La nuova referenza che arricchisce l'offerta di energy drink è al gusto del fico e della mela golden ed è disponibile in lattina da 250 ml fino a fine inverno
La dolcezza del fico, la ricchezza aromatica della mela golden, con le sue leggere note acidule, un leggero sentore di caramello e note speziate invernali. Gusti caldi e avvolgenti caratterizzano la nuova Red Bull Winter Edition, la speciale referenza per il periodo freddo dell’anno del brand di energy drink.
La nuova arrivata, disponibile già da questo mese, offre gli stessi benefici funzionali della classica Red Bull Energy Drink, in quanto è preparata con gli stessi ingredienti principali, ovvero caffeina, taurina e alcune vitamine del gruppo B, importanti stimolanti per il corpo e la mente e per fornire micronutrienti essenziali per il mantenimento delle normali funzioni corporee, una piccola quantità di zuccheri da barbietola da zucchero (11 g per 100 ml, pari a quella contenuta in un cucco di arancia), e acqua. A questi si aggiunge il tocco in più dato dal sapore del fico e della mela golden, che la rendono ideale per fare il pieno di energia durante le fresche giornate autunnali e invernali.
E solo fino a fine inverno la Winter Edition sarà in distribuzione, custodita in lattina da 250 ml di colore petrolio opaco.
La gamma Red Bull
La nuova referenza va arricchire la gamma di energy drink di Red Bull che, oltre all’iconica lattina a rombi blu e argento, disponibile anche nelle versioni Sugarfree e Zero (leggi Arriva Red Bull Zero, l’energy drink senza zuccheri e calorie), è stata ampliata negli anni con, appunto, le Red Bull Edition, che abbinano “le ali” di Red Bull Energy Drink con gusti specifici: White Edition al gusto cocco-açai, Red Edition al gusto anguria e Green Edition al dragoncello.
In più dal 2018 il marchio ha lanciato anche la gamma Organics by Red Bull, la linea di soft drink certificati bio che conta otto referenze (disponibili anche in vetro per i bar): Simply Cola, Bitter Lemon, Ginger Ale, Tonic Water, Viva Mate, Purple Berry, Black Orange e Ginger Beer, ottime da consumare da sole o come ingrediente per la miscelazione.
Bonduelle Food Service amplia la gamma “Le Grigliate” con tre gustose novità: Cipolle rosse, Peperoni Julienne e Zucca, che si aggiungono a Melanzane, Peperoni, Zucchine, Contorno Andalusia, Tris di Verdure e Pannocchie di Mais.
Grigliate al naturale, le verdure sono cotte con una tecnica esclusiva che garantisce risultati eccellentinel rispetto del colore, del gusto e della consistenza. Il sapore è intenso e i prodotti assicurano un’alta resa e nessun rilascio di acqua.
Certificati per uso a freddo
Le 3 novità grigliate offrono i vantaggi di praticità e velocità garantiti da Service, il protocollo di produzione che grazie ad un processo di fabbricazione innovativo, permette di offrire prodotti utilizzabili a freddo, soloscongelandoli e senza bisogno di rigenerazione, nel pieno rispetto della sicurezza alimentare.
Cipolle rosse grigliate
Il sapore dolce e il calibro proposto le rendono un prodotto trasversale, adatto a moltissime preparazioni. Ingrediente indispensabile per hamburger, panini e pizze, ideale per insalatone, snack o preparazioni al salto, ottimo anche cotture prolungate, quali stufati, quiche e primi piatti.
Peperoni julienne grigliati
Dal sapore dolce e pieno, sono adatti come topping in focacce, pizze o torte salate, come farcitura per panini o semplice contorno. La semplicità di rigenerazione e stoccaggio ne completano l’alto contenuto di servizio.
Zucca grigliata
Tranci di zucca “butternut” realmente grigliata, con consistenza compatta, adatta per piatti di cucina creativa e tradizionale. La texture non troppo morbida la rende idonea a tutte le preparazioni. Il colore rimane vivido anche dopo la cottura o il decongelamento.
In collaborazione con lo chef
Per accompagnare il lancio delle tre novità della gamma Le Grigliate, Bonduelle Food Service ha collaborato con lo Chef Nicola Michieletto, precursore della cucina salutistica e funzionale in Italia, per fornire strumenti, consigli ed ispirazioni culinarie adatte ai diversi canali della ristorazione, dal ristorante gourmet al bar, dal banqueting allo street food, e a diverse clientele, con l’obiettivo di utilizzare al meglio i prodotti, massimizzarne la resa, ottimizzare tempo e risorse, garantendo sempre ricette di qualità eccellente e il pieno controllo del food cost.
I contributi dello Chef Michieletto, tra ricette esclusive, ispirazioni culinarie, vantaggi e consigli pratici di utilizzo sono raccolti nello Speciale Le Grigliate, scaricabile dall’indirizzo
1Burger vegetariano con tomino Piemontese, salsa al tartufo, basilico, Cipolle e Julienne di Peperoni grigliati
INGREDIENTI PER 10 PERSONE
250 g di Cipolle grigliate Bonduelle Food Service 250 g di Peperoni julienne grigliati Bonduelle Food Service
80 g di salsa al tartufo
10 tomini Piemontesi
10 buns al sesamo
q.b. di basilico
q.b. di sale e pepe
q.b. di olio extravergine BIO
PROCEDIMENTO
Rigenerare le Cipolle grigliate e la julienne di Peperoni grigliati in forno come riportato sulla confezione.
Affettare il sandwich e tostare da ambo i lati.
Tostare i tomini piemontesi in padella con olio, sale e pepe.
PRESENTAZIONE
Farcire il sandwich con la salsa al tartufo, il tomino fondente, le Cipolle grigliate e la julienne di Peperoni, guarnire con il basilico.
2Cubo di focaccia genovese con spuma di robiola all'erba cipollina e zucca grigliata
INGREDIENTI PER 10 PERSONE
500 g di Zucca grigliata Minute Service Bonduelle Food Service 200 g di robiola
10 cubi di focaccia bianca genovese
50 ml di panna fresca
1 limone
q.b. di erba cipollina
q.b. di semi di sesamo neri
q.b. di sale e pepe
q.b. di olio extravergine BIO
q.b. di maggiorana
PROCEDIMENTO
Decongelare in frigorifero per 12h la zucca grigliata e condire con olio, sale e pepe.
Montare la panna con la robiola ed insaporire con erba cipollina e scorza di limone
Tagliare la focaccia bianca genovese a cubi.
PRESENTAZIONE
Servire i cubi di focaccia bianca genevese con spuma di robiola all’erba cipollina e guarnire con zucca grigliata e semi di sesamo nero.
C’è Francesca Bardelli Nonino, della sesta generazione della famiglia Nonino, tra i premiati con il Premio America 2022. Promosso dalla Fondazione Italia Usa e giunto alla dodicesima edizione, il Premio vuole riconoscere e stimolare iniziative e opere finalizzate a favorire i rapporti tra Europa e Stati Uniti d’America e viene assegnato alle alte personalità che si siano distinte per il loro operato e abbiano raggiunto importanti risultati a favore dell’amicizia transatlantica.
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Francesca Bardelli Nonino
Francesca Bardelli Nonino con Giannola Nonino e lo chef Massimo Bottura, anche lui tra i premiati
Laureata in economia, sommelier, bartender e master in Social media communication, Francesca Bardelli Nonino si è meritata il premio per la sua attività nella distilleria Nonino, ma non solo. Si occupa infatti della comunicazione online e, insieme alla zia Elisabetta, del mercato americano: attività attraverso le quali ha saputo assumersi il ruolo di vera e propria ambasciatrice della storica azienda di famigliae, soprattutto, della cultura del distillato italiano per eccellenza, la grappa, negli Usa.
«È diventata celebre sui social nel giro di un solo anno grazie ai video in cui racconta le vicende della storica azienda di distillatori friulani di cui è responsabile della comunicazione web – si legge nella motivazione del Premio -. L’influencer della grappa, come è stata ribattezzata online, continua a moltiplicare i suoi contatti: oltre 60.000 followers seguono i suoi video e consigli su Linkedin e Instagram. Segue anche con sua zia Elisabetta, la promozione nel mercato americano che la porta spesso oltreoceano».
Elevare la qualità della grappa
La giovane Nonino si pone dunque nel solco della tradizione di famiglia, che con la distilleria di Percoto, saldamente guidata da Giannola Nonino, con le figlie Antonella, Cristina, Elisabetta, ha dato un contributo fondamentale a elevare la qualità della grappa e a portarla nell’Olimpo degli spirit. Meriti che sono stati celebrati proprio negli Usa ai massimi livelli: Nonino è nel 2019 si è aggiudicata i titolo di Migliore distilleria del mondo, tra i più importanti premi internazionali nel mondo del vino e degli spirit, assegnato da Wine Enthusiast, il prestigioso magazine di New York (leggi Nonino premiata come distilleria dell’anno da Wine Enthusiast). E l’Amaro Nonino Quintessentia è stato vincitore assoluto, per due anni consecutivi, dell’Ultimate Spirit Challenge, altro importante contest internazionale made in Usa (leggi Nuovi prestigiosi riconoscimenti internazionali per Nonino).
Una storia che l’influencer della grappa ha voluto sottolineare nel suo discorso alla cerimonia di premiazione. «Questo Premio rappresenta il lavoro di tutta la mia famiglia; mia nonna Giannola è stata la prima del settore ad andare oltreoceano senza parlare una parola di inglese ma armata del linguaggio della passione, spiegando agli americani cosa fosse la Grappa e come, con la distillazione artigianale di vinaccia di un solo vitigno distillata freschissima, ha rivoluzionato questo prodotto trasformandolo da un distillato considerato povero a quello che oggi rappresenta l’eccellenza del Made in Italy nel mondo – ha detto Francesca Bardelli Nonino -. Come l’eredità più bella, questa passione, questo amore per il lavoro sono stati tramandati di generazione in generazione arrivando anche a me, la sesta, così che ho potuto continuare questo straordinario racconto negli Stati Uniti e con la Grappa raccontare i nostri 125 anni di Arte della distillazione artigianale, la storia della nostra Italia, la bellezza, la cultura del nostro Paese».
Le altre personalità premiate
La cerimonia di premiazione si è tenuta, come da tradizione, presso la Camera dei Deputati di Roma. Le altre personalità premiate sono state: lo chef Massimo Bottura, la scienziata Ilaria Capua, l’astronauta Umberto Guidoni, il senior vice president di Apple Luca Maestri, il compositore premio Oscar Nicola Piovani, il già presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet, il sottosegretario di Stato allo Sport Valentina Vezzali.
Intervista al bar manager del locale vincitore del Premio Sanpellegrino Cocktail Bar dell’anno a Barawards 2021: «La cosa più importante? L’apprezzamento di chi ci ha votato e sostenuto»
Dopo aver sfiorato il trionfo negli ultimi anni, uno dei bar più amati di Roma e non solo è finalmente riuscito a ottenere il premio più ambito. L’anima dell’ospitalità street di Trastevere, guidata dal bar manager e socio Riccardo Rossi, che ormai quasi dieci anni fa si unì al team, dopo esperienze di formazione a Londra.
Bar di alto volume aperto nel 2005, non nuovo anche alle classifiche internazionali (classificato al numero 86 nei World’s 50 Best Bars 2022), ha da poco raddoppiato in zona Prati con Freni e Frizioni Draft, che punta su bevande alla spina e pizze di qualità. Un bar, come dovrebbe essere: «Per dimenticare, per festeggiare, per aggregarsi e stare bene: il bar è luogo per tutti, e l’obiettivo di chi ci lavora dovrebbe essere il benessere degli ospiti, sempre. Sembra scontato, ma è meno frequente di quanto si pensi».
Locale ad affluenza importante, che tiene però sempre alta la qualità in miscelazione, Freni e Frizioni ha saputo tenersi al passo con i tempi egregiamente, senza in realtà mai cambiare: «È una delle chiavi di volta di tutto il nostro lavoro: quello che va bene oggi potrebbe non andare bene tra tre anni. Noi non ci siamo mai accontentati, anche quando abbiamo iniziato a vedere risultati di prestigio, ma non abbiamo mai perso la nostra identità: un bar di quartiere, in fondo, votato ai livelli più alti». Premiato quindi un cocktail bar che della semplicità fa la sua firma, e Rossi pare intravedere un futuro su questi binari: «Dopo anni di miscelazione a tratti estrema, sperimentazioni continue e quasi eccessive, stiamo tornando a un bere più diretto e meno complicato, dagli ingredienti ai bicchieri. È giusto impegnarsi su tecniche innovative e complesse, ma non bisogna tralasciare di coltivare il classico». Freni e Frizioni è il cocktail bar migliore d’Italia? «Lo è per chi ci ha votato e sostenuto, ed è forse la cosa più importante in assoluto».
Intervista al Brand Ambassador spirits&co dell’anno di Barawards 2021: «Competere è salutare, se lo si fa per comprendere se stessi e il proprio livello. Vincere può essere un trampolino, mai un punto d’arrivo».
Un bartender che non ha bisogno di presentazioni, questa volta in vesti nuove ma sempre di successo: Flavio Angiolillo, italo-francese, volto arcinoto del panorama della miscelazione milanese, patron del gruppo Farmily che comprende Mag, Mag La Pusterla, Iter, Backdoor43, lo speakeasy 1930 (35esimo bar al mondo nel 2022 secondo World’s 50 Best Bars) e il nuovo cocktail bar del Mercato Centrale.
Il premio agli ultimi Barawards lo vede protagonista però comebrand ambassador diDripstillery, progetto produttivo parallelo a quello dell’ospitalità, lanciato a fine 2020 in collaborazione con Fundeghera1939, che si sta facendo spazio sul mercato con il Bitter Fusetti: «Si sono stupiti in molti per questo riconoscimento, ma credo siamo riusciti a far parlare del nostro prodotto e a mostrarlo nella sua essenza più vera, dal dietro le quinte dell’imbottigliamento, alle tecniche di miscelazione, e questo ha fatto la differenza».
Più abituato a confrontarsi con i brand ambassador che a esserne uno di per sé, Angiolillo sottolinea l’importanza dell’allineamento tra valori del professionista e quelli dell’azienda da rappresentare: «C’è stato un momento in cui i brand ambassador si moltiplicavano, erano evidentemente troppi ed è stato fin troppo chiaro come non ci fosse passione. È fondamentale credere nel marchio per cui ci si espone, dev’esserci sintonia: rappresentare la mia stessa azienda è stato un vantaggio, chi non ha questa possibilità dovrebbe comprendere a fondo il brand e di conseguenza organizzare il proprio lavoro su target, mercato, consumatori”». E nulla va lasciato al caso: «È un lavoro che richiede pianificazione e senso pratico, con calendari da rispettare, viaggi, utilizzo dei social network». Non è la prima apparizione per Angiolillo ai Barawards, in passato premiato per i suoi bar: «Competere è salutare, se lo si fa per comprendere se stessi e il proprio livello. Vincere premi può essere un trampolino, ma mai dev’essere un punto d’arrivo».
Intervista al bar manager del locale vincitore del Premio Amaro Tosolini Bar d'albergo dell'anno a Barawards 2021: «Il risultato di anni di ottimo lavoro»
Via quella polverosa visione del bar d'albergo come luogo inaccessibile e impostato. Benvenuta invece la nuova dimensione: il The Court, all'interno di Palazzo Manfredi, è stato premiato come bar d'albergo dell'anno, ed è un fondamentale punto di riferimento per la miscelazione di Roma, che all'accoglienza di lusso di un cinque stelle abbina un'atmosfera fresca e contemporanea. La firma è di Matteo "Zed" Zamberlan, 46enne rientrato nella sua città due anni fa, dopo un pellegrinaggio di successo che lo aveva portato a Tokyo, alla corte del maestro Hidetsugu Ueno, e a New York, come consulente beverage del Giorgio Armani Restaurant sulla 5th Avenue, oltre a mietere premi e riconoscimenti personali. Studioso e massimo esperto di amari, è autore di The Big Book of Amaro, uno dei testi più apprezzati e riconosciuti del settore, tra i primi dieci titoli segnalati da Tales of the Cocktail 2020.
Il lavoro di Zed ha permesso una svolta all’evoluzione dell'hotel bar a Roma, e in tutto il paese. «Si potrebbe parlare di non evoluzione, in realtà. Appena tornato in Italia ho notato che non era cambiato nulla. Per questo ho impostato un bar d'albergo sullo stile anglosassone, che mantiene l'eleganza del servizio, l'utilizzo di prodotti super premium, i dettagli di un'icona del lusso, rendendola però casual. Non volevo impaurire i consumatori, volevo distaccarmi dall'identità dell'albergo: ho creato un bar che ha una sua personalità, a sé stante. Ho sdoganato il bar d'albergo in Italia, dimostrando come sia possibile far convivere lusso e approcciabilità. E non era mai stato possibile prima: all’estero i cinque stelle sono in realtà le prime mete da visitare per bere bene, qui invece si rimane legati a un’idea di estremo, inarrivabile, che non fa bene al movimento».
La chiave per il successo è il rapporto con proprietà e team. «Ho molta autonomia. Significa avere libertà, ma anche dover rispettare la fiducia che mi viene data, e credo sia in realtà il risultato di anni di ottimo lavoro». La nuova visione del bar d’albergo potrebbe portare nuovi professionisti ad approcciare questa dimensione: cosa serve per avere successo in una realtà così particolare? «Avercelo dentro, almeno in parte. Ci sono caratteri che non sono disposti a indossare giacca e cravatta, io sono cresciuto nel mito di mio padre che era uno degli ultimi grandi concierge di alberghi di lusso. E poi serve coltivare spirito di squadra, un albergo è come un piccolo esercito, ci sono gerarchie, regole. L’approccio è fondamentale, anche: va bene essere alternativi, ma l’eleganza non può mai mancare».
Paola Campana, Campana bottega di caffè speciali, Pompei (Na)
Intervista alla vincitrice del Premio Bloom Specialty Coffee Barista dell'anno di Barawards 2021: «Servono determinazione, costanza, passione e soprattutto applicazione»
Trentanovenne di Torre Annunziata (Napoli), è rientrata nel mondo della caffetteria dopo una laurea e un Masters in Business Administration che l’hanno portata a collaborare con aziende importanti. Nel 2017 l’apertura della propria realtà, Campana Bottega di Caffè Speciali a Pompei (Napoli), «con la voglia di divulgare il caffè di qualità. Sono convinta che il caffè vada spiegato, come si fa con un piatto gourmet. E per questo è necessario uno studio continuo, è fondamentale avere passione per la materia. Il mio obiettivo è aprire un secondo punto, quanto prima».
Dirigere una caffetteria è una sfida senza sosta, a maggior ragione se il confronto è da farsi anche con un retaggio culturale che non vuole saperne di essere cancellato: «Il barista è ancora visto come un’attività di ripiego, per chi non sa o non può fare altro. La si considera una figura di bottega, non come una professionalità che può tranquillamente sostenere una carriera. Per questo servono determinazione, costanza, passione e soprattutto applicazione».
Perché il mondo del caffè ha negli ultimi tempi dimostrato le enormi potenzialità di cui dispone, permettendo anche a una platea tradizionalista come quella italiana, di scoprire nuove varietà, tecniche, modalità di lavoro: «Già solo rispetto a tre anni fa c’è maggiore consapevolezza, più formazione, più cultura. Sappiamo di più, di conseguenza abbiamo molto più da raccontare, e sarà così anche in futuro: il barista dovrà essere eclettico, curioso, pronto a sperimentare. E preparato sia sul piano merceologico che su quello pratico, quindi dall’estrazione di un espresso a quelle alternative, passando per il riconoscimento di caratteristiche organolettiche, tecniche di tostatura».
Gli specialty coffee, in cui Campana crede fermamente, stanno rapidamente (e finalmente) riscuotendo l’attenzione che meritano: «Questa riscoperta del caffè di qualità è un enorme aiuto per tutto il movimento. La divulgazione del caffè è fondamentale, e anche nelle proposte un po’ più hipster si riconoscono studio e formazione».
I Maestri dell'Ampi al XXX Simposio con Javier Guillen, protagonista di una demo tecnica
Il XXX Simposio dell'associazione dei Maestri Pasticceri si chiude all'insegna della progettualità: apertura ai giovani, spazio a lievitati e gelato, più attenzione ai temi di management
Tecnica e formazione, ma non solo: il XXX Simposio di Ampi, andato in scena alla Reggia di Colorno, ha messo le basi per un ampliamento degli orizzonti dell'Associazione su molteplici fronti. «Il focus del Simposio - afferma Sal De Riso, presidente Ampi - resterà tecnico formativo. Ogni volta ci diamo un tema - quest'anno abbiamo lavorato sui bigné - su cui in preparazione del Simposio si lavora a gruppi per far emergere idee, spunti, novità. Come hanno fatto i colleghi Rita Busalacchi e Maurizio Santin mostrandoci nuove soluzioni su cotture, farciture e metodi di conservazione». Un altro momento clou è stata la Demo tecnica di Javier Guillen, pasticcere "dei due mondi" (ha attività in Spagna e in Brasile, oltre ad essere consulente per Valrhona e Sosa), sul tema dei lievitati e dei cake da viaggio.
Respiro internazionale
«Il nostro obiettivo - spiega De Riso - è coinvolgere professionisti da tutto il mondo, per avere la possibilità di un confronto tecnico su attrezzature, strumenti e tecnologie all'avanguardia e per conoscere l'evoluzione della nostra attività attraverso le tendenze e le novità in arrivo da altri Paesi».
Uno sguardo al futuro
La grande novità di quest'anno è l'avvio del progetto giovani, che punta a coinvolgere le nuove generazioni di professionisti all'interno dell'associazione. «Abbiamo selezionato 50 pasticceri under 30 da tutt'Italia che riuniremo a novembre per sottoporli a un esame di ammissione. Saranno loro a creare il primo nucleo di Ampi Giovani, sezione che punta a coinvolgere i giovani più promettenti nella vita dell'asociazione, per permetter loro di crescere professionalmente in maniera più veloce. Avranno giornate formative a loro dedicate e parteciperanno al Simposio in qualità di uditori, in attesa di maturare le competenze necessarie per entrare in Ampi a pieno titolo».
Largo a lievitati e gelato
L'ampliamento degli orizzonti riguarda anche i temi e le referenze su cui Ampi vuole approfondire conoscenze e competenze dei Maestri membri: «Nel prossimo futuro ci dedicheremo con attenzione anche ai lievitati e al gelato - prosegue De Riso -: i primi perché sono un prodotto sempre più importante nel mondo della pasticceria, sia nell'ambito delle colazioni che dei dolci da ricorrenza. Lanceremo un progetto importante legato al lievito madre. Quanto al gelato è un'evoluzione naturale, dal momento che molti accademici sono già da tempo produttori di gelato di qualità».
Dalle tecniche alla gestione
Ma accanto agli aspetti più squisitamente tecnici, troveranno sempre più spazio i contenuti manageriali, legati alla gestione delle imprese. Un primo assaggio si è avuto dal confronto tra Maestri e rappresentanti delle aziende partner avvenuto al Simposio durante il talk "Sinergie per affrontare la crisi. Crisi energetica e rincaro delle materie prime". Una questione che accomuna tutti: dalle aziende fornitrici, alle prese con rincari mai visti delle materie prime cui non di rado si abbinano problemi di approvvigionamento - ai pasticceri colpiti dal caro bollette. Inevitabile un ritocco dei prezzi, per l'impossibilità di assorbire completamente l'impennata dei costi, così come è inevitabile un ragionamento approfondito sul potere d'acquisto dei propri clienti, per evitare un rimedio peggiore del male. «Molti dei nostri associati - conclude De Riso - sono titolari di azienda, che hanno a che fare quotidianamente con scelte e decisioni legati alla gestione. Un confronto su questi temi, che possa prevedere anche momenti dedicati, non potrà che essere d'aiuto a tutti noi per fare sempre meglio il nostro lavoro».
A tutto campo l’impegno a tutela dell’ambiente e delle persone dell’azienda piemontese, che quest’anno taglia il traguardo dei 140 anni di attività. Dalle capsule compostabili ai pack a minore impatto per il bar ai progetti di empowerment al femminile
Un compleanno importante e significativo quello di Caffè Vergnano che ogni giorno, da 140 anni, porta avanti una tradizione che l’ha reso simbolo dell’espresso italiano. Oggi come allora, infatti, il caffè viene prodotto con il metodo della tostatura lenta, una scelta che permette di ottenere una cottura uniforme e di proteggere la ricchezza di ogni chicco.
Caffè Vergnano non è però solo simbolo della tradizione ma anche dell’innovazione, grazie all’impegno verso la salvaguardia dell’ambiente. L’azienda piemontese è da sempre convinta che l’unica soluzione per uno sviluppo ambientale davvero sostenibile sia quella di prestare attenzione alle piccole e grandi azioni dell’agire quotidiano.
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A testimonianza della serietà dell’impegno preso, è nato il Comitato di Sostenibilità, un organo operativo che ha come obiettivo quello di stabilire le linee strategiche in tema di sostenibilità.
Da anni ormai l’azienda si impegna per rendere il consumo di caffè in capsule più sostenibile: così sono nate le capsule compostabili compatibili con le macchine a uso domestico a marchio Nespresso®* e a marchio Lavazza® A Modo Mio®*, recuperabili nella raccolta differenziata dell’organico.
Il progetto della compostabilità ha rappresentato una grande sfida che ha permesso di posizionare Caffè Vergnano come punto di riferimento della categoria in Italia e nel mondo.
Soluzioni sostenibili per il bar
Anche nel mondo horeca si scelgono soluzioni e progetti a minor impatto ambientale, privilegiando soluzioni durature e più ecologiche per la realizzazione del merchandising dei bar e favorendo nelle caffetterie a marchio Caffè Vergnano 1882, grazie all’applicazione To Good To Go, la collaborazione tra baristi e clienti per abbattere gli sprechi alimentari.
Tra i progetti horeca più rilevanti, si distingue anche il pack premium: un imballo per caffè in grani di altissima qualità, composto per il 100% da plastica rigenerata R-PET. Riciclato e riciclabile, per un caffè a tutti gli effetti “buono”.
Importanza sempre più rilevante in questo percorso green hanno inoltre i sottoprodotti della produzione. L’azienda ha appena stipulato un contratto per la fornitura delle pellicole di caffè come sottoprodotto per la produzione di biometano all’azienda agricola Valbona di Poirino.
Il nuovo accordo permette di ricavare dal sottoprodotto della tostatura biogas, che può essere utilizzato come fertilizzante, andando a contribuire alla riduzione del carico di concimi chimici distribuiti nei campi.
Sostenibilità sociale
Per Caffè Vergnano la sostenibilità non è solo ambientale ma anche sociale e Women in Coffee ne è la testimonianza.
Nato nel 2018 come progetto di raccolta fondi a favore delle donne che lavorano nelle piantagioni, oggi è diventato un contenitore più ampio di progetti che spaziano dalla difesa dell’empowerment femminile alla promozione dell’equità di genere.
*Il marchio non è proprietà di Caffè Vergnano S.p.A., né di aziende a essa collegate.
Creato da Frolla Microbiscottificio, cooperativa che dà lavoro a 18 ragazzi disabili, il biscotto è fatto con materie prime acquistate da aziende colpite dall'alluvione dello scorso settembre e il ricavato delle vendite è devoluto alla Caritas di Senigallia
È un’iniziativa ad alto tasso di solidarietà quella che ha per protagonista Frolla Microbiscottificio. La cooperativa di Osimo che dà lavoro a 18 ragazzi disabili e che produce prodotti di pasticceria, ha lanciato Briciole, un biscotto pensato per aiutare le Marche colpite dall’alluvione dello scorso settembre. Il biscotto, a base di amarene e cioccolato, è preparato con materie prime acquistate da aziende del territorio danneggiate dall’alluvione e il ricavato delle sue vendite verrà devoluto alla Caritas di Senigallia.
Aiutare le persone e le realtà in grave difficoltà a causa dell’alluvione è l’obiettivo dell’iniziativa e che il biscotto evoca già dal nome. Come ripuliamo le briciole quando mangiamo, così i marchigiani vogliono ripulire la loro terra dai danni subiti e riappropriarsi del loro territorio.
Non casuale è anche la scelta dei gusti del biscotto. Le amarene vengono acquistate dall’azienda Morello Austera di Cantiano (Pesaro e Urbino), che produce e trasforma le amarene di Cantiano, prodotto che rientra nell’Arca del Gusto Slow Food. Il cioccolato è prodotto da Brave Beans, produttore di cioccolato con sede a Casine di Ostra (Ancona), che realizza i suoi prodotti con cacao fornito da cooperative di piccoli produttori del Sud del Mondo.
Come contribuire
Per acquistare i biscotti basta andare sull’e-shop di Frolla Microbiscottificio e inserire le Briciole nel carrello: il sistema darà di default una donazione minima di 10 euro che ovviamente potrà essere anche maggiore se l’utente lo desidera. Terminato l’acquisto, le confezioni vengono spedite all’indirizzo indicato. Sottratti i costi di produzione, il ricavato viene devoluto alla Caritas di Senigallia.
Gli altri partner del progetto
Insieme a Frolla Microbiscottificio, partner dell’iniziativa sono altre due realtà made in Marche, quali Gaia Segattini Knotwear, il brand di capi di moda artigianale e sostenibile creato dalla fashion designer, blogger e consulente Giaia Segattini, e Box Marche, azienda di Corinaldo (Ancona) specializzata nella progettazione e realizzazione di packaging, ognuna con un suo ruolo specifico nel progetto. Se Frolla si occupa della lavorazione dei biscotti, Segattini, visto anche il suo importante ruolo di influencer e considerato il forte legame con la sua community, si dedica alla divulgazione sui social (l’hashtag è #briciolehelpmarche). Mentre Box Marche ha aderito offrendosi per la produzione dei pack che contengono Briciole. Prezioso è stato anche il contributo di Raffaele Primitivo per la creazione del logo, di Paolo Isabettini per il copy, di Michele Filippetti che ha sviluppato le grafiche e di Francesco Tenaglia che invece si è pccupato della animazioni web.
Torna la tre giorni più golosa dell'anno. Dal 4 al 6 novembre 2022, a Milano si terrà la nuova edizione della Coppa del Mondo del Panettone. L'appuntamento coinvolgerà i più grandi pasticceri internazionali, gli addetti ai lavori, ma anche tanti food lover. Infatti, anche il normale pubblico potrà partecipare alle presentazioni dei singoli maestri.
Una finale aperta
La nuova edizione della Coppa del Mondo del Panettone si terrà a Palazzo delle Stelline, a Milano. La finale del concorso internazionale è realizzata con Associazione Maestro Martino e Regione Lombardia e il patrocinio del Comune di Milano, Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza. A sostenere l'iniziativa ci sono anche Agrimontana, Molino Dallagiovanna, Novacart, Carma Chocolate, Corman, Europa ovens. Pagando un biglietto d'ingresso, si potrà partecipare alle degustazioni, ai laboratori e assistere in diretta alla votazione della giuria. Per chi lo desidera, potrà acquistare i panettoni nei singoli stand. Tanto spazio anche per i bambini, che potranno realizzare la decorazione con lo zucchero di un piccolo panettone. L'ingresso per una giornata intera costa 8 euro, mentre per chi vuole seguire la finale per intero, è disponibile il carnet da 18 euro. L'acquisto dei biglietti si può fare qui.
I finalisti della competizione
Dopo un anno di selezioni nazionali tenute in diversi stati, l’edizione 2022 vede in finale 24 pasticceri per la categoria Panettone Tradizionale e 18 per la categoria Panettone al Cioccolato. Per la prima volta, ci sono concorrenti che vengono dall’Africa. Per la precisione, dall'Algeria: si tratta di Ahmed Nezzar della pasticceria Panettone toute l'année. Due i finalisti dal Sud America: Brunno Malheiros e Jozé Nilson, che hanno passato le selezioni organizzate dalla Levain Bakery School di Rogerio Shimura a San Paolo. A contendersi i due titoli ci sono anche cinque donne. Ci saranno Vanna Scattolin di Madamadorè (Italia), Tatiana Coluccio di Old Europa Bakery (Australia) e Andreide Borba di Santa Coina (Portogallo) per la categoria Panettone Tradizionale; Beatrice Volta della Pasticceria Come una volta (Italia) e Séverine Coulson di Secrets Gourmands (Francia) per la categoria Panettone al cioccolato. Presenti anche gli svizzeri: Luca Poncini, Roberto Gatti di Artebianca Sagl e Stefano Gobbi di LE 1955, per la categoria Panettone tradizionale; Davide Steffenini della Pasticceria Gant per la categoria Panettone al cioccolato. Spazio ai francesi Thomas Teffri-Chambelland, Raphaël Jubert di Le Pain de Saint Hugon e Frank Collas di Le Four à Bois per il panettone tradizionale. A sfidarsi su quello al cioccolato, ci saranno Cédric Alibert di Antoinette Pain et Brioche. Dalla Spagna concorre Yann Dutche di Dolç par Yann Duytschee per la categoria panettone tradizionale e Ton Cortes della Cloudstreet Bakery di Barcellona e Rafa Aguilera della Pastisseria Cal Jan per la categoria Panettone al cioccolato. Dagli Stati Uniti d'America arriveranno a Milano in gara per il panettone tradizionale Jaime Martines di Cosetta's nel Minnesota e Garri Rulli di Emporio Rulli in California. I maestri pasticceri hanno passato le selezioni presso The Institute of Culinary Education di New York City. Per il primo anno partecipa il Belgio con Samuel Bellini e la Romania con Claudio Perrando. Un concorrente anche dal lontano Giappone: sarà in gara Shinichiro Kojima di Boulangerie Grand Homm.
La giuria della Coppa del Mondo del Panettone tradizionale
Per la finale della Coppa del Mondo del Panettone sono previste due giurie. Assaggi tecnici durante la finale della Coppa del Mondo del Panettone La giuria internazionale del Panettone tradizionale sarà composta da Vittorio Santoro Direttore Cast Alimenti (Presidente di Giuria), Paco Torreblanca, Miglior pasticciere di Spagna, Debora Massari, Owner Iginio Massari alta pasticceria, Bruno Buletti, Maestro dei lievitati in Svizzera, Jimmy Griffin, Master of Baker Irlanda, Rogerio Shimura, Maestro panettiere e Direttore della Levain Escola de Panificação Brasile, Gianbattista Montanari, Presidente Club Italia CMP, Jonathan Mougel Metre ,Meilleur Ouvrier de France, Marco Paolo Molinari, Pastry Chef in Giappone, Salvatore Tortora, Vincitore della Coppa del Mondo del Panettone 2021.
La giuria della Coppa del Mondo del Panettone al cioccolato
La giuria internazionale del Panettone al cioccolato ingloberà invece Iginio Massari (Presidente di giuria), François Stahl Mâitre Chocolatier Svizzera, Jimmy Griffin Irlanda Master of Baker Irlanda, Jan Pablo Colubri Chocolatier Leiter Chocolate Accademy Zurigo, Jonathan Mougel Metre Meilleur Ouvrier de France, Bruno Buletti Maestro dei lievitati in Svizzera, Claudio Gatti Presidente Maestri del lievito madre in Italia, Gianbattista Montanari, dimostratore Corman ed esperto lievitista, Davide Comaschi World Chocolate Master 2013.
Panettone Academy Award
Durante la finale della competizione 2022 verrà presentato il Panettone Academy Award, l’unico concorso internazionale biennale esclusivamente dedicato alle scuole e accademie di tutto il mondo, finalizzato a promuovere il panettone a livello internazionale attraverso le generazioni future di cuochi e pasticceri. Il progetto promosso da Associazione Maestro avrà come obiettivo principale del concorso la divulgazione della cultura gastronomica Made in Italy nel mondo, attraverso l’espressione di giovani chef e pasticceri. Per questo motivo si è pensato di valorizzare il panettone rivolgendosi alle scuole e alle accademie che promuovono nel mondo la cultura gastronomica, forgiando le generazioni future dei professionisti.
È densa e articolata la strategia per contribuire a rendere la coltivazione di caffè più sostenibile, contenuta nel Nescafé Plan 2030, presentato a livello internazionale, in cui investirà oltre un miliardo di franchi svizzeri. Il Gruppo Nestlé è impegnato da anni nella transizione verso un sistema alimentare rigenerativo e si pone l’ambizioso traguardo di raggiungere zero emissioni nette di gas serra entro il 2050. Come sempre, i suoi progetti coinvolgono anche il settore dell’horeca.
«Il cambiamento climatico sta mettendo sotto pressione le aree di coltivazione del caffè - ha affermato David Rennie, head of Nestlé Coffee Brands -. Stiamo accelerando il nostro lavoro per contribuire ad affrontare i cambiamenti climatici e le sfide sociali ed economiche» nelle catene del valore del brand. Il quadro presentato da numerose ricerche è preoccupante: si prevede che l’aumento delle temperature ridurrà, da qui al 2050, le aree adatte alla coltivazione del caffè del 50%. Sono ben 125 milioni le persone che dipendono dalle coltivazioni di caffè per il proprio sostentamento e si stima che l’80% delle famiglie di coltivatori viva al livello o al di sotto della soglia di povertà. A fronte di ciò, è più che mai urgente intervenire, con un impatto concreto sulla coltivazione di caffè a livello globale perché, ha proseguito Philipp Navratil, head of Nestlé’s Coffee Strategic Business Unit, «Vogliamo che i coltivatori di caffè prosperino tanto quanto vogliamo che il caffè abbia un impatto positivo sull'ambiente. Le nostre azioni possono contribuire a guidare il cambiamento dell’intera industria del caffè».
Al centro della strategie si trova l’agricoltura rigenerativa, ovvero un approccio all’agricoltura che a migliorare la salute e la fertilità del suolo, nonché a proteggere le risorse idriche e la biodiversità. Avere suoli più sani significa renderli più resistenti agli impatti dei cambiamenti climatici (con essi le colture) e poter aumentare i raccolti, contribuendo a migliorare i mezzi di sussistenza degli agricoltori. Per questi ultimi sono previsti formazione, assistenza tecnica e la fornitura di piantine di caffè ad alto rendimento per aiutarli a passarealle nuove pratiche di coltivazione, che comprendono pratiche quali piantare colture di copertura e ombreggiamento per proteggere il suolo e contribuire ad aggiungere biomassa, dunque il sequestro del carbonio nel suolo; utilizzare fertilizzanti organici; fare maggiore uso dell’agroforestazione e della consociazione al fine di contribuire alla conservazione della biodiversità; potare le piante di caffè o sostituirle con varietà resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici.
Gli interventi saranno mirati in un primo tempo sui territori da cui il brand si approvvigiona del 90% del caffè: Brasile, Vietnam, Messico, Colombia, Costa d’Avorio, Indonesia e Honduras. L'agricoltura rigenerativa contribuisce anche all'abbattimento dell'anidride carbonica nell'atmosfera e alla riduzione delle emissioni di gas serra. Ecco perché è una parte fondamentale della roadmap verso le Zero Emissioni Nette del Gruppo, che ha preso il via nel 2010.
Gli step di Nescafé sono il raggiungimento del 100% di caffè di provenienza responsabile entro il 2025; il 20% di prodotto da metodi di agricoltura rigenerativa entro il 2025 e il 50% entro l 2030. Sono previsti interventi a sostegno degli agricoltori che si assumono i rischi e i costi associati al passaggio all’agricoltura rigenerativa.