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Decennale di collaborazione tra illycaffè e la Biennale di Venezia

illy Art Collection realizzata da Cameron Jamie

Da sinistra Cameron Jamie, Guy Martin e Massimiliano PoglianiHanno preso il via il 16 luglio e proseguiranno fino al 7 ottobre con cadenza mensile le quattro cene-evento organizzate da illycaffè insieme alla Biennale di Venezia per la 58a Esposizione Internazionale d’Arte “May You Live In Interesting Times” e con Guida Michelin. Il legame tra la Torrefazione e la manifestazione veneziana prosegue ornai da dieci edizioni; per celebrare questo legame, osserva Massimo Pogliani, amministratore delegato di illycaffè, «abbiamo sviluppato un progetto in cui l’arte contemporanea incontra l’alta cucina, creando contaminazioni e proponendo un’esperienza ogni vola inedita. Sostenibilità, qualità & bellezza, le tre anime del nostro brand, vivono attraverso questi eventi alimentando uno scambio creativo, che diventa una nuova forma artistica e crea valore: parte del ricavato delle cene verrà infatti devoluto a sostegno del progetto di digitalizzazione della fototeca dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia». Ogni artista ha realizzato una tazzina decorata ispirata al progetto, che farà parte di un’edizione speciale illy Art Collection in uscita nell’autunno 2019.

Tavolo Guy Martin
Tavolo Guy Martin

Protagonisti della prima serata sono stati lo chef francese Guy Martin e l’artista statunitense Cameron Jamie. Il primo, autodidatta e guidato da numerose passioni, inizia la carriera a 17 anni come pizzaiolo e giunge, scalando i gradini dell’alta cucina, a guidare il Grand Véfour a Parigi nel 1991. Nella sua cucina eccellenti materie prime vengono esaltate sia dalla competenza sia da ispirazioni eclettiche, dai viaggi all’arte, in piatti eterei ed evocativi. Cameron Jamie realizza opere sfruttando media diversi, che spaziano dalla fotografia al video, dai disegni a china alla ceramica, alla scultura e alle fanzine fotocopiate. Guy Martin ha messo a punto una propria miscela “illy Chef’s Blend” che unisce caffè dal Sud America e dall’Africa occidentale, che dà una tazza molto aromatica, con note di cioccolato fondente e caramello, accompagnate da noce e gelsomino.

Il 9 settembre il dialogo è aperto tra lo chef italiano Niko Romito, che grazie a una ricerca incessante propone nei suoi piatti la strada dell’essenzialità, dell’equilibrio e del gusto, e l’artista argentina AD Minoliti. Il 23 settembre lo chef tedesco con radici spagnole Juan Amador si confronta con il collettivo artistico Slavs & Tatars, nelle cui opere Oriente e Occinte si scontrano, fondono tra loro e si ridefiniscono a vicenda. Infine, il 7 ottobre, lo chef Sang Hoo Degeimbre, nato in Corea del Sud e adottato da una famiglia belga propone i suoi piatti alla cui base c’è il concetto di food pairing, che consiste nel mappare tutti gli ingredienti naturali in base alle loro molecole aromatiche per trovare affinità di gusto o idiosincrasie gustative per creare accoppiamenti o sostituzioni. Con lui l’austriaca Ulrike Müller, che lavora con diversi media (pittura a smalto, stampe, tappeti) creando superfici minuziose che stimolano uno sguardo intimo.

Per prenotazioni e informazioni: http://www.guida.michelin.it

Simone Masè è il nuovo direttore generale del Gruppo Lunelli

Simone Mase direttore generale Gruppo Lunelli

Prosegue il percorso di managerializzazione del Gruppo Lunelli. Ultimo tassello di tale percorso è la nomina di Simone Masè alla carica di direttore generale, con competenza su tutte le aziende nel core business del Gruppo, occupandosi del coordinamento delle attività operative e progettuali di Cantine Ferrari, Bisol1542, Surgiva, Segnana e Tenute Lunelli.

48 anni, origine trentina, Masè torna dunque nella sua terra di origine, dopo oltre 20 anni di carriera fra Milano e Amsterdam. Laureato in economia, ha ricoperto diversi ruoli di responsabilità all’interno del gruppo Heineken, fino a diventare global marketing activation director del brand di birra olandese. Successivamente, ha lavorato come chief marketing officer per Branca, Paddy Power e Pinko, affiancando per tre anni questi ruoli a quello di senior advisor marketing & international development per la Provincia autonoma di Trento.

Due anni fa l’ingresso in Publicis Communications, in qualità di chief marketing officer, per poi diventare ceo di Saatchi & Saatchi Italia, tra le agenzie creative italiane più prestigiose. Carriera che ora prosegue nel Gruppo Lunelli, dove subentra a Beniamino Garofalo, che ha ricoperto il ruolo di direttore generale negli ultimi 4 anni, e dove la sua esperienza, spaziando dal beverage alla moda, fino alla comunicazione, potrà essere preziosa per proseguire il percorso di crescita e internazionalizzazione dei marchi del Gruppo.

Rachele Giglioni intervista Francesco Cione dell’Octavius Bar di Milano

Francesco Cione

Al via i podcast di Grey Goose Live Victoriously. Un racconto a tappe del ricco e variegato mondo della mixology italiana che potrete seguire su bargiornale.it con le interviste ai bartender per scoprire le loro storie, come è nata la loro passione per questo lavoro, le idee più innovative e i nuovi trend del bere bene.

Un format innovativo partito dall’Octavius Bar at The Stage di Milano, prima tappa del tour di Grey Goose che, fino a fine anno, toccherà alcuni dei migliori locali della Penisola. Protagonista il celebre bartender Alex Frezza, che durante questo viaggio, oltre a proporre la sua inedita Live Victoriously Drink List, intervisterà i bartender locali. A ogni tappa, infatti, saranno caricati i podcast delle interviste sul canale dedicato SoundCloud a comporre così un quadro della scena bartending nazionale.

Si comincia con il podcast di Rachele Giglioni, brand ambassador della premium vodka del gruppo Bacardi Martini, al “padrone di casa” dell'Octavius Bar, Francesco Cione, bar manager del locale. Classe 1982, stella riconosciuta del firmamento della miscelazione, Cione, dopo i primi passi nel bar di famiglia, a Verbania, sul lago Maggiore, è stato protagonista di una folgorante carriera, che lo ha visto lavorare dietro il bancone di american e lounge bar in Italia e all’estero (Svizzera, Regno Unito, Principato di Monaco), e nelle realtà dell’ospitalità alberghiera extra luxury, per poi approdare al bar di The Stage, il ristorante della Replay, nell’avveniristica piazza Gae Aulenti a Milano. Ascolta l'intervista

Moreno Cedroni, Luca Abbadir e la Cedronita

Moreno Cedroni, chef patron della stellata Madonnina del Pescatore di Senigallia (An) e Luca Abbadir, il suo sous chef - nonché braccio destro anche sul fronte della pasticceria - sono concordi: il dessert al ristorante non solo deve essere buono, ma deve anche saper stupire e divertire. «Per me - dice Cedroni – questo è da sempre un fil rouge che lega le proposte in carta. Il dolce deve essere quel qualcosa che ti colpisce, non con effetti speciali, ma magari per un sapore, una forma, un abbinamento sensato anche se insolito. Così c’è stata l’epoca del cioccolato col riccio di mare, della “prima colazione”, del bounty di seppia…Più di recente con Luca abbiamo inventato E adesso chi lava i piatti, un dessert che sembra una spugnetta per lavare i piatti (pan di Spagna sifonato), con tanto di spray a simulare il liquido lavapiatti (in realtà contente Alkermes) e la schiuma (una spuma di mandorle). Il cibo ha una sua una sacralità, ma col dolce ti puoi permettere cose più estrose». Esattamente quello che si ritrova nel dolce che vi presentiamo. La Cedronita, con tanto di etichetta stampata con inchiostro e su carta alimentare (ostia), è frutto delle sperimentazioni che Cedroni e Abbadir stanno portando avanti su fermentazioni e liofilizzazioni, nel nuovo laboratorio The Tunnel, adiacente al ristorante. «A febbraio - spiega Abbadir - abbiamo ricevuto il liofilizzatore che abbiamo installato nel Tunnel e abbiamo deciso di provarlo prima di tutto con la frutta che avevamo a disposizione, fra cui la banana. Contemporaneamente abbiamo sperimentato la Ocoo, una attrezzatura coreana che serve a velocizzare le fermentazioni. Già in alcune fermentazioni (ad esempio quella dell’aglio nero) abbiamo verificato che la buccia può essere utilizzata e abbiamo voluto provare con la banana. Dopo 5 ore di fermentazione abbiamo verificato che la dolcezza della polpa si trasmette per osmosi alla buccia, mantenendo note tanniche tipiche della buccia, con un retrogusto di nocciola. A quel punto abbiamo deciso di utilizziare tutto, polpa e buccia fermentate, per la preparazione del gelato. Nell’assemblaggio del piatto utilizziamo poi delle piccole losanghe di sola buccia, che diventa morbida e sottile, per dare una nota amarognola al dessert: alla base del dolce c’è una mousse di gianduia, per richiamare il sapore della nocciola che abbiamo percepito nella buccia di banana. Sotto a questa mousse si dispone uno streusel al cacao e nocciole grattugiato, il gelato e a chiusura la banana liofilizzata grattugiata al tavolo. Chiude il piatto un “brodo” di acetosella, che introduce una nota acidula e piccante, perché nella sua preparazione c’è anche un pizzico di peperoncino. Così abbiamo ha la parte dolce e quella tannica, quella morbida e croccante, l’acidulo e il piccante. Insomma un dolce davvero completo». Foto Brambilla-Serrani

Il nuovo sito di Manuel Caffè piacevole, user friendly ed emozionale

Manuel Caffè

Per un’azienda avere un proprio sito web piacevole e funzionale, aggiornato costantemente, non è solo utile ma è strettamente necessario, soprattutto in un contesto come l’attuale, di grande visibilità attraverso le varie forme di social network. Su questo trend si è mossa la torrefazione Manuel Caffè, che ha investito in un innovativo progetto di web marketing dando vita al nuovo sito web www.manuelcaffe.it. Questa strategia di web-marketing ha come obiettivi quelli di consolidare l’immagine del marchio e favorire il flusso di visitatori virtuali verso l’e-shop e i canali social dell’azienda. Il nuovo sito si rivolge ad un pubblico più vasto, aumentando così la presenza online, non solo rivolgendosi ai trade ma anche ai consumatori finali. «Il forte sviluppo del marchio ha portato con sé l’esigenza di un sito web in linea con le nuove tendenze e in grado di essere maggiormente user friendly. Ne abbiamo rinnovato radicalmente la struttura e i contenuti, nel segno di un design semplice ma emozionale» - sostiene Cristina De Giusti, responsabile marketing di Manuel Caffè. La nuova interfaccia permetterà di aumentare i potenziali contatti, consolidando la brand reputation della Torrefazione.

Mauro De Giusti

Il restyling del nuovo sito si distingue per le grandi immagini che, fin dall’homepage, puntano al coinvolgimento dell’utente, rappresentando i valori della famiglia De Giusti, fondatrice dell’azienda, e delle sue radici storiche. Il visitatore viene guidato, attraverso la struttura del sito, in un approfondimento del mondo del caffè. Sono, infatti, presenti narrazioni di antiche leggende, la descrizione delle zone di provenienza delle coltivazioni selezionate, i dettagli delle fasi di raccolta, tostatura e miscelazione e i volti di chi lavora nell’azienda. È presente anche una sezione sui corsi di formazione della Scuola Sapere Manuel, un’accademia del gusto che promuove approfondimenti sulla salute e sulla sicurezza alimentare e sulla manutenzione e pulizia delle attrezzature. Questa scuola è rivolta soprattutto a baristi e operatori del settore che ambiscono ad avere un’alta qualificazione e un’eccellenza nel servizio offerto ai clienti.

Home page e-shop Manuel Caffè
L'homepage dell'e-shop del sito di Manuel Caffè

Inoltre, dall’homepage del sito è possibile accedere facilmente al catalogo per scoprire la gamma completa di prodotti Manuel Caffè da acquistare tramite l’e-shop. Un’ulteriore sezione è infine dedicata a Spazio Caffè, la catena di locali che esportano il piacere del caffè e della ristorazione italiana nel mondo; l’ultimo di questi locali ha aperto recentemente a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina.

 

Fabio Camboni firma l’aperitivo per Gamondi

Gamondi Royale

Vermouth di Torino Superiore Bianco Gamondi, liquore ai fiori di sambuco, qualche goccia di Parfait Amour e un top di spumante Alta Langa Brut. È la ricetta di Gamondi Royale, creazione del bartender Fabio Camboni, bar manager di Kasa Incanto a Gaeta, per celebrare la rinascita del Vermouth di Torino Superiore Bianco Gamondi.

Un prodotto che i maestri vermuttieri di casa Toso, produttore di vini, spumanti e liquori con sede a Santo Stefano Belbo (Cuneo), alla quale appartiene il brand Gamondi, hanno “riportato in vita”, recuperando l’originale ricetta messa a punto a fine Ottocento da Carlo Gamondi e apportandovi qualche novità.

TOSO_Gamondi Vermouth di Torino Superiore BiancoUna ricetta particolare, che prevede l’esclusivo utilizzo di ingredienti naturali e un processo produttivo che si svolge in armonia con i tempi della natura. Le erbe e le spezie vengono infatti raccolte nella loro stagione e poi suddivise in gruppi omogenei, ognuno dei quali infuso in un differente rapporto di alcol, per un tempo differente per ciascuno. Gli infusi, una volta miscelati, vengono lasciati affinare per circa un anno, prima dell’imbottigliamento, in modo da ottenere un prodotto finale di grande armonia. Ma alla complessità aromatica del vermouth (alc 17% in vol) dà un bel contributo anche la base vino, composta da parti uguali di Moscato d’Asti Docg, scelto proprio per la sua grande finezza aromatica, e di bianco Piemonte Cortese Doc. In quest’ultimo viene infusa la principale botanica, l’assenzio piemontese, del quale si usano le sole sommità fiorite, mentre le altre botaniche, tra le quali sambuco, cannella, cardamomo, vaniglia del Madagascar, sono infuse in alcol puro.

Complessità che Camboni ha valorizzato al meglio, dando vita a un aperitivo dove la base di Vermouth di Torino Superiore Bianco Gamondi è ulteriormente valorizzata dalle bollicine del metodo classico Alta Langa Brut e dall’apporto del liquore ai fiori di sambuco, per un risultato finale dolce, ma non invadente, e dai ricchi profumi di litchi e sambuco.

Gamondi Royale di Fabio Camboni

 Ingredienti:

30 ml Vermouth di Torino Superiore Bianco Gamondi, 40 ml liquore ai fiori di sambuco, top Alta Langa Brut, 2 dash Parfait Amour

Preparazione:

build

Bicchiere:

highball

Underberg, Bob’s e Violento, tris di bitter da miscelazione

Le caratteristiche aromatiche di bitter e amari stanno tornando all'attenzione dei bartender per sviluppare il menu dei cocktail. Protagonista nel settore della distribuzione bevande, Onesti Group ha organizzato a Milano la masterclass Bitter Day presentando tre specialità come Underberg, Bob's Bitters e Bitter Violento. Organizzata presso Spazio Versatile, location per eventi del distributore milanese Vargros,  la loro presentazione è stata affidata a tre esperti di settore come il mixologist Matteo "Zed" Zamberlan per l'amaro tedesco Underberg, il produttore inglese Robert "Bob" Petrie per Bob's Bitters e il bartender Pietro de Feudis per il pugliese Bitter Violento.

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970

Le etichette di amari italiani

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il numero medio di erbe, radici e spezie

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Il grado alcolico medio

  • “Altro…”

    Underberg, l'amaro tascabile

    Da qualche anno il mixologist Matteo "Zed" Zamberlan sta approfondendo la conoscenza del mondo degli amari, a cominciare da quelli italiani (oltre 970) tanto che, dopo aver inaugurato a Roma il primo Amaro Bar d'Europa con oltre 500 etichette, a settembre presenterà un apposito libro in tema. Dopo un approfondimento sulle origini della distillazione (invenzione araba) e sullo sviluppo dei liquori amari (creati dai monaci benedettini), Zed si è soffermato su storia e caratteristiche dell'amaro tedesco nato nel 1846 ad opera di Hubert Underberg, la cui ricetta segreta è rimasta la stessa, con il motto “Semper Idem”. Amaro Underberg è rimasto sempre in produzione con un'unica interruzione nel periodo delle due guerre mondiali per difficoltà di approvvigionamento delle 43 botaniche che lo caratterizzano. Come molti altri amari nato per uso balsamico digestivo, presenta un gusto deciso, in cui prevalgono gli aromi di liquerizia e anice stellato, di buona gradazione alcolica (44%). Dal 1949, Amaro Underberg è confezionato solo in piccole bottiglie tascabili di vetro da 2 cl ricoperte di carta paglia. Più di recente è stato disegnato l’apposito calice in vetro di Murano, Underberg Glass, con uno stelo alto 24 cm.

    Con la collaborazione della giovane barmaid Michela Stupazzini (The Court Cocktail Bar di Roma), Zed ha dimostrato la versatilità mixability di Amaro Underberg , presentato due cocktail:

    Bobby Fisher (1 cl Underberg, 1 cl Agave Light, 3 cl mezcal Bruxo n.1, 3 cl Camus Cognac Vsop, tecnica stir & strain in bicchiere old fashioned con ghiaccio);

    Tiki Beer (1 cl Fines Call Sugar Syrup, 1 cl succo lime, 3 cl Finest Call Passsion Fruit, 3 cl succo di ananas, 1,5 cl Underberg, 1,5 cl Dom Bénédictine, 3 cl Damoiseau Rhum Vsop, 10 cl belgian gold beer, tecnica shake & strain, in tiki mug in ceramica con ghiaccio pilé).
    Oltre a versioni più estive mescolando 2 cl di Underberg a scelta con acqua tonica o ginger beer e succo di lime.

     

    Bob’s Bitters, ventaglio di monogusti

    Presentato da Jacques Zwarties, spirit manager Onesti Group, il produttore inglese Robert “Bob” Petrie ha ricordato le origini dei Bob’s Bitters, nati dall’incontro tra la sua esperienza di maestro pasticcere con il bartender Giuliano Morandini del prestigioso The Dorchester Hotel di Londra. L’idea di lavoro era la creazione di una gamma di aromatizzanti bitters monogusto (oggi una dozzina) agli agrumi e alle spezie, per “rinfrescare” cocktail come Gin & Tonic. I Bob’s Bitters si caratterizzano per una aromaticità decisa, frutto di lunghe macerazioni a freddo (37,7° alc). Sono disponibili in boccette da 10 cl con pompetta di gomma per la dosatura a gocce.

     

    Bitter Violento, di nome e di fatto

    Mettendo a posto una nuova drink list per il proprio locale Contrabar di Bisceglie, nel 2005 i bartender Gianni Dell’Olio e Francesco Di Gioia non riuscivano a trovare un bitter agrumato convincente. Presero così a provare a crearne uno loro, utilizzando gli agrumi di Puglia. Nasce così Bitter Violento, caratterizzato da un gusto particolarmente forte, caratterizzato da un mix di agrumi come pompelmo, limone femminiello del Gargano, bergamotto e arance, unitamente a un estratto di genziana (39° alc). Disponibile in bottiglia di ceramica da 10 cl, in due versioni diverse con etichette che riportano due ragazze disegnate a fumetto dal piglio aggressivo. A dimostrazione della particolarità di Bitter Violento, il bartender Pietro De Feudis ha così provveduto a preparare il cocktail Febbre da Cavallo (2,5 cl Bitter Violento, 3 cl Rose’s Cordiale, 2,5 cl succo limone, 2 cl Islay Mist Whisky, tecnica shake & strain, in doppia coppa martini con nuvola d’albume)

Cerealitalia: lo snack più sano è a base di legumi

Il secondo stabilimento di Cerealitalia a Corato (BA)
Protagonista del settore degli snack dolci, Cerealitalia ID lancia la nuova linea a base di legumi e acquisisce il marchio dolci preziosi: snack e barrette a tutta birra

In pochi anni Cerealitalia ID (Industrie Dolciarie) è diventata un’azienda protagonista del settore dei prodotti a base di cereali e di cioccolato. Il motivo va ricercato in un’accurata strategia di mercato, con la proposta di un ricco portafoglio prodotti e la presentazione di specialità in linea con i trend di mercato, a cominciare dall’utilizzo di materie prime da agricoltura biologica.

Trasformata in spa, l’azienda di Frigento (Avellino) utilizza il marchio principale “Cerealitalia” per le confezioni di cereali da prima colazione e per le barrette, mentre il marchio “Duca degli Abruzzi” è dedicato a prodotti a base di cioccolato come tavolette, torroni e prodotti da ricorrenza come le uova di Pasqua. Di recente Cerealitalia ID ha lanciato due nuove proposte salate a base di legumi con il marchio Nature Snack. Inoltre è presente anche nel canale Gdo con una serie di private label.

Dotati di certificazioni internazionali di qualità come Brc (Global Standard for Food Safety) e Ifs (International Featured Standards), i prodotti Cerealitalia sono sviluppati nei moderni stabilimenti tecnologici di Corato (Bari) per gli snack salati e i cereali a fiocchi per la prima colazione, e di Frigento (Avellino) per la produzione di barrette di cereali e prodotti a base di cioccolato (cavi e duri), su una superficie totale di oltre 16mila mq in cui operano un centinaio di dipendenti.

Organizzati su 7 linee produttive, entrambi gli stabilimenti sono dotati di moderni laboratori di controllo qualità degli ingredienti e dei prodotti finiti, oltre ad impianti ecologici di aspirazione e raffreddamento adiabatico (senza scambi di calore all’esterno), oltre che di sistemi automatizzati per dosaggio e stoccaggio delle materie prime.

Snack secchi dolci e salati: alleati perfetti 

Tipici prodotti rompidigiuno, gli snack secchi, dolci e salati, stanno vivendo un momento di grande creatività. Tipico prodotto d’impulso, in buste o sacchetti, da porre vicino alla cassa del bar, gli snack dolci provano a soddisfare il bisogno (vero o psicologico) di calorie dei clienti. Viceversa gli snack salati, una volta aperti (se non sono in piccole confezioni monodose) possono essere anche serviti direttamente dal barista in ciotole o tazze in abbinamento ad aperitivi e long drink.

Anche se le classiche patatine chips o le olive rimangono i protagonisti di un aperitivo classico (e veloce), i nuovi snack salati come gli innovativi Nature Snack Sapori Mediterranei di Cerealitalia sollecitano le nuove abitudini di consumo dei clienti salutisti. E possono così essere offerti come un’alternativa motivata.

Realizzati in collaborazione con l’azienda Terre di Altamura (Ba) in buste da 70 g, i due Nature Snack utilizzano specialità locali tutelate come le Lenticchie di Altamura Igp e i Ceci della Murgia da Filiera controllata. Entrambe riuniscono le caratteristiche salutari delle proteine vegetali dei legumi, unitamente a una lavorazione speciale che non ricorre alla frittura con olio e senza aggiungere aromi, in modo da risultare a basso contenuto di grassi. Ma senza rinunciare al gusto: le Lenticchie di Altamura Igp sono aromatizzate con pomodoro e basilico, mentre i Ceci Neri della Murgia sono invece “passati” con un profumato rosmarino di macchia mediterranea.

 

L'intervista ad Aldo Tollemeto

Come è nata l’idea di creare una nuova linea di snack secchi salati salutisti?
Il progetto Lenticchie e Ceci Sapori Mediterranei Nature Snack nasce dalla nostra naturale propensione a lavorare e trasformare materie prime semplici della terra, dai cereali ai legumi. Per questo abbiamo combinato due fattori come semplicità e autenticità dei legumi Igp del territorio pugliese, per soddisfare il bisogno del consumatore alla ricerca di un prodotto autentico e insieme particolarmente gustoso che ha una shelf life di 9 mesi.

Oltre che soddisfare i bisogni dei clienti, quali altri effetti si possono realizzare?
Siamo convinti che l’impiego di questi straordinari legumi in un un’ampia gamma di prodotti alimentari sia un’operazione doverosa e giusta per aprire la strada a nuovi consumi salutisti e incrementando e valorizzando la produzione locale.

Le vostre proposte “funzionano” anche all’estero?
Oggi oltre un quarto del nostro fatturato di oltre 14 milioni di euro è realizzato con le esportazioni, dirette verso 33 Paesi. Un risultato ottenuto solo in pochi anni. Questo vuol dire che il nostro stile italiano riguardo i prodotti snack, dolci e salati, è sempre più conosciuto e apprezzato anche in terre lontane dalla nostra cultura alimentare.

Quali altre iniziative avete in cantiere?
Con l’acquisizione, il gennaio scorso, del ramo d’azienda costituito dai prodotti dolciari Preziosi Food a marchio Dolci Preziosi, allargheremo il nostro pubblico anche a quello formato da bambini e ragazzi. Un marchio già forte nel settore, da valorizzare ulteriormente, molto legato a gadget del mondo tv e dell’animazione con personaggi noti e amati come Peppa Pig.

Un’acquisizione che rientra nel vostro piano strategico?
L’accordo siglato con Preziosi Food rientra in un investimento industriale per il rafforzamento della nostra capacità produttiva e la costruzione di un portafoglio marchi riconoscibile e di valore per clienti di ogni età ed esigenze. In questo modo pensiamo di accrescere la nostra presenza distributiva e moltiplicare in pochi anni il nostro attuale fatturato.

Torino, capitale (per un giorno) dello spirito tiki

Il nuovo trend della mixology italiana? Parla tiki. Lo dimostrano nuove illustri aperture, ma anche la prima edizione del Tiki Cocktail Contest, che si è svolto lo scorso 16 luglio sulla Terrazza della Nuvola Lavazza di Torino. 10 bartender si sono sfidati nella ricerca del cocktail tiki perfetto, sperimentando i confini dei prodotti di Rinaldi 1957, partner dell'evento: dai rhum agricole della Martinica La Mauny e Trois Rivières al Don Papa filippino, all'indonesiano Naga, fino al nuovo Batida Com Rum e alla classica Batida de Coco. Al termine della sarata, una giuria tecnica e il pubblico presente hanno decretato il team vincente. È stato quello del Nat Cocktail House di Torino, locale di Piazza Vittorio capitanato dai barman Patrick Piazza, Michael Faccenda ed Emanuele Russo.

  • “Altro…”

    A completare il team, anche Davide Cacciolatto, Giusi Fiorenza, Simone Minniti e Francesca Braga. Con il Menehunes Tai (4.5 cl Don Papa, 1.5 cl Trois Rivières, 2 cl lime, 3 cl vermouth infuso all'ananas e mandorle dolci e amare), azzeccata rivisitazione del Mai Tai, e con l'Hula Girl Island (6 cl Don Papa, 6 cl acqua di cocco, 3 cl lime, 4 cl sciroppo di brandy alla coca cola e noce di burro), drink ispirato alla cultura di Trader Vic e del famosissimo Fog Cutter, hanno sbaragliato una concorrenza di altissimo livello. «È stata una bellissima serata, in una location straordinaria – racconta Gabriele Rondani, direttore marketing e PR di Rinaldi 1957 -. Come sempre l'organizzazione di To Be Events è stata perfetta e ha portato un pubblico numeroso, giovane e attento. Ottima la qualità dei cocktail, che hanno fatto uscire l'anima del distillato e si sono distinti per estetica delle presentazioni ed equilibrio dei sapori». Ma non è stata una competizione semplice. Piuttosto una vera e propria drink experience – totalmente plastic free - in cui i cocktail tiki hanno avuto l'accompagnamento di una selezione di piatti ispirati a ricette esotiche e creati da Luca Andrè, chef e patron di Soul Kitchen, Yari Sità del nuovo Taperia y Cocina e gli chef di Pacifik Poke, cucina hawaiana (foto: Paolo Formica). A.R.

È giapponese il croissant più buono di Spagna

croissant al tè verde

«Mi scambiavano per un cinese, quello è stato il primo problema quando ho aperto la mia pasticceria a Barcellona». Ne sono passati di anni da quando il pasticcere giapponese Takashi Ochiai ha aperto i battenti in terra catalana. Era il 1983, Barcellona era tutt’altra città e proporre dolci giapponesi era l’idea peregrina di un giovane reduce da altre tappe, in Belgio e a Londra. La trasformazione della città, sempre più aperta e inserita in un contesto europeo, ha contribuito alla fortuna di Ochiai, che ha rinnovato il locale nel 2008 e ha conosciuto il successo.

Takashi Ochiai
Il pasticcere Takashi Ochiai

Il segreto? La moglie catalana

Sessantasei anni, giapponese di Niigata con moglie catalana - tiene a sottolineare -, questo signore dall’aria mite e dal sorriso pacifico è diventato un personaggio televisivo e un pastry chef molto noto. Il migliore di Spagna, nel 2014. Nel 2013 il suo croissant al burro era stato giudicato il migliore dalla Barcelona Guild’s Pastry School. Lo scorso anno ha anche vinto il concorso per il “Miglior panettone artigianale di Spagna”. È stato protagonista, a Identità golose 2019, di una masterclass/cooking show sulla pasticceria giapponese organizzato dal Japan External Trade Organization, ente semi-governativo che promuove rapporti commerciali tra il Giappone gli altri Paesi. «Presto- spiega Ochiai a Dolcegiornale - tornerò a Milano per insegnare alla Chocolate Academy di Barry-Callebaut».

Dolci della tradizione giapponese e rivisitazioni di matrice internazionale

Che cosa? Innanzitutto a orientarsi nella pasticceria nipponica. Divisa essenzialmente in due: da un lato i wagashi, i dolci locali serviti tradizionalmente durante l’ora del tè; dall’altra gli yogashi, creati con tecniche di pasticceria occidentali e arricchiti da ingredienti tipici della cultura gastronomica giapponese. Fra questi l’agar (gelificante naturale di origine vegetale inodore e insapore, a base di estratto di alga rossa ed estratto di semi di carruba, sfruttato per preparare budini e gelatine), il tè houjicha (le foglie tostate e ridotte in polvere si usano per gelati, marmellate, prodotti di pasticceria e sciroppi; ha un basso contenuto di stimolanti) e il sudachi (un agrume utilizzato anche in cucina).

Quindici anni fa la clientela è cambiata completamente

La pasticceria made in Japan è senza dubbio un suo punto di forza, ma non è ancora il pilastro del locale di Takashi Ochiai. «Vale circa il 15-20% delle vendite - ci spiega il pasticcere - il resto arriva dagli altri dolci, di tradizione catalana o francese, e dalla caffetteria. Quindici anni fa è cambiata radicalmente la clientela, oggi molti chiedono dolci che siano “attenti” alla salute e si è alzato il livello economico della clientela stessa. Quindi abbiamo virato su ricette più leggere». Senza grande sforzo, va detto: su questo aspetto la tradizione della sua terra ha giovato, visto che il basso contenuto di zuccheri è una caratteristica della pasticceria giapponese. «In più valorizza gli ingredienti vegetali, quindi si presta bene a soddisfare questi consumatori attenti alla salute. I clienti sono giovani, culturalmente attivi e fanno girare un passaparola positivo, mentre io cerco di presentare sempre novità. Altrimenti queste generazioni velocissime si stancano in fretta».

Contaminazione con la cultura dolce catalana

Eppure il kasuetera al tè macha (sorta di pan di Spagna con alveolatura finissima e tè nell’impasto) o i dorayaki (dolci che ricordano i pancakes composti da due dischi uniti e farciti con marmellata di fagioli Azuki) sono stati apprezzati fin da subito e lo sono ancora oggi. Adesso, però, le novità sono tutte nel segno della contaminazione tra cultura dolce giapponese e tradizioni locali. Come con i mochi farciti con crema catalana o la torta “Cocoa de Sant Joan” farcita con crema al tè verde. Oltre alla pasticceria, situata nel quartiere dell’Eixample, Ochiai ha un secondo punto vendita poco distante. Entrambi contano una ventina di coperti. Ha anche un canale aperto con la ristorazione: «Non ci cercano solo locali giapponesi, ma anche ristoranti tipici catalani interessati ai miei dolci che riprendono la tradizione dolciaria di questa terra».

Con la nuova app de La San Marco controllo non stop delle macchine

La San Marco 100 Touch e Remote Control App

Potere controllare in ogni momento e ovunque ci si trovi dati e parametri di funzionamento delle proprie macchine espresso è un grande vantaggio per il titolare e il gestore del locale. Per questo La San Marco ha messo a punto per i propri modelli automatici New 105 MB ACT e 100 Touch, il sistema Remote Control App, che ne permette il controllo da remoto. La nuova App consente all’utente - sia esso proprietario, gestore o barista – non solo di connettersi via Bluetooth alla propria macchina per monitorare prestazioni e dati statistici, ma anche di condividere i parametri operativi con altri utenti autorizzati, ricevendo assistenza tecnica in tempo reale, anche da grandi distanze.

Controllo in tempo reale sui dispositivi mobili AndroidLa nuova app può essere scaricata gratuitamente su tutti i dispositivi mobili Android (smartphone o tablet) direttamente dal sito www.lasanmarco.com; grazie ad essa l’utente può accedere alla lettura parametri operativi della macchina, scaricarli in un unico file e trasmetterli via e-mail ai destinatari autorizzati. Questi ultimi (centri di assistenza, concessionari, distributori, torrefattori, casa madre o agenti) procedono alla verifica dei dati ricevuti e, ove necessario, possono modificare il file con nuovi parametri operativi. Il file modificato viene quindi ritrasmesso all’utente che, sincronizzandosi via Bluetooth alla macchina, attiva automaticamente la nuova configurazione.

La Remote Control App permette di svolgere funzioni di monitoraggio quali la programmazione della manutenzione, la verifica dei consumi, degli allarmi e dei cicli di utilizzo. È inoltre possibile acquisire e salvare la configurazione di funzionamento ottimale della propria macchina, così da poterla replicare in caso di nuovo settaggio o per la configurazione di altre macchine uguali, senza la necessità di una nuova programmazione.

Roberto Nocera Direttore Generale La San Marco
Roberto Nocera Direttore Generale La San Marco

L’idea alla base del progetto era quella di eliminare ogni distanza tra operatore e macchina e tra questo e i centri di assistenza, migliorando l’efficacia dei controlli e permettendo interventi più tempestivi, spiega Roberto Noceera, direttore generale de La San Marco che prosegue «il nostro obiettivo è di supportare l’operatore nella corretta manutenzione dell’apparecchiatura, stimolando al contempo la sua conoscenza tecnica più profonda. Perché una macchina monitorata non solo dura più a lungo, ma è anche più sicura e performante».

Monferrato a tutta mixology: nasce la drink list con i vini del territorio

Il vino sposa la miscelazione. Accade in uno dei territori a più alta vocazione vinicola della Penisola: il Monferrato. Qui le Enoteche Regionali di Ovada, Acqui Terme e Casale Monferrato hanno messo a punto una drink list che rende omaggio ai vini delle loro città, facendone protagonisti della mixology.

Un progetto, realizzato in collaborazione con Alexala (Agenzia turistica della provincia di Alessandria), Camera di Commercio di Alessandria, e Sistema Monferrato, il consorzio di operatori turistici del Monferrato, nato per offrire un’esperienza più contemporanea e fresca di alcune delle produzioni vinicole più tipiche dell’area, attraverso la loro proposta in miscelazione. Una nuova modalità di fruizione che entra a far parte della cultura e della storia del territorio per mostrarne tutta la vitalità e la vocazione all’accoglienza.

A firmare la drink list il bartender alessandrino Luigi Barberis, patron del Caffè degli Artisti di Alessandria e del Caffè dei Mercanti di Acqui Terme e bar manager del ristorante Identità Golose Milano, che ha dato vita a tre originali creazioni partendo da altrettante specialità rappresentative delle tre cittadine: il Dolcetto d’Ovada Doc, il Brachetto d’Acqui Docg e il Grignolino del Monferrato Casalese Doc.

Il primo, miscelato a Bitter Campari e Crodino, è il protagonista di Un americano ad Ovada, drink che stravolge la struttura di un grande classico dell’aperitivo italiano, l’Americano, ispirandosi a un cocktail, o meglio a una polibibita simbolo del futurismo italiano, la Giostra d’Alcol. Le bollicine del Brachetto sono invece la base di un raffinato champagne cocktail in versione acquese, lo Sparkling Acqui, dove le note dolci del vino, ulteriormente rafforzate da una zolletta di zucchero, vengono bilanciate da quelle bitter dell’Amaro Gamondi, altra specialità di Acqui Terme. Mentre il Grignolino è il giusto complemento al classico abbinamento di brandy e ciliegie alla base di Monferrato Lemon Cherry, drink nato anche per valorizzare il distillato italiano, a lungo dimenticato, e ora tornato alla ribalta.

I tre cocktail, oltre che nella lista degli eventi delle tre enoteche, verranno introdotti, gradualmente, anche nei locali del Monferrato, per fare sì che diventino parte della offerta integrata del territorio e nuovi emblemi della sua ricchezza di occasioni di fruibilità, mostrando come la tradizione di questi luoghi sappia ben coniugarsi con le nuove tendenze.

Ma non solo. Il progetto non ha una natura estemporanea e prevede infatti che la drink list continui a evolversi nel tempo, arricchendosi di nuovi cocktail e firme.

Le ricette di Luigi Barberis

Un Americano ad Ovada

Un Americano a Ovada

Ingredienti:

3 cl Dolcetto, 3 cl Bitter Campari, 5 cl Crodino

Preparazione:

build

Decorazione:

scorza di limone e fetta di arancia

Bicchiere:

tumbler

Sparkling Acqui

Sparkling Acqui

Ingredienti:

10 cl Brachetto D’Acqui Docg, 2 cl Amaro Gamondi, 1 zolletta di zucchero, 2 gocce Angostura

Preparazone:

Mettere nel bicchiere la zolletta di zucchero imbevuta con le gocce di angostura, versare l’amaro e, infine, il Brachetto

Bicchiere:

coppa champagne

Monferrato Lemon Cherry

Monferrato Lemon Cherry

Ingredienti:

4 cl brandy, 3 cl Grignolino, 0,5 cl succo di limone, 1,5 cl Ratafià, 2 gocce Angostura

Preparazione:

shake and strain

Decorazione:

scorza di limone

Bicchiere:

goblet o coppa

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