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Thè Zero di San Benedetto è ora anche in lattina sleek total black

Thè Zero Zucchero San Benedetto

È disponibile in un nuovo formato la linea di Thè Zero Zucchero di San Benedetto. Il nuovo pack, dedicato al fuori casa, è una lattina sleek da 33 cl dall’aspetto accattivante, grazie a una grafica total black arricchita da dettagli metallizzati, che regalano al prodotto un’immagine contemporanea e grintosa. Immagine che vuole riflettere le peculiarità del prodotto: una bevanda che garantisce tutto il gusto del tè senza rinunce, grazie all’assenza di zuccheri aggiunti.

Disponibile nei classici gusti pesca e limone e nel sempre più apprezzato tè verde, la gamma Thè Zero Zucchero è stata infatti pensata in linea con i nuovi trend salutistici, che tendono a evitare il consumo di zuccheri e di una quantità eccessiva di calorie. La risposta di San Benedetto alla crescente domanda di bevande più sane da parte di un pubblico che anche nei consumi al bar è sempre più attento al proprio benessere fisico.

Dissetanti, fresche e da gustare in ogni momento della giornata, le tre referenze sono ottenute da una miscela di pregiati tè infusi in acqua minerale naturale. Il nuovo formato si aggiunge a quelli già presenti sul mercato, la bottiglia da 0,5 l, per il consumo on-the-go, e da 1,5 l per un consumo in famiglia.

Nuova vita vintage (con cocktail) per il Twa Flight Center del Jfk

Twa Flight Center
Al Twa Hotel del JFK di New York tutto è pensato per far rivivere ai clienti l'età d'oro dell'aviazione americana, con una proposta cocktail che richiama i fasti degli anni Sessanta

All’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York ha aperto il Twa Hotel, affascinante mosaico di camere, ristoranti, caffetterie e cocktail bar. La nuova struttura ha preso il posto del Twa Flight Center del JFK, capolavoro architettonico in stile neo-Futurista progettato da Eero Saarinen e inaugurato nel 1962. L’edificio era in disuso dal 2001, e ora è stato riportato a nuova vita grazie al progetto sviluppato da Mcr/Morse Development di Tyler Morse (94 hotel in 24 Stati), con un investimento di più di 300 milioni di dollari. Frequentato da clienti da ogni parte del mondo, lavoratori dell’aeroporto, assistenti di volo e piloti, è molto amato anche dai newyorchesi e fanatici di aviazione che, nonostante l’ora e passa di strada che serve per raggiungerlo da Manhattan, si siedono volentieri ai suoi tavoli.

I suoi 3 bar sono gestiti dal Gerber Group, con sede a Manhattan, che dal 1991 controlla vari locali a New York, Washington, Atlanta. «Il traffico sulla pista è davvero intenso - dichiara l’amministratore delegato Scott Gerber - ma il nostro spazio, inaugurato lo scorso maggio, è sorprendentemente tranquillo». Per la cronaca Scott Gerber è il fratello di Rande Gerber, marito di Cindy Crawford e partner di George Clooney nel lancio di Tequila Casamigos, venduta nel 2017 a Diageo per un miliardo di dollari.
I drink degli attuali tre cocktail bar, tutti firmati da The Gerber Group team, vanno dai 16 dollari in su e si ispirano ai drink più popolari degli anni Sessanta e a quelli legati al mondo dell’aereonautica, ma l’offerta dei tre locali - Connie Bar, Sunken Lounge e Pool Bar - è ben differenziata l’una dall’altra.

Tre proposte ben distinte

Al Connie Bar è presente una lista di classici: Negroni, Old Fashioned, Manhattan, Royal Ambassador Martini e Shirley Temple. E il Connie è anche il più insolito dei tre locali. È stato ricavato all’interno di un Lockheed Constellation L-1649A. L’aeroplano, costruito nel 1958 e soprannominato per l’appunto “Connie”, venne abbandonato per far posto al più moderno Boeing 707. L’anno scorso Connie fu acquistato da Mcr/Morse e restaurato nel Maine. Prima di essere collocato nell’attuale sede ha avuto anche una passerella trionfale passando dalla centralissima Times Square a New York. All’interno dell’aereo sono presenti sedili originali del 1958 e tavolini (per 2 persone) posizionati lungo le pareti dell’abitacolo. E nella cabina di pilotaggio, aperta a tutti, si può spingere l’acceleratore, giocare con la barra di comando e guardare il radar del JFK.

Il Pool Bar del Twa Hotel si trova invece in cima a uno dei 2 edifici dell’hotel. Qui si servono cocktail rinfrescanti come il Watermelon Collins (gin Aviation, anguria, succo di limone, sciroppo d’agave e club soda); l’Howard Hughes (Hennessy Vsop Privilège, Crème de Violette, succo di limone e ginger beer); il Royal Ambassador (succo d’arancia, Grand Marnier e Champagne) e il Boccie Ball (Disaronno, succo d’arancia e club soda).
Il Pool Bar, aperto ai clienti dell’hotel e solo su prenotazione agli ospiti senza valigia, è collocato accanto alla piscina a sfioro (che può essere riscaldata fino a 38°C), fotocopia di quella presente all’Hotel du Cap-Eden-Roc a Cap d’Antibes in Costa Azzurra. Qui si gode la vista sui terminal 4 e 5 e sulla pista 4 Left/22 Right, lunga più di 3 chilometri.

E il Twa Hotel? Tutto ruota attorno alla cura per i dettagli. A iniziare dall’arredamento che rende omaggio al glorioso passato della struttura con tappeti rosso brillante e mobili d’epoca. Per proseguire con il personale: camerieri e addetti indossano divise ispirate a quelle originali degli assistenti di volo Twa. Nelle camere, nei ristoranti e nei bar vengono anche distribuite copie delle riviste Life del ’62. E al Sunken Lounge, centro nevralgico di tutta la struttura, si servono drink dai nomi ispirati al mondo dell’aviazione, ad esempio Come fly with me e The Howard Hughes, intitolato al magnate americano che tanto contribuì all’industria cinematografica e aeronautica.

Insomma Space Age, aviazione e un salto nel passato d’oro dell’America anni Sessanta rappresentano qui un cocktail vincente.

MyBioma Cupiello, novità per una colazione a tutto benessere

Cupiello_MyBioma_cornetto
L'azienda napoletana lancia un cornetto pensato per una colazione a tutta salute. Adatto anche a chi segue un regime alimentare vegan

L’attenzione al benessere correlato al corretto stile alimentare è un trend “forte”, a cui le aziende votate a qualità e innovazione sono sempre più sensibili. Come ha fatto Fresystem, l’azienda campana che sotto il brand Cupiello ha presentato una significativa novità: MyBioma, il cornetto a base di lievito madre fresco e ricco di fibre da 10 origini differenti, capaci di favorire la funzionalità del microbioma intestinale (l'insieme dei microrganismi che popolano il nostro apparato digerente, indispensabili per il nostro benessere). Si tratta di un prodotto surgelato che, una volta cotto (in forno ventilato a 170°C per circa 25 minuti) risulta leggero e fragrante: si presenta come un classico cornetto vuoto ai cereali, realizzato con lievito madre Cupiello fresco lasciato a lievitare 36 ore, nel cui impasto c’è un importante apporto di fibre di 10 origini differenti: frumento, segale, orzo, bambù, semi di papavero, noci, agrumi, piselli, patate e lino. Proprio questo mix di fibre alimentari, studiato in collaborazione con il prof. Danilo Ercolini - docente di Microbiologia presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II - è mirato a nutrire il microbioma, favorendo la diversità e l’equilibrio tra ceppi batterici. Privo di latte e uova, è indicato anche per la clientela vegana. Il nuovo cornetto MyBioma – in cui la presenza di lievito madre contribuisce in modo sostanziale a mantenere la propria fragranza per molte ore – è distribuito nel canale horeca e valorizzabile sul banco bar grazie a un’apposita alzatina personalizzata, dotata di cloche trasparente. Il nuovo cornetto è fra le novità presenti al Sigep di Rimini (Pad B/, stand 160). Dopo questo primo lancio è previsto anche un allargamento di gamma, con nuovi formati più piccoli, pensati per le esigenze dell’hotellerie.

Il Caraibico di Caffè Camardo nella mystery box di #CMG2020

Il Caraibico Master Baristi di Caffè Camardo, official sponsor della Coppa della Gelateria 2020, è uno dei prodotti del paniere della misteri box

Caffè Camardo è Official Silver Sponsor della IX Edizione della Coppa del Mondo della Gelateria, la dolce competizione che si terrà dal 19 al 21 Gennaio 2020 presso l’Arena Hall Sud di Rimini Fiera (stand 014). La coppa del Mondo della Gelateria, a cadenza biennale, è uno degli eventi più attesi del 2020.

  • “Altro…”

    Giunta alla IX edizione, si rivolge ai professionisti della gelateria, pasticceria ed alta gastronomia, selezionati tra i migliori professionisti nei 5 continenti ed offre un’occasione unica di confronto e stimolo delle singole professionalità, con 11 squadre selezionate in tutto il mondo. Otto le prove previste in questa nona edizione, tra cui la Mystery Box.

    Caffè Camardo è l’ingrediente protagonista della Mystery Box nel gelato al caffè della Coppa del mondo della Gelateria 2020, con il suo Caraibico Master Baristi®, un Espresso dal gusto armonioso e vellutato. Grazie ai suoi profumi ed aromi e alla sua naturale dolcezza, Caraibico Master Baristi® è ideale per accompagnare la degustazione dei dolci, nonché un ingrediente perfetto per il gelato e tutte le preparazioni a base di caffè.

    Tra le eccellenze di Caffè Camardo si inserisce il progetto Baya Roja, Arabiche selezionate provenienti dalle migliori aree di coltivazione del caffè Arabica al mondo.

    L'azienda vi aspetta anche presso il PAD A1 Stand 004 presso il Sigep.

Tornano a Milano le cene letterarie, con cocktail, di rum Zacapa

Zacapa Noir Festival

Dopo la pausa natalizia, riparte il Zacapa Noir Festival, la kermesse culturale internazionale ideata dal rum del Guatemala. Tornano a Milano, dunque, gli appuntamenti all’insegna della grande letteratura noir, prestigiosi distillati e arte della miscelazione, con nuove dieci date, a partire dal 22 gennaio fino al prossimo giugno, in programma al Memo Restaurant, un ex cinema-teatro ora trasformato in ristorante dalle atmosfere che conservano tutto il sapore degli iconici jazz club: una location ideale per celebrare il sodalizio tra letteratura, cibo e buon bere.

Inaugurato lo scorso settembre, il Festival è stato ideato da Zacapa con la volontà di proporre una nuova idea di esperienza letteraria. Un’esperienza che, attraverso una serie di incontri con un parterre di scrittori di primo piano nel panorama letterario internazionale, coinvolgendo anche giornalisti, musicisti e artisti, facesse da ponte tra mondi differenti, quali quello della letteratura, nello specifico la letteratura noir, sempre più intesa come chiave per raccontare i luoghi, le persone, e le tante diverse realtà del nostro quotidiano, e quello del bere bene. Mondi che, pur nella loro diversità, condividono la stessa idea di piacere e ricchezza culturale.

Letteratura, cocktail, rum e buon cibo sono infatti gli ingredienti che caratterizzano ogni serata. Tutti gli appuntamenti si aprono infatti con un cocktail di benvenuto a base di rum Zacapa ispirato agli scrittori ospiti e appositamente creato da Francesco Bonazzi, bartender del Mag Cafè di Milano. Al brindisi segue poi la cena, con un menu anche questo ispirato al tema della serata, per proseguire con una degustazione dei pregiati rum Zacapa, guidata da Franco Gasparri, master ambassador Diageo per l’Italia, per poi procedere con l’incontro con gli autori ospiti.

Gli appuntamenti in programma e i cocktail

La nuova serie di appuntamenti si apre il 22 gennaio con l’incontro con Simona Vinci e Loriano Macchiavelli, moderato da Paolo Soraci. Cocktail protagonista della serata è Nettuno che rende omaggio a Bologna e insieme alla Grecia, rispettivamente, città di origine di Macchiavelli e d’adozione della Vinci e Paese dove è stato ambientato La Prima Verità, ultimo romanzo della Vinci. Nettuno è il nome latino del dio greco del mare Poseidon, e proprio nel centro di Bologna sorge la Fontana del Nettuno, che insieme alla Torre degli Asinelli è il simbolo della città. L’omaggio prosegue anche nella scelta degli ingredienti che accompagnano la base di Zacapa Edición Negra: sciroppo di aneto, spezia presente nel tzatziki, salsa molto diffusa in Grecia, marmellata di mandarino e liquore ai frutti, che rimandano ai dolci bolognesi a base di canditi, e succo di limone a bilanciare il tutto.

Street Falvour_ZacapaSi prosegue il 13 febbraio con l’incontro con lo scrittore americano Ryan Gattis, moderato da Giacomo Papi. Ad accompagnare la serata, il drink Street Flavouri, ricco di rimandi alla cultura urbana di Los Angeles, città dove lo scrittore vive e lavora e al centro dei suoi libri. Il cocktail è infatti composto da sciroppo a base di popcorn e caramello, che richiama i food truck disseminati agli angoli delle strade della metropoli californiana, e da un cordial lime alla birra, bevanda molto amata nella patria del fast food, e al peperoncino, spezia molto usata dalla comunità latina che rappresenta quasi la metà della popolazione di Los Angeles, che va a esaltare le note di Zacapa 23.

My City, My Game_ZacapaIl 19 febbraio è invece la volta di David Peace e Enrico Franceschini, con Carlo Annese come moderatore. My City, My Game è il drink ideato da Bonazzi per i due autori, veri e propri giramondo che nei loro scritti hanno saputo trasmettere i tratti culturali delle città dove hanno vissuto. È composto da Zacapa Edición Negra miscelato con cordiale a base di erbe di campo, shiso, ingrediente centrale nella cucina giapponese, pepe, molto utilizzato nei pudding tipici del West Yorkshire (Inghilterra), terra d’origine di Peace, e bitter.

In programma il 4 marzo l’appuntamento con Veit Heinichen e Andrea Cotti, moderato da Paola Zanuttini. Far East è il cocktail loro dedicato, un omaggio allo scrittore tedesco, trasferitosi da oltre 20 anni a Trieste, quindi nel nostro estremo Nord-Est, e a Il cinese, romanzo nel quale Cotti tratta il tema della connivenza criminale sino-italiana. Nella sua formula troviamo liquore all’arancia, sciroppo di noci al cacao amaro, decotto di albicocca, ingredienti che richiamano i tradizionali dolci del Nord Europa, e fermentato di riso, frutto di un processo cinese dalla tradizione millenaria, uniti a Zacapa 23.

L’incontro successivo, il 18 marzo, è con lo scozzese Alan Parks e l’emiliano Valerio Varesi. Smoky Lands è il drink pensato per la serata, nel quale il bartender del Mag ha fatto incontrare, armonizzandoli, i sapori tipici delle terre dove i due autori vivono e ambientano i loro romanzi. Insieme a Zacapa Edición Negra, è composto infatti da sciroppo di carote, uno degli accompagnamenti più comuni della cucina emiliana, acqua di viola e rosmarino, quest’ultima spezia presente nel condimento dei bolliti nelle province sotto il Po, e vermouth di Malvasia, vitigno che ha sui colli parmensi una pregiata varietà Doc, per l’occasione affumicato in omaggio alle note smoky e ai sentori torbati di molti whisky scozzesi.

Bellezza del GolfoMaurizio de Giovanni è l’autore protagonista dell’appuntamento del 25 marzo, moderato da Carlo Annese. Il cocktail Bellezza del Golfo celebra la bellezza della sua città, Napoli, attraverso una scelta di ingredienti, quali sciroppo di origano e un cordiale al basilico, che ne richiamano il piatto tipico, e acqua di fiori di arancio e succo di limone, altri tipici sapori mediterranei, che vanno a unirsi a Zacapa 23.

Tea LadiesTutto al femminile l’incontro in programma l’8 aprile con Hannah Tinti e Nadia Terranova. A loro Bonazzi ha dedicato Tea Ladies, dove Zacapa Edición Negra è miscelato con tè earl grey, a rievocare il Tea Party, la protesta dei coloni americani che nel 1773 a Boston, città natale della Tinti, dette il via a una serie di eventi che portarono alla guerra di indipendenza dall’Inghilterra. Shrub di mandorla e zafferano, gli altri ingredienti che insieme al succo di limone richiamano la pienezza dei sapori di Sicilia, la regione della Terranova. Il cocktail è completato da uno sciroppo di burro, base della Boston Cream Pie, dolce tipico della città e del Massachusetts.

Stage DuetLa data successiva è il 6 maggio, con l’incontro con Michael Zadoorian e l’attore e sceneggiatore Tony Laudadio, moderato da Alba Solaro. Ad accompagnare l’evento il drink Stage Duet, preparato con Zacapa 23, infuso di sandalo, spezia ricorrente nelle poesie di Raymond Carver, le cui opere hanno spinto Zadoorian a dedicarsi alla scrittura, vino a base di caffè, compagno dell’attore durante le estenuanti prove, e menta, pianta assunta sin dall’antichità per schiarire la voce sul palco. A questi si aggiungono miele e sale, a richiamare il rapporto dolce e pungente che caratterizza i protagonisti di Second Hand, uno dei romanzi dello scrittore americano, e succo di limone a bilanciare il tutto.

ll 27 maggio l’appuntamento invece è con Tayari Jones, mentre a moderare l’incontro sarà Francesco Costa. Il cocktail della serata è My Roots, preparato con Zacapa Edición Negra e ingredienti cari alla scrittrice americana, quali una tintura di melanzane, cardamomo e lime, e tipici della cucina di Atlanta, la sua città, come la gomma arabica alle noci, della quale la Georgia è grande produttore e presente in molte salse e piatti dello stato, e vermouth all’aceto, che richiama il consumo tipico statunitense di pickles.

Country Shadow_ZacapaChiude la rassegna l’incontro con Daniel Woodrell, moderato da Piero Colaprico. Anche in questo caso il cocktail dedicato, Country Shadow, è una rievocazione in forma liquida dei luoghi narrati nei romanzi di Woodrell, le piccole comunità rurali della provincia americana, nello specifico del Missouri. Pochi e semplici ingredienti ne compongono la ricetta: Zacapa 23, bitter al pane e distillato ai cereali, a rappresentare l’economia essenzialmente agricola dello stato del Midwest, succo d’uva, omaggio ai suoi vitigni che cominciano ad affermarsi anche al di fuori degli Usa, e ferrochina, ricostituente ampiamente utilizzato nel secolo scorso negli ambienti popolari.

Iyo Aalto, l’experience nipponica più autentica è a Porta Nuova

Iyo Aalto, ultimo progetto dell'imprenditore Liu, propone una doppia esperienza per vivere il Giappone più autentico: un sushi banco tradizionale sul modello edomae zushi di Tokyo e un elegante ristorante gastronomico

Dove se non a Milano poteva essere aperto Iyo Aalto,il secondo locale dell'omonimo gruppo nipponico dopo Iyo Taste Experience, l’unico ristorante giapponese premiato con una stella Michelin in Italia.  E in quale zona se non nel quartiere di Porta Nuova, il più contemporaneo e internazionale della città. Un ristorante, quello progettato dall’architetto Maurizio Lai, al primo piano della Torre Solaria in piazza Alvar Aalto (da cui prende nome), che rispecchia l’esperienza gastronomica voluta dall'imprenditore Claudio Liu, classe 1982, e dove la tradizione nipponica viene evocata senza stereotipi e luoghi comuni. Così la tradizione edomae zushi e i più contemporanei sapori della cucina del Sol Levante trovano nel banco sushi e nell’elegante ristorante, rispettivamente i luoghi d’azione dei sushi master Masashi Suzuki e Luciano Yamashita e dello chef Domenico Zizzi.

  • “Altro…”

    Edomae zushi è l’insieme di rituali rigorosi nati a Tokio all’inizio dell’Ottocento, che si basa sulla stagionalità e la selezione quotidiana del pesce più pregiato e del riso. Un rito messo in atto attraverso un percorso (omakase letteralmente “lascia fare a me”) scelto ogni giorno dai sushi master che alterna nigiri, serviti secondo una rigorosa stagionalità, e una sequenza progressiva di grassezza e umami, ad assaggi di cucina al vapore o ai fumi di una griglia robatayaki accompagnati da abbinamenti di vino, sake e tè. Ukiyo (mondo fluttuante) è invece il menu degustazione in 9 passaggi del ristorante gastronomico, in base alla stagione e alla disponibilità quotidiana, che viene servito nel ristorante a tutti i commensali dello stesso tavolo. Per accompagnare le due esperienze gastronomiche (banco sushi e ristorante gastronomico), il primo maitre e head sommelier Savio Bina ha selezionato vini, sake, tè, distillati, liquori e whisky giapponesi. La carta dei vini conta su 600 referenze, con una predilezione per la Borgogna, le bollicine, lo Champagne e i vini biodinamici. Avveniristica la  cantina a parete su misura che collega la sala e il sushi banco alla cucina a vista. Si tratta di una tra le più grandi mai realizzate: misura 3,5 metri per 10 metri e può ospitare fino a 1.600 bottiglie, con 6 diverse zone di temperatura. (foto Andrea Martiradonna). M.T.

Panettone Day, il concorso riparte da Sigep

Panettone Tradizionale_1°Classificato_Francesco Bertoli
Panettone Tradizionale 1°Classificato, di Francesco Bertolini

Il concorso che mette a confronto gli artigiani del panettone di tutta Italia, il Panettone Day quest'anno alla sua ottava edizione, nel 2020 apre le danze in contemporanea con il Sigep. Quest’anno, in occasione della fiera riminese, l'organizzazione del concorso - ideata da CSM Bakery Solutions - promuove varie attività tra talk, degustazioni e laboratori, che vedranno coinvolti i protagonisti dell’edizione 2019. E anche la nostra testata Ecco il calendario degli incontri.

Sabato 18 gennaio - ore 15 - Sala Mimosa

Assitol e AIBI presenteranno la ricerca promossa da CSM Bakery Solutions (promotrice, con il marchio Braims, del concorso Panettone Day), in collaborazione con Nielsen e che fa il punto sulle dimensioni del mercato del Panettone in Italia, individuando e fotografando il percepito dei consumatori del prodotto artigianale, analizzandone le dinamiche di acquisto e identificando opportunità di crescita future.

Lunedì 20 gennaio - ore 14.30 - stand Dolcegiornale (Pad Hall Sud - stand 4)

I tre vincitori dell’edizione 2019 di Panettone Day saranno protagonisti in un talk show condotto dal direttore di Dolcegiornale Rossella De Stefano sul tema “Oltre il Panettone: possibilità di innovazione e limiti alle proposte creative”.

Lunedì 20 gennaio - ore 16.00 - stand Novacart (Pad D5 - stand 35)

I protagonisti del concorso Panettone Day 2019 racconteranno la loro esperienza e il loro vissuto da vincitori del contest, in un momento di degustazione aperto al pubblico e ospitato dallo sponsor Novacart.

Martedì 21 gennaio - ore 11.00 - stand FB (Pad C6 - stand 01-07-60-08-28)

Conferenza stampa di presentazione del nuovo sponsor del concorso. Per l’occasione sarà proposto un abbinamento di gelato al panettone preparato per FB da Paolo Brunelli e degustato assieme alle proposte dei tre vincitori della settima edizione di Panettone Day.

Martedì 21 gennaio - ore 16.00 - stand Callebaut (Pad C7 – stand 139-140)

I tre vincitori di Panettone Day si cimenteranno nella glassatura del panettone con cioccolato Ruby e audaci abbinamenti sotto la guida della Pastry Queen Silvia Federica Boldetti.

L’Internet delle cose al bar: scopri cosa può fare

Internet delle cose
La Classe 11 di Rancilio, dotata di software di telemetria Connect e collegata all'App Snap&Shake
Assistenza, manutenzione, controllo consumi, gestione settaggi, aggiornamenti ecc, tutto da remoto: l'Internet delle Cose si fa largo al bar

La chiamano IoT, Internet delle Cose. Tra le nuove tecnologie digitali è forse quella che sta cambiando più di ogni altra le nostre vite quotidiane, perché realizza una connessione diretta sul web tra di noi e gli oggetti che utilizziamo: la nostra auto, la bici a noleggio, la televisione, il modo con cui paghiamo il conto o controlliamo i consumi del telefono o dell’elettricità. Secondo le stime più attendibili, già oggi sono oltre 20 miliardi, nel mondo, gli oggetti connessi al web e la cifra è destinata ad aumentare a dismisura. In Italia questa tecnologia alimenta un mercato che, stando ai dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, vale 5 miliardi ed è cresciuto nell’ultimo anno del 35%, in media con quanto avviene in Europa e nel mondo.

La misurazione dei consumi

Questo boom è alimentato soprattutto dalla massiccia campagna delle utility energetiche italiane che stanno sostituendo nelle nostre abitazioni i vecchi contatori di gas e luce con modelli nuovi e connessi alla rete, in grado di fornire servizi di “smart metering”, cioè di misurazione intelligente dei consumi. Strumenti che possono essere utilizzati anche dal gestore del bar per capire più nel dettaglio in quali orari del giorno si verificano i consumi più elevati o anche per capire se qualche attrezzatura non funziona in modo adeguato, assorbendo più energia di quanto dovrebbe. Esistono infatti misuratori ad hoc, che si inseriscono facilmente nell’impianto elettrico del bar e nelle varie prese di corrente, senza necessità di lavori di muratura e in aggiunta al contatore fornito dal gestore della rete, che consentono di affinare questi controlli e di rendere disponibili i dati dei consumi direttamente su un browser, e quindi da pc, smartphone o tablet.

I pagamenti digitali

Un altro ambito in cui l’IoT sta cambiando il mondo italiano dell’impresa, e di conseguenza anche il bar, è quello dei pagamenti digitali, che possono essere effettuati ormai con una molteplicità di strumenti, non solo bancomat o carte di credito, ma anche con gli smartphone, attraverso servizi come Apple Pay, Google Pay, Samsung Pay, PostePay, collegati a produttori o grandi corporation, o come Satispay, o addirittura con monete virtuali come i bitcoin.

La manutenzione preventiva delle attrezzature

Ma le applicazioni più interessanti dell’IoT per il mondo delle imprese riguardano soprattutto le attrezzature e configurano una serie di funzionalità generalmente definite come “manutenzione preventiva” o “manutenzione predittiva”. Il concetto si basa sul fatto che qualsiasi tipo di macchina connesso alla rete è in grado di inviare dati del proprio funzionamento sia all’utilizzatore, sia anche al produttore della macchina stessa (previa, ovviamente, l’autorizzazione di chi l’ha acquistata). Parliamo di informazioni sui consumi, sulle pressioni, sulle vibrazioni, che analizzate poi da software complessi, basati su algoritmi e su intelligenza artificiale, rivelano anomalie di funzionamento provocate dall’usura di parti o di componenti. Se il produttore è in possesso di queste informazioni per un gran numero di macchine installate nel mondo è in grado di definire, a livello statistico, la probabilità che una componente sia prossima alla rottura e di indicare quindi al proprietario della macchina che è necessario un intervento di manutenzione o di sostituzione.

L'esempio delle macchine per il caffè

La manutenzione preventiva o predittiva è un servizio sempre più diffuso nel mondo dell’industria, ma ancora pochissimo in quello della somministrazione e dell’ospitalità. Alcuni produttori di macchine per il caffè, però, si sono mossi in questa direzione e stanno introducendo modelli con una serie di funzionalità connesse, indirizzate all’assistenza e a prevenire che, a causa di un guasto, un bar si trovi impossibilitato a produrre caffè e cappuccini. Le strategie in atto sono diverse. La Marzocco, per esempio, come spiega il direttore marketing Tommaso Natale, inizierà «l’implementazione di tecnologie IoT sui prodotti per il mercato domestico, come le macchine GS3 e Mini, per verificarne le modalità di utilizzo da parte della clientela ed estenderle poi, in tempi brevi, alla gamma professionale». Rancilio ha da tempo sviluppato una app che consente la lettura di un codice bidimensionale, visualizzato sul display della macchina (nella foto), che contiene i dati di funzionamento e le impostazioni. Il Gruppo Cimbali punta su quella che definisce “bidirezionalità” della connessione wi-fi, cioè sulla possibilità che ha la macchina di comunicare informazioni al gestore e, viceversa, che ha il barista di trasmettere da remoto non soltanto settaggi, per esempio sulla pressione o sul tempo di estrazione, ma anche messaggi pubblicitari che possono essere riproposti dal display della macchina rivolto al publico.

Forni combinati e ricettari

Anche i produttori di attrezzature come i forni combinati hanno adottato con decisione la strada della connettività delle loro macchine, pensando soprattutto a semplificare la loro complessa attività di assistenza al cliente. In questo caso la connessione alla rete consente non soltanto di verificare le condizioni della macchina o di effettuare aggiornamenti del software o assistenza a distanza, ma anche di fornire ricchi ricettari, che l’utilizzatore può aggiornare continuamente e anche contribuire ad arricchire. Strategie che mirano a creare community di professionisti che utilizzano strumenti tecnologici e condividono con gli altri le loro esperienze di lavoro.

Infine, il bar connesso può utilizzare anche una serie di dispositivi nati per il mondo domestico, dagli home speaker o diffusori musicali ai controlli di luci, temperatura e consumi. Molti prodotti home possono essere utilizzati in esercizi come il bar, mentre altri sono stati previsti anche in versioni “pro”, adatti per installazioni complesse come quelle che possono verificarsi, per esempio, in un grande locale pubblico.

Baguttino, carni e cucina piemontese a go go

baguttino_ingresso
A Milano il Baguttino apre all'insegna dell'Alta Carne con una proposta legata ai principi di Slow Food e al rilancio della carne bovina piemontese. Partner strategici di Baguttino sono gli allevatori de “La Granda” che hanno permesso di rivalorizzare il consumo di carne pregiata

La carne è di gran moda e i ristoratori inseguono il trend. Ma c’è anche chi alla carne è votato da tempi non sospetti, con una aspirazione chiara all’alta qualità. È questo il cardine su cui si impernia il menu del nuovo Baguttino - Alta carne, a Milano. Il locale infatti fa capo alla società Mac, fondata da Antonio e Federico Marasco, Fabrizio Cardamone e Gianluca Lotta, gli stessi che nel 2011 hanno aperto a Torino la prima Hamburgheria di Eataly. Gente che di carne di qualità se ne intende. Nel nuovo ristorante, dunque, la fanno da padrone hamburger e costate, tartare e scottadito. Ma anche agnolotti del plin e tajarin, vitello tonnato e bunet.

  • “Altro…”

    In altre parole, carni di alto profilo (di Presidi Slow Food e dell’associazione di allevatori piemontesi di carne Fassona La Granda) e la grande tradizione gastronomica piemontese. Il ristorante prosegue nella scia della storica Trattoria Bagutta (la stessa dove nel 1926 fu ideato l’omonimo premio letterario, tutt’ora vivo e vegeto), ovviamente in via Bagutta 18, nel cuore del quadrilatero della moda milanese. Un locale accogliente, dove gli arredi (Costa Group) sono sì di oggi, ma con un chiaro gusto vintage, fra cuoio e boiserie, legni intarsiati e mattoni a vista, contornati - alle pareti - di innumerevoli “memorabilia” del famoso premio letterario. In sala il responsabile Angelo Di Stefano, in cucina lo chef Paco Pastucci, a soddisfare le esigenze dei circa 65 coperti del ristorante (addetti totali 10 tra sala e cucina). La carne di qualità e una vasta selezione di hamburger gourmet sono voci chiave del menu: ad esempio la Cruda de La Granda fra gli antipasti, accanto a insalata russa home made, alle polpettine milanesi, i Mondeghili, affiancati dai taglieri di salumi sempre de La Granda, firmati dal maestro norcino cuneese Beppe Dho (solo da suini maturi, nati e allevati in Italia). E poi il Controfiletto di carré frollato 40 giorni alla griglia, piuttosto che gli Scottadito di agnello o gli hamburger di Fassona piemontese come il Panciotto (pancetta affumicata naturale de La Granda, insalata e pomodoro, 17 euro) o il GorgoGiotto (gorgonzola Naturale di Mario Costa e cipolla rossa di Tropea, sempre a 17 euro). M.B.

Sweet&Shake Cup 2020: la giuria è super

Al Sigep di Rimini la seconda edizione della Sweet&Shake Cup prevista il prossimo 21 gennaio. L'appuntamento è presso lo stand Debic (pad. B5 stand 120)

Una new entry di rilievo, due grandi conferme e due giudici d’onore: sarà una giuria d’eccezione a scegliere i due vincitori della seconda edizione della Sweet&Shake Cup, in programma al Sigep di Rimini martedì 21 gennaio 2020 dalle ore 11 presso lo stand Debic (pad. B5 stand 120). Una giuria che rende onore ai 100 anni di storia del marchio, che comincerà i festeggiamenti al termine del concorso con i drink realizzati dai due vincitori della prima edizione, Marco Pipp e Lucio Serafino, quest’anno presenti in veste di giudici d’onore.

  • “Altro…”

    La formazione base della giuria del premio è quella messa a punto fin dalla prima edizione: un bartender, un barista (con grande esperienza di miscelazione) e un pasticcere, a rappresentare le tre professioni che meglio possono valutare la qualità del lavoro fatto dai finalisti, chiamati a creare nuovi drink che prevedono l’utilizzo della panna, liquida o spray. Il bartender è Daniele Gentili, anni di lavoro accanto allo stellato Marco Martini a sperimentare connessioni e commistioni tra bar e cucina. Specialista di commistioni è anche Davide Spinelli, nato barman, diventato barista e oggi tra i più esperti nella miscelazione a base caffè. Completa il quadro Andrea Bonati, pasticcere fuori dagli schemi con la sua pasticceria interamente senza glutine. Tre sperimentatori d’eccellenza per valutare chi, tra i sei finalisti, avrà meglio interpretato la sfida di creare nuovi drink a base panna. Due le categorie in gara: Sweet drink e Coffee mix. A contendersi il premio nella categoria Sweet drink saranno Jordy Di Leone, Dario Ormeo e Luca Menegazzo; i tre finalisti di Coffe mix saranno invece Antonio Destino, Gian Maria Ciardulli e Omar Corgnati. A.M.

Thanks my Farmer, in un’app il percorso dal chicco alla tazzina

La filiera in un'app

Nell’era della digitalizzazione, in cui la tecnologia e internet sono parte integrante della vita di ognuno, anche il caffè è sempre più legato all’innovazione "mobile". Al 2020 Consumer Electronics Show (Ces), la fiera dell’elettronica che si è svolta i primi di gennaio a Las Vegas (Usa), è stata annunciata una nuova applicazione ideata per offrire agli appassionati ed esperti di caffè l’opportunità di conoscere la provenienza e la qualità dei chicchi, ma anche di sostenere il farmer che li ha coltivati. L’app in questione è Thanks my Farmer.

La nuova applicazione è stata sviluppata da IBM insieme a Farmer Connect, una piattaforma basata sulla tecnologia IBM Blockchain progettata per favorire la tracciabilità, l’efficienza e l’equità nel percorso che svolge il caffè, dalla produzione alla vendita al cliente finale. Il percorso dei chicchi, infatti, è lungo e articolato: una volte, le drupe raggiungono dapprima le cooperative, per poi passare alle società di export, spedizione e import, affrontare il processo di tostatura, ed essere successivamente gestiti da distributori e rivenditori, prima di raggiungere, il barista e il consumatore finale. Le informazioni su questo “viaggio” molto spesso sono frammentate o nulle e creano un vuoto la prima e la seconda parte del processo; soprattutto non permettono al consumatore di finale di cogliere la complessità e la lavorazione alla base della tazzina di espresso o alla mug di un caffè filtro. La collaborazione tra IBM e Farmer Connect ha l’obiettivo di colmare questo divario, creando una sorta di “filo diretto” tra le figure protagoniste del percorso.

L’app “Thanks My Farmer” fornisce le informazioni mediante una mappa interattiva, che racconta la storia di ogni caffè in modo semplice ed efficace descrivendo anche i progetti di sostenibilità realizzati dalle piccole comunità di produttori, offrendo inoltre ai consumatori l’opportunità di sostenerli. «L’obiettivo è creare un rapporto quasi umano tra ogni appassionato del caffè e la propria tazzina quotidiana», ha affermato David Behrends, fondatore e presidente di Farmer Connect.

Il consumo di caffè è in crescita a livello mondiale e vede il consumatore sempre più attento alla sua filiera; soprattutto i giovani affermano di preferire l’acquisto di caffè coltivato in modo sostenibile e responsabile. Da ciò la necessità di una maggiore informazione attraverso un’app che inoltre offre possibilità ai coltivatori delle farm di immettere i caffè sul mercato per sostenere adeguatamente il proprio lavoro. In questo modo agricoltori, grossisti, commercianti e rivenditori possono interagire in modo più efficiente attraverso un accesso completo e quasi in tempo reale ai dati, e allo stesso modo i consumatori possono disporre di informazioni sempre aggiornate sul prodotto che bevono. Thanks My Farmer sarà attiva nei primi mesi dell’anno in corso; le prime realtà che hanno aderito sono Colombian Coffee Growers Federation (Fnc), ITouch Corporation, The J.M. Smucker Company, Jacobs Douwe Egberts (Jde), Rgc Coffee, Beyers Koffie e Sucafina.

Artista del panino, cresce l’attesa per la finale

Si tiene il 21 gennaio a Rimini, durante il Sigep, la finalissima dell’edizione 2019 del concorso Artista del Panino. In giuria: Barbara Rizzardini, Max Mariola e Ivano Ricchebono

Si terrà il 21 gennaio a Rimini, durante il Sigep, la finalissima dell’edizione 2019 del concorso Artista del Panino. Si svolgerà, con inizio alle ore 14,50, presso lo stand Vandemoortele e Agritech (padiglione B7 stand 080) e vedrà gareggiare tra loro gli otto finalisti scelti durante le quattro tappe che si sono tenute a Milano, Roma, Matera e Verona lo scorso autunno.

  • “Altro…”

    Gli otto finalisti dovranno ovviamente ripetere le ricette che hanno preparato durante le semifinali davanti a una giuria super qualificata formata da Barbara Rizzardini, direttrice dell'Accademia del Panino Italiano, Max Mariola, chef, scrittore e conduttore televisivo, e Ivano Ricchebono, chef e docente Alma. Ma il vincitore non sarà proclamato dopo questa fase che è solo la prima parte del concorso e che serve a decretare due superfinalisti. Questi gareggeranno tra loro e dovranno preparare al momento un panino utilizzando un paniere di ingredienti che sarà rivelato loro solo qualche istante prima. Stessi ingredienti per entrambi e un solo obiettivo: preparare il panino migliore e diventare il quarto Artista del Panino della storia. Condurrà la finale la brava e simpatica Valentina Scarnecchia (nella foto in alto) che ha anche guidato le semifinali girovagando per l'Italia con il team di Vandemoortele/Agritech, Accademia del panino italiano e Bargiornale, gli artefici di un concorso sempre più partecipato e ambito.
    R.Ba.

Clicca sulle foto e scopri la giuria

Barbara Rizzardini

Ha papille allenate la direttrice dell'Accademia del Panino Italiano che, oltre all'impegno "sul campo" è anche tra gli artefici della creazione della prima biblioteca italiana dedicata al panino, con ben 1.500 volumi

Max Mariola

È scrittore, conduttore di vari programmi televisivi (tra cui "I panini li fa Max" e "Sfida al panino gourmet") e, naturalmente, chef (è anche supervisore della ristorazione degli alberghi della catena Boscolo)

Ivano Ricchebono

È lo chef del Ristorante The Cook a Genova Nervi, una stella Michelin dal 2010. Dal 2013 è docente presso la Scuola internazionale di Cucina di Alma. È anche ospite fisso alla "Prova del cuoco" su Rai 1 con Antonella Clerici

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