Home Blog Pagina 270

Jarvis, il sistema di cassa smart che fa risparmiare

Jarvis
Jarvis
Jarvis è il sistema IoT che, collegato ai registratori di cassa intelligenti di Rch, permettono una gestione sostenibile delle risorse energetiche.

Con l'aumento dei costi energetici e delle materie prime, anche i professionisti della pasticceria guardano con attenzione alla gestione delle risorse necessarie per la propria attività. Anche il giusto registratore di cassa può fare la differenza. Infatti, Rch, punto di riferimento internazionale del settore, ha messo la sostenibilità al centro delle proprie soluzioni. Ne è nato Jarvis, una piattaforma IOT che promette battaglia allo spreco energetico e materiale.

Come funziona Jarvis

La piattaforma Jarvis interagisce con i sistemi smart di RCH, tenendo sotto controllo tutta una serie di attività del punto vendita. Dalla gestione della sanificazione all'illuminazione, passando per termostati, condizionatori, prese di corrente, il sistema IoT è in grado di ottimizzare gli sprechi e produrre un risparmio energetico.

Jarvis
Jarvis

Soluzioni per il risparmio energetico

Inoltre, il Jarvis Kit propone soluzioni specifiche per gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevante come bar e bistrot. Questo sistema è in grado di monitorare e controllare le temperature dei frigoriferi. Inoltre, oltre ad una corretta gestione dei consumi energetici, il Jarvis Kit garantisce l’ottimale conservazione delle derrate alimentari in essi contenute. Il sistema riconosce quando la temperatura dei frigoriferi esce dal range preimpostato e quindi invia un alert all’operatore, consentendo così interventi tempestivi per evitare che gli alimenti o i prodotti conservati nei frigo possano deperire, divenendo inutilizzabili e dunque da avviare a smaltimento.

Jarvis
Jarvis

I vantaggi di una corretta gestione dei frigoriferi

Controllare le temperature dei frigoriferi di stoccaggio consente di rispettare al meglio gli obblighi di legge, come per esempio gli adempimenti previsti dalla normativa HACCP nel settore alimentare, a garanzia della salubrità degli alimenti, evitando così pericolose contaminazioni batteriche dovute a sbalzi di temperatura o altri disservizi. Quantificare il risparmio in questo caso significa sommare quello relativo al consumo energetico (gestibile da registratore smart RCH, anche in questo caso grazie ad apposito JARVIS Kit), al valore delle merci conservate nel frigorifero. Secondo Nicola Cassoli, Direttore Commerciale e Marketing CSO CMO RCH S.p.A., utilizzando il sistema di smart building ed efficientamento di Jarvis collegato al registratore di cassa, si può arrivare a risparmiare tra il 5% e il 35% dei consumi di energia, riscaldamento e condizionamento. Le emissioni di CO2 possono diminuire del 40%. Infine, utilizzando correttamente i frigoriferi, si riducono gli sprechi alimentari, conservando al meglio i prodotti.

Gruppo Campari acquisisce il brand Del Professore

Del Professore
Il gruppo milanese arricchisce il suo portafoglio di spirit di alta gamma con il marchio di vermouth e gin super premium fondato dai ragazzi del Jerry Thomas Speakeasy di Roma

È un colpo da maestro, anzi da professore quello messo a segno da Campari Group. Il gruppo milanese ha infatti siglato un accordo per l’acquisizione del brand di vermouth super premium Del Professore.

Il marchio è stato fondato a Roma nel 2013 dal gruppo di bartender capeggiati da Leonardo Leuci del Jerry Thomas Speakeasy, noto cocktail bar della Capitale. Il marchio porta in dote un ricco range di vermouth di alta qualità, che include il Vermouth di Torino Classico, il Vermouth di Torino Rosso e il pluripremiato Vermouth al Barolo (leggi Vermouth al Barolo Del Professore premiato al Meininger’s International Spirits Award).

A questi si aggiunge una gamma di gin, anche questi di alta qualità e realizzati artigianalmente, che comprende Gin Monsieur, Gin à la Madame, Old Tom Gin Crocodile e l’ultimo nato, The Fighting Bear, lanciato a settembre dello scorso anno (leggi The Fighting Bear, il London dry gin firmato Del Professore).

L’accordo comprende anche un contratto di consulenza con Leonardo Leuci, che diventa brand ambassador Del Professore.

Un’operazione strategica per Gruppo Campari, che con questa acquisizione va ad arricchire il suo il portafoglio Rare, ovvero di spirit di alta gamma e luxury, rafforzandone la posizione nei segmenti super premium di vermouth e gin. Senza dimenticare le sinergie che si vanno a generare con gli prodotti del Gruppo pe quanto riguarda l’alta miscelazione.

 

Kimbo, innovazione e qualità prima di tutto

Kimbo
La Torrefazione napoletana propone un ampio assortimento di miscele per il fuoricasa e supporta gli operatori con servizi ad hoc e attività di formazione

Qualità e ampiezza dell’assortimento, servizi su misura per gli operatori horeca, alto grado di innovazione e formazione. Sono queste le linee guida della strategia nel fuoricasa di Kimbo, azienda leader in Italia e nel mondo nella produzione di caffè di altissima qualità e punto di riferimento per migliaia di pubblici esercizi.

I fattori vincenti nel fuoricasa. Il primo elemento distintivo di Kimbo è la qualità dei prodotti, frutto di un’accurata selezione delle materie prime, una tostatura a regola d’arte e una sapiente miscelazione. A ciò, nel fuoricasa si uniscono servizi di formazione di alto livello offerti a supporto della rete di bar e ristoranti, fondamentali per la preparazione di un ottimo espresso. Grazie a questa combinazione di fattori, l’Azienda ha l’obiettivo di guadagnare quote di mercato, definendo degli approcci specifici per ogni canale. Il tutto in modo professionale, dinamico e rapido, ma soprattutto esplorando nuove opportunità e sinergie fuori dalla zona di comfort.

Un altro punto forte del marchio è l’assortimento di prodotto, grazie all’ampia e ben strutturata offerta della linea Professional. Per il canale bar mette a disposizione diverse linee in grani: Premium, Classic, Biologica, Decaffeinato e Filtro, in grado di soddisfare ogni esigenza di consumo del caffè grazie alle varie tostature e ai diversi aromi che contraddistinguono ogni proposta. A ciò si uniscono prodotti complementari quali la Crema fredda al caffè che si accompagna al gusto inconfondibile dell’espresso napoletano per una pausa diversa dal solito, Orzo, Ginseng, cioccolata calda e gli ultimi arrivati: i Choco Chicchi, chicchi di caffè 100% arabica avvolti da uno strato di cioccolato fondente.

L’offerta dedicata alla ristorazione. Tra le sue proposte il marchio napoletano ha anche un’offerta dedicata al mondo dei ristoranti, pensata per regalare un momento di piacere a fine pasto. Grazie all’innovazione tecnologica della macchina Flexicup e alla qualità del prodotto in capsula, sia nella versione monodose sia bidose, l’azienda offre un caffè di alta qualità anche al ristorante. La macchina brevettata, 100% made in Italy e dal design pulito e contemporaneo in acciaio inossidabile, è dotata di un’interfaccia intuitiva e semplice da utilizzare, ed è disponibile in due versioni: a un gruppo, con cui è possibile preparare fino a due caffè contemporaneamente, e a due gruppi, per erogare fino a quattro caffè contemporaneamente.

Offre molteplici vantaggi al professionista: la possibilità di servire un perfetto espresso anche senza l’aiuto di personale specializzato; l’aroma e il gusto garantiti dalla qualità delle materie prime Kimbo; nessuno spreco di caffè grazie alla praticità delle capsule monouso; una perfetta protezione del prodotto grazie al materiale multistrato posto a copertura delle capsule.

Supporto per i professionisti. La Torrefazione sostiene gli operatori con corsi di formazione svolti sia in sede, presso il Training Center Kimbo, sia presso i locali con i Kimbo Coffee Specialist, che offrono un servizio costante ai clienti. A ciò si uniscono una vasta gamma di materiali di visibilità per i punti vendita e una rete commerciale capillare su tutto il territorio, che presidia e supporta i punti vendita.

Sempre all’avanguardia. L’innovazione e la ricerca sono tasselli fondamentali che si trovano in ogni proposta: le più recenti sono Kimbo Sparkling Coffee e Kimbo Coffee Spirits.

Kimbo Sparkling Coffee è una bevanda frizzante al gusto caffè 100% arabica, per un piacere a portata di mano in ogni momento della giornata. Un nuovo lancio capace di raggiungere tutti i target, soprattutto i più giovani, e di conquistare anche gli operatori che possono offrire alla loro clientela una nuova bevanda rigenerante o un nuovo ‘ingrediente’ con cui realizzare cocktail dal sapore inedito.

Da parte sua, Kimbo Coffee Spirits, un liquore di caffè 100% arabica, propone una perfetta combinazione di sapori per offrire al cliente una nuova alternativa all’amaro di fine pasto, ricco di gusto.

The Perfect Match Tour con le toniche Fever-Tree

Tre cocktail con Fever-Tree a Terrazza 21 in piazza Duomo
Distribuite da Velier, le sodate premium Fever-Tree sono le protagoniste di un tour promozionale nei migliori locali della Penisola, con tante possibilità per i clienti di vincere ricchi premi.

Per l'estate 2022 Fever-Tree Italia ha messo a punto tre diverse iniziative per moltiplicare la diffusione delle celebri sodate Premium, organizzando The Perfect Match Tour nei migliori locali della Penisola, il concorso fotografico #matchyourfever e un Contest Instant Win.

Il "segreto" del successo Fever-Tree consiste essenzialmente in pochi punti: una gasatura piacevolmente fine, ingredienti di alta qualità scelti in tutto il mondo (a cominciare dai succhi di frutta), una confezione elegante in bottiglia 20 cl tappo corona ed etichetta metallizzata immediatamente riconoscibile, la scelta di puntare sui migliori locale Horeca. In Italia è promossa dalla filiale Fever-Tree Italia diretta dal country manager Filippo Colombo, insieme con i brand manager Andrea Savino e Manuela Bado, mentre i prodotti sono distribuiti dall'azienda Velier di Genova.

Le iniziative sono state presentate ieri sera alla Terrazza 21 di piazza del Duomo a Milano, alla presenza del country manager Filippo Colombo. Una decina finora i locali coinvolti nel The Perfect Match Tour, ma sono in continuo aumento per le richieste di titolari di locali top e degli oltre 500 grossisti sparsi per la Penisola.

Ciascun locale è libero di organizzare la propria Fever-Tree Night completa di propria drink list di cocktail (non solo Gin Tonic), a base di Fever-Tree ovviamente. Per esempio, a Terrazza 21 di Milano la lista, firmata dal capobarman Andrea Ribezzo:

Gus Fring
Ingredienti
45 ml Tequila Altos Reposado
15 ml Falernum
30 ml succo di pompelmo
15 ml succo di lime fresco
2 splash di sciroppo d’Agave
top con tonica Ginger Ale Fever-Tree

Tyler Durden
Ingredienti
45 ml Gin Monkey 47
15 ml Pimm’s N.1
1 splash purea di lamponi
20 ml succo di limone fresco
15 ml succo di cranberry
10 ml sciroppo di zucchero
due gocce di lavanda bitters
top con tonica Eldenflower Fever-Tree

Milano-Amalfi
Ingredienti
45 ml Malfy Gin Original
15 ml Amaro Ramazzotti
15 ml limoncello
15 ml sciroppo di zucchero
top tonica Indian Fever-Tree

Mr. Pink
(alcohol free)
Ingredienti
30 ml succo di lime fresco
2 splash sciroppo d’agave
top tonica Pink Grapefruit Fever-Tree

Durante le serate i clienti potranno caricare sui social una foto del proprio perfect match con il cocktail a base di Fever-Tree, aggiungere l'hashtag #matchyourfever e il tag @fevertree_it e provare ad aggiudicarsi una lift card digitale per una cena per due in uno dei migliori ristoranti italiano secondo l'app TheFork. Inoltre tutti i clienti che acquisteranno un drink a base di Fever-Tree potranno vincere, grazie a un Contest Instant Win, una coppia di bicchieri ballon brandizzati Fever-Tree.

Phi Beach di Baja Sardinia-Sassari
Nabilah Luxury Beach di Bacoli-Napoli
Turquoise Beach Club di Rimini
Beach Club Versilia di Cinquale Massa-Carrara
Porticciolo di Punta Ala-Grosseto
Sabot Italia di Santa Margherita Ligure-Genova
Sunset Beach Club di Palmi-Reggio Calabria
Strizzi Garden di Firenze.

Fever-Tree vanta una vasta gamma di aromi e profumi

Nata nel 2003 a Londra da un'idea di Charles Rolls e Tim Warrillow per produrre una ottima Indian Tonic Water da miscelare nei propri Gin Tonic personali, Fever Tree deve il suo nome all'albero tropicale Chinchona (o albero della febbre) dalla cui corteccia si ricava il chinino, antifebbrile e digestivo naturale, con cui vengono aromatizzate le tonic water di tutto il mondo. A differenza di altri prodotti, Fever Tree utilizza solo quello migliore proveniente dalle foreste del Congo
Cresciuta a oltre una decina di varianti, la gamma di tonic water Fever Tree si è recentemente arricchita di due prodotti top unici come sparkling Pink Grapefruit (con succo di pompelmo rosa della Florida) e Rhubarb & Rasperry Tonic Water (con estratto della pianta di rabarbaro inglese e succo di lamponi dell'Africa Centrale, a basso contenuto calorico con -37% e nessun dolcificante).

Jamborina, la monoporzione di Pozzo Blend omaggia la musica

Jamborina
Jamborina
Matteo Cecchini dedica la ricetta al Jamboree Festival che ogni anno infiamma l'estate senigalliese

Matteo Cecchini, pastry chef di Pozzo Blend, ha ideato la Jamborina, una monoporzione dalla forma e dal gusto insoliti. La ricetta nasce in occasione del Summer Jamboree, il festival musicale internazionale incentrato sulla cultura e la musica degli anni quaranta e cinquanta, che da 22 anni infiamma le estati della cittadina marchigiana. La prossima edizione torna a Senigallia dal 30 luglio al 7 agosto.

Una donna di birra e cioccolato

Il dolce si presenta come una donna dal profilo tipicamente anni ’50: una vita stretta, una gonna a ruota che la avvolge e un fiorellino (edibile), che arricchisce la sua acconciatura. Protagonista indiscussa del dolce è la birra, che scorre a fiumi durante i giorni del Festival per rinfrescare e ritemprare gli instancabili ballerini del Jamboree. In questo caso, la bevanda si abbina al cioccolato presente sia alla base con un biscuit tenerina, sia all’interno con uno strato di cremoso fondente. Il tutto è addolcito da una ganache al cioccolato bianco e vaniglia, e dal “guscio” croccante, sempre in cioccolato bianco, che ricopre la gonna.

Gli omaggi di Pozzo Blend a Senigallia

Pozzo Blend è una giovane pasticceria artigianale con caffetteria che si trova in via Gorizia 2, nel cuore di Senigallia. Si tratta dell’evoluzione del Pozzo dei Desideri, storico negozio di casalinghi fondato 40 anni, oggi affiancato dalla pasticceria guidata dal trentenne Matteo Cecchini e da sua moglie Allegra. Dopo una laurea in scienze bancarie, finanziare e assicurative, Cecchini si dedica ad anni di studi e corsi di pasticceria.

Matteo Cecchini e la moglie Aurora
Matteo Cecchini e la moglie Aurora
Con l’appoggio della sua famiglia, decide di lasciare Milano e il lavoro e di tornare a Senigallia per realizzare il suo sogno, quello di aprire una pasticceria nel posto migliore possibile: il negozio di mamma Daniela e zia Monica. Per rendere omaggio alla città che lo ha ri-accolto, Cecchini ha anche dedicato un dolce a Senigallia e alla sua spiaggia definita “di velluto”. La torta Velluto, è un dolce tributo, realizzato con prodotti tipicamente marchigiani come la farina di cicerchia e le amarene di Cantiano. Jamborina è un altro omaggio al territorio e a una delle sue passioni: l'allegria anni '50. «Ho deciso di ideare questo dolce perché ci tengo a valorizzare il nostro territorio sia utilizzandone i prodotti tipici, sia valorizzando ciò che di bello ed interessante è presente - ha commentato Matteo Cecchini - Il Summer Jamboree è un’istituzione, ha consentito a Senigallia di essere sotto i riflettori sia livello nazionale sia a livello internazionale e mi sembrava doveroso dedicarle un mio dolce». La monoporzione Jamborina sarà presente, nel bancone della pasticceria, a partire da oggi, venerdì 29 luglio.

Marchesi 1824 trasforma in gelato le torte della tradizione

gelato Marchesi 1824
gelato Marchesi 1824
Il gelato da asporto della storica insegna milanese, tra rivisitazioni di classiche torte, come la Sacher o l’Operà

Marchesi 1824 dedica il suo gelato gourmet all'estate. Dalla Sacher all'albicocca con inserti di pan di Spagna al cacao, alla zuppa inglese o l'Operà, il laboratorio ha creato sei gusti che riprendono i sapori e i profumi delle torte tradizionali.

I sei gusti gourmet di Marchesi 1824

Il laboratorio ha creato le versioni gelato di sei dessert storici: Sacher, Zuppa inglese, Operà, Foresta Nera, Pistacchio e Lampone. Giocando con consistenze e materie prime di grande qualità, oggi è possibile gustare lamponi abbinati a perle di cioccolato croccanti. Il Pistacchio è presentato con dolci di pistacchi sabbiati. Ecco, in dettaglio, gli altri gusti creati da Marchesi 1824. Il Sacher è ricreato con una base di gelato al cioccolato, arricchito da composta di albicocche e pan di Spagna al cacao. Il Foresta Nera parte da una base gelato al cioccolato 100% Venezuela, a cui sono aggiunte amarene semi candite e pan di Spagna al cacao. Operà parte da una base di gelato al caffè, arricchito da scaglie di cioccolato fondente. Zuppa inglese è ottenuto da una base di gelato alla crema, arricchito con pan di Spagna, leggermente bagnato all'alchermes, con scaglie di cioccolato fondente 70%. L'obiettivo? Creare un inno all'estate attraverso il prodotto principe di questi mesi, da servire a fine cena o per merenda.

Un prodotto unicamente d'asporto

L’idea alla base del gelato gourmet di Marchesi 1824 è quello di esaltare i gusti del gelato abbinandoli con ingredienti unici, presentandolo in vaschette pronte per essere acquistate nelle pasticcerie e gustate a casa. Il prodotto, infatti, viene venduto unicamente da asporto. Sono due le tipologie di vaschette acquistabili: mono o bigusto, entrambe del peso di 500 g. Nel caso delle vaschette bigusto, gli abbinamenti sono stati studiati appositamente per esaltare i due gusti proposti insieme e si presentano così: Zuppa inglese e Sacher, Foresta Nera e Operà, Lampone e Pistacchio.

Nt Food: ingresso nel gruppo Morato per continuare a crescere

Nt Food gruppo Morato
Stefano Maza, ceo Morato, con Nicoletta e Giovanna Del Carlo, fondatrici di Nt Food
La specialista del gluten free e dei prodotti salutistici, con una ricca proposta per il fuoricasa, è stata acquisita dal gruppo, tra i principali player della panificazione industriale. Un'operazione che apre nuove opportunità di crescita all'azienda toscana

Si apre una nuova pagina nella storia di Nt Food. L’azienda toscana, specializzata in prodotti da forno senza glutine e all’avanguardia nell’ambito delle intolleranze e dei regimi dietetici alternativi, è entrata a far parte del gruppo Morato, player internazionale della panificazione industriale, che ne ha acquisito la maggioranza del capitale.

Un’operazione con la quale Morato, gruppo guidato da Stefano Maza con un fatturato da oltre 300 milioni di euro e 14 stabilimenti produttivi tra Italia e Spagna, prosegue la sua strategia di crescita per linee esterne, amplia la sua offerta di prodotti, che copre tutti i segmenti della categoria del bakery salato, rafforzandosi nel crescente comparto del gluten free e anche per il fuoricasa.

Con un fatturato di 35 milioni di euro, sviluppato per oltre l’80% dal business a brand, Nt Food rappresenta infatti una realtà di primo piano nel settore del gluten free e dei prodotti salutistici. L’azienda opera nel comparto con i marchi Nutrifree e Nutrisì che, da quasi vent’anni, sono sinonimo di qualità e di grande sensibilità verso le nuove esigenze nutrizionali, con la produzione che avviene nei 3 stabilimenti interamente dedicati al senza glutine, situati tra Altopascio (Lu) e Porcari (Lu).

Una ricca offerta gluten free anche per il bar

Dal 2016, ha approcciato con forza il mercato dei locali, con una ricca offerta di prodotti da forno salati e dolci che consentono di accontentare anche sotto il profilo del gusto le esigenze dei clienti che hanno problemi con il glutine, ma anche con il lattosio, considerando che il 90% della proposta è anche lactose free.

Un’offerta che comprende farine in purezza e miscele equilibrate senza glutine e senza lattosio, pane a fette in diverse varianti di gusto (classico, integrale ricco di fibre e ai cereali), American sandwich, panini tondi, panini per hamburger e hot dog, in vari formati e nelle varianti gusto classico o integrale, una gamma completa di snack, nel formato monoporzione in pratico espositore da banco, come Le Sfoglie, chips di pane cotte al forno con olio extra vergine di oliva, taralli, grissini, barrette ai cereali. A questi si aggiungono le proposte per la colazione, altro focus sul quale si è concentrata l’attività di ricerca e sviluppo dell’azienda, che comprendono varie tipologie di biscotti, brioche morbide e una linea di cornetti in quattro referenze, Cornetto classico, ai frutti di bosco, al cioccolato e all’albicocca.

Senza glutine, ma con tanto gusto

Prodotti dove la qualità nutrizionale e organolettica viaggia insieme, grazie all’accurata selezione delle materie prime, facendo grande uso di oli nobili, come l’extra vergine di oliva, di farine native e ingredienti all’insegna della varietà e della ricchezza nutrizionale, e agli investimenti in ricerca e sviluppo che hanno permesso di ottenere proposte gluten free genuine, ma ottime anche sotto il profilo del gusto e della fragranza.

Un percorso di qualità che ora riceve nuovo slancio con l’ingresso di Nt Food nel gruppo Morato, che apre nuove opportunità di crescita all’azienda. Percorso che continuerà a essere indirizzato da Nicoletta e Giovanna Del Carlo, le socie fondatrici dell’azienda toscana, che restano alla guida della società e continuano a detenere una quota di partecipazione.

«Più volte nel nostro percorso abbiamo scelto di abbracciare il cambiamento e questo ci ha permesso di evolverci, di cogliere nuove opportunità. Il gruppo Morato oggi rappresenta quell’opportunità. E ci sentiamo di coglierla, forti di una visione imprenditoriale e valori condivisi», ha commentato Nicoletta Del Carlo, ceo e co-founder. «In un momento molto positivo per la nostra azienda, l’ingresso nel gruppo Morato è senza dubbio un’occasione per dare ancora più forza e solidità al nostro percorso, consentendoci di accedere a importanti sinergie industriali e dando un nuovo impulso allo sviluppo estero», ha dichiarato Giovanna Del Carlo, l’altra co-founder e cfo di Nt Food.

Al via il secondo Italian Coffee Tour di Francesco Sanapo

Italian Coffee Tour
Sei tappe da Firenze a Napoli per il titolare di Ditta Artigianale, disseminate di incontri, visite, degustazioni dei migliori specialty

Di nuovo in sella, in giro tra borghi e città a parlare di caffè di qualità, di origini e dei problemi che i produttori di caffè vivono da anni a causa del mutamento climatico. Francesco Sanapo, coffee lover e titolare del marchio fiorentino Ditta Artigianale, parte da Firenze per giungere a Napoli, meta del secondo Italian Coffee Tour, che lo scorso anno lo portò in Puglia nel suo paese di nascita, Specchia.

Passando per Montalcino, Bolsena, Viterbo e Gaeta, ogni tappa prevede l’incontro con un personaggio di rilievo, per gustare insieme un caffè specialty realizzato con la sua personale french press.

Per la prima volta, a questi incontri si uniscono due eventi speciali aperti al pubblico in due caffetterie di qualità:

  • lunedì 1 agosto alle 16,30 a Roma da Barnum - via del Pellegrino 87
  • mercoledì 3 agosto alle 16,30 a Napoli da Ventimetriquadri (locale vincitore del Barawards di Bargiornale nel 2018) - via Gian Lorenzo Bernini 64a.

Come già lo scorso anno, Bargiornale è media partner dell’impresa che racconterà sui suoi social, dando eco a quelli personali di Sanapo: il suo profilo è seguito da molte persone dall’estero. L’occasione avrà dunque il triplice obiettivo di valorizzare la bellezza dell’Italia, la professionalità dei personaggi di eccellenza che operano sul suo territorio, arrivando alle caffetterie migliori, dove assaggiare i caffè più rari ed esclusivi, per capire insieme qual è la vera eccellenza nel mondo del caffè.

La partenza è fissata per giovedì 28 luglio alle 18 da piazza Sant’Ambrogio, di fronte a Ditta Artigianale Carducci & Hario Cafè.

La prima tappa è a Montalcino il 29 luglio con sosta a Podere Le Ripi, per incontrare l’enologo Sebastian Nasello, che qui conduce un lavoro legato alla biodinamica che mira a rivitalizzare tutto ciò che è nell’ambiente in cui si produce, per ottenere un prodotto di alta qualità, salubre e con una forte identità di provenienza cercando di non esaurire le risorse - in questo il parallelo tra il mondo del vino e quello del caffè, in continua evoluzione e alla ricerca di sostenibilità.

Poi, di nuovo in sella per raggiungere Bolsena, Viterbo (30 luglio), per incontrare la giornalista Raffaella Galamini e parlare di turismo in chiave enogastronomica. 

Due giorni a Roma, domenica 31 luglio e lunedì 1 agosto, con diverse tappe nel capoluogo, secondo un percorso condiviso con Federico Pezzetta, che si occupa di comunicazione e progetti vari nel mondo del food, con Romedia Studio. Con Sanapo, un lungo percorso di collaborazione, sin dal documentario Coffees. Italians do it Better” "Coffee and Lucas”, e in percorsi in cui il caffè diventa protagonista di ricette quali una pizza salata al caffè, cruffin al caffè fino alla recente collaborazione con Irene Volpe, finalista Masterchef della scorsa edizione, con cui è iniziato un percorso sul caffè, per proposte quali “ravioli con un brodo di caffè filtro”, un successo. 

Tappa anche a Casa Manfredi, a due passi da Circo Massimo che ha vinto con Bargiornale il Barawards 2020 come migliore pasticceria d’Italia; La Dispensa dei Mellini, con cucina a base di piatti tipici romani e alcuni più elaborati, capitanata dalla chef Susanna Sipione e da Andrea Annibaldi (Susanna è stata protagonista della prima stagione di “4 Ristoranti”); Otaleg, gelateria che ha vinto Tre Coni Gambero Rosso, con Marco Radicioni - artista che si è affermato con con gusti a base di olio evo, ketchup piccante, pollo e peperoni, salmone, fino alla caffetteria specialty Barnum Caffè. Qui, il 1 agosto alle 16.30, si tiene il primo dei due Meet&Greet, con assaggio di caffè esclusivi, a cui parteciperà anche l’esperto Andrea Matarangolo

Il tour prosegue a Gaeta il 2 agosto e si conclude a Napoli il 3 agosto presso la caffetteria specialty Ventimetriquadri, dove si tiene il secondo Meet&Greet con altri caffè esclusivi e momento di incontro aperto a tutti. 

A corredo degli incontri, scorreranno le immagini del documentario The Coffee Hunter, progetto di Sanapo per la regia di Stefano Conca Bonizzoni e prodotto da SCBLab e Ditta Artigianale, andato in onda su Sky - Gambero Rosso durante le vacanze natalizie, che racconta l’avventura in Uganda sulle tracce del chicco più pregiato, al motto di “Un caffè buono deve essere anche etico. Le immagini della mini serie può aiutare a far capire ancora meglio la filiera e la bellezza che si cela in ogni angolo del mondo del caffè”. 

Italian Coffee Tour ha il patrocinio di The Milan Coffee Festival e il sostegno di Confcommercio Firenze, Fipe, Best Water Technology (BWT) Italia, DM Italia, Urnex, Ditta Artigianale, e Pisseiazienda specializzata in abbigliamento tecnico per ciclismo dal design accattivante.

Rinaldini apre un nuovo store a Rimini

Rinaldini a Rimini
Rinaldini a Rimini
A Marina Centro un nuovo punto vendita firmato Roberto Rinaldini: dall'ambiente curato all'offerta gastronomica a 360°, dolce e salata

Roberto Rinaldini inaugura un nuovo locale nel cuore di Marina Centro, in Viale Vespucci 8i, a Rimini. Aperto sabato 23 luglio, dopo l'apertura del chiosco, è il secondo punto vendita in città per il pastry chef e pluricampione del mondo di gelateria e pasticceria. Anche nel nuovo negozio sarà possibile fare esperienza di un'eclettica proposta dolce e salata.

Ambiente social e di design

Passeggiando sul mare, il nuovo negozio Rinaldini si presenta con una cura maniacale del dettaglio, sia nell'offerta gastronomica che nell'ambiente. Blu ottanio e rosa chiario si fondono con gli ormai iconici fucsia e nero.

Rinaldini Rimini
L'interno del nuovo punto vendita Rinaldini a Rimini
A rendere instagrammabile il locale ci sono anche due altalene con la seduta a foggia di MacaRAL, la personale versione dei macaron francesi dello chef. I tavoli sono in vetro, sormontati da composizioni floreali. Il locale è dotato di un dehors con 70 posti a sedere, mentre all'interno ce ne sono altri 30. La cucina è a vista così come tutto il reparto dedicato alla gastronomia.

La boutique del buon cibo

Dalle vetrine occhieggia un'offerta gastronomica molto interessante, che va dagli arancini alle lasagne, cannelloni, pollo in diverse declinazioni, vitello tonnato, salmone, verdure in chiave gourmet e molto altro. Tra le referenze clou, la Pizza Stirata d'Autore, personale versione della pizza romana stirata.

L'offerta gastronomica di Rinaldini
L'offerta gastronomica di Rinaldini
Interessante anche la componente beverage che comprende un'ampia cocktail list, dall'aperitivo al dopocena. Il banco gelateria è un'occasione unica e imperdibile per assaggiare l'intera gamma proposta da un pluricampione del mondo di gelateria. Si affiancano il mondo MacaRAL e le monoporzioni, come la Venere Nera, per finire con la pasticceria da tè e le referenze da colazione: croissant, Puccioso (golosa brioche gourmet, leggera e soffice come una nuvola grazie alle 48 ore di lievitazione), con un corner dedicato alla caffetteria. A completare l'offerta pancake - dolci e salati - ma anche abbinamenti in chiave healthy come yogurt con granola e frutta, per soddisfare ogni tipo di esigenza.
La pasticceria di Rinaldini
La pasticceria di Rinaldini

Rinaldini a pranzo e a cena

Pranzando o cenando da seduti, la cucina propone un menu molto ampio e versatile. C'è il Puccio Burger, variante salata del Puccioso realizzata in dieci versioni diverse: hamburger di manzo o salsiccia, o ancora hamburger di pollo o di porchetta, ma anche con salmone e – in variante vegan – con hamburger di ceci; disponibile anche gluten free. Presente il poke (al pollo, al salmone o veg), le insalate con ingredienti a chilometro zero, e gli spaghetti. Disponibili cinque tipologie: si va dallo spaghetto classico al pomodoro con Crema Rinaldini di pomodorini gialli e zafferano allo spaghetto alle vongole; ma anche alla crudaiola e alla carbonara, quest'ultima cotta a bassa temperatura, fino all’amatriciana con pecorino romano.

Con Select in viaggio nella Venezia più autentica

Select in Venice - courtesy Claudia Di Francescantonio
Gli aspetti più autentici di Venezia rivelati da un'indagine AstraRicerche e in una mostra fotografica di Marco Valmarana.

Quali sono i luoghi che possono svelare l'anima più autentica di Venezia? A questa domanda ha risposto un'indagine commissionata dall'aperitivo veneziano Select 1920 del Gruppo Montenegro alla società AstraRicerche, unitamente a una mostra fotografica in tema di Marco Valmarana.

Veneziani e italiani hanno dato risposte parzialmente diverse

Due sono stati i significativi campioni di riferimento: 400 veneziani (di laguna e di terra) e oltre 1.500 italiani tra i 18 e i 65 anni che hanno dato risposte verosimilmente diverse.

Per chi vive a Venezia il luogo più autentico è stato l'Arsenale, storico (XII secolo) cantiere delle navi a vela e a remi della Serenissima Repubblica di San Marco, oggi riconvertito in grande spazio espositivo (33,3% delle risposte). Seguono il Mercato di Rialto (29,8%), il Ghetto Ebraico (20,5%), la Scala del Bovolo di Palazzo Contarini, singolare e imponente scala a chiocciola esterna alla facciata (13,5%), la Punta della Dogana (10,7%) e lo Squero San Trovaso (8,9%), uno degli ultimi cantieri per gondole ancora in funzione.

Per gli italiani invece il luogo più autentico è il Mercato di Rialto (26,1%) seguito dall'isola della Giudecca (20,9%) l'Arsenale (20,4%) e il Ghetto Ebraico (16,8%).

Per quanto riguarda i sestieri (le sei zone in cui è divisa la città di Venezia), per un italiano su due il più citato è il sestiere di San Marco con la basilica e Palazzo Ducale, seguito da quello di Cannaregio (20,2%) il grande sestiere popolare nella zona nord di Venezia che ospita tanti artigiani ancora in attività e locali caratteristici, seguito da quello di Santa Croce (19,2%) che comprende la zona d'ingresso alla città con piazzale Roma, la Stazione ferroviaria e la prima parte del Canal Grande con il Fontego dei Turchi.

Viceversa per i veneziani il luogo per eccellenza della città è il sestiere di Cannaregio (38,1%) seguito a distanza da quello di San Marco (28,6%) e da quello di Castello (26,5%) a est della città che comprende l'Arsenale e i Giardini della Biennale.

Un posto "magico" tanto per gli italiani (46%) quanto per i veneziani (65%) è il Ponte del Diavolo sull'isola di Torcello che ricorda la leggenda di un amore disperato tra una ragazza veneziana e un ufficiale austriaco, seguito dal Ponte delle Tette nel centro di Venezia, punto di riferimento della zona dei bordelli legali della Serenissima Repubblica e il Ponte dei Pugni, nel sestiere Dorsoduro, teatro nei secoli di spettacolari risse legali tra operai e pescatori con tanto di botte da orbi e diverse vittime.

Per quanto riguarda invece le esperienze da non mancare tanto gli italiani (38,9%) quanto i veneziani (36,3%) hanno risposto bere uno spritz nei caratteristici bàcari, le storiche osterie di Venezia. Non a caso lo Spritz o Aperitivo Veneziano è nato a fine Ottocento proprio a Venezia, da sorseggiare preferibilmente per i veneziani in Campo Santa Margherita (23,1%), per gli italiani in gondola (23,1%). Inizialmente veniva preparato per gli occupanti austroungarici spruzzando (da cui il termine spritz) con acqua frizzante il vino bianco locale considerato troppo alcolico. In seguito fu miscelato con vino bianco fermo (o Prosecco), un vermouth amaricante e soda.
Abbinamenti più citati? cicchetti (assaggi o antipasti) pezzetti di pesce o salumi serviti su crostini o fette di pane o di polenta come moeche (granchietti) fritte, sarde in saor (sarde fritte e marinate con acerto, cipolla, pinoli e uvetta), baccalà mantecato, alici marinate, mezzo uovo con acciuga, verdure fritte.

La ricerca è stata recentemente presentata a Milano al Tàscaro (zona Isola), locale gestito da Sandra Tasca ricreando l'atmosfera e la proposta di un tipico bàcaro veneziano. Tra gli intervenuti, Gianluca Monaco, Marketing e New Business Director di Gruppo Montenegro; il fotografo Marco Valmarana; Cosimo Finzi, ad AstraRicerche.

Foto in bianco e nero alla ricerca della Venezia più autentica

Dodici sono le foto in bianco e nero realizzate dal giovane fotografo Marco Valmarana per comporre una mostra fotografica che riproponesse una Venezia autentica sopravvissuta al ciclone Covid. Le dodici foto verranno esposte in sei locali tipici di sei sestieri diversi di Venezia come Pescaria, Bacarando, Bar Torino, Vizietto, Recondito e Strani. Ogni foto è accompagnata da un QR code, che atterrerà sul sito selectaperitivo.it consentendo di conoscere la storia autentica del luogo scattato e la mappa di come arrivarci.

Mercato di Rialto
Storico mercato di Venezia, formatosi nel 1097 e fondamentale punto di snodo per il commercio delle spezie. Rialto mantiene ancora oggi la sua vocazione commerciale, grazie alle numerose attività artigiane e ai giornalieri mercati ortofrutticoli e del pesce che affollano e colorano i suoi banchi.

Insegna dell'Antica Locanda Sturion
Una testimonianza della storia eterna di Venezia, una città in cui ogni dettaglio è un antico racconto. L’insegna di questa Locanda, infatti, è presente in un dipinto di Vittore Carpaccio del 1494, Miracolo della Croce, visitabile oggi alla Galleria dell’Accademia.

Messaggi nascosti...
Nei pressi del Campo Santa Maria Formosa, tra i dettagli della ringhiera del ponte Borgoloco sembrerebbe di scorgere dei cuori, ma in realtà si nasconde un messaggio dei fabbri che costruirono il parapetto nell’Ottocento, durante la dominazione austroungarica. Si tratta delle lettere: W V E: Viva Vittorio Emanuele (Re d'Italia).

Corte Miliòn
A pochi passi dal locale Bacarando si trova la Corte Seconda del Miliòn, un luogo circondato da case cinquecentesche che conserva il fascino medievale di Venezia. Il nome deriva dal Milione, l’opera di Marco Polo che ne racconta i viaggi e le avventure in Oriente tra il 1271 e il 1295. La corte è infatti tradizionalmente nota come Casa di Marco Polo e, nonostante le abitazioni appartengano a qualche secolo successivo, queste sorgono effettivamente sulle antiche fondamenta della casa dell’esploratore.

Ponte del Lovo, un panorama unico
Distante pochi passi da Rialto, si trova il Ponte Del Lovo. La tradizione veneziana racconta come questo sia l’unico, tra gli oltre quattrocento ponti in tutta la città, dal quale è possibile scorgere il Campanile di San Marco.

Campo San Luca
In Campo S. Luca è presente un pilone chiamato dai cittadini “Il Bonigolo de Venexia” (l’ombelico di Venezia), considerato il primo centro topografico della città. L’altro nome con cui è conosciuto è “L’abate dell’infamia”, dovuto alla sua origine storica: questo abate in pietra bianca d’Istria sarebbe infatti un dono dell’antica Repubblica di Venezia alle confraternite che difesero la città durante una congiura nel 1310.

Arriva la luce elettrica
Giovanni Querini fu un imprenditore e filantropo veneziano, estremamente attento all’innovazione e al benessere dei suoi concittadini. Grazie a lui, l’energia elettrica entrò negli ospedali e l’illuminazione arrivò nelle strade di Venezia. Prima del suo intervento, infatti, la città era considerata molto pericolosa a causa del buio notturno.

Con i barbacani più spazio per le case
I barbacani sono delle strutture architettoniche tipiche dai palazzi veneziani di origine militare. Si tratta di elementi di travatura sporgenti, più spesso in legno che in pietra, che recuperano spazio abitativo senza sottrarlo alla viabilità pedonale sottostante, anzi fornendo riparo dalle intemperie ai viandanti e alle botteghe su strada.

Chiesa dei Miracoli
La Chiesa dei Miracoli venne costruita nel 1482 e nacque come omaggio a un quadro ritenuto miracoloso dagli abitanti del sestiere di Cannaregio. È l’unica Chiesa di Venezia interamente bagnata da un canale.

Altane, punti di osservazione
Tipici terrazzi veneziani, costruiti quasi interamente in travi di legno al di sopra dei tetti, devono le loro origini allo stretto rapporto che da sempre unisce Venezia al mondo orientale. Ispirate ai punti di osservazione militari, sono uno dei posti in cui è possibile osservare Venezia dall’alto. La tradizione li descrive anche come il luogo in cui le donne andavano ad asciugare il bucato e i capelli bagnati al sole dopo aver messo l’henné, così da farli diventare color rosso veneziano.

Via Garibaldi, il canale interrato
Si tratta dell’unica “via” della città. Inizialmente un canale, fu un provvedimento di Napoleone Bonaparte a renderla la strada che si può ammirare oggi. L’intenzione dell’imperatore era quella di dotare la città di maggiori luoghi di pubblico passaggio (e passeggio), creando quindi una via dal sapore parigino.

Arsenale, cantiere senza tempo
Città nella città, l’Arsenale è stato il cuore dell’industria navale Veneziana dal XII secolo. Si tratta dell’unico cantiere navale al mondo ad aver mantenuto la sua natura per più di sette secoli, ricoprendo la stessa funzione ben oltre la caduta della Serenissima Repubblica di Venezia.

Select Spritz by Montenegro

Select Aperitivo nasce a Venezia nel 1920

Nel 1920, nasce Select Aperitivo ad opera dei fratelli Vittorio e Mario Pilla della Distilleria Pilla nel sestiere veneziano di Castello, ricavato con una ricetta ancora segreta dalla macerazione e bollitura in acqua e alcol di una trentina di erbe aromatiche, come radici di rabarbaro, bacche di ginepro, noce moscata, chiodi di garofano e olii essenziali di agrumi, con aggiunta di una parte di alcol. La leggenda vuole che, fatto assaggiare tra i primi a Gabriele d'Annunzio, il vate propose di battezzarlo Select dal latino selectus per la scelta accurata delle materie prime.
Il risultato è una bevanda bitter rosso rubino di 17,5 gradi alcolici, di gusto dolce-amaro, fresco e balsamico, ideale come aperitivo o digestivo per sollecitare la produzione di succhi gastrici e per realizzare lo Spritz Veneziano: 7,5 cl Prosecco, 5 cl Select, 2,5 cl soda o seltz, da miscelare in un calice da vino con ghiaccio e guarnire con uno spiedino con infilzata una grande oliva verde. Una ricetta che prese il via allo storico Caffè Quadri 1775 in piazza San Marco.
Nel 1954 Select viene acquisito dalla Distilleria Buton di Bologna, rilevata in seguito nel 2018 dal Gruppo Montenegro 1885.

 

Continuano a volare le vendite di Campari Group

Campari -ceo-bob-kunze-concewitz_with-products3
Bob Kunze-Concewitz, ceo di Campari Group
Continua a macinare grandi performance Campari Group: nel primo semestre di quest'anno le vendite sono cresciute del 25,6% sullo stesso periodo del 2021. A tirare la volata i brand di aperitivi

Continua a inanellare performance molto positive Gruppo Campari. Dopo gli ultimi risultati del 2021 (leggi Boom delle vendite per Gruppo Campari nel 2021), anche la prima metà dell’anno in corso regala grandi soddisfazioni, come mostrano i dati della relazione semestrale al 30 giugno, che raccontano di una crescita a doppia cifra di tutti gli indicatori finanziari. A partire dalle vendite, che hanno toccato quota un miliardo e 256,9 milioni di euro, in crescita del 25,6% sul primo semestre dello scorso anno e di ben il 45% rispetto al primo semestre 2019, confronto quest’ultimo ancora più significativo considerando che si tratta dell’ultimo anno pre-Covid.

L’ulteriore balzo delle vendite si è riflesso sugli utili, pari a 220,2 milioni, anche in questo caso con un significativo incremento, pari al 40,4%, rispetto ai primi sei mesi del 2021.

A tali risultati ha contribuito «in particolare il portafoglio ad alta marginalità degli aperitivi nei mercati Europei, grazie a una dinamica molto positiva dei brand, e alla forte ripresa del canale on-premise. La performance positiva è stata amplificata anche dalle condizioni climatiche molto favorevoli e dagli aumenti di prezzo», ha sottolineato Bob Kunze-Concewitz, ceo di Campari Group. Ma non solo, perché tutti i brand, con qualche rarissima eccezione, sono stati protagonisti di un’importante crescita delle vendite.

Ottime performance per i brand globali

Andando più nel dettaglio, le vendite dei brand a priorità globale hanno registrato una crescita del 22,2%. Su tutti Aperol cresciuto del 37,3%, grazie ai mercati chiave come Italia (+35,4%), Germania (+54,7%), Francia (+39,6%), Spagna (+206,8%), e Stati Uniti (+20,7%), con risultati notevoli anche su tutti gli altri mercati Europei: risultato frutto della capacità di conquistare nuovi consumatori nel canale fuoricasa, ma anche dei consumi a casa, che restano sostenuti. Notevole anche la performance di Campari, che ha registrato un +32%, anche in questo caso grazie alla crescita delle vendite in tutti i mercati principali, Italia (+48,1%), Stati Uniti, Brasile, Giamaica, Germania, Nigeria e Spagna, che continua a beneficiare della domanda di cocktail quali Negroni, Americano e Boulevardier, e del successo del Campari spritz.

Sostenuto anche l’andamento di Wild Turkey (+18,1%), principalmente grazie al suo mercato chiave, gli Stati Uniti, ma anche dell’Australia e della Corea del Sud. Così come quello del portafoglio di rum giamaicani (+15,6%), guidato dal trend favorevole nella categoria del premium rum.

Stabili sono rimaste le vendite di Grand Marnier, che hanno risentito di una base di confronto sfavorevole nel secondo trimestre nel mercato principale degli Stati Uniti e di limitazioni sulla disponibilità del vetro. Unico neo il calo di Skyy (-4,1%) a causa della contrazione delle vendite negli Usa e in Cina, in parte mitigata dagli altri mercati internazionali.

Creacita a due cifre anche per i brand regionali

L’incremento delle vendite ha interessato anche i brand a priorità regionale, +22,6%. A spiccare in questa categoria è la crescita a doppia cifra di Espolòn (+20,3%), legata al suo mercato principale, gli Stati Uniti, ma supportata anche dall’aumento del prezzo. A doppia cifra anche la crescita di Crodino, grazie alla performance sostenuta in Italia, suo principale mercato, e di The GlenGrant, spinta dalla premiumisation del portafoglio, in particolare in Corea del Sud e in Cina. Un andamento positivo hanno registrato anche gli altri marchi che includono le specialità italiane, quali i vermouth Cinzano, gli spumanti Cinzano, Mondoro e Riccadonna e Aperol Spritz ready-to-enjoy.

Bene anche i marchi locali

Più contenute, ma sempre su ottimi livelli le performance dei brand a priorità locale, le cui vendite sono salite del 6,9%. Performance legate in particolare al buon andamento di Campari Soda, Wild Turkey ready-to-drink, Skyy ready-to-drink e Cabo Wabo. Ha rallentato invece X-Rated penalizzato dall’andamento negativo del mercato cinese in seguito ai lockdown temporanei.

Il tocco local di Hard Rock Cafe Milano

Hard Rock Cafè Milano 4
Drink list blindata - ma con qualche concessione local in omaggio all'italianità - e tanto culto del servizio: a poche settimane dal soft opening di Hard Rock Cafe Milano il bar manager Fabiano Erbaggi racconta come ha impostato il servizio

Negroni, Negroni Sbagliato, Americano, Spritz. Poi i vini di Cantina Urbana, che nascono in città, in via Ascanio Sforza lungo il Naviglio Pavese. L'italianità fa capolino qui, in un angolo del menu beverage dell’Hard Rock Cafe Milano, per il resto dominato dai signature cocktail della catena come Hurricane, Classic Caribbean Mojito, Bahama Mama. Placata la sete, ecco tutti i classici piatti tex mex che i frequentatori degli Hard Rock di tutto il mondo conoscono bene, dal Legendary Burger alle Famous Fajitas, preparati, però, con carni italiane. Notizia: anche sul fronte food potrebbe arrivare, con l’autunno, qualche concessione alla cucina milanese.

Tra memorabilia e culto del servizio

Intanto, a creare l’atmosfera da vero Hard Rock pensano i memorabilia alle pareti. Alzando gli occhi dal bancone si incontrano il reggiseno in pizzo di Cher o una batteria dei Negramaro, tutta bianca, o ancora una chitarra di Eddie Van Halen e un paio di scarpe di Bruno Magli appartenute a B.B. King, la giacca dorata di Michael Jackson e l’intimo di Madonna indossato durante il suo “Who’s That Girl” World Tour del 1987. Sempre puntando in alto, ecco l’insegna con lo slogan LOVE ALL SERVE ALL.

«Puntiamo molto sulla musica dal vivo»

In via Dante ha aperto da meno di un mese questa quinta location italiana della catena, dopo Roma, Firenze, Venezia e Verona. Più di 800 mq proprio lungo il flusso di turisti che si spostano dal Duomo al Castello Sforzesco e viceversa; al piano terra circa 60 mq di negozio – con una piccola collezione dedicata a Milano – poi un salone con un piccolo palco per la musica dal vivo e un banco bar impreziosito da marmi e inserti dorati. Al piano superiore un banco bar identico nel design, ma più grande, e una seconda sala con un altro palco. «In tutto 300 coperti e presto se ne aggiungeranno altri 50 circa all’esterno, appena avremo l’autorizzazione per il dehors», ci spiega Giampiero Pelle, ceo di Rock Group Italy, la società che ha aperto l’Hard Rock Cafe milanese in franchising (gli altri pdv sono a gestione diretta della catena). «Siamo aperti dall’ora di pranzo fino a mezzanotte. A regime contiamo di arrivare a 500-600 coperti serviti al giorno e di avere 2-3 serate a settimana dedicate alla musica dal vivo, spaziando dal jazz al rock, dal pop al – perché no – rap. L’immaginario mitico legato alle grandi icone del pop e del rock è ancora vivo e resta la firma del nostro locale, ma nulla ci vieta di aprirci anche a movimenti musicali più vicini ai giovanissimi. Sogno una inaugurazione in pompa magna, in settembre, e mi piacerebbe vedere via Dante chiusa per una serata tutta nostra, con un grande evento musicale dal vivo».

«Dal bar arrivano grandi soddisfazioni»

Intanto, dopo due anni di attesa perché si liberasse la location perfetta e un gran lavoro di training al personale (circa 100 persone), il lavoro dietro i due banconi bar e in cucina ora è frenetico. I numeri delle assunzioni sembrano raccontare un piccolo miracolo, visti i tempi di enormi difficoltà per tutto il settore nel trovare e trattenere personale. «Abbiamo fatto recruiting con grande attenzione», spiega Pelle, «e la maggior parte delle candidature sono arrivate in modo spontaneo, sia online che grazie agli annunci esposti qui fuori prima dell’apertura. Offriamo regolare contratto di assunzione e quanto a livello di retribuzione ci collochiamo nella fascia medio alta del mercato».

Fabiano Erbaggi
Fabiano Erbaggi, Operations manager dell'Hard Rock Cafe Milano

A dare l’impronta organizzativa alle operazioni in ambito beverage c’è Fabiano Erbaggi, 32 anni, abruzzese, lunga esperienza a Londra dove ha vissuto 8 anni lavorando in pub e ristoranti della City per diventare in seguito General manager di uno dei locali della catena di cocktail bar Be At One. Tornato in Italia è stato Operations manager presso Pokéria by Nima, per poi arrivare in Hard Rock Cafe Milano nello stesso ruolo. «La drink list è ovviamente quella classica, aderente ai dettami della catena». I signature – come il già citato Hurricane o lo Sparkling Blue Hawaian – sono in carta a prezzi che variano dai 11,50 euro ai 12,25, a 17,95 con il bicchiere brandizzato da collezionare. «Abbiamo aggiunto una piccola parte di offerta che riporta il tutto nella dimensione italiana, da "aperitivo alla milanese" con Negroni, Negroni Sbagliato, Americano e Spritz. Per il vino “della casa” abbiamo scelto le etichette Metro e Tranat di Cantina Urbana, che si affiancano a qualche altra selezione in rappresentanza di Friuli, Trentino, Toscana e Veneto».

Accompagnare il cliente passo dopo passo, senza risultare invadenti

Erbaggi ha organizzato con precisione il lavoro dei 10 bartender che coprono tutti i turni dei due bar. «I ragazzi hanno seguito un training di 2 settimane prima dell’apertura, con trainer esperti di Hard Rock che hanno trasmesso loro tutti i dettagli delle modalità di servizio. La sfida più grande, prima ancora dell’organizzazione del bar, è proprio questa, per tutti noi: entrare appieno nella cultura di servizio di questa grande realtà. Dobbiamo attenerci alle regole operative con scrupolo. Ogni passaggio è un pezzo del puzzle che va a comporre la qualità del servizio, importante tanto quanto la qualità dei cocktail. Arriva il cliente, ci si presenta, lo si accoglie, si mette subito sul banco un tovagliolino, si suggerisce un drink tenendo sempre d’occhio la sua disponibilità ad accogliere suggerimenti, per non andare mai oltre o risultare invadenti. Lo chiamiamo feel the vibe, saper interpretare il mood del cliente. Insomma, un percorso operativo da rispettare e che ci permette di rappresentare il brand Hard Rock Cafe. Da non vedere come un limite, perché siamo comunque professionisti dell’ospitalità e uno spazio per improvvisare c’è sempre».

«Dal bar arrivano grandi soddisfazioni»

«Ad oggi il bar porta il 30% del fatturato f&b», spiega il ceo Giampiero Pelle, «e ci sta dando belle soddisfazioni, considerando che non abbiamo offerta di colazioni è un risultato ragguardevole». La prova del nove verrà in settembre, naturalmente. «Per ora stiamo intercettando un flusso importante di turisti, naturalmente, ma anche di milanesi. Registriamo una buona risposta della città», conclude il manager, mentre con una punta di orgoglio mostra la Fender Telecaster bianca firmata da Ligabue e due chitarre acustiche appartenute ad Andrea Bocelli e a Bob Dylan. La gestione dei memorabilia di Hard Rock Cafe è una storia a parte: sono ufficialmente di proprietà della catena, che li assegna e li distribuisce ai vari locali in tutto il mondo, lasciandoli per tempi molto lunghi, e chissà che in magazzino non ce ne siano abbastanza per impreziosire le pareti di altri Hard Rock Cafe in Italia nel prossimo futuro.

css.php