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Da Bombay Sapphyre e Grey Goose le ricette per il World Martini Cocktail Day

Il 19 giugno è il World Martini Cocktail Day, la giornata che celebra un cocktail leggendario o, meglio, il cocktail che rappresenta l’essenza stessa della miscelazione. Un cocktail che nei suoi oltre centocinquant’anni di storia si è costantemente evoluto, assecondando il gusto dei clienti, cambiando di volta in volta ingredienti, dosaggi, tecniche di preparazione. Un’icona dell’arte della miscelazione mai passata di moda e che, pur nella sua essenzialità di ingredienti, gin e vermouth, genera in ogni bartender una particolare emozione ogni volta che viene richiesto.

Per celebrare degnamente la ricorrenza, Bombay Sapphire e Grey Goose, i brand, rispettivamente, di gin e vodka premium di Gruppo Bacardi, propongono diversi twist del mitico cocktail, alcuni classici e altri più creativi. Tra questi anche le interpretazioni firmate da Agostino Perrone e Giorgio Bargiani, rispettivamente, director of mixology e head mixologist di The Connaught Bar di Londra, plurirpremiato locale all’interno dell’albergo di lusso Connaught Hotel della capitale del Regno Unito.

Ricette, a base di gin Bombay Sapphire e vodka Grey Goose, che possono essere inserite nella special cocktail list di ogni locale per festeggiare la giornata mondiale del leggendario cocktail e non solo. Eccole:

The Connaught’s Simple Martini Cocktail 

The Connaught’s Simple Martini Cocktail

Ingredienti:

75 ml Star of Bombay Gin, 15 ml Martini Extra Dry Vermouth, 3 gocce di arancia amara, buccia di limone

Preparazione:

versare il gin e il vermouth nel mixing glass e mescolare. Filtrare in un bicchiere congelato nel quale in precedenza sono state aggiunte 3 gocce di arancia

Bicchiere:

coppa Martini

Guarnizione:

scorza di limone

The Apricot & Blue Martini Cocktail di Ago Perrone e Giorgio Bargiani

The Connaught Apricot & Blu ok

Ingredienti:

50 ml Star of Bombay Gin, 30 ml Martini Extra Dry vermouth infuso con nocciolo di albicocca e polpa di albicocca*, 15 ml St-Germain ossigenato**, 3 gocce di olio di mandorle, una ciliegia fresca, twist di mandarino

* Infuso di vermouth e albicocca: tagliare 4 albicocche di taglia media e togliere il nocciolo. Riporre i pezzi in un contenitore insieme a Martini Extra Dry (4 albicocche per 1 bottiglia intera, o in alternativa 1 albicocca per 200 ml). Lasciare riposare per 12 ore, filtrare bene e conservare in frigorifero.

**Lasciare il liquore di fiori di sambuco St-Germain a riposo e aperto (idealmente per un mese) così da consentire l’ossidazione. L’ossigeno lavorerà sul liquido e nel tempo lo renderà più scuro.

Preparazione:

mescolare il gin, il vermouth e il liquore ai fiori di sambuco nel mixing glass. Versare in un bicchiere congelato.

Bicchiere:

coppa Martini

Guarnizione:

3 gocce di olio di mandorle, una ciliegia fresca, un tocco di mandarino

Bombay Sapphire Twice Twisted Martini Cocktail

Bombay Sapphire Twice Twisted Martini Cocktail

Ingredienti:

50 ml Bombay Sapphire Gin ghiacciato (a -18 C°), 15 ml Martini Bianco Vermouth, 3 gocce di orange bitters, una scorza di arancia o di limone

Preparazione:

versare tutti gli ingredienti in un mixing glass e mescolare velocemente per 20-25 secondi. Spruzzare l’olio dalla buccia di arancia o limone nel bicchiere freddo. Versare il cocktail nel bicchiere

Bicchiere:

coppa Martini

Guarnizione:

una scorza di arancia o di limone

Grey Goose Vesper Martini

Grey Goose Vesper Martini

Ingredienti:

25 ml Grey Goose Vodka, 75 ml Bombay Saphire Gin, 15ml Martini Ambrato

Preparazione:

shake

Bicchiere:

bicchiere Martini

Guarnizione:

twist di limone

Grey Goose Martini

Grey Goose martini

Ingredienti:

50 ml Grey Goose Vodka, 10 ml Noilly Prat Original French Dry Vermouth, gocce di arancia amara

Preparazione:

versare il vermouth e la vodka in uno shaker riempito con ghiaccio, mescolare e filtrare in un bicchiere freddo

Bicchiere:

coppa Martini

Guarnizione:

una scorza di limone

Lavinia e Marco, la coppia d’assi di Marlà

Lavinia Franco e Marco Battaglia, titolari di Marlà

Marlà nasce a Milano nell'ottobre 2018 ed è il risultato della passione personale e professionale fra Marco Battaglia e Lavinia Franco, che dopo essersi conosciuti sul lavoro, hanno intrecciato vita e lavoro dando vita a Marlà, una boutique di pasticceria di circa 60 metri quadrati più altri 60 di laboratorio a vista. «Tutto nasce dal nostro legame - racconta Lavinia -. Io da anni avevo il sogno di aprire la mia pasticceria, con una idea ben chiara di pasticceria francese. Marco invece aveva lo stesso sogno, ma in chiave italiana, anche perché, da bravo palermitano, è affezionato alla tradizione dolce siciliana. Così la nostra pasticceria ha di base un’impronta produttiva tradizionale italiana, perché il cliente milanese è molto legato a prodotti storici come il cannoncino il bigné o la millefoglie. Ma a questo gusto e mood “classico” abbiamo voluto affiancare lo stile “alla francese” della pasticceria moderna, dove le linee estetiche d’oltralpe ci aiutano a rispecchiare liberamente la nostra creatività». Un perfetto esempio è la torta Pistacchiosa«I nostri clienti l’apprezzano molto - prosegue la pasticcera - ed è l’esempio di quanto dicevo: il gusto è quello tutto siciliano del pistacchio, sotto forma di bavarese, cremoso o glassa, alternati a una serie di strati morbidi e/o croccanti di bavarese alla vaniglia, sablé alle mandorle e italianissimo pan di Spagna».

La torta Pistacchiosa della pasticceria Marlà

Torta Marlà, un best seller

Un altro best seller della pasticceria milanese, che risponde agli stessi criteri, è la torta Marlà: «È una torta moderna base di sablé al cacao, mousse al cioccolato fondente, bavarese alla vaniglia e gelé ai lamponi, ricoperta da una glassa lucida: l’abbiamo progettata durante il nostro viaggio di nozze, ispirati dalle piantagioni di vaniglia che abbiamo visitato in Polinesia». Da Marlà non manca la viennoiserie, che ha sempre rappresentato una “fetta” importante del business. «Prima del lockdown la nostra produzione quotidiana era di circa 16-17 referenze differenti: dal croissant vuoto a quelli ripieni con confetture o creme, per esempio la crema di ricotta o quella di zabaione, una specialità antica, quasi dimenticata e che invece abbiamo scoperto piace molto. E poi ci sono le proposte di stile francese e internazionale, come il pain au chocolat, la danese con pesca e mandorla, la treccia con le uvette. E abbiamo sempre alcune proposte integrali o vegan. Quando si poteva lavorare solo con il delivery abbiamo necessariamente ridotto la produzione e il numero di referenze. Come si riparte? abbiamo pensato di implementare la produzione reintroducendo i prodotti in modo graduale, tornando ad aggiungere poco per volta soprattutto i prodotti da colazione e le mignon. Verificando giorno per giorno la reazione della clientela, tarandoci sui consumi per evitare sprechi».

Una boutique del dolce

Marlà è una boutique del dolce, dove la perfezione geometrica dell’esagono diventa la cifra decorativa che caratterizza il logo e il décor, giocato sui toni caldi del legno e un verde riposante. E, sullo sfondo, la finestra che dà sul laboratorio a vista, regno dei pasticceri Marco Battaglia e Lavinia Franco. Dalla crasi dei loro due nomi nasce Marlà, che in un paio d'anni si è affermata come una delle novità di spicco del panorama dolce milanese.

Pasticceria Marlà
Pasticceria Marlà
Poi ci ha messo lo zampino l’emergenza sanitaria. «In tempi normali - dice Lavinia Franco - lo staff era di 13 persone, a rotazione; attualmente (a metà maggio quando scriviamo, ndr) stiamo lavorando a ranghi ridotti, ci alterniamo e siamo circa la metà. Ma certe impostazioni non cambiano. Marco e io siamo entrambi pasticceri, ma ci siamo divisi i compiti: lui in produzione e io al banco. Per noi è importante che uno dei titolari sia al front desk, così il cliente ha un referente competente a cui fare le proprie richieste e mi consente di trasferire alla produzione le richieste, che a volte sono fonte di nuove idee». Il grosso della produzione si incentra mignon, monoporzioni e torte. «Nella normalità - spiega la pasticcera - la nostra gamma è composta da una trentina di referenze di pasticceria mignon (1,20 al pezzo) che occupano la parte più grande della nostra vetrina e vendono soprattutto nel fine settimana; produciamo anche un totale di una dozzina di torte differenti a rotazione (38 euro/kg, di solito ne vengono esposte 4 o 5 ), che proponiamo anche in formato monoporzione (5,50 euro al pezzo). Quest’ultimo è un tipo di formato che vendiamo bene sia alle coppie o ai single, sia in occasioni di inviti fra famiglie o amici: di recente ci siamo accorti che i clienti preferiscono scegliere più monoporzioni piuttosto che una torta, per il gusto della scoperta di sapori diversi. Durante il periodo di Pasqua produciamo anche uova e soggetti di cioccolato, ma per il momento, per ragioni organizzative e di spazi abbiamo preferito non dedicarci alla produzione di pralineria, anche se ci piacerebbe moltissimo. Magari in futuro».

Il delivery continua

Durante il lockdown anche Marlà si è dedicata delivery. «Ci siamo affidati a Cosaporto, un quality delivery con cui abbiamo anche sviluppato alcune proposte; il tutto affiancato anche una parte di consegne a domicilio di cui mi sono occupata personalmente. Cosa ci chiede la clientela delivery? Inizialmente sono stati soprattutto i prodotti da colazione, poi a maggio hanno spopolato le torte, forse perché in coincidenza con varie lauree, la festa della mamma (solo in quel giorno abbiamo venduto 140 torte) o magari per fare dei regali agli amici e parenti. Abbiamo percepito nettamente la voglia della gente di tornare alla normalità, di fare festa con la famiglia, che in buona sostanza significa condividere una torta di pasticceria. La differenza che abbiamo notato è che nel periodo di lockdown si è trattato di torte di piccolo formato da 4 persone, quindi abbiamo riconvertito la nostra produzione, che prima vedeva una prevalenza dei formati da 6-8». Prima dell’emergenza sanitaria la produzione comprendeva anche una parte salata (soprattutto quiches), pensata per soddisfare le esigenze della pausa pranzo. «È una produzione che per il momento abbiamo deciso di sospendere, anche perché pur avendo alcuni tavoli, le regole di distanziamento ci imporrebbero di ridurli drasticamente, per ora non ne vale la pena». (foto: Brambilla-Serrani)

Ambita e l’amaro alla birra Ambedue le novità di 32 Via dei Birrai

Ambita 32 Via dei Birrai

A quattro anni di distanza dal lancio dell’ultima etichetta, arriva Ambita, l’ultima nata di 32 Via dei Birrai. Ma non è l’unica novità firmata dal birrificio artigianale trevigiano, che fa il suo esordio nella liquoristica con Ambedue, un amaro, in perfetto stile della casa, alla birra.

Due nuovi prodotti, dunque, che vogliono essere anche un messaggio di fiducia e di speranza per il Paese, e in particolare per il mondo dei locali, che ripartono dopo una lungo periodo di inattività.

Ambita 32 Via dei BirraiChiara, con un basso contenuto alcolico (alc 4,5% in vol) e disponibile in bottiglia da 75 cl, Ambita è una birra ad alta fermentazione, come da tradizione della casa, dal facile approccio, perfetta per l’imminente estate. La sua peculiarità è di essere prodotta con materie prime esclusivamente italiane. L’orzo infatti arriva dall’entroterra veneziano, mentre il luppolo è coltivato sui colli asolani. Quest’ultimo, in particolare, è una vera e propria sfida vinta dal mastro birraio Fabiano Toffoli, fondatore con Loreno Michielin, Alessandro Zilli e Mauro Gajo, di 32 Via dei Birrai. Si tratta infatti di luppolo della varietà Brewer’s Gold, di utilizzo in ambito birraio per donare un finale amaro con note speziate e di ribes nero. Luppolo le cui prime piantine erano state messe a dimora alcuni anni fa dai ragazzi del birrificio e da quel momento curate con attenzione maniacale, ventilazione notturna e irrigazione a goccia quando necessario: un lavoro ripagato in pieno con profumi e caratteristiche organolettiche superiori alla stessa varietà coltivata in altre zone d’Europa, peculiarità che si riflettono e rappresentano il carattere distintiivo di Ambita.

Un amaro alla birra

Ambedue 32 via dei birraiMolto particolare anche Ambedue, frutto della collaborazione tra 32 Via dei Birrai e Genziana Distillati, distilleria veneta nata nel 1969 riprendendo un’antica tradizione di famiglia. La base di questo amaro è la Nebra, birra ambrata (alc 8% in vol) fatta con malto d’orzo e segale, nella quale è stato innestato un bouquet di erbe e piante aromatiche, quali radice di genziana, rabarbaro, assenzio romano, cannella, cascarilla, china, achillea, arancio amaro e curcuma. Il risultato è un vero amaro (alc 25% in vol), disponibile in bottiglia da 50 cl, nel quale si avverte la “spina dorsale” birraria, ma in perfetta armonia con le note speziate apportate dalle botaniche. Ottimo da servire come classico dopo pasto, può essere anche un sorprendente ingrediente per la miscelazione.

Reco, la nuova acqua minerale di Spumador in lattina

Reco_Spumador

L’estate si avvicina e Spumador ne saluta l’arrivo con una novità: Reco, un’acqua minerale di alta qualità in formato lattina. Lo storico produttore di bibite, bevande alla frutta e acque minerali, amplia dunque il suo catalogo con questa nuova acqua oligominerale che ha origine dai monti del Parco nazionale della Majella, un’area incontaminata nel cuore dell’Abruzzo, che alimentano la fonte Maja, nella conca di Sulmona, una profonda falda acquifera che fluisce protetta in una sorta di “cassaforte” naturale, all’interno dei massicci rocciosi. Un’acqua microbiologicamente pura e caratterizzata da un basso contenuto di sodio, inferiore a 5 ppm (parti per milione) e per questo indicata per le diete povere di sodio.

L’acqua Reco è disponibile nella versione naturale e frizzante, entrambe in lattina in alluminio da 33 cl. Un formato pratico e moderno, ma anche amico dell’ambiente, in quanto l’alluminio è un materiale riciclabile al 100% e riutilizzabile all’infinito, conservando inalterate caratteristiche e proprietà, che può dare nuova vita a una gamma illimitata di oggetti. Una scelta che riflette l’impegno dell’azienda verso la riduzione dell’impatto sull’azienda, a partire dalla riduzione dello spreco di acqua, materia prima indispensabile per tutte le sue produzioni, e nell’impiego di pack più sostenibili. Scelta che risponde anche ai nuovi trend di consumo, che vedono un aumento della domanda di acqua minerale in lattina da parte dei clienti delle realtà del fuoricasa.

Dal design essenziale ma elegante, la lattina sleek di Reco spicca per il suo look black&white con logo a contrasto, colorazione nera e logo in bianco per la versione frizzante, colorazione bianca e logo nero per la versione naturale, e l’effetto satinato che le regalano un carattere sofisticato e riconoscibile. A questo si aggiunge la scelta della linguetta nera che connota la lattina frizzante, a testimoniare la cura in ogni dettaglio messa nella sua realizzazione.

Da Lavazza una nuova coffee experience con il kit di ripartenza

Il contenuto del kit di Lavazza

Da qualche giorno si trovano online foto di baristi e ristoratori soddisfatti che indossano i grembiuli o mostrano ciò che più li ha colpiti dell’aiuto concreto che Lavazza ha inviato ai propri clienti, oltre 10mila locali: un kit di ripartenza con suggerimenti, spunti e materiali per ricominciare nel migliore dei modi. Le ricerche di mercato hanno evidenziato che tra i primi desideri degli italiani durante la chiusura forzata dei locali c’era un ritorno al bar per incontrare l’amico barista e bere un buon espresso.

Igor Nuzzi, regional director Italia e Svizzera del Gruppo Lavazza
Igor Nuzzi, regional director Italia e Svizzera del Gruppo Lavazza

Così Lavazza ha deciso di ripartire dal caffè in modo nuovo: «vogliamo che i nostri partner possano ripartire in sicurezza e nel migliore dei modi, senza sentirsi soli - ha affermato Igor Nuzzi, regional director Italia e Svizzera del Gruppo -. Per questo ci siamo sentiti in dovere di stare loro accanto, fornendo una serie di strumenti semplici e concreti per supportarli nella ripartenza del business e per ribadire la nostra vicinanza». Su ogni elemento, dai materiali di servizio agli strumenti di comunicazione, campeggia il claim Distanti il giusto, uniti nel gusto, che riassume in modo piacevole ed efficace la nuova normalità fatta di attenzioni ai particolari che devono trasmettere sicurezza e una buona dose di spensieratezza: per riconquistare e fidelizzare una clientela rimasta a lungo lontana e restituire al momento del caffè al bar quella ritualità e quella socialità che da sempre lo rendono un piacere irrinunciabile per tutti gli italiani. Di qui un’altra scritta che spicca con i suoi colori dell’arcobaleno: Berntornata Italia.

Gli argomenti trattati nella brochure
Gli argomenti trattati nella brochure

All’interno della scatola si sono trovati grembiiuli, veletta per la rivendita, bicchieri e palettine per il take away, materiali per comunicare e una brochure con consigli semplici e molto pratici, che offrono dei riferimenti certi al barista, per renderlo più sicuro e positivo alla riapertura. Di nuovo l’iride caratterizza i diversi punti trattati: dal rosso di igiene e pulizia al violetto di comunica l’apertura, passando per distanze sociali, senso di vicinanza, senso di fiducia, contactless e bisogno di leggerezza. Al loro interno l’aspetto umano gioca un ruolo molto importante: Scalda ciò che le distanze raffreddano, è un invito rivolto ai baristi che sono chiamati a colmare la mancanza di un contatto fisico con un maggiore spazio dato alle parole, da curare più di un tempo per favorire un senso di vicinanza. E ancora, l’importanza di fornire più servizi e proposte a un cliente che probabilmente si sposterà meno che in precedenza e che potrà approfittare di una nuova offerta del locale (in primo luogo di buon caffè) per il consumo casalingo; l’utilità di offrire soluzioni di pagamento alternative al contante e soprattutto di vincere l’iniziale diffidenza dell’ospite contribuendo alla sua distensione ed evasione, ad esempio con un piacevole sottofondo musicale.

Non viene dimenticato quello strumento importante per mantenere vivo il contatto tra il bar e il cliente, che è la comunicazione social, attraverso numerose grafiche a disposizione dei baristi per personalizzare i post. Tutto questo, per dare nuova centralità e unire solo il piacere al rito del caffè al bar e «salvaguardare il valore “sociale” che il tuo locale, unito al caffè Lavazza, rappresenta per milioni di italiani».

Nicolò Moschella, talento italiano under 30

Nicolò Moschella

Di lui abbiamo già parlato un paio di anni fa sulle pagine di Dolcegiornale, e già si capiva che aveva “la stoffa”. E non ci avevamo visto male, dato che il pasticcere Nicolò Moschella, classe 1994, oggi è quotato dal magazine internazionale Forbes fra i 100 talenti italiani sotto i 30 anni che stanno contribuendo a ridefinire, ciascuno per il suo ambito di competenza, il mondo del Food& beverage, del business, dello sport, della cultura.

Premiato da Forbes

Un prestigioso riconoscimento per un professionista ambizioso, che si è formato su solide basi, maturate col maestro dei maestri Iginio Massari, con Luigi Biasetto e in Pasticceria Martesana con Davide Comaschi. Sono passati solo 4 anni da quando Moschella ha messo a segno il suo primo obiettivo: insieme al fratello Christopher (che si occupa della parte amministrativa e commerciale) aprire un grande laboratorio di pasticceria da 500 mq a Cornaredo. «Il mondo della ristorazione mi ha sempre affascinato - dice-. Da piccolo cucinavo spesso per mio fratello, anche se sognavo di fare il calciatore, ma sono sempre stato troppo goloso». Un “pastry hub” dedicato soprattutto alla produzione di monoporzioni, torte e lievitati che - fino a prima dell’emergenza Covid - ha avuto una crescita notevolissima, fino ad arrivare a produrre circa 6mila monoporzioni, 10mila pezzi mignon e oltre 70 kg di crema ogni settimana, destinati a 150 fra locali e ristoranti lombardi. A cui è da sommare la vendita diretta e online e alle aziende di catering. Moschella mono Seduzione

Nuovo punto vendita a settembre

«Sono orgoglioso di questo risultato - ci racconta - e spero possa rappresentare un trampolino di lancio per il prossimo futuro, in vista di nuove mete. Prima fra tutte l’apertura a settembre di un locale pilota con un nuovo format a Nerviano, per poi magari creare una catena in franchising: sarà una pasticceria boutique senza somministrazione, senza caffetteria, ma uno shop dove si potranno comprare prodotti di alta qualità già confezionati o abbattuti, un po’ in stile francese. Mentre fra gli obiettivi personali, mi piacerebbe entrare nel mondo televisivo, in uno dei programmi dedicati al mondo della pasticceria». Hai visto mai che lo rivediamo sul piccolo schermo…

La innovative soluzioni Isa per ripartire in totale sicurezza

Isa Restart

Si chiama Restart il nuovo progetto lanciato da Isa, specializzata nella produzione di vetrine refrigerate e arredamenti per i locali pubblici, per aiutare i bar nella fase di ripartenza. Progetto nel quale l’azienda di Bastia Umbra ha raccolto una serie di innovative soluzioni studiate per consentire ai locali di offrire ai loro clienti un’esperienza di consumo piena all’insegna di tre concetti chiave in questa fase di “nuova normalità” imposta dall’emergenza sanitaria: massima sicurezza per personale e cliente, velocità di servizio e tranquillità per il consumatore.

Si comincia con la tecnologia Smartflex, brevettata da Isa, per frigoriferi commerciali “senza maniglia”, che migliora la visibilità dei prodotti riducendo i consumi di energia. Lanciata nel 2015 e ora giunta alla terza generazione, Smartflex ha la sua peculiarità nel sistema a deflettori mobili con apertura “on demand” che rivoluziona il tradizionale concetto di espositore verticale sotto diversi punti di vista, a partire dalla sicurezza del consumatore, grazie all’assenza della maniglia.

Isa SmartflexMa non solo. L’apertura rapida e in automatico delle porte, che può essere personalizzata regolando distanza e il tempo di apertura, favorisce, inoltre, un miglior approccio del cliente ai prodotti, che siano preparazioni alimentari o bevande, permettendogli di servirsi da solo e facilitandone così l’acquisto, proprio come con i tradizionali frigoriferi murali aperti. Rispetto a questi ultimi, la soluzione di Isa assicura però ulteriori vantaggi, come un importante risparmio economico, grazie a consumi energetici inferiori del 40% che ne fanno una soluzione anche amica dell’ambiente.

Un nuovo modo di consumo al tavolo

Completamente nuova è invece Bar Pod, una soluzione, protetta da brevetto, tanto semplice nel suo concetto, quanto efficace, studiata per favorire un nuovo modo di consumo al tavolo, sia all’interno sia all’esterno del locale. È costituita da due elementi, un basamento “magnetico” in acciaio inox e un vassoio (34 x 25 cm) sempre in acciaio inox.

Il consumatore sceglie i suoi prodotti, che il barista gli porge sul vassoio perfettamente sanificato, che poi lo stesso cliente appoggerà sul basamento, dimensionato e appesantito per offrire la massima stabilità, al quale resta agganciato grazie al magnete. Terminata la consumazione, basterà riporre il vassoio che, dopo una nuova sanificazione, in lavastoviglie con un normale ciclo di lavaggio ad alta temperatura in una qualsiasi lavastoviglie professionale, sarà pronto per il nuovo servizio. In questo modo si permette un’alta rotazione dei clienti, in quanto non c’è bisogno di sanificare dopo ogni consumazione tutto il tavolo, e senza che l’operatore debba cambiare il suo flusso di lavoro, in quanto è lo stesso cliente provvede a collegare il suo vassoio sul basamento. Inoltre, la barra leggera in dotazione, con aggancio magnetico, permette, poi, di evidenziare il distanziamento tra i tavoli e di creare percorsi di sicurezza all’interno del locale. Perfetto in particolare per i locali ad alto flusso di clientela, Bar Pod per la sua praticità ed efficacia può anche diventare anche uno stile di somministrazione permanente: le sue dimensioni contenute (il basamento ha un’altezza di 115 con una base di diametro di 35 cm) la linea minimal e la qualità del materiale ne permettono infatti l’utilizzo sia all’interno del bar, integrandosi perfettamente con qualsiasi stile di design, sia negli spazi dehors, grazie alla resistenza agli agenti atmosferici.

La sicurezza tiene banco

Non meno pratica ed efficace è, infine, Bar Shield, altra nuova soluzione di casa Isa, anche questa protetta da brevetto. Si tratta di un sistema modulare di protezione pensato per consentire la consumazione al bancone, garantendo la totale sicurezza dell’operatore e del cliente.

Il sistema è infatti costituito da moduli in plexiglas trasparente (di 100 cm di larghezza), in modo da mantenere intatta l’estetica del locale, che creano una barriera protettiva tra cliente e operatore, ma anche tra cliente e cliente, in quanto chiusi ai lati. Così, e grazie alla disponibilità di moduli compensatori laterali (da 25 e 50 cm), è possibile sfruttare il bancone in tutta la sua lunghezza per servire più clienti contemporaneamente. Il pannello che separa operatore e cliente è poi dotato di un’ampia apertura nella parte bassa (lunghezza 80 cm) che, oltre all’agevole passaggio di piatte e bevande, consente al barista di sanificare lo spazio di consumazione tra un servizio e l’altro senza dover lasciare la postazione.

Altro punto di forza di Bar Shield è la facilità di installazione, in quanto si ancora alla bancalina senza bisogno di fissaggi permanenti, con la possibilità di regolare la profondità in modo da adattarsi ai più diversi tipi di banco bar.

Artigianale e territoriale: nasce GinUino, il primo gin made in Basilicata

GinUino

È una pura espressione dello spirito delle terre di Lucania GinUino, il primo gin made in Basilicata. Prodotto da Geniuno, realtà con sede a Policoro (Matera) specializzata nella produzione e vendita di specialità lucane realizzate secondo la tradizione, questo nuovo Italian dry gin artigianale nasce da una precisa volontà dei quattro giovani fondatori dell’azienda: estendere il loro progetto alla produzione del distillato, che però fosse, al pari di tutti gli altri loro prodotti, una chiara espressione dei sapori della loro terra.

Per farlo si sono rivolti a un esperto del campo, Paolo D’Amore, nome di punta della mixology lucana e bar manager del 292 di Montalbano Jonico (Matera), che ha messo a punto la formula di GinUino e che ne ora ne “divulga il verbo” in qualità di brand ambassador.

Spirito lucano

Una ricetta frutto di due anni di ricerca, che prevede una lavorazione interamente artigianale e il solo uso di materie prime selvatiche, non trattate, della regione. Tutte raccolte in Lucania sono infatti le 12 botaniche (sei delle quali tenute segrete) utilizzate, alcune delle quali delle vere eccellenze del territorio. A partire dalle bacche di ginepro, ingrediente principe di ogni gin: quelle qui utilizzate sono di ginepro coccolone, che cresce sulle dune della costa jonica, con la sua caratteristica nota sapida. Proseguendo con il peperone crusco, “opera d’arte della cucina lucana”, che dà unicità al prodotto finale, e le foglie di ulivo, che ne caratterizzano il retrogusto intenso. E, ancora, la camomilla selvatica, che dona morbidezza e attenua il potere amaricante delle foglie di ulivo, la radice di liquirizia, che dolcifica l’apporto acido del peperone crusco, e il rosmarino del Pollino, che dà al tutto un tocco di freschezza.

A settembre nei cocktail bar

Imbottigliato a mano in un’elegante bottiglia rettangolare (formato 50 cl), chiusa con sigillo in ceralacca, anche questo applicato a mano, GinUino (alc 43% in vol), che sarà distribuito su tutto il territorio italiano da settembre (l’azienda sta concludendo un accordo con un importante distributore nazionale) è un prodotto perfetto per la miscelazione, sia da utilizzare per dare nuove sfumature di gusto a grandi classici, a partire dal Martini Cocktail e il Gin&Tonic, sia per dare vita a originali creazioni. Un esempio è Mar-t-uo, primo signature GinUino, firmato da D’amore: un twist sul Martinez, dove il nuovo gin si miscela a Lucano Anniversario, Maraschino, orange bitters e soluzione salina, completato da una decorazione composta da una foglia di ulivo.

La ricetta di GinUino

Mar-t-uo di Paolo D'Amore

Mar-t-uo GinUino

Ingredienti:

4,5 cl GinUino, 3 cl Lucano Anniversario, 1,5 cl Maraschino Luxardo, 2 dash orange bitters, 1 dash soluzione salina

Preparazione:

stir and strain

Bicchiere:

coppa cocktail

Decorazione:

una foglia di ulivo

Pasticceri alla prova del panino

Giacomo Besuschio
Gusti in equilibrio fra dolce e il salato, frutta, verdura e specialità locali. Sono tre panini di altrettanti pasticceri, sfidati a mettere in mostra la loro creatività dall'Accademia del Panino Italiano

Il panino può essere star anche in pasticceria. E quelli che presentiamo qui sono tre panini speciali. Opera di Giacomo Besuschio della storica pasticceria di Abbiategrasso, Galileo Reposo di Peck a Milano e Nicola Oliveri dalla Pasticceria Olivieri 1882 di Arzignano (Vicenza). Sono i tre pasticceri che hanno raccolto l’invito dell’Accademia del Panino Italiano di creare un panino esemplare. Spiega Barbara Rizzardini, direttrice della Accademia: «Uno dei compiti dell’Accademia è suscitare negli addetti ai lavori ispirazione attorno al tema panino che non è un concept gastronomico destinato solo ai Maestri del Panino. Dopo l’esplorazione nell’alta cucina, abbiamo lanciato nel 2019 la sfida anche al mondo pasticceria, anche su impulso della nostra collaborazione con Lavazza, che ci ha spinto a concepire il panino anche come creazione dolce, in sintonia con la caffetteria. E il mondo della pasticceria professionale ci sta insegnando che il panino può davvero nascondere e unire creatività alla ineccepibile tecnica richiesta dalla pasticceria. Lo abbiamo testato attraverso i Panino Tour di Accademia, i reportage che abbiamo realizzato presso indirizzi prestigiosi».

Le proposte

Giacomo Besuschio (foto in apertura) ha pensato a un panino dolce-salato. «L’idea è quella di riprodurre la michetta milanese e per farlo ho realizzato una pasta bignè. Ho farcito il panino con prosciutto cotto piastrato, pomodorini confit, pralinato alla nocciola da noi realizzato con 60% di nocciola trilobata del Piemonte, cremoso di ricotta salata e zest di limone, nocciole tostate per dare croccantezza. Sopra alla pasta bignè un craquelin dolce, terminato con zucchero a velo per ricordare la farina e polvere di pomodoro per dare acidità». Galileo Reposo ha ideato invece un “Panettoast”, un toast che mescola verdura e frutta, somma consistenze e crea un equilibrio inedito, al sapore di Natale. Fra le fette di panettone tostato in padella troviamo pomodoro, finocchio, crema di mascarpone vaniglia e lime, mango, fettine di arancia e lime, barbette di finocchio, polline disidratato e fettine di mela verde. Infine, Nicola Olivieri ha puntato sul salato e sul territorio, con pane in cassetta, bondiola di Sant’Agata (insaccato tipico della zona di Arzignano), cavolo cappuccio con salsa balsamica e senape con crema al rafano.

Il cupping, esercizio fondamentale per valutare la qualità di un caffè

Preparazione delle tazze per il cupping
Preparazione delle tazze per il cupping

Con la riapertura degli spazi formativi sul caffè torna attuale il suo assaggio che, anche con le nuove norme al fine di ridurre le possibilità di contaminazioni crociate, è un protagonista per chi opera nel settore ed anche per i coffee lover. Poche parole evidenziano la sua grande importanza: si tratta infatti del metodo più antico e inossidabile per valutare la qualità di un caffè.

Paolo Milani
Paolo Milani

“Prima di tutto è bene fare un po’ di chiarezza - afferma Paolo Milani, assaggiatore ufficiale CSC -. L’assaggio alla brasiliana si fa con un caffè tostato pochissimo e serve solo per sentire se un caffè ha dei difetti importanti, come ad esempio medicinale o stallatico. Il cupping come viene per lo più proposto (ed erroneamente chiamato alla brasiliana) è realizzato con un caffè tostato chiaro (non chiarissimo), che ha avuto modo di sviluppare i suoi aromi, dunque permette di coglierne i difetti, ma soprattutto i pregi. Le diverse lavorazioni del caffè crudo conferiscono una complessità molto interessante, tanti aromi diversi che un buon allenamento consente di sentire distintamente”.

Versata l'acqua si forma la crosta in superficie
Versata l'acqua si forma la crosta in superficie

Con entrambi i metodi il caffè in grani viene pesato (8,25 grammi) e posto nel bicchiere o nella tazza, quindi ogni dose è macinata separatamente, al fine di isolare eventuali difetti che altrimenti si distribuirebbero su più tazze. Sul macinato si versa poi rapidamente l’acqua (150 ml) tra 93 e 95°C: sul liquido si forma lentamente una crosta che quattro minuti dopo la versata si rompe e si toglie delicatamente, annusando il caffè nei diversi contenitori. Trascorsi altri 3-4 minuti si può procedere all’assaggio con l’apposito cucchiaio dalla forma tonda, che permette di prelevare la giusta quantità di bevanda e ne favorisce l’aspirazione. “Prima di cominciare consiglio di immergere il cucchiaio nel caffè e portarlo al labbro inferiore per verificarne la temperatura: se ci si brucia la lingua con il caffè bollente non si potrà effettuare una buona sessione di assaggio - riprende Paolo Milani -.

Cucchiaio per l'assaggio
Cucchiaio per l'assaggio

È bene risucchiare con vigore il liquido, al fine di irrorare bene tutto il cavo orale: si farà rumore, ma non è un segno di cattiva educazione, bensì un’operazione necessaria per potere cogliere odori e sapori del caffè. Al primo assaggio consiglio di focalizzarsi sulle macro famiglie, ovvero corpo, acidità, dolcezza e amarezza. Poi, con un secondo o più assaggi si andranno ad analizzare i sentori particolari che fanno capo a ogni voce”.

È un esercizio fondamentale per potere effettuare una vera scelta di gusto nella selezione del caffè da offrire al banco bar e per aiutare il cliente a riconoscere e premiare la qualità.

Paolo Milani, è assaggiatore ufficiale Csc - Caffè Speciali Certificati, formatore di Sca - Specialty Coffee Association, e titolare della caffetteria livornese DrupaCaffè. Ogni suo corso comprende una sessione di assaggio: una competenza indispensabile per chiunque opera nel mondo del caffè.

Cosmic, la confezione limited edition che racconta la magia di Don Papa

Cosmic Don Papa

È disponibile anche in Italia, distribuita da Rinaldi 1957, Cosmic, la nuova confezione in edizione limitata di Don Papa, che celebra il mondo mistico al quale il rum filippino fa riferimento.

Realizzata da un team di artisti, la nuova confezione rappresenta un’ipnotizzante festa ispirata dalle gesta di Papa Isio, l’eroe filippino che accompagna Don Papa fin dai suoi esordi e la cui immagine è impressa sulle etichette del rum. Al secolo Dionisio Magbueles, Papa Islo, inizialmente caposquadra di una piccola piantagione di canna da zucchero, grazie al suo carisma e al suo coraggio è stato uno dei protagonisti della lotta di liberazione filippina alla fine del XIX secolo. Lotta che i filippini condussero nel 1890 contro le truppe spagnole, che dal 1565 occupavano l’arcipelago, e poi nel 1899 contro le truppe americane, che erano subentrate a quelle spagnole facendo del Paese un protettorato degli Stati Uniti fino al 1946. Ma Papa Islo era anche un babaylan, un guaritore e sciamano e per questo riuscì a esercitare ha potuto portare la popolazione a ribellarsi. Un ascendente nei confronti della popolazione che Papa Islo riusciva a esercitare anche in quanto babaylan, un guaritore e sciamano, portandola a ribellarsi agli oppressori.

E proprio questo mondo mistico e il concetto di cosmo è ciò che gli artisti hanno voluto mettere al centro di Cosmic. La nuova confezione rappresenta infatti l’isola di Negros, dove Rum Papa viene prodotto, con le sue montagne e i suoi vulcani e il mare che la circonda. In questo cosmo che domina la Terra compare la figura di Papa Isio, circondato da elementi tropicali e da diversi occhi che sorvegliano e si prendono cura dello spirito delle Filippine. Il risultato è un lavoro di grande fascino e impatto che, ancor più delle precedenti limited edition, esplora più in profondità il mondo magico, ipnotico e tropicale di quest’isola e di rum Don Papa.

All’interno della confezione è custodita la bottiglia di Don Papa 7 anni, prodotto con melassa di alta qualità ottenuta dalla canna da zucchero “noble” coltivata sull’isola di Negros, più di preciso nella sua parte occidentale, un fertile territorio vulcanico dominato dal monte Kanlaon e caratterizzato da un clima particolarmente caldo e umido che lo rendono uno degli ambienti più vocati per questa coltivazione. Invecchiato sette anni in botte di quercia americana, questo rum si caratterizza per il suo gusto intenso e per il finale riporta note di vaniglia, miele e frutta candita.

Quattro nuovi bicchieri arricchiscono la collezione Bach di Bormioli

Bormioli nuovi modelli Bach

Quattro nuovi modelli, pensati per valorizzare la cocktail art arricchiscono la collezione Bach di Bormioli Luigi, che ora comprende ben tredici referenze fra bicchieri, coppe, flûte e bottiglie. Una collezione risultato di un minuzioso lavoro di ricerca che ha interessato sia il lato estetico sia quello della funzionalità. Il primo caratterizzato da un elegante design multisfaccettato di ispirazione vintage, che strizza l’occhio alle linee di moda negli anni Quaranta e Cinquanta, ma rivisitato in chiave contemporanea. Il secondo dall’utilizzo di un vetro sonoro superiore che garantisce una serie di caratteristiche che rispondono in pieno alle esigenze dei locali.

A ogni cocktail il suo bicchiere

Le coppe Vintage Cocktail e Rétro Fizz, il calice Gin Glass e il piccolo bicchiere da liquore sono le quattro novità, ognuna progettata e realizzata guardando a specifiche tipologie di cocktail e bevande e alle tendenze più interessanti dell’attuale panorama della miscelazione.

Vintage Cocktail Bach BormioliParticolarmente indicata per il servizio di drink vinosi è la Vintage Cocktail (capienza di 25 cl), che si presenta con una forma conica rovesciata, la cui linea slanciata è ulteriormente valorizzata dalle fitte sfaccettature.

Rétro Fizz Bach BormioliLa coppa Rétro Fizz (capienza di 26 cl) ha invece una forma delicatamente bombata alla base. Come suggerisce il nome è stata studiata per il servizio dei fizz cocktail, molto apprezzati durante l’estate in quanto freschi e dissetanti.

Gin Glass Bach BormioliMolto ampio e capiente (60 cl), Gin Glass è caratterizzato da una grande coppa dalla base squadrata e si presta al servizio dei numerosi long drink a base di gin, a partire dal mitico e intramontabile Gin&Tonic.

bicchiere liquore Bach BormioliCompletano le nuove entrate il bicchiere da liquore (capienza di 7 cl), dalla forma cilindrica e percorso come gli altri modelli della collezione da fitte sfaccettature: un piccolo gioiello di eleganza per connotare con un tocco di stile il servizio dei classici dopocena.

Un materiale dalle alte prestazioni

Come tutti i pezzi della collezione, i nuovi modelli sono realizzati in SON.hyx, un vetro sonoro superiore senza piombo, sviluppato da Bormioli e protetto da brevetto, caratterizzato da straordinaria trasparenza e brillantezza, grazie al bassissimo contenuto di ferro. Caratteristica che gli regala una sensazione di leggerezza e quasi di immaterialità e di restituire in tutta la sua pienezza il colore reale del liquido contenuto. Le proprietà del vetro, combinate a particolari processi produttivi, garantiscono poi ai prodotti una notevole resistenza meccanica e ai lavaggi industriali, che consentono loro di conservare le caratteristiche di trasparenza e brillantezza iniziali anche dopo oltre 3000 lavaggi in macchine professionali.

Infine, tutti i calici presentano gli steli rinforzati attraverso un trattamento anti-abrasione Titanium Reinforced, altro brevetto di Bormioli, che ne aumenta la resistenza alle rotture.

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