Home Blog Pagina 399

Emanuele Tomassi, è il momento di Investire nel futuro con la formazione

Emanuele Tomassi

Silenzioso, al di fuori dei riflettori dei social, Emanuele Tomassi, campione italiano di Coffee Roasting nel 2018, ha visto crescere negli anni l’attività della microroastery Tomassi Coffee, e del bar, caffetteria e sala da tè Caos Caffè, entrambi ad Aprilia (Lt). Con il suo entusiasmo ha coinvolto la moglie e uno dei tre figli che, ancora sedicenne, si mostra predisposto a seguire le orme del padre. La tostatura è la sua grande passione, appresa dal vicecampione baristi Klaus Thomsen quando nel 2009 si trasferì in Danimarca, e affinata al ritorno in Italia con Marco Cremonese. Oggi rifornisce con i suoi caffè alcuni bar e ristoranti, vende la sua linea specialty alla pasticceria Dolcemascolo nonché online, con l’obiettivo di allargare il raggio d’azione ad acquirenti esteri. Propone a noleggio la sala di tostatura a chi vuole apprendere e affinare il mestiere prima di mettersi in proprio facendo acquisti decisamente importanti quali sono le apparecchiature per la tostatura.

«Ho concluso il percorso formativo per diventare Ast roaster (formatore autorizzato Sca, ndr); mi manca l’ultimo passo, la certificazione, e poi potrò cominciare a insegnare - ci dice Tomassi -. Con i miei corsi mi rivolgerò al torrefattore che intende perfezionare le sue ricette e la sua tecnica, a chi desidera entrare da professionista nel settore del caffè, al barista che punta a specializzarsi nello specialty. Si potrà scegliere tra due moduli: intermedio e professionale articolati in una formazione sia teorica sia pratica di due giorni (il professionale ) a cui se ne aggiunge un terzo dedicato all’assaggio per l’intermedio. Oltre a questa offerta è prevista una giornata introduttiva teorica con focus sul caffè crudo. I corsi saranno aperti anche al semplice appassionato che vuole scoprire l’arte della tostatura e il suo ruolo fondamentale per la qualità della bevanda.». Riguardo il settore degli specialty, osserva, in Italia le persone cominciano ad appassionarsi e a comprendere il messaggio che esso veicola, basato sull’etica e sull’altissima qualità della materia prima, trattata secondo un procedimento virtuoso in ogni fase lungo tutta la filiera. Per quanto concerne la difficile fase pandemica, riprende Emanuele Tomassi, «Le abitudini dei clienti fidelizzati a un caffè di qualità sono sicuramente cambiate e ci vorrà tempo per tornare ai consumi pre covid. All’interno del nostro punto vendita riusciamo comunque a comunicare con maggiore frequenza e facilità il concept che c’è dietro allo specialty. Le persone ci ascoltano più volentieri, complici i tempi dilatati dovuti alla pandemia, e soprattutto tornano per assaggiare altre origini che proponiamo anche in cialde in carta e capsule compatibili e compostabili Nespresso».

Infine un suggerimento per i baristi in momento molto difficile. «Il passo più importante da compiere in questa fase è investire sulla formazione - afferma Tomassi -.  La figura del barista è ancora oggi sottovalutata e sottopagata e a maggior ragione, visti i tempi e la crisi economica in corso, è necessario essere competenti e preparati. Questo vale in particolare per chi vuole lavorare nel settore della caffetteria moderna. È importante farsi trovare pronti a nuove opportunità e sfide quando si verrà chiamati a ricoprire ruoli di rilievo per la ripartenza delle attività. Essere curiosi e disponibili ad apprendere nuove conoscenze è la chiave di tutto».

Fabbri 1905 con le scuole per formare i pasticceri di domani

Carlotta Fabbri e Davide Malizia
Carlotta Fabbri e Davide Malizia

Obiettivo: rafforzare la presenza nell'universo formativo dell'alta pasticceria. Questa la linea strategica impostata da Fabbri 1905, che dopo le partnership con Etoile Academy e Cast Alimenti, fa il suo ingresso in Aromacademy di Davide Malizia, prestigiosa accademia di pasticceria della capitale.

«Prestazioni elevate, resa e prodotti che conquistano»

Malizia, Maestro Ampi insignito del prestigioso titolo di Miglior artista al mondo dello zucchero (il Sucre d'Or 2020), ha scelto i prodotti targati Fabbri 1905 per i corsi di pasticceria della sua scuola a Roma. «Trovo particolarmente interessante - spiega Malizia - la proposta a base di frutta oleosa (pistacchio, noce, nocciola), ma in generale tutta la linea Fabbri 1905 dedicata al pasticcere professionista ha prestazioni elevate e permette una resa ottimale, nella lavorazione e al palato. I must per me? Amarena Fabbri Magnum e Delipaste Pesto di Pistacchio naturale: mi hanno letteralmente conquistato».

«Gli stessi valori ci accomunano»

Non saranno solo i prodotti della storica azienda bolognese ad entrare nei corsi di Aromacademy: viceversa, l'offerta formativa di Fabbri, con i corsi Fabbri Master Class, vedrà Davide Malizia impegnato in demo e altre iniziative che verranno svelate prossimamente. «Conosco Davide da molti anni, sia personalmente che professionalmente - racconta in una nota Carlotta Fabbri, Direttore marketing business unit Fabbri Professional - lo ammiro molto e c'è un rapporto di stima reciproca. Il suo percorso professionale si inserisce perfettamente nella vision di Fabbri 1905: evoluzione continua, formazione costante e concettualità in pasticceria. Questi, come anche la continua ricerca della perfezione, sono valori che ci accomunano».

Dal prossimo anno nuovi corsi di pasticceria e gelateria in collaborazione con Cast Alimenti

Su un altro fronte, intanto: si consolida la partnership tra Fabbri 1905 e Cast Alimenti. Azienda e scuola di cucina hanno firmato una partnership triennale per avviare un percorso formativo per gli allievi. Quest'anno la collaborazione sarà dedicata al mondo beverage, dalla caffetteria alla miscelazione, con particolare attenzione a mettere a frutto completamente le qualità di Amarena Fabbri - il prodotto simbolo - mentre nel 2022 e 2023 l'intesa si allargherà agli universi gelateria e pasticceria.  

Cosa succede a Hong Kong, dove il virus sembra in ritirata

Frontiere chiuse, controlli rigorosi e tamponi ogni 14 giorni per chi lavora nella ristorazione. Così Hong Kong sta tornando alla normalità. Ne parliamo con Lorenzo Antinori, beverage manager del Fours Seasons Hotel di Hong Kong

Mentre l'Italia rischia in questi giorni di precipitare in zona rossa, a causa di una re-impennata dei contagi causati anche dalla variante inglese, da altre parti del mondo la pandemia sembra essere sotto controllo con società ed economie rientrate in una situazione di apparente normalità, bar e ristoranti compresi. Una di queste è Hong Kong, territorio autonomo della Repubblica Popolare Cinese, dove le autorità, a partire dalla metà di febbraio, hanno allentato le restrizioni imposte dagli inizi del 2020 per contenere la diffusione del virus e dato il via alla campagna di immunizzazione della popolazione residente, circa 7,5 milioni di persone, con il vaccino cinese Sinovac. Per capire come si "vive" in una situazione di quasi normalità abbiamo raggiunto Lorenzo Antinori, beverage manager del Four Seasons Hotel di Hong Kong e beverage ambassador della catena per l'area Asia - Pacifico. «Qui - spiega il manager - la situazione sembra essere sotto controllo tanto che registriamo una media di soli 14-15 casi al giorno. Ci sono stati in passato diversi focolai, ma le autorità non hanno mai imposto un lockdown totale. Bar e ristoranti sono rimasti chiusi per periodi determinati, anche fino a tre mesi, ma si è trattato di misure parziali che hanno riguardato aree circoscritte del territorio. Oggi, grazie all'allentamento delle restrizioni, i locali con licenza da ristorante possono stare aperti fino alle 22. Praticamente quasi tutti».

Dopo aver lavorato in Corea del Sud, sempre per Four Seasons, sei arrivato a Hong Kong nel 2019. Hai, dunque, vissuto in prima persona l'evoluzione della pandemia scoppiata alla fine di quell'anno.
La mia impressione è che qui fossero in qualche modo preparati, perché hanno subito agito con risolutezza e determinazione. Forse perché avevano già fatto l'esperienza del virus della Sars, apparso per la prima volta in Cina nel 2002, hanno attivato restrizioni molto rigorose. Ho diversi amici e colleghi che vivono in Cina che mi hanno riferito di lockdown particolarmente pesanti della durata anche di 4 mesi, con le le persone che non potevano nemmeno uscire da casa. E, oggi, anche in Cina la situazione sembra essere tornata alla normalità. La guardia resta, comunque, sempre alta. A Hong Kong tutte le persone che lavorano nel food&beverage devono fare obbligatoriamente un tampone ogni 14 giorni. Il tampone è gratuito e finanziato dal governo. Chi non fa il test non può tornare al lavoro e, a tal proposito, esiste un sistema di tracking molto rigoroso. Anche qui, come in Europa, vigono le misure di distanziamento sociale e, ad esempio, al tavolo in un ristorante non possono sedersi più di 4 persone. E i tavoli devono essere distanziati di almeno un metro e mezzo.

Parlavi di misure molte rigorose. Ci sono controlli anche per strada?
È obbligatorio, ovviamente, l'uso della mascherina. E ci sono pattuglie della polizia che girano per le strade e le stradine dei quartieri della metropoli con megafoni e fischietti, controllando che tutti abbiano indosso la mascherina e che non vi siamo assembramenti. Chi non rispetta le regole rischia una multa di 5 mila dollari di Hong Kong, pari a circa 500 euro. Devo però dire che la gente è molto disciplinata. Le frontiere sono chiuse dall'inizio della pandemia e nessuno entra o esce dal territorio senza un permesso speciale che viene rilasciato quasi esclusivamente per motivi di lavoro. Chi proviene dall'esterno deve obbligatoriamente fare dai 14 ai 21 giorni di quarantena in alberghi affittati dal governo e destinati ad ospitare gli uomini d'affari provenienti dalla Cina o da altri Paesi.

Quindi, non ci sono turisti a Hong Kong?
Assolutamente no. Come albergo stiamo lavorando prevalentemente con la formula "staycation" e abbiamo come clienti quei residenti di Hong Kong che scelgono di trascorrere un weekend lungo nella nostra struttura per godere dei servizi di un hotel di lusso e per  sentirsi turisti nella propria città.

Quando è prevista l'apertura delle frontiere?
Tre mesi fa ci fu la proposta di aprire la tratta area da Singapore ma subito dopo ci furono dei focolai e l'idea venne accantonata. Da fine febbraio è iniziata la campagna vaccinale che riguarda in primis le persone anziane e quelle che soffrono di particolari patologie, ma di aprire le frontiere non si parla. I più ottimisti prevedono di consentire l'incoming dal sud della Cina, in particolare dall'area di Guandong, verso l'inizio dell'estate. Ma c'è anche chi teme che rimarremo "chiusi" per altri 6 mesi. Tutti si muovono con grande cautela.

Dal tuo osservatorio asiatico quali sono le principali differenze che hai registrato tra il modus operandi cinese e quello europeo o italiano?
In Europa e in Italia, le autorità hanno lasciato le cose andare senza controllo per troppo tempo. L'estate scorsa, ad esempio, le persone sono state libere di girare, di andare al mare, di fare assembramenti dovunque con tutte le attività economiche aperte. Nello stesso periodo, qui a Hong Kong, era quasi tutto chiuso con i bar i ristoranti che dovevano abbassare le saracinesche dopo le 18. Mi sembra che in Italia vi sia stata una sottovalutazione generale del problema e che oggi le autorità siano costrette a fare interventi a fisarmonica e ad adottare provvedimenti stop and go che non fanno altro che far arrabbiare le persone e gli operatori. E non dimentichiamo la questione delle frontiere, che in Italia sono rimaste sempre aperte con appena 10 giorni di quarantena per chi entra nel territorio nazionale! Forse, bisognava veramente essere più rigorosi sin da subito. Anche qui ci sono state molte polemiche e critiche nei confronti del governo riguardo le misure di contenimento. Soprattutto, durante i periodi in cui i locali sono stati obbligati a restare chiusi. Ma il governo ha tenuto sin dagli iniziuna linea chiara e coerente con la chiusura delle frontiere e un periodo di quarantena consono, dai 14 ai 21 giorni.

Il governo locale ha aiutato i locali che sono rimasti chiusi durante i diversi lockdown parziali?
Si ha provveduto con dei ristori che hanno coperto una parte dei costi fissi, come l'affitto. Ma adesso i contributi pubblici stanno per finire.

Cosa ti aspetti per il futuro?
Sarebbe già una vittoria riuscire a restare aperti e magari superare la restrizione della chiusura alle 22. E poi, tra sei mesi, aprire parzialmente le frontiere a quei Paesi asiatici che hanno una situazione pandemica sotto controllo come il resto della Cina o Singapore.

 

 

 

 

Un nuovo pack per Grappa Bianca e Grappa Riserva 3 anni Nardini

Nardini Grappa Bianca Grappa Riserva 3 anni
Le grappe più iconiche della storica distilleria veneta si presentano in una nuova bottiglia dalla contemporanea e raffinata pensata per valorizzarne al massimo il contenuto

Prosegue l’operazione restyling in casa Nardini. Dopo il rinnovo del look degli aperitivi e di Acqua di Cedro, è ora la volta dei due prodotti iconici della distilleria più antica d’Italia: Grappa Bianca e la Grappa Riserva 3 anni.

Il rinnovamento ha interessato sia la bottiglia sia l’etichetta, entrambe riviste in uno stile più contemporaneo, che non taglia i ponti però con la tradizione e punta a esaltare al massimo il contenuto. Un’operazione che vuole comunicare in modo più efficace i caratteri distintivi delle due super storiche referenze, aprendole sempre più sia a un pubblico più ampio e internazionale di consumatori sia a una nuova modalità di consumo per la grappa, ovvero la miscelazione.

E così Grappa Bianca e Grappa Riserva 3 anni si presentano ora in un’elegante bottiglia dalla forma più slanciata, griffata da un logo più snello e impreziosita da un’etichetta altrettanto nuova e ridotta nelle dimensioni rispetto alla precedente. Un’etichetta raffinata nei dettagli, con particolari ramati che ricordano e celebrano gli alambicchi e l’arte distillatoria della famiglia Nardini. Continua a campeggiarvi la celebre illustrazione del Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, con la dicitura “Bassano al Ponte”, a suggello del forte legame della distilleria con il luogo dal quale la sua storia prese il via, ormai 242 anni fa. Rinnovata anche la capsula, di colore bianco con fascia inferiore ramata per la Grappa Bianca e di colore dorato con fascia inferiore nera per la Riserva 3 anni

I nuovi pack sono stati studiati per valorizzare in pieno il loro contenuto. Per quanto riguarda Grappa Bianca, una grappa (alc 50% in vol) dal colore cristallino ottenuta dalla distillazione di vinacce plurivitigno, caratterizzata da un gusto pieno e complesso e da aromi floreali e fruttati. Una selezione di componenti aromatiche frutto del triplo metodo di distillazione utilizzato per produrla (caldaiette, bagnomaria e metodo continuo), che ne fa un distillato perfetto sia per la classica bevuta liscia sia, grazie alla sua versatilità, per la miscelazione. Possibilità di consumo che, per la prima volta, compare nelle indicazioni in retroetichetta, dove si parla del suo utilizzo per la realizzazione di ricercati cocktail, come i signature della casa, Bassano Mule (Grappa Bianca Nardini, ginger beer, succo di limone e foglie di menta fresca), Negrini Cocktail (dove si miscela con Bitter Nardini e vermuth rosso), Paloma Nardini (dove si aggiunge a spremuta di lime, Scortese Bitter Citrusy Bio e uno spicchio di pompelmo) e Garda Collins (dove si mescola con Acqua di Cedro, succo di limone, sciroppo di zucchero, completato da un top di soda e da una fetta di limone). Una presenza con la quale Nardini sottolinea come anche i suoi prodotti più storici si prestino a essere apprezzate nelle forme di consumo contemporanee.

Stesso discorso per Grappa Riserva 3 anni, il cui pack si differenzia da quello della Grappa Bianca solo per alcuni particolari dell’etichetta che focalizzano l’attenzione sugli anni di invecchiamento del prodotto. Invecchiamento di almeno tre anni in botti di rovere di Slavonia, il cui utilizzo per l’affinamento della grappa, al “modo del cognac” fu introdotto dalla famiglia Nardini all’inizio del Novecento proprio nella creazione di questo prodotto. E la lunga maturazione in legno regala a Grappa Riserva 3 anni (al 50% in vol) i suoi sentori complessi e avvolgenti e il gusto morbido, delicato e armonico.

I Contadini, il gusto del Salento arriva a Monza

i Contadini

“Se rispetti la terra, la terra ti rispetterà”: questo antico motto riecheggia nell’ampio concept store I Contadini in via Arrigo Boito a Monza, rivendita di prodotti salentini, caffetteria e ristorante aperto a metà del novembre 2020. Ampio, lineare, pulito, suoi protagonisti sono la pietra leccese, il legno d’ulivo e i prodotti della Puglia, una delle zone sue zone più vocate per la coltivazione degli ortaggi, precisamente a Ugento, in Salento. Conducono l’Azienda agricola i rappresentanti della terza generazione della famiglia Trentin, Edoardo, Emanuele e Gianna. Quest’ultima si è trasferita per qualche mese a Monza e accoglie i clienti in questa prima fase, guidandoli tra i sapori e le specialità che conosce a fondo e che racconta con entusiasmo. «Siamo contenti di avere aperto a Monza: le persone sono cordiali e ben disposte. Incontro spesso clienti un po’ confusi dal prodotto industriale; cerco di guidarli alla comprensione della qualità di prodotti lavorati a mano, senza trattamenti chimici e con le migliori materie prime. Conosco ogni passaggio e anche la fatica che c’è dietro queste referenze; voglio trasmettere ai clienti la mia passione».

L’ampio locale prende il via con la bottega che comprende una vasta gamma di ortaggi in vasetto, dal capostipite, il pomodoro, per proseguire con zucchine, carciofini, cime di rapa, olive capperi. Poi le linee dei ripieni, dei grigliati, dei crudi, dei pelati, per concludere con passate e sughi. Ci si sofferma su novità come le foglie di cappero, indicate per condire piatti a base di carne o di pesce e insalate; i capperi che lo scorso ottobre hanno meritato il primo posto in un blind test del Gambero Rosso; i Diamantini, piccoli cuori di carciofo defogliati il cui spessore non supera il mezzo centimetro, per questo preziosi. Si passa quindi alla pasta, all’olio e ai prodotti da forno, le birre, i vini, i caffè. Sul fondo del locale si apre il lungo banco che prende il via con la caffetteria, proseguendo con golosità come il Salsicciotto artigianale (una pasta frolla croccante e friabile con dieci tipi di farciture), poi trecce, cornetto salentino,  taralli, pane fatto con lievito madre e la ristorazione, in cui spiccano il rustico salentino (con un cuore di besciamella e pomodoro) e il Fritto Terrone, ovvero “pittule” (il finger food fritto salentino) in tre varianti.Ogni prodotto si può ricevere rapidamente grazie a un servizio di delivery realizzato con Just Eat e Glovo. Dalle finestre e da un’ampia porta a vetro si vede la corte, tutta in pietra leccese, che sarà chiusa con una vetrata e permetterà di consumare all’esterno in ogni stagione, cena compresa (la chiusura è prevista per le 20). In estate ci sarà anche l’appuntamento serale con la pizzica.

Più di un cliente arriva al banco bar con uno o più prodotti da acquistare, al quale nella maggior parte dei casi si uniscono un espresso e del buon pane. Al banco bar ci sono la giovane Arianna e Pietro Saccone, barista, all’opera a una macchina espresso Strada de La Marzocco. I caffè sono della torrefazione salentina Caffè Orlando: la miscela principale è un 70 % arabica (i caffè provengono da Congo, Colombia e Brasile) e 30% robusta (India e Indonesia): in tazza dà un espresso con un buon corpo e scarsa acidità. A questo si affianca un monorigine a rotazione, per chi vuole un gusto più particolare e una maggiore presenza di acidità in tazza. Ha seguito l’apertura e dà consulenza per la caffetteria e il servizio Gianni Cocco, Italian Coffee Trainer per l’Accademia Italiana Maestri del Caffè. Anche Pietro ha seguito i corsi Aicaf e a chi desidera un bel decoro in latte art propone un cappuccino in stile flat white, con una crema fine ed elastica.  Gli piace instaurare un buon rapporto con la clientela a piano piano guidarla alla scoperta del buon caffè.

Sebastiano Caffo nuovo presidente dell’Istituto Nazionale Grappa

Sebastiano Caffo presidente Istituto Nazionale Grappa
L'ad di Gruppo Caffo è stato nominato al vertice dell'associazione nata 25 anni fa per tutelare e promuovere il distillato italiano. Ne guiderà il passaggio verso la nuova forma giuridica del consorzio

È Sebastiano Caffo (nella foto in apertura), amministratore delegato di Gruppo Caffo, il nuovo presidente dell’Istituto Nazionale Grappa. Caffo subentra nella carica a Elvio Bonollo di Distillerie Bonollo, che ha terminato i due mandati concessi dallo statuto dell’associazione, nata nel 1996 per tutelare il distillato italiano per eccellenza, che continuerà ad affiancarlo nel ruolo di vicepresidente. Completa il trio al vertice dell’associazione Luigi Odello (Centro studi assaggiatori), nominato segretario generale.

Al nuovo vertice toccherà condurre l’Istituto verso la nuova forma giuridica di Consorzio di Tutela della Grappa.

«È ora importante dare all’Istituto la veste giuridica di consorzio di tutela, affinché possa essere incaricato dal ministero competente alla tutela della grappa nella sua dignità di acquavite a indicazione geografica – ha infatti commentato il neompresidente -. La grappa rappresenta un patrimonio importante per l’Italia essendo di fatto un’ambasciatrice efficace del made in Italy. La sua importanza non si limita agli aspetti produttivi, ma coinvolge in modo sostanziale il turismo, essendo le grapperie mete intriganti per i turisti di tutto il mondo».

Le nuove nomine sono giunte nell’anno che l’Istituto, che riunisce gli organismi regionali nati per la tutela e la promozione della grappa (Istituto Grappa della Valle d’Aosta, Istituto Grappa Lombarda, Istituto Grappa Veneta) e singoli produttori, rappresentando nel complesso il 70% del settore, compie i suoi primi 25 anni di attività.

Negli scorsi mesi l’Istituto aveva proceduto al rinnovo degli organi di governo, nominando nel consiglio, oltre a Caffo, Bonollo e Odello: Francesco Montalbano (Distilleria Deta), Alessandro Maschio (Beniamino Maschio), Giovanni Brunello (Distilleria F.lli Brunello), Andreas Roner (Distilleria Roner), Stephan Unterthurner (Distilleria Privata Unterthurner), Arturo Rossi (Distilleria Rossi d’Angera), Paolo Covi (La Valdotaine), Cesare Mazzetti (Assodistill), Sergio Moser (Fondazione Edmund Mach).

Nel collegio sindacale siedono invece Armando Colliva, Luca Sartori e Sandro Cobror, mentre il collegio dei probiviri è formato da Laura Formichella, Enrico Toti e Bruno Pilzer.

Rhea Vendors, nuovo modello di business per la coffee experience

linea laRhea Variplus di Rhea Vendors Group
Le nuove macchine automatiche di Rhea Vendors

Con le sue macchine automatiche avanzate, interattive, dall’estetica accattivante e che garantiscono alta qualità del prodotto finale, Rhea Vendors Group aiuta i bar a rendere più redditizia l’offerta di caffè con la gamma laRhea Variplus.

 

Attenzione al design, capacità di realizzare progetti tailor made, abilità nel cogliere i segnali di cambiamento del mercato, tecnologia all’avanguardia hanno fatto di Rhea Vendors Group uno dei più importanti produttori al mondo di distributori automatici ed emblema dell’eccellenza della manifattura italiana al servizio della cultura del caffè. Un plus di valori che l’azienda di Caronno Pertusella (Varese) garantisce anche al mondo dei locali. Ne sono un esempio le macchine automatiche della gamma laRhea, nate per soddisfare le esigenze dell’esperienza del caffè oltre il perimetro del vending, offrendo svariate possibilità nella creazione di ricette e garantendo un’ottima qualità in tazza sia per il classico espresso, sia per tutte le possibili ricette, dall’americano al cappuccino, dal latte macchiato al mocaccino, alla cioccolata, solo per citarne alcune.

Le macchine laRhea sono infatti dotate della tecnologia proprietaria Variplus che, grazie alla precisione nella macinatura, all’efficienza e flessibilità del gruppo caffè e al controllo della temperatura, consente di raggiungere livelli di eccellenza nella varietà e qualità del prodotto e risultati costanti. In particolare, la linea laRhea è equipaggiata con un sistema di riscaldamento a induzione brevettato che adatta la temperatura dell’acqua alle singole ricette, consentendo di avere persino temperature differenti nella stessa bevanda, e che permette un risparmio nel consumo di energia di oltre il 60% rispetto al tradizionale sistema a caldaia.

Pensate per integrare il lavoro del barista e non per sostituirlo, interattive, aperte alle ordinazioni e ai pagamenti tramite app, le macchine di Rhea Vendors Group sono la base di un nuovo modello di business che guarda alle nuove abitudini di consumo e che può aumentare la redditività del locale. È quanto l’azienda propone con il concept laRhea Goes Coffee Shop, ovvero la creazione di corner automatizzati su misura del locale, sia per l’offerta di prodotti, in linea coi nuovi trend, sia per l’armonioso inserimento nello spazio, nei quali tecnologia, design e qualità si fondono per offrire una nuova experience al cliente. L’offerta dell’azienda comprende anche una nuova macchina per il latte fresco, che consente di offrire cappuccini e bevande calde e fredde preparate con latte o con bevande vegetali alternative, quindi anche il cappuccino vegano, ricetta nata dalla collaborazione con Matteo Beluffi, campione italiano di latte art. O il concept CoCo (Coffee and Cold), ovvero l’affiancamento di due macchine, una per le bevande calde e una per quelle fredde, concepite per stare insieme, in modo da offrire al consumatore non solo caffè, ma anche acqua, estratti e concentrati.

Intervista ad Andrea Pozzolini, presidente e ceo Rhea Vendors dal 2018, azienda tra le più importanti produttori mondiali di distributori automatici con tre siti produttivi in Italia.

In che modo le vostre soluzioni possono aiutare il rilancio dei bar?
Attraverso l‘automazione, intesa come parte di un processo di rinnovamento che non stravolge l’essenza del bar, ma che la integra e rende più fruibile. Le nostre macchine automatiche si inseriscono nel locale affiancando il personale, lasciandolo più libero di dedicarsi ad altre attività e aggiungendo valore all’offerta di prodotti e servizi. La presenza di più postazioni per l’erogazione del caffè e degli altri prodotti permette infatti di soddisfare le diverse esigenze della clientela, da chi vuole scambiare quattro chiacchere con il barista o con gli altri avventori a chi invece ha poco tempo o preferisce il take away, aumentando il flusso dei clienti. Il tutto senza compromessi sulla qualità del prodotto erogato, garantita anche dalla collaborazione con esperti come Chiara Bergonzi e Matteo Beluffi, campioni italiani di latte art, Nana Holthaus-Vehse, campionessa Sca, e Paolo Barichella, pluripremiato food designer, coi quali sviluppiamo ricette e nuovi prodotti.

Quali altri punti forza vi caratterizzano?
La qualità e affidabilità di una manifattura 100% italiana e la capacità di rispondere alle esigenze del presente e del futuro del mondo bar, offrendo esperienze di consumo evolute e servizi di qualità. L’ottimizzazione dei flussi negli spazi dei locali per garantire il distanziamento, la possibilità di pagare cashless e di ordinare con lo smartphone saranno la normalità anche quando avremo superato questo brutto periodo. Le macchine poi possono trasmettere immagini e contenuti per la promozione o l’intrattenimento, coinvolgendo il consumatore in un’esperienza multisensoriale che valorizza il tempo e il piacere della pausa. Soluzioni che aprono nuove opportunità e che costituiscono un notevole vantaggio competitivo.

Quali servizi offrite?
Assistenza a 360° e la possibilità di realizzare soluzioni su misura per quanto riguarda l’inserimento delle macchine nel bar, gestendo in modo ottimale l’estetica e gli spazi del locale. In caso di problemi, poi, la telemetria consente di intervenire sulle macchine da remoto, assicurando massima velocità di azione e un ulteriore abbattimento dei costi.

Malfy Gin recluta bartender per la sua Squadra Azzurra

Malfy Gin recruiting La Squadra Azzurra
Il luxury gin di Pernod Ricard cerca 11 nuovi ambassador per andare alla conquista della Penisola. Rivolta ai professionisti del mondo dei locali, la call offre un contratto di 6 mesi. Le candidature sono aperte fino al 20 marzo

Malfy Gin muove alla conquista dell’Italia. E per farlo lancia una call ai bartender e ai professionisti della bar industry per creare La Squadra Azzurra, un team di ambassador che presidierà le principali città e le coste per portare l’anima verace e conviviale del luxury gin italiano del gruppo Pernod Ricard in tutti i bar della Penisola.

La call, aperta fino al 20 marzo, rappresenta una importante opportunità lavorativa, e non solo, per i bartender e i professionisti del mondo dei locali. Un progetto che arriva in un momento non particolarmente felice per gli operatori del settore e che vuole supportarli offrendo loro anche un’opportunità di crescita professionale, grazie al lavoro sul campo con un colosso mondiale del beverage.

Agli 11 professionisti selezionati sarà proposto un contratto a tempo determinato della durata di 6 mesi, con inizio ad aprile, oltre alla formazione a cura del Gruppo, e un interessante pacchetto retributivo e di benefit (che comprende diaria, auto di sevizio e altro).

Ogni ambassador sarà legato a un territorio di riferimento: Lombardia con in testa Milano, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia, Sicilia e, ovviamente, la Campania con ovviamente, la Costiera Amalfitana, ai cui aromi e sapori è ispirato Malfy Gin. Gli ambasciatori lavoreranno a stretto con il mondo dei locali della loro zona di competenza, partendo dalle città, per poi spostarsi nel periodo estivo sulla costa o nelle località di maggior richiamo, intrattenendo rapporti sia con i bar sia con la struttura commerciale e marketing di Pernod Ricard, per creare nuove collaborazioni e far conoscere e diffondere il prodotto.

Come partecipare

Per quanto riguarda i requisiti richiesti, l’identikit del professionista cercato prevede che sia una persona dinamica, con esperienza nella bar industry, non digiuno di conoscenze nel campo del marketing e delle logiche commerciali, con buone competenze nel mondo del fuoricasa e degli spirit, che sappia lavorare in squadra e una certa confidenza con i social media. Altro requisito la conoscenza dei locali della propria regione.

Per candidarsi c’è tempo fino al 20 marzo e occorre compilare il form online all’indirizzo https://prexperience.it/lnd/la-squadra-azzurra, inserendo i propri dati e contatti, rispondere alle domande lì riportate e allegare il proprio curriculum.

I candidati più idonei saranno quindi ricontattati per gli ulteriori passaggi della selezione.

Miglior Colomba italiana, vincono due pasticceri dal Friuli e dal Lazio

colomba generica

Si sono svolti a Ercolano i Campionati italiani della colomba 2021, il concorso organizzato dalla Federazione internazionale pasticceria gelateria cioccolateria (Fipgc) per eleggere la migliore Colomba Classica 2021 e la miglior Colomba Innovativa. Nella prima categoria ha trionfato il pasticcere friulano Renato Talotti, mentre per la colomba innovativa ha vinto Salvatore Albanesi da Roma.

Il lavoro di Talotti già premiato per il panettone

Talotti, della pasticceria e gelateria pasticceria Nonna Pallina di Palmanova, aveva già portato a casa una soddisfazione alcuni mesi fa, con la Medaglia d’oro conquistato ai campionati mondiali del panettone nella categoria dei panettoni classici, assegnata ai dieci migliori prodotti in gara. Ora è tornato ad aggiudicarsi il prezioso riconoscimento per la sua colomba. Il collega laziale Salvatore Albanesi ha colpito nel segno con la sua colomba creativa.

Le regole: ecco cosa hanno presentato gli artigiani

Questo il regolamento stilato dalla Fipgc. I concorrenti che si sono cimentati tra le due categorie - in tutto hanno partecipato 185 artigiani della pasticceria, dei quali 45 provenienti dall'estero - hanno presentato una colomba per un numero di 2 pezzi uguali tra loro del peso di 1 kg ciascuno. Per quanto riguarda la categoria della colomba innovativa, il regolamento la definiva come una colomba con inserimento di canditi, frutta secca, cioccolato o qualsiasi altro elemento che la faccia differenziare da una colomba classica. La colomba classica, invece, era intesa come una colomba con il solo inserimento di canditi d’arancia, con aroma a piacere e ricoperta di glassa croccante.

Ingredienti, taglio, alveolatura e profumo

Sono state considerate, nella premiazione finale, le migliori colombe artigianali realizzate secondo canoni che vanno dall'utilizzo degli ingredienti al taglio, dal profumo alla alveolatura del prodotto. In giuria c'erano Roberto Lestani (presidente della Federazione), Matteo Cutolo, Enrico Casarano, Francesco Lastra, Maurizio Santilli, Domenico Lopatriello e Gianluca Cecere. I candidati non erano presenti durante gli assaggi della giuria né all’esito delle valutazioni. La valutazione finale e l'annuncio dei vincitori hanno avuto luogo nella splendida cornice di Villa Campolieto, una delle più belle dimore storiche dell’Ente delle Ville Vesuviane a Ercolano in provincia di Napoli.  

Novità Loison: dalla classifica di Forbes alla collezione primavera 2021

Loison colomba al caramello
L'azienda di Dario Loison fra le 100 eccellenze italiane selezionate da Forbes. Innovazione e qualità fra i must dell'azienda, che lancia la collezione Primavera 2021 con varie novità, fra cui la Colomba al Caramello salato

Nonostante i tempi difficili, non mancano le soddisfazioni per chi sa lavorare bene, avere un brand affidabile e operare incessantemente per migliorare e rinnovare la propria gamma. Un esempio è l’azienda Loison, azienda dolciaria di Costabissara (Vc) produttrice di grandi lievitati e biscotteria che lavora con cura artigianale i propri prodotti, pur con un approccio innovativo e imprenditoriale. Una qualità sancita di recente da un prestigioso riconoscimento: lo scorso febbraio la prestigiosa rivista Forbes ha pubblicato lo speciale "100 Eccellenze Italiane 2021" e tra questi 100 campioni selezionati Loison è stata inserita nella categoria Food. «Per raggiungere il successo bisogna passare dall’eccellenza: idearla, produrla, distribuirla. Solo dopo, la storia di eccellenza diventa storia di successo» spiega Alessandro Rossi, direttore di Forbes Italia, nel suo editoriale.

«Abbiamo puntato molto su digitalizzazione e on-line»

«È un grande riconoscimento - dice il patron Dario Loison -. In questo difficile anno appena trascorso abbiamo puntato tantissimo sulla digitalizzazione commerciale, per rendere più snella la vendita on line, e digitalizzazione produttiva, ottimizzando le fasi di condivisione e di controllo nei processi per migliorare gli standard. In Loison questo processo è iniziato 4 anni fa e oggi si sta completando, ed è questa la vera innovazione del 2021». E di innovazione si parla anche quando si tratta di produzione, perché a ogni stagione escono le nuove “collezioni” Loison, che si rinnovano per gamma, gusti e packaging, in questa collection ispirato ai fiori in tutti i loro colori. La Primavera 2021 ad esempio, vede varie novità, come la Colomba al Caramello (con copertura di cioccolato bianco e farcita con crema al caramello salato), che fa parte della linea Genesi, di cui fa parte anche la colomba DiVigna, con uvetta e blend di vini passiti. Altra novità, questa volta nella linea Tutto l’Anno, è la torta Bonissima, una frolla ripiena di frutta secca, anche nelle varianti NoceMiele e MarronglacéNocciola. Una vasta gamma di prodotti consultabile sul sito dell’azienda, completamente rinnovato (di Loison e della gamma avevamo parlato anche qui).

Gruppo Lavazza riconosce e premia l’impegno dei collaboratori

Nuvola Lavazza

Lo scorso gennaio Lavazza Group ha ottenuto la certificazione Top Employers Italia 2021 a testimonianza della grande attenzione per le politiche relative alle risorse umane, che, sottolinea Enrico Contini, chef human resources officer, ha sottolineato «il successo del nostro modello di Risorse Umane orientato al futuro, al digitale, alla cura e all’attenzione per le persone, ancor di più in un momento complesso come quello che stiamo vivendo».

Stabilimento Gattinara Lavazza
Stabilimento Gattinara Lavazza

Ora il Gruppo comunica di avere corrisposto per l’anno 2020 premi per 3500 euro complessivi a ciascuno degli oltre 600 collaboratori degli stabilimenti produttivi di Torino e Gattinara (Vc) che si aggiungono ai bonus riconosciuti nei mesi di marzo e aprile (500 euro) per il lavoro svolto in presenza durante il periodo più critico del Covid. È il premio per obiettivi più alto mai erogato ai propri collaboratori, che, riprende Contini, «per la nostra realtà globale con il cuore in Italia, sono la principale risorsa, detentori delle competenze, delle capacità e della passione con cui contribuiscono quotidianamente alla crescita del Gruppo. Questo premio riconosce gli obiettivi raggiunti e lo straordinario lavoro svolto dalle nostre persone che hanno garantito con continuità - anche in un anno segnato dall’emergenza sanitaria - la produzione, la qualità e la disponibilità dei nostri prodotti». Il premio per i lavoratori dell’impianto di Pozzili (Is), specializzato nel processo di decaffeinizzazione del caffè e del Centro Direzionale, raggiunge i 2500 euro; i collaboratori potranno scegliere se riceverlo in denaro o fruire del suo valore netto (con un ulteriore bonus del 10%) attraverso servizi di welfare per loro e le loro famiglie.

Lavazza a Settimo Torinese
Lavazza a Settimo Torinese

A partire da marzo 2020 i collaboratori del Centro Direzionale lavorano in smart working. In questo periodo sono stati mantenuti tutti gli investimenti in attività di formazione, convertite in formato digitale, introdotti strumenti di comunicazione interna e attivati progetti per supportare le persone a operare nelle nuove modalità organizzative. Tra questi il servizio Ti ascolto, uno sportello psicologico a disposizione di tutti i dipendenti.

Con Divini Spiritus cresce l’ondata gin da tutto il mondo

Tarvo Joansoon, master distiller della Junimperium Distillery di Tallin (Estonia)
Gin della McHenry Distillery e della Junimperium Distillery

Solo premium spirit da tutto il mondo nel portafoglio Divini Spiritus, divisione di Ltb Global. A cominciare dall'australiano/tasmaniano Federation Gin della Mc Henry Distillery e dall'estone Junimperium Gin della omonima Distillery di Tallin.

Non accenna a fermarsi il trend positivo del gin, lo storico distillato alcolico aromatizzato con bacche di ginepro le cui origini sono contese tra Olanda (Jenever, 1269) e la Scuola Salernitana (Ginepretto, XII secolo). Ma è la Gran Bretagna a battezzare il gin come lo conosciamo oggi (London Dry Gin) grazie all’introduzione delle prime colonne di rettifica nella seconda metà dell’Ottocento.

Oltre alle specialità storiche distribuite dalle multinazionali (da Bombay Sapphire a Gordon’s, da Beefeater a Tanqueray), da qualche anno stanno entrando nel mercato una nutrita serie di prodotti di piccole e medie distillerie. Un trend positivo che, anche secondo i dati Iri, non cessa di crescere.

Nonostante la pandemia Covid 19, infatti, nel 2020 c’è stata una crescita a doppia cifra (+33,5% in valore, +24,8% in volume), segno che il gin è entrato (o meglio rientrato) a far parte delle più diverse bottigliere (comprese quelle domestiche) grazie alla propria versatilità e facilità di abbinamento nella mixability, dagli aperitivi ai long drink, agli after dinner. Di pari passo alla esplosione delle proposte new tonic water variamente aromatizzate.

Non essendo costretti nei limiti delle denominazioni territoriali e dei relativi disciplinari, i gin possono essere prodotti in qualsiasi parte del mondo. Una tendenza che ha convinto anche molti distillatori italiani di grappa e liquori che, grazie alle rispettive esperienze professionali, stanno affiancando originali gin ai loro storici prodotti. Una vera e propria onda che è arrivata a contare sul mercato italiano oltre un migliaio di specialità che puntano perlopiù su originali aromi ed erbe aromatiche locali.

Grazie alle esperienze realizzate nel campo della logistica, commercio internazionale e information technology, l’azienda piemontese Ltb Global (Logistic Transport Business) ha selezionato una serie di prodotti alcolici di grande potenzialità, da tutto il mondo, dando vita nel 2015 alla divisione spirit con il nome Divini Spiritus. Un posto di riguardo meritano alcuni gin speciali di recente importazione.

Dalla McHenry Distillery dell’isola di Tasmania (Australia) arrivano specialità come Federation Gin, Classic London Dry, Barrel Aged Gin, Butterfly Gin (da blu diventa rosa con l’acqua tonica grazie ai Pea Flower), Sloe Gin (con prugnoli), Summer Gin (con zafferano) e Damson Gin (con susine selvatiche). Della Junimperium Distillery dell’Estonia invece sono da segnalare Blended Dry Gin, Rhubarb Gin, Navy Strenght, gli stagionali Summer Gin e Winter Gin. Tutti prodotti caratterizzati da botaniche locali, insolite ma ben caratterizzate, non sovrapponibili, in grado di fidelizzare i fornitori/partner. Abbiamo chiesto a Marco Secco, presidente di Ltb Global, alcune precisazioni sulle più recenti acquisizioni del portafoglio prodotti Divini Spiritus.

Intervista a Marco Secco, presidente Ltb Global
classe 1969, membro cda Cider, membro cda Labinf Sistemi, nel settore import-export da oltre 25 anni, da 30 anni esperto di information tecnology

Come siete organizzati per la distribuzione degli spirit?
Grazie alla nostra esperienza sviluppata negli anni nel commercio internazionale come Ltb Global, nel 2015 abbiamo inaugurato la divisione Divini Spiritus, che si avvale della sede di Chivasso (Torino) per il Nord Ovest, più quella di Tione (Trento) per il Nord Est e quella di Aversa (Caserta) per il Centro Sud. Inoltre disponiamo di due magazzini doganali e fiscali, a Volpiano (Torino) per il settore food & beverage e a Gaglianico (Biella) per quello non food. Una volta acquisito uno spirit premium, il prodotto viene ceduto alla società partecipata Cider che lo distribuisce nel canale horeca e retail. In partnership con la società “sorella” Labinf Sistemi, gestiamo i processi aziendali con piattaforme Erp (Enterprise Resource Planning) con tecnologie opensource per velocizzare al massimo il flusso delle vendite nei canali tradizionali e nell’e-commerce.

Cosa vi ha spinto a scegliere alcuni gin australiani?
Puntando sempre al segmento premium, abbiamo trovato molto interessante le specialità del master distiller William McHenry della MacHenry Distillery dell’isola di Tasmania, al largo delle coste australiane. A partire da Federation Gin (42,2% alc) dalle note agrumate e resinose ricavate da una decina di botaniche autoctone raccolte dagli aborigeni nei sette stati australiani. Un progetto solidale che ha meritato il riconoscimento ufficiale del Parlamento federale australiano, da cui il nome.

Cosa caratterizza invece i gin distillati in Estonia?
Sono cinque le specialità, curate dal mastro distiller Tarvo Jaansoo della Junimperium Distillery di Tallin (Estonia). Di particolare interesse è Junimperium Blended Dry Gin, ottenuto con alcol di segale estone aromatizzato con un mix di 4 ginepri diversi e sette botaniche esclusive, raccolte nelle foreste baltiche, macerate e distillate separatamente. Ne risulta un distillato morbido e rotondo (45°), con prevalenti note di pepe e agrumi, proposto in una classica bottiglia da farmacia in vetro verde scuro. Decisamente insolito è il tipo di tappo, realizzato in legno di ginepro per rimarcarne le radici. Da segnalare la summer edition nella quale vengono aggiunti mirtilli rossi freschi che lo arricchiscono di colore e gusto fruttato.

css.php