Barman? Ci vuole un fisico bestiale. Le strategie per mantenersi in salute

Il lavoro dietro il bancone è fisicamente molto impegnativo. Dagli esperti i consigli per instaurare buone abitudini che permettono di preservare la propria salute

Barman, ci vuole un fisico bestiale

L’industria della ospitalità è una grande macchina che ha i suoi ingranaggi in ogni angolo del mondo; ovunque si vada ci sarà sempre un bar, un albergo o un ristorante al cui interno lavorano un’infinità di figure professionali che quotidianamente seguono l’obiettivo di soddisfare dei perfetti sconosciuti. La cosiddetta “bar Industry” poi, è una famiglia ogni giorno più numerosa e interconnessa, che sta vivendo da qualche anno un periodo florido e professionalmente stimolante. Oggi essere un barman è sempre più una scelta di vita, di carriera e un mestiere che, con fatica, è finalmente uscito dal luogo comune del “lavoro di ripiego”. Essere un barman oggi, parliamoci chiaro, è anche piuttosto divertente.

Stress professionale

Ma in mezzo a tutte le risate, i brindisi e i bei momenti c’è un grande “elefante dentro la stanza” che non possiamo continuare ad ignorare: così lo ha definito  Tim Etherington-Judge, che abbiamo intervistato durante l’ultimo Bar Convent di Berlino. Infatti, se il business dell’ospitalità gode di ottima salute, in molti casi non si può dire lo stesso delle persone che ne fanno parte. Lunghe ore di lavoro fisico in un ambiente stressante, alimentazione sbilanciata, stress economico dovuto alle paghe basse e al lavoro non sempre sicuro, sonno irregolare e facile accesso all’alcool. Tutto questo combinato assieme porta con sé una serie di sintomi che possono includere ansia, depressione, dipendenza da alcool o droghe, dolori cronici, dermatiti e tanto altro ancora.

Tim lavora da oltre vent’anni nell’industria dell’ospitalità ad alti livelli. Per anni è stato global ambassador di un famoso brand di Whiskey, vivendo con un passaporto e un trolley sempre con sè; il tutto con un drink costantemente tra le mani e un sorriso sul volto. Poco meno di tre anni fa ha avuto un collasso psicologico che lo ha portato a un tentativo di suicidio durante un importante bar-show. Da quel momento ha capito che qualcosa stava andando molto storto, e ha cominciato a guardarsi intorno, scoprendo casi simili. Non a caso in pochi anni il mondo dell’ospitalità ha visto sparire prematuramente figure di spicco come Henry Besant, Sasha Petraske o Gregor de Gruyther.

Verso uno stile di vita più sostenibile

“Qualcosa deve cambiare”. Questa è la frase che Tim ed i suoi soci avevano in testa quando due anni fa hanno deciso di fondare Healthy Hospo, una comunità composta da professionisti dell’ospitalità, che fornisce supporto, informazioni, consigli e training per costruire una industry più sana e consapevole. Molto spesso i barman presentano il proprio mestiere come uno “stile di vita”, piuttosto che come un lavoro, ed è normale che quello stile di vita non sia uno dei più sani: se cominciassimo ad approcciarsi in maniera differente al nostro lavoro, capiremmo che pochi piccoli cambiamenti possono avere un grande effetto positivo sulla nostra salute sia fisica che mentale.

Seguire un programma di esercizio fisico di almeno 30 minuti tre volte a settimana, rinunciare a qualche shot e drink extra, magari cominciando a domandarsi se veramente abbiamo bisogno di quel drink dopo lavoro. Provare a fare meditazione, yoga o qualsiasi altra pratica che possa tener lontana la mente dallo stress e l’ansia; anche una semplice passeggiata nella natura ha degli effetti positivi sull’umore e sul benessere mentale. Costruirsi un hobby che non abbia a che fare con il proprio lavoro, coltivare delle amicizie che abbiano interessi e che facciano una professione diversa dalla nostra: sono cose che costano poco impegno e che possono effettivamente migliorare la qualità della nostra vita.

Ginnastica posturale

“Healty Hospo” e chi ne fa parte non sono gli unici che negli ultimi anni hanno cominciato a studiare queste tematiche, e nel tempo sono nate figure professionali che dedicano il proprio lavoro alla ricerca di soluzioni ai problemi dei barman e degli addetti ai lavori dell’ospitalità. Una di queste è Marcia Polas, newyorkese con origini italiane, che ha parlato per la prima volta in Europa (sempre durante il BCB) del suo programma di esercizi posturali creato ad hoc per contrastare i dolori che più frequentemente colpiscono i bartender. I suoi corsi la stanno portando in giro per tutti gli Stati Uniti. Marcia non è solita dispensare consigli generici, perché ogni caso che segue è diverso dagli altri; ma parlando con lei abbiamo raccolto alcune piccole pratiche che possono essere di grande aiuto. Per esempio non indossare ogni giorno le stesse scarpe con cui lavoriamo, perché anch’esse tendono a prendere una forma che condiziona tutta la nostra postura (alternativamente, avere almeno una coppia di solette extra, da intercambiare ogni giorno). O ancora, immergere di tanto in tanto gambe e braccia in acqua calda con sale, per reidratare la propria fascia (il tessuto connettivo dei muscoli). Utile anche migliorare la postura durante il sonno, fare qualche minuto di stretching per le gambe al risveglio, cambiare braccio con cui shakeriamo, per non fare sempre pressione su un solo lato della nostra schiena e su un solo gomito.

Quelle di Marcia sono soluzioni applicabili senza il sussidio di mezzi particolari e senza dover andare in palestra; il suo programma dedicato ai barman è forse l’unico caso al momento presente nel panorama degli studi posturali.

L'alimentazione più utile

Un altro esempio virtuoso viene proprio dall’Italia, ed è quello di  Eleonora Buratti. Giornalista, scrittrice e studiosa di comportamenti alimentari, che con Tecniche Nuove ha recentemente pubblicato la seconda edizione di “La dieta dei mestieri”, un libro che analizza il rapporto tra alimentazione e lavoro, e di fornire consigli su che tipo di alimentazione si dovrebbe avere in relazione al mestiere che facciamo: non stupisce scoprire che nei settori della ristorazione risulta alto il consumo di grassi animali, alcol, carni rosse, latticini, zucchero raffinato e alimenti ad alto contenuto di carboidrati. Ciò che forse ignoriamo è che un consumo eccessivo di farina raffinata e zuccheri non aiuta la schiena, i piedi e le ossa, perché sono alla base di numerose malattie osteo-articolari. Sono alimenti da usare con moderazione, in combinazione con cibi ricchi di vitamina C e antiossidanti.

3 Commenti

    • Ciao Luigi, i riferimenti di Healthy Hospo e del libro sulla dieta dei mestieri li trovi all’interno dell’articolo

  1. Condivido totalmente..
    Consiglio di ossigenare più spesso il nostro cervello con delle piccole uscite …
    solo così possiamo capire quali sono i punti di forza e quelli di debolezza.

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