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Alla ricerca dell’Artista del panino 2020: al via il concorso

Artista del panino 2020

L'1 luglio ha preso ufficialmente il via dell’Artista del Panino 2020, il concorso organizzato da Vandemoortele in collaborazione con Bargiornale e ormai giunto alla quinta edizione. Chi verrà eletto alla carica dopo Giorgio Borrelli, Marco Carrieri, Gianpietro Sartori e Giacomo Dini, i primi quattro professionisti che si possono fregiare di questo titolo? Lo scopriremo l’anno prossimo durante la finale che si terrà entro il 30 giugno a Milano (la data verrà definita prossimamente).

  • “Altro…”

    Per cominciare sappiate che non ci saranno semifinali sul campo com’è avvenuto lo scorso anno. Purtroppo la situazione sanitaria lo impedisce. Ci sarà però una selezione, tra tutte le ricette pervenute in redazione, che vedrà le 20 migliori creazioni essere pubblicate sul sito www.artistadelpanino.it e messe vaglio di chiunque desidererà votare per la propria ricetta preferita.

    Ma andiamo con ordine. Prima cosa da fare, per chi vuole partecipare è quella di iscriversi al concorso mandando fino a tre ricette alla redazione di Bargiornale.

    Le date utili per inviare la vostra creazione sono comprese tra l’1 luglio 2020 e il 20 ottobre 2020 (ricordatevi che quest’anno per partecipare, dovete inviare anche un video della preparazione). Per fare tutto basta che seguiate il link in questa pagina.

    Dopo il 20 ottobre la giuria tecnica selezionerà 20 ricette che saranno ammesse alla seconda fase, una sorta di semifinale on line alla quale tutti potranno esprimere il loro voto. Questa, infatti, consiste nella presentazione al grande pubblico delle 20 ricette prescelte. Sarà il pubblico stesso, tramite votazione on line, e poi la giuria composta dai quattro Artisti del Panino che si sono aggiudicati il concorso nelle edizioni precedenti a decretare gli otto finalisti che parteciperanno alla finale e alla superfinalissima dell’anno prossimo. Ricordate che sarà possibile votare tra il 15 novembre 2020 e il 15 dicembre 2020.

    Chi vuole partecipare deve sapere innanzitutto che i panini devono essere preparati partendo da una delle dieci referenze Agritech previste quest’anno (e che potete vedere nella galleria fotografica che pubblichiamo). Le referenze sono: Ciabattina di semola pretagliata; Pangog al tè matcha; Focaccino curcuma e lino; Croissant vuoto al burro; Sofficello multicereali; Pangog alla barbabietola; Focaccia ligure all’olio; Barretta ai cereali; Bocconcino romagnolo; Focaccia toast integrale. Per il resto il tema è libero e gli ingredienti che si possono prevedere sono a totale scelta del concorrente.

    Ricordate anche che i criteri di valutazione (che possono guidare la creazione della ricetta) sono: l’abbinamento degli ingredienti, l’originalità della ricetta, l’estetica, la velocità di preparazione (fissata comunque in massimo 10 minuti), la presentazione della ricetta in video.

    Cliccando sul link in evidenza planerete sulla pagina dove trovate il regolamento, il disciplinare dell’Accademia del panino Italiano e il form per la registrazione necessaria all’invio della o delle ricette (massimo tre come dicevamo) e quindi alla partecipazione al concorso.

    Quindi forza. Chi di voi sarà l’Artista del Panino 2020? R.Ba

Elective con Autotamper, la pressatura è automatica e costante

L'autotamper di Elective
Il macinacaffè Elective di La Cimbali visto dall'alto senza tramoggia
Il macinacaffè Elective di La Cimbali visto dall'alto senza tramoggia

La costanza del prodotto in tazza può essere un problema per i locali altovendenti, che vedono alternarsi alla macchina espresso e al macinacaffè più baristi (dunque più mani) nel corso della giornata. Nella riuscita di un buon espresso la corretta macinatura e una pressatura costante svolgono un ruolo importante. Sono esigenze alle quali il macinacaffè on demand Elective de La Cimbali risponde al meglio. Grazie a un sistema Bluetooth di collegamento con la macchina espresso effettua un monitoraggio e una regolazione costante del macinato. Inoltre è disponibile nella versione con Autotamper che realizza una pressatura automatica del caffè direttamente nel portafiltro, assicurando in ogni momento della giornata una pressione costante, che si può impostare su tre livelli di intensità, rendendo più fluido il lavoro del barista e più costante il risultato in tazza.

Macinacaffè on demand Elective con Autotamper
Macinacaffè on demand Elective con Autotamper

Elective ha un design compatto (misura 215L x 400P x 580H mm), e permette l’utilizzo di una macchina dalle prestazioni eccellenti anche in spazi ridotti. La tramoggia è bilanciata e può essere appoggiata sul piano di lavoro, dove rimane ben stabile e consente di effettuare le operazioni di refill in modo semplificato, come pure la pulizia. Il display touch da 4.3” è semplice da utilizzare, completamente personalizzabile e con una regolazione rapida delle macine piane da 64 mm. La scelta e la configurazione dei programmi da eseguire sono nelle mani del barista che può contare su un set di impostazioni su misura. Ad assicurare una temperatura in camera di macinatura sempre sotto controllo, evitando qualsiasi surriscaldamento, ci pensano il motore dotato di un inverter a basso dispendio energetico e un sistema di ventilazione realizzato per Elective; grazie a ciò è possibile mantenere ed esaltare il profilo aromatico e le caratteristiche organolettiche di ogni tipo di caffè anche quando la macchina è sottoposta a ritmi intensi di lavoro. Infine, l’accessibilità è semplice, immediata e sicura, per effettuare le regolazioni e il ciclo di pulizia in sicurezza. Elective pesa 19 kg.

Porchetta alle erbe, la nuova Piùgusto nata dal concorso di San Carlo

San Carlo Piùgusto Porchetta alle Erbe

È un’espressione dello street food e della tradizione culinaria italiana Piùgusto Porchetta alle Erbe, la nuova referenza di chips San Carlo. Una nuova ricetta creata dalla torinese Francesca Biglio, 32 anni, vincitrice del concorso Crea la nuova Piùgusto – taste hunter edition, con il quale l’azienda milanese sfida taste hunter, cacciatori di gusto e gli amanti delle patatine a mettere a punto originali abbinamenti di sapori, per dare vita a nuovi gusti di patatine che poi entrano nella limited edition Piùgusto.

Concorso che Biglio, amante della cucina e appassionata sperimentatrice tra i fornelli, si è aggiudicata con il suo abbinamento ispirato ai sapori intensi della tradizione italiana, unendo il gusto deciso della porchetta, cotta al forno e lavorata ad arte, ai profumi mediterranei di un mix segreto di spezie ed erbe aromatiche.

Abbinamento che i giudici hanno premiato tra le oltre 143.000 ricette inviate per questa quinta edizione del contest, dove l’abbinamento andava creato scegliendo tra gli oltre 150 ingredienti disponibili, attraverso un viaggio virtuale nei 5 continenti. Quinta edizione che si è caratterizza anche per l’alta partecipazione del pubblico dei millenials e della generazione Z, con quasi la metà degli iscritti appartenenti alla fascia di età compresa tra i 18 e i 30 anni.

Francesca Biglio Piùgusto Porchetta alle ErbeLa vincitrice (nella foto qui a fianco) si è aggiudicata un viaggio di una settimana per due persone tra Spagna e Marocco, dove la aspettano esperienze uniche come degustazioni esclusive e visite ai più importanti mercati alla scoperta di nuovi gusti e sapori. Una vera e propria Taste hunter experience, sulle orme di Nina, la moderna cacciatrice del gusto protagonista della campagna di comunicazione San Carlo, che gira il mondo alla scoperta di ingredienti e abbinamenti sempre nuovi. Al viaggio si aggiunge poi una soddisfazione ancora maggiore: l’ingresso della sua ricetta nella gamma Piùgusto, dove va ad aggiungersi alle referenze già esistenti Vivace, Pomodorini di stagione, Lime e Pepe Rosa, Paprika e Mango.

Piùgusto Porchetta alle Erbe sarà infatti in distribuzione nel canale bar, nei formati da 0 e 70 g a partire dal prossimo mese di luglio.

Bid for Recovery, la super asta a sostegno dei locali di 50 Best

50 Best bars Bid for Recovery

La più grande asta a favore del mondo bar. È così che si annuncia Bid for Recovery, l’iniziativa solidale lanciata da The World’s 50 Best Bars, l’organizzazione che stila la classifica dei 50 migliori bar del mondo.

Una super asta che si svolgerà sul web dal 3 al 12 luglio con lo scopo di raccogliere fondi per sostenere la ripartenza dei locali di tutto il mondo colpiti dalla crisi finanziaria generata dalla pandemia.

La nuova iniziativa è parte del progetto 50 Best for Recovery, il fondo a supporto dei locali in difficoltà lanciato lo scorso mese, e propone oltre 130 lotti messi a punto e offerti dai bartender dei locali nella lista dei World’s 50 Best Bars e dai grandi brand della bar industry. Lotti che comprendono imperdibili cocktail e drink experience, prodotti unici e rari, drink tour nelle capitai mondiali della miscelazione, tour gastronomici, la partecipazione a gradi eventi e molto altro. La selezione completa dei lotti sarà disponibile per la visualizzazione da lunedì 29 giugno sul sito www.50BestForRecovery.com, lo stesso sul quale verrà condotta l’asta.

Insomma, grandissima è stata la generosità di bartender e brand che si sono dati molto da fare per creare proposte imperdibili per gli amanti del bene bere per raccogliere quanti più soldi possibile e dare così una mano alle realtà, purtroppo ancora tante, che fanno fatica a ripartire.

Sovvenzioni dirette ma non solo

Aiuto che arriverà ai locali in diverse forme. Gran parte delle risorse sarà donata sotto forma di sovvenzione diretta, con tetto massimo di 5000 dollari (4460 euro) per locale. Per accedere alla sovvenzione occorrerà presentare domanda, sarà possibile farlo nel prossimo mese di luglio, sulla base di una serie di criteri che verranno pubblicati nelle prossime settimane. Un’altra quota di fondi sarà invece destinata alle organizzazioni senza scopo di lucro che si stanno muovendo a sostegno delle realtà dell’ospitalità e dei loro dipendenti. In totale sono state individuate 9 associazioni in tutto il mondo, tra le quali l’italiana Ambasciatori del Gusto. Le altre sono: Lee initiative’s restaurant reboot relief program (Usa), Black urban growers (Usa), Nosso prato (Brasile), Eat out restaurant relief fund (Sud Africa), la National restaurant association of India’s feed the needy campaign (India), Horeca next (Belgio), Singapore cocktail bar association (Singapore) e Chefs for Spain, spin off spagnolo di World Central Kitchen.

Infine, 50 Best collaborerà con Social gastronomy movement, una rete globale di organizzazioni in 38 paesi diversi, per sostenere il suo Food solidarity fund, progetto solidale che vuole fornire un milione di pasti alle persone più bisognose nel mondo.

Alcune anticipazioni

In attesa di scoprire l’insieme delle proposte messe all’incanto, ecco alcune anticipazioni su quanto sarà possibile acquistare.

Un soggiorno a Parigi per due persone per assistere alle finali femminili del torneo di tennis Roland Garros, offerto da Perrier, con due notti al luxury hotel George V e cene a Le Cinq e Le George e un laboratorio di profumeria presso una delle più importanti profumerie della città.

Un tour di tre giorni per due persone tra i locali di New York con una guida d’eccezione: Linden Pride, proprietario del Dante, al primo posto nell’ultima classifica dei 50 migliori bar del mondo. Il pacchetto include tre notti presso un albergo di lusso della città, le cene e un kit Negroni che gli ospiti troveranno nella loro camera per dare subito il via ai festeggiamenti.

Una Time Capsule experience di Mr Lyan, al secolo Ryan Chetiyawardana, il pluripremiato mixologist del Dandelyan di Londra, premiato al primo posto dei World’s best bars nel 2018. Un’esperienza di puro godimento sensoriale, nella quale l’artista della miscelazione guiderà l’ospite in una sessione di degustazione di alcuni degli spirit e vini rari della sua rinomata collezione privata, per poi creare un cocktail in bottiglia, etichettata a mano e sigillata, su misura per l’ospite.

Agli appassionati di bourbon super esigenti Michter, per la prima volta in assoluto, offre la possibilità di farsi imbottigliare il suo famoso Michter's 10 Year Kentucky Straight Bourbon, scegliendo direttamente tra la sua selezione di botti (120 bottiglie).

Un viaggio dal nord al sud dell'Italia nel lusso a cinque stelle con Disaronno.

Un tour alla scoperta del cuore di Milano e una Campari cocktail experience.

Inoltre, tra le offerte non mancheranno rare bottiglie di spirit, lezioni private di miscelazione e di cucina, con rinomati bartender e chef, tour nelle regioni vinicole e feste private.

Aumento commissioni Pos: l’ennesima fake news

commissioni Pos
Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Nei giorni scorsi vari quotidiani e alcuni mezzi d’informazione di settore hanno riportato la notizia di un aumento del 30% sulle commissioni per i pagamenti con carta di credito imposto ai commercianti da Nexi, il gruppo che gestisce le infrastrutture per i pagamenti elettronici per circa 150 istituti bancari con i quali collabora. L’aumento sulle commissioni andrebbe ad annullare il beneficio prodotto dall’introduzione del credito d’imposta del 30% sulle commissioni pagate dagli esercenti sui pagamenti ricevuti con Pos.

Il dibattito sul delicato argomento sarebbe stato aperto, secondo quanto riporta il quotidiano Il Tempo, da Maurizio Lupi, presidente della formazione politica Noi con l’Italia, che ha svelato una lettera inviata da Nexi ai commercianti, con la quale si comunica una modifica contrattuale per ridurre le commissioni per i circuiti di pagamento stranieri dal 4,45% al 2,29% sul transato e aumentare invece quelle per Visa, Maestro e MasterCard, le più usate dagli italiani, dallo 0,97% all’1,24%.

Ma come stanno effettivamente le cose? Davvero in questo momento così delicato Nexi ha deciso di aumentare le commissioni agli esercenti, baristi compresi? Lo abbiamo chiesto direttamente all’azienda.

Nexi smentisce un incremento generalizzato e precisa: «L’adeguamento dei prezzi riguarda solo poche migliaia di esercenti, meno del 2% di tutti i commercianti italiani, clienti di una delle 150 banche alle quali la società fornisce i servizi».

Nexi, ci fa notare una fonte interna, «non ha discrezionalità nell’aumentare le commissioni sui pagamenti, che è invece una prerogativa degli istituti bancari che si rivolgono a noi. In questo caso, uno degli istituti bancari nostri clienti ha deciso, già nel 2019, una rimodulazione commerciale per adeguare i suoi prezzi, che erano sotto la media di mercato».

La lettera in questione sarebbe stata inviata lo scorso febbraio e, sottolineano in Nexi, «non ha alcuna correlazione con l’emergenza scaturita a seguito del Covid-19».

Se vuoi approfondire il tema, scarica lo speciale pagamenti digitali

L’Atelier di Barcellona. Anche la Spagna torna a luccicare

L'Atelier Barcelona
Tinte dorate, giochi di riflessi e originali soluzioni espositive fanno della pasticceria L'Atelier uno spazio glamour

Nella città più internazionale della Spagna, la solare Barcellona, nasce uno spazio in cui convivono pasticceria, bakery e scuola di cucina. L’Atelier Barcelona. A prima vista, i bagliori dell’oro e il luccichio del vetro lasciano pensare che si tratti di una gioielleria e l’idea non è del tutto sbagliata: certo, qui non si vendono gioielli, ma entrando si ha l’avvolgente percezione di essere racchiusi in una teca di cristallo, tra gemme e preziosi.  Siamo in pieno centro, in un quartiere, l’Eixample, a poche vie dalla monumentale Placa de Espanya e l’Atelier, commissionato dai due soci pasticceri Eric Ortuño e Ximena Pastor, è un progetto dello studio IDEO Architectura, che ha trasformato uno spazio vuoto di 500 mq in un creativo locale. E creativo lo è di certo: il nome Atelier, infatti, vuole richiamare un luogo dove si crea, si sperimenta, un luogo, in poche parole, dove si fa arte, sia che si tratti di dolci che di moda o pittura.

Laboratorio e pasticceria, un unicum in armonia

Un luogo però che di solito, rispetto alla vetrina dove i risultati di questo processo artistico sono esposti, è esteticamente messo in secondo piano. Eric e Ximena però non erano così convinti che questo luogo creativo dovesse rappresentare un ambiente avulso dall’esposizione, perché loro, dietro le quinte, ci lavorano quotidianamente: volevano invece che tra laboratorio e pasticceria non ci fosse alcuna differenza stilistica. Da qui è nata l’idea. Dice la progettista Virgina del Barco che «Se un laboratorio è legato a un’immagine di disordine creativo, perché non unire in un unico spazio questo caos entropico con la perfetta armonia che solitamente regna in una pasticceria?». Partendo da questo spunto, lo studio Ideo ha iniziato a lavorare al progetto lasciando i locali con le loro “imperfezioni” ed “elementi di disordine estetico” a vista, come i muri in cemento, i tubi e i pluviali, e li hanno ricoperti solo con un sottile rivestimento: uno strato traslucido e scintillante come una custodia per gioielli. «In questo modo – continua la progettista - due mondi apparentemente contrari sono uniti da una doppia natura architettonica: uno strato esistente, robusto e imperfetto e un altro strato nuovo, bello e delicato». Alle pareti sono stati applicate lastre da 33 cm di Thermoclear, un policarbonato semitrasparente, lasciando uno spazio di 20 centimetri dalle mura del negozio. Questa soluzione riveste non solo le pareti ma anche il soffitto, creando un gioco di riverberi che si riflettono sulla pavimentazione a lastre di gres ceramico lucido. L’esposizione dei dolci e la vendita sono organizzati in un unico locale, affacciato su strada, con un articolato bancone che è il fulcro attorno a cui ruota tutta l’attività e che non solo divide l’ambiente virtualmente in due ma fa anche sia da piano d’appoggio sia da espositore. Un altro banco, proprio davanti alla vetrina ad attirare l’attenzione di chi entra, esibisce sotto cloche refrigerate e illuminate alcune delle proposte dolci: gli si può girare intorno, proprio come racchiudesse opere d’arte, così da rendere l’azione di scegliere il proprio dolce un’esperienza più coinvolgente.  A questi elementi aggiungono una serie di tavoli e alcune sedie per la degustazione, freestanding per non interrompere quella sensazione di volume di cristallo che permea il locale. Da questo ampio spazio si accede alla zona laboratorio, organizzata con ufficio, servizi, spogliatoio aula di pratica e aula auditorium: anche qui è stato utilizzato il sistema di pannelli in policarbonato per rivestire e per modellare le pareti divisorie, creando setti e comparti, così da separare fisicamente ma non esteticamente la pasticceria dal laboratorio. Una volta completato, il risultato rivela lo stato originale della stanza in modo mascherato e diffuso.

Effetto camouflage

Per rispondere alle esigenze di vendita ma soprattutto a quelle espositive, IDEO Architectura ha proposto una soluzione unica con la realizzazione di un bancone ad isola, lungo sei metri. Da un pilastro, vincolo imprescindibile posizionato nel centro del locale, si arrocca questo lungo bancone squadrato che da una parte risulta privo di supporto, mentre dal lato opposto si appoggia a un altro elemento espositore. Sfruttando la verticalità del pilone, parzialmente rivestito dello stesso materiale delle pareti, lastre di policarbonato Thermoclear, è stata inserita una serie di mensole, mentre sul bancone dalla finitura continua in micro cemento grigio poggia una cloche espositiva per i dolci.  Il bancone nasconde al suo interno l’impianto elettrico di refrigerazione che si aggancia alla parete attraverso una struttura grigliata a soffitto in un carico color oro.

Shrub, ossimele e switchel: mille sfumature di aceto nei drink

shrub
I tre preparati a base di aceto da usare nella preparazione dei cocktail: la loro storia e le istruzioni base per realizzare degli homemade

L’utilizzo di preparati a base di aceto come gli shrub, gli ossimele o gli switchel è una pratica sempre più popolare nei cocktail bar di oggi, tanto che verrebbe da credere che siano un’invenzione recente. In verità, usiamo l’aceto nei drink da centinaia di anni. In tutto il mondo.
Per capirne il motivo cominciamo soffermandoci su che cosa sia l’aceto: di fatto, in estrema sintesi, è alcol inacidito. In francese, aceto si dice vinaigre, che vuole appunto dire “vino acido”. Lo si può produrre da qualsiasi base alcolica, ma quello più comune deriva da vino, birra o sidro.
Quando l’alcol è esposto a un’ossidazione, entra in gioco un batterio di nome Acetobacter Aceti, un microrganismo acidofilo resistente perfino a Ph 0, che trasforma l’alcol in acido acetico, che è il principale responsabile del gusto acido dell’aceto.
È ragionevole pensare che i primi casi in cui l’aceto sia stato utilizzato in cucina o nella preparazione di bevande siano dovuti a “incidenti”, in cui il vino era andato a male.
Molte le qualità per cui l’aceto è apprezzato: inibisce la crescita di numerosi batteri, può essere usato come antisettico per potabilizzare l’acqua, può fungere da conservante per erbe, frutta o vegetali.
L’acido acetico aiuta il corpo ad assorbire minerali essenziali come il calcio e il suo sapore acido stimola la salivazione e spegne la sete.
Le prime testimonianze del suo utilizzo nelle bevande risalgono a 6.000 anni fa, quando i Babilonesi fortificavano la loro acqua con l’aceto derivato dalla fermentazione di datteri e uva sultanina. In Cina l’aceto del vino di riso veniva utilizzato come rimedio digestivo e nell’Impero Romano un’infusione di erbe in aceto addizionata di acqua chiamata posca era una delle bevande somministrate all’esercito.

L'ossimele, a base di miele e aceto

Ovviamente, l’aceto liscio è difficile da bere e spesso lungi dall’essere gradevole; nacque per questo presto l’abitudine di miscelarlo a ingredienti dolci come miele, zucchero e melasse, creando preparazioni che fossero benefiche ma anche bevibili. L’ossimele, traducibile in “miele acido”, è una di queste, a base di miele e aceto. Le prime testimonianze risalgono a Ippocrate (V secolo a. C..), che lo prescriveva contro la tosse e per la digestione. Gli erboristi ne hanno tenuta viva la tradizione nei secoli e, grazie alla capacità estrattiva dell’aceto soprattutto con le piante medicinali, numerosi ossimeli sono ancora in utilizzo non solo dall’erborista ma anche dietro i banconi dei bar.

Lo shrub, di origine orientale

La più celebre delle bevande acetate è sicuramente lo shrub, che prende il nome da uno sciroppo di origine Araba chiamato sharbât (traducibile come bevanda). Utilizzato per secoli nei Paesi caldi d’Oriente come aggiunta all’acqua per preservarla e per dissetare, lo shrub arriverà nel XVIII secolo nei ricettari domestici americani come sciroppo per la preparazione di bevande estive gassate o di punch alcolici. Molto spesso gli shrub americani erano e sono a base di frutta, poiché nascono come modo di conservare i frutti tipici dei mesi caldi e di poterli riassaporare durante l’anno sotto forma di bevanda sciroppata.
Il movimento per la Temperanza di fine ’800 ne promuoverà molto l’utilizzo come analcolico rinfrescante e vigoroso. Il metodo più semplice per prepararne uno è infondendo frutta nell’aceto e aggiungendovi poi zucchero o sciroppo di zucchero. Alternativamente, si può macerare lo zucchero insieme alla frutta per 24-48 ore in frigo, aggiungervi l’aceto e mescolando fino a creare un composto omogeneo. Nel caso della frutta è consigliabile sempre un’infusione a freddo, per preservare meglio il sapore del frutto fresco.

Lo switchel, nato ai Caraibi

Di questa famiglia fa parte anche un terzo componente, forse il meno conosciuto: parliamo dello switchel, preparazione tipica delle isole caraibiche a base di aceto (normalmente di canna da zucchero o di cocco, ma nelle versioni attuali prevale l’aceto di mele), zenzero, melassa e acqua. Esattamente come accadde col rum (che molto spesso viaggia a braccetto con lo switchel), arriverà nel Nuovo Mondo nel XVII secolo, diventando famoso come “il punch del contadino” per la sua capacità di alleviare la sete e di fornire apporto calorico ai lavoratori dei campi; una sorta di “energy drink” di altri tempi.
Lo switchel si presta meno a variazioni rispetto allo shrub; ciò non toglie che la melassa possa essere sostituita da diversi tipi di miele e che l’acqua di diluizione possa anch’essa essere aromatizzata con erbe o altro.

Le istruzioni base per gli homemade

Infondere sempre l’aceto in contenitori molto puliti, meglio se precedentemente sterilizzati, in particolar modo se si utilizzano infusioni di frutta o erbe. Gli ingredienti freschi devono essere sempre completamente immersi nell’aceto affinché non vadano a male: se hanno la tendenza a galleggiare, procurarsi un divisore in plastica forata (di quelli utilizzati per le conserve) per tenerli in immersione. Si può utilizzare qualsiasi tipo di aceto, purché
di qualità. Se l’infusione avviene fuori dal frigo, per assicurarsi che l’aceto non vada a male
è opportuno che abbia una acidità almeno del 5% (l’indicazione si trova su tutte le retroetichette).
L’aceto più utilizzato per la preparazione di shrub, ossimele o switchel è quello
di mele, poiché meno acido di altri, dal gusto più tenue e particolarmente adatto a infusioni
con frutta o verdura.
Quello di Champagne o di vino bianco ha un sapore più fresco e fragrante, che può essere interessante con molte erbe aromatiche; l’aceto di vino rosso funziona molto bene con i frutti di bosco.
L’aceto balsamico, essendo il meno acido, si abbina a frutti con maggiore acidità come fragole o ciliegie. Gli shrub hanno una percentuale di aceto sul peso totale che varia dal 10 al 35%, stesso vale per gli ossimele.
La preparazione base di uno switchel prevede su un litro di acqua l’utilizzo di circa 80 grammi di aceto, altrettanti di zenzero grattugiato e 150-200 grammi di melassa
o miele. Lo zenzero deve rimanere in infusione minimo due ore prima di essere rimosso.

When It’s Cocktail Time in Cuba, Basil Woon, 1928

Se vi state avvicinando alla miscelazione cubana, questo libro è senza dubbio uno dei testi fondamentali per iniziare a capire il contesto storico dell’isola caraibica durante gli anni del Proibizionismo americano. Basti citare una delle frasi che troviamo tra le prime pagine del libro: “I have merely amused myself by setting down on paper what the tourist to Cuba will see, do (and drink). Mi sono semplicemente divertito mettendo su carta ciò che il turista a Cuba vedrà, farà (e berrà)".

A dirlo, o meglio a scriverlo, è Basil Dillon Woon (1893 - 1974) di origine britannica, drammaturgo, giornalista e non da ultimo scrittore di diversi testi che dal 1920 al 1940 furono utilizzati per la realizzazione di alcuni film. Ma tra i numerosi lavori pubblicati, uno merita senza dubbio di essere letto; “When It’s Cocktail Time in Cuba” pubblicato nel 1928. Un testo dunque che non è un manuale di miscelazione in cui cercare elenchi di ricette con spiegazioni, utensili e bicchieri ma una fonte storica che racconta di drink, bartender, hotel e locali storici di Cuba negli anni in cui l’arte della miscelazione fiorì sull’isola. Lo stesso Basil è anche autore nel 1927 di un testo dal titolo “The Frantic Atlantic”, che sarà anche il nome di un drink riportato da Harry McElhone nel suo libro “ABC of Mixing Cocktails”.

Nel testo si narra di bartender come Fred Kaufman, inventore di numerosi cocktail in cui il succo d’ananas è il protagonista, facile desumere la sua creazione più importante: Mary Pickford, o come Jennings Cox il sovrintendente delle miniere di Daiquiri (la sua storia la trovate in fondo), a cui viene data la paternità dell’iconico drink cubano a base di rum, lime e zucchero che un altro bartender, Costante Ribalagua Vert, porterà alla notorietà.

Inoltre nel testo vi sono alcune righe dedicate ad un altro storico locale di Cuba il “Sloppy Joe’s” in cui si racconta del curioso aneddoto legato al nome del bar: pare infatti che il nome sia legato ad un rifiuto da parte di Joe di una proposta pubblicitaria da parte di Pop Roberds proprietario dell’Havana Evening News. Nello stesso periodo fu anche creata una commissione sanitaria che doveva controllare sulla pulizia delle Bodegas. Pop sentitosi offeso dal rifiuto scrisse sul giornale che la commissione sanitaria doveva controllare un locale dal probabile nome Sloppy Joe’s (Sloppy che tradotto significa sciatto) in fondo a Zuletta Street. È così che dall’uscita di questo articolo il nome del locale rimase appunto tale.

Altra cosa interessante presente nel testo è questo decalogo che spiegava agli americani che vivono sotto il proibizionismo 8 regole, otto buoni motivi per cui recarsi a Cuba fosse senz’altro un’ottima idea.

“it seems that personal liberty in Cuba may be interpreted as meaning:

  1. You may drink as much as you want to.
  2. You may buy as many drinks for your friends as you wish.
  3. You may chance your luck at the lottery.
  4. You may lose as much money as you desire in the Casino.
  5. You need not carry your marriage certificate with you.
  6. You may stare at the pretty señoritas because such staring in Cuba is a compliment—not a crime.
  7. You need no visa to your passport to enter Cuba; no identity card if you remain.
  8. You must not hit the Chief of Police on the nose.

 

  1. Puoi bere quanto vuoi.
  2. Puoi acquistare tutte le bevande per i tuoi amici che desideri.
  3. Potresti avere fortuna alla lotteria.
  4. Puoi perdere quanti soldi desideri nel Casinò.
  5. Non è necessario portare con sé il certificato di matrimonio.
  6. Puoi guardare le belle señoritas perché un simile fissare Cuba è un complimento, non un crimine.
  7. Non è necessario il visto per il passaporto per entrare a Cuba; nessuna carta d'identità se rimani.
  8. Non devi colpire il capo della polizia al naso.”

La storia del Daiquiri

Sono diverse le storie delle origini del Daiquiri che ne fanno risalire la creazione durante la guerra tra gli Stati Uniti d'America e la Spagna per l'indipendenza cubana (1898), ora ad opera di un marinaio americano, superstite dell’affondamento dell’incrociatore Maine nel porto de l’Havana, ora del Generale Usa William R. Shafter, ora di due ingegneri, l’italiano Francesco Pagliuchi (che divenne anche comandante dei ribelli cubani) e l’americano Jennings S. Cox, impiegati presso una miniera di ferro della baia di Daiquiri. Comune a tutte le storie è l’origine “povera” del drink, a base di un distillato locale di canna da zucchero, il rum, con aggiunta di zucchero e succo di lime, utilizzati sia per rendere più bevibile il distillato, sia come integratori, rispettivamente, di nutrienti e di vitamina C, quindi preziose fonti di energia per sopportare le fatiche della guerra o del lavoro nell’afoso clima dei Caraibi. Per queste virtù fu molto apprezzato anche dagli ufficiali americani di stanza nella base di Guantanamo, che ne favorirono la diffusione anche negli Stati Uniti, mentre a renderlo famoso nel mondo hanno contribuito personaggi del calibro di Ernest Hemingway. Fu lo scrittore colui che dette fama immortale al drink e al Floridita, uno dei locali preferiti dal Nobel dove il Daiquiri venne creato negli anni Trenta dal barman Costantino Ribalaigua, autore del celebre ricettario La Cuna del Daiquiri che trovate nella collezione del Bibliotecario di Bargiornale.

https://en.wikipedia.org/wiki/Basil_Woon

https://www.sloppyjoes.org/anecdotes.htm

Titolo: When It’s Cocktail Time in Cuba

Autore: Basil Woon

Prima pubblicazione: 1928

Stampato da: Horace Liveright

Numero di pagine pdf: 308

Lingua: Inglese

Peso: 10 Mb

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Menù a fianco dei ristoratori con la web-app #ristoriAMOci

#ristoriAMOci cover

Gli operatori della ristorazione hanno uno strumento in più per gestire i servizi legati alla loro attività con facilità e in totale sicurezza. Si chiama #ristoriAMOci delivery, take away and digital menu ed è una nuova web-app che crea menu digitali e gestisce il servizio a domicilio, l’asporto e la prenotazione ai tavoli.

Pensata appositamente per assistere il lavoro dei gestori bar, chef e ristoratori nell’era post Covid, la web-app nasce da un’idea di Menù, azienda modenese tra le principali realtà attive nella produzione e commercializzazione diretta di specialità alimentari per la ristorazione professionale, che dal 1932 lavora a fianco dei professionisti del gusto di tutta Italia, mettendo a loro disposizione non solo prodotti di alta qualità, ma anche iniziative e agevolazioni a supporto dei loro servizi.

#ristoriAMOciIl progetto è nato infatti in piena emergenza sanitaria con l'obiettivo di sostenere e promuovere i locali che svolgevano servizio di food-delivery durante il periodo di lockdown, attraverso la realizzazione della piattaforma web e della pagina facebook #ristoriAMOci a casa. Da qui l'evoluzione nella web-app #ristoriAMOci, un servizio che, grazie alla sua semplice ma avanzata tecnologia, vuole proseguire ad assistere i gestori nella fase di ripartenza e continuare ad agevolare il loro lavoro nel futuro.

Una web-app ricca di funzionalità

Ricca di funzionalità, la nuova web-app consente di consultare il menu in formato digitale tramite scansione del QR code, in modo igienico e sicuro per il cliente, di raccogliere ordini per la consegna a domicilio e per l’asporto, ma anche di raccogliere ordini da location particolari, anche sotto l’ombrellone, e di prenotare i tavoli.

#ristoriiAMOci ristorantiUno strumento, pertanto, utile ai ristoratori per adeguarsi al decreto che incentiva la consultazione del menu su smartphone. E, allo stesso tempo, utile per il cliente, al quale permette di fruire del servizio delivery e take away e di prenotare un tavolo con un semplice click e di vivere la sua esperienza in ambito ristorativo in totale sicurezza.

Come funziona

#ristoriAMOci è una app intuitiva e facile da usare. Aderire è molto semplice: una volta accordato il modello di servizio desiderato è sufficiente inviare il proprio menu tramite foto o qualsiasi altro supporto digitale e lo stesso verrà caricato e reso disponibile nel giro di pochi giorni, permettendo al ristoratore di ricevere gli ordini e le prenotazioni attraverso la messaggistica di whatsapp.

#ristoriAMOci 3#ristoriAMOci è una web-app pertanto non richiede di scaricare applicazioni e aggiornamenti.

La App prevede per il ristoratore solo un canone semestrale di attivazione e gestione e non contempla alcuna commissione sulle transazioni.

logo ristoriamoci

Per ulteriori informazioni:

ristoriamoci@menu.it

Tel. 0535 49711

Il viaggio del team di Canaïma Gin nel cuore dell’Amazzonia

Canaïma Gin

Canaïma Gin, il gin ispirato dalla bellezza, dalla natura e dal mistero dell’Amazzonia, compie 9 mesi dal suo debutto internazionale. Dopo il successo che ha accompagnato la sua introduzione nel mercato europeo, in paesi come Italia, dove è distribuito in esclusiva da Compagnia dei Caraibi, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Francia, Danimarca e Germania, il marchio continua a perseguire la volontà di onorare e migliorare la qualità della vita delle tribù indigene, per preservarne l’eredità. Proprio in quest’ottica, il team internazionale che ha dato vita al nuovo prodotto ha affrontato un viaggio in Amazzonia: 10 giorni di immersione nella giungla per sostenere il lavoro che le comunità locali svolgono con Canaïma Gin.

Canaïma Gin packIn questo viaggio, il team ha visitato le comunità di Sagaray e Wakajarita, nel Delta dell’Orinoco, sulle rive di Caño Manamo. Il team ha lavorato con queste comunità, in particolare con artigiani locali, attraverso la Fondazione Tierra Viva nell’ambito del suo programma di Corporate social responsability. Il 10% delle vendite di Canaïma Gin viene infatti reinvestito localmente per contribuire alla conservazione dell’eredità e della tradizione delle tribù indigene dell’Amazzonia.

Canaïma Gin Warao artisanIl progetto coinvolge oltre 100 artigiani, che stanno sviluppando gran parte dei materiali promozionali e correlati, come glorifier, cestini piccoli e grandi, sottobicchieri e bracciali in fibra di palma moriche e bora, piante tipiche della Foresta, successivamente tinte con coloranti naturali. Da ogni germoglio di queste piante si possono estrarre fibre utili per realizzare 10 braccialetti e una donna può tessere fino a 6 braccialetti al giorno. In questa comunità, anche gli uomini hanno imparato a tessere, trasformando così il progetto in una dinamica familiare.

Grazie al sostegno che questo progetto le garantisce, la comunità ha potuto costruire una Janoko, una tipica casa warao, un esempio tangibile dell’importanza del lavoro svolto e di come le donne possano rendersi indipendenti attraverso un lavoro dignitoso e contribuire a migliorare la qualità della vita delle loro famiglie. «Questo progetto ci riempie di entusiasmo perché stiamo contribuendo con il nostro granello di sabbia a sostenere socialmente ed economicamente queste comunità preziose e spesso dimenticate», ha commentato José Ballesteros, ceo di Diplomático Rum e Canaïma Gin.

Ma non è questo il solo progetto che il brand porta avanti a tutela della Foresta e delle comunità che vi vivono. Canaïma Gin è infatti anche al fianco di Saving the Amazon, che combina tecnologia, applicazioni mobili e potenziale umano delle comunità indigene per combattere la distruzione dell'Amazzonia, collaborando al programma di rimboschimento della regione, attraverso la donazione di alberi che vengono piantati dalle stesse comunità.

Canaïma Gin Angel Falls
L'Angel Falls, la cascata col maggior dislivello al mondo, ben 979 m, che si trova nel cuore dell'Amazzonia

La squadra si è poi recata nel Parco Nazionale di Canaïma. Un viaggio in barca di quasi 9 ore attraverso il fiume Carrao fino alla confluenza del fiume Churún. «Abbiamo navigato tra le cascate e i “tepuys” (montagne a cima piatta che si trovano tra la foresta amazzonica e il fiume Orinoco, ndr), fino a raggiungere il Kerepakupai Vená che significa “immergersi dal luogo più profondo”, meglio conosciuto come Angel Falls. Senza dubbio, una delle esperienze più impressionanti per tutti noi che abbiamo partecipato al viaggio», ha raccontato Simone Caporale, uno dei più noti mixologist internazionali.

Un viaggio che è stata una grande esperienza di apprendimento per verificare l’evoluzione di un progetto che coniuga un profondo rispetto per la natura, un forte impegno a sostegno della popolazione locale e la produzione di un distillato di altissima qualità utilizzando prodotti locali e unici.

Guarda il video del viaggio

Costadoro e Pepino, gelati bio con vero caffè

Gelati bio Pepino Costadoro

L’ampia gamma di gusti di Gelati Pepino, si è arricchita di nuove referenze al gusto caffè grazie alla partnership con Costadoro. Le due aziende nate nella città sabauda alla fine dell’Ottocento hanno unito la qualità del caffè di Costadoro miscela 100% Arabica certificata Bio ed equosolidale con l’innovazione e l’arte del gelato di Pepino che nel 1939 ha inventato il primo gelato da passeggio su stecco: il Pinguino. La sottilissima copertura di cacao fa sì che il gelato non si sciolga e possa essere consumato, anzi gustato, mentre si passeggia.

Pinguino Bio al Caffè Pepino-Costadoro
Pinguino Bio al Caffè Pepino-Costadoro

La particolarità dei nuovi gusti è che per la prima volta il gelato viene prodotto con caffè vero e non con polveri aromatizzate o semilavorati solubili. Inoltre l’intera linea è costituita solamente da prodotti biologici per ottenere la massima qualità senza compromessi, infatti oltre alla miscela  anche il latte e il cacao magro sono certificati Bio.

La linea di Gelati Pepino - Costadoro comprende 4 referenze:

  • Pinguino Bio al Caffè: gelato Bio al caffè con copertura al cacao magro bio - 75 gr
  • Sorbetto Bio al Cold Brew Coffee: sorbetto bio al Cold Brew Coffee, una novità sul mercato, con pochissime calorie (solo 59 Kcal) - 70 gr
  • Coppetta Bio al Caffè: gelato bio nel formato da 80 gr
  • Mezzolitro Bio al Caffè: gelato bio nel formato da 300 gr.
Il classico Pinguino
Il classico Pinguino

Per la produzione dei diversi tipi di gelato inoltre, la miscela 100% arabica Bio di Costadoro viene estratta con metodi diversi col fine di coglierne il migliore aroma in base alle diverse tipologie di gelato: per il Pinguino, la Coppetta e il Mezzolitro viene utilizzato il caffè estratto col metodo filtro di percolazione a caldo; per il Sorbetto, si usa il Cold Brew Coffee, ottenuto col metodo di infusione a freddo.

Costadoro Caffè e Gelati Pepino 1884 fanno parte di Exclusive Brands Torino, la prima rete italiana multisettoriale che raccoglie le imprese di alta gamma promosse dall'Unione Industriale di Torino. Lo scopo è quello di sviluppare e promuovere le eccellenze del made in Italy presenti nel territorio piemontese, diffondendo nel mondo il “saper fare” italiano, la sua qualità unica, l’artigianato della tradizione e la cultura del territorio.

Torna il Vermouth del Cavaliere, storica ricetta di Casa Vena

Vermouth del Cavaliere

Dalla tradizione liquoristica di Casa Vena rinasce il Vermouth del Cavaliere, storico prodotto dell’azienda lucana a base di vino rosso piemontese, zucchero, alcol ed erbe aromatiche. Uno spirit (alc. 18% in vol) dal sapore intenso e deciso, perfetto per la miscelazione, soprattutto per la preparazione di cocktail classici o per dar vita a loro originali rivisitazioni.

La sua ricetta fu creata dal giovane Pasquale Vena quando, a fine Ottocento, fece ritorno nella sua Basilicata per intraprendere quella che sarà la lunga tradizione di amari firmata Lucano. Pochi anni prima della nascita del famoso Amaro Lucano, la produzione di Casa Vena era infatti già nota per un vermouth che poi si sarebbe chiamato “del Cavaliere” in onore proprio del suo fondatore e della nomina conquistata pochi anni dopo per i suoi meriti imprenditoriali.

Le origini di questo vermouth sono molto antiche e partono dal Piemonte, quando un vino rosso dal colore rubino naturale arrivò fino a Pisticci (Matera) per essere arricchito dalla miscela segreta di erbe aromatiche lucane, dando vita al nuovo prodotto dall’inconfondibile aroma. Purtroppo, il giovane Pasquale Vena non poté diffondere il suo Vermouth e neppure iscriverlo alla più famosa kermesse dell’epoca, l’Expo di Milano del 1906, a causa dei trasporti dell’epoca, che ne avrebbero alterato il sapore unico.

Con la Prima guerra mondiale la sua produzione fu sospesa e mai più ripresa fino a oggi, quando innovazione e tradizione si uniscono nuovamente assieme per ridare vita a un prodotto equilibrato e dal marchio inconfondibile, garanzia di eccellenza made in Italy.

Ancora oggi il Vermouth del Cavaliere viene prodotto a Pisticci, utilizzando un vino rosso di origine piemontese, che gli dona una colorazione rubino naturale e non rende necessaria l’aggiunta di caramello. Anche l’etichetta è espressione della storia e delle origini di Casa Vena: una rappresentazione in oro di un Cavaliere che, dopo un lungo viaggio, finalmente conquista la bottiglia, meritato e ambito premio, al quale si aggiungono le medaglie a riconoscimento della partecipazione agli eventi internazionali del 1900.

Dopo oltre un secolo, il riscoperto Vermouth del Cavaliere, torna dunque nei locali della Penisola distribuito in esclusiva da Coca-Cola Hbc Italia, distributore ufficiale dei prodotti Lucano nel canale horeca.

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