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Rocco Cannavino: «Vi spiego il mio cornetto da 100 euro»

Il pasticcere ha appena lanciato la sua ultima provocazione, Magma, creata con lo chef Francesco Sodano e il maestro presepiale Marco Ferrigno. Obiettivo: fare del bene.

Si chiama Magma ed è l’ultima provocazione di Rocco Cannavino. Si tratta di un cornetto che verrà messo in vendita al prezzo di 100 euro. Il progetto è stato messo a punto in collaborazione con lo chef Francesco Sodano e il maestro presepiale Marco Ferrigno. Obiettivo: scandalizzare gli hater sui social per attirare l’attenzione su uno scopo più alto, la beneficenza. Infatti, i proventi del progetto verranno interamente devoluti a Tabita Onlus, che da anni si prodiga e sostiene i disagiati, i senza fissa dimora e i tossicodipendenti. Magma sarà in vendita nei Lab Store Zio Rocco a Napoli (vico Polveriera 27) e a Pomigliano d’Arco (via Roma 161).

Com’è fatto Magma

Magma è un cornetto sfogliato a doppio impasto completamente nero, matto e lucido, impastato con carbone vegetale. All'interno di questo dell’impasto ci saranno dei puntini rossi che vanno a ricordare il magma che si trova all'interno della roccia vulcanica creati con lamponi liofilizzati. All’interno, una crema al latte di bufala ai limoni vesuviani. Nel cuore, una marmellata acida di limoni completamente nera perché ossidata, ispirata al risotto al limone nero dello chef Sodano. All'esterno del prodotto una cenere commestibile che ricorda un altro piatto dello chef stellato, ovvero “fumo e cenere”.

Com’è nata l’idea del cornetto da 100 euro

Rocco Cannavino, la mente dietro il concept Zio Rocco, collabora da anni con Tabita Onlus. Ha pensato al cornetto da 100 euro per evitare la solita beneficenza fatta “un euro alla volta”. «Volevo unire una cosa che non si era mai fatta prima ai nostri prodotti di qualità. Così ho contattato due artisti come Francesco Sodano, chef che ha più volte contribuito a portare la stella Michelin nei ristoranti dove ha lavorato, e il maestro presepiale Marco Ferrigno, creando una teca e portando la ricetta di Sodano nel mio cornetto».

100 euro per un cornetto? Uno scandalo (che aiuta)

Ovviamente la notizia ha fatto sollevare più di un sopracciglio. Anzi, ha scatenato gli hater di Cannavino che, commentando in vari modi la notizia, ne hanno aumentato la viralità. «A quattro ore dal lancio avevamo già 11 ordini. E pensare che Magma è disponibile in soli 20 pezzi». Per Cannavino il detto “bene o male, purché se ne parli” è un mantra, ma anche uno degli aspetti divertenti del suo lavoro. «Fenomeni come Magma con tutta la conseguente polemica, non fanno altro che potenziare la passione che io, Francesco e Marco mettiamo nel nostro lavoro. Unire arte, cibo, cultura, beneficenza e marketing in un’unica mossa non è da tutti. Secondo me uno degli aspetti che la pasticceria dovrebbe curare e potenziare di più è la comunicazione. Solo in questo modo si può far crescere anche il valore delle imprese dolciarie. Nel tempo abbiamo fatto la differenza con i nostri prodotti, con la qualità delle nostre materie prime. La comunicazione, anche scandalizzando, ha fatto il resto».

B-Qube, il cubo di Brema al test dell’aperitivo

Resistente, cristallino e compatto, il ghiaccio prodotto con i fabbricatori dell'azienda italiana è stato pensato appositamente per la miscelazione. Krishan Kumar lo ha provato su due capisaldi dell'aperitivo italiano

Brema Group è l’azienda italiana che dal 1985 pensa al ghiaccio come a una materia prima da scolpire secondo le esigenze di clienti diversificati, dalla gdo alla farmaceutica, dal wellness all’horeca e, infine, al settore industriale. I fabbricatori B-Qube nascono per fornire una risposta al comparto horeca con un ghiaccio resistente, cristallino e compatto, al servizio di una mixology italiana sempre più avanzata ed esigente.

La gamma dei fabbricatori B-Qube parte da modelli compatti da retrobanco con produzioni giornaliere di 29 kg. Il raffreddamento è ad aria o ad acqua, rendendo così possibile l’installazione in ogni situazione ambientale, grazie anche alla possibilità di avere una pompa di scarico integrata. Facilmente rimovibili grazie alla progettazione Green-Tech.
Design, i pannelli assicurano performance costanti e facilità di manutenzione.

I singoli B-Qube pesano 23 grammi, una grammatura apprezzata dai professionisti del cocktail perché consente un adeguato controllo sulla diluizione, sullo scioglimento durante la shakerata e sulla tenuta all’interno di un cocktail build. Si adattano a tutti i tipi di bicchieri e mantengono a lungo l’impatto estetico che li contraddistingue.

La testimonianza Krishan Kumar (Store manager di California Bakery Garden & Lounge, Milano)

Per meglio capire tutte le caratteristiche di un ghiaccio di qualità, che coniughi estetica e funzionalità, abbiamo fatto insieme a Krishan Kumar, store manager di California Bakery Garden & Lounge di Milano, un esperimento con cronometro alla mano: il test consiste nel capire quanta diluizione si sviluppa all’interno di un cocktail lasciato su un tavolo, fino a quindici minuti, a temperatura ambiente (22°C). I due cocktail utilizzati come tester sono due grandi protagonisti dell’aperitivo all’italiana: l’Americano e lo Spritz.

Entrambi i drink realizzati direttamente nel bicchiere (build), versando alcolici a temperatura ambiente sopra il ghiaccio, e colmando con bevande gassate fresche di frigo. Già con il versaggio dei liquori, un cubetto di ghiaccio di bassa qualità, darebbe subito al cocktail una notevole diluizione. Andiamo a vedere come è andato il test.

Americano

Il bicchiere utilizzato - da 350 ml di capienza - contiene 8 B-Qube, sopra i quali sono stati versati 50 ml di bitter a temperatura ambiente e altrettanto vermouth rosso. Dopo 15 minuti, il drink ha subìto una leggera diluizione, visibile con l’innalzamento del liquido verso il bordo del bicchiere. Un totale di circa 20 ml di liquido che si è aggiunto al cocktail. Esternamente, il drink sembra ancora nuovo e il bicchiere non ha creato una condensa esterna. Un risultato più che soddisfacente sia in termini estetici di tenuta del drink sia in termini di quantità di diluizione. Sul bicchiere è stata messa una tacca a dimostrazione del risultato finale.

Spritz

Il bicchiere ha una capienza di 470 ml all’interno del quale è stato preparato uno Spritz a base di liquore aperitivo. Il bicchiere - un calice da vino - contiene 13 B-Qube che sono stati lasciati all’interno del drink per 15 minuti. Il drink è composto da 50 ml di liquore aperitivo, 80 ml di Prosecco e 50 ml di soda. Questi ultimi due ingredienti sono freschi di frigo, a differenza del liquore. Sui 180 ml del drink, i 15 minuti di attesa sono serviti a rilevare nuovamente un innalzamento del livello del liquido. Esternamente al bicchiere si forma una lieve condensa, ma il ghiaccio rimane integro e non dimostra cedimenti nella forma e nella struttura. Il risultato gustativo è rimasto pressoché inalterato.

Brema Group
Villa Cortese (Mi)
www.bremaice.it

 

Lavazza e La Marzocco premiate all’European Coffee Symposium

L'European Coffee Awards meritato da Lavazza
A Cosimo Libardo il premio alla carriera; altre eccellenze italiane alle voci Best Coffee Roaster e Best Coffee Equipment Supplier.

L’European Coffee Symposium è l’annuale tre-giorni di lavoro organizzata da Allegra e giunta alla quindicesima edizione, che offre ai professionisti del settore numerose opportunità di networking: clienti e fornitori possono infatti incontrarsi ed entrare in relazione, condividendo e scambiando preziose informazioni tramite conversazioni e dibattiti. 

Nel corso dell’ultimo appuntamento a Barcellona, i protagonisti del food service e dei settori correlati sono stati chiamati a dare un voto alle aziende che operano nel comparto del caffè, raggruppate in più categorie, premiando la qualità delle soluzioni offerte. 

Gli European Coffee Awards sono un prestigioso riconoscimento a livello europeo nel settore del caffè e del food-to-go in quanto ne premiano e promuovono l’eccellenza aziendale e individuale. Il valore del premio risiede anche nel metodo di valutazione: le aziende partecipanti vengono prima votate da circa 1.500 membri del settore (le autocandidature sono severamente vietate) e poi un team di esperti analisti e ricercatori di The World Coffee Portal e 5th Wave Magazine valutano le nomination e selezionano personalmente i vincitori di ciascuna categoria.

Sono state due le eccellenze italiane premiate.

È stata premiata quale Best Coffee Roaster - Europe, Lavazza: il premio, accolto con orgoglio da tutta l’azienda, testimonia la dedizione e il lavoro di ogni membro del Gruppo, il contributo fondamentale di ognuno per il raggiungimento di questo traguardo così importante. Il Gruppo è tra i principali protagonisti nello scenario globale del caffè, con un fatturato di oltre 2,7 miliardi di euro. È attivo in tutti i segmenti di business, presente in 140 mercati,  con 8 stabilimenti produttivi in 5 Paesi. La presenza globale è frutto di un percorso di crescita che dura da oltre 125 anni e che oggi si traducono in oltre 30 miliardi di tazzine di caffè Lavazza prodotti all’anno. Da anni il suo percorso ha intercettato i temi della sostenibilità - economica, sociale e ambientale - che definiscono la strategia aziendale.  

Il premio quale Best Coffee Equipment Supplier è andato a La Marzocco, che nell’arco delle tre giornate ha proposto differenti esperienze di gusto con le macchine Modbar, KB90. Al professionale si sono unite sessioni dedicate ad aspiranti baristi casalinghi con workshop ed esperienze personali focalizzati sulla Linea Mini. Durante il Simposio, il suo amministratore delegato Guido Bernardinelli ha raccontato la sua esperienza nel «trasformare una piccola azienda fiorentina in un produttore di apparecchiature per il caffè di successo e in rapida crescita, conosciuto in tutto il mondo». Guido Bernardinelli e il direttore generale de La Marzocco Spagna, Valter Chiriacò, hanno ricevuto il premio a nome dello staff globale e di tutti i partner a livello internazionale.

Ha meritato infine un Premio alla carriera Cosimo Libardo, co-fondatore di Nomad Consulting, società specializzata nella consulenza al mondo del caffè. Strategia, marketing e international business development sono i campi di attività in cui ha sviluppato competenze specialistiche in un percorso tra Italia, Usa e Australia, che lo ha visito rivestire ruoli importanti in piccole società come in multinazionali quotate in borsa. Nel 2014 è stato presidente della Specialty Coffee Association.

I vincitori degli European Coffee Award.

Best Coffee Chain – Western Continental Europe - Winner: The Barn -  Runner-up: Costa Coffee - Highly commended: Starbucks Coffee Company

Best Coffee Chain – Nordic Region - Winner: Joe & The Juice - Runner-up: Espresso House - Highly commended: Starbucks Coffee Company

BEST Coffee Chain - Southern Europe - Winner: Coffee Lab - Runner-up: Gregory’s -  Highly commended: Starbucks Coffee Company

Best Coffee Chain − UK & IE  Winner: Blank Street Coffee - Runner-up: 200 Degrees Coffee - Highly commended: Costa Coffee

Best Coffee Chain - Central/Eastern Europe - Winner: Costa Coffee - Runner-up: 5 To Go - Highly commended: Starbucks Coffee Company

Best Coffee Roaster - Europe - Winner: Lavazza - Runner-up: Illy - Highly commended: UCC Coffee

Best Specialty Coffee Roaster - Winner: Origin Coffee Roasters - Runner-up: Five Elephant - Highly commended: Small Batch Coffee Roasters

Best Coffee Equipment Supplier - Winner: La Marzocco - Runner-up: Astoria -  Highly commended: Victoria Arduino

Best Independent Coffee Shop - Europe - Winner: WatchHouse - Runner-up: Bonanza - Highly commended: La Cabra

Best Non-Coffee Supplier - Europe - Winner: Monin - Runner-up: Beyond The Bean - Highly commended: Chalo

Most Ethical Brand - Europe - Winner: Union Hand-Roasted Coffee -  Runner-up: 200 Degrees - Highly commended: Starbucks Coffee Company

Oustanding Industry Contribution: Anne Lunell, Michal Molcan, Radu Savopol

Lifetime Achievement Award - Cosimo Libardo. 

Simone Previati è il nuovo campione Italiano di macinatura

Simone Previati
La seconda finale nazionale del Master Coffee Grinder Championship, la competizione ideata da Fabio Verona, si è svolta nell’ambito del Milan Coffee Festival.

Nel corso della seconda giornata del Milan Coffee Festival lo stand di Dalla Corte ha accolto la finale della seconda edizione del Master Coffee Grinder Championship, condotta come sempre con entusiasmo dall’ideatore del format, Fabio Verona, trainer di Costadoro e autore del libro Professione Barista - Manuale pratico per l’espresso perfetto.

I cinque finalisti, che nell’ordine di gara sono stati Nadia Giacomelli, Federico Cecconi, Francesco Orsi, Emilio Tufano e Simone Previati, si sono cimentati con un caffè brasiliano della International Women’s Coffee Alliance, tostato da Bloom Specialty Coffee e coltivato dall’associazione Mulheres do Cafè, nello stato di Paranà nella zona meridionale del Paese.

Ha meritato il titolo di secondo campione italiano di questa competizione unica, il bolognese Simone Previati, tecnico installatore di macchina espresso e grande appassionato di caffè, nonché titolare di Full Service, che ha trovato il profilo più vicino a quello dichiarato in apertura da Alberto Polojac, con una ricetta di 18 gr in - 42 out in 26” e un Tds di 9,40. Si sono classificati rispettivamente secondo e terzo il barista torinese Francesco Orsi e il trainer Federico Cecconi.

Ormai rodata la giuria composta dal campione in carica Luca Bernardoni, dal trainer Luigi Pillitu e dal tecnico Andrea Corona, guidati dal capo giuria Luca Ventriglia, mentre ad assicurare condizioni di lavoro sempre ottimali ci ha pensato lo Specialista del Pulito di pulyCaff Andrea Antonelli, che dopo ogni prova ha pulito con cura la macchina espresso con pulyCaff Verde e il macinacaffè con pulyGrind Crystals e pulyGrind Hopper. 

Come già lo scorso anno, al vincitore verrà consegnata nel corso di una cerimonia dedicata il premio più ambìto, un grinder Solo di Grindie, che da subito ha sostenuto questa competizione unica anche per la composizione dei suoi competitor.

«Ribadisco con piacere un principio che ho già espresso e che vedo confermato puntualmente - afferma Fabio Verona -: ho messo a punto una gara che si può definire popolare, alla quale può partecipare chiunque pensi di essere in grado di gestire il macinino al fine di ottenere le note previste in tazza. Soprattutto partecipare o semplicemente cogliere l’occasione di assistere a una tappa del Master Coffee Grinder Championship significa cogliere l’occasione per una crescita professionale e per parlare e confrontarsi con altri operatori: un esercizio che è sempre molto utile». E lo è ancora più se si colgono i commenti dei torrefattori presenti all’evento milanese, che confermano come la maggior parte delle chiamate dei baristi ai quali il caffè “scende male” o dà problemi, siano causate dal macinacaffè, che spesso chi opera al banco bar non sa tarare correttamente. 

«Quando tengo un corso lo sottolineo sempre: il compito principale di un barista è sapere macinare il caffè - riprende Fabio Verona -. il suo ruolo principale è  individuare la corretta granulometria e saperla controllare durante la giornata; in caso contrario non si può ottenere un buon prodotto in tazza. Poi, certo, ci devono essere un buon caffè, una macchina performante, tanti elementi concatenati tra loro, ma tutto comincia dalla trasformazione dei chicchi in polvere di caffè».

Ad assicurare la buona riuscita anche di questa seconda edizione un qualificato pool di sponsor formato da Dalla Corte, Grindie, Keber, Brita, Ims filtri, pulyCaff, Metallurgica Motta, Repa Spare Parts, Iwca e chi ha fornito i caffè delle diverse tappe: Caffè Diemme, Costadoro, Antonelli Specialty Coffee e Bloom Specialty Coffee: più di un’azienda ha già confermato il suo appoggio per il prossimo anno. 

Per la nuova edizione, Verona dice di tenersi pronti a nuove sorprese, con la certezza che nel 2024 il campionato di macinatura darà il via al suo terzo corso.

Scopri come creare un locale sano e accogliente

Iscriviti al webinar gratuito in programma martedì 5 dicembre alle 10.30, per scoprire i quattro segreti e le buone pratiche per tutelare la salute e il benessere di clienti e dipendenti negli ambienti condivisi e ad alto traffico

L’igiene e la sicurezza costituiscono da sempre aspetti imprescindibili per tutte le attività del fuoricasa. Ambienti puliti e ben igienizzati sono infatti fondamentali per garantire la sicurezza e il benessere del personale che in quegli ambienti lavora e dei clienti che li frequentano per concedersi qualche momento di relax. Rappresentano inoltre anche un importante biglietto da visita per il locale: un biglietto da visita sul quale le attenzioni dei consumatori si sono moltiplicate dopo la pandemia.  A questi temi è dedicato il webinar Come creare un ambiente sano e accogliente nelle strutture ricettive, in programma il prossimo 5 dicembre dalle 10.30 alle 11.30.  Il webinar è gratuito, ma per partecipare occorre registrarsi compilando il modulo di iscrizione.

ISCRIVITI AL WEBINAR GRATUITO
"COME CREARE
UN AMBIENTE SANO E  ACCOGLIENTE"

Organizzato da Rentokil Initial, in collaborazione con Bargiornale, Hotel Domani e Ristoranti, l’appuntamento si propone di illustrare ai gestori del fuoricasa e di strutture ricettive i diversi fattori che vanno a inficiare la sicurezza degli ambienti delle loro attività, per poi consigliare alcune buone pratiche che permettono di garantire il benessere negli ambienti condivisi e ad alto traffico.

I quattro segreti per creare un ambiente sano e accogliente

A questo scopo il webinar, tenuto da Fabio Mercolini, National Air Care Expert di Rentokil Initial, è strutturato in 4 sezioni principali, ognuna dedicata a una buona pratica.

Il tema affrontato nella prima sezione sarà come proteggere gli utenti, garantendo ambienti sani e igienici. Si partirà quindi con un focus su quelle che rappresentano le aree più critiche di una struttura, per poi andare a vedere come agire per contenere la diffusione di germi e batteri nei luoghi caratterizzati da un alto passaggio di utenti.

Al centro della seconda sezione, invece, il tema della buona qualità dell’aria indoor, aspetto cui molto spesso non si presta la necessaria attenzione e, in molti casi del tutto trascurato. L’esperto spiegherà che cosa si intende per inquinamento dell’aria negli spazi chiusi e perché questo rappresenta una minaccia per la salute e il benessere degli utenti, soprattutto in ambienti condivisi e ad alto traffico. Anche in questo caso verranno individuate e analizzate le aree più esposte e potenzialmente più inquinate di una struttura ricettiva, con tutte le buone pratiche da mettere in campo per garantire una buona qualità dell’aria al loro interno.

Si passerà poi a vedere come creare un ambiente che comunichi tranquillità e benessere, illustrando i benefici del verde da interno, ovvero come le piante possono contribuire a migliorare sia l’estetica di un ambiente sia la salute psicofisica dei dipendenti e dei clienti che vogliono trascorrere delle ore piacevoli.

Oltre che puliti e sicuri, gli ambienti di una struttura del fuoricasa devono essere anche accoglienti e riconoscibili: come renderli tali verrà discusso nell’ultima parte dell’appuntamento. In particolare, ci si soffermerà sull’importanza per una struttura ricettiva di adottare una strategia di marketing olfattivo, descrivendone i vantaggi che può portare. Come, per esempio, creare un'esperienza multisensoriale per gli utenti che aiuti ad aumentare i tempi di permanenza nella stessa struttura, a creare un brand riconoscibile e ad aumentare il fatturato dell’attività.

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UN AMBIENTE SANO E  ACCOGLIENTE"

Trionfo di Bryan Real alla Bareksten Cocktail Competition

Bareksten Cocktail Competition vincitore
Il bartender del Freni & Frizioni Draft di Roma si impone nella finale del contest organizzato da OnestiGroup per il brand del profondo Nord. E si aggiudica un viaggio in Norvegia, dove visiterà la Oss Craft Distillery, e una collaborazione con Bareksten

È Bryan Real il Bareksten Italian Bartender of the Year. Il bartender del Freni & Frizioni Draft di Roma è infatti uscito vincitore dalla finale della Bareksten Cocktail Competition, il contest organizzato da OnestiGroup per il brand spirit norvegese, del quale distribuisce in esclusiva nel nostro mercato la gamma dei prodotti (leggi I gin, e non solo, Bareksten tra le esclusive di OnestiGroup).

Competition che ha sfidato i professionisti del bancone a dare fondo alla loro creatività per ideare un drink originale sostenibile per favorire una maggiore armonia tra il mondo bar e il nostro Pianeta, tema da sempre al centro del marchio. La Oss Craft Distillery, la distilleria con sede a Blomsterdalen fondata da Stig Bareksten, master distller, che ne è anche il master distiller, è stata infatti di recente riconosciuta come una delle aziende più sostenibili della Norvegia. Un’attenzione all’ambiente che si manifesta anche nella scelta degli ingredienti utilizzati per i suoi prodotti: solo materie prime locali, naturali e biologiche, dalle patate utilizzate per la produzione dell’alcol alle botaniche dei gin e degli altri prodotti.

Creaività sostenibile

Fedele a questo intento, ai bartender è stato chiesto anche di prevedere nella loro richiesta anche l’impiego di soli ingredienti di origine vegetale. Ultima condizione l’utilizzo come ingrediente principale della ricetta una referenza della gamma spirit super premium Bareksten, potendo scegliere quindi tra i suoi gin, il Bareksten Botanical Gin (alc 46% in vol), preparato con 26 botaniche, il Navy Strenght (alc 58% in vol), l’Old Tom Gin (alc 44% in vol) e il Sloe Gin (alc 29% in vol), o la Botanical Aquavit (alc 40% in vol), una classica Aquavit scandinava, ottenuta aromatizzando la base alcolica di patate con una distillazione di diverse botaniche e fatta affinare in botti di sherry Oloroso, l’Illsint Absint, un assenzio con una gradazione più ridotta (alc 60% in vol) o la Bareksten Vodka (alc 40% in vol).

La finale

L’atto finale della Bareksten Cocktail Competition è andato in scena al Dav di Milano, dove Real si è imposto sugli altri sette bartender in gara per la vittoria: Simone Covan del Santa Cocktail Club di Firenze, Riccardo Previati di The Spirit di Milano, Enrico Bellucci dell’Iter sempre di Milano, Francesco Rossetto del St. Regis di Venezia, Edoardo Bullio del Romeo Cocktail Bar di Verona, Barbara Hanna Souza del Terra – Natural Spirit di Palermo e Giovanni De Gaetano del Salotto Alchemico di Caserta.

La giuria, composta da Lorenzo Bianchi di Onestigroup, Mario Farulla di Dirty Milano, Giorgio Immesi Il Vegano Imbruttito e dal giornalista Marco Emanuele Muraca, è stata infatti conquistata da Nightshade, drink che Real ha realizzato utlizzando una doppia base Bareksten, l’Aquavit e la Vodka, miscelando con sherry Oloroso sherry, ube, ovvero una patata dolce viola, orzata di pinoli tostati, una soluzione di acido citrico e qualche goccia di soluzione salina, guarnendo infine con polvere di patate viola.

Grazie a questa vittoria, il bartender si è aggiudicato il titolo di Bareksten Italian Bartender, sotto il quale sarà coinvolto in diverse attività legate al marchio nel prossimo anno in Italia e in Europa. Ma non solo, perché si è aggiudicato anche un viaggio educational in Norvegia, dove visiterà la distilleria e approfondirà la conoscenza del mondo Bareksten.

La ricetta della Bareksten Cocktail Competition

Nightshade di Bryan Real


Ingredienti:
25 ml Bareksten Aquavit, 25 ml Bareksten Vodka, 10 ml Oloroso sherry, 30 ml ube, 15 ml orzata di pinoli tostati, 25 ml soluzione di acido citrico, 5 gocce soluzione salina, 3 gocce estratto di ube extract
Tecnica:
shake and strain
Guarnizione:
polvere di patate viola
Bicchiere:
Nick & Nora

La natura scozzese nella nuova release Harmony Collection di The Macallan

PH Mary McCartney
Presentata al The View di Milano Amber Meadow, la terza edizione della Collection Harmony di Macallan, distillato in edizione limitata realizzata in collaborazione con Stella e Mary McCartney. Il nuovo single malt protagonista di un raffinato whisky dinner alla presenza di Nicola Riske, brand ambassador della distilleria dello Speyside

Anteprima di lusso per la terza edizione della Harmony Collection di The Macallan, brand del Gruppo Edrington considerato un vero stato symbol nel mondo dei malti, distribuito in Italia da Velier. La presentazione della release è avvenuta a fine novembre nella cornice elegante di The View, ristorante panoramico all'interno del palazzo d'epoca che ospita The Glanmore Luxury Duomo Hotel affacciato sull'omonima piazza, alla presenza di Nicola Riske, la brand ambassador di The Macallan e Andrea Brulatti, brand specialist. A fare gli onori di casa Angelo Canessa, mixology manager di Velier, che ha spiegato come il brand scozzese sia riuscito ad inventare, anche per questa nuova release, un distillato speciale e unico a partire dalla partnership con Stella e Mary McCartney, le figlie dell'ex Beatle Paul, già professioniste famose nei rispettivi campi della moda e della fotografia. Macallan Harmony Amber Meadow (prato d'ambra) trae, infatti, ispirazione dai ricordi delle sorelle che hanno trascorso la loro infanzia nella campagna scozzese e dagli scenari naturali dello Speyside in cui è localizzata la distilleria. «È proprio così. Questo whisky è l'espressione liquida della natura e dell'ecosistema dello Speyside - ha spiegato nel corso dell'evento Nicola Riske - e riflette in pieno aromi e profumi dei lussureggianti manti erbosi che ricoprono le brughiere della regione».

 

Il nuovo malto in edizione limitata è stato messo a punto da Steve Bremner, whisky maker di The Macallan, che ha creato un single malt naturalmente ambrato dalla maturazione in botti di rovere americano ex Bourbon ed ex Sherry e che al palato presenta note di vaniglia, cocco tostato, orzo maturo e agrumi con un finale vibrante, complesso e sapido. «La gradazione è di 44,2 % vol. - ha aggiunto la brand ambassador - ed è stata studiata da Bremner anche per omaggiare le sorelle McCartney con quel 2 decimale della percentuale del tasso alcolico del distillato». Il tema della natura ritorna anche nel packaging che è stato interpretato in chiave di economica circolare e realizzato con il recupero dello sfalcio dei manti erbosi che viene solitamente abbandonato. La confezione presenta inoltre fotografie della tenuta Macallan scattate da Mary McCartney. La collaborazione tra The Macallan e le sorelle McCartney prevede anche la realizzazione di 11 pezzi di lifestyle, come bicchieri di vetro lavorati a mano eo una coppia di timbri per il ghiaccio in ottone con manici di ceramica, disegnati dalle sorelle e sapientemente realizzati da maestri artigiani. La collezione, denominata Together, sarà disponibile in quantità limitate e venduta esclusivamente come set. Tra i momenti clou dell'evento milanese, un whisky dinner con un menu studiato per combinarsi al meglio con due cocktail a base di due The Macallan Double Cask studiati ad hoc per l'occasione: un twist del Gibson (The Macallan 12 YO Double Cask, Vergano Dry Vermouth, Chartreuse Gialla, Gibson distillate) proposto in pairing con Riso, porro, limone e caffè e un signature maltato (The Macallan 15 YO Double Cask, Vergano Chinato, Paragon, China Clementi, miele) in combinazione con Piccione in casseruola, cardo gobbo di Nizza Monferrato e bagna cauda al cioccolato bianco.

 

 

 

 

 

 

Discoteche: la ripresa c’è, ma è ancora lenta

discoteche rapporto Siae
Secondo i dati del nuovo report Siae il settore dell'intrattenimento ha dato importanti segnali di ripresa nel 2022, con 470.000 appuntamenti, 75,6 milioni di partecipanti e un miliardo di euro spesi. In ritardo le discoteche, ancora lontane dai numeri del pre-pandemia

È un’Italia che nel 2022 è ripartita e che ha pienamente ripreso a organizzare eventi e a frequentare cinema, teatri, concerti, mostre, partite di calcio e tutti gli altri spettacoli d’intrattenimento. Lo si evince dalle pagine di Spettacolo, Intrattenimento e Sport, il rapporto Siae, alla sua 87esima edizione e che quest’anno si è avvalso della collaborazione dell’Associazione economia per la cultura e dell’Agis - Associazione generale italiana dello spettacolo.

«Il 2022 ha mostrato segnali incoraggianti soprattutto dopo la fine dello stato d’emergenza – afferma Matteo Fedeli, direttore generale della Siae, nell’introduzione del report –. Oltre 3 milioni di eventi con un incremento complessivo di circa l’80% rispetto all’offerta dell’anno precedente, ma con ancora un ritardo del 29% sul 2019. Sono stati registrati quasi 205 milioni di spettatori, con alcuni settori, come concerti di musica leggera, circo, spettacolo viaggiante e parchi da divertimento, con numeri anche superiori al periodo pre-pandemico, e oltre 3 miliardi di spesa».

Riparte l’intrattenimento

Per quanto riguarda l’intrattenimento (ballo e intrattenimento musicale, spettacolo viaggiante e fiere) si sono registrati 470.000 appuntamenti (+162% rispetto 2021 e -31% rispetto 2019), con 75,6 milioni di partecipanti (+155% rispetto al 2021 e -22% rispetto 2019) e 1 miliardo di euro spesi (+155% rispetto 2021 e -26% rispetto al 2019).

Scendendo ancor più nello specifico, alla voce ballo vanno ascritti 163.800 spettacoli, +635,19% in confronto al 2021, quando le discoteche di fatto rimasero chiuse per gran parte dell’anno e si ebbero in tutto poco più di 22.000 spettacoli. La ripresa di questo comparto è quindi più lenta, rispetto ad altri: nel 2019 si contavano 44% spettacoli in più. Gli spettatori risultano quasi 29,5 milioni, il 742% in più rispetto al 2021, comunque in forte contrazione rispetto al 2019 (-28%), anno per il quale si erano registrate oltre 40 milioni di presenze. La spesa complessiva per il ballo è di circa 410 milioni di euro nel 2022, in crescita sull’anno precedente (+808% vs. 2021), ma ancora decisamente inferiore alle cifre raccolte negli anni prima della pandemia (oltre 720 milioni nel 2018 e 715 milioni nel 2019).

Discoteche ancora lontane dai numeri pre-pandemia

In buona sostanza, alle discoteche manca un terzo di quello che si produceva prima dello stop forzato a causa dell’emergenza sanitaria. Sarà fondamentale capire se questo 30% sarà recuperato nel 2023 o se si tratta di un calo fisiologico se non addirittura irreversibile.

«Siamo in crescita rispetto al 2021 e aspettiamo i dati del 2023 – commenta Maurizio Pasca, il presidente del Silb, il Sindacato italiano dei locali da ballo -. Di sicuro continuiamo a soffrire gli effetti della pandemia, basti pensare ai ristori; il nostro settore ha ricevuto 80 milioni, cinema e teatro più di dieci volte tanto. Senza dimenticare la pressione fiscale alla quale siamo sottoposti: il 48% dei nostri fatturati finisce in tassazione, così come i costi gestionali incidono tantissimo, per tacere del mancato inquadramento giuridico di diverse categorie di nostri lavoratori. Qualcuno dovrebbe spiegarmi perché una ragazza che esce da una scuola di danza se lavora in teatro ha un suo inquadramento adeguato, se va a ballare in discoteca no».

Il problema dell’abusivismo

Un altro grave problema è l’abusivismo. «Il Silb è da sempre impegnato in prima linea contro l’abusivismo, contro quelle realtà dove si balla senza avere né i requisiti né tantomeno le licenze. Noi segnaliamo sempre ogni situazione non a norma, poi non spetta a noi prendere provvedimenti adeguati», commenta il residente del Sindacato.

Non mancano però idee e impegni per rilanciare il settore. «Come imprenditori dobbiamo a tornare a investire e a credere in quello che facciamo, perché il piacere e il divertimento che si prova in una discoteca è difficile riscontrarlo in un ristorante e in un pub: sono situazioni differenti – racconta Pasca -. Dobbiamo essere capaci di far tornare la voglia di andare in discoteca, sempre ricordando che anche il potere d’acquisto di gran parte degli italiani attualmente è messo a dura prova, quindi non è certo un momento storico nel quale ci si possa permettere di uscire tutte le sere. E non si deve mai cadere nell’errore di svendere il nostro prodotto: se si abbassano i prezzi, poi non si risale più: è una legge di mercato ineludibile».

La forte concorrenza di ristoranti, pub e casa

I numeri del rapporto Siae dicono molto ma non dicono tutto. Tante le ulteriori considerazioni che si possono fare in merito: di sicuro la discoteca – quantomeno in Italia – non è più la prima scelta in termini di intrattenimento come, invece, accadeva negli anni Novanta e a inizio millennio. Le alternative sono cresciute, sia dentro che fuori casa.

Per molti risulta più divertente e forse anche più economico una serata a casa di amici guardandosi le partite di calcio o le serie tv, così come in tanti preferiscono ristoranti e pub con le cene cantate o il djset di accompagnamento. I più irriducibili, ergo i veri appassionati di musica elettronica, tendono a frequentare una discoteca quasi esclusivamente se ci sia in console un dj superstar, per tacere di quelli che preferiscono destinare le loro finanze ai festival, agli eventi dove condividere un’esperienza, come a un concerto. Di fronte al palco, spesso e volentieri con il telefonino in mano a farsi selfie o a riprendere il set di turno.

Offrire un servizio di qualità

Si tornerà a livelli d’eccellenza quando si tornerà ad assaporare il gusto di far serata nel proprio club preferito a prescindere dall’ospite speciale di turno. Si tornerà ad andare nella propria discoteca di riferimento perché si saprà che quasi certamente si vivrà la giusta atmosfera, si assaporeranno le giuste vibrazioni, si tornerà a ballare e a ritrovarsi in mezzo a tanti sconosciuti come se invece ci si conoscesse da sempre. Il tutto ovviamente accompagnato da un servizio di qualità sin dal parcheggio e dal guardaroba, con bar che servano bevande di qualità e soprattutto sia offerto il meglio in termini di audio e video. Troppo spesso molti titolari di locali hanno preferito investire in divani invece che negli impianti. Un errore colossale. Il modello Ibiza dimostra che un modello vincente in materia esiste: replicarlo su scala nazionale è impossibile, trarne ispirazione e spunti più che doveroso.

Il tutto senza cadere nell’effetto nostalgia: le serate revival o remember che ogni tanto in una programmazione di un locale ci possono anche stare, ma non possono essere una soluzione né tanto meno un’idea originale. Anzi! Diffidiamo sempre di chi sostiene che si stava meglio 10, 20 o 30 anni fa: chi lo afferma sta soltanto rimpiangendo di non avere 10, 20 o 30 anni di meno.

Il caffè specialty di Picapau va a braccetto con i croissant nella nuova sede di Le Levain a Roma

La nuova apertura di Le Levain a Via Piave unisce la bontà della linea di boulangerie/pâtisserie di Giuseppe Solfrizzi alla qualità dei caffè selezionati ed estratti dalla roastery Picapau

Se c’era qualcosa che mancava alla sede trasteverina di Le Levain, la boulangerie/pâtisserie di Giuseppe Solfrizzi, erano i posti a sedere e la possibilità di concedersi una sosta più lunga. Ecco che la nuova apertura a Roma, in via Piave 8, colma questa mancanza, con uno spazio aperto al consumo slow, grazie anche alla presenza degli specialty coffee di Picapau, torrefazione romana che dal 2019 si dedica alla ricerca, tostatura e fornitura di caffè di qualità e che è alla prima esperienza “su strada”.

La roastery in questo progetto non è solo ospite, ma fra i protagonisti. Quattro i soci di questa nuova avventura, infatti, oltre allo stesso Solfrizzi ci sono la storica dipendente Francesca Vittozzi e, in quota caffetteria, Emanuele Bernabei, fondatore di Picapau e John Di Gironimo. Guai a dire però “quelli di Le Levain o quelli di Picapau”: è un progetto con un obiettivo comune, ovvero portare un’ottima colazione a base di caffè e croissant (ma anche pranzi e merende, con apertura dalle 8 alle 19) in un quadrante già illuminato dalla presenza di Faro, che per chi ama gli specialty ha fatto un po’ da apripista in città.

Per chi non è pratico di Roma, stiamo parlando della zona a ridosso di Porta Pia, densa di uffici ministeriali (il mitologico Palazzo Koch, sede del Ministero dell’Economia, è a un passo) e non solo. Un quadrante che si sta aprendo a una ristorazione di qualità, anche dal lato dolci: sulla stessa via ha aperto pochi giorni fa anche la seconda sede della gelateria Fassi, non lontano c’è la pizzeria 50 Kalò di Ciro Salvo, spostandosi solo di poche centinaia di metri Orma, il nuovo stellato della Capitale, guidato dallo chef Roy Caceres.

Particolarmente interessante il layout di questo nuovo locale. Ne abbiamo parlato con Silvia Guzzini, architetta dello studio b15a, che ci ha descritto il progetto: «La richiesta della committenza era di riprendere lo stile della sede di Trastevere», modernizzandone il design e adattandolo tuttavia a questa nuova apertura, con volte alte sei metri e un edificio tutelato dalla Soprintendenza. L’obiettivo era rendere un punto di forza quello che è un limite di questo locale, ovvero l’impossibilità di avere tavolini all’esterno. Ecco che gli archi delle volte, interamente vetrati, diventano il posto giusto per collocare dei tavoli alti, con sgabelli con lo schienale, per un totale di ventisei posti a sedere. Le vetrine sono state realizzate da Ciam e hanno dato il giusto spazio a tutti i reparti della pasticceria, lasciando all’entrata il corner dedicato alla roastery di Picapau. «Abbiamo discusso a lungo sulla collocazione della macchina del caffè. All’inizio doveva dare le spalle alla sala, ma in questo modo avrebbe fatto da schermo fra gli operatori e i clienti. Quindi la decisione finale di collocarla sul lato a destra, aprendo la vista al mondo del caffè», spiega Guzzini.

L’obiettivo è dare il tempo e lo spazio per spiegare al cliente il caffè specialty, per far scegliere la proposta più adatta alle sue esigenze, fra espresso, estrazioni filtro e batch brew a rotazione. Ci saranno anche torrefazioni ospiti e con Solfrizzi stanno lavorando a proposte dolci in cui il caffè sia protagonista, magari anche al piatto.

Un Banksy Martini porta il titolo di Lady Amarena in Sardegna

Premiazione Lady Amarena Italia
Francesca Aste vince Lady Amarena Italia e diventa il nuovo volto di Fabbri 1905. A portarla sul podio, un cocktail ispirato al celebre murales con la bambina che insegue il suo palloncino rosso.

Un cocktail con un palloncino rosso a forma di cuore, attaccato a un’amarena Fabbri. «Mangiate l’amarena, godetevi il sapore, poi fate volare il palloncino ed esprimete un desiderio». È questo il piccolo coup de théâtre con cui Francesca Aste, trentenne di Carloforte, in Sardegna, ha conquistato i giudici della competition Lady Amarena Italia 2023, organizzata da Fabbri 1905. Il suo Bansky Martini è un cocktail dalla bassa gradazione alcolica, a base di Dry Gin Fabbri, Marendry Bitter Fabbri e liquore alla pesca, perfetto dall’aperitivo all’after dinner. Ispirato al celebre murales con la bambina che insegue il suo palloncino rosso, è stato il drink più apprezzato, in una gara appassionante, con 10 colorate barlady giunte da tutta Italia, per gareggiare per l’ambito titolo di Lady Amarena. La cornice è stata quella del Congresso e degli appuntamenti del mondiale Aibes (Associazione Italiana Barmen e Sostenitori) e Iba (International Bartender Association). Il palco è stato lo stesso che poi ha visto la premiazione di Aibes, presso l'hotel Marriott di Roma.

A premiare la vincitrice, Nicola Fabbri, Ceo di Fabbri 1905, al comando con il fratello Umberto e il cugino Paolo: «Fin dalle origini questo concorso parla di inclusione – ha detto – prima ancora che questo tema diventasse un hipe contemporaneo: in fondo la nostra azienda nasce dall’intuizione di una donna, la mia bisnonna Rachele, alla cui ricetta casalinga si deve l’invenzione della nostra Amarena». Per il rappresentante della quarta generazione della famiglia della celebre amarena, «la componente femminile nel mondo del bartending merita di essere considerata e valorizzata al pari dei colleghi uomini, che ne sono tuttora protagonisti: per il quid in più di sensibilità e attenzione alle sfumature, oltre che di freschezza e nuova creatività».

Federica Geirola premia Lady AmarenaA passare il testimone a questa giovane trentenne che ha scelto di vivere e lavorare nella sua Sardegna, Federica Geirola, Lady Amarena Italia 2021, oggi una vera influencer nel mondo del bartending, bravissima a portare sui social tutta l’esperienza e la passione dei cocktail che prepara ai clienti del Singer Palace Hotel di Roma. Sul podio anche la seconda classificata Carlotta Verago e la terza Valentina Scuotto con i rispettivi cocktail Lady Bear e Magic Drop. Il titolo di miglior cocktail a base di Dry Gin Fabbri è andato invece a Linda Gentilini con Albachiara, mentre quello per il miglior cocktail a base di Marendry a Jennifer Okkez con il suo Mexican Lady.

Una nuova sfida attende la vincitrice Francesca Aste, che nel corso del 2024 parteciperà alla competizione internazionale, misurandosi con le altre Lady che hanno conquistato il titolo negli altri paesi del mondo in cui Fabbri è presente.

Arriva Farmer’s Gin, il distillato 100% naturale made in Usa

Farmers' Gin
Fine Spirits porta in Italia Farmer's Reserve Strength, gin secco e profumato prodotto in Idaho dalla famiglia Magliocco, la stessa che produce il whiskey americano Michter’s. Un distillato artigianale dal forte legame con il suo territorio

Alle mucche nella stalla probabilmente poco importa del gin. E anche del gruppetto di giornalisti e bartender che invece le osservano, allungando carezze sul muso dei vitelli. E che, con mani più abituate a shaker e penne, fanno tentativi più o meno maldestri di mungere. Per presentare Farmer's Gin, appena sbarcato sul mercato italiano e prodotto, a partire dal grano, da un'azienda agricola statunitense biologica e ogm free, è stato scelto uno scenario decisamente bucolico. Quello dell'agriturismo Ferdy Wild, un angolo di paradiso sulle Alpi Orobie, in provincia di Bergamo. Una realtà curata e confortevole, con spa e ristorante, che negli ultimi anni è diventata nota grazie a visite di personaggi come i Ferragnez. Ma che ha mantenuto la sua anima agricola e montanara più vera, incarnata nel Cicerone della giornata: il signor Ferdy in persona.

Raccontare la montagna

Cappellaccio sempre calcato in testa (serve per appoggiarsi alla mucca mentre si munge ma, confida, anche per celare un po' di timidezza) e modi apparentemente bruschi di chi è abituato a vivere sei mesi all'anno in alpeggio, Ferdy parla della montagna con amore e rabbia. «Abbiamo perso 40-50 anni di tradizione e cultura», dice. Anche lui ha lasciato le Alpi in cerca d'altro, per sfuggire a un futuro di difficoltà. Ma poi ha scelto di tornare, di riprendere i metodi tradizionali e insieme di guardare al futuro. Perché se si vuole ripopolare la montagna bisogna comunicarla, anche se non è nella propria indole. Così la sua azienda da decenni è una fattoria didattica e ora, anche grazie ai figli, una meta amata da famiglie, influencer e appassionati di food. Nonostante la fatica, il cambiamento climatico, le politiche avverse, per Ferdy sta arrivando il momento della rivincita: i giovani tornano in montagna, alla terra.

In una giornata di cielo blu Ferdy è una calamita, da seguire nel tepore della stalla satura di odori ai quali la gente di città non è abituata. Racconta le sue vacche, che sono di una razza (la mucca bruna alpina) che stava per estinguersi perché rende poco. Con testardaggine l'ha recuperata e ora ha quaranta esemplari, che munge rigorosamente a mano due volte al giorno. Chi vuole può fare un tentativo, basta sedersi sullo sgabello di legno e cercare di riempire il secchio, ereditato da qualche vecchio dei monti. Il clima è quello della gita, si capisce perché la fattoria didattica funzioni così bene.

Il gin che arriva dall’Idaho

L'idea di presentare il gin in montagna è di Fine Spirits, società di importazione e distribuzione che cura l'arrivo di Farmer's Reserve Strength Gin in Italia. Dietro al distillato, infatti, c'è un rapporto stretto con la terra simile a quello che si può respirare da Ferdy. Lo produce in Idaho la famiglia Magliocco, quella del whisky Michter's (leggi La Storia di Michter’s, The World’s Most Admired Whisk(e)y). Il grano cresce a 1000 Springs Mill, azienda biologica e che non fa uso di ogm (non scontato negli States), pioniera di questo tipo di agricoltura in America.

Il processo è «dal chicco al bicchiere» e si svolge in giro di una settimana. I cereali, di tipo hard red wheat, vengono raccolti e poi distillati poco distante da Distilled Resources, la prima distilleria certificata bio degli Stati Uniti. L'acqua arriva dal fiume Snake, che attraversa la zona. Tutti i passaggi della filiera sono in mano alla famiglia Magliocco, a partire dall'autoproduzione dell'alcol. Fatto davvero raro per i brand di spirit.

Un distillato secco e profumato

Ecco perché il lancio del gin avviene in posti come Ferdy. «Beni culturali da scoprire e proteggere», secondo Paolo Gargano, amministratore delegato di Fine Spirits. Dopo l'esperienza nell'agriturismo della Valle Brembana ce ne saranno altre in giro per l'Italia, ospitate da casari, agricoltori, allevatori. Da chi produce, insomma, materia prima. Quella dietro a Farmer's Gin è biologica, anche se per il mercato europeo è stato deciso di non richiedere la certificazione per motivi burocratici. Insieme alle otto botaniche (ginepro, fiori di sambuco, citronella, coriandolo, radice di angelica, bocciolo di rosa, arancia e lime), restituisce un gin da 47,8% vol, secco ma profumato in purezza, in cui le note più dolci si accendono con la diluizione. Succede per esempio nel Martini Cocktail.

Ma prima di assaggiare Farmer's Gin e i raffinati piatti dell'agriturismo, c'è ancora da faticare. Salutata la stalla delle mucche è il momento di provare a fare il formaggio a partire dal latte e dal caglio, lasciando che Ferdy spieghi i trucchi del mestiere mentre con attrezzi di legno dall'aspetto antico si tenta di ottenere qualcosa (spoiler: non è così difficile, basta seguire le indicazioni). Quelli firmati Ferdy sono custoditi in una cantina, dove le forme del formai de mut, il formaggio d'alpeggio, e di altri tipi sono allineate con cura. Dentro a ognuna ci sono le sfumature date dall'alimentazione delle vacche, dalle stagioni, dall'altitudine degli alpeggi (vanno da 1400 a 2000 metri). Alle mucche brune alpine forse non interessa il gin, ma il loro lavoro lo sanno fare. Eccome.

Un weekend con Gin Mare in Puglia: il racconto dell’esperienza Villa Mare

Dieci bartender e una masseria a due passi da Ostuni, una rigenerante esperienza per conoscere i segreti di Gin Mare e vivere a pieno la Med Attitude

Metti un weekend d’autunno, quando il tempo è ancora estivo, e chiudi 10 bartender in una masseria in Puglia. Una due giorni di detox dalla frenesia del bar, ma senza perdere di vista la voglia di shakerare. Possibilmente Gin Mare o Gin Mare Capri, perché il gin distribuito da Compagnia dei Caraibi era il padrone di casa e protagonista dell’experience chiamata Villa Mare. In qualità di testimone, un solo giornalista alla volta, coinvolto pienamente nelle attività, a eccezione solo della sfida a colpi di cocktail, da abbinare in pairing alla cena stellata, che è stato l’acme dell’evento.

Il testimone è naturalmente chi scrive, ma non si può non partire dall’arrivo in questa masseria a due passi da Ostuni, La Corte dei Messapi, che per l’occasione era stata ribattezzata Villa Mare, con tanto di luminarie da festa di paese pugliese a mettere tutto in chiaro. Ad accogliere il gruppo, la splendida ospitalità di Palma D’Onofrio e della sua squadra tutta al femminile, chiamate a coccolare gli invitati, come farebbero tutte le mamme pugliesi: a tutte le ore taralli a disposizione, i prodotti freschissimi della masseria di fronte, la sua cucina un po’ di casa, un po’ di territorio. Verace e gustosa: focacce e orecchiette, burrate e crostate. Quei sapori di casa, capaci di rinfrancare gli animi a colazione, pranzo e cena (e far tornare dalla Puglia rigorosamente con qualche chilo in più). E poi ovviamente l’open bar, Gin Tonic libero e non solo: i bartender a cui chiedere un drink non mancavano certo.

Ma l’esperienza non è stata solo godereccia, perché Gin Mare qualche asso nella manica ce l’aveva. Momento serio con Francesco Serra, il brand ambassador di Compagnia dei Caraibi che ci ha accompagnato, che ha dato un po’ di numeri sul fenomeno Gin Mare. «È il gin ultrapremium numero uno al mondo, in Italia è secondo solo dopo Hendrick’s sul numero di bottiglie vendute, con una media di 150mila casse (da sei bottiglie) e un +47% sull’anno precedente», fa due conti il barman. Fondamentale per alimentare questa crescita, quella che Serra definisce la «Med attitude», ovvero un portato di Dolce Vita e rilassatezza che accompagna il gin partito dalla Spagna, per conquistare tutto il Mediterraneo. Secondo una ricerca commissionata da Compagnia dei Caraibi, Gin Mare è il primo gin top of mind: «in altre parole se ti chiedo dimmi il nome di un gin, il primo che ti viene in mente è Gin Mare», spiega Serra. Particolarmente riconoscibile la bottiglia, meno il logo, ammettono, ma se guardando una bottigliera, il primo gin che salta all’occhio è Gin Mare vuol dire che l’obiettivo del brand è già raggiunto.

Particolarmente interessante l’educational con l’esperta di neuromarketing, Mara Bellati del BrainLab dello Iulm, che ha messo tutti in gioco in una degustazione alla cieca. «Nel bicchiere avete liquido blu e uno giallo, assaggiate, cosa distinguete?». E ancora, liquido bianco, due bicchieri diversi assaggiati in atmosfere diverse, il primo con musica classica e sottobicchiere di velluto, il secondo con musica pesante e sottobicchiere abrasivo. In conclusione era sempre un assaggio di Gin Mare, ma possiamo testimoniare che le note aromatiche cambiavano di volta in volta, influenzate sia dal colore (con il giallo emergeva l’olio extravergine d’oliva, per esempio), sia dall’ambiente (con la musica più metallica la nota alcolica era più invadente).

Ultimo atto del weekend con Gin Mare, la gara a squadre fra bartender, per abbinare i loro drink al menu degustazione proposto dallo chef stellato, Pietro Penna del Casamatta di Manduria (Ta), con piatti sia di mare che di terra e ingredienti molto sfidanti nell’abbinamento di un cocktail, come lo zafferano o l’agnello. Alla fine, un Martini a base di Gin Mare, con un “occhio” dato da una goccia d’olio extravergine d’oliva (idea geniale del caposquadra Paolo Sanna), ha conquistato tutti i commensali, confermando che i classici sono sempre intramontabili.

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