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Debutta Iuppi, il gelato a base vegetale creato da una startup pugliese

Iuppi gelato per tutti
Iuppi gelato per tutti (credits: Stefania Leo)
Nato grazie al lavoro di ricerca di ingegneri e biologi, questo gelato a base legumi vedrà esordire 14 gusti nel primo punto vendita dedicato, a Polignano a Mare

Artigianale, inclusivo, sano e sostenibile: questo è Iuppi, il gelato creato dalla startup pugliese Celery partendo da una base vegetale fermentata di legumi e cereali. Dopo il lancio fatto al BaLab dell'Università degli Studi di Bari, il brand si prepara ad aprire i battenti del primo punto vendita dedicato a Polignano a Mare (Ba).

Un processo innovativo

Iuppi è il risultato di due anni di studi ed esperimenti fatti da Celery. La startup nata alla fine del 2019 a Polignano a Mare, è attiva nel campo della nutrizione e specializzata nello sviluppo di soluzioni alimentari avanzate e innovative. Domenico Centrone, dottore di ricerca in Ingegneria, e Vito Emanuele Carofiglio, dottore di ricerca in Biologia, hanno scelto di investire in questo ambizioso esperimento. Con il supporto del Prof. Carlo Giuseppe Rizzello, Ordinario di Microbiologia degli Alimenti presso l’Università La Sapienza di Roma, hanno brevettato un processo innovativo di fermentazione di matrici vegetali.

Iuppi il gelato davvero per tutti
Vito Emanuele Carofiglio e Domenico Centrone (Credits: Stefania Leo)
In questo modo, sono oggi in grado di generare una bevanda fermentata, gluten, soy, milk e lactose free, senza zuccheri e grassi, idonea in più formati (liquido, polvere, cremoso) e per svariate declinazioni. In più, queste bevande sono prive degli elementi anti-nutrizionali che rendono i legumi indigesti e difficili da lavorare.

Il debutto di Iuppi

Grazie al supporto della maestra gelatiera Taila Semerano di Ostuni, è nato Iuppi, un gelato a base vegetale, in grado di garantire un'esperienza di piacere gustativo a tutti. Infatti, questo gelato è adatto a chi segue un'alimentazione vegana, è senza glutine e lattosio, non contiene sostanze Ogm, grassi idrogenati, coloranti, conservanti e aromi artificiali.

Iuppi il gelato davvero per tutti (Credits: Stefania Leo)
Taila Semerano e il Sorbetto al Mango (Credits: Stefania Leo)
Tutti i 14 gusti pensati per creare il banco di Iuppi sono dedicati a chi segue un alimentazione ad alto contenuto proteico. Infatti, si tratta di un alimento dall'elevato valore biologico simile al latte e alla presenza di tutti gli amminoacidi essenziali. Sono presenti anche fermenti lattici vivi ad elevata digeribilità. Infine, Iuppi è un gelato a basso impatto ambientale rispetto a quelli tradizionali realizzati con proteine di origine animali.

Strategia di espansione

All'assaggio, il prodotto non ha nulla da invidiare al gelato tradizionale. La consistenza e l'equilibrio con le parti grasse rendono la degustazione di cioccolato, nocciola e pistacchio molto piacevole. Il basso tenore zuccherino riesce a saziare senza spingere alla ricerca del bicchiere d'acqua. In più, il sapore del Sorbetto al Mango, realizzato con solo il 12% di zucchero aggiunto, è intenso e piacevole. Dopo aver sottoposto Iuppi a diversi focus group, ora il brand si prepara a debuttare con il suo primo punto vendita. Si troverà in via Martiri di Dogali 62, a Polignano a Mare (Ba). Sarà il primo di una lunga serie di aperture tutte pugliesi, prima di presentare il banco anche nelle principali città italiane.

Death’s Door, il gin bio americano novità del catalogo di Compagnia dei Caraibi

Death's Door Gin
Il portafoglio di spirit premium dell'azienda di Vidracco si arricchisce di questo American dry gin millesimato biologico, pionere dei craft gin made in Usa. La sua presentazione è accompagnata dalla drink list firmata da Filippo Sisti

Il 4 luglio è la festa nazionale degli Stati Uniti, che commemora l'adozione della Dichiarazione d'indipendenza, avvenuta il 4 luglio del 1776, delle tredici colonie americane dal regno di Gran Bretagna. Anche Compagnia dei Caraibi ha voluto celebrare l’importante ricorrenza, presentando la novità made in Usa appena entrata nel suo ricco portafoglio spirit premim, accompagnandola con una drink list ad hoc firmata dal mixologist Filippo Sisti. Si tratta di Death’s Door, un’American dry gin millesimato biologico (alc 47% in vol), pioniere nel mercato dei gin artigianali americani.

Prodotto dalla Death’s Door Spirits a Washington Island, in Wisconsin, questo gin viene realizzato solo con ingredienti locali e da filiera bio certificata. La sua ricetta è volutamente essenziale e conta tre sole botaniche, bacche di ginepro selvatiche, coriandolo e semi di finocchietto: una scelta fatta per valorizzare al massimo lo spirit di base. A queste si aggiungono mais, grano e orzo a conferire al gin un sentore di malto. Il tutto viene lavorato con la tecnica “one shot”, che prevede un’unica distillazione e una correzione, attraverso tagli successivi, del prodotto finale.

Perfetto per l'alta miscelazione

Di colore bianco trasparente, Death’s Door presenta al naso un bouquet di sentori di agrumi, malto, finocchietto e coriandolo, con sottili note balsamiche. Al palato è equilibrato, morbido, fresco e piacevole, con un finale nel quale emergono note aromatiche di lavanda e liquirizia.

Dalla forte identità americana, è perfetto per la miscelazione, sia nella rivisitazione di classici sia per nuove creazioni. Un saggio delle sue potenzialità è offerto dalle tre creazioni appositamente fatte realizzare da Compagnia dei Caraibi a Filippo Sisti per rendere omaggio a questo gin e suggerire qualche pratico spunto per cominciare a utilizzarlo in miscelazione: Peach&Sea, Ice Garden e Cherry Sour. Nel primo si unisce a succo di limone, sciroppo di zucchero, Rca Bianco e Peach Bitter. In Ice Garden sempre a succo di limone e a cordiale di lattuga e alloro. In Cherry Sour a succo di limone, Salvia&Limone, completando con due ciliegie come decorazione (in fondo all’articolo le ricette complete).

Altra curiosità del prodotto è il suo nome, e quello della distilleria, che sottolineano ancora una volta il profondo radicamento del prodotto nel suo territorio e agli Stati Uniti. Viene infatti dallo stretto passaggio marittimo tra la punta della penisola di Green Bay e Washington Island, chiamata la Porta della Morte, appunto Death’s Door, a rievocare storie di Indiani d’America e coloni alle prese con acque irrequiete e pericolose.

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Le ricette Death’s Door di Filippo Sisti

Peach&Sea

Peach&Sea_Death’s Door
Ingredienti:
5 cl Death’s Door, 2cl succo di limone, 1 cl sciroppo di zucchero, 2 cl Rca Bianco, Peach Bitter
Preparazione:
shake & strain
Bicchiere:
coppa cocktail

Ice Garden

Ice Garden9
Ingredienti:
5 cl Death’s Door, 8 cl cordiale lattuga e alloro, 1 cl succo di limone
Preparazione:
shake & strain
Bicchiere:
tunbler alto

Cherry Sour

Cherry Sour1
Ingredienti:
5 cl Death’s Door, 3cl limone, 2 cl Salvia&Limone
Preparazione:
shake & strain
Bicchiere:
tunbler basso
Decorazione:
2 ciliegie

Bombay Sapphire London Dry Gin protagonista alla Como Lake Cocktail Week

Bombay Sapphire London Dry Gin Premier Cru Murcian Lemon
Tra gli eventi della terza edizione della Como Lake Cocktail Week (30 giugno-4 luglio), Bacardi/Martini ha presentato la ltd edition Bombay Sapphire London Dry Gin Murcian Lemon alla scenografica Terrazza Imperialino di Moltrasio-Como.

Nel corso della Como Lake Cocktail Week è stato presentata l'ultima referenza Bombay Sapphire London Dry Gin Murcian Lemon. Prodotta da Bacardi Ltd Group (distribuita in Italia da Martini & Rossi), la gamma Bombay Sapphire London Dry Gin conta ormai diverse varianti aromatiche (o limited edition) aggiunte alla versione classica (10 botaniche) come Sunset (con curcuma, cardamomo bianco indiano e mandarino spagnolo) e Bombay Bramble (con blackberry e raspberry).

Al banco bar della panoramica Terrazza Imperialino (Grand Hotel Imperiale Resort & Spadi Moltrasio-Co) sulle rive del Lago di Como, Gianluca Franchi (Bar Manager del Grand Hotel Imperiale di Moltrasio-Co) e Simone Carrozzo (Brand Ambassador Bacardi/Martini) hanno firmato l'apposita drink list The Lemon Garden.

Premier Cru Collins con Bombay Sapphire Premier Cru, zucchero, succo di limone, Maraschino, soda.

The Pleausure Garden con Bombay Sapphire Premier Cru, estratto fresco di lattuga, aceto di mele bio, zucchero alla camelia del Giardino Inperiale.

Cocktail The Pleasure Garden del Grand Hotel Imperiale di Moltrasio-Como

Bombay Sapphire Premier Cru & Tonic con Bombay Sapphire Premier Cru, Tonica agli Agrumi o Tonica Rovere Sanpellegrino.

Bombay Sapphire Premier Cru & Tonic
Bombay Sapphire Premier Cru Murcian Lemon and Tonic

Food pairing a cura di Fabio Volontè, chef del Ristorante Imperialino. Oltre a vari canapè,  Trout Roll con mini pan brioche farcito con trota salmonata affumicata, maionese allo zafferano, rucola wasabi e caviale di limone.

Creato nel 1761 da Thomas Dakin a Warrington (cittadina a metà strada tra Liverpool e Manchester), Bombay Sapphire London Dry Gin oggi viene prodotto nella nuova distilleria di Laverstock (Hampshire, a sud est di Londra) negli storici alambicchi Carter-Head rimessi a nuovo con un processo che permette di ottenere un classico London Dry Gin dalle secche note di ginepro. Per la versione limited edition Premier Cru Murcian Lemon (47% alc) vengono utilizzati anche agrumi della Murcia (regione a sud est della Spagna) dai limoni Fino ai mandarini e alle arance dolci Navel. Ne risulta un gin dai toni morbidi e dalle note dolci/amare. La ricetta italo-inglese è merito del Master of Botanicals Ivano Tonutti e dalla Master Distiller Anne Brock.

Tra i partecipanti all'evento, vogliamo citare il Brand Ambassador Bacardi Simone Carrozzo; la Brand Banager St.Germain/Bacardi Dea Bonetti; la Brand Manager Bombay/Bacardi Chiara Pedraglio; la fondatrice e promoter della Como Lake Cocktail Week Annalisa Testa; la responsabile marketing del Grand Hotel Imperiale Resort & Spa Rosalba Gagliardi.

L’unione di Lavazza con il tennis è vincente a Wimbledon

Lavazza a Wimbledon
A Londra il partner torinese festeggia undici anni di presenza e l’estensione della partnership fino al 2025; altre collaborazioni con il mondo dello sport

Prosegue fino al 10 di luglio il Torneo di Wimbledon, il più antico evento nello sport del tennis che ha riaperto dopo due anni, vedendo migliaia di appassionati accorrere e facendo registrare il tutto esaurito. Per l’undicesimo anno consecutivo, a dare la carica al pubblico torna Lavazza, sponsor ufficiale (lo sarà fino al 2025 grazie al rinnovo della partnership), che dal 2011 a oggi ha servito più di 8 milioni di caffè ai tifosi di tutto il mondo.

A The Queue, la lunghissima coda rituale per trovare un posto presso i diversi campi di gara, i baristi Lavazza offrono omaggio caffè alle migliaia di tifosi speranzosi di assicurarsi un posto sugli spalti. La Torrefazione torinese è poi presente negli 80 punti di ristoro interni.

Questo importante evento rappresenta per Lavazza l’occasione per presentare gli ultimi risultati che evidenziano il suo impegno nella sostenibilità:

gli stabilimenti del Gruppo in Regno Unito, Italia, Francia e Canada usano energia 100% rinnovabile;

il 65% del packaging Lavazza è ora riciclabile e il 95% dei rifiuti industriali viene recuperato;

sono 32 i progetti di sviluppo sostenibile avviati tramite la Fondazione Lavazza in 20 Paesi, con oltre 136mila beneficiari;

a compensazione delle emissioni che non è possibile ridurre sono state acquistate 830mila tonnellate di crediti di carbonio, mentre cinque delle linee di prodotto chiave del Gruppo sono già carbon neutral.

Al Torneo hanno debuttato le nuove tazzine riutilizzabili, nonché la Cookie Cup, innovativa tazzina commestibile, che permette di vivere un’esperienza gustosa e anti-spreco.

Chi non riesce a seguire le competizioni sul circuito può incontrare Lavazza presso il suo primo Flaghsip Store estero nel cuore di Londra, a due passi da Regent Street: vestito in versione verde e viola è Casa Wimbledon. Propone un’offerta speciale con ricettazioni come il Tiramisù alle fragole, che dona un’anima italiana al dessert tradizionale del Torneo, ovvero le fragole con la panna; per rinfrescarsi, invece, niente di meglio che il Nuvola Spritz, mentre per saziare l’appetito è disponibile il ricco menù gastronomico Wimbledon.

La passione della Torrefazione torinese con il tennis è sottolineata dal rinnovo della partnership fino al 2025 con Roland-Garros e US Open, inoltre è di nuovo Platinum Partner delle Nitto Atp Finals di casa a Torino. Le partnership si allargano inoltre all’ippodromo di Royal Ascot e alle formazioni calcistiche maschile e femminile dell’Arsenal, per estendere anche ad altri tifosi l’esperienza del caffè premium.

Guido Gobino: report di sostenibilità al sapore di cioccolato

Guido Gobino
Guido Gobino
Per il secondo anno consecutivo Guido Gobino mostra i traguardi raggiunti e gli obiettivi futuri.

Uguaglianza di genere, dignità del lavoro, consumo e produzione responsabile, attenzione e rispetto dei fornitori di materie prime, risparmio ed efficienza: sono questi i concetti chiave alla base del nuovo report di sostenibilità presentato dalla cioccolateria Guido Gobino. Segno che non solo le aziende, ma anche gli artigiani possono rendere pubblico, anche attraverso i numeri, il proprio impegno verso la sostenibilità sociale, economica e ambientale.

Cosa c'è nel bilancio di sostenibilità

L'azienda, che ha cinquant'anni di storia alle spalle, ha sempre puntato sulla ricerca delle migliori materie prime. Nella seconda edizione di questo report ha definito un percorso chiaro per rendicontare e migliorare le prestazioni relative all’anno precedente. La Guido Gobino è partita dagli obiettivi prefissi nel primo bilancio, definendo i traguardi raggiunti, i lavori in corso e riorganizzando gli impegni per il futuro. Tutto nel segno della trasparenza dei dati. Il documento è stato adottato dall'azienda in modo volontario, per aderire agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, parte dell’Agenda 2030 dell'Onu.

Sostenibilità ambientale, ma anche sociale

Proprio come accade nelle grandi aziende, la Guido Gobino ha deciso di focalizzare la sua attenzione alla sostenibilità ambientale, ma anche sociale. Per questo, sono stati analizzati il rapporto diretto con i fornitori, le collaborazioni decennali coi produttori Piemontesi delle nocciole, la ricerca di progetti a lungo termine con i coltivatori del cacao, l’attenzione particolare per i collaboratori. Tutte queste relazioni si basano su rispetto, fiducia e affidabilità. L'ingresso di Pietro Gobino nell'azienda ha spinto l'acceleratore sulla nascita del team di sostenibilità.

Alcuni dati del report sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità ha messo in evidenza gli effetti positivi di alcune scelte operate da Guido Gobino negli anni trascorso. Ad esempio, la scelta degli ingredienti rappresenta da sempre il primo passo per la produzione di un cioccolato di qualità attraverso la gestione della catena di fornitura. L’azienda predilige una filiera controllata e di prossimità, per l’88,5% di provenienza italiana. In merito alle emissioni sono stati quantificati i gas clima-alteranti prodotti nel 2021, per un totale di 2218,8 tonnellate di CO₂ equivalente mentre dal sistema di monitoraggio energetico emerge che, ad esempio, il 98% dell'energia acquistata è green. Circa i materiali utilizzati, il 66% del packaging è composto da carta (di cui il 96% certificata FSC), il 10% da vetro e il 9% da plastica. Nel 2021 sono state impiegate 1,7 tonnellate di carta Tree Free, proveniente da colture rinnovabili quali cotone e bambù, sempre certificate FSC. Il capitale umano è costituito per il 94% da dipendenti assunti a tempo indeterminato e il 68,5% è rappresentato da donne (+6% rispetto all’anno precedente).

Gli obiettivi futuri di Guido Gobino

Il report di sostenibilità elenca anche gli obiettivi futuri che l'azienda si è prefissata. Si va dalla volontà di acquistare cacao e derivati 100% tracciabili all'impegno nel ridurre e neutralizzare le principali fonti di emissione. Inoltre, si punta a identificare un canale per la rivalorizzazione dei rifiuti, oltre al riciclo post consumo: oggi le bucce delle fave di cacao vengono ritirate e utilizzate da un’azienda agricola esterna che le impiega in agricoltura. Inoltre, l'impresa si è impegnata a progettare il recupero di vapore acqueo in esubero attualmente disperso in atmosfera e ad aumentare la percentuale di fornitori che presentano riferimenti a tematiche Environmental, Social and Governance (ESG). Infine, sono previste ulteriori ore di formazione sulla sostenibilità per i dipendenti, nonché l'utilizzo di materiali sempre più rispettosi dell’ambiente, tra cui più plastica riciclata e più carta Tree Free. In più, si sta valutando l’installazione di pannelli fotovoltaici anche per la produzione di energia elettrica e il potenziamento della mobilità interna, incentivando i dipendenti a utilizzare mezzi di trasporto sostenibili. «Questo documento rappresenta il risultato di ciò che siamo oggi e gli obiettivi a cui aspiriamo ma è soprattutto uno strumento per la valutazione del nostro operato in termini di sostenibilità e che continueremo a redigere nei prossimi anni – afferma Guido Gobino e prosegue – Abbiamo voluto migliorare la rendicontazione e l’analisi delle nostre performance sostenibili ridefinendo i nostri impegni futuri. Mi piace pensare di lavorare per realizzare i sogni delle generazioni passate senza pregiudicare quelli delle generazioni future».

Lags Battle Special Edition, cento sfide in vista di Abu Dhabi

Figura livello oro firmata da Emanuela Fensore
Figura livello oro firmata da Emanuela Fensore
Si è svolta la tappa di selezione nazionale che ha designato i quattro finalisti che concorreranno alla competizione mondiale negli Emirati Arabi Uniti

The Heros Arena non aveva mai visto accorrere così tanti guerrieri pronti a sfidarsi per meritare il primato della categoria. Sono stati infatti 43 i baristi che con oltre cento sfide si sono confrontati presso la torrefazione Agust di Brescia per contendersi il primato dei livelli verde, rosso, nero e oro del sistema Latte Art Grading System nella tappa di selezione nazionale.

La lunga maratona ha preso il via alle 8 del mattino per concludersi dopo le 19 e decretare i vincitori che andranno a rappresentare l’Italia al mondiale WLAGS di Abu Dhabi il 6, 7 e 8 dicembre in occasione del Sial Middle East, ospiti del Chapter Lags Certification Point dei Paesi del Golfo, Brewer Academy, sponsor del premio:

Gold Jug: Manuela Fensore

Black Jug: Michele Hu

Red Jug: Carmela Maresca 

Green Jug: Ivan De Rosa.

Gli otto giudici hanno operato senza sosta con professionalità e grande attenzione, mostrandosi in ogni momento disponibili per chiarire dubbi, dare spiegazioni soprattutto in chiusura delle competizioni più accese, quando sono veramente particolari minimi a decretare un successo o una sconfitta: Simone Cattani, Maurizio Boi, Andrea Villa, Alessandro Lanteri, Aziz Qaissouni, Nicola Manzo, Massimiliano Crispino, Manuel Verdini. A loro è spettato il compito di applicare la nuova Symmetry Grading Wheel 3.0, perfezionata e migliorata con l’aggiunta della simmetria zero del livello oro.

La Battle si è svolta a eliminazione diretta e per ogni livello ha visto competere i concorrenti in una sfida che ha compreso al massimo la realizzazione di 5 tazze, in cui lo sfidante ha dato il via alla gara dichiarando un decoro della sua categoria e la misura della tazza (espresso, cappuccino o big cup) in cui eseguirla. Una volta realizzato, i concorrenti lo hanno posizionato davanti al giudice che ha dato il punto alla migliore esecuzione. Quindi lo sfidato ha rilanciato un altro decoro e così via, al meglio dei tre.

Nel primo pomeriggio, tutti gli occhi e gli smartphone sono stati puntati sulle campionesse del mondo di latte art Carmen Clemente, “incoronata” lo scorso 25 giugno ed Emanuela Fensore, vincitrice nel 2019: una competizione accesa, vinta dalla seconda.

Al di là dell’ovvio spirito di competizione che si è respirato nel corso di ogni confronto, soprattutto con l’arrivo delle semifinali e delle finali, i concorrenti si sono sempre mostrati aperti e collaborativi, a sottolineare lo spirito di una competizione nata con l’intento di innalzare il livello della qualità in caffetteria e di stimolare l’attenzione sulla componente anche estetica del cappuccino, alla cui base ci deve sempre essere un espresso di qualità.

Ha seguito con attenzione i concorrenti Luigi Lupi e coordinato l’evento Luca Ramoni, ideatore del Latte Art Grading System e delle battle, registrando con soddisfazione un alto grado di partecipazione a una competizione che richiede passione e impegno, caratteristiche per le quali sono entrambi ottimi maestri. L’evento è stato supportato da Rancilio Group con le macchine espresso Rancilio Classe 20 e macinacaffè Cryio Evo 65 Od insieme ai main sponsor Metallurgica Motta, Centrale del Latte di Brescia, pulyCaff, Ipa Porcellane, Toschi e Clean Express.

World Chocolate Masters: svelati i nomi dei capi giuria

La finale mondiale si disputerà dal 29 al 31 ottobre al Salon du Chocolat a Parigi. A capo della giuria del World Chocolate Master ci saranno Amaury Guichon, Kirsten Tibballs, Yusuke Matsushita e Sachi Takagi

L'organizzazione del World Chocolate Masters ha annunciato i giurati che decreteranno il vincitore della competizione durante la World Final 2022. Si tratta di Amaury Guichon (Usa), Kirsten Tibballs (Australia) e il duo di chef giapponesi Yusuke Matsushita e Sachi Takagi. In attesa di vedere come se la caverà Anna Gerasi, trionfatrice della finale italiana, saranno loro a scegliere il vincitore mondiale del titolo World Chocolate Master. La finale è in programma al Salon du Chocolat dal 29 al 31 ottobre.

Chi è Amaury Guichon

A capo della giuria ci sarà Amaury Guichon, host della Netflix's School of Chocolate. Con circa 9 milioni di follower su Instagram, Guichon è probabilmente il più famoso maitre chocolatier del pianeta. Tra i suoi tratti caratteristici c'è la capacità di creare trompe l'oeil di oggetti fisici ed elementi figurativi di cioccolato. Ma anche la sua interpretazione della pasticceria francese è ampiamente ammirata. Amaury è il capo chef e co-fondatore della Pastry Academy di Las Vegas (USA). Dopo 17 anni trascorsi a coltivare la sua passione a livello professionale, ora condivide le sue conoscenze con il mondo e trasmette le sue abilità anche attraverso i social. Il World Chocolate Masters lo ha posto a capo della giuria per i suoi valori: apertura al mondo, trasparenza, neutralità e rispetto per ogni singolo finalista. Il suo ruolo durante la finale mondiale consisterà nell'allenare la giuria – in rappresentanza dei 18 paesi partecipanti – vigilando sul giudizio imparziale, neutrale e trasparente di tutti i finalisti. Come da tradizione, non potrà votare o assegnare alcun punteggio, comportandosi da arbitro della competizione.

Chi è Kirsten Tibballs

Kirsten Tibballs è la responsabile della giuria per il gusto. La pastry chef e celebrity televisiva australiana ha alle spalle molti anni di esperienza nella Savour School e il suo talento nella comprensione dell'essenza di una creazione di pasticceria le sono valse questo incarico. Il suo ruolo sarà quello di coordinare i giudizi dei 18 giurati dopo la degustazione. Con le sue creazioni Tibballs ha lasciato un segno importante nel settore. Apparsa a MasterChef Australia in più occasioni, è anche una delle più famose pastry chef su Instagram. È anche conosciuta come la Regina del Cioccolato.

Chi sono Yusuke Matsushita e Sachi Takagi

Yusuke Matsushita e Sachi Takagi affiancheranno Guichon e Tibbals come capi giuria, concentrandosi sull'aspetto artistico delle creazioni dei finalisti. Il loro compito sarà quello di vigilare sul giudizio di tutti gli altri membri, soprattutto quando si andrà a toccare la creatività e il design delle produzioni. L'organizzazione ha caldeggiato i nomi dei due chef giapponesi per questo ruolo perché estremamente dotati nel processo di creazione di forme uniche e possessori di un proprio linguaggio visivo. Lo si può vedere ad esempio nei prodotti che creano per RAU, la loro pasticceria a Kyoto, in Giappone. Molto attenti ai dettagli e costanti nel portare l'arte in pasticceria e confetteria, Matsushita e Takagi chiudono il team dei giurati.

I primi 25 anni della Gelateria Alaska: «Il nostro gelato non conosce limiti»

GELATERIA ALASKA
Gelateria Alaska
Citata da Federico Moccia e simbolo di un'intera città, la gelateria di Ponte Milvio si prepara a celebrare un importante anniversario

A Roma Nord, quando si parla di gelato, si parla di Gelateria Alaska. Lo sanno bene gli abitanti di Ponte Milvio, ma anche dei Parioli, di Corso Francia, di Villa Clara e Collina Fleming, che proprio qui si riuniscono per ammorbidire serate e pomeriggi. Federico Moccia è arrivato persino a citarla nel suo libro Tre Metri Sopra il Cielo. Nel 2023 la Gelateria Alaska si prepara a festeggiare i suoi primi 25 anni di attività. Nonostante le nuove aperture e le tante novità del settore, la fedeltà al gelato naturale ha pagato.

Un banco da 50 gusti, inclusi il gelato al pomodoro e agli asparagi

Gelateria Alaska è diventata famosa per avere un banco con più di 50 gusti esposti e un totale di oltre 250, tutti rigorosamente prodotti senza polveri aggiunte. Secondo quanto racconta Claudio, uno dei proprietari della storica insegna, «quando si lavora il gelato in maniera naturale non c’è limite alla quantità di gusti che possono essere creati».

gelateria alaska
Gelateria Alaska a Roma ha un banco con 50 gusti
Il segreto di Gelateria Alaska sta nel non aver mai posto limiti all'immaginazione. Cosa che ha portato a creare il gelato al pomodoro e basilico, agli asparagi o quello al risotto allo zafferano. Attualmente vanta una linea proteica, realizzata con i prodotti Enervit, e una linea sugar free, tramite il gelato alla stevia.

Gelato, ma anche spritz e frutta

Il successo di Gelateria Alaska sta anche nella lungimiranza. Infatti, qui non si deve scegliere tra l'aperitivo e il gelato. Nel banco è possibile gustare la ricetta allo Spritz, al Mojito e Caipiroska. Disponibili anche tanti gusti alla frutta al naturale, molto apprezzati dai clienti vegani. Nella carta di Gelateria Alaska ci sono anche frappè, frullati, semifreddi, torte gelato da poter portare a casa per arricchire un momento di condivisione con amici e parenti.

Professionisti alla scoperta della filiera del grano

Il Molino Quaglia e Simenza hanno creato una sinergia per rendere più solido il rapporto con i coltivatori e il territorio

Irrobustire i legami di filiera per proteggere il territorio. È questo lo scopo di “Adotta un Raccolto per Petra Evolutiva”, un progetto che vuole mettere in relazione terra, clima, ambienti e uomini. A crearlo, Petra - Molino Quaglia, in sinergia con Simenza, la cumpagnìa siciliana sementi contadine presieduta dal contadino-custode Giuseppe Li Rosi.

Come funziona “Adotta un Raccolto per Petra Evolutiva”

Petra e Simenza offrono la possibilità a contadini, mugnai, pizza chef, pasticceri, panificatori e consumatori di toccare con mano le diverse fasi di sviluppo del grano tenero evolutivo. Dal campo al sacco, i professionisti possono guardare e toccare con mano ciò che succede.

Viaggio in Sicilia

Per rendere più immediata l'esperienza Petra ha pensato di organizzare uno speciale viaggio in Sicilia. Il 12 giugno, in occasione della mietitura, con tanto di convegno e festa conviviale alla Masseria Mandrascate, una dimora storica di Valguarnera Caropepe, in provincia di Enna. «Quando l’energia delle mani incontra l’energia della terra spariscono le paure. Ed è a quel punto che comprendiamo il senso del nostro agire e del nostro aderire a una legge universale e perfetta. Vediamo crescere la produttività dei campi. E capiamo l’importanza di concorrere a un nuovo modo di fare economia», afferma Li Rosi. I protagonisti di questo progetto sono ventuno ettari di grano tenero evolutivo. Suddivisi nei singoli appezzamenti degli adottanti e posizionati in contrada Pietra Pesce, sempre in provincia di Enna e non lontano da Morgantina, l’attuale Aidone. «Petra Evolutiva è una farina che cambia. Di anno in anno. Per questo il sacco porta inciso l’anno specifico di raccolta. Insieme al nome di colui che ha adottato quella precisa sezione di raccolto», commenta Chiara Quaglia. Ricordando la forte identità di una farina tracciata, dalla terra alla tavola, figlia di una filiera trasparente e sostenibile. Non solo: una farina alla quale è stato dedicato un preciso impianto molitorio, costruito su misura, a Este. Per rispettare tutte le diversità di cui si fa portavoce. «Per questo è fondamentale trasmettere al consumatore i valori portanti del progetto. Un impegno che mette in prima linea tutti gli artigiani. Del resto, oggi più che mai, il consumatore ha bisogno di dare un significato al suo acquisto».

Gli aderenti al progetto

Ecco chi ha adottato il raccolto 2022:

Petra Evolutiva
Petra Evolutiva

  • Corrado Celebre: Celebre (10 locali nel sud della Germania e 1 a Barcellona)
  • Pierangelo Chifari: Archestrato di Gela (Palermo)
  • Claudio Colombo: Pasticceria Colombo (Barasso e Comerio, Varese)
  • Roberto Costagliola: Maestro (Castellcir, Barcellona)
  • Carlo Alberto Di Principe: Olio d’Oliva (Sofia, Bulgaria)
  • Pasquale Laganà: Panificio Laganà (Messina)
  • Fabio Longhin: Pasticceria Chiara (Olgiate Olona, Varese)
  • Gianni Occhipinti: Convivio (Modica, Ragusa)
  • Mirko Petracci: La Scaletta e So’ Quadro (Ascoli Piceno)
  • Paolo Piantoni: èl Forner (6 locali a Brescia)
  • Massimiliano Prete: Gusto Divino (Saluzzo) e Sestogusto (Torino)
  • Massimo e Davide Quaglia: Pane Quaglia (Sant’Urbano, Padova), Mama (Lendinara, Rovigo)
  • Lello Ravagnan: Grigoris, LaBakery e TheBakery (Mestre)
  • Corrado Scaglione: Lipen e Cerere (Canonica di Triuggio, Monza e Brianza)
  • Tommaso Vatti: La Pergola di Radicondoli e Autoctona (Radicondoli, Siena)
  • Alessandro Napolitano, protavoce del gruppo Facebook Infarinando.

Al via il 26 giugno la Settimana del Vermouth di Torino

Settimana del Vermouth di Torino
Dal 26 giugno al 2 luglio la prima Week dedicata allo storico prodotto. Un'iniziativa a cura del Consorzio del Vermouth di Torino rivolta a barman e locali di tutta Italia. Bava: dal prossimo anno sarà un evento mondiale. Scopri come partecipare.

Prende il via domenica 26 giugno la prima edizione della Settimana del Vermouth di Torino: sette giorni di celebrazioni, fino al 2 luglio, dedicati al più famoso vino aromatizzato italiano. Un’iniziativa lanciata dal Consorzio del Vermouth di Torino, costituitosi nel 2019, e che oggi comprende 27 storici produttori, che hanno definito insieme il disciplinare di produzione, approvato dal Decreto del 22 marzo 2017, con il quale il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha regolamentato l’indicazione geografica (Igt) Vermouth di Torino/Vermut di Torino (leggi I primi 30 anni del Vermouth di Torino IGP).

Un’iniziativa rivolta a locali e barman e di tutta la Penisola, per promuovere e diffondere la tradizione e trasversalità dello storico prodotto. A questo scopo tutti i locali aderenti (qui la mappa in costante aggiornamento) proporranno per l’intera settimana un loro signature cocktail, creato ad hoc a base del Vermouth di Torino. Tutto ciò per diffondere la cultura del buon bere, puntando sulla notorietà del prodotto e per dare il benvenuto all’estate con la freschezza di un aperitivo dal gusto mediterraneo.

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Roberto Bava, presidente del Consorzio Vermouth di Torino

«Da tempo pensavamo fosse doveroso dedicare un evento a un’eccellenza italiana conosciuta nel mondo per la tradizione e la storicità della produzione e, tra l’altro, l’unico al mondo a fregiarsi della denominazione che protegge la specificità di questa specialità, distinguendola dalla più ampia categoria di vermouth, e ne riconosce la tradizione e la storicità della produzione indissolubilmente legata alla città di Torino – commenta a bargiornale.it Roberto Bava, presidente del Consorzio Vermouth di Torino -. Un evento che quest’anno fa il suo esordio, focalizzato sull’Italia, ma che vogliamo portare a livello globale. Dal prossimo anno la Settimana sarà infatti mondiale e stiamo già lavorando a creare sinergie con tutti gli eventi internazionali che fanno dell’aperitivo e della miscelazione di qualità il loro fulcro».

Celebrazioni che arrivano in un felice momento di riscoperta e successo del prodotto. «Da anni i riflettori sono tornati a riaccendersi su questa eccellenza. Ciò grazie sia al grande lavoro delle storiche aziende del consorzio, che la producono e distribuiscono in tutto il mondo, sia dei bartender che la mettono al centro delle loro creazioni - continua Bava -. Con la week vogliamo dare continuità a tale trend e permettere a un numero sempre maggiore di consumatori di scoprire apprezzare la meraviglia di questo vino aromatizzato».

Un’attenzione testimoniata anche dall’entusiasmo e dal numero di locali, e sono tanti e in continuo aumento, che stanno rispondendo alla chiamata del Consorzio. «Ancora più felici ci rendono le segnalazioni da parte dei locali delle iniziative che stanno organizzando per la Settimana – racconta il presidente -. C’è chi proporrà degustazioni verticali, chi delle stesse tipologie ma di marchi diversi, per far conoscere le infinite sfaccettature, pur nella sua unicità, di un prodotto cui ogni produttore ha impresso la sua personalità. Iniziative che raccontano dell’amore verso un prodotto dalla tradizione plurisecolare e che si vuole condividere con i propri clienti».

Partecipa alla Settimana del Vermouth di Torino

Per quanto riguarda questa prima edizione c’è ancora tempo per i locali che vi vogliono partecipare. Basta compilare il form sul sito ufficiale dell’iniziativa e selezionare almeno tre delle cinque tipologie di Vermouth di Torino da proporre durante la week (Rosso, Bianco, Dry, Extra Dry, Ambrato).

A iscrizione accettata, il locale sarà aggiunto alla lista dei partecipanti sul sito della Week e gli verrà creata una comunicazione ad hoc sui canali social della manifestazione. Durante la settimana i bartender dei locali sono invitati a dare sfogo alla loro creatività creando cocktail a base di Vermouth di Torino, le cui ricette e foto verranno postate sulle pagine social e sul sito dell’iniziativa.

Pinsa Bun di Pinsami: tutte le virtù della pinsa in formato panino

Pinsa bun rustico
Croccanti fuori e morbidi dentro, i nuovi panini di Pinsami Professional sono fatti con lo stesso impasto gustoso e leggero delle sue pinse e sono ideali per accogliere ogni farcitura, salata e dolce

Arriva da Pinsami Professional, divisione horeca di Pinsami, realtà emiliana specializzata nella produzione di basi pinsa, una nuova proposta, ma anche un nuovo stimolo per i locali che vogliono innovare il loro menu (leggi La pinsa è subito pronta con le basi artigianali di Pinsalab). Si tratta dei Pinsa Bun, panini realizzati con lo stesso impasto, gustoso e leggero della pinsa dell’azienda.

Caratterizzati da un perfetto connubio tra croccantezza esterna e morbidezza dell’interno, e da un’altissima digeribilità, i bun devono tali peculiarità alla loro particolare ricetta, sia per ciò che riguarda gli ingredienti sia per la lavorazione dell’impasto. Per quanto riguarda il primo aspetto, l’impasto dei panini è fatto utilizzando materie prime di qualità e tracciate: una miscela di tre farine, frumento, riso e soia, e lievito madre.

La miscela Pinsami viene quindi messa a riposo a temperatura controllata per almeno 24 ore. Alla seconda lievitazione, i panetti vengono stesi rigorosamente a mano e trattati con delicatezza per dar vita a un prodotto con la giusta alveolatura, e, infine, precotti in modo da bloccarne tutti i processi nel momento più favorevole. Quindi, vengono surgelati per garantirne la conservazione, tutta naturale, nel tempo (shelf life 18 mesi conservati a -18 °C) ed evitare sprechi di prodotto.

Perfetti per ogni farcitura. Anche dolce

Genuini, gustosi, i Pinsa Bun si caratterizzano anche per l’alto grado di servizio. Forniti in confezioni da 3 pezzi (da 100 g l’uno, con diametro di 12 cm), sono facili e veloci da preparare, in modo da garantire a ogni locale la possibilità di offrire un panino di alta qualità e 100% naturale senza personale con competenze nella panificazione e senza necessità di attrezzature specifiche. Basta lasciare decongelare il prodotto a temperatura ambiente, lucidare la superficie dei bun a piacimento, coprire eventualmente con semi misti o semi di papavero, informare fino ad avere una superficie dorata per circa 3 minuti per avere il bun pronto da farcire. Per un effetto più croccante, i panini si possono tagliare a metà, lasciandoli svaporare sulla griglia.

Estremamente versatili, i Pinsa Bun possono essere farciti a piacimento, lasciando libero sfogo alla creatività dell’operatore. Si possono usare per creare panini gourmet o in stile street food, panini vegani, in quanto sono privi di grassi naturali, esaltando qualsiasi ricettazione, dalla carne ai formaggi alle verdure. Ma non solo, perché sono adatti anche per realizzare appetizer o ad accogliere farciture dolci da proporre come dessert.

Tra le ricettazioni proposte dall’azienda c’è, per esempio, Pinsburg, ovvero il pinsa bun farcito con burger di scottona, cipolla rossa caramellata, cheddar, insalata e maionese agli agrumi. Per clienti che amano sapori più rustici e decisi, invece, si può puntare invece su una farcitura di salsiccia, friarielli, pomodorini gialli, provola e salsa di peperoni.

Per sfruttare al meglio i pinsa bun sul sito www.pinsamiprofessional.com l’operatore può consultare i video pillole realizzate dall’azienda che forniscono consigli e suggerimenti per ottenere risultati al top.

Nuovi prestigiosi riconoscimenti internazionali per Nonino

Cristina Giannola Antonella Francesca e Elisabetta Nonino
L'Aperitivo Nonino BotanicalDrink e l’Amaro Nonino Quintessentia Riserva trionfano in due delle maggiori competizioni internazionali dedicate agli spirit

Due nuovi prestigiosi riconoscimenti internazionali rendono ancora più ricco il palmares Nonino. Riconoscimenti che la distilleria friulana si è aggiudicata in due delle più importanti competizioni a livello mondiale dedicate al mondo spirit: l'Aperitivo Nonino BotanicalDrink, eletto Aperitivo dell'Anno International al Meininger’s International Spirits Award Isw, e l’Amaro Nonino Quintessentia Riserva, che invece ha trionfato alla Ultimate Spirit Challenge 2022, classificandosi al primo posto nella categoria Amari, aggiudicandosi il Chairman’s Trophy, il massimo riconoscimento assegnato in questa competizione.

L’Aperitivo Nonino fa il bis

Per quanto riguarda l'Aperitivo Nonino BotanicalDrink (alc 21% in vol) si tratta del suo secondo trionfo consecutivo nella stessa competition (leggi Trionfo per L’Aperitivo Nonino BotanicalDrink al Meininger’s International Spirits) a testimonianza dell’eccellenza del prodotto. Un prodotto che ha le sue origine nel 1940 e che costituisce un esempio emblematico di come arte della distillazione e innovazione siano un tutt’uno in casa Nonino. La sua ricetta fu creata da Silvia Nonino, tra le prime donne mastro distillatrice in Italia, che, rimasta vedova, prese la guida della distilleria, creando l’Aperitivo Bianco, fatto con sole botaniche del Friuli. Ricetta rivisitata nel 2018, da Cristina, Antonella, Elisabetta e Francesca, la nuova generazione di donne Nonino, che vi hanno aggiunto ÙE Acquavite d'uva Monovitigno Fragolino Vigna Nonino, distillata con metodo discontinuo artigianale, negli alambicchi in rame a vapore della famiglia. A questo si aggiungono le infusioni di fiori, frutta e radici, accuratamente selezionati ed essiccati a bassa temperatura per conservare inalterata l’intensità naturale di profumi, sapori e colori. Il risultato è un aperitivo 100% vegetale, dal colore giallo intenso naturale, fresco, fruttato con note agrumate e sentori di frutti di bosco e leggermente amaricante, perfetto da servire fresco con ghiaccio e twist di limone, con bollicine o da utilizzare in miscelazione, per dare vita a originali drink.

Il trionfo dell’Amaro

Altrettanto prestigioso il successo dell’Amaro Nonino Quintessentia Riserva 24 mesi (alc 35% in vol), che vanta un invecchiamento di 24 mesi in barriques di Rovere e piccole botti. «Forte note di acquavite avvolte da aromi di spezie tostate, di bucce di arancia rossa essiccata, sandalo e corteccia di cannella. Al palato è piuttosto secco, con note di noce di cola, pino e liquore all’arancia. Il finale è meravigliosamente complesso e persistente». Così recita la scheda di valutazione con la quale la giuria dell’Ultimate Spirit Challenge, presieduta da Paul Pacult, tra le massime autorità nel campo degli spirit, ha motivato l’assegnazione del Chairman’s Trophy al prodotto.

Questo amaro costituisce un tributo ad Antonio Nonino, della terza generazione di distillatori della famiglia, autore dell’Amaro Carnia negli anni Trenta del secolo scorso, un infuso di erbe delle montagne friulane in grappa da lui stessa distillata. L’Amaro Carnia, che rappresenta la ricetta originaria dell’Amaro Nonino, veniva custodito in piccole botti di legno, che lo arricchivano di nuove note e aromi. Successivamente, la moglie Silvia, ne rivede la formula, aggiungendovi botaniche di terre lontane e dando vita all’Amaro del Friuli. La nuova generazione delle signore Nonino, dopo lunghe ricerche e sperimentazioni, è intervenuta nuovamente sulla ricetta, sostituendo la grappa con ÙE Acquavite d’uva invecchiata in barrique per più di 12 mesi e sottoponendo l’amaro a un processo di invecchiamento di oltre 2 anni. Invecchiamento che avviene in barriques e piccole botti in una Cantina dedicata, la numero 7, sotto sigillo e controllo dell’Ufficio delle Dogane e dei Monopoli. Anche in questo caso con risultati esaltanti. L’invecchiamento esalta infatti la componente di ÙE, dando vita a un prodotto di grande morbidezza ed eleganza e dalle note avvolgenti, che iniziano con profumi di sottobosco autunnale e muschi che lasciano il posto a profumi di uvetta sultanina e passito. Sentori balsamici bilanciano le note amare di rabarbaro, accompagnate da sentori di arancia flambata e vaniglia caramellata. Un amaro ideale come dopopasto, da servire a temperatura ambiente in bicchiere ballon, ma ottimo anche fresco, e perfetto per accompagnarsi a cioccolato fondente, dolci con frutta secca e sigari.

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