Home Blog Pagina 550

The Mixing Star: in nome e per conto della bar community

In un paio d'anni The Mixing star, targato Disaronno, si è trasformato in un grande contenitore di idee e stimoli per professionisti

Negli ultimi tempi alcune aziende del nostro settore hanno dato vita ad attività che puntano non solo alla valorizzazione e promozione dei rispettivi prodotti, ma a una reale condivisione dei saperi attraverso mezzi diversi: masterclass, centri di formazione, viaggi e altre iniziative.

Tra le realtà che stanno lavorando in modo attento sulla bartender community c’è Illva Saronno che ha concentrato l’attenzione su alcune attività sotto il marchio-ombrello The Mixing Star, ex cocktail competition che, a partire dal 2017, ha cambiato identità trasformandosi in una vetrina per alcuni dei più interessanti protagonisti del bartending internazionale.
«Disaronno - commenta Simona Bianco, Head of Brand Advocacy di Illva Saronno - è l’Innovation Hunter di questi talenti: li porta alla luce facendosi raccontare l’idea, li guida nella produzione di alcune video-interviste che ne fanno emergere l’unicità e si fa carico di diffondere la loro idea innovativa nella bartending community internazionale».

Un viaggio senza confini geografici e vincoli miscelatori partito due anni fa da Milano con Flavio Angiolillo e Filippo Sisti che ha fatto letteralmente il giro del mondo: Amsterdam, Atene, Londra, Barcellona, Edimburgo, New York. L’episodio più recente è stato girato a Tokyo al nuovo SG Club di Shingo Gokan con una nuova tecnologia che permette di interagire, come nei migliori videogame, direttamente con il protagonista del filmato. L’iniziativa The Mixing Star ha raggiunto grandi numeri: su 21 filmati, la copertura sui social (principalmente Facebook) è stata di oltre 35.500.000 utenti con 15.000.000 di visualizzazioni. Parte integrante di questo ampio progetto per la comunità dei bartender è l’iniziativa The Mixing Star - Bar Tag, un format che in ogni sua tappa mette a confronto dietro il bancone due astri mondiali del bartending, per mostrarne la diversità di approccio alla creazione dei cocktail, filosofia e stile di lavoro, in un affascinante viaggio nel cuore dell’alta miscelazione. Il debutto è avvenuto a febbraio al The Gibson di Londra con il padrone di casa Marian Beke e il bartender californiano Dev Johnson (a destra nella foto in apertura), in forza presso un altro locale punto di riferimento della miscelazione a livello mondiale: l’Employees Only di New York. I coast-to-coast della miscelazione sono prose- guiti con altri interventi di scambio e ricerca: Fabio “Benjamin” Cavagna del 1930 (Drink Team 2019) al Native di Singapore e sempre Marian Beke ospite di Mario Farulla (Drink Team 2018) al Baccano di Roma.

Terzo importante asse di comunicazione di The Mixing Star sono i Bar Talks, incontri edu- cativi per fornire strumenti pratici ai professionisti. Come all’ultimo Bar Convent Berlin dove Simone Caporale e Diego Ferrari (autore del libro Low Alcohol Cocktails) si sono confrontati nella masterclass Heavy Weights vs Light Weights of Mixing, un match in 5 round dove si è trattato di vari argomenti: classificazione alcolica, metodi, tecniche per trasformare un drink robusto in un leggero. Tanti spunti d’attualità per un incontro che ho avuto il piacere di arbitrare senza subire botte da orbi.

 

Intelligenza artificiale da sfruttare per aumentare l’efficacia dei post

Associare il proprio locale a luoghi famosi situati nelle vicinanze, sfruttando l'intelligenza artificiale sia nei testi che nelle foto, fa guadagnare (molto) in visibilità. Imbrogliare è controproducente

Gli spazi sul web si stanno riducendo? Parlando di visibilità, la risposta è probabilmente sì. Sicuramente sì per quanto riguarda Facebook, almeno per la parte di contenuti organici (quelli postati liberamente, cioè non a pagamento). «Facebook è sempre più selettivo - spiega Ale Agostini, ceo dell’agenzia di digital marketing AvantGrade -: lo spazio disponibile per i contenuti non a pagamento si è ridotto dal 30-40% al 5-10%. Questo significa che per ottenere visibilità o si investe oppure bisogna alzare l’asticella, affinando le capacità di postare contenuti rilevanti per gli algoritmi dei vari Google e Facebook». Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale: «Si tratta della capacità delle macchine potenti che guidano gli algoritmi di capire autonomamente la realtà. Ciò significa che se in una foto c’è il Colosseo, Google la riconosce come una foto di Roma e valida l’informazione, dandogli più visibilità».

Lo ha capito, per esempio, l’Oppio Caffè di Roma (nella foto, l’immagine di copertina del profilo Facebook, chiamato non a caso Oppio Caffè Colosseo), che “mette” il Colosseo ogni volta che può. «Per un bar, è importante postare il più possibile foto che permettano di associare il locale a qualche luogo conosciuto, perché ci guadagna in visibilità». Con due avvertenze. Prima: le foto devono essere di qualità. «Sennò vengono meno considerate dalla piattaforma». Seconda: niente trucchi. «La capacità di scovare fake sta crescendo. Se mettete una foto del Duomo e siete a due chilometri, state rischiando un clamoroso autogol».

Oscar ai 100 anni di Filicori Zecchini al Flagship Faema

Seconda tappa del concorso 100 anni di qualità
Davide Tarenzi, primo classificato

La seconda tappa del concorso “100 anni qualità” organizzato da Filicori Zecchini per festeggiare i suoi cento anni di attività si è svolta a Milano presso il Flagship Faema Art&Caffeine. La gara si è svolta rapida senza intoppi sotto gli occhi vigili del giudice tecnico Matteo Beluffi e dei due giudici sensoriali Helena Oliviero e Francesco Elmi. Ha meritato la vittoria Davide Tarenzi, secondo Davide Valenziano, terzo Marco Venditti. Tarenzi, 33 anni, di Lodi, ha avviato da poco un’attività di catering, dove punta ad offrire prodotti e preparazioni semplici, ma di qualità, ovviamente caffè compreso. Appassionato di mixology, si è specializzato anche nei settori del caffè, del vino e dell’acqua. I 10 minuti a disposizione gli sono bastati per preparare 2 espressi, 2 cappuccini e il drink creativo a base di caffè, per il quale ha scelto una rivisitazione dell’Hanky Panky lo storico drink creato da Ada Coleman nel 1920 (come Filicori Zecchini) all’American Bar dell’Hotel Savoy di Londra. Ha utilizzato 4 cl di London dry gin, 4 cl di vermouth, 0,5 cl di Fernet Branca e 2,5 cl di espresso realizzato con la miscela Kavè con l’aggiunta di oli essenziali di pompelmo. Raffreddato con cura in un sifone nitro e lasciato decantare, il drink è stato servito in una coppetta Martini. “Mi piace molto la mixology, ma mi sono avvicinato anche alla caffetteria perché nel mondo della ristorazione non si smette mai di imparare - afferma Tarenzi -. Queste gare sono utili perché aiutano a innalzare la professionalità dei baristi e poi mettersi in gioco è sempre costruttivo». Il prossimo 25 ottobre a Bologna sfiderà in finale i vincitori delle altre tre tappe con l’obiettivo di conquistare un primo premio molto ambìto: un viaggio per due persone in Brasile, presso la piantagione di un fornitore storico dell’Azienda.

Da sinistra, Luca Filicori, Luigi Morello e Luigi Zecchini
Da sinistra, Luca Filicori, Luigi Morello (che ha consegnato il premio) e Luigi Zecchini

Premio a un secolo di qualità. Nel corso della serata c’è stato un ulteriore importante avvenimento. Il presidente dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano, Luigi Morello, ha consegnato il premio dell’Inei per il contributo nella “diffusione della cultura dell’espresso italiano” in Italia e nel mondo, a Luca Filicori e Luigi Zecchini, rappresentanti della terza generazione delle due famiglie che sono al timone dell’Azienda bolognese dalla sua nascita. “Siamo lieti e onorati di questo riconoscimento. Il filo che lega la storia della nostra azienda è coniugare tradizione artigiana e costante innovazione e uno degli ingredienti della nostra ricetta è il rispetto assoluto del disciplinare tecnico dell’Inei», spiegano i due rappresentanti di Filicori Zecchini, che dal 2004 ha sui suoi prodotti il marchio di Espresso Italiano Certificato.

Storie e aneddoti di un’icona nel podcast di Jack Daniel’s

Jack Daniel's Around The Barrel

Torna con nuovi episodi Around the Barrel with Jack Daniel’s, il podcast ideato per raccontare aneddoti e storie sull’iconico Tennessee whiskey.

Anche in questa seconda stagione, il presentatore Lucas Hendrickson porta gli ascoltatori alla scoperta del mondo di Jack Daniel’s e dei suoi amici con aneddoti e curiosità raccontate da esperti di whiskey, master distiller della distilleria di Lynchburg (Tennessee, Usa), ma anche scrittori e cantautori amanti del prodotto. Un racconto che si sviluppa in 10 puntate, disponibili su iTunes, Google Play e altre piattaforme di audio on-demand, che parte con il backstage del Jack Daniel’s World Championship Invitational Barbecue, la barbecue competition che si svolge annualmente presso la sede della distilleria, per proseguire con un approfondimento sul programma, regole e storie della Jack Daniel’s Tennessee Squire Association, il club fondato nel 1956 quando la distilleria si era trovata a corto di whiskey, e con l’incontro su innovazione e tradizione in casa Jack Daniel’s con l’assistant master distiller Chris Fletcher. E ancora gli episodi proseguono con la conversazione con il cantautore Jerrod Neimann sui misteri del processo creativo, e con l’esperto di whiskey e scrittore Noah Rothbaum che racconta la sua visita alla distilleria di Lynchburg, e con Maureen Petrosky, autrice, personaggio televisivo, chef ed esperta di life style, che svela regole e segreti per un’ospitalità a regola d’arte.

Si continua con il master distiller Jeff Arnett che illustra l’impegno nel campo della sostenibilità del Tennessee whiskey, con Lexie Amacher e Jessica Hartline, due impiegate dell’azienda, che parlano del ruolo della donna nella produzione del whiskey, e con Mark McCallum, Chief Brands Officer della casa sulla costruzione di un’icona globale e dei nuovi marchi nati sotto l'ombrello di Jack, per concludersi con l’incontro con l’ammiraglio William French, presidente della Armed Services YMCA, un’associazione a supporto dei militari americani e delle loro famiglie con la quale Jack Daniel’s collabora.

Campari punta ai rhum Trois Rivières e Maison La Mauny

Campari rhum Trois Rivières

Ci sono i rhum agricole Trois Rivières e Maison La Mauny nel mirino di Campari. Il Gruppo milanese ha infatti annunciato di aver avviato una trattativa esclusiva con la società Financière Chevrillon e un gruppo di azionisti di minoranza per l’acquisizione della società francese Rhumantilles, proprietaria del 96,5% della società Bellonnie & Bourdillon Successeurs. Quest’ultima, con sede in Martinica, e che lo scorso anno ha generato ricavi per oltre 24 milioni di euro, vanta un’esperienza radicata nella produzione artigianale e nella tradizione caraibica francese ed è proprietaria dei due prestigiosi brand premium di rhum agricole Trois Rivières e Maison La Mauny. Due marchi di punta con una forte presenza in Francia e sui mercati internazionali, ai quali si aggiunge Duquesne, altro marchio di rhum, ma destinato al mercato della Martinica.

Trois Rivières, Maison La Mauny e Duquesne vengono prodotti nella distilleria di Riviere-Pilote, nel Sud dell’isola caraibica, e vantano tutti la certificazione di Appellation d’origine controlée “Rhum Agricole de la Martinique”, che definisce standard di produzione e denominazione del prodotto, globalmente riconosciuta come sinonimo di alta qualità e forte legame con il territorio locale. Nella categoria dei rum, infatti, il segmento degli agricole è l’unico a imporre elevati livelli di regolamentazione del processo produttivo.

Con questa operazione Campari punta a rafforzare il proprio posizionamento nel settore rum, dove è già presente con la gamma di rum Appleton Estate e J.Wray & Nephew, frutto dell’acquisizione nel 2012 della giamaicana Lascelles do Mercado.

Fabiana Canella vince il premio Rémy Martin

La bartender Fabiana Canella vince la prima edizione italiana del Rémy Martin Bartender Talent Academy con un drink dall’ottimo equilibrio e dal profumo suadente, ma non invadente, di patchouli. Lo fa centrando anche uno degli obiettivi principali del regolamento internazionale: “Promuovere l'arte del bartending, la professione che abbiamo scelto, in modo professionale e stimolante”.

  • “Altro…”

    Fils du Vent di Canella è un drink dove Cognac Rémy Martin (importato e distribuito in Italia da Molinari) viene enfatizzato attraverso un puzzle di ingredienti tutti, o quasi, frutti della vite. «Il nome del mio drink Fils du Vent - specifica la vincitrice - significa figlio del vento. Quel vento che passa tra i grappoli d’uva e porta con sé i suoi profumi dalla Francia all’Italia. È un cocktail quasi completamente declinato su prodotti a base d’uva e rispecchia totalmente la mia passione per il vino. Ho voluto miscelare un Cognac di grande valore come Rémy Martin Accord Royal 1738 con altri prodotti che esaltassero i suoi profumi, senza aggredirlo ma piuttosto accarezzandolo e rendendolo più amabile. Soprattutto per chi non è abituato a bere questo tipo di distillato. Ed è un drink che già propongo con successo al bar». Missione compiuta per Fabiana Canella, bartender al Pesa Pubblica Milano, che vince quattro giorni al 20 Rue de la Société Vinicole di Cognac, sede storica della Maison Rémy Martin nella Charente. Alle spalle della eccellente concorrente milanese si sono classificati Giada D’Agui con Sorriso di Atlantide e Davide Rossi con Voulez-Vous? Il tutto al termine di un’interessante sessione di prove, andata in scena a inizio luglio alla Flair Academy di Milano, alle quale hanno partecipato anche Cristian Vincenzo D’Aloja, Yuri Antonellis, Marco Carioti, Giuseppe Tallarita, Davide Fellacara e Alessandro Maltarolo. In giuria Salvatore Longo, Brand Ambassador Molinari; Max Negrini di Flair Academy e Stefano Nincevich per Bargiornale che hanno consegnato a Fabiana Canella il biglietto per la finale internazionale di Rémy Martin Bartender Talent Academy. S.N.

S’alza il sipario su Esotico Miami, tiki lounge da favola

Il primo agosto inaugura in Florida Esotico Miami, il nuovo locale firmato da DDP, all’anagrafe Daniele Dalla Pola, tra i protagonisti indiscussi della new wave Tiki internazionale. Il fondatore del Nu Lounge di Bologna, ma habitué da decenni della Florida, approda nel moderno quartiere Arts & Entertainment District di Miami al piano terreno di un palazzo (1600 NE 1st Ave.) che accoglie 530 appartamenti di lusso.

  • “Altro…”

    Esotico Miami è un locale da favola per adulti: 500 metri quadrati, 160 posti a sedere, arredi in bambù, palle galleggianti da pesca appese al soffitto, 365 rum a disposizione e tutto il memorabilia di oggetti esotici raccolti da DDP nei suoi numerosi viaggi intorno al mondo. Alle pareti spiccano le scritte al neon e i wallpaper disegnati da Momenti Italian Custom Design in stile giungla con tanto di tucani, pappagalli, fiori. Il pavimento è un’originale scacchiera, in bianco e nero, che dà all’ambiente un tocco di freschezza e modernità. Al nuovo progetto hanno collaborato alcuni famosi artisti del mondo Tiki come Jatiki, nome d’arte di Jason Souriolle, maestro nell’intaglio del legno che realizza tavole da surf, sculture Moai e originali ami da pesca decorativi. La linea limited edition delle mug (i bicchieri sono uno degli elementi distintivi di un locale Tiki) è stata curata da Eekum Bookum che ha realizzato quattro opere d’arte come il bicchiere con le sembianze di Elvis per il drink King Ta Moko, una meravigliosa unione tra gin, frutto della passione, succo fresco di agrumi e Dan's No. 9 (sciroppo di zenzero, orzata, pimento). La carta comprende 30 drink tra classici, rivisitazioni, drink originali e ottimi analcolici. Ci sono tutti i classici contemporanei di DDP come il Nu Mai Tai e la Sexy Colada. Il servizio avviene anche in contenitori scenografici come il forziere dei pirati o una gigantesca conchiglia. E tutti i contenitori, come specificato nel menu, sono acquistabili. «La cucina è curata da Robert Dubois, finto chef hawaiano, perché un elemento faux tropical ci vuole sempre in un locale Tiki», dice DDP con il suo contagioso sorriso. Dubois, nome d'arte Koa come il robusto legno hawaiano, ha messo in carta un risotto al nero di seppia con polipo e un tentacolare Hot Dog, sempre con polipo. Ricca, anzi ricchissima,la programmazione artistica, con serate animate da musica rockabilly dal vivo, la "Pin-up night" e un sosia di Elvis Presley in giro per i tavoli del brunch domenicale. S.N.

A Castellammare il nuovo lab dell’alchimista Scamardella

Da sempre, nella storia partenopea, Castellammare di Stabia (Na) ha rappresentato il ponte con quello che accadeva nel mondo. Meta turistica dei Grand Tour di inizio Novecento, in passato è stata sede di diversi grandi alberghi. Un ruolo di avanguardia che, da poche settimane, riveste anche nel bartending con Piazza Vanvitelli. Un'insegna che, nelle intenzioni del patron Antonio Cuomo, nasce da un concept molto particolare e meridionale allo stesso tempo. Una filosofia ben precisa, espressa nei suoi pergolati, nel vasto spazio centrale, nei piccoli porticati che ospitano il lato caffetteria e, più in alto, il tapas resturant (11 le scelte salate, due le dolci). Ma la sorpresa nella sorpresa è il nuovo Experimental Bar di Piazza Vanvitelli, curato da uno dei nomi più in vista della mixology nostrana: Salvatore Scamardella, professionista di origini napoletane e vincitore dell'edizione italiana di World Class 2019.

  • “Altro…”

    All'Experimental Bar l'impronta di Scamardella c'è e si fa sentire. Più che un luogo dove bere, si ha l'impressione di stare in un laboratorio: di fronte a noi, osserviamo Rotovapor, estrattori di ogni sorta e un abbattitore posizionato sotto il vasto bottigliere. A lato, notiamo perfino un piccolo distillatore. Sono gli strumenti fondamentali della miscelazione di Scamardella, basata su preparazioni e ricostruzioni di materie prime, distillati e cocktail, rielaborati per dare forma a miscele uniche, quanto spiazzanti. La missione è quella di scompaginare le convenzioni, partendo da una piccola realtà del meridione, introducendo nuovi gusti e nuove sfumature di sapore. Non è un caso, se la prima drink list del nuovo corso (15 i cocktail in menu, prezzo 12 euro) sia ispirata a diversi nomi della cucina contemporanea: dall'immancabile Massimo Bottura passando per Will Goldfarb fino a Olivero Enrique. Una direzione, dunque, nel segno dell'avanguardia, per il banco bar di Piazza Vanvitelli, che arriva anche dalle decorazioni super elaborate, dai tanti bicchieri di design e dalle mug personalizzate. Tra tutti i drink, spicca l'Alex Atala: miscela di Scotch whisky lavato con olio di arachidi, liquore alla rucola e country wine di papaya. Il tutto sovrastato da una spuma di yogurt e formiche alimentari e servite in una mug gigantesca con la forma dell'insetto operaio per eccellenza. G.C.

TheGINday: l’8 e il 9 settembre a Milano si celebra il gin

In scena a Milano, domenica 8 settembre, dalle 14 alle 21 e lunedì 9, dalle 11 alle 20, la settima edizione di TheGINday. L’evento, promosso da Bartender.it, è nato nel 2012 all’inizio della "Gin Era" proprio per sostenere l'impulso al cambiamento della nuova mixologia moderna, rispondere alle esigenze del mercato, oltre che ad anticiparne i trend, attraverso un format semplice ma efficace. Si svolgerà presso lo spazio espositivo Megawatt Court di Milano (via Giacomo Watt, 15) che diventerà un grande contenitore di degustazionimasterclass e seminari tematici. L'ingresso è acquistabile online al prezzo scontato di 10 euro per il singolo ingresso e di 15 euro per la due giorni, oppure a prezzo pieno direttamente in biglietteria presso la sede dell'evento.

  • “Altro…”

    Gli ultimi anni, hanno visto crescere sempre di più il trend del gin e il 2019 sarà probabilmente l'anno della sua definitiva consacrazione. Siamo di fronte ad un fenomeno di portata globale, in grado di modificare anche radicalmente la cultura del bere, dalla produzione fino alla mescita. Non si tratta semplicemente della riscoperta di grandi cocktail classici che hanno riportato in auge un prodotto plurisecolare, ma di un Rinascimento a 360° dove l’attenzione va sempre più rivolgendosi anche nei riguardi del prodotto liscio. Proprio per questo TheGINday non mancherà neanche quest'anno, nel decimo anniversario di Bartender.it, dopo aver raccolto 19.444 visitatori nelle precedenti sei edizioni, di fare formazione e approfondimento sul mondo dei gin e delle loro botaniche. I punti di interesse dell'evento saranno la Gin School, la seminar room, il main stage e i bar tematici con gli assaggi liberi e guidati. A proposito di bar tematici, quelli già programmati sono: il 100% Negroni Bar con la Negroni Experience, dedicato al cocktail centenario raccontato dal punto di vista del gin, il Martini Cocktail Lounge e il Gin & Tonic Bar. Non mancheranno le masterclass con ospiti di rilievo, anche internazionali. Hanno già dato la loro adesione esperti del calibro di Erik Lorincz (Kwant Bar, Londra), Dario Comini (Nottingham Forest, Milano), Agostino Perrone e Giorgio Bargiani (entrambi del Connaught Bar, Londra), Luca Cinalli (Hospitality Gourmet, Londra), Mauro Mahjoub (Boulevardier, Monaco di Baviera), Dennis Zoppi (bartender, Torino), Fabio La Pietra (SubAstor, San Francisco), Filippo Sisti (Talea, Milano). Ma non è finita qui: oltre a noti bartender, nell'arco della due giorni, saranno ospiti anche lo chef Carlo Cracco che parlerà di un nuovo gin e dell'evoluzione del bar nei ristoranti, e i giornalisti di Bargiornale, Stefano Nincevich, che guiderà i presenti in un safari virtuale alla scoperta delle origini dei gin cocktail, e Ernesto Brambilla che affronterà l'attualissimo tema del plastic free al bar.  M.M.

Quanto manca?

Come sfruttare l’alzata del retrobanco

A discapito del nome, che evoca una parte non frontale e in secondo piano, il retrobanco è, invece, una zona di strategica importanza nel negozio. Insieme al banco, è il primo punto di contatto con il cliente, entra nel suo campo visivo quando arriva nel locale, quando alza gli occhi dalla vetrina del bancone, aspettando di essere servito o in attesa del suo pacchetto, mentre paga. È la zona che accoglie, supporta o rapisce l’interesse del consumatore, oppure lo respinge, dipende dai casi.

Comunica la cifra distintiva del negozio

Oggi, per certo, quali che siano le sue dimensioni, il retrobanco è uno spazio ideale per comunicare ai consumatori la cifra distintiva del negozio, la personalità del professionista che lo anima, è una porta di accesso all’universo che abita lì: uno “stargate”. Pertanto nel progettare l’arredamento di una pasticceria o gelateria quest’area richiede particolare attenzione, con una diligente valutazione e pianificazione delle attività che vi si svolgeranno, e di quante persone saranno impegnate a lavorare nella zona. Le nuove tecnologie mettono a disposizione soluzioni che si adattano a ogni esigenza funzionale e di stile; i banchi refrigerati hanno estetiche raffinate, di design, sono personalizzabili e si inseriscono armoniosamente nello stile del locale: possono essere monoliti sospesi, armadi attrezzati. Sono tutte soluzioni che lasciano la parte alta - l’alzata del retrobanco - a vista, che si staglia sopra i 90 - 100 cm del piano del retrobanco.

Come impiegare questo spazio aperto sulla clientela

Le avanguardie, guidano l’evoluzione di questa particolare area. In alcuni casi diventa una zona decorativa, oppure di comunicazione attraverso i moderni sistemi del digital signage: comunicare per immagini è uno strumento del mondo di oggi, si possono raccontare prodotti, lavorazioni, offerte e quant’altro possa essere utile a coltivare un rapporto con i propri clienti. Altrettanto distintiva, e meno impegnativa, una rastrelliera per i nastri da confezione, o ripiani ben organizzati per gli accessori da incarto, o una originale esposizione delle confezioni personalizzate. E ancora: per “comunicare” la qualità della propria offerta si può optare anche per frigoriferi sospesi, dagli sportelli trasparenti e illuminati da Led che stuzzicano la golosità del cliente.

Vietata la trascuratezza

Insomma, indipendentemente dalle risorse disponibili, la libera e personale interpretazione, di questo spazio in particolare, dipende dalla personalità di chi lo anima, dal suo gusto e dalla volontà di evidenziare tratti distintivi del suo fare. Vale una unica regola: tutto deve essere pianificato e organizzato, assolutamente vietati trascuratezza e disordine. Anche il caos, se ben studiato, può essere originale e comunicativo.

Eccellenze italiane a portata di click con la piattaforma Deliveristo

Deliveristo

Mettere in contatto diretto produttori e mondo dei locali. È con questo obiettivo che è nata Deliveristo, un’innovativa piattaforma on line che va oltre la semplice vetrina, ponendosi come un vero e proprio “mercato”, all’insegna dell’alta qualità, dove i gestori di bar, enoteche e bistrot e alte attività della ristorazione possono scoprire e acquistare eccellenze della produzione di tutta la Penisola. Uno strumento che si propone di semplificare e agevolare lo scambio tra produzione e professionisti dell’horeca, dove questi ultimi possono scegliere tra miglia di prodotti e materie prime e ordinarle, potendo contare su un servizio di consegna veloce e puntuale, costantemente monitorato.

Un’idea nata da una squadra di giovani professionisti, guidata da Ivan Aimo e Luca Calia, rispettivamente ceo e coo di Deliveristo, che hanno messo insieme le loro rispettive competenze, che vanno dal settore digitale a quello del food & beverage, per offrire un servizio evoluto che mettesse a disposizione dei locali il meglio della produzione da tutta Italia e non solo, grazie a un’accurata attività di scuoting e testing.

E sono oltre 100 al momento i produttori selezionati, per lo più piccole e medie realtà, che hanno più difficoltà a seguire personalmente una rete di distribuzione nazionale, ma anche grandi aziende, per un’offerta che comprende oltre 2500 prodotti, che vanno dai salumi ai prodotti caseari, dai legumi alle conserve, dalle carni ai prodotti ittici, dalla frutta alla verdura, dagli oli agli aceti. Una proposta in costante crescita e dalla qualità garantita, che comprende diverse referenze bio, Dop, Igp e certificate dal Presidio Slow Food, o frutto di collaborazioni con associazioni e consorzi di tutela, come, per esempio, quella con La Granda, l’associazione di produttori provenienti dal Consorzio di tutela della razza bovina piemontese o con Mazara Fish, i cui prodotti ittici vantano il marchio Friend of the Sea, che ne certifica la provenienza da pesca sostenibile. Offerta che si sta arricchendo anche di una proposta beverage, disponibile a breve, che comprende vini, distillati e liquori. Non solo. Perché il team offre anche un servizio di scouting ad hoc: nel caso un locale avesse bisogno di un particolare prodotto che non riesce a trovare e non presente sulla piattaforma, viene avviata una ricerca e tasting per metterlo subito a disposizione.

Usufruire del servizio è molto facile e veloce. Basta accedere alla piattaforma, accreditarsi e, comodamente da Pc o da dispositivo mobile, selezionare il prodotto desiderato con un semplice click e la macchina Deliveristo si mette subito in azione. Subito dopo l’ordine, il produttore conferma la sua presa in carico e parte la spedizione (anche trasporto refrigerato), con recapito della merce direttamente presso il locale. Il tutto in modo molto rapido, con costi ridotti, perché si saltano tutti gli anelli intermediari tra il produttore e l’acquirente, e con la sicurezza di un servizio garantito in ogni passaggio, dalla qualità dei prodotti alla puntualità della consegna. In più, avendo a che fare con un unico interlocutore e punto di fatturazione, senza trascurare che l’utilizzo di Deliveristo per il gestore del locale non comporta alcun costo aggiunto.

Monoporzione in carta kraft per aiutare l’ambiente

moschella MATCHAMISU

Nicolò Moschella è un giovane e molto determinato ex allievo del maestro Massari, e ha già aperto un laboratorio tutto suo, a Cornaredo, per rifornire ristorazione e locali lombardi di raffinate monoporzioni. A firma sua, ovviamente. Non stupisce che Nicolò stia al passo con i tempi e abbracci la filosofia "green" che sta coinvolgendo anche il mondo dolce. Lo fa a modo suo, ideando una monoporzione chiamata Matchamisù, versione rivisitata di uno dei più grandi classici della nostra pasticceria: soffice crema al mascarpone e tè verde matcha al posto del caffè.

Solo da foreste certificate

moschella PACKAGING
Il Matchamisù firmato Nicolò Moschella
Le coppette utilizzate per contenere la monoporzione "green" ideata da Moschella sono in carta kraft ottenuta da fonti rinnovabili. Per realizzarle viene infatti utilizzata solo materia prima che proviene da foreste gestite in maniera corretta e responsabile, secondo rigorosi standard ambientali e sociali.

Anti-strappo e robusta al punto giusto

Si tratta di una carta che molti operatori del settore già conosceranno: estremamente resistente, viene prodotta da fibre vergini di cellulosa. Durante il processo produttivo viene estratta la cellulosa dal legno con una lavorazione che permette di mantenere delle fibre lunghe, ottenendo così un prodotto finito di ottima qualità, anti-strappo e robusto. Naturalmente color avana, è adatta all’uso alimentare. Essendo un prodotto del tutto naturale, va semplicemente gettato nella raccolta della carta in modo da essere riciclato.

NICOLO' MOSCHELLA
Nicolò Moschella

«Scelte sostenibili in laboratorio»

«Mi sono domandato - dice il giovane pasticcere - cosa potevo fare ogni giorno per improntare la mia attività ai valori della sostenibilità ambientale, effettuando delle scelte eco-sostenibili. Eliminare la plastica monouso è stato il mio primo pensiero, cercando dei prodotti utilizzabili in pasticceria amici dell’ambiente».

css.php