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Panettone, il sorpasso dell’artigianale e le leve per crescere: farciture, formati, tipicità regionali

panettone Nielsen

Iconico, importantissimo per la pasticceria italiana e per il mercato: oggi vale circa 210 milioni di euro. Il panettone è questo e altro, e il mercato del lievitato natalizio è sotto osservazione. Ieri sono stati presentati i risultati della seconda edizione della ricerca sul mercato del panettone, promossa da CSM Bakery Solutions e da Nielsen. Una fotografia della campagna natalizia dello scorso anno, che mostra un leggero calo del mercato stesso, ma con la novità di una significativa "inversione" dei pesi, con il primato dell'artigianale a discapito del prodotto dell'industria dolciaria.

Il mercato resta stabile, ma c'è il sorpasso dell'artigianale

Dei 209,4 milioni di euro di valore, il 52% (in crescita dell'1,6% rispetto all'anno precedente) è da imputare ai panettoni artigianali. Il 48% è generato dall'industriale, con un calo del 2,2% rispetto alla campagna 2018 (in questo campo crescono significativamente le private label e i panettoni senza glutine). In sostanza un mercato stabile, con 26 mila tonnellate di pezzi venduti (20% artigianali, 80% industriali). Complessivamente, 6 famiglie italiane su 10 hanno acquistato prodotti da ricorrenza, e le preferenze si concentrano su panettoni tradizionali (43%), panettoni farciti (cioccolato, creme, frutta, 31%) e, in coda, panettoni senza uvetta e canditi (20%) e senza glutine (4%). Sempre con un focus sulle famiglie acquirenti, si nota come il gruppo di chi ha acquistato panettoni artigianali si sia allargato di 120 mila unità, fino a quota 2,4 milioni di famiglie. Crescita che ha compensato in parte la perdita sull'industrial (420 mila famiglie acquirenti in meno rispetto al 2018).

Artigianale: più acquirenti ma cala la spesa media

Di quei 9 milioni e mezzo di famiglie, 7,5 milioni acquistano solo panettone industriale, 2,2 milioni entrambi i tipi di prodotto e 190 mila sono le famiglie di "esclusivisti" del panettone artigianale. Se complessivamente il mercato ha perso famiglie acquirenti totali, c'è stato un significativo spostamento di 100.000 famiglie dal segmento del "solo industriale" a quello definito "overlap", ossia il gruppo di chi consuma entrambi i tipi di prodotto. Dunque, è aumentato leggermente il parco acquirenti del panettone artigianale (+120 mila famiglie), ma è calata di circa 2,3 euro la spesa media. Questi 120 mila "new adopters" dell'artigianale sono maggiormente concentrati nel target più giovane e nel Centro Italia, segno che il panettone artigianale può contare su una base di acquirenti nel prossimo futuro, visto che sta conquistando i più giovani.

Un regalo di qualità, meglio se "firmato"

L'universo di valori che ruota attorno al panettone artigianale, nella percezione del consumatore, è popolato di qualità, fiducia nella fama o nella notorietà del pasticcere. Ma la qualità deriva anche dalle rassicurazioni, dal passaparola o dai consigli raccolti da parenti e amici. I punti di forza, invece, del mercato industriale sono buon rapporto qualità prezzo e l'ampiezza dell'assortimento.

Le strategie per conquistare nuovi clienti

Alla presentazione sono intervenuti, oltre a Niccolò Beati, Nielsen Customized Intelligence Consultant, e Cristiana Ballarini, Activation Director South West Europe & International, CSM Bakery Solutions, anche Matteo Sarzana, Ceo, Deliveroo Italia; Dino Borri, Eataly North America; Marco Pedron, Head Pastry Chef, Ristorante Cracco, Milano; Carlo Meo, docente di Food Experience POLI.design Politecnico di Milano - SPD IULM. Un focus particolarmente interessante è quello sulle opportunità da cogliere per espandere il mercato e portare il panettone artigianale a conquistare nuovi acquirenti. Per intercettare i "non user", pescando tra le 4,2 milioni di famiglie che non hanno acquistato prodotti da ricorrenza natalizia, la leva principale da muovere è quella della maggior profondità dell'assortimento: farciture, formati, prodotti senza uvetta e senza canditi, variazioni sul tema sfruttando ricette regionali. Per agganciare, invece, alcune delle 7,1 milioni di famiglie che hanno acquistato solo panettoni industriali, va mossa la leva del prezzo. Sono, infatti, ben 1,2 milioni le famiglie potenzialmente interessate all'acquisto di un panettone artigianale, a patto di trovarlo con un prezzo significativamente inferiore (intorno al -28%). Tema piuttosto delicato, perché una scelta come questa comporta insieme una sofferenza nei conti della pasticceria e un abbassamento del valore percepito del prodotto. Valgono comunque anche le altre leve, come la varietà di formati e farciture e la spinta sui prodotti "senza".

Assortimento, packaging, distribuzione

In sintesi, sono questi i tre ingredienti chiave per costruire una crescita solida nel mercato del panettone artigianale.

  1. Assortimento e legame con il territorio, con una sempre maggiore offerta di farciture ricercate e ricette regionali.
  2. Confezione, con uno sforo di packaging e presentazione del prodotto coerente con il concetto di qualità e "premium" riconosciuti al prodotto dai consumatori stessi.
  3. Distribuzione, sfruttando sempre più anche i canali alternativi allìacqsuito in pasticceria o nella panetteria, come e-commerce, negozi specializzati in "Made in Italy" e food delivery (canale, quest'ultimo, per il quale il panettone si presta benissimo, per la relativa facilità con cui si può conservare e trasportare il prodotto).

 

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Asporto? Meglio dotarsi delle giuste attrezzature

Stante la normativa in vigore, l’asporto e la consegna a domicilio potrebbero essere per molti un vero e proprio salvagente, che richiede strumenti dedicati per un servizio in sicurezza

Gli stili di consumo nel fuori casa, e quindi anche nel bar, sono in continuo mutamento. Ma i cambiamenti a cui tutti siamo stati costretti nell’ultimo periodo hanno accelerato ancora di più la loro trasformazione. In particolare in due direzioni, take away e delivery, che hanno consentito a molti esercizi di ripartire e, in qualche modo, di ravviare il business.

Una recentissima indagine condotta da Coqtail Milano (community dedicata alla mixology) e da Augusto Contract su 400 consumatori, una quarantina di imprenditori e opinion leader, evidenzia come, tra i cinque trend del fuori casa post-covid, nella ricerca di una nuova normalità i consumatori hanno in alta percentuale fatto ricorso al delivery. Se l’81% degli intervistati frequentava locali da una a tre volte a settimana prima della crisi, ora il 61% ricorre alle consegne a casa con la medesima frequenza. Inoltre, per i locali diventa sempre più importante creare corner, postazioni o sfruttare gli spazi per intercettare la clientela di passaggio con punti “pick-up”, dove si ordina per consumare poi altrove.
Non si tratta di situazioni occasionali. Il repentino cambiamento dei consumi ha in brevissimo tempo trasformato anche l’aspetto delle nostre città, consentendo a molti locali di espandersi all’esterno con i dehors e di diventare ancora più di prima elementi essenziali del paesaggio urbano.

Il delivery di prossimità

Altri dati indicano come delivery e take away, fino a ieri utilizzati soprattutto da grandi gruppi strutturati per questo tipo di servizio, abbiano iniziato a interessare anche locali di piccole dimensioni. Prima dell’emergenza, il delivery nelle grandi città era quasi totalmente appaltato a  società come Deliveroo, JustEat, Glovo, UberEats e quasi completamente assente nelle città di provincia. Da quando è scattato il lockdown, però, il mercato è profondamente cambiato. L’osservatorio nazionale di JustEat ha rilevato, per esempio, come il 90% degli italiani abbia considerato essenziale il servizio durante l’epidemia di Covid-19. Deliveroo ha invece riscontrato che solo il 30-35% dei locali che già utilizzavano la sua piattaforma ha deciso di restare attivo ma anche che, nel frattempo, la richiesta di adesione al suo servizio è aumentata del 30% nel mese di marzo, sulla spinta di esercizi che non avevano mai pensato in precedenza di ricorrere alle consegne.

Uno studio pubblicato dall’inserto L’Economia de Il Corriere della Sera, ha evidenziato che sul totale degli ordini online per il delivery è diminuito del 40% il numero di quelli inoltrati sulle grandi piattaforme nazionali, mentre è cresciuto notevolmente il fenomeno delle cosiddette “consegne di vicinato”, effettuate cioè in autonomia dagli esercizi in un territorio ristretto. Un fenomeno che ha riguardato soprattutto i centri minori, allargando così notevolmente l’area di fruizione del delivery in Italia.

Dai panini ai cocktail

Ma quali sono i prodotti consegnati più di sovente? Non solo piatti caldi o pizze, ma anche il gelato, i cocktail, i panini gourmet e gli ingredienti oppure le materie prime per assemblare a casa le ricette, in un fenomeno che sempre più ha interessato anche le firme, i locali di qualità, gli chef stellati tanto quanto i maestri del panino, alle cui prelibatezze un certo pubblico non ha voluto rinunciare.

Qualche esempio? Sbunda, a Milano, in piazzale Baiamonti, è un format che ha puntato sul “panino calabrese”, a base di salumi, formaggi e sottoli tipici della regione, per alimentare anche il proprio servizio di take away e di delivery. Panini di Mare ha creato un franchising, con punti vendita in Puglia, a Milano e a Torino, che oltre al consumo sul posto prevede asporto e consegna a domicilio. Una soluzione ideata dalla catena è PDM on the road, un motocarro Ape attrezzato sia per le consegne, sia per trasformarsi in punto vendita itinerante, per partecipare a street food festival, ma anche per effettuare servizi ad hoc per feste private, matrimoni e convention quando, ovviamente, tutto ciò sarà nuovamente consentito.

In tutto ciò igiene e attrezzature svolgono un ruolo chiave. In generale, infatti, una richiesta che emerge in modo sempre più chiaro dal pubblico è la garanzia di sicurezza del prodotto anche dal punto di vista igienico. Questa si riflette, a sua volta, su tutta l’organizzazione dell’attività, dalla confezione del prodotto alla consegna. Che si tratti di panini, insalate, drink o pietanze, al di là della bontà del prodotto, diventa ancor più fondamentale il packaging. Alcuni produttori hanno ideato involucri sigillabili, studiati in modo da dare al consumatore l’assoluta garanzia che l’alimento non sia stato in alcun modo toccato da nessuno dopo il confezionamento. Lo stesso vale, nelle postazioni takeaway, per gli erogatori di tovaglioli concepiti in modo da assicurare che l’ospite che ne preleva uno tocchi soltanto quello e non anche quello successivo.

Non vengono meno, comunque, trend già consolidati prima del coronavirus, e in particolare la preferenza del pubblico per packaging ecosostenibili e riciclabili, di cui esiste una ricca proposta sul mercato (nella foto Tapperì di BoxJoy).
La necessità di consegnare prodotti confezionati suggerisce anche l’acquisto di una sigillatrice o di una macchina per il sottovuoto; se poi il prodotto deve mantenere la temperatura, diventa fondamentale dotarsi di strumenti idonei - come le sacche termiche - o di mezzi attrezzati, preferibilmente elettrici, sempre ammessi nelle aree a traffico limitato delle città, dove invece veicoli a benzina o diesel spesso non possono circolare.

Nel numero di Bargiornale di novembre 2020 un'ampia rassegna di soluzioni per il delivery

A tutto Gin: scarica lo speciale di bargiornale

gin e ginepro
gin e ginepro
Scarica gratis lo Speciale Gin di Bargiornale. 50 pagine sui figli del ginepro con notizie inedite sulla sua storia plurisecolare e sui diversi metodi di produzione insieme al progetto di un disciplinare per un Gin Italiano. E ancora: l’esclusivo reportage sulla Gin Week Milanese con 30 ricette firmate dai migliori bar della città e 36 schede di prodotti che non possono mancare nella vostra bottigliera

Il nostro Speciale Gin si apre con una ricerca storica esclusiva curata da Fulvio Piccinino. Il grande esperto italiano di origini della liquoristica vi guiderà tra otto secoli di spiriti a base di ginepro. A partire da un antenato del Jenever ottenuto distillando vino aromatizzato con ginepro, che risale al 1269, secoli prima della creazione del Jenever di Franciscus Silvius. Ed è sola una delle novità storiche che troverete nella sua ricerca. Lo speciale prosegue con la prima proposta di creazione di un “Disciplinare per il gin italiano”.

Vi racconteremo dello spericolato Bargiornale Tour di Rodolfo Guarnieri e del fotografo Matiba che, a bordo di uno scooter nei due giorni della prima The GINweek, hanno toccato la cifra record di 47 locali. Il tutto è accompagnato da 30 super ricette dei migliori cocktail bar milanesi.

Lo speciale prosegue con Maurizio Maestrelli che vi parla di tecniche produttive e di tutte le vie che portano al gin. Perché conoscere la produzione aiuta a spiegare in parte l’enorme successo globale del figlio, o per meglio dire dei figli, del ginepro. Un percorso che tocca tutto lo scibile tra distillazioni tradizionali (steeping e raking comprese) o insolite come vacuum e cold distillation.

E sempre a proposito di gin non poteva mancare l’intervista a Luca Pirola, creatore di TheGINday, l’evento di riferimento per professionisti e appassionati del genere. Una lunga intervista nella quale si è parlato de “Il decennio del gin”. Da quando nel bottigliere c’erano quattro etichette di gin all’ultimo fenomeno del “gin-on-demand”.

In questo speciale abbiamo dato anche i numeri. Quelli veri, del mercato che ci ha fornito l’Osservatorio Tracking Grossisti di IRI. Un’analisi dei trend di mercato nella quale emerge, tra l’altro, che il gin si conferma al primo posto per volumi di vendite nel settore degli spirit.

Non potevano completare il nostro viaggio senza consigliarvi dei prodotti di qualità che possono farvi fare bella figura anche con la clientela più esperta ed esigente. Ecco, dunque, a voi una selezione di 36 gin che abbraccia specialità internazionali e specialità italiane, tutte frutto di metodi e tecniche di produzione diverse o caratterizzate da botanicals originali che sono spesso espressione dei territori di adozione, nonché di ricette tradizionali tramandate da generazioni di distillatori o di sperimentatori. Ciò che emerge, soprattutto, è l’innata biodiversità della categoria e dei distillati contenuti nella presente rassegna, ognuno con una propria marcata personalità. Un’identità rafforzata il più delle volte da bottiglie iconiche e customizzate o da packaging studiati per colpire l’immaginario del consumatore. Nulla è lasciato al caso o all’improvvisazione. Ognuno dei gin che trovate possiede una forza d’attrazione specifica che li distingue e, di fatto, li rende unici. Come sono anche unici e particolari anche i cocktail e i consigli di servizio che accompagnano gli identikit dei distillati curati dalla penna sempre brillante di Julian Biondi. Buona lettura.

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Gli italiani il caffè e la voglia di sapere cosa c’è oltre la tazzina

Gli italiani e il caffè

Da sempre simbolo di piacere, il caffè mantiene questa sua valenza all’interno della ricerca Gli Italiani e il caffè condotta nel mese di ottobre da AstraRicerche per conto del Consorzio Promozione Caffè. Molti i punti comuni e nuove interessanti tendenze sono emerse da questa seconda indagine (la prima fu nel 2014); la sua presentazione è stata l’occasione per conoscere il nuovo presidente Michele Monzini amministratore di Caffè Mokito. Il suo vicepresidente Patrick Hoffer ha sottolineato il difficile momento per il mondo horeca di cui auspica un rapido ritorno a un’apertura che permetta agli italiani «di tornare a prendere un caffè al bar e a socializzare davanti alla tazzina di caffè», sottolineando inoltre il ruolo del Consorzio che da oltre 20 anni promuove il consumo di caffè da un punto di vista salutistico e anche sociale.

Il consumatore desidera ricevere maggiori informazioni sul caffè
Il consumatore desidera ricevere maggiori informazioni sul caffè

Voglia di conoscere. Lo abbiamo sottolineato più volte e la ricerca lo ha ribadito: gli italiani si pongono in modo più attento e con maggiori aspettative di un tempo davanti alla tazzina di caffè. Così, tra le preferenze nella modalità di consumo emerge che il 37,8% degli intervistati gradisce provare ogni volta una miscela diversa, rispetto a un 62,2 che rimane fedele al solito. Solo un terzo degli italiani si dichiara informato riguardo a ciò che esiste “fuori dalla tazzina”, di cui tuttavia è interessato. Alla domanda riguardo il desiderio di conoscere meglio quanto sta consumando il 78,4% ha risposto positivamente; tra questi “molto di più” per il 25,7% mentre il 6,6% esprime il desiderio di diventare un vero esperto. Ciò che più si desidera conoscere sono le varietà, le origini e le loro caratteristiche, la lavorazione, la storia, le pratiche sostenibili della filiera. Quest’ultimo aspetto è considerato sia da un punto di vista sociale sia economico; riguardo alla qualità, quasi 7 consumatori su 10 confermano di preferire un prodotto biologico e, nella stessa misura, un marchio che fornisca indicazioni sulle diverse origini, il grado di tostatura e le caratteristiche organolettiche. Al caffè vengono associati diversi benefici: fa bene all’umore (47,5%), aiuta a stare svegli (44,6), dà la carica e migliora le prestazioni mentali (43,1).

Caffè freddo e latte
Caffè freddo e latte

Avanza il latte. I momenti di consumo vedono al primo posto la mattina (78,5%) seguita dal dopo pranzo (67,4) e dal pomeriggio (41,4); la sera somma un 29.5%. Cambiano i modi di preparazione preferiti che per la prima volta segnano il sorpasso della macchina a cialde/capsule (39,5%) sulla moka (37,2); terza la macchina espresso (14,6). Mutano anche i tipi di caffè consumati: quello “normale” (senza aggiunte) scende dal 76,2 al 59,5%, mentre hanno un posto sempre più importante le preparazioni con l’aggiunta di latte (il cappuccino passa dal 41,2 al 44,2; il macchiato dal 23,5 al 27,5). A questo fenomeno, aggiungiamo noi, probabilmente concorrono i giovani con le loro esperienze all’estero, dove raramente si beve un espresso mentre più spesso si chiedono preparazioni più elaborate, con una presenza importante di latte. Se i giovani consumano meno caffè degli adulti - prosegue la ricerca - lo fanno in più luoghi, mentre gli adulti tendono a farlo soprattutto a casa: il numero medio dei luoghi passa dai 3,3 dei 18-24enni a 2,76 dei 55-65enni.

Il caffè al tempo del lockdown
Il caffè al tempo del lockdown

Voglia di bar. Il consumo medio di caffè giornalieri degli italiani è di 2,75, per i quali il lockdown ha mutato i luoghi, che vedono crescere la casa (89,4% nel 2014, 90,3 nel 2020) che già aveva il primato e scendere il bar (77,5 ieri, 65,1 oggi) e il ristorante (37,6 su 26,8). Il 60,3% degli italiani ha sentito la mancanza del rito del caffè al bar di cui mancano soprattutto il rito sociale, l’incontro con gli amici e il gusto del caffè del bar. Oggi le cose stanno lentamente tornando alla normalità per il circa la metà dei consumatori: il 19,1% dichiara di essere tornato alle abitudini di sempre e il 29,6% è tornato al bar cercando di mantenere però la giusta distanza dalle altre persone. Il 27% invece ancora non si fida del tutto a tornare nel locale e il 15% va meno al bar perché lavora da casa. C’è poi una parte di popolazione che ha cambiato abitudini e privilegia il caffè fatto in casa: il 16,5% con la moka e il 13,5% con la macchina da caffè casalinga.

Gli italiani e il caffè
Gli italiani e il caffè

Infine una suddivisione dei consumatori in base al proprio rapporto con il caffè:

  • gli abitudinari - 27,9%: il caffè è più che altro una consuetudine, di cui non curano più che tanto la qualità; durante il Covid ciò che è mancato di più è stato il caffè prima di iniziare la giornata;
  • i rilassati - 26,6%: nella “tazzina” che privilegiano normale e amara, trovano un vero momento di relax e di piacere. Del bar amano il gusto, l’odore, il colore, il suono della macchina;
  • gli edonisti - 21,0%: per loro il caffè rappresenta un puro piacere, lo preferiscono la mattina al risveglio; lo bevono amaro e amano provare miscele diverso. Durante il lockdown hanno sentito la mancanza della tazzina del bar;
  • gli appassionati - 12,5%: il caffè è un’esperienza da condividere, un piacere per sé e da offrire agli altri, un momento di relax, allegria e spensieratezza. Dopo il Covid è il rito che sancisce il ritorno alla normalità;
  • i chiacchieroni - 12,0%: la sosta al bar o alla macchinetta è uno dei modi migliori per fare pausa e rilassarsi durante la giornata facendo quattro chiacchiere; scelgono il locale badando all’atmosfera e alla possibilità di incontrare amici e colleghi.

Calcolare il breakeven: una bussola fondamentale

breakeven
Avere i conti sotto controllo è fondamentale per sapere se si sta guadagnando o perdendo. E per provare a cambiare rotta finché si è in tempo

Ripetersi tutte le mattine davanti allo specchio la frase «Ce la farò! Ce la faremo!» è sicuramente un’ottima abitudine. Da sola, però, non basta. Per condurre un’attività imprenditoriale come un bar, ancor più in tempi difficili come gli attuali, occorre - come si diceva un tempo - saper far molto bene di conto. Ovvero imparare a tenere sotto controllo, giornalmente, qual è la situazione economica (ricavi e costi) e finanziaria (entrate e uscite) della propria attività. «Se dire “ce la faccio” è l’unico strumento su cui faccio affidamento - afferma Stefano Galli, senior partner della società di consulenza S4P Marketing in Action - finisce per diventare una trappola: significa che sto navigando a vista. O, peggio ancora, che sto andando a incagliarmi e non ho nessuna idea di come fare per governare la barca».

Stefano Galli,senior partner di S4P Marketing in Action

La miglior bussola dell’imprenditore  deve puntare verso il breakeven point, ovvero il punto di pareggio: un semplice numero, ma dal significato  cruciale. Perché ci aiuta a capire con quale livello di fatturato inizieremo a guadagnare. «Deve essere come la stella polare per i naviganti - continua Galli -, quella a cui guardare per capire se siamo sulla rotta giusta. Soprattutto quando le condizioni non sono affatto favorevoli alla navigazione, come di questi tempi».
Sapere di essere sulla rotta giusta presuppone anche un’altra cosa, altrettanto importante: avere ben presente dove voglio andare. «Avere un’identità chiara e obiettivi di business precisi è fondamentale - spiega Galli -, perché permette di orientare le scelte in modo mirato, focalizzandosi su ciò che è utile e tralasciando quello che può “far deragliare” l’attività generando sprechi di risorse e quindi aumentando i costi improduttivi».

Costi fissi e costi variabili

Stabilita la rotta (non è mai troppo tardi), bisogna procedere con determinazione verso gli obiettivi stabiliti. «Per raggiungere il punto di pareggio prima possibile vanno tenuti bassi i costi fissi, quelli tendenzialmente indipendenti dal volume dell’attività generata: i dipendenti, una parte delle utenze, l’affitto sono costi che non variano al variare dei caffè o dei panini venduti. Vanno distinti dai costi variabili, che cambiano al variare dei volumi di vendita: ad esempio gli acquisti per caffè, bottiglie, ingredienti. Se disegno su un foglio un grafico con una retta che rappresenta i costi totali (fissi+variabili) e una che rappresenta i ricavi, il punto in cui le due rette si incrociano corrisponderà al livello di ricavi da raggiungere per avere un’attività in pareggio. Conoscendo il mio attuale livello di ricavi scoprirò quali sono le perdite che mi troverò ad affrontare se non metto mano alla situazione». Conoscere il punto di pareggio, spiega Galli, vale doppio: «La prima indicazione che ricavo è qual è il ritmo che deve avere la mia attività: se il mio punto di pareggio è 110mila euro e faccio un mese di chiusura, significa che per guadagnare devo fare almeno 10mila euro al mese, cioè in media circa 400 euro al giorno (se lavoro sei giorni su sette). La seconda è: se mediamente non tengo quel ritmo, mi si deve accendere in automatico la spia della riserva. Che significa: se non studio contromisure, provo nuove strade o divento più bravo, chiuderò l’anno in perdita. Dev’essere come la tabella di allenamento degli atleti: se non ottengo i risultati sperati, devo aggiustare il tiro. Oppure dovrei chiedermi se vale davvero la pena tenere in piedi l’attività, quanto tempo posso resistere. Sono domande difficili, ma che è sempre meglio porsi, perché non farlo spesso significa essere costretti a farlo quando non c’è più rimedio o il rimedio è diventato troppo costoso».

Valutare gli investimenti

Il calcolo del breakeven point è un’utile bussola anche per valutare l’opportunità o la sostenibilità di una nuova spesa, di un nuovo investimento: «Se sto pensando di prendere una persona in più, magari per le consegne, o di comprare un’attrezzatura nuova, o di cambiarla, sapere qual è il livello di ricavi aggiuntivi che dovrò ottenere per ripagarmelo mi aiuta a prendere una decisione più consapevole». Ma Galli invita a fare un passo ulteriore: «Un altro elemento chiave da conoscere è il margine di contribuzione di ciascun prodotto, cioè la differenza tra il prezzo di vendita e il costo variabile unitario per produrlo; conoscerlo aiuta a indirizzare le vendite verso le proposte che garantiscono margini più elevati, consentendoci di raggiungere prima il punto di pareggio. E, possibilmente, a fare di questi i propri cavalli di battaglia».

La forza aggregatrice di Musetti prende il via da Caffè Bonomi

Guido Musetti presidente di Gruppo Musetti
Guido Musetti presidente di Gruppo Musetti

Per i prossimi cinque anni Caffè Musetti prevede un importante processo di crescita per il quale sono stati pianificati 50 milioni di euro. Il primo passo in tal senso è l’acquisizione del 100% di Caffè Bonomi avvenuta il 26 novembre: un’azienda storica, fondata nel 1886, che affonda le sue radici nel territorio milanese.

L'Academy di Caffè Musetti
L'Academy di Caffè Musetti

«Negli ultimi cinque anni abbiamo investito 10 milioni per potenziare la nostra struttura - afferma Guido Musetti, presidente dell’azienda - e crediamo fortemente che Musetti abbia le capacità industriali per porsi quale polo aggregatore e abilitatore di un processo evolutivo anche in chiave sostenibile, in un settore caratterizzato da una estrema parcellizzazione. Bonomi rappresenta per noi un target ideale per consolidare il processo di crescita che abbiamo pianificato. Vogliamo aggregare brand dalla forte identità territoriale in Italia ma riconosciuti anche oltre confine come simbolo del made in Italy». Dunque, un polo con brand forti e dal percepito alto in aree specifiche, come avviene nel mercato delle acque minerali e delle birre.  L’acquisizione è stata perfezionata per un valore di circa 15 milioni e il combinato delle due realtà porterà a un fatturato previsto 2021 di oltre 41 milioni. Altrettanto rilevante il combinato sul fronte del portafoglio clienti che raggiungerà quota 4000 sommando gli oltre 3000 tra bar e ristoranti di Musetti e i 1000 di Bonomi.

La Torrefazione di Pontenure (Piacenza) intravvede spunti positivi dall’analisi dell’ultimo anno di attività. Dopo avere chiuso il primo trimestre segnando un incremento del fatturato del 23% rispetto allo stesso periodo del 2019, ha visto un secondo trimestre caratterizzato dagli effetti del lockdown e delle limitazioni di vendita, sia sul canale horeca sia su quello estero, con una riduzione del 20% rispetto al 2019. Tuttavia nel terzo trimestre la ripresa è stata più veloce di quanto atteso e i consumi sono ripresi quasi completamente portando il fatturato al 92% rispetto al medesimo trimestre dell’anno precedente. Questo sottolinea la capacità del settore di riprendersi molto rapidamente anche da condizioni estreme come quelle che sta vivendo in questi mesi.

È oro per il Limoncello Pallini alla Spirit Selection

Limoncello Pallini Medaglia Oro
Ottenuto dall'infusione di scorze dei limoni Igp Sfusato della Costiera Amalfinata, il Limoncello della distilleria romana si è aggiudicato la medaglia d'oro nella categoria Liquor-Cream

Un altro prodotto della tradizione italiana premiato in una delle maggiori competizioni internazionali. Si tratta del Limoncello Pallini, prodotto dalla storica distilleria romana Pallini, che ha conquistato la medaglia d’oro nella categoria Liquor-Cream all’edizione 2020 della Spirit Selection del Concours Mondial de Bruxelles, prestigioso concorso internazionali dedicato al mondo degli spirit.

Concorso che quest’anno ha visto in gara oltre 1.400 spirit provenienti da 54 Paesi, e che deve il suo prestigio al rigoroso processo di valutazione dei prodotti candidati. Questi vengono infatti valutati con sessioni di assaggio alla cieca da un panel di 60 giudici esperti del settore, valutazione alla quale segue una serie di verifiche a posteriori sulle referenze premiate in modo da garantire che quanto assaggiato sia il reale contenuto delle bottiglie messe sul mercato.

Prodotto da Pallini fin dal 1875, questo Limoncello (alc 26% in vol) è ottenuto dall'infusione di scorze dei limoni Igp Sfusato, coltivati con metodi tradizionali e raccolti a mano sulle terrazze della Costiera Amalfitana. Una preziosa materia prima che, subito dopo la raccolta, viene immediatamente messa a macerare in modo da restituirne intatta freschezza e sapore al liquore.

Una scelta che paga in termini di proprietà organolettiche regalando al prodotto fragranti aromi di buccia di limone fresca, esaltati e ben bilanciati dalla nota lievemente amara e alcolica nel finale, e un gusto pieno e intenso, che restituisce tutte le note dell’agrume, accompagnate da note erbacee e un lieve sentore fresco di anice nel finale lungo, complesso ed equilibrato.

Caratterizzato da un colore giallo brillante molto intenso e concentrato, il Limoncello Pallini è un prodotto molto versatile. Oltre a essere un perfetto dopo pasto, da servire liscio o con ghiaccio, si resta anche alla preparazione dei cocktail, rivelandosi un sorprendente ingrediente sia per la rivisitazione di classici sia per nuove creazioni.

Art of Italicus Aperitivo Challenge 2020 e la sua Glo-cal edition tra gli artisti del bar di Las Vegas, Miami e New York

The Art of Italicus - Aperitivo Challenge 2020
The Art of Italicus - Aperitivo Challenge 2020
Si conclude negli Stati Uniti, con i fuochi d’artificio, il grande tour virtuale e globale di Italicus fra i locali nel mondo. Otto bartender, per ognuna delle metropoli americane coinvolte, interpretano l'aperitivo. Qui trovate le loro storie, quelle dei loro bar, le ricette e le ispirazioni che li hanno guidati nel realizzarle

Las Vegas, Miami, New York. Sono queste le tre città nelle quali è approdato con successo Italicus Rosolio di Bergamotto, simbolo dell’aperitivo italiano per eccellenza. Il progetto che Bargiornale segue da quattro puntate in giro per il mondo è legato al lancio di Art of Italicus Aperitivo Challenge Glo-cal Edition, che quest'anno si presenta in una formula diversa rispetto al contest nato per celebrare il cocktail come forma d’arte liquida. In una situazione anomala come quella attuale, il focus dell’edizione 2020 diventa necessariamente quello di promuovere i bartender e la loro creatività nel saper coniugare il gusto tipicamente mediterraneo del rosolio ai sapori tipici del proprio territorio o città di origine, coinvolgendo e connettendo la comunità di Italicus nel mondo. In questo percorso Italicus ha dato vita a un grande tour virtuale e globale fra locali nel mondo. Siamo partiti dall’Italia con Roma e Milano; abbiamo proseguito nel Nord Europa con Londra, Parigi, poi è stato il turno Atene e Barcellona e infine gli Stati Uniti d'America.

Nel vivo dell’Art OF Italicus 2020 Glo-cal Edition

Nelle 10 città coinvolte, ogni bartender è stato selezionato dal brand ambassador di Italicus – Rosolio di Bergamotto per creare un aperitivo ispirato alle tradizioni, allo stile e ai sapori enogastronomici tipici della realtà regionale di appartenenza.

Dopo avere valutato gusto, creatività, originalità dei cocktail di ciascun bartender, Italicus ha nominato i Best Italicus Bar Artists di ogni città. Sono gli stessi bartender a raccontare il concetto a cui si sono ispirati per creare i loro cocktail d’arte.

I protagonisti di questa edizione Glo-cal dell’Art of Italicus verranno presentati sui canali digitali italiani e internazionali, con l’obiettivo di promuovere il settore a livello globale, connettendo le identità locali.

Bargiornale vi racconta qui le loro storie, entra nei loro locali, vi presenta i loro aperitivi, le ricette, l’ispirazione che li ha guidati.

Il profilo di ogni bartender, il locale di appartenenza e i loro cocktail verranno inseriti inoltre anche in una rubrica digitale dell’Art of Italicus Glo-cal creata in collaborazione con Difford’s Guide, un'autorità globale sulla cultura del bere. Si tratta di una piattaforma che consumatori e professionisti del settore potranno visitare virtualmente e i bartender condividere e promuovere sui loro canali.

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Miami

Cristian Gomez

Casa Tua

Originario dall'Argentina, Cristian si trasferisce negli Stati Uniti nel 2001. La sua prima esperienza da barman sarà a Santa Monica, Los Angeles, nel 2005. Una volta a Miami, trascorrerà diversi anni dietro il bancone del cocktail bar all'italiana del Caffè Milano, sulla celebre Ocean Drive. Lo lascerà per una breve avventura al Planet Hollywood di Las Vegas, prima di tornare a Miami per lavorare a Salt&Pepper e in fine all'iconico member's club del ristorante italiano Casa Tua, dove è head bartender da cinque anni.

Eglis Siu

Chef Adrianne's

Eglis nasce a Matanzas, Cuba, nel 1985. In una famiglia numerosa che amava celebrare qualsiasi cosa, purchè intorno ad uan tavola imbandita. Presto capirà che il cibo è un linguaggio universale, un veicolo di gioia, sul quale costruire una carriera. Negli Stati Uniti, si laureerà alla “Cordon Bleu Culinary School” nel 2007, e il suo talento la porterà ad essere la junior executive chef di Chef Adrianne's. Ad oggi ricopre il ruolo executive chef e head of mixology della compagnia che fa capo a Chef Adrienne's. È inoltre vice presidente della fondazione “Make it Count”

Jorge Hernandez

Michael's Genuine

Originario di New York City, Jorge Hernandez lavora in ristoranti, bar e club da oltre vent'anni, da quando ha iniziato a fare il barman per mantenersi gli studi, capendo presto che quella sarebbe diventata la sua vera passione. La lunga strada lungo la East Coast lo ha portato a Miami, dove da tre anni è a capo del cocktail program di Michael's Genuine.

Alejandro Sanchez

Portosole

Alejandro Sanchez è nato e cresciuto professionalmente a Miami. A 19 anni inizia la sua carriera nell'ospitalità, portando avanti gli studi come assistente sanitario, che sarà il suo lavoro diurno per almeno due anni, quando quello notturno da barman prenderà il sopravvento. Lavorando al Bar Zucca di Miami troverà la spinta per crescere, grazie all'aiuto dei colleghi più esperti. Oggi tiene le redini del bar di Portosole, raffinato fine dining all'italiana nel cuore di Coral Grabes.

Adrianne Calvo

Red Fish

La Chef Adrianne Calvo è un volto noto della ristorazione americana, oltre che autrice e personaggio televisivo. Dopo la gavetta, apre il suo primo ristorante, lo Chef Adrianne’s Vineyard Restaurant and Wine Bar, a soli 22 anni. Nel 2019 pubblica il suo quinto e sesto libro di ricette a apre il Red Fish. Quando non è a giro per il mondo in cerca di ispirazioni culinarie, la si trova dietro la linea di uno dei suoi tre ristoranti, in televisione con il suo show per la NBC, oppure attiva in numerosi eventi della “Make it Count Foundation”

Sean Iglehart

Sweetwater

La famiglia di Sean vive nell'area di Delray dagli anni 30, il che lo rende ufficialmente un ingrediente locale della sua città. Busboy e barback durante gli studi di design, si rende presto conto di non essere fatto per la vita di scrivania. Nel 2011 aprirà lo Sweetwater, e da quasi dieci anni, insieme al suo affiatato team, porta avanti una ricerca per l'artigianalità dei cocktail e la qualità degli ingredienti, facendo del suo locale una destinazione obbligata in tutto il Sud della Florida.

Josue Villacis

Vista

Nato a Quito, in Ecuador, nel 1990 e trasferitosi a Miami prima ancora di imparare a camminare. Durante gli studi in Scienze all'Università, viene rapito dal settore dell'ospitalità e comincia così la sua carriera. Prima lavapiatti, poi barback, in fine bartender al Nobu di Miami, dove ha imparato tutto ciò che sa del mestiere. Dopo questa lunga gavetta, oggi è felice di essere a capo del programma beverage del ristorante e cocktail bar Vista.

John Cooper

Macchialina

John Cooper è un volto noto della scena bar di Miami da qualche anno. Prima di entrare nell'estate del 2018 nel team di Macchialina, ha fatto parte di alcuni dei cocktail bar più premiati della città, quali Beaker & Gray e Swine. La sua passione per il beverage non si limita ai cocktail; produce professionalmente birra dal 2017 ed è un sommelier di primo livello dal 2019.

Italo's Daiquiri

Ingredienti:
30 ml  Italicus
30 ml Rum chiaro
20 ml succo di pompelmo
15 ml succo di Key lime
10 ml sciroppo di zucchero

Metodo: Shake e strain

Garnish: zest di lime

Ispirazione

L'ispirazione nasce dalla storia di Italicus, che riporta in auge l'antica preparazione del Rosolio, usando il bergamotto come ingrediente principe. Anche la Florida ha un agrume tipico, il lime delle Isole Key, che viene utilizzato come ingrediente locale. Quando si pensa a queste isole, è impossibile non pensare ad Ernest Hemingway, che lì visse per anni. Il drink è una rivisitazione del classico Hemingway’s Daiquiri, che Cristian dedica ad un altro grande della letteratura, questa volta italiana: Italo Svevo.

Summer in Rome

Ingredienti:
30 ml Italicus
30 ml dry gin
30 ml bitter bianco
30 ml vermouth dry

Metodo: stir e strain

Garnish: 3 chicchi di caffè cubano e scorzetta di limone

Ispirazione

L'idea è quella di ricreare, attraverso la rivisitazione di un Negroni, I sentori di un'estate romana...con un tocco di spirito di Miami. Le ricche note aromatiche di Italicus si uniscono a quelle di gin, vermouth e bitter, con l'aggiunta di una profondità aromatica data dal caffè cubano, largamente consumato a Miami, data l'influenza della vicina Isola.

A Guava on 40TH

Ingredienti:
30 ml Italicus
30 ml gin
30 ml succo di guava
20 ml succo di limone
top di Prosecco
Spray di acqua di rose

Metodo: Shake e strain

Garnish: ciuffo di menta

Ispirazione

Rivisitazione di un classico French 75 in chiave Miami, utilizzando il succo di guava, che cresce nella vicina area delle Redland. La sua peculiare nota amara e acida si accompagna elegantemente con la carica aromatica del Bergamotto di Italicus, dando vita a un cocktail fresco e tropicale, perfetto per il clima della città in cui è nato.

The Secret Garden

Ingredienti:
30 ml Italicus
45 ml gin
20 ml sciroppo di lavanda, camomilla, timo e mirtillo
7,5 ml liquore al fiore di sambuco
15 ml succo di limone

Metodo: Shake and strain

Garnish: mirtillo e fiore di Orchidea

Ispirazione

Italicus è fonte di ispirazione del drink, un “sorso d'Italia” che unisce il bergamotto ad altre botaniche come lavanda, melissa e genziana delle regioni del Nord. Camomilla romana, bergamotto calabrese e cedro siciliano. L'ingrediente locale sono iMirtilli, caratteristici dello Stato della Florida. Il risultato è un cocktail rinfrescante con note erbacee, fruttate e floreali. Un giardino floreale a tutti gli effetti.

Sour Passion

Ingredienti:
30 ml Italicus
30 ml gin
30 ml polpa di passion fruit
15 ml sciroppo di zucchero
albume d’uovo

Metodo: Dry Shake + Shake/strain

Garnish: semi di passion fruit

Ispirazione

l'ispirazione nasce dalla voglia di rappresentare Miami, una città viva almeno quanto deliziosa, esotica ed incantevole. Sulla ricetta di un semplice Gin Sour, si aggiungono le vibranti note aromatiche di Italicus e quelle esotiche del passion fruit.

Summer is A State of Mind

Ingredienti:
45 ml Italicus
45 ml acqua di cocco
20 ml vermouth bianco
20 ml succo di lime
20 ml Prosecco

Metodo: Shake/Strain

Garnish: ciuffo di menta

Ispirazione

L'Estate, soprattutto nel Sud della Florida, non è una stagione...ma uno stato mentale. Sean ne vuole evocare lo spirito con un cocktail a bassa gradazione alcolica, da bersi tutto il giorno durante le lunghe e calde giornate estive. Le dolci erbacee dell'acqua di cocco si uniscono a quelle floreali e citriche di Italicus, in una combinazione tra locale ed esotico, che rappresenta appieno la città di Miami.

Paraiso

Ingredienti:
30 ml Italicus
30 ml grappa
15 ml liquore di açai
15 ml sciroppo di ginger e miele
30 ml succo di lime
albume di un uovo
dash di Angostura Bitters

Metodo: Shake e double strain

Ispirazione

Dietro il banco del Vista, Josue si sente in “Paraiso”. Un ambiente idilliaco che combnina stile, bellezza e gusto, è la base di ispirazione del suo cocktail. Le componenti di questo drink paradisiaco e tropicale sono il Bergamotto di Italicus, il miele, lo zenzero e le bacche di  açai.

Soda di Agrumi

Ingredienti:
30 ml Italicus
30 ml gin
30 ml succo di pompelmo acidificato
20 ml sciroppo di zucchero
Top di soda

Metodo: shake and strain

Garnish: zest di pompelmo

Ispirazione

il pompelmo, ingrediente locale, ha dato il via al processo creativo del drink. Insieme ad Italicus, hanno una combinazione citrica e lievemente amara, che viene ulteriormente esaltata dalle componenti citriche del gin Hoxley. Una rivisitazione di Paloma, che attinge a ricordi di infanzia fatti di viaggi in macchina con la famiglia, nei quali il pompelmo era sempre presente tra gli snack da viaggio.

Las Vegas

Adam Rains

The Golden Tiki

Adam Rains è l'head bartender del “Golden Tiki” dal 2018, nonchè “Drink Specialist of the Year” per la Nevada Restaurant Association. Ha incentrato la sua carriera sul continuo studio e aggiornamento, applicato non solo alla miscelazione ma anche al mondo del vino, con diversi attestati da sommelier. Collabora con alcune riviste di settore quali Chilled Magazine & LVFNB, e recentemente ha pubblicato il suo primo libro: “Lemba Loves Las Vegas”, un ricettario che svela I suoi segreti e nel quale adotta il suo mantra: “fresh is best”

Nick Palmeri

Gaetano’s Ristorante

Nick Palmeri è nel mondo dell'ospitalità da quando ne ha memoria. A undici anni si affaccia al lavoro, rubando con gli occhi nel ristorante della sua famiglia, in cui oggi è direttore. Diverrà negli anni la perfetta definizione di ristoratore, distinguendosi per esperienza e professionalità sia al pubblico che nel lavoro di ufficio. La sua passione e le sue radici culturali lo portano verso la sperimentazione di cocktail a base di amari e liquori italiani, che presenta nella drink list del Gaetano's.

Gregory Rodriguez

Oak & Ivy

Nato a Miami e cresciuto nella Repubblica Dominicana, inizia la sua carriera di barman durante l'università in West Georgia. Si laureerà in Hospitality Management a Miami e comincerà a dedicare tutto il suo tempo al mondo della miscelazione. Trasferitosi a Las Vegas nel 2014, sarà beverage manager di Mandalay Bay e Monte Carlo, prima di prendere le redini ad Oak & Ivy. Greg sprona sé stesso ed il suo team ad una ricerca continua, finalizzata a stupire gli ospiti. Ha vinto diverse competizioni nazionali, tra cui la nomina di “Star of the Bar” della National Restaurant Association del Nevada.

Chris Militello

Monzù Italian Oven + Bar

Originario di Cleveland, vive a Las Vegas ormai da vent'anni. Tutto inizia dalla passione per la cucina, trasmessa della mamma e dal nonno. Poi, il primo lavoro da barman. In un amaro bar in Fermond Street; da qui nasce la passione, quasi ossessione, per gli spirits italiani. Quando lo chef di Monzù disse: “voglio che questo posto sia più italiano possibile”, Chris capì che quello era il suo posto, in cui poteva unire le sue due passioni tricolore. Si considera uno chef dei cocktail, per la sua capacità di miscelare sapori complementari e di abbinarli ai piatti della cucina.

Janell Grady

North Italia

Janell, nata è cresciuta a Las Vegas, è nel mondo dell'ospitalità da circa 25 anni, durante i quali ha svolto ogni possibile mansione, crescendo come professionista e come madre di due teenager. Il bartending è solo una, tra le più recenti, delle sue passioni. Estroversa per natura, fare da bere le consente di creare un'interazione con gli ospiti e di “cucire su misura” i loro cocktail.

Ivonne Moy

La Strega

Originaria di Miami, ha vissuto a Los Angeles, Boston e New York prima di trasferirsi a Las Vegas. Studente di moda, ama l'arte in ogni sua espressione. Nel suo curriculum vanta trascorsi in alcuni dei bar e ristoranti più importanti della Grande Mela, quali il NoMad e l'Eleven Madison Park. Fa parte del team di La Strega come Assistant General Manager, ma l'industria dell'ospitalità rappresenta solo una parte della sua vita. L'altra parte è dedicata al mondo del wellness e della saluta fisica e mentale; nel tempo libero è infatti istruttrice di palestra.

Kane Campos

Osteria Fiorella

Kane è nato e cresciuto ad Honolulu, nelle isole Hawaii. Da quindici anni lavora nel mondo dell'ospitalità, e ha visto in Las Vegas una terra di opportunità per la sua carriera. Inizierà lavorando nel famoso night club Rum Jungle, diventando poi manager del Mr. Coco con Francesco Lanfranconi, per il gruppo Wolfgang Puck. Il tempo libero, mai abbastanza, è tutto dedicato alla famiglia, composta da moglie, due gemelli e un neonato di un anno.

Jaime Clark

The Black Sheep

Originaria di Los Angeles, vive a Las Vegas dal 2017, e la considera la sua nuova casa. Laureata in Arte e Comunicazione, lavora dietro I banconi da dieci anni, durante i quali non ha mai smesso di formarsi, attraverso numerosi corsi di mixology, merceologia e management. Al momento studia per la “Certified Spirits Specialist certification (CSS)” e lavora dietro il banco dei Black Sheep, ristorante di cucina moderna vietnamita-americana. Nel tempo libero crea nuovi cocktail, partecipa a competizioni e fa boxe.

Diana Ross

Ingredienti:
30 ml Italicus
30 ml Lemba Rhum Agricole
30 ml succo di lime
15 ml Oleo Saccharum al lemongrass

Bicchiere: coppa cocktail

Metodo: shake and strain

Garnish: fiori e glitters edibili

Ispirazione

Il cocktail è ispirato a Diana Ross, celebre cantante e soubrette di Las Vegas, che animava le serate negli anni '70 e '80. L'omaggio unisce le note floreale del bergamotto di Italicus con l'erbaceo rhum agricolo imbottigliato localmente da Lemba. I due alcolici vengono elevati dall'acidità del lime e arrotondati dall'oleo saccharum di lemongrass. A ricordare gli anni ruggenti, una pioggia di glitter edibili e un fiore colto dal giardino della moglie di Adam Rains.

The Royal Spritz

Ingredienti:
45 ml Italicus
30 ml Cognac Hine
2 dashes orange bitters
Top di Prosecco Docg Brut

Bicchiere: bicchiere da vino

Method: build

Garnish: twist di arancia

Ispirazione

Nick trae ispirazione dell'eleganza di Italicus, combinata con la levigatezza del Cognac VSOP di Hine. Il bitter all'arancia e il Prosecco bilanciano e gli donano esuberanza e freschezza. Gli aggettivi con cui descrive il drink sono quelle che utilizzerebbe per descrivere suo padre, la persona che gli ha trasmesso l'amore per l'ospitalità, alla quale si ispira ogni giorno nel dirigere il ristorante di famiglia.

Tropic Hustle

Ingredienti:
30 ml Italicus
30 ml Bluecoat American Dry Gin
15 ml succo di ananas
15 ml Sherry Amontillado Lustau
60 ml oleo saccharum all'ananas e tè Oolong

Metodo: shake and strain

Garnish: ananas e foglie di tè Oolong

Ispirazione

L'approccio di Greg è quello di prendere ingredienti unici e combinarli con uno stile di miscelazione classico. L'unione atipica degli elementi di questo drink produce un risultato inaspettato e piacevole al palato dell'ospite. Difficile da categorizzare in uno stile, se non quello che il barman stesso definisce “il suo stile”.

Grape Thymes

Ingredienti:
45 ml grappa
30 ml Italicus
45 ml succo di limone grigliato
pestato di uva verde e timo
2 dashes bitters alla lavanda
Top di Fever Tree Sparkling Lemon Soda

Metodo: muddle + build

Garnish: uva e ramoscello di timo

Ispirazione

L'idea nasce dal provare qualcosa di divertente a base di grappa, che si unisse alla freschezza agrumata di Italicus e all'acidità dell'uva e del limone grigliato. Un omaggio all'Italia, nato per gioco e divenuto un must del menu del ristorante.

Purple Rain

Ingredienti:
30 ml Italicus infuso con fiori di tè Butterfly Pea
30 ml Gin Malfy Rosa
15 ml sciroppo di rosmarino
60 ml Prosecco

Method: shake and strain + top Prosecco

Garnish: ramoscello di rosmarino, fetta di limone

Ispirazione

Il cocktail trae ispirazione della complessità e varietà del Nord Italia. La brezza fresca e il cibo del ristorante in cui lavora la trasportano con l'immaginazione in un patio di montagna, che sorseggia un drink in stile Spritz, come il suo Purple Rain. Lo dedica alla figlia, che la ha aiutata a cogliere il rosmarino, che cresce abbondante nella vallata di Las Vegas, e che utilizza come sciroppo e garnish.

Gloria

Ingredienti:
45 ml Italicus
15 ml succo di cetriolo15 ml succo di cocomero
15 ml shrub al cocomero
7,5 ml sciroppo di zucchero
Topping di Eviltwin Brewing NOMADer Weisse Beer

Method: shake + top di Weisse Beer

Garnish: striscia di cetriolo

Ispirazione

il drink trae ispirazione dai tempi in cui Ivonne faceva parte del bar team del NoMad, non a caso la birra utilizzata per il topping è prodotta dal celebre bar di New York. Il nome, Gloria, fa parte di una serie di drink dedicati a donne dal carattere forte. Questo è dedicato alla chef del ristorante, che trae ispirazione del Bel Paese, non a caso sulla porta della sua cucina si legge “Manname a lu nocio e Benevento”, come segno di rispetto verso le potenti streghe di Benevento, che si riunivano sotto un albero di noce nei loro incontri segreti.

Bergamotto Spritz

Ingredienti:
45 ml Ketel One Vodka al pompelmo e rosa
30 ml Italicus
Prosecco
Fever Tree Sparkling Pink Grapefruit

Metodo: build

Garnish: fetta di limone e oliva di Castelvetrano

Ispirazione

Il drink nasce quasi “a quattro mani”, unendo le storie di Kane l'hawaiano, amante dei drink freschi da sorseggiare sul patio di casa e di Marc Vetri, lo chef di Osteria Fiorella, che ha studiato a Bergamo, e che ama il bergamotto e lo Spritz.

Desert Cooler

Ingredienti:
30 ml Italicus
30 ml Tequila Espòlon Blanco
20 ml succo di lime
30 ml succo di cetriolo e aloe
Top di Prosecco

Method: Build

Garnish: cactus di cetriolo

Ispirazione

Il Desert Cooler di Jaime è rinfrescante e frizzante, come la ragazza che lo ha creato, che si ispira al clima del deserto del Nevada sul far della sera. La garnish, così come l'utilizzo del Tequila, è un omaggio alle piante succulente che abbondano intorno a Las Vegas. L'Italicus gioca con l'agave, apportando le sue note citriche e floreali.

New York

Photo credits Megan Rainwater

Steven Kincade

Bar Bête

Originario di Tucson, in Arizona, negli ultimi dieci anni ha trovato casa a New York City. Sempre impegnato, ha ricoperto incarichi di prestigio come general manager del Biergarten presso lo Standard Hotel e beverage director dell'Ace Hotel che includeva il Breslin, l'Ace Hotel Lobby Bar e il John Dory Oyster Bar. In questi ultimi tempi lo si può trovare a Carroll Gardens a Brooklyn nel bistrot francese di lusso, Bar Bête.

Willie McIntyre Jr.

Diamond Dogs

Musicista, illustratore e barista, Willie è nato e cresciuto a Chicago. Pratica il suo mestiere a New York dal 2014. Al momento lo si può trovare mentre mescola cocktail al Diamond Dogs. Il Diamond Dogs è il locale aperto da Nick e John Elezovic nel 2015. Così racconta Nick: «Fino a quel momento volevo fare il montatore cinematografico e avere la mia etichetta discografica. In origine il nome Diamond Dogs doveva essere solo un cocktail, ma volevo rendere fare qualcosa di più “sexy” per il quartiere. Mi sono anche ricordato di aver fatto acquisti di dischi decenni fa al Rebel Rebel nel West Village. Se potevano avere un negozio di dischi chiamato Rebel Rebel, perché non potremmo avere anche un bar chiamato Diamond Dogs?

Giuseppe Santochirico

Finback Brooklyn

Giuseppe, originario di Matera, sognava il grande schermo e una carriera di attore. Dopo essersi trasferito a Roma nel 2013, ha iniziato per caso a lavorare come barman per sostenere la sua arte, ma nel tempo la mixology ha conquistato ogni sua attenzione. Appassionato di spiriti e di cocktail, ha iniziato ad approfondire i suoi studi merceologici, storici e culturali legati al mondo delle bevande. Studiando anche le dinamiche di produzione e consumo. Dopo essersi trasferito a New York, è diventato beverage director di Almond Bar & Restaurant. La pandemia lo ha costretto, come molti, a fermarsi. Lui è ripartito ideando e realizzando il nuovo cocktail program di Finback/Halftone studio a Gowanus (Brooklyn).

Korine Barlas e Mike Pernicano

Juniper Bar

La bartender Korine Pernicano ha creato Itali-Spritz lavorando in tandem con il manager Mike Pernicano. Mike proviene da Rochester, New York, e lavora nel settore della ristorazione da quando aveva 18 anni. Nella sua carriera ha fatto di tutto: dal lavabicchieri al barista, dal guardarobiere al manager. Negli ultimi quattro anni Mike è stato al timone di Juniper vicino a Penn Station.

Greg Kong

Kimika

Greg è uno dei rari newyorkesi nati e cresciuti in città, anche se è così amichevole che sembra quasi provenga dal Midwest. Appassionato di architettura, mentre frequentava l’università, ha deciso di dedicarsi a un nuovo amore: quello del barman. Ha lavorato al Soho House e Red Farm and Seasons on Martha Vineyard, prima di trovare un bar dove si sentisse realmente a casa. Dopo aver assunto il ruolo di head bartender al Patent Pending, Greg si è dedicato alla ricerca di sapori complessi, aromi insoliti e ha centrato il suo obiettivo. Ora è il beverage manager di Kimika, locale italo-giapponese, di recente apertura.

Jelena Batinic

Olio e più

Jelena Batnic, nata e cresciuta in Serbia, ha frequentato l'Università per l'ospitalità e il management turistico mentre parallelamente lavorava in strutture locali. A 20 anni si è trasferita sull'isola greca di Mykonos. Qui per tre anni ha lavorato in tanti locali famosi. Il suo percorso professionale l'ha poi portata ad Abu Dhabi e al prestigioso ristorante Zuma dove è stata la supervisor della reception. Più recentemente, Jelena si è trasferita all’Olio e Più di New York dove continua a imparare e crescere.

Crystal Chasse

Talk Story

Crystal Chasse ha costruito tutto il suo savoir-faire in tema di ospitalità e creazioni gustose lavorando in tutto il Paese: New York, San Francisco, Hawaii e Massachusetts. La sua profonda conoscenza degli spirits e l’attenzione alle dinamiche dello sviluppo consapevole le hanno spianato la strada verso il The Roof dove ha realizzato il menu dei cocktail. Crystal è stata finalista in numerosi concorsi di cocktail tra cui Bombay Sapphire Most Imaginative Bartender, Woodford Manhattan Experience e Heaven Hill Bartender of the Year. I suoi cocktail sono apparsi su Thrillist, Bravo TV, Supercall, Liquor.com e Food & Wine. È stata nominata Genever Ambassador of the Year 2019 da Gin Magazine ed è stata il direttore speciale per un numero di Chilled Magazine. È apparsa anche nella rivista Forbes nel servizio dal titolo “Women Running the Liquor World”, le donne che dominano la scena del mondo dei liquori.

Antonello Iacca

Ulivo

Antonello Iacca, nato e cresciuto a Taranto, è entrato nel mondo del bar da giovanissimo. La sua famiglia era proprietaria del bar Old Fashioned, dove lui e i suoi fratelli minori sono cresciuti. Dopo aver visitato New York in vacanza, Antonello ha deciso di cambiare rotta e si è trasferito e ha lavorato come beverage director per un gruppo di ristoranti tra i quali Ulivo, Mercato e Longo Bros di recente apertura a Hudson Yards.

Citrus

Ingredienti:
1,5 oz Ragtime Rye
1 oz Italicus
0,75 oz shrub di mirtillo speziato
0,5 oz succo di limone fresco
0,25 oz sciroppo di zenzero
1 oz soda water

Metodo
Shake&strain. Top con soda. Servire in un higball su ghiaccio.

Decorazione
Guarnire con mirtilli sott’aceto zuccherati.

Ispirazione

Gli ingredienti locali utilizzati sono mirtilli coltivati in altura che abbiamo stabilizzato con aceto per massimizzare la loro vita e il sapore. Abbiamo scelto i mirtilli per il loro sapore morbido e inconfondibile. I mirtilli, quelli di qualità migliore raccolti a fine estate-inizio autunno, non solo producono un bel colore, ma insieme a Italicus creano “home run” per i nostri ospiti. Abbiamo creato uno shrub per mantenere vivi i sapori dei mirtilli anche in inverno. Le bacche sono state aromatizzate con un po’ di noce moscata e bacche di ginepro fresche. Il succo è stato fatto riposare con un mix di sherry e aceto di mele per alcuni giorni. Il risultato finale è questo bellissimo colore viola brillante che si abbina perfettamente con le spezie del whisky di segale.

Tomorrow’s Dream

Ingredienti:
¾ oz Italicus¾ oz Hendrick’s Gin
¾ oz Ocean Hill Brooklyn Apple Brandy
¾ oz Lustau Vermut Rosso
2 dashes Scrappy’s Polite Amor bitters
Goccia di soluzione salina o piccola presa di sale marino

Preparazione
Mescolare su ghiaccio per 75 volte e filtrare in una coppetta ghiacciata.

Ispirazione

Il drink prende il nome da una canzone dei Black Sabbath. Ho pensato di dimezzare un Martini half and half. Perché Italicus si armonizza molto bene con il vermouth. Sia rosso sia bianco. Volevo anche utilizzare un’acquavite mele di New York. Pensando a un consumo di tipo invernale ho aggiunto un’acquavite di mele dal grande corpo.

New Wave

Ingredienti:
3 oz milk punch “G&T” chiarificato
8 gocce di tintura di tè butterfly pea flower
acqua tonica per completare
“nebbia” di tè Earl Grey

Preparazione
Versare il "G&T" in un highball raffreddato. Aggiungere ghiaccio. Versare delicatamente la tonica fino quasi fino all'orlo, lasciando che si stratifichi sul punch chiarificato. Spruzzare la tintura sulla bevanda e porre sulla sua superficie la nebbia del tè con un atomizzatore. Per il milk punk (6 porzioni circa): 6 oz latte intero, 3 oz succo di pompelmo rosa, 3 oz succo di limone, 4 oz sciroppo di tè butterfly pea flower (rapporto 1:1), 1 oz acqua tonica, 4 oz Italicus, 6 once gin Halftone Flagship infuso con grani del paradiso. Per iniziare, spezzare grossolanamente i chicchi del paradiso e lasciarli macerare per 8 ore nel gin, quindi filtrare e mettere da parte. Dopo aver preparato lo sciroppo, mescolate insieme tutti gli ingredienti tranne il latte. Portare il latte a bollire in una casseruola e trasferirlo in un contenitore non reattivo. Versare lentamente il cocktail nel latte e mescolare delicatamente. Lasciare cagliare per qualche ora (fino a una notte intera). Filtrare lentamente la cagliata prima con una garza o un superbag, poi attraverso il miglior filtro da caffè. Per la tintura di tè butterfly pea flower e la “nebbia” tè al bergamotto, la preparazione è essenzialmente la stessa: infondere per 4 ore 1/4 cucchiaino dei due rispettivi tè in 4 once dello stesso gin che userete nel punch, quindi preparare la stessa quantità dello stesso tè, lasciate raffreddare e mescolate (50/50) con l'infuso filtrato.

Ispirazione

Durante il lockdown ho avuto molto tempo per sperimentare. Stavo cercando di trovare un modo per usare la tonica in una combinazione nuova rispetto al sempreverde G&T. Ho pensato che un G&T "ibrido" avrebbe incarnato quello spirito: il gin Flagship croccante e agrumato, come dovrebbe essere un gin da Gin Tonic, viene esaltato dal profilo distintivo di Italicus. Tutti i vari agrumi, botanicals, tè, il milk punch chiarificato ecc. entrano nella ricetta come elementi di discontinuità rispetto alla ricetta tradizionale. Nasce così un Gin Tonic del tutto nuovo.

Itali-Spritz

Ingredienti:
1 oz Perry’s tot Oaked gin - NY Distilling
1 oz Italicus
1 oz succo di pompelmo
Top con Prosecco

Preparazione
Build

Ispirazione

Un omaggio alla tradizione italiana e all’aperitivo. La combinazione dei sapori ricchi e corposi del gin Oaked (un navy strength) con i botanicals di Italicus rendono questo drink profumato e con un sapore aromatico e complesso.

Cider Spritz

Ingredienti:
2 dash aceto di sidro di mele
0,5 oz sidro di mele
0,5 oz cannella infusa in Suze
0,5 oz Dimmi Liquore di Milano
0,5 oz Lustau Fino
1 oz Italicus
2 oz Prosecco dry
Top soda

Preparazione
Shakerare con ghiaccio spezzettato. Aggiungere ghiaccio in un bicchiere highball, versare il cocktail, il Prosecco e la soda. Guarnire con ventaglio di fette di mela.

Ispirazione

L'ispirazione viene da una tradizione. Quella di avere sempre a portata di mano sidro di mele frizzante per le vacanze e le riunioni di famiglia. «Volevo ricreare l’atmosfera di questi incontri, facendo onore a New York City, alias La Grande Mela, usando il sidro di mele prodotto localmente. Mi sono basato sul modello dello Spritz per trasmettere un senso di comunità e incontro. Dimmi e Suze completano le note floreali ed erbacee di Italicus. Liquirizia e vaniglia in Dimmi si armonizzano anche con il sidro, mentre Suze, agrodolce e profumato di cannella, arricchisce la composizione con elementi più dolci. Lo Sherry Fino e un paio di gocce di aceto di mele aggiungono acidità. Infin, ho aggiunto Prosecco per lasciar emergere in superficie tutti i sapori del drink.

Giardino

Ingredienti:
2 oz Tito’s vodka
1 oz Italicus
0,25 oz Cinzano vermouth bianco
0,75 oz succo di limone fresco
0,5 oz simple syrup
splash di Prosecco Villa Sandi

Preparazione
In un tin, con ghiaccio, aggiungere tutti gli ingredienti tranne il prosecco, shakerare bene e filtrare in un bicchiere highball con ghiaccio. Guarnire con fragole a pezzetti e 3-4 foglie di basilico. Completare con una spruzzata di Prosecco.

Ispirazione

Durante la pandemia Olio e Più è stato costretto a rivedere i propri spazi interni e tutta l’attività si è trasferita nel grande patio esterno. Con questo drink abbiamo voluto portare un po' di natura nel West Village. Quindi abbiamo creato una “limonata per adulti” con fragole della Hudson Valley.

Dragonfly

Ingredienti:
1 oz Italicus Rosolio di Bergamotto
1 oz Dorothy Parker Gin*
0,5 oz Aquavit
0,75 limone chiarificato
0,5 oz pompelmo chiarificato
Bianco d’uovo*
Dragonfruit/Black Pepper*Sesamo nero*

Preparazione
Prima di realizzare il cocktail orlare metà del bordo di una coppa ampia con succo di agrumi e aggiungere la polvere di Dragonfruit. Aggiungere tutti gli ingredienti nello shaker. Shakerare a secco per montare gli albumi. Aggiungere il ghiaccio. Agitare energicamente per 20-30 secondi. Double strain in coppa spolverata e refrigerata. Spolverare circa metà della parte superiore del cocktail e finire con una spolverata di semi di sesamo nero.

*Nel drink si usano ingredienti di provenienza locale: uova della Violet Hill Farms. Pepe nero e sesamo nero della Brooklyn Spice Company. Dorothy Parker Gin della NY Distilling.

Ispirazione

Volevo sviluppare un drink di buon gusto…Anche dal punto di vista estetico. Tutti sanno infatti che tendiamo a bere prima con gli occhi! Per il mio stile di bartending è fondamentale essere sostenibile ed è per questo che uso prevalentemente prodotti locali. Ho acquistato uova fresche al Farmer’s Market al McCarren Park, spezie da un negozio di spezie locale e gin a meno di un miglio di distanza! Il carattere fresco del bergamotto di Italicus, la qualità delle erbe Aquavits e gli agrumi freschi chiarificati creano un cocktail vibrante che può essere gustato più e più volte.

GIN-Zilla

Ingredienti:
5 cl London dry gin
3 cl italicus
2 cl succo di lime
2 cl marmellata di zenzero

Preparazione
Shakerare e servire su ghiaccio in rocks glass.

Ispirazione

L'idea è venuta mentre Antonello faceva colazione. «Da bravo italiano - dice – prendo un cappuccino e un croissant con marmellata ogni mattina. Appena ho finito di fare colazione sono andato nel mio bar a preparare il nuovo menu e avevo ancora in bocca il gusto croissant con marmellata. Mentre stavo testando Italicus ho notato che la combinazione con marmellata era sensazionale. Così ho iniziato a provare i cocktail e sono finito ubriaco, ma con un nuovo drink, alle 11 del mattino».

Vendemmia di ori per Cantine Ferrari a The Champagne & Sparkling Wine World Championships

Cantine Ferrari Brut Trentodoc
Con 9 ori e 5 argenti Cantine Ferrari è la più premiata d’ Italia e seconda al mondo nel più autorevole concorso internazionale dedicato alle bollicine

Altra ricca vendemmia di premi per Cantine Ferrari all’edizione 2020 di The Champagne & Sparkling Wine World Championships. Nel più prestigioso concorso mondiale dedicato alle bollicine, la casa trentina ha conquistato 14 medaglie, delle quali 9 ori e 5 argenti.

Un grande successo, che poteva essere ancora più grande, considerando che Ferrari è stata a un passo dall’aggiudicarsi anche il titolo di Sparkling Wine Producer of the Year, conquistato nel 2019, nel 2017 e nel 2015, assegnato invece alla storica Maison de Champagne Luis Roederer, in virtù dei due ori conquistati in più.

E come di consueto il concorso è stato caratterizzato dalla sfida tra Italia e Francia, con un avvincente testa a testa a chi conquista il maggior numero di medaglie. Sfida questa volta finita in parità, con 47 medaglie d’oro ciascuna, su un totale di 128 assegnate, ma che possiamo dire che le produzioni italiane se la sono aggiudica “ai punti”, grazie alle 111 medaglie d’argento conquistate (su 237 totali) contro le 47 dei francesi.

Un grande risultato per le nostre bollicine, tra le quali è da segnalare il successo dei Trentodoc, che con 52 medaglie, delle quali 20 d’oro e 32 d’argento è stata la denominazione più premiata d’Italia.

Tornando a Cantine Ferrari, ecco le eccellenze della casa premiate con l’oro dalla giuria, composta da Tom Stevenson, ideatore della competizione e vera autorità internazionale nel settore, e dai non meno esperti Tony Jiordan ed Essi Avelan: Ferrari NV Brut, Ferrari 2006 Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, Ferrari NV Maximum Blanc de Blancs, Ferrari 2010 Perlé Bianco Riserva, Ferrari 2011 Perlé Nero Riserva, Ferrari 2011 Perlé Nero Riserva, Ferrari 2013 Perlé, Ferrari 2010 Riserva Lunelli, Ferrari 2010 Riserva Lunelli.

Un lungo elenco, nel quale spiccano gli ori andati a Ferrari Brut (in formato magnum) e Ferrari Maximum Blanc de Blancs, i due Trentodoc non millesimati della casa, a testimonianza della sua capacità di esprimere livelli di eccellenza su tutta la gamma, comprese le etichette proposte in volumi importanti (e in più con un ottimo rapporto qualità/prezzo).

Elenco completato dagli argenti assegnati a: Ferrari NV Maximum Blanc de Blancs, Ferrari NV Maximum Rosé, Ferrari 2013 Perlé Rosé, Ferrari 2014 Perlé Rosé, Ferrari NV Perlé Zero Cuvèe 13.

Per i 25 anni del Tourinot, Guido Gobino si regala il nuovo e-commerce

guido gobino-25mo anniversary-tourinot® collection-selezione-particolare

Ormai di e-commerce non di può più fare a meno, nell'ottica di una strategia di vendita multicanale definitivamente sdoganata dall'anno della pandemia. Non si astiene nemmeno l'artigiano torinese del cioccolato Guido Gobino, che ha approfittato di questo momento particolare per ridisegnare l'abito della sua piattaforma di e-commerce.

In gioco le quattro versioni del "giandujottino"

Un modo per valorizzare sia le collezioni natalizie limited edition firmate Gobino, sia i 25 anni dell'iconica interpretazione del gianduiotto, il Tourinot, nato appunto nel 1995. Ecco le quattro proposte natalizie:

Gobino natale 2020

CUBO 4 TOURINOT

Assortimento delle quattro versioni del Tourinot in un'elegante scatola natalizia. Classico, con latte Inalpi della filiera alpina piemontese; Maximo, privo di latte, con intense note dei cacao aromatici del Sud America; Maximo +39, con oltre il 40% di Nocciola Tonda, Gentile e Trilobata delle Langhe, e Numero 10, con il carattere del cioccolato fondente in una consistenza morbida.

GIFT BOX SMALL COLLEZIONE 25°

Piccola confezione regalo che racchiude tutta l’essenza dei Tourinot. La crema spalmabile omonima, a base gianduja arricchita con granella di Nocciola Piemonte IGP, e il cubo con le quattro ricette del giandujottino mini ideato da Gobino. guido gobino-25mo anniversary-tourinot® collection-cubo-particolare

PANETTONI

Due le proposte dell'artigiano piemontese, che si è affidato alle mani capaci del team di pasticceria dello chef Gian Piero Vivalda: un panettone classico e uno glassato al gianduiotto e albicocca.

Tourinot: 25 anni dal "redesign" del giandujiotto

Come detto, il Tourinot sta concludendo l'anno del suo venticinquesimo. «Ho avuto questa intuizione nel 1995: rendere il Giandujotto, che è la storia del cioccolato di Torino, più elegante, goloso e fruibile», ha spiegato Gobino. «Da 25 anni lavoriamo per perfezionarlo e declinare la sua unicità in altre versioni di piacere, con le 4 ricette diverse e una crema spalmabile». I Tourinot sono prodotti con il metodo dell’estrusione, che permette di mantenere la ricetta più fedele a quella originale. Giocando con estetica, colori e packaging, Gobino lo ha reso quasi un oggetto di design.

La biografia dell'artigiano in un libro di Giuseppe Culicchia

A rendere questi mesi ancora più particolari ci si è messa anche un'altra idea: trasformare la vita dell'artigiano del cioccolato in un libro, una biografia romanzata partorita dalla penna di Giuseppe Culicchia. Si intitola 5 grammi di felicità il volume che racconta l'avventura dolce di Gobino, nato a Torino in una famiglia di cioccolatieri il 22 febbraio 1958,. Fu il padre Beppe, arrivando a Torino dalla provincia, a scoprire il mondo del cioccolato e a trasmettere la vocazione a Guido. Da magazziniere a impiegato dell'Italgas, il nome Gobino ha trovato la sua dimensione con il laboratorio di cioccolateria. E i "5 grammi di felicità" del titolo sono proprio quelli del Tourinot, il gianduiotto rivisitato.  

Sgrappa, la nuova grappa d’autore perfetta per la mixology

Sgrappa
Creata da Maurizio Cattelan, Paolo Dalla Mora e Charley Vezza, Sgrappa nasce per superare i classici canoni di consumo del distillato della tradizione

Versatile, dal carattere irriverente e che strizza l’occhio al mondo della miscelazione. È così che si presenta Sgrappa, la novità che irrompe nel panorama delle grappe. Il nuovo prodotto nasce dalla volontà di rilanciare l’immagine della grappa in una nuova chiave, contemporanea e cosmopolita, proponendo in veste miscelabile uno tra i più iconici distillati del made in Italy.

Sgrappa autori
I tre creatori di Sgrappa (da sinistra): Maurizio Cattelan, Paolo Dalla Mora e Charley Vezza

A crearlo tre personaggi d’eccezione, l’artista Maurizio Cattelan, insieme agli amici Paolo Dalla Mora, imprenditore del settore spirit e papà del gin Engine, e Charley Vezza, imprenditore del settore del design, che hanno dato vita a questo progetto che unisce memorie personali, passioni, spirito imprenditoriale e legame con la multiforme eccellenza italiana. Le memorie personali sono quelle di Cattelan che con questo distillato ha voluto rendere omaggio alla figura del padre, amante della grappa che produceva per sé in casa, mentre la passione che accomuna i tre amici è quella per il buon bere e per i cocktail. Da qui l’idea di creare una grappa moderna e versatile che si prestasse a meraviglia anche alla miscelazione.

Prodotta artigianalmente in Piemonte, e distribuita da Velier, Sgrappa (alc 43% in vol) viene realizzata usando come base vinacce da uve rosse, umide e ricche di profumi, che vengono lavorate in piccoli alambicchi discontinui in rame a getto di vapore, per ottenere la flemma, che poi viene passata in una moderna colonna di rettifica per ottenere la massima pulizia al nasoDal gusto pulito e leggero si presenta morbida al palato, con sentori di frutta e fiori bianchi, per chiudersi con un finale schietto, dove emerge delicatamente la materia prima, le bucce dell’uva.

Sgrappa miscelazioneOttima da servire liscia, raggiunge la sua massima espressione miscelata, anche semplicemente con acqua tonica o succo di pompelmo rosa, proponendosi come un prodotto che vuole superare i classici canoni di consumo del distillato. Non a caso il lancio di Sgrappa è accompagnato da una ricca drink list, che comprende signature e drink che richiamano alcune delle ricette più conosciute e tradizionali nel mondo della mixologia.

Tra i primi troviamo, per esempio, Fuck You, dove Sgrappa si unisce a China Clementi, bitter e vermouth rosso, decorato con una scorza di limone, Fuck You Too, fatto con Sgrappa, bitter, vermouth rosso e completato da un top di spumante secco metodo classico e decorato con scorza buccia di arancio, e Fuck on the Beach, dove invece si unisce a soda al pompelmo rosa, angostura e a una fetta di pompelmo.

Tra le ricette più tradizionali troviamo, invece, alcune rivisitazioni di classici contemporanei, come Sgrappa Sour, dove si unisce a succo di limone, zucchero liquido e Angostura, o di drink del passato, come Sgrappa al Salto, dove la grappa si miscela con succo di limone, zucchero liquido e tonica, e Sgrappa e Menta, dove viene mescolata con Liquore alla menta Pancalieri.

Sgrappa bottigliaAltra particolarità del prodotto il suo pack, che riflette tutto il carattere irriverente del nuovo distillato. Sgrappa è infatti custodita all’interno di una bottiglia dalla forma di fiasco (da 70 cl), al cui interno è inserita una mano in vetro con il dito medio alzato: un gesto artistico partorito dal genio di Cattelan.

Le ricette di Sgrappa

Fuck You

Sgrappa Fuck You

Ingredienti:

2 cl Sgrappa, 1,5 cl China Clementi (Martini), 1,5 cl bitter, 2 cl vermouth rosso

Preparazione:

build

Decorazione:

scorza di limone

Bicchiere:

tumbler basso

Fuck You Too

Ingredienti:

1 cl Sgrappa, 2 cl bitter, 2 cl vermouth rosso, top spumante secco metodo classico

Preparazione:

build

Decorazione:

scorza di arancio

Bicchiere:

tumbler basso

Fuck on the Beach

Sgrappa- Fuck you on the beach

Ingredienti:

2 cl Sgrappa, 12 cl soda al pompelmo rosa, 6 gocce Angostura

Preparazione:

build

Decorazione:

fetta di pompelmo

Bicchiere:

tumbler alto

Sgrappa Sour

Sgrappa Sour

Ingredienti:

4 cl Sgrappa, 2 cl succo di limone, 1 cl zucchero liquido, 3 gocce Angostura

Preparazione:

build

Bicchiere:

tumbler basso

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