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Primo bilancio di sostenibilità per CSM Ingredients

pane sostenibilità
pane sostenibilità (Pixabay)
People, Planet e Product sono i pilastri alla base della strategia dell'azienda, che ora punta la sua mission sulla sostenibilità

CSM Ingredients ha presentato il suo primo bilancio di sostenibilità. Alla base del suo approccio Thrive for Impact ci sono tre pilastri: People, Planet e Product. Obiettivo: rappresentare una piattaforma ingredient-tech a impatto positivo in grado di garantire gusto e nutrizione per un nuovo mondo.

Evoluzione verso la sostenibilità

Il primo Bilancio di Sostenibilità pubblicato da CSM Ingredients testimonia il forte impegno dell‘azienda nello sviluppo e nell’evoluzione delle Business Units del gruppo attraverso uno spiccato e concreto approccio alla sostenibilità. All’interno del documento, sono illustrati i risultati e le azioni intraprese dall'azienda, parallelamente alla strategia finalizzata a porre le basi per azioni concrete incrementali, trasparenti e misurabili già nei prossimi anni. Tra queste, eventuali complessità connesse al settore industriale saranno affrontate dai team global di CSM Ingredients, anche grazie alle strette collaborazioni con clienti e i principali partner.

I punti chiave della sostenibilità

In qualità di membro dello United Nations Global Compact, CSM Ingredients ha focalizzato la propria strategia di sostenibilità Thrive for Impact su tre pilastri fondamentali: People, Planet e Product. Sono i punti necessari per strutturare i processi dell'azienda per garantire la salute del pianeta, del benessere dell’umanità e della ricchezza agricola, aspetti strettamente legati agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Sul fronte People, dai dipendenti ai partner, dai fornitori fino alle comunità che ruotano attorno all’ecosistema aziendale, CSM Ingredients lavora per creare valore a beneficio delle persone attraverso azioni concrete. Per quanto riguarda il fattore Planet, grazie al suo approccio aziendale a lungo termine, l'azienda garantisce la cura e la salvaguardia delle risorse naturali del pianeta per le generazioni attuali e future. Quale leader di settore, CSM Ingredients garantisce che tutte le attività di innovazione dei propri prodotti (Product) abbiano la sostenibilità quale punto di ingresso obbligatorio, con particolare attenzione ad alcuni aspetti chiave: packaging, aumento del plant-based, riduzione del contenuto di sale e zucchero, nonché favorire la biodiversità.

L'evoluzione dell'industria degli ingredienti secondo CSM Ingredients

Come ha spiegato Aldo Uva, Ceo di CSM Ingredients, «nel corso dell’ultimo anno abbiamo lavorato instancabilmente per valutare, pianificare e articolare il nostro percorso di sostenibilità, ponendo al centro di tutto ciò che facciamo il nostro approccio a impatto positivo supportato dalla nostra strategia Thrive for Impact. Per questa ragione, CSM Ingredients è fiera di comunicare di aver compiuto i suoi primi passi per divenire una piattaforma ingredient-tech a impatto positivo». Uva guarda all'evoluzione. «È ovvio che se la food industry vuole evolversi, l’industria degli ingredienti deve rappresentare il primo passo di questa evoluzione attraverso un approccio di tipo collaborativo».

Ultimi giorni per partecipare alla Diplomático Artisans of Taste

Diplomático Artisans of Taste 2022
Il 31 luglio è la deadline per iscriversi al contest firmato dal rum del Venezuela che sfida a creare un cocktail originale, da realizzare secondo criteri di sistenibilità, artigianlità e valorizzazione del territorio

Ultimi giorni per poter prendere parte alla Diplomático Artisans of Taste, la cocktail competition organizzata da Rum Diplomático e Compagnia dei Caraibi, importatore e distributore esclusivo per il nostro Paese del distillato premium venezuelano. La deadline per le iscrizioni è fissata al 31 luglio.

Alla sua seconda edizione, il contest chiama i bartender a cimentarsi in una sfida ad alto contenuto tecnico, mettendone alla prova oltre alla creatività, anche la capacità di applicare pratiche virtuose e sostenibili in linea con la filosofia distilled consciously del brand, e di esaltarne altri aspetti fondamentali come l’artigianalità e il servizio.

La gara si gioca infatti sulla creazione di un cocktail originale composto al massimo da 5 ingredienti, con un limite di 2 alcolici, uno dei quali dovrà appartenere obbligatoriamente al Tradition Range della gamma di Rum Diplomático: Rum Diplomático Planas, Rum Diplomático Mantuano e Rum Diplomático Reserva Exclusiva.

Ma non finisce qui. Perché per stimolare l’artigianalità del bartender, gli altri 3 ingredienti devono essere per forza homemade o prodotti esistenti reinterpretati dal concorrente, proprio per dimostrare la sua capacità di interpretare con un tocco personale ogni aspetto della ricetta. Via libera dunque a infusioni e altre tecniche in grado di modificarne il gusto o la consistenza degli ingredienti scelti. Un gioco di reintrepretazione che si può spingere anche su uno degli ingredienti alcolici, ma non sulla referenza scelta tra il Tradition Range di Rum Diplomático, che deve costituire la base del cocktail. Si può comunque reinterpretare un prodotto della gamma Diplomatico, ma questo si potrà utilizzare solo come secondo ingrediente alcolico all’interno della ricetta, che dovrà quindi contenere anche un rum del Tradition Range.

Occhio alla sostenibilità

Nella composizione della ricetta occorre tenere in considerazioni ulteriori elementi. Il cocktail deve rispettare altri valori fondamentali per il marchio Diplomático: lo zero waste e la sostenibilità ambientale, che si esprimono nella capacità di utilizzare il 100% della materia prima e in generale in un approccio più coscienzioso agli sprechi nei bar. A questi si aggiunge il sostegno al territorio e alla propria comunità, che il concorrente può tradurre in pratica utilizzando e valorizzando per esempio materie prime e prodotti locali e supportando gli artigiani e i produttori locali. Infine, da non dimenticare il valore del servizio, quindi con una cura particolare da dedicare alla presentazione del drink, che deve essere anche esteticamente accattivante.

Come partecipare

Possono prendere parte alla Diplomático Artisans of Taste tutti i bartender professionisti presenti nel territorio italiano, iscrivendosi a questo link https://landing.compagniadeicaraibi.com/aot per essere reindirizzati alla pagina ufficiale della competizione, dove si può consultare il regolamento completo e procedere con la candidatura. Requisito indispensabile però è aver partecipato almeno a una delle quattro masterclass in streaming organizzate da Compagnia dei Caraibi prima della data di chiusura delle iscrizioni, fissata al 31 luglio, e tenuta da Francesco Serra, brand ambassador Italia di Rum Diplomático.

Una volta sul sito occorre compilare il form di iscrizione con i propri dati personali e inserire la propria ricetta, completa di nome del cocktail, ingredienti e loro quantità, descrizione degli ingredienti homemade (con le informazioni rilevanti su come si preparano), corredata da una descrizione del drink e da una sua immagine o video.

Tutte le ricette candiate saranno vagliate da una giuria che selezionerà le migliori cinque, i cui autori si affronteranno nella finale in programma a Milano il prossimo 12 settembre in una location ancora non svelata.

Il vincitore si aggiudicherà un viaggio in Venezuela dove potrà visitare la distilleria dove nasce Rum Diplomático.

La Perla di Torino festeggia 30 anni con una capsule collection

decorazione pralineria La Perla
decorazione pralineria La Perla
Una capsule collection e un nuovo laboratorio celebrano il cammino de La Perla di Torino, storica realtà familiare dedicata al cioccolato e all'innovazione

Trent'anni, l'età della ragione, ma anche dell'eleganza. Questo è il traguardo tagliato da La Perla di Torino, nota firma del cioccolato torinese che dal 1992 ha reso famoso il tartufo di cioccolato nel mondo. Guardando indietro al percorso fatto, dalle origini ai risultati raggiunti, la famiglia Arzilli si prepara alle sfide del futuro, partendo da un'ambiziosa capsule collection.

I promotori del tartufo di cioccolato

La Perla di Torino nasce nel 1992 da Sergio Arzilli. Oggi è guidata da lui e sua figlia Valentina, subentrata nel 2006. Insieme, hanno portato il tartufo di cioccolato in tutto il globo, tra proposte tradizionali e varianti creative, grazie a ricette sempre nuove. Restano costanti gli ingredienti fondamentali: l’eccellenza della materia prima, la maestria delle persone che curano ogni dettaglio e i processi di innovazione e digitalizzazione in ottica di crescita e sostenibilità ambientale. Nel 2021 l'azienda ha registrato una crescita di fatturato del 25% rispetto al 2019.

Sergio e Valentina Arzilli
Sergio e Valentina Arzilli
«Quando ho cominciato a lavorare nel mondo del cioccolato - racconta Sergio Arzilli - ho sentito fin da subito l’esigenza di creare un prodotto a base di cioccolato che potesse distinguersi in una città, Torino, che già all’epoca era conosciuta come la capitale mondiale del cioccolato. Mi piaceva l’idea che chi veniva in visita da altre città d’Italia o del mondo trovasse nella mia creazione qualcosa che fosse in grado di stupire, di emozionare e che esteticamente richiamasse subito l’eleganza di questa città».

Una capsule collection celebrativa

Festeggiare trent’anni di attività significa guardare indietro a tutta la strada che si è fatta, ripartire dalle origini e celebrare il traguardo raggiunto con un omaggio alla tradizione da cui tutto è cominciato. È così che nasce la capsule collection di Nero e Bianco, due tartufi che esaltano il potere della semplicità: Nero è il tartufo dolce pralinato di cioccolato fondente, Bianco è il tartufo di cioccolato bianco con nocciole del Piemonte. Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza le prime due creazioni, La Perla Nera e La Perla Bianca. Entrambe hanno dato il via a una produzione che ha giocato moltissimo sulle sperimentazioni e rivisitazioni ardite. Tra queste, Tiramisù, Arachide Salata, Pistacchio e Lampone. Oggi, la gamma dei tartufi comprende 20 varianti, nate anche dalla ricerca su nuovi trend e analisi delle esigenze di clienti e buyer. Nero e Bianco rivisitano sia la forma che la sostanza delle prime creazioni, grazie a una ricettazione aggiornata e un restyling grafico dall’appeal contemporaneo. La Mole, simbolo della città e fonte di ispirazione per Sergio Arzilli, rimane l’assoluta protagonista dei nuovi incarti, ma con un visual riletto in chiave moderna. I tartufi Nero e Bianco sono disponibili in diversi pack tra cui la confezione in metallo celebrativa creata apposta per l’occasione.

Progetti per il futuro

Dal 2017 La Perla di Torino ha deciso di spostare il proprio laboratorio in un ambiente luminoso e arioso situato sulle sponde del fiume Dora, ottimizzato per lavorare in conformità alle più stringenti normative di qualità, quali il Global Standard for Food Safety BRC. Questa certificazione garantisce il consumatore sulla sicurezza alimentare grazie a un controllo continuo dei flussi aziendali e alla tracciabilità sul prodotto finito. Il trasferimento ha portato con sé una riorganizzazione degli spazi, grazie all'utilizzo di materiali a basso impatto ambientale e macchinari di ultima generazione. Si è aggiunto un approccio attento alla sostenibilità con l’uso di energie 100% rinnovabili che ogni anno permettono di ridurre del 75% le emissioni di CO2. Nel 2022 è stato rilevato uno spazio adiacente di 1.000 metri quadri, che sarà utilizzato come magazzino di stoccaggio e consentirà un efficientamento degli spazi esistenti, andando di pari passo con una riorganizzazione dei flussi di processo che porterà a una completa digitalizzazione dei processi operativi entro il 2025. Ma una sempre maggiore efficienza produttiva non soppianterà uno dei tratti distintivi della produzione di La Perla di Torino: infatti, ogni confezione continuerà ad essere realizzata a mano.

LePolveri raddoppia con Sidewalk Kitchens

Aurora Zancanaro
Aurora Zancanaro
La panificazione di Aurora Zancanaro, nata nel laboratorio a Sant'Ambrogio, sarà presente anche in via Bonvesin de la Riva, con lievitati dolci e salati

LePolveri, il micropanificio in zona Sant'Ambrogio a Milano, raddoppia grazie al progetto Sidewalk Kitchens. I prodotti del laboratorio di Aurora Zancanaro, allestito in 50 metri quadri, oggi ha uno sbocco in Via Bonvesin de la Riva 3, in cui sperimentare cucine diverse, specialty coffee e vini naturali.

Il progetto Sidewalk Kitchens

Aurora Zancanaro ha aderito al collettivo composto da 5 cucine e una caffetteria, lavorando al fianco di innovatori gastronomici, impegnati a rispettare i principi di sostenibilità, ma con prezzi ragionevoli. Il pane che la chef porta in tavola è quello che ha già stregato Milano.

LePolveri
LePolveri
Da Sidewalk Kitchens LePolveri porta la sua produzione giornaliera di lievitati dolci e salati, per accompagnare durante il giorno il caffè di Orsonero e la sera i vini naturali di enoteca naturale / enoteca frizzante. Si possono trovare alcuni classici (i bun e le focacce) e prodotti speciali: la capresina monoporzione cacao rosmarino e sale di maldon, la bertolda monoporzione, il panino fermentato (con raspadura, formaggella e kimchi).

La filosofia di Aurora Zancanaro

Grande attenzione anche alla sostenibilità. Durante i mesi estivi, per non sprecare, LePolveri riduce la produzione di qualche tipologia di prodotto in base alla giornata degli impasti. Il consiglio è di prenotare ciò che si desidera per non rimanere senza pane. Tutto in linea con l'idea di una produzione che torna indietro per costruire il futuro. «Tornare ai cereali antichi significa ricercare prodotti abbandonati nel tempo, incentivare le piccole attività produttive e riscoprire gusti perduti. Io ci sono nata, dentro a questo trend. Sarà un po' più impegnativo a livello di produzione, ma a livello di piacere, digeribilità, gusto, questo pane è un'altra cosa».

Nebbiolo e 22 botaniche nel Civico 10, il Vermouth di Sibona

Sibona
Si chiama Civico 10 il Vermouth di Torino Rosso Superiore a base di Uve di Nebbiolo d’Alba e ben 22 botaniche prodotto dalla distilleria Sibona di Piobbesi d’Alba

Distillati monovitigno e grappe invecchiate in botti usate in precedenza per l’affinamento di vini o altri distillati. Sono i prodotti con cui Sibona, storica distilleria con sede a Piobesi d’Alba, si è fatta conoscere e apprezzare nel mondo nel corso degli anni ottenendo, tra l’altro una lunga scia di successi in vari concorsi internazionali (leggi: "Gli spirit di Distilleria Sibona sugli scudi").

Tra le grappe Sibona affinate in botti più note (e più apprezzate a livello internazionale) ricordiamo quella in botti di Porto e poi di Sherry, Madeira, Sauternes, Tennessee Whiskey o rum i cui aromi, rimasti nelle doghe delle barrique, diventano elementi caratterizzati per i distillati ottenuti da vitigni piemontesi provenienti in particolare da Langhe e Roero (zone che in quanto a vini temono pochi confronti). Oltre a queste, la distilleria di Piobesi d’Alba produce però anche liquori, un distillato di birra molto apprezzato sul mercato, un amaro e da circa un anno anche un Vermouth.

Il Civico 10, Vermouth di Torino Rosso Superiore

Il Civico 10, questa l’etichetta, è un Vermouth di Torino Rosso Superiore che nasce da una tradizionale ricetta sviluppata quando la prima sede della Sibona era ancora in via Roma 10 a Piobesi d’Alba (da cui il nome Civico 10). «Proprio qui - dice Luigi Barbero, amministratore e socio della distilleria - venne elaborata con passione e sapienza la ricetta originale di questo Vermouth, poi perfezionata in tempi recenti fino a dar vita al Vermouth che produciamo oggi». La base è il Nebbiolo d’Alba che poi vive una lenta infusione di erbe e spezie selezionate molte delle quali proveniente proprio dal Piemonte. Sono ben 22, infatti, le botaniche utilizzate per la produzione di Civico 10 che spaziano tra l’artemisia piemontese e la genziana. Il risultato? Un Vermouth dal colore rosso brillante con raffinati profumi di agrumi, cui seguono intense note floreali e speziate tra le quali spicca appunto l’artemisia e poi morbide note di frutti rossi e arancia amara. Al palato è ricco, vellutato, armonico, lievemente tannico con un retrogusto persistente e piacevolmente amabile. Perfetto da servire liscio o con ghiaccio, si presta anche ottimamente alla miscelazione. Un esempio? Sibona suggerisce vari cocktail tra i quali spicca una variante del classico Americano. Si chiama Americano in Langa e si prepara riempiendo un old fashioned con 2 cl di bitter e ghiaccio per poi aggiungere 1 cl di Uve di Langa Sibona e 3 cl di Civico 10 Vermouth Sibona. Si completa con una fettina di arancia, una spruzzata di soda e si decora con una scorza di limone.

Per restare in tema botaniche, interessante anche l’Amaro firmato da Sibona. Ne conta ben 34 e si presenta di colore marrone limpido con riflessi rossi e ambrati. Ha profumo netto di rabarbaro, menta, genziana con note di fiori di sambuco, cardo, timo, china, achillea, agrumi, caramello, zafferano e cannella. Ha una gradazione alcolica di 28 % vol. e un gusto delicato e avvolgente (che diventa più intrigante se servito fresco intorno agli 8-10 °C). Oltre che al servizio tal quale è ottimo anche nella preparazione di cocktail aperitivi e after dinner.

Pistì lancia il panettone estivo ai sapori di Sicilia

Panettone estivo Pistì
Panettone estivo Pistì
Si chiama Lestivo Fotonico e sarà disponibile per un mese sul sito ufficiale

Mentre l'estate entra nel vivo, si moltiplicano anche i panettoni estivi. L'ultimo nato viene dalla Sicilia, anzi dalle pendici dell'Etna. Tra i boschi ai piedi della montagna, figlio del pistacchio, è nato Lestivo Fotonico. Da lunedì 18 luglio è disponibile questo panettone estivo ideato dalla pasticceria siciliana Pistì. Sarà in vendita sul sito ufficiale per un mese. Disponibili due versioni molto speciali.

Cos'è Lestivo Fotonico

Lestivo Fotonico è il panettone soffice pensato da Pistì in due versioni: ciliegia e pistacchio di Sicilia oppure albicocca, ananas e pistacchio di Sicilia. Questi abbinamenti puntano a valorizzare i momenti di condivisione con la famiglia, sia in spiaggia sia dopocena. Lestivo Fotonico si presta molto bene come grande lievitato d'accompagnamento per gelato, granite, creme spalmabili e marmellate.

Due giovani vocati all'alta pasticceria

L'avventura di Pistì inizia 22 anni fa, a Bronte. Nino Marino era un manager creativo proveniente dal settore alimentare, Vincenzo Longhitano invece era un abile dirigente cresciuto in una storica famiglia di produttori di Pistacchio. Nel 2002 i due giovani uniscono le loro forze per dare vita a una piccola produzione di alta pasticceria. Il debutto al Cibus segna il successo della loro intuizione. Oggi l'azienda è un punto di riferimento sul territorio e dà lavoro stabilmente a 150 persone. Il fatturato globale è di oltre 65 milioni di euro e venduto nella grande distribuzione, al dettaglio specializzato e nei duty free. Pistì è presente in 45 Paesi in tutto il mondo, in particolare Nuova Zelanda, Australia, Giappone e Europa.

Pos obbligatorio: ecco quando scatta la sanzione

Pos obbligatorio
Foto di AhmadArdity da Pixabay
Due note della Guardia di finanza specificano quando scattano le multe e per quali violazioni nei casi di mancata accettazione dei pagamenti con il Pos, obbligatori dallo scorso 30 giugno

Dallo scorso 30 giugno esercenti e professionisti devono obbligatoriamente accettare pagamenti con carte di debito, credito o prepagate tramite Pos. Tale obbligo, che riguarda anche le attività del fuoricasa, è stato accompagnato da sanzioni per gli inadempienti, anche queste entrate in vigore a partire dalla stessa data. La legge prevede infatti una multa di 30 euro più il 4% del valore della transazione per la quale sia stato rifiutato il pagamento elettronico (leggi Pos obbligatorio: dal 30 giugno scattano le sanzioni). Una doppia penalità che viene comminata indipendentemente dall’ammontare del pagamento, quindi per esempio anche per un semplice caffè.

Ma quando si applica la sanzione e quando invece non è prevista? A far luce su questi punti dirimenti sono arrivate due istruzioni della Guardia di finanza diramate ai reparti territoriali dal capo del III Reparto Operazioni del Comando generale, Giuseppe Arbore, che chiariscono i dubbi sulle modalità con le quali le penalità vengono applicate e le regole da seguire per evitarle.

Quando scatta la doppia penalità

Il primo aspetto fondamentale che i due documenti chiariscono è che la sanzione scatta solamente se il consumatore si vede negare il pagamento elettronico dall’esercente o dal professionista. Quindi se il locale non è provvisto di Pos, ma il cliente paga in contanti senza manifestare la volontà di pagare con carta o bancomat, allora non si presentano le condizioni necessarie per infliggere la multa.

Sanzioni solo se si rifiutano le carte

Altro punto importante che viene chiarito è quali tipologie di pagamento debbano essere obbligatoriamente accettate. A tale riguardo l’istruzione spiega che «l’indicazione dei mezzi di pagamento elettronici la cui accettazione dà luogo all’applicazione della sanzione deve ritenersi tassativa». Questo significa che, fermo restando il diritto del consumatore di scegliere come saldare il dovuto, il rifiuto di accettare pagamenti elettronici provoca una sanzione solamente se il pagamento elettronico avviene tramite una delle tre modalità specificate dalle legge: ovvero carte di debito, di credito e prepagate. Sono quindi esclusi dalle sanzioni i pagamenti non accettati che il cliente vorrebbe effettuare con altri strumenti alternativi al contante, come Satispay, Paypal e simili.

Niente multa in caso di malfunzionamento

Inoltre, precisano i documenti, la multa non va comminata «casi di oggettiva impossibilità tecnica», che si verifica, come specificato dal testo, quando si presentano «comprovati problemi di connettività o di malfunzionamenti tecnici dei dispositivi per l’accettazione dei pagamenti elettronici». A tale accertamento possono provvedere, oltre ai finanzieri, anche gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria. Dopo la contestazione della violazione ai trasgressori, il rapporto con la prova delle contestazioni eseguite viene trasmesso al Prefetto della provincia dove è stata commessa la violazione. Tutte le violazioni ravvisate insieme all’importo della sanzione applicata saranno registrate all’interno del software Ares della Guardia di finanza.

Festeggia alla grande il compleanno del tuo locale

Foto di Isabella Mendes
Come costruisco una festa memorabile per il mio locale? Abbiamo chiesto qualche consiglio ai titolari di tre realtà che hanno appena festeggiato traguardi importanti

Il compleanno di un locale è un momento speciale, che va valorizzato e che merita una festa ben congegnata. È un’ottima idea da tanti punti di vista. Il primo è il più importante: celebrare i propri traguardi, in termini di anni di attività e di successi, di difficoltà superate, coinvolgendo le persone che lavorano nel team e facendole sentire importanti. Il secondo è che una festa di compleanno può diventare una bella occasione di contatto con i propri clienti, di promozione del brand e, in qualche caso, anche di lancio di novità.

Abbiamo chiesto a realtà molto diverse tra loro di darci qualche consiglio su come impostare questo tipo di celebrazioni. Idee operative, ma anche suggerimenti molto concreti e di pura umanità. Perché un compleanno è pur sempre un momento carico di emozioni.

Speakeasy Pomigliano
Lo staff dello Speakeasy di Pomigliano d'Arco

Focalizzati sui clienti, adotta strategie “salvavita” e… non lavorare: i consigli di Nino Siciliano – Speakeasy, Pomigliano d’Arco

Lo Speakeasy di Pomigliano d’Arco (Napoli) ha festeggiato il suo primo decennio di attività con una maxi festa, lo scorso aprile. Nino Siciliano e Domenico Casoria sono stati coraggiosi nel 2012 e il loro locale è diventato un punto di riferimento per il bere di qualità per tutta la provincia napoletana.

  1. Crea un evento per i tuoi clienti. «Noi abbiamo festeggiato con un’unica serata e abbiamo offerto di tutto e di più ai nostri clienti e amici. Un traguardo così importante deve diventare un’occasione per ringraziare loro, che ci danno fiducia con continuità. Anche a costo di rimetterci».
  2. Non metterti a lavorare. «Ho commesso l’errore di mettermi al banco anche quella sera, ma così ho perso l’occasione di essere davvero presente per tutti e di salutare tutti. Potendo, meglio delegare per una sera. Ne vale la pena».
  3. Preparati due bottiglie di vodka con l’acqua dentro. «Io ho adottato questa strategia salva-vita: con più di 200 persone che passano a salutarti e vogliono farsi un cicchetto, non c’è altro modo. Ho messo in postazione due bottiglie di vodka svuotate e riempite con acqua, le ho segnate per renderle riconoscibili e a ogni brindisi servivo al cliente vodka vera e a me, ovviamente, acqua. A fine serata ancora mi dicevano “ti trovo davvero in forma”».
Soci_pave
Giovanni Giberti, Luca Scanni e Diego Bamberghi di Pavé Milano

Goditi la festa, esci dagli schemi e crea dei momenti: i consigli di Pavé

Pavé, celebre pasticceria-bistro milanese, ha festeggiato a maggio i suoi primi dieci anni con una intensa settimana di eventi. L’insegna di Luca Scanni, Giovanni Giberti e Diego Bamberghi oggi conta 40 dipendenti all'opera su due pasticcerie, due gelaterie, due birrerie e un laboratorio lontano dal centro per una produzione centralizzata, ma è rimasto il posto genuino degli inizi e ci ha regalato tre perle di saggezza su come festeggiare un traguardo così importante alla grandissima.

  1. Goditi la festa. «Tu e i tuoi collaboratori dovete essere liberi di godervela, fare brindisi, parlare con amici e passare una bella serata. La festa di compleanno non è una performance dimostrativa per i clienti, l’opinione pubblica o gli addetti ai lavori. È un momento che, nonostante sia pubblico, deve avere una sua intimità data dalla libertà e dallo stare bene. È questo a dare il mood all’evento. I clienti lo capiranno e saranno dalla vostra sempre».
  2. Divertiti ad uscire un po’ dagli schemi canonici, proponendo per l’occasione una preparazione particolare (cibo o bevanda che sia). «L’evento secco di un compleanno ti mette nelle condizioni di provare qualcosa di innovativo o pazzo. Se dovesse andare male avrai solamente fatto un prodotto strano. Se dovesse andare bene potrai addirittura prendere in considerazione di inserire in linea quel prodotto. Mi ricordo di quando a un compleanno di Pavé abbiamo preparato un sorbetto alla IPA. Era piaciuto molto e dopo qualche mese quel sorbetto era nel banco della nostra gelateria. Le cose capitano e, se vanno bene, si fanno ricapitare».
  3. Scandisci la tua festa in “momenti”. «Seppur semplice, una festa con momenti (es: una proiezione di un filmato, un momento per un prodotto speciale, un momento degustazione, una finestra di confronto con il pubblico, ecc) aiuta a mantenere un certo ritmo. In questo modo si eviteranno momenti morti e si scongiurerà il rischio che gli ospiti si disperdano senza saper bene cosa fare o pensino che la festa sia “piatta”».
Flavio Angiolillo, contitolare di Mag Café, Iter, 1930 e Backdoor 43 a Milano
Flavio Angiolillo, contitolare di Mag Café, Iter, 1930 e Backdoor 43 a Milano

Diversifica, non badare a spese e osa con i drink: i consigli di Flavio Angiolillo – 1930 Cocktail Bar

Slittata da febbraio a luglio, la festa di compleanno del 1930 Cocktail Bar di Milano quest’anno si è svolta sui tre piani del ristorante di Carlo Cracco in Galleria, preso interamente in affitto per l'occasione. Lo staff di Flavio Angiolillo non è nuovo all’organizzazione di feste memorabili e si sta già preparando al maxi festeggiamento del prossimo anno per i 10 anni del 1930. Ecco i consigli per costruire un evento coi fiocchi.

  1. Proponi attività che non riguardano direttamente il business del locale. In altre parole: non poi far divertire servendo solo da bere, ma anche con attività alternative. Noi avevamo una cartomante, un tatuatore a disposizione, in passato abbiamo introdotto altri elementi particolari per far divertire la gente creando momenti alternativi.
  2. Se rientri dai costi, è già un risultato. Una festa è per i clienti, non per guadagnare. La si organizza anche a costo di perderci.
  3. Il bere bene è il tuo business, quindi osa. Abbiamo creato una drink list ad hoc con 14 ricette di cocktail, a ogni piano c’erano ricette diverse da assaggiare. Inventa, osa e proponi tanta offerta inedita. Quale occasione migliore?

Cafezal fa il bis con la torrefazione-boutique degli specialty

Il lungo banco bar di Cafezal in viale Premuda a Milano
Ha aperto in viale Premuda 14 la seconda caffetteria di Carlos Bitencourt, un hub ampio e articolato, che sarà completato in autunno

Nel 2018 apre una delle prime caffetterie specialty a Milano, Cafezal Specialty Coffee nella centrale via Solferino, a pochi passi da corso Como e dal dal nuovo quartiere Porta Nuova. Ha anticipato di pochi giorni l'apertura del World of Coffee l'apertura del secondo punto vendita, Cafezal Coffee Hub, in viale Premuda 14, una zona più residenziale che guarda con curiosità il nuovo grande locale che quando sarà concluso misurerà circa 500 metri quadri, con un’offerta nuova e diversificata. La parte accessibile è il piano terra: all’ingresso si incontra il lungo banco bar che ospita una vetrinetta per la proposta dolce, un’elegante macchina espresso Black Eagle Maverick di Victoria Arduino con il nuovo filtro Pure Brew che realizza automaticamente estrazioni a filtro e accanto due macinacaffè Mythos.

Il banco prosegue disegnando una “L” che sul lato più corto ospita la zona brewing dove, la sera, si realizzano gli aperitivi. I colori dominanti sono nuovamente l’azzurro e il giallo, ma il nuovo locale è più luminoso e caldo del primo. Sul lato opposto del banco, alle spalle della cassa, si apre la cucina a vista, che realizza buona parte delle specialità in vetrina e per la colazione preparazioni espresso come açai bowl, uova in camicia + toast, e alter specialità di sapore internazionale. Essenziale e gustosa la proposta a pranzo, composta da tre piatti e tre panini, con ingredienti ricercati e selezionati con cura.

«Quest’anno il locale di via Solferino è andato molto bene: i clienti cominciano a conoscere e ricercare i caffè specialty: è una crescita frutto di una maggiore presenza di stranieri a Milano, ma anche della comunicazione fatta in questi anni non solo da noi, ma dai locali che offrono caffè di qualità con cui si è instaurata una buona collaborazione - osserva Carlos Bitencourt, socio di maggioranza del nuovo locale -. Credo che la caffetteria moderna, per avere successo, non debba essere un fenomeno elitario, ma aperto, democratico, popolare, come lo è il caffè. Per questo sul banco si trova lo zucchero: non possiamo imporre a una persona che da trent’anni lo unisce al caffè di farne a meno all’improvviso; piuttosto, lo invitiamo a provare ad assaggiare l’espresso così com’è e a cogliere il gusto “vero”. Tutto ciò con grande attenzione e delicatezza; vogliamo portare piano piano il cliente a un nuovo approccio con il caffè».

L’offerta di caffè, tutti specialty, prende il via dalla miscela Espresso Cafezal Garibaldi (composta da origini brasiliane) venduta a un euro e mezzo (ad oggi non ci sono state lamentele), quindi tre singole origini via via più pregiate e costose: un double shot dell’espresso premium - un Panama geisha - costa 5 euro. Dietro il banco, in zona brewing, c’è una piccola scaffalatura che ospita provette di vetro con all’interno caffè predosati di diverse origini; ad oggi le vendite di estrazioni alternative sono 5-6 al giorno: a V60, chemex ed aeropress si affiancano altri strumenti per estrazione a caldo e a freddo e il nitro cold brew.

La sala. Dal primo ambiente si passa a un secondo più ampio e al contempo raccolto, con numerosi tavoli rettangolari, ai quali sedersi per una colazione, trascorrere momenti di svago o lavoro, pranzare, fare merenda in tranquillità e gustare un buon aperitivo. Un angolo accoglie una ben fornita offerta di macchine e accessori per l’estrazione del caffè, quindi, sul fondo si apre l’ampia vetrata che dà sulla tostatrice Dutch Master da 15 chili: qui vengono tostati i caffè serviti al Cafezal e inviati a più locali, per lo più oltre frontiera.

Davanti alla vetrata, una fila di tavoli delinea quella che domani sarà l’Academy: «Siamo ambassador di Victoria Arduino, con cui collaboriamo per la vendita di attrezzature per la caffetteria, nonché con la formazione al fine di contribuire alla crescita della cultura del caffè in Italia - prosegue Bitencourt -. Lo faremo con corsi molto semplici, a partire dalla corretta realizzazione della moka, del V60, dalla conoscenza del caffè, per arrivare a proposte più complesse e articolate. Questo da settembre, quando contiamo di aprire nuove sale».

Sono infatti da ultimare gli ambienti posti al piano interrato, tra cui il più ampio è dedicato al coworking, quindi il laboratorio della torrefazione e una saletta riservata, destinata a eventi per un numero ristretto di persone amiche del locale o da affittare. «Credo ai avere aperto un business nuovo, interessante e complesso - conclude Carlos Bitencourt -: a pieno regime saremo 14-15 persone alle quali si aggiungono chi lavora nel back office e i trainer. Anche per noi non è facile trovare personale: la complessità dello specialty richiede una dedizione particolare e parecchia formazione. A chi ha già detto dei “ma”, sull’onda della preparazione che si trova ad esempio in Australia, chiedo un po’ di comprensione e collaborazione; ogni giorno ci impegniamo per aiutare a crescere chi opera al banco bar. Visitando il locale ci si rende subito conto della sua complessità e della grande cura che poniamo a ogni particolare: è una “macchina” che, una volta bene avviata, darà un contributo notevole alla crescita della proposta specialty a Milano. Ne sono certo».

Spritz in Costiera, i signature territoriali de Le Agavi

Siamo stati a Le Agavi, 5 stelle lusso a Positano. Qui lavora il bar manager Raffaele Gargiulo che ha creato una drink list che si destreggia tra twist di classici e rivisitazioni di drink alla moda. Nel segno di una continuità con il territorio e i suoi ingredienti più rappresentativi. Le ricette di 3 signature cocktail "della casa"

A Positano (Sa), Le Agavi non è solo un albergo cinque stelle lusso, ma un sogno imprenditoriale diventato realtà, uno dei luoghi iconici del turismo in Costiera Amalfitana frequentato da un turismo di alto livello prevalentemente straniero. Nato nel 1966 su iniziativa dell’avvocato Aldo Capilongo, è una realtà unica che si sviluppa all'interno di un giardino verticale di ben 6.000 metri quadrati ripartito in terrazzamenti, attraversabili anche con una funicolare privata. Un’impresa portata oggi avanti dal figlio Giovanni, che vanta anche un ristorante stellato capeggiato dallo chef Luigi Tramontano, La Serra, un pontile per gli attracchi e ben tre postazioni bar: quella principale e contigua al ristorante, il beach bar e, infine, quella a bordo piscina. L'area bar è, dunque, centrale nella proposta dell'albergo che si avvale di uno staff di super professionisti guidato da Raffaele Gargiulo, bartender Aibes e bar manager a Le Agavi dal 2017 e composto da Enzo Tana, noto bartender campano con un ricco carnet di esperienze nei migliori bar della regione, dalla sommelier Nicoletta Gargiulo (presidente Ais Campania) e dai bartender Vincenzo Coppola e Antonio D’Ambrosio.

 

«La nostra drink list - spiega Raffaele Gargiulo - unisce i profumi e i sensi del territorio ai classici internazionali. Inoltre, la collaborazione con il ristorante La Serra è sempre costante, nell’uniformare l’esperienza dell’hotel». Un concetto che, ad esempio, si ritrova nel My Bloody Mary, dove il classico inventato, secondo alcune fonti, da Fernand Petiot viene rivisitato con passata di pomodoro locale, succo di limone della Costiera e origano, utile a impreziosire i sentori spicy della ricetta. Una centralità dei sapori del luogo che si scopre anche nel Positano Martini, dove la vodka si sposa al Triple Sec e a un liquore al fico autoctono. Una vera e propria immersione tra gli aromi di questo angolo di mondo, rafforzata dalla garnish: una zest di limone costa d’Amalfi Igp. Ma la contaminazione non si limita alle materie prime, ma anche ai drink più alla moda: è il caso dell’Agavi Spritz, dove al posto di un liquore aperitivo italiano viene utilizzato un classico della tradizione inglese: lo Sloe Gin, liquore che nasce dall'infusione o aromatizzazione del gin in bacche di prugnolo. In questo caso, lo Sloe Gin viene abbinato alle note di un Franciacorta e alla freschezza di una soda al rosmarino.

MY BLOODY MARY di Raffaele Gargiulo

Ingredienti
6 cl vodka premium
2 cl succo di limone Igp
7 cl passata home made di pomodoro
gocce di Tabasco
sale di sedano
salsa Worcester
pepe, origano, aglio nero fermentato, olio di oliva extravergine Dop 

Tecnica: Build
Guarnizione: pomodorino e julienne di sedano.

POSITANO MARTINI di Raffaele Gargiulo

Ingredienti
5 cl vodka premium
2 cl liquore al fico d’india
3 cl Triple Sec 

Tecnica: Shake and Strain
Guarnizione: zest di limone costa d’Amalfi Igp

AGAVI SPRITZ di Raffaele Gargiulo

Ingredienti
5 cl Sloe Gin
5 cl Franciacorta
5 cl soda al Rosmarino (home made) 

Tecnica: Build
Guarnizione: rosmarino e zest di limone

 

Serie GX di Nuova Simonelli, grinder per ogni esigenza

Serie GX di Nuova Simonelli
Più modelli per assecondare le esigenze di ogni locale, da chi introduce il caffè come opzione di bevanda, all’attività alto vendente

La scelta del macinacaffè è fondamentale per assicurare il migliore prodotto in tazza, che si tratti di un bar, un ristorante, di un hotel, nonché di caffetterie, catene e chioschi. Con la nuova serie GX, Nuova Simonelli offre a diversi tipi di locale apparecchiature che assicurano un alto tasso di produttività, aumentando l’efficienza del business e consentendo di offrire più tempo al cliente, al fine di fornirgli la migliore esperienza possibile.

I tre modelli della linea GX Grinder sono dotati della tecnologia ClimaPro, che mantiene costante la temperatura della camera di macinatura, ottenendo ogni volta un caffè perfettamente consistente; è possibile impostare temperature diverse, in base alle proprie esigenze. Hanno inoltre velocità variabili, consentendo di modificare la consistenza del caffè e incrementando la produttività in caso di grandi picchi di lavoro, aumentando la velocità di servizio e garantendo la tazza di caffè ideale in ogni situazione. Questi macinacaffè sono molto silenziosi e non disturbano clienti o dipendenti con rumori forti, senza compromettere la velocità o la qualità del caffè; ancora, il nuovo motore garantisce una riduzione dei consumi anche a fronte di una maggiore produttività.

Le dimensioni compatte (mm 202x416x518h) permettono di inserirli in spazi ridotti, mentre l’accessibilità semplificata e il touchscreen intuitivo li rende facili da manutenere e da utilizzare.

A ogni business la sua macchina. Per i locali che richiedono una produttività media, come ristoranti e hotel, GX 85 e Appia Life XT sono la coppia perfetta per fornire qualità e consistenza standard per diversi tipi di caffè. Il GX85 ha una velocità fissa, che lo rende affidabile per una grande produzione oraria.

Per le aziende che hanno bisogno di maggiore produzione e le catene di caffè, GX 85V e Aurelia Wave consentono un'eccellente produttività per soddisfare le esigenze durante le ore di punta, pur mantenendo la consistenza. Il GX85V ha velocità variabile, e in caso di bisogno può macinare molto caffè in poco tempo, aumentando la produttività di ogni punto vendita.

Il combo GX85W e Aurelia Wave UX è ideale anche per catene di caffè più grandi, che puntano sulla massima precisione e consistenza in ogni tazzina. Quando abbinato all'Aurelia Wave UX, il GX85W garantisce un flusso di lavoro rapido e una riduzione degli sprechi per tazza. Con il GX85W una catena può impostare il peso per ogni caffè, mantenendo la macinatura perfetta indipendentemente dalla quantità di caffè macinata. La macchina è indicata lavorare intensamente, senza sacrificare la consistenza o la qualità in tazza. GX85V e GX85W sono l'opzione perfetta per caffetterie, catene di caffè o ristoranti che servono un alto numero di tazze su base giornaliera.

Stic’, Alberto Marchetti crea il sorbetto su stecco prêt à porter

Stic' di Alberto Marchetti
Stic' di Alberto Marchetti
Il nuovo gelato su stecco proposto dal gelatiere torinese ha un packaging dallo stile retrò

Acqua, zucchero, frutta e un packaging dal gusto vintage: sono questi gli ingredienti di Stic', sorbetto su stecco da portar via. A crearlo Alberto Marchetti, che ha voluto valorizzare il prodotto con una confezione in cartone dallo stile retrò.

Cinque gusti, poche calorie

Fragola, limone, mango, passion fruit e yogurt, sono 5 i gusti da assaporare . Meno calorico del gelato, Stić si propone come un prodotto adatto anche a chi non può mangiare il gelato tradizionale. Ideale per una pausa refrigerante o una merenda leggera, da godersi a casa, all’aperto o al lavoro, il sorbetto sullo stecco si può portare ovunque. Tutto merito della confezione in cartone illustrata da Giovanni Gastaldi.

Stic' Alberto Marchetti
Stic' Alberto Marchetti

Chi è Alberto Marchetti

La storia tra Alberto Marchetti e il gelato inizia presto, da bambino, quando aiutava il papà in gelateria. E di quegli anni, di quei sapori, lui ricorda perfettamente la gioia, la ricchezza, la genuinità, la freschezza, valori che anche oggi cerca di trasferire nella preparazione dei suoi gelati. Il prodotto che si impegna ad offrire deve essere fresco, semplice e buono. Questo impegno avvicina Alberto Marchetti al mondo di Slow Food, con cui collabora sin dal 2008, ed in particolare a quello della Fondazione SlowFood per la Biodiversità Onlus, impegnata a salvaguardare i sapori autentici e dimenticati. Nel 2017 ha creato Casa Marchetti, a Torino. Due piani, un laboratorio a vista dedicato alla produzione e il primo Zabà Lab. Si tratta di uno spazio multifunzione, in cui ospitare corsi di formazione.

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