità, premi e anteprime alla nona edizione di ShowRum a Roma

ShowRum 2023
La kermesse romana a tutto rum organizzata da Leonardo Pinto, ha chiuso la nona edizione con qualche assenza e una serie di novità

Due giornate da ottobrata romana hanno accompagnato la nona edizione di ShowRum, il festival che riunisce a Roma produttori e appassionati di distillati a base di canna da zucchero. Rum e cachaça protagonisti della kermesse che si è articolata con banchi di assaggio, con la presentazione di alcune novità, e con una premiazione delle migliori etichette, le cosiddette Best in class, giudicate da un panel di 11 degustatori in modalità alla cieca. Ben 18 le categorie analizzate, che vengono sono andate a distinguere la tipologia di alambicco, il metodo e gli anni di invecchiamento e la materia prima utilizzata.

Le anteprime allo ShowRum

Fra queste, l’anteprima del Three Angels di Ron Abuelo (distribuito da OnestiGroup), la nuova referenza invecchiata 12 anni, con un doppio passaggio, prima in botti ex Bourbon, poi in botti nuove che vengono tostate per dare un aroma più intenso al rum. Destinato alla fascia superpremium di Abuelo, questo prodotto di grande eleganza, è stato fatto assaggiare in anteprima allo ShowRum e attende gli ultimi passaggi burocratici per entrare ufficialmente in catalogo.

È invece una limited edition da 30mila bottiglie quella presentata da Santa Teresa 1796, che ha proposto una versione del celebre rum invecchiato con metodo Solera, che registra un finish in speyside whisky cask: il risultato è un rum che strizza l’occhio agli appassionati di whisky, che riconoscono in questo rum le caratteristiche del loro distillato preferito.

Fra i banchi di degustazione, rum da tutto il mondo

Se in questa edizione di ShowRum si sono notate alcune rumorose assenze di brand importanti, come sempre si è registrato un parterre internazionale di rum e di sicuro la parte del leone l’ha fatta Rinaldi 1957. Fra i banchi dedicati al gruppo bolognese, si sono fatti notare l’ultimo arrivato nel portfolio, il rum giapponese Minoki, invecchiato in botti di Mizunara e filtrato con coralli, ma anche il gusto robusto dell’edizione commemorativa di Pusser’s Rum, il distillato ufficiale che veniva somministrato ai marinai della Royal Navy britannica. Il Deptford Dockyard Reserve è stato realizzato da Pusser’s Rum in occasione del 52° anniversario del Black Tot Day, ovvero la fine delle razioni giornaliere di rum per i marinai, assemblando un blend dei distillati delle ex colonie caraibiche inglesi.

Trend e prospettive

A far gli onori di casa non poteva mancare l’organizzatore della manifestazione, Leonardo Pinto, per gli amici “The rum searcher”, che conferma l’andamento del settore su due binari dicotomici: da un lato il mondo del collezionismo che non si ferma, anzi è in crescita, dall’altro una contrazione dei consumi al bar, a causa della crisi e di una tendenza a bere di meno o drink meno alcolici, se non analcolici.

Va in questa direzione anche il divertente trolley realizzato da Paolo Sanna in collaborazione con Pallini che rispolvera la romanissima tradizione della grattachecca, «ma ovviamente con aggiunta di rum», chiarisce il patron del Banana Republic.

Per quanto riguarda gli stili che si stanno affermando, dal suo osservatorio, Pinto nota come negli Stati Uniti stia prendendo piede il fenomeno degli Spiced rum, ovvero quelli con aggiunta di botaniche, che in Italia sono ancora bistrattati.

I premiati “Best in Class”

  • Rum Agricole Style Blanc (Column still) > HSE Blanc Parcellaire 2016
  • Rum Agricole Style 1-3 yo (Pot Still & Blended)> O’Reizinho 3yo Cognac Cask Finish
  • Rum Agricole Style 4-7 yo (Column still) > HSE VSOP
  • Rum Agricole Style 4-7 yo (Pot Still & Blended) > O’Rezinho 6yo Cask Strength
  • Rum Agricole Style 8-12 yo (Column still)> Montebello Vieux 8 ans
  • Rum Agricole Style >12 yo (Column still) > Barbancourt 15yo Reserve du Domaine
  • Cachaça > Cachaça Fazenda Soledade 5 Madeiras
  • Independent Bottlers/Special Ageing > Rum Plantation Venezuela 2010
  • Traditional rum up to 7 yo (Column still) > Ron Abuelo 7
  • Traditional rum up to 7 yo (Pot Still & Blended) > Rum Mount Gay Black Barrel
  • Traditional rum 8-12 yo (Column still) > Admiral Rodney Royal Oak
  • Traditional rum 8-12 yo (Pot Still & Blended) > Rum Mount Gay XO
  • Traditional rum >12 yo (Column still) > Coloma 15 años
  • Traditional rum >12 yo (Pot Still & Blended) > Pusser’s 15 Years Old
  • Traditional Rum No Age Declared (Column still) > Ron Abuelo Centuria
  • Traditional Rum No Age Declared (Pot Still &Blended)> Hell or High Water XO
  • Traditional Rum Solera Ageing > Ron Centenario Fundación 25
  • Spiced / Flavoured Rum > Plantation Stiggins’ Fancy Pineapple

Apre il temporary store di Panettone Day 2023

Lo spazio in Corso Garibaldi 50 ospiterà i grandi lievitati dei finalisti dell'edizione 2023 del concorso

Il temporary store di Panettone Day riapre i battenti di Corso Garibaldi 50. Come avviene ormai da qualche anno, il locale ospiterà le creazioni dei vincitori e finalisti del concorso dedicato al grande lievitato natalizio. A selezionarli, la giuria capitanata dal maestro Gino Fabbri. Inoltre, per tutto il mese di ottobre, ogni giovedì lo spazio ospiterà una serie di eventi e incontri tematici.

I panettoni in vendita

Per tutto il mese di ottobre, saranno in vendita all’interno dello Store 29 lievitati artigianali provenienti da tutta Italia. Questi prodotti sono stati selezionati dalla giuria guidata da Fabbri e composta da Marco Pedron, Pastry Chef e Direttore didattico dell'area pasticceria di Congusto Gourmet Institute, lo Chef Carlo Cracco, Marta Boccanera, Pastry Chef premiata con Tre Torte nella guida Pasticceri&Pasticcerie 2023 del Gambero Rosso, Adriano Del Mastro, uno dei maestri panificatori più interessanti d’Italia premiato con i Tre Pani dalla Guida del Gambero Rosso, e il vincitore della categoria Tradizionale dell’edizione 2022, Giordano Berettini. Si va dai panettoni tradizionali, glassati e non, ai creativi fruttati e al cioccolato, fino a quelli al cioccolato Gold e gli innovativi lievitati al cubo. Tra questi non possono mancare le creazioni dei vincitori dell’edizione 2023 di Panettone Day. Sarà possibile acquistare il Miglior Panettone Tradizionale di Domenico Napoleone, della Pasticceria F.lli Napoleone di Rieti. Disponibile anche la variante mela e cannella di Bartolo Carbè dell'Antico Forno Carbè di Siracusa, premiata come Miglior Panettone Creativo Dolce e selezionata anche per il premio speciale Panettone per la Prima Colazione. Ci sarà anche il Miglior Panettone al Cioccolato Gold di Francesco Bertolini della Pasticceria Casa del Dolce Bertolini & Figli a base di mela, cannella e cioccolato Gold. Infine, Santo Giarrusso della Pasticceria Pasubio di Catania, vincitore del premio speciale Lievitato al Cubo, proporrà una golosa variante al pistacchio di lievitato nell’inedita forma cubica.

Il calendario degli eventi al temporary store di Panettone Day

Come ogni anno, lo spazio del Temporary Store si animerà con una serie di eventi dedicati al più celebre dei lievitati. Il punto vendita ospiterà diversi appuntamenti in collaborazione con i partner del concorso: Novacart, Callebaut, Vitalfood e 1895 Coffee Designers by Lavazza.

  • giovedì 12 ottobre, dalle 17:30 alle 20:00, serata in collaborazione con Callebaut. Ci sarà l'assaggio dei panettoni al Cioccolato Gold, per scoprire questa deliziosa variante al caramello;
  • giovedì 19 ottobre, dalle 17:30 alle 20:00, evento firmato Novacart. Alla scoperta dei lievitati al Cubo, realizzati con una forma cottura innovativa recentemente lanciata sul mercato dall’azienda;
  • giovedì 26 ottobre, dalle 17:30 alle 20:00. Aperitivo in compagnia di Birrificio Vetra, che delizierà gli ospiti con un abbinamento tra panettone e una birra realizzata esclusivamente per Panettone Day;
  • Inoltre, venerdì 13 ottobre, per tutta la giornata, sarà possibile degustare e acquistare i marron glacés di Vitalfood, insieme a un panettone special edition.

Cos'è Panettone Day

Panettone Day è il concorso nazionale di pasticceria, riconosciuto ormai tra i più autorevoli nel panorama dei lievitati d’eccellenza. La competizione è nata dalla spinta creativa di due aziende leader nel mondo della pasticceria artigianale: Braims del gruppo CSM Ingredients, e Novacart. Le due aziende, forti della collaborazione degli sponsor, si impegnano a scoprire, premiare e valorizzare i migliori panettoni artigianali d’Italia e i pasticceri che si dedicano all’arte dei lievitati.

Info e costi

Il temporary store di Panettone Day si trova a Brera, in Corso Garibaldi 50, (angolo via Palermo) a Milano. È aperto tutti i giorni, dalle 10 alle 20. Tutti i panettone sono proposti in formato da 500 grammi e messi in vendita a 15 euro.

Purity C iQ di Brita, partner smart sempre attivo per la filtrazione dell’acqua

L’innovativo sistema filtrante intelligente e connettivo assicura la massima qualità dell’acqua in uscita dalla macchina espresso. Un partner sempre attivo che elimina gli interventi manuali.

Purity C iQ è il sistema filtrante sempre attivo, che dall’installazione all’esaurimento della cartuccia effettua monitoraggi continui in entrata, regolando automaticamente le impostazioni e il bypass per fornire in ogni momento la stessa qualità dell’acqua in uscita; inoltre facilita lo spurgo.

Il rapido filmato lo presenta in modo efficace. Lo compongono la testata smart Purity C iQ, che monitora l’acqua e interviene al fine di fornire costantemente la stessa qualità in uscita; la cartuccia Purity C iQ, il portale Brita Purity iQ e l’app di servizio Purity C iQ.

Non sono più necessarie analisi manuali dell’acqua e impostazione (e periodica verifica) del bypass: fa tutto il sistema Purity C iQ, che semplifica anche l’installazione e riduce gli errori nel prevenire la formazione di calcare sulle attrezzature. La testata si collega anche al portale Brita iQ dove si possono visualizzare le informazioni a colpo d’occhio e da cui è possibile modificare l’impostazione di una o più testate del filtro Purity C iQ da remoto.

Un sistema che porta numerosi vantaggi, dalla riduzione del rischio di depositi con maggiore affidabilità della macchina espresso, alla qualità costante in tazza che soddisfa al meglio il cliente e una gestione degli impianti semplice ed efficiente.

Per saperne di più visitare il sito brita.it/purity-c-iq

Tattico, l’amaro moderno che guarda alla mixology

Amaro Tattico
I creatori di Amaro Tattico (da sx): Remo Giannattasio, Letizia Lazzaro e Michele Ferruccio (credit foto: Officina Visiva)
Prodotto artigianalmente con soli ingredienti naturali, l’amaro creato da Michele Ferruccio, Letizia Lazzaro e Remo Giannattasio reinterpreta la tradizione in stile contemporaneo. Proponendosi come protagonista della bevuta dall’aperitivo al dopo cena

Si conferma estremamente vivace il panorama dell’amaro italiano. Un mondo ricco e vario, dalla tradizione secolare, dove continuano a comparire etichette che di questa tradizione sondano nuove possibilità espressive per proporne sempre inedite interpretazioni. Interpretazioni che sempre più spesso guardano anche alla miscelazione, dove gli amari negli ultimi anni stanno conquistandosi uno spazio importante e dove vengono utilizzati come base alcolica o come ingrediente aromatizzante dei cocktail. A questo mondo guarda anche Amaro Tattico cha ha fatto la sua comparsa sul mercato alla fine dello scorso anno.

Il progetto è nato dall’iniziativa di tre amici, Michele Ferruccio e Letizia Lazzaro, che fanno coppia anche nella vita, il primo bartender e gestore di importanti realtà del settore food e beverage del panorama romano, la seconda laureata in Chimica e Fisica e da oltre dieci anni impegnata nella ricerca nel campo della drug discovery (farmaci e tecniche innovative), e Remo Giannattasio, da quasi 20 anni attivo nell'hospitality (bar e ristoranti) e da 5 anni F&B manager, fondatori di Mango Drinks, la società proprietaria del marchio, con sede a Roma, dove “Mango” è l’acronimo di Modern approach in gastronomic operations, a sottolineare la spinta a innovativa che caratterizza il loro approccio al mondo del fuoricasa.

«Tutto è cominciato durante la pandemia, quando abbiamo avviato ricerche e studi con l’obiettivo di portare sul mercato un prodotto miscelabile, dallo stile contemporaneo, che rinnovasse la tradizione dell’amaro: un amaro, insomma, che potesse essere protagonista della bevuta dall’aperitivo al dopo cena - racconta Ferruccio -. Dopo lunghe sperimentazioni, abbiamo trovavo la formula giusta che abbiamo sottoposto alla prova di alcuni bartender amici, ottenendo un riscontro molto positivo. Quindi siamo andati avanti con lo sviluppo del prodotto, per poi avviare la sua produzione e lanciarlo sul mercato».

100% naturale

100% naturale, Amaro Tattico (alc 25% in vol) è realizzato artigianalmente da una realtà di Crespano del Grappa, in Veneto, scelta dai tre soci per i suoi alti standard qualitativi e l’attenzione alla sostenibilità, valore centrale per il brand. La sua ricetta prevede il solo uso di ingredienti naturali, senza aromi, conservanti e coloranti artificiali, e approvvigionati dal mercato italiano ed europeo, in modo da garantire la certificazione di tracciabilità dell’intera filiera.

Naturale è anche il colore rosso ramato dell’amaro, ottenuto dalla lavorazione delle bucce della prugna e della patata viola. Queste vengono trattate, da un’azienda specializzata, con un doppio processo di estrazione per evaporazione ed essiccazione: un processo sostenibile che, partendo dagli scarti della frutta e della verdura, che altrimenti andrebbero buttati, produce i pigmenti di colore intenso e pulito che non alterano il gusto finale del prodotto.

Ogni botanica lavorata ad hoc

Una decina sono le botaniche utilizzate, tra erbe, spezie e radici, delle quali le principali sono l’arancio dolce e quello amaro, china, genziana, artemisia, camomilla e zenzero. La loro lavorazione si discosta dalla tradizione, dove solitamente gli ingredienti vengono trattati insieme. «Abbiamo scelto di trattare singolarmente ogni botanica con una lavorazione differente per poi andarle a unire: per alcune, come la genziana, eseguiamo un processo di infusione, per altre la distillazione, come nel caso della camomilla, e per altre, come la quassia, la tintura – spiega Ferruccio -. Questo ci permette di ottenere il meglio da ogni materia prima, ma consente anche di scalare facilmente la produzione, nel caso di forti incrementi della domanda, come ci auguriamo, senza dover intervenire sul bilanciamento della formula».

Un’altra particolarità riguarda l’uso dello zucchero. «Ne utilizziamo una quantità molto bassa, in più non costituta solo dal classico saccarosio: circa la metà è infatti destrosio, che evita l’effetto “dolcione”, cioè non lascia al palato la tipica patina zuccherina del primo, invitando così a una seconda bevuta – continua Ferruccio -. A questo effetto contribuisce anche la presenza nella ricetta dello zenzero, che pulisce e lascia fresca la bocca».

Complesso e delicato

Il risultato di questo lavoro è un amaro equilibrato, rotondo e delicato, grazie anche all’uso di una base di alcol di cereali, che dona struttura ma senza aggredire il palato, di facile bevuta, ma al tempo stesso, dal carattere complesso. Un amaro che si presenta al palato con le note agrumate dell’arancio, seguite dall’amaricante portato da genziana, china e artemisia, e da quelle floreali della camomilla e dell’ibiscus, per un finale pulito e profondo, chiuso dalle gradevoli noti speziate dello zenzero. Un susseguirsi di sensazioni che si ricalca anche al naso.

Un ingrediente per la mixology

Caratteristiche che ne fanno un prodotto versatile, ottimo come classico digestivo dopo i pasti, da servire fresco a una temperatura di 3-6° C per lasciarlo esprimere in tutte le sue sfumature, o con ghiaccio, accompagnandolo con un peel di agrume, ma anche un valido ingrediente per i bartender. «In questa veste Amaro Tattico si esprime al meglio nei cocktail d’aperitivo in stile Negroni, Boulevardier, Americano, dove va a sostituire la parte bitter – spiega Ferruccio -. Lo stesso in Highball rinfrescanti a bassa gradazione, ma anche in un Margarita, impiegandolo al posto dei liquori dry orange, rispetto ai quali unisce alla nota di arancia una maggiore profondità data dalla sua parte speziata più complessa, e lo stesso in un Martinez. È un prodotto sempre più apprezzato dai bartender proprio per la sua complessità e versatilità che permettono anche di sperimentare molto».

La ricchezza e profondità aromatica di Tattico sono alla base anche del signature creato dal marchio, il Tattico Spritz: un’originale versione del classico aperitivo, fresca e leggermente amaricante, preparata semplicemente unendo ad Amaro tattico dell’acqua tonica e completando con una scorza di limone.

In tour nei locali

Per quanto riguarda la distribuzione (l’amaro è disponibile online su Bottega Alcolica), i tre soci hanno stretto accordi con vari grossisti. «Stiamo completando la rete perché preferiamo non avere un distributore unico, ma affidarci a diverse realtà nei vari territori – conclude Ferruccio -. Poi abbiamo avviato una serie di attività nei locali della Penisola per presentare e far conoscere il prodotto e coinvolgere direttamente i bartender, target fondamentale per Amaro Tattico, anche chiedendo loro di inviarci “signature tattici”, ovvero originali creazioni a base dell’amaro che poi pubblichiamo sui nostri social».

La ricetta

Tattico Spritz

Ingredienti:
50 ml Amato Tattico, 100 ml acqua tonica
Preparazione:
build
Guarnizione:
scorza di limone

Luca Cioffi è il nuovo direttore generale di Essse Caffè

Luca Cioffi
Luca Cioffi
Con una lunga esperienza nel settore, lavorerà a fianco della famiglia Segafredo con l’obiettivo di proseguire il cammino di sviluppo e crescita aziendale.

La torrefazione bolognese Essse Caffè ha un nuovo direttore generale: Luca Cioffi, una figura di spicco che si inserisce nell’ampia vision aziendale, sempre volta a migliorare la capacità di innovazione interna e «offrire valore ai clienti - sottolinea il presidente Francesco Segafredo . Un processo dinamico che richiede un’attenta strategia e una capacità di risposta efficace». E la nuova nomina va in questa direzione.

Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Bologna e in possesso di un master in Business Administration presso la Heriot Watt University di Edimburgo, Luca Cioffi vanta una pluriennale esperienza nel mondo delle torrefazioni avendo lavorato per oltre vent’anni presso il Gruppo Coind dove, entrato con il ruolo di export manager nel 2002, ha occupato numerose posizioni in area commerciale sino ad assumere la responsabilità di Ceo nel 2017 e di presidente nel 2020. 

In qualità di direttore generale della Torrefazione bolognese, lavorerà a fianco della famiglia Segafredo con l’obiettivo di proseguire il progetto di sviluppo e crescita di un’Azienda che continua a investire nel futuro, mantenendo le sue radici ancorate alla tradizione, la chiave di successo che le ha permesso di arrivare ad essere un riferimento nel settore horeca nel corso di oltre 40 anni.

Fondata nel 1979 da Francesco Segafredo con le sorelle Chiara e Cristina, Essse Caffè riassume i suoi valori nelle tre “S” che caratterizzano il suo nome: Scienza, Sapienza e Specializzazione ed è un marchio di successo in tutta Italia e all’estero, sinonimo di autenticità ed eccellenza, contraddistinto dall’inconfondibile “family feeling” delle sue miscele. Grazie alle collaborazioni universitarie - Facoltà di Agraria delle Università di Bologna, Cesena e Foggia - l’Azienda ha acquisito elevato spessore scientifico nel proprio settore, con conoscenze su ogni tipologia di caffè, dalla torrefazione al confezionamento, fino al caffè in tazzina.

Ai fondatori, oggi si affianca la quarta generazione della famiglia: Pietro Buscaroli, Agata Segafredo, Riccardo e Ruggero Auteri che condividono la missione imprenditoriale con uno sguardo verso il futuro. 

Ballor 100, il giro del mondo in 100 erbe

Ballor 100
Siamo stati al lancio dell'amaro Ballor 100, il nuovo nato di Casa Bonollo. Questo il resoconto

Incenso, mirra, nella sua formula manca solo l'oro, ma il più è fatto. L'amaro Ballor 100, presentato ieri nella corte dalla cornice arborea dell'Hotel Indigo di Milano, è il buon frutto di un esercizio acrobatico. Quello di un liquorista che, con rare doti da equilibrista, è stato capace di mettere d'accordo, profondità e morbidezza; erbe da tutti continenti; note erbacee e terrose; l'impeto della genziana e del rabarbaro cinese; l'ebrezza dell'artemisia; gli accenti speziati del pepe di cubebe o pepe grigio; la freschezza del lemongrass e della menta di Cuneo. Ballor 100 profuma non di di cento, ma di mille terroir. All'assaggio il gusto è ben definito e distintivo. In miscelazione dona al classico Americano un accelerazione fuori dal comune. Quello preparato dal brand ambassador Mauro Suman è, a tutti gli effetti, un "Ultra Americano", nel senso che va oltre le convenzioni e, paradossalmente, richiama l'Americano delle origini quando il drink consisteva in un mix di note amare (di amaro, appunto) e Vermouth. L'Ultra Americano, così lo abbiamo battezzato, è una aperitivo facile da bere, più che un dopocena. Come un amaro, ma allo stesso tempo oltre l'amaro. Il segreto per mantenere costante negli anni lo standard produttivo? «Principalmente - spiega Elvio Bonollo - la sapienza dei master herbalist e le unione dei botanicals per famiglie». Per concludere, spazio anche per le dediche: Ballor 100 è un omaggio a Henry Freund, che nel 1856 fondò la Freund Ballor & C.IA insieme a Paul Ballor ed Emilie Roussette, a cui sono dedicati invece rispettivamente il Vermouth e il Gin. Infine l'identikit: 32% vol. il tenore alcolico, 70 cl il formato della bottiglia.

LA STORIA di BALLOR

La Freund, Ballor & C.IA fu fondata a Torino nel 1856 da Paul Ballor, Henry Freund ed Emilie Roussette.  Oltre 165 anni di storia e fascino, con aneddoti e reperti storici che testimoniano la tradizione del brand e dei suoi prodotti più riconosciuti.

A fine ‘800 la città di Torino iniziava la sua grande trasformazione verso la modernità, i liquoristi piemontesi godevano di fama internazionale grazie al periodo d’oro del vermouth e i tre amici - facendo proprio questo entusiasmo - crearono una delle aziende più all’avanguardia dell’epoca che velocemente acquisì notorietà per la qualità dei suoi prodotti.

Sulle etichette dei liquori, iniziavano a fare la comparsa le prime locomotive, simbolo della forza trainante dello sviluppo crescente di quel periodo. Già prima della fine del secolo Ballor & C.IA spostò il proprio stabilimento a Cambiano lungo la tratta ferroviaria che collegava Torino a Genova: una mossa strategica per movimentare più velocemente le merci ed accrescere lo sviluppo commerciale.

Non solo Vermouth. Amaro, Gin, Cognac e Vino Chinato, varia era la produzione della Freund, Ballor & C.IA Così iniziò a diffondersi la voce della qualità dei loro prodotti nel Regno di Sardegna e poi Firenze, Londra, Dublino, Chicago, Parigi. La voce arrivò fino a Casa Savoia che nel 1902 nominò l’azienda liquoristica “Sovrintendente del Re d’Italia”, un riconoscimento per pochi.

Il XIX secolo fu l'epoca d'oro per i liquoristi piemontesi, che diventarono famosi in tutto il mondo grazie al grande successo del vermouth. L'abitudine di bere un bicchiere di vermouth al mattino si diffuse soprattutto perché mediata da contenuti salutari alla fine del XVIII secolo. Nel XIX secolo i liquoristi torinesi cercarono di stabilizzare la ricetta aggiungendo zucchero e alcool. In questo modo le persone iniziarono a consumare il vermouth non solo per i suoi argomenti salutari ma anche per il suo gusto gradevole: fu così che diventò ben presto uno degli aperitivi più apprezzati dell'epoca.

Nella seconda metà del XIX ed all’inizio del XX secolo i prodotti Ballor parteciparono a numerose esposizioni universali in Italia ed all’estero, conseguendo diversi premi e menzioni:

Nel 1861, Medaglia d’Oro all’Esposizione di Firenze

Nel 1863, Medaglia d’Oro all’Esposizione di Londra

Nel 1965, Medaglia d’Oro all’Esposizione di Dublino

Nel 1893, Diploma d’Eccellenza all’Esposizione di Chicago

Nel 1900, Medaglia d’Oro all’Esposizione Universale di Parigi

 

Dal 1920 in poi il marchio passò a diverse proprietà, fino ad arrivare nei tempi recenti ai Bonollo di Padova.

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