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Arrivano a Milano i Barback Games by Fernet-Branca

Barback Games 2023
L'8 e 9 maggio, nell'ambito di Mixology Experience, va in scena la terza edizione italiana dello show contest targato Fernet-Branca dedicato agli "angeli custodi" del bartender. In palio il titolo di Night Hero d’Italia 2023

Si svolge per la prima volta a Milano il Barback Games, lo show contest targato Fernet-Branca dedicato ai barback. La terza edizione italiana della competition va in scena dal 7 al 9 maggio nell’ambito di Mixology Experience (leggi Mixology Experience 2023, guida ai talk di Bargiornale).

Obiettivo della competizione è portare sotto i riflettori la figura del barback, l’eroe che opera all’ombra del barteder, permettendo a questo di lavorare con continuità, occupandosi di tutta una serie di attività collaterali, come la pulizia e il set up delle postazioni di lavoro e delle attrezzature, il rifornimento di ghiaccio, bicchieri e alcolici. Una figura, che pur non godendo di visibilità, è centrale per il funzionamento del locale e il successo della serata.

Ideata dal famoso amaro alle erbe di Fratelli Branca Distillerie, il Barback Games vanta una lunga storia. Il contest ha fatto il suo esordio nel 2007 a San Francisco e da lì si è diffuso da una costa all’altra degli Usa per approdare poi anche in Europa, da Berlino a Londra.  Qualche hanno fa Fernet-Branca l’ha portato anche in Italia, con la prima edizione andata in scena a Roma nel 2019, seguita, dopo due anni di stop causa Covid, dalla seconda, lo scorso anno sempre nella Capitale.

Tra sfide e divertimento

Ora l’approdo a Milano, dove i concorrenti potranno dare prova delle loro abilità e guadagnarsi il titolo di Night Hero d’Italia 2023, in una gara che mette insieme grandi sfide e divertimento. Diverse le prove alle quali verranno sottoposti i barback: i concorrenti saranno chiamati a mostrare forza fisica, resistenza, ma anche competenza, velocità e versatilità, passando dal trasferimento, da un angolo dell’area di gioco all’altro, di cartoni di bibite, blocchi di ghiaccio e fusti di alluminio, evitando e superando gli ostacoli incontreranno sul percorso. Dovranno poi fare centro nei tumbler Fernet-Branca nella prova Fernet Pong, per poi cimentarsi nella prova finale, che li vedrà protagonisti di un servizio alternativo al tavolo, dove dovranno preparare 15 Fernet e Cola e consegnarli vestiti da bottiglia gonfiabile gigante di Fernet-Branca.

Il programma della gara si apre l’8 maggio (dalle 13 alle 18), con il warm up e il try out. Martedì 9, si procede con l’accredito degli iscritti e una nuova sessione di warm up e prova percorso (11-13.30), per poi passare alla gara vera e propria con inizio alle 13.30, alla quale seguirà la premiazione.

Festa della mamma, gli omaggi dei pasticceri italiani

Box da colazione, torte in edizione limitata e tante praline: ecco le creazioni dei pastry chef italiani dedicate al 14 maggio.

Tanta dolcezza in arrivo per il 14 maggio. In tutta Italia si celebra la Festa della mamma e, per l'occasione, i pastry chef italiani hanno sguinzagliato la fantasia. Praline, torte in edizione limitata, box da colazione e tante altre dolci idee affolleranno le vetrine in questa giornata speciale. Ecco alcune proposte del mondo pasticceria per festeggiare la ricorrenza.

Buona festa, maman!

Il Per Te di Charlotte Dusart
Charlotte Dusart dedica alla Festa della mamma la sua ultima capsule collection. È composta da due pezzi. Il primo si chiama Per Te: è una tavoletta a forma di fiore rosa e giallo, lunga 15 centimetri. In ogni petalo c'è un ripieno differente: yuzu & pralinato artigianale nocciola; pralinato al pistacchio; lampone; amarene & cremino di arachidi; dulce de leche e cremino al cocco e infine pralinato al rosmarino. L'altro pezzo della capsule è Cocktail Collection. Si tratta di una collezione di 8 praline, al gusto alcolico di 4 tra i cocktail più celebri: Pina Colada (con ananas e cocco), Mojito (con menta), Aperol Spritz (l’inconfondibile aperitivo italiano) e Gin Tonic (con cetriolo e gin Hendrick's). Insieme alla scatola, al momento dell’acquisto, come in ogni aperitivo che si rispetti, vengono regalate delle patatine di cioccolato al latte.

Il tartufo dedicato alle mamme e all'estate

Il Tartufo Limone e Meringa di La Perla di Torino
In occasione della Festa della mamma, La Perla di Torino presenta il suo nuovo Tartufo Limoncello e Meringa. La creazione è gluten free e omaggia i sapori mediterranei, unendo cioccolato bianco, torrone e profumo di limone. Per celebrare tutte le mamme è stato pensato un packaging dedicato.

Al centro di tutto, il cuore

Le creazioni di Frau Knam per la Festa della mamma
Alessandra Mion, conosciuta come Frau Knam, mette il cuore al centro di tutte le sue creazioni per la Festa della mamma. C'è la “tartelletta della mamma” con base di pasta frolla a forma di cuore, crema pasticcera e fragoline di bosco. Segue la “torta della mamma” con base pan di Spagna spennellata con succo di fragole, mousse cocco e lime, inserto gelèe di fragole e lime, decorata con fragole, fragoline di bosco e cuoricini in cioccolato rosso. La “crostata cuore” ha una base di pasta frolla a forma di cuore, crema pasticcera e fragoline di bosco. Non mancano le specialità al cioccolato. Le praline possono essere confezionate in cofanetto da quattro o nove pezzi. Presenti all'appello anche i Lecca Lecca. Sono disponibili in diverse versioni: Orsacchiotto (cioccolato al latte con musetto in cioccolato bianco e occhi e naso in cioccolato fondente); Tramonto (a forma di cuore con intreccio, realizzato con camicia bianca e farcito con croccante di Pailletté Feuilletine e cioccolato bianco, dcorato con sfumature gialle e rosse); Intreccato (a forma di cuore con una camicia in cioccolato bianco e una farcitura in cioccolato al latte, decorato con un cuore rosso e un intreccio in cioccolato al latte.); Cuore (a forma di cuore in cioccolato fondente); Farfalla (con corpo in cioccolato fondente e ali in cioccolato bianco, decorato con dettagli in rosso e rosa); Fiore (a forma di fiore in cioccolato fondente farcito con arancia candita frullata e decorato con dettagli arancioni pollockati di nero).

Due novità dal laboratorio di Cannavacciuolo

Le praline a forma di cuore del laboratorio di Antonino Cannavvacciuolo
Per la Festa della mamma debuttano quattro creazioni di alta pasticceria firmate da chef Antonino Cannavacciuolo. Dal suo laboratorio nascono anche due novità. Il Pastry Chef Kabir Godi ha creato il nuovo ed esotico Cuore di cremino al cocco e passion fruit, che unisce alla freschezza del frutto della passione e del cocco le note avvolgenti del cioccolato fondente e la dolcezza del cioccolato bianco. La seconda novità viene proposta in un’elegantissima confezione racchiude i nuovi Dragées lampone e fragola: croccanti nocciole avvolte da una morbida copertura al burro di cacao, lamponi e fragole. Disponibile anche la Crema spalmabile nocciole e cacao e i Cuoricini al cioccoalto. Questi ultimi sono realizzati in tre tipologie di cioccolato e tre ripieni differenti per stupire con originalità.

Box da colazione per tutte le mamme

La box colazione di Tuccillo Bakery
Tuccillo Bakery rende omaggio alle mamme con un box colazione in edizione limitata. All'interno ci sono sfogliate ricce e mini cannoli ripieni di crema artigianale al pistacchio, il croissant in versione mignon, pancake da farcire con vellutate creme e scagliette, biscottini tondi con gocce di cioccolato e al centro un muffin red velvet, in onore alla pasticceria americana.

Venere Nera in edizione speciale

La nuova edizione di Venere Nera firmata Roberto Rinaldini
Nel 1998 la Venere Nera firmata da Roberto Rinaldini vinse il titolo per la sua categoria ai mondiali di pasticceria. Oggi torna in edizione limitata per la Festa della mamma. La torta si arricchisce di un'avvolgente crema leggera al pistacchio e si riveste di delicati colori pastello fino ai toni più scuri del cioccolato. La base croccante di cereali e cioccolato sorregge il pan di Spagna al cacao, mousse al cioccolato 64%, crema leggera al pistacchio, il tutto ricoperto da glassa al cacao, ricci di cioccolato fondente e l'immancabile MacaRal al pistacchio e MacaRal fucsia con ganache al cioccolato bianco, infusione di mandorla e vaniglia e un cuore di confettura di fragola.

La Mammayo di Peck

La Mammayo di Peck
Peck dedica a tutte le mamme la sua nuova torta Mammayo. Il gusto deciso dello yogurt si mescola alla dolcezza del cremoso al cioccolato. All'interno di questa creazione è custodito un savoiardo, sempre allo yogurt, che incontra la forza del cioccolato equatoriale e la gelatina all’amarena. A questo mix si aggiungono le perle croccanti di cioccolato bianco. La torta è disponibile anche in formato monoporzione.

"Amore eterno" di Fabio Tisti

La torta Amore eterno di Fabio Tisti
Per questa occasione speciale Fabio Tisti, pastry chef e proprietario della Tisti Pasticceria&Tea Room di Domodossola, ha voluto creare una torta, fresca, primaverile, bellissima da vedere e buonissima da gustare. Si chiama “Amore eterno” ed è composta da una base di croccante di avena e miele farcita con una gelée di gelso inserita in una bavarese alle rose. Il dolce è finito con una glassa lucida a specchio gialla preparata con latte condensato e guarnita con dei fiori di Potentilla. Questa pianta simboleggia l'amore materno, un significato che deriva da una sua singolare caratteristica: durante le giornate di pioggia le foglie si richiudono sopra il fiore come a volerlo proteggere.

Le edizioni limitate di Simona Solbiati

I cioccolatini di Simona Solbiati
Per tutti coloro che desiderano omaggiare la Festa della Mamma la maitre chocolatier Simona Solbiati nel suo laboratorio milanese ha realizzato alcune creazioni uniche in fine cioccolato belga. Si parte con le confezioni create in edizione limitata che racchiudono un assortimento di praline realizzate a forma di cuore e di piccoli fiori di campo nelle tonalità degradè del rosa. Disponibili in diverse dimensioni contengono al loro interno anche un biglietto d’auguri. Fragole rivestite di cioccolato, tavolette, cuori e lecca lecca personalizzati con dediche speciali, gli esclusivi “Baci di Simona Solbiati”, dei cioccolatini a forma di labbra in fine cioccolato bianco con all’interno un morbido cuore al lampone, sono solo alcune delle sorprendenti idee regalo a tema create per l’occasione che possono essere acquistate presso il punto vendita milanese e sullo shop online.

L'omaggio di Marchesi 1824

I cuori di pasta frolla di Marchesi 1824
In occasione dell’attesa Festa della mamma, Marchesi 1824 e il Pastry Chef Diego Crosara presentano quattro composizioni. La prima è la latta con meringhe bianche e meringhe rosa aromatizzate al lampone. Poi c'è la torta creata con una croccante base di pasta frolla, bavarese al lampone con cuore di gelèe alla fragola. Il tutto è ricoperto da una glassa lucida rosa e rifinito da un biscotto in cioccolato plastico decorato a mano (disponibile anche in monoporzione). Infine, ci sono i biscotti di pasta frolla a forma di cuore decorati a mano.  

Martini festeggia i 160 anni con 5 serate all’insegna dell’aperitivo d’autore

Terrazza Martini
Per brindare al 160° compleanno del marchio, le domeniche dal 7 maggio al 4 giugno, Terrazza Martini sarà aperta al pubblico per uno speciale aperitivo. Con i drink firmati da alcuni dei più famosi bartender della Penisola accompagnati dagli appetizer gourmet di top chef

Grandi cocktail, una proposta food creata ad hoc, buona musica e una location esclusiva. È la ricetta dei Pop Up Sundays, il programma all’insegna dell’aperitivo made in Italy targato Martini. Primo evento in calendario con il quale il brand festeggia il traguardo dei primi 160 anni di vita, le serate, organizzate da Taste of Milano andranno in scena in una location d’eccezione: la Terrazza Martini, nel cuore di Milano, aperta al pubblico per la prima volta e in esclusiva. La Terrazza ospiterà un temporary bar dove sarà possibile godere della vista mozzafiato sulla città e gustare i drink e appetizer firmati, rispettivamente, da alcuni dei top bartender e top chef della Penisola. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora di Radio M2O.

Cocktail e appetizer d’autore

Ogni serata, in programma tutte le domeniche dal 7 maggio al 4 giugno, avrà come ospite un bartender, proveniente da alcuni dei migliori locali d’Italia, che proporrà una drink list creata per l’occasione con protagonista l’Americano, drink protagonista anche del programma di advocacy del brand (leggi No Martini, no Americano, il programma di advocacy di Martini per i bartender). Il menu sarà infatti composto da originali rivisitazioni dello storico aperitivo italiano create dal bartender e realizzate con i prodotti Riserva Martini.

Ogni cocktail list, inoltre, sarà accompagnata da una proposta di food pairing strutturata ad hoc da uno dei grandi chef, per un’esperienza completa che racconterà l’eleganza, lo stile e la storia del marchio e dell’aperitivo italiano.

Il calendario Pop Up Sundays

A dare il via Pop Up Sundays, domenica 7 maggio, saranno la barlady Vanessa Vialardi del D.one Torino e lo chef Andrea Provenzani de Il Liberty di Milano. La serata del 14 maggio avrà come protagonisti il bartender Alex Frezza de L’Antiquario e chef Roberto Di Pinto del ristorante Sine di Milano. Il 21 sarà la volta di Fabio Fanni de Il Locale di Firenze con chef Ianis Rusnac della Griglia di Varrone di Milano. Il 28 a proporre la sua drink list ci sarà Fabio Spinelli del Deus Milano e ad accompagnarli le creazioni di chef Roberto Okabe del Finger’s Garden di Milano. Chiudono il ciclo di aperitivi esclusivi, il 4 giugno, Matteo Zed del The Court di Roma e chef Andrea Marroni del Dabass di Milano.

Da gestore a imprenditore: il bar diventa grande (e si struttura in catene)

I nuovi protagonisti del fuori casa guardano (giustamente) ai locali come a delle imprese. E aumenta il numero di chi parte con l’idea di creare format replicabili

C’erano una volta le catene, grandi gruppi multinazionali che decidevano di mettere una delle tante bandierine sul mappamondo anche sull’Italia, portando nella Penisola format ampliamente sperimentati in giro per il mondo. E decine di migliaia di indipendenti, il cui mondo iniziava e finiva dentro le pareti del proprio locale. O che decidevano di aprire nuovi locali in base al numero di figli cui lasciare l’attività (tot figli, tot locali).
Le une e gli altri esistono ancora, naturalmente. Con le prime che continuano a crescere - non tutte, ma come numero complessivo - e i secondi che fanno sempre più fatica a stare in piedi.

Inutile dare la colpa (solo) al Covid. È cambiato il paesaggio: se prima della liberalizzazione delle licenze c’era spazio per tutti o quasi e di bar ci si poteva campare bene anche senza grandi doti imprenditoriali, oggi non è più così. Più concorrenza, più complessità, più regole hanno reso la gestione (redditizia) di un’attività un lavoro da imprenditore.
«Dal punto di vista imprenditoriale - spiega Lorenzo Ferrari, fondatore di Ristoratore Top - gestire un solo locale può essere più rischioso che redditizio. Da qui la necessità di trasformarsi da barista a imprenditore del bar, da ristoratore a imprenditore della ristorazione».

L'evoluzione della specie

«La pandemia ha accelerato l’evoluzione - spiega Luca Pellegrini, presidente di TradeLab -. Sta cambiando la mentalità: da “faccio da bere e da mangiare” a “faccio business con il bar e la ristorazione”. Sulla scorta di quello che accade in ogni impresa, al crescere delle dimensioni si separano progressivamente le figure e i compiti: chi fa e chi pensa, chi fa e chi gestisce».

«Il Covid ha creato un grande rimescolamento e nuove opportunità - spiega Marco Ranocchia, cofondatore di PlanetOne -: ci sono tanti locali acquistabili a basso costo, titolari che lasciano per limiti di età o per difficoltà economiche, imprenditori extrasettore interessati ad aprire catene di locali, soprattutto in area food. Tutto questo si traduce in nuove opportunità: a cercare di coglierle ci sono molti giovani o giovanissimi energici, coraggiosi, impavidi. Hanno studiato più dei loro predecessori, sono veloci, digitali, social: lavorano in tribù, aggregando diverse competenze e hanno reti di comunicazione estese che permettono loro di farsi conoscere velocemente».

Competenze multidisciplinari e cultura imprenditoriale

Il tema delle competenze è cruciale: far da bere e da mangiare non basta più. E nemmeno farlo bene può bastare. «Per guadagnare chi ha o gestisce un locale oggi deve saper mettere insieme più competenze: sul prodotto/servizio, sui numeri e sul marketing. Un triangolo che sta in piedi mettendo al centro le risorse umane. Tutti elementi da curare maniacalmente» afferma Lorenzo Ferrari di Ristoratore Top.

«Non c’è più spazio per i non imprenditori - rincara la dose Giacomo Pini, ceo di Gpstudios -: chi oggi apre un locale è più formato e più informato rispetto ai suoi predecessori e ha chiaro sia che deve gestire il locale come un’azienda sia che il modello della catena è interessante per le economie di scala che consente di ottenere e per la possibilità, in prospettiva, di vendere. O comunque sa che gestire uno o più locali è un lavoro simile, perché struttura dei costi e organizzazione sono le stesse. La direzione da prendere, insomma, ce l’ha chiara. Semmai quello che non tutti mettono ancora bene a fuoco è come strutturare il percorso da compiere e i passi da fare per arrivare all’obiettivo. C’è più consapevolezza della necessità di avere una cultura imprenditoriale che presenza di una cultura imprenditoriale vera e propria».

I capitali ci sono. E sono interessati al settore

Quel che è certo, è che il mercato del fuori casa è in grande fermento: «Il settore - spiega Luca Pellegrini, presidente di TradeLab - attira un’attenzione crescente da parte di chi fornisce capitali: ai fondi, novità degli ultimi anni, si sono aggiunti investitori extrasettore ma anche family office che investono con una logica di portafoglio per diversificare il rischio. Tutti interessati a sviluppare business con una logica di catena. Dall’altra parte, se è chiara l’utilità di andare in una direzione di progressiva ingegnerizzazione dei processi per sfruttare le economie di scala, è altrettanto chiaro come nel fuori casa non sempre sia un percorso facile o utile. I format a cui questo percorso si adatta maggiormente sono quelli focalizzati sul food. La pausa pranzo, con tempi e budget ridotti, è l’occasione di consumo di elezione per le catene, come dimostra la crescita di piadinerie, pizzerie e, di recente, pokerie, il cui caso di maggior successo è I love Poke. O di casi come l’Antico Vinaio. La formula base è: faccio una cosa, la faccio ultra bene e industrializzo il processo».

Le catene? In Italia poche, ma in espansione. Specie le piccole

In Italia, da sempre, la presenza delle catene è largamente minoritaria e di gran lunga inferiore a quella di altri mercati europei, Inghilterra e Germania su tutti. Ma l’evoluzione è rapida: «Tra il 2015 e il 2022 - rivela Sara Silvestri, consulente di TradeLab - il numero di locali in catena nel fuori casa è cresciuto del 78%, raggiungendo quota 10mila. Ma, soprattutto, è aumentato il loro peso, che oggi supera il 10% del fatturato totale del settore. I bar sono passati, nello stesso periodo, da 1.100 a 2.400 punti vendita, arrivando a pesare un quarto del totale dei locali in catena, per un totale di 90 insegne. Di queste, ben tre quarti sono mini-catene con meno di dieci punti vendita. Il 30% dei bar in catena fanno capo a player locali».

Sono questi ultimi i protagonisti, negli ultimi anni, delle crescite maggiori: «Con la pandemia - afferma Damiano Possenti, partner di Progettica - le piccole catene hanno sofferto, perché avevano capacità finanziarie inferiori rispetto ai big. Ma ora mostrano un dinamismo nettamente superiore nell’inventare format, svilupparli e portarli al successo. Sono soprattutto le grandi città e le regioni del Nord le aree dove il fenomeno delle catene si sta sviluppando maggiormente, ma c’è grande fermento anche in Campania e Sicilia».

Per Possenti i protagonisti del nuovo fuori casa sono fondamentalmente tre: le grandi realtà organizzate, alla McDonald’s o Starbucks per intenderci, gli indipendenti con alta componente di imprenditorialità e gli imprenditori con logiche moderne da catena. «Il diverso livello di imprenditorialità si riflette immediatamente sui risultati - spiega -: i locali che fanno capo ai grandi marchi fatturano in media il 20/30% in più di quelli delle piccole catene. Ma questi ultimi, a loro volta, fatturano il doppio o il triplo della media dei locali indipendenti. I motivi? Lavorano su volumi maggiori e rotazioni frequenti, grazie all’ottimizzazione dei processi con l’aiuto dell’automazione e della tecnologia, hanno politiche e investimenti di marketing importanti, un’alta efficienza e la capacità di selezionare e prendere le location più interessanti».

Cosa cercano gli investitori (come rendersi appetibili...)

La catena, insomma, diventa sempre più un modello a cui tendere: sia per i nuovi imprenditori, che ne colgono le potenzialità di guadagno e le prospettive di monetizzare, sia per gli investitori a caccia di opportunità.
Così, i “matrimoni d’interesse” tra imprenditori e investitori si moltiplicano: con i primi concentrati sul costruire modelli distintivi e replicabili di format che funzionano e i secondi pronti a finanziarne lo sviluppo in cambio di remunerazioni puntuali e di prospettive di guadagni in conto capitale nel medio periodo.

Una figura relativamente nuova e in crescita è quella dei club deal, gruppi formati da più investitori individuali o da famiglie facoltose che puntano a investire i propri capitali in piccole e medie imprese di grandi prospettive con tagli minimi di investimento molto inferiori rispetto ai fondi e l’obiettivo di diversificare il rischio e di garantirsi rendimenti interessanti e ottimi ritorni sull’investimento a medio termine.
«L’interesse dei club deal per il mondo del fuori casa è forte - garantisce Gianni Vitale, titolare dello Studio Vitale Commercialisti di Rivoli (To), specializzato nella gestione di catene -. Il loro interesse si accende in presenza di condizioni precise: i prerequisiti sono una ben definita identità e replicabilità del format, l’esistenza di un manuale operativo ben applicato e il fatto che il founder non sia direttamente coinvolto nel processo produttivo. Dopodiché ci sono i numeri: un Ebitda superiore al 15% e un rapporto tra la somma dei costi di materie prime e personale e il fatturato non superiore al 65%. A queste condizioni sono interessati a entrare con una quota di capitale in cambio di una resa annua sul capitale investito garantita, di regole chiare sulla gestione degli utili - con, di preferenza, una parziale distribuzione - e di una durata dell’accordo prefissata che preveda regole chiare sulla gestione della vendita a terzi. Tipicamente, una call di uscita a tre anni e un’uscita obbligata a cinque, con moltiplicatori dell’Ebitda diversi a seconda che la chieda il finanziatore o il founder».

I clienti delle catene

Ma qual è l’identikit dei clienti delle catene? È così diverso rispetto ai frequentatori dei bar indipendenti? «Sono soprattutto i Millennial e le famiglie con bambini a frequentare le catene - spiega Matteo Figura, direttore della divisione Foodservice Italia di Circana -. Rispetto agli indipendenti, le catene puntano forte sulle promo e sul delivery; quest’ultimo raccoglie il 40% del totale delle visite contro il 18% degli indipendenti. I motivi per cui vengono preferite le catene sono la capacità di offrire qualcosa di nuovo e di diverso, l’interesse che sanno suscitare grazie alla comunicazione e la maggiore attenzione alla sostenibilità».

Gelato protagonista nei drink di Daniela Garcea

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Anche il gelato confezionato, alla vaniglia, al limone e alla fragola, può diventare un interessante ingrediente nei drink. Le proposte della mixologist

Il gelato come ingrediente dei cocktail? «Il White Cargo - ci dice Daniela Garcea, esperta mixologist, «è il più famoso, un cocktail gelato a base di gelato alla vaniglia e gin, in alcune versioni con l'aggiunta di vino bianco secco. Il gelato, in linea di massima, è un ingrediente interessante nei drink, ma non di così largo impiego al bancone dei bar anche per una questione logistica, di possibilità di conservarlo e gestirlo nel modo corretto».

Daniela è stata protagonista di un progetto in collaborazione con IGI - Istituto del Gelato Italiano focalizzato sull'utilizzo del gelato confezionato come ingrediente dei cocktail. Tre gusti classici ed evergreen di gelato confezionato - vaniglia, limone e fragola - hanno fornito la base e l’ispirazione per assemblare giochi di accostamenti e contrasti con altri ingredienti selezionati, dando vita a tre "ice cream cocktail", due alcolici e uno analcolico.

Tre drink con il gelato confezionato

Madagascar è un drink con gelato confezionato alla vaniglia, la cui dolcezza aromatica è accompagnata dalle note fruttate del rum e da quelle agrumate e speziate del vermouth. «La combinazione tra la cremosità del gelato e il contenuto alcolico esalta la texture del cocktail creando un’esperienza piacevolissima per il palato. L’aggiunta a piacimento di una spolverata di cacao è il tocco finale che conferisce una nota cromatica decisa e un tocco di amaro a questo drink», commenta Garcea. Cordara, invece, nasce dall'incontro tra il gelato confezionato al limone e il liquore alla liquirizia. «La memoria del gusto rende speciale questo cocktail, legato alla terra da cui provengo, la Calabria. Schietto e aromatico, questo cocktail beneficia della freschezza e della nota erbacea conferite dalla Tequila, una nota acida e vivace, che ci riporta immediatamente al piacere dell’estate». Magnolia rappresenta «una passeggiata nell’orto primaverile, tra frutti, fiori ed erbe aromatiche. Il piacere che non ti aspetti è quello di un cocktail delizioso e... senza alcol». Dalla combinazione della dolcezza e del profumo del gelato confezionato alla fragola con la nota esotica e lievemente acidula del carcadè nasce un cocktail analcolico colorato e fresco. Il basilico è l’ingrediente finale. Di seguito, le tre ricette al gelato dei drink proposti da Daniela Garcea.

Madagascar

Ingredienti 2/3 scoop di gelato confezionato alla vaniglia 4 cl di rum scuro 2 cl di vermouth bianco 4 cl di bianco d'uovo oppure 1 bianco d'uovo fresco (in alternativa al bianco d'uovo, 4 cl di acquafaba) cacao amaro in polvere Preparazione Combinare nello shaker il gelato, il rum e il vermouth e shakerare con del ghiaccio. Quando lo shaker diventa freddo, filtrare il liquido eliminando il ghiaccio. Aggiungere il bianco d'uovo ed eseguire una seconda shakerata "a secco" (senza ghiaccio). Servire in un calice da vino bianco. Decorare con una spolverata di cacao amaro.

Cordara

Ingredienti 2 scoop di gelato confezionato al limone 1 bar spoon di liquore alla liquirizia 4,5 cl di tequila essenza di limone spray (opzionale) Procedimento Combinare nello shaker tutti gli ingredienti e shakerare con del ghiaccio. Quando lo shaker diventa freddo, filtrare il liquido eliminando il ghiaccio. Eseguire una seconda shakerata "a secco" (senza ghiaccio). Servire in una coppa ben fredda. completare con una spruzzata di essenza di limone spray (opzionale).

Magnolia

Ingredienti 2 scoop di gelato confezionato alla fragola 5 cl di carcadè freddo 6/7 foglie di basilico fresco soda Procedimento Preparare il carcadè in anticipo e lasciarlo raffreddare. Combinare in uno shaker il gelato alla fragola e il carcadè. Shakerare con del ghiaccio. Quando lo shaker diventa freddo, filtrare il liquido eliminando il ghiaccio. Aggiungere le foglie di basilico fresco e shakerare ulteriormente "a secco" (senza ghiaccio). Versare il contenuto dello shaker in un tumbler alto. Aggiungere cubetti di ghiaccio e finire il drink con soda o con acqua frizzante. Completare con una foglia di basilico.

Imprenditori arditi fatevi avanti

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
L'editoriale del numero di giugno 2023 di Bargiornale a firma della direttrice Rossella De Stefano. Dedicato ai nuovi imprenditori del bar

BargiornaleAlla voce impresa, l’enciclopedia Treccani recita: in genere, ciò che si imprende a fare o che si ha in animo di fare. Indica per lo più azioni, individuali o collettive, di una certa importanza e difficoltà. Più propriamente, complesso di rapporti giuridici nascenti da un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi; anche, l’attività stessa, e l’organizzazione necessaria al suo svolgimento.

Oggi più che mai i due significati ben si adattano al mondo bar. Perché ci vuole coraggio e organizzazione per affrontare questo particolare periodo storico. Si legge in una nota stampa della Fipe: “Nell’anno appena trascorso abbiamo visto rivelarsi l’altra faccia della crisi post-pandemica: dalla crisi della domanda si è passati nel volgere di pochi mesi ad affrontare una crisi di costi”.

A questo proposito Lino Stoppani, Presidente Fipe -Confcommercio ha dichiarato: “Proprio questo mercato fortemente competitivo richiederebbe tanta più pianificazione, e non improvvisazione, elaborando modelli organizzativi che assorbano lavoro in modo più equilibrato e adatto al tempo che stiamo vivendo. La discontinuità, l’aumento dei costi e il forte bisogno di nuove competenze, farebbe di questo periodo storico il momento giusto per il settore dei PE di fare quel salto di qualità da tempo auspicato, in tema di innovazione, marketing e gestione, intercettando trend che hanno cambiato usi e consumi degli italiani”. Abbiamo voluto indagare se i tempi siano maturi dedicando alle imprese bar un ampio speciale. A voi l’ardua sentenza.

Elegante e dal fascino senza tempo: la nuova bottiglia di Campari

Campari nuova bottiglia 2023
A 10 anni dall'ultimo restyling, l'iconico bitter presenta la nuova bottiglia ispirata a Milano, città natale del brand. A salutare il lancio del nuovo pack uno spettacolo di droni che ha illuminato di Rosso Campari il cielo della città

Un design innovativo e dal fascino senza tempo caratterizza il nuovo vestito di Campari. E sì, a 10 anni dall’ultimo restyling del pack, l’iconico bitter indossa un abito tutto nuovo, ispirato e, insieme, un omaggio a Milano, città dove è nato a opera di Gaspare Campari, che ne mise a punto la ricetta nel 1860 e da allora rimasta inalterata.

Attraverso scelte stilistiche evocative, che uniscono disinvoltura e sobria eleganza, come le linee dal taglio moderno e diretto, il pack celebra Milano esprimendone il carattere stesso. La direzione delle linee simboleggia il viaggio del rito dell’aperitivo dalla città al resto del mondo e, al tempo stesso, guida lo sguardo verso lo stemma della città che campeggia al centro della bottiglia. Inoltre, il movimento dinamico dato dal restringimento delle linee verso l'alto riflette la dinamicità e la trasformazione nel tempo di Milano e di Campari, la cui bottiglia negli anni di è evoluta cambiando forma insieme alla città. Elementi che concorrono a cementare il rapporto tra il marchio e il capoluogo lombardo e a raccontare come le loro storie si intreccino e siano accomunate dallo stesso spirito innovativo, che affonda le sue radici nel passato ma sempre proiettato verso il futuro.

Il Rosso Campari illumina il cielo della città 

L’arrivo della nuova bottiglia è stato salutato da uno speciale evento che Campari ha regalato alla città: un grande spettacolo di droni che il 4 maggio, e che sarà replicato anche il 5 (ore 21), ha volato sopra la città, in particolare su Parco Sempione, chiuso al pubblico per l’occasione, e in 12 minuti ha illuminato il cielo dell’inconfondibile Rosso Campari, portando in vita, attraverso spettacolari giochi di luci, gli iconici simboli di Milano. Uno show, che ha unito storia, cultura, tecnologia e creatività e realizzato da Artech e Dronisos, diretto Luca Toscano alla guida di un team di professionisti italiani e francesi.

«Con questo evento e la presentazione della nuova bottiglia Campari abbiamo voluto rendere omaggio a Milano, la sua intraprendenza e il suo fermento, tratti che la legano profondamente allo spirito del nostro brand – ha commentato in una nota Matthijs Kramer, managing director Campari Italia – Abbiamo visto tingersi di Rosso il cielo di Milano attraverso uno spettacolo incredibile, ma non solo, abbiamo voluto dare anche un contributo concreto, investendo su un progetto culturale che arricchirà ancora di più questa città per supportare l’arte cinematografica, che è da sempre parte dell’anima di Campari».

Nuova vita per il Cinema Orchidea

E proprio l’arte cinematografica, con la quale Campari da sempre intrattiene uno stretto rapporto e veicolo privilegiato per la comunicazione del brand (leggi Campari Red Passion di scena alla Mostra del Cinema di Venezia e Red Passion Campari debutta al Festival de Cinema di Cannes) vedrà il marchio protagonista di un progetto che va a rafforzare ulteriormente il legame con la città. Campari ha scelto infatti di supportare il Comune di Milano nella rifunzionalizzazione e riapertura dello storico Cinema Orchidea. Grazie a questo, il cinema, situato nei pressi della Basilica di Sant’Ambrogio e chiuso definitivamente nel 2009, dopo oltre 60 anni di attività, tornerà a essere un importante polo per l’audiovisivo e punto di riferimento culturale cittadino.

 

 

Si alza il sipario sui Vermouth Strucchi e Bitter Strucchi

Strucchi vermouth
La gamma di Vermouth e Bitter Strucchi
Si alza il sipario sui Vermouth Strucchi Rosso, Bianco, Dry, e sul Bitter Strucchi. La nuova linea di prodotti per l’aperitivo, creata da Paolo Dalla Mora e distribuita da Gaja Distribuzione, nasce come omaggio ad Arnaldo Strucchi, celebre enologo piemontese che a partire dai primi del Novecento contribuì a fissare, una volta per tutte, regole e caratteristiche del Vermouth di Torino. Il tutto è impreziosito dalle etichette disegnate da Riccardo Guasco, Rik, una delle più grandi firme dell’illustrazione contemporanea

Se è vero, com'è vero, che il Vermouth è figlio del vino, allora è altrettanto corretto affermare che il suo padre putativo fu il Cavaliere del Lavoro Arnaldo Strucchi (1853 - 1913), grande enologo piemontese, nonché il primo a scrivere “Il Vermouth di Torino”, non una semplice monografia, ma una pietra miliare utilizzata ancora oggi come fonte dal disciplinare di produzione. La nuova linea Strucchi (distribuita da Gaja Distribuzione) è un omaggio a quella figura carismatica che, erano i primi del Novecento, mise un po' d'ordine tra tante dicerie e formule fumose, legate alle origini e alla produzione del Vermouth di Torino.

Il nuovo progetto, a breve consultabile sul sito www.strucchi.land, porta la firma di Paolo Dalla Mora, imprenditore poliedrico, che ha creato brand di successo come Engine Gin e Sgrappa. «Il mondo - sottolinea Dalla Mora - non aveva bisogno di un nuovo Vermouth per questo siamo andati a riscoprire le antiche ricette dei primi del Novecento alla maniera di Strucchi. Arnaldo Strucchi è colui che ha descritto, in maniera impareggiabile, ogni aspetto delle varie fasi di produzione del vermouth, dalle botaniche alla sua creazione, ai diversi contenitori per affinarlo ed elevarlo alla massima potenza. Arnaldo Strucchi era un mito, come MiTo è uno dei più famosi cocktail della mixologia italiana, il Milano Torino, composto da Vermouth e Bitter. Per questo motivo abbiamo deciso di completare la gamma con l’aggiunta di un Bitter dalla formula fedele alle botaniche diffuse nei primi del ‘900».

Ispirandosi a Strucchi, Paolo Dalla Mora ha ideato: Strucchi Bianco (16% vol.), vermouth dal sentore dolce di fiori di sambuco e sottofondo erbaceo; al palato dolce, con note rinfrescanti e sottofondo speziato. Sul finale delicatamente amaro. Strucchi Dry (18% vol.) vermouth essenziale con sentori balsamici d’eucalipto, freschi di cardamomo ed erbacei; al palato, la nota dolce lascia spazio a quella piccante dello zenzero. Chiude su note fruttate del vino. Strucchi Rosso (16% vol.), vermouth intenso, complesso che richiama la tradizione con profumi di artemisia e sottofondo speziato; giustamente amaro è elegantemente bilanciato dalla dotazione zuccherina e dalla freschezza del vino. Strucchi Bitter (27% vol.) gioca sul classico equilibrio tra note amare ed agrumate che ne fanno un prodotto in grado di esaltarsi con il vermouth.

A dire ulteriore valore aggiunto alla nuova formula le etichette, opera dell’illustratore e pittore Riccardo Guasco, RIK, riprendono nello stile il cubismo ed il futurismo.

Il debutto della nuova linea avverrà a Mixology Experience, in programma dal 7 al 9 maggio, al Superstudio Maxi di Milano.

Mixology Experience 2023, guida ai talk di Bargiornale

MIXOLOGY EXPERIENCE17
Usare i social e fare foto migliori per far crescere il business, governare meglio i rapporti con i fornitori, far dialogare proprietà e figure dietro il bancone del bar: gli incontri organizzati dalla redazione alla seconda edizione di Mixology Experience

Ormai ci siamo: parte il 7 maggio la seconda edizione di Mixology Experience. Dopo il debutto dello scorso anno, l'evento di riferimento per tutta la industry del comparto spiriti e liquori e per tutti i professionisti del mondo bar, torna a Milano, al Superstudio Maxi di via Moncucco 35, fino al 9 maggio.

L'evento avrà Bargiornale come media partner e la redazione sarà presente in forze con un ricco calendario di eventi e talk. Qui sotto vi riportiamo l'agenda degli appuntamenti chiave, da non perdere per chi vuole vivere la fiera come una bella occasione per rafforzare il proprio business (e anche acculturarsi un po' sull'universo del bar).

Lunedì 8 maggio - ore 12 - Seminar Room

"Usa Linkedin per far crescere il business del tuo locale"

Andrea Mongilardi, giornalista di Bargiornale dialoga con Lino Garbellini, Linkedin e social media expert

Lunedì 8 maggio - ore 17 - Main stage

“Costruiamo insieme la ricetta perfetta: come creare una sintonia proficua tra imprenditore, barmanager e bartender”

Incontro aperto con I Senatori del Drink Team di Bargiornale

Lunedì 8 maggio - ore 18 - Main stage

"L'aperitivo a Milano: quando la tradizione si fa cocktail"

Vicende, aneddoti e testimonianze dai protagonisti della Milano che ha fatto la storia dell'aperitivo.

Con l'amichevole partecipazione di Bar Basso, Camparino in Galleria, Ginrosa di San Babila, Pasticceria Gattullo, Pub Matricola Milano 1929, Harp Pub Guinness - since 1976 e altri ospiti illustri di una lunga tradizione.

Introduce e modera la tavola rotonda Stefano Nincevich, giornalista di Bargiornale

Martedì 9 maggio - ore 11 - Main stage

"Ottimizza gli acquisti con i grossisti. Il mercato degli spirit: i dati e le tendenze"

Andrea Mongilardi, giornalista di Bargiornale dialoga con Mario Carbone, account director di Circana

Martedì 9 maggio - ore 12 - Lab Room

"Foto che esaltano i tuoi drink: come farle belle col cellulare e quando chiamare un professionista"

Andrea Mongilardi, giornalista di Bargiornale dialoga con Antonella Bozzini, business&branding photographer

Coffee Mixology, l’esperienza Pure Brew e sinergie specialty

Coffee Mixology 2023
Focus su caffè e mixology nell’area dedicata con i caffè di Ditta Artigianale e l’esclusiva tecnologia Pure Brew di Victoria Arduino

Torna dal 7 al 9 maggio presso Superstudio Maxi in via Moncucco 35 Mixology Experience, - International Bar & Beverage Trade Show, organizzata da Bartender.it di cui Bargiornale è media partner. All’interno dell’ampia area espositiva di oltre 10mila metri quadri è nuovamente presente la sezione Coffee Mixology in cui si alterneranno momenti di cultura del caffè, dimostrazioni con diverse tecniche estrattive e workshop a sottolineare il ruolo di protagonista del caffè nella miscelazione con più tecniche e per ogni momento della giornata.

Main sponsor è Victoria Arduinoin collaborazione con Ditta Artigianale; la prima con l’esclusiva Pure Brew Technologyche si accompagna alla macchina espresso Black Eagle Maverick, la seconda con una ricca proposta di miscele e monorigini, a cominciare dal blendMammaMia, per arrivare al pregiatoColombia Candy Geisha, che colpisce per la sua ricchezza aromatica e la complessità.

La tecnologia Pure Brew è un metodo innovativo che permette di estrarre il caffè sia in modalità espresso sia filtro, con cui Andrea Villa, trainer Aicaf, campione italiano Coffee in Good Spirits 2022 e parte del CBC - Coffee and Beverage Community di Victoria Arduino, realizzerà estrazioni in filtro di caffè, tè e cascara di cacao abbinate alla mixology.

Martedì 9 alle 13,30 sul Main Stage alcuni nomi di spicco si confronteranno sul tema Coffee mixology: nuove sinergie con gli specialty coffee; relatori Flavio Angiolillo titolare con il socio Marco Russo del gruppo Farmily, Francesco Zini master distiller in Tripstillery, Francesco Sanapo titolare della roastery e delle caffetterie specialty Ditta Artigianale, Andrea Villa campione italiano Coffee in Good Spirits 2022, Nicola Olianas Branca global ambassador.

Di seguito il programma di Coffee Mixology.

Domenica 7 maggio

12,00 - Il barista 2.0: conoscenza tra il mondo del caffè e della mixology - Luigi Cippone, barista e barman presso il cocktail bar Cambusa - Drinnks & Coffee Brew di Torre a Mare (Bari) e docente presso la scuola di formazione e consulenza per il mondo Food & Beverage AdHoreca, con sede a Modugno (BA) e Casavatore (NA). Nel suo intervento propone la rivisitazione di classici dal Negroni al Vodkatini; spazia dalla conoscenza e utilizzo di un distillato qual è il mezcal, oggi molto in voga, allo spritz al caffè con Vermouth Martini Rubino.

14,00 - Un viaggio nelle fermentazioni. Estrazioni con il filtro PureBrew di Victoria Arduino e mixology - Andrea Villa - trainer Aicaf, titolare del locale M10cafè, campione italiano di Coffe in Good Spirits 2022, fa parte del CBC - Coffee and Beverage Community di Victoria Arduino. L’esperienza dell’esclusiva Pure Brew Technology che si accompagna alla macchina espresso Black Eagle Maverick di Victoria Arduino con estrazioni in filtro di caffè abbinate alla mixology.

15,00 - Latte? No, grazie. Le bevande vegetali nei “moktail”, un trend in crescita - Chiara Bergonzi - trainer Sca, consulente e personaggio autorevole del mondo dello specialty coffee, cofondatrice del progetto Lot Zero (brand dedicato agli specialty), e brand ambassador di Alpro. Sempre più persone cercano prodotti 100% vegetali nel fuori casa. Nei suoi drink (in versione analcolica e alcolica) Chiara Bergonzi mostra come utilizzare diversi tipi di latte vegetale in drink insoliti e dissetanti.

16,00 - Quale acqua per il ghiaccio - Elena Scordamaglia – marketing specialist e Brita water sommelier. L’acqua non è inodore e insapore, ma è un alimento con più ingredienti che influenzano la sua percezione; guida all’individuazione del migliore mix per ottenere un ghiaccio cristallino.

18,00 - Gli specialty infused nella mixology - Simone Amenini e Emanuele Ventura. Simone è head of quality control e direttore della Scuola del Caffè presso Ditta Artigianale e Hario Café a Firenze; Emanuele head bartender di tutti gli store di Ditta Artigianale in cui opera dal 2021. Il loro intervento affronta la novità nel mondo del caffè degli Specialty Infused e del loro particolare profilo organolettico che ben si presta al mondo mixology.

Lunedì 8 maggio

11,00 -Botaniche esotiche e caffè in cocktail che danno energia - Francesco Corona, 5 volte campione italiano CIGS e terzo classificato al mondiale 2009, è titolare del locale Coffee and Good Spirits – Cuneo. Diverse botaniche sono abbinate all’estrazione in due cocktail che uniscono spezie africane e caffè in mix che danno energia.

 

12,00 - Quale acqua per il caffè - Elena Scordamaglia, marketing specialist e Brita water sommelier. C’è acqua e acqua in base al contenuto di sali minerali ai prodotti per il suo trattamento (a cominciare dal cloro) ai composti organici; guida all’individuazione del migliore mix per ottenere un ghiaccio cristallino ed eccellenti estrazioni.

13,30 - Coffee drink ad atmosfera zero: un uso innovativo del sottovuoto nel bere miscelato - Gianni Cocco, maestro del caffè Aicaf e consulente per aziende e locali. Propone un’esperienza che unisce tradizione e innovazione. Utilizza infatti tecniche e strumentazioni nuove come il sottovuoto e l’agitatore magnetico per realizzare il suo drink che segue il filone gustativo classico del “leccese soffiato”.

15,00 - Le varie forme del cacao: la mixology e il food pairing - Andrea Villa, trainer Aicaf, titolare del locale M10cafè, campione italiano di Coffe in Good Spirits 2022, fa parte del CBC - Coffee and Beverage Community di Victoria Arduino. L’esperienza dell’esclusiva Pure Brew Technology che si accompagna alla macchina espresso Black Eagle Maverick di Victoria Arduino con estrazioni in filtro di cascara di cacao abbinate alla mixology.

17,00 - La cascara, la scorza esterna del caffè da scarto a ingrediente nella mixology - Gian Andrea Sala, titolare della caffetteria, torrefazione e scuola Spirit of Coffee a Urgnano (BG). Nei suoi drink è protagonista la cascara, ovvero la scorza esterna che fino a poco fa costituiva un residuo della spolpatura delle drupe di caffè, estratta con Pure Brew o posta in infusione con mezcal.

Martedì 9 maggio

10,00 - Presentazione del libro Barista Sapiens - la guida definitiva all’espresso e al cappuccino perfetti - Dario Ciarlantini, consulente e formatore per il mondo del bar e della caffetteria, di cui ha una lunga esperienza. Il suo libro guida lungo tutta la filiera del caffè, con semplicità, e con informazioni complete che permettono di affrontare al meglio la professione (o per chi è già nel settore, di approfondire le proprie conoscenze e perfezionarsi) e i corsi base e intermedio delle certificazioni di Sca.

11.00 - Cocktail analcolici con il caffè; utilizzare i distillati a gradazione zero - Simone Amenini e Emanuele Ventura. Simone è head of quality control e direttore della Scuola del Caffè presso Ditta Artigianale e Hario Café a Firenze; Emanuele head bartender di tutti gli store di Ditta Artigianale in cui opera dal 2021. L’intervento prende il via con diversi metodi di estrazione (cold brew, Pure Brew) che diventano basi per drink con distillati zero alcol.

14,00 - Fra tradizione e innovazione nella mixology: estrazioni rapide e di qualità con il nuovo filtro PureBrew di victoria Arduino - Andrea Villa, trainer Aicaf, titolare del locale M10cafè, campione italiano di Coffe in Good Spirits 2022, fa parte del CBC - Coffee and Beverage Community di Victoria Arduino. L’esperienza dell’esclusiva Pure Brew Technology che si accompagna alla macchina espresso Black Eagle Maverick di Victoria Arduino con estrazioni in filtro tè abbinate alla mixology.

 

Anteprima Bargiornale. Con la drink list New Era il Rita si rinnova senza tradire sé stesso

Due sezioni, Was e Will, nella nuova carta del Rita ideata da Edoardo Nono e Andrea Arcaini: un omaggio ai venti gloriosi anni di vita e un po' di futuro, tutto trasparenze e consistenze soft. Con l'esordio dello Spritz "della casa" e del menu firmato Eugenio Roncoroni

Edo ci racconta la nuova drink list. Edo del Rita è una sicurezza. «Uno dei nostri. Uno di quelli che, senza se e senza ma, ha contribuito in 20 anni a far crescere la Bar Culture italiana», nostra sintesi perfetta riportata qui, quando il locale ha festeggiato un compleanno importate con noi, ai Barawards 2022.

Il Rita è un pezzo placcato oro nel puzzle dei cocktail bar milanesi e oltre. Ha compiuto 20 anni e poi ha deciso, visto il traguardo appena oltrepassato, di cambiare tutto senza cambiare niente. Mandando alle stampe una drink list tutta nuova, senza snaturarsi, ma pensando al futuro. «Siamo una Porsche, lo dico sempre - ci spiega Edoardo Nono, titolare con la socia Chiara Buzzi del cocktail bar sul Naviglio e del vicino Rita's Tiki Room - continuiamo a rinnovare un modello storico migliorandolo di anno in anno, aggiungendo modifiche strutturali ed estetiche, senza diventare qualcosa di diverso da noi stessi. Altrimenti perderemmo identità».

Edoardo Nono

La nuova drink list nasce dalle mani di Edoardo Nono e di Andrea Arcaini, Bar Manager del Gruppo Rita. «Per Andrea è il primo progetto davvero "suo", che segna un cambio importante per noi visto che in passato il nostro modo di lavorare accentrava molto di più su di me». In parallelo c'è il nuovo progetto di cucina affidato a Eugenio Roncoroni, come già accade per la cucina del vicino Rita’s Tiki Room.

Andrea Arcaini, bar manager del Gruppo Rita

La nuova era tra passato (che ha ancora senso) e presente

Ne parliamo poi, ora torniamo alla drink list. Il nome della nuova carta è New Era, a sottolineare e valorizzare un passaggio generazionale. Due sezioni: Was, il passato, e Will, con ricette invece di nuova impostazione e filosofia. Spiega Edo: «Con Was, sempre per la continuità con il nostro passato, proponiamo quelle ricette che hanno segnato la nostra storia, ma che hanno ancora un senso contemporaneo. Will, invece, è la sezione delle nuove tendenze: trasparenze, consistenze impalpabili, nuovi metodi di preparazione. Non abbiamo la passione per tecniche estreme o da laboratorio, ma lavoriamo da tempo con metodi contemporanei come sottovuoto e cotture a bassa temperatura, e qui li sfruttiamo».

Was: i drink che hanno fatto la storia

Ventiquattro drink, 12 per Was e 12 per Will, in carta dai 10 ai 13 euro. «Nel rivedere la carta non abbiamo rinunciato a drink indispensabili, non abbiamo dovuto soffrire qualche abbandono, ecco». Peschiamo dalla sezione Was: c'è il Priscilla, che portò Chiara Beretta a vincere la Campari Competition nel 2014, con Tequila, Cynar, Campari, Wild Fennel & Tangerine Soda, al Sou Ellen, twist sul Negroni ideato nel 2016 e riproposto ora invecchiato in botte. E poi ancora il sour Hemingway Cup con sciroppo alle rose, succo di mela verde, cetriolo fresco pestato, lime e gin; oppure il Wolverine, con una base di Bourbon Whiskey, sciroppo d’acero al caffè, il vermouth Punt e Mes e una nota amaricante e aromatica data dalla Chartreuse Verde.

Will: sinergie con il Tiki Room e nuovi metodi di preparazione

Passiamo a Will. Edoardo ci cita «il My Tie, milk washing con latte di mandorle che usiamo per l'orzata del Rita's Tiki Room, un mix di rum giamaicani con succo di limone e Dry Curaçao e soda. Dà la sensazione del Mai Tai, ma in chiave molto moderna, con trasparenza e consistenze contemporanee». Poi c'è uno Spritz "della casa", lo Spruzzato. La novità è data dall’utilizzo del Mulled Wine realizzato con un vino bianco cotto. «Abbiamo iniziato a tenere da parte le bottiglie di vino avanzate, mandiamo il tutto in cottura e riduzione e lo usiamo come base assieme a un aperitivo prodotto da noi e un top di soda. Uno Spritz contemporaneo e speziato, unico, come vogliamo che siano i drink da noi».

Scighera, invece, è una ricetta che si ispira allo Yuzu Negroni del Three Sheets di Londra, concettualmente un Negroni ma con una parte maggiore di freschezza e acidità data dallo Yuzu Sake e una parte di bitter inferiore rispetto agli altri ingredienti. Andrea Arcaiani, appassionato di birra, non si è fatto mancare una ricetta con la Bitter Ale spillata a carboazoto, già in carta al Rita. Così è nato Sbirro, a base di Campari, rabarbaro, liquirizia e appunto birra tostata. Ci sono anche drink di beva facile, leggermente frizzanti come Zoe, con cordiale al gelsomino cotto a bassa temperatura e sottovuoto, tequila e un top di soda, e Dafne, una proposta più verde, leggermente speziata, composta di Bourbon Whiskey, estratto di carota, spremuta di arancia fresca, Aperol, Mr Three and Bros Falernum e una foam allo yuzu.

«In teoria la lista ha un anno di vita, avremo naturalmente delle uscite stagionali», chiude Nono. «E poi c'è la volontà di inserire drink ultra premium, utilizzando distillati top che di solito non si usano in miscelazione. Pensiamo che il mercato del lusso abbia un suo spazio, e per questi drink prevedo un prezzo che potrà arrivare ai 30 euro».

Tapas e piatti storici rivisitati: la nuova proposta food by Roncoroni

Intanto si rinnova anche la proposta food. Eugenio Roncoroni si è ispirato ai tapas bar spagnoli, ai caffè storici di Madrid, ai bacari veneziani e ai bar storici piemontesi per i finger food serviti al tavolo in accompagnamento al primo drink. Le portate principali in parte richiamano i piatti iconici del Rita, che però sono stati rinnovati nelle ricette, con materie prime diverse e un equilibrato bilanciamento di ingredienti e condimenti.

Tra le tapas spiccano lo spiedino basco, pensato appositamente per accompagnare un cocktail Martini, con acciuga, Edamer, olive verdi, pickle e salsa ai peperoni; Piemientos del patron arrostiti, crumble di bacon e aioli fatta in casa; mondeghili di carne milanesi con gremolada di arancia e zafferano; vitello tonnato, con salsa tonnata e polvere di capperi. Introdotto anche un hummus di zucca ed erbe aromatiche con timo fresco e maggiorana servito con pane roti indiano e lo smorrenbrood: pan brioche alla curcuma, crema di formaggio all’erba cipollina, salmone affumicato e ravanelli pickled home made. Tra i mains, invece, la tartare di Fassona alla francese, servita con tuorlo crudo oppure il galletto, servito intero arrosto accompagnato dalla sua salsa e patate al forno. Tra i sandwich, invece, un Bacon Cheese Burger, servito con cipolla caramellata e pane alle patate salsa special e gruyère, e il Club Sandwich, fatto con pan brioche alla curcuma, magatello arrosto, salsa special, bacon, pomodoro, lattuga. Novità del menu è la proposta Charcuterie, presentata in un tagliere misto con paté di fegatini e giardiniera di verdure baby fatta in casa così come affettato singolo, ogni volta con dettagli differenti.

Disco scende in pista a Reggio Emilia

Disco
Disco Reggio Emilia
Riccardo Soncini dopo la fortunata esperienza di The Craftman - Premio Bar Rivelazione dell'Anno ai Barawards 2016 - ha dato vita a Reggio Emilia al nuovo Disco, disco bar ispirato agli anni '70

Dici "Disco" e pensi, oltre all’inossidabile vinile, ad artisti come Diana Ross, Village People, Abba, Kool and the Gang. Personaggi che con il loro universo di lustrini, mirror ball, dancefloor luminosi, luci stroboscopiche, pantaloni a zampa e acconciature afro hanno dato colore a un decennio che altrimenti sarebbe stato uno dei più bui del Ventesimo secolo. Artisti che oltre ad aver contribuito in modo significativo alla formazione e alla popolarità della musica Disco negli anni '70, ha dato il La alla diffusione di un nuovo modo di concepire i locali. Perché è grazie alla popolarità di brani come "I Will Survive" di Gloria Gaynor, "Stayin' Alive" dei Bee Gees o "Le Freak" dei Chic che dall’Italia delle balere siamo passati a quella delle discoteche. E dalla danza di coppia al ballo dissociato, dal duo al singolo. Il ballerino Tony Manero e il primo Michael Jackson non solo hanno influenzato la cultura popolare dell'epoca, ma hanno avuto un impatto duraturo sulle generazioni successive di musicisti e fan di musica dance.

Tra loro c’è anche Riccardo Soncini, barman e imprenditore che si è fatto conoscere per il successo di The Craftsman a Reggio Emilia, che ha chiuso non per manifesta inferiorità, ma perché - dice - un’epoca si era conclusa. Così ha aperto Disco. E l’ambizione è sempre tanta. Disco, come è stato con The Craftsman (Premio Bar Rivelazione dell’Anno ai Barawards 2016), punta ad essere un eccellenza sul territorio nazionale, con l’intenzione di abbattere le barriere che spesso esistono tra la nightlife ed il bere responsabile e di qualità. «Disco - spiega Soncini -  è un disco bar dal volto moderno, ma con un preciso richiamo musicale al passato. Un locale votato al divertimento, alla spensieratezza, ma soprattutto alla vera musica disco dotato di impianto audio a vista, luci soffuse, giradischi sempre presenti e un enorme palla da discoteca». La cocktail list è stampata su poster di grandi dimensioni e, oltre a fungere da elemento decorativo, stimola il cliente ad immergersi nel mood del locale. I cocktails semplici, bilanciati nei sapori, dove spicca sempre un elemento protagonista, sono ispirati ad una miscelazione moderna. Nove drink di cui 3 “eterni” (Apripista, Wild Lady e Vita in Vacanza) e 6 a rotazione stagionale. «Dopo la pandemia ho sentito il bisogno di voltare pagina. Il Craftsman era uno boutique bar di 35 metri quadrati. Una bomboniera con i riflettori puntati sulla bottigliera e un’ampia scelta di distillati, liquori e vini pregiati. Tutto ruotava intorno al banco e al concetto di artigianalità. Un treno che ha viaggiato a grande velocità dal 2015 al 2023. Dopo il Covid però ci siamo resi conto che la gente era alla ricerca di spazi più ampi e di avere tavolini dedicati. Disco ha una superficie di 64 metri quadrati e può accogliere fino a 40 persone. Tanti prenotano e anche questa è una novità recente in un bar di città come la nostra». 

Apripista

Apripista
Apripista, a destra nella foto.

Ingredienti

45 ml Bitter Fusetti

30 ml “9 di Dante” Vermouth

10 ml Talisker 10yo Scotch Whisky

5 ml Amari Italiani

Metodo build

 

Il Tempo delle Mele

Il tempo delle mele

Ingredienti

(milk punch - 30 ml latte di mandorla per drink)

50 ml Tanqueray NoTEN Gin

10 ml Liquore alla Mela

20 ml Acqua al basilico acidificata

15ml Sciroppo al rosmarino 

Metodo

Build

 

Vita in Vacanza

Ingredienti

50 ml Johnnie Walker 12yo Black Label

30 ml Succo di mango

15 ml Succo di limone

Top di ginger beer

2 drop Bitters home-made Meraviglia 

Metodo

Stir and strain

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