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Il nuovo cliente? Quattro parole per conquistarlo

nuovo cliente
Sostenibilità, convenienza, sicurezza e tecnologia sono i principali fattori che guideranno le scelte del "nuovo cliente" nella ripartenza del fuori casa

La ricetta magica che va bene per tutti non c’è. Il nuovo mondo post Covid-19 sarà forse un po’ più confuso e contraddittorio, facilmente più complesso. Resistere e adattarsi saranno le parole chiave. Occorre “solo” (si fa per dire) trovare il modo: gli imprenditori per soddisfare le esigenze nuove e a volte contraddittorie dei clienti, i clienti per mettere insieme voglie, limiti e paure. Quali le strade da prendere?

il nuovo cliente
Alison Angus, head of lifestyles di Euromonitor International

Alison Angus, head of lifestyles di Euromonitor International, una vita passata a scrutare il futuro per individuare nuovi trend di consumo, lancia quattro parole chiave per il fuori casa: sostenibilità, convenienza (nel significato di “me lo posso permettere”), sicurezza e tecnologia.

Chi riuscirà a impacchettarle insieme in un’esperienza di consumo coerente, ne trarrà beneficio. Perché saprà meglio di altri accogliere i bisogni e rispondere alle necessità delle persone. Per essere più chiari: il suo business andrà meglio di quello degli altri.

Una ripresa a due fasi

Angus vede l’auspicato “liberi tutti” come un movimento a due fasi: «La fine delle restrizioni scatenerà la voglia di concedersi tutte le esperienze a cui abbiamo dovuto rinunciare - racconta -. E quindi mi aspetto un forte ritorno ai bar, ai ristoranti, alla convivialità fuori casa. Passata l’euforia e soddisfatte le voglie in arretrato, si comincerà a fare i conti con la realtà, con quello che ci si potrà permettere. Probabilmente le persone dovranno ridurre le occasioni di uscita, che saranno più selezionate, più pianificate, meno ordinarie e più straordinarie».

Insomma, i clienti dovranno scegliere: quante volte (meno di prima), quando (più le grandi occasioni che la routine) e soprattutto dove. Avendo più chiaro in testa che si potrà decidere se uscire o replicare in casa l’esperienza fuori casa (guai a mollare il delivery).

«Le persone saranno ancor più sensibili di prima al tema della sostenibilità - spiega Angus -: si orienteranno verso chi si mostra più attento al rispetto dell’ambiente, delle persone, del luogo dove operano».

Stare all’aperto sarà un’esigenza molto più sentita: quindi largo agli spazi esterni, con preferenza per chi riesce a creare oasi che facciano dimenticare di essere in città. «I locali fuori città o nelle aree residenziali saranno favoriti rispetto a quelli dei centri cittadini».

La tecnologia potrà dare molte risposte al bisogno di sicurezza e ai timori a frequentare o indugiare in posti affollati. Come? «Sviluppando il delivery, per far vivere a casa l’esperienza del fuori casa, magari rendendo il cliente protagonista della costruzione del piatto o del drink. Sviluppando il grab&go, per lasciare liberi di consumare dove uno meglio crede. Creando formule abbonamento per permettere di ricevere ogni giorno il proprio menu preferito dove si vuole. E riducendo, grazie a ordini, prenotazioni del posto e pagamenti sul telefonino, le code e i momenti morti, vissuti in modo più ansiogeno di prima».

Leggi anche: "Cinque trend che modificheranno il fuori casa"

Come cambia il cliente: i dieci trend del 2021 

1. Meglio di prima

Le persone daranno molta più importanza di prima alla salute, al benessere, al pianeta. Premiando le aziende che contribuiscono maggiormente a creare un mondo più pulito, più sano, più equo. E scegliendo di preferenza chi dimostrerà una responsabilità maggiore verso i propri dipendenti e le comunità locali.

2. Voglia di comodità

L’obiettivo è non rinunciare alle esperienze di acquisto senza però correre rischi. Quello che prima si faceva senza pensarci adesso viene pianificato. E sono apprezzate tutte quelle soluzioni che ci permettono di evitare code, affollamenti e di ridurre il tempo di permanenza non necessario.

3. Oasi all'aperto

Il desiderio di stare all’aperto, di riconnettersi con la natura dopo i lunghi mesi di restrizioni premia chi sa creare (o ricreare) ambienti ed esperienze che permettano di stare all’aperto, di sentirsi in un’oasi, in un ambiente rurale o simil tale. Insomma: via dalla pazza folla, contro il logorio della vita moderna.

4. Fisico&digitale

Fisico e digitale non sono più alternative, ma vengono vissute come due facce della stessa medaglia. Ci vogliono entrambe, perché le persone tenderanno a voler replicare anche a casa esperienze prima fruibili solo fuori casa. Chi li aiuta a farlo vince.

5. Il tempo cambia 

La gestione del tempo sarà meno scandita dal cartellino. Gli orari, le giornate, le settimane diventano più flessibili. Così anche gli orari e i momenti di consumo. Il digitale porta verso un’idea di disponibile h 24.

6. Inquieti e ribelli

Sfiduciati, stufi, in balia di teorie cospirazioniste, alcuni consumatori si lanciano nel revenge-shopping (“mi riprendo quello che la pandemia mi ha tolto”), in party illegali, nel gioco. I social media e il gaming sono le chiavi per approcciarli.

7. Ossessione sicurezza

Igiene e sicurezza diventano un binomio sempre più importante. Molti ne sono ossessionati. Ridurre le occasioni di contatto è una strada: si va verso il touchless e il cashless, conditi con abbondanti dosi di disinfettante. La tecnologia come ansiolitico.

8. Scossi e agitati

La pandemia ha scosso molte certezze e confuso molte menti. Serve rassicurare: con cibo consolatorio, nuove attività che aiutino a ricreare l’equilibrio perso o a sviluppare abilità che potranno tornare utili.

9. Volutamente frugali

L’incertezza economica porta alla cautela, alla frugalità, a scelte ben ponderate figlie di un’idea di scarsità. Le spese considerate discrezionali saranno penalizzate a vantaggio di un obiettivo di risparmio maggiore. Meno cicale, più formiche. Più attente di prima al valore di ciò che scelgono. E al fatto di poterselo permettere.

10. Nuovi spazi di lavoro

Lavorare a casa più di prima porterà alla ridefinizione degli spazi casalinghi per creare ambienti più adatti e confortevoli. Ma anche a ridisegnare le abitudini. Sarà premiato chi consentirà di fare l’esperienza di consumo in casa o vicino casa.

Il buon aroma del caffè italiano da yapix, nella East London

yapix
Unisce il mondo del caffè, del vino, del buon cibo e della mixology il nuovo locale d’oltre Manica con radici in terra di Puglia. In tazza i caffè di Veronero

Nel cuore della Londra che cambia, dove, abbattuti i classici palazzi, stanno sorgendo complessi residenziali che portano nuovi abitanti, soprattutto giovani e professionisti, ha aperto il 17 maggio un locale che unisce il mondo del caffè e quello del vino, con un’impostazione internazionale dalla quale emergono le radici italiane: yapix. È il nome che i Romani diedero a un venticello che la sera si leva sulla Puglia e permetteva alle navi nel porto di Brindisi di prendere il largo (in realtà il suo nome è iapix, la “y” è stata inserita per una questione di pronuncia, affinché non venisse storpiato in “aiapix”).

Aprire un proprio locale a Londra è il desiderio di moltissimi italiani, poi frenati da costi, permessi, complessità dell’operazione. Alessandro Noviello, un curriculum vissuto nel marketing, in Inghilterra da 12 anni, da un paio di anni lo desiderava, spalleggiato dall’amico di lunga data Tommaso Baffari, consulente commerciale di Veronero. Si è unito al progetto Leonardo Mometti, che ha portato la sua esperienza nel settore del vino. Dunque, da pura caffetteria la mission è diventata quella di essere un riferimento nella sona di East London come caffetteria artigianale, luogo di divulgazione della cultura del caffè, ma anche un locale in cui pranzare, gustare drink a base di caffè e bere buoni vini.

Il locale di 70 mq si trova a 15 Minnie Baldock Street, alla base di un edificio completato circa tre anni fa, e ha più vetrate che si aprono sull’area esterna: in tutto i posti a sedere sono una cinquantina. «In questa zona mancano spazi aggregativi per la vita sociale - osserva Alessandro Noviello -; siamo stati i primi ad avere impostato un locale cercando di colmare questo vuoto, con ciò che maggiormente crea dialogo e socialità: caffè, vino e cibo». La proposta dei caffè messi a punto dagli esperti della torrefazione barese Veronero comprende Exotico, un blend 100% arabica con tostatura chiara che unisce caffè Guatemala Antigua lavato, India Plantation e Santos naturale, poi un blend classico 50 arabica/50 robusta che risulta gradito soprattutto come caffè da asporto per moka, prelevato dai silos e macinato al momento. Stupisce due volte la presenza della miscela Dragon: prima di tutto perché si tratta di un 100% robusta realizzato con varietà premium, quindi perché gustandolo non presenta note spiccate amare, non è aggressivo e ha un retrogusto mieloso. Ovviamente ha un buon tenore di caffeina (all’incirca il doppio del 100% arabica) e viene definito un energy coffee, consigliato soprattutto per il risveglio, la mattina. Un viaggio negli Stati Uniti aveva evidenziato come le bevande con il latte avessero un sapore marcato di caffè; da qui il suggerimento di gustare un flat white o un cappuccino con il Dragon, accettato di buon grado.

A pochi giorni dall’apertura il riscontro è positivo: «è stato importante vedere i clienti che sono venuti il primo giorno, tornare anche più volte nei seguenti - riprende Mometti -. È la conferma più diretta e concreta che il locale, la sua impostazione e la sua offerta piacciono. Offriamo numerosi tipi estrazione, ma l’80% delle richieste si attesta su flat white (il più gettonato), cappuccino e americano (doppio espresso con aggiunta di acqua); solo un 5% circa preferisce l’espresso e spesso si tratta di clienti italiani. I prezzi in euro sono di 2,20 euro per l’espresso e di 330 per il cappuccino, che un 60% circa della clientela chiede sia realizzato con una bevanda vegetale: la più richiesta è quella d’avena, seguita da soia e mandorla. Al contrario di altri locali, abbiamo scelto di non fare pagare alcun sovrapprezzo per l’utilizzo di queste bevande». Da pochi giorni lo yapix rimane aperto fino alle 22 e la clientela sta imparando ad apprezzare anche le offerte dell’american bar con drink a base di caffè, i taglieri di salumi e formaggi e i vini che comprendono una selezione di vini pugliesi, italiani, francesi e australiani. L’offerta di food prende il via dai prodotti da forno per proseguire con insalate e dessert. Incontra un particolare gradimento la burrata, richiesta dalla clientela (il cui numero è in crescita) che cerca prodotti genuini e di qualità. Gli arredi sono semplici e lineari. La macchina (una Evo2 Blackboard di Dalla Corte)  è posta sulla parte frontale; sul retro si trovano i grinder on demand (4+1 per filtro e moka) di Eureka. «Al banco lavorano due baristi che hanno seguito corsi Sca - prosegue Alessandro Noviello -, che abbiamo cercato tra chi proveniva da una caffetteria. In tutte le bevande vogliamo la qualità assoluta e i primi riscontri ci dicono che il cliente l’ha compreso. Vogliamo che sempre più persone sappiano che siamo il locale per chi vuole un buon caffè, ma anche un buon bicchiere di vino, uno snack dolce o salato, un drink. La nostra impostazione italiana è vissuta come una garanzia di qualità»; alla quale si aggiungono due altre caratteristiche italiche molto gradite: la cordialità e l’accoglienza.

Regno Unito, la birra zero alcol piace anche alla spina

Una ricerca commissionata da Lucky Saint sonda il mood degli inglesi riguardo le birre zero alcol. Il verdetto è chiaro: un terzo si dichiara pronto ad ordinarle al pub o al ristorante. Per un consumo anche alla spina

La birra zero alcol o alcol free sta guadagnando posizioni in Europa. Ne abbiamo recentemente parlato su Bargiornale in Birre alcol free, l'Italia ancora un passo indietro, facendo il punto su una categoria che sta conquistando alla causa, soprattutto nel canale diurno, salutisti, vegani, donne e nuove generazioni. L'ennesima conferma viene da oltremanica ed esattamente da una ricerca promossa da Lucky Saint, brand inglese che firma una lager non filtrata da 0,5% vol. Ebbene, circa un terzo dei consumatori considererebbe la possibilità di ordinare una birra zero alcol al pub, al bar o al ristorante. Non solo. La ricerca rivela che per il 22% degli intervistati, la mancanza della disponibilità di una referenza alcol free è la prima motivazione di non consumo. Una mancanza che riguarda, in particolare, la proposta alla spina (18% degli intervistati). Dei consumatori che dichiarano che, una volta terminato definitivamente il periodo di lockdown, preferirebbero consumare un drink zero alcol piuttosto che uno alcolico, il 20% rivela che lo farebbe per evitare i postumi e i malesseri che sono in genere conseguenti a una sbornia (la ricerca è stata condotta, tra il 2020 e il 2021, da Censuswide su un campione di 2001 rispondenti).

L'esempio a cui guardare? La Spagna

La crescente apertura ai prodotti zero alcol in un Paese a forte tradizione birraria come il Regno Unito è un dato molto importante per il futuro di una categoria che solo pochi anni fa sembrava confinata a restare un fenomeno di nicchia. Ma il lockdown sembra aver accelerato i segnali di un cambiamento dei comportamenti di consumo, già emersi in parte prima del 2020. Oltremanica, durante la crisi pandemica, le vendite di birra, secondo IWSR, sono diminuite del 13,2% (stima) mentre quelle a basso tenero alcolico o zero alcol dello 0,5%, mostrando una resilienza non comune. Si stima, secondo IWSR, che il segmento non alcol valga circa il 2% del mercato birrario britannico: una percentuale che potrebbe crescere fino al 6% entro il 2023. A questo proposito, i produttori di birra no alcol inglesi stanno guardando con attenzione a cosa sta succedendo in Spagna dove le birre no alcol rappresentano oggi più del 15% del mercato interno. Per quanto riguarda Lucky Saint, che ha lanciato la sua birra zero alcol nel 2018, diventando il primo brand indipendente di birra zero alcol nel Regno Unito, sta moltiplicando gli investimenti per essere sempre più presente non solo nel largo consumo, dove è referenziato dalle principali catene di supermercati come Sainsbury's e Tesco, ma anche nei pub e nei ristoranti. Nel 2020, ha lanciato la propria birra per il servizio alla spina e quest'anno ha investito 3,5 milioni di sterline per incrementare la sua brand awareness e posizionarsi come prima scelta nel fuori casa.

 

I tour di Dolcegiornale: Brescia

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Altissima la densità di punti vendita di pasticceria, gelateria e caffetterie nel centro di Brescia. Una vera e propria capitale del dolce che abbiamo visitato nel nostro tour

LA METODOLOGIA DELLA NOSTRA VISITA. Possiamo considerare Brescia una delle “capitali” della pasticceria italiana: qui lavora il maestro Iginio Massari, che è tra i fondatori di una scuola di alta pasticceria da cui sono usciti alcuni dei migliori nomi dell’arte dolce. L’offerta della città è varia e diversa, spazia dai locali storici alle formule innovative, dagli eleganti salotti del centro alle piccole e frequentate pasticcerie di quartiere. Abbiamo scoperto anche un’originale pasticceria per cani, che propone biscotti e torte di compleanno destinate agli amici a quattro zampe ma il cui aspetto potrebbe invogliare qualche padrone a dare un morso, tanto sono simili a quelli per umani. Quella che segue è una selezione piccola e necessariamente incompleta. Un omaggio a una delle città più colpite dalla pandemia.

I Massari fanno scuola

Questo è il punto vendita storico di Iginio Massari, in una zona residenziale, con le vetrine che si affacciano su un porticato (del maestro Massari abbiamo parlato anche qui) . Il locale occupa un unico salone rettangolare, diviso grossomodo in due aree principali: a sinistra le isole con i prodotti confezionati, le vetrine refrigerate e, sul fondo, il lungo banco della pasticceria, a destra la caffetteria con qualche tavolino ben distanziato. Il design è minimalista, l’impressione è quella di uno scrigno volutamente neutro per far meglio risaltare i prodotti, coloratissimi sia in versione sfusa che confezionata, e al tempo stesso far da sfondo alla forte personalità del maestro Massari: il suo nome è ovunque, diplomi e riconoscimenti tappezzano il locale, un pupazzo con le sue sembianze campeggia sulla vetrina della pralineria. Il banco della pasticceria è ben fornito e presentato, con un ricco assortimento di mignon sia classiche che della casa, monoporzioni e tranci, qualche torta, una piccola proposta di tartine salate, gelatine e molto altro. Quando entriamo c'è la fila di persone in attesa di acquistare per l'asporto. Il servizio delle quattro persone dietro il banco è rapido ed efficiente. Pasticceria mignon a 44€/kg; per un caffè e una mignon (eccelsa) al banco abbiamo pagato 2.20€, un prezzo in linea con le altre pasticcerie della città. Pasticceria Veneto, Via Salvo d'Acquisto 8 - Brescia

Il salotto cocoon di Brescia Bar

Brescia Bar è un indirizzo accogliente nel cuore del centro storico. Quattro sale, ognuna con una propria personalità, accomunate da un design caldo, avvolgente ed elegante, con comode sedute che invitano a rilassarsi. Il locale è aperto da poco più di un anno e vuole proporsi come un salotto e un punto di ritrovo diurno, dalla prima colazione all'aperitivo serale, con un'offerta di pasticceria di qualità. Diciamolo subito: non c'è il laboratorio di pasticceria, solo la cucina, ma tutti i dolci sono prodotti da artigiani selezionati in collaborazione con un pastry chef. Nel piccolo banco pasticceria occhieggiano le paste mignon, sopra troneggiano vasi di caramelle sfuse. Su un tavolo al centro di una delle sale sul fronte barattoli di cookies e, sotto cloches di vetro, una crostata e una ciambella da servire a fette, gaufres e pancakes pronti per essere serviti. A complemento della pasticceria fresca c'è una dispensa che propone dolci artigianali confezionati di importazione (Gran Bretagna, Grecia), una selezione di caffè di una torrefazione artigianale. La piccola carta del pranzo propone un menu del giorno con piatti espressi a base di prodotti di stagione. Brescia Bar Pasticceria, Corso Magenta 21B - Brescia

Da Bedussi oltre al gelato anche pane e centrifughe

Locale contemporaneo, quello di Bedussi, che occupa tutto il pianterreno di un edificio della prima periferia e sfrutta al massimo la posizione, con dehors su tre lati e pergolati che nella bella stagione offrono un riparo vegetale. Tutto è all'insegna della trasparenza. Vetrate a tutta parete consentono alla luce naturale di entrare senza filtri. Il locale è ampio e arioso, ha un design post-industriale con cemento e tubi a vista ed è suddiviso in aree ben identificabili: il banco della pasticceria e gelateria, quello delle centrifughe, quello della caffetteria. Tavoli e sedute sono disposti in tante “stanze” più intime ma sempre collegate e trasparenti, come l'area dispensa dedicata al pranzo veloce e il soppalco. I laboratori di gelateria (a pianterreno) e di pasticceria (nel sotterraneo) sono a vista, così come la cucina, quest'ultima visibile anche dalla strada. Bedussi è innanzitutto gelato (25€/kg). In un giorno infrasettimanale d'inizio febbraio il banco gelateria offriva 20 gusti diversi, in vaschette ben colme. Meno estesa l'offerta di pasticceria, limitata a lievitati del giorno, qualche torta da taglio e alcune specialità di carnevale (chiacchiere, frittelle, zeppoline). Tanti, invece, i prodotti confezionati, tra cui spiccano i biscotti, le crostate, le monoporzioni nelle vetrine refrigerate. Da segnalare, il pane a lievitazione naturale e la comunicazione, molto curata dal punto di vista grafico. Gelateria Pasticceria Bedussi, ViaCrocifissa di Rosa 113 - Brescia

Grandi lievitati pluripremiati da Andreoletti

Piccola pasticceria da alcuni anni gestita dal giovane pasticciere Bruno Andreoletti che ha un altro punto vendita in provincia e ha vinto diversi riconoscimenti, come attestano i diplomi esposti ben in vista nel negozio. Siamo in una stradina secondaria, lontano dalle vie dello struscio del centro storico. Il locale è moderno, con un design essenziale, pulito ed accogliente. Entrando, a destra, il banco della pasticceria attira subito lo sguardo con le sue colorate proposte: tanti macaron, tartellette alla frutta, diversi tipi di bigné alla crema e di paste al cioccolato. Siamo in tempo di carnevale, quindi non mancano vassoi ricolmi di tortelli, chiacchiere (che a Brescia vengono chiamate lattughe) e frittelle. E poi, praline e cioccolato, torte e biscotti confezionati di produzione propria. Per terra, alcuni panettoni. In una vetrina refrigerata vediamo 4-5 torte moderne e un paio di monoporzioni. A sinistra c’è il banco della caffetteria. Una porta ad arco dà accesso all’accogliente saletta sul retro, dove ci sono una mezza dozzina tavolini e tanti giornali da sfogliare mentre si aspetta che arrivi il proprio caffè. Che nel nostro caso è stato servito molto velocemente dalla gentile ed efficiente addetta al bancone. Un caffè e una frittella, €1,90. Pasticceria Andreoletti, Via Aleardo Aleardi 20D - Brescia

 

Patrón Perfectionists: i consigli di Lucas Kelm

Lucas Kelme Patrón Perfectionists
Il bar manager del Gruppo Alajmo sarà nella giuria della nuova edizione del contest. Gli abbiamo chiesto qualche suggerimento su come realizzare una guarnizione a regola d'arte e Tequila Patrón nell’abbinamento cocktail-food

Nato in Argentina, ma cresciuto in Italia, Lucas Kelm, bar manager del Gruppo Alajmo, è uno dei giudici della nuova edizione della Patrón Perfectionists Cocktail Competition, il contest firmato dal tequila super premium di Gruppo Bacardi. Proveniente da una famiglia di ristoratori, nel suo lavoro dietro il bancone da sempre grande centralità ha la sinergia con il mondo della cucina. La figura ideale per chiedergli qualche suggerimento su come guarnire un drink a opera d’arte e su come valorizzare al meglio Tequila Patrón nell’abbinamento cocktail-food, del quale è un grade fautore.

LEGGI I CONSIGLI DI GIULIA CUCCURULLO

 LEGGI ANCHE I CONSIGLI DI CHIARA MASCELLARO

LEGGI ANCHE I CONSIGLI DI CRISTIAN BUGIADA

ISCRIVITI ALLA PATRÓN PERFECTIONISTS
COCKTAIL COMPETITION

La guarnizione è un elemento importante per un drink. Nella competizione questo aspetto che peso avrà?

La costruzione di un drink non può considerarsi completata se non si aggiunge una guarnizione. Questa ha un ruolo determinante sul successo di un drink, perché un buon cocktail deve essere equilibrato al palato, con i sapori che si mescolano in modo armonioso, ma anche l’occhio vuole la sua parte. E la guarnizione gioca un ruolo fondamentale a questo scopo, in quanto, collaborando con gli ingredienti del drink, non solo contribuisce a renderlo esteticamente accattivante, ma fornisce uno stimolo visivo che ci fa “pregustare” il cocktail stesso. È insomma parte dell’esperienza. E ciò, inoltre, non solo a livello visivo, perché ci sono decorazioni che vanno a completare anche il gusto dei cocktail. Pensiamo a un tipico cocktail con tequila come il Margarita: la sua decorazione, la crusta di sale, è parte integrante del sapore, in quanto l’elemento salino va a contrapporsi alle note acide del lime e quelle dolci dello sciroppo di agave che compongono la miscela.

Vuoi dare qualche consiglio a riguardo ai concorrenti della Patrón Perfectionists?

Di realizzare una guarnizione che sia allettante, che cioè, contribuisca a rendere il cocktail accattivante già allo sguardo, ma che sia anche solidale con il drink, nel senso che ne rispetti il carattere e che aggiunga qualcosa anche all’esperienza di degustazione. Al tempo stesso, che dia l’impronta dell’autore, proprio come la ricetta che si presenta: ogni cocktail racconta qualcosa del suo creatore è anche la guarnizione deve essere parte di questo racconto. Il tutto lavorando con semplicità, puntando a catturare l’occhio, ma senza eccessi. Il focus di questa edizione del contest è creare un cocktail con Tequila Patron, che esalti il distillato e che sia facilmente riproducibile, da tutti, anche dai consumatori a casa. Perché non bisogna mai dimenticare che la replicabilità è la chiave che fa di un cocktail eccellente un cocktail di successo. Allo stesso modo va quindi concepita la guarnizione.

Possiamo dare qualche indicazione su come esaltare il distillato nel drink attraverso la guarnizione?

Una caratteristica che amo molto di Patrón Silver sono le note dolci, vegetali e agrumate, caratteristiche perfette per un Tommy’s Margarita e sulle quali possiamo giocare con la guarnizione, colpendo l’occhio, ma andando a modulare anche il sapore del drink. Per esempio, se vogliamo puntare sulle note agrumate, possiamo lavorare con i vari agrumi, come il lime o per un apporto acido più delicato, con il pompelmo rosa. Ci sono poi tutte le erbe aromatiche, che ne richiamano le note vegetali, ma che possono aiutare anche a rinforzare il gioco di contrasti: pensiamo all’acetosella, un’erba acida con la quale si può contrastare il dolce del distillato. Non dimentichiamo poi il sale che con il tequila lavora a meraviglia: per una crusta possiamo utilizzare anche quello nero affumicato o rosso, che quindi ci aiutano anche nei giochi cromatici, o sale misto a spezie, che in più va a richiamare i sentori speziati di Patrón Silver. Poi c’è tutta la frutta tropicale, che tra l’altro spesso ha una consistenza setosa, pensiamo al mango o al cocco, che consente anche di lavorare sui contrasti di texture.

Questi giochi di abbinamenti ci portano a pensare “più in grande”: al food pairing dei drink. Tu sei un fautore di questa tendenza…

Mi appassiona molto, anche se è una tendenza ancora in gran parte da scoprire in Italia. Un’arte che consiste nell’abbinare un cocktail a un cibo, in modo che si combinino a livello aromatico e a livello molecolare, permettendo di regalare al cliente un’esperienza di degustazione, insieme, superiore e sorprendente, nella quale cibo e cocktail si esaltano a vicenda. Un’esperienza molto stimolante anche per noi bartender, in quanto significa lavorare a stretto contatto con gli chef e questo consente di trarre nuove ispirazioni, di conoscere nuovi prodotti e apprendere nuove tecniche per la lavorazione degli ingredienti. Personalmente ho trovato sempre molta ispirazione in cucina, forse perché vengo da una famiglia di ristoratori, e come bar manager del Gruppo Alajmo ho la fortuna di lavorare in sinergia con loro, di scambiare idee e ciò aiuta a elevare il livello di creatività e ad affinare il palato.

Quali sono le regole da seguire negli abbinamenti?

Il punto di partenza è lo studio approfondito degli ingredienti e delle loro caratteristiche, per poi procedere con l’abbinamento per similitudine o per contrasto di sapori. Nel primo caso diamo vita a un’esperienza gustativa più lineare, creando armonia tra differenti ingredienti. Nel secondo creiamo un’esperienza più ampia, che va a toccare una gamma maggiore di sensazioni gustative, con gusti diversi che si esaltano proprio in virtù del loro contrasto. L’altra grande regola è poi sperimentare molto, perché in linea di massima non ci sono abbinamenti giusti e sbagliati, in quanto i gusti sono personali, e la collaborazione con lo chef è preziosa anche per capire se il “matrimonio” di sapori che abbiamo generato funziona.

Facciamo qualche esempio?

Con lo chef Donato Ascani del Glam di Venezia abbiamo realizzato un abbinamento tra un Venetian Margarita con delle acquadelle fritte in cartoccio. Il drink è appunto una rivisitazione veneziana del Tommy’s Margarita fatta con Patrón Silver, succo di lime e miele di barena, un ingrediente locale presidio Slow Food. Le barene sono infatti terreni di tipo argilloso-sabbioso che caratterizzano alcune zone a ridosso della Laguna, aree salmastre che vengono sommerse durante le alte maree e nelle quali cresce il limonio, dal quale si ricava questo miele. Drink che ho guarnito con una crusta di sale di Maldon e sumac, una spezia mediorientale di colore rosso e dal gusto acido, che dà colore, rinforza la parte acida de cocktail e si collega alla storia di Venezia, in quanto la Serenissima è stata un tempo regina in Europa nel commercio delle spezie. Vi abbiamo abbinato le acquadelle fritte in cartoccio, un pesciolino tipico dell’Adriatico, altro ingrediente locale, accompagnato da salse acide, sapide e amare. Un abbinamento, in perfetto stile Patrón, che va a valorizzare il distillato messicano, attraverso elementi locali, il tutto in modo semplice ed essenziale e che ha dietro una storia, un racconto.

In funzione della Patrón Perfectionists si può pensare a proporre qualche abbinamento?

Il contest non lo richiede, e non voglio complicare il lavoro dei concorrenti, ma non nego che apprezzerei se qualcuno volesse cimentarsi a sperimentare un abbinamento. Del resto, come abbiamo già visto, si può lavorare in tal senso anche nella guarnizione, quindi non occorre proporre necessariamente un finger food.

In questo caso quali suggerimenti puoi dare?

Il tequila, e Patrón in particolare, si sposa con tutto, quindi si può sperimentare con grande libertà. Personalmente amo usare Patrón Silver per realizzare cocktail dai gusti freschi, quindi anche nell’abbinamento andrei su preparazioni semplici, a base di ingredienti freschi, stagionali, come un’insalata di frutta e verdure, scegliendo gli ingredienti in base alle caratteristiche che abbiamo illustrato in precedenza per le guarnizioni. C’è poi tutto il filone della gastronomia messicana che si può sfruttare alla grande, magari anche rivedendola in chiave locale. Quindi tacos, burrito, ma anche una semplice cialda con guacamole, salsa che grazie alla grassezza apportata dall’avocado lavora a meraviglia con un cocktail che ha una bella parte acida, in quanto questa va a pulire la bocca preparandola a un altro boccone. A tal proposito, non dobbiamo dimenticare che l’avocado può essere ottimo da lavorare anche per la guarnizione, così come il peperoncino, perché una punta di piccante è molto indicata in una preparazione che accompagna un drink con il tequila.

Un nuovo succo da Derby Blue: è arrivato Kiwi e Mela

succo Derby Blue Kiwi Mela
Il brand di succhi di Conserve Italia ha ampliato la gamma con la nuova referenza che unisce alla dolcezza della mela la freschezza del kiwi

C’è un nuovo arrivato nella famiglia Derby Blue. Il brand unconventional di succhi di Conserve Italia ha arricchito la sua gamma con Derby Blue Kiwi Mela, una nuova proposta nata dall’unione della dolcezza della mela con le note fresche del kiwi. Un mix originale dedicato ai clienti bar che sono sempre alla ricerca di nuove esperienze di sapore.

Prodotto utilizzando frutta selezionata di qualità e senza zuccheri aggiunti, il nuovo succo è fresco e dissetante, caratteristiche che lo rendono perfetto per il consumo estivo in ogni momento della giornata, dalla colazione allo snack pomeridiano.

A custodirlo l’iconica bottiglietta blu in vetro da 200 ml, con il pratico tappo “apri-chiudi” twist-off e una dirompente etichetta dai colori vivaci e molto accesi che richiamano le atmosfere estive.

Con questa novità, Derby Blue prosegue quel percorso di innovazione costante delle sue proposte di qualità, arricchendo ulteriormente la sua ricchissima gamma di succhi in bottiglietta. Gamma che comprende la linea i Classici, con ben 13 referenze dai gusti più tradizionali, Frutti Rossi, con tre referenze a base di frutti rossi, ed Esotici, con quattro referenze dai gusti esotici.

 

 

 

Panettoni salati, sul podio lievitati ai peperoni, formaggio stagionato e asparagi

1° classificato_Antica Pasticceria Castino
1° classificato_Antica Pasticceria Castino
I nomi della pasticcerie e dei lievitisti che hanno trionfato al primo contest italiano sui panettoni salati, Una Mole di panettoni salati, a Torino

Ecco chi è salito sul podio del primo contest italiano dedicato ai panettoni salati. Una Mole di panettoni salati, che si è svolto a Torino il 20 maggio (ne avevamo parlato qui), ha visto trionfare una pasticceria piemontese, una campana - al secondo posto - e una veneta - sul terzo gradino. Questi i tre maestri lievitisti saliti sul podio.

1° classificato Antica Pasticceria Castino di Davide Muro, Pinerolo, Piemonte, con il Panettone "Peperoni e acciughe"; 2° classificato Re di Dolci di Pietro Sparago, Caserta, Campania, con il suo "Pan Ruralis" (con formaggio caprino stagionato, pomodoro riccio di Caiazzo, olive nere Caiazzane e cipolla Alifana); 3° classificato: Panificio Pasticceria Pan&Dolci di Luca Gottardello, San Martino di Lupari, Veneto. La sua proposta si chiama "Antipasto Veneto in Pirottino", con asparagi, soppressa veneta e Asiago.

Premiati carattere e territorialità

Forte legame con il territorio d'origine (guarda caso, una caratteristica che premia anche il panettone tradizionale) e carattere deciso sono stati premiati dei giudici. Al primo classificato, Antica Pasticceria Castino, è andato anche il premio del Main Sponsor della manifestazione, Artecarta, leader nel settore del packaging per pasticceria. un buono del valore di 500 euro spendibile in confezioni per alimenti.

Riaperture: le nuove Linee guida delle regioni per i locali

Linee guida regioni per riaperture locali
Foto di StockSnap da Pixabay
Messo a punto dalla Conferenza delle regioni il documento contiene e indicazioni operative sulle misure da adottare per l'esercizio dell'attività in sicurezza

Dopo il decreto riaperture bis, che ha fissato il nuovo calendario per la ripresa delle attività per il settore del fuoricasa, allentando alcune restrizioni, un nuovo documento completa il quadro regolatorio di riferimento (leggi Riaperture: il nuovo calendario e le regole per i locali). La Conferenza delle regioni ha infatti messo a punto e pubblicato le nuove Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali (il testo completo da scaricare in fondo all'articolo) che disciplinano le modalità di svolgimento delle attività economiche, produttive e sociali, in modo da prevenire o ridurre il rischio di contagio nei vari settori e che contiene un’apposita sezione dedicata ai pubblici esercizi.

Le Linee guida, adottate dal governo con un’ordinanza, si pongono in continuità con le precedenti, aggiornandole, come strumento sintetico e di immediata applicazione. A questo scopo individuano i principi di carattere generale da adottare per consentire l’esercizio dell’attività in sicurezza, ovvero norme igieniche e comportamentali, utilizzo dei dispositivi di protezione, distanziamento e contact tracing.

Le misure previste si applicano a tutti gli esercizi di somministrazione di pasti e bevande (bar, pub, caffetterie, ristoranti, trattorie, pizzerie, self-service, pasticcerie, gelaterie, rosticcerie), anche se collocati nell’ambito delle attività ricettive, di stabilimenti balneari e nei centri commerciali, e all’attività di catering. Ecco le prescrizioni che riportiamo integralmente:

  • Predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione da rispettare, comprensibile anche per i clienti di altra nazionalità.
  • Potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura >37,5 °C.
  • Rendere disponibili prodotti per l’igienizzazione delle mani per i clienti e per il personale anche in più punti del locale, in particolare all’entrata e in prossimità dei servizi igienici, che dovranno essere puliti più volte al giorno.
  • Adottare misure per evitare assembramenti al di fuori del locale e delle sue pertinenze.
  • Negli esercizi che somministrano pasti, privilegiare l’accesso tramite prenotazione e mantenere l’elenco dei soggetti che hanno prenotato per un periodo di 14 giorni. È consentito l’accesso, anche in assenza di prenotazioni, se gli spazi lo consentano, sempre nel rispetto delle misure di prevenzione. In tali attività non possono essere continuativamente presenti all’interno del locale più clienti di quanti siano i posti a sedere.
  • Disporre i tavoli in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti di tavoli diversi negli ambienti al chiuso (distanza estendibile ad almeno 2 metri in caso di peggioramento dello scenario di rischio) e di almeno 1 metro di separazione negli ambienti all’aperto (giardini, terrazze, plateatici, dehors), a eccezione delle persone che, in base alle disposizioni vigenti, non siano soggetti al distanziamento interpersonale. Tali distanze possono essere ridotte solo con barriere fisiche di separazione.
  • I clienti dovranno indossare la mascherina a protezione delle vie respiratorie in ogni occasione in cui non sono seduti al tavolo;
  • Favorire la consultazione online del menu tramite soluzioni digitali, oppure predisporre menu in stampa plastificata, e quindi disinfettabile dopo l’uso, oppure cartacei a perdere;
  • Al termine di ogni servizio al tavolo, assicurare pulizia e disinfezione delle superfici.
  • Negli esercizi che non dispongono di posti a sedere, consentire l’ingresso a un numero limitato di clienti per volta, in base alle caratteristiche dei singoli locali, in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione (estendibile ad almeno 2 metri in base allo scenario epidemiologico di rischio).
  • Dove possibile, privilegiare l’utilizzo degli spazi esterni (giardini, terrazze, plateatici, dehors), sempre nel rispetto del distanziamento di almeno 1 metro.
  • Per la consumazione al banco assicurare il mantenimento della distanza interpersonale di almeno 1 metro tra i clienti (estendibile ad almeno 2 metri in base allo scenario epidemiologico di rischio), a eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggetti al distanziamento interpersonale.
  • È possibile organizzare una modalità a buffet mediante somministrazione da parte di personale incaricato, escludendo la possibilità per i clienti di toccare quanto esposto e prevedendo in ogni caso, per clienti e personale, l’obbligo del mantenimento della distanza e l’obbligo dell’utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie. La modalità self-service può essere consentita per buffet realizzati esclusivamente con prodotti confezionati in monodose. La distribuzione degli alimenti dovrà avvenire con modalità organizzative che evitino la formazione di assembramenti anche attraverso una riorganizzazione degli spazi in relazione alla dimensione dei locali; dovranno essere valutate idonee misure (es. segnaletica a terra, barriere, ecc.) per garantire il distanziamento interpersonale di almeno un metro durante la fila per l’accesso al buffet. ▪
  • Il personale di servizio a contatto con i clienti deve utilizzare la mascherina e deve procedere ad una frequente igiene delle mani con prodotti igienizzanti, prima di ogni servizio al tavolo.
  • È obbligatorio mantenere aperte, a meno che le condizioni meteorologiche o altre situazioni di necessità non lo consentano, porte, finestre e vetrate per favorire il ricambio d’aria naturale negli ambienti interni. In base all’affollamento e al tempo di permanenza degli occupanti, dovrà essere verificata l’efficacia degli impianti per garantire l’adeguatezza delle portate di aria esterna secondo le normative vigenti. In ogni caso, l’affollamento deve essere correlato alle portate effettive di aria esterna. Per gli impianti di condizionamento, è obbligatorio, se tecnicamente possibile, escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria. In ogni caso vanno rafforzate ulteriormente le misure per il ricambio d’aria naturale e/o attraverso l’impianto, e va garantita la pulizia, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati. Se tecnicamente possibile, va aumentata la capacità filtrante del ricircolo, sostituendo i filtri esistenti con filtri di classe superiore, garantendo il mantenimento delle portate. Nei servizi igienici va mantenuto in funzione continuata l’estrattore d’aria.
  • La postazione dedicata alla cassa può essere dotata di barriere fisiche (es. schermi); in alternativa il personale deve indossare la mascherina e avere a disposizione gel igienizzante per le mani. In ogni caso, favorire modalità di pagamento elettroniche, possibilmente al tavolo.
  • Sono consentite le attività ludiche che prevedono l'utilizzo di materiali di cui non sia possibile garantire una puntuale e accurata disinfezione (per esempio le carte da gioco), purché siano rigorosamente rispettate le seguenti indicazioni: obbligo di utilizzo di mascherina; igienizzazione frequente delle mani e della superficie di gioco; rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1 metro tra giocatori dello stesso tavolo e di almeno 1 metro tra tavoli adiacenti (estendibile ad almeno 2 metri in base allo scenario epidemiologico di rischio). Nel caso di utilizzo di carte da gioco è consigliata inoltre una frequente sostituzione dei mazzi di carte usati con nuovi mazzi.

SCARICA LE LINEE GUIDA PER LA RIPRESA DELLE ATTIVITÀ

Club One Eight e i bartender di Sarzana col pallino per il territorio

I tre patron del Club One Eight di Sarzana, aperto nel febbraio 2020, sono gli ambasciatori di una miscelazione essenziale costruita facendo ricorso a prodotti locali. Una scelta che ha pagato sin dall’apertura e si riconferma nella riapertura

Sarzana è un comune da 20.000 abitanti: poco più che un paese, con i ritmi da paese, ma con tutti i servizi di una città. Soprattutto, qui c’è un impareggiabile gusto per la vita che spinge a vivere le strade e i dehors dei locali per gran parte dell’anno, complice un clima favorevole. Ma Sarzana è anche una bella fucina di eventi. Uno su tutti, quel Festival della Mente che porta in città personaggi illustri di respiro internazionale. E addirittura c’è chi nell’estate 2020 ha avuto l’ardire (complimenti!) di organizzare la prima edizione di un Cocktail Fest. Eppure un locale come il Club One Eight mancava. Ci hanno pensato tre ragazzi di Castelnuovo Magra (Sp) - Simone Ortolani, Cristian Marchini e Davide Tonelli - a colmare il vuoto, inaugurandolo nel febbraio 2020 (data infausta) in piazza San Giorgio, porta d’ingresso del bel centro pedonale cittadino. Il locale è d’impatto. Un primo spazio è stato architettato come se fosse l’ingresso di un cinema (o di un teatro) dei tempi andati: dall’ampio tendaggio in velluto rosso, al (finto) botteghino dei ticket, fino al pianoforte che diventa all’occorrenza banco d’appoggio. Poi si entra nello spazio principale. Sulla destra il bancone, scenografico, con dietro un mobile in legno decisamente vintage che funziona da bottigliera. Sulla sinistra, invece, c’è spazio per qualche tavolino e seduta. A caratterizzare l’ambiente sono poi le luci, che col passare delle ore diventano sempre più ovattate, per regalare atmosfera. «Tutto quello che c’è qui dentro l’abbiamo costruito noi - raccontano i tre titolari - in un inverno di lavoro. A partire dal bancone: la base è costituita da lamiere ex navali, che abbiamo saldato tra loro, mentre per il top abbiamo lavorato e modellato un legno grezzo. Così come siamo andati a ricercare il mobile per la bottigliera da una anziana signora, che poi abbiamo sistemato a dovere». Il risultato è un locale che profuma d’antico, e dunque, in questo, perfettamente contemporaneo. Il sottofondo musicale è un concentrato di blues e rock anni 60/70, con qualche incursione nel jazz. Tranne che in bagno, per il quale è stata assemblata una compilation a parte che, tra un tormentone e l’altro, vira verso il pop - trash.

La formula è quella del cocktail bar con una cucina a km zero. Perché a fianco di una carta che dà spazio soltanto a signature (ma in lista è ben specificato che i clienti possono “sentirsi liberi di ordinare il loro drink preferito”) c’è una proposta di piatti (della cucina si occupa Davide Tonelli) che possono essere d’accompagnamento, ma anche protagonisti della sosta. Spazio dunque al Croque Madame o al Club Secret Burger (con crema di zucche, cipolle caramellate, lardo e Gorgonzola), così come la tartare di carne, primi piatti del giorno, Caesar's Salad, verdure pastellate e dolci tradizionali. Tutto cucinato espresso e assemblato in un banco ad hoc, visibile al pubblico, e dedicato esclusivamente alla cucina. Per la miscelazione, invece, terreno di Simone Ortolani e Cristian Marchini, la scelta di puntare su bottiglie e ingredienti “locali”, senza eccedere in tecnicismi e presentazioni spinte. «Anzi, tutt’altro, la nostra è una miscelazione quasi essenziale - racconta Simone Ortolani - che non vuole stupire né stravolgere il palato dei clienti. Piuttosto, offrire ottimi momenti di aperitivo, accompagnare una cena, concludere la serata con una drink classico. Nel bicchiere ci piace inserire pochi ingredienti, spesso giocando sulle assonanze, ma a volte anche ricercando il punto d’equilibrio tra prodotti che sembrano distanti». La territorialità si ritrova nella scelta di bottiglie locali (qualche esempio: i liquori Essentiae di Castelnuovo Magra (Sp), quelli dell’Opificio Clandestino degli In-Fusi di Genova un gin locale prodotto dalla cantina Giacomelli, la China Clementi prodotta in Lunigiana), così come nei limoni che provengono dall’orto di famiglia. La cocktail list comprende una dozzina di signature, senza annotare gli ingredienti, ma con una breve descrizione per ciascuno. «Per noi è un modo di prendere alla larga i gusti del cliente, in una piazza non troppo avvezza a una mixology più ricercata. È meglio raccontare le sensazioni che un drink può dare, piuttosto che elencare una sfilza di bottiglie che di loro possono dire poco».

La bottigliera conta circa 200 referenze, senza insistere in maniera particolare su un particolare distillato. «Piuttosto ci piace farla ruotare velocemente, senza tenere bottiglie ferme». Ridotto il numero degli home made, utilizzati soltanto per preparazione analcoliche, come sciroppi. Un ottimo esempio della loro miscelazione è il Red Club. Praticamente, un aperitivo in coppetta, fresco e profumato di fiori di sambuco. Ma anche il 28 giorni dopo (vedi entrambe le ricette nella pagina a fianco) che ha un storia davvero particolare. «È nato 28 giorni dopo la riapertura del primo lockdown, per un amico bartender, Pier Strazzeri, che ci era venuto a trovare. È un cocktail dalla beva immediata, ma anche complesso nell’armonia di un liquore al rabarbaro, uno alla ciliegia e il Galliano, più una parte citrica rinfrescante».

Covid. Una brutta bestia, tanto più per chi ha inaugurato il proprio locale nel febbraio 2020. «Siamo partiti subito forte, poi dopo un mese è arrivato il primo lockdown. In estate abbiamo costruito un bel dehors, abbiamo allungato l’orario di apertura e siamo riusciti a lavorare molto bene. Con le nuove chiusure ci siamo riadattati, e non vediamo l’ora, come tutti, di ripartire, anche per scoprire tutte le potenzialità di questo locale, ad oggi inespresse». Ripartire, con e come tutti: un augurio che non possiamo che condividere. *

 

Cristian Marchini, Davide Tonelli e Simone Ortolani alla guida del club one eight, Tre amici di Castelnuovo Magra che sono cresciuti professionalmente tra bar e attività ristorative di Sarzana. Da sinistra sono Cristian Marchini (classe 1982), Davide Tonelli (classe 1990) e Simone Ortolani (classe 1986). Ortolani e Marchini sono responsabili di bancone bar e sala, Tonelli della cucina. Per Ortolani, in passato, anche un’esperienza al Pazza Idea, storico cocktail bar di Sarzana sotto la guida di Davide Garazzini.

 

Red Club

di Simone Ortolani

Ingredienti

½ oz sciroppo di zucchero

¾ oz limone

¾ oz vodka

¾ liquore ai fiori di sambuco Fundeghera

¾ oz Select

Preparazione

Shake and strain

Servire in coppetta.

 

28 giorni dopo

di Simone Ortolani

Ingredienti

¼ oz zucchero

¾ oz succo di limone

¾ oz liquore al rabarbaro Fundeghera

½ oz Galliano

½ oz liquore alla ciliegia “La Morona” Bruzzone

top di acqua brillante

Preparazione

Shake and strain

Servire in highball con ghiaccio. Completare con acqua brillante.

 

 

 

 

 

 

Parliamo del nemico?

nemico
Courtesy Ryan McGuire/Pixabay
La trappola dell'"Io ho sempre fatto così" (il vero nemico) per chi gestisce un pubblico esercizio. E la necessità di investire sulla qualità delle persone. Ne parliamo con Marisa Ferrara

Il peggior nemico per un imprenditore (forse) è una breve, subdola frase di sole cinque parole. Famosissima: "Io ho sempre fatto così".

Nella versione del dipendente, è più facilmente riconoscibile. Diventa "Abbiamo sempre fatto così" e si usa, in genere, come giustificazione passe-partout (o 4 stagioni, scegli cosa preferisci) di fronte a una richiesta di chiarimento, spesso a fronte di un comportamento illogico, irrazionale, miope. Risultato immediato: salto della mosca al naso.

Curioso, però, che la stessa frase, riconosciuta e bollata (a ragione) come "nemica" sulla bocca dei propri dipendenti, spesso diventi un pensiero condizionante nella testa di alcuni imprenditori. Ironia della sorte quando il pensiero sorge proprio a proposito dei dipendenti. O meglio, della modalità di relazionarsi con loro.

parliamo del nemico
Marisa Ferrara, consulente e formatrice

Che c'è di male? «L'evoluzione è il fondamento dell'esperienza umana. Si cambia continuamente, che lo si voglia o no - spiega Marisa Ferrara, consulente e formatrice esperta nella gestione delle relazioni interpersonali sul lavoro -. Eppure la parola cambiamento provoca spesso delle resistenze. Se invece parliamo di innovazione, tutti sono concordi sulla sua importanza. Ma a pensarci bene non può esserci innovazione senza cambiamento».

L'importanza dell'esperienza

«Chi lavora nel mondo dei pubblici esercizi - spiega Ferrara - ha di fronte una grande sfida, che richiede un vero salto di qualità: passare da una mentalità del "commerciante", "che deve fare denari" a quella di un imprenditore attento alla relazione con i clienti e dei propri dipendenti. Non c'è nulla di male, intendiamoci, nell'idea di fare denari. Ma oggi non basta più: perché il cliente è cambiato. Si informa, sceglie, valuta, giudica. È molto più esigente rispetto al passato. E non si accontenta più della qualità del prodotto, che pur deve esserci ma viene data per scontata. Sceglie chi sa offrirgli l'esperienza migliore. E la qualità dell'esperienza la fa la qualità delle persone».

Da qui la necessità di lavorare sulla qualità umana del proprio personale: «Non è più tempo di prendere il primo che capita o di sottovalutare l'importanza di chi lavora a contatto con il cliente - continua l'esperta -. Attenzione però: i dipendenti rispecchiano le modalità del loro datore di lavoro. Difficile ottenere capacità di accoglienza e sorriso da chi lavora con noi se non non mostriamo loro capacità di accoglienza e sorriso. Questo è il motivo per cui è diventato sempre più importante, per un imprenditore, lavorare sul proprio stile di comunicazione e di leadership. Perché è la strada maestra per migliorare la qualità delle proprie persone. E, di conseguenza, la qualità dell'esperienza dei clienti» (per approfondire, leggi anche: “Tu e le persone. Le regole per ottenere il meglio dagli altri”).

I momenti chiave

«Ogni esperienza di consumo - spiega Ferrara - si compone di tre momenti: la premessa, il nucleo e la conclusione. Le persone però, di norma, ne ricordano solo due: premessa e conclusione. Da qui l'importanza di lavorare sul momento dell'accoglienza, che influenza in modo significativo la permanenza nel locale, e sul momento del commiato, che è il biglietto da visita del posto che il cliente si porta a casa (o decide di buttare)».

 

Foodness spinge sulla sostenibilità e diventa carbon neutral

Foodness sostenibilità
Per rafforzare il suo impegno sul fronte della sostenibilità, l'azienda dei free from ha deciso di compensare le sue emissioni di CO2 investendo in un progetto di riforestazione in Brasile

Il tema del benessere è da sempre la mission di Foodness. Mission che si traduce nello sviluppo di prodotti per il mondo bar caratterizzati da un’accurata selezione delle materie prime, rigorosamente privi di grassi idrogenati, e che non contengono ingredienti ogm, glutine, lattosio e derivati del latte. Prodotti pensati per i clienti che soffrono di intolleranze alimentari o per chi vuole seguire uno stile di vita, appunto, orientato al wellness. Concetto, quello del benessere, che ora il brand dei free from ha esteso anche all’ambiente, rafforzando il suo impegno nella sostenibilità. L’azienda di Curtatone (Mantova) ha infatti deciso di diventare carbon neutral, cioè di compensare le sue emissioni di CO2 generate nel 2020 con iniziative che permettano di rimuovere dall’atmosfera la stessa quantità pari di anidride carbonica. Emissioni che lo scoro anno sono state pari nel complesso a 415 tonnellate, e costituite per il 68% da emissioni dirette, per il 29% da emissioni indirette e per la parte restante generate da altre attività.

Per andare a compensarle Foodness ha effettuato un importante investimento in Fazenda Nascente do Luar, un progetto di riforestazione in Brasile. Sviluppato da Carbon Credits Consulting, società che fornisce consulenza alle aziende consulenza alle aziende nella gestione delle emissioni di CO2 e che si occupa della messa a punto di progetti di riforestazione e di conservazione di foreste naturali, e certificato da Verra, tra i principali standard del settore, Fazenda Nascente do Luar interessa la zona del Mato Grosso del Sud del paese sudamericano. Zona nella quale, grazie a questo progetto sono stati ripristinati 342,7 ettari di terreno degradato a causa degli allevamenti intensivi. Ciò attraverso una duplice azione che combina la piantumazione di 428.375 alberi di eucalipto, scelti perché hanno un’elevata capacità di assorbimento della CO2 e di produzione di ossigeno, con la protezione e conservazione di 1.150 ettari di foresta nativa.

Ma non solo, perché il progetto, oltre all’alta valenza ambientale, ha un’altra forte valenza sul piano sociale, grazie alla creazione di posti di lavoro per le comunità locali che vivono nell’area, contribuendo così a un netto miglioramento delle condizioni di vita di queste popolazioni.

Il progetto rappresenta una nuova azione sul fronte della sostenibilità di Foodness. Un impegno che si manifesta nella scelta della riciclabilità per quanto riguarda il packaging dei suoi prodotti e dei materiali di servizio, e nel sostegno alle organizzazioni che promuovono lo sviluppo delle comunità di agricoltori di cacao, come Cocoa Horizons. Azioni che le le hanno permesso di allinearsi già con 4 dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni unite.

Impegno che sarà ulteriormente rafforzato nei prossimi anni, per i quali l’azienda ha previsto, non solo di continuare a compensare le emissioni dei suoi processi produttivi, ma anche di sviluppare prodotti che permettano la riduzione delle emissioni a tutti gli stakeholder, dai produttori delle materie prime ai clienti finali.

Baritalia a Firenze, registrati per partecipare

Baritalia Firenze
PRESSPHOTO Firenze Made in Tuscany, inaugurazione del "Locale" in via delle Seggiole. MarcoMori-Edoardo Abruzzese/New Press Photo
La sesta sospirata stagione di Baritalia riparte nella fantastica cornice del Locale di Firenze. Scopri la data, il programma completo, gli ospiti speciali

BARITALIA riparte da Firenze!

Nella superba cornice del Locale una giornata imperdibile di confronto, approfondimenti, seminari e sfide sul tema cocktail. Il 7 giugno 2021 ricomincia il nostro laboratorio di miscelazione dedicato ai bar e ai barman.

Il laboratorio di miscelazione itinerante, presentato da Stefano Nincevich e Julian Biondi, avrà due momenti clou. A cominciare da Baritalia Lab in cui si confronteranno bartender di tutta Italia sul cocktail più popolare al mondo. Quello più richiesto. Parliamo del FAI TU! Il drink pensato su misura, cucito come un abito, sui gusti del cliente.

E in parallelo si svolgeranno i nostri Boot Camp dedicati alle tecniche di miscelazione, tenuti da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale. Le lezioni saranno aperte gratuite (previa registrazione in loco e fino ad esaurimento posti) a tutti i professionisti che si saranno registrati all’evento.

L'accesso al Locale, come da linee guida, sarà consentito solo a chi si sarà prenotato e fino ai limiti di capienza previsti. Verrà misurata la temperatura all'ingresso (si potrà accedere con temperatura inferiore ai 37,5°) e fornita una mascherina, il cui uso sarà obbligatorio (tranne per le persone sedute al tavolo).

Programma completo

Ore 11 Registrazione dei partecipanti

Ore 12-14
Baritalia Lab – La sfida – parte I
In collaborazione con Campari, Red Bull, Compagnia dei Caraibi

Ore 12.15 BOOTCAMP
Cointreau – The Art of The Mix
A cura di Luca Moroni by Molinari
(replica ore 13.30)

Ore 12.30 BOOTCAMP
Amaro Nonino, come un liquore italiano ha conquistato l’America
A cura di Francesca Bardelli Nonino by Nonino
(replica ore 13.45)

Ore 12.45 BOOTCAMP
Tequila Corralejo & Gin Grifu Limu: Un viaggio alla scoperta dell’autenticità
A cura di Filippo Laccu by Coca-Cola Hbc Italia
(replica ore 14.00)

Ore 13.15 BOOTCAMP
Cosa c’entrano i cocktail con il cibo? Il food pairing
A cura di Matteo Di Ienno by GrosMarket
(replica ore 16.00)

Ore 15
Baritalia Lab – La PREMIAZIONE – parte I
In collaborazione con Campari, Red Bull, Compagnia dei Caraibi

Ore 15.30-17.30
Baritalia Lab – La sfida – parte I
In collaborazione con Coca-Cola Hbc Italia, Molinari, Nonino

Ore 15.15 BOOTCAMP
Il Messico: storie e cultura sorseggiando Tequila Ocho
A cura di Francesco Pirineo by Compagnia dei Caraibi
(replica ore 16.15)

Ore 15.30 BOOTCAMP
Il trend del biologico e del naturale: Organics by Red Bull
A cura di Michel Granpasso Orlando by Red Bull
(replica ore 16.30)

Ore 15.45 BOOTCAMP
Mixing Mexican
A cura di Alessandro Pitanti by Campari Academy

Ore 18.00
Baritalia Lab – LA PREMIAZIONE – parte II
In collaborazione con Coca-Cola Hbc Italia, Molinari, Nonino

Ore 19.00
Baritalia Lab – SUPER GUEST RICCARDO ROSSI FRENI E FRIZIONI, ROMA

Ospiti speciali della giornata I MIGLIORI BAR DI FIRENZE (guarda il VIDEO)

Nel Signature Bar potrete degustare - tutto il giorno - i super cocktail dei partner dell’evento.

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