Home Blog Pagina 482

Appuntamento con le Pillole di pulito by Pulycaff

Pulycaff propone la serie di tutorial Pillole di pulito
Estratto dalla ricerca TradeLab
Estratto dalla ricerca TradeLab: quali sono le cose che avrai più voglia di fare una volta usciti dall'urgenza sanitaria

Gli italiani desiderano tornare ai consumi fuoricasa: lo rileva la ricerca L’Italia nel tempo sospeso: da dove ripartire per un nuovo sviluppo condotta da TradeLab. La prima voglia in assoluto che gli intervistati vogliono soddisfare è andare in pizzeria (46%), seguita a ruota da bere un caffè/cappuccino al bar (42%) e fare un aperitivo con gli amici (41%). Mentre si cerca di comprendere la nuova fisionomia dei locali e ciò che si potrà e non potrà fare in essi, gli operatori si mostrano particolarmente attenti al fattore igiene, che sicuramente avrà un ruolo centrale alla riapertura. Le domande e le richieste di un ripasso o di un chiarimento a proposito sono numerose, per questo pulyCAFF ha realizzato dei rapidi tutorial che offrono le giuste informazioni. Le Pillole di pulito fornite dal brand ambassador e trainer Andrea Antonelli si trovano sulla pagina Facebook dell’Azienda di Vescovato (Cremona) e spaziano da tematiche più generali a quelle attinenti la pulizia delle apparecchiature per il bar e per la casa: molti clienti finali hanno compreso che il caffè buono come quello del bar si può avere solo utilizzando caffè di qualità macchine e attrezzature ben pulite. Un’attrezzatura sporca conferisce uno sgradevole retrogusto di rancido, intensifica l’amarezza della bevanda e non permette che venga erogata al meglio. Per non parlare della lancia vapore: lo sporco si deposita anche al suo interno dove diventa terreno di coltura di batteri.

Andrea Antonelli - pillole di pulito
Andrea Antonelli - pillole di pulito

La ricerca del “pulito più pulito” spinge a ideare miscele di sostanze tra loro non compatibili e spesso dannose sia per chi le utilizza sia per le superfici trattate. Così nel terzo incontro si spiega che alla candeggina non si possono unire altri prodotti se non l’acqua e che il suo ruolo di disinfettante è attivo solo quando agisce su superfici pulite; dunque non svolge il doppio ruolo di detergente e disinfettate, il secondo è inibito dal primo. Sono stati chiariti anche i dubbi sull’alcol denaturato, sconsigliato sia per disinfettare mani e ferite, mentre agisce da disinfettate su molte superfici come vetri e piastrelle, ed è sconsigliato su superfici di legno o per pulire il frigorifero. Nelle prossime puntate verranno trattati numerosi argomenti, tra cui il ruolo del filtro cieco, la pulizia della macchina espresso, a cialde, a capsule, a filtro, della lancia vapore.

Una fase della pulizia della macchina a leva
Una fase della pulizia della macchina a leva

Sempre sulla pagina Facebook di Pulycaff si spiega come pulire la macchina a leva. Se l’assenza di elettrovalvola non consente la pulizia con filtro cieco e le parti interne si possono solo sciacquare facendo flussare acqua calda, è importante pulire la doccetta, il filtro e il portafiltro, la lancia vapore, il macinacaffè e le superfici, ognuna con un detergente apposito.

Gli aggiornamenti vengono pubblicati ogni lunedì, mercoledì e venerdì alle 15,00.

Gianpietro Sartori, Artista del Panino 2018, questa volta ci propone il suo Scuoti il salvadanaio

L'Artista del panino 2018, Gianpietro Sartori, del Caffè Roma di Marostica (Vi), ci racconta il suo "Scuoti il Salvadanaio", panino dolce a  base di panna, gelato e monete di cioccolato

 

Birra del Borgo reinterpreta la cucina romana e apre all’e-commerce

Birra del Borgo Lisa con Pizza Margherita

Birra del Borgo parte alla riscossa rllanciando le interpretazioni della cucina romana, investendo in una piattaforma e-commerce e proponendo la formula delivery per superare l'attuale fase critica.

Inaugurato nel 2005 a Borgorose (Rieti) da Leonardo Di Vicenzo, il birrificio Birra del Borgo è cresciuto all'insegna della birra di qualità e delle confezioni originali, tanto da aver attirato l'attenzione della multinazionale birraria AB-InBev (Becks, Stella Artois, Budweiser) che l'ha acquisita e ne ha fatto il suo fiore italiano all'occhiello. Fin dal principio Birra del Borgo ha puntato all'abbinamento beer&food, inaugurando il proprio brewpub con il nome Osteria Birra del Borgo. Non a caso visto che l'obiettivo era recuperare la migliore tradizione delle osterie romane dove piatti tipici come carbonara, amatriciana, polpette di bollito accompagnati da un servizio familiare e "caciarone", non solo punto di ristoro popolare ma anche di ritrovo sociale.

«Grazie all'esperienza maturata nella cittadina laziale di Borgorose, abbiamo "esportato" a Roma la formula di Osteria Birra del Borgo - afferma Stefaan Anckaert, ad Ab-InBev Italia - dove abbiamo saputo ritagliarci un nostro spazio originale e di successo. Abbiamo saputo infatti reinterpretare la cucina di tradizione romana in chiave di cucina d'autore, in collaborazione con chef creativi come il nostro Luca Pezzetta dell'Osteria Birra del Borgo e quelli dell'Accademia Niko Romito, affinando la gestione con il contributo di Giunti Academy School of Management. Tanto che abbiamo inaugurato di recente il primo Master Beer Business Management. Un'esperienza che ci ha portato a diventare partner dell'evento internazionale Identità Golose».

Dal 18 marzo ha preso il via lo shop on line di Bottega Birra del Borgo mettendo  disposizione ( a prezzo ridotto) sia birre top come Lisa (lager italiana non filtrata con grano antico Cappelli e scorza d'arancia, anche nel nuovo formato 50 cl), Reale (India Pale Ale) e Duchessa (saison con farro), sia la rinnovata Cortigiana (blanche con malto d'orzo, grano saraceno, farro monococco e fiocchi d'avena), anche in selezioni miste (ordine minimo 50€), oltre ad abbinamenti con formaggi tipici laziali (come Easter Pack). Disponibili anche le birre "sorelle" come Bizzarre e Collerosso.

Un servizio delivery è stato attivato anche per Osteria di Birra del Borgo e l'altro locale originale Bancone di piazza Bologna (in standby invece il Bancone al Pigneto). Al centro delle proposte ci sno le Pizze Evoluzione realizzate ogni giorno con lievitati di diverse forme e consistenze, dalla Teglia Classica Romana a quella Farcita, all'Antifocaccia con porchetta, taleggio e frutti di bosco. Ma non mancano primi piatti (come tonnarelli), carni e verdure alla griglia, secondi (come spezzatino alla cacciatora), bruschette, supplì e polpette. Da segnalare il Litrone, barattolone speciale da un litro di birra appena spillata, confezionato al momento con una speciale macchina riempitrice.

Da Poli Distillerie lo spray per sanificare e riutilizzare le mascherine

Poli Distillerie Alcol Mask

Uno spray idroalcolico che consente di sanificare e, quindi, riutilizzare le mascherine protettive. È la soluzione messa a punto da Poli Distillerie come proprio contributo nell’emergenza sanitaria in corso. L’azienda con sede a Schiavon (Vicenza), che da oltre 120 anni produce grappe, distillati e liquori, ha quindi messo a punto Alcol Mask, una soluzione idroalcolica igienizzante che permette di riutilizzare più volte le mascherine, dispositivi protettivi fondamentali per evitare il contagio, ma sin dall’inizio della crisi di difficile reperibilità per via dell’esplosione della domanda.

Composto da alcol etilico neutro al 75% e aroma naturale di menta, Alcol Mask è confezionato in pratici flaconi da 50 ml, comodi anche da tenere in tasca o in borsa, ognuno dei quali sufficiente a sanificare fino a 50 mascherine. Il tutto in modo molto semplice: basta spruzzare la soluzione sull’esterno delle mascherine e lasciare agire per almeno 15 minuti, il tempo necessario per far evaporare l’alcool. In questo modo si possono riutilizzare le mascherine più volte.

Ma il prodotto può essere utilizzato con altrettante efficacia anche per disinfettare guanti, telefoni, rubinetti, maniglie, pulsanti dell’ascensore e, poiché è idoneo all’uso alimentare, è anche molto utile per disinfettare la frutta e i giochi dei bambini.

I primi 5000 flaconcini saranno donati da Poli Distillerie agli operatori direttamente impegnati nel contrasto e gestione del contagio nel territorio di prossimità dell’azienda, ovvero alla Protezione civile dell’Unione montana Marosticense, ai carabinieri e polizia di stato di Bassano del Grappa e alla Croce rossa di Bassano del Grappa. A livello nazionale, Alcol Mask sarà invece dato in omaggio (un flaconcino) per ogni ordine sul sito di e-commerce ufficiale dell’azienda, fino a esaurimento scorte.

Il gelato ordinato on line, un’opportunità. Lo racconta Gusto17

gusto17
Sulla scia dei ristoranti, anche gelaterie e pasticcerie si avvicinano al delivery, un mercato in forte espansione

Era già un fenomeno in grande ascesa, non potrà che diventarlo ancora di più: parliamo del food delivery, le vecchie “consegne a domicilio”. Veniamo ai dati pre corona-virus: l’Osservatorio eCommerce del Politecnico di Milano aveva stimato, a 2019 ancora in corso, una crescita del comparto del 56%, con un valore sopra i 560 milioni di euro. Uno studio dell’Università Bocconi aveva stimato il mercato potenziale in 1,77 miliardi di euro. Matteo Sarzana, general manager per l’Italia di Deliveroo - uno dei principali player del settore -, aveva dichiarato ad Adnkronos: «Al ritmo di crescita attuale, nel 2020 il valore sarà di 900 milioni e nel 2021 di 1,45 miliardi di euro». All’ultimo Sigep Dolcegiornale e Sistema Gelato hanno organizzato un incontro sul tema “gelato delivery” e sul valore che questo nuovo canale di vendita può generare per le gelaterie, invitando due player del settore, Deliveroo e Cosaporto.it, e una gelateria cliente di entrambi i servizi: Gusto17, con due pdv a Milano. Deliveroo è presente in 155 città e punta ad arrivare a 240 nel prossimo futuro; Cosaporto.it è una startup tutta italiana che copre Milano, Roma, Torino e Londra, selezionando gelaterie partner “premium” da inserire nella propria offerta di delivery di articoli regalo per occasioni speciali (fiori, vini, prodotti beauty e, appunto, food).

Gelato, un prodotto ideale per il delivery

«C’è grande attenzione - ha spiegato Gian Luca Petrillo, head of corporate affairs di Deliveroo -: noi avevamo la percezione che il gelato fosse il prodotto ideale per il delivery, visti i suoi tempi di preparazione rapidi e la possibilità di trasportarlo e farlo giungere a destinazione in condizioni perfette. E ne abbiamo avuto conferma. La maggior parte dei nostri utilizzatori sono consumer, vogliono ricevere il gelato in poco tempo e per occasioni di consumo personale o familiare». Una fetta di clientela importante perché “in più” rispetto a quella dei canali tradizionali. «Il delivery fino ad oggi aveva rappresentato un’opportunità aggiuntiva - spiega Stefania Urso, della gelateria Gusto17 -: perché il consumatore che voleva soddisfare la voglia di gelato a casa non era necessariamente lo stesso del consumo da passeggio o tavolo. Tanti clienti nuovi ci hanno scoperto con il delivery». Ma c’è un’altra riflessione: «Il cliente abituale che ha un bisogno e non ti trova sulla piattaforma - afferma Urso -, non esce di casa per raggiungere la gelateria: ne trova un’altra sulla App. Anche per questo è importante esserci».

Intercettare nuova clientela

Per la gelateria, la domanda da porsi è: quanto incremento di fatturato può portare questo servizio, visto che permette di intercettare clientela extra senza dover aprire nuovi pdv? «La nostra forza - ha spiegato Stefano Manili, ceo di Cosaporto.it - è anche nel dare un supporto offline alle gelaterie clienti. Eventi e speech, promozioni su gusti specifici creati attorno a una occasione o una notizia, attività specifiche di fornitura per eventi aziendali o occasioni particolari. Oppure attività di vendita che combinano l’offerta di diversi negozi». Cosaporto (una quindicina di gelaterie clienti a febbraio 2020) consegna con mezzi refrigerati e propone un’offerta premium al consumatore. «Lo scontrino medio è 54 euro - ha spiegato Manili -, chiediamo commissioni che variano dal 15 al 23%. Garantiamo al cliente finale lo stesso prezzo che trova nel negozio, per il quale essere presente sulla nostra “piazza digitale” significa essere stati selezionati come “il meglio” della città».

Contrastare la stagionalità delle vendite

Uno dei valori aggiunti del delivery per le gelaterie lavorare tutto l’anno: «Grazie al delivery - ha spiegato Stefania Urso di Gusto17 - siamo entrati in casa dei clienti, incrementando sensibilmente gli incassi nella stagione fredda». Un elemento da valorizzare è il patrimonio di informazioni che le piattaforme digitali raccolgono e trasmettono alla gelateria cliente in una logica di consulenza e indirizzo: «In base alle analisi della domanda della gelateria - ha raccontato Petrillo di Deliveroo -, possiamo dare dei consigli sulle abitudini di consumo, sui gusti più o meno graditi, in prospettiva anche su un vuoto geografico da colmare con un nuovo pdv». «Prezzo medio, orari, prodotti e gusti preferiti - ha raccontato Urso -: queste informazioni aiutano a capire quali scelte fare, anche sul canale di vendita tradizionale. Importante è adeguare l’offerta al target della singola piattaforma: noi abbiamo entrambi i servizi, Deliveroo e Cosaporto, e se sul secondo abbiamo sviluppato prodotti come le torte gelato o i semifreddi, sul primo è l’offerta più tradizionale di gelato in vaschetta a tirare le vendite». «Per noi - ha concluso Manili di Cosaporto - il gelato è stato spesso il prodotto attraverso cui i clienti hanno “testato” la nostra piattaforma: parte con un ordine di gelato per una occasione speciale o una cena, vede che funziona e allarga gli acquisti ad altri prodotti».

Distillerie Bonollo donano alcol denaturato alla Protezione civile

Distillerie Bonollo

Prosegue l’impegno delle aziende della bar industry a sostegno delle realtà attive nel fronteggiare l’emergenza sanitaria. Anche le Distillerie Bonollo Umberto di Padova non hanno voluto far mancare il loro contributo solidale, convertendo parte delle loro linee alla produzione di alcol denaturato, che è stato poi donato alla Protezione civile del Veneto.

L’alcol è un elemento fondamentale nell’attuale fase di emergenza, sia per essere utilizzato direttamente come igienizzante sia come componente da utilizzare per la preparazione di prodotti per l’igienizzazione e la sanificazione. La sua disponibilità nel corso dell’ultimo mese è però calata, per via dell’impennata della domanda così che il suo l’approvvigionamento sui mercati internazionali è diventato più difficoltoso.

Bonollo etichetta alcol
L'etichetta delle confezioni di alcol denaturato prodotte e donate dalle Distillerie Bonollo

Partendo da queste considerazioni, la storica azienda veneta ha pertanto deciso di dedicare la distillazione delle vinacce non alla produzione delle sue rinomate grappe, ma di alcol per uso non alimentare. Ottenuto il via libera dall’Agenzia delle dogane, è partita l’operazione solidale, con il primo lotto di alcol sottoposto a una speciale denaturazione per creare una soluzione igienizzante a 80% vol. La produzione è avvenuta nello stabilimento di Conselve, dove nascono le grappe Of Bonollo, mentre l’imbottigliamento nello stabilimento Bonollo a Mestrino.

Le prime 100.000 bottiglie da 0,7 l sono state donate alla Protezione civile veneta che provvederà a distribuirle nei diversi distretti della sua rete regionale e alle strutture socio sanitarie del Veneto, impegnate in prima linea nella gestione dell’emergenza.

Comunicazione efficace e persuasiva al bar

Sappiamo tutti parlare, ma sappiamo veramente comunicare? Sappiamo veramente trasmettere le migliori emozioni al nostro ospite? In questo video, Francesco Bauso, bar manager, coach, formatore e creatore di Fusion Bartending (evento live di formazione che ha tra i relatori alcuni tra i più professionisti del nostro settore), ci spiega quali e quanti siano gli aspetti fondamentali di una comunicazione di successo volta ad accontentare l’ospite e renderlo, da visitatore sporadico, a cliente innamorato di noi, del nostro locale e del nostro staff. Francesco Bauso in questo video vi svela i 6 fattori fondamentali per diventare un capace persuasore.

Grangrani, il nuovo mix per panificazione di Lesaffre

Grangrani _ Pane al burro

Un mix per preparare pani ai cereali, con semi di miglio, zucca, girasole e lino. Lo lancia Lesaffre Italia, azienda che produce e commercializza lievito fresco, lievito madre e ingredienti per la panificazione artigianale, industriale e domestica. Il nuovo prodotto si chiama Grangrani e fa parte della linea Inventis.

Grangrani - Pane
Pane realizzato col mix Grangrani

Si utilizza al 50%, miscelandolo con farina, acqua e lievito. L'idea è rispondere ai più forti trend di mercato nel settore della panificazione e degli snack, «conciliando - indica l'azienda - la voglia di nuovi sapori dei consumatori con il desiderio di creazioni artistiche e di valore dei professionisti dell’arte bianca».

    Sotto, la scheda tecnica del nuovo mix Lesaffre.

Dosaggio: 50% Modalità di utilizzo: mescolare direttamente Inventis Grangrani con acqua, lievito e farina. Ingredienti: farina di frumento, farina di frumento integrale, semi di miglio, glutine di frumento, semi di zucca, semi di girasole, semi di lino, sale, fiocchi di avena, farina d’orzo maltato, grits di segale, farina di segale, lievito madre di frumento essiccato, crusca di frumento; agente di trattamento della farina: acido ascorbico; enzimi. Può contenere soia, latte, sesamo, uova e noci.
Prodotto Grangrani
Il mix per panificazione Grangrani di Lesaffre
Confezione: sacco da 15 kg. Conservazione: conservare in luogo fresco e asciutto (25 °C max). Shelf life: 12 mesi dalla data di produzione.

   

#Chiusimanonfermi: massima igiene quando si riaprirà

pasticcere_coronavirus_lenteingrand
I consigli del tecnologo alimentare sulle prassi da mettere in atto alla riapertura dei locali. Disinfezione, sanificazione, cosa fare

L’epidemia di Covid-19 ha messo a serio rischio non soltanto la salute, ma anche le attività di molti italiani. Ma finirà. E arriverà il momento in cui potremo riaprire. Che cosa dovremo fare, allora, per ripartire in condizioni igieniche ottimali? Lo abbiamo chiesto a Massimo Artorige Giubilesi, tecnologo alimentare, consulente anche per l’Ampi, l’Accademia dei maestri pasticceri italiani. «Innanzitutto - dice Giubilesi - se si riapre occorre essere certi di aver chiuso bene e, cioè, sanificato e coperto con un telo idoneo al contatto alimentare tutte le attrezzature, eliminato i prodotti in scadenza, igienizzato e lasciato aperti tutti gli armadi o le celle frigorifere. Se non c’e stato tempo di farlo, occorre tornare in sede per completare queste operazioni». Al momento di ripartire, quindi, che cosa dovremo fare? «Tornare in pasticceria due o tre giorni prima della riapertura e riattivare utenze e attrezzature, avendo cura di ripetere pulizia, disinfezione e disinfestazione degli strumenti e delle superfici. Poi occorre ricontrollare la scadenza dei prodotti, oltre a pulire e disinfettare gli spogliatoi del personale e i bagni del pubblico». Ci sono prodotti o procedure specifiche da usare? Accorgimenti per essere sicuri di eliminare il nuovo coronavirus SARS-CoV-2, responsabile dell’epidemia? «I virus sono organismi molto aggressivi nel loro ambiente d’elezione, cioè all’interno delle cellule che parassitano, ma vulnerabili quando si trovano allo “scoperto”. Anche se possono resistere a lungo a temperatura ambiente, di refrigerazione o di surgelazione non sopravvivono oltre i 65 °C. Il nuovo coronavirus non si trasmette con gli alimenti ma può resistere qualche giorno sulle superfici e nell’aria. Quindi per tutelarsi occorrerà una doppia azione, chimica e fisica». Cioè? «Andranno usati disinfettanti ad alto spettro, come alcol etilico o isopropilico oltre il 70%, ammoni quaternari ramificati, benzalconio cloruro o triammine. Ma è importante anche trattare superfici e attrezzature con vapore a 160/180 °C e l’aria con l’ozono». In quale modo? «Usando generatori di ozono, che possono essere portatili o connessi all’impianto di climatizzazione per garantire sia un’azione continua, a locale vuoto, sia discontinua, quando è presente il personale, riducendo il dosaggio». Accorgimenti da ripetere nel tempo e non soltanto alla riapertura. «Questa esperienza - conclude Giubilesi - dovrà servirci per ripensare in toto il concetto di igiene e sicurezza, non soltanto alimentare ma anche ambientale. Dovremo ripensare metodologia, prodotti e tecniche di sanificazione per evitare che, in futuro, tornino a ripetersi situazioni simili». (illustrazione Mattia Distaso)

Aperte online le mostre del caffè di Lavazza e Gruppo Cimbali

L'eleganza del liberty di Massimo Fazio
L'eleganza del liberty di Massimo Fazio

Come tutti i luoghi di arte e di cultura, anche i musei sono chiusi e con essi i musei d’impresa, gli spazi espositivi che raccontano la storia, l’identità e i valori del patrimonio imprenditoriale del nostro Paese, caratterizzato da uno stretto legame con il territorio. Molti di essi hanno raccolto l’invito lanciato dalla campagna #iorestoacasa del Mibact - Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell’associazione Museimpresa, aprendo virtualmente al pubblico tutto o parte del proprio patrimonio.

Figurina della serie "La grande storia d'una tazza di caffè Lavazza"
Figurina della serie "La grande storia d'una tazza di caffè Lavazza"

Così, si possono visitare alcuni contenuti dell’Archivio Storico Lavazza, che fino al 30 aprile mette a disposizione tre percorsi narrativi digitali, con immagini d’epoca in un racconto che unisce l’Azienda e il nostro Paese. Le figurine Lavazza, un’enciclopedia da collezionare raccoglie la storia e le immagini di una vera e propria enciclopedia illustrata, il primo grande progetto di comunicazione della Torrefazione torinese. Il suo progetto risale al 1949 e comprende serie di 6 cartoncini da raccogliere in album dedicati con i soggetti più vari, il cui scopo era raccontare, divertire ed educare, con un occhio di particolare attenzione ai ragazzi. Ci sono poi I Calendari Lavazza: oltre 25 anni di fotografia d’autore (online dal 14 aprile) che celebrano il rapporto, iniziato nel 1933, tra l’azienda e il mondo della fotografia per raccontare in modo innovativo il mondo del caffè e i valori aziendali. Numerosi i grandi nomi che hanno firmato questo progetto. Il 27 aprile apre virtualmente Il caffè è donna, in cui viene raccontato il posto speciale che le donne hanno sempre avuto in Lavazza e che viene celebrato ogni anno dallo storico Calendario, attraverso i testi della scrittrice Francesca Manfredi, insegnante alla scuola Holden.

Un Cimbalino, sinonimo di espresso al bar
Un Cimbalino, sinonimo di espresso al bar

Fino al 30 aprile anche Gruppo Cimbali è online sull’applicazione Google Arts & Culture la mostra virtuale Con Cimbalino l’espresso diventa caffè. Racconta una delle idee che ha cambiato il modo di consumare il caffè ne ha connotato anche l’espressione: Cimbalino è, infatti, il nome con cui, attraverso la macchina per caffè, si invitavano gli avventori a richiedere un caffè espresso al bar. L’invenzione risale agli anni ‘50, veicolata in primis dalla macchina espresso La Cimbali Gioiello, poi dalla Cimbali Granluce, che riportava a sulla mascherina  la scritta “un Cimbalino”, mettendolo sotto gli occhi di tutti. Un nome che grazie ad un’operazione di marketing ante litteram, è diventato il modo per chiedere il caffè espresso al bar, quel un caffè caldo, intenso, rotondo e cremoso amato nel nostro Paese e simbolo di italianità nel mondo.

Birra Amarcord rilancia con abbinamenti beer&food e azioni di supporto

Il personaggio felliniano Gradisca ha fatto da Madrina all'inaugurazione dello snack bar L'Amarcord all'interno di RiminiFiera

Indovinati abbinamenti beer&food di qualità possono aiutare la ripartenza dei locali italiani, insieme ad azioni di supporto alla filiera horeca.

Andrea ed Elena Bagli di Birra Amarcord sono stati tra i primi a credere nell'abbinamento birre di qualità con proposte gastronomiche di pari livello. All'Italian Gourmet Pub di Riccione (2018), sono seguiti più di recente lo snack bar L'Amarcord all'interno di RiminiFiera (in collaborazione con Summertrade), oltre al contributo di vari locali di tendenza della Riviera romagnola.

 

In occasione del recente salone Beer&Food Attraction di RiminiFiera, è stato presentato il formaggio Birraccino prodotto in collaborazione con il non lontano caseificio di San Patrignano, un formaggio morbido affinato alla birra chiara Gradisca Amarcord. Una proposta che ha scatenato la fantasia e il lavoro di diversi locali della Riviera romagnola.

Sp.accio San Patrignano ha proposto "Stirata romana con Birraccino"; La Brasserie di Rimini ha lanciato "Pizza con Birraccino fuso e in scaglie, Finocchiona e riduzione di Birra chiara Gradisca"; Salumarina di Rimini si è distinta con "Salumarina 1975 con speck di salmone, mandorle tostate, rucola, marmellata speziata di pomodori e Birraccino"; Mad for BBQ di Santa'Arcangelo di Romagna ha creato "Pullaccino, pulled pork sandwich con una fetta di Birraccino"; Veranda di San Marino ha confezionato "Toast gormet coin pollo croccante e Birraccino"; Dalla Lella di Rimini ha scelto "PiadaBuger con Birraccino". Non poteva mancare il contributo di Amarcord di Riccione con l'aggiornamento del suo "storico" Tagliere Amarcord arricchito con trancetti di Birraccino e marmellatine di verdure.

Gli abbinamenti di qualità hanno sollecitato anche la fantasia di uno chef raffinato (scuola Gualtiero Marchesi, Mario Uliassi e altri) come Silver Succi di Quarto Piano Suite Restaurant di via Chiabrera che ha scelto le birre di gusto internazionale Ama di casa Amarcord. Antipasto: "Code di mazzancolle scottate e variazione di carciofo: crudo, in crema, fritto" con Birra Ama Pilsner. Primo piatto: "Doppio raviolo di ricotta alla gricia con guanciale, cipolla croccante, cavolo nero e trucioli di pecorino" con la golden belgian ale Ama Bonda. Secondo piatto: "Costine di maiale arrostite, tortino di cipolle ed erbetrte di campo" con la strong belgian ale Ama Bruna. Dessert: "Tortino al cioccolato fondente con cuore morbido, liquirizia e caffè" con la imperial coffee porter Ama Mora.

Azioni di supporto alla filiera horeca
In questo difficile periodo, Birra Amarcord ha scelto di stare vicino, stimolando e supportando due importanti settori come horeca e food delivery.
Nata a Rimini nel 1997, riconosciuta e apprezzata per lo spirito romagnolo che incarna, Birra Amarcord è restata impassibile alla situazione di crisi e si è subito attrezzata con una serie di iniziative per rispondere alla elevata domanda che riguarda il settore del cibo a domicilio.

«La crisi innescata dalla pandemia Covid-19 riguarda tutta la filiera horeca - ha precisato Andrea Bagli, titolare insieme alla sorella Elena di Birra Amarcord - dai produttori fino ai punti di consumo, attraversando la distribuzione. Ogni singolo attore può decidere se attendere passivamente l’evolversi della situazione o se provare a reagire. In questo ultimo caso l’azione non può essere sufficiente se fatta solo per salvaguardare il proprio interesse, perché la gravità della situazione richiede coesione, sinergia, solidarietà e dialogo in tutta la filiera».

Birra Amarcord ha quindi messo in campo una serie di iniziative commerciali per aiutare i ristoranti ad attraversare questa fase complicata.

Di fronte ai tanti bar-ristoranti che si stanno attrezzando per poter dare un servizio delivery, l’azienda che produce e commercializza birre ha deciso di supportare questa trasformazione, che non si concluderà in tempi brevi.

E per i ristoranti che ancora non hanno deciso cosa fare Birra Amarcord sta cercando di stimolare i propri clienti ad avviare il servizio delivery aiutando i gestori dei bar-ristoranti a fare questo passo grazie ad importanti incentivi e sconti.

«In questo momento di lock-down si assiste ad un radicale e repentino spostamento forzato dei consumi food & beverage, dall’out-of-home all’in-home - continua Andrea Bagli - La conseguenza è il quasi totale azzeramento dei consumi nel primo canale e una poderosa impennata nell’altro. Il consumatore finale sta modificando le proprie abitudini d’acquisto, spostandosi sempre più verso un approccio tecnologico che da un lato cerca di salvaguardare le abitudini precedenti alla crisi, e dall’altro di rispettare i vincoli della salute pubblica. Queste modifiche, oltre che essere repentine e drastiche, si manterranno in parte anche dopo l’emergenza, costringendo i punti vendita, e di conseguenza i distributori, a ripensare l’approccio al cliente e l’offerta di prodotti e servizi».

Una storia green
Nato a Rimini nel 1997 e passato nel 2007 alla famiglia del distributore Roberto Bagli, il birrificio Amarcord di casa Bagli vanta un ricco portafoglio prodotti come le felliniane Amarcord (Gradisca, Midòna, Volpina, Tabachèra);  le specialità internazionali Ama (Pilsner, Golden Belgian Ale, Strong Belgian Ale, Imperial Coffee Porter), le street beer Bad Brewer (American Lager, Mr. White, Ipoa, Amber Ipa).

«Le nostre birre - precisa il mastro birraio Andrea Pausler - esaltano le caratteristiche del malto 100% di orzo in equilibrio con quelle del luppolo in fiore romagnolo, una peculiarità della nostra produzione che rispetta i tempi di fermentazione a 11 °C».
Negli ultimi anni Birra Amarcord ha infatti intensificato l'impiego del luppolo in fiore, avviando dal 2018 una interessante collaborazione con la Cooperativa Luppoli Italiani di Ravenna, rafforzando i legami con il territorio della riviera romagnola-marchigiana. Con sede a Rimini, lo stabilimento di produzione Amarcord si trova invece ad Apecchio, sulle boscose montagne dell'Appennino, per poter utilizzare le fresche acque di sorgente). Inoltre, a conferma della scelta green del birrificio, la classica bottiglia di vetro marrone tappo corona da 33 cl riporta il bollino "100% energie da fonti rinnovabili".

 

#Chiusimanonfermi: gli ammortizzatori sociali

pasticcere_coronavirus_distaso

Fis (Fondo di integrazione salariale) per le aziende con più di 5 dipendenti e Cig (Cassa integrazione in deroga) per le aziende fino a 5 dipendenti: sono i due ammortizzatori sociali che il decreto Cura Italia ha previsto per le imprese, semplificando alcune modalità operative. Con Lorenzo Ferrari, titolare di Ristoratore Top, società di consulenza, e Filippo Sironi, socio di Apg Consulting, studio di consulenza per l’efficientamento del costo del lavoro, abbiamo fatto il punto sugli elementi chiave. «Per sapere in quale categoria dimensionale si rientra - spiega Sironi - occorre fare il calcolo delle proprie unità lavorative, considerando la media di unità lavorative degli ultimi sei mesi». Queste le regole:

  1. contano assunti a tempo indeterminato e determinato, apprendisti e lavoratori a chiamata; non si contano amministratori, stagisti e lavoro somministrato;
  2. ogni full time a 40 ore conta uno;
  3. per ogni part time si sommano le ore lavorate, si divide per le ore di un full time e si arrotonda per eccesso. Se la frazione è superiore a 0,5: così se uno ha tre part time da 18, 20 e 24 ore dovrà calcolare 62 ore e dividerle per 40 (corrispondente a un full time): il risultato è 1,55: significa che vanno contate 2 unità lavorative.

I lavoratori a chiamata vanno computati in relazione alle ore lavorate nel semestre. I datori di lavoro iscritti al Fis con più di 5 dipendenti possono presentare domanda di accesso all’assegno ordinario (80% del salario, fino a un massimo di 939,89 euro netti per chi ha una retribuzione fino a 2.159,48 euro) con causale “emergenza Covid-19”, per un periodo massimo di nove settimane, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 ed entro il 31 agosto 2020 entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Perché venga erogato direttamente dall’Inps, il datore di lavoro deve farne richiesta. La Cassa integrazione in deroga, anch’essa per un periodo di nove settimane, è riconosciuta alle aziende fino a 5 dipendenti per la durata della sospensione del rapporto di lavoro. I trattamenti sono concessi con decreto delle Regioni. Le domande dei datori di lavoro sono presentate a Regioni e Province autonome, che le istruiscono secondo l’ordine cronologico di presentazione. L’erogazione è a cura dell’Inps (previa richiesta). Non sono previsti contributi a carico dell’azienda per l’utilizzo della cassa. Fis e Cig sono previste per tutti i dipendenti in forza al 17 marzo, indipendentemente dall’anzianità. In entrambi i casi se si vuole fare ricorso a questi strumenti la prima cosa da fare è notificarlo tramite Pec ai sindacati. Il consiglio è di istruire velocemente le pratiche non appena sarà possibile farlo sul sito dell’Inps. Leggi anche: https://www.dolcegiornale.it/pasticcerie/chiusi-ma-non-fermi/ (illustrazione Mattia Distaso)

css.php