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Oro per Centinari Franciacorta a The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2021

Centinari Franciacorta Docg Dosage Zéro
Ad aggiudicarsi il riconoscimento nel più prestigioso contest internazionale dedicato alle bollicine è stato il Centinari Franciacorta Docg Dosage Zéro

Grandi soddisfazioni per Centinari Franciacorta. Il brand di bollicine di alta gamma lanciato sul mercato all’inizio di quest’anno dalla famiglia Togni (leggi Il nuovo sito di Centinari anticipa l’esperienza di gusto dei suoi Franciacorta) si è già affermato tra le eccellenze mondiali, aggiudicandosi una medaglia d’oro a The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2021, il più rigoroso e prestigioso concorso internazionale dedicato a champagne e spumanti. A conquistare la medaglia è stato il Centinari Franciacorta Docg Dosage Zéro, una delle due eccellenze prodotte dalla cantina.

Più in dettaglio, si tratta di un Franciacorta (alc 12,5% n vol) prodotto interamente da uve Chardonnay provenienti dai vigneti situati nei territori di Erbusco, Adro, Cazzago e Gussago, vendemmiate a mano e poi lavorate secondo un metodo consolidato sotto lo sguardo vigile di Cesare Ferrari, tra i maggiori e stimati enologi italiani. Metodo che prevede la rifermentazione in bottiglia, una lenta maturazione e l’affinamento sui lieviti per almeno 18 mesi. Da questo connubio tra materie prime di alta qualità, rispetto del giusto tempo e arte dell’uomo prende vita uno spumante che spicca per il particolare profilo sensoriale e dalla ricca complessità aromatica.

Dal carattere fresco, elegante e ben equilibrato, Centina Dosage Zèro si presenta di colore chiaro e delicato, con riflessi filigranati oro, e con un perlage sottile e abbondante. All’olfatto si apre con sentori di frutta matura, lievi note di vaniglia e un leggero piglio tostato derivante dai lieviti, mentre al palato è fresco e armonico, con delicate note di frutta tropicale.

Caratteristiche che non hanno lasciato indifferenti la prestigiosa giuria del concorso, composta da tre grandi esperti del mondo bollicine, Tom Stevenson, fondatore della competition e vera autorità in materia, Essi Avellan e George Markus, che hanno premiato questo Franciacorta con l’oro.

Una medaglia che assume ancora più valore considerando che questa edizione del concorso ha visto in gara oltre 1000 etichette provenienti da tutto il mondo e che va ad aggiungersi agli altri riconoscimenti ottenuti da Centinati. Tra questi il più recente è la medaglia d’oro conquistata all'ultima sessione del Gran Premio Internazionale del Vino Mundus Vini da Franciacorta Centinari Docg Brut, l’altro prodotto della casa.

Il cioccolato e la grappa, distillato di dolcezza

Segnana_Baratti_ambientata
Due brand storici come Baratti & Milano e Segnana in inedito abbinamento: in un packaging dedicato il distillato invecchiato e due varianti del cioccolato

Una bottiglia di grappa Segnana Solera di Solera invecchiata e due tavolette di cioccolato Baratti & Milano, Gianduja e Fondente 70%. Insieme, questi due brand totalizzano 160 anni di storia. Ora si propongono in abbinamento, un classico apprezzatissimo dai consumatori di grappa. Segnana è una delle più antiche distillerie trentine (fondata nel 1860). Un pezzo di storia della grappa e un brand di alto livello, che a partire dalla gestione della famiglia Lunelli - dal 1982 - propone distillati moderni, morbidi, valide alternative ai distillati di importazione. Due anni prima, nel 1858, nasceva a Torino Baratti & Milano, altro marchio entrato nella storia - stavolta dolciaria - italiana. Fin da subito ha ottenuto importanti riconoscimenti per l’alta qualità dei suoi prodotti, tanto da potersi fregiare dello Stemma Sabaudo quale «fornitrice della Casa Reale». La sua storica caffetteria, nel cuore di Torino, è ancora uno dei locali più signorili ed esclusivi d’Italia.

Un bouquet di profumi unici

La Grappa Segnana Solera di Solera invecchiata è realizzata facendo passare la grappa in cataste composte da cinque file sovrapposte di barriques. Questa tecnica regala al distillato un bouquet di profumi unici, che va dalle note di pasticceria e frutta candita alle sensazioni tostate e speziate. Queste caratteristiche ben si abbinano al Gianduja di Baratti & Milano, cioccolato esaltato dai sentori più aromatici della grappa; assaggiata insieme al cioccolato fondente 70% invece, la grappa punta su un appagante contrasto. La confezione creata ad hoc mette assieme due eccellenze del made in Italy nel campo del food: entrambe le aziende sono parte di Altagamma, la Fondazione che riunisce le imprese dell'alta industria culturale e creativa italiana che promuovono nel mondo l'eccellenza, l'unicità e lo stile del nostro Paese.  

Ecco i 30 semifinalisti della semifinale nazionale dell’Artista del Panino 2021

Elisa Varvarito, Artista del Panino in carica
Ecco i 30 protagonisti della semifinale dell'Artista del Panino 2021 che si terrà il prossimo 23 novembre a Genova

Dopo il vaglio di oltre 300 ricette giunte in redazione (ben 322 per la precisione) la nostra giuria ha finalmente stabilito i 30 partecipanti alla grande semifinale dell'edizione 2021 del concorso Artista del Panino, evento organizzato da Vandemoortele in collaborazione con Bargiornale.

Ed ecco allora i 30 protagonisti della competizione che si terrà il prossimo 23 novembre a Genova presso il 518 Cocktail & Restaurant del Galata Museo Del Mare. 30 professionisti tra cui verranno scelti gli 8 finalisti.

 

ARIETA SIMONE, del Marcellino - Il Sarto del Panino, di Milano, con la ricetta LA COPPA DI NERANO

BARRA DANIELE, del Excalibur bar pub, di Revello (Cn), con la ricetta IL PUNTO ROSA FUME'

CALZOLARI CARLOTTA, del Kinotto, di Bologna, con la ricetta RICORDI TRENTINI

CAPUTO BARTOLOMEO, del La pizzaccia, di Torre del greco, con la ricetta IL TIRRENO

CAVOLI ANDREA, del Chiosco Panino Dai Cavoli di Gangi (Pa) con la ricetta MORNELLA

CRISTARELLA STEVE, del 9.5 industry, di Catanzaro, con la ricetta TATAKI SNACK

CUCURUZAN SELINA, del Sanmarino Cafe di Casalborsetti (Ra), con la ricetta BUBBONE GUMP

DE COLLE FEDERICO, del Mister Zoncolan di Sutrio con la ricetta UN PORCO FRITTO

DELLA MOTTA TOMMASO, del graDella, di Rimini, con la ricetta ANGUILLA LIBRE

DIANA GISELLA della N1 Salumeria e... di Luras (Ss) con la ricetta PINA JAMON Y QUESO

FACCIO FANY, del Green door, di Jerago con Orago, con la ricetta TOTAL GREEN

FERRANTE FRANCESCO, del Capitan Burger, di Napoli, con la ricetta CAPITAIN BURGER

FRANCO MATTEO, del Blunt, di Galatina, con la ricetta BLUNT 2.0

GRILLO ANDREA, del Bistro Sestri Levante, di Lavagna, con la ricetta HAMBURGER DI TONNO

LEPENNE FRANCESCO, del Kilgore pub, di Bernalda (Mt), con la ricetta IL PAESANO

LIOTINO FRANCESCO, del Baita Street Food House, di Polignano a mare, con la ricetta BACALAO MERAVIGLIAO

MUOLO LUCA, Dell’Accademia del panino di Torino, con la ricetta L'ACCADEMICO

NARDELLA KAROL, del Caffè Tucano, di Chiusavecchia (Im), con la ricetta PANINO ALLO STOCCA

PALMIERI FEDERICO, del Caffetteria Carlo Alberto, di Torino, con la ricetta DELICATESSE

PASTORE NICOLA, del Orientalbar, di Martina Franca, con la ricetta VIGNAIOLO

PIPOLO ALESSANDRO, del Instabar albaro, di Genova, con la ricetta PANINO VIA PISA

PIRTAC ELENA, del Efeso Bistrot Cafè, del Torino, di la ricetta PANINO DELLA MOLE

ROGGERI WALTER, del Diamond cafè & restaurant, di Rovato, con la ricetta BOLLO POLLO

SERANI ANTONELLO, dell'Artigiano del caffè di Rignano Flaminio, con la ricetta RANA ASPARATRICE

SIGNOROTTO SIMONA, del Infusion Cafe, di Torino, con la ricetta OKONOMATCHA

SUTTO CARLO, del The Bocs Food&Drink, di San Michele al Tagliamento, con la ricetta BACARETO

THIELKE ANNALISA, del Il Baguccio, di Ivrea, con la ricetta AL BAGUCCIO

VIANELLO MARCO, del Burger time, di Susegana, con la ricetta ARMONIA TROPICALE

VINCI SIMONA, del Bridge Pub, di Reggio di Calabria, con la ricetta PUMP IT

VITARELLI GIULIANA, del Camelot Bistrot, di Policoro (Mt), con la ricetta GAMBERO NEL BOSCO

 

È arrivata la super limited edition Monkey 47 Distiller’s Cut 2021

Monkey 47 Distiller’s Cut 2021- cocktail Scarlet Bee’s Knees
Il balsamo della api è l'ingrediente in più che caratterizza l'esclusiva limited edition 2021 di Monkey 47. Solo 8000 bottiglie nel mondo e 102 in Italia

È la monarda scarlatta la 48esima botanica che caratterizza la Distiller’s Cut 2021 di Monkey 47. Come ogni anno, in occasione delle festività natalizie il gin premium di Pernod Ricard lancia la sua edizione speciale, dove alle 47 botaniche che ne compongono la tradizionale ricetta, se ne aggiunge una ulteriore, che dà la cifra gustativa al distillato. Un’edizione limitata e super esclusiva: sono solo 8.000 le bottiglie distribuite in tutto il mondo e 102 in Italia, tutte numerate.

Il balsamo della api: l'ingrediente in più

Quest’anno la ricerca del nuovo ingrediente si è conclusa vicino casa, esattamente a Filderstadt, cittadina tedesca nei pressi di Loßburg, dove sorge la Black Forest Distillery, dove nasce il gin. A Filderstadt ha infatti sede la fattoria di Gerhard Daumüller, botanico visionario e amico della distilleria, che tra le varie piante, da alcuni anni coltiva la monarda scarlatta ai piedi della catena montuosa del Giura Svevo, nella pianura del Filder: la botanica scelta per caratterizzare questa edizione della Distiller’s Cut.

Si tratta di una pianta dall’accesa tonalità carminio, dal sapore e dal profumo distintivi, nota anche come “balsamo d’api”, in quanto proprio il suo colore intenso attira questi insetti, oppure come “tè oswego”, dalla tribù indiana che la usava per preparare un infuso molto aromatico.

Un gin raffinato ed elegante

I petali essiccati della monarda scarlatta vengono quindi aggiunti alle 47 botaniche, un mix delle migliori bacche ed erbe aromatiche della Foresta Nera (come le punte di abete rosso, i fiori di sambuco e le foglie di mora) e spezie dei vari continenti, tutte raccolte a mano, che vengono macerate per dare vita a Monkey 47. Il macerato viene distillato in alambicco di rame e lasciato maturare per tre mesi in recipienti di cotto, prima di essere unito all’acqua di sorgente della Foresta Nera.

La limited edition Monkey 47 Distiller’s Cut 2021 è un gin morbido, elegante, con una raffinata nota di testa lievemente speziata di pepe verde che si accompagna con sfumature citrine di limone e bergamotto.

Il cocktail di Natale

Ad accompagnare il suo arrivo il cocktail di Natale, Scarlet Bee’s Knees, a firma di Axel Klubescheidt, global ambassador Monkey 47. Cocktail che il bartender ha dedicato alle api, che amano bere il nettare della monarda scarlatta e che rappresentano una specie fondamentale per il nostro ecosistema e più in generale per la vita sul Pianeta, nel quale ha miscelato il nuovo distillato con succo di limone fresco, succo di pompelmo rosa fresco, miele liquido e amaro all’arancia.

Un pack esclusivo

Ma la monarda scarlatta, oltre a caratterizzare il gusto del distillato, ne caratterizza anche il timbro estetico. Monkey 47 Distiller’s Cut 2021 è disponibile in bottiglia con etichetta lavorata a mano di colore rosso carminio,che evoca la tonalità accesa della pianta. L’etichetta è stampata su carta ecologica, in linea con l’approccio sostenibile che il brand porta avanti da anni. Completano il pack, il tappo in sughero, con l’iconico anello metallico forgiato a mano che lo abbraccia e con all’interno incisa la dicitura Unum ex pluribus (“dai molti uno”), il motto di questo distillato che nasce da mix di ingredienti provenienti da mondi e culture lontani tra di loro che, sapientemente uniti.

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La ricetta
Scarlet Bee’s Knees di Axel Klubescheidt

Cocktail Monkey 47 Distiller’s Cut 2021_ Scarlet Bee’s Knees

Ingredienti:
4 cl Monkey 47 Distiller’s Cut 2021, 2 cl succo di limone fresco, 2 cl di succo di pompelmo rosa fresco, 1,5 cl miele liquido (mescolare la stessa quantità di acqua e miele e scaldare fino a farlo sciogliere), amaro all’arancia
Preparazione:
stir
Decorazione:
scorzetta di limone
Bicchiere:
coppetta

Progettare spazi esperienziali: il nuovo corso di POLI.design

POLI.design_Factory 1895 Lavazza
Factory 1895, il nuovo spazio di Lavazza dedicato all'esperienza del caffè
Il nuovo Corso di alta formazione insegna a progettare spazi esperienziali per brand, aziende dell'intrattenimento e dell'ospitalità, delle fiere e dei servizi

Negli ultimi anni il tema dell’esperienzialità, ovvero di un approccio incentrato sulla valorizzazione dell’esperienza di consumo del cliente, ha contraddistinto sempre più anche la progettazione degli spazi della somministrazione, commerciali, dell’intrattenimento e dei servizi. L’emergenza Covid ha ulteriormente evidenziato la centralità dell’aspetto esperienziale, ma al tempo stesso spinge ora a declinarlo secondo nuovi sistemi di senso e significato in linea con la nuova normalità. Ed è proprio con questo scopo che POLI.design ha lanciato il nuovo Corso di alta formazione Brand and Retail Experience Design, che si prefigge di dare ai professionisti le conoscenze che permettano di pensare, progettare e gestire l’esperienza di consumo per grandi brand e aziende del mondo della distribuzione.

La nuova iniziativa che prenderà il via il 16 giugno del prossimo anno, è stata presentata ufficialmente presso Eataly Milano dal direttore scientifico del Corso Cabirio Cautela e dal direttore tecnico Carlo Meo, in un evento al quale hanno preso parte Rossella De Stefano, direttore responsabile di Bargiornale, Dolcegiornale e Ristoranti Marina Bassi, caporedattore di Gdoweek e Mark Up, Marco D'Amico, category manager presso Dimar, e Michele Cannone, Lavazza global brand director.

Progettare uno spazio esperienzale

Il corso di POLI.Design ha l’obiettivo di sviluppare cultura e competenza dell’esperienzialità nei settori del brand food e non food, del largo consumo, del lusso accessibile, dell’intrattenimento e dell’ospitalità, delle fiere e degli eventi e dei servizi. Settori per i quali tale dimensione assume una rilevanza cruciale e rappresenta un forte elemento per la competitività, ma dove è ancora spesso sconosciuta al management.

Rivolto a manager (direzione marketing, strategia, retail, commerciale, progettazione e direzione tecnica) e progettisti di aziende che operano in tali settori e di aziende del comparto arredo, il Corso si propone di colmare la lacuna facendo comprendere le potenzialità del mercato dell’esperenzialità dei luoghi fisici e fornendo le competenze nel campo del design thinking, del concept design e dell’experience design. Competenze che permetteranno ai partecipanti di progettare e realizzare uno spazio esperenziale proprio (concept store-format replicabili di insegna) o all’interno di spazi di altri (corner e simili), o in generale di progettare un’esperienza relativa a un brand/prodotto replicabile in spazi fisici.

I quattro moduli del corso

A questo scopo, il nuovo corso di POLI.design si articola in 4 moduli per un totale di 80 ore (dal 16 giugno al 15 luglio 2022, il giovedì e venerdì dalle ore 9 alle 18), che si svolgeranno in modalità “ibrida”, con una parte significativa in presenza, per permettere a tutti i partecipanti di fruire dell’esperienza nella sua pienezza, e una parte in live streaming (con frequenza obbligatoria per l’80% delle ore).

Le lezioni affronteranno il tema del design dell’esperienza applicato agli spazi fisici sotto tutti i sui aspetti, si tratta infatti di una disciplina con strategie, metodi e competenze proprie, che uniscono gli aspetti valoriali del sistema-prodotto (product, service, communication) e della marca con l’integrazione del mondo digitale (digital experience).

Più nello specifico, nell’ambito del Modulo 1, L’era dell’esperienzialità e il cambiamento dei significati di consumo (16 ore), verranno approfonditi i temi dell’evoluzione dei consumi esperienziali rispetto ai nuovi significato di senso, il loro valore e la loro importanza, i modelli teorici che portano dalla logica di prodotto-commodities a quella di esperienza-memorabilità e l’importanza dell’esperienza fisica.

Tema del Modulo 2, L’attività di concepting come chiave del successo dell’esperienza (16 ore), sarà l’attività di concepting, ovvero la metodologia di progettazione alla base delle esperienze di successo, e che consente di ideare e pianificare ogni aspetto dell’esperienza già a partire dall’origine dell’idea progettuale.

Focus del Modulo 3, Metodi e tools operativi per progettare l’esperienza (32 ore), le fasi del processo di costruzione dell’esperienza, per permettere ai partecipanti di conoscerne il funzionamento e di sapere come costruire il team di competenze utili e necessarie.

Infine, con il Modulo 4, La relazione e l’integrazione tra esperienza fisica e digitale (16 ore), si approfondiranno le potenzialità del digitale da utilizzare in modo integrato con il canale fisico per la realizzazione di esperienze memorabili.

Come partecipare

Per partecipare al corso occorre compilare l’apposito form sul sito di POLI.design. I posti sono 30 e verrà fatta una selezione dei candidati.

Le lezioni si svolgono presso la sede del Politecnico di Milano - Campus Bovisa, Via Durando 38/a, Milano, a un costo di 2500 euro + Iva.

Per ulteriori info: info@polidesign.net o telefonare allo 02 2399 7206

I tre cocktail autunnali firmati Bibite Sanpellegrino

Bibite Sanpellegrino_SANPELLEGRINO CRUSTA RICHEY
Ricercati e all'insegna del gusto italiano, i tre drink creati dai bartender del brand sono facilmente replicabili in ogni bar. Ecco le ricette

Sanpellegrino Crusta Richey, Sanpellegrino Americano e Sanpellegrino Wood Tonic sono i tre cocktail autunnali firmati Bibite Sanpellegrino. Ricette ricette create dai bartender del brand per permettere a ogni bar di ampliare la propria proposta con drink nati all’insegna della ricercatezza e del gusto italiano e, al tempo stesso, facili da preparare. Protagonista di ogni cocktail una specialità del marchio di bevande, rispettivamente, Aranciata Amara Bio, Tonica Rovere e Chinò Sanpellegrino, che si uniscono a ingredienti autunnali, per offrire ai clienti una esperienza beverage dai gusti, aromi e le atmosfere tipicamente autunnali.

Sanpellegrino Crusta Richey è un drink elegante e di grande carattere giocato sul perfetto equilibrio di dolce e amaro. Le note dell'Aranciata Amara Bio e della marmellata di arance, accompagnate da quelle del succo di limone si uniscono al tipico aroma dolce dell’amaretto, il tutto arricchito da intense sfumature di caffè, portata dalla crosta fine e leggera e realizzata con succo di arancia e polvere di caffè.

Sanpellegrino Wood Tonic è una rivisitazione “autunnale” del Gin&Tonic, dove le note balsamiche e legnose di gin affinato in botte, accompagnate da una leggera sfumatura di acidità data dagli oli e dalla scorza di limone, si sposano con quelle decise di Tonica Rovere Sanpellegrino, completate dal tono speziato e dai sentori più caldi regalati dal profumo dei chiodi di garofano e delle bacche di ginepro.

Rivisitazione di classico, ma questa volta si tratta di i uno dei grandi aperitivi italiani, l’Americano, è anche l’ultima proposta, Sanpellegrino Americano. Un drink di grande personalità dal gusto intenso e piacevolmente amaro, che ha come protagonista Chinò Sanpellegrino, le cui note sono esaltate da vermouth rosso e bitter.

Le ricette di Bibite Sanpellegrino

Sanpellegrino Crusta Richey

Bibite SANPELLEGRINO CRUSTA RICHEY

Ingredienti:
7 cl Aranciata Amara Bio Sanpellegrino, 4 cl Amaretto, 1 bar spoon marmellata di arance, 3 cl succo di limone, polvere di caffè, 1 fetta d'arancia
Preparazione:
shake
Crusta:
polvere di caffè
Bicchiere:
tumbler alto

Sanpellegrino Wood Tonic

SANPELLEGRINO Bibite WOOD TONIC

Ingredienti:
5 cl gin affinato in botte, 3 bacche di ginepro, 3 chiodi di garofano, 1 scorza di limone, 1 top Tonica Rovere Sanpellegrino
Preparazione:
build*
Bicchiere:
tumbler alto
*per rendere il servizio più ricercato si consiglia di mettere le spezie all'interno di un filtro da tè direttamente nel tumbler, con la bottiglietta di tonica a parte, in modo che sia il cliente a completare il suo drink

Sanpellegrino Americano

Bibite SANPELLEGRINO AMERICANO

Ingredienti:
4 cl Chinò Sanpellegrino, 4 cl vermouth rosso, 4 cl bitter, 1 spicchio d'arancia, 1 scorza di limone
Preparazione:
Tecnica:
build
Decorazione:
fetta di arancia e scorza di limone
Bicchiere:
tumbler basso

Obiettivo emissioni zero per Coca-Cola Hbc

Coca-Cola Hbc sostenibilità
La gamma di bevande in pack 100% rPet di Coca-Cola Hbc
La società prosegue il suo percorso green puntando ad azzerare le emissioni nette lungo l'intera catena del valore entro il 2040

Nuovi ambiziosi obiettivi nel campo della sostenibilità ambientale per Coca-Cola Hbc. Il gruppo ha annunciato l’impegno a raggiungere le zero emissioni nette nette lungo l'intera catena del valore entro il 2040.

Il nuovo obiettivo si inscrive in un percorso virtuoso intrapreso da tempo da Coca-Cola Hbc, che nell’ultimo decennio ha già ridotto del 25% le proprie emissioni, e che ora prosegue con precisi target temporali: un ulteriore abbattimento del 25% delle emissioni di CO2 entro il 2030 e di un altro 50% nel decennio successivo.

Una strategia che coinvolge tutta la filiera, in quanto il taglio toccherà tutte le fonti emissive definite dal Protocollo Ghg, il sistema di rendicontazione delle emissioni riconosciuto a livello globable, che le raggruppa in tre grandi classi: scope 1, le emissioni dirette dell’azienda, scope 2, le emissioni indirette legate al consumo di energia calore e vapore importati e consumati dall’azienda, e sope 3 emissioni indirette legate all’attività dell’azienda, per esempio nella catena di fornitura e distribuione.

E proprio quest’ultime giocheranno un ruolo determinante nel conseguiento del target. Su questo fronte l’impegno di Coca-Cola Hbc è di ridurle del 90%, rafforzando la partnership con i propri fornitori. Dove non sarà possibile eliminarle comletamente, le emissioni verranno compensate con investimenti in altre misure di salvaguardia del clima.

Le azioni per un futuro più green

L’impegno per le zero emissioni si articola in una serie di azioni ad ampio raggio, che il gruppo supporterà con importanti investimenti, pari a 250 milioni di euro solo per i prossimi 4 anni. Azioni che prevedono un ulteriore impulso al processo di decarbonizzazione delle proprie operazioni dirette, passando all’utilizzo del 100% di elettricità rinnovabile e a fonti energetiche a basse emissioni di carbonio attraverso continui miglioramenti e innovazioni. Un’accelerazione dell’approccio circolare, attraverso l’incremento dell'uso di pack in rPet, ovvero realizzati in Pet riciclato, e di soluzioni riutilizzabili e prive di imballaggi, con l’eliminazione della plastica dagli imballaggi secondari.

Inoltre, l’azienda supporterà i propri fornitori a ridurre le emissioni legate alla produzione degli ingredienti agricoli, fornirà ai clienti frigovetrine ecofriendly di ultima generazione, che permettono di ridurre di più del 50% il consumo di elettricità e di usare refrigeranti che non danneggino l’atmosfera, e implementerà un programma "Green Fleet" per rendere la sua flotta a emissioni di carbonio basse o nulle.

Il nuovo impegno rappresenta dunque la destinazione finale di un viaggio che la società ha iniziato molti anni fa con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo socioeconomico delle comunità dove opera e di ridurre sempre più il proprio impatto ambientale. E che ha prtato già diversi risultati. Lo scorso marzo Coca-Cola Hbc è stata nominata l'azienda di bevande più sostenibile al mondo dal Dow Jones Sustainability Index per la quinta volta negli ultimi 7 anni, raggiungendo il punteggio più alto di sempre.

 

Molini Pivetti, le farine sostenibili pensate per i professionisti

Foto Triticum Molini Pivetti
Approdano sul mercato del fuori casa le farine sostenibili, nel sacco da 10 kg e nelle varianti tipo 0, 1, 2 e integrale

Le farine di agricoltura sostenibile di Molini Pivetti hanno fatto il loro ingresso anche nel canale foodservice. Le "farine sostenibili" sviluppate dalla ricerca dell'azienda di Renazzo (Ferrara) sono infatti disponibili anche per i professionisti del fuori casa e della panificazione nelle varianti tipo 0, 1, 2 e integrale. È stata cambiata la pezzatura dei sacchi, portandola da 25 a 10 kg, per rendere più agevoli logistica e trasporto.

«Filiera tracciabile al 100%»

Molini Pivetti ha lavorato sui conti: ha sviluppato un sistema di calcolo per rilevare l’emissione di CO2 per kg e, apportando le opportune variazioni operative direttamente nei campi di raccolta, ha ottenuto nel 2019 la certificazione di sostenibilità dall’ente internazionale CSQA. Spiega in una nota Gianluca Pivetti, titolare dell'azienda: «La nostra farina di grano tenero da agricoltura sostenibile è realizzata grazie ad una filiera 100% italiana, tracciabile e garantita. La nostra è una visione che si fonda anche e soprattutto sul fattore umano, sull’ascolto. Il sempre proficuo scambio che caratterizza le nostre relazioni d’affari ci ha portati, ad esempio, a ridurre il peso dei sacchi delle farine sostenibili. Un piccolo gesto che denota una grande attenzione nei confronti degli utilizzatori finali, siano essi uomini o donne. Non tutti hanno la stessa forza fisica, e nell’ottica di inclusione che caratterizza l’azienda, è stato naturale pensare ad un prodotto fruibile per tutti con maggiore facilità».  

La San Marco spiega la tecnologia al servizio del barista

La San Marco 'D'
"Espresso: istruzioni per l’uso” è dedicato a chi vuole conoscere a fondo i segreti dell’espresso, la storia de La San Marco e la tecnologia della nuova ‘D’

Finalmente a Host si è potuto vedere da vicino, “toccare” e provare la nuova macchina “D” de La San Marco  presentata lo scorso gennaio e che la maggior parte degli operatori aveva potuto osservare solo sulle riviste e sul web. La macchina che ha suggellato i 100 anni dell’azienda di Gradisca d’Isonzo (GO) è proposta nelle versioni a 2 e 3 gruppi nelle varianti Multiboiler con profilazione della temperatura e della pressione per ogni gruppo, Multiboiler con profilazione della sola temperatura (entrambi i modelli offrono il maggiore risparmio energetico della nuova linea) e Single Boiler con scambiatori di calore.

«La passione per il nostro lavoro e la propensione all’innovazione ci spingono sempre alla ricerca di soluzioni all’avanguardia, in grado di fondere l’esperienza con la creatività - afferma Roberto Nocera, Ceo -. È con questa filosofia che abbiamo progettato e sviluppato ‘D.’, una macchina divertente e appagante da utilizzare, anzi direi da guidare, proprio come una vera auto sportiva». Per ottenere il meglio da questa “guida” è importante conoscere a fondo il caffè, e le variabili che concorrono alla sua estrazione. Da questa consapevolezza è nato Espresso: istruzioni per l’uso. La tecnologia ‘D’ al servizio del barista, il libro scritto dal caffesperto Andrej Godina e dall’assaggiatore professionista Mauro Illiano e presentato a Fiera Milano. È l’atto finale di un progetto di ricerca e studio promosso dall’azienda isontina che indaga e racconta le potenzialità della nuova macchina e guida a individuare il profilo di estrazione ideale per ogni occasione.

Si tratta di un risultato che ha alle spalle un lavoro articolato e intenso. La base è stata «la  conoscenza della macchina e dalle sue caratteristiche tecniche, nonché del suo nuovo firmware di gestione dei parametri (profili di temperatura e di pressione) - spiega Andrej Godina -.  L’abbiamo messa alla prova con differenti tipologie di caffè, in modo da giungere alla redazione di un manuale per il barista che possa fungere da vademecum con cui orientarsi per estrarre al meglio i caffè presenti sul mercato. «Durante la fase di test abbiamo lavorato con tre tipologie di caffè, in miscela e monorigine specialty, con quattro gradi di tostatura - prosegue Mauro Illiano -. Per ognuna abbiamo ricercato la ricetta migliore in termini di brew ratio, temperatura dell’acqua (sia in fase di preinfusione, sia durante l’estrazione), curva di pressione e curva di temperatura. I caffè assaggiati sono stati centinaia, ciascuno con un proprio profilo di Flavore. Tutti gli assaggi sono stati registrati con la APP Cropster Cup e le valutazioni salvate sulla piattaforma web». 

Ne è nato un volume completo che spazia dalla botanica del caffè alla tostatura, dalla macinatura alla macchina espresso, dall’analisi sensoriale al protocollo di preparazione dell’espresso e la sua scheda di assaggio. A questo filo rosso si aggiungono parti importanti dedicati a La San Marco, con la storia dell’evoluzione tecnologica e di design del settore vista attraverso il succedersi delle sue macchine, fino ad arrivare alla tecnologia della ‘D’, le caratteristiche dei diversi modelli (con un capitolo dedicato alla top di gamma D. Sensory Masterclass) e le ricette per l’estrazione dei diversi caffè. In tutto sono 190 pagine che aprono a una nuova visione del mondo del caffè attraverso la “lente” di chi lo studia e lo trasforma da un secolo. Disponibile nelle librerie e online.

7 Laghi, il primo gin di Distilleria Pisoni

Gin 7 Laghi Pisoni
La storica distilleria, nota per le premiate grappe, fa il suo ingresso nel mondo gin con un distillato fresco, balsamico e dai profumi che ricordano le montagne trentine

Si chiama 7 Laghi ed è il primo gin, per la precisione un London dry, della Distilleria Fratelli Pisoni. La storica azienda trentina, nota per le sue grappe pluripremiate e per i suoi Trentodoc, continua dunque ad ampliare la propria proposta, già arricchitasi negli ultimi anni di una gamma di liquori, con ultimo nato il Liquore Limoncello (leggi Matrimonio tra grappa trentina e limoni per il Liquore Limoncello Pisoni), per comprendere ora anche il distillato di ginepro.

Il nome del nuovo prodotto è un omaggio ai sette laghi (Lamar, Santo, Terlago, Santa Massenza, Toblino, Lagolo, Cavedine) che caratterizzano la valle, ai piedi delle Dolomiti, dove ha sede l’azienda fin dalla sue nascita nel 1852. Un omaggio che prosegue anche nella ricetta dal quale il nuovo distillato prende vita, frutto di un lavoro di ricerca di due anni del mastro distillatore della casa, Giuliano Pisoni, che, con il fratello che con il fratello Elio e i cugini Andrea e Francesco, rappresenta la quarta generazione della famiglia alla guida dell’azienda. La ricetta prevede infatti l’utilizzo di nove botaniche, accuratamente selezionate e dosate, che rimandano al territorio della Valle dei Laghi, molte delle quali utilizzate anche nella produzione delle note grappe alle erbe Pisoni.

Gin 7 Laghi viene prodotto, come prevede il metodo del London dry, in un’unica distillazione in alambicco di tutte le botaniche, senza aggiunta di altri ingredienti, eccetto l’acqua necessaria per portare il prodotto alla sua gradazione (alc 45% in vol). Processo che presso Distilleria Pisoni avviene con gli storici e ormai rari alambicchi in rame a marchio Tullio Zadra, il mastro-ramaio trentino Tullio Zadra, che nella prima metà del secolo scorso introdusse il metodo della distillazione a bagnomaria per le vinacce con colonne di rettifica a piatti. Altra peculiarità è il lavoro di ricerca che la distilleria ha condotto per costruire in casa una macchina in grado di rompere la bacca di ginepro, senza riscaldarla ed evitare così di perdere la fragranza del prezioso olio essenziale che questa contiene, aspetto fondamentale per ottenere un gin di alta qualità.

Fresco, balsamico, dagli aromi che ricordano i profumi delle montagne trentine, Gin 7 Laghi, è si presta alla preparazione sia di cocktail classici e loro rivisitazioni sia per nuove creazioni, ed è disponibile in un’elegante bottiglia (formato 70 cl) bottiglia con un’originale etichetta che riporta il disegno stilizzato delle acque calme dei laghi, le cui iniziali dei loro nomi sono riportate sul collarino.

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Le Conchiglie, la novità per ogni pausa dolce di Vandemoortele

Vandemoortele Conchiglie Banquet D’Or
La linea di sfoglie a marchio Banquet D’Or di Vandemoortele si è arricchita delle due nuove referenze nei gusti Lattepanna e Nocciola

Ideali per la colazione, ma anche per la pausa di metà mattina e pomeriggio. Si offrono a diversi momenti di consumo la Conchiglia Lattepanna e la Conchiglia Nocciole, le due dolci novità a marchio Banquet D’Or. Novità con le quali il brand dedicato alla viennoiserie francese e alle specialità italiane di Vandemoortele, multinazionale belga della frozen bakery, ha ampliato la linea di sfoglie I Favolosi.

Le nuove proposte, entrambe in formato da 85 g, fanno parte delle specialità italiane della gamma, che Vandemoortele sta costantemente sviluppando (leggi Colazione più ricca con le dolci novità di Vandemoortele), e sono composte da una pasta sfoglia dorata e croccante, impreziosita da un accenno di burro nell’impasto, che regale un ulteriore tocco di golosità, ma mantenendole sempre leggera e ben digeribile, grazie al processo di lievitazione di ben 24 ore. Sfoglia che custodisce ricche e sfiziose farciture, una a base panna e l’altra di nocciole, scelte dal brand tra le più richieste dai consumatori, e decorata da incisioni oblique che danno alle Conchiglie il loro aspetto caratteristico e accattivante pensato per ingolosire già “a prima vista”.

Pensate per conquistare i clienti con la fragranza della loro sfoglia e la golosità delle farciture, le Conchiglie (shelf life di 12 mesi conservate a -18 °C) soddisfano le esigenze dell’operatore anche per l’alto valore di servizio. Facili da preparare, vanno inserite in forno pre-riscaldato per circa 4 minuti a 250 °C, e fatte cuocere per 22-26 minuti a 180°-190 °C.

Inoltre, sono proposte in cartoni da 30 pezzi, raccolte in buste che assicurano praticità di stoccaggio e risparmio di spazio nel congelatore. In più le buste riportano in evidenza le informazioni di servizio essenziali, quali il numero di lotto e la data di scadenza in modo che siano immediatamente visibili al barista.

 

Il diritto d’autore vale anche per le ricette?

Impiattamento e ricette possono essere tutelati dalle imitazioni. Ecco quali sono gli strumenti previsti dalla legge

Nell’era della comunicazione totale, con i pasticceri e gli chef onnipresenti sui media con le loro creazioni, è nata l’esigenza di tutelare la paternità di ricette e presentazioni. Vale per l’alta cucina come per l’alta pasticceria, ancor di più da quando chef e pasticceri hanno iniziato a trasmettere pubblicamente e a mezzo social tutta la loro creatività. Quelle ricette sono solo di chi le ha inventate? Quanto e come sono replicabili? Quali sono i confini della concorrenza sleale di colleghi e concorrenti? Pietro Pouché, partner dello studio legale Herbert Smith Freehills, è un esperto di proprietà intellettuale. È lui a farci da guida nel mare magnum del “copyright del dessert”.

Tutele diverse per impiattamento e ricetta

«Occorre fare una distinzione tra la tutela dell’impiattamento e della ricetta. Sono cose diverse, tutte e due possono essere soggette a diversi tipi di tutela», spiega Pouché. L’impiattamento, quindi la presentazione estetica di un dessert, è tutelabile con il diritto d’autore, con un marchio registrato, con la registrazione del design (tecnicamente del disegno/modello) e facendo leva sulle norme sulla concorrenza sleale. «Partiamo dal diritto d’autore: tutela un’opera dell’ingegno che sia dotata di creatività (ossia che abbia elementi di novità, originalità - elaborazione intellettuale dell’autore) e nel caso delle “opere del disegno industriale”, nella cui categoria possono essere ricompresi gli impiattamenti, anche del requisito aggiuntivo del valore artistico - riconoscimento come opera d’arte da parte degli ambienti preposti; in sostanza, se l’immagine in questione è presente sulle riviste del settore, premiata in contesti importanti, apprezzata e riconosciuta sui social. Il diritto d’autore non necessita di registrazione, si “appoggia” sulla creazione stessa. Non serve fare nulla, ma nella pratica conviene far sapere, quando si diffonde l’immagine del dessert, in modo chiaro di chi sia quella realizzazione. Si usa il copyright notice: una dicitura che contiene semplicemente nome autore, anno di realizzazione, logo copyright - © - e la frase “Tutti i diritti riservati”. È il modo di far sapere al mondo che quella creazione non è replicabile. Attenzione, il diritto d’autore dura 70 anni dopo la morte dell’autore».

Marchio registrato e concorrenza sleale

C’è poi la registrazione del marchio: «Il marchio viene concesso su richiesta dell’interessato e si pagano delle tasse per la registrazione. Una volta depositato vale 10 anni ed è rinnovabile all’infinito. La protezione qui è contro qualunque segno identico o simile (che crei una potenziale confusione nel pubblico). Nel concreto, si può registrare il nome del dessert, l’immagine dell’impiattamento, un logo che sia la versione stilizzata del dolce». Ancora diversa la tutela del design, che protegge l’immagine esteriore di un prodotto e si applica anche al cibo. Spiega l’esperto: «Qui i requisiti sono novità dell’opera e carattere individuale - si ha quando l’impressione generale che l’immagine dà a un utente informato differisce da altre immagini di prodotti simili. Anche in questo caso serve una registrazione, la tutela dura 5 anni e sono rinnovabili fino a un massimo di 25». Le norme sulla concorrenza sleale, invece, si possono sempre far valere quando si rileva un comportamento scorretto di un altro operatore. «Compie un atto di concorrenza sleale chiunque fa imitazione servile, se questa può creare confusione. Significa che deve essere identica la creazione e deve esserci confusione nel pubblico. La norma prevede altre fattispecie, ma diciamo che l’imitazione è la più calzante se parliamo di tutela dell’impiattamento di un dessert».

Tutelare la ricetta, con due strumenti

Anche la ricetta in sé, intesa come la sequenza di indicazioni per realizzare un piatto, si può tutelare. In due modi: con un brevetto per invenzione e con il diritto d’autore. «Il brevetto si può applicare anche a una preparazione food - spiega Pouché - purché abbia i requisiti della novità (deve essere assoluta, anche rispetto a quanto già ideato in precedenza dallo stesso autore), altezza inventiva (un risultato non banale e in cui si veda l’apporto dell’inventore) e industrialità (suscettibile di replicazione). Il brevetto ha costi molto più alti di una semplice registrazione di marchio; dura 20 anni non rinnovabili, ma è una tutela molto ampia e potente. Teniamo conto che questa è più una strategia da azienda con progetti di espansione rilevanti, che magari vuole impostare un piano di valorizzazione economica dei suoi asset anche all’estero». Infine, il diritto d’autore: è applicabile a una ricetta? «Sì: il diritto d’autore “necessita” di una componente creativa nell’opera. Non è riconosciuto sulla ricetta di per sé, ma se la ricetta, con la modalità con cui è espressa e divulgata e raccontata, ha una originalità che la distingue, nella preparazione o nella modalità di espressione, dagli altri, ecco il carattere creativo». Ma il diritto morale dell’autore della ricetta è violato solo quando un terzo se ne appropria illecitamente e si attribuisce la paternità dell’opera? «Un intervento della Cassazione, nel 2019, ha in realtà chiarito che: l’omessa indicazione del nome dell’autore sulla ricetta comporta violazione del diritto d’autore stesso, anche se non è accompagnata dalla positiva attribuzione dell’opera ad altri». I CONSIGLI PRATICI • Prima di tutto, capire che cosa si vuole essere, che tipo di attività si vuole avviare e che investimento si vuole affrontare. Una semplice attività artigianale con un negozio classico o una più “ampia”, con più punti vendita e la costruzione di un brand da tutelare? • Meglio capire come tutelare marchi e ricette prima di diffondere a pioggia immagini delle proprie creazioni, anche a mezzo social. • Cercare il supporto di un esperto brevettuale o di un legale. • Accompagnare sempre le immagini del proprio prodotto originale e i testi delle ricette con la copyright notice. • Formulare, nel rapporto professionale con i collaboratori, dei patti scritti per il riconoscimento della titolarità delle ricette e per instaurare dei vincoli di confidenzialità. I PRINCIPALI RIFERIMENTI NORMATIVI • legge 633 del 1941 e successive modifiche - legge sul diritto d’autore • art. 2598 codice civile, commi 1,2,3 - tutela da concorrenza sleale • art. 45 codice proprietà industriale - brevetto • art. 33 codice proprietà industriale - design • art. 12 codice proprietà industriale – marchi Who's who Pietro Pouché, partner dello studio legale Herbert Smith Freehills, è un esperto di proprietà intellettuale che da anni assiste aziende e operatori nel settore del food e della pasticceria

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