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Amaro Amara “best digestive” per i World Liqueur Awards

Amaro Amara
Amaro Amara
Il liquore siciliano a base di Arancia Rossa Igp vince ai World Liqueur Award 2022, l'autorevole competizione mondiale ha assegnato il titolo mondiale assoluto per la sua categoria

L'edizione 2022 di World Liqueur Awards sorride all'Italia: ben tre i premi assegnati come miglior liquore al mondo per la propria categoria. Tra questi, spicca Amaro Amara, nominato come World's Best Digestive (gli altri premiati sono Antica Sambuca come World's Best Anise e Amaro Rubino Bio come World's Best Herbal).

Una grande soddisfazione per Edoardo Strano, titolare di Rossa, la cui avventura produttiva è iniziata nove anni fa quando ricevette in dono dal nonno Ciccio un grande agrumeto in Contrada San Martino a Misterbianco (Ca), alle pendici dell'Etna.
Amara, amaro di arancia rossa di Sicilia Igp (30% alc.), è un prodotto naturale al 100%, realizzato solo con scorze di arancia rossa di Sicilia Igp ed erbe spontanee dell’Etna, dal gusto deciso e dal colore limpido.

«Un riconoscimento che arriva dopo due anni difficili - racconta l'imprenditore - ma in cui non abbiamo mai fatto compromessi sulla qualità, a testimonianza che con il lavoro e l'impegno si può arrivare ovunque. È un orgoglio ricevere un premio così importante che ci aiuta a realizzare il nostro obiettivo più alto: raccontare la bellezza e l'autenticità del territorio agricolo etneo nel mondo».

Distribuito da Velier, Amara è un liquore dalle note amaricanti ideale sia come aperitivo, servito con ghiaccio, che come digestivo proposto liscio e servito freddo. In mixology si abbina bene nei cocktail che prevedono la nota amara del bitter, come nel classico Americano o in uno Spritz.

Il signature Amara Ginger prevede 40 ml Amara, 60 ml Slavcek spumante metodo classico Vicorija, 20 ml Fever-Tree Ginger Ale, da preparare in bicchiere colmo di ghiaccio e guarnire con zenzero fresco, scorza di arancia e ramoscello di timo.

Zero chimica e risparmi idrici

Amara è un amaro naturale perché prodotto evitando l’uso di sostanze chimiche: negli aranceti viene adoperato un sistema di irrigazione a goccia che permette di risparmiare il 30% di acqua, aiutando così l’ambiente.

Amara punta così a rinnovare la tradizione agricola siciliana, rilanciando la coltivazione degli aranceti di famiglia, con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere l’eccellenza italiana nel mondo.

 

Yoga Combì, i succhi con frutta secca

Yoga Combì Yoga succhi nuovo
Nascono dalla combinazione di frutta fresca e secca le due referenze della nuova linea premium di succhi firmata dal brand di Conserve Italia. In bottiglia da 200 ml

C’è una formula innovativa alla base di Yoga Combì, la nuova linea di succhi firmata dal brand di Conserve Italia. La ricetta dei nuovi prodotti nasce dall’unione di frutta fresca e frutta secca dando vita a succhi che combinano la bontà della prima alle proprietà della seconda.

Due le referenze della gamma, entrambe prive di zuccheri aggiunti: Pesca-Mandorla, dal sapore goloso e avvolgente per uno snack rinforzante, e Pera-Nocciola, deciso e vellutato con tutta la dolcezza della frutta.

Per l’alto valore aggiunto delle sue referenze Yoga Combì è una linea di fascia premium che si rivolge, in particolare, a un pubblico adulto e consapevole, attento al benessere e alla qualità anche nei consumi fuoricasa, ma senza rinunciare al gusto. Esigenze che la gamma soddisfa in pieno, unendo alla tradizionale bontà dei succhi Yoga le proprietà nutritive della frutta secca, ricca di proteine vegetali, vitamine e preziosi sali minerali. Caratteristiche che rendono i nuovi succhi perfetti per una colazione, un break di metà mattina o pomeriggio sani e gustosi.

La nuova linea nasce nel sito produttivo di Massa Lombarda, nel cuore della Romagna, cittadina "capitale" italiana della frutticoltura, patria dei succhi di frutta e del marchio Yoga. Un sito che rappresenta una fucina di nuove tendenze del mondo succhi per il bar, come, tra le altre, la linea di mix 100% di frutta, verdura e spezie i Centrifugati Yoga, lanciata lo scorso anno (leggi Frutta, verdura e spezie in bottiglietta: arrivano i Centrifugati Yoga).

Le due referenze Yoga Combì vengono proposte nella nell’iconica bottiglietta in vetro da 200 ml con tappo twist-off.

A Salice Terme l’apericena si chiama Mezzo Food Case

Mezzo Food Case, il Food Box tra il bartender Matteo Morandini e la contitolare e barlady Daniela Canepa
In Oltrepò Pavese, nella cittadina di Godiasco Salice Terme, ha riaperto i battenti Mezzo Food Case, moderno e originale locale cocktail&food gestito dall'eclettica barlady Daniela Canepa.

Formula cocktail&food coniugata in salsa oltrepadana. A Godiasco Salice Terme (Pavia) ha riaperto i battenti un locale originale che riecheggia la formula dei bistrot francesi e delle tapas bar spagnole. Si chiama Mezzo The Food Case e si trova nel centro della cittadina termale a un passo da Voghera, in valle Staffora, sulla strada che porta a Varzi e quindi al Passo del Monte Penice dal quale di può passare in Liguria. A poche centinaia di metri sorge il grande complesso liberty del Grande Albergo delle Terme (1913), ora in fase di ristrutturazione che, dopo alcuni anni di incuria, è stato recentemente rilevato dalle Terme di Chianciano (Siena) e Saturnia (Grosseto).

La formula Mezzo piace per porzioni e prezzi ridotti

La formula scelta dai due titolari, la barlady Daniela Canepa e il marito manager d'albergo Fabio Dei, si fonda sul concetto della mezza porzione (da cui Mezzo) di veri piatti per offrire maggiori possibilità ai clienti gourmet che non mancano certo in zona (ma arrivano anche da Pavia e Milano). Aperto anche il lunedì dalle h.18 in poi solo su prenotazione, il locale propone in abbinamento all'aperitivo (4 euro il calice di vino Oltrepò, da 5 euro i cocktail) un vassoio a forma di Ruota con cinque ripiani per assaggi (10 euro per 2 persone) a base di stuzzichini di salumi (Varzi), formaggi (val Tidone) e golosità calde; per la cena è di scena invece la grande Food Box, scaffale portatile con 12 caselle con le più diverse mezze porzioni del giorno (da 50 g circa, 44 euro per 2 persone, dessert compreso) realizzate quotidianamente con prodotti freschi del territorio nella cucina annessa al locale. In casi speciali, viene in soccorso la cucina del contiguo Ristorante Guado dal 1911, locale di tradizione oltrepadana, da vent'anni gestito dal marito Fabio Dei. Moderno e informale, il locale è disposto su circa 90 mq con 25 posti a sedere all'interno, più un'altra ventina nell'antistante dehors, allestito anche con tavoli e sgabelli alti. Oltre a Daniela Canepa, dietro al banco bar officia il giovane bartender Matteo Morandini.

Gastronomia tradizione & fusion tutta da gustare

Alle spalle di Mezzo Food Case non manca certo l'esperienza imprenditoriale. Daniela Canepa infatti ha gestito per lunghi anni la Gelateria Cocktail Bar Romana (locale di famiglia) nella non lontana Varzi, insieme con un originale bed&breakfast, sulla piazza centrale della Fiera. Oltre all'abilità da chef, la simpatica ed esuberante Daniela Canepa vanta una riconosciuta esperienza come barlady Aibes e un ricco medagliere di premi vinti in concorsi di miscelazione, prima regionali poi nazionali e internazionali (Stoccarda 1990).

Facciamo qualche esempio di proposta food settimanale, a cavallo tra tradizione & fusion: caprese di melanzane destrutturata, quasi paella valenciana, tortelli piacentini burro e salvia, ravioli di verdure grigliate al pomodoro e olive, zuppa di seppie con piselli, pisarei di mare, moussaka di melanzane e lenticchie, frittatine con erbette e peperoni, tartare di polpo.

Constellation Brands porta in Italia il Tequila Casa Noble

Casa Noble
Jose “Pepe” Hermosillo, fondatore e mastro tequilero di Casa Noble, importato in Italia da Ruffino
La gamma di Tequila superpremium arriva nel nostro Paese grazie a Constellation Brands, il colosso di cui fa parte Ruffino

A leggere i dati del Crt (Consejo Regulador del Tequila, l’ente messicano che certifica il distillato di agave), l’export di tequila in tutto il mondo è decisamente in crescita e l’Italia è uno dei paesi che registrano un aumento di acquisti a doppia cifra fra un anno e l’altro. Oltre 2 milioni di litri importati nel 2021 nel Belpaese, il 24% in più rispetto al primato precedente, raggiunto nel 2019. Con questo risultato l’Italia si attesta al nono posto tra le nazioni importatrici e al quinto in base alla qualità del prodotto acquistato: il 54% di esso appartiene infatti alla categoria ‘100% agave’.

Guardando la “classifica”, al primo posto c’è l’irraggiungibile livello degli Stati Uniti, che importano oltre 288 milioni di litri di tequila dal Messico, segue al secondo posto la Germania con 6,5 milioni (anch’essa in netta ascesa negli ultimi anni), quindi la Spagna a 4,7 milioni. Un podio parzialmente europeo, quindi, a dimostrazione che la diffusione del Tequila nel vecchio Continente è in rapida ascesa, trainata contemporaneamente dalla popolarità di alcuni drink di ispirazione messicana (Margarita e Paloma in primis, con tutti i twist che ne discendono) e dal sempre crescente apprezzamento che riscontrano i distillati da agave di alta gamma.

Casa Noble arriva in Italia

Una delle etichette che ha puntato tutto sul superpremium è Casa Noble, che fa parte del portfolio di Ruffino per Constellation Brands, e il cui lancio in Italia è partito dal 1° marzo. Un’etichetta di alta gamma (le bottiglie hanno un costo al pubblico intorno ai 70€), che si rivolge a un consumatore consapevole, che sa apprezzare elementi distintivi quali la tripla distillazione, l’imbottigliamento a mano e l’invecchiamento in botti di rovere francese (leggi più sotto l'intervista al mastro tequilero Jose “Pepe” Hermosillo).

Sandro Sartor, presidente di Ruffino e responsabile commerciale di Constellation Brands, spiega come per l’etichetta messicana, che conta 3 linee (Blanco, Anejo e Reposado) e diverse special release, sia stata formata una rete di vendita specifica, che consta di 25 agenti, concentrati soprattutto nel Centro-Nord. «Ci rivolgiamo a cocktail bar esclusivi ed enoteche specializzate in superalcolici artigianali e di nicchia: per i primi pensiamo che i prodotti superpremium di Casa Noble possano essere in linea con una miscelazione di alto livello, nel secondo caso consideriamo come target un pubblico di esperti”, spiega Sartor. E se il periodo primavera-estate servirà per affacciarsi sul mercato (Ruffino e i suoi prodotti, compresa Casa Noble, saranno in questi giorni al Vinitaly), dall’autunno Sartor annuncia un programma di attività di engagement, che possono comprendere anche competition per i barman. “L’obiettivo – afferma – è di arrivare entro due anni a una distribuzione da 10mila litri di tequila Casa Noble l’anno”

Tre domande a Bio Jose "Pepe" Hermosillo

Jose “Pepe” Hermosillo, fondatore e mastro tequilero di Casa Noble, viene da una famiglia fra le più importanti e antiche del Messico in fatto di produzione di tequila. I suoi antenati hanno cominciato fin dal 1700 a distillare agave azul nello stato di Jalisco ed Hermosillo ha fondato Casa Noble circa 25 anni fa, diventando patron e master distiller di questa etichetta di tequila superpremium. Oggi Casa Noble conta 150 dipendenti e una produzione da 1,2 milioni di bottiglie all’anno.

Una lunga tradizione di famiglia, quanto incide il fattore “legacy” sul prodotto?

Se da una parte è un vantaggio, dall’altra è una grande responsabilità. È anche per rispetto a questa lunga storia, che quando è nata l’etichetta Casa Noble, 25 anni fa, abbiamo scelto di orientarci sul mercato del Tequila di qualità. Della tradizione abbiamo tenuto alcune tecniche centenarie, come la raccolta a mano da parte dei nostri jimadores, alcuni dei quali fanno questo mestiere da molte generazioni, poi la cottura a bassa temperatura in tipici forni in pietra, e ancora la spremitura delle pigne, piuttosto che la rottura delle stesse, che è un metodo più rispettoso della materia prima.

Quanto è importante l’ambiente per il vostro progetto?

Per noi è fondamentale. La nostra è una coltura eroica, siamo nello stato di Jalisco, ad un’altitudine elevata e con una terra rocciosa. Coltiviamo in regime biologico (riconosciuto in etichetta solo per il mercato americano, ndr) e partecipiamo al programma Mexico Industria Limpia, che ci colloca fra le aziende del nostro paese attente alla sostenibilità. Per esempio con gli scarti di lavorazione produciamo compost, che riutilizziamo sui nostri terreni, oppure vigiliamo affinché la falda acquifera non venga contaminata. L’ambiente incide anche sul risultato aromatico finale: per esempio, lo stabilimento è circondato da piante di manghi, che influenzano la fermentazione, stimolando i lieviti nella loro azione quando il tequila riposa nei tank aperti.

Come è cambiato negli anni il mercato del Tequila?

Enormemente. Quando siamo partiti, specialmente per il mercato americano, il tequila era visto come l’alcol da feste e l’unico cocktail conosciuto era il Margarita. Oggi, grazie a prodotti come il nostro, il tequila è apprezzato anche come distillato da degustazione. E anche nella miscelazione è molto cresciuto il consumo, con drink più fantasiosi che rispettano il prodotto. A questo secondo segmento noi offriamo il Blanco, più giovane, o l’Anejo che con i suoi profili più complessi dati dall’invecchiamento conferisce un gusto più deciso ai cocktail. Referenze come il Reposado sono più per la degustazione. In molti paesi stiamo promuovendo anche il food pairing: il tequila ha una forte componente gustativa umami e non si abbina solo alla cucina messicana, ma dà risultati sorprendenti anche con quella asiatica.

Confortevoli, resistenti e pratiche: le sedie Saretina by Bellelli

sedie Saretina
Impilabili, dalle linee eleganti ed essenziali, colorate, leggere e resistenti, le sedie in polipropilene Saretina sono ideali anche per l'esterno

Colorate, dalle linee semplici ed essenziali ma con il giusto tocco di eleganza, pratiche e molto confortevoli. Possiedono tutte queste virtù le sedie in polipropilene della linea Saretina designed by Bellelli e pensate per adattarsi a tutte le tipologie di ambienti interni ed esterni di un locale.

Le sedie Saretina si caratterizzano per il design iconico e al tempo stesso universale, ispirato alle tradizionali scocche di inizio Novecento. Ispirazione che i progettisti dell’azienda di Viadana (Mantova) hanno rielaborato in un perfetto connubio di eleganza e funzionalità, con le forme ampie e armoniose dello schienale (larghezza 51 cm) che incontrano l'essenzialità tondeggiante delle gambe e l'ergonomia della seduta (altezza seduta 46 cm, larghezza 39,5 cm, profondità 42 cm).

Le virtù del polipropilene

Progettate e prodotte interamente in Italia, le sedie, oltre a soddisfare i requisiti di comfort per il cliente, vanno incontro anche alle esigenze di praticità del gestore, grazie alle proprietà del materiale con il quale sono realizzate. Sono infatti realizzate in polipropilene, tecno-polimero termoplastico nobile, in buona parte riciclabile, e molto robusto, che garantisce loro elevata resistenza agli urti e ai graffi, all’usura, agli agenti atmosferici e assicura alta resistenza anche a pesi elevati (fino a 160 kg).

Inoltre, il polipropilene è un materiale resistente ai solventi, alle sostanze acide e agli agenti chimici: questo vuol dire che una volta sporcate, anche con residui di alimenti, le sedie si puliscono facilmente con un panno umido, senza che la loro superficie subisca danni e senza che i prodotti più unti, come l’olio, possano lasciare il segno o penetrare in profondità.

Tutto ciò, unito all’impermeabilità del materiale, le rende una soluzione perfetta anche per essere utilizzate negli spazi all’aperto, senza preoccuparsi di doverle mettere a riparo in caso di pioggia.

Proprietà ulteriormente dal processo di lavorazione, lo stampaggio a iniezione, e da alcune soluzioni adottate in sede di produzione. La prima è la texture soft-touch antigraffio, realizzata secondo le più avanzate tecnologie, applicata allo stampo di Saretina, che assicura un’estetica pregevole alla sedia, piacevolmente morbida al tatto, e nello stesso tempo ne rafforza la resistenza agli urti e alle abrasioni. La seconda è la carica di fibra di vetro aggiunta al polipropilene, che ne potenzia le proprietà meccaniche, ovvero la solidità.

In più le sedie sono molto leggere, altra peculiarità del materiale, quindi facili e agevoli da sollevare e spostare, e impilabili, per cui vengono comodamente riposte in magazzino, quando non utilizzate, occupando un ingombro minimo.

Anche con cuscino

Disponibili in 8 diversi colori (bianco, fango, jeans, nero, cappuccino, ardesia, rosso ruggine, verde acido), le sedie Saretina possono essere completate con un cuscino intercambiabile, per un livello di comfort ancora maggiore. I cuscini sono realizzati riprendendo il design della sedia e abbinandone il colore tono su tono, vengono applicati alla struttura della sedia mediante apposite viti e sono composti da una base rigida in legno di betulla da 6 mm¸ uno strato di gomma indeformabile da 2,8 cm e un rivestimento in trama di Ciniglia base Trevira.

Dieci lezioni da Pavé, che compie 10 anni e ancora non si prende sul serio

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Per il decennale di Pavé abbiamo chiesto ai tre soci del locale milanese che cosa hanno imparato in questa prima parte della loro avventura

Ad Aurora Grasso il titolo di Lady Amarena Junior

LADY AMARENA JUNIOR
Al centro, la Lady Amarena Junior Aurora Grasso
La studentessa dell'Ipsseoa di Catania vince la prima edizione del nuovo cocktail contest firmato Fabbri 1905 e dedicato alle aspiranti barlady

È Aurora Grasso la prima Lady Amarena Junior. 16 anni, studentessa dell’Ipsseoa (Istituto professionale di stato per i servizi enogastronomici e dell'ospitalità alberghiera) Karol Wojtyla di Catania si è aggiudicata la vittoria della prima edizione del concorso “figlio” di Lady Amarena, il contest internazionale targato Fabbri 1905 dedicato alla miscelazione al femminile.

Lady Amarena Junior è stato fortemente voluto da Nicola Fabbri, amministratore delegato di Fabbri 1905 e ideatore di Lady Amarena, e da Daniela di Piazza, presidente protempore della Rete regionale istituti alberghieri siciliani, per valorizzare il talento delle aspiranti barlady.

A questa prima edizione hanno preso parte 28 studentesse, di età tra i 16 e i 17 anni, degli istituti alberghieri di tutta la Sicilia, chiamate sfidarsi nella preparazione di una ricetta di cocktail di loro creazione rigorosamente analcolica. Palcoscenico della gara l’Istituto alberghiero Karol Wojtyla di Catania, dove le giovani concorrenti hanno presentato le loro creazioni a una giuria composta da: Roberto Rizzo, Domenico Moscato e Adriana Firicano, Lady Amarena Italia 2019, in qualità di giudici di degustazione; Santo Rapisarda, Anton Makarence e Alessandro Consoli, come giudici tecnici; Filippo Pagano e Francesco Sergente come giudici office; Giovanni Maugeri, Alessandro Tucci e Seby Messina come giudici cronometristi; Nicola Fabbri come giudice di comunicazione, a valutare la presentazione in inglese delle concorrenti.

A spuntarla è stata Aurora Grasso con il suo drink Il Bacio di Mezzanotte, nome evocativo che fa riferimento alle restrizioni del lockdown che hanno indotto a limitare al minimo i contatti umani, aspetto che i giovani hanno subito in modo particolarmente pesante. Drink composto da una base di infuso di frutta secca, miscelata con sciroppo di Amarena Fabbri, sciroppo falernum, ginger beer e crema di latte.

Una vittoria con la quale la giovane barlady, insieme al titolo di Lady Amarena Junior, si è meritata il diritto di esibirsi in occasione della finale internazionale di Lady Amarena, che si terrà a Bologna il prossimo settembre.

Il bacio della mezzanotte di Aurora Grasso

Lady Amarena Junior_IL BACIO DI MEZZA NOTTE
Ingredienti:
2 cl infuso frutta secca, cacao e arancia, 2 cl Sciroppo Amarena Fabbri, 1 cl Sciroppo Falernum Fabbri, 4 cl Ginger Beer Cortese, 1,5 cl crema di latte
Preparazione:
Versare l’infuso di frutta secca, lo sciroppo di amarena e lo scirippo Falernum nello shaker e shakerare. Versare in coppetta e completare con la ginger beer e, infine, aggiungere in superficie la crema di latte aiutandosi con un mixing spoon
Decorazione:
spiedino di frutta composto da una foglia di menta, un’Amarena Fabbri, un lampone, un’altra Amarena e una fragola
Bicchiere:
coppetta Fizz Luigi Bormioli

Remy Savage alla conquista di Parigi e Milano

Remy Savage
Savage continua nel solco della miscelazione ispirata all’arte e, dopo il successo del locale londinese dedicato al Bauhaus, progetta un bar a tema Art Nouveau a Parigi e uno in stile futurista a Milano

Lo abbiamo incontrato a Roma, per una night shift al The Court, nell’ambito della rassegna dal titolo Discover the bar through our eyes, con la collaborazione di Perrier. E lì, con il Colosseo a far da sfondo, che Remy Savage ha lanciato la bomba: «Sto per aprire due nuovi locali, a Parigi e a Milano». Contratto già firmato per il primo, che sarà nel quartiere del Marais, dove Savage ha iniziato la sua carriera travolgente. A due passi c’è infatti il Little Red Door, il bancone dietro al quale si trovava quando ha vinto il premio Bartender d’Europa nel 2017. Per Milano non c’è ancora una location, ma lui è sicuro: entro l’anno apriremo, dice. E indica in Marella Batkovic, attualmente bar manager del Bistrotto di Bogliasco (Ge), la sua futura "business partner" in Italia.

«In testa ho già tutto pronto»

«Nella mia mente è già tutto pronto”, dice il bartender francese, che racconta come voglia proseguire nel solco della connessione culturale fra miscelazione e arte. Nel suo locale collocato nei quartieri in espansione di London East, Savage ha sfondato senza avere quasi un nome e puntando tutto sulla corrente nata con la Bauhaus. Il locale si chiama A Bar with Shapes for a Name, un "bar con forme per nome", come a dire che il triangolo giallo, il quadrato rosso e il cerchio blu che caratterizzano il logo - forme e colori primari - hanno più valore dell’identità stessa del luogo.

«Non più di due minuti dalla richiesta al servizio»

Nella serata al The Court aveva portato quattro dei signature che caratterizzano la carta del suo indirizzo londinese. Tutti preparati in anticipo, così gli abbiamo chiesto se il pre-batch sarà una scelta stilistica che porterà anche nelle nuove aperture. Savage spiega che è una soluzione che è perfettamente coerente con lo stile Bauhaus, con l’idea della replicabilità artistica, nonché funzionale per quel locale in particolare, che macina 6-700 drink a sera, in uno spazio limitato. «Dalla richiesta del drink al servizio, la nostra regola è che non passino più di due minuti», dice Savage.

A Milano il tema sarà il Futurismo

Parlando dei piani per le nuove aperture, il bartender francese spiega: «Per Parigi ho scelto di dedicarmi all’Art Nouveau, perché è perfettamente in linea con lo stile della città e perché è una corrente artistica che parla di rinascita dopo un momento storico difficile, come quello che abbiamo appena vissuto con la pandemia». Ci sarà quindi un’attitudine più decorativa per il nuovo indirizzo che Savage intende aprire nella sua città, elementi presi dal mondo naturale, linee sinuose e attenzione al dettaglio. Idee chiare anche per Milano. «Voglio occuparmi di Futurismoı», dice Savage. Che scherzando aggiunge: «Magari saranno delle macchine a servire i drink nel nuovo locale milanese».

I pagamenti con pos, smartphone e smartwatch piacciono sempre di più, ma l’Italia resta in coda

L'amore degli italiani per banconote e monetine non si spezza e la nostra economia rimane ancora fortemente dipendente dal contante. Tuttavia la crescita dei pagamenti digitali è sotto gli occhi di tutti, come confermano le ultime ricerche sull'argomento. E a crescere con maggior vigore sono i sistemi di pagamento mobile e wearable

Ormai i pagamenti digitali non sono più un'opzione. L'introduzione delle sanzioni a carico di commercianti e professionisti che si rifiutano di ricevere pagamenti tracciabili è stata anticipata al 30 giugno 2022 rispetto alla date prevista in precedenza (1° gennaio 2023). Quindi, dal 1° luglio, se un esercente rifiuterà di accettare, ad esempio, un pagamento con carta di credito, sarà passibile di una sanzione pari a 30 euro più il 4% dell’importo della consumazione.

Un tema, quello dell'ampio utilizzo del contante nel nostro Paese, che è ben noto agli operatori. La notizia dell'arrivo della tanto attese sanzioni (se ne parla da almeno un decennio) riporta in piena attualità qualche dato interessante. Secondo il settimo rapporto della Community Cashless Society 2022, presentato recentemente a Cernobbio da The European House-Ambrosetti, l'Italia si posiziona tra le 30 peggiori economie al mondo per cash intensity con un valore del contante in circolazione sul Pil (Prodotto interno lordo) pari a 15,4%. In base sempre al rapporto, nel 2020 (ultimi dati disponibili) l’Italia si è piazzata terz'ultima in Europa per numero di transazioni digitali pro capite (61,5), in diminuzione, tra l'altro, rispetto al 2019 (61,7). Solo Romania (53) e Bulgaria (31) hanno fatto peggio a fronte di una media europea che si attesta a 142 (il Paese best performer è la Danimarca con 379 transazioni pro-capite). Insieme alla riduzione del numero di transazioni, nel 2020 si è registrata una riduzione del valore del transato con carte di pagamento e carte prepagate (-1,4%), che nel 2020 è stato pari a 253 miliardi di euro.

Eppure i segnali di un cambiamento nella direzione del "meno contante, più digitale" ci sono. Sempre secondo il rapporto citato, nel 2021 oltre 7 italiani su 10 hanno espresso la volontà di utilizzare maggiormente pagamenti elettronici. E il 57% dei consumatori ha effettivamente realizzato l'intento. E spicca anche il ruolo del Pnrr: gli investimenti previsti potrebbero spingere verso metodi alternativi di pagamento, generando quasi 800 milioni di transazioni digitali in più, per un controvalore superiore a 27 miliardi di euro.

Pagamenti digitali: nel 2021 sono cresciuti del 22%, ma scenario in chiaroscuro

Anche l'Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano monitora da tempo l'evoluzione del cashless in Italia. Secondo il suo ultimo rapporto, diversi sono i segnali di un rafforzamento delle abitudini digitali degli italiani. Nel 2021 i pagamenti digitali hanno raggiunto la soglia dei 327 miliardi di euro, con una crescita nell’anno pari al +22% rispetto al 2020. Protagonisti della dinamica del comparto si confermano i pagamenti tramite carte contactless, che raggiungono i 126,5 miliardi di euro, e quelli effettuati in negozio tramite smartphone e oggetti indossabili (oltre 7 miliardi di euro).

«La pandemia da Covid-19 ha colpito molto duramente diversi comparti economici, ma non ha bloccato il mondo dei pagamenti elettronici - ha commentato Alessandro Perego, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano -.  Tuttavia, il divario nei confronti degli altri Paesi europei in quanto a transazioni pro-capite è peggiorato. L’Italia, infatti, superata già nel 2019 dalla Grecia e nel 2020 dalla Germania, è scesa al 25° posto (su 27) nella classifica continentale e precede solamente la Romania e la Bulgaria, che hanno però crescite nell’anno superiori a quella italiana».

Carte contactless preferite, prendono spazio i metodi "indossabili"

Bene la penetrazione del digitale: nel 2021 la penetrazione dei pagamenti elettronici sui consumi delle famiglie ha raggiunto quota 38%, con una crescita di 5 punti percentuali. Secondo il rapporto "i pagamenti con carte contactless (pari a 126,5 miliardi di euro nel 2021) si confermano anche nel 2021 i preferiti dagli italiani per effettuare acquisti nei negozi fisici. Questa tendenza è stata resa possibile dalla diffusione delle carte e dei Pos abilitati, spinta dall’innalzamento del limite per i pagamenti senza Pin dai 25 € ai 50 €, e acuita nel corso del 2020 e del 2021 dai timori legati al Coronavirus e al possibile contagio dovuto al contatto".

A crescere con maggior vigore sono i sistemi di pagamento mobilewearable. Il loro valore ha superato i 7 miliardi di euro di valore, raddoppiato rispetto al 2020 (+106%).

Pos obbligatorio: dal 30 giugno scattano le sanzioni

Pos obbligatorio sanzioni
Foto di AhmadArdity da Pixabay
Anticipata al prossimo 30 giugno l'introduzione della doppia multa per i locali che non accettano i pagamenti elettronici. Ma ci sono anche agevolazioni per favorire l'adozione del Pos. La guida per mettersi in regola

È stata anticipata al 30 giugno 2022 (decreto legge 30 aprile 2022, n. 36, articolo 18), rispetto alla precedente data fissata al 1° gennaio 2023, l’introduzione delle sanzioni a carico di commercianti e professionisti che rifiutano di ricevere pagamenti tracciabili, di qualsiasi ammontare, con carte di debito e di credito.

Resta salvo il caso che ricorra un’oggettiva impossibilità tecnica, quale l’assenza di connettività.

Sottolineiamo che la sanzione scatterà indipendentemente dall’ammontare del pagamento, se un esercente rifiuterà di accettare un pagamento con carta per un caffè, un euro circa, la sanzione sarà pari a 30 euro + il 4% dell’importo della consumazione.

Quindi gli esercenti che non lo hanno già fatto dovranno dotarsi entro il 30 giugno 2022 del terminale necessario per l’accettazione della moneta elettronica con carte di debito o credito e non potranno rifiutare tale forma di pagamento. Farlo potrà costare caro anche perché, se si avvia l’accertamento della violazione (di competenza del prefetto), non è possibile pagare la sanzione in misura ridotta per oblazione come previsto per le altre sanzioni amministrative.

Le agevolazioni per l’adozione del Pos

Per consolarci un poco, possiamo dire che continuano a sussistere i seguenti crediti d'imposta, entrambi esenti da imposte dirette e Irap:

Bonus commissioni Pos

Credito imposta 100% se i Pos sono collegati a strumenti che consentono la memorizzazione e la trasmissione elettronica dei dati dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle entrate o del 30% sulle commissioni addebitate per l’accettazione di pagamenti con altri strumenti di pagamento elettronici.

Non spetta a tutti, ma solo se i ricavi relativi all'anno d'imposta precedente sono di ammontare fino a 400.000 euro e solo per le commissioni dovute per operazioni nei confronti di consumatori finali.

Le banche o gli altri prestatori di servizi di pagamento elettronico devono comunicare, entro il giorno 20 del mese successivo a quello di riferimento, l’ammontare delle commissioni addebitate nel mese precedente e gli eventuali costi fissi periodici.

Sorge però una difficoltà perché le banche nella loro comunicazione non distinguono i pagamenti effettuati dai consumatori finali da quelli effettuati da soggetti che comunicano il possesso di partita Iva, per cui l’esercente deve individuare questi ultimi per escluderli dal calcolo del beneficio (per esempio con il calcolo dei pagamenti relativi alle fatture emesse a quei soggetti e ai relativi incassi).

Il credito d’imposta è utilizzabile dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa esclusivamente in compensazione tramite F24 (codice tributo “6916″ indicando il mese e l’anno in cui è stata addebitata la commissione nei formati “00MM” e “AAAA”)

La relativa documentazione bancaria deve essere conservata, a disposizione per eventuali controlli per 10 anni.

Bonus per l’acquisto, il noleggio o l’utilizzo del Pos

Ulteriore credito d’imposta per il costo di acquisto, noleggio o utilizzo di dispositivi che consentono di accettare pagamenti elettronici collegati ai registratori telematici (usufruibile fino al 30 giugno 2022), calcolato sul costo di acquisto, noleggio o utilizzo e alle spese di convenzionamento o per il collegamento tecnico tra gli strumenti, spetta entro il tetto di spesa di:

  • 160 euro, per le spese sostenute per l’acquisto e il noleggio del Pos;
  • 320 euro per spese sostenute per l’acquisto di evoluti strumenti elettronici di pagamento quali “Pos smart”, con memorizzazione e trasmissione telematica dei dati.

Per il rimborso di 160 euro, la misura del credito d’imposta è la seguente:

  • 70% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, inferiori a 200.000 euro;
  • 40% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, compresi tra 200.000 e un milione di euro;
  • 10% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, superiori a un milione e inferiori a 5 milioni di euro.

Per il rimborso di 320 euro, invece:

  • 100% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, inferiori ai 200.000 euro;
  • 70% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, compresi tra 200.000 e un milione di euro;
  • 40% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, superiori a un milione e inferiori a 5 milioni di euro.

Dieci anni di Speakeasy a Pomigliano d’Arco

Speakeasy Pomigliano
10 anni fa Nino Siciliano e Domenico Casoria aprivano il loro locale che, grazie a uno stile di miscelazione fatto di ricerca e voglia di far conoscere qualcosa di nuovo ai propri clienti, è diventato un punto di riferimento per il bere di qualità per tutta la provincia napoletana

Il 3 aprile del 2012 apre lo Speakeasy di Pomigliano d'Arco. Più o meno 365 giorni prima, apriva a Roma il primo speakeasy italiano, il Jerry Thomas Project. Entrata nascosta, parola d'ordine, drink e ambiente d'antan. Questa la formula della grande novità capitolina, che nei primi mesi del 2012 Nino Siciliano e Domenico Casoria si ritrovavano a conoscere sfogliando le pagine della nostra rivista. Un format nuovo e interessante, ma decisamente prematuro per il contesto dove il duo sta aprendo: quello della provincia di Napoli. Allora di speakeasy decideranno di mantenere il nome e di avvicinarsi sempre più a quello stile di miscelazione fatto di ricerca, studio e voglia di far conoscere qualcosa di nuovo ai propri clienti.

Inizia così il loro viaggio, che ripercorriamo insieme ai ricordi di Nino, che è anche una fotografia della storia del bar italiano dell'ultimo decennio. «Nel 2012 eravamo i primi in zona ad avere più di un vermouth e a tenerlo rigorosamente in frigo. Eravamo i primi a non avere i bar mat in gomma sul bancone, ma a mettere una griglia con lo scolo dell'acqua. E questa cosa destò subito curiosità». Una curiosità all'epoca, però, non ancora radicata, per cui per il primo anno di attività le regole dello Speakeasy rimanevano quelle di qualsiasi altro bar: avere tutto. Servire il cliente in qualsiasi necessità, senza prendersi il lusso di non avere - per scelta - alcuni prodotti.

Signature, nuove proposte e classici semisconosciuti

Dopo questo periodo di assestamento, hanno cominciato a definire la propria linea, fatta di cocktail signature, nuove proposte e vecchi classici semisconosciuti. «Abbiamo capito che stavamo funzionando quando non eravamo più solo noi ad andare a bere a Napoli, ma cominciavano a venire da noi anche i colleghi della città». Ma al di là del riconoscimento dei professionisti, arriva quello dei clienti, che si traduce in una crescita costante dell'attività: da un primo organico di 3 persone alle attuali 15; da una sola sala alle due attuali e all'aggiunta del dehors esterno.

Dieci anni fatti più di sostanza che di forma: fatti di corsi di formazione e aggiornamento continuo, di acquisizione di competenze che il cliente potrà apprezzare direttamente nel bicchiere. «Nonostante abbiamo seguito anno per anno le mode del momento, passando dagli sciroppi home made di qualche anno fa alle fermentazioni di oggi, alla fine dei conti sono i grandi classici che i clienti continuano a richiedere».

Il nuovo menu celebrativo

Lo dimostra anche l'attuale menu celebrativo, che ripropone, uno per ogni anno, i best seller di questa decade. Non sono classici, ma sono tutti drink che hanno una base classica, facilmente intuibile dal cliente. Uno su tutti il Negroni, con le sue numerose varianti, che ad oggi rappresentano circa la metà dei cocktail preparati dallo Speakeasy.

C'è una curiosità moderata, unita a una maggiore consapevolezza da parte dei clienti: non esiste più “un Gin&Tonic”, ma si chiede una precisa marca. E allora succede che nei bar “di provincia” si trovano bottigliere molto fornite e ricercate, spesso più di quelle delle grandi città, perché qui si conta sui clienti locali, e quelli vanno stimolati continuamente se li si vuole mantenere a lungo. «Non possiamo puntare sul turista si passaggio, che nelle città viene dato per scontato – spiega Nino -. Noi dobbiamo offrire di più, dobbiamo tirare fuori la nostra voglia di emergere e farci sentire. Questa è una delle grandi forze della provincia: vieni da noi ed è tutto più concentrato. Trovi tutti i servizi dei quali ai bisogno a piedi, parcheggi facilmente. Spendi lievemente meno e spesso e volentieri ricevi qualcosa in più in termini di qualità. In molti contesti cittadini si danno per scontati i clienti, e per questo si abbassa più facilmente la qualità».

Una provincia in fermento

Quella di Pomigliano d'Arco e dello Speakeasy è la fotografia di una provincia in gran movimento, che negli ultimi anni sta ricevendo tutta l'attenzione che merita: una cittadina di 40.000 abitanti che fino al 2010 contava 6 attività ricettive o ristorative e che nell'ultimo censimento ne ha quasi 170. Una cittadina che negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento della vita serale e notturna, non solo per la popolazione locale, ma anche per tante persone che si muovono dai comuni limitrofi o dal capoluogo stesso, per passare una serata piacevole. Sono tanti i professionisti della ristorazione napoletana che si sono trasferiti qui e hanno aperto le proprie realtà, alzando sempre più l'asticella di un livello di qualità generale alto, del quale lo Speakeasy può tranquillamente vantare di esser stato un apripista.

Fluid, un concept innovativo delinea la caffetteria del futuro

Fluid, interno
Nel cuore di Firenze ha aperto la caffetteria delle persone curiose, con una nuova interazione tra barista e cliente e nuove dinamiche di rotazione del personale, per dare serenità a chi lavora

Nel cuore di Firenze, in Borgo la Croce 59/B ha aperto locale nuovo sotto tutti i punti di vista: Fluid - Specialty Coffee & Sharing. Giovane, informale, colorato e senza barriere, si propone di avvicinare un buon numero di nuovi consumatori al caffè di qualità, a cominciare dagli specialty coffee di Le Piantagioni del Caffè, che ha ideato e creato il nuovo progetto con Idea Food & Beverage, società milanese di consulenza strategica e marketing con cui lo scorso anno ha realizzato il rebranding di tutta la sua offerta.

La caffetteria delle persone curiose nasce «per trasmettere ciò in cui crediamo: rispetto delle persone, volontà di fare conoscere i valori e le caratteristiche di caffè di piantagione, il piacere delle estrazioni alternative - afferma Giuseppe Adelardi, amministratore delegato di Idea Food & Beverage che monitora con attenzione la risposta della clientela e i flussi di queste prime giornate -. Facciamo tutto ciò attraverso una comunicazione pop e soluzioni come il nuovo banco su strada, il take away, la proposta di caffè che soddisfano chi cerca un prodotto facilmente comprensibile e anche i più esperti. Il menu è bilingue, ma tutta la comunicazione nello store è in lingua inglese, per sottolineare l’assenza di confini e di barriere e l’apertura a tutti, a cominciare da una clientela giovane e un pubblico internazionale, molto presente a Firenze». Dopo averla testata nel corso di eventi e fiere, dove ha riscosso ampio consenso, ha trovato una sua nicchia al centro della sala la macchina Poursteady, che realizza con precisione e in modo scenografico estrazioni a filtro (V60 e chemex), con cui i clienti possono estrarre il caffè in autonomia: un’esperienza che piace, coinvolge e avvicina a una degustazione più attenta e consapevole. Accanto agli incalliti della tazzina consumata di fretta, in pochi sorsi, senza soffermarsi sulle caratteristiche della bevanda, c’è un buon numero di persone (stimato in almeno il 10%) che non ha ancora incontrato i caffè specialty, si rivolge a marchi commerciali di qualità, ma vorrebbe qualcosa in più senza tuttavia avere gli strumenti per trovarlo e comprenderlo. L’obiettivo di Fluid, riprende Adelardi, «è intercettare quelle persone curiose, che qui possono interloquire con baristi esperti, ma con un linguaggio semplice. Ed è quello che è successo questi giorni:le persone si avvicinano, vedono i colori, chiedono cosa offriamo e soddisfiamo la loro curiosità. Proponiamo un filtro, facciamo vedere la nostra macchina un po’ magica, che emoziona e fa sì che le persone si aprano e lo gustino con attenzione. Si tratta di un messaggio che coglie soprattutto la clientela più giovane, con una mentalità elastica e con meno preconcetti». Con la nuova apertura cresce e si consolida quel piccolo distretto del caffè di qualità che è il quartiere Sant’Ambrogio, con locali come Ditta Artigianale Carducci e Coffee Mantra, con cui il dialogo e il confronto sono aperti.

Il giusto bilanciamento tra lavoro e vita privata dei dipendenti attraverso delle dinamiche di rotazione sostenibili è un’altra grande scommessa del nuovo locale. Sul numero di dicembre di Bargiornale un’inchiesta intitolata Perché non si trovano baristi individuava nella necessità di realizzare nuove impostazioni e orari di lavoro una chiave fondamentale per riportare l banco bar i giovani (e non solo) che nella pausa forzata del covid hanno avuto modo di rivalutare la propria carriera, l’equilibrio tra lavoro e vita privata, la precarietà spesso legata alla professione, cercando altre vie. «Ritengo positivo che si siano risvegliate le coscienze da questo punto di vista - afferma Adelardi - bisogna fare delle scelte e non per forza il titolare di un locale deve puntare sull’offrire i prezzi più bassi del mercato, scaricando questo vantaggio competitivo sul personale, pagandolo meno. I nostri prezzi non sono bassi: l’espresso costa 1 euro e mezzo e il cappuccino 2 euro: siamo in linea con la nuova generazione di caffetterie che vogliono condurre un discorso di qualità. Per contenere i costi lavoriamo sulla riduzione degli interventi, automatizzando laddove è possibile (pulizia e pressatura sono effettuate con apposite apparecchiature, filtri e chemex sono self service, ndr). Non effettuiamo servizio, ma il cliente ordina, attende che arrivi il suo turno, ritira il vassoio con le preparazioni che riporterà poi al banco. Siamo molto attenti al food cost e a una pianificazione attenta di tutte le spese. Gli esercenti della via ci hanno chiesto come abbiamo fatto a trovare personale; io dico “dai delle condizioni di vita che consentano loro di essere sereni”. Più tempo a disposizione significa potere sviluppare le proprie passioni personali diventando un valore e persone sempre più interessanti». Il business deve essere assolutamente sostenibile anche in vista di una crescita (una seconda apertura è prevista entro l’anno a Milano) e all’ingresso di futuri investitori.

Visto da vicino. Il locale, stretto e lungo ospita un banco di oltre 7 metri che arriva fino alla strada con tre moduli espresso e un modulo brewing di Modbar by Marzocco, nonché cinque macinacaffè  Mahlkönig E65S. L’agenzia Rawfish ha realizzato la piattaforma che ospita il website del locale integrata con il software gestionale che permette di ordinare direttamente dal tavolo, da casa o mentre si passeggia, ritirando in take away. Attraverso un pannello a led di quattro metri quadri fornito da Skill Evolution vengono trasmessi contenuti formativi e il dettaglio degli ordini pronti e in preparazione.

Da questa base si svilupperanno nuovi progetti e sviluppi, alcuni dei quali si realizzeranno nell’apertura milanese. Occhio a Fluid, una realtà dinamica e da seguire con attenzione.

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