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Dalla tenuta Il Palagio di Sting, Amante 1530: il nuovo aperitivo made in Italy

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Realizzato dalla Distilleria Pallini e brandizzato il Palagio, Amante 1530 è l’aperitivo nato per raccontare l’Italian way of life al mondo intero

«Non scrivete che è l’aperitivo di Sting», è l’avvertimento. È tuttavia difficile resistere alla tentazione di fare questo titolo, quando alla presentazione del nuovo Amante 1530, l’aperitivo brandizzato Il Palagio e prodotto da Pallini, arriva il cantante con la moglie e si concede anche per un paio di canzoni. Sting e la moglie Trudie Styler, comunque, c’entrano, se non altro perché sono soci del progetto e perché tutto è nato nella loro tenuta in Toscana, il Palagio appunto, già casa vitivinicola.

A raccontare la genesi del progetto è la giovane e affascinante Ana Rosenstein, ceo di Amante 1530 e capofila dei soci (oltre a Sting e moglie, Richard Kirshenbaum e Barry Rosenstein, Len Tessler, Stuart Ellman, Sarah Foley, Mark Hauser e Michael Kassan): «erano i giorni d’estate, circa due anni fa, eravamo ospiti della tenuta il Palagio, e in questi giorni di condivisione e amicizia, fra un bicchiere di vino e un cocktail ci siamo detti, perché non lanciare il nostro aperitivo italiano?».

Anche il nome che hanno scelto è avvolto nella leggenda di queste serate gaudenti: «stavamo giocando con un mazzo di tarocchi ed è venuta fuori la carta L’Amante e ci siamo detti, è questo il nome. Poi come tributo abbiamo aggiunto l’anno 1530, che è la data di fondazione della tenuta Il Palagio», spiega Ana.

Un bicchiere di italianità all’estero

Da qui in breve tempo la macchina si è avviata: per mettere a punto la ricetta sono stati convocati Riccardo Cotarella e il suo team (già Cotarella si occupa del vini della tenuta), per la produzione è stata coinvolta la Distilleria Pallini, che ha realizzato 60.000 bottiglie destinate soprattutto al mercato statunitense. Perché Amante 1530 è un prodotto che si caratterizza guardando all’Italia, ma con l’obiettivo di descrivere in un bicchiere l’italianità all’estero. È quell’Italian way of life, un po’ revival della Dolce Vita, che tutti ci invidiano e che sta piacendo tanto a molti marchi per la loro comunicazione.

Una ricetta segreta

Dolcezza spiccata, sebbene con qualche nota amara, le 8 botaniche del mix sono state rivelate solo in parte: spicca l’arancia candita, cui si aggiungono il tè Oolong, lo zenzero, il caprifoglio e le mele cotte. Come ammette Micaela Pallini, «la gestione dell’arancia è stata la sfida più importante per il bilanciamento della ricetta, ma siamo soddisfatti del risultato». Un po’ vermouth e un po’ amaro, la categorizzazione corretta è tuttavia “aperitivo”.

Perfetto on the rocks e in miscelazione

Nella presentazione al Bulgari Hotel di Roma era presente anche un altro amico di famiglia, il leggendario barman dei vip del Cipriani di Venezia, Walter Bolzonella. A lui è stato chiesto di elaborare una drink list che esaltasse il prodotto, che ha un 15% Abv, ed è adatto sia a una bevuta on the rocks sia alla miscelazione: una sua versione dello Spritz, un twist sul Negroni e uno sul Boulevardier. I tre cocktail sono stati serviti nel corso della serata insieme a quelli della padrona di casa, la director of the bars di Bulgari Roma, Desirè Verdecchia, che ha servito un Amante Tonic, il modo migliore per esaltare le botaniche di questo aperitivo, e il suo Roxanne, un cocktail più complesso in cui ha mixato Amante con due referenze di Branca (sia il Fernet che il Branca Menta).

Ancora in attesa di una quotazione per l’Italia, negli Stati Uniti Amante è stato distribuito a un prezzo di 35 dollari. Particolarmente elegante la confezione in modalità Gift Box, con i raffinati bicchieri esclusivi che riprendono il design della bottiglia e un mazzo di tarocchi.

A Sara De Pascalis la tappa romana di The Sidecar Competition di Rémy Martin

The Sidecar Competition Rémy Martin
Con il suo twist sul grande classico, la barlady del Triplo di Roma ha conquistato un posto nella finale del contest, dove sfiderà Alessio Baneschi e altri due aspiranti al titolo che saranno selezionati nelle tappe di Catania e Napoli

Una sola barlady contro nove barman: ha vinto lei. Si è conclusa così la tappa romana di The Sidecar Competition, il contest lanciato da Rémy Martin, la distilleria francese fondata nel 1724 e tra le più note maison al mondo produttrici di cognac, distribuita in Italia in esclusiva da Molinari. Quella romana, presso la scuola Flair Project di Roma, è stata la seconda di quattro tappe che andranno a individuare i finalisti della competition, che tornerà a Roma per eleggere il vincitore a fine novembre (data ancora da definire). Il vincitore si aggiudicherà la possibilità di volare direttamente a Cognac nella Nuova Aquitania e visitare le cantine Rémy Martin.

La finalista romana si chiama Sara De Pascalis e milita nello staff di Triplo, locale aperto circa un anno fa in zona Ostiense, sempre a Roma. A detta di Paolo Sanna, uno degli esperti chiamati da Rémy Martin a giudicare i cocktail in gara, quello di Sara è stato un «cocktail perfettamente equilibrato, setoso e che ha interpretato bene il Sidecar, innovandolo, ma senza stravolgerlo». Per Marco Fedele, brand ambassador Molinari che ha presentato la competition, oltre che partecipare alla giuria, «abbiamo apprezzato la padronanza nello speech, la prontezza nel correggere il drink in corsa per equilibrarlo, il risultato ben bilanciato e il riutilizzo degli scarti. Inoltre ci ha colpito la presentazione del cocktail».

Un tocco innovativo

L’idea su cui si è mossa Sara De Pascalis è stata quella di twistare gli ingredienti del Sidecar (la regola d’ingaggio era utilizzare le tre componenti che rendono unico questo cocktail, cioè il 1738 Accord Royal o Rémy Martin V.S.O.P, Cointreau e succo di limone), aggiungendo un cordial al cioccolato bianco, timo e mela. Un’innovazione, ma senza uscire dal seminato della ricetta di partenza, quella del Sidecar, che Sanna definisce «uno dei cocktail padri della miscelazione».

Le prossime tappe di The Sidecar Competition

Si sa già che De Pascalis nella finalissima romana di The Sidecar Competition andrà a sfidare il toscano Alessio Baneschi di Villa La Massa, alle porte di Firenze, che ha prevalso nella tappa milanese, e i vincitori delle altre due date previste: il 6 novembre presso l’Accademia Allcholica di Catania e il 15 novembre alla PFB Professional Flair Bartender’s di Napoli.

La ricetta

Oxymère di Sara De Pascalis


Ingredienti:
Remy Martin VSOP 45 ml, Cointreau 15 ml, succo limone 10 ml, Douce-Douleur Cordial (Cordial di mela, timo e cioccolato bianco*)
*Douce-Douleur Cordial: cuocere in cbt sottovuoto mele fresche a fette, estratto di mela fresca, zucchero semolato e timo per 2 h a 65 gradi. Ultimata la cottura pestare il tutto e filtrare. Una volta filtrato il composto aggiungere del cioccolato bianco caldo liquido, mescolare e lasciare riposare una notte in frigo. Filtrare in chemex e aggiungere acido citrico. Il risultato sarà un cordial profumato, fresco e con le note setose e avvolgenti del cioccolato bianco
Preparazione:
dipingere con un pennello la “bordatura” di cioccolato bianco colorato con coloranti alimentari giallo e blu. Unire tutti gli ingredienti nello shaker e mescolare il tutto. Filtrare direttamente nel bicchiere e servire.
Guarnizione:
pittura al cioccolato bianco
Bicchiere:
tumbler basso

Trieste Coffee Festival, viaggio nel gusto

Trieste Coffee Festival
Si svolge dal 29 ottobre al 5 novembre l’ottava edizione dell’evento dedicato al caffè e, da quest’anno, anche al gusto del territorio.

Si svolge dal 29 novembre al 5 novembre l’ottava edizione del Trieste Coffee Festival, l’evento diffuso dedicato al caffè a 360 gradi: una manifestazione che si può definire Un viaggio sensoriale attraverso il gusto del territorio e offrirà laboratori, incontri, workshop, approfondimenti, visite guidate, feste e competizioni. Il calendario completo degli eventi si trova sul sito della manifestazione, che propone una settimana con un grande denominatore comune: la promozione e il racconto della complessa filiera del caffè, che a Trieste è ampiamente rappresentata da più aziende, società di servizi e caffetterie storiche che fanno parte del suo tessuto economico e sociale. 

Caffè, ma non solo: una novità dell’edizione 2023 è la volontà di mettere in risalto le diverse realtà gastronomiche locali e i produttori del territorio; questo coinvolgendo produttori locali, chef e centri di formazione, che offriranno un’occasione unica per conoscere e apprezzare ogni fase della filiera di produzione, trasformazione e preparazione degli alimenti. 

La base operativa del festival sarà il Villaggio del Caffè in piazza della Borsa, che martedì 31 ottobre, dopo il taglio taglio del nastro alle 14, ospiterà numerosi eventi. Momenti centrali saranno le competizioni:

  • sabato 4 novembre - ore 16-18 - Moka Contest - gara di moka aperta al pubblico: i concorrenti hanno a disposizione 10 minuti per preparare il caffè, avendo comunicato in precedenza ai giudici la ricetta con quantità in grammi di macinato e ml di acqua utilizzati.
  • domenica 5 novembre - ore 15-18 - Capo in B Championship - competizione tra i baristi del territorio per il migliore “cappuccio in bicchiere”, uno dei caffè preferiti dai triestini: 4 preparazioni devo essere realizzate in un tempo massimo di 5 minuti.

Altri appuntamenti: 

  • 31 ottobre - 15,30 - degustazione Il giro del mondo in una tazzina
  • 1-5 novembre - dalle 10 alle 12 - Laboratori didattici per bambini
  • 2 novembre - ore 16 - presentazione del libro Andrej Godina e Mauro Illiano Caffè e Vino
  • 3 novembre - Leva Show by La San Marco con le campionesse Alice Cernecca e Ebe Sai Crescente. 

Il Trieste Coffee Festival nasce da un’idea di Alberto Polojac, responsabile acquisti e qualità di Imperator. È organizzato da Freshmedia e promosso dall’Associazione Caffè Trieste con il Comune di Trieste e Trieste Convention and Visitors Bureau e il patrocinio di Confcommercio e Fipe Trieste. 

Nove mesi sempre in crescita per le vendite di Gruppo Campari

Gruppo Campari
Aperitivi, tequila e premium bourbon tirano la volata alle vendite del Gruppo, che nel periodo gennaio - settembre hanno superato i 2,2 miliardi, con un incremento del 9,8% sull stesso periodo del 2022

C’è sempre il segno “più” a caratterizzare l’andamento delle vendite di Gruppo Campari. Vendite che nei primi 9 mesi di quest’anno hanno raggiunto quota 2,201 miliardi di euro, con un incremento a valore del 9,8%, rispetto allo stesso periodo dello 2022. Risultati che delineano un’altra ottima annata per il Gruppo, dopo quella del 2022 (leggi Crescita a doppia cifra per le vendite di Gruppo Campari nel 2022) e frutto delle ottime performance dei brand, in particolare di aperitivi, tequila e premium bourbon, e agli aumenti di prezzo in tutto il portafoglio. Risultati che potevano essere ancora più positivi: la corsa delle vendite è stata più attenuata, ma sempre importante, nei mesi di giugno, luglio e agosto, +4,4% rispetto al primo semestre. Un trimestre nel quale si è dovuto fare i conti da un lato con l’attesa normalizzazione del mercato e dall’altro con le condizioni climatiche avverse in Europa e, in particolare, in Italia.

Condizioni che, insieme alla crescita dei costi dei materiali, hanno fatto sentire i loro effetti anche sull’utile: l’Ebit (utile prima degli interessi e delle imposte) rettificato del Gruppo si è attestato a 520,5 milioni, pari al 23,6% delle vendite nette e cresciuto del 5,7%, mentre l’utile prima delle imposte rettificato è stato pari a 473,8 milioni, segnando una flessione del 2%, e l’utile consolidato prima delle imposte si è attestato a 445,2 milioni (-1,7%).

«L’andamento rispecchia anche la prevista normalizzazione nel terzo trimestre e l’impatto delle condizioni climatiche avverse in Europa. Guardando al resto del 2023, ci attendiamo che la performance dei ricavi rifletterà la forza dei nostri brands chiave con una continua sovraperformance del settore nei principali mercati di riferimento, l’effetto prezzo positivo e la continua normalizzazione della crescita dei volume», ha commentato Bob Kunze-Concewitz, chief executive officer di Gruppo Campari.

Aperol superstar, bene Campari e Wild Turkey

Guardando l’andamento dei marchi, quelli a priorità globale (59% del totale) hanno registrato una crescita organica del 10,9%. Ottime le performance di Aperol (+23,3%), cresciuto in tutti i mercati, con uno slancio positivo che è continuato nel picco stagionale estivo (+9%) nonostante il maltempo e la cautela dei grossisti nel mercato chiave italiano. Sostenuta, +9,2% anche la crescita di Campari, la cui performance è stata un po’ sottotono (+1,8%) sempre nel terzo trimestre.

Ancora meglio ha fatto il portafoglio Wild Turkey, con vendite salite del 10,9% e rimaste su livelli alti anche nel terzo trimestre (+8%), con una significativa sovraperformance Russell's Reserve, brand a elevata marginalità. Molto positivo anche l’andamento del portafoglio di rum giamaicani, cresciuto complessivamente del 7,8%, trainato dal mercato chiave della Giamaica, dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, grazie al continuo andamento favorevole della categoria premium.

La Cina e altri mercati internazionali hanno trainato le vendite di Skyy (+2,4%), che però hanno registrato un calo nel terzo trimestre dovuto in gran parte al mercato argentino e statunitense. In calo, invece Grand Marnier che ha risentito della riduzione delle scorte negli Stati Uniti nel primo semestre.

Espolòn vola negli Usa

Performance molto positive anche per i brand di Gruppo Campari a priorità regionale (24% del totale) cresciuti del 13%. Qui da registrare l’incremento a doppia cifra (37,6% nel primi 9 mesi e 32,4% nel terzo trimestre) delle vendite di Espolòn, grazie al continuo e forte slancio del mercato Usa, dove il marchio continua a guadagnare spazi sempre maggiori. A doppia cifra anche la crescita di The GlenGrant, grazie alla premiumizzazione, e di Magnum Tonic (+28,4%). Molto bene hanno fatto anche Aperol Spritz ready-to-enjoy (+7,9%), Crodino, gli spumanti Cinzano e il vermut, mentre sono risultate in calo le specialty Italiane.

Infine, i brand a priorità locale (8% del totale) per i quali la crescita è stata più conteuta, +2,9%. A fare meglio sono stati Wild Turkey ready-to-drink e Skyy ready-to-drink, seguiti da X-Rated e Campari Soda.

Handshake Speakeasy Bar (The World’s 50 Best Bars) fa tappa a Casa Tobago con Illva Saronno

Foto di gruppo dei bartender messicani e italiani a Casa Tobago
Far circolare la cultura della mixability nel mondo è la missione del progetto Bar Tag "The Mixing Star" Share The Counter by Illva Saronno.

Il progetto Bar Tag "The Mixing Star" Share The Counter vuole coinvolgere tutti i locali entrati nell'elenco The World's 50 Best Bars di cui Illva Saronno è Official Partners.

Di recente i bartender di Handshake Speakeasy Bar di Città de Messico (3° classificato assoluto The World's 50 Best Bars) sono stati ospitati nei locali del nuovo locale Casa Tobago Oven Grill Bar (Milano, viale Umbria 120) che si caratterizza per il ristorante con specialità di carne, pesce e verdure alla griglia gestito da Tommaso Croci, unitamente alla zona pizze e focacce gestita da Umberto Iervolino. Il raffinato cocktail bar è invece gestito dal food and beverage manager Alberto Corvi, con precedenti esperienze a The Doping Bar di Milano.

Casa Tobago si compone di diversi ambienti  per un totale di 450 mq (ex locali The Plastic prima maniera) di cui 200 in dehors che riportano a un elegante club inglese con tanto di legni scuri, carta da parati e tende a strisce, memorabilia orientali. Non a caso la sua apertura è merito di Alessandro Cesario, ex titolare di The Doping Bar e The Yard Hotel di piazzale 24 Maggio (Darsena) di Milano e dell'imprenditore Christian Brigliadoro (marchio Subdued).

La missione di Bar Tag The Mixing Glass Share The Counter by Illva Saronno è quella di far circolare la cultura della mixability dei Paesi più diversi del mondo. Come nel caso di Handshake Speakeasy Bar di Città del Messico, che è stato rappresentato a Casa Tobago di Milano dalla barlady Odett "Ody" Cruz e dal bartender Salomon Espino che hanno miscelato per l'occasione quattro ricette utilizzando prodotti della gamma Illva Saronno come Rum Rump@blic Sicilian Legacy 100% Barbados Pot Still Rum Single Batch Marsala Florio Casked e Disaronno Originale.

El Linguista con Rump@blic Sicilian Legacy, Disaronno Originale, lemon, bitter, honey.

Cocktail El Linguista

Pomme Cuvée con The Busker Irish Whiskey, citrus, Amontillado Sherry, fizzy apple juice.

Cocktail Pomme Cuvée

Banana Split con Rump@blic Sicilian Legacy, banana, blend of sherries. Come finger food un mattoncino tipo Lego in cioccolato.

Cocktail Banana Split

Coconut & Fig Negroni con Greenall's London Dry Gin, coconut, bitter, fig leaf.

Cocktail Coconut & Fig Negroni

 

J.Rose Gin, arte e artigianalità in bottiglia

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Elegante e raffinato questo London dry lo è nel profilo e nel pack, impreziosito dalle illustrazioni di Milo Manara. Un gin nato per conquistare i bartender e i loro clienti fin dal primo sguardo, unendo arte distillatoria, alto artigianato e arte

Arte, artigianato e arte distillatoria. Sono gli ingredienti che, sapientemente dosati e miscelati, hanno dato vita a J.Rose Gin, London dry raffinato nella formula e nel pack, che su entrambi gli aspetti esalta l’eccellenza del made in Italy.

J.Rose Gin è frutto della mente creativa di Dario Roselli, fondatore e ceo del brand e di Affreschi & Affreschi, azienda specializzata nella realizzazione di parati artigianali materici. Parati che sorprendono, chi per la prima volta li tocca con mano, proprio la loro matericità: non si era mai visto prima un muro che si arrotola e che non si sgretola. Sono infatti costituiti da uno strato di intonaco ottenuto con un impasto di diverse materie prime di pregio, tra cui spiccano il marmo di Carrara e il travertino romano sui quali vengono scolpiti i capolavori della storia dell’arte italiana. Oggi, con lo stesso materiale, vengono realizzati progetti esclusivi in tutto il mondo rendendoli dei veri capolavori. E con lo stesso obiettivo, dare vita a un prodotto unico sotto tutti i punti di vista, Roselli meno di due anni fa ha intrapreso la sua avventura nel mondo dei gin.

Profilo elegante e raffinato

La formula di J.Rose Gin prevede l’uso di 9 botaniche, accuratamente selezionate, per dare al prodotto il suo profilo elegante e raffinato. Al naso (alc 43% in vol) si presenta infatti con le note calde e pungenti del ginepro, accompagnate dalle delicate note agrumate del bergamotto e delle bucce di mandarino, che rinfrescano e conferiscono un equilibrio morbido e setoso. L'aroma fruttato dei fiori di fico d'India crea continuità tra naso e palato, con un sottofondo di note tostate, che richiamano la noce e la nocciola, date dalla corteccia di quercia.

Pensato per offrire un’esperienza di alto livello e pienamente appagante, sia quando usato in miscelazione sia servito liscio, il gin è realizzato artigianalmente e viene distillato in un alambicco Mueller da 200 litri in un'unica distillazione presso Liquorificio Italia di Trieste, al quale è stata affidata la produzione per gli alti standard di qualità garantiti.

La bottiglia: una vera opera d’arte

Ma J.Rose Gin è nato per conquistare i bartender e i loro clienti sin dal primo sguardo. Altro aspetto distintivo del gin è il pack. Questo è impreziosito da un’etichetta composta dalla speciale carta da parati di Affreschi & Affreschi con le illustrazioni firmate dal maestro Milo Manara: 8 diversi disegni che fanno di ogni bottiglia un’opera d’arte, dando vita a una collezione che si può anche visualizzare attraverso il Qr code presente nella retroetichetta.

Inoltre, inserito nel tappo c’è un piccolo pugnale in acciaio inox, simbolo del brand, che può essere sfilato e utilizzato come ciondolo per collane, orecchini o come portachiavi e che aggiunge un ulteriore elemento di funzionalità e personalizzazione al pack.

Gelato Festival World Masters, i volti dei primi 8 finalisti italiani

Dopo un anno di competizioni e oltre 600 partecipanti, ecco i nomi di chi ha staccato il biglietto per la finale italiana che si terrà nel 2025.

Il Gelato Festival World Masters ha eletto gli 8 migliori gelatieri italiani del 2023. Sono i primi finalisti del concorso e accedono alla finale prevista nel 2025. Questi professionisti hanno superato un anno di selezioni insieme ad altri 600 artigiani del Bel Paese. I quasi-campioni italiani sono stati eletti d Anzola dell'Emilia (BO), nel Campus della Carpigiani Gelato University, il 25 ottobre. Qui si è svolta la prima semifinale italiana a cui hanno partecipato 102 gelatieri da 16 regioni italiane. Una seconda semifinale è in programma nel 2025 e in quella occasione saranno selezionati gli altri 8 professionisti che andranno a comporre la rosa di 16 finalisti italiani.

Chi sono i primi 8 finalisti

Ecco i primi 8 finalisti italiani (in ordine alfabetico).

Alessandro Cesari della Gelateria Sablé Gelato di Bologna con il gusto “Favo e Fiori”

Il gelato è realizzato con latte proveniente da vacche di razza Guernsey infuso con camomilla, variegato con miele e favo millefiori autoprodotto e fiori eduli.

Roberto Di Loreto della Gelateria Tiziano di Silvi (TE) con il gusto “Fantasie di Liquirizia”

Il gelato è alla crema, infusione di vaniglia, zafferano e anice stellato variegato con caramello di liquirizia e pinoli caramellati.

Gabriele Fiumara di California Café a Santa Teresa di Riva (ME) con il gusto “Caro Papà”

Il gelato è alla crema pasticciera variegato con mele caramellate e croccante di Sbrisolona mantovana.

Oscar Nassa della Gelateria LaPecoraNera di Brescia con il gusto “Re Desiderio”

Ha presentato il gelato al mascarpone aromatizzato al latte di mandorle con armellina, variegatura all’albicocca con crumble di mandorla, pistacchio e scorze di lime.

Salvatore Ravese della gelateria Garden di Gioia Tauro (RC) con il gusto “Bacio dei due Mari”

Ha realizzato un gelato con miele di Sulla biologico di Calabria, con sentori di caffè di pura arabica e bergamotto di Reggio Calabria, accompagnati da granella di Torrone IGP Di Bagnara Calabra.

Alessio Santarsiero del Tiri Bakery e Cafè di Potenza con il gusto “Panettone Tutto L'Anno”.

Ha gareggiato con un gelato di crema al panettone con salsa all’arancia, uvetta candita e crumble alle mandorle.

Francesco Simone Sodano della Gelateria Is Pop di Pomigliano D'Arco (NA) con il gusto “Sale e Olio”

Ha presentato un gelato all'olio Evo con sale Maldon e meringhe al cacao amaro.

Guido Zandonà della Gelateria Ciokkolatte – Il Gelato Che Meriti di Padova con il gusto “Caramello salato al burro superiore”

Ha realizzato un gelato al caramello salato con burro superiore zangolato entro 24 ore dalla mungitura. A tutti e gli 8 finalisti lo sponsor Hiber ha consegnato un Golden Ticket per l’acquisto di attrezzature, del valore di 500 euro.

Il premio speciale "Miglior Storytelling"

Un premio speciale per il “Miglior Storytelling” del gelato è stato assegnato dalla stampa specializzata a Loredana Di Nunzio della Gelateria La Dolce Vita di Vasto Marina con il gusto “Persuasione”. All’artigiana abruzzese in regalo un Coolbox di Ifi, la valigia professionale refrigerata per portare il gelato ovunque. Tuttavia, Di Nunzio non accede alla finale. Questo premio si basa solo sulla valutazione del criterio di presentazione verbale del gusto.

La giuria del Gelato Festival World Masters

Il compito di selezione sulla base dei criteri di preparazione tecnica, gusto e presentazione è stato affidato ad una giuria tecnica di livello internazionale. A comporla: Cinzia Otri, maestra di gelateria; Silvana Vivoli, maestra di gelateria; Giancarlo Timballo, maestro gelatiere e Presidente della Coppa del Mondo della Gelateria; Sergio Dondoli, maestro gelatiere e membro del Comitato della Coppa del Mondo della Gelateria; Santi Palazzolo, maestro pasticcere e gelatiere e Vice Presidente Ampi – Accademia Maestri Pasticceri Italiani; Eugenio Morrone, maestro gelatiere e Campione del Mondo di Gelateria 2020; Ciro Chiummo, pasticcere e Campione del Mondo di Gelateria 2020; Andrea Soban, maestro gelatiere.

In attesa della finale mondiale

Il percorso di selezione della competizione sostenuta da Carpigiani e Sigep – Italian Exhibition Group, Ifi, PreGel e Filicori Zecchini, continuerà fino al 2025 e prevede di coinvolgere 5.000 artigiani in tutto il mondo per decretare il campione mondiale. Con l’edizione 2022-25 Gelato Festival World Masters arriva al quattordicesimo anno di attività, avendo debuttato a Firenze nel 2010 ispirandosi all’ideazione della prima ricetta di gelato per mano del poliedrico architetto Bernardo Buontalenti nel 1559. Da allora la manifestazione ha allargato i propri confini espandendosi prima nel resto d’Italia, poi in Europa e – dal 2017 – anche negli Stati Uniti, prima di abbracciare tutto il pianeta con il campionato mondiale dei Gelato Festival World Masters che con l’edizione 2018-2021 ha coinvolto oltre 3.500 gelatieri.

Sweet&Shake Cup 2023, la sfida: manda la tua ricetta a base di panna e caffè

Scade il 3 dicembre 2023 il termine per presentare la propria ricetta alcolica o analcolica, calda o fredda. Finale al Sigep. Il concorso Sweet&Shake Cup, organizzato da Debic in collaborazione con Bargiornale, mette in palio un percorso di formazione del valore di 1.000 euro

Panna e caffè sono un’accoppiata ottimamente assortita, tanto da essere protagonisti di un gran numero di ricette, sia in caffetteria sia nella miscelazione. Un’accoppiata che, con gli opportuni “outfit”, è perfettamente in grado di ben figurare in qualunque occasione di consumo, dalla colazione del mattino al cocktail della sera, come mostra nel video l'ambassador del concorso, Gianni Cocco: sue le quattro ricette ispirazionali che coprono ogni occasione di consumo.

L’edizione 2023 di Sweet&Shake Cup, il concorso organizzato da Debic in collaborazione con Bargiornale giunto alla quinta edizione, punta a far emergere nuove modalità di servizio e nuove ricette da proporre al bancone o al tavolo, che vedono la panna come protagonista principale e il caffè (nelle sue molteplici modalità estrattive) come degno comprimario.La versatilità è la caratteristica principe della panna: per dar modo a baristi e bartender di  dimostrarlo, si è voluto lasciare aperta la strada alla creatività: potranno infatti concorrere preparazioni calde e fredde, alcoliche o analcoliche, purché contengano tra gli ingredienti sia la panna sia il caffè.
Il termine ultimo per l’invio delle ricette è il 3 dicembre 2023. Tra le proposte inviate (massimo tre a partecipante) verranno scelte le tre che si sfideranno in finale, in programma al Sigep di Rimini domenica 22 gennaio 2024 (Gianni Cocco sarà uno dei giudici). Tre i criteri sulla cui base verranno selezionate le ricette presentate: l’originalità, l’utilizzo e l’ottimizzazione dell’ingrediente panna e l’idea di servizio.
Il vincitore si porterà a casa un premio su misura: potrà infatti crearsi un percorso di formazione sul caffè del valore di 1.000 euro costruito sulla base delle sue esigenze. Un’opportunità da non lasciarsi scappare.

MANDA LA TUA RICETTA A BASE PANNA E CAFFÈ

Come partecipare al concorso

CANDIDATURA

Per candidarsi al concorso Sweet&Shake Cup 2023 è necessario inviare a questo link, entro il 3 dicembre 2023, la propria ricetta di una bevanda con il caffè e la panna Debic (a scelta tra panna spray zuccherata Debic, panna spray non zuccherata Debic, panna Prima Blanca Debic o panna Culinaire Original Debic): potrà essere una preparazione sia calda sia fredda, alcolica o analcolica, da servire a 20 persone.
Il tempo di preparazione del cocktail e di servizio in 20 dosi non potrà superare i 20 minuti.

FINALE


Entro il 15 dicembre 2023 verranno selezionati i tre finalisti, che si sfideranno a Rimini, a Sigep, nella finale di domenica 21 gennaio 2024.

PREMIO


Il vincitore della Sweet&Shake Cup 2023 avrà diritto a un percorso di formazione personalizzato sul caffè in una primaria scuola italiana del valore di 1.000 euro.

Ricca di appuntamenti la Week veneziana di Select

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Serate speciali con i big della mixology, aperitivi con l’autentico Spritz Veneziano e molto altro. Gli appuntaenti firmati dallo storico aperitivo di Gruppo Montenegro per la Venice Cocktail Week

Dopo l’inaugurazione a Venezia Ca’ Select, in primavera (leggi Inaugurata a Venezia Ca’ Select, la casa dello storico aperitivo), l’Aperitivo di Gruppo Montenegrocontinua a rafforzare il legame con la sua città di nascita. L’occasione è fornita dalla Venice Cocktail Week, la festa della miscelazione in Laguna (che si chiude il 29 ottobre), della quale il brand è tra i main sponsor (leggi Dalla Laguna al mondo: partita la terza edizione della Venice Cocktail Week)..

Per l’occasione, Select ha infatti messo a punto un ricco programma di appuntamenti, tra aperitivi con l’autentico Spritz Veneziano, del quale è ingrediente d’elezione, e serate speciali con alcuni big della scena mixology italiana e internazionale, che proporranno al pubblico creazioni originali a base del prodotto.

Le serate con i guest bartender

Programma che avrà come momento clou il VCW Weekend Party di sabato 28 a Ca’ Select (ore 18-22), una grande festa aperta al pubblico (ma con posti limitati per cui occorre prenotarsi qui) per celebrare la settimana dedicata alla mixology veneziana, che vedrà dietro il bancone Edoardo Nono, proprietario del Rita & Cocktails di Milano.

Ma non solo, perché da segnare in agenda per gli amanti dell’alta miscelazione c’è anche la serata con il duo Mauro Cortese e Filip Putovny, rispettivamene, bar manager e bartender del Maya Bay Dubai di Dubai, che venerdì 27 (dalle ore 22) proporranno nuove e originali ricette, create ah hoc, all’Experimental Cocktail Club (per prenotazioni: 041 0980202 – lorenzo@palazzoexperimental.com). Appuntamento che segue quello con Amir Mehrdoust bar manager del Bitter Bar di Firenze, svoltosi martedì 24 al NH Collection Grand Hotel dei Dogi, nel quale i cocktail sono stati affiancati da una selezione di finger food creati da chef Umberto Ungaro.

I viaggi nella tradizione vemeziana

Un viaggio nella tradizione veneziana sarà offerto giovedì 26 all’Hard Rock Cafè Venice (dalle 18 alle 21), locale che sorge nella suggestiva cornice del Bacino Orseolo a San Marco. Protagonista assoluto sarà il Select Spritz accompagnato dai cicchetti, i caratteristici finger food della tradizione veneziana.

Sempre giovedì All’Angelo Art Hotel è in programma la presentazione del volume Andar per bacari. Ricette e itinerari tra ombre e cicchetti di Monica Cesarato (dalle 18), seguita da un Aperitivo Veneziano, con Select Spritz.

Amaro Montenegro torna a celebrare il sapore vero dell’amicizia con Pal Around

Pal Around Amaro Montenegro
Online sul canale YouTube di Amaro Montenegro il format senza copione che racconta i valori del brand in due puntate all'insegna dell'amicia e della condivisione

Condividere momenti speciali con gli amici rappresenta uno dei piaceri della vita per il 75% degli italiani.  A dirlo un’indagine condotta da AstraRicerche per Amaro Montenegro. Ma amicizia e condivisione fanno parte da sempre dell’universo valoriale del famoso Amaro. Valori che l’Amaro torna a celebrare con la seconda edizione di Pal Around, il brand content lanciato per la prima volta nel 2021, e disponibile in 2 puntate sul canale YouTube del marchio.

La nuova edizione di Pal Around arriva dopo il successo di Friendship Calling (leggi Friendship Calling: la nuova campagna di Amaro Montenegro celebra l’amicizia) sempre incentrata sul tema dell’amicizia.

Personaggi famosi, che si frequentano anche nella vita reale, linguaggio fresco e contemporaneo, massima spontaneità sono gli ingredienti di questo format senza copione, strutturato come una vera e propria rimpatriata tra amici veri, che raccontano le loro esperienze personali e la loro amicizia. Il set di questi incontri è il bancone del bar, palcoscenico informale per eccellenza, dove i personaggi si ritrovano davanti a un cocktail a base di Amaro Montenegro, accolti da Alessandro Cattelan di nuovo nel ruolo di padrone di casa.

Protagonisti del primo episodio la cantante Elodie e l’attore Alessandro Borghi, che raccontano le loro esperienze nel mondo della musica e del cinema, mentre nella seconda il duo Christian Vieri e Marco Borriello alle prese con una chiacchierata che spazia dalla carriera calcistica ai retroscena degli spogliatoi, fino alle passioni sportive oltre al calcio. Il format si sviluppa insomma, come un racconto che intrattiene e incuriosisce, con l’obiettivo far emergere il lato più autentico dell’amicizia e della personalità degli ospiti oltre il palcoscenico e insieme di esprimere al meglio il mondo dei valori di Amaro Montenegro.

Ideata e curata dall’agenzia Armando Testa con la direzione creativa di Jacopo Morini e Fabiano Pagliara, prodotta da Showlab, con la pianificazione media a cura di Initiative, Pal Around vivrà sull’ecosistema digitale del brand e sarà supportato da un’attività di amplificazione media, digital e social.

Dalla Laguna al mondo: partita la terza edizione della Venice Cocktail Week

Venice Cocktail Week 2023 apertura
Credit foto: Michele Tamasco
Attenzione alla tradizioni italiane e apertura al movimento internazionale le due direttrici della terza edizione della manifestazione dedicata alla miscelazione che punta a riportare la Serenissima sulla mappa del bere bene

«È la terza edizione, ma vale almeno quanto gli anni di Firenze, ed è una delle esperienze più intense che abbia mai vissuto». L’ideatrice Paola Mencarelli tira su il sipario sulla Venice Cocktail Week 2023 (che resterà su fino al 29 ottobre) giunta appunto al terzo episodio ma già in rampa di lancio verso i fasti della cugina Florence Cocktail Week (fondata nel 2016), ormai tappa fissa e apprezzatissima del calendario miscelato internazionale. E lo fa confermando le sfide (finora decisamente vinte) logistiche che una città unica al mondo come Venezia comporta. Tutto intorno sono gli strepitosi interni dell’Aman Venice presso Palazzo Papadopoli, scelto come teatro per l’opening party e una delle punte di diamante tra i trentuno locali aderenti alla manifestazione (quattordici dei quali sono bar d’albergo, vanto storico dell’ospitalità di lusso veneziana).

Riportare Venezia sulla mappa del bere bene

Un corner dedicato al Negroni, presidiato dal King Mauro Majohub, e uno per i Martini Cocktail, supervisionato da Salvatore The Maestro Calabrese: queste le premesse eccellenti per una settimana che è riuscita in poco tempo a ottenere i favori della comunità del bere anche al di fuori dei confini nazionali, e che soprattutto sta contribuendo a (ri)portare Venezia sulla mappa del bere. Città simbolo dell’accoglienza di alto profilo, la Serenissima ha nel corso dei decenni visto bartender e osti celebri calcare i banconi dei caffè storici e delle principali strutture di lusso (Roberto Pellegrini, Walter Bolzonella, ovviamente la dinastia Cipriani), salvo poi rimanere limitata da una visione polverosa di trappola per turisti, che ha impedito alle nuove generazioni di miscelatori di uscire dal guscio.

Attenzione alle tradizioni italiane

Gli sforzi di Mencarelli vanno proprio in questa direzione: rafforzare la rete di bartender e imprenditori locali, collegando alberghi a cinque stelle lusso con osterie contemporanee, per slegare finalmente l’offerta liquida della città dall’idea di soli (seppur imperdibili e gloriosi) bianchino e bàcari. A questo si aggiunge il desiderio di spingere la cultura del bere in senso stretto, contribuendo con appuntamenti che non trattino solo di tecnica o prodotto, ma si allarghino a storia, letteratura, arte, costumi, come la passeggiata dedicata ai luoghi di Ernest Hemingway (storicamente legatissimo a Venezia) curata da Federico Silvio Bellanca.

E allargando la visione a tutto il territorio, grande attenzione è posta alle abitudini e alle tradizioni italiane, da valorizzare anche nelle miscele, come nelle ormai classiche proposte dei locali coinvolti durante la settimana: il cocktail RiEsco a Bere Italiano, preparato rigorosamente con ingredienti italiani di produttori italiani e l’Aperitivo di Mezzogiorno, un drink fresco e leggero ideato per i momenti precedenti il pranzo.

Apertura al movimento internazionale

Parallelamente, l’apertura verso il movimento internazionale: come ormai di consueto a Firenze, anche la Venice Cocktail Week inizia ad attirare l’attenzione di professionisti e realtà di spessore quanto meno europeo, da entrambi i lati del banco. Comunicatori di settore come Sandrae Lawrence e Gary Sharpen di The Cocktail Lovers, o bartender impegnati in guest shift (solo lunedì sera al Palazzo Experimental era di scena il team del Line di Atene, freschissimo di dodicesimo posto agli ultimi World’s 50 Best Bars) dimostrano come l’allure della manifestazione si stia ampliando rapidamente e in modo costruttivo.

Rimangono alcuni interrogativi: una manifestazione del genere ha davvero presa sul consumatore finale, o rimane prerogativa degli addetti ai lavori? Al netto delle iniziative di Mencarelli, per le quali l’apprezzamento è dimostrazione di validità senza discussioni, il proliferare di Cocktail Week in generale e ovunque, anche dove tradizione del bere miscelato non c’è, è davvero utile o rischia di diventare fine a se stesso? La Venice Cocktail Week (e la Florence ancora prima) conferma intanto che se ben indirizzati, i riflettori possono aiutare i bartender di una scena locale a varcare i confini più prossimi. E per questo va senza dubbio riconosciuto enorme merito.

I locali partecipanti alla Venice Cocktail Week 2023

Cocktail Bar

Ai Do Leoni
Amo @ Fondaco dei Tedeschi
Ancòra
Blue Drop Venice
Caffè Florian
Caffè Lavena
Chicbar @ Taverna La Fenice
Grancaffè Quadri,
La Barrique Wine Bar
Marciano Pub Venezia
Osteria I Rusteghi
San Giorgio Cafè
Tarnowska’s American Bar
Terrazza Aperol
Tiki Noir
Time Social Bar
Venissa – Il Bar @ Venissa Tenuta

Bar d’Hotel

Alchemia del Ca’ di Dio
Arts Bar del The St. Regis Venice
Canova Bar del Baglioni Hotel Luna
Experimental Cocktail Club de Il Palazzo Experimental
Il Bar della Biblioteca del Nolinski Venezia
Il Caravellino dell'Hotel Saturnia & International
Le Maschere dello Splendid Venice
Lpv Bar del Londra Palace Venezia
Orientalbar & Bistrot dell'Hotel MEtropole Venezia
Rose Bar dello JW Marriott Venice Resort & SPA
Santa Cocktail Club Venezia dell'Hilton Molino Sucky Venice
The Bar dell'Aman Venice
Top of the Carlton Sky Lounge dell'Hotel Carlton on the Grand Canal

Bar e locali senza glutine: come scegliere i prodotti idonei per celiaci

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Credit foto: Adobe Stock
Con la classificazione degli alimenti a rischio e il programma Afc, l'Associazione italiana celiachia permette ai gestori di locali di attrezzarsi per offrire ai clienti celiaci un servizio gluten free sicuro e di qualità

«Mi scusi, posso sapere se quel croissant è senza glutine? Sa, a mio figlio è stata diagnosticata la celiachia e trovare prodotti gluten free sicuri e di qualità al bar non è semplice». 

«Mi assicura che i prodotti esposti sono garantiti gluten free e quindi privi di contaminazione? Mi dispiace se insisto, ma ne va della mia salute». 

A chi lavora dietro al bancone di un bar o gestisce un locale capita sempre più spesso di ricevere questo tipo di domande. E il perché è presto detto: secondo la Relazione al Parlamento sulla Celiachia 2021 del ministero della Salute, sarebbero oltre 240.000 i celiaci in Italia. Si stima però che i numeri reali siano ben maggiori e superino il mezzo milione di persone, se si considerano tutti coloro che riceveranno una diagnosi di celiachia nei prossimi anni, dato che la celiachia colpisce l’1% della popolazione e le diagnosi sono in costante crescita.

Con questi dati alla mano, è facile intuire come il servizio gluten free per bar e locali possa rappresentare non solo un elemento etico (la volontà di non escludere nessuno e di accogliere tutte e tutti nel proprio locale), ma anche un’occasione di business, un modo per emergere rispetto alla concorrenza e per garantirsi una clientela soddisfatta e ben fidelizzata. Per fare sì che ciò accada, è necessario scegliere i prodotti idonei e sicuri per celiaci. Qual è il modo migliore per farlo?

L'ABC della dieta dei celiaci

ABC della dieta dei celiaci è una classificazione degli alimenti in riferimento al rischio di contenere glutine, che Aic, l’Associazione italiana celiachia, realizza e mantiene costantemente aggiornata, grazie alle continue analisi dei processi produttivi realizzate da parte di tecnici esperti e con un know-how sviluppato negli oltre 40 anni di vita dell’Associazione.

Si tratta quindi di una classificazione che serve a semplificare l’accesso sicuro ai prodotti e che viene utilizzata dalle famiglie e dai pazienti celiaci, ma anche dai ristoratori e gestori di locali e bar che vogliono offrire un servizio gluten free sicuro e di qualità per i propri clienti.

Un colore per ogni categoria di alimenti a rischio

La classificazione Aic prevede tre categorie di alimenti, facilmente riconoscibili da uno smile di colore diverso:

  • Verde - alimenti permessi: si tratta di tutti quegli alimenti che possono essere consumati liberamente, in quanto naturalmente privi di glutine o che non rappresentano un rischio, poiché nel corso del loro processo produttivo non c’è stata contaminazione.
  • Giallo - alimenti a rischio: questi alimenti sono i più critici perché potrebbero contenere glutine in quantità superiore ai 20 mg su Kg (la soglia di tollerabilità al glutine per chi è celiaco) per ingredientistica o rischio di contaminazione. Per questi prodotti è quindi necessario accertarsi della loro idoneità, verificando per esempio la presenza del claim “senza glutine”, rigidamente regolamentato a livello europeo sull’etichetta o scheda tecnica del prodotto. In questi casi è sempre possibile consultare il Prontuario Aic degli Alimenti, che l’Aassociazione aggiorna con tutti quei prodotti dei quali ha controllato e valutato gli ingredienti e i relativi processi di lavorazione.
  • Rosso - alimenti vietati: alimenti che contengono sempre glutine e pertanto non sono mai idonei ai celiaci.

Non dimenticare la qualità

Detto questo però, è necessario precisare che la scelta degli alimenti idonei per celiaci è solo il primo passo e, di per sé, non è sufficiente. I dati parlano chiaro: i numeri sono in forte crescita, i celiaci sono sempre più consapevoli della propria patologia e, per questo motivo, cercano servizi sicuri ma anche di qualità. Non è più sufficiente, infatti, riscaldare un piatto pronto senza glutine o proporre bistecca e insalata: il celiaco oggi si aspetta un menù vario, di qualità e analogo a quello degli altri commensali.

Il programma Afc: un’opportunità per i locali

Come fare, quindi, affinché bar e locali possano garantire prodotti e alimenti sicuri e di qualità per i propri clienti?

AIC mette a disposizione il programma Afc - Alimentazione Senza Glutine Fuori Casa, che coinvolge una rete di strutture ricettive e di ristorazione in tutto il territorio nazionale, che vengono informate e formate sulla celiachia, al fine di garantire il rispetto di specifiche linee guida per la sicurezza delle persone che soffrono di questa patologia.

Quindi, se da un lato il programma Afc permette di semplificare la vita e i momenti di convivialità dei celiaci, incrementando il numero di locali in grado di offrire alimenti sicuri e di qualità, dall’altro apre anche un ventaglio di possibilità per i bar e i locali che decidono di farne parte e che vogliono offrire questo tipo di servizio.

Affidarsi all’Associazione italiana celiachia è senza dubbio il modo migliore di farlo, perché dal 1975 rappresenta il punto di riferimento per il consumatore celiaco e si impegna a garantire la massima sicurezza della dieta gluten- free.

Formazione e visibilità

L’adesione al Network Afc di Aic, infatti, offre corsi di formazione, consulenza e informazioni chiare sulla cucina senza glutine, grazie a materiale didattico e strumenti informativi ad hoc, oltre che garantire un’ampia visibilità presso la comunità celiaca. Tutti i locali aderenti, infatti, sono pubblicati su una Guida cartacea, la prima e unica Guida italiana alla ristorazione senza glutine, distribuita in più di 30.000 copie in tutta Italia, sul sito web e sulla App AIC Mobile, visitata da migliaia di utenti, compresi tanti turisti stranieri.

CLICCA QUI PER SAPERE DI PIÙ SUL PROGRAMMA AFC
E COME AFFILIARE IL TUO LOCALE

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