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Arte contemporanea e uova di Pasqua: l’omaggio di Walter Musco

Banksy - Bomb Love(1)
Banksy - Bomb Love
Al via "! - impressioni dall'arte": la mostra si terrà nella pasticceria romana dal 24 marzo all'8 aprile

Walter Musco omaggia i grandi artisti contemporanei con le sue uova di Pasqua. Per il 2023 ha portato le sue creazioni festive a un livello più alto, raccogliendole nella mostra "! - impressioni dall'arte", L'esposizione si terrà presso la Pasticceria Bompiani a Roma, dal 24 marzo all'8 aprile, dove sarà possibile anche acquistare le uova artistiche, insieme ai classici prodotti pasquali.

Dall'arte all'uovo di Pasqua

Musco ha voluto rendere omaggio all’arte contemporanea e agli artisti viventi che più si avvicinano alla sua sensibilità ed urgenza comunicativa. Al centro delle sue creazioni ci sono l'individualismo del gesto e del significato artistico, nonché la comprensione dei media, veicolo delle proprie idee, sia esso un supporto materico o un'installazione. Dopo anni di ricerche sensoriali, cromatiche e tematiche Walter Musco ha deciso di divertirsi con omaggi agli artisti “simultanei”, viventi e più riconoscibili, componendo così una galleria pop di contesto internazionale. Le sue uova omaggeranno artisti iconici, che hanno rappresentato e rappresentano idee sociali, che hanno rivoluzionato il concetto di forma, mezzo e gusto. Tra questi: Jeff Koons, Maurizio Cattelan, Yayoi Kusama, Takashi Murakami, Banksy e Damien Hirst solo per citarne alcuni. Le uova di cioccolato sono esemplari unici realizzati a mano e saranno in esposizione da venerdì 24 marzo fino al giorno di Pasqua nella nostra Pasticceria di Roma. Saranno acquistabili in esclusiva in negozio.

Gli altri prodotti pasquali di Walter Musco

La Pasticceria produrrà come ogni anno anche i classici della tradizione Pasquale. Ci saranno le uova di cioccolato gourmet ai gusti pralinato alle arachidi, pralinato pistacchio e lampone, gelèe alla fragola, pralinato nocciola. Non mancherà la colomba in tre versioni: classica, al cioccolato, con ciliegie e semi di papavero. Sarà possibile acquistare anche il casatiello, la pizza al formaggio e l’immancabile pastiera. A questi si aggiungeranno altre uova artistiche, considerate fuori mostra, che sono un omaggio agli artisti più famosi di tutti i tempi: Lucio Fontana, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Roy Lichtenstein e Jackson Pollock tra gli altri.

Deborah Santoro e Lucia Montanelli, due italiane ai vertici di Lady Drink 2023

Al Grand Hotel Excelsior PalacePortofino Coast di Rapallo (Genova) l'organizzatore Danilo Bellucci ha convocato 47 concorrenti barlady per la 26.ma edizione di Lady Drink, a cui si sono aggiunte altre 11 concorrenti provenienti da tutta Europa per la nuova edizione di Lady Drink International.

La siciliana Deborah Santoro e la italo-londinese Lucia Montanelli sono state elette a Rapallo rispettivamente Lady Drink Italia e Lady Drink International 2023. Insieme con le altre barlady coinvolte nelle 25 edizioni entreranno a far parte della nuova associazione Club Lady Drink.

Creata e organizzata da Danilo Bellucci, la 26.ma edizione della celebre Lady Drink Competition riservato alle barman e barlady del 12-13 marzo 2023 ha visto la partecipazione al Grand Hotel Excelsior Palace Portofino Coast (5*lux) di Rapallo (Genova) di 47 concorrenti italiane e 11 finaliste europee, con i rispettivi sponsor aziendali. Ai posto d'onore la marsalese Tiziana Sata e la piacentina Olga Adam per Lady Drink Italia; la greca Charis Alevra e la svizzera Maëva Giorgi per Lady Drink International.

Non poteva che essere una delle più prestigiose struttura alberghiera internazionali del golfo del Tigullio (ma non solo) diretta da Aldo Werdin ad ospitare l'acceso confronto tra le protagoniste (di ogni età) della miscelazione al femminile. Oltre al concorso ultraventennale tra le barlady italiane, l'edizione 2023 ha visto la ripresa della Competition internazionale che aveva visto lo svolgimento della prima edizione al Bibione Savoy Beach Hotel una quindicina di anni fa.

Lady Drink International torna sul palco

Sotto l'egida Iba (International Bartenders Association) e del presidente Giorgio Fadda, l'evento è stato reso fossile grazie alla collaborazione delle rispettive associazioni nazionali: Italia con AIBES, presidente Angelo Donnaloia, finalista Sara Polidori;
Albania con AGB (Albanian Guild of Bartenders), presidente Kleantino Coga, finalista Ingrit Shuti;
Belgio con UBB (Union of Belgium's Bartenders) presidente Serge Guillou, finalista Julie Nullens;
Francia con ABF (Union des Barmen de France) presidente René Delvincourt; finalista Lucie Raymond;
Germania con GBG (German Bartenders Guild) presidente Marcus Siebert, finaliste Christin Winter e Katharina Kate Schröder;
Grecia con HBA (Hellenic Barmen Association) presidente Dimitris Zappas, finalista Charis Alevra;
Portogallo con ABP (Associação Barmen De Portugal) presidente Fernando Brito, finalista Juliana Galvão;
Slovenia con DBS (Društvo Barmanov Slovenije) presidente Ales Ogrin, finalista Lara Podlesnik;
Svizzera con SBU (SwissBarkeeper Union) presidente Kathrin Leisi, finalista Malva Giorgi; Gran Bretagna con UKBG (United Kingdom Bartenders Guild) presidente Claudia Carrozzi, finalista Lucia Montanelli.

Il concorso internazionale è stato tenuto domenica 12 marzo alla presenza delle 11 finaliste e dei rispettivi presidenti delle associazioni nazionali con la presentazione della seducente speaker greca Nafsika Mouzakiti. In giuria il giornalista francese Anthony Poncier (Top Bar 500), il giornalista italiano Federico Silvio Bellanca (Gambero Rosso, Forbes) e l'esuberante Paola Mencarelli (project manager di Florence, Venice e Cortina Cocktail Week).

Il maggior consenso della giuria è andato al cocktail della finalista italiana che lavora da anni come head bartender a The Dorchester Hotel in Park Lane (Londra)
Acquariva Martini
di Lucia Montanelli
Ingredienti
3,5 cl Seatrus Gin Acqua di Mare (Sea Spirits)
3 cl Suze Gentian Liqueur (Pernod-Ricard)
3 cl Vermouth Bianco Cinzano 1757 (Campari Group)
2 drop acqua di mare purificata
1 dash Essentia Podere Santa Bianca (Velier)
Preparazione
Stirred, versare in coppa, senza decorazione.

Il cocktail Acquariva Martini della finalista Lucia Montanelli

Posti d'onore alla bionda finalista greca con
Rubiness
di Charis Alevra
Ingredienti
4 cl Sprizzer Volare (rossi d'Asiago)
1,5 cl Apricot Brandy Volare (Rossi d'Asiago)
3 cl Bulldog London Dry Gin (Campari Group)
3 cl Mandarine Pure Frou Frou
1,5 cl Lime Juice Limey
3 drop Top Foam
Preparazione
Shaker, versare in coppa, guarnire con ricciolo di scorza d'arancia.

Il cocktail Rubiness di Charis Alevra - Grecia

Terza posizione per la finalista svizzera
From Switzerland to Italy
di Maëva Giorgi
Ingredienti
2 cl Prime Uve Bianche Distillato d'Uva Bonaventura Maschio
4 cl Rum The Alpinist
1 cl Falernum d'Absinthe
1 cl Pinot Noir Vin La Bicorne
0,5 cl Syrup Winter Spices
1 cl Le Stim' Quinquina Apéritif
Preparazione
Stirred, versare in coppa, guarnire con scorza di cedro.

Sponsor di Lady Drink International sono state le aziende Bonaventura Maschio, Campari Group, Distillerie Branca, Distilleria Luxardo, Distillerie Rossi d'Asiago Dal Toso, Sea Spirits Trade, Pasticcini Salati Aperitivo Italiano Flamigni, Pastificio Benedetto Cavalieri 1918, Abetaia Malpighi, Caseificio Gennari, Tenuta vinicola Lamborghini, ArtigianQuality, Noalya Cioccolato Coltivato, Canù biocannucce, Caffo Group, Luigi Bormioli Italy bicchieri.

Visita al Faro di Portofino

La mattina di lunedì 13 marzo un folto gruppo di concorrenti e accompagnatori è stato portato (prima in van, poi a piedi) al Faro di Punta del Coppo di Portofino, sotto la quale sorge il bar e punto ristoro dell'azienda di prodotti tipici locali La Portofinese: birre artigianali, miele, liquore di mirto, liquore e marmellata di limoni, bibite alla frutta, vino e olio dei Coppelli. Aperto in permanenza, il bar e punto di ristoro La Portofinese è gestito dal barman Claudio Buralli che ha preparato una serie di cocktail a richiesta, abbinati ovviamente a olive taggiasche e trancetti di focaccia genovese. Oltre ai noti pasticcini salati Aperitivo Italiano di Flamigni 1930.

La carica delle 47 barlady italiane

Nel pomeriggio del 13 marzo è scattata la gioiosa gara delle 47 barlady italiane presentate dalle associazioni AiIBES, presidente Angelo Donnaiola; ABI, presidente Bernardo Ferro; FIB, presidente Paolo Mascaricci, ABS, vicepresidente Antonino Barbalà. Le partecipanti sono state suddivise in tre categorie: After Dinner (17), Long Drink (15), Pre Dinner (15).
Rinnovata a ogni categoria, a far parte della giuria è stato chiamato anche il sottoscritto giornalista di Bargiornale, Rodolfo Guarnieri.

Le prime tre classificate di ogni categoria sono state
After Dinner
Teresa Sata
di T@G Cocktail Bar di Marsala TP
Elisabetta Vita di Life Home, Scilla RC
Ilaria Bello di Talea, Pomezia Roma

Long Drink
Deborah Santoro di Pollina Resort, Palermo
Eugenia Maria Babici di Madison Café di Tropea VV
Laura Ceccacci di Enoteca Giaggioli, Fano PU

Pre Dinner
Olga Adam di Aris Café, Piacenza
Laura Schirru di The Duke Cocktail Lounge Bar, La Maddalena SS
Marina Milan di Remembeer, Pinerolo TO.

Le prime tre classificate Teresa Sata, Deborah Santoro e Olga Adam sono state quindi invitate a una superfinale sul tema a sorpresa After Dinner che ha visto prevalere la ricetta
Luky
di Deborah Santoro
Ingredienti 
1 cl Triple Sec Volare (Rossi d'Asiago)
3 cl Roku Japan Gin (Stock)
2 cl sorbetto di limone
4 cl Succo di Melagrana Alpex (Fonte Plose)
vaporizzata di Gin Puro+ Bonaventura Maschio
Preparazione
Shaker, versare in coppa.

seguita dalla ricetta
Carisma
di Tiziana Sata
Ingredienti
4 cl Amarola Amaro alle foglie di ulivo di Cerasuola Bio (Perollo)
2 cl Jim Beam Kentucky Straight Bourbon Whiskey (Stock)
2 cl spremuta di limone
2 cl spremuta di arancia
1 barspoon di miele
Preparazione
Shaker, versare in tumbler basso.

e dalla ricetta
Che Famo
di Olga Adam
Ingredienti
2 cl Sipsmith London Dry Gin
2 cl spremuta di lime
5 cl Pompelmo Rosa Alpex (Fonte Plose)
1 barspoon di Sciroppo di Maracuja Naty's
Preparazione
Shaker, versare in tumbler basso.

 

Per il concorso italiano Lady Drink la presenza delle aziende sponsor è stata più numerosa:
Bonaventura Maschio, Distillati Evo+OdeV, Campari Group, Distillati Poli 1898, Mario Berta Battiloro Laboratorio Orafo, Luigi Bormioli bicchieri, Caseificio Gennari 1953, Distillati Moutai 88 Baijiu, Stock, Chialvamenta, Compagnia dei Caraibi, Tenuta Vinicola Lamborghini, Calvisius Caviar, Pasticceria Salata Flamigni 1930, Sabatini Gin, Distillerie Branca, Fonte Plose, Rinaldi 1957, Molinari, Brown-Forman, Red Bull, Abetaia Malpighi, Noalya Cioccolato Coltivato, P&B Line Hoshizaki Macchine per Ghiaccio, Perollo Liquori Mediterranei, Naty's succhi di frutta, Distillerie Rossi d'Asiago Dal Toso, Macchia Mediterranea Liquori, Canù cannucce bio, Piazza attrezzature alberghiere, Sirman attrezzature per alimenti, Distilleria Caffo Group 1915, Liquori Gamondi, Distilleria Nardini, Liquori Casoni, Vulcania 1911 Ceramiche, Isi Trabo sifoni, Dott House wellness, Pastificio Benedetto Cavalieri 1918, Distilleria Rossi d'Angera, Caffè Europa, Onesti Group, Birra Forst, Alba azienda agricola, ArtigianQuality, VinCotto Primitivo.

Tra le novità di prodotto presentate segnaliamo:
gli aperitivi mixer monodose da 25 cl Alpex Hugo e Alpex Gin Tonic che si aggiungono ad Alpex Spritz (Premio Innovazione dell'Anno Barawards 2022 by Bargiornale), oltre alle bibite Cola Zero e Cola Classica di Fonte Plose;
gli elisir digestivi Amaròla amaro alle foglie di ulivo di Cerasuola Bio e Amaro K1 in bottiglia 70 cl dell'azienda siciliana Perollo;
i Vermouth Bianco e Rosso Gran Bassano della distilleria veneta Poli 1898;
la nuova bottiglia squadrata del liquore Acqua di Cedro della distilleria veneta Nardini 1779;
l'energy drink Red Bull Summer Edition 2023 Juneberry (gusto ai frutti di bosco) nella lattina azzurra 25 cl;
la gamma di 22 Cioccolato Coltivato Grand Cru importato dai quattro continenti dalla toscana Noalya.

L'organizzazione di Danilo Bellucci si è avvalsa di una serie di ottimi collaboratori come Michele Di Carlo, Michela Bunino, Gianluca Brizzolesi, Martina Brizzolati, Gionata Repetti, Renzo Bussi, Luca Rossi, Alberto Lessana, Morgan Bellucci, Fabio Marinoni.

 

Matteo Cassan e Ivan Geraci i primi due finalisti della Elephant Competition

Elephant Competition
I due bartender si sono aggiudicati, rispettivamente, le gare di Torino e Catania del contest. Aperte fino al 4 aprile le iscrizioni per le tappe di Firenze e Bologna

Decretati i primi due finalisti della Elephant Gin National Cocktail Competition (leggi Torna la Elephant Gin Competition. Iscrizioni aperte per le prime due tappe). Sono Matteo Cassan, del Piscina Oasi Club di Pianiga (Venezia), e Ivan Geraci, della Sartoria di Palermo, che si sono aggiudicati, rispettivamente, la prima e la seconda tappa del contest itinerante organizzato dal gin ispirato alla magica terra d’Africa di Compagnia dei Caraibi.

Ad aprire questa seconda edizione del contest la tappa di Torino, andata in scena al Dash. A sfidarsi i 15 bartender, che avevano superato la fase di preselezione, con la loro originale ricetta di cocktail a base di una delle quattro referenze (Elephant London Dry, Elephant Sloe Gin, Elephant Strength ed Elephant Orange Cocoa) del gin.

Gara che Cassan si è aggiudicato prima conquistando la giuria con il suo Il Viaggio, cocktail i cui ingredienti raccontano i diversi passi del percorso che unisce le riserve degli elefanti del Kenya, il marchio è da sempre fortemente impegnato nella tutela della fauna selvatica e in particolare degli elefanti (leggi Elephant Gin rafforza il suo impegno a tutela dell’elefante africano) con la Germania, terra dove Elephant Gin nasce e viene prodotto. Per la sua creazione Cassan ha utilizzato Elephant London Dry Gin, liquore alla mela fresca, miele e cordiale acidificato di bucce di limone, decorando con una bordatura di polvere di mele e pimento.

E poi superando gli altri due concorrenti che avevano superato la prima manche di gara, nella prova del Mistery drink. Prova che chiede di scoprire con quale referenza di Elephant è stato realizzato il drink misterioso creato dall’ospite della tappa e sottoposto a loro assaggio, gli altri ingredienti, per poi riprodurlo con quanto a disposizione nella postazione di lavoro.

Medesimo percorso per Geraci, che ha conquistato la vittoria nella seconda tappa, ospitata dal Bohème Mixology Bar di Catania. Il cocktail proposto dal bartender è Ankara 2.0, un Gimlet ispirato ai colori dell’Africa, grazie all’uso di un African cordial homemade, impreziosito dalla forza del London Dry Elephant. Con le loro vittorie Cassan e geraci hanno conquistato il posto nella finalissima del concorso che si terrà al Percento Lab di Milano il prossimo dicembre.

Le prossime tappe della Elephant Competition

Prossime gare in programma della Elephant Gin Competition sono quelle di Firenze, l’11 aprile al Rasputin, e di Bologna, il 12 aprile al Ruggine, per le quali è possibile iscriversi a questo link fino al prossimo 4 aprile: https://contest.compagniadeicaraibi.com/elephantgin

Ricordiamo che per partecipare alla competition occorre creare una ricetta originale di drink che contenga almeno 40 ml di una delle quattro referenze Elephant Gin e una delle sue botaniche (anche sfruttata per la preparazione di un ingrediente homemade): ginepro, lavanda, mela fresca, zenzero, ago di pino, pimento, fiori di sambuco, cassia, arancia, artiglio del diavolo, bucco, baobab, coda di leone, artemisia africana. La ricetta può essere composta da massimo 5 ingredienti (sul sito del contest il regolamento completo).

Le ricette

Il Viaggio di Matteo Cassan

Il Viaggio di Matteo Cassan
Ingredienti:
40 ml Elephant London Dry Gin (con fat washing con yogurt ai mirtilli), pimento, 15 ml liquore alla mela fresca, 15 ml miele, 30 ml cordiale acidificato di bucce di limone
Preparazione:
Stir & Strain
Decorazione:
bordatura polvere di mele e pimento
Bicchiere:
tumbler basso con cubo 5x5

Ankara 2.0 di Ivan Geraci


Ingredienti:
50 ml Elephant London Dry Gin, arancia, 50 ml African cordial homemade
Preparazione:
Shake and double strain
Decorazione:
colori edibili all'interno del bicchiere, fiore
Bicchiere:
coppetta

L’esperienza unica di un viaggio in Etiopia, la culla del Caffè

Cerimonia preparazione caffè etiope
Preparazione caffè etiope
Le emozioni, i colori, la realtà dell’Etiopia, il Paese africano dove ebbe origine la specie arabica, attraverso le parole di Paola Campana.

Vincitrice come barista dell’anno a Barawards 2021, Paola Campana, che gestisce la caffetteria Caffè Campana a Pompei (NA), ha ricevuto dallo sponsor della categoria, Bloom Specialty Coffee, il premio di un viaggio in Etiopia. Riportiamo il resoconto di un’esperienza che l’ha arricchita e appagata a pieno.

«Un viaggio in Etiopia significa scoprire la “culla del caffè”, dove ebbe origine la specie Arabica, insieme a un mix di natura incontaminata, colori, etnie e tradizioni legate a un passato remoto mai messo da parte. Un’esperienza unica, soprattutto per i professionisti e gli appassionati del settore del caffè; un sogno che coltivavo da quattro anni e che si è avverato. Ringrazio per questo Alberto Polojac, ceo di Imperator che ha organizzato questo viaggio, con cui mi sono recata in questa splendida terra. Ci ha guidati lungo tutto il viaggio Adriano Cafiso, field operation manager nelle principali aree di produzione del caffè in Africa.

Ci siamo recati in Etiopia la prima settimana di gennaio, raggiungendo in volo Addis Abeba, che subito si è presentata trafficata e povera. Raggiunta la nostra sistemazione di soggiorno, una giovane donna ci ha preparato il caffè nella classica Jebena: un rito considerato di buon auspicio per gli ospiti al loro arrivo. Il caffè viene tostato al momento, macinato con un mortaio e fatto bollire nella classica caffettiera etiope.

Ci siamo poi recati nelle zone interne del Sud, con un nuovo scalo ad Hawassa, da cui abbiamo viaggiato su strade sterrate a bordo di un suv, attraversando paesaggi verdi, zone desertiche con più di 40 gradi, villaggi con capanne di paglia e terra e strade affollate da mandrie di bestiame, persone e tanti bambini.

Le nostre giornate si sono divise tra Guji e Yrgachefe, tra le regioni di produzione più conosciute per la qualità dei caffè coltivati, che rappresentano un’importante fonte di guadagno per le popolazioni che vi abitano insieme alle banane, ai cereali e ai legumi. Visitiamo dei piccoli coffee garden (piccoli appezzamenti che circondano le abitazioni, dove il caffè cresce tra altre piante): le drupe sono di un colore rosso purpureo. Tra le varietà coltivate la 74110 (74 è l’anno in cui è stata scoperta, 110 è un codice) è resistente alla ruggine del caffè (CLR) e ha una produttività annua di circa 1,5 kg (superiore alla media). In Etiopia esistono più di 10mila varietà e tutte vengono catalogate sotto con il nome Heirloom.

Tipica della produzione africana ed etiope è la presenza di piccoli e micro produttori che portano le drupe nei centri di lavorazione più vicini, dove in genere subiscono un processo di lavorazione naturale (le ciliegie vengano disposte sugli african bed per l’essiccazione), o lavato: dopo un primo passaggio nelle spolpatrici, i grani vengono immersi in vasche di fermentazione per poi essere lavati e essiccati al sole.

Nelle stazioni di lavaggio che visitiamo nella regione di Guji, sono praticati diversi sistemi di fermentazione: aerobica, anaerobica fino a quelle più sperimentali. I Q-processor della stazione di lavaggio ci spiegano che la fermentazione anaerobica naturale è considerata un valore aggiunto al caffè, perché più dei metodi tradizionali (lavato e naturale) comporta una serie di vantaggi: aiuta a sviluppare un flavour migliore, più fruttato, nonché ad avere una tazza più pulita. L’uniformità del caffè dipende dal controllo del processo di fermentazione; il gusto deve essere consistente.

Sugli African Bed vengono disposti ad asciugare vari nanolotti e microlotti di caffè dopo la delicata fase di fermentazione, ognuno con il suo cartellino su cui sono indicate le date di inizio processamento, il tipo di fermentazione, i dati di monitoraggio del pH e il contenuto di umidità. Le ciliegie vengono continuamente smosse per evitare il formarsi di fermentazioni e difetti non voluti. Il processo di asciugatura del caffè termina una volta che il contenuto di umidità ha raggiunto l’11%.

La resa produttiva di quest’anno è stata di 8,3 m milioni di sacchi da 60 kg con 498mila tonnellate di caffè rispetto agli 8,2 milioni dell’anno scorso con 492.000 tonnellate di caffe. La crescita del raccolto è dovuta alla realizzazione di nuove aree di coltivazione e ci si aspetta che per il prossimo anno aumenterà ancora.

È stato bello ascoltare i canti intonati dai lavoratori. Nella regione di Guji un gruppo di uomini cantava, canzoni africane mentre smuoveva i semi di caffe con delle scope nelle vasche di lavaggio. In quella di Yrgacheffe invece un gruppo di donne intonava canzoni religiose mentre selezionava chicchi di caffè; il loro ritmo era contagioso. In ogni stazione di lavaggio visitata, le donne ci hanno preparato il caffè così da come tradizione Etiope.

Abbiamo trascorso due giorni intensi, di sveglie all’alba, lunghi viaggi in strade sterrate e polverose, camminate per le piantagioni e stazioni di lavaggio. Ma abbiamo compensato la nostra stanchezza davanti al tramonto più bello che abbia mai visto, sul lago di Hawassa, dove domina una fauna selvatica, ricca e incontaminata. È stato uno dei momenti più belli di questo viaggio.

Tornati ad Addis Abeba vi siamo rimasti due giorni per assaggiare e valutare caffè in altre aziende, compilando e appuntando varie schede di assaggio per poi scegliere i migliori.

Tra i caffè delle zone di Guji, Yrgachefe, Sidamo, Limu e Nensebo, alcuni caffè risultano più complessi di altri; globalmente prevalevano note di amarena, frutti rossi, gelsomino, rosa canina, con un buon corpo, cremoso e vellutato e un’acidità vivace ed elegante.

Sono tornata con la consapevolezza di avere fatto un’esperienza unica e nello zaino ho portato con me una jebena e sei tazzine tipiche dell’Etiopia, una terra che suggerisco di visitare agli amanti del caffè con spirito di avventura: la culla del mondo è popolata da gente meravigliosa».

 

Baritalia Off a Napoli Chiaia: il nostro cocktail tour del 19-20 marzo

In attesa di Baritalia, domenica 19 marzo sera un gruppo di locali di Chiaia (più uno) festeggeranno l'arrivo dell'evento dedicato alla miscelazione di Bargiornale con una mini drink list dedicata. E lunedì 20 il Platanos ospiterà la Speed&Taste Challenge

Bartender di tutta Italia, piccole e grandi aziende di spirit e di bevande, protagonisti della miscelazione made in Campania: sono tantissimi i professionisti coinvolti nella kermesse di Baritalia, l'evento itinerante dedicato alla miscelazione di Bargiornale che ha scelto Napoli per il battesimo dell'edizione 2023.

Corollario di Baritalia è Baritalia Off, una serata - anch'essa itinerante - dedicata al bere miscelato e aperta al pubblico, perché il cocktail bar vive sì di drink, ma soprattutto di clienti. Baritalia Off andrà in scena domenica 19 dalle 19 in avanti.

Protagonisti di Baritalia Off Napoli saranno Campari (con Vermouth del Professore), Galvanina e The Organics by Red Bull.

I locali che fanno parte del circuito Baritalia Off sono DopoTeatro, per l'aperitivo inaugurale, e i cocktail bar di Chiaia: Flanagan's, Misture, Happening, L'Antiquario e Magnolia.

Lunedì 20 marzo dalle 20 andrà in scena al Platanos la tappa napoletana di Speed&Taste Challenge.

I LOCALI DI BARITALIA OFF

Undici brand di Gruppo Montenegro riconosciuti Marchi storici italiani

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Locandina di Coca Buton del 1938
Dagli spirit al food: toccano entrambe le divisioni del Gruppo i brand iscritti nel registro del ministero dello Sviluppo economico che valorizza gli storici marchi del made in Italy

Sono ben 11 i brand di Gruppo Montenegro riconosciuti Marchi Storici di Interesse Nazionale dal ministero dello Sviluppo economico. A entrare nella prestigiosa e ristretta lista, che raccoglie gli storici marchi d'impresa italiani attivi da almeno cinquanta anni, alcuni fori all’occhiello del Gruppo. A partire da Amaro Montenegro, sempre più apprezzato dai bartender come ingrediente per la miscelazione, Vecchia Romagna, tra i distillati italiani più venduti al mondo, l’aperitivo Rosso Antico, Buton, sotto le cui insegne compaiono specialità quali Maraschino Buton eCoca Buton, Grappa Libarna, Rabarbaro Bergia, il pregiato liquore di rabarbaro capace di conquistare 48 medaglie d’oro e d’argento e 4 diplomi d’onore alle esposizioni internazionali tra Ottocento e Novecento. Ai brand di spirit si aggiungono poi quelli della divisione food del gruppo, non meno rinomati, quali Cuore, Bonomelli, Cannamela, Polenta Valsugana e Pizza Catarì.

Difesa della tradizione e innovazione

Un risultato di grande prestigio che conferma la capacità di questi marchi di confermarsi come eccellenze rappresentative della qualità e della tradizione italiana. Un risultato che, soprattutto, premia l’impegno di Gruppo Montenegro nel consolidare l’heritage dei suoi marchi, secondo una strategia dove difesa della tradizione e vocazione all’innovazione, in linea con le esigenze dei consumatori, camminano insieme. Un’attenzione ai nuovi trend che ha permesso di consolidare il successo di referenze storiche come, solo per fare qualche esempio, Amaro Montenegro, affermatosi anche come ingrediente per la mixology, sia nella preparazione di classici sia di cocktail di nuova concezione, e di Vecchia Romagna, la cui gamma è stata arricchita negli ultimi anni di tre riserve, Riserva Tre Botti, Riserva 18 e Riserva Anniversario (leggi Riserva Tre Botti, il nuovo brandy di Vecchia Romagna, Riserva 18, il nuovo brandy premium di Vecchia Romagna, Vecchia Romagna presenta la nuova Riserva Anniversario per festeggiare il bicentenario).

Mentre per quanto riguarda la difesa alla tradizione si pensi solo al progetto I Liquori della Tradizione Italiana, lanciato due anni fa per valorizzare sei iconici brand del Gruppo e promuovere la cultura liquoristica made in Italy (leggi Gruppo Montenegro valorizza i marchi iconici della tradizione liquoristica italiana).

Un premio anche dal mercato

Una strategia sostenuta da costanti e investimenti che paga anche sul fronte del mercato. Il Gruppo, secondo player in Italia nell’industria spirit, ha chiuso lo scorso anno con un fatturato di oltre 280 milioni di euro, proseguendo una crescita che ha visto il giro d’affari aumentare del 60% negli ultimi 6 anni. Con il suo portafoglio spirit e food è presente in più di 70 Paesi del mondo.

Un Negroni caraibico è la new entry di Nio Cocktails

Nio Cocktails The Cuban Negroni
L'offerta del brand di ready to drink si arricchisce di un twist sul grande classico firmato Patrick Pistolesi a base di ron Santiago de Cuba

Una partnership con il rum più famoso di Cuba dà vita alla nuova ricetta di Nio Cocktails (leggi Nio Cocktails, drink classici &co in pronta consegna. Anche per i locali), The Cuban Negroni. Per Santiago de Cuba l’occasione di entrare nel mercato dei ready to drink con un cocktail che vede il suo 11 anni come protagonista, per Nio quella di proporre al pubblico un Negroni più ruffiano, dolce e aromatico e dare una nuova veste al miscelato più bevuto del mondo. «Siamo voluti andare incontro alle abitudini di bevuta della nostra clientela, specialmente quella italiana, che è il nostro secondo mercato, preceduto da quello inglese, dove il Negroni sta diventando uno dei cocktail più ordinati», spiegano da Nio Cocktails.

A presentare il nuovo ready to drink, Patrick Pistolesi, il “master mixologist” voluto dai fondatori Luca Quagliano e Alessandro Palmarin per dare un marchio di qualità al prodotto. Pistolesi ha aperto le porte del suo Drink Kong per celebrare il matrimonio fra Nio Cocktails e Ron Santiago. «Curare la supervisione delle ricette è un aspetto importante del processo – dice il patron del bar n.16 al mondo (leggi L’Italia e gli italiani fanno fiesta ai World’s 50 Best Bars 2022) – perché è importante che il risultato sia perfetto, visto che sono io che ci metto la faccia».

Il twist sul grande classico

Gli ingredienti sono quelli del Negroni, fatta eccezione per il gin, che appunto è sostituito con il Ron Santiago de Cuba Extra Añejo 11 anni. «Per bilanciarlo abbiamo giocato più che altro con i quantitativi, riducendo un po’ la quota di bitter», spiega Pistolesi. In addizione al rum cubano, ci sono il Campari e come vermouth c’è il Cocchi Storico di Torino, un tocco di Angostura aromatic bitters completa il drink. «È sempre emozionante far parte di un progetto che reinventa un classico, e credo che il Cuban Negroni di Nio sia un esempio riuscito», sottolinea Antonio Naranjo Nevares, cubano doc, global ambassador del marchio Ron Santiago De Cuba.

Ultimo tocco, ovviamente il ghiaccio: Nio è infatti l’acronimo di “needs ice only”, a indicare proprio che il cocktail va completato con la giusta diluzione, anche in base al proprio gusto. Per il resto, basta agitare, strappare e versare. Senza dimenticare che il packaging è interamente riciclabile, composto di carta certificata Fsc e di plastica al 45% in base vegetale.

Luminist: osare con la carta dei caffè

Armando Palmieri e la nuova avventura di Luminist a Napoli

Luminist è la nuova vita di Armando Palmieri che, dopo 16 anni, è tornato nella sua città per avviare un progetto tutto nuovo insieme a Giuseppe Iannotti chef del Kresios, ristorante bistellato Michelin in quel di Telese Terme, in provincia di Benevento. E “Passeggiando pe’ Tuledo”, come avrebbe detto Renato Carosone, il salotto buono della città, ha accolto un progetto ambizioso quanto intrigante. Ed è proprio questo secondo aspetto, un intrigo fatto di complessità e di sfida, che ha fatto decidere Palmieri che era il momento di tornare in patria e mettersi all’opera.

In Ampi (l’Accademia Maestri Pasticceri Italiani) dal 2022, Armando Palmieri ha superato da poco i 40 anni e ha iniziato a specializzarsi nella pasticceria dopo una laurea in Conservazione dei beni culturali, proprio a Napoli. Partito in giro per il mondo, lavorando sia nelle cucine dei ristoranti stellati che come consulente in catene alberghiere di lusso, negli ultimi 4 anni è stato impegnato in Canada, a Toronto. Tornato lo scorso settembre in Italia, ha dunque accettato la sfida di lanciare il Luminist, in qualità di Executive Pastry Chef. «Ero a un bivio - racconta Palmieri -. Avrei potuto rinnovare per la struttura in cui lavoravo, ma poi mi è capitato di parlare con Giuseppe Iannotti, che mi ha raccontato di questo progetto riuscendo a coinvolgermi». Il Luminist dunque. Si tratta di una caffetteria-bistrot all’interno delle Gallerie d’Italia. «Non esiste niente del genere a Napoli. Gallerie d’Italia è di fatto un museo, nel pieno centro della città, che ha aperto in primavera e conta già una media di 40-45mila visitatori al mese», spiega Palmieri. Uno spazio museale creato da Intesa San Paolo all’interno del palazzo dell’ex Banco di Napoli, inaugurato nel 1940 dall’architetto Marcello Piacentini in via Toledo e ora completamente rinnovato dallo studio architettura e design milanese Amdl Circle di Michele De Lucchi. Al piano terra, separato ma unito al museo grazie a un suggestivo corridoio color oro, lo spazio Luminist, ha la fortuna di essere su via Toledo, dove, nota il pastry chef: «Non ci sono posti in cui sedersi e avere un servizio, godendosi al contempo la vista dall’interno verso l’esterno della strada». I primi clienti, racconta, sono stati i dipendenti stessi della banca, che occupa tuttora un’ala del palazzo. «Sono circa un migliaio solo loro e hanno già mostrato una grande curiosità per la nostra proposta». Il bistrot-caffetteria è solo una parte di un progetto più ampio, a cui presto si aggiungeranno il ristorante fine dining, in continuità con il Kresios di Telese, e il cocktail bar.

Dalla colazione, con la carta del caffè, fino al gelato: l'offerta dolce

Sono circa 40 i coperti al bistrot, più una quindicina in caffetteria. «Partiamo dalla colazione del mattino - racconta Palmieri -. Tanto spazio alla viennoiserie e poi una carta del caffè pensata e realizzata in partnership con 1895 by Lavazza. Poi ecco la carta delle uova (strapazzate, alla Benedict, in camicia), per chi opta per una colazione internazionale, e, ancora, una linea dessert al piatto (in maggioranza classici rivisitati). Infine, la linea pasticceria mignon e monoporzione». E ancora il gelato, che ha un posto di rilievo nel progetto, con gusti realizzati anche con latte di bufala, e le “coccole”, come le chiama Palmieri, cioè biscottini che accompagnano la pausa caffè e il momento del tè. La collaborazione con Lavazza ha consentito di realizzare una carta dei caffè che consente di scegliere sia la miscela che il metodo di estrazione (tra chemex, cold brew e filtrati). L’intenzione dichiarata è quella di promuovere una piccola rivoluzione in un campo, come quello del caffè, che per Napoli sembrerebbe intoccabile. I nomi storici sono a pochi passi (Gambrinus e Caffè del Professore, per nominarne solo un paio) e proporre qualcosa di diverso dal classico espresso sembra follia, anche nei piccoli aspetti. «La prima cosa che ho detto ai miei è stata di non servire il caffè in tazzine bollenti, un’abitudine tutta napoletana, ma anche un metodo di servizio poco corretto», dice Palmieri chiarendo come la sua rivoluzione parta anche dalle piccole cose. Sul reparto tè, aggiunge il pastry chef, «approfittiamo della grande esperienza che Giuseppe Iannotti ha sviluppato a Telese». Internazionale anche il menu del bistrot curato dall’executive chef Antonio Grazioli, con il chiaro scopo di attirare i tanti turisti che transitano per via Toledo. «Ci sono i classici come gli ziti alla genovese, lo spaghetto alle vongole o i tubetti cozze e fagioli. Ma non mancano alcuni signature di Iannotti. Ma il vero segreto è offrire al cliente piatti contenenti i migliori ingredienti possibili», spiega.

Armando Palmieri
Armando Palmieri

L'intervista ad Armando Palmieri: «Non entriamo in competizione con i locali storici di Napoli»

Qui non ci sono sfogliatelle e babà? Abbiamo scelto volutamente di non metterci in competizione con il resto della città, ma di dare una proposta nuova per il panorama napoletano, che fosse più internazionale. Poi sui dolci della tradizione ci lavoreremo, ma con l’obiettivo di rielaborarli e farli nostri in dessert innovativi che andranno nella carta del ristorante a firma di Iannotti. Atmosfera internazionale, quindi, ma i prodotti sono del territorio? Conosco ogni mio singolo fornitore e valorizzo per quando possibile i prodotti del territorio, come il latte e la panna di bufala che arrivano dal Caseificio Il Casolare di Alvignano e i limoni sfusati di Amalfi che mi consegnano ogni due giorni. Però in pasticceria non si può non rivolgersi ai migliori del settore, indipendentemente dalla provenienza: da Valrhona e Agrimontana, alle paste di frutta secca Pariani, Luxardo, Italiazuccheri, Corman per il burro. Alto livello, prezzi alti? È inevitabile che dagli ingredienti dipenda la forbice di prezzo delle monoporzioni, che va dai 4,50 ai 6,50 €. Se nella mia torta della nonna utilizzo un pinolo italiano che costa 200 euro al chilo va da sé che sarà nella fascia più costosa. Ma per il pubblico napoletano saranno forse più scioccanti il caffè a 1,80 € e il croissant a 2,50 €. Una sfida al panorama cittadino? Come ho detto, non vogliamo entrare in competizione con gli indirizzi iconici di Napoli, ma vogliamo fare qualcosa di differente.

Speed&Taste Challenge parte da Napoli. Iscriviti a razzo!  

Speed Round a Speed&Taste
Lunedì 20 marzo, al Platanos di Napoli, debutta Speed&Taste Challenge, una sfida spettacolare nell'ambito di Baritalia Off. Nell'articolo il programma completo e le altre tappe del concorso.

Bargiornale e Bartender.it, in collaborazione con The Prince Factory, corrono nuovamente insieme per portare su e giù per l’Italia una competizione di speed round bartending dal titolo Speed&Taste Challenge. La sfida è basata non solo sulla velocità nell’esecuzione, ma anche sulla qualità dei drink. Se pensi di avere buon gusto, oltre ad essere veloce come un razzo, allora scrivi al volo a speedround@mixologyexperience.it specificando la tappa a cui desideri partecipare e riceverai le informazioni necessarie. La prima Speed&Taste Challenge si svolgerà lunedì 20 marzo al Platanos Exotic Bar di Napoli nell’ambito di Baritalia Off. Le altre prove andranno in scena in parallelo con le altre tappe di Baritalia: Genova (17 aprile), Messina (12 giugno), Livorno (25 settembre) e il 23 ottobre a Brescia. 

Alle origini del flair e dello speed round

Lo "speed round" è una sfida di abilità nel mondo del bartending e del flair che richiede grande rapidità e precisione nell'esecuzione di diverse ricette di cocktail in un breve lasso di tempo. È un genere molto popolare tra i professionisti e richiede nervi saldi, ottima gestione dello stress e organizzazione, oltre che una conoscenza approfondita dei cocktail e delle tecniche di miscelazione. Lo speed round si è diffuso in diverse parti del mondo, tra cui gli Stati Uniti, l'Europa (con il Roadhouse di Londra come esempio) e l'Asia. Negli Stati Uniti, è diventato uno standard in molti locali, come nella nota catena TGI Fridays. Proprio i bartender del Fridays hanno allenato Tom Cruise per il suo ruolo di successo nel film Cocktail del 1988. Las Vegas è stata una delle prime città ad ospitare competizioni di flair bartending già dagli anni '80 e '90 e ha contribuito notevolmente alla popolarità del movimento. Ancora oggi, Las Vegas è uno dei luoghi più importanti per la formazione e la competizione di bartender professionisti, inclusi gli eventi di speed round. Tra i grandi campioni di speed round nel mondo del bartending e del flair, ci sono Cristian Delpech, bartender argentino considerato uno dei più grandi campioni di flair bartending di tutti i tempi e vincitore di numerosi titoli di speed round, suo fratello minore Rodrigo Delpech, campione di flair bartending e vincitore del titolo di speed round al World Flair Bartending Championship nel 2012; Tomek Malek, il bartender polacco che ha vinto numerosi titoli di speed round, tra cui il Campionato del Mondo di Flair Bartending nel 2007, e Dario Doimo, il bartender italiano che è stato campione del mondo di Flair Bartending nel 2011 e ha vinto anche il titolo di speed round al World Cocktail Championship nel 2009. Inoltre, lo speed round è stato introdotto in famose competizioni classiche come la World Class di Diageo, dove rappresenta uno dei principali banchi di prova per i concorrenti sin dagli esordi della manifestazione.

Con Gelato Day e Gelato a primavera si apre la stagione di coni e coppette

01 Apfelstrudel Gusto dell'anno
Parte la stagione del gelato artigianale. E con essa le iniziative collegate, dalla 35ma edizione della manifestazione Gelato a primavera (dal 18 al 22 aprile) all’11ma dell’appuntamento internazionale Gelato Day, in programma il 24 marzo

Con la primavera torna prepotentemente il gelato artigianale. E con esso le iniziative collegate, dalla 35ma edizione della manifestazione Gelato a primavera (dal 18 al 22 aprile) all’11ma dell’appuntamento internazionale Gelato Day, in programma il prossimo 24 marzo. Presentati a Roma, presso la Casa dell’Aviatore, da Artglace - Confederazione delle Associazioni dei Gelatieri Artigiani della Comunità Europea, Associazione Italiana Gelatieri, Comitato Nazionale per la difesa e la diffusione del gelato artigianale e di produzione propria e Comitato Gelatieri Campani, i due eventi celebrano il prodotto alimentare della tradizione artigianale italiana più amato e conosciuto nel mondo. Perfino più di pizza e spaghetti.

Apfelstrudel
Apfelstrudel, gusto dell'anno per il Gelato Day 2023

Il gusto dell'anno: gelato allo strudel di mele

Un’eccellenza che vanta un fatturato da 9,8 miliardi di euro in tutta Europa, con 65mila punti vendita e 300mila addetti. Solo in Italia, quasi un terzo del fatturato (2,7 miliardi), con un 20% dei consumi da attribuire al turismo straniero. «Con la giornata odierna si apre a tutti gli effetti la stagione del gelato artigianale», commenta il presidente di Artglace Domenico Belmonte, che rivela anche il gusto scelto quest’anno per il Gelato Day. «Quest’anno onoreremo la tradizione dolciaria austriaca con un gelato al gusto Apfelstrudel, ovvero lo strudel di mele». Una delle interpretazioni è quella di Eugenio Morrone, il gelatiere calabrese campione del mondo, che ha pensato a una versione sorbetto del dolce austriaco, per venire incontro alle esigenze degli intolleranti al lattosio: «È un sorbetto di mela Fuji con uvetta, tenuta a bagno nel Marsala, e pinoli del Circeo per onorare il territorio che ci ospita. Un gelato ad alto contenuto di fibre e basso di zucchero», spiega il campione.

«Divulgare il nostro sforzo quotidiano»

La settimana di Gelato a primavera – come racconta Claudio Pica, segretario dell’Associazione italiana gelatieri – «è nata negli anni Ottanta, quando i bambini privilegiavano il gelato industriale, con l’obiettivo di far avvicinare i più piccoli al gelato artigianale». Oggi le preferenze dei bambini sono ribaltate, ma resta l’esigenza di divulgare lo sforzo quotidiano di produzione di gelato fresco di chi prepara gelato artigianale. Quest’anno, la settimana del “Gelato a primavera” inizierà coinvolgendo, dal 16 al 18 marzo, le istituzioni italiane, portando assaggi di gusti tipici delle tradizioni locali, e proseguirà dal 18 al 22 aprile, quando gli alunni delle scuole materne ed elementari potranno ricevere un coupon per un gelato artigianale gratis presso le numerose gelaterie aderenti. Gli eventi di Gelato Day sono in continuo work in progress (da seguire sul sito gelato-day.com). Come sottolinea Ferdinando Buonocore, presidente comitato gelatieri campani, la Giornata europea del gelato artigianale, è l’unica giornata che nella storia, almeno fino ad oggi, sia stata dedicata dall’Unione Europea a un prodotto alimentare.

Partita la nuova edizione di reMix, il cocktail contest di Lucano

Amaro Lucano reMIX 2023
Saranno cinque le città (Milano, Roma, Napoli, Bari e Torino) tappa della nuova edizione del contest che sfida a creare cocktail a base di Amaro Lucano. Iscrizioni aperte fino al 3 aprile

Cinque tappe, una più rispetto allo scorso anno, quattro bartender in gara per ogni città: è partita la nuova edizione di Amaro Lucano re-MIX, la cocktail competition organizzata da Lucano 1894, che sfida a creare cocktail originali a base dello storico amaro. Sfida che quest’anno si estende anche ai professionisti del bancone che lavorano a Torino, città che si aggiunge a Milano, Roma, Napoli e Bari, protagoniste dell’edizione di esordio.

Per il resto il contest conserva tutte le sue peculiarità, a partire dal doppio ruolo dei bartender in gara, che oltre a quello di competitor vestono anche i panni di giudici. Ma andiamo con ordine.

Il format del concorso prevede che per ogni tappa, ovvero ogni città, tra tutte le ricette candidate ne vengano selezionate 4, che i loro autori prepareranno e presenteranno ai giudici direttamente nel proprio locale. A formare la giuria gli altri 4 bartender in gara nella stessa città, più un rappresentante di Lucano: in questo modo i concorrenti giudicheranno reciprocamente il loro lavoro. Ad essere valutato sarà il gusto, l’originalità e l’estetica della creazione proposta, insieme alla location che li ospita.

Al termine di ogni tappa, verrà così definito un vincitore che accederà alla finale di reMIX, in programma il prossimo 18 settembre presso l’iconico Museo Essenza Lucano di Pisticci (Matera). Anche nella finalissima a formare la giuria che valuterà le creazioni saranno gli altri bartender in gara più la special guest Lucano.

In palio per il vincitore la partecipazione alla serata di premiazione dei The World's 50 Best Bars, che si terrà a Singapore il prossimo ottobre. Evento del quale Amaro Lucano è sponsor ufficiale (così come è sponsor anche di Asia’s 50 Best Bars), e al quale sarà presente anche con Mancino Vermouth, il brand italiano di vermouth artigianali acquisito due anni fa (leggi Colpo Mancino per Lucano: acquisito il brand di vermouth artigianali)

Come partecipare

Il contest è aperto ai bartender che lavorano dei locali di Milano, Roma, Napoli, Bari e Torino che possono candidarsi entro il prossimo 3 aprile compilando l’apposito form sul sito di Amaro Lucano reMIX (dove è disponibile il regolamento completo), inserendo i propri dati, il nome del locale presso cui operano e la ricetta del loro cocktail (completa di ingredienti e preparazione) con relativa foto.

La ricetta non prevede limiti di numero di ingredienti, ma deve contenere almeno 30 ml di Amaro Lucano. In caso di utilizzo di un prodotto appartenente alle categorie vermouth, limoncello, amaro, grappa, nocino, liquirizia, mirto, sambuca e coffee liquor è obbligatorio utilizzare uno dei seguenti prodotti del portafoglio Lucano: Mancino Vermouth Sakura, Mancino Vermouth Chinato, Mancino Vermouth Vecchio, Limoncello Lucano Anniversario, Limoncetta di Sorrento, Limoncetta di Sorrento Crema, Lucano Grappa Barocca, Lucano Grappa Passione Bianca, Nocino Fratelli Vena, Liquirizia Fratelli Vena, Mirto Fratelli Vena, Sambuca Lucano Anniversario, Caffè Lucano Anniversario, Giass Gin e Lucano Amaro Zero.

Le fasi di reMIX

Le ricette candidate saranno valutate da una commissione di Lucano 1894 che decreterà i 4 cocktail in gara per ogni città. Dal 17 aprile prenderanno il via le tappe live che si chiuderanno il 17 luglio. Durante le visite ai rispettivi locali, gli altri bartender in gara nella stessa tappa esprimeranno il loro voto collegandosi alla piattaforma Google Forms. Alle visite parteciperà anche un esperto Lucano, che, oltre a esprimere il proprio voto sulla base dei quattro criteri previsti (gusto, originalità, estetica e location), potrà anche assegnare un bonus di 5 punti alla migliore performance espositiva del drink.

Anche durante la finalissima al Museo Essenza Lucano a votare le creazioni saranno i concorrenti e lo speciale ospite di Lucano, che avrà sempre la possibilità di assegnare il bonus alla migliore performance espositiva. In questo caso il drink verrà giudicato sempre considerando gusto, originalità ed estetica e in più sulla base di un criterio “a sorpresa” che verrà svelato direttamente durante la serata della gara.

Cinque appuntamenti itineranti con il caffè del Rwanda

Tazze cupping caffè
Alberto Polojac porta in tutta Italia i Cupping friday, con un focus particolare sui nuovi lotti di caffè del Paese africano.

Riprendono i Cupping friday, proposti da Imperator, importatore di caffè verde a Trieste. Gli “assaggi del venerdì” hanno quale focus particolare i nuovi lotti provenienti dal Rwanda, in cui l’Azienda è impegnata da diversi anni in progetti di sviluppo incentrati sulla formazione e il miglioramento del processo qualitativo nelle diverse fasi di produzione. «Siamo sicuri che che i partecipanti avranno un’esperienza formativa unica e apprezzeranno l’elevata qualità e complessità dei caffè che abbiamo selezionato», ha affermato Alberto Polojac, quality manager e Q Grader di Imperator. 

Sono cinque gli appuntamenti in diverse località di tutta Italia, con orario di svolgimento 10-12:

17 marzo - The Bocs di Mondicaffè - Roma

24 marzo - Mumac Academy - Binasco (MI)

31 marzo -  Accademia di Fast Service - Napoli

14 aprile - Accademia del Caffè Espresso - Pian di San Bartolo-Trespiano (FI)

28 aprile - Imperator – Bloom Coffee School - Trieste

Per i professionisti e gli appassionati di caffè è un’importante occasione per scoprire la complessità dei caffè provenienti da diverse zone del Paese dell’Africa orientale e scoprire in anteprima, attraverso l’assaggio, le caratteristiche del nuovo raccolto. 

Al cupping seguirà una breve panoramica sul caffè del Rwanda e sull’esperienza formativa avvenuta in loco nel corso degli ultimi anni, fornendo una prospettiva interessante e inedita sulla cultura del caffè di questo Paese, nonché sulla sua importanza economica e sociale.

È stato un viaggio come giudice per la Cup of Excellence a fare scoprire a Polojac la complessità e l’unicità dei caffè ruandesi, che fino ad allora erano ancora poco noti, quantomeno nel mercato italiano. Ritenendo questi caffè perfetti per qualsiasi metodo di estrazione in termini di acidità, dolcezza e bilanciamento, iniziò a importare i primi lotti prevenienti dalla zona di Gisenyi, vicini al lago Kivu.

Da quel momento hanno preso il via programmi di formazione sui moduli Green e Sensory di Sca per le popolazioni locali in un Paese molto sviluppato, ma con un potenziale enorme ancora inespresso. I target sui quali si sono focalizzati gli interventi sono le nuove generazioni e le donne: un’intuizione corretta, visto che il recente World coffee Producers Forum e la African Fine Coffee Association di Kigali (capitale del Ruanda) hanno avuto al centro del dibattito le tematiche che riguardano il ricambio generazionale e l’equità di genere.

Per maggiori informazioni sull'evento e per confermare la propria partecipazione, potete contattare la segereteria di Imperator Srl all'indirizzo email info@imperator.coffee o di Bloom Coffee School a hello@bloomcoffeeschool.it.

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