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Casa Mago, se la tartelletta sposa i cocktail

Casa Mago

Mixology abbinata a pasticceria dolce e salata. È la formula di Casa Mago, il cocktail lounge che Marcello e Simona Trentini, rispettivamente chef e sommelier del ristorante stellato Magorabin di Torino, hanno aperto lo scorso febbraio di fianco al ristorante. Nel nuovo progetto i Trentini hanno coinvolto come consulente un amico, il pasticcere torinese Filippo Novelli, membro del team italiano vincitore della Coppa del Mondo della Gelateria 2012. E una giovane e pluripremiata barmaid, Carlotta Linzalata.

Una linea di pasticceria studiata ad hoc

Con Novelli, Marcello Trentini ha studiato una linea di pasticceria che, dice: «È la somma delle nostre esperienze e delle nostre visioni. Una proposta unica nel suo genere», che parte da una base comune - le tartellette monoporzione di pasta frolla, sfoglia, sablé o brisé - poi completate in versione dolce o salata. Per il coté dolce, il punto di partenza è la rielaborazione di alcuni classici della pasticceria italiana e no. Nel menu d’esordio la scelta è tra 5 monoporzioni: pere & cioccolato, arancia & ganache, lemon tart, lamponi & cioccolato bianco, e tarte aux pommes, in carta a 9-10 €, più una degustazione di macaron. Per la pasticceria salata, Novelli e Trentini hanno “riconcettualizzato” 7 classici degli american bar e dei tapas bar in giro per il mondo, per esempio il club sandwich o l’hamburger, in chiave di torte salate. Al posto del pane, la base anche in questo caso è la tartelletta monoporzione, completata con ingredienti selezionati per la loro qualità. La rivistazione dell’hamburger, per esempio, prevede una base di sfoglia, roast beef, cipolla e mostarda. Quella del pan tomate, una base di brisé, prosciutto crudo di Parma, pomodorini semi dry e olio evo. Sul lato beverage, Linzalata ha ideato 5 signature drink, ma la carta comprende anche Gin Tonic da comporre a piacere, una dozzina di cocktail intramontabili, Champagne in bottiglia e al calice e vini al bicchiere.

Presto anche le torte e l'orario completo

Aperto per il momento solo la sera, dalle 18 in poi, Casa Mago propone solo monoporzioni, ma, dopo il rodaggio, si pensa di allungare l’orario di apertura a tutta la giornata e di introdurre anche torte al taglio. «Non faremo mignon e pasticcini, perché quello è un altro lavoro - rivela Trentini -. Stiamo pensando però a qualche dolce al cucchiaio, a qualche biscotto e al gelato. Per la prima colazione, la mia idea è di lavorare su una proposta incentrata su estratti di frutta e verdura, fette di torta e bomboloni fatti al momento. Un’altra idea per il futuro è quella di dare al locale la connotazione di bottega, con altre cose in vendita».

Latte Art Grading System, a Host le finali italiana e mondiale

Latte Art Grading System

Il mondo della latte art è in continuo fermento. Dopo il trionfo mondiale di Manuela Fensore al World of Coffee di Berlino, ecco in arrivo un altro appuntamento internazionale per gli appassionati di questa disciplina: la finale mondiale di Latte Art Grading System in programma il 21 ottobre a Fieramilano nell’ambito di Host 2019.

Il Latte Art Grading System è un sistema di qualificazione della capacità tecnica e creativa della competenza di latte art del barista. Il sistema è basato su 6 livelli (grading) di diverso colore in base alla difficoltà: si parte dal bianco per proseguire con arancio, verde, rosso, nero e oro. A ogni grading corrispondono delle competenze specifiche che il barista deve avere acquisito ed essere in grado di sostenere durante l’esame finale. Voluto da Luca Ramoni e da Luigi Lupi, ha raggiunto più di 20 Paesi e certificato oltre 2000 baristi. Nel 2017, in occasione di Host si è svolta una competizione pilota al fine di potenziare il lancio di questo sistema, con l’intento di sviluppare successivamente delle gare internazionali che portassero a una grande sfida mondiale basata sui vari livelli. Nella Lags Battle, infatti i baristi si sfidano in base al proprio grado di competenza in modo da creare confronti alla pari. Nel biennio successivo sono stati selezionati più di 20 competitors da oltre 10 paesi del mondo che si sfideranno, proprio a Host, nella World Lags Battle, decretando il campione del mondo di ogni categoria sui livelli verde, rosso e nero.

La “Battle” è a eliminazione diretta e per ogni livello vede otto concorrenti competere a coppie in una sfida di 10 minuti o tre tazze. Lo sfidante dà il via alla gara dichiarando un decoro della sua categoria e la misura della tazza (espresso, cappuccino o big cup) in cui eseguirlo. I concorrenti lo realizzano, posizionandolo davanti al giudice di gara che dà il punto alla migliore esecuzione. Appena appoggiata la tazza eseguita, il secondo concorrente rilancia al suo antagonista dichiarando un altro decoro, e così via, fino allo scadere dei dieci minuti, quando il giudice decreta il vincitore della sfida.

La finale mondiale si svolge nell’ampio stand di Altoga, il Villaggio del Caffè, al pad. 18, stand M98-86. Qui il giorno precedente, 20 ottobre, è in programma la finale nazionale, che porterà a sfidarsi i migliori latte artisti italiani.

Nove medaglie a Nardini all’International Wine & Spirit Competition

Amaro Nardini

Continua a mietere successi Distilleria Nardini in questo 2019, anno nel quale l’azienda festeggia i sui 240 anni di storia. Dopo le cinque medaglie raccolte all’ultima edizione dei World Spirits Award, nuovi riconoscimenti arrivano dalla cinquantesima edizione dell’International Wine & Spirit Competition (Iwsc), altra prestigiosa competizione internazionale dedicata al mondo dei vini, degli spirit e dei liquori. Competizione nella quale ben nove sono state le medaglie conquistate dalla casa veneta, a partire dalla medaglia d’oro ad Amaro Nardini. Medaglia che l’amaro (alc 31% in vo), con il suo equilibrio di sapori dai sentori di liquirizia, ricavata dalla radice di genziana, menta piperita e arancio, ha conquistato nella categoria Bitter e Digestif.

Le referenze della Selezione Bortolo Nardini, composta da Grappa Extrafina, bronzo all'Iwsc, e Grappa Riserva 3 Anni, Grappa Riserva 7 Anni e Grappa Riserva 15 Anni, premiate con l'argento

Ma nella competizione, che ha visto in gara prodotti provenienti da oltre 90 paesi di tutto il mondo, molte altre sono state le soddisfazioni per la storica distilleria. Come le 6 medaglie d’argento assegnate al Bitter Nardini, dal colore rosso e dal gusto agrumato e piacevolmente amaro, nella categoria Bitters – Cocktail, alla Nardini Aquavite 50 nella categoria Aqua Vitae - 50%, alla Nardini Grappa Riserva 60 nella categoria Grappa - Wood Aged - Cask Strength - 60%, e alle Ramate, le tre referenze della linea ultra premium Selezione Bortolo Nardini, ovvero Grappa Riserva 3 Anni, Grappa Riserva 7 Anni e Grappa Riserva 15 Anni, nelle categoria Grappa - Wood Aged.

A completare il palmares, i due bronzi andati a Rabarbaro Nardini, l’amaro a base di rabarbaro cinese, nella categoria Bitters – Digestif, e alla Nardini Extrafina, altra grappa della Selezione Bortolo Nardini, nella categoria Grappa – Clear.

Riconoscimenti ancora più significativi, considerando l'autorevolezza della competizione nata nel 1969. Nella Iwsc le referenze sono sottoposte a un rigoroso processo di valutazione che si articola in due fasi: una doppia sessione di assaggi alla cieca, da parte di un panel di 400 esperti riconosciuti a livello internazionale, e una dettagliata analisi chimica per garantire l’integrità e la coerenza del prodotto.

Millemisture: foraging nostrano per drink e food

Lentisco, mirto, elicriso, capperi di Capraia. Da Millemisture le erbe danno l'imprinting ai drink, divisi in 4 categorie, in base a gusto e lavorazione

Se chiudiamo gli occhi, possiamo quasi immaginare di essere a Capraia, con i profumi della macchia mediterranea che la brezza marina diffonde nell’aria... Invece siamo a Milano, nel quartiere Isola (sarà un caso?), e stiamo assaporando una proposta di Millemisture, il cocktail restaurant che i bartender Giovanni Maffeis e Daniele Politi hanno aperto a dicembre 2017. Perché Capraia? Perché sull’isola toscana Maffeis possiede una piccola azienda agricola dove coltiva olivi e capperi e dove, insieme al socio, si dedica al foraging di erbe selvatiche come lentisco, mirto, elicriso e rosmarino prostrato, spesso in varietà endemiche che crescono solo lì. Tutti ingredienti che finiscono nei bicchieri e nei piatti e rappresentano il filo conduttore della proposta del Millemisture. Qui, infatti, ristorante e cocktail bar sono in continuo dialogo e chi cena può accompagnare uno o più piatti con un drink firmato da Maffeis e Politi.

Quattro categorie di cocktail con i profumi della terra

La lista dei cocktail è suddivisa in quattro categorie, che rappresentano altrettante tipologie di materie prime o di lavorazione degli ingredienti. Troviamo così i Selvatici e stagionali, preparati con le erbe raccolte a Capraia. I Diversamente acidi, cioè cocktail in cui la parte acida è rappresentata da uno shrub o una fermentazione tipo kefir e kombucha. Un esempio è il drink preparato con un kefir di acqua di mozzarella di bufala, profumato con finocchietto selvatico e liquore al bergamotto. Negli Speziati e profumati i due barman giocano con le erbe e le spezie in tutte le loro forme (in polvere, in infusione o in vaporizzazione) e i drink riposano in botti di rovere. Infine, nei Nudi e crudi si utilizzano zuccheri naturali della frutta, succhi ed estratti.

«Non abbiamo voluto dare alla nostra carta dei cocktail una suddivisione tradizionale in pre dinner, after dinner e così via - spiega Maffeis - ma abbiamo pensato a un format basato su quattro idee di gusto. Ogni tre mesi la cambiamo, ma sempre mantenendo la stessa cornice». Inoltre, a richiesta i due bartender preparano tutti i cocktail e long drink classici. Sebbene il focus sia sulla mixology, non mancano alcune birre e una piccola selezione di vini che cambia ogni tre mesi ed è composta da 4 bianchi, 4 rossi, tre bolle e un vino di Capraia, prodotto da un vicino di Maffeis.

Food pairing

Le stesse quattro idee di gusto sono alla base della cucina e nel primo anno di vita di Millemisture questa impostazione era palese in menu. Ma, confessa Maffeis, l’idea di proporre un food pairing che superasse la solita categorizzazione in antipasti, primi e secondi non è stata ben ricevuta dal pubblico. I due soci ne hanno preso atto e dall’inizio dell’anno il menu ha una struttura immediatamente riconoscibile: tre antipasti, tre primi, tre secondi e tre dessert.

La proposta food, comunque, rimane impostata secondo le quattro idee di gusto originarie: «Lo sappiamo noi, ma il cliente non lo vede in carta», dice Maffeis. I piatti hanno identità ben distinte, giocate su accostamenti di sapori originali; contemporaneamente, sono stati introdotti piatti che rappresentano il comfort food all’italiana, con classici riletti in maniera attuale. Di conseguenza, ora si possono trovare piatti come i casoncelli bresciani fatti a mano e, sempre, gli gnocchi. La carta cambia ogni tre mesi e comprende opzioni per vegetariani, vegani o celiaci. «Così riusciamo ad accontentare un po’ tutti», racconta Maffeis. La scelta di offrire una ristorazione, per così dire, ad ampio spettro, va controcorrente nel contesto del quartiere Isola, caratterizzato dalla presenza di molti locali monotematici e differenzia ulteriormente Millemisture.

La carta dell’avvio era stata curata da Federico Ricatto, il timone della cucina è poi passato allo chef Marco Tinti, che dopo un periodo nella cucina del Millemisture ora è tornato nella sua Toscana e continua la collaborazione a distanza. Tinti vanta una lunga esperienza nelle cucine del Joia di Milano, il primo ristorante vegetariano stellato in Europa.

Pasticceria Filippi, approccio ecologico da medaglia d’oro

Pasticceria Filippi

Produrre dolci con le macchine di una volta, ma con la sensibilità di oggi verso l'ambiente e verso le persone. Non sembra facile nemmeno solo "a dirsi", ma alla Pasticceria Filippi di Zanè (Vc) ci credono talmente tanto da aver conquistato la medaglia d'oro per il loro impegno eco.

Operava già come Benefit Corporation

Si tratta del riconoscimento d'oro nella LEED Certification - Leadership in Energy and Environmental Design, programma di certificazione volontario sviluppato dalla U.S. Green Building Council (USGBC). La pasticceria lo ha ricevuto per il suo approccio ecologico nella ristrutturazione dell'edificio e nelle fasi della produzione dolciaria. Andrea Filippi aveva ci già spiegato (su Dolcegiornale num. 5 / 2018) come l'azienda di famiglia fosse orgogliosa di potersi definire una Benefit Corporation, riconoscimento che va alle imprese che operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, territorio e ambiente, attuando politiche attive per l'inclusione sociale delle categorie svantaggiate, la crescita professionale dei dipendenti (con aiuti concreti come il bonus nascite e le giornate delle prevenzione), la sostenibilità ambientale e l'utilizzo di energia da fonti rinnovabili

Nuovo sito produttivo con attenzione ad aria e ambiente

Ora si aggiunge questa medaglia d'oro: «La ristrutturazione degli spazi messa in atto nell'ultimo anno», spiega Filippi, «ci ha permesso di garantire ai nostri clienti dei prodotti sempre più buoni, in tutti i sensi, e la conquista dell'oro nella LEED Certification ne è la conferma, soprattutto perché in Italia non sono molte le aziende che possono vantare questo tipo di riconoscimento». Sforzi che si trasmettono sulla produzione - 400 mila panettoni e circa 120 mila colombe ogni anno.

Il nastro deriva dal riciclo delle bottiglie di plastica

Come spiegato, non è solo una questione di certificatione energetica dei locali: «Un’azienda che innova deve guardare anche all’impatto che hanno i suoi processi sull’ambiente e sulle persone, non solo sul risultato economico», ci ha spiegato Filippi. «Stendiamo una relazione annuale sull’impatto di tutto il nostro operato e su tutte i nostri sforzi per la crescita e la formazione dei dipendenti. Prendiamo il nostro packaging: il nastro è prodotto con un filato speciale ottenuto dal riciclo di bottiglie in plastica, e la carta è certificata FSC».

Espresso Tonic, il drink fresco e piacevole per tutta la giornata

Espresso Tonic

Permette di spaziare tra più gusti, proporzioni, possibilità di preparazione e di servizio. Soprattutto piace alla clientela, soprattutto a quella statunitense e del Nord Europa, ma ormai ha un suo posto fisso anche nell’offerta di molte caffetterie. Si parla dell’unione tra espresso ed acqua più tonica (e più in generale con un sodato, ovvero l’Espresso Tonic.

In realtà non c’è una ricetta precisa per questa preparazione: si può variare in base alla bevanda che si vuole ottenere, per quantità, gusto e forza dell’aroma del caffè. L’importante è conoscere bene e assaggiare il proprio caffè e misurare gli ingredienti con un misurino graduato, per standardizzare il prodotto.

Di base è necessario un bicchiere ben colmo di ghiaccio su cui si versano l’acqua tonica, quindi il caffè. L’espresso si può fare percolare direttamente sul bicchiere, dando un effetto scenico. Per non annacquare la bevanda, si può raffreddare l’espresso prima di versarlo nel bicchiere, ad esempio facendolo scorrere su un pezzo grande di ghiaccio o attraverso numerosi cubetti in un server. Molte le possibili aromatizzazioni, da effettuare con l’espresso caldo in cui fare sciogliere gli aromi di spezie come il cardamomo, il pepe, lo zenzero o erbe come il rosmarino e il ginepro. Il risultato in tazza sarà condizionato anche dal tipo di caffè utilizzato: se è l’amaro il gusto prevalente, è bene addolcire con un poco di zucchero di canna. Si possono aggiungere anche aromi di agrumi, unendo, ad esempio, l’arancio con un chinotto, il limone con la tonica e il cedro con una cedrata. Se lo zucchero non basta a bilanciare il gusto della classica miscela italiana, si può utilizzare la scorza di un agrume (magari anche schiacciato) su cui erogare l’espresso facendo fuoriuscire gli oli essenziali. Per quanto riguarda le proporzioni, se si vuole dare maggiore importanza all’aroma del caffè, può essere di 50-50 tra espresso (anche doppio) e tonica; se si vuole qualcosa di più fresco si aumenta la tonica ad esempio 40-60. Se si utilizza il chinotto, si può arrivare a una proporzione di 30-70.

Non solo espresso con l’acqua tonica; ecco una proposta della fiorentina Ditta Artigianale. Cold Brew Tonic, realizzato con il “Dari Hambela” etiope, un caffè fruttato e con calde note di zucchero di canna e vaniglia. In questo drink al caffè si aggiungono acqua tonica e un tocco di arancia e rosmarino per una combinazione inaspettata e deliziosa.

Espresso Tonic – la versione di Davide Spinelli Ingredienti: 30 ml espresso, 30 ml acqua tonica, scorza di limone, zucchero di canna. Preparazione: estrarre un espresso nella tazzina e zuccherare con lo zucchero di canna. Versare in un bicchiere in vetro da 180 ml con cubetti di ghiaccio cristallino l’acqua tonica, infine l’espresso. Mescolare con un cucchiaino prima di servire. In questa bevanda fresca indicata per tutta la giornata, si coglie a pieno il gusto del caffè. Una versione alcolica si può ottenere aggiungendo il classico gin o il rum.

Il carretto dei gelati entra anche nell’hotel di lusso

gelato four seasons

Metti un pastry chef di successo come Daniele Bonzi e una designer e influencer come Jennifer Jane Martin, aggiungi una comune voglia di gelato e colloca il tutto nel giardino di un albergo di lusso, il Four Seasons Hotel di Milano. Durerà fino al 30 settembre l'offerta speciale di gelati artigianali nell'hotel di via Gesù, nel quadrilatero della moda.

bonzi gelato four seasons
Daniele Bonzi al carrello dei gelati del Four Seasons Hotel di Milano
La designer, una giornalista trapiantata a Milano da anni - qui ha fondato il suo brand di moda - ha progettato e personalizzate le coppette e il carretto del gelato in esclusiva per Four Seasons Hotel Milano. Daniele Bonzi ha selezionato ingredienti italiani e non, di primissima qualità, per creare i gusti. Ecco la "carta" dei gelati nella sua ultimissima versione, appena aggiornata: cioccolato Tulakalum 75%; blend di vaniglie da Bora Bora, Madagascar e Thaiti; pesca di Verona IGP; sesamo nero e caramello salato; verbena, cardamomo e noce di cocco tostata. I gelati, serviti all'interno del giardino dell'hotel, sono venduti in coppa piccola a 8 euro e in coppa grande a 11 euro. Il legame tra gelato e moda non è una novità di quest'anno, specialmente a Milano. Già nel febbraio 2018 la gelateria Gusto17 aveva presentato i suoi gelati nei colori iconici di note maison internazionali: blu Lanvin, arancione Hermès, verde Carven (ne 2019 è toccato al grigio dedicato a Giorgio Armani). Ed è notizia di pochi giorni fa che a New York City verrà allestita una location permanente del Museum of Ice Cream, di cui avevamo già parlato nella sua formula "itinerante" e che trasforma proprio il consumo di gelato in oggetti di design ed esperienze golose per i visitatori.

Alex Frezza intervista Cinzia Ferro dell’Estremadura Café di Verbania

Cinzia Ferro Grey Goose

È la barlady Cinzia Ferro la protagonista del nuovo podcast di Grey Goose Live Victoriously con le interviste ad alcune stelle del firmamento bartending italiano.

Sulle orme del tour di Grey Goose, che fino a fine anno toccherà alcuni dei migliori locali della Penisola, l’originale format, che potete seguire su bargiornale.it, conduce in un affascinante viaggio nel mondo della miscelazione italiana. In ogni tappa, il bartender Alex Frezza, oltre a proporre la sua inedita Live Victoriously Drink List, intervista i bartender locali facendosi raccontare le loro storie, come è nata la loro passione per questo lavoro, le idee più innovative e i nuovi trend del bere bene. I podcast delle interviste, dopo ogni serata, vengono caricati sul canale dedicato SoundCloud, fino a comporre, incontro dopo incontro, un inedito puzzle del panorama della miscelazione made in Italy.

Partito dall’Octavius Bar di Milano (qui l’intervista al bar manager Francesco Cione), approdato poi alla Sartoria 33 di Massa (qui l’intervista al bartender e proprietario Marco Macelloni), nella sua terza tappa il tour ha raggiunto l’Estremadura Café di Verbania, dove Alex Frezza ha intervistato la padrona di casa, la regina della mixology italiana Cinza Ferro. Con una carriera ricca di esperienze nazionali e internazionali e costellata di trionfi e riconoscimenti, la barlady, che è anche brand ambassador per diverse e importanti realtà del beverage, insegnante, consulente, ideatrice di eventi e contest del mondo bar, ha fatto del suo locale sul lago Maggiore un tempio della miscelazione “emozionale”. Una miscelazione che dà vita a cocktail capaci di trasmettere sempre un qualcosa in più di creativo ed emozionale e che nascono da un’arte che procede in stretta fusione con le due altre grandi passioni coltivate dalla barlady: la scrittura e la pittura. Ascolta l’intervista

 

 

Rinasce lo yacht nel Bar del Porto, in arrivo i flagship store Caffè Mauro

Bar del Porto, l'insegna
Bar del Porto, l'insegna

Ha riaperto dopo sei mesi di ristrutturazione il Bar del Porto di Porto Ercole (Grosseto), rinomata località balneare situata sul promontorio dell’Argentario. I suoi primi abitanti furono i pescatori che ancora si incontrano passeggiando lungo il porticciolo, alle prese con le reti da pesca. Sembra che proprio da una grotta in cui venivano riparate le reti sia nato negli anni ’50 il Bar del Porto, che offriva accoglienza e ristoro agli uomini che rientravano dalle lunghe giornata in mare. Fra la fine degli anni’70 e i primi anni 80, il locale viene acquisito da Roberto Properzio, uomo di mare, che alla fine di un lungo navigare con la sua barca a vela, approda a Porto Ercole, di cui si innamora. Decide di cambiare vita, dedicandosi al Bar del Porto, che diventa il simbolo degli Anni d’oro di Porto Ercole e del suo lungomare, meta del jet set internazionale, con il suo stile ispirato a uno yacht di lusso.

Il Bar del Porto a Porto ErcolePassato alla Capua Investments nel 2019, con la collaborazione di Caffè Mauro, il locale è stato oggetto di lavori di ristrutturazione che hanno mantenuto le atmosfere da “dolce vita”, con un occhio di riguardo alla qualità e all’offerta del caffè. Il compimento dei 70 anni di attività di Caffè Mauro sono anche l’occasione per porre le basi di ulteriori passi avanti. Dal prossimo anno, infatti, verranno aperti, a cominciare da Milano, dei flagship store. L’obiettivo del nuovo format è di fare conoscere ai consumatori il processo di produzione, la storia dell’azienda e il piacere di gustare lentamente un buon espresso.

L’Accademia del Caffè. Tra i progetti che coinvolgeranno il Caffè del Porto ci saranno momenti formativi dell’Accademia del Caffè Mauro, coordinata da Andrea Faggiana, formatore Aicaf, in uno spazio dedicato al confronto diretto con il consumatore sui nuovi modi di vivere l’esperienza dell’espresso ed anche i nuovi modi di fruizione del caffè.

Caffè Mauro, fondata nel 1949 da Demetrio Mauro a Reggio Calabria, tra gli anni ’50 e ’60 è una delle aziende più avanzate nel settore, caratterizzata dall’innovazione sul fronte della produzione, della distribuzione e della promozione. Nel 2008 viene rilevata dalla Indipendent Investments con l’obiettivo di supportarla in una fase riorganizzativa e di consolidamento del marchio. Oggi la torrefazione ha uno stabilimento di 6.000 mq, inaugurato nel 1997 a Villa San Giovanni (RC), che coniuga l'avanguardia tecnologica e l'automazione dei processi all'esperienza di un team che segue e controlla ogni singola fase del processo produttivo.

Elisenda, pasticceria stellata a portata di carrello

Elisenda

La pasticceria è diventata ormai una delle anime più identitarie dell’offerta alimentare di un’insegna della grande distribuzione. Assolve a una promessa di freschezza e qualità costante, condivisa da altri “reparti” cardine come la panetteria, e contribuisce a fidelizzare e a rafforzare il rapporto di fiducia con la clientela.

Un corner di alta pasticceria fresca

Una leva, dunque, strategica che Esselunga (157 stores tra Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lazio) ha affinato nel tempo, alzando progressivamente sempre di più l’asticella della qualità e della varietà delle referenze, fino al recente lancio su larga scala di Elisenda, corner di alta pasticceria fresca.

I primi test nel 2016, ora il via dopo tante prove

Si tratta di un progetto pensato e ripensato a fondo e i primi test, risalenti al 2016, sono frutto della collaborazione tra il fondatore di Esselunga, Bernardo Caprotti e di Enrico e Roberto Cerea, tristellati ristoratori lombardi figli di Vittorio, artefice dell’omonimo locale di Brusaporto (Bg). Ebbene, dopo quasi tre anni di prove generali, il “sogno” è oggi diventato realtà e il marchio Elisenda appare su banchi dedicati (a vendita assistita e a libero servizio) e sulle confezioni di torte, mignon, tartellette, bignè, macaron in 40 store della catena. L’obiettivo, come riportato dalla stampa quotidiana, è di arrivare a 65 entro l’anno e a 100 entro il 2020. Focus del progetto sono gli store milanesi e sempre in prossimità del capoluogo lombardo, a Limito di Pioltello, dove Esselunga ha il proprio quartier generale, c’è anche il laboratorio di pasticceria, la cui gestione, insieme allo studio delle ricette, avviene con la consulenza dei fratelli Cerea (nel team c’è anche Simone Finazzi, pastry chef del ristorante Da Vittorio).

Un concept unico, che abbatte alcune barriere

Elisenda è un concept unico non solo per la grande distribuzione italiana ed è probabilmente destinato, una volta a regime, ad avere un impatto competitivo sulle pasticcerie di prossimità (le specialità in catalogo sono prevalentemente di matrice classica come Saint Honoré, Tiramisù, Mimosa ecc.). “Il sogno - come si legge in un leaflet di Elisenda - è offrire alle persone la possibilità di entrare in una vera e propria pasticceria di alta qualità durante la spesa del supermercato”. E, dunque, qualità altissima, analoga a quella di un atelier cittadino, abbinata a prezzi decisamente più accessibili: pasticceria mignon e torte sono, infatti, vendute a 29,80 euro al kg (rilevazione maggio 2019). Siamo, quindi, sotto la soglia psicologica dei 30 euro al kg.

Ora tocca agli altri grandi della GDO

Si tratta di un’iniziativa che posiziona Esselunga ancora una volta all’avanguardia del retail tricolore in termini di assortimento e servizi alla clientela e che contribuirà a rafforzarne la già elevata brand reputation. Resta da valutare se altre insegne ne seguiranno l’esempio: una strada, tuttavia complessa che richiede know how specifici anche a livello di logistica e di packaging.

Antiquarny, un “negozio” di antiquariato a Mosca dove regna lo sherry

Antiquarny Boutique and Bar a Mosca: focus sullo sherry sia al bar sia al ristorante del locale moscovita arredato nello stile di una bottega d'antiquari

In una via tranquilla del caotico centro della capitale russa, a pochi minuti a piedi dalle principali attrazioni turistiche e dalla nightlife serale, un quartiere residenziale ospita alcuni dei negozi di antiquariato più interessanti della città. È in questa e poche strade limitrofe che i cultori del buon gusto vagano durante il giorno alla ricerca di oggetti e mobili per arricchire le proprie mura. Uno di questi, segnalato solo da una sobria vetrofania su una finestra, nasconde un cocktail bar e ristorante tra i più apprezzati della scena moscovita.

Aperto nell’estate del 2006 da una coppia di antiquari, nasce inizialmente con l’intento di essere un luogo di ritrovo per amici, in cui rilassarsi, bere un bicchiere di vino e preparare qualcosa da mangiare dopo l’orario di apertura del negozio. In pochi mesi - complici probabilmente gli ottimi riscontri dei pochi avventori - l’idea diverrà presto quella di aprire un esercizio pubblico che conciliasse la passione per il modernariato e l’amore per la gastronomia. Nasce così Antiquarny Boutique & Bar: la percezione è proprio quella di entrare in una casa finemente arredata con pezzi di scuola russa ed est-europea degli anni ‘50 e ‘60.

Un luogo di ritrovo capace di mutare nel tempo

Ogni elemento è pensato per essere allo stesso tempo sostituibile ma complementare all’ambiente. E per quanto la cornice rimarrà sempre la stessa, non si esclude che l’interno muti nel tempo, dato che la quasi totalità degli oggetti all’interno dello spazio è in vendita. Entrando si rimane colpiti dalla vista di quello che è, come in ogni casa che si rispetti, il posto più caldo ed accogliente: la cucina. Oltre che essere a vista e aperta, è all’interno di questa che si sviluppa anche il cocktail bar; un gran tavolo comunitario ospita da un lato il banco di lavoro dei barman, mentre l’altro è dedicato ai clienti, che consumano i propri drink contorna- ti dal personale di cucina intento nelle proprie preparazioni.

Con il fuoco di un forno a legna che sforna tradizionali piroshky (panzerotti ripieni di cavolo o carne) e bistecche di manzo, la sensazione è quella di stare a casa della nonna, con l’unica differenza che la nonna normalmente non sa anche sapientemente miscelare e non dispone di una cantina di vini che va dalla Borgogna alla Nuova Zelanda. Nel bar-cucina i drink sono composti da pochi ingredienti, molto spesso miscelati e non agitati, con un buon tenore alcolico e con un particolare focus sullo Sherry, che viene apprezzato sia come ingrediente dei cocktail che come vino da consumare al ristorante del locale.

«Il fatto di poter essere allo stesso tempo il vino più secco e quello più dolce al mondo, offre molte possibilità di utilizzo, ed essendo un ingrediente poco conosciuto nel mercato russo, lascia anche spazio a quel tocco di ricercatezza che fa da leitmotiv a tutto il locale», ci spiega il barman Maxim Chan, che si occupa dello sviluppo dell’offerta.

Un'offerta ampia e per tutti i gusti

Sulle mensole della cucina, che poi sono la bottigliera del bar, sono stivate bottiglie poco comuni nello stock dei bar russi: rum e Cognac da degustazione ma anche molte piccole produzioni di distillati locali. Sul menu, che cambia di frequente, ci sono pochi home-made e molti drink “tailor-made”, cuciti cioè sulla richiesta del cliente. L’offerta di drink è stampata su un foglio con una quindicina di cocktail divisi in tre categorie: martinis, sours e pick-me-up; cercando di rispettare tutti i gusti, ma con una propensione verso i sapori secchi e l’utilizzo di pochi zuccheri. Un tavolo di condivisione è un’idea poco comune in Russia, in cui la maggior parte dei ristoranti e dei bar hanno i tavoli ben distanziati l’uno dall’altro, e non si incentiva il rapporto tra clienti che non si conoscono. Il voler essere una “casa di tutti” ha spinto però a studiare anche la disposizione della sala principale del ristorante in modo da risultare un salotto aperto anche a fare nuove conoscenze con gli altri commensali.

Un esperimento di successo, considerato che difficilmente si trova posto da Antiquarny senza riservare con una settimana di anticipo. Un senso dell’ospitalità così, degno di una nonna romagnola, è un gran toccasana per una bar industry made in Russia che nonostante non abbia riflettori puntati come altri contesti del mondo, sempre più spesso si sta facendo riconoscere per il proprio slancio creativo e la capacità di creare concept bar che non hanno niente da invidiare a nessuno.

Scontrino elettronico: siete pronti?

Interfacciandosi con i modelli dei principali produttori di registratori telematici, assolve alle pratiche della nuova normativa sullo scontrino elettronico. È Menu, il software gestionale dei passepartout

Avanzato, completo, modulare, di facile uso e in continua evoluzione per rispondere alle sempre nuove esigenze del mondo bar, sfruttando tutte le opportunità offerte dalle tecnologie digitali. Sono i plus di Menu, il software gestionale per i locali di Passepartout, software house con base a San Marino.

Un software idoneo per ogni tipologia di locale, dal piccolo bar alle catene, grazie alla sue funzionalità, interamente fruibili anche da dispositivo mobile, che consentono una gestione snella e precisa di tutta l’attività. A partire dalla gestione evoluta del punto cassa, generando conti unici, separati, o “alla romana”, o più conti da una stessa comanda, con diverse modalità di pagamento (contanti, carta di credito, ticket), tenendo conto di sconti e maggiorazioni.

Inoltre, interfacciandosi con i modelli dei principali produttori di registratori telematici certificati, assolve a tutte le pratiche della nuova normativa sullo scontrino elettronico, monitorando, in più, lo stato dell’invio dei corrispettivi giornalieri e avvisando in caso di problemi. Così come è dotato di modulo per la generazione di file Xml per la fatturazione elettronica, per la quale l’azienda offre anche un servizio all inclusive dove tutto il processo, dall’emissione alla conservazione dei documenti, è in capo a Passepartout. Il software gestisce tutte le operazioni relative ai conti emessi (fatturazione e incasso dei sospesi, fatture riepilogative, su scontrino, fatturazione dei buoni pasto) e la parte fiscale in capo all’esercente, consentendo anche analisi dettagliate di tali dati, in modo da avere riepiloghi del venduto e degli incassi con diversi livelli di approfondimento e stampare report puntuali sull’andamento dell’attività.

Tutto in un.. Menu

Menu ottimizza la gestione del servizio, interfacciandosi con i dispositivi mobili per la presa della comanda (palmari professionali, tablet o lo smartphone del cameriere), che viene indirizzata direttamente al banco o alla cucina (se presente), evitando perdita o ritardi dell’ordinazione e riducendo i tempi di attesa.

Non meno efficaci le funzionalità di magazzino, per una gestione puntuale e accurata dello scarico di tutti i prodotti, fin al singolo ingrediente: per ognuno si può impostare quantità minima e massima di riassortimento, fornitori abituali e prezzi, fino a ottenere, sulla base dell’indicazione delle quantità necessarie per ogni proposta, il calcolo del fabbisogno (giornaliero, settimanale, ecc) per la produzione.

Altro notevole contributo riguarda la gestione del rapporto e la fidelizzazione del cliente. Il software, oltre a gestire le prenotazioni attraverso il sito del locale, consente di registrare in una scheda anagrafica le preferenze del consumatore, di assegnargli listini specifici, sconti e modalità di pagamento personalizzate e di gestire promozioni di vario tipo, fino all’invio di sms e mail. Attività ulteriormente potenziate grazie allo sviluppo dell’app My Self, personalizzabile per ogni locale, e rivolta al cliente che così può essere raggiunto con promozioni mirate, ma anche usufruire di nuovi servizi, come prenotare un tavolo, visionare il menu, ordinare e pagare direttamente dal suo smartphone.

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