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J.Rose Gin, arte e artigianalità in bottiglia

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Elegante e raffinato questo London dry lo è nel profilo e nel pack, impreziosito dalle illustrazioni di Milo Manara. Un gin nato per conquistare i bartender e i loro clienti fin dal primo sguardo, unendo arte distillatoria, alto artigianato e arte

Arte, artigianato e arte distillatoria. Sono gli ingredienti che, sapientemente dosati e miscelati, hanno dato vita a J.Rose Gin, London dry raffinato nella formula e nel pack, che su entrambi gli aspetti esalta l’eccellenza del made in Italy.

J.Rose Gin è frutto della mente creativa di Dario Roselli, fondatore e ceo del brand e di Affreschi & Affreschi, azienda specializzata nella realizzazione di parati artigianali materici. Parati che sorprendono, chi per la prima volta li tocca con mano, proprio la loro matericità: non si era mai visto prima un muro che si arrotola e che non si sgretola. Sono infatti costituiti da uno strato di intonaco ottenuto con un impasto di diverse materie prime di pregio, tra cui spiccano il marmo di Carrara e il travertino romano sui quali vengono scolpiti i capolavori della storia dell’arte italiana. Oggi, con lo stesso materiale, vengono realizzati progetti esclusivi in tutto il mondo rendendoli dei veri capolavori. E con lo stesso obiettivo, dare vita a un prodotto unico sotto tutti i punti di vista, Roselli meno di due anni fa ha intrapreso la sua avventura nel mondo dei gin.

Profilo elegante e raffinato

La formula di J.Rose Gin prevede l’uso di 9 botaniche, accuratamente selezionate, per dare al prodotto il suo profilo elegante e raffinato. Al naso (alc 43% in vol) si presenta infatti con le note calde e pungenti del ginepro, accompagnate dalle delicate note agrumate del bergamotto e delle bucce di mandarino, che rinfrescano e conferiscono un equilibrio morbido e setoso. L'aroma fruttato dei fiori di fico d'India crea continuità tra naso e palato, con un sottofondo di note tostate, che richiamano la noce e la nocciola, date dalla corteccia di quercia.

Pensato per offrire un’esperienza di alto livello e pienamente appagante, sia quando usato in miscelazione sia servito liscio, il gin è realizzato artigianalmente e viene distillato in un alambicco Mueller da 200 litri in un'unica distillazione presso Liquorificio Italia di Trieste, al quale è stata affidata la produzione per gli alti standard di qualità garantiti.

La bottiglia: una vera opera d’arte

Ma J.Rose Gin è nato per conquistare i bartender e i loro clienti sin dal primo sguardo. Altro aspetto distintivo del gin è il pack. Questo è impreziosito da un’etichetta composta dalla speciale carta da parati di Affreschi & Affreschi con le illustrazioni firmate dal maestro Milo Manara: 8 diversi disegni che fanno di ogni bottiglia un’opera d’arte, dando vita a una collezione che si può anche visualizzare attraverso il Qr code presente nella retroetichetta.

Inoltre, inserito nel tappo c’è un piccolo pugnale in acciaio inox, simbolo del brand, che può essere sfilato e utilizzato come ciondolo per collane, orecchini o come portachiavi e che aggiunge un ulteriore elemento di funzionalità e personalizzazione al pack.

Gelato Festival World Masters, i volti dei primi 8 finalisti italiani

Dopo un anno di competizioni e oltre 600 partecipanti, ecco i nomi di chi ha staccato il biglietto per la finale italiana che si terrà nel 2025.

Il Gelato Festival World Masters ha eletto gli 8 migliori gelatieri italiani del 2023. Sono i primi finalisti del concorso e accedono alla finale prevista nel 2025. Questi professionisti hanno superato un anno di selezioni insieme ad altri 600 artigiani del Bel Paese. I quasi-campioni italiani sono stati eletti d Anzola dell'Emilia (BO), nel Campus della Carpigiani Gelato University, il 25 ottobre. Qui si è svolta la prima semifinale italiana a cui hanno partecipato 102 gelatieri da 16 regioni italiane. Una seconda semifinale è in programma nel 2025 e in quella occasione saranno selezionati gli altri 8 professionisti che andranno a comporre la rosa di 16 finalisti italiani.

Chi sono i primi 8 finalisti

Ecco i primi 8 finalisti italiani (in ordine alfabetico).

Alessandro Cesari della Gelateria Sablé Gelato di Bologna con il gusto “Favo e Fiori”

Il gelato è realizzato con latte proveniente da vacche di razza Guernsey infuso con camomilla, variegato con miele e favo millefiori autoprodotto e fiori eduli.

Roberto Di Loreto della Gelateria Tiziano di Silvi (TE) con il gusto “Fantasie di Liquirizia”

Il gelato è alla crema, infusione di vaniglia, zafferano e anice stellato variegato con caramello di liquirizia e pinoli caramellati.

Gabriele Fiumara di California Café a Santa Teresa di Riva (ME) con il gusto “Caro Papà”

Il gelato è alla crema pasticciera variegato con mele caramellate e croccante di Sbrisolona mantovana.

Oscar Nassa della Gelateria LaPecoraNera di Brescia con il gusto “Re Desiderio”

Ha presentato il gelato al mascarpone aromatizzato al latte di mandorle con armellina, variegatura all’albicocca con crumble di mandorla, pistacchio e scorze di lime.

Salvatore Ravese della gelateria Garden di Gioia Tauro (RC) con il gusto “Bacio dei due Mari”

Ha realizzato un gelato con miele di Sulla biologico di Calabria, con sentori di caffè di pura arabica e bergamotto di Reggio Calabria, accompagnati da granella di Torrone IGP Di Bagnara Calabra.

Alessio Santarsiero del Tiri Bakery e Cafè di Potenza con il gusto “Panettone Tutto L'Anno”.

Ha gareggiato con un gelato di crema al panettone con salsa all’arancia, uvetta candita e crumble alle mandorle.

Francesco Simone Sodano della Gelateria Is Pop di Pomigliano D'Arco (NA) con il gusto “Sale e Olio”

Ha presentato un gelato all'olio Evo con sale Maldon e meringhe al cacao amaro.

Guido Zandonà della Gelateria Ciokkolatte – Il Gelato Che Meriti di Padova con il gusto “Caramello salato al burro superiore”

Ha realizzato un gelato al caramello salato con burro superiore zangolato entro 24 ore dalla mungitura. A tutti e gli 8 finalisti lo sponsor Hiber ha consegnato un Golden Ticket per l’acquisto di attrezzature, del valore di 500 euro.

Il premio speciale "Miglior Storytelling"

Un premio speciale per il “Miglior Storytelling” del gelato è stato assegnato dalla stampa specializzata a Loredana Di Nunzio della Gelateria La Dolce Vita di Vasto Marina con il gusto “Persuasione”. All’artigiana abruzzese in regalo un Coolbox di Ifi, la valigia professionale refrigerata per portare il gelato ovunque. Tuttavia, Di Nunzio non accede alla finale. Questo premio si basa solo sulla valutazione del criterio di presentazione verbale del gusto.

La giuria del Gelato Festival World Masters

Il compito di selezione sulla base dei criteri di preparazione tecnica, gusto e presentazione è stato affidato ad una giuria tecnica di livello internazionale. A comporla: Cinzia Otri, maestra di gelateria; Silvana Vivoli, maestra di gelateria; Giancarlo Timballo, maestro gelatiere e Presidente della Coppa del Mondo della Gelateria; Sergio Dondoli, maestro gelatiere e membro del Comitato della Coppa del Mondo della Gelateria; Santi Palazzolo, maestro pasticcere e gelatiere e Vice Presidente Ampi – Accademia Maestri Pasticceri Italiani; Eugenio Morrone, maestro gelatiere e Campione del Mondo di Gelateria 2020; Ciro Chiummo, pasticcere e Campione del Mondo di Gelateria 2020; Andrea Soban, maestro gelatiere.

In attesa della finale mondiale

Il percorso di selezione della competizione sostenuta da Carpigiani e Sigep – Italian Exhibition Group, Ifi, PreGel e Filicori Zecchini, continuerà fino al 2025 e prevede di coinvolgere 5.000 artigiani in tutto il mondo per decretare il campione mondiale. Con l’edizione 2022-25 Gelato Festival World Masters arriva al quattordicesimo anno di attività, avendo debuttato a Firenze nel 2010 ispirandosi all’ideazione della prima ricetta di gelato per mano del poliedrico architetto Bernardo Buontalenti nel 1559. Da allora la manifestazione ha allargato i propri confini espandendosi prima nel resto d’Italia, poi in Europa e – dal 2017 – anche negli Stati Uniti, prima di abbracciare tutto il pianeta con il campionato mondiale dei Gelato Festival World Masters che con l’edizione 2018-2021 ha coinvolto oltre 3.500 gelatieri.

Sweet&Shake Cup 2023, la sfida: manda la tua ricetta a base di panna e caffè

Scade il 3 dicembre 2023 il termine per presentare la propria ricetta alcolica o analcolica, calda o fredda. Finale al Sigep. Il concorso Sweet&Shake Cup, organizzato da Debic in collaborazione con Bargiornale, mette in palio un percorso di formazione del valore di 1.000 euro

Panna e caffè sono un’accoppiata ottimamente assortita, tanto da essere protagonisti di un gran numero di ricette, sia in caffetteria sia nella miscelazione. Un’accoppiata che, con gli opportuni “outfit”, è perfettamente in grado di ben figurare in qualunque occasione di consumo, dalla colazione del mattino al cocktail della sera, come mostra nel video l'ambassador del concorso, Gianni Cocco: sue le quattro ricette ispirazionali che coprono ogni occasione di consumo.

L’edizione 2023 di Sweet&Shake Cup, il concorso organizzato da Debic in collaborazione con Bargiornale giunto alla quinta edizione, punta a far emergere nuove modalità di servizio e nuove ricette da proporre al bancone o al tavolo, che vedono la panna come protagonista principale e il caffè (nelle sue molteplici modalità estrattive) come degno comprimario.La versatilità è la caratteristica principe della panna: per dar modo a baristi e bartender di  dimostrarlo, si è voluto lasciare aperta la strada alla creatività: potranno infatti concorrere preparazioni calde e fredde, alcoliche o analcoliche, purché contengano tra gli ingredienti sia la panna sia il caffè.
Il termine ultimo per l’invio delle ricette è il 3 dicembre 2023. Tra le proposte inviate (massimo tre a partecipante) verranno scelte le tre che si sfideranno in finale, in programma al Sigep di Rimini domenica 22 gennaio 2024 (Gianni Cocco sarà uno dei giudici). Tre i criteri sulla cui base verranno selezionate le ricette presentate: l’originalità, l’utilizzo e l’ottimizzazione dell’ingrediente panna e l’idea di servizio.
Il vincitore si porterà a casa un premio su misura: potrà infatti crearsi un percorso di formazione sul caffè del valore di 1.000 euro costruito sulla base delle sue esigenze. Un’opportunità da non lasciarsi scappare.

MANDA LA TUA RICETTA A BASE PANNA E CAFFÈ

Come partecipare al concorso

CANDIDATURA

Per candidarsi al concorso Sweet&Shake Cup 2023 è necessario inviare a questo link, entro il 3 dicembre 2023, la propria ricetta di una bevanda con il caffè e la panna Debic (a scelta tra panna spray zuccherata Debic, panna spray non zuccherata Debic, panna Prima Blanca Debic o panna Culinaire Original Debic): potrà essere una preparazione sia calda sia fredda, alcolica o analcolica, da servire a 20 persone.
Il tempo di preparazione del cocktail e di servizio in 20 dosi non potrà superare i 20 minuti.

FINALE


Entro il 15 dicembre 2023 verranno selezionati i tre finalisti, che si sfideranno a Rimini, a Sigep, nella finale di domenica 21 gennaio 2024.

PREMIO


Il vincitore della Sweet&Shake Cup 2023 avrà diritto a un percorso di formazione personalizzato sul caffè in una primaria scuola italiana del valore di 1.000 euro.

Ricca di appuntamenti la Week veneziana di Select

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Serate speciali con i big della mixology, aperitivi con l’autentico Spritz Veneziano e molto altro. Gli appuntaenti firmati dallo storico aperitivo di Gruppo Montenegro per la Venice Cocktail Week

Dopo l’inaugurazione a Venezia Ca’ Select, in primavera (leggi Inaugurata a Venezia Ca’ Select, la casa dello storico aperitivo), l’Aperitivo di Gruppo Montenegrocontinua a rafforzare il legame con la sua città di nascita. L’occasione è fornita dalla Venice Cocktail Week, la festa della miscelazione in Laguna (che si chiude il 29 ottobre), della quale il brand è tra i main sponsor (leggi Dalla Laguna al mondo: partita la terza edizione della Venice Cocktail Week)..

Per l’occasione, Select ha infatti messo a punto un ricco programma di appuntamenti, tra aperitivi con l’autentico Spritz Veneziano, del quale è ingrediente d’elezione, e serate speciali con alcuni big della scena mixology italiana e internazionale, che proporranno al pubblico creazioni originali a base del prodotto.

Le serate con i guest bartender

Programma che avrà come momento clou il VCW Weekend Party di sabato 28 a Ca’ Select (ore 18-22), una grande festa aperta al pubblico (ma con posti limitati per cui occorre prenotarsi qui) per celebrare la settimana dedicata alla mixology veneziana, che vedrà dietro il bancone Edoardo Nono, proprietario del Rita & Cocktails di Milano.

Ma non solo, perché da segnare in agenda per gli amanti dell’alta miscelazione c’è anche la serata con il duo Mauro Cortese e Filip Putovny, rispettivamene, bar manager e bartender del Maya Bay Dubai di Dubai, che venerdì 27 (dalle ore 22) proporranno nuove e originali ricette, create ah hoc, all’Experimental Cocktail Club (per prenotazioni: 041 0980202 – lorenzo@palazzoexperimental.com). Appuntamento che segue quello con Amir Mehrdoust bar manager del Bitter Bar di Firenze, svoltosi martedì 24 al NH Collection Grand Hotel dei Dogi, nel quale i cocktail sono stati affiancati da una selezione di finger food creati da chef Umberto Ungaro.

I viaggi nella tradizione vemeziana

Un viaggio nella tradizione veneziana sarà offerto giovedì 26 all’Hard Rock Cafè Venice (dalle 18 alle 21), locale che sorge nella suggestiva cornice del Bacino Orseolo a San Marco. Protagonista assoluto sarà il Select Spritz accompagnato dai cicchetti, i caratteristici finger food della tradizione veneziana.

Sempre giovedì All’Angelo Art Hotel è in programma la presentazione del volume Andar per bacari. Ricette e itinerari tra ombre e cicchetti di Monica Cesarato (dalle 18), seguita da un Aperitivo Veneziano, con Select Spritz.

Amaro Montenegro torna a celebrare il sapore vero dell’amicizia con Pal Around

Pal Around Amaro Montenegro
Online sul canale YouTube di Amaro Montenegro il format senza copione che racconta i valori del brand in due puntate all'insegna dell'amicia e della condivisione

Condividere momenti speciali con gli amici rappresenta uno dei piaceri della vita per il 75% degli italiani.  A dirlo un’indagine condotta da AstraRicerche per Amaro Montenegro. Ma amicizia e condivisione fanno parte da sempre dell’universo valoriale del famoso Amaro. Valori che l’Amaro torna a celebrare con la seconda edizione di Pal Around, il brand content lanciato per la prima volta nel 2021, e disponibile in 2 puntate sul canale YouTube del marchio.

La nuova edizione di Pal Around arriva dopo il successo di Friendship Calling (leggi Friendship Calling: la nuova campagna di Amaro Montenegro celebra l’amicizia) sempre incentrata sul tema dell’amicizia.

Personaggi famosi, che si frequentano anche nella vita reale, linguaggio fresco e contemporaneo, massima spontaneità sono gli ingredienti di questo format senza copione, strutturato come una vera e propria rimpatriata tra amici veri, che raccontano le loro esperienze personali e la loro amicizia. Il set di questi incontri è il bancone del bar, palcoscenico informale per eccellenza, dove i personaggi si ritrovano davanti a un cocktail a base di Amaro Montenegro, accolti da Alessandro Cattelan di nuovo nel ruolo di padrone di casa.

Protagonisti del primo episodio la cantante Elodie e l’attore Alessandro Borghi, che raccontano le loro esperienze nel mondo della musica e del cinema, mentre nella seconda il duo Christian Vieri e Marco Borriello alle prese con una chiacchierata che spazia dalla carriera calcistica ai retroscena degli spogliatoi, fino alle passioni sportive oltre al calcio. Il format si sviluppa insomma, come un racconto che intrattiene e incuriosisce, con l’obiettivo far emergere il lato più autentico dell’amicizia e della personalità degli ospiti oltre il palcoscenico e insieme di esprimere al meglio il mondo dei valori di Amaro Montenegro.

Ideata e curata dall’agenzia Armando Testa con la direzione creativa di Jacopo Morini e Fabiano Pagliara, prodotta da Showlab, con la pianificazione media a cura di Initiative, Pal Around vivrà sull’ecosistema digitale del brand e sarà supportato da un’attività di amplificazione media, digital e social.

Dalla Laguna al mondo: partita la terza edizione della Venice Cocktail Week

Venice Cocktail Week 2023 apertura
Credit foto: Michele Tamasco
Attenzione alla tradizioni italiane e apertura al movimento internazionale le due direttrici della terza edizione della manifestazione dedicata alla miscelazione che punta a riportare la Serenissima sulla mappa del bere bene

«È la terza edizione, ma vale almeno quanto gli anni di Firenze, ed è una delle esperienze più intense che abbia mai vissuto». L’ideatrice Paola Mencarelli tira su il sipario sulla Venice Cocktail Week 2023 (che resterà su fino al 29 ottobre) giunta appunto al terzo episodio ma già in rampa di lancio verso i fasti della cugina Florence Cocktail Week (fondata nel 2016), ormai tappa fissa e apprezzatissima del calendario miscelato internazionale. E lo fa confermando le sfide (finora decisamente vinte) logistiche che una città unica al mondo come Venezia comporta. Tutto intorno sono gli strepitosi interni dell’Aman Venice presso Palazzo Papadopoli, scelto come teatro per l’opening party e una delle punte di diamante tra i trentuno locali aderenti alla manifestazione (quattordici dei quali sono bar d’albergo, vanto storico dell’ospitalità di lusso veneziana).

Riportare Venezia sulla mappa del bere bene

Un corner dedicato al Negroni, presidiato dal King Mauro Majohub, e uno per i Martini Cocktail, supervisionato da Salvatore The Maestro Calabrese: queste le premesse eccellenti per una settimana che è riuscita in poco tempo a ottenere i favori della comunità del bere anche al di fuori dei confini nazionali, e che soprattutto sta contribuendo a (ri)portare Venezia sulla mappa del bere. Città simbolo dell’accoglienza di alto profilo, la Serenissima ha nel corso dei decenni visto bartender e osti celebri calcare i banconi dei caffè storici e delle principali strutture di lusso (Roberto Pellegrini, Walter Bolzonella, ovviamente la dinastia Cipriani), salvo poi rimanere limitata da una visione polverosa di trappola per turisti, che ha impedito alle nuove generazioni di miscelatori di uscire dal guscio.

Attenzione alle tradizioni italiane

Gli sforzi di Mencarelli vanno proprio in questa direzione: rafforzare la rete di bartender e imprenditori locali, collegando alberghi a cinque stelle lusso con osterie contemporanee, per slegare finalmente l’offerta liquida della città dall’idea di soli (seppur imperdibili e gloriosi) bianchino e bàcari. A questo si aggiunge il desiderio di spingere la cultura del bere in senso stretto, contribuendo con appuntamenti che non trattino solo di tecnica o prodotto, ma si allarghino a storia, letteratura, arte, costumi, come la passeggiata dedicata ai luoghi di Ernest Hemingway (storicamente legatissimo a Venezia) curata da Federico Silvio Bellanca.

E allargando la visione a tutto il territorio, grande attenzione è posta alle abitudini e alle tradizioni italiane, da valorizzare anche nelle miscele, come nelle ormai classiche proposte dei locali coinvolti durante la settimana: il cocktail RiEsco a Bere Italiano, preparato rigorosamente con ingredienti italiani di produttori italiani e l’Aperitivo di Mezzogiorno, un drink fresco e leggero ideato per i momenti precedenti il pranzo.

Apertura al movimento internazionale

Parallelamente, l’apertura verso il movimento internazionale: come ormai di consueto a Firenze, anche la Venice Cocktail Week inizia ad attirare l’attenzione di professionisti e realtà di spessore quanto meno europeo, da entrambi i lati del banco. Comunicatori di settore come Sandrae Lawrence e Gary Sharpen di The Cocktail Lovers, o bartender impegnati in guest shift (solo lunedì sera al Palazzo Experimental era di scena il team del Line di Atene, freschissimo di dodicesimo posto agli ultimi World’s 50 Best Bars) dimostrano come l’allure della manifestazione si stia ampliando rapidamente e in modo costruttivo.

Rimangono alcuni interrogativi: una manifestazione del genere ha davvero presa sul consumatore finale, o rimane prerogativa degli addetti ai lavori? Al netto delle iniziative di Mencarelli, per le quali l’apprezzamento è dimostrazione di validità senza discussioni, il proliferare di Cocktail Week in generale e ovunque, anche dove tradizione del bere miscelato non c’è, è davvero utile o rischia di diventare fine a se stesso? La Venice Cocktail Week (e la Florence ancora prima) conferma intanto che se ben indirizzati, i riflettori possono aiutare i bartender di una scena locale a varcare i confini più prossimi. E per questo va senza dubbio riconosciuto enorme merito.

I locali partecipanti alla Venice Cocktail Week 2023

Cocktail Bar

Ai Do Leoni
Amo @ Fondaco dei Tedeschi
Ancòra
Blue Drop Venice
Caffè Florian
Caffè Lavena
Chicbar @ Taverna La Fenice
Grancaffè Quadri,
La Barrique Wine Bar
Marciano Pub Venezia
Osteria I Rusteghi
San Giorgio Cafè
Tarnowska’s American Bar
Terrazza Aperol
Tiki Noir
Time Social Bar
Venissa – Il Bar @ Venissa Tenuta

Bar d’Hotel

Alchemia del Ca’ di Dio
Arts Bar del The St. Regis Venice
Canova Bar del Baglioni Hotel Luna
Experimental Cocktail Club de Il Palazzo Experimental
Il Bar della Biblioteca del Nolinski Venezia
Il Caravellino dell'Hotel Saturnia & International
Le Maschere dello Splendid Venice
Lpv Bar del Londra Palace Venezia
Orientalbar & Bistrot dell'Hotel MEtropole Venezia
Rose Bar dello JW Marriott Venice Resort & SPA
Santa Cocktail Club Venezia dell'Hilton Molino Sucky Venice
The Bar dell'Aman Venice
Top of the Carlton Sky Lounge dell'Hotel Carlton on the Grand Canal

Bar e locali senza glutine: come scegliere i prodotti idonei per celiaci

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Credit foto: Adobe Stock
Con la classificazione degli alimenti a rischio e il programma Afc, l'Associazione italiana celiachia permette ai gestori di locali di attrezzarsi per offrire ai clienti celiaci un servizio gluten free sicuro e di qualità

«Mi scusi, posso sapere se quel croissant è senza glutine? Sa, a mio figlio è stata diagnosticata la celiachia e trovare prodotti gluten free sicuri e di qualità al bar non è semplice». 

«Mi assicura che i prodotti esposti sono garantiti gluten free e quindi privi di contaminazione? Mi dispiace se insisto, ma ne va della mia salute». 

A chi lavora dietro al bancone di un bar o gestisce un locale capita sempre più spesso di ricevere questo tipo di domande. E il perché è presto detto: secondo la Relazione al Parlamento sulla Celiachia 2021 del ministero della Salute, sarebbero oltre 240.000 i celiaci in Italia. Si stima però che i numeri reali siano ben maggiori e superino il mezzo milione di persone, se si considerano tutti coloro che riceveranno una diagnosi di celiachia nei prossimi anni, dato che la celiachia colpisce l’1% della popolazione e le diagnosi sono in costante crescita.

Con questi dati alla mano, è facile intuire come il servizio gluten free per bar e locali possa rappresentare non solo un elemento etico (la volontà di non escludere nessuno e di accogliere tutte e tutti nel proprio locale), ma anche un’occasione di business, un modo per emergere rispetto alla concorrenza e per garantirsi una clientela soddisfatta e ben fidelizzata. Per fare sì che ciò accada, è necessario scegliere i prodotti idonei e sicuri per celiaci. Qual è il modo migliore per farlo?

L'ABC della dieta dei celiaci

ABC della dieta dei celiaci è una classificazione degli alimenti in riferimento al rischio di contenere glutine, che Aic, l’Associazione italiana celiachia, realizza e mantiene costantemente aggiornata, grazie alle continue analisi dei processi produttivi realizzate da parte di tecnici esperti e con un know-how sviluppato negli oltre 40 anni di vita dell’Associazione.

Si tratta quindi di una classificazione che serve a semplificare l’accesso sicuro ai prodotti e che viene utilizzata dalle famiglie e dai pazienti celiaci, ma anche dai ristoratori e gestori di locali e bar che vogliono offrire un servizio gluten free sicuro e di qualità per i propri clienti.

Un colore per ogni categoria di alimenti a rischio

La classificazione Aic prevede tre categorie di alimenti, facilmente riconoscibili da uno smile di colore diverso:

  • Verde - alimenti permessi: si tratta di tutti quegli alimenti che possono essere consumati liberamente, in quanto naturalmente privi di glutine o che non rappresentano un rischio, poiché nel corso del loro processo produttivo non c’è stata contaminazione.
  • Giallo - alimenti a rischio: questi alimenti sono i più critici perché potrebbero contenere glutine in quantità superiore ai 20 mg su Kg (la soglia di tollerabilità al glutine per chi è celiaco) per ingredientistica o rischio di contaminazione. Per questi prodotti è quindi necessario accertarsi della loro idoneità, verificando per esempio la presenza del claim “senza glutine”, rigidamente regolamentato a livello europeo sull’etichetta o scheda tecnica del prodotto. In questi casi è sempre possibile consultare il Prontuario Aic degli Alimenti, che l’Aassociazione aggiorna con tutti quei prodotti dei quali ha controllato e valutato gli ingredienti e i relativi processi di lavorazione.
  • Rosso - alimenti vietati: alimenti che contengono sempre glutine e pertanto non sono mai idonei ai celiaci.

Non dimenticare la qualità

Detto questo però, è necessario precisare che la scelta degli alimenti idonei per celiaci è solo il primo passo e, di per sé, non è sufficiente. I dati parlano chiaro: i numeri sono in forte crescita, i celiaci sono sempre più consapevoli della propria patologia e, per questo motivo, cercano servizi sicuri ma anche di qualità. Non è più sufficiente, infatti, riscaldare un piatto pronto senza glutine o proporre bistecca e insalata: il celiaco oggi si aspetta un menù vario, di qualità e analogo a quello degli altri commensali.

Il programma Afc: un’opportunità per i locali

Come fare, quindi, affinché bar e locali possano garantire prodotti e alimenti sicuri e di qualità per i propri clienti?

AIC mette a disposizione il programma Afc - Alimentazione Senza Glutine Fuori Casa, che coinvolge una rete di strutture ricettive e di ristorazione in tutto il territorio nazionale, che vengono informate e formate sulla celiachia, al fine di garantire il rispetto di specifiche linee guida per la sicurezza delle persone che soffrono di questa patologia.

Quindi, se da un lato il programma Afc permette di semplificare la vita e i momenti di convivialità dei celiaci, incrementando il numero di locali in grado di offrire alimenti sicuri e di qualità, dall’altro apre anche un ventaglio di possibilità per i bar e i locali che decidono di farne parte e che vogliono offrire questo tipo di servizio.

Affidarsi all’Associazione italiana celiachia è senza dubbio il modo migliore di farlo, perché dal 1975 rappresenta il punto di riferimento per il consumatore celiaco e si impegna a garantire la massima sicurezza della dieta gluten- free.

Formazione e visibilità

L’adesione al Network Afc di Aic, infatti, offre corsi di formazione, consulenza e informazioni chiare sulla cucina senza glutine, grazie a materiale didattico e strumenti informativi ad hoc, oltre che garantire un’ampia visibilità presso la comunità celiaca. Tutti i locali aderenti, infatti, sono pubblicati su una Guida cartacea, la prima e unica Guida italiana alla ristorazione senza glutine, distribuita in più di 30.000 copie in tutta Italia, sul sito web e sulla App AIC Mobile, visitata da migliaia di utenti, compresi tanti turisti stranieri.

CLICCA QUI PER SAPERE DI PIÙ SUL PROGRAMMA AFC
E COME AFFILIARE IL TUO LOCALE

Salati e spazzati dal vento: i distillati delle Isole Fær Øer

Faer Distillery
Credit foto: Alessio Mesiano
Pioniera di una nuova cultura del bere nell’arcipelago del Nord Atlantico, dove fino a pochi anni fa era vietato produrre alcolici, Faer Distillery produce gin, vodka e aquavit di alta qualità che parlano di queste remote terre. E ora lavora a un nuovo progetto: creare il primo whisky faroese

L’arcipelago delle Isole Fær Øer, situato nel Mar di Norvegia e quasi alla stessa distanza tra il Nord della Scozia e l’Islanda, non è mai stato un paese votato al consumo di alcool e ancora meno di super alcolici. Questo perché storicamente, fino agli inizi degli anni Novanta, le imposizioni governative erano particolarmente severe. Il 1992 segna una svolta sostanziale nella gestione di questa tipologia di bevande all’interno del paese. Prima di questa data, ogni cittadino in regola con le tasse e con più di diciotto anni compiuti, aveva il permesso di acquistare dodici bottiglie di alcolici da non più di 70 cl ogni quattro mesi, ovvero una alla settimana. Un limite che si cercava di non superare procedendo agli acquisti poco alla volta, in modo tale da non cadere in tentazione con bottiglie piene in casa.

A partire dal 1992 questo tipo di setup venne rivisto liberalizzando l’acquisto e quindi il consumo di superalcolici, vino, birra. Contrariamente a quanto si era inizialmente temuto, pensando che la popolazione si sarebbe riversata ad acquisti massivi, il consumo addirittura diminuì perché le persone avevano sviluppato un atteggiamento più rilassato proprio perché non forzate a dover rientrare in parametri fissi di acquisto e consumo. Aggiungiamo anche che la produzione stessa di questi prodotti è rimasta illegale per molti anni mentre ne venivano accettate la diffusione e commercializzazione. È stato così che Dism, la più grande spirit company faroese fondata nel 2018, aprì collocando la sua produzione in Danimarca (spostata in secondo momento in Islanda) per poi tornare vendere sulle isole. In una intervista rilasciata nel 2016 il founder Erling Eidesgaard racconta l’incredibile lavoro fatto per evidenziare il controsenso legislativo secondo il quale alle Fær Øer Islands si poteva vendere, acquistare, bere alcool ma senza avere la possibilità di produrlo.

Faer Distillery pioniera di una nuova cultura del bere

Fortunatamente negli ultimi dieci anni le cose sono cambiate (in meglio) e molte situazioni sono state sbloccate. Culturalmente la maggioranza degli abitanti locali continua a essere piuttosto conservatrice ma lentamente, grazie all’interesse delle generazioni più giovani e all’intraprendenza di pochi, si inizia a formare una cultura del bere anche in questi luoghi. I ragazzi di Faer Distillery ne sono l’esempio migliore e sicuramente tra i più interessanti da un punto di vista economico e finanziario. Una delle distillerie più a Nord del mondo e seconda dell’arcipelago, fondata da due appassionati e intrepidi amici: Bogi Karbech e Danial Hoydal.

Spirit rappresentativi del territorio

Dal 2018 a Vestmanna, sull’isola di Stremoy, i due lavorano per produrre prodotti di alta qualità e il più possibile rappresentativi del territorio faroese. Il gin presenta un sentore pungente di alghe marine e sapidità, la vodka è la prima al mondo prodotta con acqua di sorgenti sottomarine, mentre l’acquavite arriva da una distillazione di angelica e alghe. L’aquavit (akvavit) è forse ancora il distillato di maggior consumo nelle isole per via della tradizione che vede accogliere gli ospiti nelle proprie case con un corno di capra riempito di acquavite come augurio di benvenuto.

In arrivo anche un whisky

Il vero obiettivo finale di Faea Distillery non si limita però a queste etichette più commerciali perché da qualche tempo il team sta lavorando al primo batch di whisky faroese al mondo. Insieme a Gordon Steel, professore universitario di birra e distillazione oltre che rinomato consulente per diverse compagnie scozzesi, «abbiamo sviluppato una ricetta unica e rappresentativa delle Isola Fær Øer. Volevamo che anche il whisky, così come tutti gli altri prodotti, potesse avere un profilo aromatico capace di raccontare la potenza del vento, dell’acqua e le atmosfere remote del nostro arcipelago. Da qui l’idea di un whisky leggermente affumicato e con un tratto sapido-marino particolarmente marcato» ci racconta Bogi.

«Se questo prodotto per dare risultati ottimali ha bisogno di una pressione dell’aria costante, salinità elevate e molta umidità, allora le Isole Fær Øer sono teoricamente un posto migliore rispetto alle Highlands scozzesi per produrre whisky» ci spiegano.

L’invecchiamento è senza ombra di dubbio uno dei fattori determinanti il gusto finale del liquido e per coerenza ed efficacia si è scelto di applicare i vecchi metodi di conservazione del cibo anche al mondo dei distillati. Così Faer Distillery ha costruito delle camere di legno, opnahjallur, nelle quali collocare i barili ad invecchiare, lasciandoli esposti ai venti e alle particelle di umidità iodata.

Una community di oltre 800 membri

Nel 2020 è stato creato un club di sostenitori del progetto (whisky enthusiasts così come clienti affezionati e amici) che hanno investito una quota di partecipazione in questa prima linea di produzione e nel 2021 e 2023 sono stati lanciati altri due crowfunding. Questo ha permesso ai ragazzi di farsi conoscere nel mondo e di essere ad oggi una community di oltre 800 membri in ventisei Paesi differenti del mondo. Tutti i venerdì è possibile visitare la sede centrale della distilleria e bere un drink realizzato con i loro prodotti nella zona bar/lounge che è stata creata apposta come luogo di ritrovo per la comunità.

Nel frattempo, a pochi chilometri di distanza, è in costruzione una nuova bellissima sede che fungerà da luogo polifunzionale per i turisti e la gente del posto. Un magazzino affacciato su panorami incredibili, in cui poter aumentare ulteriormente lo spazio di stoccaggio, dove poter raccontare meglio la storia e il lavoro di Faer Distillery, chissà magari creare anche degli outlet di ristorazione e miscelazione. Fino ad allora dobbiamo armarci di pazienza perché i primi imbottigliamenti di whisky faroese saranno disponibili solo nel 2026. Omnia cum tempore!

Boem, l’hard seltzer italiano alla conquista dei locali. E non solo

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Massimo Benetello, amministratore delegato di Boem
La nostra intervista a Massimo Benetello, amministratore delegato del brand di hard seltzer made in Italy lanciato lo scorso maggio. Con lui abbiamo parlato dei primi mesi di vita del prodotto e del futuro di questa categoria di bevande in Italia, dove è ancora poco conosciuta

A quattro mesi dal lancio ufficiale di Boem, Bargiornale torna nel mondo degli hard seltzer, per una chiacchierata con Massimo Benetello, amministratore delegato che dal mondo del vino è passato a questa nuova avventura fra le lattine ready to drink. Prima un riassunto delle puntate precedenti: era fine maggio quando a Milano si è svolta l’anteprima del primo hard seltzer made in Italy (ne abbiamo parlato qui).

Fedez e Lazza non sono solo testimonial di questo lancio, ma sono coinvolti in prima persona in quanto soci di questa avventura, insieme a Leonardo Maria Del Vecchio (più noto per il gruppo Luxottica, ma l’intenzione è di diversificare) e Camillo Bernabei (retail manager del Gruppo Bernabei). Benetello è l’amministratore delegato e il braccio operativo del gruppo e ci ha aiutato a tracciare un bilancio.

La presenza dei due cantanti è un’indicazione del target di riferimento?

Certamente, la fanbase di Fedez e Lazza è il nostro obiettivo dichiarato, tanto che abbiamo testato fin dall’inizio il prodotto su un pubblico 18-27, ma ovviamente non vogliamo fermarci lì.

Come è andata l’estate?

L’estate ha confermato la portata del progetto. Abbiamo stimato 1600/1800 locali che hanno inserito Boem in carta. In alcuni eventi abbiamo partecipato direttamente con elementi di visibilità diversi, sia in concerti che locali in cui si balla. Ci siamo mossi molto con la comunicazione social e siamo andati soprattutto nel mondo della musica, sempre per rimanere collegati agli artisti di riferimento, ma vogliamo venderlo come stile di vita, non solo come momento legato al contesto.

Come procede la diffusione di Boem?

Bene, in questi primi mesi ci siamo concentrati proprio sulla distribuzione, coinvolgendo il più possibile i distributori di bevande del mondo horeca. Una ventina sono già nel nostro portafoglio. Poi per quanto riguarda la gdo siamo entrati solo in Esselunga, perché pensiamo che possa essere una scelta funzionale alla diffusione del prodotto e del suo legame con un certo stile di vita. Proprio in Esselunga è appena partito un concorso con un montepremi da 100mila euro per chi acquista Boem e gioca con noi.

Quanto siete interessati alla diffusione nei bar?

Essendo Boem un ready to drink che ha già una componente alcolica, ci immaginiamo come occasione di consumo la possibilità aprire la lattina e berla con gli amici sul muretto. Ma questo non vuol dire che non ci faccia piacere l’endorsement da parte del mondo del bar, tanto che vogliamo dialogare con questo mondo, dove Boem potrebbe entrare concettualmente sia da servire da sola sia da miscelare. Tuttavia adesso il vero lavoro è far penetrare il brand Boem, ma anche il concetto di hard seltzer.

Abbiamo una data per il lancio della seconda referenza di Boem?

Abbiamo già sperimentato diversi gusti, per ora siamo usciti con un gusto che spinge sullo speziato/piccante, poi c’è il filone agrumato/dolce/floreale. Nella Boem che potete assaggiare oggi ci sono 7 aromi miscelati in maniera tale da essere delicati, benché emerga lo zenzero visto che è “ginger flavour”, il tutto su una base alcolica neutra, che non deve influire sulla parte aromatica. Ma non abbiamo una data per un secondo lancio, al momento ci interessa prima avere risposte sul brand positioning sia del marchio Boem che del tipo di bevanda, ovvero dell’hard seltzer.

Perché manca una conoscenza del prodotto in Italia.

Esatto. Non vogliamo che passi il messaggio “la bevo al posto di”, non è il nuovo energy drink, è un ready to drink con elementi valoriali inediti. È un prodotto che è esploso negli Stati Uniti. Oggi il primo player americano, White Claw, fattura come Red Bull. Ma questo boom si spiega perché evidentemente i fattori valoriali dell’hard seltzer erano già presenti: dall’acqua sinonimo di benessere, all’esigenza latente di bere qualcosa che soddisfi, a bassa gradazione alcolica e senza pagarne le conseguenze a livello calorico.

Aggiungendo il made in Italy.

Anche, Boem è prodotta nello stabilimento di acqua San Bernardo a Garessio e utilizza la stessa fonte d’acqua. Ma più che made in Italy vogliamo trasmettere il valore di Italian style.

Sono all’orizzonte competitor sul mercato italiano. La spaventa?
Al contrario. L’ingresso sul mercato di altri player sarebbe un rafforzativo del brand di categoria.

Women in Coffee, nuovi progetti con Federica Pellegrini

Carolina Vergnano e Federica Pellegrini
Carolina Vergnano e Federica Pellegrini
Caffè Vergnano prosegue il suo impegno a sostegno delle donne che lavorano nelle piantagioni al fine di favorirne l’empowerment accanto alla pluricampionessa di nuoto.

Women in Coffee, l’impegno di sostenibilità che dal 2018 vede Caffè Vergnano schierato dalla parte delle donne, prosegue il suo cammino e si arricchisce di nuove pagine grazie alla collaborazione tra la Torrefazione torinese e pluricampionessa di nuoto che nell’ultimo anno ne ha accompagnato il cammino. 

I prossimi capitoli del progetto volto a sostenere le donne e promuoverne empowerment, cultura e istruzione, sono stati raccontati nell’ambito di Host da Carolina Vergnano e Federica Pellegrini e delineano un 2024 con tante novità per Women in Coffee, a cominciare dalla creazione di una rete sinergica tra Accademie in tutti i Paesi di coltivazione del caffè, con l’obiettivo di costruire un ponte tra Chieri (TO) e le zone da cui provengono i chicchi verdi.

Far viaggiare l’Accademia portavoce del credo aziendale, costituirà quindi un punto di partenza per creare dei veri e propri centri di formazione che possano dare alle donne la possibilità di migliorare le proprie competenze, acquisire maggiore consapevolezza e arricchirsi professionalmente, con l’aiuto dei Coffee Expert dell’Accademia. 

Un sogno in rosa quello del Brand, che condivide la stessa visione di Federica (fondatrice della Fede Academy, un’accademia per giovani talenti del nuoto) volta a valorizzare la formazione e l’istruzione: valori inestimabili e fondamentali. 

Anche il percorso tra l’azienda e la campionessa olimpica di nuoto proseguirà nei prossimi mesi, con la missione di continuare a supportare il mondo femminile e dar vita insieme ad iniziative concrete ed importanti. 

Per Caffè Vergnano la sfida è rendere il proprio caffè parte di un cambiamento sostenibile che guardi al futuro. L’azienda piemontese è infatti da sempre convinta che l’unica soluzione per uno sviluppo ambientale davvero sostenibile sia quella di prestare attenzione alle piccole e grandi azioni dell’agire quotidiano.

Per questo motivo mette al centro la tutela del pianeta, la qualità dei prodotti e la sicurezza delle persone e compie ogni scelta con coscienza e forte responsabilità, nel rispetto dei valori familiari che da sempre ne caratterizzano il DNA.  

Per Caffè Vergnano la sostenibilità non è solo ambientale, ma anche sociale e Women in Coffee ne è la testimonianza.

Nato come progetto di raccolta fondi a favore delle donne che lavorano nelle piantagioni, oggi è diventato un contenitore più ampio di iniziative che spaziano dalla difesa dell’empowerment femminile alla promozione dell’equità di genere per arrivare ad azioni concrete a sostegno di cultura e istruzione.

Ancora più ricca l’offerta di packaging green di Imballaggi Alimentari

Imballaggi Alimentari MY TRAYS
Con le gamme di contenitori Square Bowls e di vassoi My Trays continua ad ampliarsi sempre all’insegna dell’innovazione sostenibile la proposta di pack monouso per il servizio di bevande e alimenti dell’azienda toscana.

Per conquistare e fidelizzare i clienti i gestori dei locali scelgono con sempre maggior attenzione materie prime e prodotti con l’obiettivo di dare vita una proposta accattivante e di alta qualità. Altrettanta attenzione va però rivolta anche ai pack utilizzati per il loro servizio, optando per soluzioni pratiche e di qualità, ma che insieme abbiano un occhio di riguardo per l’ambiente. La riduzione dell’impatto ambientale è infatti un tema ha assunto molta rilevanza presso i consumatori che premiano le realtà impegnate su questo fronte. Specializzata nella produzione e sviluppo di soluzioni con tutte queste caratteristiche è Imballaggi Alimentari, che da sempre pone la questione ambientale al centro del suo operare. Un valore che insieme all'innovazione tecnologica, all’attenzione alle esigenze emergenti del mercato, a un servizio puntuale ed efficiente ne hanno fatto una delle maggiori realtà del food packaging, con una presenza in 72 Paesi del mondo e oltre 9.000 clienti B2B serviti.

Specializzata nello sviluppo e produzione di pack monouso per il servizio di alimenti e bevande, l’azienda di Sinalunga (Siena) di recente ha ampliato la sua già ricca offerta per il fuoricasa con Square Bowls e My Trays, due nuove linee di contenitori milleusi per alimenti.

Sostenibilità e prestazioni

Entrambe le gamme sono realizzate in un foglio di carta unico, costituito da carta avana kraft accoppiata con PE, soluzione che rende i pack impermeabili sia a cibi che contengono acqua sia a quelli che contengono oli. La loro anima green è attestata dalla certificazione Fsc (Forest Stewardship Council) che garantisce la corretta gestione forestale dei materiali utilizzati e dopo l’uso si possono gettare nel cestino della carta, facilitando la raccolta differenziata, e quindi il recupero, e semplificando, al tempo stesso, la vita ai gestori e ai loro clienti.

Più nel dettaglio, Square Bowls è una linea di contenitori di forma quadrata, disponibili in diverse dimensioni che possono contenere una grande varietà di preparazioni food calde e fredde, come, per fare qualche esempio insalate di pasta o di riso, zuppe, macedonie. I contenitori possono essere dotati di coperchio in PET, facendone in questo modo una soluzione perfetta anche per il servizio di asporto.

Disponibili in diverse dimensioni sono anche i vassoi che compongono la linea My Trays, anche questi molto versatili e ideali per esempio per il servizio di croissant, hamburger, panini, piadine, sandwich, affettati e formaggi, ma anche prodotti di pasticceria.

Inoltre, altro aspetto di praticità offerto da entrambe le gamme è la loro grande impilabilità, che permette di stoccarli risparmiando prezioso spazio.

Tutto per il food

Le nuove arrivatesi aggiungono alla vasta gamma di soluzioni pratiche e green firmata Imballaggi Alimentari. Proposta che, restando in ambito food, va dai box per alimenti ai portapanini, dai vassoi fino ai contenitori a due scomparti, ideali per accompagnare l’hamburger con le patatine o combinare primo e secondo piatto in un solo contenitore. Contenitori a base carta, ai quali si aggiungono i piatti in polpa di cellulosa e le posate bio e in legno, certificate compostabili.

La proposta per il beverage

Non meno ricca è l’offerta per il beverage. Qui troviamo, per esempio, la linea di bicchieri per bevande calde e fredde Only paper, realizzati interamente in pura cellulosa proveniente da una gestione forestale controllata.

O, sempre per bevande calde e fredde, la linea di bicchieri Bio-Eco, realizzata in polpa di bambù, materia prima che previene la deforestazione, grazie al ciclo di crescita rapido di questa pianta che evita l’abbattimento di alberi ad alto fusto che hanno bisogno di almeno 30 anni per ricrescere, con rivestimento interno in PLA, un polimero biologico derivato da prodotti vegetali.

Altri plus dei bicchieri di entrambe queste linee è che dopo l’uso si possono riciclare nella carta, oppure si possono gettare nel cestino dei rifiuti organici, in quanto compostabili. Inoltre, sono corredati da accessori, come coperchi e cannucce, realizzati negli stessi materiali.

Da Torino a Turi le nuove selezioni dei campionati Sca Italy

Lavazza 1895
Lavazza 1895
Si apre oggi la tre-giorni di competizioni presso la Factory 1895 di Settimo Torinese; da mercoledì prende il via la seconda tappa di selezione roasting presso Il Manovale a Turi (BA)

Prendono il via oggi 24 ottobre e si concluderanno il 26 le gare di selezione di quattro delle sette discipline del Campionato italiano di caffetteria del circuito Sca Italy. L’appuntamento è alla Factory 1895 di Settimo Torinese: qui il Gruppo Lavazza supporta Sca con il brand 1895 Coffee Designers by Lavazza. 

Il 24 ottobre ha in calendario la gara Barista, che consiste nel preparare in un tempo massimo di 10 minuti, quattro espressi e quattro bevande a base di caffè e latte caldo .

Mercoledì 25 ottobre le competizioni proseguono con Brewers, focalizzata sui metodi alternativi di estrazione. Il barista può usare qualsiasi metodo di estrazione adatto alla disciplina per effettuare la sua estrazione avendo a disposizione 10 minuti. I giudici valuteranno l’aspetto sensoriale e quanto questo coincida con quello presentato dal concorrente.

Giovedì 26 ottobre è protagonista la Latte Art: i concorrenti hanno a disposizione 12 minuti per preparare 6 bevande: due in free pour, due con altri metodi, ad esempio l’etching, per il decoro sulla crema di latte e due in free pour con l’utilizzo di una bevanda vegetale.

Il pomeriggio è la volta del Coffee in Good Spirits: in 12 minuti il concorrente deve preparare due bevande, una fredda e una calda, che unisca alcol e caffè; in una delle due bevande dovrà essere utilizzato un espresso.

Con queste competizioni si definisce la rosa dei concorrenti che andranno a gareggiare nelle finali nazionali in programma nell’ambito di Sigep 2024, tra il 20 e il 24 gennaio.

Il 25 ottobre prende il via anche la seconda tappa di selezione della gara Roasting a Turi (BA) presso la microtorrefazione Il Manovale. Si tratta di una gara complessa che si svolge nell’arco di tre giorni: il primo dedicato alla selezione e alla tostatura dei campioni di caffè; il secondo vede i concorrenti consegnare il piano di tostatura ai giudici e procedere quindi alla tostatura; il terzo giorno si effettua il cupping e viene proclamato il vincitore.

Accanto a Il Manovale, sono sponsor DM Italia, presente con la macchina tostatrice Giesen W6 a gas; il tostino campionatore Ikawa e Nuova Cipam, che commercializza i caffè specialty di One Kind of Green.

L’ultima tappa di selezione della gara Roasting avrà luogo presso Gearbox Coffee Roasters, Borgo San Lorenzo (FI) dal 14 al 16 novembre 2023. 

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