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Un team al top? Prima prendi le misure

Nel mondo food & beverage troppo spesso non si prendono decisioni basate su analisi di dati e previsioni. Anche per quanto riguarda la gestione del personale

Nell’era della complessità, si guarda alle tecnologie digitali e alla business intelligence per migliorare le performance della propria azienda. Il focus è su uno degli ambiti a maggiore complessità (per l’appunto) sul mercato italiano: la gestione del personale.

Di risorse umane il settore food & beverage parla da mesi, e non con toni positivi: si sta affrontando il problema più evidente, quello della carenza di manodopera. C’è un guaio serio da affrontare, perché quella carenza è legata alla mancanza di attrattività dell’intero comparto.

Come cercare di tenere unito il proprio gruppo e valorizzare le skill di ciascun dipendente? Come ottenere un ritorno economico e una migliore pianificazione delle attività? C’è la necessità di migliorare le pratiche di gestione delle persone e di introdurre processi decisionali basati su analisi di dati e previsioni. Se non ora, quando?

In Italia c’è un deficit molto concreto di “cultura dei dati”. Ne abbiamo parlato con Francesco Mazzo, Managing director di Compendium, società attiva nel mondo dei global payroll services e che offre servizi come la realizzazione di impianti paghe complessi e customizzati, rilevazione delle presenze, elaborazione delle buste paga, consulenza del lavoro, gestione delle risorse umane, predisposizione di budget del personale e di reportistica. «Siamo il Paese più complesso al mondo per la gestione del lavoro – spiega – ma serve un cambio di mind set anche da parte degli imprenditori».

Francesco Mazzo_Managing Director Compendium
Francesco Mazzo, Managing Director di Compendium.

Le criticità del settore f&b 

Impara a misurare, poi potrai migliorare

 «Parlando in generale del settore f&b, una lacuna più volte riscontrata è la poca rilevanza attribuita al controllo di gestione», spiega Mazzo. «Imprenditori che, non pianificando, prendono decisioni senza una visione complessiva di tutti gli elementi. Spesso il motivo è semplice: non hanno all’interno le competenze necessarie per sviluppare il business sulla base della misurazione di specifici KPI legati a tutte le performance aziendali. Un dato non è un nemico, se lo puoi misurare, lo puoi migliorare, ma occorre saperlo misurare!».

Il costo del lavoro è più alto di quello che pensi 

«Spesso è così, lo spiego con un esempio: molti clienti vengono da noi convinti di avere un costo del lavoro pari al 20%, ma sappiamo benissimo come nel settore food sia impossibile. Quello adatto ad una ottimale gestione è mediamente intorno al 32-35%, con una buona gestione si può arrivare al 28-30%. Come? Semplicissimo: prima controllare i dati, poi pianificare sulla base di essi».

Competenza, cassa, inventario, Gross Profit: questi sconosciuti

«Altro grande problema sul costo del lavoro: quasi nessuno lo calcola per competenza, quindi tenendo anche conto dei costi di accantonamenti di ratei di ferie e permessi, ad esempio, ma solo per cassa, dando cioè rilevanza all’esborso per stipendi e contributi. Si tratta di un errore rilevante: una pianificazione puntuale e preventiva è fondamentale per avere previsioni attendibili e un business sotto controllo per non dover cercare azioni correttive a consuntivo, spesso tardive. Altro elemento legato al controllo di gestione è il food & packaging cost. Chiosa Mazzo: «Soprattutto nel settore food è necessario un inventario mensile, spesso trascurato, per misurare materie prime, scarti, incarti. In sintesi, determinare le rimanenze finali e il Gross Profit, un elemento  fondamentale per avere un indicatore mensile misurato in tempo reale, ma anche per determinare gli utili d'esercizio, così importanti per chi gestisce un'impresa».

Un flusso automatizzato mette in sicurezza il dipendente e l’imprenditore

Tornando al tema del lavoro, come può aiutare la digitalizzazione dei processi? «La presa in carico di un dipendente all’interno di un sistema informatizzato, che guidi tutto il processo documentale, genera risparmio di tempo ed efficienza, consentendo una misurazione accurata. Il fattore umano è importante e un dipendente si sente tutelato se viene collocato in un sistema trasparente che parte dall'accoglienza e prosegue con gestione turni e presenze, emissione documentale, comunicazione interna con azienda e colleghi, monitoraggio attività. Perché non sfugga nulla e si possa tenere sotto controllo ogni momento del lavoro».

L’imprenditore ed i direttori HR ne beneficiano risparmiando molto tempo rispetto alla gestione delle risorse, eliminando tutti i processi manuali, ricavando report specifici. «La misurazione del costo del lavoro e dei margini sono elementi fondamentali per impostare il business plan, che determina, ad esempio, le basi per l’apertura di un nuovo punto vendita o di una nuova attività. Tutto questo contribuisce a rendere chiaro lo scenario e anche – più prosaicamente – a relazionarsi con le banche o altri investitori in modo trasparente».

Linea Tattoo RCR: stile giovane e contemporaneo che esalta ogni bevanda

Tattoo RCR gruppo mixo 2
Realizzata in Luxion®, la collezione Tattoo si caratterizza per le sue linee che richiamano le provocazioni espressive della Body Art

Estetica e funzionalità, sempre abbinate a un’altissima qualità e alla grande attenzione all’ambiente. È puntando su questi valori che RCR Cristalleria Italiana si è imposta come una delle maggiori realtà nella produzione in vetro di alta qualità nel mondo dell’arredo tavola, della mixology, della degustazione e dell’arredo casa. Con sede a Colle di Val D’Elsa (Siena), nel cuore della Toscana, l’azienda propone al mondo dei locali una vastissima gamma di soluzioni disegnate per esaltare e valorizzare al massimo il servizio di ogni bevanda: prodotti pura espressione di design italiano eco-sostenibile.

Tutti i prodotti RCR sono realizzati in Luxion®, un vetro sonoro superiore brevettato, concepito nel pieno rispetto dell’ambiente. Il materiale è ottenuto con materie prime purissime, che rendono ogni prodotto 100% riciclabile, lavorate con un processo produttivo senza emissione di fumi o altri agenti inquinanti in atmosfera, grazie all’utilizzo di soli forni elettrici alimentati con energia rinnovabile. Energia green generata dall’impianto fotovoltaico da 30.000 mq che ricopre il tetto dello stabilimento e dalle centrali a biomassa e geotermica delle quali l’azienda si è dotata. Ma non solo. Altra peculiarità del materiale è l’elevata resistenza agli urti e ai lavaggi, fino a 4.000 cicli in lavastoviglie professionali, che rendono i prodotti perfetti per un utilizzo quotidiano.

Tattoo RCR, un must per ogni locale

Tra le ultime novità e vero must dell’assortimento RCR è la linea Tattoo, una collezione completa, rivolta al mondo mixology, ma perfetta anche per il servizio di tutte le bevande per ogni momento della giornata, dallo stile giovane e contemporaneo che rimanda alle provocazioni espressive della Body Art.

Pezzo forte della collezione è la richiestissima Tattoo Mule (capacità 42 cl, h 111 mm, diametro 84 mm) nata per sostituire la classica tazza in rame necessaria per il servizio del Moscow Mule. Un prodotto innovativo molto amato dai bartender, in virtù della sua trasparenza, che esalta al massimo i colori dei drink, del comodo manico, che assicura una presa ergonomica, e della capacità di preservare la temperatura di ogni cocktail, grazie alle proprietà del Cristallo Ecologico RCR, che mantiene la temperatura del miscelato 5 volte di più rispetto a una tazza in rame.

Altro pezzo della collezione che spicca per la sua unicità, sia per la forma sia per il concetto, è la Clessidra (6 cl, h 102 mm, diametro 50 mm), una soluzione ideale da utilizzare come doppio bicchierino da shot o come innovativo jigger.

Arricchiscono la linea il Bicchiere Hb (37 cl, h 150 mm, diametro 70 mm), il Bicchiere Dof (34 cl, h 94 mm, diametro 82 mm), il Calice (29 cl, h 194 mm, diametro 88 mm) e la Coppa (27 cl, h 140 mm, diametro 100 mm). La completano il Mixing Glass (65 cl, h 160 mm, diametro 97 mm), dove ancora una volta le proprietà del Cristallo Ecologico RCR fanno la differenza, assicurando grande trasparenza, che permette al bartender di vedere gli ingredienti utilizzati, e mantenendo il raffreddamento molto più a lungo del normale vetro, e la Bottiglia Rotonda (96 cl, h 263 mm, diametro 121 mm).

Due bicchieri di design per la vodka sostenibile

Koskenkorva bicchieri design
Porta la firma di due designer finlandesi la limited edition di bicchieri per cocktail creata in esclusiva per Koskenkorva Climate Action, la vodka ottenuta da orzo coltivato con massima attenzione all'ambiente

Due dimensioni diverse, 28 cl e 35 cl, e due diverse tipologie di vetro, ma il risultato, quanto a resa estetica e leggerezza, è lo stesso. Danno un valore assoluto al drink i due bicchieri ideati dai designer finlandesi Ville Kokkonen e Harri Koskinen in esclusiva per Koskenkorva Climate Action, la vodka finlandese dell’omonimo brand Koskenkorva distribuita in Italia da Compagnia dei Caraibi, ottenuta dalla distillazione dell’orzo coltivato più a Nord nel mondo con tecniche di coltura rigenerativa.

Koskenkorva-Original-Climate-ActionDue cocktail signature per celebrare la partnership

I due pezzi di design sono stati presentati a Milano durante la Design Week. Per l'occasione Koskenkorva, affidata alle mani del brand ambassador Mikael Karttunen, è diventata  l’ingrediente principale di due cocktail: Shrub Me Right (con shrub di lampone) e Climate Avenger (con Vermouth Carlo Alberto White).

Limitare la CO2 per salvaguardare l'ambiente

I due bicchieri sono prodotti con due diversi tipi di vetro, con processo di soffiatura a bocca e produzione semi-automatizzata, presso la vetreria Iittala in Finlandia. Sono in edizione limitata per Koskenkorva, la quale punta ad affermarsi come il brand di vodka più sostenibile al mondo. La referenza Climate Action, infatti, è prodotta interamente con orzo coltivato da coltura rigenerativa, un metodo di produzione che limita la CO2 dell’atmosfera incorporandola al suolo e permette raccolti più ricchi e di qualità superiore proteggendoli dalla siccità e dagli insetti. Con l’agricoltura rigenerativa si attuano una serie di pratiche che permettono di rigenerare il suolo, arricchendolo per renderlo nuovamente idoneo a ospitare piante sane e resistenti che danno frutti di qualità.

Produzione nel segno dell'economia circolare

Climate Action viene distillata nel villaggio di Koskenkorva, nella Finlandia occidentale, dove l’orzo vene trasformato e combinato con acqua di sorgente non filtrata. L'impianto di Koskenkorva è un esempio di economia circolare. Tutto quello che non può essere usato per produrre acquavite viene utilizzato per produrre prodotti a base di amido e mangimi per animali; le bucce d'orzo vengono bruciate in un’apposita biocentrale per alimentare la distillazione e le ceneri vengono utilizzate come fertilizzante, mentre l'anidride carbonica prodotta dalla fermentazione viene infine utilizzata per la coltivazione in serra.

Bartour, il webinar di Brita per chi vuole il meglio in tazza

Iscriviti al webinar gratuito di lunedì 13 giugno alle 15.30 per scoprire come l'acqua può diventare il miglior alleato del tuo caffè. Con gli esperti di Brita e le testimonianze di Gianni Cocco, Luca Ramoni, Andrea Villa e Gian Zaniol

L’esperienza di un eccellente caffè al bar prende il via da un buon bicchiere l’acqua, che ha il compito di predisporre a gustare la preparazione che seguirà. E visto che una tazza di espresso  è composta da circa il 90% di acqua (la percentuale sale al 98% nelle preparazioni a filtro), risulta evidente l’influenza che ha sul gusto. Di nuovo, l’acqua può modificare la montatura a crema del latte, dunque non permettere di realizzare un cappuccino bello ancor prima che buono.

L’acqua erogata al bar non è solo un semplice legame chimico tra idrogeno e ossigeno: può contenere un’ampia varietà di minerali disciolti, sostanze organiche, particelle e residui che si possono trovare nelle tubature e che influiscono in modo significativo sul sapore e sull’aroma del caffè, sulla percezione al palato ed anche, nel caso di un espresso, sulla qualità della crema.

A chi vuole conoscere più da vicino e utilizzare al meglio l’ingrediente-acqua, esaltare le caratteristiche dei diversi caffè e dei differenti metodi di estrazione, Brita offre un percorso tra i suoi diversi utilizzi al banco bar e le caratteristiche ottimali di ogni preparazione con il webinar

BARTOUR: Tappe e incontri sensoriali dell’acqua in caffetteria, in programma lunedì 13 giugno alle ore 15,30.

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Il cammino nell’utilizzo del caffè al banco bar prende il via con

  • Il bicchiere d’acqua prima della bevuta al banco - Elena Scordamaglia – marketing specialist e Brita Water Sommelier
  • L’acqua ideale per l’espresso classico italiano - Andrea Villa -Maestro del Caffè Aicaf - Accademia Italiana Maestri del Caffè e Campione Italiano di Coffee in Good Spirit
  • L’espresso all’estero: lo specialty - Gian Zaniol - Italian Brewers Cup Champion e Brita Bar Ambassador
  • L’acqua e il cappuccio - Luca Ramoni - Maestro del caffè e coordinatore nazionale Aicaf Accademia Italiana Maestri del Caffè
  • L’acqua e il caffè filtro - Gianni Cocco - Maestro del Caffè Aicaf Accademia Italiana Maestri del Caffè, coffee performer TV, consulente per bar e caffetterie

Si potrà così verificare come trovare il giusto accordo tra caffè e acqua, i due ingredienti protagonisti di ogni tazzina, sia un’operazione complessa, che diventa semplice con Brita e i suoi sistemi filtranti in grado di rispondere a diverse esigenze sia per tipologia di acqua, sia per utilizzo nel locale.

Per molti si tratterà di un primo momento di approfondimento che spingerà a conoscere in modo più dettagliato e professionale l’acqua attraverso il modulo Specialist “Caffè” di Acquademy by Brita, il primo percorso multilivello di formazione formative dai moduli Acqua, Ghiaccio e Caffè.

Grazie a decenni di esperienza nella filtrazione, Brita è uno dei partner privilegiati della comunità dei baristi, anche specialty e tra gli Iei Approved Product, una certificazione speciale realizzate dall’Istituto Espresso Italiano. L’ampia gamma di prodotti è stata messa alla prova con successo con ogni tipo di acqua, dura o dolce, con depositi di gesso e calcare: i suoi filtri professionali permettono di ottenere sempre il prodotto ottimale. Quando si prepara un espresso, filtrando l’acqua con i sistemi Brita si ottiene una miscela bilanciata di minerali, con un grado di durezza dei carbonati basso ma sufficiente all’estrazione. Quindi, oltre a proteggere la macchina del caffè da calcare e particelle, viene esaltato il tipico gusto dell’espresso e risultano ancora più intense le caratteristiche della crema. Analogamente, nel caso di preparazioni in filtro, l’acqua filtrata è priva di quegli elementi indesiderati che potrebbero modificare o mascherare l’aroma del caffè, enfatizzando il gusto e il profumo tipici del caffè scelto e assicurando allo stesso tempo una tazza limpida.

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Un milione di api ed energia verde per Scarpato

L'azienda artigianale veronese, specializzata nella produzione di lievitati di alta gamma, annuncia un nuovo protocollo produttivo e l'adozione di 20 alveari in tutta Italia

Anche il mondo della pasticceria dimostra la sua sensibilità all'ambiente. In occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente del 5 giugno scorso, Scarpato ha annunciato un cambio di rotta verso la sostenibilità. L'azienda artigianale di Villa Bartolomea, in provincia di Verona, è specializzata nella produzione di lievitati di alta gamma con i brand Pasticceria Scarpato e Antica Offelleria Verona. Per tutelare la biodiversità, necessaria per la garanzia di qualità degli ingredienti necessari alla pasticceria, ha annunciato l'avvio di un percorso produttivo a basso impatto ambientale. Inoltre, Scarpato adotterà un milione di api in tutto il territorio nazionale affiancando la startup Beeing, impegnata nella tutela di questi custodi della biodiversità.

Una nuova strada verso la sostenibilità

Scarpato avvierà la produzione di energia verde, che garantirà l’autosufficienza energetica dell’intero processo produttivo, grazie a un impianto fotovoltaico aziendale di 1300 mq. Ma la sostenibilità si misurerà anche sull’impiego di ingredienti di qualità rispettosi della biodiversità, a partire dallo zucchero. Le ricette artigianali della Pasticceria Scarpato, infatti, impiegano solo zucchero italiano da agricoltura sostenibile amico delle api, prodotto senza l’utilizzo di neonicotinoidi, insetticidi fortemente dannosi per la sopravvivenza degli insetti impollinatori.

Perché adottare un milione di api

Scarpato rafforza il suo impegno per l'ambiente con l'adozione di 20 alveari, sparsi tra le varie regioni italiane, per un totale di oltre un milione di api. La scelta andrà ad affiancare il programma “Bee The Change - Adotta un alveare” della startup di Faenza Beeing. Nel gruppo rappresentato ci sono solo apicoltori biologici certificati o che lavorano secondo gli standard di apicoltura biologica e sostenibile con l’obiettivo di massimizzare il benessere degli insetti. «Chi apprezza i nostri prodotti, cerca la qualità in tutti i suoi aspetti. Per questo le scelte che quotidianamente facciamo sono spinte dalla volontà di testimoniare una ricerca costante della perfezione - afferma Marco Ferrarese, amministratore della Scarpato - Da sempre scegliamo i migliori fornitori ma, anche, riteniamo importante impegnarci per garantire l’impiego di ingredienti che si basino sul rispetto dell’ambiente. Nel nostro caso puntiamo ad una qualità senza compromessi: il miele è solo quello grezzo italiano, non sottoposto a trattamenti termici, così da mantenere intatte tutte le sue proprietà. Allo stesso modo per lo zucchero italiano, selezionato in virtù della totale assenza di insetticidi».

Che cosa ci ha colpito visitando École Ducasse in Francia

Ecole Ducasse Pastry training courses (c) Matthieu Cellard (7)
courtesy Matthieu Cellard
La nostra visita a École Nationale Supérieure de Pâtisserie a Yssingeaux, vicino a Lione, tra laboratori super attrezzati, full immersion nella pasticceria e la guida di docenti di prima categoria

La francese École Ducasse-École Nationale Supérieure de Pâtisserie (Ensp) è un centro di formazione dedicato alle arti dolci. È stata fondata nel 1984 dalla Conféderation des Patissiers come scuola di formazione di professionisti per professionisti. In seguito, è entrata nel gruppo degli istituti di formazione legati allo chef Alain Ducasse. Nel corso degli anni Ensp ha ampliato l’offerta e oggi propone un ampio ventaglio di corsi, tutti accomunati dall’impostazione: professionisti al top nei rispettivi campi come insegnanti e un modello di insegnamento incentrato sulla pratica e sul mettere “le mani in pasta”. Abbiamo avuto l’opportunità di visitarla lo scorso maggio e questo è quel che abbiamo visto.

La posizione: immersione nella natura e massima concentrazione

Ensp si trova a Yssingeaux, una cittadina di campagna a un’ora e mezza d’auto da Lione. Tutt’intorno, campi coltivati e colline boscose. Il relativo isolamento della cittadina è un vantaggio per i partecipanti ai corsi, afferma Thibaut Damico, Head of Enrolment and Admission Manager della scuola: l’immersione nella natura e la mancanza di distrazioni conciliano la concentrazione sullo studio.

Le strutture: un castello con 8 lab e aule studio

La scuola è ospitata in un castello ed edifici annessi, a due passi dal centro del paese. Comprende otto laboratori, aule studio, lounge per il tempo libero, un ristorante e 24 camere. I laboratori hanno 12 postazioni di lavoro ciascuno, medesime attrezzature e layout e funzionano su due turni: 6-12 e 13-19. È prevista la costruzione di altri 4 laboratori, 3 nuove aule aggiuntive e 36 residenze per studenti, che apriranno a settembre 2023. Altri alloggi per gli studenti si trovano nella cittadina.

I corsi: dalla formazione pratica a quella imprenditoriale

L’Ensp offre diversi tipi di corsi, destinati a diverse categorie di utenti, a seconda degli obiettivi e dell’esperienza lavorativa già maturata. Qui raccontiamo alcuni di quelli che possono interessare il pubblico internazionale. Il Bachelor di pasticceria francese è un corso base rivolto a giovani diplomati, francesi o provenienti dall’estero, che vogliono intraprendere la carriera nel mondo della pasticceria. Le lezioni si tengono in inglese o francese. I corsi durano tre anni e sono organizzati in tre semestri presso l’Esnp alternati a tre semestri di stage presso hotel, ristoranti o pasticcerie. Presso l’Esnp le lezioni sono per il 40% teoriche e per il 60% di pratica di laboratorio: «C’è più teoria perché scopo del corso è formare futuri imprenditori quindi include materie come management, economia, marketing, contabilità, risorse umane, ricerca e sviluppo – raccontano Damico e Dominique Brun, manager tecnico e pedagogico e chef responsabile della formazione -. Grazie al bachelor si impara a costruire e gestire un proprio business, a fare impresa». Il French pastry arts diploma è un percorso più breve, che dura 8 mesi, di cui 2 di stage. Il corso è in inglese e l’accento è sulla formazione pratica, che costituisce quasi il 100% delle lezioni, perché gli studenti «vengono da tutto il mondo per imparare le tecniche della pasticceria francese», dice Damico. Il corso affronta tutte le discipline della pasticciera francese: viennoiserie, boulangerie, patisserie, confiserie, cioccolato, gelato, dessert boutique e dessert restaurant. L’Ensp offre poi un programma di 68 corsi di formazione continua di 2 giorni e mezzo dedicati a un argomento specifico. Questi corsi sono tenuti solo in francese e sono rivolti a professionisti che vogliono aggiornarsi sulle nuove tecniche e le nuove tendenze sotto la guida di chef patissier di chiara fama riconosciuti come esperti dell’argomento. Anche in questo caso il taglio è molto pratico.

Il metodo: full immersion in ogni ricetta

Il metodo didattico prevede che tutti gli studenti abbiano una postazione a disposizione. Tutti gli studenti eseguono personalmente tutti i passaggi di una ricetta, sotto il controllo dello chef. Per permettere a quest’ultimo di seguire ciascun studente, le classi sono formate da un massimo di 12 allievi.

Gli insegnanti: professionisti al top danno l'esempio

Il personale docente è formato da 15 chef permanenti in forza alla scuola e da numerosi professionisti esterni selezionati tra i migliori al top nei rispettivi campi. Tra il personale docente interno ed esterno si annoverano molti MOF (Meilleurs Ouvriers de France), pastry chef di ristoranti stellati e Relais Dessert, membri della squadra francese ai Campionati del mondo della pasticceria. In genere, si tratta di giovani pasticceri di successo, che hanno messo a punto nuove tecniche: «Non sarebbe interessante avere professionisti che lavorano con le tecniche di 20 anni fa», commenta Brun. L’idea è «selezionare la nuova generazione di pastry chef». Tra gli allievi illustri che si sono diplomati nella scuola e che oggi tornano regolarmente per tenere corsi brevi possiamo ricordare Cédric Grolet e il campione del mondo Loic Beziat.

La rivincita della pasticceria salata

salato in pasticceria
È il momento di dare nuovo valore e ampiezza di gamma alla pasticceria salata. I consigli dei maestri e le testimonianze di chi ci ha già pensato

MILANO. Il lato salato è stato a lungo una “cenerentola” in pasticceria, in vetrina relegato a un corner spesso poco curato e sicuramente poco variegato, dove la proposta salata consisteva per lo più in pizzette e salatini, tartine alla gelatina e canapé. Forse ora le cose possono cambiare, anche grazie al grande impulso che sta vivendo il momento aperitivo nelle pasticcerie, che in fase di lockdown ha avuto una certa fortuna anche come delivery. Ne parliamo con Luca Montersino, maestro pasticcere, docente e noto volto televisivo, che sul fronte della pasticceria salata (e non solo) è stato un precursore. Lo testimonia il suo libro Piccola pasticceria salata, uscito nel 2008. Dopo 14 anni e varie ristampe, le ricette create dal maestro piemontese - dall’Aspic con panna cotta di caprino alle Crostatine alla spuma di melanzane e scamorza, ai Lecca-lecca con chaud-froid, solo per citarne qualcuna - sono ancora oggi sorprendentemente attuali e capaci di dare spunti interessanti al settore.

Aprirsi all'opzione della prima colazione salata

Dice il pasticcere: «Da quando ho iniziato i primi corsi sul tema, nel 2002, l’ho sempre sostenuto: perché non pensare a un assortimento salato allo stesso livello della gamma del dolce, che invece ha avuto grande sviluppo? Basta analizzare la vetrina di una pasticceria: c’è la biscotteria dolce, e allora perché non mettere in gamma anche frolle e biscotti salati? Ancora: nel banco trovi le tartellette alla frutta o con le ganache; perché non pensare anche a tartellette con le verdure o ganache salate? Tutte le categorie merceologiche della pasticceria, dai fritti alle mignon da taglio a quelle da stampo ecc. possono avere il loro corrispondente salato. E si può andare oltre, con plum cake, torte da forno e da credenza… c’è un enorme capitolo tutto da sviluppare. Va detto che c’è uno scoglio tecnico da superare, perché in ambito dolce lo zucchero ha innumerevoli funzioni: conservante, anticoagulante, anticristallizzante, anticongelante, il potere di impasto che crea, la sofficità o la croccantezza che dà. Nel momento in cui punto al salato bisogna attentamente studiare come fare questa sostituzione, poi non ci sono limiti di creatività». A riprova che i tempi sono maturi Montersino, consulente di Autogrill per ricerca e sviluppo prodotto, svela un fatto significativo: «Per il 2023 mi è stato chiesto di studiare ricette salate per la prima colazione. Se un gruppo così grande e attento ai trend lo richiede, significa che il mercato sta andando in quella direzione. È un input interessante per la nostra categoria, significa che ci sono interessanti margini di lavoro. La mia idea da pasticcere? Per me il salato oggi dovrebbe rappresentare circa il 20% sul totale delle proposte da colazione».

Servono una decina di referenze in gamma

Ciò detto, la pasticceria salata è una vendita che va molto curata e “spinta”. «Indispensabile conoscere la propria clientela - prosegue Montersino -. Al Sud Italia ad esempio c’è una maggiore abitudine a comprare il salato in pasticceria, mentre al Centro e al Nord è un acquisto fatto soprattutto in occasione di ricorrenze ed eventi. In generale è comunque un tipo di prodotto che differenzia dai competitor, dà valore aggiunto alle pasticcerie che propongono il momento aperitivo (e come side di un cocktail bastano 5/6 proposte ben assortite) e che possono aprire un grande mercato, capace anche di fare da traino alla vendita dolce. Di sicuro però, se si vuole puntare su una gamma salata da banco, bisogna dare un assortimento adeguato: al di sotto delle 10 referenze non può essere considerato tale, si può ipotizzare una gamma salata attorno al 20-30% sul totale proposte. Solo avendo una presenza ben visibile in vetrina si può ottenere l’effetto “wow” che spinge il cliente all’acquisto». Perché l’assortimento vende, nel dolce come nel salato.

Le testimonianze

Roberto Rinaldini, Rinaldini Pastry, Rimini

Rinaldini nella pasticceria salata ci crede, eccome. Tanto che lo scorso anno nei sei punti vendita (fra Rimini, Milano, Linate aeroporto e Roma, con altre aperture imminenti) ha lanciato la linea salata Food Experience destinata al mondo horeca, oltre che presente nel menu dei pdv del maestro riminese. «Con le nostre nuove proposte abbiamo messo in campo una vera e propria evoluzione del salato da pasticceria. Un caso emblematico sono le nostre fritture (surgelate, ndr), da rigenerare in forno a 220°C per pochi minuti, così si forma la crosticina dorata, sono sfiziosissimi. E ancora le praline Choco Salty, che hanno avuto un grande successo, oppure la nostra stuzzicheria salata, a base di frutta disidratata e fiori commestibili, i bigné tonno e pomodoro o alla carbonara. In generale è stato un grande salto di livello per questo tipo di prodotto, così come sono piaciuti molto il nostro “pan brioche” salato e le tapas fatte salumi e pane di nostra produzione. Il periodo del lockdown ha dato grande impulso a queste proposte salate, che abbiamo studiato anche in combinazione con l’aperitivo: la clientela ha apprezzato. Nei locali di Milano e Rimini questa produzione ha registrato un aumento del 12%». M.B.

Giovanni Giberti, Pavé, Milano

«In questi ultimi due anni è cambiato completamente il mercato, la pausa pranzo è quasi sparita come occasione di consumo durante i lockdown. Abbiamo fatto tante prove in laboratorio e alla riapertura abbiamo gradualmente rinnovato la proposta». A spiegare il nuovo menu di Pavé, pasticceria-bistrot di Milano con sei punti vendita, è Giovanni Giberti. Pavé ha da poco lanciato alcune novità, puntando proprio sul salato. «Abbiamo rivisto il menu per “aprirlo” a soluzioni più semplici, ma sfiziose e accattivanti. Abbiamo trasformato il nostro bombolone in una versione salata, senza aromi, con culatta e stracciatella e con salmone e ricotta. Invece di proporre un toast semplice, ora c’è un avocado toast con pane di segale tostato, avocado e sommacco». In carta, disponibili sin dalle 9.30 e poi accompagnati da piatti più tradizionali dalle 12, anche altri snack come il crostone con funghi cardoncelli saltati, ricotta e paprika affumicata. «Le richieste del cliente sono cambiate. Se sommiamo la nostra apertura a una clientela internazionale e il trend degli snack molto rafforzato dopo la pandemia, appare chiaro il perché di questo cambiamento. E le originali soluzioni salate ci vengono in aiuto. Una ridefinizione del nostro modello, che era impostato sul piccolo bistrot nel 2019 ma che è stato necessario rivedere profondamente dopo due anni di stravolgimenti». E.B.

Mattia Premoli, Pasticceria e panificio La Primula, Treviglio

Di panettone da mangiare tutto l’anno si parla da tantissimo. Mattia Premoli, giovane titolare della pasticceria e panificio La Primula di Treviglio (Bg), terzo all’ultima edizione di Artisti del panettone e medaglia d’oro Fipgc per la miglior colomba classica e il miglior panettone, ha deciso però di puntare sul salato, proponendo il Pancettone. È un bauletto da 500 g (o da 230 g in vasocottura) con l’impasto del panettone classico amalgamato a pepe, cubetti di pancetta dolce e mais a filiera corta. «Ha solo tre settimane di shelf life, è un interessante mix dolce-salato e lo consigliamo per il consumo all’aperitivo. Lo vendiamo al banco e sull’e-commerce e fa parte dei nostri sforzi creativi salati per farci conoscere non solo come semplice pasticceria e panificio», racconta a Dolcegiornale Mattia. Non solo: Premoli ha deciso di distinguersi sul suo territorio ideando un kit aperitivo. «Nei dintorni non c’è un’offerta simile e questo mi ha permesso di farmi apprezzare. Il mio è un locale di vendita con consumo sul posto, senza servizio, quindi cercavamo un modo intelligente per entrare nella mente dei clienti con una proposta di asporto». Il kit, disponibile su ordinazione con ritiro in negozio, comprende cantucci salati con arachidi, origano e peperoncino, schiacciatine alla curcuma e semi, grissini umami e grissini all’olio extravergine di oliva. «A breve integreremo l’offerta con prodotti senza lattosio e vegani, perché la richiesta è molto alta. Mi prendo tempo perché serve tanta ricerca sugli ingredienti». E.B.

Simona Solbiati, Solbiati Cioccolato, Milano

L’idea di dare corpo a un’offerta di cioccolatini salati è venuta due anni fa a Simona Solbiati, artigiana del cioccolato che gestisce un piccolo laboratorio assieme ad altre tre persone a Milano e produce circa 2.000 kg di cioccolato l’anno, rifornendo pasticcerie e hotel di lusso. «Una cliente mi chiese di ideare un cioccolatino salato - spiega Simona - e quella si rivelò una prima prova che mi ha dato lo spunto per ideare una linea di praline salate. Funziona benissimo per le forniture per eventi aziendali o cerimonie». Spiccano il cioccolatino con ganache al foie gras e Riesling, al tartufo bianco, al salmone selvaggio affumicato, marmellata di arance e crema fraîche, al cioccolato bianco con crema di zabaione e perle di caviale. «Hanno una shelf life di soli due giorni, molti cioccolatini della linea sono “aperti”, con ripieno a vista. Distinguono la mia offerta e sono adatti per l’aperitivo o per un evento, ma non li vedo come prodotti da banco in un negozio che faccia asporto classico. Invece in somministrazione, magari accompagnati da bollicine, sono molto apprezzati». E.B.  

ODK by Orsadrinks protagonista dei Campionati di World of Coffee

Orsadrinks
I campioni che si sfideranno nella categoria Coffee in Good Spirits, in occasione della prestigiosa fiera a Milano dal 23 al 25 giugno, creeranno cocktail sorprendenti a base caffè, con gli sciroppi del brand italiano

La prestigiosa fiera internazionale World of Coffee, organizzata da Sca (Specialty Coffee Association), si svolgerà per la prima volta in Italia, patria dell’espresso, all’interno del MiCo Milan Convention Center, spazio all’avanguardia nel cuore della città, dal 23 al 25 giugno. All’interno della manifestazione si terranno anche i cinque Campionati Mondiali del CaffèLatte Art, Coffee in Good Spirits, Cup Tasters, Cezve/Ibrik e Roasting – che attireranno i migliori baristi provenienti da tutto il mondo.

Gli sciroppi ODK by Orsadrinks saranno protagonisti nella categoria Coffee in Good Spirits, la sfida che premierà le ricette che saranno in grado di coniugare in maniera più sorprendente caffè e alcolici.

Questa competizione mette infatti in evidenza le abilità di mixology dei baristi in un ambiente dove caffè e alcol si mescolano alla perfezione, per dare vita a cocktail sorprendenti: dal tradizionale Irish Coffee (con whisky e caffè), ad abbinamenti più esclusivi.

Gli sciroppi ODK sono l’ingrediente ideale da inserire nelle preparazioni di questa categoria. Rinomati per l’ampia gamma di gusti, dal sapore coinvolgente e autentico, contengono una grande quantità di frutta e sono perfetti per aromatizzare i drink: ne bastano poche gocce per ottenere un risultato sorprendente.

Naturalità, ricerca e alta qualità

Come tutti i prodotti del brand, gli sciroppi ODK sono il frutto di anni di ricerca e sviluppo: contengono solamente coloranti naturali e sono adatti per ricette vegane. Inoltre, sono privi di ingredienti Ogm e conservanti.

Presente sul mercato da più di 30 anni e in costante espansione, Orsadrinks da sempre pone infatti grande attenzione alla ricerca di materie prime della migliore qualità da tutto il mondo, per perseguire il gusto più autentico possibile. La naturalità è infatti un elemento chiave di tutta la gamma dell’azienda, assieme alla continua ricerca e al costante miglioramento dei propri prodotti, per far fronte alle richieste dei bartender e dei baristi che, da oltre 50 Paesi nel mondo, si affidano a Orsadrinks per realizzare le loro ricette.

Inoltre, nelle giornate di venerdì e sabato, i brand ambassador storici di ODK si esibiranno allo Spirit Bar di World of Coffee con gli altri prodotti Orsadrinks, rendendo ancora più spettacolare l’atmosfera grazie alle loro fantastiche abilità di flair bartending.

Non vediamo l’ora di assistere a questa manifestazione, attesissima dai professionisti del caffè - e non solo - di tutto il mondo.

Dai taglieri alla cucina express, le soluzioni Rovagnati per i locali

Rovagnati lancia HoReCollection, linea di salumi e preparazioni dedicati al fuori casa a alle diverse esigenze di preparazione dei locali. Testimone e ambassador della linea, il mediatico Joe Bastianich che in divertenti educational ne suggerisce utilizzi e impieghi

Novità sul fronte del food dedicato al canale bar e a tutte le cucine professionali di pizzerie, bistrot e ristoranti. Si tratta delle cinque collezioni HoReCollection Rovagnati: prodotti che uniscono la qualità dei migliori salumi alla praticità dei formati per soddisfare le esigenze gastronomiche di ogni tipologia di locale. A lanciarla è Rovagnati, arcinota azienda storica della salumeria italiana, che firma proprio una linea di salumi dedicata al fuori casa. L’obiettivo dichiarato è generare valore per il gestore di un locale, mirando alla praticità, alla semplificazione e all’ottimizzazione delle tempistiche di lavoro in base a caratteristiche specifiche di prodotto adatte a determinati utilizzi o occasioni di consumo.

Joe Bastianich, ambassador di HoReCollection Rovagnati

Per presentare la linea agli addetti ai lavori, l'azienda brianzola ha pensato ad un volto popolarissimo a livello mediatico, Joe Bastianich, protagonista di una campagna multicanale in cui, con il suo fare ironico e dissacrante, “interagisce” con sé stesso nei vari ruoli, “giudicando” i suoi alter ego in base alla scelta dei salumi utilizzati per soddisfare le richieste dei clienti. I video esemplificativi sugli utilizzi dei salumi della linea con Bastianich protagonista sono visibili sul sito dedicato a HoReCollection.

Come dicevamo, i prodotti della linea sono inseriti in cinque collezioni basate sulle modalità di impiego e sull’occasione di consumo più indicata: panini, piadine&toast, pizza, taglieri, piatti freddi e caldi, cucina express. Su tutti i pack sono presenti i QR Code che rimandano alle schede prodotti presenti sul sito dedicato. Le schede sono complete anche della modalità ideale di consumo come taglieri, panini, piadine ecc. o della tipologia di utilizzo come preparazione a caldo a freddo. Per esempio, la collezione Taglieri comprende un mix di diversi salumi e tipicità regionali per creare un food pairing, in occasione dell'aperitivo, invitante e ricco di gusto: prosciutto cotto di alta qualità, prosciutto di Parma 18 mesi, prosciutto crudo stagionato, crudo Dolce Emilia, salame Milano, salame Napoli, salame ventricina, salame ungherese e tre tipologie di mortadella. In occasione del debutto ufficiale della linea, avvenuto recentemente in un'elegante location nei dintorni di Torino, Rovagnati ha anche gettato le basi di una collaborazione con PizzAut, l’associazione che ha aperto un anno fa a Cassina de' Pecchi (Mi), il primo ristorante interamente gestito da ragazzi affetti da autismo.

Lo snack del futuro? Veg e sostenibile

Viaggio al Sud - Antonino Maresca
Viaggio al Sud - Antonino Maresca
La finale italiana del concorso World Chocolate Masters ha lanciato una sfida a sette maestri del cioccolato: ideare dolci da asporto con soli ingredienti vegetali e con tecniche innovative

POLLENZO. Servivano sforzo creativo, visione, grande maestria e capacità di sfruttare le tecniche più sofisticate, oltre a una dose di attenzione alla praticità e alla gestione, per diventare il Chocolate Master italiano. Ci è riuscita Anna Gerasi, pasticciera di Brescia che rappresenterà l’Italia nella finale internazionale dei World Chocolate Masters in ottobre a Parigi, ma tutti i finalisti italiani hanno dato prova di grande determinazione. I sette professionisti, che si sono sfidati lo scorso febbraio a Pollenzo nella finalissima italiana organizzata da Cacao Barry, non hanno solo dovuto agire come pasticceri, ma hanno dovuto anche pensare come designer. Creare monoporzioni, cioccolatini e snack al cioccolato che potessero unire gusto e funzionalità e che fossero in linea con il tema “tomorrow”, un piccolo viaggio nel futuro della pasticceria e della nutrizione all’insegna della sostenibilità ambientale e del riuso degli scarti.

Oltre a pièce e monoporzione, una prova dedicata allo snack

Dopo le prime prove dedicate alla scultura in cioccolato e all’ideazione di una monoporzione, a far scatenare la fantasia dei pasty chef è stata la prova #Snack, della quale vi presentiamo i risultati. Valevole per il 22% della valutazione finale, la prova consisteva nella realizzazione di uno snack al cioccolato interamente vegano e a base di cioccolato puro. Doveva essere salutare, equilibrato dal punto di vista nutrizionale, ma al tempo stesso spiccare per il proprio gusto. Il dessert andava immaginato per questo ambiente di distribuzione: un ristorante mobile, urbano, con un’offerta attenta al tema del salutismo e con servizio rapido. Insomma, uno snack da passeggio, da preparare con grande efficienza nei tempi e nelle procedure, magari da guarnire al momento, ma da consumarsi altrove, fuori dal locale. Il regolamento prevedeva questi punti fermi: assolutamente non consentiti altri ingredienti al di fuori delle materie prime di origine vegetale (lo snack doveva essere 100% vegano); clean label, dunque limitare al minimo l’uso di additivi o coloranti; cioccolato come ingrediente predominante; servizio in porzione singola; attenzione massima al design. La giuria ha proceduto all’esame e alla valutazione dello snack prendendo in considerazione la ricetta, ma anche monitorando la fase di preparazione e il lavoro dei pasticceri direttamente alle loro postazioni. I finalisti hanno prodotto i loro snack sotto gli sguardi attenti di Loretta Fanella, pastry chef di fama nominata presidente di giuria; di Davide Comaschi, World Chocolate Master 2013; di Enric Rovira Montesinos, grande esperto di cioccolato e produttore di pezzi di design in cioccolato; di Vittorio Santoro, fondatore e direttore di Cast Alimenti; di Maurizio Allodi e Luciano Varetto della scuola di formazione cioccolatiera Selmi Training Center. Alcuni pezzi hanno spiccato per qualità e variabilità delle tecniche utilizzate, ma quelli più apprezzati hanno interpretato al meglio la caratteristica della “portabilità” del dolce, essenziale visto che parliamo di uno snack per consumo on the go. Chi è andato oltre la proposta di un semplice astuccio, utilizzando tecniche innovative per creare il contenitore (e intanto riuscendo a stupire con il contenuto) ha raccolto i favori della giuria.

Innovazione per un prodotto on the go

La prova #Snack è stata quella più rappresentativa della volontà del concorso di dare spazio all’innovazione pur tenendola saldamente ancorata a un approccio concreto e imprenditoriale. Nel chiedere ai finalisti di dare una loro interpretazione del futuro della pasticceria di alto livello, gli organizzatori hanno sottolineato l’attenzione alle tendenze care alle nuove generazioni: sostenibilità e salubrità nelle scelte alimentari, diminuzione dell’apporto calorico e del carico zuccherino nei dolci, riuso e riciclo. I pezzi di design, i dessert monopozione e le praline dovevano riflettere il tempo presente, con tutte le preoccupazioni legate al futuro del pianeta e alla tenuta dell’ambiente, ma anche contenere una sorta di spunto di ottimismo verso il futuro. I concorrenti in gara si sono mossi lungo alcune linee guida che includevano la biomimesi (la replica di concept di design che già si trovano in natura), il minimalismo, con la ricerca di forme semplici e pulite per non distogliere l’attenzione dal cibo, e l’effetto wow, ossia la già citata attenzione per l’estetica come primo aspetto per scatenare l’interesse del consumatore. Un allenamento alla creatività che la nostra portacolori dovrà affinare a dovere prima della finale, quando si scontrerà con gli altri 20 talenti in corsa provenienti dalle selezioni nazionali.

I finalisti e i loro snack

VIAGGIO AL SUD

Viaggio al Sud - Antonino Maresca
Viaggio al Sud - Antonino Maresca
Antonino Maresca, consulente e formatore, dopo più di vent’anni in pasticceria Il pasticcere di Sorrento ha presentato alla giuria il suo Viaggio al Sud. Uno snack realizzato con cioccolato Alto el Sol di Cacao Barry. Il nome identifica una piantagione peruviana protetta da una vegetazione lussureggiante, che conferisce alle piante di cacao una buona ricchezza, acidità dominante e gusto persistente di frutti di bosco. Lo snack è composto da pistacchio, bergamotto, arancia e amaranto. L’idea alla base è quella di unire elementi della natura provenienti dal Sud del Mondo: dal cioccolato e amaranto – del Sud America – al pistacchio e al bergamotto del Sud Italia. Il packaging in carta è studiato per accogliere anche un assaggio di caffè.

CHOCO TWIST

Choco Twist - Anna Gerasi
Anna Gerasi, Paticceria Piccinelli (Brescia) Vincitrice sia della finale italiana che di questa specifica prova, la pasticciera bresciana ha conquistato la giuria del World Chocolate Masters con CHOCO Twist. Si tratta di uno snack di frolla vegetale, con una ganache mandarino e cioccolato Madirofolo – prodotto con cacao proveniente da una piantagione in Madagascar circondata da alberi di Tamarindo – caramello vegetale al mandarino e semi di girasole. L’intenzione di Anna era di proporre un tocco di futuro, non solo con il particolare mix di ingredienti ma anche con l’ideazione di un packaging innovativo. CHOCO Twist, infatti, è presentato in un involucro realizzato in amido di mais e progettato dalla stessa pastry chef, che lo ha poi modellato e ottenuto tramite stampa 3D.

CAFFÈ ORIENTALE

Caffè Orientale - Attilio Rebecca
Attilio Rebeccani, Pasticceria Marisa, San Giorgio delle Pertiche (PD) Rebeccani, che affianca il maestro Lucca Cantarin e il suo team nel laboratorio di Pasticceria Marisa, ha realizzato Caffè Orientale. Un cuore con ganache al Fleur de Cao, un fondente molto deciso e con note fiorite e acidule-fruttate, e latte di soia infuso con chicchi di caffè, con una frolla croccante all’olio. Il tutto racchiuso da un croccante al farro, cioccolato Fluer de Cao e nocciola. Il richiamo al futuro, per Attilio, è anche nell’astuccio 100% vegetale, ideato apposta per contenere la merenda inedita.

FERMENTA

Fermenta - Diego Mascia
Diego Mascia, Pasticceria L’Arte del Dolce, Baveno (VB) Sablé di vaniglia e lime con mango fresco, un tortino morbido al cioccolato, mango e lampone e ganache al cioccolato aromatizzato al cocco e zest di limone semicandite: piuttosto elaborato e di impatto estetico il frutto della creatività di Diego Mascia. Si chiama Fermenta lo snack proposto dal pasticcere classe 1983, e si focalizza proprio su un metodo di conservazione – la fermentazione – che unisce una tecnica “antica” con una tendenza assolutamente contemporanea, lo stile di vita vegano. Mascia ha utilizzato Cacao Barry Extra Brute in polvere, che restituisce sfumature ambrate, e Mi-amère 58% in copertura.

EQUILIBRIUM TO GO

Equilibrium to go - Matiaz Ortiz
Matias Ortiz, Chef pasticcere del Foyer alla Scala (Milano) Grandi sforzi, da parte dei pasticceri, per creare snack che uniscano maneggevolezza e gusto. Matias Ortiz, giovane talento di origini argentine, ha proposto Equilibrium To Go. Composto da sablè al cacao e mandorle, granola di cioccolato, cremoso di cioccolato fondente e gelée esotico. Ortiz ha scelto di cavalcare il trend del salutismo, proponendo uno snack pensato per chi pratica una dieta equilibrata e accompagnato da un packaging 100% commestibile che ha ricavato esclusivamente da scarti di lavorazione vegetali prodotti in cucina.

ARIA

Aria - Filippo Valsecchi
Filippo Valsecchi, Pasticceria ArteSapori, Lecco Sempre in cerca di leggerezza: gli sforzi di Valsecchi hanno portato a realizzare Aria, uno snack in cui il giovane pasticcere ha incluso tutti i gusti che si possono trovare in un dessert. La base è al caffè, il pan di Spagna al cacao, poi un cremoso al cioccolato con una nota acida conferita dalla gelatina di limone. Filippo ha preso ispirazione dal passato, dalla classiche merendine al cioccolato che la mamma gli proponeva durante le pause pomeridiane. «Quelle che finivano in due morsi» ha ricordato il giovane pasticcere. Valsecchi ha realizzato un packaging totalmente ecosostenibile e riciclabile, un astuccio a due scomparti che chiude completamente il dolce e permette il consumo in ogni situazione.

NATURA POP

Natura pop - Stefano Bernardi
Stefano Bernardi, Resort Valle dell’Erica, Santa Teresa di Gallura (SA) Il pasticcere di origini cremonesi ha costruito tutta la sua proposta sottolineando il legame speciale con la Sardegna, sua “seconda patria”. Ha scelto il nome Natura Pop per il suo snack, un biscotto di mandorle con una combinazione di spezie e super food insieme a una crema di fichi e mirto della Sardegna. Uno snack da passeggio presentato in tre porzioni in un piccolo astuccio, che vuole unire ingredienti naturali della regione creando una ricca esperienza di sapori.

A settembre a Padova debutta Barnext, il nuovo evento per il mondo dei locali

Barnext
Il 26 e 27 settembre alla Fera di Padova la prima della nuova manifestazione B2B dedicata al comparto dei bar e della piccola ristorazione. Una vetrina di innovazione con un ricco programma di eventi e proposte formative per sostenere il rilancio del comparto

Dopo la preview dello scorso autunno, è per il 26 e 27 settembre presso la Fiera di Padova l’appuntamento con Barnext, l’evento interamente dedicato al mondo bar e della piccola ristorazione.

Il nuovo progetto si presenta oltre che come un’importante vetrina per prodotti, servizi e attrezzature per il mondo dei locali, anche come un contenitore innovativo di eventi, proposte formative e di occasioni di matching studiate per massimizzare le possibilità di business degli operatori. Forte di questo concept l’appuntamento si candida a diventare un punto di riferimento per il rilancio di un settore in grande fermento e in profonda trasformazione e che, dopo i due ultimi difficili anni, sta vivendo una fase di importante ripresa.

Quattro i macrosettori al centro della manifestazione, ognuno dei quali proporrà una selezione dei migliori marchi e delle ultime novità disponibili sul mercato. Uno spazio significativo, tutto all’insegna della qualità e della varietà dell’offerta, sarà dedicato al food. La stessa ricchezza e qualità di proposte caratterizzeranno anche l’area beverage. A caraterizzare queste due aree ci sarà inoltre un ricco programma di attività formative esperienziali, messo a punto con alcuni dei principali player del settore che permetteranno dir toccare con mano i prodotti e le soluzioni offerte.

Nello spazio WineNext saranno invece concentrate le proposte per la ristorazione dei produttori del mercato vitivinicolo di fascia medio-alta. Largo poi all’innovazione con l’area future, dove si troveranno le soluzioni innovative destinate a disegnare il futuro dei locali.

E a proposito di innovazione, altro pezzo forte della manifestazione è l’Innovation Village, la vetrina per le startup più innovative dedicate al mondo del bar, corredata dal contest che premierà l’idea più innovativa, con particolare focus su servizi o prodotti collegati al food&beverage e dei servizi.

Altro appuntamento di rilievo il Padova Cocktail Trophy, il contest promosso da Padova Hall e Aibes Veneto, aperto a tutti i baristi di Padova che premierà la miglior ricetta originale di “aperitivo Padovano”.

Ultimi giorni per partecipare alla nuova sfida di The Vero Bartender

Marco Masiero - Vincitore TVB Italia 2019
Marco Masiero, il vincitore dell'edizione 2019 del contest
Il 25 giugno si chiudono le iscrizioni per la nuova edizione del contest di Amaro Montenegro. La sfida di quest'anno è creare un originale sharing cocktail con l'amaro che racconti un viaggio reale o di fantasia

Si rinnova la sfida di The Vero Bartender, la cocktail competition targata Amaro Montenegro. Tema di questa edizione del concorso è la Sharing the Essence: che invita i bartender a cimentarsi nella creazione di una ricetta originale di sharing cocktail a base dell'amaro. Ricetta che però deve includere anche un ingrediente speciale o una preparazione ispirati a un viaggio fisico o di fantasia.

Una sfida che quest’anno parla dunque di viaggi, avventure e rotte inesplorate: esperienze da raccontare con un drink pensato per la condivisione e il consumo in compagnia. Una sfida che mette alla prova la capacità del bartender non solo di creare un cocktail di alta qualità, ma anche di esaltare i valori di amicizia e autenticità alla base di ogni esperienza di una bevuta condivisa, valori nei quali il brand si identifica e che promuove da sempre.

Come partecipare

Per raccogliere la sfida i professionisti del bancone hanno tempo fino al prossimo 25 giugno, registrandosi sul sito del concorso e caricando la propria ricetta con relativa foto del drink. La ricetta deve essere replicabile, pensata per il servizio per almeno 3 persone e deve contenere obbligatoriamente almeno 3 cl di Amaro Montenegro per persona. Può essere composta da un massimo di 5 ingredienti, uno dei quali evocativo di un viaggio in un luogo reale o immaginario. Sono anche ammessi massimo due home made (da descrivere dettagliatamente), purché facilmente replicabili. Altri requisiti riguardano la guarnizione, che deve essere edibile, il ghiaccio, la cui tipologia utilizzata va indicata, e la metodologia di servizio, per la quale bisogna indicare il tipo di bicchiere e il recipiente utilizzato.

Le fasi del contest

Tutte le ricette candidate saranno valutate da un’apposita commissione che selezionerà i 16 concorrenti che prenderanno parte alle due live audition, una per l’area Nord della Penisola e una per l’area Sud (8 concorrenti ciascuna), che si svolgeranno entro il prossimo settembre. Nel corso delle audition, i concorrenti prepareranno e presenteranno la loro creazione alla giuria di esperti, il tutto in 10 minuti di tempo, (7 minuti per realizzare il cocktail in 3 esemplari identici) che sceglierà gli 8 migliori che si sfideranno nella finale italiana, in programma sempre a settembre in una località al momento non svelata.

Il vincitore della finale nazionale si garantirà insieme un posto nella finale globale del contest e un Residency Program, un’esperienza che coinvolgerà anche gli altri finalisti internazionali in un programma di studio e approfondimento sulla mixology.

L’edizione 2022 di The Vero Bartender si concluderà con la finale mondiale, dove il campione italiano si confronterà con i vincitori di altri 15 Paesi da quattro continenti che hanno partecipato al concorso.

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