Home Blog Pagina 200

Va a Edoardo Mastroianni la Sabatini Cocktail Competition

Sabatini Cocktail Competition 2023 finale
Il bartender del Lève di Torino si aggiudica l'edizione 2023 della competition, quest'anno incentrata sul tema della condivisione, e si guadagna la nomina a International tour ambassador del del brand toscano

Sabatini Gin ha il suo nuovo International tour ambassador: è Edoardo Mastroianni. Il bartender del Lève di Torino si è infatti aggiudicato la quinta edizione Sabatini Cocktail Competition, la gara di bartending con la quale il brand di gin toscano, come da tradizione, cerca il suo ambasciatore internazionale tra i talenti della miscelazione.

Gara che quest’anno ha avuto come tema The new wave of sharing, ovvero il concetto di condivisione declinato nel mondo della mixology che ha nella convivialità uno dei suoi valori fondamentali. Tema che Mastroianni e gli altri 7 concorrenti giunti alla sfida finale, hanno interpretato in modo efficace attraverso le due creazioni richieste per la prima parte del contest: una alcolica a base di Sabatini London dry gin, l’altra analcolica a base di Sabatini 0.0, il nuovo nome del no alcol spirit del marchio (leggi Sabatini Gino°, lo spirit no alcol dal carattere toscano). Creazioni hanno permesso loro prima di entrare nella rosa dei 24 semifinalisti e poi di conquistarsi un posto per la finalissima.

I finalisti

E così a darsi battaglia nella finale, svoltasi presso la suggestiva Villa Ugo di Cortona (Arezzo), culla del brand e della dinastia dei suoi creatori, insieme al vincitore c’erano: Nicolas Di Maria del Caffè Concerto Paszkowski di Firenze, Alessandro Santini del Disco di Reggio nell’Emilia, Matteo Freguglia dell’Argot di Roma, Daniela Larisa Ciuraru de Il Marchese Milano, Simone Obino dell’Harry's bar di Olbia (Sassari), Martina Morico dell’Easy drink and food di Capriate San Gervasio (Bergamo) e Pierluigi Soccodato del Metropolìta di Roma.

Creatività, conoscenze ed emozioni

Ma prima di mettere mano a shaker e bottiglie, i finalisti hanno ricevuto una gradita sorpresa: l‘incontro con un mentore d’eccezione, Giorgio Bargiani, assistant director of mixology di The Connaught di Londra, che ha tenuto una masterclass dedicata all’ospitalità e alle emozioni della mixology, dietro e davanti al bancone.

E proprio le emozioni sono state le protagoniste della sfida finale, non a caso dal titolo Emotion at the Bar, che ha proposto una simulazione della vita reale al bancone. I quattro giudici, Bargiani, Daniele Salviato, vincitore dell'edizione 2022 della Sabatini Cocktail Competition, Matia Venini, lifestyle contributor D Lui, e Andrea d'Amico, managing partner Attila&Co, nelle vesti di clienti, hanno testato la conoscenza dei grandi classici della miscelazione da parte dei concorrenti. Questi hanno dovuto riprodurre e interpretare i cocktail loro richiesti e, insieme, raccontare e trasmettere le emozioni che stanno dietro ogni drink e sfoggiare la loro capacità di entrare in relazione con il cliente.

Il podio

Sfida che ha visto trionfare Mastroianni con le sue versioni del Mint Julep e dello Stinger (in fondo le ricette complete), la sua energia e il savoir-faire. Al secondo posto si è piazzata Martina Moricog, mentre il terzo classificato Matteo Freguglia. Con la vittoria bartender del Lève si è così guadagnato il ruolo di nuovo Sabatini tour ambassador, aggiudicandosi un viaggio di 5 giorni in India, mercato strategico per il marchio, dove sarà protagonista di speciali guest shift al bancone dei locali più cool del Paese.

Le ricette di Edoardo Mastroianni

Mint Julep
Ingredienti:
zolletta zucchero, 10 ml acqua, 1 dash di angostura, foglie di menta, 75 ml di bourbon whiskey
Preparazione:
build
Bicchiere:
tumbler basso

Stinger
Ingredienti:
60 ml cognac, 20 ml creme de mente blanche
Preparazione:
stir and strain
Bicchiere:
coppa Nick&Nora

 

Fairtrade, la Grande Sfida per il clima con torrefazioni e bar

Giornata Fairtrade
Più di 100 bar sono coinvolti grazie alle torrefazioni partner. Costadoro organizza una tappa dell’Espresso Italiano Championship.

 

Il 13 maggio, giornata mondiale del fair trade, torna la Grande Sfida per il clima organizzata da Fairtrade Italia, che fa parte del network internazionale che si occupa della certificazione di prodotti come banane, caffè e cacao provenienti da filiere etiche. 

Tra il 12 e il 14 maggio, locali, torrefazioni e cittadini possono dimostrare il proprio supporto a chi produce e sottolineare il proprio impegno per la salvaguardia dell’ambiente, organizzando un evento, una degustazione, una pausa caffè e molto altro. Al link grandesfidafaitrade si possono visionare (e si può comunicare la propria adesione) gli appuntamenti suddivisi per regione; le più attive sono Lombardia (29 eventi), Veneto (22) e Piemonte (15). 

L’iniziativa, giunta alla sesta edizione,  si rivolge ovviamente ad esercizi e attività che utilizzano prodotti Faritrade. Tra gli aderenti ad oggi vi sono più di cento locali legati alle torrefazioni Costadoro, Goppion, Haiti Roma, Il Mercante di Caffè, Punto Equo, Ravasio e Torrefazione Goriziana. 

Da parte sua, Costadoro ha organizzato per il 14 maggio una tappa della competizione Espresso Italiano Champion, del circuito Iei, che vedrà i baristi concorrere preparando quattro espressi e quattro cappuccini valutati da una giuria di esperti. 

C’è più che mai bisogno di una Grande Sfida per il clima: ogni giorno gli agricoltori di tutto il mondo devono affrontare le conseguenze del cambiamento climatico che condiziona il loro lavoro. E questo ha conseguenze lungo tutta la filiera, perché tutti i Paesi dipendono l’uno dall’altro. Fairtrade supporta le organizzazioni associate al proprio network in Asia, Africa e America Latina attraverso progetti di riforestazione, formazione, supporto sul campo e sostegno economico di fronte agli imprevisti. Infatti la perdita dei raccolti dovuti a eventi metereologici imprevisti e lo sviluppo di malattie delle piante a causa dei nuovi pattern climatici sono solo alcuni segnali sempre più ricorrenti dell’emergenza in corso. Ciò che accade in paesi lontani, dal Sud America all’Africa riguarda anche noi. E mentre la produzione di caffè, cacao e banane è sempre più a rischio, ciascuno nel quotidiano può contribuire a scelte di consumo più rispettose dell’ambiente. Questo è il messaggio della Grande Sfida.

I clienti che acquisteranno o consumeranno un prodotto Fairtrade nei locali aderenti riceveranno una cartolina per adottare un albero di caffè, cacao o altri frutti nella foresta Fairtrade in Colombia, nata lo scorso anno proprio in occasione della Grande Sfida. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Treedom, la piattaforma online che consente di piantare alberi in tutto il mondo. 

Amaro Rubino, spirito artigianale e bio

Amaro Rubino
Nato nel 2020 e nominato Miglior amaro alle erbe del mondo nel 2022, l'amaro 100% biologico e artigianale creato da Matteo Rubino reinterpreta la tradizione con il suo carattere delicato e floreale. Ottimo come digestivo è ideale anche in miscelazione

Con tanti secoli di storia alle spalle, il mondo dell’amaro italiano, oltre che molto ricco e variegato, è anche estremamente vitale. A testimoniarlo, insieme al crescente successo delle storiche etichette fuori dai confini nazionali, il fiorire di nuove produzioni che continuano ad arricchire il panorama, spesso con proposte che interpretano la tradizione in chiave contemporanea. È il caso di Amaro Rubino, amaro biologico e artigianale che ha fatto il suo esordio sul mercato a inizio 2020 e già capace di imporsi all’attenzione della scena internazionale, meritandosi nel 2022 il titolo di Miglior amaro alle erbe del mondo al World Liqueur Awards.

Amaro Rubino nasce dalla passione per la liquoristica di Matteo Rubino, giovane varesino che per dedicarsi al progetto e alla sua start up, la Rubino Spiriti, ha abbandonato la precedente attività di responsabile di uno spazio di arte contemporanea a Milano. Un progetto partito per gioco. «Da sempre mi cimento nella miscelazione di tinture alcoliche per realizzare liquori casalinghi – racconta Rubino -. In occasione del Natale 2016, un po’ per gioco e un po’ per piacere ho deciso di creare un liquore da regalare agli amici cui ho dato un nome divertente, l’Elisir del capriolo in amore, che è stato molto apprezzato. Da lì è nata la spinta a fare sul serio, di creare un vero prodotto da portare sul mercato: un amaro, che fosse espressione del territorio, naturale e sostenibile».

Due anni di ricerca

Lo sviluppo della ricetta ha richiesto due anni di lavoro, durante i quali il creatore dell’amaro ha approfondito le conoscenze sulle erbe prealpine e ha scovato e conosciuto piccoli biocoltivatori di erbe locali, diventati i fornitori delle materie prime. Amaro Rubino, tra i primi amari a livello internazionale certificati bio, viene infatti realizzato con 20 ingredienti, tra fiori, foglie, bacche e radici dell’area dei laghi e le Prealpi lombarde e piemontesi.

Una formula dove accanto ad aromatiche più comuni, come timo, salvia alloro, troviamo botaniche più caratterizzanti il territorio prealpino, come l’issopo di montagna, il cumino dei prati, la radice di tarassaco, quella di genziana, fiori e bacche di sambuco, l’ortica, e alle quali si aggiungono botaniche floreali, atipiche in un amaro tradizionale, come tiglio, malva, camomilla. «Unica botanica “aliena” dal contesto locale è la radice di liquirizia calabrese, a dare una nota fresca, omaggio alla terra dei miei nonni paterni e ricca di nuovi amari di grande successo, quali Jefferson e Rupes, anche loro trionfatori a World Liqueur Awards (leggi Jefferson Amaro Importante miglior liquore del mondo al World’s Drink Awards e Successo doppio per Amaro Rupes Gold al World Liqueur Awards) – Un altro ingrediente fondamentale è il miele, un millefiori che viene dalla Martica, una montagna delle Prealpi varesine, che invece dà all’amaro il suo carattere amabile».

Filiera corta e lavorazione artigianale

La produzione avviene presso un’azienda storica del Monferrato, certificata bio fin dagli anni Ottanta e scelta per la sua grande esperienza in questo campo, l’attenzione all’ambiente e la qualità della sue lavorazioni, eseguite tutte artigianalmente. Le botaniche da filiera corta vengono infuse in alcol al 55%, cui segue la torchiatura e l’aggiunta all’infuso di una soluzione a base di acqua ed estratto di liquirizia. Dopo un altro periodo di riposo, il preparato viene portato alla gradazione alcolica definitiva, pari al 25% in vol, attraverso l’aggiunta di acqua, fase durante la quale viene miscelato a freddo il miele.

Un amaro floreale

Il risultato di questo lavoro è un prodotto che si distingue dagli amari tradizionali per il suo gusto delicato e molto floreale, nel quale emergono in successione i sapori e gli aromi degli ingredienti che lo compongono. Inizia infatti con delicati sentori di camomilla e di fiori di sambuco, che accompagnano la dolcezza data dal miele, non stucchevole, ma morbida e che lascia spazio alle sensazioni erbacee e balsamiche portate soprattutto dall’issopo di montagna e dalle erbe aromatiche. Quindi arrivano le note speziate del cumino, subito seguite dall’amaricante della genziana e del tarassaco, per finire con una leggero eco di liquirizia, che non copre i sapori, ma lascia una sensazione di freschezza al palato.

Caratteristiche che, unite alla gradazione non elevata, fanno di Amaro Rubino un prodotto molto versatile. Ottimo come classico dopopasto, da servire fresco a una temperatura di 8-10 °C, è ideale anche come aperitivo, magari anche con l’aggiunta di soda e ghiaccio. E si fa apprezzare anche in miscelazione, come mostrano alcuni cocktail ideati dal brand, come, per fare qualche esempio, Varese-Torino, dove si miscela a vermouth rosso dando vita a un’originale rivisitazione di un grande classico quale il Milano-Torino, Prealpino Sour, firmato dal bartender Marco Timperanza, che lo ha unito a velluto di sciroppo d ginepro, succo di lime fresco, miele, guarnendo con scorza di arancia e rametto di timo, o El Dorado, creato da Giulio Virgolin del Gatti & Re di Udine, unendo un velluto di Amaro Rubino a rum chiaro cubano, rum scuro giamaicano, sciroppo di fava di tonka, succo di lime, da servire in una coppa con crusta di agrumi.

Un mercato in crescita

Forte di queste peculiarità e della filosofia green alla sua base, che abbraccia anche il pack, bottiglia di vetro con tappo in sughero, etichetta in carta Fcs e assenza di qualsiasi elemento in plastica, Amaro Rubino si sta conquistando un suo spazio sul mercato, sia sulla piazza nazionale sia su quelle estere, puntando come target ai locali di fascia medio-alta. «La distribuzione ancora non copre tutto il territorio nazionale. Vogliamo fare un passo alla volta: al momento siamo presenti, attraverso piccole realtà che condividono la nostra stessa filosofia, in aree strategiche del Centro-Nord, mentre per quanto riguarda l’estero dallo scorso anno abbiamo cominciato ad esportare negli Usa e in Australia e adesso stiamo stringendo accordi per portare l’Amaro anche in Francia, Germania e Islanda».

Ciro de Georgio vince lo Speed Round e vola in Tasmania con McHenry

Da sinistra, William McHenry, titolare dell'omonima distilleria con sede in Tasmania, Ciro de Georgio, vincitore del contest, Emanuele Bruni di The Prince Factory
A Mixology Experience, il professionista, senatore del nostro Drink Team, batte sul tempo i 46 concorrenti della prima edizione di Speed Round, campionato di velocità per bartender, e si aggiudica un educational trip in Tasmania offerto dalla distilleria McHenry

Si potrebbe ben dire: una gara vinta all'ultimo secondo! È l'impresa compiuta da Ciro Adriano de Georgio, professionista che lavora come brand ambassador ad Amsterdam, che si è aggiudicato la prima edizione italiana di Speed Round, contest svoltosi durante la tre giorni di Mixology Experience di Milano e organizzata da Bartender.it in collaborazione con The Prince Factory: una vera e propria sfida giocata sulla velocità in cui ogni partecipante deve preparare nel minor tempo possibile una serie di cocktail e di bevande, come se fosse un ordine fatto al bar. Ordine che, una volta completato, viene sottoposto al giudizio di una giuria tecnica che valuta, oltre alla velocità di esecuzione, la tecnica e il gusto delle singole preparazioni. Ben 47 sono stati i partecipanti alla gara presentata da Emanuele Bruni di The Prince Factory che ha visto come ospite d'eccezione William McHenry, titolare dell'omonima distilleria di whiskey e gin in Tasmania che ha messo in palio l'ambito premio della sfida vinto da de Georgio: un educational trip in Tasmania nei primi mesi del 2024 per conoscere la realtà distillatoria di questa lontano e poco conosciuto stato insulare posizionato al largo della costa meridionale dell'Australia.

Ciro Adriano de Georgio ha battuto per una manciata di secondi Matteo Calcagno del The Balance di Savona. Al terzo posto sì è piazzato Samuele Bernardi del Ruggine di Bologna.

«Sono felice di aver contribuito a questa competizione - ha spiegato McHenry - che mi ha permesso di entrare in contatto con una qualificata platea di professionisti del settore e di diffondere la conoscenza dei distillati "made in Tasmania": in primis, il nostro single malt whiskey McHenry che presenta grandi affinità con i malti scozzesi dello Speyside e la nostra linea di gin a base di botaniche autoctone come, ad esempio, il Federation Gin, gin ufficiale del Parlamento Australiano. Per la mia distilleria, l'Italia è un mercato molto importante e rappresenta la piattaforma di lancio per un'espansione dei brand nel resto del continente europeo. Attualmente la quota export s'aggira intorno al 50% della produzione, ma punto ad aumentarla nel breve-medio termine e raggiungere il 60%».

Gli spirits firmati McHenry sono importati e distribuiti nella Penisola da Divini Spiritus. «Si tratta di prodotti artigianali premium e unici - spiega Marco Secco, Ceo di Divini Spiritus (divisione di LTB Global) - che possono fare veramente la differenza a livello competitivo e qualificare un locale. Sono eccellenze sotto ogni punto di vista: dalle materie prime, nel caso di McHenry tutte a chilometro zero, alla lavorazione di tipo tradizionale. Per non parlare dell'origine, la Tasmania: un territorio incontaminato e climaticamente ideale per la produzione di spirits». Oltre a McHenry, Divini Spiritus comprende nel suo portafoglio altri distillati speciali frutto di produzioni in piccoli lotti come Junimperium Blended Dry Gin dall'Estonia, i gin Kalevala dalla Finlandia, i distillati della Badachro Distillery (Scozia) e le toniche Folkington's.

Bella Yap!

Andrew Yap al Bella di Milano
Andrew Yap al Bella di Milano
Andrew Yap del Papa Doble di Singapore è atterrato a Milano per presentare quattro drink legati al viaggio e al mito di Hemingway. Il tutto in collaborazione con Disaronno. Due i momenti clou: a Mixology Experience e al Bella di Milano

Singapore è un melting pot culturale, dove diverse etnie si fondono per creare una società unica ed eclettica. La città-stato ospita una varietà di culture, tra cui malese, indiana, cinese e occidentale, che si esprimono attraverso la musica, l'arte, le tradizioni e la gastronomia. Questa mescolanza di influenze culturali è evidente in ogni angolo della città, dai mercati alimentari ai templi, dalle moschee alle chiese. Singapore è una città multiculturale che celebra la diversità, dimostrando che i diversi gruppi possono coesistere pacificamente e arricchirsi l'un l'altro. Di riflesso la scena dei cocktail è al centro di uno scambio culturale, in cui troviamo ingredienti da tutto il mondo, nuovi metodi per la preparazione e tecniche prese in prestito dalla cucina d’avanguardia. Singapore vanta una grande varietà di bar, dai classici agli sperimentali. È qui che sono nati eventi di riferimento per la mixology come il Singapore Cocktail Festival ed è qui che si celebrerà il prossimo ottobre, per la prima volta in Asia, la finale dei The World’s 50 Best Bars. La crescita è in atto da meno di una ventina d’anni. Se prima la Singapore dei cocktail era conosciuta principalmente per il Singapore Sling del Long Bar al Raffles Hotel, negli ultimi decenni la città ha avuto un’esplosione unica. Grande cucina e miscelazione sembrano essersi date appuntamento qui da tutto il mondo.

Tra i protagonisti di questa new wave c’è Andrew Yap, già titolare del pluripremiato The Old Man che da inizio 2022 ha cambiato insegna in Papa Doble (61° nei World's 50 Best Bar Asia), ma è rimasto sempre fedele al suo nume ispiratore: Ernest Hemingway. «Hemingway - racconta Yap - era un forte bevitore e le sue opere letterarie sono visibilmente piene di riferimenti a bar, cocktail e libagioni. Con il nostro nuovo menu, puntiamo a ripercorrere le sue orme attraverso i suoi viaggi in Asia, Africa, Bahamas, Caraibi ed Europa. Si tratta di una immersione profonda nella vita di un gigante della letteratura che ha lo scopo di far viaggiare gli ospiti dalla pesca d'altura alle Bahamas, fino a soggiorni di lusso nel Raffles Hotel in piena era coloniale; dalla sua entrata “liberatoria” con mitragliatrice al bar del Ritz di Parigi, alla sorveglianza di U-boat al largo delle coste di Cuba, e molto altro. E allo spirito da viaggiatore di Hemingway, Andrew Yap ha dedicato il recente lavoro di ricerca per Bar Tag -The Mixing Star - Share the Counter. Lo abbiamo incontrato qualche giorno fa a Mixology Experience e la sera stessa al cocktail bar Bella di Milano per una di quelle serate belle e intense che sarebbe certamente piaciuta al vincitore del Nobel per "Il vecchio e il mare”. A Milano Yap ha presentato un allegro quartetto di drink pre-batched a base di Disaronno, Irish Whiskey The Busker e Rump@blic, rum dall’anima girovaga per definizione e, per scelta, dei bartender che lo hanno ideato. Il primo a sfilare sul banco del Bella è Italy, omaggio al nostro Paese che l’autore di “Di là dal fiume tra gli alberi” amava profondamente. Lui che era un habitué dell’Harry’s Bar di Venezia, dell’Hotel de La Poste a Cortina. Italy è un mix (60 ml) di Disaronno Velvet, infuso di limone, gelato al mascarpone, caramello salato, amarena e bitters al cioccolato. Papa Doble è preparato invece con Rump@blic White, ananas, peperone omogeneizzato. Spain è una mistura di The Busker Blend, latte infuso al tè oolong, latte di zafferano e limone. Bahamas, infine, è realizzato con Rump@blic White, cocco, ananas, lime e acqua di cocco.

Dario Tortorella è il Campari Bartender of the Year 2023

Al centro Dario Tortorella, Campari Bartender of the Year 2023
Il bartender campano, che lavora a L'Antiquario a Napoli con Alex Frezza, ha vinto la nona edizione della Campari Bartender Competition. In giuria una lista di leggende della mixology

Si definisce un veterano, Dario Tortorella: «In questo mestiere a 34 anni sei un professionista con esperienza, sei vecchio, quasi arrivato». Però tutta questa esperienza non è certo un muro di fronte all'emozione di essere arrivato - appunto - a un traguardo importantissimo, la vittoria della Campari Bartender Competition 2023.

Dario è uno dei ragazzi di Alex Frezza a L'Antiquario di Napoli, 46esimo nella prestigiosa lista dei The World's 50 Best Bars 2022. Si è "laureato" Campari Bartender of the Year ieri sera, nella finale della nona edizione della competizione tenutasi nella sede Campari Group a Sesto San Giovanni. «Ci tengo davvero tanto a precisare che non mi sento migliore dei dieci colleghi arrivati in semifinale - ha detto a caldo Tortorella - anche perché io ero il più vecchio. E per la prima volta mi sono trovato a confrontarmi con ragazzi molto giovani, che sono nati quasi quando io ho iniziato, 20 anni fa. Hanno dato loro qualcosa a me, è stato importantissimo e molto bello».

Da sinistra Simone Broglia, Alberto Di Maria, Dario Tortorella, i tre finalisti ritratti al Camparino in Galleria durante le semifinali della CBC 2023

Tortorella, nato a Vallo della Lucania, nel salernitano, ha conquistato il titolo con il cocktail Ciglia (60 ml Campari, 15 ml Grand Marnier, 10 ml Maraschino, 5ml Assenzio, 2 Dash Angostura, Top Soda al vermouth speziata; garnish: profumo e foglia di basilico). Battuti, ma non sconfitti, i più giovani Simone Broglia del The Soda Jerk di Verona, classificatosi secondo con il drink Cinema Orchidea, e Alberto Di Maria del Retrò Bottega del Cocktail di Caltanissetta, arrivato terzo con il cocktail Sbaglio Corretto).

Giuria top per la finale

A valutare l'operato dei professionisti arrivati in finale è stata una giuria super: Monica Berg, co-proprietaria del Tayēr+Elementary di Londra (#2 all'ultima classifica dei World's 50 Best Bars) e Direttrice Creativa di Campari Academy; Leonardo Leuci, co-fondatore del Jerry Thomas Project di Roma; Giacomo Giannotti, proprietario del Paradiso di Barcellona, eletto lo scorso anno come miglior bar del mondo, e Salvatore "The Maestro" Calabrese, leggenda del mondo del bar, attualmente alla guida del Velvet at Corinthia di Londra. La valutazione tecnica è stata affidata a Samuele Ambrosi, titolare dei locali Cloakroom Cocktail Lab e Boss Hogg di Treviso, oltre che del laboratorio Cloak Studios.

Ciascuno dei finalisti è stato affiancato da un tutor, un professionista punto di riferimento della miscelazione italiana e non solo: Tommaso Cecca (Store Manager&Head Bartender del Camparino in Galleria), Claudio Perinelli (Soda Jerk Verona) e Luca Marcellin (Drinc. Different Milano).

La versatilità di un prodotto iconico

I tre bartender giunti in finale sono stati selezionati fra i 10 semifinalisti il giorno precedente, lunedì 8 maggio, nella Sala Spiritello al primo piano del Camparino in Galleria di Milano. Il tema della competizione, che ha visto le selezioni fare tappa lungo tutto il territorio italiano in un percorso lungo cinque mesi, si è incentrato sulla versatilità di Campari (che proprio pochi giorni fa ha presentato il restyling della sua bottiglia, ndr), per cui i contendenti sono stati chiamati a reinterpretare un classico che in origine non prevedesse il Campari nella sua ricetta.

Ora Tortorella può godersi il premio: un anno di collaborazione con Campari Academy, con un ruolo da protagonista in guest shift, occasioni di formazione e lavoro continuativo con il team della Academy stessa. Oltre al trionfo di Tortorella sono stati assegnati anche i premi speciali della giuria: Miglior Comunicazione a Brian Agramont, e Miglior Tecnica a Cosimo De Rosa, entrambi semifinalisti.

Conquistare clienti con le pagnotte artistiche

A lezione da Tommy Lebe, sommelier del pane tedesco e grande esperto di panificazione artistica: come impostare la ricetta e come stupire e fidelizzare i clienti con pagnotte dall'estetica elaborata

Anche l'occhio vuole la sua parte. Pure in panetteria. Proporre pani di grandi dimensioni, decorati con fantasia e colorati aiuta a catturare l'attenzione dei clienti e a trasformare una semplice pagnotta in un'opera d'arte. Ne è convinto Tommy Lebe, Master Baker (cioè maestro panificatore), sommelier del pane (titolo riconosciuto in Germania) e consulente internazionale. Tanto da aver dedicato un libro al tema: Bread. Art. Work., pubblicato da Ireks in inglese e tedesco. La versione italiana è attesa per l'autunno.

Ottimizzare tempi e ricette

L'approccio di Lebe è molto pratico: ottenere pani che colpiscono non deve rubare tempo alla lavorazione né richiedere tante ricette diverse. Lo ha mostrato bene durante l'evento "Dal mestiere all'arte", curato da Ireks (azienda tedesca di ingredienti per la panificazione e la pasticceria) e ospitato nella sede di Cast Alimenti a Brescia. Affiancato da Tiziano Di Vito, anche lui collaboratore di Ireks, Tommy Lebe ha condiviso trucchi, manualità e segreti per la preparazione di pagnotte inusuali nella forma e nella decorazione.

La più scenografica? Una grande testa di toro. Apparentemente complicata da preparare, richiede un panetto sferico e uno a baguette di uguale peso. Qualche movimento, una passata con il mattarello, tagli precisi all'impasto e voilà: l'imponente pane è pronto, anche per essere mangiato. Le proposte di Lebe non sono infatti pensate solo per stare in vetrina, ma per arrivare sulle tavole dei clienti. Disposti, secondo la sua esperienza, a spendere anche 12 euro per una pagnotta che li colpisce e che fa scena.

«Offerta appiattita nell'estetica: così non funziona»

«A differenza delle pasticcerie, che propongono dolci di forme e dimensioni diverse, le panetterie rischiano di sembrare tutte uguali», spiega Lebe. Magari cambiano le ricette e i cereali usati, ma l'occhio del cliente coglie sono filoni, pagnotte, qualche baguette. Così, secondo l'esperto, viene meno la componente emozionale dell'acquisto, che per Lebe in alcuni casi vale anche il 90 per cento della motivazione. Puntare su pani grandi, con forme inusuali e contrasti cromatici che danno profondità alla vetrina, può essere una soluzione. Persino più facile del previsto.

Stabilità e look studiato

Il primo step sta nello studio della ricetta, che deve essere ben stabile (quella usata durante la dimostrazione prevede il 20% di segale e l'80% di farina di grano 300-320W, idratazione al 70%, lievito madre e uso di stabilizzatore Stabilase di Ireks). Inoltre è importante lavorare a freddo, perché questo migliore aroma e colore del pane ma soprattutto ne stabilizza l'impasto rendendolo più facilmente maneggiabile. A questo punto basta mettere in pratica i trucchi per rifare il look al pane, che in molti casi richiedono lo stesso tempo di un classico taglio a croce.

Energia e gestualità da professionisti

Usando stencil e comuni attrezzi (per esempio una griglia) si creano decorazioni che diventano veri e propri brand. Con lo scoring, cioè con tagli precisi fatti in superficie con la lama adatta, si ottengono infiniti decori diversi e si può giocare con le forme, dal cuore alla foglia. Gestendo l'energia e la gestualità con cui si lavora la pagnotta si possono avere spaccature della crosta controllate e d'effetto. E poi ancora nodi, torsioni, superfici tigrate, applicazioni (in cui si aggiunge una sorta di guscio al pane), filoni multicolor... I segreti per rendere un pane un'opera d'arte sono tantissimi. Parola di Tommy Lebe.

L’Overstory di New York al banco del Bulgari Bar di Milano

Da sinistra, Harrison Ginsberg, Bar Director dell'Overstory di New York, Patrick Greco, Bar Director del Bulgari Bar di Milano, Christopher Lemperle, Head Bartender dell'Overstory
Nuovo appuntamento Symposia al Bulgari Bar di Milano con protagonisti Harrison Ginsberg e Christopher Lemperle dell'Overstory di New York, tempio della miscelazione nella Grande Mela e al settimo posto nella classifica dei North America's 50 Best Bars

L'Overstory, uno dei templi della mixology di New York, è sbarcato per una sera a Milano (lo scorso 8 giugno) e precisamente dietro al bancone del Bulgari Bar di via Fratelli Gabba guidato da Patrick Greco. Ospiti d'onore, dell'evento che si inquadra all'interno del programma Symposia, l'appuntamento della catena lusso con i mixologist di tutto il mondo, il Bar Director Harrison Ginsberg e l'Head Bartender Christopher Kemperle. I due ambasciatori nella loro classica divisa newyorchese color rosa hanno proposto per la serata una drink list esclusiva studiata in tandem con Greco comprendente 8 cocktail a base dei malti premium Mitcher's, brand storico nordamericano di whiskey che dal 1990 appartiene alla famiglia Magliocco originaria della Sicilia (i distillati sono importati in Italia da Velier). Un menu a più mani, come prevedono le regole d'ingaggio del programma Symposia, con 4 signature firmati Overstory (Manhattan Deluxe, Plum Sazerac, Watermelon Miziwari e Dream Catcher) e 4 firmati dallo staff di Greco (Easy Ride, Day Dreamer, Umami Gimlet e Pink Morning): twist estremamente beverini e freschi con un numero contenuto di ingredienti, veloci da preparare, ben bilanciati e per nulla aggressivi dal punto di vista alcolico.

«Abbiamo studiato per l'occasione dei mix che non fossero particolarmente complessi - ha spiegato Greco - con una gradazione alcolica moderata e in linea con le attuali tendenze del bartending internazionale orientato ormai verso un abbassamento tendenziale del livello di alcol nei miscelati». L'Overstory, situato al 64° piano di un grattacielo di FiDi (il Financial District di New York), vanta uno dei rooftop più spettacolari della metropoli con una vista impareggiabile sullo skyline di New York. Come si conviene al suo "status" elevato, quest'anno Overstory ha scalato ben 20 posizioni nella classifica dei North America's 50 Best Bars, guadagnandosi il titolo di Nikka Highest Climber, e posizionandosi in settima posizione nella classifica d'oltreoceano a due passi dalla vetta e posizionandosi appena dietro ad altri tre top bar di New York: Dante (6a posizione), Katana Kitten (3a posizione) e Double Chicken Please (1a posizione). Ovviamente l'ambizione di Overstory, come ha fatto intendere bene Harrison Ginsberg durante la guest milanese, è arrivare ancora più in alto.

 

Ancora più gusto e praticità con la linea Grigliate Service di Bonduelle

Bonduelle Food Service Grigliate Service
Sette le referenze che compongono la nuova gamma di verdure grigliate surgelate. Da utilizzare anche a freddo, solo scongelando e senza bisogno di rigenerazione

Spinge ulteriormente sul grado di servizio, senza trascurare qualità e gusto, la novità di Bonduelle Food Service per i locali. La novità è la linea Grigliate Service, composta da 7 referenze di verdure surgelate: Melanzane, Zucchine, Peperoni, Cipolle rosse, Peperoni Julienne, Tris di Verdure (peperoni rossi, melanzane, zucchine) e Zucca.

Grigliate al naturale, le verdure, accuratamente selezionate, sono cotte con una tecnica esclusiva che garantisce risultati di qualità rispettando colore, gusto e consistenza delle materie prime, assicurando un sapore intenso, alta resa e nessun rilascio di acqua.

Al sapore si aggiunge poi la praticità e la velocità di preparazione che si traduce in un importante risparmio di tempo per l’operatore e di risorse e di riduzione degli sprechi più in generale per il locale e quindi del food cost. Fornite in confezione da 1 kg (shelf life 30 mesi conservate a -18 °C), tutte le referenze richiedono infatti un rapido rinvenimento: 15 minuti in forno a 180° C o 10 minuti in microonde a 800 W.

Da usare anche senza rinvenimento

Ma non solo, perché, grazie al protocollo di produzione Service adottato da Bonduelle, che spiega anche il nome della gamma, le verdure si possono usare anche a freddo, solo scongelandole (da 12 a 24 ore a massimo +3 °C) e senza bisogno di rigenerazione, garantendo la massima sicurezza alimentare. Caratteristica che ne rende ancora più pratico l’utilizzo e che, abbinata alla versatilità dei prodotti, mette a disposizione di qualsiasi locale prodotti che permettono dare vita, in modo facile e veloce, a una vasta gamma di preparazioni per ogni momento di consumo, dalla pausa pranzo all’aperitivo, dalla cena all’after dinner, accontentando anche i clienti che seguono una dieta vegetariana o vegana, o che semplicemente vogliono seguire un'alimentazione vegetale anche fuori casa.

Caratteristica che, in più, è particolarmente vantaggiosa nel periodo estivo per la preparazione di piatti veloci e freschi con ingredienti che non necessitano di essere scaldati. Con le grigliate service si possono infatti realizzare panini, sandwich, focacce, insalate, finger food e tante altre ricette, come mostra il ricettario di ispirazioni realizzato da Bonduelle Food Service per il bar (scarica qui il ricettario).

Tra le ricette estive fresche e veloci suggerite vi sono, per esempio, la Pinsa con Verdure grigliate, hummus di lenticchie, bufala e pomodorini (vedi ricetta in fondo all’articolo), la Julienne di Peperoni alla menta, mandorle e olive, la Piada con Peperoni grigliati, Cipolle rosse e crescenza o il Total Green Burger.

La ricetta di Bonduelle Food Service

Pinsa con verdure grigliate, hummus di lenticchie, bufala e pomodorini

PINSA CON VERDURE GRIGLIATE_low
Ingredienti
(per 10 pinse):
500 g Tris di verdure grigliate Bonduelle, 200 g di Hummus di Ceci, 300 g di passata di pomodoro, 300 g di mozzarella a rapè, 200 g di pomodorini Dolcinetti, 10 basi per pinsa romana surgelata da 130 g, Basilico, olio Evo, origano, sale
Procedimento:
c
ondire con olio, sale e origano la passata di pomodoro, tagliare in quarti i pomodorini e condirli con olio Evo e basilico fresco. Sporcare la superficie delle pinse surgelate con la passata di pomodoro e disporre su di essa il Tris di verdure grigliate ancora surgelate e completare con la mozzarella rapè. Cuocere in forno caldo a 250 °C per 7 minuti, poi guarnire con l’hummus, i pomodorini freschi e un filo di olio Evo.

Nuovi packaging per i caffè Julius Meinl nell’horeca

Nuovi pack Julius Meinl
La gondola e la sedia Thonet sono i simboli che identificano rispettivamente i caffè con tostatura più scura, all’italiana, e più chiara, in stile viennese.

Tradizione e modernità si incontrano nelle nuove confezioni dei caffè dedicati al canale horeca della torrefazione Julius Meinl.

«L’attuale design dei nostri pack è molto apprezzato dai clienti in tutto il mondo - osserva Christina Meinl, managing director di Julius Meinl Austria e membro della quinta generazione della famiglia Meinl -. Per questo motivo, abbiamo voluto garantire l'immediata riconoscibilità dei prodotti, continuando a incarnare l'eredità unica delle caffetterie viennesi. I cambiamenti che abbiamo apportato sono più simili a un'evoluzione che a una rivoluzione. Abbiamo infatti mantenuto i colori rosso, bianco e nero, fondamentali per il nostro brand, lasciando inalterato l'aspetto unico e premium di ogni prodotto, facendo però una chiara distinzione tra le due principali gamme di ispirazione viennese e italiana, per facilitare la selezione dei prodotti». 

Per la linea di ispirazione viennese, è stato scelto un riferimento simbolico della sua cultura, ovvero la sedia Thonet, che fa leva sullo spirito dell'ispirazione originale della Wiener Werkstatte - l'impresa di arti applicate, nata a a Vienna nel 1903. 

L’autenticità e il fascino italiano si riassumono nella gondola veneziana, simbolo di italianità che rappresenta l’importanza dell’Italia nel mondo del caffè nonché il capoluogo in cui si trova il cuore produttivo dell’Azienda nel nostro Paese, con cui il legame è di lunga data. È infatti negli anni ’50 che l’azienda inizia a tostare nel Belpaese con lo stile di tostatura italiano, più scura e con un profilo di gusto più intenso rispetto alla classica viennese caratterizzata da un gusto equilibrato con note di cioccolato e una morbida acidità.

Le linee Super Premium e Premium avranno nella confezione un QR code che permette di accedere alle informazioni sulle iniziative di sostenibilità dell’azienda, tra cui il Julius Meinl Generations Program, un’iniziativa volta a sostenere le famiglie e le comunità locali nel tramandare il know how del mondo del caffè alle generazioni future. Il progetto è iniziato in Colombia, ma prossimamente sarà esteso a coltivatori di caffè di altri Paesi, al fine di sostenere una produzione di caffè di alta qualità, implementare buone pratiche agricole e contribuire a rendere più forti famiglie e comunità locali. Un importante segno di attenzione alla realtà ambientale, si è avuto inoltre in occasione della Giornata Mondiale del Caffè 2022, quando Julius Meinl ha piantato un albero in Tanzania per ogni locale che ha utilizzato le sue miscele sostenibili e certificate.

Frascheri e Fipgc insieme con un ricettario per la Festa della mamma

L'azienda di prodotti lattiero caseari ha collaborato con le artigiane della Federazione per valorizzare il ruolo della maternità nella professione delle pasticcere attraverso ricette speciali

La Festa della mamma è ancora più dolce grazie a sette ricette. A realizzarle,Frascheri, azienda di latte e panna professionali, e la Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria e Cioccolateria (Fipgc). Infatti, Viva la Mamma! è un progetto realizzato grazie alle artigiane della federazione che, attraverso le loro creazioni, hanno focalizzato l'attenzione sul ruolo della maternità nell’evoluzione professionale delle pasticcere. Il messaggio è semplice: la genitorialità, soprattutto al femminile, può diventare una fonte di ispirazione per un’artista del gusto.

Sette ricette dedicate alle mamme

Viva la Mamma! è un ricettario creato da una piccola delegazione di professioniste per celebrare la festa della mamma con i prodotti Frascheri. Queste sette ricette innovative sono state pensate per celebrare la genitorialità e la professione della pasticceria. Sono disponibili e scaricabili sul sito www.frascheriprofessionale.it. «È un piacere vedere la partecipazione di alcune delle migliori professioniste della Federazione all'opera in questi capolavori di pasticceria. In quanto Presidente mi sento sempre onorato di rappresentare queste artigiane, il cui lavoro merita di essere valorizzato costantemente attraverso le iniziative della Fipgc», ha dichiarato Matteo Cutolo, Presidente della Federazione Internazionale. «Frascheri con i suoi prodotti professionali tiene a dare alle artigiane e agli artigiani degli ingredienti affidabili, su cui contare per creare dolci unici e da competizione - ha sottolineato Andrea Frascheri, direttore commerciale Frascheri SpA - C’è chi fa notare però che l’alta pasticceria al femminile non sia sempre valorizzata quanto merita negli ambienti competitivi, perciò abbiamo scelto di creare un ricettario per la festa della mamma totalmente realizzato da chi mamma lo è a tutti gli effetti: ci sembrava più coerente e un modo per dare spazio e visibilità a questi talenti».

Bitter Fusetti Banana, la nuova frontiera del bitter

Bitter Fusetti Banana
Sarà disponibile da settembre la nuova edizione limitata dal carattere decisamente esotico del bitter di Flavio Angolillo & Co. In sole 1893 bottiglie, celebra il terzo compleanno del brand

Anche quest’anno, per il compleanno di Bitter Fusetti, il terzo, Dripstillery, la distilleria autonoma che lo produce, fondata dal Gruppo Farmily del mixologist Flavio Angiolillo e soci con i fratelli Mattia e Luca Vita, celebra la ricorrenza con una versione in edizione limitata del prodotto. E come ogni anno la special release si propone di esplorare nuove frontiere del gusto. Dopo Bitter Fusetti al cioccolato e Bitter Fusetti American Edition a base whiskey (leggi Bitter Fusetti: in arrivo l’American Edition super limitata), lanciati in occasione dei due compleanni precedenti, adesso è infatti la volta del Bitter Fusetti Banana.

Il nuovo prodotto si caratterizza per il carattere decisamente esotico. La base alcolica utilizzata è infatti un rum bianco nel quale vengono infuse le botaniche. A quelle tradizionali della ricetta Fusetti, quali genziana, il rabarbaro, la china, il quassio, l’arancia amara e il chinotto, si aggiungono però due novità: ovviamente la banana e il pimento, il pepe della Giamaica, con i suoi sentori che ricordano i chiodi di garofano, la noce moscata, il pepe e la cannella, e che rimandano ad atmosfere e luoghi esotici. Ed è proprio qui che Bitter Fusetti Banana vuole condurre il batender.

Il nuovo prodotto nasce infatti per ampliare le frontiere di utilizzo del bitter, guardando alla miscelazione tiki e tropicale. Oltre che per dare originali versioni di gusto ai classici dell’aperitivo italiano, per esempio è perfetto in un Garibaldi (4 cl Bitter Fusetti Banana, 12 cl spremuta d’arancia) o un Negroni (vedi la ricetta in fondo all’articolo), è ideale per rivisitare cocktail come il Mojito, la Piña Colada, il Daiquiri.

Il nuovo bitter sarà disponibile dal 13 settembre, giorno del compleanno di Bitter Fusetti, ma in sole 1893 bottiglie numerate. Il numero è quello dell’anno di nascita dell’eroico militare italiano Mario Fusetti, cui a Milano è intitolata una strada dove ha la sua sede Farmily Spirits.

La ricetta

Banana Negroni Cocktail

Ingredienti:
3 cl Bitter Fusetti Banana, 3 cl vermouth rosso, 2 cl rum scuro
Preparazione:
build
Guarnizione:
fetta di banana essiccata
Bicchiere:
tumbler basso tiki

css.php