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Come costruire un’offerta dolce per il brunch: a lezione da Dario Nuti

La rivisitazione del Mont Blanc
Il buffet dolce dell'hotel di lusso si distingue per varietà e ricerca sulle ricette: abbiamo chiesto a Dario Nuti, che lo ha ideato, qualche consiglio

Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel riapre le porte agli amanti del suo famoso Sunday Brunch. Il percorso gourmet mette insieme tocchi esotici e numerose live station in cui poter seguire un percorso gourmet, che raggiunge il suo apice con il buffet di dolci. A curarlo c'è il pastry chef Dario Nuti.

Ogni domenica gli ospiti saranno accolti da brunch a tema. A carnevale, il brunch è stato sviluppato attorno al tema di Rugantino, proponendo le ricette e i dolci tipici della tradizione del carnevale romano. A marzo si festeggiano tutti i papà, mentre a maggio sarà la volta della Festa della mamma in due appuntamenti che coinvolgono tutta la famiglia. Infine, eccoci in primavera con gli imperdibili brunch tematici di Pasqua e Pasquetta, previsti ad aprile. Abbiamo chiesto a Dario Nuti di condividere alcuni consigli su come costruire un'offerta dolce per il brunch che risulti contemporanea e di grande appeal.

«Memorizzare i feedback e stare in prima linea»

Quali sono le premesse da cui ti sei mosso per creare la nuova offerta dolce per il brunch?

Prima di tutto, la qualità. Poi abbiamo scelto di calibrare al meglio l'offerta, valutando e profilando i gusti dei nostri clienti. Memorizzando i feedback e lavorando in prima linea durante gli appuntamenti con il brunch di Rome Cavalieri, possiamo soddisfare e variare l'offerta, in modo da offrire appuntamenti originali e soddisfacenti».

Come si crea l'originalità in un buffet dolce come quello del vostro brunch?

«Mantenendosi aggiornati sulle tecniche di settore: è la tecnica di lavorazione del dolce stesso a fare la differenza. Manteniamo il nome affinché il cliente possa riconoscere il suo desiderio. Se dico Mont Blanc, chi lo assaggia sa che mangerà un dolce a base di panna e castagne. Ma rivisitandolo in chiave moderna, aggiungendo magari un pizzico di rosmarino per un contrasto più moderno, lasciamo al cliente gli elementi per una scelta sicura, ma originale».

Come varia l'offerta dolce del brunch di Rome Cavalieri?

«Ogni domenica ci sono dolci differenti perché vogliamo sempre suscitare lo stupore di chi viene da noi, per non farlo annoiare. Ad esempio, per la domenica di Carnevale, abbiamo scelto di realizzare la Torta Arlecchino, lavorando anche sulle preparazioni della tradizione con chiacchiere e castagnole».

Qual è l'errore più comune che si commette quando si organizza il settore pastry di un brunch?

«Mantenere la staticità, che crea noia. Il cliente del brunch è affezionato, ritorna: avere un'offerta statica può essere controproducente».

Cornetto o croissant? Fa la differenza in un buffet dolce?

«Dipende dal contesto nel quale si opera. Ho curato brunch in città in cui cornetto e croissant erano molto sentiti. A Roma, l'offerta dolce è considerato un momento di degustazione, molto più vicino al lunch che al breakfast. Quindi qui croissant e pancake non hanno lo stesso appeal».

Variabile food cost: come lo controllate?

«Il food cost di un brunch è piuttosto alto: tra tutte le varietà e le tipologie di alimenti preparati, arriviamo a circa 15 tipologie di dolci, gelati e biscotti. Facendo una buona campagna di marketing e attività che possano garantire almeno 70 presenze a brunch, su una programmazione di almeno un anno, è possibile controllare i costi in modo efficiente».

Il caffè è slow al Coffee Living di Manuel Caffè

Coffee Living - Manuel Caffè
Il locale offre una vera esperienza di gusto attraverso diversi caffè e miscele realizzati espresso e con più metodi di estrazione e accompagnati da specialità dolci e salate

Caldo, curato nei dettagli il Coffe Living di Manuel Caffè in via Mercatelli 6 a Conegliano (TV) è posto sotto la Sapere Coffee Academy (la scuola di formazione aziendale) dove il personale è stato formato per garantire un livello di professionalità alto e la conoscenza del migliore utilizzo dei caffè e dei diversi metodi di estrazione. Per l’arredo del locale, osserva Cristina De Giusti, ad dell’Azienda, «Abbiamo preferito toni caldi che contraddistinguono anche il nostro brand, puntando sull’accoglienza. Vorremmo diventasse una piccola oasi di relax, dove stare bene; la nostra sfida è quella di accogliere la tradizione, rafforzando la proposta di prodotti naturali e sostenibili».

Il locale, aperto dal martedì alla domenica dalle 9,00 alle 13,00, invita a sostare e a gustare il piacere di caffè in singola origine o miscela estratti in espresso, moka, filtro, french press, ottenendo bevande con diversi corpi e intensità aromatica, sempre molto piacevoli e in grado di accompagnare al meglio le diverse specialità e i sapori che si alternano nel corso della giornata, dalla prima colazione con specialità di pasticceria dolce e salata, mentre a pranzo sono disponibili piatti leggeri. Il menu è completato da una ricca proposta di tè e selezione di infusi, come il tè nero e il tè verde, mentre è rivolto un omaggio speciale alla cultura del caffè con una scelta di miscele speciali.

Il nuovo Coffee Living trae ispirazione dai valori aziendali di tradizione e innovazione. La caffetteria si distingue per gli armoniosi e inusuali contrasti generati dall’incontro tra i dettagli e il valore della tradizione locale, attingendo ai colori e ai profumi che caratterizzano il prodotto caffè, per garantire una perfetta esperienza sensoriale. Qui trova posto anche lo shopping: si possono acquistare le svariate miscele e le monorigini, da portare a casa in grani o macinate, oltre a una ricca selezione di tè e tisane, cioccolate e altri prodotti Manuel Caffè.

La storia. Negli anni ‘50 Giuseppe De Giusti muove i primi passi nel mondo del caffè: con i primi successi, nel 1975 assieme alla moglie Bruna apre un laboratorio artigianale che chiama Manuel Caffè, prendendo il nome della primogenita. Si specializzano, sperimentano, creano nuove miscele e presto la torrefazione diventa un riferimento per il  settore. Nel 1990 i tre figli Emanuela, Mauro e Cristina, che sono nati in mezzo al caffè, prendono le redini dell’azienda aprendo ai mercati esteri.

Liberté, la caffetteria inclusiva che vale una medaglia

Il locale rumeno, vincitore nella categoria "caffè" del restaurant & Bar Design Award, è stato arredato in uno stile che invita alla sosta, bimbi compresi

 

BUCAREST (Romania). Si respira aria di libertà in questo locale ristrutturato di Bucarest, la capitale della Romania uscita poco più di trent’anni fa dalla dittatura di Ceausescu. L’azzurro che pervade le superfici di Liberté Cafe, la grande dimensione del locale con ampie pareti vetrate su strada, l’arredo dalle forme essenziali e l’area dedicata ai bambini ne fanno un luogo inclusivo e accogliente dall’atmosfera vacanziera, come si respira in Côte d'Azur. Corvin Cristian Studio ha mescolato nell’interior design di questo caffè-pasticceria una varietà di ingredienti dal sapore francese: il motivo floreale "carreaux a ciment" a pavimento richiama quello utilizzato nei caffè transalpini così come il bancone a doppia funzione (espositore per i dolci e bar) dove, come si diceva in Francia, si può "prendre un verre sur le zinc", dato che il bancone riproduce quelli che, nella prima metà del 19° secolo, erano realizzati in zinco laminato (materiale naturalmente asettico) con forme ad arco, modanature ed elementi dei tipici tetti di zinco. Il colore blu è quello della Provenza e la grande porta-finestra di recupero in legno chiaro sottolinea l’importanza del laboratorio di pasticceria completamente vetrato dove tutte le lavorazioni sono a vista. I riferimenti alla Francia non finiscono qui: savarin, tartes e Champagne sono i prodotti di punta e alcuni elementi d’arredo s’ispirano al mondo degli artisti che vi hanno abitato, come il lungo tavolo comune che replica la scultura "Table of Silence" di Brâncuși (lo scultore rumeno che a 28 anni attraversò a piedi tutta l'Europa per raggiungere Parigi) e allo spirito comunitario di chi lo sceglie per accomodarsi. Alla zona caffetteria è invece riservata la casetta in legno chiaro in stile giapponese con macchina da caffè e menu in primo piano a completamento della zona vendita e con funzione di avamposto per il consumo diretto o per la degustazione nel dehors attrezzato sul marciapiede. La zona vendita occupa la zona centrale del grande spazio completamente aperto verso l’esterno, grazie ai grandi serramenti scorrevoli, e caratterizzato da superfici azzurre, pilastri in cemento e apparati tecnici a soffitto tutti a vista, arredi e inserti in legno come gli oblò sopra il retro bancone che consentono una vista da e verso l'ufficio. Le zone consumazione sono concentrate di fronte il laboratorio, in corrispondenza della penisola strutturata come un parallelepipedo in marmo bianco posta dietro il bancone e lungo la parete vetrata laterale. Piccoli tavoli rotondi accompagnati dalle sedie su disegno di Alvar Aalto in diverse altezze rendono lo spazio anche a misura di bambino.

#MakeDrinksNotWar, appuntamento il 10 marzo per aiutare l’Ucraina

make drinks not war
Da un'idea dei bartender Daniele Macciò e Danil Nevsky è nata una iniziativa di solidarietà verso i cittadini ucraini colpiti dalla guerra. Il 10 marzo locali aderenti proporranno gli Spritz solidali

#MakeDrinksNotWar, si chiama così l'iniziativa promossa dal mondo dei bar, in Italia e oltre confine, per sostenere l'Ucraina. Con la guerra che infuria a Est dell'Europa, Daniele Macciò, bartender di MondoFood a Bra (Cuneo), ha avuto l'idea di devolvere il ricavato degli Spritz a un progetto dell'UNICEF a sostegno delle donne e dei bambini coinvolti nei combattimenti.

Il 10 marzo i profitti degli Spritz vanno in beneficenza

Daniele ha quindi contattato il noto bartender Danil Nevsky, che ha avuto l'idea di mettersi in contatto con altri bartender italiani perché si unissero alla causa. Ha preso così forma l'iniziativa #MakeDrinksNotWar: il 10 marzo i bar che desiderano sostenere coloro che soffrono di più per questa guerra ingiusta devolveranno i profitti dei loro Spritz in beneficenza. Per ancor più forte l'impatto visivo dei drink, gli Spritz saranno guarniti con vernice commestibile su un lato del bicchiere, con i colori della bandiera ucraina.

Aperti ad altre adesioni per nuove date

Ad oggi, i bar che aderiscono a MondoFood per sostenere l'iniziativa sono: Locale (Firenze), Checchino 1887 (Roma), Seta Garden Bar (Giulianova, Abruzzo), Freni e Frizioni (Roma), 1930 (Milano), Side Hustle al Nomad (Londra), London Cocktail Club (Londra) e Mariposa Negra Bar (Barcellona). Danil e Daniele sperano anche di portare l'iniziativa in tutto il mondo in altre date in futuro, raccogliendo altri fondi per aiutare quelli chi è più colpito in tempo di guerra: i bambini.

I bartender interessati a partecipare possono contattare Danil Nevsky scrivendo a info@indiebartender.com

Viaggio ai piedi dell’Etna con gli spirit di Etnatwist

3.Illustrazioni Etnatwist
Aromi e sapori di Sicilia caratterizzano la linea, composta da un gin, un vermut, un bitter, un aperitif e una tonica, creata da Giuseppe Librizzi e presentata al Blind Pig di Roma

«Sono emozionato, perché l’ultima volta che ho presentato i miei prodotti a un pubblico di addetti ai lavori il giorno dopo è iniziato il primo lockdown». A parlare è Giuseppe Librizzi, siciliano di Paternò, classe 1984, che dagli odori e sapori della sua terra è voluto ripartire per cancellare a colpi di agrumi gli ultimi due anni bui che abbiamo vissuto.

È a Roma, davanti al bancone del Blind Pig, per presentare la sua linea Etnatwist, che si compone di un gin, un vermut, un bitter, un aperitif e, ultima nata, una tonica. «Il nostro obiettivo era poterci preparare un Americano, un Negroni e un Gin&Tonic ai piedi dell’Etna», racconta Librizzi, che in verità è partito dal mondo degli amari, con il progetto Amaro Amara, nato per valorizzare l’arancia rossa siciliana. Nel frattempo ha lavorato con Velier, nel 2018 ha venduto le sue quote, si è appassionato al gin e, dopo aver seguito da vicino la parabola di Gin Mare, ha deciso di invitare un noto master distiller inglese – di cui non vuol rivelare il nome – a visitare le pendici dell’Etna per fare foraging insieme. Una passeggiata per individuare quelle che sarebbero diventate le botaniche dell’Etneum Volcanic Premium Gin, nato nel 2019.

È stata anche l’occasione per trovare lo spunto giusto per il logo dell’etichetta: una volpe. Nella passeggiata infatti i due incontrano una volpe e l’ospite d’oltremanica, abituato alla tipica caccia alla volpe inglese, resta stupito del fatto che questo animale selvatico si avvicini all’uomo così tanto, fino ad accettare il cibo dalle sue mani. Firmata dall’illustratore Gianluca Cannizzo (@mypostersucks su Instagram), l’etichetta presenta appunto il volto di una volpe in campo neutro.

Il gin Etneum, viene confezionato a 62° nel Regno Unito, ha un’impronta da London dry e botaniche che vengono spedite direttamente dall’Italia. Poi il composto arriva in Sicilia, dove viene rinvenuto e portato a 42°. Tre le componenti chiave di questo gin: floreale, che proviene tutta dall’Etna (violetta selvatica, rosa canina che troviamo ai piedi dei vecchi vigneti, zagare d’arancio), agrumata, sempre dalla Sicilia (bergamotto e limone a buccia gialla), e speziata, data dal ginepro che è solo in parte siciliano, dell’Etna, perché questo secondo Librizzi, «è troppo pungente e viene quindi mixato con quello umbro-toscano che è più morbido, poi aggiungiamo anche cardamomo, eucalipto per la balsamicità e sambuco per l’intensità».

Librizzi che ha anche una microcantina da 7-8000 bottiglie sempre ai piedi dell’Etna, che produce prevalentemente Nerello Mascalese, nel periodo di lockdown ha iniziato a lavorare sul vermouth, anche per dare nuova vita a quella parte di vino che inevitabilmente resta fermo in cantina. Sulla base prevalentemente di Nerello mascalese, aggiunge chiodi di garofano, camomilla, scorza d’arancia, artemisia.

A questo si aggiungono i due bitter, bianco e rosso. «Per avvicinare il mercato estero, il bitter dell’Etna è stato ribattezzato Etna Aperitif, dal momento che è una specie di vermouth bianco, che richiama il vecchio Biancosarti. Piace molto soprattutto ai francesi, abituati a questo tipo di bevuta», racconta Librizzi. Il Etna Bitter, rosso, è invece in stile Milano, qui torna la scorza d’arancia da cui tutto era partito e il fiore, la zagara. Il risultato è un Americano estremamente ingentilito dalla nota agrumata.

Ultima della scuderia Etnatwist, una tonica dal nome divertente: Fotonica. È prodotto senza zucchero (ha il sucralosio in sostituzione), la cui etichetta è sempre disegnata da Gianluca Cannizzo, con note mediterranee di limone, cedro, timo e rosmarino. Librizzi e la sua intera linea Etnatwist saranno di nuovo nella Capitale, per partecipare al Roma Bar Show il 30 e 31 maggio, dove saranno nella sezione aziende artigianali.

Le ricette Etnatwist

Volcanic Negroni
Ingredienti:
30 ml Etna Bitter, 30 ml Etneum Gin, 30 ml Etna Vermut
Prepazione:
build
Decorazione:
fetta di arancia
Bicchiere:
tumbler basso

Volcanic Spritz
Ingredienti:
60 ml Etna Aperitif, 90 ml spumante, soda
Preparazione:
build
Decorazione:
1/2 fetta di arancia
Bicchiere:
calice

 

 

 

 

Drink Team 2022, aperte le candidature!

Drink team
Al via l'undicesima edizione dei fantastici 12 dello shaker di Bargiornale. La sfida, per il Drink Team 2022, sarà rivisitare 10 cocktail storici da riscoprire e far conoscere ai clienti. Se fa per te, compila il form per candidarti. Entro il 31 marzo 2022

Scaldate gli shaker! Parte ufficialmente la nuova stagione del nostro fantastico Drink Team, l’agguerrito manipolo di miscelatori che - da ormai dieci anni - ci accompagna sulle pagine di Bargiornale proponendo mese dopo mese nuove ricette da cui trarre ispirazione. Ogni anno una nuova squadra di 12 campioni, ogni edizione un nuovo tema su cui confrontarsi. Per l’edizione 2022, la numero 11, abbiamo scelto un tema carico di contenuti. Lo spunto ci è venuto dalla appassionata ricerca dell’amico Ezio Falconi, titolare della Champagneria di Treviglio (Bg) e grande studioso della storia della miscelazione, che ha appena dato alle stampe il suo libro “Storie dei cocktail dimenticati”, edito da Tecniche Nuove. Una raccolta di 42 ricette storiche, ognuna corredata da aneddoti, racconti e curiosità: materiale prezioso per ogni bartender che vuole appassionare e catturare il proprio cliente.

Dieci cocktail storici da twistare

Ne abbiamo scelte dieci, a comporre un ideale drink list fatta di cocktail del passato capaci di incontrare il gusto e la curiosità del cliente di oggi. Ai futuri esponenti del Drink Team chiederemo, mese dopo mese, di dare la loro personale interpretazione di ognuno (tecnicamente, dovranno fare un twist). Ai lettori, proporremo la storia e le curiosità di questi drink da riscoprire, per dare a tutti la possibilità di ampliare e approfondire il proprio bagaglio di conoscenze della storia della miscelazione.

Chi si sente chiamato da questa sfida, non deve fare altro che mandare la propria candidatura compilando il form. Il termine ultimo per candidarsi è il 31 marzo. Dopodiché, via alle selezioni: prima “le forche caudine” dei senatori, poi il voto on line. Ai fantastici 12 che entreranno a far parte del Drink Team va il nostro anticipato grazie, l’augurio di buon lavoro e... una copia del libro di Ezio in omaggio.

Le regole d'ingaggio

Le bartender e i bartender potranno candidarsi compilando il form entro il 31 marzo 2022.

• Non possono essere candidati né autocandidarsi coloro che hanno già fatto parte del Drink Team

• Possono essere candidati o candidarsi coloro che, pur essendo stati candidati negli anni passati, non sono entrati a far parte del Drink Team

• Ciascun “senatore” (ex componente delle precedenti nove edizioni del Drink Team) potrà indicare, dalla lista dei candidati, fino a 10 preferenze, cui attribuirà un punteggio decrescente da 10 a 1. I 24 che avranno ottenuto i punteggi più alti saranno i candidati ufficiali al Drink Team 2022

• Sarà successivamente pubblicata su tutti i nostri media la shortlist dei 24 candidati

• Dal 15 al 30 aprile si aprirà il voto on line. Gli addetti ai lavori potranno scegliere fino a 3 tra i 24 candidati selezionati nella short list dai senatori del Drink Team.

• I 12 più votati entreranno a far parte del nuovo Drink Team.  Il voto dei senatori del Drink Team peserà per l’80%, quello del voto on line il 20%

• Il nuovo Drink Team sarà presentato sul numero di Bargiornale di giugno e debutterà con le proprie ricette dal numero di luglio-agosto 2022.

Le senatrici del Drink Team di Bargiornale

CAROLA ABRATE, ANGELICA BALDAN, VALERIA BASSETTI, ALICE BIDINI, ILARIA BELLO, CHIARA BERETTA, PATRIZIA BEVILACQUA, TIZIANA BORREANI, MICAELA CONTINI, VERONICA COSTANTINO, MARIANNA DI LEO, CINZIA FERRO, CRISTINA FOLGORE, FRANCESCA GENTILE, RACHELE GIGLIONI, LAURA MARNICH, ROBERTA MARTINO, SAMANTHA MIGANI, TERRY MONROE, LUCIA MONTANELLI, MONICA NONI, ERICA ROSSI, DENISE RUSCIO, LAURA SCHIRRU, DEBORA TAROZZO, VANESSA VIALARDI

I senatori del Drink Team di Bargiornale

AUGUSTO AMARAL, FLAVIO ANGIOLILLO, LUCA ANGELI, PIERO APPESO, STEFANO ARMIENTO, PAOLO BACCINO, GINO BENVEGNÙ, SALVATORE BONGIOVANNI, LUCIAN BUCUR, GIANFRANCO CACCIOLA, ANDREA CALORE, ELIA CALVIERI, DOMENICO CARELLA, ANDREA CARLUCCI, ELIS CARRIERO, LUCA CASALE, FABIO “BENJAMIN” CAVAGNA, GIAN MARIA CIARDULLI, FRANCESCO CIONE, TOMMASO COLONNA, DARIO COMINI, FRANCESCO CONTE, MATTIA CORUNTO, DOMENICO COSENTINO, LUCA COSLOVICH, DANIELE DALLA POLA, CIRO DE GEORGIO, GIANNI DALL'OLIO, SOSSIO DEL PRETE, FRANCESCO DI GIOIA, MATTEO DI IENNO, LUCIO D'ORSI, MARIO FARULLA, DIEGO FERRARI, ROCCO FIORENZA, CHARLES FLAMMINIO, YURI GELMINI, IVAN GERACI, ALESSIO GIOVANNESI, LUCA GRANERO, RAFFAELE IOVINELLA, GIAN NICOLA LIBARDI, MATTIA LISSONI, CRISTIAN LODI, SALVATORE LONGO, VALENTINO LONGO, LEONARDO LEUCI, CORRADO LOTÀ, MARCO MACELLONI, SIMONE MACI, LUCA MANNI, LUCA MARCELLIN, CARMELO MARTINO, VINCENZO MAZZILLI, LORIS MELIS, DIEGO MELORIO, SIMONE MINA, GUGLIELMO MIRIELLO, MAX MORANDI, JOY NAPOLITANO, GIANLUCA NARDONE, SALVATORE MOSCA, EDOARDO NONO, MATTIA PASTORI, CLAUDIO PERINELLI, FABIO PERUGINI, RENATO PINFILDI, SETTE PITERÀ, PASQUALE PIZZI, ANDREA POMO, GIANPAOLO POSATA, EMILIO ROCCHINO, LUCA ROSSI, ROBERTO ROSSI, EMANUELE RUSSO, MARCO RUSSO, PAOLO SANNA, TOMMASO SCAMARCIO, SALVATORE SCAMARDELLA, NICOLA SCARNERA, ENRICO SCARZELLA, RICCARDO SEMERIA, LEANDRO SERRA, FRANCESCO SPENUSO, MATTEO STAFFORINI, MASSIMO STRONATI, GABRIELE TAMMARO, MIRKO TURCONI, MAURO UVA, BRUNO VANZAN, LEONARDO VERONESI, MATTEO ZAMBERLAN, DENNIS ZOPPI

 

A Beer&Food Attraction per il rilancio del fuoricasa

Beer&Food Attraction 2022
Tutte le principali realtà della filiera horeca e un ricco programma di eventi per la settima edizione della manifestazione di riferimento per il mondo del fuoricasa. Appuntamento alla Fiera di Rimini dal 27 al 30 marzo

Manca davvero poco alla 7ª edizione di Beer&Food Attraction. L’attesa manifestazione di riferimento per gli operatori del mondo del fuoricasa si svolgerà in contemporanea alla 4ª BBTech Expo, la fiera professionale delle tecnologie per birre e bevande, e all’11ª International Horeca Meeting di Italgrob: l’appuntamento è dal 27 al 30 marzo alla Fiera di Rimini. Diverse le novità di questa edizione, a partire dai giorni di manifestazione, non più da sabato a martedì, bensì da domenica a mercoledì, un cambiamento che va incontro alle esigenze di visita degli operatori del settore. L’altra novità, rispetto alle edizioni precedenti, riguarda infatti il format con l’ingresso rivolto esclusivamente agli operatori professionali.

E si aggiorna la lista degli espositori, che coinvolge le principali realtà dell’intera filiera horeca. Tra queste segnaliamo, per le birre: Heineken, Paulaner, Birra Peroni, Krombacher, Warsteiner, Carlsberg e il Birrificio Baladin, per fare solo alcuni dei nomi più noti. Presenti che i grandi marchi del beverage: da Coca-Cola a Pepsi, da San Pellegrino a Ferrarelle, da Lete a San Benedetto. E ancora: Conserve Italia, Red Bull, Plose e Zuegg. Importanti le adesioni anche in campo food, con tra gli altri: Surgital, Menù, Greci, Demetra, Nonno Nanni, Philadelphia, Lantmannen, Danish Crown e Valle Spluga.

Tante partnership prestigiose

Conferme importanti anche riguardo le partnership, col ritorno dei Campionati della Cucina Italiana della Fic - Federazione Italiana Cuochi - e, sempre per il food, con Cast Alimenti. Rinnovata per altre 3 edizioni la partnership con Italgrob – la federazione confindustriale dei distributori horeca - che ha riconfermato Rimini come location ideale per l’organizzazione del suo International Horeca Meeting (IHM), appuntamento imprescindibile per tutti gli operatori della filiera: produttori, distributori e gestori di locali. L’Horeca Arena di IHM sarà animata da un ricco programma di talk e workshop in collaborazione con le associazioni della filiera e di prestigiose società di ricerca che tracceranno gli scenari e le opportunità future del settore.

Novità rispetto all’edizione 2020 sarà la collocazione nel cuore dei padiglioni di Beer&Food Attraction, con l’obiettivo di creare un connubio ancora più virtuoso con tutti gli attori della filiera.

Per il comparto delle birre è stata inoltre potenziata la collaborazione con Assobirra, che, oltre a concedere il patrocinio alla manifestazione, contribuirà con contenuti e dati di settore del comparto brassicolo.

Il layout della manifestazione

Parlando del layout delle manifestazioni: i padiglioni A7 e C7 saranno dedicati al food, il C5, C6, A3 e A4 al beer&beverage, con l’A3 condiviso con BBTech expo, che si estende anche nell’A2. A5 e A6 saranno invece dedicati all’International Horeca Meeting di Italgrob, quest’anno ancora più integrato all’interno delle fiere.

L’ingresso sarà l’Ovest (clicca qui per vedere la pianta dei padiglioni)

Confermato anche l’appuntamento della Rimini Beer Week, l’evento diffuso che unirà la fiera col rinnovato centro storico della città e con i locali della Riviera, per scoprire un territorio capace di sorprendere, magari davanti a una buona birra o a un cocktail in compagnia.

Olivieri 1882: le attrezzature che ci aiutano a lavorare al meglio

Olivieri 1882
Olivieri 1882, forno veneto di Arzignano, vanta un laboratorio di 2mila mq, attrezzato con le più moderne tecnologie. Vi raccontiamo quelle che il titolare Nicola Olivieri ritiene strategiche

Arzignano (Vicenza). Dolcegiornale è andato in visita al laboratorio di Olivieri 1882, storico produttore di grandi lievitati (ne abbiamo parlato anche qui) che ha puntato molto su un laboratorio ad alto tasso di tecnologia. Il tutto per rispondere al meglio alle richieste in crescita di panettone (lo scorso anno ne sono stati venduti circa 20mila pezzi) e affini, spediti in tutto il mondo. Ecco di seguito quattro dei macchinari chiave che hanno determinato importanti svolte produttive.

Spezzatrice volumetrica Artzen Calybra

Artzen Calybra serve per il taglio a mano ingegnerizzato, ma la scelta se affidare questo passaggio a una macchina o meno è stata a lungo dibattuta in casa Olivieri. Fino a quando non si è trovata la quadra grazie alla disponibilità di questa azienda della zona di Schio, a fare una modifica alla originaria tecnologia, pensata soprattutto per la panificazione, aggiungendo la possibilità di regolare la pressione della macchina, oltre alla tecnologia che consente di impostare le grammature. «Il risultato – dicono gli Olivieri – è stato sorprendente». La macchina ha una tolleranza di 3 grammi senza rovinare la pasta e restituisce una forma pronta ad andare nello stampo di cartone. Testata, tramoggia e telaio sono tutti in acciaio inox, garantendo la conformità igienica della macchina, inoltre Calybra non prevede lubrificazione con olio “a perdere”, un aspetto che migliora l’igiene e consente un risparmio fino a 4000 euro l’anno di soli costi per l’olio.

Forno Rotativo Roll in E+ Miwe

«Per la cottura abbiamo scelto la tecnologia tedesca della Miwe, con cui collaboriamo da anni. In laboratorio abbiamo tre forni Roll-in E+ Miwe, con una capacità di 60 pezzi per ogni cottura», dicono gli Olivieri. I panettoni sono schierati in sei file da dieci. «Abbiamo preferito questo forno rotante, piuttosto che quelli a tunnel, perché girando garantisce una maggior uniformità di cottura, inoltre ha uno stabilizzatore di pressione atmosferica a zero per non dare sbalzi all’impasto all’interno della camera di pressione», continua Nicola Olivieri. I panettoni cuociono a 171°C per circa 50 minuti e tutto il processo è stato ingegnerizzato grazie alla tecnologia digitale che si può controllare anche dal telefono. La Miwe ha applicato anche ai forni più vecchi questi pannelli di controllo, in modo da portarli al passo con gli ultimi arrivati. «Impostiamo temperatura e tempi in base al prodotto, tuttavia è sempre fondamentale un controllo visivo perché variabili come l’umidità atmosferica possono incidere sul risultato finale».

Impastatrice a spirale Mixer Start Galaxy

Mixer Start Galaxy è solo una delle impastatrici del laboratorio di Olivieri 1882, ma è quella che il lievitista veneto predilige e che ha dedicato a uno dei passaggi fondamentali della sua produzione, il lievito madre, base imprescindibile di tutti i suoi grandi lievitati. Questa impastatrice a vasca fissa ha una capacità che arriva a 50 chili di impasto e serve quindi per gestire i grandi quantitativi, come impone la produzione dei mesi “caldi” come novembre-dicembre. Due velocità e due motori indipendenti per spirale e vasca, un pannello di controllo touch screen e piedini regolabili in altezza: sono queste le principali caratteristiche di questo prodotto.

Temperatrice per cioccolato Selmi One

Oltre che nella parte pasticceria, la temperatrice Selmi One per il cioccolato entra anche nella lavorazione dei panettoni, ovvero di uno dei panettoni in particolare, quello golosissimo ai Tre cioccolati, per il quale Olivieri utilizza rigorosamente cioccolato Valrhona. «Una volta cotto e raffreddato, tagliamo il panettone a fette, dopo di che passiamo ciascuna fetta nella cioccolata appena temperata, a ricoprirla completamente, poi si lascia nei carrelli a raffreddare, fino al giusto rassodamento. A questo punto il panettone è pronto per essere imbustato e degustato». Facile da pulire e rapida nel portare il cioccolato alla giusta temperatura, questa macchina ha anche un dosatore volumetrico e una pedaliera per il controllo del flusso del cioccolato.

Olivieri 1882: pensare in grande, a partire dal laboratorio

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L'azienda di Arzignano, che ha nei grandi lievitati il suo punto di forza, vanta uno spazio di 2mila mq, dove la tecnologia ha consentito un importante salto produttivo

ARZIGNANO (Vi). “Come lo faresti tu, ma più in grande”. Il claim della pubblicità del ragù pronto torna in mente mettendo piede nel laboratorio di Olivieri 1882. Ed ecco nelle impastatrici girano enormi quantità di lievito madre, profumatissimi composti pronti per la lunga lievitazione, davanti ai forni con piani rotanti ci si potrebbe incantare a guardare i panettoni che cuociono girando, la gestualità del rigirare i panettoni è una danza e il confezionamento è solo l’ultimo atto di un percorso che dura almeno 4 giorni. Tutto questo è frutto della crescita professionale e della reputazione nel mondo dei lievitati di Nicola Olivieri e del suo marchio di famiglia. Tutto inizia con la panetteria che porta il suo cognome, ad Arzignano, in provincia di Vicenza. Si comincia ben 130 anni fa, ma è merito di Nicola, classe 1986 ed esperienze da pastry chef anche all’estero, se dalle pagnotte per tutti i giorni si è passati ai grandi lievitati per le feste. Crescendo, premio dopo premio, fino ad arrivare alle cifre attuali, che viaggiano su circa 20mila pezzi l’anno e un milione di fatturato solo per la sezione lievitati delle feste. Per arrivare a questi numeri, ci voleva il posto giusto ed è per questo che cinque anni fa gli Olivieri hanno accettato la sfida di aprire punto vendita e laboratorio ad Arzignano, in uno spazio ex industriale, dove si producevano attrezzature per navi. Uno spazio di 2.000 mq in totale, che si suddividono in 500 per il pubblico, con la caffetteria, la bakery e la rivendita dei lievitati e degli altri prodotti confezionati; 500 mq per la produzione e i laboratori; il restante spazio è interamente dedicato alla logistica, che è diventata cruciale soprattutto da quando l’e-commerce ha assunto un ruolo chiave nelle vendite. Nell’ampia e luminosa zona bar e caffetteria si può tuttora vedere l’antico carroponte, che è stato mantenuto e solo riverniciato per adattarsi al design del locale, contribuendo a rispettare l’identità del luogo. La zona logistica si colloca invece in una posizione strategica, ovvero in quella che già nella precedente configurazione era la zona carico e scarico dell’industria, in posizione diametralmente opposta rispetto alla caffetteria, così la clientela non si incontra mai con il via vai di arrivi e partenze della produzione.

Dieci tipologie di panettone, 4 giorni di lavorazione

La visita al laboratorio e relative attrezzature (ne abbiamo parlato anche qui) segue idealmente il percorso dei lievitati, iniziando dalla lavorazione del lievito madre, 300 kg alla volta. «Tutti i nostri grandi lievitati sono fatti esclusivamente con lievito madre - spiega Nicola Olivieri -. Il ciclo di lavorazione comincia la mattina alle 4,30, poi la “madre” riposa per 9 ore, prima di passare al primo impasto del panettone, che riposa per altre 14 ore in camera di lievitazione ad atmosfera e temperatura controllata». Solo una volta che il primo impasto triplica di volume si aggiungono gli altri ingredienti, quelli che vanno a caratterizzare ciascun “gusto” di panettone, dal classico a quelli speciali: 10 tipologie in tutto. A questo si aggiungono alle referenze dei grandi lievitati: i pandori, le colombe e i bauletti, un’idea furba di Nicola per destagionalizzare i panettoni: «In pratica è lo stesso impasto dei panettoni che cambia forma e si adatta a uno stampo plumcake, il formato è da 330 g e li vendiamo anche in confezioni multiple, in modo da consentire l’assaggio di più gusti». Tornando alle fasi del processo, una volta farcito, il panettone è pronto per la spezzatura. E qui incontra una macchina che, raccontano gli Olivieri, è stata per loro una sfida vinta. Si tratta della spezzatrice volumetrica, un passaggio che pensavano potesse compromettere l’artigianalità del prodotto. Salvo progettare una variante con l’azienda Artezen, che dà loro la possibilità di regolare la pressione della macchina e adattarla al tipo di lievitato. La formatura avviene quindi con una tolleranza di soli 3 grammi: «Una volta entrata nel processo produttivo, abbiamo apprezzato proprio questo aspetto di precisione della macchina, che a mano libera non potrebbe mai esserci; di conseguenza sono diminuiti anche gli sprechi», commentano gli Olivieri. Quindi la forma viene rigirata e va nello stampo, con taglio a croce sulla superficie fatto rigorosamente a mano. «Abbiamo scelto di continuare a compiere manualmente questa operazione perché ci permette di effettuare contestualmente un controllo visivo di qualità del prodotto», sottolinea Nicola. Una volta messi in stampo i panettoni vanno nuovamente in camera di lievitazione, dove riposeranno per un giorno intero, prima di andare nel forno, dove entrano (ed escono) in sei file da dieci. Poi riposano altre 12 ore capovolti, prima di andare al confezionamento, in buste in cui viene spruzzato alcol per la conservazione ottimale del prodotto.

Tracciabilità degli ingredienti

«Per compiere tutte queste operazioni ci vuole un mix di esperienza e tecnologia, che abbiamo implementato con le attrezzature di questo nuovo laboratorio», chiariscono gli Olivieri. Per la sola lavorazione dei panettoni ci sono almeno una decina di addetti, a cui si aggiungono i quattro/cinque della logistica, numeri che vengono anche aumentati quando la stagione si fa particolarmente calda, ovvero sotto le feste.«La tecnologia ci aiuta a tracciare ciascun lotto e gli ingredienti che lo compongono, garantendo anche il controllo totale su eventuali sbalzi di cottura o qualsiasi altra problematica in produzione. Questo ci consente anche di essere capillari anche nell’assistenza post-vendita, anche se per fortuna finora non abbiamo mai avuto problemi», conclude Olivieri.  

Festa della Donna, l’omaggio dei pasticceri

Una monoporzione a forma di fiore per Gruè
Grandi classici rivisitati e monoporzioni inedite, sculture in cioccolato e praline a tema: una selezione dei dolci che celebrano la festa dell'8 marzo

La Festa della Donna è un'occasione in cui non ci si limita più a omaggiare il mondo femminile, ma diventa un momento per riflettere e lanciare messaggi importanti. Ciò accade anche attraverso prodotti di pasticceria creativi e connessi con l'attualità. In tutta Italia, i pastry chef hanno scelto di celebrare la ricorrenza con torte, monoporzioni e iniziative, connotate da un forte legame con i temi legati alla vita e storia delle donne. Così, oscillando tra innovazione tecnica e gusti consolidati e riconoscibili, i pasticceri italiani si sono inseriti nei discorsi sulla violenza contro le donne e sull'emergenza in Ucraina. Inventiva, materie prime selezionate e attenta estetica sono i geni che scrivono i connotati di una ricorrenza, che è sempre bene non dimenticare.

Packaging a tema per le donne di Guido Gobino

Guido Gobino ha realizzato una confezione di praline con un packaging a tema Festa della Donna. All'interno del cioccolatino c'è un morbido ripieno di mandorla di Sicilia, guarnita da una scorza di arancia candita e un sottile guscio di cioccolato al latte. Il tributo è stato ispirato dall'alta percentuale di donne – ben il 70% – presenti nello staff di Guido Gobino. Di queste, il 10% è anche under 30. La capsule edition Women’s Day by Guido Gobino è disponibile nelle Botteghe di Torino e Milano e sullo shop online.

Luminose speranze per Grezzo Raw Chocolate

Al centro dell'omaggio di Grezzo Raw Chocolate per la Festa della Donna c'è la speranza. Nicola Salvi ha sintetizzato questo sentimento nella torta Luminosa. Il dolce si presenta a forma di cuore, composto da un Pan di Spagna crudista al gusto di limone e ricoperta da una glassa di cioccolato bianco crudista dolcificato con sciroppo d’agave integrale. L'originalità di Luminosa è legata alla decorazione a base di cocco tinto di giallo grazie all’utilizzo di curcuma. Come in tutti i dolci di Grezzo le materie prime utilizzate come ingredienti, ricercate scrupolosamente, sono tutte vegetali, biologiche e sostenibili. La torta Luminosa si può acquistare in tutti i punti vendita Grezzo Raw Chocolate e sullo shop online.

Torta Moderna per Dolcemascolo

Matteo Dolcemascolo, della pasticceri omonima, Miglior pasticcere emergente 2021 per Gambero Rosso, omaggia la Festa della Donna con una preparazione contemporanea: la Torta Elena. Si tratta di una soffice mousse allo Yuzu, bavarese al pistacchio, gel di lampone, croccante al grano saraceno e biscotto Sacher.

Le gelatine primaverili di Gruè

Gruè, pasticceria di Marta Boccanera e Felice Venanzi, omaggia tutte le donne con un’offerta di gelatine a forma di fiore, arricchite dai gusti di mimosa, rosa, fior di aranci, fior di limone e violetta. Questa monoporzione è composta da una base di pan di Spagna basso con pralinato croccante, mousse al cioccolato bianco e vaniglia e un cuore di fragola, lampone e mango. Sarà presente anche la classica mimosa nelle due versioni, pan di Spagna, chantilly alla vaniglia, frutti rossi oppure con gocce di cioccolato fondente.

La Mirosa di Madeleine Salon De Gastronomie

Da Madeleine, il bistrot alla francese del quartiere Prati, a Roma, la mimosa si tinge di rosa. Il dessert simbolo della Festa della Donna sarà realizzato con un ripieno di fragola e lime, poi avvolto da una crema al latte profumata alla rosa, tanto da guadagnarsi il titolo di Mirosa. Alla base un pan di Spagna leggermente imbevuto con una bagna all’aroma di vaniglia e mandorla. Un vero e proprio omaggio alle donne, da una donna: Francesca Minnella, la giovane e talentuosa pastry chef di Madeleine.

L'omaggio di design di Divino il Cioccolato degli Dei

Valerio Esposito e Jennifer Boero, patron della cioccolateria artigianale Divino il Cioccolato degli Dei, ad Aprilia, dedicano alle donne una linea di sculture in cioccolato incentrata su uno degli accessori più amati: borsette e décolleté, must have dei guardaroba per la prossima stagione primavera/estate e simbolo dell’emancipazione femminile. La calzatura sarà realizzata in cioccolato a latte, bianco o fondente e declinata in diverse colorazioni, finalizzate ad accontentare tutti i gusti, abbinate ai volti di tre grandi figure iconiche dello scorso secolo: Frida Kahlo, Audrey Hepburn e Marilyn Monroe.

Il lato femminile di Clivati 1969

Monoporzione o torta intera, anche Clivati 1969, a Milano, propone la sua Mimosa. Il pastry chef Luca Daniele ha messo in vetrina una versione fedele alla tradizione – pan di Spagna, fragole, panna e cubetti di pan di Spagna – insieme a una versione moderna, che inizia con un fondo di pasta frolla, gelée di fragole, fragole fresche e pan di Spagna bagnato con lo sciroppo di fragola, sopra una cupola di panna al lime e geleè di frutti esotici. Altre due novità di Clivati sono il lollipop al cioccolato bianco e fragola e la monoporzione a forma di borsetta fatta con una base di frolla alla mandorla e una crema ganache al cioccolato bianco con un inserto di lampone.

Dessert biondo per 142 Restaurant

In corso Colombo 6, a Milano, il patry chef di 142 Restaurant Alessandro Montanari ha reso omaggio all'8 marzo con Marilyn, una monoporzione di mousse al cioccolato fondente con wafer croccanti e glassa allo zafferano. Il dessert non sarà a disposizione solo dei clienti del ristorante, ma sarà in vetrina sin dalla colazione, addolcendo anche la pausa pranzo o un aperitivo.

Restyling per Ditta Artigianale, a maggio apertura in Canada

Ditta Artigianale
Il locale in via dei Neri a Firenze ora si apre anche sulla strada per un servizio di coffee to go. Segnalato tra i migliori al mondo dal Financial Times

Con l’orgoglio di essere stato inserito tra le migliori caffetterie indipendenti al mondo da parte dei giornalisti del Financial Times e la prospettiva di una prossima apertura a maggio in Canada, nel prestigioso edificio The Harlowe a Toronto, Francesco Sanapo il primo marzo ha riaperto il primo locale di Ditta Artigianale in via dei Neri 32/r a Firenze dopo un intervento di restyling. 

La sede di via dei Neri è molto nota e frequentata sul territorio, anche dalla clientela straniera, per la quale è un punto di riferimento: dopo tanti anni aveva bisogno di essere rinnovata, sia per l’immagine sia i problemi derivanti dall’usura di un locale che ha sempre lavorato molto. «Volevamo che venisse salvaguardata l’identità originaria del locale, rispettando la filosofia alla base del brand, che offre un nuovo concetto di ospitalità nel fuori casa, una nuova frontiera di comfort, secondo una slow way of life - affermano Francesco Sanapo e Patrick Hoffer, fondatori della prima linea italiana di caffetterie specialty nel 2014 -. È stato molto importante capire come fare un’operazione che salvaguardasse l’immagine originaria del luogo, a cui tutti siamo affezionati, e al contempo rinnovandolo, senza snaturarlo».

Il progetto realizzato dallo studio di architettura q-bic di Luca e Mauro Baldini, che ha seguito ogni tappa del marchio toscano, ha salvaguardato i muri scrostati, scalcinati e imperfetti, con quella patina data dal tempo che è uno dei punti di forza nell’immaginario del locale. Il banco in legno e marmo della tradizione toscana, ora è più ampio: è stato esteso fino alla strada, per il nuovo servizio di coffee to go.  Spiccano nel nuovo arredamento, le sedute e i tavoli in ferro e legno rifiniti in ottone, i soffitti in legno e le scaffalature di ispirazione anni ’50. Punto di forza della proposta sono i caffè sempre freschi e tostati da Ditta Artigianale, tra i quali vari microlotti e le due miscele cult: l’energica Jump e la più equilibrata e “italica” Mamma Mia.

In carta, i cocktail d’autore di Emanuele Ventura, dai più classici con Rum e Vodka utilizzati per il Queen Anne’s Revenge o per il BBB (Better Being Bitter), a quelli a base di distillati e spezie come il Winter’s Fashion, con whiskey e vermouth e gin per il Red Florentine o dai sentori del Sudamerica con tequila, porto rosso e succo di lime in Ti Porto in Messico. 

Nella proposta food, a cura di Giacomo Faberi, non manca le Creamy Roasted Pumpkin Soup, l’Hokkaido Pumpkin Toast, fino agli ortaggi di stagione delle insalate per passare ai grandi classici quali Scrambled Eggs, Croque Monsieur, Pastrami Bagel e l’XL Club Sandwich. Completano la carta dolci come gli american pancakes, i french toast alla cannella, sciroppo d’acero e noce di burro e lo yogurt greco con granola fatta in casa.

Per l’appuntamento pre-dinner saranno disponibili i piatti inseriti nella carta Cocktail Dînatoire Bites, con stuzzichini come le Sweet potato fries with herbs & cheese, i Tex-Mex Tacos con carne e formaggio fuso, la golosa Fondue de Camembert e gli i Hummus with Vegetables & Pita e le Chips & Guacamole home-made.

Ucraina, un dolce omaggio a Dinara Kasko per aiutare la Croce Rossa Italiana

Fino all'8 marzo, da Azotea, a Torino, comprando il dessert Supernova si potrà dare un piccolo contributo alla popolazione in guerra

La guerra in Ucraina si sta raccontando anche attraverso la pasticceria, come dimostra lo storytelling creato attraverso i canali social da Dinara Kasko. Il coraggio della pastry chef ucraina ha spinto Noemi dell'Agnello, co-proprietaria e genius loci della pasticceria al cocktail bar con cucina Azotea, a Torino, a creare il dolce Supernova. Fino all'8 marzo, in un omaggio ideale pensato per la Festa della Donna, tutto il ricavato ottenuto dalle vendite del dessert sarà destinato alla Croce Rossa Italia. Lo scopo: supportare la popolazione impegnata nella guerra in Ucraina.

La ricetta del dolce Supernova

La ricetta di Supernova prende spunto dall'AntiPavlova cake, dolce geometrico messo a punto da Dinara Kasko. La creazione della pastry chef ucraina mette bene in evidenza un gusto estetico unico, influenzato dalla sua formazione in architettura. Grazie al lavoro su inserti e modalità di presentazione delle meringhe, Kasko è riuscita a innovare un must della pasticceria mondiale come la Pavlova, rendendo iconica la sua rappresentazione. Supernova contiene inserti di mango e frutti di bosco come nella preparazione ucraina. Ma la ricetta di Dell'Agnello si differenzia per alcuni aspetti, come l’utilizzo di latte di cocco al posto del mascarpone. Completano il dessert spikes di meringa alla francese, una mousse al cocco e vaniglia, una dacquoise alla mandorla, un gel lime e della polvere di lamponi. Si tratta di preparazioni che ben si inseriscono nella filosofia di cucina di contaminazione nippo-peruviana che Noemi Dell’Agnello e il suo compagno e co-proprietario Matteo Fornaro propongono sia nei piatti sia nei cocktail di Azotea. A suggerire il nome Supernova è stata l'estetica del dolce di Dell'Agnello, simile a una stella.

Un'altro scatto del dolce Supernova

L'iniziativa di beneficenza

«Ho conosciuto Dinara sui social grazie a questo dessert – ha raccontato Noemi Dell’Agnello – e ho pensato che non potesse esserci occasione migliore per proporre la mia versione in omaggio a lei e ai suoi connazionali vittime di una violenza che non ha nulla di umano nella sua genesi». La rivisitazione della Pavlova risale al 2015 e ha reso famosa Kasko in tutto il mondo. La guerra in Ucraina e la grave situazione umanitaria della nazione hanno spinto Dell'Agnello a mettere il proprio lavoro al servizio della causa. «Vista la passione che nutro per i dolci di Dinara da ormai 7 anni a questa parte, ho pensato che anche noi, nel nostro piccolo, potevamo aiutare l’Ucraina sensibilizzando i nostri clienti sul tema».

Nove euro per ogni Supernova ordinata

Per ogni Supernova ordinata ci sarà una donazione di 9 euro alle casse della Croce Rossa Italiana, un'organizzazione di volontariato componente della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale. L'emergenza umanitaria ha spinto la Croce Rossa Italiana a varare una raccolta fondi urgente per poter sopperire ai bisogni primari della popolazione. Sarà sufficiente ordinare il dolce da Azotea per fare la propria parte.  

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