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Artico punta sul free from per il pdv in centro

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Venti gusti classici rivisitati, tutti senza lattosio e senza glutine, per il punto vendita in zona Brera della gelateria di Maurizio Poloni

Maurizio Poloni di Artico punta tutto sui gusti no lattosio e gluten free. Incassata la conferma dei Tre coni del Gambero Rosso, la gelateria milanese - con 4 punti vendita nei quartieri Isola, Duomo, Brera e Città Studi - ha varato il nuovo concept free from scelto per il punto vendita di Brera in cui trovare un gelato esclusivamente senza lattosio e senza glutine.

Venti gusti che replicano i grandi classici

Con la volontà di soddisfare tutti gli appassionati di gelato, utilizzando una ricetta dedicata che Artico ha sviluppato da tempo, garantendo lo stesso sapore ed eguale esperienza gustativa rispetto al gelato classica. L'offerta si compone di 20 gusti che ripercorrono i grandi classici delle gelaterie Artico, dalla cheesecake con marmellata di lamponi al tiramisù, dalla crema al caramello con cramble di cioccolato e salsa mou al cavallo di battaglia, il pistacchio salato. La gelateria è guidata dalla squadra composta del maestro gelatiere Maurizio Poloni, dalla moglie Antonella Olivieri e dalla figlia Laura, i soci Fabrizio Fioretti e Raffaele Matrone. Spiega Antonella Olivieri: «Semplicemente abbiamo eliminato il lattosio, che è uno zucchero del latte, lasciando però intatta la componente degli ingredienti che rimane è la stessa e quindi non cambia nulla dal punto di visto gusto-olfattivo». Per l'approvvigionamento di materie prime Artico ha scelto l’Agricola Frettoli di Cornate d’Adda, «una piccola azienda della Brianza che garantisce una produzione gluten free molto interessante in termini di offerta quanti-qualitativa».

Un trend sempre più forte

Una tendenza, quella del free from, che si è molto rafforzata negli ultimi tempi. Lo testimoniano anche molte recenti indagini sui comportamenti di consumo. L'Osservatorio Immagino di GS1 Italy, giunto alla decima edizione con il suo ingente lavoro di monitoraggio delle abitudini di spesa degli italiani, ha individuato il "senza" come una delle caratteristiche dei prodotti di largo consumo più apprezzate dai consumatori e maggiormente valorizzate sulle confezioni dai produttori. Molto forte l'attenzione per i prodotti senza zuccheri aggiunti (+7,6%) o con pochi zuccheri, mentre tra i claim emergenti spiccano senza antibiotici (+18,4%), non fritto (+16,5%) e poche calorie (+11,5%).

La Discoteca Peter di Misano Adriatico riparte con lo spettacolare Jungle Party by Red Bull

ballerine tigrate
Con il nome leggermente modificato (Peter al posto di Peter Pan) la famosa discoteca adriatica ha ospitato il primo grande evento post Covid come il Jungle Party by Red Bull.

Con il nuovo logo Peter ha riaperto di recente una delle più celebri discoteche della Riviera Adriatica (ma non solo). Resa famosa fin dagli anni Ottanta dall'impegno della famiglia Nisticò (fino al 2006), poi dei vulcanici fratelli Buffagni, la discoteca è diventata il palcoscenico internazionale dei migliori deejay e performer, richiamando ogni stagione decine di migliaia di appassionati.

Dopo la lunga chiusura dovuta al Covid, il contitolare Marco Tiraferri ha preferito modificare l'insegna (da Peter Pan a Peter) e far ripartire in grande stile il locale in occasione di due grandi eventi come i saloni Beer&Food Attraction e Mir Tech-Music Inside Rimini di RiminiFiera. Così il tempio della musica house, techno e commerciale ha ospitato lunedì 28 marzo il Jungle Party by Red Bull, un evento a inviti che ha richiamato i maggiori opinion leader e addetti di settore, da proprietari di locali a bartender e grossisti del mondo della notte.

Immersi in una strepitosa scenografia a base di piante verdi, video, fuochi d'artificio, luci e suoni, i presenti sono stati coinvolti dai più diversi performer travestiti da animali della foresta, bellicosi indigeni e inquietanti stregoni.
Alla consolle si sono alternati gli scatenati Dj Mappa e Dj Thor, mentre sul palco si sono succeduti gli artisti di Tanja Monies, come ballerine truccate da tigri e leopardi e da  mangiafuoco. Al banco bar non è certo mancato il lavoro a base di cocktail energetici (Red Bull & vodka in primis) e della debuttante Red Bull Summer Edition 2022, energy drink al gusto mix albicocca/fragola/pesca proposta fredda in lattina gialla da 25 cl.

 

Tris di medaglie per Mazzetti all’International Wine & Spirit Competition

Mazzetti Iswc 2022
Un oro, un argento e un bronzo i nuovi riconoscimenti conquistati dagli spirit e grappe della storica distilleria del Monferrato nella importante competizione internazionale

Un oro, un argento e un bronzo. È con un tris di medaglie che Mazzetti d’Altavilla torna dall’International Wine & Spirit Competition (Iwsc), prestigiosa competizione internazionale che dal 1969 premia ogni anno i migliori vini, spirit e liquori. Medaglie che la storica distilleria del Monferrato si è aggiudicata con i suoi tre spirit candidati al concorso, il Bitter Mazzetti, l’Amaro Gentile e la 7.0 – Grappa di Ruchè Barricata 100% Cru, che quest’anno ha visto in gara oltre 4000 prodotti provenienti da 90 Paesi di tutto il mondo. Nuovi premi che si aggiungono al ricco medagliere della distilleria, che lo scorso anno è stata riconosciuta come Marchio storico di interesse nazionale dal ministero dello Sviluppo economico (leggi Mazzetti d’Altavilla riconosciuta Marchio storico).

Più nello specifico, a conquistare l’oro è stato il Bitter Mazzetti (alc 25% in vol), l’aperitivo del Monferrato, nella categoria Aperitivi. Un prodotto caratterizzato dai gusti più spiccati di rabarbaro e scorza di limone, del quale i giudici hanno apprezzato l’eccellente equilibrio tra amarezza e dolcezza mielata, che lo rendono «equilibrato e incredibilmente affascinante, floreale oltre che terrestre […] strutturato e ben fatto. Un bitter perfetto sia da servire in purezza sia da utilizzare come ingrediente in miscelazione, per la preparazione di classici italiani, e non solo, come il Negroni, l’Americano o un inedito Spritz.

L’argento è invece andato all’Amaro Gentile (alc 30% in vol) nella categoria Digestivi, preparato con 13 erbe, parte delle quali lasciate macerare per dodici mesi in Grappa di Moscato Invecchiata, e la restante parte in infusione in alcol, insieme a scorza d’arancia e di limone. Un digestivo che si caratterizza anche per la grande versatilità, tanto da poter essere proposto anche come un originale aperitivo, o sostituire il vermouth in cocktail come il Negroni, e che ha conquistato la giuria per il suo «aroma deciso di ginestra, nocciola... cioccolato e alcune sottili note amare sul finale».

Infine, il bronzo assegnato alla Grappa Barricata 7.0 di Ruchè (alc. 43% in vol), lanciata nel 2016, in occasione dei 170 anni di Mazzetti d’Altavilla, e subito capace di conquistare il palato delle nuove generazioni degli amanti del distillato italiano. Ottenuta dalle pregiate vinacce del vitigno autoctono del Monferrato, si caratterizza per il sapore deciso e complesso, armonico, con una ottima persistenza aromatica dalla quale emerge una miscela di note floreali e speziate tipiche del Ruchè.

Sweet&Shake Cup: la vittoria va ad Alessia Mannara

Sweet&Shake Cup
Alessia Mannara, vincitrice del concorso, tra Matteo Cassan, secondo (a sinistra), e Lorenzo Muscolo, terzo. Foto Antonella Bozzini
La giovane bartender palermitana del Talea - Orto Botanico si aggiudica la finale della terza edizione di Sweet&Shake Cup, il cocktail contest ideato da Debic e Bargiornale per valorizzare la miscelazione a base panna

È Alessia Mannara del Talea di Palermo la vincitrice della terza edizione di Sweet&Shake Cup, la gara di cocktail ideata da Debic in collaborazione con Bargiornale per valorizzare la miscelazione a base panna. Tema di quest'anno era il perfect pairing, e i tre finalisti, sfidatisi alla Chocolate Academy di Milano, hanno dato dimostrazione di quanto questa modalità di servizio stia affinando sempre più le proprie proposte nei locali di tutta Italia.

Il suo pairing, Tanit, ha ricevuto il punteggio complessivo più alto, superando quelli degli altri due finalisti, Matteo Cassan, giovanissimo freelance veneto, e Lorenzo Muscolo del Twain di Milano, al termine di una sfida nel segno della qualità delle proposte tra tre professionisti under 35.

A giudicare la finale di Sweet&Shake Cup un terzetto di eccezione: Cinzia Ferro, titolare dell'Estremadura Café di Verbania e vincitrice di tantissimi cocktail contest, Diego Poli, chef di Chocolate Academy, alle spalle diverse esperienze in locali tristellati, e lo chef Antonio Cuomo, culinary advisor di Debic dopo una brillante carriera ai fornelli.

Alla vincitrice va un assegno "virtuale" da mille euro che potrà spendere in corsi di formazione scelti dal catalogo Planet One.

Sul numero di maggio di Bargiornale il servizio completo, con le ricette dei tre finalisti e i consigli per valorizzare la panna nella drink list di ogni locale.

Ruffino premiata con il Drinks Business Green Award

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L'approccio alla sostenibilità a tutto tondo sono valse all’azienda vinicola toscana il prestigioso riconoscimento internazionale che premia le realtà del beverage più green

Da anni Ruffino, azienda vinicola di Pontassieve, ha intrapreso un percorso virtuoso per rendere la sua attività sempre più sostenibile. Un’attività da sempre votata alla produzione di grandi classici toscani, che trovano espressione, per fare qualche esempio, nel Chianti Classico Riserva Ducale e Riserva Ducale Oro, Chianti Ruffino e Brunello di Montalcino Greppone Mazzi. Ma anche aperta a nuove sfide con la creazione di Supertuscan, tra i quali il pluripremiato Modus, fatto con uve Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot della Tenuta di Poggio Casciano, e all’acquisizione di due tenute in Veneto per la produzione di Prosecco. Qualità e impegno nella sostenibilità nel lavoro di quest’azienda viaggiano infatti insieme. Un impegno a tutto tondo, ora premiato con uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali di settore. Ruffino si è infatti aggiudicata il Drinks Business Green Award 2021, premio assegnato dalla rivista britannica The Drink Business agli operatori del comparto beverage che adottano un approccio ecologico e sostenibile alla loro attività, classificandosi al primo posto nella categoria Wine, beer or cider.

A regalare ulteriori soddisfazioni all’azienda il lusinghiero giudizio con il quale la giuria di questa dodicesima edizione del premio ha motivato l’assegnazione del riconoscimento. «Dal ridurre l’uso di energia e i rifiuti, al promuovere la biodiversità, Ruffino ha davvero impressionato – hanno scritto i giudici -. Con un bilancio di sostenibilità completo, è stato chiaro a tutti come questa azienda italiana stia prendendo in modo estremamente serio il suo approccio all’ambiente, facendo molti cambiamenti nell’ultimo anno, in meglio e misurabili, dalla creazione di zone umide alla certificazione biologica».

La cura per l’ambiente

E davvero diversi e importanti sono i progetti green messi in campo dall’azienda. Progetti che rientrano nel programma Ruffino Cares, con il quale fin dal 2018 l’azienda si propone di abbracciare tutti gli aspetti della sostenibilità, comunicando ed educando anche gli stakeholder interni ed esterni sul suo impegno e la sua responsabilità riguardo le pratiche sostenibili ed etiche.

Solo nel corso dell’ultimo anno l’azienda ha ottenuto le certificazioni Snqpi (Sistema di qualità nazionale produzione integrata) e Biodiversity Friend per tutti i vigneti di sua proprietà: la prima certifica il processo di produzione integrata, ovvero di un sistema di produzione che utilizza metodi agronomici finalizzati a ridurre al minimo l’utilizzo di sostanze chimiche, di acqua e di energia, la seconda che il processo produttivo non comporta perdita di biodiversità e che l’azienda è costantemente impegnata a migliorare la qualità dell’ambiente dove opera.

Sempre nello stesso anno, la metà dei vigneti è stato convertito al biologico, con l’obiettivo di arrivare al 100% di produzione bio entro il 2025.

L’approccio integrato di Ruffino coinvolge anche i fornitori e i partner. Anche in questo caso con obiettivi ambiziosi: l’azienda prevede di utilizzare sono uva da fornitori sostenibili o certificati biologici e di convertire l’intero parco auto aziendali in modelli elettrici o ibridi.

Inoltre, le cantine sono state dotate di due impianti di trattamento delle acque reflue all’avanguardia, mentre l'80% dei rifiuti generati è stato conferito per il riciclo e tutti i siti di produzione sono stati certificati Iso 14001:2015.

Investimenti per 8 milioni in nuovi progetti

L’impegno non finisce qui. Ruffino, che ha redatto il suo terzo Bilancio di sostenibilità, realizzato secondo le linee guida della Global Reporting Initiative e garantito da un revisore terzo, destinerà circa il 26% dei suoi investimenti totali a nuovi progetti di sostenibilità, superando gli 8 milioni di euro nei prossimi quattro anni.

Tra le nuove iniziative la realizzazione di impianti fotovoltaici per alimentare due cantine, da realizzare nel prossimo biennio, di coltivare il 95% di ettari di proprietà con agricoltura di precisione, di portare tutti i vigneti di proprietà allo StanDrinks Business Green Award 2021 dard nazionale di sostenibilità del vino certificato e, infine, di definire gli obiettivi al 2030 per la riduzione del consumo di acqua e delle emissioni climalteranti.

Baritalia Tour: i grandi cocktail bar della Campania

Baritalia è in arrivo a Sorrento il prossimo 4 aprile al Dry Martini dell'Hotel Majestic Palace. Una tappa che è anche un tributo a una regione dove la miscelazione d’autore ha fatto negli ultimi anni grandi passi in avanti e che vanta locali entrati nelle classifiche internazionali

Il 4 aprile è il giorno della tappa di Baritalia in Campania. La destinazione è Sorrento, una delle mete turistiche più importanti al mondo. Quale occasione migliore per presentare la scena locale, oggi tra le più interessanti nel panorama della mixology in Italia?

Tutto ha inizio, quasi dieci anni fa, con l’apparizione di Sasha Petraske, proprietario del Milk and Honey di New York e padre spirituale di tutti i “secret-bar” moderni (scomparso prematuramente nel 2015).

Il nostro viaggio inizia proprio dal bar che lo ospitò nel quartiere Vomero: l’Archivio Storico. Un luogo sospeso tra diverse epoche, nei suoi arredi neoborbonici e nelle poltrone barocche che caratterizzano le diverse sale. A dominare è una miscelazione classica a cura dall’head bartender Salvatore d’Anna, professionista fantasioso capace di arricchire il menu con signature in grado di spaziare tra i sapori di tutto il mondo, dai sudamericani all’aperitivo all’italiana. In quella serata di tanti anni fa, uno dei ragazzi presenti alla masterclass di Petraske era particolarmente attento e concentrato.

Si trattava di Alex Frezza, oggi patron de L’Antiquario di Napoli, prima realtà del Sud Italia a entrare nella prestigiosa classifica dei 50 World’s Best Bars all’82esimo posto. Un locale capace di trasformare il bere e il servizio bar in un’esperienza unica, ispirandosi per approccio e savoir faire a modelli riconosciuti come il Milk and Honey o il Floridita de L’Avana. Già, Cuba e le sue bodeguitas.

Uno dei format vincenti del capoluogo partenopeo che si ispira alla mixability caraibica è quello sbarazzino de La Fesseria, in pieno centro storico. Uno street bar ad alto tasso d’innovazione creato da Carmine Angelone che si cimenta quotidianamente con successo nella preparazione di signature e modern classics (Basil Smash e Gin Gin Mule su tutti).

Una voglia di fare che ritroviamo anche in Alkymya Bellini, elegante cocktail bar con una drink list ecumenica che combina, come spiega Maurizio Aiello, uno dei soci del locale, mix ricercati e drink più “facili” pensati per far avvicinare alla mixability anche i meno appassionati. Tutto è studiato nei minimi dettagli come nel caso di Shakerata, mix a base vodka presentato in una moka napoletana.

Tracce di Caraibi e di Messico in particolare anche a Chiaia, in uno dei suoi locali più rappresentativi: Barril, sorta di buen retiro per i tanti professionisti residenti nella zona, coccolati da Claudio Romano con una miscelazione che guarda al Centro America.

La stessa ricchezza di referenze e di specialità la ritroviamo in 2H, piccolo cocktail bar del quartiere Vomero. Padrone di casa è un bartender storico come Dario D’Avino, conoscitore quasi enciclopedico di distillati, liquori ed etichette.

Il tema del viaggio esperienziale è un concept che ritroviamo anche al Grand Tour nel rione di Santa Lucia. Qui è il regno di Riccardo Russo (finalista della Bacardi Legacy 2019) che si è inventato una cocktail list incentrata sulla riproposizione in chiave internazionale della nostra tradizione liquoristica. Ma la miscelazione d’autore non si ferma al centro città, ma si trasferisce anche fuori il capoluogo, in provincia.

È il caso di due grandi barman: Alfonso Califano (ex bartender al Dandelyan, primo locale classificato ai World’s 50 Best Bar 2018) e Vincenzo Pagliara (ex collaboratore di Agostino Perrone al Connaught Bar di Londra).

Il primo ha aperto Cinquanta Spirito Italiano nella sua Pagani, a metà strada tra Napoli e Salerno: un format estremamente visionario, che punta a rielaborare il concetto di bar di quartiere secondo i dettami della modern mixology. Tra i cavalli di battaglia della sua carta, Tredicissimo, cocktail realizzato dal barman Natale Palmieri dedicato al “tredici alla schedina”.

Pagliara è, invece, tra i fondatori di Laboratorio Folkloristico di Pomigliano D’Arco, un bar che racconta i sapori delle materie prime campane, attraverso tante preparazioni: dalle fermentazioni, alle carbonazioni fino alla chiarificazione.

Spostandoci più a nord, verso Caserta, ci imbattiamo in Radici Clandestine. Frutto di un’idea del proprietario Tommaso Russo e del suo bar manager Giovanni Bologna (secondo classificato alla Diageo World Class 2020), è un locale che si è imposto grazie a una vocazione internazionale e fortemente sperimentale, incentrata su modern classics (come una delle ultime sezioni del menu dedicata a Dick Bradsell) e drink anticonvenzionali.

Un processo creativo simile a quello di Mezzo Pieno, piccolo miracolo e vanto di un centro periferico come Marcianise. Merito del suo padrone di casa, Giuseppe Iovine, che ha messo in campo una mixability di respiro europeo con signature che non passano inosservati creati in collaborazione con Francesco Massaro (già bartender al Bar Termini di Londra).

Dall’Europa a New Orleans il passo è breve se si transita per il Vieux Carrè, locale casertano che già dal nome flirta con evocazioni e stili di inizio Novecento nel menu curato dal proprietario Beniamino Fusco e dal suo collaboratore Luca della Valle. Una carta che celebra le tante epoche della miscelazione, dai fizz ai julep fino ai classici dell’età moderna.

La stessa passione per la ricerca e le specialità territoriali la ritroviamo anche da Tropicana Drinks Room, sempre a Caserta. Qui il padrone di casa è il giovane Salvatore di Pietro e dietro al bancone c’è un professionista di grande esperienza, Gennaro Albarella. Tra i punti di forza del Tropicana, anche sour a regola d’arte  e Martini Cocktail memorabili.

Un’altra tappa casertana obbligata è Le Café du Monde di Renato Pinfildi (membro del Drink Team 2021), locale con un’idea di miscelazione che sprigiona amore verso il bar tradizionale e l’aperitivo all’italiana. Ne sono testimoni i fantasiosi Spritz di Pinfildi,  preparati con diversi bitter e liquori.

Dopo Caserta, ci spostiamo ad Aversa e anche qui la miscelazione d’autore gode di  buone salute. Allo Shaker Club Drink and Dream, ad esempio, tempio di uno dei grandi maestri del bartending campano, Francesco Conte. Un luogo dove ritrovare la spontaneità e la freschezza della mixology degli ultimi vent’anni, grazie a una bottigliera ricca di chicche rare. Allo Shaker non si parla di twist, ma di rivisitazioni, e un classico non viene presentato solo attraverso la sua storia, ma raccontato in prima persona dal bartender.

A Piedimonte Matese, comune situato in posizione intermedia tra la pianura campana e il massiccio del Matese, c’è la casa di Luca Varricchione, che nel suo Old Tom divulga la cultura del whiskey e dei cocktail di inizio Novecento. Un altro caposaldo regionale del buon bere dove non si smette mai di fare ricerca.

È arrivata l’ora di prendere il traghetto e navigare con destinazione Ischia. Ad attenderci, L’Artefatto: rifugio e cocktail bar di uno dei più grandi bartender degli ultimi trent’anni, Vincenzo Errico (l’artefice, tra l’altro, della famosa guest napoletana di Sasha Petraske). È il regno della perfezione: tutto è a regola d’arte, compresi “nuovi classici” come un Red Hook o un Enzoni preparati dal loro stesso inventore.

Prima di tornare a terraferma, una tappa al Porto 51 dei fratelli Mancusi è d’obbligo. Un locale dal design moderno e dal fascino cosmopolita dove la miscelazione è una cosa molto seria con un’attenzione speciale per Sour e Fizz.

Tornando a terra, ci dirigiamo verso sud, obiettivo Salerno. Qui troviamo Laltrolato di Salerno, bar storico del centro, che da anni diffonde, grazie ai buoni uffici del suo founder Gabrio Sessa, una mixology che fa perno sulla liquoristica locale con nocini, rosoli e Concerto amalfitano (il più antico rosolio prodotto in Costiera amalfitana ottenuto dalla macerazione in alcool, per 40 giorni, di un “concerto” di circa 15 spezie, ndr).

Il territorio e le sue specialità sono al centro anche dei drink del Doney Salotto & Bottega di Pontecagnano Faiano, nei pressi di Salerno: palestra d’ardimento per il bartender Damiano Massa dove sperimenta preparazioni home made, fermentati e miscelati di ogni genere.

Risaliamo verso Sorrento, la nostra destinazione finale, non prima di aver visitato Caravella Café & Spirits, vanto e orgoglio di Castellammare di Stabia. Qui opera l’ottimo Giuseppe Ammendola che, in breve tempo, ha trasformato una semplice caffetteria in un locale di tendenza della Costiera Sorrentina. Qui tutto è possibile come, ad esempio, degustare un Espresso Martini in formato highball o sorseggiare un cocktail preparato con l’evaporatore rotante a base di distillato di Provolone del Monaco Igp, formaggio locale ottenuto dalla lavorazione del latte della vacca Agerolese. Ammendola è anche artefice, insieme a Valerio Izzo di Piazzetta Milù, di Shub, secret bar sorrentino dalle pareti smeraldo e una drink list con signature che si ispirano a una mixology colta e minimalista.

E così siamo giunti a Sorrento, o meglio a Sant’Agnello, dove brilla il Dry Martini by Javier de las Muelas dell’Hotel Majestic, che sarà la sede della tappa campana di Baritalia. Un format unico per una location altrettanto unica dove i cocktail sono un’autentica experience con alla regia un fuoriclasse dell’ospitalità come Lucio D’Orsi: titolare,  bar manager, general manager dell’albergo e anche maître e sommelier del ristorante d’hotel 1 stella Michelin Don Geppi. La location ideale per il nostro laboratorio itinerante sulla miscelazione. 

Pokè Facile, la box Orogel per creare il piatto hawaiano

Pokè Orogel
Poké Orfgel
Pokè Facile è la box di Orogel, disponibile in due versioni, che contiene una selezione di cereali e verdure surgelate per preparare 10 basi per pokè in modo facile e veloce

Da qualche anno in Italia impazza il trend del pokè. Un amore per il piatto di origine hawaiane che interessa soprattutto la clientela giovane, amante dell’etnico e, più in generale, alla ricerca di alternative salutari, fresche e genuine anche fuori casa e per una pausa breve. Il pokè è infatti una preparazione completa sotto il profilo nutrizionale, che combina in un piatto unico tutti i nutrienti dei quali ha bisogno l’organismo: carboidrati, proteine, verdure e grassi buoni. Al successo del piatto contribuisce anche la sua forte carica social, altro elemento di attrazione per il pubblico giovane, grazie ai colori sempre diversi all’estetica accattivante che, oltre a renderlo invitante, ne fanno un soggetto perfetto per essere instagrammato, postato e condiviso.

Insomma, un piatto che può regalare belle soddisfazioni sotto diversi punti di vista a bar e pub che lo inseriscono in menu, considerando che il piatto si presta perfettamente anche all’asporto e al delivery. È tenendo conto di tutti questi aspetti che Orogel Food Service, la divisione di Orogel dedicata al fuoricasa, ha lanciato Pokè Facile, la soluzione pensata per consentire a ogni tipologia di locale, anche il più piccolo, di preparare i suoi pokè. Il tutto in modo facile e veloce, eliminando tutti i problemi di tempi e spazi a disposizione e del reperimento, non sempre agevole, di ingredienti freschi, e con la garanzia di massima qualità di Orogel.

Pokè Facile è infatti una box che contiene tutto ciò che occorre per la preparazione di 10 basi per pokè originali e gustose: 1,5 kg di cereali e 4 verdure surgelate in buste da 500 g l’una.

Le box sono disponibili in due versioni: Pokè Farro e Verdure, con farro perlato (1,5 kg) soia edamame (500 g), chicchi di cavolfiore (500 g), carote rondelle (500 g) e mais 500 g, e Pokè Orzo e Verdure, con orzo perlato (1,5 kg), soia edamame (500 g), cavolo cappuccio rosso (500 g), carote stick (500 g) e ceci 500 g.

Non resta che personalizzare

Partendo da queste due basi si può creare un’infinità di pokè, in tempi molto rapidi, accontentando ogni tipologia di consumatore. Basta infatti semplicemente cuocere per qualche minuto i cereali e le verdure in microonde, raffreddarle velocemente e, infine, personalizzare i pokè. Passaggio quest’ultimo che si fa aggiungendo, a seconda della proposta pensata per il locale e i gusti del cliente, aggiungendo proteine, frutta fresca e secca, semi, topping, salse e condimenti. Le possibilità sono davvero infinite.

Per esempio si può aggiungere della tagliata di pollo, gamberi, tartare di salmone, polpa di granchio, uova o polpo. Per un’alternativa vegetariana si può andare sulla feta o sul tofu per accontentare anche i vegani. Oltre alla parte proteica si possono aggiungere frutta fresca e secca o semi, come il sesamo, i semi di lino o di girasole. E guarnire con salse e topping, dal guacamole allo yogurt, dalla maionese alla soia, dal lime all’aceto balsamico. Senza dimenticare che la parte vegetale può essere variata o arricchita con le altre proposte di verdure surgelate del catalogo Orogel.

Inoltre, per stimolare e ispirare la fantasia degli operatori Orogel ha realizzato un ricettario pokè con diversi accattivanti suggerimenti.

SCARICA IL RICETTARIO POKÈ OROGEL

Unicum Riserva, digestivo “doppiamente invecchiato” che punta alla mixability

Sbarca nei cocktail bar Unicum Riserva, risultato di un processo produttivo esclusivo, fra tradizione e innovazione, con un doppio invecchiamento e una miscelazione con Tokaji Aszu. Da servire in purezza o "on the rocks", ma si candida anche a giocare il ruolo di ingrediente erbaceo e vellutato di signature e miscelati

Unicum, brand storico molto conosciuto in Italia, soprattutto tra le generazioni dei baby boomers e con un heritage che pochi brand possono vantare, ritorna in grande stile sulla scena tricolore con un nuovo digestivo, Unicum Riserva (40% alc., bottiglia da 70 cl). Un prodotto di fattura artigianale che, come ha spiegato Izabella Zwack (rappresentante della sesta generazione dell'omonima famiglia fondatrice) durante l'anteprima milanese tenutasi al Fioraio Bianchi Caffè di Milano, è frutto della continua attività di sperimentazione e di innovazione che contraddistingue l'antica distilleria ungherese. Si tratta di un amaro "invecchiato" in due fasi. Nella prima, l’invecchiamento avviene nella botte più grande e antica delle cantine della distilleria a Budapest. Nel corso dei decenni, grazie alle erbe e alle spezie, il suo legno ha acquisito un rivestimento interno unico, denominato “miele nero”, caratteristica dominante dell'Unicum Riserva, che conferisce al liquore il suo carattere di base e la sua profondità. Nella seconda, Unicum viene trasferito nelle tipiche barrique Tokaji. Questo affinamento dona all'Unicum Riserva un carattere inimitabile, merito della botrytis, una muffa nobile grigio-bluastra che si forma sull'uva che nasce solo in terroir favorevoli, per via della nebbia che sale dai fiumi convergenti nel Tokaji e che è il segreto per la produzione del celebrato vino passito ungherese Tokaji Aszu.

 

«Con Unicum Riserva - ha spiegato Izabella Zwack a Bargiornale - vogliamo riprendere il dialogo mai interrotto con i consumatori italiani, offrendo un prodotto che nasce dalla visione di mio padre e che è sinonimo di eccellenza e di un savoir faire ultrasecolare». Per il lancio del digestivo, sono previste campagne pubblicitarie sui principali media di settore e si sta pensando anche a un ritorno del brand sui canali televisivi italiani. D'altronde, il rapporto che unisce Unicum e l'Italia è sempre stato molto stretto. Basti pensare che, a causa delle travagliate vicende che nel secondo Dopoguerra hanno colpito la famiglia Zwack, l'amaro è stato prodotto nel nostro Paese per trent'anni e la Penisola ha sempre rappresentato, dopo l'Ungheria, il suo principale mercato di sbocco. Da quattro anni, il brand fa parte del portafoglio di Illva Saronno che si occuperà di distribuire Unicum Riserva, puntando preferibilmente, come conferma Claudio Giuliano, marketing manager di Illva Saronno, a ristoranti, enoteche e cocktail bar di medio- alto livello. Il suo perfect serve? Dopo pasto, in purezza o "on the rocks". Non solo. Unicum Riserva intende giocare le proprie carte di liquore premium, dal gusto morbido e vellutato, anche come ingrediente di miscelati e cocktail. Un saggio delle sue potenzialità lo si è avuto proprio in occasione  dell'anteprima milanese dove l'head bartender del Fioraio Bianchi Caffè Dimitrios Papageorgiiu ha preparato un vigoroso e riuscito pre dinner a base di Unicum Riserva (2,5 cl), Select (2 cl) e succo di lime (1 cl).

 

 

 

 

 

Foodini, la stampante che sta creando il Tiramisù 3D a Barcellona

Gli organizzatori della Tiramisù World Cup hanno testato una stampante 3D. Ecco come funziona il macchinario che può aiutare i pasticceri in laboratorio

Foodini è una interessante apparecchiatura tecnologica nel campo della stampa 3D dedicata al settore gastronomico. Creata dalla Natural Machines, a Barcellona, da Emilio Sepulveda (CEO di Natural Machines) e Lynette Kucsma, Co-founder & CMO, il macchinario lavora ricevendo ricette a distanza e realizzando una stampa tridimensionale. Per testarne le capacità l'azienda ha scelto la Tiramisù World Cup per preparare in 3D uno dei dessert più celebri al mondo.

NM Foodini in kitchen plating chocolate spiral

Come funziona Foodini

Foodini crea ricette gastronomiche a distanza, grazie a una stampante tridimensionale che, una volta ricevuti tutti gli ingredienti, realizza i piatti associati alle istruzioni ricevute via file. È possibile creare fino a quattro dessert contemporaneamente, scegliendo anche fino a due varianti e forme diverse nello stesso intervallo di produzione, che dura circa 15 minuti. La macchina non si limita solo a creare la ricetta, ma ne cura la guarnizione. L'obiettivo è quello di rendere più facile la customizzazione e la produzione programmata dei prodotti da pasticceria, senza sostituire il sapere dei professionisti. Foodini è dotato di ricette preimpostate, ma può ricevere anche istruzioni di preparazioni personalizzate ed è pensato per supportare il lavoro di chef, produttori, fornitori di servizi per la ristorazione, mense scolastiche, aziende impegnate nella salute e nutrizione.

«Il primo tiramisù realizzato da Foodini era più buono dell'80% dei prodotti assaggiati nei nostri viaggi in giro per il mondo – ha confessato Francesco Redi, organizzatore della competizione. «Per noi era importante confrontarci con questa avanzata tecnologia culinaria. I puristi potrebbero rimanere quantomeno “scettici” dinanzi a questa nuova esperienza, ma la realtà è che la stampa in 3D del cibo è solo un nuovo apparecchio in cucina».

Foodini all'opera nella cucina di un ristorante

L'intervista a Lynette Kucsma

Perché avete scelto di far testare Foodini alla Tiramisù World Cup?

Siamo entrati in contatto nel 2020. Non avevamo mai provato Foodini sul tiramisù. Sapendo quanto è popolare questo dessert nel mondo, abbiamo voluto testarlo su questa ricetta per renderne il funzionamento più facile, veloce e semplice da personalizzare. Abbiamo stampato pizza e pasta e abbiamo osservato che il risultato non cambia. È come quando dobbiamo preparare della salsa di pomodoro: useremo un coltello per tagliare gli ortaggi o potremmo usare una stampante 3D per farlo. Non cambierebbe il risultato: sarebbe pur sempre un sugo fatto in casa.

Quali sono state le più importanti difficoltà incontrate per la realizzazione della macchina fino a creare il tiramisù perfetto?

Ci sono state due difficoltà: quella del bilanciamento degli ingredienti e la stampa della crema. Abbiamo lavorato per restituire la giusta esperienza di texture e di degustazione. Il vantaggio più grande è che Foodini cancella la necessità di avere stampi diversi per realizzare lo stesso prodotto, ma in forme diverse.

Come potrebbe migliorare la vita dei pasticceri?

Dato che Foodini è un elettrodomestico e non un robot che sostituisce il pastry chef, può essere un valido aiuto nella personalizzazione dei prodotti, ma anche nel contenimento del food cost, limitando gli sprechi e rendendo possibile il print on demand dei propri dolci.

Restyling e street art nel nuovo 12oz torinese

Bancone 12 oz Torino Mole
Bancone 12 oz Torino Mole
La catena punta ad avere 700 locali entro il 2027. Movimento, caffeina, energia e nuove modalità di consumo sono i suoi tratti principali

Anche in Italia, seppure con numeri molto più piccoli rispetto all’estero, cresce il numero dei locali in catena. Il movimento è il cuore del format 12oz, la catena fondata nel 2015 dall’idea dell’imprenditore italiano David Nathaniel, che si ispira ai grandi trend internazionali del beverage. Ha da poco aperto a Torino il terzo punto vendita della città subalpina che sopra l’ingresso presenta il posizionamento del brand: Street coffee for people on the move.

Infatti, spiega Roberta Piga, marketing manager, «le nostre bevande sono sono concepite in versione to go.12oz non è un bar tradizionale, non è la classica caffetteria, non è il ‘’terzo luogo’’, è un nuovo concept consumer centric. Grazie al servizio di tutti i nostri prodotti in modalità “to go”, riesce ad accompagnare il cliente in tutti i momenti della sua giornata e gli dà la possibilità di scegliere dove e come consumarli: all’interno dello store per ricaricare le batterie o lungo la strada verso il lavoro o l’università, ma anche nei suoi spostamenti in città. È un luogo portatile, come le nostre iconiche cup». E 12oz (12 once, ovvero 0,35 litri) dall’unità di misura inglese della grande paper cup, diventa il parametro che serve alle persone per misurare l’energia, il tempo, la ricarica, la vitalità e molti altri aspetti della vita quotidiana.

Una novità importante è il nuovo utilizzo del brand come logo-luogo, ovvero, come spiegano i responsabili dell’agenzia creativa Gem, «uno spazio non statico in cui le persone possono interagire con il marchio, muoversi con esso, viverlo. Ecco perché nel locale appena aperto a Torino, le pareti mostrano alcune delle declinazioni possibili: il logo è un palloncino, oppure la parete da cui salta un giovane traceur, o ancora la palla del cestista, la nuvola su cui siedono due giovani innamorati…».

A pochi passi dalle sedi dell’Università torinese, Palazzo Nuovo e Campus Einaudi, il nuovo locale punta a coinvolgere l’ampio pubblico di giovani studenti che frequentano il quartiere, ma anche i turisti italiani e internazionali che visitano il centro della città e, in particolare, il Museo Nazionale del Cinema ospitato all’interno della Mole Antonelliana, distinguendosi nel panorama variegato dell’offerta food locale con la sua formula specifica di “street coffee” accompagnati da una selezione di donut e altri dolci di stampo cosmopolita. Una formula che piace alle giovani generazioni, specialmente GenZ, che, grazie a una vita in costante connessione con il resto del mondo, sono aperti e curiosi verso le nuove tendenze.

Da Torino parte anche il progetto 12oz di street art: ogni nuovo locale avrà una parete che ospiterà l’opera permanente di uno street artist locale, una forma di espressione particolarmente vicina a Millennials  e GenZ  e tipica dell’ambiente urbano. Il file rouge delle opere sarà la reinterpretazione da parte di ciascun artista dello spirito della catena: movimento, caffeina, energia e nuove modalità di consumo.

Arriva la nuova Summer Edition Red Bull

Red Bull Summer Edition
Red Bull Summer Edition 2022
Disponibile da aprile in lattina da 250 ml, la nuova referenza che arricchisce la gamma di energy drink è al gusto di albicocca e fragola

È stata svelata la nuova Red Bull Summer Edition. La nuova referenza dell’energy drink è al gusto di albicocca e fragola, con l’aggiunta di un tocco finale di pesca.

L’ultima nata è una bevanda che offre gli stessi benefici funzionali della classica Red Bull Energy Drink, in quanto ne contiene gli stessi ingredienti principali, quali caffeina, taurina e alcune vitamine del gruppo B, importanti stimolanti per il corpo e la mente e per fornire micronutrienti essenziali per il mantenimento delle normali funzioni corporee, con in più tutto il sapore dei frutti, che la rendono perfetta per dissetarsi e fare il pieno di energia nei mesi caldi.

La Summer Edition al gusto di fragola e albicocca sarà disponibile a partire da aprile, nella lattina da 250 ml interamente color arancione. La new entry va ad arricchire la linea di energy drink di Red Bull che, oltre all’iconica lattina a rombi blu e argento, disponibile anche nelle versioni Sugarfree e Zero (leggi Arriva Red Bull Zero, l’energy drink senza zuccheri e calorie), è stata ampliata negli anni con, appunto, le Red Bull Edition, che abbinano “le ali” di Red Bull Energy Drink con gusti specifici: White Edition al gusto cocco-açai, Red Edition al gusto anguria e Green Edition al dragoncello.

Ma non solo, perché dal 2018 il brand ha lanciato anche la gamma Organics by Red Bull, la linea di soft drink certificati bio che conta otto referenze (disponibili anche in vetro per i bar): Simply Cola, Bitter Lemon, Ginger Ale, Tonic Water, Viva Mate, Purple Berry, Black Orange e Ginger Beer, ottime da consumare da sole o come ingrediente per la miscelazione.

52 Mule Road, il gin premium artigianale delle Prealpi vicentine

52 Mule Road gin
Il nuovo distillato è un cold compound gin preparato con le botaniche tipiche delle Prealpi vicentine, tra le quali la maresina (tanaceto partenio) che con le sue note amaricanti che ne caratterizza il profilo

C’è una new entry nel panorama gin italiano. Si chiama 52 Mule Road ed è un distillato premium artigianale dalla forte impronta territoriale. Il territorio è quello delle Prealpi vicentine, al quale i due ideatori, Mauro Feltrin e Tamara Gelaini Fardelli, entrambi manager di una multinazionale del food, ma con la passione per il mondo beverage, hanno voluto rendere omaggio con un distillato non tradizionale per la zona, questa è terra di grappa, dando vita a un prodotto che ne fosse una piena espressione, ma al tempo stesso con un’aspirazione internazionale: un gin.

Un progetto nato durante il periodo del lockdown, portato avanti con un lungo lavoro di ricerca per metterne a punto la ricetta e che ora vede la luce, grazie alla collaborazione con un liquorificio, al quale è stata affidata la produzione, e con Terre Gaie, cantina veneta che sorge sui Colli Euganei che ha supportato la realizzazione del progetto a vai livelli.

Le botaniche delle Prealpi

Omaggio al territorio che si concretizza innanzitutto nella scelta delle botaniche, attraverso una selezione di piante ed erbe caratteristiche della zona, quali assenzio, genziana e, in particolare, il tanaceto partenio o erba madre, l’ingrediente che ne caratterizza il profilo e che regala al gin quella leggera nuance verde che ne contraddistingue il colore. È questa un’erba dalla nota amara, poco conosciuta nel resto della Penisola, ma molto popolare in parte del Veronese e nell’Alto Vicentino, dove è chiamata maresina e tradizionalmente molto utilizzata in cucina e come medicamento, tanto che ora ha denominazione DeCo (denominazione di origine comunale) nel comune di Valdagno e la sua coltivazione è regolata da un preciso disciplinare.

L’elemento amaricante viene bilanciato dalle altre botaniche che ne completano la formula, che, oltre alle classiche bacche di ginepro, comprendono angelica, coriandolo, salvia, rosmarino e limone. Da questo incontro nasce 52 Mule Road, un cold compound gin (alc 42% in vol) che conquista subito il naso con la ricchezza dei suoi profumi e il palato con la sua freschezza, nella quale emergono leggere note di limone, seguite dalle note amare delle botaniche montane, che restano a lungo in bocca, differenziando questo distillato dagli altri della sua categoria.

Un prodotto perfetto per la miscelazione, per donare nuove sfumature di sapore ai classici o per nuove creazioni, come hanno potuto appurare gli ospiti che hanno preso parte alla presentazione in anteprima di 52 Mule Road, in occasione del Pitti Taste presso l’Harry’s Bar di Firenze, dove è stato proposto in un Gin&Tonic, con Acqua Tonica Indian Dry di Alpex, e in un Martini Cocktail, il tutto accompagnato dai sapori del caviale italiano Cru Caviar, i prosciutti e le carni di Carlo Giusti e i cioccolatini dell’azienda veneta Fabrika Cioccolato Asiago.

Un omaggio al territorio

Ma l’omaggio al proprio territorio questo gin lo porta anche nel nome. 52 Mule Road fa infatti riferimento alla Strada delle 52 Gallerie del Pasubio, una mulattiera militare costruita nel 1917 lungo il costone della montagna per approvvigionare le nostre truppe al fronte, durante la Grande Guerra. Una grande opera di ingegneria militare, realizzata in soli 10 mesi, e oggi tra i sentieri escursionistici più belli d’Europa, lunga 6,3 km dei quali 2,3 costituiti da gallerie, citata anche nell’etichetta che impreziosisce la bottiglia (formato 500 ml) che custodisce il gin. Questa, disegnata dal giovane artista Alfredo Del Bene, in arte The Animismus, riporta la porta numero 1, ovvero l’ingresso della prima galleria, mentre sul retro è stata inserita un’immagine del sentiero, a mostrare il mondo montano, fatto di natura, storia e bellezza, al quale è spirato questo gin.

Dopo la prima presentazione a Firenze, 52 Mule Road sarà lanciato ufficialmente al Vinitaly (a Verona dal 10 al 13 aprile) presso lo stand di Terre Gaie (padiglione 8 stand F2) per poi partire con la distribuzione, per la quale i due creatori stanno valutando alcuni partner, focalizzata sul mondo dei locali.

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