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Fonte Plose conquista la DolomythiCup con Alpex Sailing Team

Alpex Sailing Team
Il trofeo con l’ambita incisione del nome del team vincente, resterà per un anno a Bressanone nella sede di Alpex, fino alla prossima edizione della competizione

Alpex Sailing Team, la vela sponsorizzata da Fonte Plose, ha vinto la DolomythiCup. La regata d'altura ha visto gareggiare il team altoatesino nelle acque di Rimini. Anche in condizioni di vento medio basso, l'imbarcazione J70 ha superato le altre nove in gara, classificandosi prima assoluta vincendo 7 prove su 8.

La storia dell'Alpex Sailing Team

In una regata dove si incontrano imbarcazioni tutte della stessa classe mettendo in primo piano le caratteristiche dei velisti, gli altoatesini Matthias Pirrone, Francesco Giudiceandrea, Simon Folie e Hagen Niederkofler, hanno dimostrato la loro abilità e competenza interpretando le manovre con precisione e grande spirito competitivo. Il team è stato sponsorizzato dalla storica azienda altoatesina Fonte Plose con il brand Alpex.

I quattro velisti hanno coltivato la propria passione per la vela, trascorrendo ogni weekend sul lago di Garda ad allenarsi. Oggi il loro successo è sugellato dalla presenza della testa di stambecco simbolo di Alpex, il brand di aperitivi analcolici ready to drink, parte del territorio che accomuna anche i quattro amici del team vincente.

Festeggiamenti frizzanti firmati Alpex

Al termine delle regate i ragazzi hanno festeggiato la vittoria stappando Alpex Tonic Water e condividendola con gli altri equipaggi. Per celebrare il risultato e sostenere lo spirito di una regata che promuove la competizione sana e sportiva tra team, Alpex ha inoltre contribuito all’aperitivo organizzato per i partecipanti fornendo la sua selezione di mixer e aperitivi. Si è brindato con Alpex Spritz, Hugo e G&T. Inoltre, Alpex Indian Dry Tonic Water ha accompagnato i cocktail preparati dal bar, offrendo un tocco di esclusività per la serata.

Le prossime avventure dell'Alpex Sailing Team

La DolomythiCup segna la prima sponsorizzazione di Alpex nel mondo della vela e l’inizio del percorso di Alpex Sailing Team, che dall’Alto Adige porterà nelle acque di altre località Alpex e i suoi valori. Così potrà continuare a promuovere l’importanza di mantenere uno stile di vita sano e attivo, attraverso l’alimentazione, la sostenibilità e lo sport.

Il premio ricevuto è un trofeo itinerante che la squadra vincente ha diritto a tenere per un anno fino alla prossima edizione. Sul trofeo sarà inciso il nome “Alpex Sailing Team”. I ragazzi dell’equipaggio hanno deciso di lasciarlo esposto presso la sede Fonte Plose a Bressanone.

Barawards Premio Innovazione dell’anno 2023: scopri i candidati e vota!

Oltre 100 i prodotti/servizi candidati che hanno passato la selezione del comitato tecnico. Otto i premi da assegnare: alcolici 0-21°, distillati, liquori, soft drink e bevande calde, food, soluzioni&strumenti di servizio, attrezzature&tecnologie, oltre alla menzione speciale Green. Votazioni on line aperte fino al 31 ottobre. Si possono esprimere fino a tre preferenze per categoria

Sono oltre 100 (mai così numerose!) le candidature validate dal nostro comitato tecnico per l’edizione 2023 di Barawards Premio Innovazione dell’anno, a testimonianza di una propensione all'innovazione spinta dai successi del fuori casa, che lo scorso anno ha messo a segno tassi di crescita importanti.

Sono state divise in sette categorie, cui si aggiungerà la menzione speciale "Green" per il prodotto meglio in grado di esprimere il concetto di sostenibilità: alcolici 0-21°, distillati, liquori, soft drink e bevande calde, food, soluzioni&strumenti di servizio, attrezzature&tecnologie.

Scopri l'elenco dei candidati ed esprimi le tue preferenze.

Per ingrandire la foto dei prodotti/servizi candidati, clicca sull'immagine.

Per convalidare il tuo voto, clicca sul pulsante INVIA I TUOI VOTI che trovi in fondo alla pagina.

Le votazioni chiudono il 31 ottobre 2023.

Ricordiamo che il meccanismo di valutazione prevede, oltre al voto on line, il voto dei panelist, un gruppo di esperti di industria, distribuzione e consulenza selezionato dalle redazioni di Bargiornale, Dolcegiornale, Hotel Domani e Ristoranti.

Il voto dei panelist contribuirà per l'80% alla formazione del giudizio complessivo, mentre il voto on line peserà il 20%.

SCOPRI E VOTA I LOCALI FINALISTI

SCOPRI E VOTA I PROFESSIONISTI
CANDIDATI A BARAWARDS

Vota al massimo 3 prodotti per categoria, le votazioni chiudono il 31 ottobre

Le votazioni sono terminate.

Continua a seguirci su bargiornale.it per scoprire tutti i vincitori.

Ad Areadocks di Brescia lunedì 23 ottobre l’ultima tappa di Baritalia. Registrati per l’ingresso gratuito!

Compila il form di iscrizione per assicurarti l'ingresso gratuito e un cocktail signature in omaggio. Potrai assistere a Baritalia Lab, sfida tra bartender di tutta Italia e partecipare alle 12 masterclass (un record!) della tappa di Brescia di Baritalia 2023, in scena lunedì 23 ottobre 2023 a Areadocks, in Via Gerolamo Sangervasio, 12/A. Il programma completo lo trovi qui!

Tutto è pronto per l’ultima tappa di Baritalia. Quello che ci aspetta è una conclusione col botto dell’edizione 2023 prima della finalissima di Cannes. Dopo Napoli, Genova, Messina e Livorno, saremo per la prima volta a Brescia, città che mostra un’evoluzione della proposta di miscelazione nel segno della qualità grazie a un bel gruppo di professionisti che non smettono di fare ricerca e puntano sempre più in alto. La manifestazione si svolgerà il 23 ottobre, dalle 10 del mattino, all'Areadocks, un enorme spazio multifunzionale in cui il rischio si mescola al piacere di perdersi. All’interno di questo ex magazzino ferroviario trovano spazio, su una superficie monster di cinquemila metri quadrati, ristoranti che spaziano dalla pizzeria alla cucina asiatica a quella gourmet, concept stores, popup di moda, un bar diurno e un cocktail bar serale. E - per non farsi mancare proprio niente anche un boutique hotel da 13 camere.

Baritalia Brescia ci attende un’altra tappa caldissima, con 12 masterclass e 16 posti in palio per Cannes, sede della finalissima nazionale di Baritalia 2023 - A Drink for the Planet. 

Baritalia Lab, le Masterclass, il Signature Bar

Come da tradizione ci saranno due momenti clou. A partire da Baritalia Lab, laboratorio di miscelazione in cui si confronteranno bartender di tutta Italia sul tema "A drink for the planet", la ricerca della sostenibilità non solo nei cocktail, ma nel lavoro di tutti giorni.

Gli sfidanti dovranno presentare un cocktail "sostenibile" che valorizzi il prodotto sponsor (questi sono i nostri partner) e rispetti uno o più dei seguenti principiriduzione degli sprechistagionalitàterritorialità e sensibilizzazione del pubblico/cliente verso un progetto sostenibile. Nel regolamento di quest'anno abbiamo aggiunto anche un bonus per chi, nella sua presentazione, metterà in risalto le azioni che il proprio locale sta facendo in tema di sostenibilità. Nel corso della giornata, a Areadocks, si svolgeranno anche le nostre Masterclass dedicate alle tecniche di miscelazione, tenute da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale. Le lezioni saranno aperte e gratuite per tutti i professionisti che si saranno registrati all’evento.

Nel Signature Bar potrete degustare - tutto il giorno - i super cocktail delle aziende partner dell’evento. A tutti coloro che si registreranno sul nostro sito Bargiornale offrirà un drink in omaggio.

Ospiti speciali della giornata di Baritalia Brescia (GIUDICI D'ONORE) i rappresentanti dei migliori cocktail bar di Brescia, Bergamo e Verona (elenco provvisorio).

Adrian Cristian, Andrea Cason, Ezio Falconi, Antonio Foini, Carmine Liguori, Giovanni Marini, Mattia Pedretti, Nicola Pezzoli, Claudio Perinelli, Diego Re, Rama Redzepi, Davide Torrente, Alessandro Zana, Marco Zani, Ampelio Zecchini. Presenta Julian Biondi.

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 9.30
Accoglienza e registrazione dei partecipanti c/o Areadocks, via G. Sangervasio 24, Brescia

Ore 10.30
MASTERCLASS
Green Phoenix, ecologia trasparente
A cura di Gian Maria Ciardulli by Soero

Ore 11.00-14.30
Baritalia Lab
La sfida – parte I
In collaborazione con Ancienne Pharmacie, Distilleria Bonaventura Maschio, Gamondi, Illva, OnestiGroup, The Organics by Red Bull

Ore 11.10
MASTERCLASS
Molinari extra's Twist on Tradition: dai rituals ai cocktail che non ti aspetti
A cura di Marco Fedele by Molinari

Ore 11.50
MASTERCLASS
Monovitigno Nonino: rivoluzione ed evoluzione della Grappa italiana nel mondo #BeBraveMixGrappa
A cura di Francesco Neri by Nonino

Ore 12.30
MASTERCLASS
L’evoluzione del Vermouth (dalle origini fino al disciplinare “di Torino”, passando per la sua degustazione e versatilità in miscelazione)
A cura di Cristian Lodi by Campari Academy

Ore 13.10
MASTERCLASS
Corralejo & Perro De San Juan: Scopriamo il mondo dell’agave
A cura di Domenico Ditrizio by Coca-Cola Hbc Italia

Ore 13.50
MASTERCLASS
What Is Demerara distillers?
A cura di Patrick Piazza by Compagnia dei Caraibi

Ore 14.30
MASTERCLASS
La rinascita di un marchio: Fulvio Piccinino e l’interpretazione contemporanea di Alpestre nei suoi 5 nuovi volti
A cura di Fulvio Piccinino by OnestiGroup

 

 

 

Ore 14.45-18.30
Baritalia Lab
La sfida – parte II
In collaborazione con Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, Compagnia dei Caraibi, Molinari, Nonino, Soero

Ore 15.10
MASTERCLASS
SCENT: la decrescita intelligente incontra la grammatica dei profumi
A cura di Simone Mina e Steve Righetto by Distilleria Bonaventura Maschio-Ron Botran

Ore 15.50
MASTERCLASS
Rump@blic creato dai Bartender per i Bartender: la tradizionalità del rum incontra la miscelazione dei giorni nostri
A cura di Federico Cassini by Illva Saronno

Ore 16.30
MASTERCLASS
Easy To Mix by Gamondi
A cura di Igor Tuliach by Gamondi

Ore 17.10
MASTERCLASS
Cocktail Trend e Chimica dei No/Low abv cocktails
A cura di Andrea Sottini by The Organics by Red Bull

Ore 17.50
MASTERCLASS BY THE BOAT
The secrets of Ancienne Pharmacie
A cura di Danny del Monaco by Ancienne Pharmacie

 

Ore 19.00
Baritalia Lab
LA PREMIAZIONE
In collaborazione con Ancienne Pharmacie, Distilleria Bonaventura Maschio, Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, Compagnia dei Caraibi, Gamondi, Illva, Molinari, Nonino, OnestiGroup, Soero, The Organics by Red Bull

Le registrazioni sono terminate

Dalla Corte, design tecnologia e sostenibilità protagonisti a Host

Macchina espresso Zero - Dalla Corte
Uno stand vivace, con nuove soluzioni, degustazioni, attenzione all’ambiente e gli studenti del progetto #NextGenBarista, condotto con l'Istituto Carlo Porta di Milano.

Tecnologia, innovazione, sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, insieme a workshop ed eventi: tutto questo si trova a Host presso lo stand di Dalla Corte al pad. 14- stand D42 E 41.

Al suo interno, un corner è dedicato al progetto di sostenibilità PlaNet, che l’ha vista coinvolta con l’impresa Second Chance nel penitenziario di Bollate e con un progetto quinquennale a Sumatra. Sono stati compiuti passi importanti nella riduzione dell’impatto ambientale, utilizzando materiali senza piombo e testando l’efficienza energetica: ora la macchina Icon si è unita alle XT e Zero nella gamma aziendale Carbon Neutral.

Tante macchine sotto i riflettori. A cominciare da Zero, pronta ad attirare l’attenzione con il suo design curato e il suo Freestyle Water Flow, Zero, che consente ai baristi di personalizzare il flusso d'acqua in erogazione, dando una spinta creativa all’espresso. Per le attività che hanno bisogno di una macchina in grado di offrire un eccellente risultato in tazza in modo costante, Icon è la soluzione ideale: dotata del DC system, è la scelta giusta dove la qualità (e in primo luogo la costanza termica) viene messa a dura prova durante le ore di punta. 

Un altro forte richiamo nello stand della Casa di Baranzate (MI) è la macchina espresso XT, che permette ai baristi di creare i propri profili di estrazione e garantisce una migliore organizzazione del lavoro grazie alla funzionalità Real Time Weight di controllo del peso in tempo reale. 

Una novità è la Zero Plus, una versione ancora più tecnologica di Zero, che abbina alle prestazioni nuove colorazioni e finiture di pregio.

Nelle cinque giornate di Host sono in programma  degustazioni di caffè guidate dai trainer DC Johnny Jeon e Davide Valenziano, dal barista Sca Matteo Di Lorenzo e dal roaster Simone Guidi de La Sosta Specialty Coffee. Inoltre, dimostrazioni di latte art guidate da Michalis Karagiannis, due volte finalista al campionato mondiale di Latte Art. 

Dalla Corte presenta inoltre un team speciale di baristi, gli studenti del progetto #NextGenBarista, condotto in collaborazione con l'Istituto Alberghiero Carlo Porta di Milano. Così l’Azienda si impegna a coltivare il futuro degli studenti con gli strumenti e l'istruzione necessari per avere successo nel settore del caffè. Il programma di coffee education, permette agli studenti di partecipare a eventi internazionali, frequentare corsi Sca e utilizzare le loro nuove competenze. 

In programma anche la competizione Full Metal Jug per latte artist. Questa sfida fuori dagli schemi mette alla prova le abilità di otto talentuosi utilizzando contenitori non convenzionali come coppe Martini e ciotole per cani. Fedele alla mentalità sostenibile di Dalla Corte, nessuna bevanda andrà sprecata poiché i cappuccini dei concorrenti verranno trasformati in deliziosi drink per il pubblico.

Le Langhe incontrano i Caraibi e nasce Engine Caroni

Engine Caroni
Prodotta in edizione limitata, l'extention line del gin artigianale e bio creato da Paolo Dalla Mora affina 6 mesi in botti che hanno contenuto il pregiato rum Caroni. Un progetto frutto della collaborazione con Luca Gargano di Velier, scopritore nel 2004 dei barili dimenticati del pregiato distillato di Trinidad

Metti una giornata a Barbaresco, in Piemonte, nel cuore della Langa, terra di grandi vini e leccornie pregiatissime, come il tartufo bianco d’Alba. Metti una parata di “numero uno” per tenere a battesimo un gin affinato in botti che hanno ospitato il rum “dimenticato” della mitica distilleria Caroni di Trinidad. Ce ne sarebbe abbastanza per l’incipit di un romanzo o per il soggetto di una fiction. E invece è storia vera, accaduta a inizio di un ottobre 2023 che sembrava un fine giugno per le temperature ancora calde e i turisti, stranieri e italiani, che incessantemente andavano a spesso per le colline langarole.

Il gin in questione è un edizione limitata, affinata per sei mesi nelle botti che hanno contenuto il rum Caroni, del distillato firmato da Engine, giovane brand che da qualche anno ha lanciato, con un innovativo packaging mutuato dal mondo delle officine per auto, una versione piemontese del gin, con molti ingredienti autoctoni e tutti biologici (leggi Engine, il gin artigianale 100% italiano e biologico).

Una parata di “numeri uno”

La location scelta per la presentazione del gin Engine Caroni è stata quella del Campamac (equivalente piemontese dell’esortazione italiana “forza” o “dai”), osteria di culto nel centro di Barbaresco con ai fornelli il patron chef, Maurilio Garola, quello dello stellato Ciau del Tornavento di Treiso d’Alba e, recentemente, anche della bakery in salsa albese Fuoco e Farina, aperta nel centro di Alba insieme all’esperto mugnaio, re dei lievitati e personaggio tv, Fulvio Marino e ad altri colleghi chef.

Frontman e patron del marchio Engine è Paolo Dalla Mora, esempio di imprenditore vulcanico in un comparto tutt’altro che facile. Con lui a Barbaresco c’era anche Luca Gargano, personaggio a metà tra Corto Maltese e il suo disegnatore inventore Hugo Pratt, visionario presidente di Velier, storica e concretissima azienda genovese che distribuisce liquori, distillati, vini e alimentari di qualità. A Gargano si deve, nel 2004 la scoperta rocambolesca, a Trinidad, di barili di rum Caroni dimenticati.

Solo 5.000 bottiglie

Dalla collaborazione e la stima tra Dalla Mora e Gargano è nata l’idea di un gin affinato in botti aromatizzate dal rum caraibico. Ha spiegato Paolo Dalla Mora: «Dopo quattro anni dalla sua nascita, sentivo l’esigenza di fare una extension line di prodotto. Sono fanatico dell’innovazione, però innovare su Engine non significa fare una variante con altre botaniche biologiche: per quelle ci sarà spazio. Ora, grazie all’amico Luca Gargano, abbiamo fatto arrivare una decina di botti di Caroni distillato nel 1998 per imbottigliare una riserva dal gusto caldo, agrumato e tannico».

Dunque un incontro inconsueto, quello tra il cuore del Piemonte e lo spirito di Trinidad, dal quale sono nate 5000 esclusive bottiglie che rappresentano una tappa unica nel percorso di ricerca di Engine. Un incontro favorito dalla collaborazione e dalla stima che lega da tempo Dalla Mora e Gargano, scopritore dello stock superstite della leggendaria distilleria Caroni di Trinidad, chiusa dal 2003, e che ha contribuito alla selezione delle botti per questo progetto e, tra una preparazione e l’altra di chef Parola, ha raccontato del suo viaggio nei Caraibi, della scoperta nel magazzino Caroni di centinaia di barili di rum e della decisione di acquistarne quasi 1400 e di portarli in Italia per una commercializzazione che fu un successo e a cui l’Engine Caroni ora dà una nuova vita.

Un gin di grande eleganza

Dalla Velier descrivono così l’Engine Caroni: «È un gin fresco e dalle molteplici nuance, in cui l’aroma intenso della salvia viene ammorbidito da note di frutti maturi estivi, con il sapore balsamico del ginepro armoniosamente unito a delicati sentori di legno tostato. All’assaggio, liquirizia e caramello sono protagonisti in palato di grande eleganza. Per questa edizione limitata sono state create da Engine, per la prima volta, delle iconiche bottiglie di olio ma con una nuova e sinuosa forma in vetro ambrato».

E a proposito di “numeri uno”, al Campamac di Barbaresco, a fare da testimone al battesimo del gin Engine Caroni, c’era anche Giorgio Rivetti patron di Contratto e de La Spinetta, due aziende vinicole simbolo della produzione piemontese, tra Alta Langa, Asti docg, Moscato d’Asti, Timorasso, Barbaresco, Barolo e tanti altri vini mito del Piemonte, a dimostrazione dell’attenzione del territorio per un prodotto, il gin Engine, che ne sottolinea le prospettive.

In arrivo l’Engine Gin & Tonic analcolico

Infine alcuni accenni al mondo Engine che ha l’innovazione come stella polare. Ha ricordato Paolo Della Mora: «L’anno scorso abbiamo lanciato la nostra tonica, valorizzando la salvia, che viene miscelata in un Engine & Tonic, arrivando al serving in una lattina che diventa un bicchiere. Non un ready to serve come sono tutte le lattine quindi, ma un ready to drink, ovvero apri e gusta direttamente» (leggi Engine al Design Pride con il nuovo Langhe Gin Tonic ready to drink). Poi un’anticipazione: «arriverà a breve un VirGINtonic, ovvero un Engine Gin Tonic analcolico pensato per il designated driver, quello che la sera esce e deve guidare mentre gli altri amici si divertono». Una buonissima consolazione che consente il divertimento “no alcol” a chi deve guidare. Bravi.

Arrivata la nuova limited edition Koskenkorva 7 Botanicals

Koskenkorva 7 Botanicals
Un raffinato e ricco bouquet caratterizza la release 2023 della serie in edizione limitata 7 Botanicals di vodka Koskenkorva, ispirata all'antica tradizione nordica del Midsummer

È arrivata l‘edizione 2023 di Koskenkorva 7 Botanicals, la limited edition firmata Koskenkorva, la vodka finlandese, 100% naturale, importata e distribuita in esclusiva da Compagnia dei Caraibi. La nuova edizione appartiene alla serie 7 Botanicals, ispirata a una delle più antiche e celebri tradizioni nordiche: il Midsummer, che consiste nel raccogliere sette diversi fiori e botaniche da nascondere sotto al proprio cuscino per realizzare il proprio sogno d’amore.

E sette sono le botaniche che impreziosiscono il profilo della nuova vodka, delle quali però solo cinque sono state svelate: petali di rosa, fiori di sambuco, olmaria, buccia di limone e bergamotto. Botaniche che si aggiungono al classico distillato, ottenuto come da tradizione del brand utilizzando solo il pregiato orzo finlandese delle varietà Saana e Elmeri coltivato più a Nord nel mondo, per l’esattezza nella Finlandia occidentale, e acqua pura di sorgente.

Un raffinato bouquet

Il nuovo distillato (alc 37,5% in vol) si caratterizza per il raffinato e ricco bouquet, dove le note floreali, conferite dalla rosa dal sambuco e dall’olmaria, si combinano con quelle erbacee e con l’aroma citrico dato dal limone e dal bergamotto. Caratteristiche che sono valse al prodotto fresco di lancio già una medaglia d’oro ai The Vodka Masters di The Spirits Business nella categoria Flavoured/Infused Vodka. Una ricchezza aromatica che si apprezza al meglio servendola in purezza, ma che ne fa anche un intrigante ingrediente per la miscelazione, dove può dar nuove sfumature di gusto ai classici o per nuove creazioni e per realizzare drink leggeri e freschi, come un Vodka Tonic, da preparare semplicemente aggiungendo a 4 cl di Koskenkorva 7 Botanicals dell’acqua tonica.

Produzione nel segno dell’economia circolare

In bottiglia da 50 cl, come tutti i prodotti Koskenkorva, anche la nuova release è amica dell’ambiente, grazie all’attenzione che il marchio ha sempre rivolto al tema della sostenibilità, tanto da meritarsi nel 2018 il titolo di Green Company of the Year, assegnato per la prima volta a un brand di spirit. Tutta le produzione avviene nella distilleria dell’omonimo villaggio di finlandese di Koskenkorva, che costituisce un esempio virtuoso di economia circolare. L’orzo viene da coltivazioni locali rispettose dell’ambiente e tutto ciò che non viene utilizzato per produrre il distillato viene trasformato in prodotti a base di amido o mangimi animali. Le bucce del cereale alimentano la biocentrale che a sua volta alimenta i processi di lavorazione e le ceneri vengono usate come fertilizzanti. Anche l’anidride carbonica, generata naturalmente durante la distillazione, viene riciclata, grazie al suo impiego per la coltivazione in serra.

 

 

 

Un’esperienza in stile Omakase al Drink Kong di Roma per festeggiare il centenario di House of Suntory

Drink Kong omakase
Alla scoperta degli spirits giapponesi con i drink preparati da Michele Montauti, dal The Loft di Bangkok, e i piatti del resident chef Francesco Coltella

Metti una serata a tema Omakase, aggiungi un bartender italiano che da oltre dieci anni lavora in un grande hotel a Bangkok, aggiungi la gamma di spirits di House of Suntory che festeggia il centenario e mixa. Servire tutto nella deliziosa e riservatissima saletta giapponese del Drink Kong. Questo è in sintesi il menù dell’esclusivo evento organizzato da Stock Spirits lo scorso 8 settembre a Roma, nell’ambito delle celebrazioni del centesimo anniversario di House of Suntory, la casa artigiana giapponese che crea liquori pluripremiati ispirati alla natura nipponica.

Per l’occasione, Stock ha organizzato un’intera giornata dedicata alla cultura giapponese, cominciata con una masterclass pomeridiana per gli addetti ai lavori, durante la quale Marco Gheza e Alfonso Monaco, brand ambassador di Beam Suntory, hanno svelato i segreti della produzione del whisky giapponese, assemblando in diretta i “component”, arrivati direttamente dal Giappone. In serata, invece, protagonista il bartender italiano trapiantato in Thailandia, Michele Montauti, al bancone della saletta giapponese del Drink Kong di Roma il regno di Patrick Pistolesi, al n°16 della classifica World’s 50 Best Bars. Montauti, beverage Manager di The Loft del Waldorf Astoria di Bangkok, nella serata romana ha condotto un vero e proprio Omakase menù composto da quattro cocktail creati per l’occasione con gli spirits di casa Suntory, abbinati ai piatti dello chef resident Francesco Coltella. Letteralmente omakase significa “mi fido di te”, la degustazione, quindi è stata come una jam session fra bartender e chef, che si sono divertiti ad abbinare drink&food.

Montauti ha pescato dalla drink list dello spettacolare bar in cui miscela a Bangkok, un bancone con vista sulla città al 56° piano. Tutto è iniziato con un highball dal titolo Illusion, a base Roku, miscelato con un liquore alla pesca, un drink fruttato che è andato a “scontrarsi” con la spigolosità burrosa del Panbrioche con alici e stracciatella proposto dallo chef. A seguire, un twist di un whisky sour chiamato Magic Moment: Toki Whiskey miscelato con uno sciroppo di mais arrostito uno shochu giapponese dal retrogusto di litchi, il tutto proposto in pairing con un Taco dal gusto giapponese, con tonno crudo, avocado e salsa teriyaki. Cha Thai è uno dei cocktail del suo nuovo menù al The Loft di cui Montauti di dice più soddisfatto perché ben rappresenta le sue esperienze in Thailandia e le sue origini italiane, su una base di Haku Vodka (appena giunta sul mercato italiano, è prodotta con l’hakumai, il riso bianco giapponese, e sarà presto in distribuzione) si innestano infatti un Vermouth Mancino infuso al Thai Tea, uno sciroppo di tamarindo e kaffir (“una specie di bergamotto che si trova a Bangkok”, spiega Montauti) e un finale con una schiuma di riso Jasmine, uno dei più usati dalla cultura thai. Questo drink è stato abbinato dallo chef a un raffinato Dumpling di astice. Per finire, una Golden serenade, un twist sull’Old Fashioned a base Chita Whiskey, con un miele che viene dallo Yemen e ginger thailandese, proposto con un Bao di Marango crudo con arancia candita e ricotta alle erbe.

Valentina Simonetta, direttore marketing di Stock Italia, spiega come questo tipo di esperienze vadano incontro alla richiesta sempre più pressante da parte dei consumatori italiani più esigenti di “esperienze”: “Un’esperienza sensoriale, ma anche culturale. E House of Suntory, con la sua rara capacità di fondere tradizione, artigianalità e legame con la natura, crea distillati di una qualità altissima e senza tempo, capaci di rispondere alle più diverse esigenze dei professionisti del fuoricasa”.

Tiramisù World Cup 2023, annunciati i vincitori

Sono Patricia Guerra di San Paolo (Brasile) e Mario De Santis di Quarto d’Altino (Venezia) i campioni dell'anno, eletti tra 240 partecipanti da tutto il mondo

Patricia Guerra di San Paolo (Brasile) e Mario De Santis di Quarto d’Altino (Venezia) vincono la Tiramisù World Cup 2023. I concorrenti hanno conquistato il podio, superando le due giornate di selezioni e la finale di domenica pomeriggio. Hanno conquistato la vetta della classifica, superando la competizione di 240 concorrenti provenienti da tutto il mondo. «Il Tiramisù sta diventando sempre di più un prodotto del Made in Italy nel mondo e siamo orgogliosi di avere con noi partecipanti da ogni nazione – ha detto Francesco Redi, fondatore e organizzatore della Tiramisù World Cup - Registriamo un’altra edizione da record, con tanto entusiasmo da parte dei concorrenti e grande partecipazione di pubblico. Sono poi davvero felice che il titolo di Campione sia andato per la prima volta a una rappresentante dall’estero».

Chi sono i vincitori della Tiramisù World Cup

La settima edizione della Tiramisù World Cup ha visto trionfare Patricia Guerra e Mario De Santis. Guerra è originaria di San Paolo, in Brasile. Di professione avvocato, ha 48 anni e ha trionfato nella categoria dedicata alla ricetta originale. Avvolta dalla bandiera brasiliana dopo la vittoria, Guerra ha detto: «Ringrazio la mia famiglia e chi mi ha accompagnato fino a qui, in questo lungo viaggio. Grazie al Tiramisù!». De Santis è di Quarto d’Altino, in provincia di Venezia. È dipendente di una ditta specializzata in dispositivi antincendio. Ha 41 anni e ha trionfato nella categoria dedicata alla ricetta creativa con il Tiramisù “Dalì” alla cannella, cioccolato fondente e confettura di pere cotogne. Dedico questa vittoria alla mia famiglia, che mi ha sostenuto in questa avventura, è stata un'esperienza emozionante e fantastica. Grazie davvero a tutti, a mia moglie Marta in particolare (anche lei in gara quest'anno), prima appassionata del mio Tiramisù», le parole emozionate dello "chef" veneziano.

Gli altri finalisti

Superate le selezioni, per la ricetta originale erano arrivati in finale anche Stefano Storti (funzionario pubblico) di Ferrara, Elisabetta Zanette (impiegato legale) di Treviso, Cielo Fitipaldi (studentessa) di Montevideo (Uruguay). Per la ricetta creativa, erano stati finalisti Vanessa Orso (impiegata amministrativa) di Vicenza con un tiramisù con basilico, limone, cioccolato all’arancia e mandorle; Fabio Dall’Acqua (operaio verniciatore) di Conegliano con un Tiramisù “Strudel”) con cannella, pinoli, zucchero di canna a velo, millefoglie Matilde Vicenzi.

Tiramisù World Cup: la giuria

I 240 concorrenti in gara sono stati giudicati da un pool di esperti. Fra gli altri, c’erano Laura Forti de “La Cucina Italiana” (presidente di Giuria), James Hoffmann (autore e youtuber), Alberto Grandi (docente di Storia dell’Alimentazione), Andrea d’Angelo (amministratore delegato Strega), Manuel Gobbo (chef ristorante Le Beccherie), Dania Sartorato (presidente Fipe e Confcommercio Unione provinciale Treviso), Massimo Linguanotto (figlio di Roberto “Loli” Linguanotto, padre nobile del Tiramisù di Treviso), Giuseppe Salvador (Campione TWC 2022 per la ricetta originale) e Marina Summa (Camione TWC 2022 per la ricetta creativa).

Gli altri riconoscimenti assegnati

Oltre ai titoli per la ricetta tradizionale e la versione creativa, ecco gli altri riconoscimenti consegnati ai partecipanti dalla giuria:

  • Premio La Cucina Italiana, assegnato a Vanessa Orso, finalista per la categoria creativa;
  • Premio De' Longhi, assegnato a Nadia Ceoldo per il miglior utilizzo della miscela di caffè Cold Brew;
  • Premio Hausbrandt, assegnato a Elisabetta Zanette di San Donà di Piave per la miglior valorizzazione del caffè;
  • Premio Matilde Vicenzi, assegnato a Patricia Guerra, scelto nella categoria “ricetta originale”;
  • Premio Strega, assegnato a Mario De Santis per il miglior utilizzo del liquore Strega nella ricetta creativa;
  • Premio Bellezza BeautyDrop Treviso, assegnato per il Tiramisù più bello a Cielo Fitipaldi di Montevideo (Uruguay) per la ricetta originale e Fabio Dall’Acqua di Conegliano per la ricetta creativa ricetta creativa;
  • Premio Moralberti, assegnato a Fabio Dall’Acqua per il Tiramisù creativo più innovativo.

GN Chan e i segreti del successo mondiale del Double Chicken Please di New York

GN Chan Double Chicken Please
La nostra intervista al co-proprietario del Double Chicken Please di New York che è stato di recente proclamato Altos Bartenders' Bartender nell'ambito dei The World's 50 Best Bar Awards 2023

GN Chan co-fondatore del pionieristico Double Chicken Please di New York ha ricevuto il prestigioso premio Altos Bartenders' Bartender nell'ambito dei The World's 50 Best Bar Awards 2023. Un riconoscimento attribuito dai colleghi bartender di tutto il mondo in onore del suo rivoluzionario approccio alla mixologia e dello spirito imprenditoriale. Lo abbiamo intervistato per capire il segreto del suo successo.

A cosa attribuisci il successo di Double Chicken Please?

Il successo di Double Chicken Please è il risultato di un'analisi accurata dei principi del design, dell'ospitalità e del team. Crediamo fermamente che ognuno di questi aspetti giochi un ruolo cruciale nella costruzione del nostro marchio. Dal punto di vista del "design", questo principio si estende sia all'interior design, sia al programma di taptail e cocktail, sia a quanto chiamiamo "design operativo". A titolo di esempio, abbiamo implementato il concetto di "formazione a rotazione delle posizioni", ruotando le responsabilità operative quotidiane per garantire che ogni membro del team conosca e acquisisca le competenze necessarie in ogni posizione. La squadra è un elemento cruciale che contribuisce in modo significativo al successo di Double Chicken Please. Abbiamo effettuato investimenti consistenti nello sviluppo professionale di ciascun dipendente, rivelando le loro abilità uniche. Oltre al nostro team di servizio dedicato, disponiamo di un team interno per la progettazione eventi, il marketing del marchio e la comunicazione, che consente agli altri dipendenti di esplorare ruoli al di là del servizio tradizionale. A Double Chicken Please, coltiviamo una cultura di squadra all'interno del nostro ambiente di lavoro, promuovendo valori come il rispetto, l'amore, la condivisione e l'auto-motivazione. Ciò garantisce che tutto lo staff si senta in un ambiente sicuro e accogliente che può davvero chiamare "casa".

I punti di forza del vostro cocktail program

Double Chicken Please offre due diverse esperienze all'interno di uno spazio condiviso. Questi due concetti si distinguono per design, atmosfera, stile di servizio e cocktail program. Il Dcp Free Range (precedentemente noto come The Front Room) si concentra su una varietà di taptail, drink alla spina, elaborati con tocchi stagionali. Qui il servizio avviene in ordine di arrivo, e i taptail sono stati concepiti per essere giocosi, informali e accessibili. D'altra parte, The Coop (precedentemente noto come The Back Room) offre un menu di cocktail sofisticato creato attraverso l'approccio del "hacking design". Questo comporta la destrutturazione di un piatto e la ricostruzione dei suoi sapori in un cocktail. Le tecniche e l'approccio artigianale sono fortemente influenzati dalla ricerca di una sensazione di nostalgia, al fine di creare una connessione con la vita quotidiana che possa suscitare empatia.

Quanti "taptails" avete attualmente, e quali sono i più apprezzati?

Attualmente, nel nostro menu offriamo 12 taptail, di cui 11 opzioni alcoliche e 1 scelta senza alcool. Il nostro approccio ai taptail prevede una rivisitazione stagionale ispirata ai cocktail classici. La popolarità di specifici taptail può variare in base alle stagioni, con il #1 (una variante dell'Aperol Spritz) e il #7 (una rivisitazione del Gin Tonic) che sono particolarmente apprezzati durante il clima caldo. Ultimamente, il #11, la nostra reinterpretazione del classico Espresso Martini, è stato il più richiesto! All'interno di questo taptail, troverete brandy agli agrumi, caffè Blue Bottle cold brew e shiso con note di yuzu, offrendo una versione unica e affascinante.

Quali sono le vostre principali fonti di ispirazione?

Double Chicken Please posiziona il suo brand come farebbe uno studio di design. Quando si tratta di progettare i nostri cocktail, seguiamo due distinti approcci: "Sapori" e "Concept". C'è un detto che recita "Niente profuma meglio della nostalgia". Per quanto riguarda l'ispirazione legata ai sapori, ci ispiriamo alle esperienze di viaggio di Faye Chen e di me stesso. Iniziamo a sviluppare il concept del cocktail e approfondiamo i sapori e le presentazioni. La mia formazione in design industriale, derivante dai miei studi scolastici, influisce notevolmente sulla presentazione dei nostri cocktail, inclusi dettagli come decorazioni, tipi di bicchieri e selezione dei cubetti di ghiaccio. Il tutto viene visto attraverso la lente del design per garantire che ogni elemento serva un preciso scopo e intenzione, mentre giochiamo con immagini che le persone possono ricordare e con cui possono identificarsi.

Caffè Vergnano a Host, esperienze uniche e un’ospite d’eccezione

L'accogliente stand di Caffè Vergnano a Host
L'accogliente stand di Caffè Vergnano a Host

Dal 13 al 17 ottobre Caffè Vergnano torna a Host - pad. 18, stand B52 – con uno stand di circa 200 mq di superficie animato da numerosi eventi che racconteranno il suo mondo, a cominciare dai prodotti di punta e le ultime novità, per proseguire con numerosi momenti in cui visitatori e coffee lover potranno vivere esperienze immersive fatte di dettagli, parole, emozioni, con la volontà di far vivere concretamente i suoi valori, la sua storicità e autenticità.

Le giornate inizieranno con la Colazione a Casa Vergnano insieme a Fabio Dotti, coffee expert di Accademia Vergnano, che preparerà la moka perfetta seguendo le regole che da oltre 140 anni vengono tramandate di generazione in generazione nella famiglia di torrefattori. Si parlerà anche di espresso perfetto con la presentazione di alcune novità del settore, appositamente pensate e create dal team design interno.

Valori come autenticità, saper fare, passione ed eccellenza passano anche attraverso la massima attenzione alla materia prima, alle tecniche di selezione e di approvvigionamento del caffè crudo; per questo ogni giorno dalle ore 14.00 per circa 45 minuti, si realizzerà unattività di cupping con l’evento The Craft of Coffee, un’occasione unica dedicata all’assaggio del caffè nella sua forma più pura.

Host sarà anche l’occasione per tornare a parlare di sostenibilità sociale: un tema caro all’Azienda che ha scelto come volto di Women in Coffee per il 2023 Federica Pellegrini, ospite nello stand per un incontro stampa con Carolina Vergnano.

Di questo progetto accanto alle donne si osserverà quanto fatto in questo 2023: The Rural Library, una biblioteca per la comunità di Marcala (Honduras), in cui le donne possono ritrovarsi ed esprimere il loro potenziale. Il prossimo sfidante progetto sarà la costruzione di un’Accademia per la formazione al suo interno.

Così il sogno in rosa di Caffè Vergnano si amplia e guarda al futuro attraverso la costruzione di una rete sinergica di altre Accademie e Biblioteche nei paesi supportati dal progetto Women In Coffee, per creare una community internazionale di donne che possano confrontarsi e supportarsi quotidianamente.

In ottica di rafforzamento della sua presenza all’estero, il Brand vivrà i giorni di fiera come unopportunità per incontrare clienti, visitatori e appassionati di caffè provenienti da tutto il mondo. Il 2022 ha registrato infatti uno sviluppo consistente nel settore horeca, e in particolare nel comparto estero, area supportata dalla partnership con Coca-Cola HBC, che rappresenta un importante volano di sviluppo internazionale e di business export.

Per Caffè Vergnano, Host rappresenta una vetrina e un momento d’incontro con amici e clienti, un’opportunità per parlare e rilanciare il messaggio di sostenibilità ambientale e sociale che da sempre è parte del suo DNA e un’occasione per raccontare una storia lunga 141 anni, che si arricchisce giorno dopo giorno di nuovi e avvincenti capitoli.

Rinnovamento e servizi fattori chiave per il successo

Erogazione espresso - foto Pixabay.com
Erogazione espresso - foto Pixabay.com
Il report Caffè nel canale horeca di Competitive Data mostra un’ulteriore concentrazione di mercato per le torrefazioni. Più stabile il mondo dei bar.

Si colgono luci ed ombre nell’andamento del mercato dell’ultimo triennio presentato dall’edizione 2023 del report Caffè nel canale horeca di Competitive Data. Globalmente, nel 2022 c’è stato un cambio di passo verso un’ulteriore concentrazione del mercato (una tendenza in atto da qualche anno): i primi quattro player detenevano il 28,1% del mercato a valore nel 2021, passato al 28,6% nel 2022; ancora più evidente è il cambio di passo a volume, con una quota aggregata delle prime quattro torrefazioni che passa dal 28,0% del 2021 al 29,2% del 2022.

«Si conferma quanto osserviamo da 3-4 anni: le torrefazioni più grosse, con maggiore potere contrattuale, che hanno saputo rinnovarsi nel corso del tempo e offrire nuovi servizi e tecnologie risultano avvantaggiate - afferma Giandomenico De Franco, amministratore unico di Competitive Data -. Si rileva inoltre una certa vivacità sul fronte delle acquisizioni sia da parte di torrefazioni italiane, sia estere; queste ultime stanno analizzando a fondo il mercato per compiere le proprie mosse».  A spingere più realtà a unire le forze per aumentare le dimensioni, oppure a cercare partner finanziari che possano aiutarle anche per lo sviluppo sui mercati esteri, è la necessità di implementare e gestire modelli di business più complessi al fine di mantenere competitività in un mercato segnato dall’aumento dei costi, nonché dalla riduzione delle vendite in un segmento da sempre trainante qual è quello della prima colazione al bar.

Da parte loro, le aziende che oggi si mostrano più solide hanno saputo segmentare l’offerta per rispondere al meglio alle nuove richieste del mercato, puntando anche sulla sostenibilità, al fine di intercettare una sensibilità e una domanda crescente. Sul fronte tecnologico, chi già aveva puntato sulla digitalizzazione nel rapporto tra la forza vendita e l’esercente oggi gode di un importante vantaggio in termini di riduzione dei costi e di relazione con i clienti; questi ultimi sono  sempre più scelti con un’attenta analisi del loro potenziale di vendita, premiando quelli che risultano non compromessi sul fronte economico-finanziario, in grado di avere un potenziale di crescita sostenibile nel futuro ed anche ubicati in aree con un potenziale di vendita soddisfacente.

Globalmente, le vendite di caffè nell’horeca ha fatto registrare nel 2022 una crescita a valore del +14,3%, attestandosi a 672 milioni di euro: un buon recupero, ma il gap da colmare rispetto al 2019 (-22,4%) è ancora consistente.

«I nostri studi comprendono anche un approfondimento sui bar e le loro capacità di reggere agli shock che si susseguono da un triennio - riprende De Franco -. La nostra analisi comprende 7 indicatori finanziari e patrimoniali, che colloca i locali all’interno di una scala di valori che va da -5 (estrema fragilità) a +5 (grande solidità). Lo scorso anno registrammo qualche -4 (situazioni gravi), mentre il massimo della positività si attestava a +2: la situazione risultava compromessa soprattutto a causa del covid. Il pre-consuntivo del 2023 mostra una forbice che si è ridotta nella parte negativa (-3) ed è cresciuta in quella positiva (+3) che, tra le due risulta prevalente. Mostrano una certa sofferenza i locali nelle regioni del Sud, mentre la situazione migliora spostandosi verso il Nord».

Le torrefazioni considerate nel report detengono una quota di mercato aggregata dell’82,7% a valore, del 75,3% a volume, e sviluppano un fatturato aggregato totale (tutti i canali, tutti i prodotti) di 4.104,3 milioni di euro.

Il master distiller Johnny Schuler in tour in Italia con Pisco Portòn

Pisco Schuler con staff Freni
Johnny Schuler (al centro) con lo staff del Freni e Frizioni (credit foto: Lauren Caramico)
Al Freni e Frizioni di Roma, la masterclass del maggiore esperto mondiale di Pisco e i consigli ai bartender del patron Riccardo Rossi

La presentazione della nuova bottiglia Portòn realizzata in esclusiva per Freni e Frizioni, con uno special blend di uvaggi che la casa madre peruviana ha pensato per il locale romano, è stata l’occasione per portare a Roma il maggior esponente del mondo del Pisco, Johnny Schuler. Il Portòn world brand ambassador, nonché presidente dell’Academia Peruana del Pisco, è in questi giorni in giro fra Roma, Milano e Torino per un tour organizzato da Pisco Portòn Italia e Rinaldi 1957 (il ditributore in Italia del brand più famoso del pisco) e sta incontrando in un ciclo di masterclass decine di bartender e addetti ai lavori.

Un distillato versatile in miscelazione

Un’occasione per fare il punto sulla diffusione in Italia del nobile distillato di puro mosto d’uva, con il maestro distillatore Schuler e con Riccardo Rossi, il patron di Freni e Frizioni, che con tre viaggi in Perù all’attivo è uno dei barman italiani più avanzati nella conoscenza di questo distillato, che è stato dichiarato patrimonio culturale nazionale dall’Istituto Nazionale di Cultura del Perù.

È lo stesso Schuler a dirsi sorpreso dell’interesse che riscuote il Pisco in Italia. «Il fatto che molti mixologist italiani, non solo quelli che lavorano in locali di cucina peruviana, abbiano una vasta gamma di Pisco in bottigliera è già un ottimo segno», dice.

Ma «il Pisco non è solo Pisco Sour», avverte. Anzi, «io lo bevo assoluto – ammette – ma questo distillato è estremamente versatile in miscelazione e può essere utilizzato sia come alternativa per sostituire altri spirit di base in cocktail classici, sia in abbinamento a frutta, dalla limonata al succo d’arancia o papaya». Fa l’esempio di twist on classic che già sono entrati in molte drink list, a partire dal cocktail chiamato Capitán: «Pisco e vermouth, la perfetta combinazione delle personalità peruviana e italiana». Ma anche il Piscotini, twist sul Martini, e il Bloody Mary con Pisco al posto della vodka.

Cresce la domanda dall’Italia e dall’Europa

Schuler si è detto sorpreso positivamente nel trovare nelle drink list dei locali visitati in Italia anche diversi cocktail signature a base Pisco, in cui la fantasia del bartender è andata a mixare il distillato peruviano anche con prodotti italiani, creando interessanti combinazioni.

«In generale – dice il master distiller peruviano – ogni anno si registra una crescente domanda di Pisco dall’Italia e dall’Europa». D’altra parte, aggiunge, «il Pisco è magico, è un distillato unico, naturale, che viene distillato una sola volta, senza aggiunta di acqua, né di coloranti o zucchero e che non riposa in botte. Per chi lo realizza, l’obiettivo è far trovare al consumatore nella bottiglia tutti i profumi dell’uva con cui è realizzato».

L’amore per il Pisco di Riccardo Rossi

Come spiega Riccardo Rossi, nella masterclass pomeridiana che Schuler ha tenuto al Freni e Frizioni, è stato interessante vedere come il maestro sia riuscito a far ben comprendere l’unicità di questo spirit, facendo un gioco di differenze. «La grappa italiana, per esempio, alla quale viene facilmente associato il Pisco, si differenzia principalmente per l’ingrediente di base, ovvero le vinacce, che sono un prodotto di scarto, mentre nel caso del Pisco si utilizzano gli uvaggi, che vanno direttamente in fermentazione. Dal tipo di uvaggio o eventualmente dal blend degli stessi vengono fuori qualità di Pisco totalmente differenti l’una dall’altra con profumi e sapori diversi, dal più floreale al più fruttato, dal più secco al più dolce».

Al Freni, ammette Rossi, c’è quella che probabilmente è la collezione più estesa di Pisco in Italia, con una trentina di referenze: «solo alcuni sono in distribuzione in Italia, molte altre sono le bottiglie che ho portato io dai miei tre viaggi in Perù, ma è niente in confronto alla collezione personale di Schuler, che con oltre 2.000 bottiglie è nel Guinness world record».

Per Rossi la conoscenza del Pisco è iniziata quasi per caso, con un viaggio di piacere organizzato nel 2017. «La prima volta che sono andato in Perù mi ero organizzato un giro fra i siti di interesse turistico e qualche distilleria. Questo mi ha fatto apprezzare per la prima volta le varietà e gli stili di produzione differenti. L’anno successivo ho conosciuto Johnny Shuler in Italia, che mi invitò a tornare in Perù l’anno successivo, nel periodo di produzione del Pisco. Con lui ho fatto un giro di 22 distillerie in 15 giorni. La terza volta ho partecipato a un viaggio organizzato da un ragazzo italoperuviano che ci ha portati dai bar di Lima alle zone di produzione del Pisco».

Tutte occasioni per avvicinarsi a questo distillato e capirne le qualità e come utilizzarlo in miscelazione. Un consiglio per i colleghi? «Quando spiego ai bartender come miscelare il Pisco faccio apprezzare queste differenze di produzione, suggerendo loro di provare a preparare dei twist sui cocktail che conoscono meglio, sostituendo la base spirit con differenti tipi di Pisco, per vedere come lavorano».

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