Liquori e distillati "made in Italy" sono in pieno rilancio grazie anche all'iniziativa dei piccoli imprenditori. L'italianità rimane un marchio magnetico per l'estero e può adesso avvalersi di un nuovo supporter: Sapiens Spirits nata nel 2021, diramazione del FreedL Group, realtà specializzata in investimenti nel settore beverage che fa capo a Edoardo Freddi, già noto nell’export management del vino (Edoardo Freddi International). Si tratta di un vero e proprio acceleratore di business che agisce come ambasciatore delle microdistillerie italiane e che, spiega a Bargiornale il responsabile commerciale Gianluca Burani, «promuoverà quelle aziende che si distinguono per delle particolarità come produzioni senza conservanti, produzioni a impatto zero, filosofie di lavoro esclusive ecc. Aiutiamo, dunque, i brand che meritano d'essere conosciuti all'estero».
Sapiens Spirits farà, quindi, da cinghia di trasmissione tra produzioni di nicchia e mercati internazionali in espansione (Est Europa in primis). «In pratica - aggiunge Burani - facciamo da ponte. Operiamo, difatti, come un'agenzia di rappresentanza all'estero». In portfolio, Sapiens Spirits conta già diversi prodotti di aziende dai piccoli volumi, ma dalla forte identità territoriale come Ambrosia, gin sostenibile con packaging riciclato al 100%, il Ginepraio, gin 100% biologico, l'Impavid Luxury Gin, che colpisce da subito per la sua bottiglia con il vetro scolpito a riprodurre la testa del celebre David di Michelangelo, o, ancora, il Vermut Peliti’s, prodotto dal 1877 su richiesta del Principe di Galles Edoardo VII. Presenti anche produzioni di dimensioni più rilevanti, come quelle firmate La Valdôtaine, distilleria di montagna della Valle D'Aosta dal 1947 che lavora con antichi alambicchi in puro rame e che fa parte dello storico Gruppo Francoli. «Il mondo degli spirits è in continua evoluzione grazie al lavoro eccellente dei bartender, che frequentemente lanciano tendenze e nuove iniziative - prosegue Burani -. Parallelamente, il savoir faire italiano è riconosciuto ovunque. Anche la distillazione sta uscendo dai confini nazionali, ed è forse il segmento più dinamico in assoluto. Gli artigiani crescono e devono essere riconosciuti all'estero. Noi li distogliamo da tutto ciò che non riguarda la produzione, perché il loro lavoro e la loro qualità vengano valorizzati a dovere».
Sapiens Spirits, l’acceleratore di business per il mondo craft

Arte contemporanea e uova di Pasqua: l’omaggio di Walter Musco
Walter Musco omaggia i grandi artisti contemporanei con le sue uova di Pasqua. Per il 2023 ha portato le sue creazioni festive a un livello più alto, raccogliendole nella mostra "! - impressioni dall'arte", L'esposizione si terrà presso la Pasticceria Bompiani a Roma, dal 24 marzo all'8 aprile, dove sarà possibile anche acquistare le uova artistiche, insieme ai classici prodotti pasquali.
Dall'arte all'uovo di Pasqua
Musco ha voluto rendere omaggio all’arte contemporanea e agli artisti viventi che più si avvicinano alla sua sensibilità ed urgenza comunicativa. Al centro delle sue creazioni ci sono l'individualismo del gesto e del significato artistico, nonché la comprensione dei media, veicolo delle proprie idee, sia esso un supporto materico o un'installazione. Dopo anni di ricerche sensoriali, cromatiche e tematiche Walter Musco ha deciso di divertirsi con omaggi agli artisti “simultanei”, viventi e più riconoscibili, componendo così una galleria pop di contesto internazionale. Le sue uova omaggeranno artisti iconici, che hanno rappresentato e rappresentano idee sociali, che hanno rivoluzionato il concetto di forma, mezzo e gusto. Tra questi: Jeff Koons, Maurizio Cattelan, Yayoi Kusama, Takashi Murakami, Banksy e Damien Hirst solo per citarne alcuni. Le uova di cioccolato sono esemplari unici realizzati a mano e saranno in esposizione da venerdì 24 marzo fino al giorno di Pasqua nella nostra Pasticceria di Roma. Saranno acquistabili in esclusiva in negozio.
Gli altri prodotti pasquali di Walter Musco
La Pasticceria produrrà come ogni anno anche i classici della tradizione Pasquale. Ci saranno le uova di cioccolato gourmet ai gusti pralinato alle arachidi, pralinato pistacchio e lampone, gelèe alla fragola, pralinato nocciola. Non mancherà la colomba in tre versioni: classica, al cioccolato, con ciliegie e semi di papavero. Sarà possibile acquistare anche il casatiello, la pizza al formaggio e l’immancabile pastiera. A questi si aggiungeranno altre uova artistiche, considerate fuori mostra, che sono un omaggio agli artisti più famosi di tutti i tempi: Lucio Fontana, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Roy Lichtenstein e Jackson Pollock tra gli altri.
Deborah Santoro e Lucia Montanelli, due italiane ai vertici di Lady Drink 2023
La siciliana Deborah Santoro e la italo-londinese Lucia Montanelli sono state elette a Rapallo rispettivamente Lady Drink Italia e Lady Drink International 2023. Insieme con le altre barlady coinvolte nelle 25 edizioni entreranno a far parte della nuova associazione Club Lady Drink.
Creata e organizzata da Danilo Bellucci, la 26.ma edizione della celebre Lady Drink Competition riservato alle barman e barlady del 12-13 marzo 2023 ha visto la partecipazione al Grand Hotel Excelsior Palace Portofino Coast (5*lux) di Rapallo (Genova) di 47 concorrenti italiane e 11 finaliste europee, con i rispettivi sponsor aziendali. Ai posto d'onore la marsalese Tiziana Sata e la piacentina Olga Adam per Lady Drink Italia; la greca Charis Alevra e la svizzera Maëva Giorgi per Lady Drink International.
Non poteva che essere una delle più prestigiose struttura alberghiera internazionali del golfo del Tigullio (ma non solo) diretta da Aldo Werdin ad ospitare l'acceso confronto tra le protagoniste (di ogni età) della miscelazione al femminile. Oltre al concorso ultraventennale tra le barlady italiane, l'edizione 2023 ha visto la ripresa della Competition internazionale che aveva visto lo svolgimento della prima edizione al Bibione Savoy Beach Hotel una quindicina di anni fa.
Lady Drink International torna sul palco
Sotto l'egida Iba (International Bartenders Association) e del presidente Giorgio Fadda, l'evento è stato reso fossile grazie alla collaborazione delle rispettive associazioni nazionali: Italia con AIBES, presidente Angelo Donnaloia, finalista Sara Polidori;
Albania con AGB (Albanian Guild of Bartenders), presidente Kleantino Coga, finalista Ingrit Shuti;
Belgio con UBB (Union of Belgium's Bartenders) presidente Serge Guillou, finalista Julie Nullens;
Francia con ABF (Union des Barmen de France) presidente René Delvincourt; finalista Lucie Raymond;
Germania con GBG (German Bartenders Guild) presidente Marcus Siebert, finaliste Christin Winter e Katharina Kate Schröder;
Grecia con HBA (Hellenic Barmen Association) presidente Dimitris Zappas, finalista Charis Alevra;
Portogallo con ABP (Associação Barmen De Portugal) presidente Fernando Brito, finalista Juliana Galvão;
Slovenia con DBS (Društvo Barmanov Slovenije) presidente Ales Ogrin, finalista Lara Podlesnik;
Svizzera con SBU (SwissBarkeeper Union) presidente Kathrin Leisi, finalista Malva Giorgi; Gran Bretagna con UKBG (United Kingdom Bartenders Guild) presidente Claudia Carrozzi, finalista Lucia Montanelli.
Il concorso internazionale è stato tenuto domenica 12 marzo alla presenza delle 11 finaliste e dei rispettivi presidenti delle associazioni nazionali con la presentazione della seducente speaker greca Nafsika Mouzakiti. In giuria il giornalista francese Anthony Poncier (Top Bar 500), il giornalista italiano Federico Silvio Bellanca (Gambero Rosso, Forbes) e l'esuberante Paola Mencarelli (project manager di Florence, Venice e Cortina Cocktail Week).
Il maggior consenso della giuria è andato al cocktail della finalista italiana che lavora da anni come head bartender a The Dorchester Hotel in Park Lane (Londra)
Acquariva Martini
di Lucia Montanelli
Ingredienti
3,5 cl Seatrus Gin Acqua di Mare (Sea Spirits)
3 cl Suze Gentian Liqueur (Pernod-Ricard)
3 cl Vermouth Bianco Cinzano 1757 (Campari Group)
2 drop acqua di mare purificata
1 dash Essentia Podere Santa Bianca (Velier)
Preparazione
Stirred, versare in coppa, senza decorazione.

Posti d'onore alla bionda finalista greca con
Rubiness
di Charis Alevra
Ingredienti
4 cl Sprizzer Volare (rossi d'Asiago)
1,5 cl Apricot Brandy Volare (Rossi d'Asiago)
3 cl Bulldog London Dry Gin (Campari Group)
3 cl Mandarine Pure Frou Frou
1,5 cl Lime Juice Limey
3 drop Top Foam
Preparazione
Shaker, versare in coppa, guarnire con ricciolo di scorza d'arancia.

Terza posizione per la finalista svizzera
From Switzerland to Italy
di Maëva Giorgi
Ingredienti
2 cl Prime Uve Bianche Distillato d'Uva Bonaventura Maschio
4 cl Rum The Alpinist
1 cl Falernum d'Absinthe
1 cl Pinot Noir Vin La Bicorne
0,5 cl Syrup Winter Spices
1 cl Le Stim' Quinquina Apéritif
Preparazione
Stirred, versare in coppa, guarnire con scorza di cedro.
Sponsor di Lady Drink International sono state le aziende Bonaventura Maschio, Campari Group, Distillerie Branca, Distilleria Luxardo, Distillerie Rossi d'Asiago Dal Toso, Sea Spirits Trade, Pasticcini Salati Aperitivo Italiano Flamigni, Pastificio Benedetto Cavalieri 1918, Abetaia Malpighi, Caseificio Gennari, Tenuta vinicola Lamborghini, ArtigianQuality, Noalya Cioccolato Coltivato, Canù biocannucce, Caffo Group, Luigi Bormioli Italy bicchieri.
Visita al Faro di Portofino
La mattina di lunedì 13 marzo un folto gruppo di concorrenti e accompagnatori è stato portato (prima in van, poi a piedi) al Faro di Punta del Coppo di Portofino, sotto la quale sorge il bar e punto ristoro dell'azienda di prodotti tipici locali La Portofinese: birre artigianali, miele, liquore di mirto, liquore e marmellata di limoni, bibite alla frutta, vino e olio dei Coppelli. Aperto in permanenza, il bar e punto di ristoro La Portofinese è gestito dal barman Claudio Buralli che ha preparato una serie di cocktail a richiesta, abbinati ovviamente a olive taggiasche e trancetti di focaccia genovese. Oltre ai noti pasticcini salati Aperitivo Italiano di Flamigni 1930.
La carica delle 47 barlady italiane
Nel pomeriggio del 13 marzo è scattata la gioiosa gara delle 47 barlady italiane presentate dalle associazioni AiIBES, presidente Angelo Donnaiola; ABI, presidente Bernardo Ferro; FIB, presidente Paolo Mascaricci, ABS, vicepresidente Antonino Barbalà. Le partecipanti sono state suddivise in tre categorie: After Dinner (17), Long Drink (15), Pre Dinner (15).
Rinnovata a ogni categoria, a far parte della giuria è stato chiamato anche il sottoscritto giornalista di Bargiornale, Rodolfo Guarnieri.
Le prime tre classificate di ogni categoria sono state
After Dinner
Teresa Sata di T@G Cocktail Bar di Marsala TP
Elisabetta Vita di Life Home, Scilla RC
Ilaria Bello di Talea, Pomezia Roma
Long Drink
Deborah Santoro di Pollina Resort, Palermo
Eugenia Maria Babici di Madison Café di Tropea VV
Laura Ceccacci di Enoteca Giaggioli, Fano PU
Pre Dinner
Olga Adam di Aris Café, Piacenza
Laura Schirru di The Duke Cocktail Lounge Bar, La Maddalena SS
Marina Milan di Remembeer, Pinerolo TO.
Le prime tre classificate Teresa Sata, Deborah Santoro e Olga Adam sono state quindi invitate a una superfinale sul tema a sorpresa After Dinner che ha visto prevalere la ricetta
Luky
di Deborah Santoro
Ingredienti
1 cl Triple Sec Volare (Rossi d'Asiago)
3 cl Roku Japan Gin (Stock)
2 cl sorbetto di limone
4 cl Succo di Melagrana Alpex (Fonte Plose)
vaporizzata di Gin Puro+ Bonaventura Maschio
Preparazione
Shaker, versare in coppa.
seguita dalla ricetta
Carisma
di Tiziana Sata
Ingredienti
4 cl Amarola Amaro alle foglie di ulivo di Cerasuola Bio (Perollo)
2 cl Jim Beam Kentucky Straight Bourbon Whiskey (Stock)
2 cl spremuta di limone
2 cl spremuta di arancia
1 barspoon di miele
Preparazione
Shaker, versare in tumbler basso.
e dalla ricetta
Che Famo
di Olga Adam
Ingredienti
2 cl Sipsmith London Dry Gin
2 cl spremuta di lime
5 cl Pompelmo Rosa Alpex (Fonte Plose)
1 barspoon di Sciroppo di Maracuja Naty's
Preparazione
Shaker, versare in tumbler basso.
Per il concorso italiano Lady Drink la presenza delle aziende sponsor è stata più numerosa:
Bonaventura Maschio, Distillati Evo+OdeV, Campari Group, Distillati Poli 1898, Mario Berta Battiloro Laboratorio Orafo, Luigi Bormioli bicchieri, Caseificio Gennari 1953, Distillati Moutai 88 Baijiu, Stock, Chialvamenta, Compagnia dei Caraibi, Tenuta Vinicola Lamborghini, Calvisius Caviar, Pasticceria Salata Flamigni 1930, Sabatini Gin, Distillerie Branca, Fonte Plose, Rinaldi 1957, Molinari, Brown-Forman, Red Bull, Abetaia Malpighi, Noalya Cioccolato Coltivato, P&B Line Hoshizaki Macchine per Ghiaccio, Perollo Liquori Mediterranei, Naty's succhi di frutta, Distillerie Rossi d'Asiago Dal Toso, Macchia Mediterranea Liquori, Canù cannucce bio, Piazza attrezzature alberghiere, Sirman attrezzature per alimenti, Distilleria Caffo Group 1915, Liquori Gamondi, Distilleria Nardini, Liquori Casoni, Vulcania 1911 Ceramiche, Isi Trabo sifoni, Dott House wellness, Pastificio Benedetto Cavalieri 1918, Distilleria Rossi d'Angera, Caffè Europa, Onesti Group, Birra Forst, Alba azienda agricola, ArtigianQuality, VinCotto Primitivo.
Tra le novità di prodotto presentate segnaliamo:
gli aperitivi mixer monodose da 25 cl Alpex Hugo e Alpex Gin Tonic che si aggiungono ad Alpex Spritz (Premio Innovazione dell'Anno Barawards 2022 by Bargiornale), oltre alle bibite Cola Zero e Cola Classica di Fonte Plose;
gli elisir digestivi Amaròla amaro alle foglie di ulivo di Cerasuola Bio e Amaro K1 in bottiglia 70 cl dell'azienda siciliana Perollo;
i Vermouth Bianco e Rosso Gran Bassano della distilleria veneta Poli 1898;
la nuova bottiglia squadrata del liquore Acqua di Cedro della distilleria veneta Nardini 1779;
l'energy drink Red Bull Summer Edition 2023 Juneberry (gusto ai frutti di bosco) nella lattina azzurra 25 cl;
la gamma di 22 Cioccolato Coltivato Grand Cru importato dai quattro continenti dalla toscana Noalya.
L'organizzazione di Danilo Bellucci si è avvalsa di una serie di ottimi collaboratori come Michele Di Carlo, Michela Bunino, Gianluca Brizzolesi, Martina Brizzolati, Gionata Repetti, Renzo Bussi, Luca Rossi, Alberto Lessana, Morgan Bellucci, Fabio Marinoni.
L’esperienza unica di un viaggio in Etiopia, la culla del Caffè
Vincitrice come barista dell’anno a Barawards 2021, Paola Campana, che gestisce la caffetteria Caffè Campana a Pompei (NA), ha ricevuto dallo sponsor della categoria, Bloom Specialty Coffee, il premio di un viaggio in Etiopia. Riportiamo il resoconto di un’esperienza che l’ha arricchita e appagata a pieno.
«Un viaggio in Etiopia significa scoprire la “culla del caffè”, dove ebbe origine la specie Arabica, insieme a un mix di natura incontaminata, colori, etnie e tradizioni legate a un passato remoto mai messo da parte. Un’esperienza unica, soprattutto per i professionisti e gli appassionati del settore del caffè; un sogno che coltivavo da quattro anni e che si è avverato. Ringrazio per questo Alberto Polojac, ceo di Imperator che ha organizzato questo viaggio, con cui mi sono recata in questa splendida terra. Ci ha guidati lungo tutto il viaggio Adriano Cafiso, field operation manager nelle principali aree di produzione del caffè in Africa.
Ci siamo recati in Etiopia la prima settimana di gennaio, raggiungendo in volo Addis Abeba, che subito si è presentata trafficata e povera. Raggiunta la nostra sistemazione di soggiorno, una giovane donna ci ha preparato il caffè nella classica Jebena: un rito considerato di buon auspicio per gli ospiti al loro arrivo. Il caffè viene tostato al momento, macinato con un mortaio e fatto bollire nella classica caffettiera etiope.
Ci siamo poi recati nelle zone interne del Sud, con un nuovo scalo ad Hawassa, da cui abbiamo viaggiato su strade sterrate a bordo di un suv, attraversando paesaggi verdi, zone desertiche con più di 40 gradi, villaggi con capanne di paglia e terra e strade affollate da mandrie di bestiame, persone e tanti bambini.
Le nostre giornate si sono divise tra Guji e Yrgachefe, tra le regioni di produzione più conosciute per la qualità dei caffè coltivati, che rappresentano un’importante fonte di guadagno per le popolazioni che vi abitano insieme alle banane, ai cereali e ai legumi. Visitiamo dei piccoli coffee garden (piccoli appezzamenti che circondano le abitazioni, dove il caffè cresce tra altre piante): le drupe sono di un colore rosso purpureo. Tra le varietà coltivate la 74110 (74 è l’anno in cui è stata scoperta, 110 è un codice) è resistente alla ruggine del caffè (CLR) e ha una produttività annua di circa 1,5 kg (superiore alla media). In Etiopia esistono più di 10mila varietà e tutte vengono catalogate sotto con il nome Heirloom.
Tipica della produzione africana ed etiope è la presenza di piccoli e micro produttori che portano le drupe nei centri di lavorazione più vicini, dove in genere subiscono un processo di lavorazione naturale (le ciliegie vengano disposte sugli african bed per l’essiccazione), o lavato: dopo un primo passaggio nelle spolpatrici, i grani vengono immersi in vasche di fermentazione per poi essere lavati e essiccati al sole.
Nelle stazioni di lavaggio che visitiamo nella regione di Guji, sono praticati diversi sistemi di fermentazione: aerobica, anaerobica fino a quelle più sperimentali. I Q-processor della stazione di lavaggio ci spiegano che la fermentazione anaerobica naturale è considerata un valore aggiunto al caffè, perché più dei metodi tradizionali (lavato e naturale) comporta una serie di vantaggi: aiuta a sviluppare un flavour migliore, più fruttato, nonché ad avere una tazza più pulita. L’uniformità del caffè dipende dal controllo del processo di fermentazione; il gusto deve essere consistente.
Sugli African Bed vengono disposti ad asciugare vari nanolotti e microlotti di caffè dopo la delicata fase di fermentazione, ognuno con il suo cartellino su cui sono indicate le date di inizio processamento, il tipo di fermentazione, i dati di monitoraggio del pH e il contenuto di umidità. Le ciliegie vengono continuamente smosse per evitare il formarsi di fermentazioni e difetti non voluti. Il processo di asciugatura del caffè termina una volta che il contenuto di umidità ha raggiunto l’11%.
La resa produttiva di quest’anno è stata di 8,3 m milioni di sacchi da 60 kg con 498mila tonnellate di caffè rispetto agli 8,2 milioni dell’anno scorso con 492.000 tonnellate di caffe. La crescita del raccolto è dovuta alla realizzazione di nuove aree di coltivazione e ci si aspetta che per il prossimo anno aumenterà ancora.
È stato bello ascoltare i canti intonati dai lavoratori. Nella regione di Guji un gruppo di uomini cantava, canzoni africane mentre smuoveva i semi di caffe con delle scope nelle vasche di lavaggio. In quella di Yrgacheffe invece un gruppo di donne intonava canzoni religiose mentre selezionava chicchi di caffè; il loro ritmo era contagioso. In ogni stazione di lavaggio visitata, le donne ci hanno preparato il caffè così da come tradizione Etiope.
Abbiamo trascorso due giorni intensi, di sveglie all’alba, lunghi viaggi in strade sterrate e polverose, camminate per le piantagioni e stazioni di lavaggio. Ma abbiamo compensato la nostra stanchezza davanti al tramonto più bello che abbia mai visto, sul lago di Hawassa, dove domina una fauna selvatica, ricca e incontaminata. È stato uno dei momenti più belli di questo viaggio.
Tornati ad Addis Abeba vi siamo rimasti due giorni per assaggiare e valutare caffè in altre aziende, compilando e appuntando varie schede di assaggio per poi scegliere i migliori.
Tra i caffè delle zone di Guji, Yrgachefe, Sidamo, Limu e Nensebo, alcuni caffè risultano più complessi di altri; globalmente prevalevano note di amarena, frutti rossi, gelsomino, rosa canina, con un buon corpo, cremoso e vellutato e un’acidità vivace ed elegante.
Sono tornata con la consapevolezza di avere fatto un’esperienza unica e nello zaino ho portato con me una jebena e sei tazzine tipiche dell’Etiopia, una terra che suggerisco di visitare agli amanti del caffè con spirito di avventura: la culla del mondo è popolata da gente meravigliosa».
Un Negroni caraibico è la new entry di Nio Cocktails
Una partnership con il rum più famoso di Cuba dà vita alla nuova ricetta di Nio Cocktails (leggi Nio Cocktails, drink classici &co in pronta consegna. Anche per i locali), The Cuban Negroni. Per Santiago de Cuba l’occasione di entrare nel mercato dei ready to drink con un cocktail che vede il suo 11 anni come protagonista, per Nio quella di proporre al pubblico un Negroni più ruffiano, dolce e aromatico e dare una nuova veste al miscelato più bevuto del mondo. «Siamo voluti andare incontro alle abitudini di bevuta della nostra clientela, specialmente quella italiana, che è il nostro secondo mercato, preceduto da quello inglese, dove il Negroni sta diventando uno dei cocktail più ordinati», spiegano da Nio Cocktails.
A presentare il nuovo ready to drink, Patrick Pistolesi, il “master mixologist” voluto dai fondatori Luca Quagliano e Alessandro Palmarin per dare un marchio di qualità al prodotto. Pistolesi ha aperto le porte del suo Drink Kong per celebrare il matrimonio fra Nio Cocktails e Ron Santiago. «Curare la supervisione delle ricette è un aspetto importante del processo – dice il patron del bar n.16 al mondo (leggi L’Italia e gli italiani fanno fiesta ai World’s 50 Best Bars 2022) – perché è importante che il risultato sia perfetto, visto che sono io che ci metto la faccia».
Il twist sul grande classico
Gli ingredienti sono quelli del Negroni, fatta eccezione per il gin, che appunto è sostituito con il Ron Santiago de Cuba Extra Añejo 11 anni. «Per bilanciarlo abbiamo giocato più che altro con i quantitativi, riducendo un po’ la quota di bitter», spiega Pistolesi. In addizione al rum cubano, ci sono il Campari e come vermouth c’è il Cocchi Storico di Torino, un tocco di Angostura aromatic bitters completa il drink. «È sempre emozionante far parte di un progetto che reinventa un classico, e credo che il Cuban Negroni di Nio sia un esempio riuscito», sottolinea Antonio Naranjo Nevares, cubano doc, global ambassador del marchio Ron Santiago De Cuba.
Ultimo tocco, ovviamente il ghiaccio: Nio è infatti l’acronimo di “needs ice only”, a indicare proprio che il cocktail va completato con la giusta diluzione, anche in base al proprio gusto. Per il resto, basta agitare, strappare e versare. Senza dimenticare che il packaging è interamente riciclabile, composto di carta certificata Fsc e di plastica al 45% in base vegetale.
Luminist: osare con la carta dei caffè
Luminist è la nuova vita di Armando Palmieri che, dopo 16 anni, è tornato nella sua città per avviare un progetto tutto nuovo insieme a Giuseppe Iannotti chef del Kresios, ristorante bistellato Michelin in quel di Telese Terme, in provincia di Benevento. E “Passeggiando pe’ Tuledo”, come avrebbe detto Renato Carosone, il salotto buono della città, ha accolto un progetto ambizioso quanto intrigante. Ed è proprio questo secondo aspetto, un intrigo fatto di complessità e di sfida, che ha fatto decidere Palmieri che era il momento di tornare in patria e mettersi all’opera.
In Ampi (l’Accademia Maestri Pasticceri Italiani) dal 2022, Armando Palmieri ha superato da poco i 40 anni e ha iniziato a specializzarsi nella pasticceria dopo una laurea in Conservazione dei beni culturali, proprio a Napoli. Partito in giro per il mondo, lavorando sia nelle cucine dei ristoranti stellati che come consulente in catene alberghiere di lusso, negli ultimi 4 anni è stato impegnato in Canada, a Toronto. Tornato lo scorso settembre in Italia, ha dunque accettato la sfida di lanciare il Luminist, in qualità di Executive Pastry Chef. «Ero a un bivio - racconta Palmieri -. Avrei potuto rinnovare per la struttura in cui lavoravo, ma poi mi è capitato di parlare con Giuseppe Iannotti, che mi ha raccontato di questo progetto riuscendo a coinvolgermi». Il Luminist dunque. Si tratta di una caffetteria-bistrot all’interno delle Gallerie d’Italia. «Non esiste niente del genere a Napoli. Gallerie d’Italia è di fatto un museo, nel pieno centro della città, che ha aperto in primavera e conta già una media di 40-45mila visitatori al mese», spiega Palmieri. Uno spazio museale creato da Intesa San Paolo all’interno del palazzo dell’ex Banco di Napoli, inaugurato nel 1940 dall’architetto Marcello Piacentini in via Toledo e ora completamente rinnovato dallo studio architettura e design milanese Amdl Circle di Michele De Lucchi. Al piano terra, separato ma unito al museo grazie a un suggestivo corridoio color oro, lo spazio Luminist, ha la fortuna di essere su via Toledo, dove, nota il pastry chef: «Non ci sono posti in cui sedersi e avere un servizio, godendosi al contempo la vista dall’interno verso l’esterno della strada». I primi clienti, racconta, sono stati i dipendenti stessi della banca, che occupa tuttora un’ala del palazzo. «Sono circa un migliaio solo loro e hanno già mostrato una grande curiosità per la nostra proposta». Il bistrot-caffetteria è solo una parte di un progetto più ampio, a cui presto si aggiungeranno il ristorante fine dining, in continuità con il Kresios di Telese, e il cocktail bar.Dalla colazione, con la carta del caffè, fino al gelato: l'offerta dolce
Sono circa 40 i coperti al bistrot, più una quindicina in caffetteria. «Partiamo dalla colazione del mattino - racconta Palmieri -. Tanto spazio alla viennoiserie e poi una carta del caffè pensata e realizzata in partnership con 1895 by Lavazza. Poi ecco la carta delle uova (strapazzate, alla Benedict, in camicia), per chi opta per una colazione internazionale, e, ancora, una linea dessert al piatto (in maggioranza classici rivisitati). Infine, la linea pasticceria mignon e monoporzione». E ancora il gelato, che ha un posto di rilievo nel progetto, con gusti realizzati anche con latte di bufala, e le “coccole”, come le chiama Palmieri, cioè biscottini che accompagnano la pausa caffè e il momento del tè. La collaborazione con Lavazza ha consentito di realizzare una carta dei caffè che consente di scegliere sia la miscela che il metodo di estrazione (tra chemex, cold brew e filtrati). L’intenzione dichiarata è quella di promuovere una piccola rivoluzione in un campo, come quello del caffè, che per Napoli sembrerebbe intoccabile. I nomi storici sono a pochi passi (Gambrinus e Caffè del Professore, per nominarne solo un paio) e proporre qualcosa di diverso dal classico espresso sembra follia, anche nei piccoli aspetti. «La prima cosa che ho detto ai miei è stata di non servire il caffè in tazzine bollenti, un’abitudine tutta napoletana, ma anche un metodo di servizio poco corretto», dice Palmieri chiarendo come la sua rivoluzione parta anche dalle piccole cose. Sul reparto tè, aggiunge il pastry chef, «approfittiamo della grande esperienza che Giuseppe Iannotti ha sviluppato a Telese». Internazionale anche il menu del bistrot curato dall’executive chef Antonio Grazioli, con il chiaro scopo di attirare i tanti turisti che transitano per via Toledo. «Ci sono i classici come gli ziti alla genovese, lo spaghetto alle vongole o i tubetti cozze e fagioli. Ma non mancano alcuni signature di Iannotti. Ma il vero segreto è offrire al cliente piatti contenenti i migliori ingredienti possibili», spiega. 
L'intervista ad Armando Palmieri: «Non entriamo in competizione con i locali storici di Napoli»
Qui non ci sono sfogliatelle e babà? Abbiamo scelto volutamente di non metterci in competizione con il resto della città, ma di dare una proposta nuova per il panorama napoletano, che fosse più internazionale. Poi sui dolci della tradizione ci lavoreremo, ma con l’obiettivo di rielaborarli e farli nostri in dessert innovativi che andranno nella carta del ristorante a firma di Iannotti. Atmosfera internazionale, quindi, ma i prodotti sono del territorio? Conosco ogni mio singolo fornitore e valorizzo per quando possibile i prodotti del territorio, come il latte e la panna di bufala che arrivano dal Caseificio Il Casolare di Alvignano e i limoni sfusati di Amalfi che mi consegnano ogni due giorni. Però in pasticceria non si può non rivolgersi ai migliori del settore, indipendentemente dalla provenienza: da Valrhona e Agrimontana, alle paste di frutta secca Pariani, Luxardo, Italiazuccheri, Corman per il burro. Alto livello, prezzi alti? È inevitabile che dagli ingredienti dipenda la forbice di prezzo delle monoporzioni, che va dai 4,50 ai 6,50 €. Se nella mia torta della nonna utilizzo un pinolo italiano che costa 200 euro al chilo va da sé che sarà nella fascia più costosa. Ma per il pubblico napoletano saranno forse più scioccanti il caffè a 1,80 € e il croissant a 2,50 €. Una sfida al panorama cittadino? Come ho detto, non vogliamo entrare in competizione con gli indirizzi iconici di Napoli, ma vogliamo fare qualcosa di differente.
Con Gelato Day e Gelato a primavera si apre la stagione di coni e coppette
Con la primavera torna prepotentemente il gelato artigianale. E con esso le iniziative collegate, dalla 35ma edizione della manifestazione Gelato a primavera (dal 18 al 22 aprile) all’11ma dell’appuntamento internazionale Gelato Day, in programma il prossimo 24 marzo. Presentati a Roma, presso la Casa dell’Aviatore, da Artglace - Confederazione delle Associazioni dei Gelatieri Artigiani della Comunità Europea, Associazione Italiana Gelatieri, Comitato Nazionale per la difesa e la diffusione del gelato artigianale e di produzione propria e Comitato Gelatieri Campani, i due eventi celebrano il prodotto alimentare della tradizione artigianale italiana più amato e conosciuto nel mondo. Perfino più di pizza e spaghetti. 
Il gusto dell'anno: gelato allo strudel di mele
Un’eccellenza che vanta un fatturato da 9,8 miliardi di euro in tutta Europa, con 65mila punti vendita e 300mila addetti. Solo in Italia, quasi un terzo del fatturato (2,7 miliardi), con un 20% dei consumi da attribuire al turismo straniero. «Con la giornata odierna si apre a tutti gli effetti la stagione del gelato artigianale», commenta il presidente di Artglace Domenico Belmonte, che rivela anche il gusto scelto quest’anno per il Gelato Day. «Quest’anno onoreremo la tradizione dolciaria austriaca con un gelato al gusto Apfelstrudel, ovvero lo strudel di mele». Una delle interpretazioni è quella di Eugenio Morrone, il gelatiere calabrese campione del mondo, che ha pensato a una versione sorbetto del dolce austriaco, per venire incontro alle esigenze degli intolleranti al lattosio: «È un sorbetto di mela Fuji con uvetta, tenuta a bagno nel Marsala, e pinoli del Circeo per onorare il territorio che ci ospita. Un gelato ad alto contenuto di fibre e basso di zucchero», spiega il campione.
«Divulgare il nostro sforzo quotidiano»
La settimana di Gelato a primavera – come racconta Claudio Pica, segretario dell’Associazione italiana gelatieri – «è nata negli anni Ottanta, quando i bambini privilegiavano il gelato industriale, con l’obiettivo di far avvicinare i più piccoli al gelato artigianale». Oggi le preferenze dei bambini sono ribaltate, ma resta l’esigenza di divulgare lo sforzo quotidiano di produzione di gelato fresco di chi prepara gelato artigianale. Quest’anno, la settimana del “Gelato a primavera” inizierà coinvolgendo, dal 16 al 18 marzo, le istituzioni italiane, portando assaggi di gusti tipici delle tradizioni locali, e proseguirà dal 18 al 22 aprile, quando gli alunni delle scuole materne ed elementari potranno ricevere un coupon per un gelato artigianale gratis presso le numerose gelaterie aderenti. Gli eventi di Gelato Day sono in continuo work in progress (da seguire sul sito gelato-day.com). Come sottolinea Ferdinando Buonocore, presidente comitato gelatieri campani, la Giornata europea del gelato artigianale, è l’unica giornata che nella storia, almeno fino ad oggi, sia stata dedicata dall’Unione Europea a un prodotto alimentare.












