Nuova vita vintage (con cocktail) per il Twa Flight Center del Jfk

Twa Flight Center

All’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York ha aperto il Twa Hotel, affascinante mosaico di camere, ristoranti, caffetterie e cocktail bar. La nuova struttura ha preso il posto del Twa Flight Center del JFK, capolavoro architettonico in stile neo-Futurista progettato da Eero Saarinen e inaugurato nel 1962. L’edificio era in disuso dal 2001, e ora è stato riportato a nuova vita grazie al progetto sviluppato da Mcr/Morse Development di Tyler Morse (94 hotel in 24 Stati), con un investimento di più di 300 milioni di dollari. Frequentato da clienti da ogni parte del mondo, lavoratori dell’aeroporto, assistenti di volo e piloti, è molto amato anche dai newyorchesi e fanatici di aviazione che, nonostante l’ora e passa di strada che serve per raggiungerlo da Manhattan, si siedono volentieri ai suoi tavoli.

I suoi 3 bar sono gestiti dal Gerber Group, con sede a Manhattan, che dal 1991 controlla vari locali a New York, Washington, Atlanta. «Il traffico sulla pista è davvero intenso - dichiara l’amministratore delegato Scott Gerber - ma il nostro spazio, inaugurato lo scorso maggio, è sorprendentemente tranquillo». Per la cronaca Scott Gerber è il fratello di Rande Gerber, marito di Cindy Crawford e partner di George Clooney nel lancio di Tequila Casamigos, venduta nel 2017 a Diageo per un miliardo di dollari.
I drink degli attuali tre cocktail bar, tutti firmati da The Gerber Group team, vanno dai 16 dollari in su e si ispirano ai drink più popolari degli anni Sessanta e a quelli legati al mondo dell’aereonautica, ma l’offerta dei tre locali - Connie Bar, Sunken Lounge e Pool Bar - è ben differenziata l’una dall’altra.

Tre proposte ben distinte

Al Connie Bar è presente una lista di classici: Negroni, Old Fashioned, Manhattan, Royal Ambassador Martini e Shirley Temple. E il Connie è anche il più insolito dei tre locali. È stato ricavato all’interno di un Lockheed Constellation L-1649A. L’aeroplano, costruito nel 1958 e soprannominato per l’appunto “Connie”, venne abbandonato per far posto al più moderno Boeing 707. L’anno scorso Connie fu acquistato da Mcr/Morse e restaurato nel Maine. Prima di essere collocato nell’attuale sede ha avuto anche una passerella trionfale passando dalla centralissima Times Square a New York. All’interno dell’aereo sono presenti sedili originali del 1958 e tavolini (per 2 persone) posizionati lungo le pareti dell’abitacolo. E nella cabina di pilotaggio, aperta a tutti, si può spingere l’acceleratore, giocare con la barra di comando e guardare il radar del JFK.

Il Pool Bar del Twa Hotel si trova invece in cima a uno dei 2 edifici dell’hotel. Qui si servono cocktail rinfrescanti come il Watermelon Collins (gin Aviation, anguria, succo di limone, sciroppo d’agave e club soda); l’Howard Hughes (Hennessy Vsop Privilège, Crème de Violette, succo di limone e ginger beer); il Royal Ambassador (succo d’arancia, Grand Marnier e Champagne) e il Boccie Ball (Disaronno, succo d’arancia e club soda).
Il Pool Bar, aperto ai clienti dell’hotel e solo su prenotazione agli ospiti senza valigia, è collocato accanto alla piscina a sfioro (che può essere riscaldata fino a 38°C), fotocopia di quella presente all’Hotel du Cap-Eden-Roc a Cap d’Antibes in Costa Azzurra. Qui si gode la vista sui terminal 4 e 5 e sulla pista 4 Left/22 Right, lunga più di 3 chilometri.

E il Twa Hotel? Tutto ruota attorno alla cura per i dettagli. A iniziare dall’arredamento che rende omaggio al glorioso passato della struttura con tappeti rosso brillante e mobili d’epoca. Per proseguire con il personale: camerieri e addetti indossano divise ispirate a quelle originali degli assistenti di volo Twa. Nelle camere, nei ristoranti e nei bar vengono anche distribuite copie delle riviste Life del ’62. E al Sunken Lounge, centro nevralgico di tutta la struttura, si servono drink dai nomi ispirati al mondo dell’aviazione, ad esempio Come fly with me e The Howard Hughes, intitolato al magnate americano che tanto contribuì all’industria cinematografica e aeronautica.

Insomma Space Age, aviazione e un salto nel passato d’oro dell’America anni Sessanta rappresentano qui un cocktail vincente.

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