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Il Gin&Tonic più grande del mondo è italiano!

RCR_Gin&Tonic record
Con un calice di Gin&Tonic da 1001 litri, RCR cristalleria Italiana ha fissato il nuovo record del long drink più grande del mondo

Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione. È Parafrasando questa celebre frase dal film “Amici Miei”, che si traduce la scelta del giorno in cui battere un Guinness dei primati. Il World Gin Day dello scorso 12 giugno ha rappresentato per RCR Cristalleria Italiana -  azienda leader nella produzione di bicchieri in eco-crystal – l'opportunità di celebrare la tanto attesa ripartenza con un calice di Gin&Tonic da 1001 litri, superando di ben 55 litri il precedente record del drink più grande del mondo.

All'interno del magazzino dell'azienda di Colle Val d'Elsa (SI), la mattina del 12 giugno è stato riempito un calice “Alkemist” di tre metri di altezza, grazie alla collaborazione dell'affiatato team di Danny del Monaco (ambassador di RCR) e del supporto di Santoni Spirits che ha fornito il gin, e di Royal Bliss Tonic Water per la parte sodata. L'evento - al di là dell'obiettivo di infrangere il record mondiale – è stato pensato come un grande brindisi dedicato a tutto un comparto, quello della ristorazione e delle aziende legate a esso, e un augurio di ripartenza per l'estate e per tutto l'avvenire. Ma anche un modo per RCR Cristalleria Italiana, azienda leader dell’industria italiana del vetro di qualità nel mondo dell’arredo tavola, dell’arredo casa, della degustazione e del mixology, di dichiarare la propria strategia di ripresa, attraverso le parole dell'amministratore delegato Roberto Pierucci: «La sostenibilità economica, nasce dalla sostenibilità sociale ed ambientale».

I nuovi gin dei bartender

gin bartender
Nel ricco panorama del distillato arrivano quattro nuove proposte, artigianali, di alta qualità, prodotte in piccoli lotti, firmate da altrettanti professionisti del bancone: Dario Olmeo, Christian Sciglio, Michele Piagno e Francesco Orsi

Da più in decennio sulla cresta dell’onda, il gin è un distillato la cui fortuna pare non conoscere sosta, né il minimo segnale di arretramento. Basti considerare che il mercato del distillato, secondo una recente indagine della società di ricerca Iri, negli ultimi 2 anni ha continuato a macinare numeri impressionanti, registrando una crescita del 33% in termini di fatturato e del 20% in volume. Performance che neanche la crisi ha intaccato. Il distillato, insomma, continua a conquistare favori sia presso i bartender sia presso i consumatori. La crescita della domanda si riflette nella crescita altrettanto esplosiva dell’offerta, con la nascita di nuovi brand artigianali e non, che ormai anche in Italia hanno raggiunto numeri record. Fenomeno nel fenomeno, il mutuato ruolo dei professionisti del bancone, che da semplici utilizzatori hanno dato sfogo al loro estro, trasformandosi anche in produttori. Negli ultimi anni è infatti cresciuta la proposta di gin creati da bartender e se sono tanti i professionisti che, forti della loro esperienza e competenza, collaborano con i brand del beverage per mettere a punto nuove ricette, sempre più numerosi sono quelli che scelgono di “mettersi in proprio”, dando vita al loro distillato. In questi casi si tratta per lo più di piccole produzioni, dal carattere ricercato e peculiare, che rispondono a un’esigenza particolare del professionista, sfruttando le molteplici possibilità di caratterizzazione che questa tipologia di spirit permette, ma che guardano anche oltre la mixology, aprendosi a forme di consumo, come la bevuta liscia non comune per questo distillato. In questo panorama si inseriscono quattro nuove proposte, fresche di lancio o che stanno per essere lanciate, firmate da altrettanti bartender: Soero Gin di Dario Olmeo, Grand Tour Gin di Christian Sciglio, Barancli di Michele Piagno e Æguademâ 2018 di Francesco Orsi.

Soero, fresco e floreale

Fresco, morbido e dal bouquet floreale, Soero è frutto di un lavoro di ricerca avviato da Dario Olmeo, bartender e titolare, con il fratello Gavinuccio, del Maracaibo, cocktail bar collocato nel Lido San Giovanni di Alghero, due anni fa e che ha avuto un forte accelerata all’inizio di quest’anno a causa della pausa forzata dell’attività imposta dall’emergenza sanitaria. Si tratta di un distilled gin artigianale prodotto con 13 botaniche provenienti dalle varie regioni della Penisola, a partire dal ginepro e dal mirto che vengono dalla sua Sardegna, ai quali si aggiungono coriandolo, lavanda, rosa, miele, arancia, viola, cardamomo, limone, gelsomino, pepe nero e angelica.

Armonioso, grazie al perfetto bilanciamento raggiunto tra i numerosi ingredienti, e molto delicato al palato, grazie al processo di distillazione in rame, eseguito presso la Distilleria Zamperoni, distilleria artigianale di Galliera Veneta (Padova) che ne cura la produzione e l’imbottigliamento, si presenta di colore giallino delicato e luminoso, che ne anticipa il carattere fresco, ravvivato dalle note degli agrumi, e la finitura soave. Un gin che si presta molto alla miscelazione, a partire dal classico Gin&Tonic, ma senza eccedere con ingredienti troppo speziati e agrumati per non snaturarne il carattere, proseguendo con la realizzazione di twist sui classici, ma è ideale anche per il servizio liscio. È proposto in un’elegante bottiglia, da 50 cl, a forma di goccia che ne sottolinea il posizionamento premium, con un’etichetta pulita ed essenziale, realizzata in Sardegna, che ne mette in risalto lo spirito “estivo”.

Gran Tour Gin, sapori e profumi di Sicilia

E l’ultimo lockdown si è rivelato decisivo anche per portare a compimento il progetto di Grand Tour Gin (alc. 40% in vol), avviato da Christian Sciglio, bartender e patron del Morgana Lounge Bar di Taormina, 8 anni fa. Un progetto che vuole essere anche una celebrazione della Sicilia. Il nome del prodotto è infatti quello del lungo viaggio a carattere culturale che i rampolli dell’aristocrazia del Nord Europa, a partire dal XVII secolo, intraprendevano per completare la loro formazione e che aveva come meta privilegiata l’Italia, con il suo ricco patrimonio di antichi monumenti romani e greci, con tappa obbligata in Sicilia. Un viaggio che questo gin intende compiere in senso inverso, restituendo al resto del mondo, attraverso i suoi profumi e il suoi sapori, le diverse suggestioni dell’isola. Fedele a questo obiettivo, Sciglio nel creare la ricetta ha utilizzato, eccetto il ginepro, tutte botaniche autoctone, tra le quali diverse eccellenze di quella terra: quali la mela Cola dell'Etna, il pomodoro ciliegino di Pachino, il cappero di Salina, l’ortica della Piana di Catania, ai quali si aggiungono foglie di ulivo, limone e origano.

Il risultato è un gin di un colore giallo, datogli dal pomodorino e dalla foglie d’ulivo, dagli aromi mediterranei, complesso e ben bilanciato al palato, dove la nota dolce sempre apportata dal pomodorino si sposa con quella balsamica dell’origano e dell’ortica. Quest’ultima dona anche una nota pungente, che ben si amalgama con quella erbacea e salina del cappero, quella bitter dell’ulivo e agrumata del limone. A rendere possibile l’alchimia il processo di lavorazione e l’arte distillatoria dell’Antica Distilleria Quaglia di Castelnuovo Don Bosco (Asti) che si occupa della produzione: Grand Tour è infatti un compound gin, nel quale metà delle botaniche vengono macerate e metà distillate. Ottimo da proporre liscio, per la sua ricchezza di sapori, questo gin, i bottiglia da 70 cl, è ideale anche per la mixology, sia per nuove creazioni, sia per dare un tocco mediterraneo ai grandi classici, ma si presta anche all’alta pasticceria, per la creazione di dessert.

Barancli, il gin delle montagne friulane

Un carattere marcatamente territoriale presenta anche Barancli (alc. 40% in vol), la creazione di Michele Piagno. Il territorio in questione è il Friuli, che il bartender, titolare dell’Enoteca Vecchia Pretura di Codroipo (Udine), formatore di barman, autore di libri sulla miscelazione e collaboratore per diverse realtà del beverage, ha voluto celebrare a partire dallo stesso nome dato al prodotto: “barancli” infatti è il nome in friulano del ginepro, la botanica imprescindibile di ogni gin.

E friulane sono tutte le botaniche che compongono la formula di questo compound gin, frutto di un lavoro di ricerca di oltre un anno, tutte provenienti dalle montagne dell’area di Claut, in provincia di Pordenone: ginepro, pino mugo, angelica, ed erbe aromatiche.

Il risultato dell’unione di questi ingredienti è un originale gin “di montagna”, caratterizzato al naso al palato da intense note boschive di ginepro e pino mugo. Peculiarità che lo rendono perfetto da proporre liscio, o con ghiaccio, ma che si esaltano al meglio anche in un Gin&Tonic, completando con tre pinoli come guarnizione. In alternativa si può abbinare a una bitter lemon oppure utilizzare per realizzare un altro grande classico come un Gin Fizz o per la preparazione dei Sour. Ma non solo perché Barancli si presta anche ad altri abbinamenti insoliti, in particolare con erbe aromatiche, tra le quali la salvia del Friuli.

Disponibile in bottiglia da 70 cl, il nuovo gin, che fa parte di Arte Liquida, il progetto di Michele Piagno che racchiude le sue creazioni nel mondo dei cocktail e dei liquori, è prodotto artigianalmente in piccoli lotti dalla Liquoreria Friulana Opificium di Spilimbergo (Pordenone).

Æguademâ 2018, il gin blu premium

Un intenso colore blu, 100% naturale, è il biglietto da visita di Æguademâ 2018 (alc. 42,5% in vol), primo nato della gamma di gin premium artigianali Æguademâ, che presto si arricchirà di due nuove uscite, firmata da Francesco Orsi, titolare di Enoteca & Wine Bar “da 8tto” di Senago (Milano). Un progetto nato nel 2018 dalle tre passioni di Orsi, quella per gli spirit, per il mare, da qui il colore del prodotto, e i viaggi, e concretizzatosi dopo pochi mesi con la creazione del primo distillato, grazie alla collaborazione con Cillario&Marazzi Spirits, distilleria di Viconago (Varese), realtà di eccellenza per le microdistillazioni di alta qualità, che si occupa della sua produzione. Una produzione in piccolissimi lotti, solo 100 bottiglie da 50 cl, numerate ed etichettate a mano, per singola distillata.

Un progetto partorito da Orsi inizialmente per offrire ai clienti del suo locale un gin artigianale che si distinguesse per la sua unicità dall’offerta del mercato, ma che ora ha assunto un respiro più ampio, con l’avvio della distribuzione ai cocktail bar della Penisola, curata dall’azienda di famiglia 8tto Wine & Spirits.

E a dare unicità al prodotto concorrono l’accurata scelta delle materie prime e il particolare processo di produzione. Per quanto riguarda le prime, la base di questo gin è costituita da alcol ottenuto da grano tenero italiano bio certificato biologico, una base importante che ne eleva la purezza e qualità del prodotto finale. 18 invece sono le botaniche utilizzate, sia italiane sia provenienti da terre lontane, ma tutte accuratamente selezionate e raccolte a mano, che variano da quelle più classiche a quelle più agrumate, speziate e saline. Tra le quali il ginepro del mediterraneo, la cui nota balsamica dona al gin la sua eleganza, la santolina delle spiagge, che apporta una nota sapida, tre varietà di pepe, quello quello di Sichuan e di Timut, per la parte speziatae leggermente pungente, e quello lungo del Bengala, che invece non porta la nota piccante, ma insieme alla buccia di limone, rigorosamente priva della parte bianca, dà la nota agrumata.

Botaniche che vengono distillate con il metodo London dry vapor infused, quindi senza macerazione degli ingredienti in alcol, ma con il passaggio di valore nella parte alta dell’alambicco e a bassa temperatura, garantendo così una lenta estrazione degli oli aromatici e dando al gin un gusto più persistente. Nel distillato vengono poi infusi i fiori di Butterfly Pea, provenienti dall'Inodesia o dalle Filippine a seconda della stagione, che regalano al gin il suo colore naturale blu.

Una ricchezza di sapori, perfettamente bilanciati, che fanno di Æguademâ 2018 un gin dal carattere complesso, che si apprezza al meglio servito on the rocks, dove lascia emergere distintamente i vari ingredienti che lo compongono, ma al tempo stesso estremamente versatile anche in miscelazione, dove si può utilizzare per un elegante Gin&Tonic, accompagnandolo con una tonica delicata, per un Martini Cocktail, e per sbizzarrirsi in originali twist su tutti i grandi classici.

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Hagakure Noh Samba e il fascino di mescolare le tradizioni

Hagakure Noh Samba fa della comunione tra cucine un segno distintivo. La mixology è un vero viaggio alla scoperta di nuovi gusti

Vincenzo e Saverio De Giglio sono gli ultimi eredi di una famiglia importante di armatori a Bari, che con la propria flotta di pescherecci opera nel Mare Adriatico. Nove anni fa hanno pensato di legare il mondo della pesca a quello della ristorazione, fondando il Gruppo Hagakure: ristoranti che combinano la cultura del sushi all’eccellenza del pescato di primissima qualità. Ne sono nati tre in pochi anni, tra il capoluogo e la provincia barese.

L'eclettico stile policromo dell'Hagakure Noh Samba di Bari è la rappresentazione del suo approccio globale applicato alla mixability e alla ristorazione

Tommaso Scamarcio è un bartender pugliese di caratura internazionale, reduce da numerose esperienze in Inghilterra, Stati Uniti e Australia, tornato a casa per portare il suo sapere nella terra natale.

Nell’estate 2018, i De Giglio, già alle prese con i primi tentativi di ibridazione sul tema sushi con Hagakurinho, che mirava a unire sushi e cucina sudamericana, s’incontrano a Trani con Scamarcio, allora consulente per un importante gruppo distributivo. Si piacciono e dalla loro intesa nasce a Bari Hagakure Noh Samba, ultima evoluzione della catena dei De Giglio, che amplifica al massimo il concetto di fusion tra diverse culture culinarie e di bartending nel mondo. Un concetto che ci appare chiaro sin dall’ingresso: una sorta di giungla urbana, declinata in un arredamento che spazia dalle sedute tipiche di un ristorante di Rio alle tante palme e piante che decorano il locale, dai tanti elementi giapponesi, come le pareti Meiji dietro le sushi station, fino ai numerosi richiami all’Art Déco francese nelle decorazioni e nelle luci. E poi la cucina: si spazia da quella giapponese a quella brasiliana e messicana, con incursioni in quella thai, cinese e nostrana. Capita così di trovare in menu un Bao alla Carbonara, dove al noto panino cotto al vapore cinese si unisce un ripieno di rosso d’uovo, guanciale e Pecorino.

Un dettaglio del bottigliere di Hagakure Noh Samba

Un principio che ritroviamo nella mixology di Scamarcio, bar manager del Gruppo Hagakure, e nella proposta del suo Tapas Bar: «La nostra miscelazione va di pari passo con lo studio che il nostro chef, David Cavuoto, compie nell’ambito food. Un binomio che mettiamo in pratica proponendo cocktail list itineranti, esplorando prima il mondo sake, successivamente quello delle spezie africane, il Messico dell’agave e della magia, il fascino del Brasile dei suoni e della freschezza dei sapori», racconta Scamarcio. Un format sostenuto anche dal coraggioso e sostanzioso bottigliere. Le referenze presenti sono oltre cinquecento: shochu, awamori, oltre a diverse varianti di sake. In rappresentanza degli spirit messicani, oltre a etichette particolari di Tequila e mezcal, troviamo prodotti come il Sotol (distillato prodotto dalla Spugna del Deserto, una pianta simile all’agave) e la Raicilla, distillato d’agave originario del Jalisco. Spesso serviti lisci e degustati, la selezione delle migliori etichette è uno degli imperativi del lavoro di Scamarcio, come ci racconta: «Dietro ogni etichetta c’è una grande ricerca, con un occhio particolare ai prodotti artigianali e a tiratura limitata, specialmente per i marchi sudamericani. Per l’utilizzo in miscelazione prediligiamo il mondo sudamericano a quello giapponese, dato che quest’ultimo è più adatto a degustazioni e al dopo cena». Il format Hagakure Noh Samba nei mesi primi della pandemia ha suscitato un successo clamoroso al punto da attrarre clienti da altre regioni. Un risultato raggiunto anche grazie al servizio, finalizzato sempre ad offrire un’esperienza: da Hagakure si può trovare un walkman con una musicassetta che trasmette musica brasiliana, offerto assieme a un drink a tema brasiliano.

È uno dei tanti dettagli dell’ultima cocktail list - realizzata da Scamarcio assieme ad Haneul Lee, talentuosa bartender coreana e pugliese d’adozione - frutto di uno studio lungo e approfondito maturato in tempi di pandemia. Brasilian Sensorial, questo il nome della nuova cocktail list, è un viaggio nei sensi e nei sapori dei luoghi carioca, come quelli umidi dell’Amazzonia. Li ritroviamo, ad esempio, nel Wet, un cocktail che ricrea le atmosfere della foresta più grande e ricca di biodiversità al mondo, in una miscela dove il mezcal viene nebulizzato, per sviluppare la parte aromatica di un gin amazzone infuso al tè verde e chiarificato, bilanciandolo con un amaro agrumato, un miele millefiori, rinforzandolo poi nella “parte estetica” con dello sciroppo di shiso e basilico che ne dona una colorazione verde assieme al succo di aloe vera. Il tutto completato dai profumi erbacei della decorazione realizzata con foglia di sedano. Un viaggio che proseguiamo tra le paludi del Mato Grosso, declinate nei sapori sapidi e marini del Vision. Si parte dalla base secca di un gin London Dry, miscelato assieme a note dolci dalle diverse complessità generate principalmente da un cordiale alla cipolla rossa e da uno sciroppo di melone home made, il tutto finalizzato con dell’albume e dell’olio d’oliva “posizionati” sulla superficie di un drink servito in coppetta. In uno scenario ancora in fase di ripartenza, un segnale di creatività, sperimentazione e classe è atterrato a Bari. *

 

Wet

di Tommaso Scamarcio

Ingredienti

45 ml Gin Canaïma aromatizzato al tè verde

5 ml Amaro Mandragola

1 cucchiaino miele millefiori

10 ml sciroppo di shiso e miele

60 ml succo aloe vera

nebulizzazione di mezcal

Preparazione

Tecnica: shake and strain

Decorare con foglia di sedano.

 

Vision

di Tommaso Scamarcio

Ingredienti

45 Fisher’s Gin

15 ml cordiale di Cipolla Rossa

15 ml sciroppo di melone

30 ml di acido citrico

15 ml di albume d’uovo

3 gocce d’olio d’oliva

Preparazione

Tecnica: hard shake and double strain

Garnish: bacon caramellato.

Tommaso Scamarcio

Classe 1980, Tommaso muove i primi passi in una delle scene pioniere del bartending pugliese, Trani. Grazie ad un amico Dj, inizia a lavorare all’estero, tra New York, San Francisco, Australia. Ha lavorato a Roma, al Barnum ed è tornato a Trani nel 2017, dove ha contribuito all’apertura del Quadra Cocktail Bar. Finalista europeo al Clairin World Championship di Parigi e terzo classificato alla Gin Mare Mediterranean Inspiration Competition, è attualmente consulente per Compagnia dei Caraibi. Dal 2019 è Bar Manager del Gruppo Hagakure.

Haneul Lee

Coreana, classe 1987, la storia di Haneul (Annetta per gli amici e colleghi) inizia con il caffè, in una catena del suo paese. Si trasferisce in Europa, per stabilirsi a Bari dove dal 2017 inizia la sua carriera come trainer per Barproject Academy. Terzo posto alla World Class di quest’anno, dal 2019 segna il suo passaggio alla mixology come bartender di Hagakure Noh Samba.

 

 

Cinque possibili vie per ripartire a mille

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
L'editoriale di Bargiornale di giugno 2021 del direttore Rossella De Stefano. E il link per registrarsi a premium e scaricare lo "Speciale restart" (gratuitamente)

Partire di nuovo da un punto stabilito, o, per estensione, rimettersi in moto. Questi i sensi che elenca il vocabolario Treccani sotto il lemma “ripartire”. E chi, tra noi, non vorrebbe cancellare gli ultimi 15 mesi e da lì ricominciare? L’85% dei titolari di bar e ristoranti si è detto sicuro che il settore riprenderà a marciare con decisione. Numeri alla mano, il 36% degli imprenditori ritiene possibile nel 2022 un ritorno ai livelli di fatturato pre-Covid e un altro 36% prevede invece uno slittamento al 2023. In generale, la speranza è quella che l’effetto rimbalzo dei consumi fuori casa nei prossimi 3-5 anni possa essere tale da superare i livelli del 2019. Come? Gli “addetti ai lavori” che abbiamo interpellato individuano cinque strade maestre:

ripartire
La copertina di giugno-luglio 2021 di Bargiornale

1. Ripensare l’offerta: in molti hanno introdotto lattine e bottled drink per favorire nuove modalità di consumo; aboliti “per legge” i buffet, c’è chi ha messo a punto un’offerta food da abbinare ai cocktail o chi, per fronteggiare le riduzioni di orario serale, offre un servizio di ristorazione all day long;

2. Esplorare nuovi spazi: progettare i locali contemplando uno spazio esterno è una via obbligata;

3. Diversificare: non solo somministrazione ma anche vendita;

4. Fare impresa: aguzzare l’ingegno, fare sistema e sfruttare le opportunità che ci offre la tecnologia;

5. Lavorare in team: aver cura dei clienti, ma soprattutto dei propri dipendenti.

Non ultimo: c’è un esercito di under 30 appassionati e talentuosi sui cui dobbiamo costruire il futuro del fuori casa.

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Patrón Perfectionists: aperte le votazioni online. Vota il tuo finalista

hacienda Patrón_Patrón Perfectionists
L'hacienda Patrón sull'altopiano di Jalisco, in Messico
Al via le votazioni online aperte a tutti che decreteranno 3 dei 10 finalisti che si contenderanno il titolo italiano del contest firmato dal tequila super premium. Si vota fino al 31 luglio

Aperte le votazioni online che decreteranno i Top 10 bartender che accederanno alla finale italiana della Patrón Perfectionists Cocktail Competition, il contest internazionale firmato dal brand di tequila super premium del Gruppo Bacardi.

La giuria della competition, composta dai bartender della famiglia di Tequila Patrón, Cristian Bugiada, Chiara Mascellaro e Lucas Kelm, e dalla giornalista Margo Schachter, ha infatti stilato la lista dei 30 concorrenti che con le loro creazioni hanno superato la fase di selezione e che ora si contendono l’accesso alla finale.

Ecco i loro nomi e quelli dei loro drink a base di Tequila Patrón: Federico Pin con Granada, Riccardo Scroppo con Sopita Tropical, Biagio Francesco Malara con Messicano, Matteo Calcagno con Green Phoenix, Marco D’Agnano con The meeting point, Gioacchino Sorrentino con The perfect soul, Daniele Salviato con Yolixpa Moderno, Fabio Privitera con Canario, Luca Fanari con Simply green, Claudio Salemi con Mango Sting, Mirko Giuliani con Tarde de varano, Manuel Zama con Elegans, Valerio Mestrangelo con Tepache 2.0, Fabiana Canella con TeQuiero, Alessandro Morelli con Cada loco, Gabriele Marchitelli con Remedio Mexicano, Erik Munguia con Anatolia, Milva Di Pasquale con Sentimento, Gianni Tritto con Spiced beer ice tea, Marco Torre con Wake Up!, Gilberto Sicchiero con Mariposa, Matias David Barrueco Caceres con Carnaval, Gennaro Ranieri con Nuvole e Messico, Antonio Ferrara con ViBi, Sergio Testaverde con Tributo, Andrea Cordi con Madrugada a la playa, Nicolò Lo Iacono con Il bello di Jalisco, Michael Pantoli con 19-89, Roberto Di Gioia con Casa azul ed Erwan Garofano con Agua de vida.

VOTA IL TUO COCKTAIL PREFERITO
DELLA PATRÓN PERFECTIONISTS COMPETITION

Per loro la gara prosegue con una nuova fase di selezione. Nuova fase che per la prima volta nella storia della Patrón Perfectionists vede i consumatori nella veste di giudici. Grande novità di questa edizione è infatti il coinvolgimento diretto del grande pubblico chiamato a scegliere con il proprio voto online i bartender che potranno competere per il titolo nazionale.

Un pubblico di consumatori sempre più esperto. In questo ultimo anno, a causa dell’emergenza sanitaria, un gran numero di persone ha infatti scoperto il rito dell’aperitivo casalingo, cimentandosi nella preparazione dei drink. Il consumatore si è quindi trasformato in un barman provetto, ma sempre più preparato. Patrón non è rimasto indifferente a questa tendenza e per favorire la crescita di questa nuova cultura del bere ha scelto di aprire le votazioni al rande pubblico.

Per lo stesso motivo la gara ha posto una sfida in più ai bartender nella loro ricerca della perfezione: creare un cocktail originale, dal gusto sorprendente, ma anche facilmente riproducibile, proprio per permettere ai consumatori di replicare e degustare le ricette a casa e votare la preferita in totale consapevolezza.

Per votare basta andare sul sito della competizione, visionare le ricette ed esprimere la propria preferenza. Le votazioni si chiudono il 31 luglio.

I 3 concorrenti che riceverrano più voti dai consumatori, insieme ai 7 selezionati dalla giuria, accederanno alla finale che decreterà il campione italano della competition.

Il vincitore staccherà un biglietto per il Messico, destinazione hacienda Patrón, sull’altopiano di Jalisco. Qui vivrà un’esperienza unica nel mondo del tequila e a genaio del prossimo anno sfiderà i campioni nazionali degli altri Paesi in gara per aggiudicarsi il titolo mondiale di Patrón Perfectionists.

VOTA IL TUO COCKTAIL PREFERITO
DELLA PATRÓN PERFECTIONISTS COMPETITION

Colori e gusti trendy nel nuovo ricettario Carte D’Or Professional

Ricetta Red velvet rolls
Le proposte di Unilever Food Solutions per rinnovare la proposta di dolci moderni e attenti al food cost: il ricettario è scaricabile gratuitamente

C'è un nuovo ricettario, scaricabile gratuitamente qui, con qualche ispirazione per creare originali dessert utilizzando le basi neutre di Carte D’Or Professional. Unaa gamma completa di cinque semilavorati: Mousse, Sorbetto, Mille Torte, Croccante e Gelatina, utili per realizzare in modo semplice (e attento al food cost) tutte le basi della pasticceria. 

Ricetta Stecco sorbetto al mojito
Lo Stecco sorbetto al Mojito

Un occhio ai trend del food

L'obiettivo è rinnovare la carta dei dolci moderni da offrire ai propri clienti questa estate, proponendo (anche nella ristorazione, a fine pasto) dei dessert in linea con i più recenti trend del gusto e con un’attenzione alta al risparmio di tempi e costi.

Ricetta Mousse allo zenzero lime e menta
La Mousse allo zenzero lime e menta

Costo medio a porzione per ogni ricetta

Le nuove basi neutre permettono di ridurre gli sprechi, le scorte di magazzino e di ottimizzare il food cost. A quest’ultimo aspetto Unilever Food Solutions ha posto particolare attenzione nel formulare il ricettario, dando per ciascun dessert un’indicazione del suo costo medio per porzione. Ogni ricetta è accompagnata anche dai suggerimenti per l’impiattamento. Tra le proposte per questa "estate della ripartenza", ci sono le ricette di Stecco sorbetto al Mojito, Mousse di zenzero, lime e menta e Red Velvet, monoporzioni ideali in particolare per arricchire il banqueting - con l'augurio che possa tornare stabilmente protagonista.

Le gelaterie italiane all’estero, più che mai grintose

Le catene italiane di gelateria all'estero resistono alla pandemia e rilanciano la loro sfida, con progetti di sviluppo

MILANO. Tiene bene il business delle gelaterie in catena, anche nell’anno segnato dalla pandemia e dalle restrizioni a consumi e spostamenti che tanto duramente hanno colpito tutto il mondo del fuori casa. Dinamismo, spinta alla crescita, capacità di resistere e, insieme, di guardare al mercato con occhio vivace hanno contraddistinto il settore, stando ai rilievi dell’Osservatorio Sistema Gelato, che si avvale del consolidato sostegno di Sigep e che, insieme a Dolcegiornale, ha organizzato - nel corso dell’ultima edizione tutta digitale della fiera - un talk proprio su questo tema (di cui avevamo scritto anche qui). Sono più di 400 le catene che l’Osservatorio mappa in tutto il mondo, Italia compresa, e sino ad oggi ne ha selezionate 15 per il riconoscimento Top Gelato Chains - assegnato ogni anno alle catene che si distinguono per crescita e successo nei mercati internazionali. Queste “best 15”, da sole, contano quasi 600 punti vendita distribuiti in oltre 30 nazioni. «Nonostante il periodo pandemico e le chiusure obbligate, le catene sono riuscite a mantenere più che stabile il numero dei propri punti vendita - spiega il fondatore dell’Osservatorio Antonio Verga Falzacappa. «Se si considerano gli ultimi 18 mesi, il numero dei punti vendita è addirittura cresciuto (le Top Chains hanno fatto segnare un +36), in particolare nei mercati esteri, grazie ad investimenti diretti o tramite gli affiliati». Gran parte degli investimenti che già erano stati pianificati prima della pandemia da Covid-19 sono stati, dunque, portati a termine. «Gli investimenti all’inizio della fase di negoziazione o pianificazione sono stati messi, invece, momentaneamente in stand by o posticipati». Si segnalano, per il forte dinamismo sul fronte delle nuove aperture, le catene La Romana (+7 pdv) e Gelato Go (+5).

Si rafforza la presenza sui mercati esteri

Il 2021 resterà un anno particolare, a detta dei vertici delle principali catene di gelato. Però la marcia non si arresta: «Quasi tutte le Top International Gelato Chains prevedono di riprendere il piano di aperture, con un rafforzamento della presenza sui mercati esteri. Per alcune realtà sarà l’occasione per uscire dai propri confini nazionali per la prima volta (come, ad esempio, per la spagnola Borgonesse)». Per fronteggiare lo scossone del Covid, ogni catena si è mossa con la sua strategia. «Alcune iniziative, naturalmente, risultano trasversali; in particolare gli sforzi per attivare il delivery (in proprio o tramite le principali piattaforme), con una forte promozione attraverso i canali social. Molte catene hanno esteso in maniera significativa la gamma dei prodotti venduti: chi era strutturato con laboratori centralizzati ha allargato i canali di vendita puntando anche a Gdo ed Ho.re.ca. Altri hanno puntato sui “carrettini” per il gelato». Nessuno, insomma, è rimasto fermo a guardare.      

Distillerie Roner, una storia di qualità da 75 anni

Roner selezione
Dai classici, come l'acquavite Williams Reserv, alle creazioni innovative, come Z44 Gin e l’Amaro K32, tutta la produzione della distilleria altoatesina è il frutto di un processo di lavorazione sempre orientato alla massima qualità

C’è un ingrediente speciale che accomuna tutti i distillati prodotti da Roner e che costituisce il marchio di fabbrica della distilleria di Termeno sulla Strada del Vino (Bolzano), che da sempre ne caratterizza la storia: la “massima qualità”.

Una storia che inizia nel 1946, quando Gottfried Roner iniziò a distillare con un primo alambicco installato nella casa di famiglia. Dopo i primi successi ottenuti con la produzione delle grappe, Gottfried, appassionato della sua terra e dei frutti che questa donava e continua a donare, decise di arricchire la sua produzione macerando nella grappa, come da tradizione, radici e bacche dei boschi circostanti. Ottenne così i liquori alla genziana, al ginepro e al mirtillo, ancora oggi sono tra i fiori all’occhiello delle distillerie Roner.

A questa tradizione è rimasta fedele Karin Roner, ormai la terza generazione della famiglia, a capo delle distillerie Roner dal 2007. Sotto la sua guida la distilleria ha continuato a crescere, sia sotto il piano operativo, dotandosi di nuove linee di imbottigliamento e di un magazzino completamente automatizzato, sia in termini di qualità, continuando a conseguire prestigiosi riconoscimenti. Tanto che Roner è oggi tra le distillerie più premiate d’Italia.

Tradizione e innovazione

Parallelamente si è arricchita la gamma dei prodotti, grazie alla capacità dell’azienda di cogliere le nuove esigenze del mondo dei locali e di darvi risposta con proposte di alta qualità e fortemente innovative.

Esempi perfetti sono il gin Z44 e l’Amaro K32. Z44 è un distilled dry gin, prepararto con materie prime altoatesine, nel quale note alpine e note mediterranee si fondono alla perfezione. A caratterizzarlo è la presenza di un ingrediente molto particolare: l’estratto di pigne di Pinus cimbra, una conifera autoctona delle Alpi, che dona al prodotto la sua tipica nota balsamica. Le pigne, che raggiungono la maturità ideale dopo tre anni, vengono raccolte a mano in estate sulle pendici del Corno Bianco a quota 1.800 metri. Ne completano la ricetta, oltre al ginepro, erbe alpine, erbe mediterranee, radici e fiori provenienti sempre dalle pendici delle Alpi.

Non meno innovativo, è l’Amaro K32, che si presenta al naso con i profumi tipici dei prati altoatesini di melissa e camomilla, ma con la freschezza stimolante ed energizzante della menta. A questi aggiungono carattere, le radici di genziana, le erbe di cura, come l’achillea e il distillato d’estratto di pino cembro. Il tutto si completa con delle note più robuste tipiche dei boschi alpini, come il ginepro e la liquirizia. Un amaro perfetto da servire liscio come classico dopopasto, o con ghiaccio, ma che si presta anche per la miscelazione, regalando ai drink inedite sfumature aromatiche.

Tra i nuovi prodotti ci sono anche un gin alla mela Kiku, due varianti di rum, il R74 Alpine Rum con il gusto dell'affascinante mondo montano dell'Alto Adige, e due vermouth in bianco e rosso ottenuti dai vini autoctoni altoatesini, Gewürztraminer e Kalterersee.

Novità che si aggiungono ai grandi classici Roner, tra i quali uno dei prodotti di punta è l’acquavite Williams Reserv, con la quale i mastri distillatori della casa sono riusciti a catturare, sublimandola, tutta la ricca gamma dei sapori delle pere Williams altoatesine.

 

Cok, i cocktail premium, in fusti e in lattina, firmati da Dom Carella

Fusti Cok
Cocktail in fusti da 20/10/3 litri, ma anche in lattina. Questo il progetto Cok - Cans or Kegs destinato a titolari di bar, ristoranti, discoteche, eventi, pop up bar ecc. Dietro le formule dei drink c'è il sigillo di Dom Carella di Cà-ri-co a Milano

Scegli il fusto, attaccalo alla spina, spilla, servi nel bicchiere e…cheers! No, non è una scena tratta dalla vita quotidiana di un pub, ma del motto di Cok - Cans or Kegs, azienda che si occupa della vendita di cocktail prêt-à-porter, distribuiti in fusti da 3, 10 e 20 litri. Si tratta di un’iniziativa di Dom Carella, fondatore di Cà-ri-co a Milano. Chi sono i destinatari dei fusti prodotti da Cok? Titolari di bar, ristoranti, hotel, discoteche, pop up bar o spazi per eventi accomunati dall’esigenza di servire cocktail di alta qualità, in tempi rapidi e in grandi quantità, mantenendo qualità e monitoraggio reale dei costi. Attualmente i drink sono 6. Ci sono i 5 drink più popolari del momento (Spritz, Gin Tonic, Paloma, Gin Gin Mule, Negroni) e Hibiscus Americano, twist made in Carella, del più classico degli aperitivi italiani. Il costo di ogni fusto va dai 180 ai 250 euro (per il Negroni). Si possono spillare 160 drink da 12 cl oppure 130 drink da 15 cl o, ancora, 110 drink da 18 cl. Per fare un esempio il costo unitario di uno Spritz può essere di 1,09, 1,36 o 1,64 euro a seconda della quantità. Quello di un Negroni da 12 cl 1,52, euro. Se mettiamo mano al cronometro in un’ora, con un singolo fusto, si possono produrre fino a 300 drink.

Dom Carella è l'autore dei liquidi e delle ricette dei drink di Cok - Cans or Kegs

«Tutti i prodotti a marchio Cok - sottolinea Dom Carella - sono realizzati nei nostri laboratori. Gli ingredienti, dagli spirits ai sodati, sono prodotti da noi. Questo ci consente di mantenere uno standard qualitativo elevato e offrire ai nostri clienti drink unici». I prodotti a marchio Cok sono promossi sia attraverso una rete di agenti sul territorio, sia tramite e-commerce. L’installazione avviene previo sopralluogo. Cok mette a disposizione impianti da una a sei vie, ma può adattare anche i classici impianti di spillatura già presenti nei locali. «Per gli eventi, i grandi club o i bar temporanei abbiamo previsto anche uno speciale carrello trasportabile ovunque». Altro punto fermo dell’azienda Cok è l’attenzione agli sprechi e all’ambiente. «Tutti i fusti sono realizzati in materie plastiche facili da piegare e da smaltire» e questi sono prodotti per oltre il 50% da materiali riciclati. Cok oltre ai fusti produce anche lattine della misura di 250 cl. Abbiamo pensato anche ad un servizio di customizzazione ricette con dei lotti minimi di produzione abbastanza accessibili.

Scarica la Brochure Cok

Listino prezzi

Gaggia per l’Italia: il progetto di Gaggia per la ripartenza dei locali

Gaggia per l'Italia
La tazzina di espresso è il cuore dell’iniziativa dello storico brand per favorire la rapida ripresa dei locali e rilanciare i consumi nel fuoricasa

Stimolare la ripresa e il ritorno alla normalità nell’intero settore horeca. È con questo obiettivo che Gaggia ha lanciato il progetto Gaggia per l’Italia, un concept emozionale incentrato sui valori umani e sulla vicinanza tra il brand e le persone. Un progetto che si prefigge di aiutare i locali e i consumatori a superare velocemente le difficoltà generate dall’emergenza sanitaria, che per lunghi mesi ha bloccato le attività dei primi e l’esigenza di socialità dei secondi, ritrovando il piacere di tornare a frequentare bar, ristoranti e hotel.

Un’iniziativa che, innanzitutto, vuole sottolineare il ruolo centrale che il settore dell’ospitalità gioca nella vita sociale della nostra comunità e quindi il valore relazionale e di servizio che le realtà del fuoricasa rivestono nel nostro Paese. Ciò restituendo al consumatore finale i valori più genuini del quotidiano, come il piacere di gustare una buona tazza di caffè all’interno di un locale.

Un’operazione che, nata nei mesi più difficili della crisi pandemica, ora diventa anche un’azione commerciale. Azione rivolta in particolare alle torrefazioni italiane, che si pone l’obiettivo di promuovere il consumo di caffè nei locali e incoraggiare i gestori a rinnovare la propria immagine attraverso l’installazione di nuove attrezzature da caffè.

Le linee di intervento di Gaggia per l’Italia

L’iniziativa si sviluppa su più linee di intervento e, grazie alla collaborazione delle torrefazioni del territorio, permetterà di coinvolgere anche proprietari e gestori di locali che ancora non hanno avuto rapporti con lo storico marchio. A loro e al parco clienti di Gaggia Milano, viene data la possibilità di rilanciare il proprio business acquistando direttamente dai torrefattori la macchina espresso professionale La Decisa in versione Limited edition, con due gruppi di erogazione e pannelli laterali bianchi, e il macinadosatore on-demand G10, fiore all’occhiello del brand. Due apparecchiature dal design d’eccellenza e di altissima precisione che garantiscono un risultato in tazza di altissima qualità.

La seconda linea di intervento rappresenta invece un vero e proprio trasferimento di valore lungo l’intera filiera del caffè. Infatti, se il torrefattore potrà beneficiare di una speciale promozione a fronte dell'acquisto dei prodotti Gaggia Milano, i gestori dei locali potranno accedere a scontistiche esclusive sulle miscele, impegnandosi a promuovere il consumo di caffè nei loro locali attraverso la sottoscrizione di una fidelity card di Gaggia per l’Italia.

Ma non solo. Perché Gaggia Milano mette a disposizione la propria forza nella comunicazione, anche con una campagna offline e online, per dare visibilità ai locali che aderiscono all’iniziativa. Locali facilmente individuabili in quanto esporranno il logo della campagna Gaggia per l’Italia, in modo che i consumatori possano sceglierli, dando così il proprio contributo alla ripresa.

Per quanto riguarda il logo dell’iniziativa, il simbolo scelto è il cuore. Un segno semplice, ma potente che comunica in modo immediato tutto il senso di questo progetto: tornare a dare valore a ciò che conta veramente, i piccoli gesti di ogni giorno che creano una comunità.

Per saperne di più su Gaggia per l’Italia, visita il sito www.ripartiamodalcaffe.com

Coca-Cola acquisisce il 30% e rafforza l’export di Caffè Vergnano

Caffè Vergnano
La governance rimane nelle mani della famiglia che da oltre 135 anni guida la Torrefazione torinese

Un’importante opportunità di crescita internazionale e di sviluppo del business export. Queste sono le principali finalità dell’accordo siglato il 25 giugno tra Caffè Vergnano e Coca-Cola Hbc AG: quest’ultima distribuirà in esclusiva i prodotti della Torrefazione piemontese nei propri territori al di fuori dell’Italia. L’accordo include inoltre la cessione da parte di Caffè Vergnano del 30% della sua compagine azionaria, un passo che non avrà una ripercussione sul mercato italiano nè da un punto di vista strategico né distributivo, inoltre la governance sarà mantenuta dalla Famiglia, che darà continuità al proprio impegno e alle numerose iniziative nel nostro Pese.

Grazie a questo passo, il brand piemontese guarda ora al futuro forte di una tradizione che da oltre 135 anni è sinonimo di qualità, eccellenza e di made in Italy e che lo vede ancora più parte attiva nel ruolo di ambasciatore dell’autentico espresso italiano nel mondo, grazie al rafforzamento della sua presenza fuori dall’Italia, accelerando così il piano di crescita aziendale. Obiettivo della partnership è di posizionare il marchio Vergnano con la sua gamma di prodotti nel segmento premium all’interno dell’offerta globale di Coca-Cola Hbc, beneficiando del suo potenziale di espansione attraverso la sua rete e le capacità commerciali.

La firma di questo accordo rappresenta un momento importante per l’evoluzione della Torrefazione piemontese, come evidenziano Franco e Carlo Vergnano, rispettivamente Ceo e presidente: «è la conferma di come un family business gestito in modo coerente e consapevole possa raggiungere grandi obiettivi senza perdere la propria natura e i propri valori. Ed è in quest’ottica di continuità che vogliamo guardare al futuro della nostra azienda e di tutti i partner e collaboratori che in questi anni hanno percorso con noi questa strada». Completano e rafforzano il messaggio i rappresentanti della quarta generazione della famiglia, parte attiva del consiglio d’amministrazione: Carolina, Enrico e Pietro Vergnano che affermano:«la nostra expertise porta con sé valori che appartengono a una tradizione radicata e ricca di storia; il caffè non è solo un prodotto ma un rito sociale che attraversa Paesi e continenti. Combinando l'esperienza, il know-how di Coca-Cola HBC con la qualità delle nostre miscele e la profonda conoscenza del settore, siamo certi che questa si rivelerà una partnership illuminata per esportare nel mondo i valori e la cultura dell’autentico espresso italiano». 

Da parte sua Zoran Bogdanovic, Ceo di Coca-Cola HBC, osserva: «con Caffè Vergnano, abbiamo la possibilità di costruire un portafoglio completo di caffè capace di soddisfare le diverse preferenze dei consumatori. Restiamo rispettosi della lunga storia dell'azienda e della dedizione e passione delle quattro generazioni che hanno creato un marchio di caffè così ricco e rinomato, sinonimo dell'autentica esperienza del caffè italiano».

Order of Merit 2021, tutti i nomi dei 34 insigniti

Sono 34 i professionisti insigniti dell'Order Of Merit 2021, edizione dedicata alla memoria di Danilo D'Este. A fare gli onori di casa il patron Danilo Bellucci e Giorgio Fadda, presidente dell'International Bartenders Association

Come ogni anno si è rinnovato l'appuntamento con Order of Merit, iniziativa fortemente voluta da Danilo Bellucci, con l'intento di premiare i personaggi che hanno contribuito e contribuiscono a rendere grande e unica l'ospitalità italiana. Un'edizione 2021 ancora in digitale, come la precedente, che si è tenuta "in diretta streaming" via Facebook e YouTube dagli eleganti spazi del Grand Hotel Dino by Zacchera Hotels a Baveno, sulle sponde piemontesi del lago Maggiore. A fare gli onori di casa, insieme al patron Bellucci, Giorgio Fadda, presidente dell'International Bartenders Association (IBA), organizzazione che ha patrocinato l'evento. Ma, ecco, i nomi dei 34 insigniti dell'Order of Merit 2021 che quest'anno è stato dedicato alla memoria di Danilo D'este, compianto maestro di professione e punto di riferimento per generazioni di bartender: Flavio Angiolillo, Sergio Aiello, Samuele Ambrosi, Andrea Balleri, Dario Barbato, Daniele Chirico, Stefano Cuoco, Antonio Della Croce, Michele Di Carlo, Rocco Di Franco, Roberto Di Pierno, Gian Silvano Evangelista, Alexander Frezza, Giuseppe Gallo, Sandra Haruko Civieri, Rodolfo Maria Guidi, Carmine Lamorte, Alfio Liotta, Francesca Mannis, Luca Marcellin, Domenico Maura, Marina Milan, Guglielmo Miriello, Sandra Moscardi, Tommaso Ondeggia, Carlo Ottaviano, Luca Pinna, Luca Pirola, Oscar Quagliarini, Giancarlo Raschi, Emilio Sabbatini, Massimo Salvatori, Leandro Serra e Leonardo Veronesi.

 

Anche quest'anno i premiati rappresentano un fedele ed eterogeneo spaccato multi-generazionale dei professionisti del mondo del bartending e dell'ospitalità tricolore, diversi lavorano all'estero o si sono fatti le ossa oltreconfine. Alcuni sono professionisti molto noti anche al grande pubblico, segno di una "categoria" che è ormai si è giustamente guadagnata la ribalta dei media e i riflettori dell'opinione pubblica. Per la cronaca, la premiazione è stata condotta da Spiridione Ripaldi, noto comunicatore della bar industry e art director per le attività dell'Associazione Italiana Barmen e Sostenitori (AIBES). Per tutti l'appuntamento è per il 2022, quando finalmente, incrociamo le dita, l'evento potrà essere organizzato in presenza.

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