Come omaggio alla sua città natale, l'aperitivo del Gruppo Montenegro ha promosso un progetto di restauro che ha dato nuova vita a una storica gondola del maestro d'ascia Giuponi
Si chiama Selecta ed è una delle ultime gondole storiche del maestro d’ascia Giovanni Giuponi, classe 1910, scomparso nel 2002. Da qualche giorno la gondola è tornata è tornata a solcare i canali di Venezia, grazie a un importante progetto di restauro promosso da un altro pezzo storico della città: Select, l’aperitivo nato a Venezia nel 1920 a opera del fratelli Pilla (leggi Select Aperitivo, i suoi primi 100 anni veneziani).
La gondola e alcune fasi del suo restauro
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Un progetto culturale con il quale il brand di Gruppo Montenegro ha voluto rinsaldare il legame con la città natale e rendere omaggio alla sua tradizione nautica. Tradizione alla quale è particolarmente legato, considerando che diverse delle 30 erbe che compongono la ricetta segreta di Select sono arrivate in Occidente grazie alla fitta rete commerciale che la Serenissima aveva con l’Oriente.
Nella rinascita di Selecta sono state coinvolte le maestranze veneziane. Il restauro è stato infatti realizzato da Select in collaborazione con la Società di Mutuo Soccorso fra Carpentieri e Calafati(Smscc), la più antica associazione veneziana, l’Associazione Arzanà, che riunisce esperti locali e internazionali di etnografia e storia navale dell’Alto Adriatico, e l’Associazione dei Gondolieri di Venezia.
I principali interventi hanno interessato riguardato la zona del vogatore, con la sostituzione della parte in cui si voga, e diverse rifiniture nella zona della coperta, leggermente usurata. Nuovi anche i remi, ora in lamellari in ramin e faggio e altri legni pregiati, e le forcole, ovvero la parte dove si poggia il remo per vogare, fatte in unici di noce, scavati e scolpiti come da tradizione, a mano.
Al progetto si è unita anche Rubelli, storica azienda tessile veneziana, con due tessuti che esprimono al meglio lo spirito sofisticato e gioioso dell’iniziativa: il velluto Spritz, nel color lapislazzuli, e lo jacquard Festa, nella variante bordeaux, ideato e progettato da Luca Nichetto, designer di Murano.
Un lavoro di restauro di grande accuratezza filologica ed eseguito nel pieno rispetto della tradizione che ha permesso di restituire alla città la storica gondola in tutto il suo splendore.
Così Selecta, nel giorno del suo nuovo battesimo, ha intrapreso il suo primo viaggio tra i canali di Venezia, passando per il Bacino di San Marco e facendo infine il suo ingresso trionfale nell’Arsenale, sede della seconda edizione del Salone Nautico, attraverso scenografica Porta dei Leoni. Accompagnata nel suo percorso da un corteo di barche tradizionali veneziane a celebrarne il ritorno.
Appuntamento mercoledì 16 e giovedi 17 giugno con due mezze giornate di approfondimento on line sull'evoluzione della filiera organizzate dalla rivista Imbottigliamento. E venerdì 18 giugno un corso di formazione sulla produzione del malto. Partecipazione gratuita previa registrazione
Perché è fondamentale curare la relazione con i collaboratori e con i clienti. E quali sono i valori su cui fondarla: ce li spiega la consulente e formatrice Marisa Ferrara
Fiducia, rispetto, dono: sono le parole chiave su cui costruire il futuro dell’azienda, che sia un piccolo bar o una grande attività fa poca differenza. Fiducia e rispetto come basi della relazione tra il titolare (l’imprenditore) e i propri dipendenti, dono come atteggiamento nei confronti dei clienti (attenzione: non c’entra niente con il regalare qualcosa).
A suggerirle è Marisa Ferrara, consulente e formatrice esperta nella gestione delle relazioni interpersonali sul lavoro e convinta assertrice dell’importanza dell’usare le parole giuste nella comunicazione professionale.
Marisa Ferrara, consulente e formatrice
«La fiducia è la base di tutto - spiega -. Ed è ancora più importante costruirla oggi, in tempi difficili, quando potrebbero prevalere i dubbi, le incertezze, addirittura lo sconforto. Perché nessun imprenditore è in grado di portare avanti la propria attività da solo. Ha bisogno dei collaboratori. Più sono coinvolti, meglio lavorano. Più c’è fiducia, più cresce l’impegno e la collaborazione».
Facile a dirsi... «Va costruita mattoncino su mattoncino, con comportamenti coerenti e con una modalità di comunicazione conseguente. Una delle abitudini più diffuse è il puntare il dito, per incolpare o sgridare qualcuno, perché non ha fatto bene, ha sbagliato. Oppure si accusa la persona: “sei un incompetente”, “sei un incapace” e via peggiorando. Più si procede su questa strada, più il dipendente tenderà a ridurre l’impegno, il coinvolgimento, le prestazioni, la motivazione. E magari arriva a sviluppare astio, o rancore, che finisce inevitabilmente per “inquinare l’atmosfera” sul luogo di lavoro, nel bar, ed essere percepito anche dai clienti. Se uno comunica sempre nello stesso modo, otterrà sempre gli stessi risultati. E gli stessi comportamenti. Che non potranno che, nel tempo, peggiorare. È davvero quello che si desidera per la propria azienda?» (Leggi anche: "Parliamo del nemico?").
Le regole per una comunicazione efficace
Quali, allora, i suggerimenti per chi vuole adottare una comunicazione capace di costruire fiducia e collaborazione? «Parlare in prima persona - “io credo, io penso, io sento” -, ascoltare, cercare di capire il come e il cosa e non il perché, far riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni, sollecitando una soluzione condivisa: “Cosa ne pensi se facciamo così? Secondo te potrebbe piacere ai clienti questa soluzione? Passare dal dare un giudizio a esprimere un opinione: “io penso che quello che hai fatto andrebbe migliorato, perché...”. Se si costruisce una soluzione insieme, piano piano si crea fiducia. Il collaboratore si sentirà più responsabilizzato e protagonista. Non è un processo immediato, richiede un tempo e un percorso: ma il risultato è avere dipendenti più coinvolti, più partecipi, più interessati al buon andamento dell’azienda».
La fiducia può, auspicabilmente, diventare ammirazione: «Se un dipendente ammira il datore di lavoro, cercherà il più possibile di assomigliargli, di fare come lui. Garantirà il suo impegno per raggiungere gli obiettivi comuni e migliorare il modo di lavorare. I dipendenti finiscono per essere lo specchio delle azioni, delle priorità e dei valori dell’imprenditore».
L'importanza del rispetto reciproco
Alla base della fiducia, Ferrara mette il rispetto. Reciproco: l’imprenditore verso i dipendenti e, di conseguenza, i dipendenti verso l’imprenditore. «Rispetto per quello che mi dici. Rispetto per il lavoro che facciamo. Rispetto per la struttura che dobbiamo portare avanti». Fiducia e rispetto crescono e si rafforzano di pari passo: «Non può esserci una senza l’altro». Una squadra fondata su fiducia e rispetto avrà posto le basi giuste per fare ospitalità d’eccellenza.
La potenza del dono (e della sorpresa)
E qui arriviamo alla terza parola chiave: il dono. Di cosa parliamo? Non certo di regalare consumazioni, buoni o quant’altro. Il tema qui è l’attitudine verso il cliente: «Nei lunghi periodi in cui i bar sono stati chiusi - afferma Ferrara - moltissimi clienti hanno fatto sentire il loro supporto: venendo lo stesso a consumare, anche d’asporto, o semplicemente comunicandoci quando eravamo importanti per loro. Ora che si riprende a lavorare, è il momento di ricambiare le attenzioni ricevute. La chiave è puntare a sorprendere i nostri clienti con un dono incondizionato. Non per forza qualcosa che abbia un valore economico: potrebbe essere un disegno sul cappuccino, il pensiero o la battuta del giorno scritti su un biglietto da portarsi a casa, una caramella per il figlio. Qualsiasi cosa che possa fare uscire il cliente dal locale con un sorriso. O comunque più contento di quando è entrato».
Riuscire a sorprendere il cliente donandogli un momento speciale è uno dei modi più potenti per fidelizzarlo: «E di questi tempi, in cui sono tutti bombardati da notizie negative e da preoccupazioni, può fare davvero la differenza. Crea con i clienti una relazione durevole, molto più di qualsiasi sconto».
Obiezione: “Sono solo belle parole: qui dobbiamo lavorare, non abbiamo tempo per le smancerie”.
Riposta: «Oggi i clienti sono cambiati, sono più esigenti e meno fedeli. Ciò che fa davvero la differenza è la qualità dell’esperienza che vivono».
Cambiano look i vermouth Drapò di Turin Vermouth. In occasione dei 10 anni della nascita del marchio Drapò, l’azienda torinese ha deciso di rinnovare il packaging delle sue specialità, svecchiandolo e dandogli un’immagine più accattivante e moderna.
Un’operazione focalizzata sull’etichetta, la bottiglia resta la stessa nel tradizionale formato da 1 l, che ha interessato tutte e quattro le referenze del brand: Drapò Vermouth Rosso, Drapò Vermouth Bianco, Drapò Vermouth Dry e Drapò Vermouth Rosé. Prodotti perfetti sia da servire lisci o da utilizzare in miscelazione che adesso sono anche gluten free, in quanto Turin Vermouth ha eliminato dalle loro ricette segrete il glutine, così che possano essere degustati anche dai clienti dei locali intolleranti alla sostanza.
Il restyling dell’etichetta è stato realizzato all’insegna di un’armoniosa fusione tra l’impostazione “vintage” che caratterizza il marchio e modernità. Dove la prima è data dalla presenza del logo Turin Vermouth, dal nome “Drapò”, che acquisisce ancora più rilievo, e dal vessillo di casa Savoia, da sempre presente a suggellare il forte legame dell’azienda con la città di Torino, dove ha la sede e patria del vermouth. Mentre l’aspetto di modernità è data dallo stile delle scritte, più lineari ed essenziali, e dagli elementi in rilievo “braille”, impreziositi dalla lamina in oro, a sottolineare la qualità del prodotto.
Il fondo più chiaro dell’etichetta va poi a dare risalto a tutti i suoi elementi distintivi, tra i quali il tricolore, simbolo di “italianità” del brand e del prodotto che viene venduto in tutto il mondo.
Cambia la veste, ma non il gusto e la qualità delle quattro referenze. Drapò Rosso (alc 16% in vol), intenso e raffinato con le sue noti dolcemente fruttate e floreali e la ricca aromaticità. Drapò Bianco (alc 16% in vol), morbido e delicato, ma dal carattere deciso che ne risalta la giusta armonia dei sapori intensi e coinvolgenti. Drapò Dry (alc 16% in vol), dal gusto asciutto e sofisticato, grazie alla perfetta armonizzazione di pregiati vini bianchi, con sentori di frutta tropicale e un leggero retrogusto amaro. Drapò Rosé (alc 16% in vol), fresco e fragrante, con spiccate note di frutta e fiori e un inaspettato finale speziato.
Il sorriso, la passione e l’ironia insieme alle sue massime più ricorrenti come «Vendere e incassare» e «Molti pochi fanno assai», sono alcuni dei ricordi ricorrenti tra chi ha fatto parte della “famiglia” (l’azienda) creata da Alberto Pascucci, che si è spento ieri a 88 anni. Negli anni Cinquanta è titolare di una bottega alimentare quando decide di realizzare il primo impianto produttivo che poi diventerà la sua attività. I figli Mario e Francesca scelgono di seguire la sua strada (Donatella ne sceglie un’altra) e oggi hanno già fatto il loro ingresso in Torrefazione i rappresentanti della terza generazione. Uomo pratico, concreto, che ha conosciuto anni molto difficili, Alberto ha permesso a Mario di esprimere la sua incontenibile creatività, realizzando il Caffè Pascucci Shop, una formula che presto conquista numerosi Paesi nel mondo. Ai figli il marketing e la creatività, mentre lui ogni giorno seguiva il caffè verde e la tostatura. Quando cominciò a sentire che le forze calavano raccolse i dipendenti in sala mensa: «Sta arrivando un rimprovero» ricorda Lina Di Carlo, grafica nella Torrefazione, invece chiese loro di sostenere Mario, che era sempre in giro per il mondo, ricordando che «voi siete la mia famiglia e anche la famiglia di Mario». Ci fu chi pianse. Noi di Bargiornale ricordiamo la sua disponibilità e la collaborazione, proseguite poi con il figlio e i suoi collaboratori, e ci uniamo al dolore della famiglia. L’ultimo incontro fu all’inaugurazione del Pascucci Moka a Milano, nel giugno del 2018, quando arrivò per osservare il nuovo locale e offrire un sorriso a tutti.
Riportiamo un suo ricordo scritto da Riccardo Gambuti, “tuttocampista” presso Caffè Pascucci.
Cuor contento, gran talento: la lezione di Alberto Pascucci
«Vallo a ricordare uno così. In apparenza, sembra facile raccontare Alberto Pascucci, il fondatore dell’omonima torrefazione di caffè che partendo da Monte Cerignone, zitta zitta, si è presa il mondo: marito affettuoso, padre esemplare, cittadino modello, amico presente, pilastro della comunità, lavoratore instancabile e imprenditore lungimirante, ossessionato dalla ricerca della qualità. La sua dipartita lascia un vuoto incolmabile e per questo, nessuno lo dimenticherà mai.
Tutto vero, non c’è nulla d’inventato eppure siamo sicuri che se fosse ancora qui, diffiderebbe dall’usare certe scontate espressioni e alla sua maniera, inviterebbe a evitare il patetismo: a nessuno piacciono i necrologi e men che meno piacevano a lui perché Alberto Pascucci era un cultore della vita, e dell’esistenza ha saputo gustare gli aspetti più belli, cogliendone appieno il senso. Si dice avesse sempre il piede piantato sull’acceleratore ma non è vero, perché se la cavava pure in staccata: per lui la vita rimaneva una questione di equilibrio e anche per questo motivo non perdeva mai il sorriso.
Al di là di questo, era nota la sua passione per la velocità e in particolare per le moto: le prime sponsorizzazioni, l’amicizia col campione Fausto Gresini e sopra ogni cosa, l’enorme affetto per i Simoncelli, figlio e papà; i trionfi di Marco e il cuore che straripa di gioia; la tragedia di Sepang, il dolore più grande.
Alberto impazziva per quel mondo e ancora negli ultimi anni, quando si presentava al paddock di Misano, ci mancava poco che, sperando di non essere notato, inforcasse uno di quei bolidi. Era il terrore degli addetti di gara: c’è una foto favolosa che lo ritrae sulla linea di partenza mentre dà gli ultimi consigli a un altro dei suoi pupilli, il centauro Niccolò Antonelli.
Non c’era niente da fare, Alberto Pascucci era così: non si teneva, nel senso che era incontenibile. Nemmeno la sedia a rotelle su cui era costretto da qualche tempo, aveva intaccato il suo spirito. Arrivava in azienda e partiva subito in perlustrazione: si informava sull’andamento del lavoro e poi ti liquidava con una battuta sottile, di rado tagliente, giusto nelle rare occasioni in cui gli giravano davvero le balle. Sebbene prendesse il mestiere molto seriamente, e su questo crediamo ci sia poco da discutere, andare in ufficio per lui era come andare in scena: il successo di uno spettacolo durato ben ottantotto anni. Quando si dice la perseveranza.
Alberto Pascucci era un fanatico della vita, come una rockstar ma senza averne la tipica tendenza all’autodistruzione perché lui, la vita, la omaggiava veramente. Da fuori, vedevi che si stava spegnendo e ti preoccupavi per il suo stato d’animo ma poi puntualissimo, immancabile, arrivava in soccorso il suo sguardo allegro e tutti i timori sparivano. Eccola qui, l’ultima, magnifica lezione di Alberto: lo abbiamo visto sorridere fino a quando ha avuto la forza fisica per farlo ed è stato un bene vederlo coi nostri occhi perché se ce lo avessero raccontato, non ci avremmo creduto.
Non avremmo mai creduto all’esistenza di un simile portento, se non avessimo avuto la fortuna di incontrarlo. Grazie di tutto, Alberto; grazie drago: questa volta il caffè te lo offriamo noi».
I consumi nazionali salgono e il settore vede una ripresa anche grazie alla specificità del prodotto artigianale italiano. I suggerimenti dei campioni e i numeri di Osservatorio Sigep
Nelle previsioni dell'Osservatorio Sigep, sarà una estate di ripresa per il settore del gelato. Spiega infatti Matteo Figura, Direttore Foodservice Italia di NPD Group, che «in questa fase, come in tutte le fasi post recessive, i consumatori tendono a razionalizzare e a scegliere in maniera oculata. C’è voglia di riscatto, di star bene. Il concetto è "qualcosa di bello e buono me lo merito", senza sensi di colpa, con il contesto che stiamo vivendo che presenta ancora elementi di incertezza economica. Il gelato rappresenta questo, e anche il legame di fedeltà del consumatore con la gelateria, che è un luogo in cui si ritrovano sapori famigliari, cui siamo fortemente legati».
Consumi su, spingono Calabria e Roma
Un buon segnale di tendenza per il mercato in cui "siedono" - secondo le stime di Osservatorio Sigep - oltre 39mila imprese per un fatturato annuo di 4,2 miliardi e 75 mila addetti diretti. Claudio Pica, segretario generale dell’Associazione Italiana Gelatieri e vicepresidente nazionale FIEPET Confesercenti , rievoca le qualità del gelato italiano: «Tra eccellenze di ingredienti, marcato aspetto salutistico del prodotto e socialità nei consumi, il gelato, da Nord a Sud di un’Italia quasi interamente in zona bianca, è il simbolo della voglia di rinascita di questo Paese. Con una prima stima, i consumi nazionali segnano un +14% da inizio anno, con punte legate al meteo che spingono Calabria e Roma, rispettivamente con un +20% e +22%».
Timballo e Morrone: le idee dei maestri
Una indicazione ai colleghi su come pensare l'offerta di questa estate, sempre raccolta da Sigep, arriva da Giancarlo Timballo, maestro gelatiere friulano, presidente della Coppa del Mondo di Gelateria: «Non è più il momento di inseguire il nuovo gusto a tutti i costi, quanto piuttosto di seguire la tradizione e assecondare il ritmo della natura. Noi lavoriamo per brevi periodi con il tarassaco, che in Friuli è una pianta tipica del territorio, ora è già il momento del sambuco. Ma lavoriamo anche con i petali di rosa canina o di papavero, poi tocca all’olivello spinoso e al ginepro. Lavoriamo prima i petali e poi le bacche, con gli infusi prepariamo le variegature. Così ne scaturisce il gelato al tarassaco variegato al papavero. Ingredienti che richiedono pazienza e attenta lavorazione, con i quali da anni interpreto la mia attenzione agli aspetti salutistici del gelato». Altre suggestioni da Eugenio Morrone, calabrese trapiantato a Roma, incoronato Campione del mondo di gelateria al Sigep del 2020, che punta su combinazioni semplici che suscitano curiosità. «Oggi su 25 gusti, 13 sono sorbetti e 12 creme. Acqua, zucchero e pistacchio: è semplice e funziona. Vado a visitare i vivai per il basilico che abbino al limone di Sorrento e alla cannella. Trovo la salvia, che abbino alla mela Smith e all’ananas, che lavoro con alto contenuto di solidi, con una texture simile alle creme. La menta piperita, che lavoro a freddo. I classici caffè o zabaione restano nel cuore dei romani. Ma c’è l’exploit della mandorla grezza che divide il podio con il pistacchio e la massa di cacao».
Balacchi: suggerimenti a misura di street food e home delivery
Infine Sonia Balacchi, riminese, che al Sigep ha conseguito il titolo di Campionessa Mondiale di Pasticceria, ha ideato una collezione di monoporzioni gelato, ideale tanto per lo street food quanto per il delivery. «Si chiama Natura Sandwich, studiata con ingredienti che produco nell’azienda agricola di famiglia da energia rinnovabile. Abbiamo il Natura Sandwich Gold, con pane biscotto all’albicocca, arancio e zafferano ripieno di gelato Kefir mango, ananas, maca e zenzero candito; il Natura Sandwich Purple con pane biscotto ai frutti di bosco ripieno di gelato Kefir uva rossa, barbabietola, carota nera e bacche di goji; il Natura Sandwich Green, senza lattosio e vegano, con pane biscotto al limone e banane con ripieno di sorbetto al kiwi, avocado, mela e moringa».
The Kong, per la serata in programma lunedì 21 giugno alle ore 19 al Good di Cagliari, preparerà per tutto il pubblico presente una lista di drink creata per Baritalia
Patrick Pistolesi del Drink Kong di Roma sarà lo special guest della serata - aperta al pubblico - organizzata in occasione di Baritalia al GOOD di Cagliari
Il "The Kong", ma anche il "The King" romano, preparerà per tutto il pubblico presente una lista di cocktail dedicata per Baritalia Off. Il tutto a partire dalle ore 19 di lunedì 21 giugno.
Who's The Pisto
Patrick Pistolesi è una delle figure più importanti della mixology italiana: ha lavorato in un locale storico come il Propaganda (in un duo incredibile con Federico Tomasselli) e nel 2018, sempre a Roma, ha aperto il cocktail bar Drink Kong, new entry nell’ambito dei World’s 50 Best Bars 2019 (dove è stato premiato anche con il Campari One to Watch Award). E l'anno successivo a scalato la classifica. Attualmente Drink Kong è al 45° posto nel ranking dei migliori locali del mondo stilata da The World’s 50 Best Bars.
Who is the DRINK KONG
Il bar di Patrick Pistolesi, "il barman italo-irlandese più famoso di Roma", è un caleidoscopio di belle sensazioni. Un quadro anni Ottanta, dai toni fluorescenti su fondo nero stellare, punteggiato da elementi che trasportano l'ospite-spettatore tra le atmosfere di Blade Runner e le prime console dei videogiochi arcade. C'è un alternarsi di emozioni da capogiro. Tra la saletta nascosta in stile giapponese e l'esuberante zona jungle. C'è una selezione di drink insolita, potente come il battere sul petto di King (Drink) Kong, curata da un gruppo di grandi esperti della miscelazione capitolina come Livio Morena e Davide Diaferia. E la sala brilla grazie alla presenza di Gioia Di Cenzi, grande mattatrice del floor.
Il bar di Patrick Pistolesi, special guest a Baritalia Cagliari, è stato premiato Barawards di Bargiornale con il Premio Roner Cocktail Bar dell'Anno.
Due mix fatti solo con frutta, verdura e spezie, senza zuccheri aggiunti, coloranti e conservanti, in bottiglietta da 200 ml, la nuova proposta per il bar del brand di Conserve Italia
Prosegue l’innovazione in casa Yoga per placare la sete di novità dei clienti bar. Così, dopo il lancio, nello scorso mese di maggio, delle due nuove referenze della linea L’Arte del 100% (leggi Due novità per la gamma di succhi Yoga L’Arte del 100%), fanno il loro debutto nei locali i Centrifugati Yoga. Si tratta di mix 100% di frutta, verdura e spezie pensati e realizzati dal brand di succhi di Conserve Italia all’insegna del binomio gusto e benessere.
I Centrifugati Yoga sono infatti realizzati solo con materie prime di alta qualità e accuratamente selezionate e uniscono al gusto della frutta e della verdura un tocco inconfondibile dato dalle spezie. Ma queste ultime oltre a regalare un sapore inedito al centrifugato, contribuiscono anche al benessere del consumatore, grazie alle proprietà che le caratterizzano e che vanno a sommarsi a quelle degli altri ingredienti. Sempre in tema di benessere, i Centrifugati sono del tutto privi di zuccheri aggiunti, coloranti e conservanti: prodotti genuini per un pieno di energia e salute.
La nuova gamma è composta da due referenze. Arancia Papaya Carota con Curcuma, un centrifugato ricco di papaya, una preziosa alleata dell’organismo in quanto preziosa fonte di antiossidanti, e di arancia combinate alle qualità della curcuma e della carota. Ananas Kiwi Cetriolo con Zenzero, dove la freschezza dei frutti esotici, ricchissimi di vitamina C e di sali minerali, e del cetriolo si unisce alle virtù dello zenzero.
Ideali per il momento della colazione o per una pausa durante la giornata, ma anche per accompagnare un pasto veloce, sono proposti in bottiglietta di vetro trasparente da 200 ml, dall’elegante look che esalta la qualità dei prodotti.
Con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea di due diversi regolamenti, l'Ue n. 2021/723 e l'Ue n. 2021/724, è entrata in vigore la nuova disciplina comunitaria sull’invecchiamento degli spirit. Grande novità del quadro regolatorio è l’istituzione di un pubblico registro che contiene l’elenco degli organismi deputati al controllo dei processi di invecchiamento degli spirit nei singoli Stati dell’Unione. Una novità che di fatto allinea il resto dei Paesi dell’Unione a quanto già avviene in Italia, dove i magazzini di invecchiamento sono sotto il controllo dello Stato: una regola, in vigore da tempo, pensata per garantire la tutela totale del consumatore.
Con il regolamento Ue n. 2021/723 la Commissione ha istituito il registro pubblico dove vanno iscritti gli organismi deputati al controllo di invecchiamento delle bevande spiritose che deve avvenire sotto il controllo fiscale di uno Stato membro. Con il regolamento Ue n. 2021/724 ha invece disciplinato le comunicazioni che gli Stati devono utilizzare per trasmettere alla Commissione i riferimenti degli organismi deputati al controllo dei processi di invecchiamento, insieme agli estremi delle autorità competenti ad assicurare il rispetto della nuova disciplina. Disciplina che dunque richiama la legislazione già applicata nella Penisola, dove i magazzini di invecchiamento degli spirit devono essere obbligatoriamente sigillati da un funzionario dell’Ufficio Dogane (ex ex UTF) e il prodotto può essere estratto solo in presenza del funzionario che attesti con apposito verbale la durata effettiva dell’invecchiamento.
Soddisfatti i produttori italiani
Soddisfatto dal nuovo corso avviato dall’Unione con la nuova disciplina è l’Istituto Nazionale Grappa, l’associazione nata nel 1996 per tutelare il distillato italiano per eccellenza. «La nostra acquavite di bandiera, la grappa e in particolare quella invecchiata e stravecchia, ha già i requisiti richiesti dal nuovo regolamento in quanto i magazzini di invecchiamento sono già sotto il controllo dello Stato e questo rappresenta una fondamentale garanzia per il consumatore», ha commentato il presidente Sebastiano Caffo.
Una normativa stringente, che però, insieme agli sforzi dei produttori, ha contribuito a elevare la qualità del distillato e a farne un prodotto unico. «Le nostre distillerie sono da sempre attente alla qualità e al rispetto di una normativa che storicamente ha privilegiato oltre all’aspetto fiscale anche quello qualitativo – ha proseguito Caffo -. Il distillato ottenuto dalla distillazione di vinacce provenienti da uve coltivate e vinificate esclusivamente in Italia, viene analizzato dai laboratori ufficiali delle Dogane che danno il via libera alla immissione in consumo solo se la grappa è rispondente ai requisiti stabiliti dalla legge. Queste normative, seppur stringenti, hanno contribuito a rendere unico il nostro prodotto, che oggi può vantare l’indicazione geografica di esclusiva pertinenza dell’Italia».
Stesso discorso per quanto riguarda l’invecchiamento. «Le regole sono chiare e grazie a questo sono stati eliminati dal mercato i prodotti che non ne avevano i requisiti, come le finte grappe invecchiate contraddistinte da termini non regolamentati e di fantasia – ha sottolineato il presidente -. Ciò è avvenuto ben prima della normativa europea attuale, grazie alla sinergia tra Assodistil(l’Associazione che riunisce i distillatori nazionali di alcoli e acquaviti, ndr) e Istituto Nazionale Grappa che si sono sempre battuti per la tutela del nostro distillato di bandiera».
Cresce l'export della grappa
Una scelta di grande serietà, che è stata ripagata anche dal crescente apprezzamento che il distillato italiano sta riscuotendo oltre i confini nazionali. Secondo i dati dell’Istituto, l’export del prodotto ha fatto registrare una crescita di ben l’8,6% nel 2020 rispetto all’anno precedente. A dare una spinta ai consumi, in particolare, i Paesi del Centro Europa, soprattutto Germania, Svizzera e Austria.
È la proposta del Ben Caffè, la caffetteria dell’Hotel Benivieni di Firenze dove si punta su specialty e caffè di piantagione, privilegiando estrazioni e specialità ricercate anche dagli ospiti stranieri
A pochi passi dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore e l’antistante battistero di San Giovanni Battista nel cuore di Firenze, c’è una piccola oasi di pace: è il Ben Caffè. Quando sarà di nuovo tutto un brulicare di turisti di ogni parte del mondo, gli avventori qui potranno staccare dal caos e trovare un po’ di tranquillità, tra un buon espresso, un dolce fatto in casa o un pranzo leggero a base di pasta fatta a mano. Il locale ha due ingressi: uno si apre su via delle Oche, l’altro sull’interno dell’hotel Benivieni, di cui il bar è una costola. I titolari della struttura, Sonia e Paolo Caldana, hanno seguito con interesse gli echi dell’arrivo degli specialty coffee a Firenze con Ditta Artigianale di Francesco Sanapo: volendo saperne di più, hanno seguito un cupping alla brasiliana presso la caffetteria all’interno del Mercato Centrale condotto dal trainer Paolo Innocenti. Ben presto hanno deciso di dedicare lo spazio della reception (che in seguito è stata spostata) e del salottino adiacente a un locale nuovo, aperto nel 2018, affidandone la guida al trainer che aveva aperto loro gli occhi sul caffè di qualità. Dal 2019 al banco si trova la compagna di Paolo Innocenti, Valeria Alibrandi, con un passato da barlady. Ad avvicinarla al mondo del caffè sono stati alcuni viaggi all’estero e la frequentazione di caffetterie specialty, che le hanno fatto nascere la passione e, come già era avvenuto in precedenza con Aibes, ne sono diventate una nuova materia di studio per Valeria, con i moduli della Specialty Coffee Association. Ora è lei che dà il benvenuto agli ospiti nell’accogliente locale, caratterizzato da pareti ricoperte da riproduzioni di antiche mappe, soffitto a volte in mattoni, un bancone lineare in metallo trattato, sedute e tavoli di diverse forme e materiali, dove - a richiamare la vocazione del posto - alcune panche sono ricoperte da cuscini rivestiti con la juta dei sacchi di caffè.
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Valeria Aliprandi
Un breakfast completo e internazionale per davvero
«Una nostra particolarità - racconta Valeria Alibrandi - è la Colazione di Ben, ovvero un breakfast (che per qualcuno si trasforma in un brunch) completo e internazionale, che proponiamo in versione dolce e salata dalle 8 alle 15, entrambe a 10 euro. La prima comprende una bevanda a base caffè scelto tra espresso, cappuccino e americano (quest’ultimo è richiesto soprattutto dalla clientela tedesca), cookies, yogurt, pancake e spremuta d’arancia. Stesse le bevande per la versione salata, alle quali si aggiungono uova con pancetta e formaggio. È un’offerta che piace, ha una buona richiesta e contribuisce a innalzare lo scontrino medio soprattutto a colazione; penso possa essere una buona idea anche per altri locali. Un nostro punto di forza è senza dubbio la qualità delle materie prime e la cura con cui vengono realizzate tutte le specialità del locale. Il cliente sente di ricevere qualcosa di più e si fidelizza». Anche in questi ultimi mesi, quando le “parentesi” gialle hanno permesso ai clienti di entrare e sostare nel locale, sono stati soprattutto gli studenti ad approfittare di una pausa accompagnata da una colazione completa, un cappuccino o un dolce. Salvo le brioches, che provengono da una pasticceria, ai dolci provvede Sonia Caldana, eccellente pasticciera e cuoca. Sono particolarmente richiesti il suo banana bread vegano con frutti di bosco, i cookies e le varianti di pancake, che ricevono i complimenti dei clienti americani. A pranzo il locale propone pasta fatta a mano, zuppe di stagione, crostoni e sformati.
Andare oltre al "solito"
I caffè in carta sono della livornese Le Piantagioni del Caffè, a cominciare dalla miscela 100% Arabica Lab#106, realizzata con caffè di piantagione delle Fazenda Monte Alegre e Samambaia (Brasile) e Vellakadai Estate (India). Una miscela che si caratterizza per gli aromi di vaniglia e pasta frolla, dove la dolcezza iniziale lascia il posto a un retrogusto di cioccolato fondente: l’accompagnamento ideale per una colazione all’italiana. A questa proposta si aggiungono un decaffeinato ad acqua e, a rotazione, caffè di piantagione, specialità che vedono crescere il numero di chi si appassiona e vuole sperimentare nuovi aromi in tazza. A destare la curiosità ci pensa Valeria: «Se il caffè, le sue origini e le sue caratteristiche sono presentati per bene, il cliente si fa coinvolgere. In un primo tempo è importante prepararlo a cogliere gusti che non conosce: un caffè con un finale di frutti rossi sorprende, ma può anche lasciare frastornati e, alla fine, non venire compreso da chi è abituato al “solito” e si aspetta il classico retrogusto amaro o cioccolatoso. Io spiego rapidamente e lascio un bigliettino con le coordinate del caffè che sta gustando», un appunto che spesso diventa un promemoria per consumazioni successive.
Estrazioni di tutti i tipi, dal V60 all'aeropress
L’offerta di caffetteria è ampia e prende il via da espressi (il prezzo della miscela è 1,20 euro, 1,50 i caffè di singola piantagione) erogati con una macchina espresso Strada EP de La Marzocco; in lista anche cappuccini (in più “taglie”), flat white e preparazioni a base lattee, fra queste, la presenza di bevande vegetali (soia, riso e mandorla) è sempre più importante. Ancora, il coffee menu propone estrazioni con V60, chemex, aeropress e cold brew: queste bevande più lunghe accompagnano bene, nel pomeriggio, i biscotti sfornati di fresco. La giornata al Ben Caffè si conclude presto, alle 18, per non disturbare gli ospiti dell’hotel; c’è comunque il tempo per proporre un aperitivo accompagnato da salumi toscani e formaggi della Fattoria del Palagiaccio (suo è anche il latte fresco) di Scarperia (Fi). Il flusso di questi tempi è, ovviamente, ridotto, ma Valeria Alibrandi ha comunque modo di notare un cambiamento nella clientela: «È più attenta e consapevole; negli ultimi tempi ha approfondito le conoscenze in tema di cibo, vino, birra e bere miscelato. Piano piano comprende anche la complessità del mondo del caffè e apprezza chi sa offrire un buon prodotto, realizzato con attenzione e con una storia. Da parte nostra siamo pronti a soddisfare questi nuovi consumatori consapevoli».
Alcuni degli elementi della linea per la mixology Mixage di Ilsa (Inside di Torino, credit: Paolo Formica)
Caratterizzate da un'altissima qualità, estrema funzionalità e grande impatto estetico, la ricca gamma di soluzioni dell'azienda rappresenta da sempre un prezioso alleato per il professionista bar. Come la linea di attrezzature per miscelazione Mixage
La pandemia ha avuto un impattato eclatante in molti ambiti, ma il settore del fuoricasa è probabilmente tra quelli che hanno subito il colpo peggiore. Il comparto ha dovuto adeguarsi a stringenti normative e rincorrere nuovi trend dovendo sopportare gli effetti di chiusure alternate e spesso imprevedibili.
Alcune delle attrezzature della gamma Illsa
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Le soluzioni della linea Mixage (Inside Torino, credit: Paolo Formica)
(Inside Torino, credit: Paolo Formica)
Gli operatori sono stati portati a reinventarsi e a ricercare un nuovo equilibrio in grado di soddisfare le mutate aspettative ed esigenze dei clienti. È proprio da questi ultimi, però, che provengono segnali positivi, che fanno ben sperare in una ripresa alquanto rapida. C’è voglia di normalità e di un ritorno alla condivisione di momenti e occasioni. Gli italiani hanno dimostrato di aver più che mai bisogno di incontrarsi e tornare a vivere la socialità, seppur in totale sicurezza. Ci sono luoghi che fanno parte del nostro vissuto quotidiano e sono questi che simboleggiano, per molti, il vero ritorno alla normalità. Ne fanno parte i bar e le altre attività del fuoricasa, luoghi dove si era soliti passare momenti di relax e spensieratezza con amici, colleghi.
Un mondo che Ilsa, tra le più apprezzate aziende specializzate nella fornitura di attrezzature per il canale horeca, sostiene da sempre, garantendo ai professionisti del settore prodotti di indiscussa qualità, funzionalità e di grande impatto estetico, come le linee di attrezzature e accessori cocktail. La linea Mixage di Ilsa è pensata appositamente per soddisfare le diverse esigenze di utilizzo dei professionisti del bancone.
Gli strumenti che si utilizzano nelle fasi di preparazione e presentazione di un drink sono infatti tool fondamentali per affiancare e sostenere l’esperienza e l’abilità del bartender e regalare così al cliente una drink experience di altissima qualità. Una serie che si caratterizza per la sua praticità, l’eccezionale rapporto qualità prezzo e il design fresco e di tendenza. Della linea Mixage fanno parte shaker, strainer, jigger, bar spoon, pestelli e tutta la serie di accessori indispensabili per il bancone e l’happy hour. Insomma, proprio tutto quello di cui bartender e mixologist necessitano per preparare l’aperitivo perfetto!
Ma non solo, perché Ilsa sostiene il mondo del fuoricasa anche con altre iniziative. L’azienda è infatti tra i soci fondatori di Assohoreca, l’associazione dei produttori, importatori e distributori di attrezzature e accessori per l'horeca, lavorando in sinergia con gli attori della filiera per il rilancio del comparto.
La collezione di specialty della microtorrefazione veronese da pochi giorni comprende una linea di caffè ancora più pregiati, in confezioni da 150 grammi
Dalla sua apertura due anni e mezzo fa, la microroastery Garage Coffee Bros. tratta caffè specialty scelti e tostati per essere indirizzati a diverse fasce di pubblico, senza tralasciare il gusto dell’italiano medio in quanto, osservò all’inaugurazione il suo responsabile, Davide Cobelli, campione italiano 2020 di tostatura, «il punto essenziale è creare un pubblico di clienti consapevoli sulla qualità della materia prima». Oggi la torrefazione veronese ha deciso di portare lo specialty coffee su un altro livello, introducendo una novità frutto di quattro mesi di prove e un risultato che è andato oltre le aspettative: la linea da competizione Racing, pronta per correre in pista. Si tratta di caffè ancora più pregiati, che nella particolare valutazione effettuata da Sca - Specialty Coffee Association - meritano un punteggio superiore a 88, decisamente elevato. Per ognuno Cobelli, che firma la confezione, mette a punto un profilo studiato per porre in risalto al meglio le particolari caratteristiche di ogni caffè: chi li acquista, dunque, non può scegliere tra una tostatura chiara o media. Un’altra novità sono le confezioni da 150 grammi, per preservare la freschezza del prodotto ed essere più accessibili; inoltre sono poste all’interno di un tubo di cartone nero 100% riciclabile che mette in risalto l’ingranaggio che da sempre caratterizza il logo, adevidenziare la vocazione della torrefazione quale luogo in cui operano artigiani moderni del caffè.
La nuova linea è da poco uscita a un prezzo di lancio che proseguirà fino al 30 agosto, per permettere a bar, caffetterie e coffeelover di conoscere e apprezzare i prodotti. I caffè oggi disponibili sono un ColombiaGesha El Vergel lavato, il cui score è di 90 punti, con tostatura chiara. In tazza ha note di lime, mandarino e gelsomino, un gusto dolce di
zucchero di canna, una leggera acidità che ricorda la frutta rossa come il lampone. Questo caffè delicato subisce una particolare lavorazione da parte dl proprietario della Finca El Vergel, Robinson Rozo: le ciliegie sono fatte fermentate per 24 ore, quindi depolpate e di nuovo poste a fermentare in ambiente anaerobico (in sacchi di plastica) per altre 36 ore prima di sciacquare i chicchi che vengono fatti asciugare in pergamino per circa 20 giorni.
Dal Guatemala un Finca Palo Bianco, honey con punteggio 89 e tostatura chiara. Il caffè ha note di albicocca e miele, un gusto dolce di zucchero muscovado, una bassa acidità che ricorda le arance candite, senza tralasciare gusti riferibili a vaniglia e caramello. Per la sua lavorazione, il produttore utilizza un Ecopulper che riduce al minimo l'uso di acqua durante la spolpatura. Il caffè in pergamino con la sua mucillagine viene inizialmente asciugato alla luce solare diretta, mentre viene girato girato frequentemente per aiutare a prevenire difetti di essiccazione. La pergamena impiega fino a 12 giorni per asciugarsi. Il caffè viene quindi insaccato e conservato nella farm per 30-45 giorni.
Dal Costa Rica, Alma Negra, Lajas, naturale con uno score di 89,25 e una tostatura chiara. In tazza ha note di frutta esotica e vaniglia, un gusto dolce e pieno, una delicata acidità che ricorda le arance rosse. Qualche nota sulla sua lavorazione: Oscar Chacon, proprietario con la famiglia di Finca Las Lajas, tramite uno strumento chiamato Aquapulper riesce a definire la quantità di sostanze da far rimanere sui chicchi di caffè e di conseguenza la tipologia di dolcezza e fermentazione (oltre che a ridurre la quantità di acqua utilizzata nella produzione). Come realizza il processo di fermentazione? Meglio non chiederlo: risponderà con un sorriso misterioso.