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Grom lancia il cono confezionato per bar gelateria e gdo

Il pack Pistacchio per la gdo
La strategia multicanale del noto brand di gelato è a un punto di svolta: lanciati i coni confezionati Fior di Panna e Pistacchio, per i bar e in pack multipli per la grande distribuzione. I nuovi gusti sono anche in gelateria

Il brand Grom amplia la sua offerta: il gelato arriva nella grande distribuzione e nel mondo bar e bar gelateria, con l'obiettivo di intercettare nuove occasioni di acquisto e di consumo.

Coni confezionati in 50.000 bar, in versione "farcito al momento" per le gelaterie

Il lancio dei coni confezionati Grom è partito questo mese. Vengono distribuiti in 2.500 punti vendita della grande distribuzione, in circa 50.000 bar in tutto il paese e nei punti vendita virtuali del brand sulle principali piattaforme di home delivery. Anche le gelaterie di Grom in Italia (circa una cinquantina di pdv ad oggi) sono coinvolte, con un’edizione speciale del nuovo cono variegato. Si tratta di un prodotto composto da un cono farcito al momento con crema spalmabile al gianduia abbinato a gelato al pistacchio variegato sul posto sempre con crema spalmabile al gianduia. Preparazione che avviene "in tempo reale" e su richiesta del cliente.  Il passaggio è importante perché segna un ponto chiave nella nuova strategia del marchio, di proprietà di Unilever dal 2015: una strategia multicanale di cui avevamo già dato conto lo scorso anno, con un approccio diverso sia nell'apertura delle tradizionali gelaterie sia nel presidio dei canali retail.

Niente coloranti o aromi

Il cono confezionato di Grom è realizzato con ingredienti di origine naturale e senza coloranti o aromi, sia nelle materie prime selezionate che nel prodotto finito. La scelta di privilegiare il formato cono viene anche dell'esperienza delle gelaterie Grom, dove vince la "sfida" con la coppetta e viene scelto mediamente da tre persone su cinque. Insomma, è il cono da passeggio tanto caro alla tradizione della gelateria italiana, cui proprio Grom nel 2003 rivoluzionò l’immagine. 

Due varianti: Fior di Panna e Pistacchio

È disponibile in due varianti (entrambe senza glutine), per i consumatori amanti dei classici e per quelli più inclini alla sperimentazione. I primi apprezzeranno il Cono Fior di Panna, un gelato realizzato con latte e panna freschi e italiani variegato con crema spalmabile al cacao e alle nocciole. I secondi, invece, punteranno sul Cono Pistacchio, un gelato al pistacchio variegato con crema spalmabile al cacao e alle nocciole. Il cono confezionato Grom per bar, singolo, è in formato 120 ml, al prezzo consigliato di 2,50 euro.

Il premio iF Design 2021 alla macchina Dalla Corte Zero

Dalla Corte Zero
Pensata per la fourth coffee wave, permette ai coffee shop che servono caffè specialty di entrare in una dimensione zero limits

Dopo avere ricevuto il Premio Innovazione nel contesto dei Barawards 2020 di Bargiornale, Zero, la macchina professionale “by baristas, for baristas” di Dalla Corte si è aggiudicata il premio iF Design Award 2021, uno dei più importanti riconoscimenti internazionali di design di prodotto, nella categoria Kitchen/Specialty Coffee Machine.

Il progetto di Zero è frutto di una ricerca approfondita condotta a livello internazionale dall’Azienda di Baranzate (MI) insieme allo studio italiano Emo Design che ha sviluppato il prodotto interpretando i valori del marchio e le esigenze del target. I suoi designer Lukasz Bertoli e Francesco Fornasier osservano che «Il progetto realizzato è sicuramente uno dei più complessi che abbiamo affrontato, sia per le competenze sia per la profondità del nostro intervento». Il confronto con i responsabili aziendali, soprattutto con i rappresentanti della famiglia Dalla Corte, oggi alla terza generazione, è stato intenso e senza dubbio impegnativo, considerata la loro continua vocazione all’innovazione.

L’ultima arrivata di casa Dalla Corte è una macchina dalla forte personalità in linea con la fourth coffee wave: permette infatti ai coffee shop che servono caffè specialty di entrare in una dimensione “zerolimits”. Il barista ha modo di liberare tutta la sua creatività con questa macchina che strizza l’occhio a un mercato sempre più global, offrendo prestazioni tecniche elevate e un design curato e futuristico.

Zero è disponibile nelle versioni classic e barista. Entrambe sono equipaggiate con l’originale tecnologia multiboiler (ora in un gruppo da 0,75 lt), lancia cool touch di serie e kit da 58mm opzionale. Gli schermi digitali touch screen hanno un’interfaccia user friendly: tutte le funzioni sono facilmente accessibili e le impostazioni più importanti sono sempre visibili sullo schermo. Il controllo di flusso tramite Digital Flow Regulation (punto di forza di altri modelli) è protagonista anche nelle nuove macchine. La versione Zero Barista permette di utilizzarlo in due modalità. La prima è il Fixed Water Flow, in cui il flusso d’acqua è regolabile in grammi per secondo direttamente sullo schermo digitale touch: ogni gruppo può avere una portata variabile da 3 a 9 g/s fissa e costante per tutta l’estrazione. La seconda è il Freestyle Water Flow, dove ogni leva posta accanto ai gruppi erogatori è provvista di 4 step, ognuno preimpostato con una specifica portata di flusso (3-5-7-9- g/s): con la profilazione manuale la creatività entra nella dimensione zero limits.

Joy Napolitano è il nuovo bar manager del Chapter Roma

Joy Napolitano bar manager Chapter Roma
Il bartender, cotitolare del secret bar The Barber Shop, è stato scelto dalla direzione per guidare il bar dell’Hotel Chapter Roma e proseguire la ricerca dell’eccellenza della sua proposta mixology

Il Chapter Roma ha un nuovo bar manager: è Joy Napolitano. La direzione dell’Hotel Chapter Roma ha dunque scelto un bartender dal profilo importante e con lo sguardo verso le nuove frontiere della miscelazione per guidare il bar e dare continuità alla ricerca dell’eccellenza della sua proposta mixology.

Cura per il cliente, attenzione al dettaglio, equilibrio fra classicità e ricerca, uniti a una sempre presente coscienza ambientale compongono la ricetta del locale secondo Napolitano. Una visione del locale, costruita negli anni di esperienza sul campo, dove ha avuto modo di sperimentare le diverse anime del mondo del bar, dai pub alle discoteche fino agli speakeasy. E che si rispecchia in The Barber Shop, il secret bar a due passi dal Colosseo aperto nel 2015 insieme al collega Matteo Siena.

A caratterizzare la nuova proposta drink del Chapter sarà l’attenzione posta nella valorizzazione delle materie prime e dei sapori. Un programma che il neo bar manager intende realizzare non ricorrendo a materie prime esotiche, ma attraverso l’utilizzo di una selezione di ingredienti e prodotti “vicini” e riconoscibili, esaltati dall’impiego di diverse tecniche della mixology contemporanea.

Ma il nuovo bar manager non è l’unica novità che arriva dal Chapter Roma. Altro progetto è l’apertura del rooftop. La terrazza avrà un concept molto particolare, in linea con un elemento molto importante della filosofia dell'hotel, l’apetto del design. Un ambiente dove grande spazio sarà dato proprio alla miscelazione e con una proposta food creata ad hoc.

Idee per trasformare il tuo dehors in un palcoscenico

La Bolla, complemento d'arredo che consente di creare uno spazio intimo in un ambiente esterno
Se vuoi essere creativo e allestire il tuo dehors in modo originale le soluzioni non mancano. Ce ne sono per tutte le tasche e noi ve ne suggeriamo alcune

Distanziamento e stare all’aria aperta. Sono queste le regole d’oro per ridurre la diffusione del contagio da Covid-19. Norme di comportamento che dovremo seguire ancora a lungo, sia a causa dell’esasperante lentezza con cui procede la campagna vaccinale sia perché, anche quando saremo vaccinati, potremo comunque contrarre il Coronavirus ed essere contagiosi. Per questo motivo il dehors, lo spazio esterno che i locali possono occupare con tavoli e coperture, è destinato ad avere lunga vita e a diventare ancora più importante. Anche gli amministratori locali sembrano averlo capito. Dall’inizio del 2021 le imposte sull’occupazione di suolo e spazi pubblici, la Tosap e la Cosap, sono state accorpate nel Canone Unico Patrimoniale, per il quale è stata prevista un’esenzione, che con ogni probabilità verrà estesa fino almeno alla fine del 2021 se non fino a giugno del 2022. Ciò significa che gli esercizi dovrebbero essere sollevati dal pagamento di quest’imposta. Se questa eventualità, mentre scriviamo, non è ancora sicura al 100% lo è comunque la proroga del regime di autorizzazione semplificata, che in ogni Comune crea percorsi più facili e rapidi agli esercizi che decidono di espandere la propria attività verso l’esterno.

Funzionalità e accoglienza, le strade maestre

Una volta in regola dal punto di vista degli adempimenti, per il gestore del bar si pone il problema di come allestire il proprio dehors. E non ci sono soltanto avvertenze da seguire per quanto riguarda il distanziamento tra i tavoli, c'è anche il problema di come organizzare gli spazi in modo sicuro, funzionale e, ovviamente, senza esporsi a ulteriori salassi economici. La creatività dei gestori si è subito manifestata anche in questo ambito e nelle nostre città, già a partire dalla scorsa estate, abbiamo visto il proliferare di soluzioni più o meno improvvisate. Da chi si limita a delimitare gli spazi con un tappeto di erba sintetica e una precaria recinzione in legno a chi ha optato per realizzazioni più strutturate. In particolare, soprattutto laddove si sono allargati gli spazi occupando i posteggi di fronte alla vetrina del locale, abbiamo visto un diffusissimo uso dei pallet di legno, o bancali, per creare pedane a livello con il marciapiede. Queste estensioni vengono anche definite, come abbiamo già visto parklet e, oltre che un carattere pratico, hanno un significato simbolico. I fautori del cosiddetto “urbanismo tattico”, pratica che punta alla riconquista degli spazi pubblici delle città per le persone, sottraendoli alla circolazione di auto e moto, usano il parklet come strumento per rivendicare il loro diritto sul territorio. In questo senso, anche il dehors di un locale, soprattutto se concepito in modo aperto e pensato in termini di funzionalità e accoglienza, si inserisce in questo vivace grande movimento culturale e apre una nuova visione e un nuovo futuro al locale pubblico, sempre più proiettato verso gli spazi esterni. Partendo da questo presupposto, diversi studi di architettura hanno progettato pedane che svolgono la funzione del parklet, un termine coniato dall’amministrazione della città di San Francisco per definire la morfologia generata dall’estensione stessa del marciapiede verso la strada, creando una superficie e un piano di quota unico, un’area strutturata con sedute, vegetazione, posto bici e altre funzioni per migliorare le pratiche sociali quotidiane all’aperto. Un luogo di sosta contornato da vegetazione per realizzare spazi gradevoli e confortevoli in porzioni di città in precedenza anonime e prive d’identità. Ma le soluzioni sono infinite. Atenei di tutto il mondo hanno, ad esempio, avviato progetti per raccogliere idee su come realizzare, in maniera rapida, economica e soprattutto di grande impatto estetico, soluzioni di questo tipo. Alcuni esempi arrivano dal progetto Furnish, finanziato dalla Commissione Europea, nell’ambito dell’iniziativa Urban Mobility dello European Institute of Innovation and Technology (Eit). Vi hanno partecipato sette atenei europei, tra cui il Politecnico di Milano, che ha ideato, con il suo UnPark Team, un progetto denominato Mue:sli. Consiste in una soluzione per realizzare tavolini e sedute per esterni partendo da tavole di legno da tagliare con macchine a controllo numerico. Il tutto può essere integrato con vasi per arricchire di verde lo spazio e con sostegni con cui realizzare insegne o separazioni, per esempio in plexiglas. Dal sito furnish.tech è possibile scaricare i file dei profili dei vari elementi, che chiunque può utilizzare in autonomia, per esempio in un fab-lab, un laboratorio digitale attrezzato con macchine per la lavorazione del legno. Simile nel concetto, il progetto dei Valldaura Labs dell’Iaac, Istituto di architettura avanzata dell’Università di Barcellona, per costruire una piattaforma per dehors in legno. Entrambi i progetti sono open source, liberamente fruibili da tutti, e sono accompagnati da manuali con le istruzioni per realizzarli, compreso tutto l’occorrente in termini di materiali e utensili.

Modelli e soluzioni: dalle più semplici a quelle più complesse

Del resto, realizzare un dehors può essere semplicissimo. Il tema è sempre più studiato a livello urbanistico. A Napoli, per esempio, è stato condotto un interessante studio per definire le linee guida di progetto sostenibile degli spazi aperti, realizzato tenendo conto delle particolarità delle singole città, anche dei quartieri in cui gli spazi sono più angusti e gli spazi ridotti. L’autrice, Valeria D’Ambrosio, del dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli, ha individuato una ventina di possibili varianti, che vanno da due semplici tavolini con due sedie posti ai lati dell’entrata, all’uso di piccoli ombrelloni leggeri con sostegno centrale o laterale per fare ombra, fino alle soluzioni più complesse con pedana e recinzione. In ogni caso, i criteri di cui tenere conto riguardano gli spazi lasciati alla libera circolazione dei pedoni e l’uso di soluzioni “leggere” e facilmente rimovibili, che non impattino sull’estetica urbana. Quindi coperture con colori neutri, arredi leggeri ma resistenti, materiali come alluminio o acciaio trattato non intaccabili dagli agenti atmosferici.

L'importanza del verde

Importante, nella delimitazione degli spazi, l’uso delle piante. Il verde rasserena, tranquillizza, mitiga la presenza di cemento e crea una separazione dal traffico dei veicoli. Anche qui le soluzioni non mancano: tante le aziende specializzate che realizzano sistemi divisori modulari di ogni dimensione e in diversi materiali (dall’acciaio alla plastica rigenerata) con la possibilità di “alloggiare” vasi di piante per esterno. Il crescente successo di questi spazi al servizio dei locali si misura anche da queste idee di arredo, che nascono sempre più numerose e in linea con quelli che presumibilmente saranno gli stili di vita post Covid.

CSM Ingredients, l’ingrediente segreto è la sostenibilità

Completato il passaggio di proprietà dei brand di ingredienti per pasticceria come Braims e Masterline, l'azienda ora investe in innovazione e tecnologia

CSM Ingredients pianta un albero per ogni dipendente e si concentra sul tema della sostenibilità ambientale. È questo il primo passo del nuovo corso di brand molto noti ai pasticceri italiani - come BraimsMasterlineWaldkorn e Agivega. Si è, infatti, appena concluso il passaggio di proprietà che ha interessato il business degli ingredienti per pasticceria e panificazione (prima sotto il nome CSM Bakery Solutions), ora identificato dal nome CSM Ingredients.

Un albero per ogni dipendente

Il cambio avviene, appunto, a seguito della cessione del business ad una controllata del fondo di investimento Investindustrial VII L.P (cosa di cui avevamo già parlato all'avvio delle operazioni). CSM Ingredients trarrà beneficio dalla sua forte esperienza e dalle sue partnership commerciali dedicandosi proprio all'innovazione nel campo dell'ingredientistica e al tema della sostenibilità. Per simboleggiare l'inizio della nuova era, l'azienda sta investendo e coltivando la Foresta CSM Ingredients in collaborazione con Tree Nation, un'organizzazione no profit che opera a livello globale. In Europa, Africa e Asia verrà piantato un albero per ogni singolo dipendente, a sostegno dell'ambiente e delle comunità locali. Intanto, laboratori artigianali e industriali e operatori del foodservice e del fuori-casa continueranno a trovare i marchi di CSM sui quali hanno sempre fatto affidamento.

Il Ceo Aldo Uva: «Interazione con la tecnologia e impegno per un futuro sostenibile»

A ricoprire il ruolo di Ceo, al vertice di CSM Ingredients, c'è Aldo Uva. Che sottolinea: «Grazie al grande lavoro svolto negli ultimi decenni, siamo in una posizione privilegiata per continuare a giocare un ruolo di primo piano a supporto dell'evoluzione del food perché amiamo gli ingredienti e ci focalizzeremo totalmente su di essi. La nostra esperienza nell'innovazione del food quale spinta alla differenziazione, i nostri team ispirati, il nostro impegno per un futuro sostenibile e la nostra dedizione a sviluppare partnership di successo e affidabili, forniranno le basi per rilanciare l'impegno dell'azienda a creare valore e raggiungere ulteriori successi. L'interazione proattiva tra consumatori, tecnologia e ingredienti aprirà la strada ad una filiera alimentare più sostenibile e avrà un impatto sul benessere dell'umanità e sulla salute del pianeta. Contribuiremo a innovare il food perché amiamo gli ingredienti».  

Con Distilled Consciously Diplomático rafforza l’impegno nella sostenibilità

Rum Diplomático
Con questa nuova iniziativa il rum premium del Venezuela, distribuito da Compagnia dei Caraibi, fissa nuovi ambiziosi obiettivi nel campo della sostenibilità. A partire da zero rifiuti nel processo produttivo

Produzione responsabile, attenzione all’ambiente e sostegno sociale rappresentano da sempre dei valori fondanti di Rum Diplomático. Tre fronti sui quali l’iconico rum premium del Venezuela, distribuito in esclusiva da Compagnia dei Caraibi, ora rafforza ulteriormente il suo impegno. Lo fa con Distilled Consciously, una piattaforma dedicata alla sostenibilità e inserita nel piano aziendale di Corporate social responsability del brand. Un’iniziativa dall’obiettivo ambizioso: allineare i propri sforzi con i target di sviluppo sostenibile (Sdg) promossi dalle Nazioni Unite.

 

Tre i pilastri chiave del programma di sostenibilità di Diplomático sui quali verrà rinforzato l’impegno: razionalizzazione dei processi, protezione dell’ambiente e rispetto delle persone.

Stop allo spreco alimentare

Per quanto riguarda il primo, il nuovo l’obiettivo è arrivare allo zero waste nel processo produttivo, uno degli elementi fondamentali per la lotta contro lo spreco alimentare. Punto sul quale il brand intende coinvolgere i suoi partner, i distributori e i consumatori di tutto il mondo. A questo scopo il brand ideerà e svilupperà attività mirate a livello locale per aumentare la consapevolezza sui danni dello spreco di alimenti, un problema globale. Tra queste iniziative, grazie alla collaborazione con Ong e altre organizzazioni che lottano contro lo spreco di cibo, workshop di formazione finalizzati a sensibilizzare più persone possibile sul tema e campagne di raccolta alimentare che saranno lanciate nei prossimi anni.

Produzione sostenibile

Sempre nel campo della sostenibilità dei processi, Diplomático è già impegnato nella riduzione dei consumi di acqua, consumi tagliati di ben il 50% negli ultimi 6 anni. La distilleria Dusa, proprietaria del brand, ha inoltre implementato un processo di gestione dei rifiuti liquidi che permette di trasformare le vinasse in fertilizzante, poi distribuito a oltre 30 famiglie che lo utilizzano per dare nutrimento a oltre 1.000 ettari di terreni dedicati alla coltivazione di canna da zucchero.

La stessa distilleria, poi, è stata dotata di sistemi autonomi di generazione di energia che coprono circa l’80% del fabbisogno, favorendo un minor uso di combustili fossili e garantendo una netta diminuzione delle emissioni di CO2.

Protezione dell’ambiente

Che il brand sia stato tra i pionieri nell’impegno verso l’ambiente lo dimostra anche che la distilleria Dusa sia l’unica del Venezuela ad aver ottenuto la certificazione Iso 14001, la certificazione di efficienza ambientale, già nel 2009. Da anni, inoltre, il brand porta avanti diverse azioni a tutela dell’ambiente, come, per citarne qualcuna, i laboratori di formazione ambientale rivolti ai dipendenti e alle comunità locali, programmi di rimboschimento, che hanno visto la piantumazione di quasi 16.000 alberi, tutti di specie autoctone, e iniziative di pulizia delle spiagge. Al tempo stesso, da oltre 10 anni sostiene l’ong Fundacaña, impegnata nella ricerca delle migliori pratiche di coltivazione della canna da zucchero.

Il rispetto delle persone

Non minore lo sforzo nel sostegno e nella cura delle persone. Salari equi, contributi alimentari, sostegno alle scuole e all’istruzione, progetti sportivi e, soprattutto, un forte investimento nei programmi sanitari e nella medicina gratuita, sono solo alcune delle attività messe in campo negli anni da Diplomático.

Grande attenzione è rivolta anche al tema della parità di genere. Non a caso sono sempre più numerose le donne che lavorano per il brand e che occupano i vertici della struttura aziendale. Tra queste Mariana Calderón, responsabile del Controllo qualità di Rum Diplomático, e Susana Curbelo, direttrice del programma di Corporate social responsability.

Chiedimi chi era Tomas Estes

Tomas Estes
In un giorno abbastanza lontano dall’euforia e dall’allegria tipici della sua Tequila, in una città dell’Oregon si è spento Tomas Estes. Aveva 76 anni e Bargiornale ci tiene a ricordarlo con le parole di chi lo ha conosciuto.

Alle volte, le rivoluzioni nascono per un atto d’amore incondizionato. Come quella di un distillato affascinante, quanto complesso e misterioso, destinato allo stigma della bottiglia da duri, di immigrati nostalgici e criminali. Era il Tequila di inizio anni ‘80. Poche etichette, spesso nessuna, e un utilizzo quasi esclusivo nei Margarita chiesti dalle signore ancora reduci dalle serate anni ‘50 e le sbronze al Copacabana Club. Tomas Estes lo conobbe prestissimo, già dai suoi quindici anni, quando ne bevve un po’, assieme a degli amici della comunità messicana di Los Angeles, la sua città. Era l’unico non latino della compagnia (Tomas era la versione gallese di Thomas, non la latinizzazione), ma ne rimase folgorato, al punto da passare la sua vita da liceale attraversando il confine per assaggiarne varianti artigianali e sconosciute dai cantineros di confine. Spesso arrivavano trasportate dai campesinos, in sella all’asino. Più tardi avrebbe ammesso che in quella passione per la cultura di uno strano prodotto, ricercava il calore e l’autenticità di un Messico che conobbe da bambino assieme al padre, ben diversa dalla freddezza e dal materialismo della sua America. Vivere con cuore e anima ben connessi. Forse fu questa esigenza a spingerlo a lasciare tutto, la sua America e un lavoro sicuro da insegnante liceale, per inseguire l’avventura di un ristorante messicano in una città conosciuta in vacanza, Amsterdam. Lì nacque il primo della sua catena di ristoranti Club Pacifico: quesadillas e burritos come mai in Europa e una selezione di Tequila mai viste. Fu un successo, al punto da aprire una filiale in una Londra ancora lontana dal cosmopolitismo attuale, nel 1982. Fu lì che Dom Costa lo incontrò: «Era più di 30 anni fa, passeggiavo per Covent Garden. In un vicolo scoprii un signore che regalava assaggi di Tequila, mi incuriosii, era Phil Bailey (uno dei principali ambassador di Tequila al mondo n.d.r). Entrando nel locale, mi resi conto della vastità della sua selezione di bottiglie, alcune persino artigianali: per l’epoca era qualcosa fuori dal mondo, impensabile, di Tequila girava al massimo solo un’etichetta. Inutile dire che restai lì dentro tre ore.». Non fu l’unico, per quel locale passò gente come Dick Bradsell (che rimase impressionato, al punto da fare un locale suo tanti anni dopo, El Camiòn) e i suoi discepoli Tony Conigliaro e Nick Strangeway. E un ragazzo californiano come lui, umile e dalle grandi ambizioni, portato da Bradsell per conoscere le meraviglie di una Londra in ascesa: il suo nome era Julio Bermejo, ed avrebbe inventato il primo grande modern classic a base Tequila, il Tommy’s. Club Pacifico aprì filiali anche in altre città, tra cui Parigi, Colonia, Sidney e anche in Italia, in una Milano di inizio anni '90. Lo ricorda il nostro Stefano Nincevich: “Ero un ragazzino, ma lo ricordo bene. Club Pacifico era favoloso: i migliori Margarita, per distacco, di tutta la città. Cibo messicano incredibile, musica fighissima. C’era sempre fila, era tra i locali più ambiti della città.». In seguito, l’amore per il distillato portò Tomas a proseguire nella sua attività di ambassador e titolare di uno dei marchi più conosciuti oggi, la Ocho. Ne seguirono seminari, masterclass, incontri per far scoprire la potenzialità del distillato. In uno dei tanti, incontrò anche uno dei maggiori divulgatori della Tequila in Italia, il brand ambassador di Compagnia dei Caraibi Francesco Pirineo: “Per me è stato come un padre. Con lui ho condiviso tanti viaggi, avventure in Messico, in Italia a far conoscere il prodotto, tante serate. Non si risparmiava mai, dico mai, nonostante l’età. Voleva sempre conoscere gente, far conoscere il suo mondo, la sua passione per il distillato d’agave in generale, non solo la sua Ocho. Si sentiva ambasciatore di un intero mondo. Mi diceva sempre che per fare bene il mio lavoro bisognava sentirla, la Tequila. Il suo era un atto d’amore ed è per questo che lo porterò sempre con me, in ogni masterclass.». Già, un atto d’amore. Se con i tuoi amici, in questo breve momento di respiro dopo un anno di reclusione in casa, ti capita di festeggiare con gli amici con shot di un’ottima Reposado, sappi che c’è uno dei suoi padri in tua compagnia. In un giorno abbastanza lontano dall’euforia e dall’allegria tipici della sua Tequila, in una città dell’Oregon si è spento Tomas Estes. Aveva 76 anni.

Mizkan aiuta a rendere perfetti i tuoi Poke

Poke Mizkan
Aiutare gli operatori a sfruttare al massimo il trend del Poke è la mission di Mizkan. Con i suoi condimenti, come l'Aceto di Riso Shiragiku e l'Honteri, ma anche con tanti consigli e ricette

Da qualche tempo le ciotole di Poke sono diventate alla moda nel menu dei consumatori. Un trend da sfruttare anche dalle attività del fuoricasa per saziare la fame di novità dei loro clienti. Fame, è facile immaginare, moltiplicata dal lungo periodo di “astinenza” dalla frequentazione dei locali a causa dell’emergenza sanitaria. In tale contesto, Mizkan, storico produttore di aceti e condimenti giapponesi, si sente investito di una missione: aiutare gli operatori a sfruttare al massimo questa opportunità, attraverso due suoi prodotti d’eccellenza, l'Aceto di Riso Shiragiku e l'Honteri, un condimento dolce in stile mirin.

Tornando a frequentare i locali i clienti cercheranno pietanze che sappiano dare soddisfazione al palato, ma anche allo spirito. Piatti ricchi di ingredienti naturali e salutari, diversi dal consueto e in grado di celebrare il piacere di mangiare bene. E il Poke risponde in pieno a queste caratteristiche.

Che questa pietanza incontri la predilezione di un numero sempre maggiore di consumatori lo dicono diversi dati. Negli ulimi mesi del 2020 la domande del Poke nelle consegne a domicilio è aumentata del 76/%, segnala Just Eat. Un apprezzamento destinato ad aumentare ancora, fino a entrare nella top 5 dei piatti più salutisti per il 2021.

Nonostante la grande popolarità del quale il piatto già gode, c’è ancora una bella fetta di consumatori che, però, non ha ancora fatto questa esperienza di gusto, e ciò ne amplia ulteriormente il pubblico dei possibili consumatori. E proprio a creare un’esperienza di gusto unica e indimenticabile è quello che i prodotti Mizkan aiutano a fare.

L'Aceto di Riso Shiragiku con la sua acidità pastosa e il sapore umami, derivato dalla torta di sake, è l’ingrediente perfetto per condire il riso e la salamoia. Mentre l'Honteri, condimento in stile mirin, regala dolcezza e profondità di sapore a salse e condimenti.

Due ingredienti che aprono un mondo di ispirazioni sul Poké tutto da esplorare. Per conoscerlo basta visitare il sito https://bit.ly/3nnNlY7 dove si possono trovare ricette, dimostrazioni di chef e straordinarie offerte di campioni gratuiti.

 

Tavoletta d’Oro, i cioccolati premiati nell’edizione 2021

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Il Toscano Brown di Amedei, miglior cioccolato al latte alla Tavoletta d'Oro 2021
Alla 19esima edizione del premio Tavoletta d'Oro, l'Oscar del cioccolato italiano, trionfo per i grandi nomi della cioccolateria

Si è svolta domenica la diciannovesima edizione del premio Tavoletta d'Oro, il prestigioso riconoscimento assegnato dalla Compagnia del Cioccolato. L’associazione di consumatori esperti ed appassionati di cioccolato, nata a Perugia nel 1995, oltre a corsi per chocolate taster, serate di degustazione ed abbinamento vini e distillati, convegni di studio e aggiornamento, organizza da quasi un ventennio l'evento che stila una classifica dei migliori cioccolati in commercio.

Dal suono all'estetica, fino al retrogusto: la valutazione del cioccolato

Il premio viene assegnato sulla base di una valutazione complessiva, che si riferisce all'aspetto del cioccolato, al suono che produce quando si spezza, al suo profumo, all'aspetto fisico che ha durante la degustazione dal quale risalta la sua lavorazione, al gusto e al retrogusto che lascia al palato. Ecco l'elenco dei vincitori, per categoria.

  • Cioccolato fondente: ex aequo DOMORI con Criollo 80% e SLITTI con Gran Caao 73%
  • Cioccolato fondente d'origine: DOMORI con Chuao 70%
  • Massa di cacao: SABADÌ con Cacao Ocumare di Cata 100%
  • Cioccolato al latte: AMEDEI con Toscano Brown 32%
  • Cioccolato al latte con cacao >40%: ex aequo SLITTI con LatteNero 45% e MAGLIO con Cuyagua 55%
  • Gianduia: GUIDO GOBINO con Tourinot Maximo
  • Cioccolato aromatizzato: ex aequo T'A MILANO con Bianco Caramello al sale e SABADÌ con Affinato al finocchietto
  • Creme spalmabili: ex aequo SLITTI con Riccosa 51% e MARCO COLZANI con Nocciole e cacao
  • Frutte e canditi ricoperti: MAGLIO con Filetti d'arancia ricoperti
  • Cioccolati con ripieno: VENCHI con Tiramisù con mascarpone e caffè
  • Praline: GARDINI con Pralina alle olive
  • Cioccolati grezzi: SABADÌ con Arancia e maggiorana
  • Cremini: MAJANI con Inca Maracajbo

 

Una grande reunion per la Campari Bartender Competition

I sette vincitori della Campari Bartender Competition insieme in una Reunion digitale. Per gli organizzatori si è trattata di un'occasione per rimanere accanto all'universo dei bartender, adesso forse più che in qualsiasi altro momento, tornando alle gioie vissute e concentrandosi sul senso di comunità dell'industria dell'hospitality

Quest’anno la Campari Bartender Competition, manifestazione unica nel suo genere e incredibile volano di promozione di grandi talenti del panorama italiano, ha preso un anno sabbatico. I motivi sono immaginabili. «In un periodo così complicato - spiega Luca Casale di Campari Academy - non era possibile seguire il percorso che abitualmente facciamo. Quello che parte dalle fasi di selezioni locali e arriva fino al gran finale. Allo stesso tempo non abbiamo voluto trasformare la nostra manifestazione in un concorso on line perché non rientra nello spirito del concorso». Per tenere vivo il progetto Campari Academy ha riunito i sette vincitori delle prime edizioni della Campari Bartender Competition: Chiara Beretta, Andrea Dracos, Luana Bosello, Alessandro Pitanti (oggi Master Bartender di Campari Academy), Giovanni Liuzzi, Stefano Cattaneo e Corey Squarzoni. La grande reunion è stata diffusa sul sito e sui social di Campari Academy. “Si è trattato - spiegano da Campari Group - di un’occasione per rimanere accanto all'universo dei bartender, adesso forse più che in qualsiasi altro momento, tornando alle gioie vissute e concentrandosi sul senso di comunità dell'industria dell'hospitality”.

Sette campioni, che vogliono dire sette storie personali delle più varie, ma anche sette filosofie, metodi e sogni: un nuovo incontro per raccontarsi e svelare segreti. A ciascuno dei campioni sono stati affiancati ex tutor (o giudici) della competition chiamati ad accompagnare i racconti e le ricette dei vincitori delle sette passate edizioni.

Ospite speciale di questa reunion un parterre de rois composto da Luca Marcellin, Edoardo Nono, Leonardo Leuci, Alex Frezza, Claudio Perinelli e Samuele Ambrosi. Senza contare il collegamento dal Camparino in Galleria (Bar rivelazione dell’anno ai Barawards 2020) del cocktail guru Tommaso Cecca. Insieme si è parlato aneddoti ed emozioni,  memorie e sentimenti di chi ha visto la propria vita cambiare, al bancone di Campari. Ed è stato il racconto di un concentrato di ingredienti, strumenti ed elementi capaci di trasmettere professionalità e visione. Si sono fatti cocktail, tanti cocktail preparati con gli ingredienti di una mistery box uguale per tutti i 7 concorrenti. Filo rosso che lega tutte queste ricette è la semplicità di realizzazione, la replicabilità, il buon gusto. Tutti elementi che contraddistinguono questo concorso fino del suo esordio.

Il tutto in un linguaggio contemporaneo, fatto di sorprese e comunicazione in video, parlato però nel solco dell'idea d'eccellenza globale tipica di Campari Group, sempre attento alle necessità dei bartender, che da ormai un anno soffrono i colpi della realtà. «Campari Academy - spiega Gustavo Calì, Campari Academy Manager - sostiene con orgoglio la responsabilità, sia attraverso l’attività didattica che con la Campari Bartender Competition, di indirizzare la carriera di un giovane bartender. E mai come oggi questo senso di responsabilità è ancora più marcato».

Milano Roastery caffetteria urbana dalle grandi ambizioni

Milano Roastery
Milano Roastery
Inserita in uno dei crocevia più “caldi” della metropoli, si distingue per una proposta all day che fa perno su una caffetteria non scontata

 

L’ambiente di Milano Roastery in stile industriale invita a sedersi, a concedersi una piccola pausa osservando particolari curiosi e piacevoli e scoprendo i mille particolari di questo insieme composito e originale o gustando un buon espresso, un tè o una tisana con un occhio all’immancabile smartphone. Siamo nella caffetteria, bar e torrefazione Milano Roastery in piazzale Medaglie d’Oro, cuore di un quartiere, Porta Romana, che combina terziario e residenziale, ospita giovani lavoratori e universitari e che è un punto di snodo del trasporto pubblico cittadino, metropolitana compresa che in tre sole fermate porta a piazza Duomo. Il titolare è Carlo Russo che, nonostante non frequenti la coffee community e non si esponga sui social, si è meritato il terzo posto nella categoria bar-caffetterie all’ultima edizione dei nostri Barawards. «Sono rimasto colpito dal piazzamento raggiunto e ne sono molto soddisfatto - ci dice -. Ho anche compreso l’importanza della comunicazione e mi sto organizzando per parlare all’esterno ma anche all’interno del locale, ad esempio con cartoncini che spiegano le diverse origini che offriamo o le caratteristiche di un’estrazione a filtro. Dovremo cominciare ad essere presenti con continuità anche sui social; è tutto in fase di studio». Legno e acciaio sono protagonisti di un arredo pensato dopo avere visitato numerose caffetterie all’estero, soprattutto a New York, e messo a punto con lo studio Andrea Langhi Design. Il legno antico da recupero proviene da Sondrio, le sedute arrivano dall’Inghilterra e i grandi ventilatori da soffitto dagli Stati Uniti. A livello cromatico, il colore di riferimento è un azzurro intenso quasi cobalto, che si trova alle pareti, negli arredi, sulle tazzine ed anche sulla macchina espresso, una Strada a tre gruppi de La Marzocco. «Sono arrivato al mondo del bar nel 2005 - racconta Russo - quando ho aperto il mio primo coffee shop, un Lino’s Coffee al centro commerciale Bicocca Village: un’esperienza che mi ha trasformato. Facevamo volumi molto importanti, 50-60 kg di caffè a settimana. Un po’ rimpiango le giornate in cui davanti al banco c’erano lunghe file di clienti: anche oggi quando sono sotto pressione riesco a dare il meglio e a guidare il mio team affinché il servizio sia rapido ed efficiente». Parallelamente al lavoro, Russo impiega il proprio tempo per studiare, ottenendo le prime certificazioni di caffetteria con il formatore Sca Luigi Lupi, dal quale apprende anche le tecniche della latte art. Quindi la sua attenzione si rivolge alla tostatura, dapprima con il mastro tostatore Marco Cremonese, quindi con l’americano Patrick O’Malley con il quale ottiene le certificazioni base e intermedia di roasting. Nel 2013 apre una microroastery e nel febbraio 2018 Milano Roastery. La miscela base per l’espresso è Brera: 100% Arabica, composta da caffè provenienti da Brasile, Santo Domingo e India (questi ultimi sono specialty) venduta a 1 euro, alla quale si affiancano un paio di singole origini a rotazione tostate più chiare. Non solo somministrazione: presso la cassa, un espositore propone in vendita il caffè della casa in confezioni da 250 g. «I clienti le acquistano per il consumo a casa più per filtro che per la moka - riprende Russo -. Al primo acquisto, chiedo se conoscono le modalità di preparazione, in caso contrario fornisco le coordinate di base, invitando poi a seguire uno dei numerosi tutorial che si trovano sui social e che mostrano come ottenere delle buone estrazioni. Noto che sta crescendo il numero di chi ha una macchina espresso a casa e mi rendo conto che i clienti vanno educati: a breve realizzerò del materiale informativo che mi darà una mano in questa attività di formazione». «Sulla qualità dell’espresso non transigo - continua Russo - a Milano Roastery si realizzano solo estrazioni doppie, anche se viene richiesta una sola tazza, in quanto il filtro doppio dà il migliore risultato in tazza. Infine, vorrei rimediare all’errore del prezzo dell’espresso di base: 1 euro è davvero poco e vorrei passare a 1,50». Ricercatezza e innovazione sono anche le basi dell’offerta food del locale: le preparazioni per la colazione sono tutte di matrice artigianale, acquistate abbattute vengono fatte rinvenire durante la notte in una cella fermalievitazione, poi cotte e farcite poco prima della commercializzazione. A pranzo, i cavalli di battaglia sono gli open toast con avocado e salmone (il più richiesto), con gamberi scottati, pomodorini e avocado e con hummus, avocado, cipolle e feta. Poi insalate, club sandwich e alcuni piatti. «Normalmente ho una buona rotazione - conclude Russo - e generalmente è il pranzo che “cambia” le giornate e che mi fa tornare a casa più o meno sorridente. Anche la colazione va bene, ma lo scontrino medio è molto più basso: 2-3 euro contro i 14-15 di una pausa pranzo. L’obiettivo, quando sarà possibile, è di rimanere aperti tutti i giorni, rimodulando l’aperitivo a introducendo il brunch nei giorni di sabato e domenica». La formula funziona, grazie anche a una location che non ha fatto mancare la clientela nonostante l’avvento dello smart working e la chiusura delle scuole. Visto il successo, l’obiettivo ambizioso di Russo è di aprire altri 2-4 locali.

 

Carlo Russo

Carlo Russo, Milano Roastery
Carlo Russo, Milano Roastery

Quarantenne, sbarca nel mondo del bar nel 2005, aprendo un Lino’s Coffee al centro commerciale Bicocca Village di Milano. Segue corsi per baristi e Latte Art con Luigi Lupi, quindi si avvicina alla tostatura con Marco Cremonese e Patrick O’Malley. Nel 2013 apre una microroastery e nel 2018 Milano Roastery, un format che desidera replicare in altre aree della città.

Drink Team 2021, hai tempo fino al 20 maggio per votare la nuova squadra

Drink Team 2021 le muse
Drink Team 2021 le muse
Centinaia si sono candidati, oltre 100 ex componenti del Drink Team ne hanno selezionato 24. Ora tocca a te decidere chi entrerà a far parte della prossima squadra

Quest'anno si festeggia il decennale del Drink Team di Bargiornale, la speciale rubrica di miscelazione che quest’anno dedicheremo alle donne. Le donne che hanno creato super drink; le bartender che hanno segnato la storia del bartending; le dive e le persone comuni che hanno ispirato bartender e artisti.
In ordine di apparizione, a partire da luglio, il Drink Team di Bargiornale dedicherà un omaggio a

  1. Maria Dolores Boadas, Boadas Barcellona
  2. Josephine Baker, musa ispiratrice del Between the Sheets
  3. Jeanette Jerome, nota come Lady Randolph Churchill, madre di Winston e madre putativa del Manhattan
  4. Betsy Flanagan, locandiera di Yorktown, vissuta a fine Settecento
  5. Margarita Carmen Cansino (Rita Hayworth), Margaret Sames o di Marjorie King. Tre donne per un drink: il Margarita
  6. Valentine Goesaert e Anne Davidow, l'avvocatessa che la difese nel processo che proibiva alle donne di servire alcolici.
  7. Suzon, musa ispiratrice di Édouard Manet, per il celebre dipinto "ll bar delle Folies-Bergère".
  8. Mary Pickford, l'attrice che ispirò il drink omonimo
  9. Audrey Saunders, la regina di New York

Ma andiamo con ordine. Per entrare nella rosa dei titolari, i finalisti del Drink Team 2021 dovranno ottenere anche il voto dei lettori di Bargiornale dopo aver ottenuto le preferenze dei 104 “senatori”, gli ex componenti delle precedenti sette edizioni del Drink Team. Per votare c’è tempo fino al 20 maggio.

SCOPRI I 24 FINALISTI E VOTA I TUOI PREFERITI

I votanti (solo addetti ai lavori) potranno esprimere fino a 3 preferenze tra i 24 finalisti. I dodici più votati entreranno nella nostra squadra. Le preferenze dei senatori peseranno per il 60%, le preferenze espresse dal voto on line il 40%. Il Drink Team 2021 sarà presentato sul numero di giugno e debutterà da numero di luglio-agosto.

Ecco i nomi dei 24 finalisti (in ordine alfabetico):

  1. Tea Alberizzi
    Freelance, Padova
  2. Angelica Baldan
    Ca-ri-co, Milano
  3. Fabiana Canella
    Freelance, Milano
  4. Enrico Chillon
    Radici Terra e Gusto – Padova
  5. Gian Maria Ciardulli
    Donna di Cuori, Cecina (Li)
  6. Gioacchino Cinque
    Faro Bar (Hotel Montemare), Positano (Sa)
  7. Veronica Costantino
    Largo 9, Firenze
  8. Alex D'Aloia
    Lefty - Orta Nova (Fg)
  9. Marianna Di Leo
    Cinquanta Spirito Italiano, Pagani (Sa)
  10. Federica Geirola
    Freelance, Cervia
  11. Luca Granero
    Dash, Torino
  12. Francesca Lolli 
    Velluto, Bologna
  13. Laura Marnich
    Zuma, Dubai
  14. Luca Menegazzo
    Estremadura Café, Verbania
  15. Terry Monroe
    Opera 33 e Oro Scrt Room, Milano
  16. Lucia Montanelli
    The Bar at the Dorchester, Londra
  17. Samantha Migani
    Hawaiki Tiki Bar, Bellaria Igea Marina (Rn)
  18. Simone Mina
    Checchino dal 1887, Roma
  19. Renato Pinfildi
    Le Café du Monde (Caserta)
  20. Iolanda Prisco
    Cantine Sociali, Napoli
  21. Martina Proietti
    The Court, Roma
  22. Enrico Rovella
    Freelance, San Cristoforo (Al)
  23. ShakHer (R. Martino, M. Noni, V. Bassetti, A. Bidini)
    Roma
  24. Tiziano Zanobini
    Funi 1898, Montecatini Terme (Pt)
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