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Iei e la colazione al bar, ricerca di nuove strategie

Foto pixabay.com
Confronto a più voci su un momento di consumo che soffre, al quale un innalzamento della qualità dell’offerta può dare nuova carica

Un caffè veloce al banco oppure brioche e cappuccino seduti al tavolo: ogni giorno in Italia prima del covid, 5,5 milioni di persone facevano colazione al bar (dati Fipe 2020). Un’abitudine per alcuni, uno sfizio occasionale per altri, comunque una routine quasi sacra per gli italiani.

Durante i due anni di pandemia questa pratica ha avuto un drastico calo nei numeri ed ancora oggi fatica a tonare ai numeri pre 2020. In particolare, stando agli ultimi dati divulgati da Fipe a fine gennaio, la colazione al bar perderebbe, in Italia, circa 3 milioni di euro di fatturato al giorno.

Il dato è eclatante e secondo l’Istituto Espresso Italiano (Iei), le restrizioni imposte dal Governo italiano non sono l’unica causa del calo di consumazioni nella fascia oraria della colazione. Al fine di individuare le principali cause di questo calo, ha promosso un confronto tra aziende e professionisti del settore caffeicolo: torrefattori, produttori di attrezzature, baristi e formatori. «Dal nostro confronto interno, dove abbiamo sondato la visione di decine di professionisti, è emerso che è davvero necessario investire sulla qualità del prodotto e del servizio, in particolare rendendo quest’ultimo ancora più flessibile per riconquistare almeno una parte di clientela» ha commentato ', direttore generale Iei.

Infatti, da quanto emerso dal confronto, non sarebbe il prezzo della tazzina la causa di questo calo. Per la maggior parte dei professionisti che hanno partecipato al dibattito le cause che tengono gli italiani ancora lontani dal bar sarebbero altre: paura di frequentare locali affollati, smart working, abitudine alla colazione a casa (con l’acquisto di macchine per caffè di vario tipo durante il lockdown) e per alcuni anche un turismo più mordi e fuggi. A tal riguardo, secondo Iei spesso il cliente non presta attenzione al prezzo della tazzina all’interno dello scontrino colazione, dunque, migliorando la qualità della bevanda, anche con un lieve rincaro, si potrebbero vedere più italiani tornare a consumare al bar.

I consigli e le nuove abitudini sono numerosi: c’è chi ha continuato a dare disponibilità per le consegne a domicilio a orari concordati con i clienti per lavorare sia con persone che non possono uscire, oppure con lavoratori che non possono spostarsi dal luogo di lavoro. Chi consiglia di invogliare il consumatore finale, come Renato Bossi, consulente canale horeca: «luminosità e pulizia del bar sono la base minima per attirare i consumatori. Inoltre c’è bisogno di puntare sulla qualità delle miscele, della pasticceria, dell’accoglienza stessa». Una nuova soluzione:  «studiare abbonamenti e promozioni di fidelizzazione dei clienti e iniziative premianti e perfezionare e ampliare l’offerta di caffetteria da asporto in modo da andare incontro alle esigenze di chi preferisce consumare la propria colazione all’aperto» come suggerisce Elisabetta Milani, marketing manager di Caffè Milani.

Qualità nel prodotto e nel servizio, idee innovative e pulizia del locale e delle macchine possono essere le soluzioni chiave per stimolare gli italiani a tornare a praticare quel rito che è tanto caro a molti di loro.

Per Mamò Gelateria un laboratorio centralizzato, in vista del franchising

Dopo tre punti vendita, i fratelli Monaco aprono a Roma Mamò Lab, gelateria con aula didattica. E pensano a nuovi sviluppi del brand
ROMA. I fratelli Monaco hanno la pasticceria nel dna, ma a un certo punto ha prevalso la passione di Cristian per la gelateria. Nel tempo sono nate già tre gelaterie a marchio Mamò, una delle quali in largo Beltramelli, dove c’è la pasticceria di famiglia. Sta per aprire la quarta in piazza Ragusa, e nel frattempo Cristian ha pensato che un laboratorio centralizzato avrebbe consentito di semplificare il lavoro. Ma non basta, perché una volta trovato lo spazio giusto (250 mq) fra il Pigneto e Centocelle, Cristian ha deciso di riservare un’ottantina di mq per realizzare un laboratorio didattico o, come lo chiama lui, “un salotto del gelato artigianale”.

Lista corta e attenzione alla logistica

Mamò Lab è uno spazio formativo che può ospitare fino a 15 persone e che è orientato soprattutto alla fascia professionale. L’opportunità di realizzare questo laboratorio didattico si è concretizzata grazie alla collaborazione con Ice Team e AP refrigerazioni (distributori dei macchinari Ice Team), che hanno sponsorizzato la sala. E se nell’attrezzatissimo laboratorio troviamo 5 mantecatori e 4 pastorizzatori, dal lato della sala demo Cristian ha scelto una macchina compatta, perfetta per i corsi, perché unisce in un solo elemento tutti i passaggi. Nella zona laboratorio non mancano diversi macchinari per la cottura, come i forni e le planetarie, per la produzione di dolci: «Qui riemerge la mia convinzione che sia meglio produrre in casa che acquistare da terzi, inoltre molti miei gusti sono ispirati alla pasticceria, come la Paradiso, la Sacher, il Profiterole, il Millefoglie». Anche i pralinati sono home made, con un’antica macchina in rame di quelle “da fiera”, eredità della famiglia Monaco. Per Cristian la parola d’ordine è “lista ingredienti corta”: non più di 3-4 elementi in un singolo gusto di gelato. Questo comporta una produzione giornaliera, da distribuire nei vari punti vendita e solo quello di largo Beltramelli viaggia su una media di 300 kg al giorno. In laboratorio oggi sono in 4, a cui si aggiungono i due fratelli di Cristian, Andrea, che segue la comunicazione e le attività legate alla vendita del gelato, e Simone, responsabile della gestione logistica e dell’installazione dei nuovi punti vendita.

L'intervista a Cristian Monaco

Che riscontro ha avuto il laboratorio?

Ottimo, abbiamo già firmato un’esclusiva con la scuola professionale A tavola con lo chef, che d’ora in poi svolgerà qui da noi le lezioni relative alla gelateria. Inoltre abbiamo ospitato molti educational e stage di aziende, che hanno invitato nel nostro salotto i clienti oppure la rete commerciale. Parliamo di Perugina, Caffarel, Babbi, Nestlè, Fabbri 1905, Amedei, oltre ad Ice Team, che è di casa, visto che ha sponsorizzato lo spazio.

Un laboratorio così grande ha potenzialità ampie.

Il nostro obiettivo è di mettere in piedi un franchising, senza royalty e senza spese iniziali, ma con un investimento sul locale in cui io sarò fornitore unico per quel punto vendita. Sono pronto a offrire un servizio completo, perché esco con un tracciamento totale. Inoltre possiamo fare fornitura ad altri tipi di locali, anche di prodotti come i semifreddi; in più c’è la parte didattica, che a sua volta traina la collaborazione con aziende e consulenze.

Parliamo di un investimento importante? Sarà difficile rientrare?

L’investimento è stato di circa 200mila euro, ma lo abbiamo potuto fare perché già le tre gelaterie aperte ce lo consentivano, inoltre abbiamo ne abbiamo un’altra in apertura e tutto quello che verrà in più contribuirà senz’altro al ritorno sull’investimento in tempi ancor più brevi del previsto.

Gatorade: debutto in Italia per la bottiglia tutta in plastica riciclata

Gatorade pack r-Pet
Il nostro Paese è il primo mercato europeo dove è stato lanciato il nuovo pack green per la linea di bevande isotoniche, per contribuire a uno degli obiettivi di sostenibilità del gruppo PepsiCo

Un altro passo è stato compiuto da PepsiCo verso la circolarità degli imballaggi. Un passo che parte proprio dall’Italia: è nel nostro Paese che infatti fa il suo esordio in Europa la nuova bottiglia di Gatorade 100% in plastica riciclata.

A presentarsi nella nuova bottiglia, realizzata in r-Pet (Pet riciclato) è l’intera gamma di bevande isotoniche Gatorade in formato da 500 ml, che comprende il classico Gatorade all’arancia e i suoi fratelli, Gatorade Cool Blue, dal deciso retrogusto al lampone, Gatorade Lemon Ice, dal sapore delicato con una nota rinfrescante di limone, Gatorade Gusto Limone, caratterizzato da un più marcato gusto di agrume, e Gatorade Arancia Rossa, dall’intenso e piacevole gusto agrumato.

Altra novità importante in ottica green della bottiglia è l’eliminazione del colorante, fatta per garantire al pack una migliore possibilità di riciclo. Il nuovo pack, già disponibile nel notro Pese, sarà poi lanciato in tutta Europa, con l’obiettivo di arrivare a una riduzione di oltre 1000 tonnellate di CO2 entro quest’anno e di oltre 4.000 tonnellate entro il 2025.

L’impegno per la trasformazione sostenibile

Il passaggio del marchio alla bottiglia in r-Pet rientra nella più ampia strategia di trasformazione sostenibile di PepsiCo, chiamato PepsiCo Positive (pep+), che si pone in linea con gli obiettivi green già annunciati all’inizio dello scorso anno (leggi PepsiCo spinge forte sulla sostenibilità) e che poggia su tre pilastri. Agricoltura positiva, che vede la multinazionale impegnata a diffondere pratiche agricole rigenerative per restituire alla terra una quantità di terreno pari all'intera sua impronta agricola, ovvero circa 7 milioni di acri, e approvvigionarsi in modo sostenibile di colture e ingredienti chiave. Catena del valore positiva, che punta a creare una catena del valore circolare e inclusiva, ponendosi come obiettivo il raggiungimento del target delle zero emissioni nette entro il 2040, di diventare net water positive, ovvero di reintegrare più acqua di quella utilizzata, entro il 2030, e a introdurre imballaggi più green, riducendo l’utilizzo di plastica vergine del 50% nel proprio portfolio di prodotti alimentari e di bevande entro il 2030. Terzo pilastro le Scelte positive, ovvero continuare a far evolvere i prodotti di tutti i suoi brand in modo che siano migliori per le persone e il Pianeta. Ciò attraverso, per esempio, la scelta di inserire nei prodotti, sia nuovi sia esistenti, una maggiore varietà di ingredienti che offrano benefici nutrizionali e a basso impatto ambientale, come proteine vegetali, cereali integrali, o continuare a ridurre la quantità di zuccheri aggiunti e di sodio.

Tre cocktail a base Champagne di Facundo Gallegos per celebrare l’Earth Day

Facundo Gallegos, bar manager dell’Hotel The St. Regis Venice, firma tre signature cocktail a base Champagne Comte de Montaigne per celebrare la Giornata Mondiale della Terra prevista per il 22 aprile. Drink facili da preparare e, soprattutto, pensati per una mixability attenta all'ambiente e allo zero waste

La maison di Champagne Comte de Montaigne riaccende i riflettori sull’importanza dell’impegno individuale in occasione della Giornata Mondiale della Terrain programma per il 22 aprile con tre speciali mix a base di Champagne ideati da Facundo Gallegos, bar manager del The St. Regis Venice, prestigioso cinque stelle del Gruppo Marriott, frutto del restauro di un complesso di cinque palazzi storici affacciati sul Canal Grande (già Grand Hotel Britannia, punto di riferimento di intellettuali e bon vivant da tutto il mondo a partire dal 1895, anno della prima Biennale). Ebbene, Gallegos per celebrare l'Earth Day, la cui prima edizione risale al 22 aprile 1970 quando 20 milioni di cittadini americani, rispondendo a un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del pianeta, ha creato tre cocktail che impiegano garnish zero sprechi con consigli anche per un eventuale riutilizzo di alcuni ingredienti.

Tre cocktail da preparare in poche mosse

Il primo è Il Cavaliere del Comte a base di 2 cl di St. Germain, 1,5 cl di Farmily Mediterraneo, 2-3 gocce di liquore alla camomilla, 3 gocce di Angostura e top di Comte de Montaigne Blanc de Blancs Grande Réserve. Come garnish, scorza di arancia essiccata. La preparazione è molto semplice e prevede di versare direttamente in un cordial glass il St. Germain, il Farmily, aggiungendo l’Angostura e 2/3 gocce di liquore alla camomilla. Dopo aver inserito qualche cubetto di ghiaccio, si completa il cocktail versando lo Champagne. Altrettanto essenziale, l'Honey Lagoon, a base di 30 ml di Select, 30 ml di vermouth in infusione con carciofi di Sant’Erasmo e top di Brut Grand Réserve Comte de Montaigne. La garnish anche in questo è essiccata e si tratta di frutti di bosco essiccati in forno. La preparazione prevede di versare il Brut in un calice già colmo di ghiaccio e, quindi, di aggiungere il vermouth e il bitter. Il consiglio green di Gallegos è che i carciofi "inebriati" dalle note liquorose del vermouth, possono essere "riciclati" come accompagnamento per un secondo piatto di carne bianca.

 

Infine, il terzo cocktail è il Red Knight a base di 30 ml di Amaro Venesian, 10 ml di Agresto da uva glera, 15 ml di miele, 2 gocce di amaro ai frutti rossi home made e top di Rosé Comte de Montaigne. Anche in questo caso bastano poche mosse per preparare il mix. Si shakerano tutti gli ingredienti, ad eccezione dello Champagne. Quindi, si versa il contenuto dello shaker in un bicchiere da vino rosso ghiacciato, già riempito di cubetti di ghiaccio, e si completa con lo Champagne. Si mescola per qualche secondo e il drink è pronto. Per la decorazione, Gallegos suggerisce di usare  l’isomalto, un sostituto naturale dello zucchero ricavato dalla barbabietola, che si può acquistare in polvere o granuli per poi scioglierlo e modellarlo nella forma desiderata. E ottenere il classico effetto WOW!

 

 

 

A Molinari la distribuzione dei marchi premium di Britvic Teisseire

Molinari_London Essence_Tonics_Group
Grazie all'accordo con il colosso britannico del beverage, Molinari amplia la sua offerta con mixer e sciroppi premium per la miscelazione sinergici alla tradizionale proposta spirit

Si amplia il portafoglio di Molinari. La storica azienda italiana produttrice di Molinari Extra ha siglato un accordo di collaborazione con Britvic Teisseire, assicurandosi la distribuzione per il nostro mercato di alcuni brand premium del colosso britannico dei soft drink e dei succhi. Accordo che interessa la distribuzione, già attiva da questo mese di aprile, della linea completa delle toniche premium London Essence, di una capsule delle toniche Britvic e degli sciroppi Mathieu Teisseire.

La nuova partnership risponde all’obiettivo di espansione di Molinari, che mira a rafforzarsi ulteriormente sul mercato italiano attraverso un ampliamento dell’offerta a categorie di prodotti affini dal punto di vista dei consumi a quelle degli spirit. Le new entry, rivolte in particolar al mondo della mixology, sono infatti sinergiche ai marchi già presenti nella proposta Molinari che, oltre alla famosa Extra, è proprietaria di Limoncello di Capri, dei marchi Vov e Ceschia e distribuisce in Italia il gin super premium The Botanist, i rum delle Barbados Mount Gay, i whisky di Islay Bruichladdich, il liquore Cointreau, i grandi cognac della linea Rémy Martin e il luxury cognac Louis XIII.

Da parte sua Britvic Teisseire con questa collaborazione mira a ritagliarsi uno spazio importante sul mercato della Penisola, potendo contare sulla rete di distribuzione di Molinari, capillarmente diffusa su tutto il territorio e l’heritage dell’azienda italiana.

Mixer e sciroppi per la mixology

Tra i prodotti che rientrano nell’accordo la collezione premium di toniche, ginger e sode dell’azienda inglese London Essence.

Molinari mixer London Essence
La linea di toniche, ginger ale e sode di London Essence

Un’ampia gamma di referenze, ottenute da selezionate botaniche distillate delicatamente, caratterizzate da un basso contenuto di zuccheri e di calorie, dalle bollicine in stile champagne e pensate per esalare al massimo il gusto degli spirit con i quali vengono miscelate. Gamma che comprende le toniche Indian Tonic Water, GrapeFruit & Rosemary Tonic Water, Blood Orange & Elderflower Tonic Water e Pomelo & Pink Pepper Tonic Water. Le sode Soda Water, Roasted Pineapple e White Peach & Jasmin. Infine le ginger Delicate Ginger Ale e la Spiced Ginger Beer.​

Le referenze Britvic in distribuzione comprendono invece i mixer Indian Tonic Water, Soda Water, Ginger Ale e Ginger Beer, ai quali si aggiunge il juice Tomato.

Altro fiore all’occhiello dell’accordo la linea di sciroppi e purée Mathieu Teisseire, azienda francese con 300 anni di storia che sorge a Crolles (Grenoble), nel cuore delle Alpi, rinomata per la qualità delle sue produzioni, realizzate con un’elevata quantità di frutta e che restituiscono tutto il gusto della prima materia prima fresca. Per quanto riguarda gli sciroppi, anche in questo caso si tratta di una linea molto ricca di referenze che comprende i gusti Lime, PescaMenta, Granatina, Mandorla, Passion Fruit, Lampone, Sciroppo di Zucchero di Canna.

Mentre per la linea di purée le referenze che rientrano nell'accordo sono tre: Mango, Cocco e Fragola.

Marchesi 1824 alla Cerimonia del caffè

La mitica insegna milanese adotta le miscele di alta qualità di 1895 Coffee Designers by Lavazza e costruisce la Cerimonia del caffè. Diego Crosara: «Serve grande attenzione nel creare abbinamenti dolci»

Marchesi 1824 e 1895 Coffee Designers by Lavazza hanno intrecciato i loro saperi, creando una partnership all’insegna dell’eccellenza italiana, tra l’alta pasticceria e il rito del caffè. Per l’occasione, la collezione di Specialty Coffee by Lavazza ha aggiunto tre miscele inedite, create in esclusiva per la storica pasticceria milanese con l'obiettivo di accompagnare e valorizzare la proposta dolce, curata dal Maître Pâtissier Diego Crosara. Sarà possibile vivere l'intera esperienza presso le insegne di Via Montenapoleone 9 e Galleria Vittorio Emanuele II, a Milano.

Gli inediti della Cerimonia del caffè

La Cerimonia del caffè propone caffè realizzati con Panama Geisha, Maravilla e Milano Heritage Blend. Il Panama Geisha è un microlotto in edizione limitata, 100% arabica, proviene da una piantagione situata a Panama, nella Regione di Quiel, da cui si ricava uno dei caffè più rari e pregiati al mondo. L’aroma floreale della pianta di gelsomino si fonde con le note agrumate del bergamotto e con quelle della pesca. Dalla regione colombiana di Cauca proviene Maravilla, monorigine 100% arabica, caratterizzata da un aroma di frutta dolce con note spiccate di prugna. Infine, sarà proposto Milano Heritage Blend, uno Specialty Blend - 60% Brasile, 30% India, 10% Colombia - che si distingue per l'aroma di cioccolato con note speziate di cannella e zeste di arancia.

Diego Crosara

L'intervistaDiego Crosara di Marchesi 1824

Come ha calibrato la sua offerta dolce nella Cerimonia?

Dopo aver esaminato i caffè scelti per la Cerimonia, ne ho analizzato i sentori, abbinandoli a un prodotto che esaltasse sia il dolce che la bevanda.

Quali sono le difficoltà nell'abbinare un dessert al caffè?

Il caffè è un prodotto difficile sotto il profilo aromatico: ha sentori acidi e amari. Quindi abbinando un dolce, bisogna stare molto attenti, altrimenti si rischia un effetto distruttivo sul caffè. Anche se gli italiani sono dei grandi bevitori di questa bevanda, usarla come ingrediente non è molto facile. C'è poca apertura a questo accostamento, anche se su un gelato sta molto bene. Noi abbiamo creato un cornetto italiano mignon con polvere di caffè, usando l'estratto nell'impasto e nel burro per sfogliare.

Com'è stato lavorare a un progetto con il lato più "artigianale" di Lavazza?

È stata una bella esperienza perché la filosofia di 1895 Coffee Designers by Lavazza (che sta lavorando con molti pasticceri di alto livello, ndr) è molto vicina alla mia. Usano materie prime eccezionali, cosa che ha reso molto semplice il nostro affiancarci al loro lavoro. Oggi, che la colazione al bar è diventata una coccola e non più una necessità, la Cerimonia del Caffè diventa un momento speciale per gustare la bevanda nel modo più giusto.

Baritalia a Sorrento: selezionati altri 10 finalisti

Baritalia Sorrento 2022
©Riccardo Gallini/GRPhoto
Il laboratorio itinerante dedicato alla mixology per la sua seconda tappa è approdato in Campania, ultimo appuntamento al Sud per questa edizione. Ecco i nomi dei bartender che hanno staccato il pass per la finalissima di Monte Carlo

Dopo l’esordio a Lecce, Baritalia 2022 - a drink for the planet è approdata sulle coste del Tirreno per la sua seconda tappa. Ad ospitare il nuovo appuntamento con il laboratorio di miscelazione itinerante di Bargiornale, quest'anno dedicato alla sostenibilità, è stato il Dry Martini by Javier de las Muelas, il cocktail bar del Majestic Palace Hotel di Sant'Agnello (Na). Appuntamento, l’ultimo per quest’anno al Sud, come di consueto caratterizzato da un ricchissimo programma di sfide approfondimenti, seminari sul tema cocktail al quale hanno preso parte tanti bartender e professionisti provenienti da tutta la regione e da altre aree del Mezzogiorno.

Così come tanti sono stati tantissimi, oltre 60, i bartender che, sotto le insegne delle aziende partner, hanno preso parte a Baritalia Lab, la sfida a colpi di cocktail che per questa edizione è focalizzata sul tema A drink for the planet, dove i concorrenti sono chiamati a creare un drink sostenibile.

Gara nella quale sono stati selezionati altri 10 professionisti, che si sono aggiudicati un posto nella finalissima che si svolgerà nel Final Show di Baritalia, in programma a Monte Carlo (Principato di Monaco) il prossimo 14 novembre.

Ecco i loro nomi: Antonio D'Auria (Campari Academy), Giovanni Curcio (Coca-Cola Hbc Italia – Lurisia), Vito Sciacovelli (Coca-Cola Hbc Italia – Amaro Lucano), Vito Catucci (Coca-Cola Hbc Italia – Glendalough), Costanzo Astarita (Compagnia dei Caraibi), Chiara Tocci (DOuMIX?), Paolino Nigro (Gamondi), Gioacchino Sorrentino (Molinari), Matteo Cassan (Organics by Red Bull), e Giuseppe Venanzio (Nonino).

A decretare i vincitori di tappa una giuria composta dai giudici delle aziende partner: Luca Casale (Campari Academy), Carlo Vallarino Gancia (Coca-Cola Hbc Italia), Francesco Pirineo (Compagnia dei Caraibi), Nicola Romiti (DOuMIX?), Igor Tuliach (Gamondi), Marco Fedele (Molinari), Renato Pinfildi (Nonino), e Daniele Gentili (Organics by Red Bull).

Giuria completata dai titolari e dai bartender di alcuni dei migliori locali della Campania, che si sono alternati nel ruolo di giudici di onore: il padrone di casa, Lucio D'Orsi del Dry Martini by Javier de las Muelas, Dario D'avino del 2h Napoli, Alex Frezza del L’Antiquario Napoli, Maurizio Aiello dell’Alkymya di Napoli, Salvatore D'Anna dell’Archivio Storico Napoli, Giuseppe Iovine del Mezzo Pieno di Caserta, Francesco Conte dello Shaker Club Aversa (Ce), Natale Palmieri del Cinquanta Spirito Italiano di Pagani (Sa), Vincenzo Pagliara del Laboratorio Folkloristico di Pomigliano D’Arco (Na), Vincenzo Errico de L’artefatto di Ischia (Na), Giuseppe Ammendola dello Shub di Sorrento (Na), Salvatore Scamardella, Doriano Mancusi del Porto 51 di Ischia, Giovanni Bologna del Radici di Caserta, Carmine Angelone de La Fesseria di Napoli, Damiano Massa del Doney di Pontecagnano (Sa), Salvatore Di Pietro del Tropicana di Caserta e Luca Varricchione dell’Old Tom di Piedimonte Matese (Ce).

Ma Baritalia non è solo sfide. Altro momento importante della giornata i Boot Camp, i seminari gratuiti dedicati alle tecniche di miscelazione, tenuti da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale per conto degli sponsor.

Ad aprire il programma di incontri, il seminario di Daniele Gentili sulle sode e sul loro ruolo nei nuovi trend della miscelazione e nella riduzione degli scarti (a cura di Red Bull), cui è seguito quello di Marco Fedele sul Limoncello di Capri (a cura di Molinari), quello di Giuseppe Pisaniello sull’icona del Mediterraneo (a cura di Compagnia dei Caraibi) e di Igor Tuliach sul nuovo Aperitivo Fiori di Sambuco Gamondi. Gli incontri sono proseguiti nel pomeriggio con il seminario di Renato Pinfildi sulla grappa Nonino, di Carlo Vallarino Gancia sul whiskey Irlandese Glendalough e sui nuovi mixer Lurisia (a cura di Coca-Cola Hbc Italia), di Nicola Romiti sulla gamma DouMIX? e di Luca Casale sul menù engineering (a cura di Campari Academy).

I finalisti della tappa di Sorrento e i vincitori per ogni squadra

Campari Academy
Antonio D'Auria (vincitore di tappa)
Davide Di Guida
Antonio Schisano

Coca-Cola Hbc Italia - Lurisia
Biagio Castiello
Giovanni Curcio (vincitore di tappa)
Vincenzo Pagano

Coca-Cola Hbc Italia - Amaro Lucano
Nicolò Dall'Anna
Beniamino Lipardi
Vito Sciacovelli (vincitore di tappa)

Coca-Cola Hbc Italia - Glendalough
Vito Catucci (vincitore di tappa)
Emanuele Di Staso
Sebastiano Leonetto

Compagnia dei Caraibi
Costanzo Astarita (vincitore di tappa)
Egidio Palladino
James Zacchei

DOuMIX?
Maurizio Di Lorenzo
Chiara Tocci (vincitrice di tappa)

Gamondi
Alessio Burzo
Arturo Iaccarino
Paolino Nigro (vincitore di tappa)       

Molinari
Francesco Ferrara
Carlo Giardiello
Gioacchino Sorrentino (vincitore di tappa)

Organics by Red Bull
Alessio Ciucci
Matteo Cassan (vincitore di tappa)
Simone Obino

Nonino
Andrea Calise
Marco Pistone
Giuseppe Venanzio (vincitore di tappa)

I prossimi appuntamenti di Baritalia

JESOLO (VE): 13 giugno 2022
PESCARA: 26 settembre 2022
BOLOGNA: 17 ottobre 2022
MONTE CARLO (PRINCIPATO DI MONACO): final show 14 novembre 2022

Dolci iniziative per l’Ucraina: l’idea di Olivieri 1882

colomba olivieri ambientata
Parte del ricavato della vendita di colombe online della pasticceria vicentina andrà ai bambini in difficoltà e che lottano contro le malattie

Buoni per davvero. Dopo il sostegno agli ospedali del vicentino nel 2020, durante la prima emergenza Covid-19, Olivieri 1882 torna a fare del bene, questa volta in favore dell'Ucraina. Quest’anno l'azienda ha deciso di sostenere la Fondazione Città della Speranza per aiutare i bambini ucraini che lottano contro il cancro. Una parte del ricavato dalla vendita di colombe online sarà devoluto a sostegno di questa causa.

Colomba Olivieri produzione

La colomba benefica e l'impegno per chi ha curato i pazienti Covid

«In questo momento di conflitto, abbiamo scelto di supportare chi ha più bisogno - spiega Nicola Olivieri, sesta generazione della famiglia - Ci sentiamo in dovere di sostenere soprattutto i bambini più vulnerabili, che si trovavano a combattere una doppia battaglia e che quindi oggi sono ancora in maggiore difficoltà».

Olivieri 1882 sostiene da tempo le organizzazioni di beneficenza. Grazie al ricavato delle vendite della colomba, già nel 2020 è riuscito a donare 10 mila euro al San Bortolo di Vicenza e al Cazzavillan di Arzignano, ospedali in prima linea nel curare pazienti affetti da Covid-19. Il brand sostiene regolarmente anche le scuole e le cooperative sociali del proprio territorio.

Guido Gobino vince la Tavoletta d’Oro 2022

Il maestro cioccolatiere, celebre per il suo Tourinot, conquista il riconoscimento per le categorie Gianduja, Praline e Spalmabili

Guido Gobino si è aggiudicato la Tavoletta d'Oro 2022, sbaragliando tutti gli altri concorrenti della categoria Gianduja con il Tourinot Maximo +39. Inoltre, ha conquistato il massimo riconoscimento assegnato dalla Compagnia del Cioccolato anche per le sezioni Praline e Spalmabili. I premi sono stati assegnati lo scorso 27 marzo, durante il Pitti Taste.

Le creazioni premiate

Per la categoria Gianduja, Gobino ha proposto il Tourinot Maximo +39, un gianduiotto di 5 grammi prodotto con oltre il 39% di Nocciola Tonda Gentile Trilobata. La giuria lo ha considerato anche il miglior gianduiotto degli ultimi vent'anni. Sul fronte Praline il maestro cioccolatiere di Torino ha portato in gara le Semisfere al caramello speziato, una pralina realizzata a mano con un morbido ripieno di caramello salato e spezie. Infine, per la categoria Spalmabili, la proposta di Gobino si è concentrata sulla Crema Tourinot, una classica crema Gianduja arricchita con granella di Nocciola Tonda Gentile Trilobata.

Guido Gobino By Giovanni Gastel
Guido Gobino (foto Giovanni Gastel)
Per questa edizione, sono stati assegnati importanti riconoscimenti anche ai migliori cioccolati di ogni categoria scelti tra i vincitori di tutte le 20 edizioni del Premio. Tra i cioccolati d’eccellenza sono rientrati la Cialdina Extra Bitter Blend 70% ed il Tourinot bianco. L'avventura di Guido Gobino, nato a Torino in una famiglia di cioccolatieri il 22 febbraio 1958, parte con una storia di famiglia. Fu il padre Beppe, arrivando a Torino dalla provincia, a scoprire il mondo del cioccolato e a trasmettere la vocazione a Guido. Da magazziniere a impiegato dell'Italgas, il nome Gobino ha trovato la sua dimensione con il laboratorio di cioccolateria e con il successo del suo Tourinot, il gianduiotto rivisitato.

Coupe du Monde de la Pâtisserie: la squadra per il 2023

Jacopo Zorzi, Martina Brachetti e Alessandro Petito difenderanno il titolo conquistato dalla nazionale italiana in settembre. Appuntamento a Lione nel 2023

Ecco i nomi: Jacopo Zorzi, Martina Brachetti e Alessandro Petito. Saranno loro a difendere il titolo italiano conquistato lo scorso anno. Oggi è stata selezionata la nuova squadra italiana che rappresenterà il nostro Paese ai mondiali di pasticceria, la Coupe du Monde de la Pâtisserie, che si terranno a Lione dal 20 al 21 gennaio 2023.

La gioia del team italiano al momento della premiazione a Lione nel 2021

La scelta dopo una lunga giornata di prove

Le selezioni, a cura del Club Italia Coupe du Monde de la Pâtisserie, si sono svolte a Brescia, in Cast Alimenti; la proclamazione del nuovo team - dopo un'intensa giornata che ha visto i candidati in lizza impegnati in più prove - è avvenuta da parte del presidente del Club Italia Alessandro Dalmasso. Carmen Peluso e Daniele Mascia saranno le riserve del team italiano. Dopo la vittoria, a settembre 2021, dell'Italia  - battendo Francia e Giappone - è altissima l'attenzione per la prossima edizione: occhi puntati sul nostro Paese che all'ultimo mondiale ha trionfato per abilità tecnica, creativa, gusto, innovazione e capacità di fare squadra. Ad applaudire Jacopo Zorzi, Martina Brachetti e Alessandro Petito c'erano anche i campioni 2021 Lorenzo PucaAndrea Restuccia e Massimo Pica.

Compagnia dei Caraibi: «Nel metaverso per sperimentare e dare un servizio ai nostri brand»

Il messaggio è chiaro: Compagnia dei Caraibi vuole presidiare il domani iniziando a sperimentare nel mondo virtuale da oggi. L’azienda torinese, attiva nell'importazione e distribuzione di spirits, vini e soft drinks, punta a combinare un modello di business di assoluta concretezza a uno sguardo al futuro. Per questo ha deciso di entrare nel metaverso, il mondo – appunto – virtuale che si sta sviluppando sulla spinta degli investimenti delle big tech. Offrendo una presentazione dei propri valori, trasformati in arte digitale, e mettendosi a disposizione dei propri clienti per aprire loro una finestra sul futuro.

Il digitale converge verso la realtà virtuale

Ne parlano tutti, del metaverso, da quando l’idea di una convergenza verso questo mondo digitale è diventata mainstream (in particolare da quando, lo scorso anno, Facebook ha cambiato nome in Meta, a indicare la direttrice strategica che intende perseguire). Il metaverso è ancora una scommessa, certamente. Riguarda il modo in cui interagiremo nel nostro “dopodomani”, dopo la spinta a passare molto più tempo online sia nel lavoro che nel privato, data dall’esperienza della pandemia. Riguarda anche il modo in cui convergeranno economia online e sviluppo tecnologico - internet ancor più veloce, nuovi e più efficaci device per l’accesso alla realtà virtuale. Nel mentre, Compagnia dei Caraibi ha scelto di esserci. Spiega a Bargiornale il ceo Edelberto Baracco: «Abbiamo analizzato tutte le piattaforme, ce ne sono molte e segmentate su diversi target. Abbiamo scelto Spatial (un contenitore di spazi adibiti all'esposizione e fruizione di creazioni digitali, ndr), acquisito un territorio e aperto una land, costruendo una struttura tridimensionale».

I valori diventano opere d'arte digitali

Il progetto è stato sviluppato da Revibe – Metaverse Factory. Per visitare lo spazio è necessario creare il proprio avatar ed entrare nella land di Compagnia dei Caraibi al seguente indirizzo: www.cdc.land. Per trovarci che cosa? «La nostra non è assolutamente una presenza con finalità “di prodotto”, diciamo così. Il reale fine di questo percorso non è quello di far bere un drink virtuale all’utente. Abbiamo creato un giardino, un’arena, che mette in mostra i valori principali che ci contraddistinguono». Un presidio di comunicazione per il distributore di bevande, che ha adottato uno statuto da Società Benefit (lo status di aziende che integrano nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera, ndr). «Entrati nella land aziendale, i visitatori vivono un’esperienza che riproduce a livello visivo i valori sui quali si basa l’azienda e che sono strettamente collegati allo statuto». Sono bellezza, inclusione, cultura, fare, visione, condivisione. Ognuno trasformato in un oggetto d’arte digitale e accompagnato da una breve descrizione.

«Siamo in questo mondo per osservarlo, capire come funziona, come si svilupperà – continua Baracco - perché le infrastrutture digitali saranno dominanti nel b2b nei prossimi 5-10 anni. Pensiamo che i tempi di sviluppo di questa realtà virtuale, per le utenze business, saranno molto rapidi. Compagnia dei Caraibi ha scelto di iniziare con una posizione di principio, simbolica, che fissasse i nostri valori come punti luce che guidano l’utente dentro un mondo completamente nuovo».

Edelberto Baracco Ceo Compagnia dei Caraibi

«A disposizione dei brand per dimostrazioni ed esperienze speciali»

«Qualunque eventuale possibilità di monetizzazione si dovesse concretizzare nel metaverso – aggiunge il ceo – non sarà in questa fase finalizzata al nostro profitto, ma sarà devoluta in beneficienza. Non siamo entrati per guadagnarci direttamente, ma per approfittare di questa fase fluida dello strumento per sperimentare. Ha senso per noi come per i nostri partner, e infatti lo abbiamo messo a disposizione dei brand owner per delle dimostrazioni di prodotto o per chi volesse far fare un’esperienza di realtà virtuale ai propri collaboratori». Una strategia di comunicazione che procede su un doppio binario: «Stiamo definendo un calendario di eventi con doppia valenza, sia nel metaverso che legata al mondo fisico. Qualche esempio? Penso a una presentazione di prodotto con il coinvolgimento di artisti che creano opere d’arte sia analogiche che digitali, in modo da creare una esperienza che può essere vissuta sia in presenza che a distanza, ma con un coinvolgimento più profondo. Posso immaginare, grazie a questo nostro presidio nel metaverso, anche una nuova modalità di visitare una distilleria o una cantina attraverso la realtà virtuale. Assaggio il prodotto nel mondo fisico, poi vengo portato nel luogo di produzione con la tecnologia. Insomma, prendiamo le misure per capire come si possano declinare alcuni dei processi e dei momenti esperienziali che oggi sono gestiti in maniera tradizionale, per farci trovare pronti con un’esperienza di valore quando questo mondo nuovo si sarà consolidato. Perché non siamo nel metaverso con un bar? Perché non è il drink virtuale a dare valore. Magari tra 5-10 anni avremo dei device avanzati che permetteranno di andare oltre la vista e il tatto e ci permetteranno di sentire i sapori e i profumi nella realtà virtuale. Nel frattempo, noi ci prepariamo così a vivere in un mondo nuovo, che si preannuncia come laboratorio sociale oltre che di business».

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