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Baritalia Off: una puntata speciale a Mixology Experience

Allo stand di Bargiornale si alterneranno per tre giorni i protagonisti dell'ultima edizione di Baritalia dietro il bancone di Baritalia Off. A preparare i drink che hanno convinto la supergiuria della finalissima di Milano

L'appuntamento con Mixology Experience è da domenica 8 maggio a martedì 10 maggio al SuperStudio Maxi di via Moncucco 35 a Milano: in scena la prima edizione di questo international trade show ideato dal gruppo Bartender.it.

Bargiornale ha voluto omaggiare i protagonisti della passata edizione di Baritalia, creando all'interno del proprio spazio il bar di Baritalia. Lì andrà in scena il programma di Baritalia Off: al banco bar si alterneranno, appunto, i protagonisti della scorsa edizione di Baritalia, il nostro laboratorio itinerante di miscelazione, e si potranno degustare e, volendo, acquistare i cocktail più votati della scorsa edizione.

Ecco il programma per le giornate di Mixology Experience, da segnare in agenda: di seguiti i nomi dei bartender che si alterneranno al banco bar.

Domenica 8 maggio

dalle 11 alle 14 Gian Maria Ciardulli - Donna di Cuori (Cecina) - team Molinari

dalle 14 alle 17 Paolo Vernuccio - D.One Torino (Torino) - team Red Bull

dalle 17 alle 20 Elena Rossi - freelance - team Compagnia dei Caraibi

Lunedì 9 maggio

dalle 10 alle 13 Marco Fabbri - D.One Torino (Torino) - team Nonino

dalle 13 alle 16 Angelo Laguardia - Garden Café (Grugliasco, To) - team Coca-Cola HBC Italia

dalle 16 alle 19 Patrick Ziliotti - Bar Sala Drinks & Coffee (Agrate Brianza, Mb) - team Gamondi

Martedì 10 maggio

dalle 10 alle 13 Manuel Pileri - Ceresio 7 (Milano) - team Campari

dalle 13 alle 16 Emilio Rocchino - Spirits Boutique (Olbia e Cagliari) - team Caffo

dalle 16 alle 19 Marco Marini - Move On (Firenze) - team Nonino

Il caffè a Mixology Experience, tanti appuntamenti

Esperti e grandi nomi della coffee-mixology guidano nel mondo del caffè di qualità e ai segreti della sua miscelazione

Dall’8 al 10 maggio presso Superstudio Maxi a Milano si svolge la prima edizione di Mixology Experience - International Bar & Beverage Trade Show, organizzata da Bartender.it, di cui Bargiornale è media partner.

Tra gli espositori suddivisi in 12 aree tematiche all’interno dell’ampia area espositiva di oltre 10mila metri quadri ci sarà una sezione nominata Coffee Mixology, con la presenza dei caffè di una selezione di torrefattori e di una postazione centrale con un ampio banco e posti a sedere, in cui si alterneranno momenti di cultura del caffè, dimostrazioni con diverse tecniche estrattive e workshop a sottolineare il ruolo di protagonista del caffè nella miscelazione con più tecniche e per ogni momento della giornata.

 Gli appuntamenti

Domenica 8 maggio

11,30 - Un caffè, tanti caffè: uscire dal pensiero della “miscela unica” per scoprire nuovi gusti e nuove opportunità - Renata Zanon

12,30 - L’espresso nella mixology – abbinamento tra espresso, verdure e spirits - Davide Spinelli

13,30 - Gli amari nella miscelazione - Andrea Villa

14,30 La narrazione legata al caffè al banco barGianni Cocco

15,30 - Caffè e Cold Brew – Ivan Marchese, Marco Alemi, Eros Schiavon

16,30 - Frozen con il caffè – Gianni Cocco

17,30 - La mia garail campione italiano Andrea Villa spiega come organizzare una competizione e ne fa una simulazione

18,30- Aperitivi a base caffè - Martina Franchini

Lunedì 9 maggio

10,30 - Conoscere il V60 – Matteo Beluffi e Mattia Coppo

11,30 - Da barista a bartender: l’incredibile ricchezza del caffè – Andrea Lattuada

12,30 - Coffee Mixology – Emanuele Ventura

13,30-14,30 - Classici della mixology rivisitati con il caffè – Andrea Rizzi

14,30 - Il cold brew nella mixology - Francesco Corona

15,30 - Specialty coffee: il futuro del caffè - con Francesco Sanapo, Chiara Bergonzi, Gianni Tratzi

16,30 - Un caffè, diverse consistenze da abbinare agli spirits: il percorso dal brew al velluto - Giuliana Giancano

17,30- Variazioni sul tema caffè-liquori-distillati – Mattia Coppo

 

Martedì 10 maggio

10,30 - Caffè bevanda non solo da “reazione”, ma anche da meditazione – Cristian Herrera

11,30 - Drink con liquori e distillati cinesi – Marco Poidomani

12,30 - Singoli liquori/distillati: accordi complessi – Francesco Corona

13,30- L’espresso nella mixology - Gian Andrea Sala

14,30 - Conoscere l’aeropress - Valentina Melis

15,30 - Il cold brew nella mixology - Gian Andrea Sala

16,30- Da bartender a barista - punti di continuità e differenze - Marino Amoroso

17,30 - L’aperitivo al caffè - Marco Poidomani

Al lungo banco bar e al palco dedicato agli eventi si troveranno le macchine espresso di Sanremo Coffee Machines (rispettivamente una Café Racer Naked 3 gr White and Wood e una You a 1 gruppo), i nuovissimi macinacaffè di Ceado e gli strumenti per le estrazioni a filtro Hario, distribuiti da Ditta Artigianale. Ad assicurare la giusta acqua per ogni estrazione c’è il sistema di filtrazione BWT bestmax Premium di BWT Water+More. Da degustare miscele e singole origini di, Caffè dell’Elfo, Ditta Artigianale, Giuliano Caffè, Griso, LotZero, Caffè Moak, Spirit of Coffee, Tomassi Coffee Roaster.

Coordinate

Cosa - Mixology Experience - International Bar & Beverage Trade Show

Quando - 8-9-10 maggio 2022

Dove - a Milano - Superstudio Maxi - viale Famagosta (raggiungibile dalla vicinissima fermata metropolitana Famagosta, con la ciclabile, nei pressi di caselli autostradali, 2500 posti auto)

 I settori: Aperitivi&Co, Spirits, Grappa, Soft Drink/Low-No Alcohol, Juniper, Malt&Grain, Sugar Cane, Agave, Coffee, Beer.

Durante la manifestazione sarà possibile acquistare caffè, prodotti e attrezzature.

 

Grinder Competition, seconda tappa a Padova

Una fase della competizione
La seconda tappa del campionato internazionale di macinatura Master Coffee Grinder Championship si svolge il 10 maggio presso Diemme Academy

Appuntamento presso la sede di Diemme Academy a Padova, dove il 10 maggio si svolge la seconda tappa del nuovo campionato di macinatura internazionale Master Coffee Grinder Championship messo a punto da Fabio Verona, docente Sca, formatore per Costadoro e autore del libro Professione Barista - Manuale pratico per l’espresso perfetto.

La prima competizione che si è svolta nell’ambito della Tirreno CT a Carrara, ha visto la partecipazione di 6 concorrenti di ogni parte d’italia: Iuri Grandini, Nicola Sargentelli, Gianluca Tofani, Marco Puntoni, Roberto Somma e Fabio Andrano. Ha vinto Gianluca Tofani, gestore della caffetteria L’Estro Temporary Food&Drink e un centro di formazione per baristi. Ha gestito al meglio il macinacaffè, replicando la tazza realizzata dal torrefattore fiorentino Simone Guidi, proprietario della micro roastery La Sosta Speciality Coffee, che ha proposto un Etiopia Jabena naturale che in tazza si presentava con un corpo morbido e rotondo, con note di mela verde, mirtillo rosso e mandorla dolce, il tutto ammorbidito da una base di zucchero di canna.

Le iscrizioni del secondo appuntamento sono chiuse da tempo; per baristi, curiosi, tecnici e operatori del mondo del bar partecipare sarà un’ottima occasione per scambiare opinioni, seguire una competizione decisamente nuova e scoprire la funzionalità del centro di formazione di Diemme per gli operatori del mondo del bar, della pasticceria e della ristorazione. Le le cinque aule didattiche e il capiente auditorium accolgono un calendario di corsi molto articolato.

Sarà inoltre possibile vedere e provare la nuova versione del macinino gravimetrico Solo dell’italiana Grindie, main sponsor dell’evento, e la macchina professionale a un gruppo You di Sanremo. La qualità dell’acqua per gli espressi sarà garantita dai sistemi di filtrazione di Brita. Ogni concorrente riceverà due tazzine special edition #mcgc2022 di Ipa Porcellane. Sono inoltre sponsor della competizione Metallurgica Motta, Ims, LF Ricambi, pulyCaff.

La gara. La prova - della durata di 15 minuti - consiste nel fare combaciare il profilo descritto dal torrefattore sponsor della tappa, tramite il profilo gustativo e il tds. La postazione di gara ha la classica forma a “L” delle competizioni Sca; il concorrente ha a disposizione un chilo di caffè e deve giungere al risultato attraverso ripetuti interventi sulla macinatura e sulla dose accompagnati da assaggi di verifica; ogni passaggio dovrà essere giustificato, ma in modo da non svelare i segreti del caffè e del migliore settaggio del grinder agli altri concorrenti. Ottenuta l’estrazione desiderata deve consegnare 4 estrazioni: 3 per i giudici, la quarta verrà utilizzata per misurare il tds. Scriverà su un’apposita scheda anche la ricetta utilizzata. La giuria è composta da 2 giudici sensoriali, 1 giudice tecnico e 1 capo giudice, carica alla quale è stato designato Luca Ventriglia. È concesso un overtime massimo di 2 minuti.

Vince chi offre una tazza più vicina al profilo dichiarato dal torrefattore che ha messo a disposizione il caffè della tappa; vengono premiati i primi tre classificati di ogni selezione e accedono alla finale i vincitori.

«Mi piace definire la gara che ho messo a punto come una competizione “popolare”, alla quale può partecipare chiunque pensi di essere in grado di gestire il macinino al fine di ottenere le note previste in tazza, portando con sé solo la sua competenza e la passione- riprende Fabio Verona -. Soprattutto in questo momento, in cui le occasioni per incontrarsi tra professionisti si sono diradate e con esse buona parte delle competizioni, partecipare o semplicemente assistere a una tappa del Master Coffee Grinder Championship significa cogliere l’occasione per una crescita professionale e per parlare e confrontarsi con altri operatori: un esercizio che è sempre molto utile».

Nel mercato della birra torna il fermento

Brindisi di birra by Npd Group
Secondo le ricerche di mercato di vari istituti, il settore della birra fuori casa è in rapida ripresa, trainato dalle birre artigianali.

Confortanti segnali per il settore della birra arrivano dalle diverse ricerche presentate alla recente mostra Beer & Food Attraction di RiminiFiera da Fipe, Assobirra, Nomisma, Npd Group e Iri Worldwide.

Tra i settori che più hanno sofferto nei due anni di pandemia, il canale del fuori casa è in buona ripresa. Le ripetute, prolungate, chiusure di bar e ristoranti, solo nel 2020, avevano determinato una minor spesa di oltre 34 miliardi. Un crollo deciso rispetto agli 86 miliardi del 2019.
Particolarmente pesante il calo di spesa nel fuori casa, se si considera che prima della pandemia, la sola spesa turistica destinata alla ristorazione valeva 18,5 miliardi di euro, con 8,4 miliardi di euro garantiti dal turismo straniero, con un valore aggiunto pari a circa 7 miliardi.
Ma già nel 2021, con l´attenuarsi delle misure restrittive, la situazione è migliorata. La spesa complessiva per i consumi fuori casa a fine anno 2021 è stata di oltre 63 miliardi, con un aumento del 17,2% sull'anno precedente, anche se ancora ben al di sotto dei livelli pre pandemia.

Molta prudenza per il 2022

Per quanto riguarda il 2022 regna però ancora molta prudenza, dovuta soprattutto alla situazione generale, a partire dagli attuali eventi bellici, che determinano molte incognite, soprattutto legate all'andamento dei flussi turistici e ai costi delle materie prime e dell'energia che potranno incidere significativamente nelle gestioni delle imprese.
L´87% ha registrato un aumento della bolletta energetica fino al 50% e del 25% per le materie prime alimentari. Resta da capire come evolverà la dinamica dei costi e come si tradurrà sui prezzi al cliente finale. Gli aumenti al momento sono mediamente del 3,5%, mentre il 56,3% di bar e ristoranti non prevede di rivedere a breve il rialzo dei propri listini prezzi. Il 57% delle aziende ritiene che aumenterà i ricavi anche se, per il 60% del totale, solo nel 2023 si potrà ritornare ai livelli pre-Covid. I due anni di pandemia hanno determinato una forte contrazione del numero delle imprese della ristorazione che segnano oltre 45mila cessazioni, mentre le nuove attività sono state 8.942.
Nel contempo si è aggravato il problema della manodopera specializzata che interessa oltre il 21% delle imprese, tanto che dal 2019 sono venuti meno 194mila posti di lavoro per la maggior parte a tempo indeterminato.

I consumi di birra si sono ripresi nel 2021, e dopo il calo dell´11,4% del 2020 determinato dalla fase più acuta della pandemia, che è costata al comparto birrario circa 2 milioni di ettolitri, il 2021 ha messo a segno un incremento del 18,4% dovuto in larga parte agli aumentati acquisti domestici e, in misura minore, alla ripresa di quelli fuoricasa, seppur limitati ai soli periodi di riapertura dei locali. Il settore della birra rappresenta lo 0,5% del Pil, con 900 imprese e 115mila occupati.

Traino della birra artigianale in Italia secondo Npd Group

Crest di Npd Group è il panel online continuativo rappresentativo dell'intera popolazione nazionale che fornisce informazioni trimestrali con dettaglio mensile sui comportamenti del consumo fuori casa.

La quota di birra artigianale è cresciuta durante la pandemia (21,8%) mentre si è parzialmente ridotta nel 2021 (17,9%) ritornando sulle quote degli anni precedenti. La birra artigianale si concentra maggiormente nel settore pizzerie (24,8%) superando quella industriale (22,4%) e in birreria (8,8%).

In periodo Covid le vendite di birre artigianali hanno avuto un forte impulso da servizio delivery (+99% sul 2019) e dal servizio take away (+49% sul 2019).

I consumatori di birra artigianale sono in prevalenza giovani (62,9% età 18-24 anni), con la socializzazione come principale motivazione (53%, sia con famiglia sia con amici) seguita da edonismo (22,5%) e comodità (12,5%) che la considerano sinonimo di qualità di prodotto (37,4%), assicurando un'alto livello di fedeltà di scelta (26,7%).

Il principale food pairing è sempre la pizza (38,6%) seguita da rosticceria da forno (12,1%), carne (10,3%) e apetizer (9,6%).

Piazza dei Mestieri sbarca a Milano per formare i professionisti del fuori casa di domani

Piazza dei mestieri
Un innovativo modello di imprenditoria sociale, inclusione ed educazione per favorire l’inserimento lavorativo nel fuori casa

Sbarca a Milano, con una nuova sede, dopo quelle di Torino e Catania, Piazza dei Mestieri, un innovativo modello di imprenditoria sociale, inclusione ed educazione, che se da una parte svolge il lodevole compito di contrastare la dispersione scolastica, dall’altro favorisce l’inserimento lavorativo, e lo fa offrendo una formazione di altissimo livello volta a creare giovani professionisti pronti ad entrare nel mondo del lavoro per mettere in pratica tutto quello che hanno appreso.

Una carenza diffusa di personale

Dopo due anni di pandemia il settore sembra rialzarsi, i consumi aumentano e lo spettro di nuove chiusure e riaperture ad intermittenza sembra distante. Eppure tra i tanti problemi lasciati al mondo Horeca da due anni di pandemia tra i più rilevanti c'è quello della mancanza di personale. Molto quello che tra le varie chiusure e lockdown ha dovuto reinventarsi finendo per non ritornare più ad un’occupazione che seppur soddisfacente richiede senz’altro grandi sforzi e sacrifici, altro quello che proprio in virtù di una nuova tendenza, soprattutto tra i più giovani, di dare maggior valore al proprio tempo non trova più conciliabili gli stipendi, non sempre in linea con il mercato, e gli orari, spesso estesi, della ristorazione e del settore dell’accoglienza in generale. Dall’altra parte le richieste di qualità da parte di una clientela sempre più esigente, spinge gli imprenditori alla ricerca di personale sempre più competente e meno improvvisato, rendendo il reclutamento ancora più complesso.

«Gli ultimi due anni legati all’emergenza covid-19 hanno certamente messo in ginocchio il mercato del lavoro legato al settore della ristorazione, “non riusciamo a trovare lavoratori, pur offrendo 1500 euro al mese” è quello che giornalmente ci sentiamo dire dagli imprenditori del settore. Nel 2004 abbiamo dato vita al modello della Piazza dei Mestieri e ora abbiamo inaugurato la nuova sede di Milano, nella periferia del municipio 2, in una zona particolarmente segnata dal fenomeno della disoccupazione – queste le parole di Paolo Galeffi, responsabile della Piazza dei Mestieri di Milano - il tema centrale è aiutare giovani e mondo del lavoro ad incontrarsi. In crisi è prima di tutto la fiducia nel futuro, il desiderio. I giovani ricordiamolo, apprendono principalmente per emulazione, soprattutto tra l’età adolescenziale e la giovinezza. Per questo in Piazza abbiamo affiancato attività commerciali ad attività formative, non per raccontare loro il valore del lavoro ma per permettergli di sperimentarlo a fianco di maestri che sappiano comunicare passione, il loro aver trovato uno scopo, il loro saper rispondere a quel perché. I giovani devono poter osservare le mani intelligenti dei loro maestri all’opera, esserne attratti»

Un'opportunità per i ragazzi ma anche per i datori di lavoro

La nuova sede, inaugurata nei giorni scorsi alla presenza del sindaco di Milano, Giuseppe Sala è dotata di un bar e di un ristorante che accoglieranno molteplici attività che già nel 2023 arriveranno a coinvolgere almeno 1.000 persone, in larga prevalenza giovani, con particolare attenzione a quelli che vivono situazioni di disagio socioeconomico. Già da diversi anni, anche grazie al progetto di Immaginazione e Lavoro, la scuola professionale legata a Piazza dei Mestieri, Piazza dei mestieri forma professionisti del settore horeca. Questo grazie ad una formazione agile e moderna, orientata al lavoro, e alla collaborazione con realtà di primo piano del territorio, dalle caffetterie agli hotel, passando per ristoranti e cocktail bar.

«Stiamo cercando di spiegare alle aziende che non c’è cosa migliore che affidarsi ai ragazzi per crescere, per farlo a lungo termine, perché se è vero che un ragazzo di 16-18 anni non può già essere del tutto formato è anche vero che i risultati possono poi essere eccezionali, i ragazzi arrivano in azienda comunque con un background non indifferente e sono per il titolare di una attività del fuori casa come argilla da plasmare a cui insegnare il proprio stile – racconta Guido Mangiaracina, direttore dell’area ristorazione di Immaginazione e Lavoro - oltretutto le aziende hanno possibilità di collaborare con noi anche con contratti di apprendistato o con tirocini curricolari il che permette alle stesse di contenere i costi»

I ragazzi fin dalla prima partecipano periodicamente alla realizzazione di eventi, aperitivi e catering. Solo quest’anno diversi ragazzi, dalla seconda superiore in poi, hanno poi potuto svolgere tirocini formativi in realtà vivaci e moderne come il Pandenus o Eataly e ristoranti di altissimo livello quali Bartolini, tristellato presso il Mudec di Milano o Cracco in Galleria. Particolare attenzione è però anche quella prestata alle lezioni di base e teoriche con docenti selezionati tra professionisti di grande esperienza, in tal modo i ragazzi avranno modo di assistere alle lezioni di sala di Antonio di Mora, responsabile del ristorante Joia di Pietro Leemann o a quelle di mixology di Cesar Araujo, barmanager del Bob Milano. Diverse anche le masterclass e le gite organizzate per integrare la formazione dei ragazzi, gli stessi hanno partecipato lo scorso anno alla tappa finale di Baritalia. Sono stati ad esempio ospiti della scuola quest’anno relatori come Carlo Bitencourt co-fondatore della torrefazione Cafezal di Milano per parlare con i ragazzi di speciality coffee ma anche Yuri Gelmini del Surfer Garden e Terry Monroe di Opera 33 e del Drink Team di Bargiornale, che hanno incantato gli studenti con le loro storie di miscelazione, quest’ultima ha poi a sua volta ospitato i ragazzi nel suo locale per parlare di spezie, aromi e quant’altro.

 

L’innovazione, un asset per tutti

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
L'editoriale del numero di maggio 2022 di Bargiornale a firma del direttore Rossella De Stefano. Sperimentare e continuare a mettersi in gioco è l'unica strada per crescere. E poi, un grazie particolare al nostro Drink Team

Manca poco: il prossimo 15 maggio scadranno i termini per inviare le autocandidature per l’ottava edizione di Barawards, il premio promosso da Bargiornale insieme con Dolcegiornale, Hotel Domani e Ristoranti. In redazione sono già arrivate centinaia di iscrizioni: locali, consolidati ed emergenti, che non hanno mai smesso di crederci. Professionisti di ogni età, che hanno continuato a innovare e a investire nel fuori casa.

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La copertina del numero di maggio 2022 di Bargiornale

Nelle pagine che seguono ne trovate l’ennesima conferma: abbiamo collezionato un numero record di format di concezione moderna, di provincia e metropolitani (compreso un tour a Singapore). Concept originali che ammiccano a stili di consumo contemporanei (sostenibilità, fusion, food pairing), ma anche novità di prodotto, servizi e attrezzature all’avanguardia, per sperimentare e continuare a mettersi in gioco.

Un’attitudine che non è mai mancata al nostro Drink Team, che salutiamo questo mese (è solo un arrivederci, sul numero di giugno vi presenteremo la nuova squadra). Il mio/nostro ringraziamento a: Angelica Baldan, Veronica Costantino, Gian Maria Ciardulli, Marianna Di Leo, Luca Granero, Laura Marnich, Samantha Migani, Simone Mina, Terry Monroe, Lucia Montanelli, Renato Pinfildi e il formidabile collettivo delle ShakHer. A loro e a tutti voi, voi che fate ricerca, voi che fate innovazione, il nostro in bocca al lupo!

Premio “Top Products 2022”: vince Nicola Fiasconaro

Nicola Fiasconaro
Nicola Fiasconaro
Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato al Panettone Oro di Manna, referenza di punta dell'azienda di Nicola Fiasconaro

Nicola Fiasconaro protagonista della esclusiva serata di gala per l’assegnazione dei premi “Top Products 2022” della VI^ edizione del Milano Marketing Festival. L'azienda dolciaria di Castelbuono (Pa) ha conquistato la giuria con il panettone Oro di Manna, referenza di punta della linea di alta gamma «I Territoriali» di Fiasconaro.

Qualità, autenticità e tradizione

Secondo la giuria, la rivisitazione del panettone fatta da Fiasconaro racchiude eccellenza nella qualità, autenticità e tradizione. Oro di Manna parte della resina dolce estratta dagli alberi di Frassino sulle montagne tra Castelbuono e Pollina, sovrastanti il mare di Cefalù. «Questo importante attestato ci rende orgogliosi perché testimonia la capacità della nostra azienda di innovarsi con creatività e talento, restando fedele ai veri tratti identitari della sua storia e tradizione», ha commentato Nicola Fiasconaro poco dopo aver ritirato il premio. «Artigianalità, qualità senza compromessi e forte legame col nostro territorio e con le sue tradizioni più autentiche sono i valori che distinguono il nostro Dna e che da sempre ispirano i nostri migliori successi, sia in Italia che all’estero, dove siamo presenti in 60 Paesi».

Una storia anni '50

Nella storia di Fiasconaro ci sono la Sicilia, gli anni Cinquanta, Castelbuono e la sua Piazza, con la quale ha iniziato la sfida imprenditoriale della famiglia di Pasticceri, oggi una delle eccellenze del Made in Italy dolciario nel mondo. L'avventura inizia nel 1953, quando Mario Fiasconaro apre una gelateria. Negli anni Novanta i figli Martino, Nicola e Fausto rilevano l’attività di famiglia iniziando a produrre, in modo artigianale, il Panettone, con una ricetta rivisitata e impreziosita dai migliori ingredienti della tradizione siciliana. I luoghi delle origini e l’abile visione estetica sono da ispirazione per la nuova comunicazione della brand identity Fiasconaro. Oggi Fiasconaro è presente nel mercato italiano e internazionale con i suoi prodotti.

La Festa della Mamma secondo Ernst Knam

Un Cuore per la Mamma
Nella sua storica pasticceria lo Chef e Maître Chocolatier ha preparato il suo omaggio alle mamme

I laboratori delle pasticceria Ernst Knam sono in fermento per l'arrivo della Festa della Mamma. In questo giorno ricco le vetrine si riempiono di creazioni originali e gustose firmate dallo Chef e Maître Chocolatier.

Le creazioni di Ernst Knam per la Festa della Mamma

Come sempre, Knam non ha posto freni all'immaginazione, pescando nell'immaginario naturale e in quello più tradizionale, per creare prodotti fantasiosi e golosi. Ci sono L’Ape Regina (scultura in cioccolato fondente colorata di giallo e dettagli in pasta di zucchero), La Margherita (un biscotto alla vaniglia ricoperto di cioccolato fondente Perù Pachiza 70%, ricoperto da un sottile strato di pasta di zucchero, con fiore in pasta di zucchero, su cui si posa un cioccolatino a forma di Ape), il Lecca lecca al cioccolato fondente colorato di rosso e decorato con la scritta "Mamma ti voglio bene" in cioccolato bianco.

Tra gli omaggi più classici, Knam ha creato il Cuore di Mamma, un biscotto di pan pepato disponibile in due versioni: rosa (ricoperto di cioccolato bianco color rosa, decorato con una scritta in cioccolato fondente e tre cuoricini fondenti) e giallo (ricoperto di cioccolato bianco color giallo, decorato con scritta e tre cuoricini di cioccolato bianco color rosso). È disponibile anche il Cofanetto con cuore rosso in cioccolato fondente Perù Pachiza 70% che racchiude al suo interno pepite in cioccolato fondente. Infine, le box assortite racchiudono un connubio di sapori e consistenze differenti.

La torta dedicata alla mamma

Il Maestro Knam ha pensato anche a una torta dedicata a questa giornata, la Cuore per la Mamma. Si tratta di una mousse a forma di cuore su base lemon cake, cremoso al cioccolato fondente, mousse al limone e gelée al lampone. A decorazione una glassa color giallo impreziosita da un cuore in cioccolato bianco colorato di rosso. La torta è disponibile anche in formato monoporzione. Tutti i prodotti creati dal Maestro Knam sono in vendita sia nei negozi sia online.

Il Bar Tiki più grande d’Italia è da record

Telefonate tropicali a Il Bar Tiki più grande d'Italia
All'ultima edizione del theRUMday è andato in mostra il più "grande Tiki bar" della Penisola con tutti i protagonisti del movimento italo-Tiki

Record stabilito per Il Bar Tiki più grande d’Italia. Un evento nell’evento a TheRUMDay, grande kermesse organizzata da Bartender.it, che ha portato in scena i migliori locali e interpreti italiani della miscelazione Tiki ed esotica selezionati da Bargiornale. È stata la prima vera reunion del movimento Italo Tiki e un’occasione per far scoprire questo filone ai tanti ospiti intervenuti. Nello spettacolare Tiki Bar del Rum Day si sono alternati per la prima volta assoluta, i bartender e i migliori locali che hanno abbracciato questo filone. Sono stati serviti signature drink, classici e rivisitazioni di classici del genere e singolari mix in infuocate session di un’ora ciascuna. Quelli che seguono sono stati gli ospiti speciali di una grande due giorni Faux Tropical andata in scena gli scorsi 27 e il 28 ottobre negli spazi di via Watt 15.

  • “Altro…”

    Alla manifestazione "Il Bar Tiki più Grande d’Italia" hanno partecipato il “totally tikified” Gianni Zottola; Jonathan Di Vincenzo il bello e bravo di Waikiki; Davide Mitacchione, la reincarnazione pugliese di Donn the Beachcomber; da Roma la squadra speciale del Makai con Lorenzo Verrucci e Camillo Affinita, primo Tiki bar della capitale; Edoardo Nono, Andrea Arcaini, Chiara Buzzi e Niccolò Caramiello in rappresentanza del Rita’s Tiki Room, uno strabiliante “falso polinesiano” sul Naviglio Grande di Milano; la regina dell’Italo Tiki Samantha Migani per l'Hawaiki di Bellaria; Raffaele Ferraro dal Platanos di Napoli. E poi da Bologna, Niko Fontana (Nu Lounge), Livio Buscaglia del Secretiki di Torino; Simone Merolla del Tiki Tiki, rooftop dal cuore hawaiano sul tetto dell’Hotel La Griffe di Roma; Diego Giorgiutti e Stefano Zuliani del Maita di Trieste; Domenico Federico e Marco Pistone, il duo infiammabile del Calabrian Tiki Festival con i loro calabro-tiki drink; Maurizio La Spina per il SoBar di Pozzuoli; Nicolò Pedreschi della premiata doppietta Makutu Livorno e Donn Pedro Firenze. Last but not least Emanuele Russo e Michael Faccenda del Nat Cocktail House di Torino, vincitori del premio Tiki Cocktail Contest. S.N.

Qualità, artigianalità e immagine cool: le marce in più di Engine Gin

Apertura Engine
Italiano, 100% bio, prodotto artigianalmente, il gin ideato da Paolo Dalla Mora con la sua estetica rivoluzionaria legata al mondo dei motori e ai mitici anni Ottanta svela a Mixology Experience i segreti della sua formula

Tanta qualità, tradizione artigianale e un’immagine cool. È la formula di Engine, il gin premium italiano nell’iconica tanica di latta, nato nelle Langhe, 100% biologico, creato da Paolo Dalla Mora, imprenditore e consulente nel settore della moda e degli spirit. Una formula di successo con la quale il distillato, presentato a fine 2019 e distribuito da Velier, ha scalato rapidamente l’indice di gradimento di bartender e consumatori, come testimoniano i numeri del brand che, partito nel 2020 con la produzione di 50.000 pezzi, punta ad arrivare quest’anno a un milione, con la distribuzione in 15 Paesi del mondo, grazie alla partnership con Illva Saronno che ne cura la distribuzione all’estero.

Una formula nata dalle due passioni del fondatore del brand, quella per la tradizione italiana degli spirit e il mondo dei motori. Passioni alle quali il gin rende omaggio nella ricetta e nel pack, coniugando in modo inedito tradizione artigianale e un’immagine originale e irriverente, ispirata al mondo dei motori e all’iconografia degli anni Ottanta.

Un connubio unico e vincente che sarà tra i grandi protagonisti di Mixology Experience (a Milano dall’8 al 10 maggio) dove saranno svelati tutti i segreti della ricetta Engine.

Eccellenze italiane 100% bio

Engine è infatti un distilled gin (42% vol) creato in modo artigianale dai maestri distillatori in piccoli lotti e imbottigliato a mano in un laboratorio dell’Alta Langa. La sua ricetta rende omaggio alla tradizione italiana e piemontese dei rosoli e dei cordiali a base di salvia e limone famosi da sempre sia come rimedi digestivi sia come pozioni per il buon umore. Non a caso proprio la salvia dell’Alta Langa e i limoni dell’area tirrenica della Sicilia sono gli ingredienti che ne caratterizzano il profilo e che vanno ad aggiungersi ad altre tre botaniche, come le precedenti tutte rigorosamente bio da filiera controllata e certificata, di provenienza italiana, selezionate in base alle zone più vocate: il miglior ginepro di Toscana, liquirizia di Calabria Dop dell’area di Rossano, rosa damascena del Piemonte. 100% bio è anche l’alcol di frumento, mentre l’acqua proviene da una purissima sorgente alpina piemontese.

Una lavorazione artigianale

Insieme alle materie prime super selezionate, all’alta qualità di Engine contribuisce la lavorazione artigianale, con la distillazione sottovuoto a bassissime temperature, in un John Dore Copper Distiller: un processo che è il motore di questo distillato e garantisce un'elevata concentrazione di aromi e profumi totalmente naturali.

Ogni fase del processo è seguita con cura maniacale. Ogni nuovo raccolto viene assaggiato mediamente 50 volte, con 50 batch differenti per calibrare il giusto mix tra le botaniche. Le botaniche vengono prima assaggiate in distillazioni separate e, successivamente, assemblate in un unico blend per assaggiare il prodotto finale. Al termine di questa "pre-selezione" il batch viene assaggiato tre volte dagli esperti per poi essere inviato in laboratorio dove si eseguono tutte le analisi. Gli assaggi vengono fatti a cadenza settimanale, in modo da consentire ai maestri distillatori di valutare le nuove produzioni sia di fare un paragone con i prodotti precedenti: essendo realizzato con botaniche fresche, Engine, vanta infatti un’altra peculiarità, quella di essere uno spirito in continua evoluzione.

Uno spirito in continua evoluzione

«Una delle particolarità di Engine è l’approccio artigianale. La nostra produzione avviene in piccoli lotti. E su ogni small batch lavoriamo per ottenere il meglio – racconta Paolo Dalla Mora, il fondatore del brand -. L’ultimo raccolto della salvia, uno degli elementi chiave nel bouquet aromatico di Engine, ci aveva restituito delle foglie arse da una stagione particolarmente calda. Inizialmente pensavamo che questo effetto “brûlé” poteva rappresentare un ostacolo, ma al contrario abbiamo pescato il jolly. Ci siamo impegnati per ricalibrare la formula al fine di ottenere il miglior risultato possibile. Questo è il bello (ma anche il difficile) quando lavori con materie prime naturali e hai un approccio artigianale alla produzione».

Risultato di questo accurato processo è un gin che spicca per il suo carattere deciso, dove i profumi balsamici del ginepro sono completati dalle fresche note delle scorze di limone e dall’intenso profumo di salvia, su un elegante sottofondo floreale. Caratteristiche che si manifestano al palato, con un finale leggermente amaricante delle foglie di salvia, bilanciate alla perfezione delle note dolci della radice di liquirizia.

L’iconico pack ora anche in formato da 700 ml

Ma Engine ha un altro elemento fortemente distintivo nel pack, un omaggio al mondo dei motori e ai miti cult degli anni Ottanta, attorno al quale è stata costruita tutta l’immagine del prodotto, a partire dal nome che significa “motore”. A custodire il distillato non è una classica bottiglia, ma tanica di latta, con tappo a vite, che evoca l’iconico contenitore per l’olio delle macchine o per la miscela della Vespa, il Ciao, il Sì, i “due ruote” diventati simboli per le generazioni di quegli anni, ma che richiama anche altri miti di quell’epoca, come la Dodge Charger, il celebre “Generale Lee” della fortunata serie tv Hazzard. Un pack originale anche nella grafica che nei suoi vari dettagli è un tributo a segni caratteristici del mondo delle auto, come la spia dei vecchi Land Rover racchiusa dentro uno scudo d’oro e il numero 01 che richiama le auto da corsa e la mitica Lancia Delta S4.

Inizialmente disponibile solo nel formato da 500 ml, la gamma dei formati si è ora ampliata con il nuovo pack da 700 ml dedicato esclusivamente al canale bar. Del resto, la scelta della latta, presa in prestito dal mondo dei motori, va a suggellare il legame di Engine con il mondo dei cocktail. Da sempre, infatti, il mondo della miscelazione è ricco di storie ispirate a quello dei motori. Nel testo sacro dei barman Mille Misture, scritto da Elvezio Grassi nel 1936, si rende onore alla fiorente industria automobilistica dell’epoca scrivendo le ricette di drink come Alfa-Romeo Cocktail, Bugatti Cocktail, ecc. Lo stesso Mi-To, altro non era che un aperitivo creato in onore del tratto di Autostrada A2 inaugurato nel 1932 che collegava Torino con Milano, il vermouth e il bitter. E, ancora prima, Bartenders’ Manual pubblicato dall’American Bartenders’ Association nel 1913 parla dell’Automobile Cocktail, fatto con gin, vermouth italiano, whisky scozzese, gocce di orange bitters e di gum syrup. Uno stretto parente del più famoso cocktail Rob Roy e dalle tipiche caratteristiche dei miscelati dell’era classica.

Engine e il suo corredo tutto italiano di botaniche e i metodi di produzione saranno svelati a Mixology Experience.

Fai una sosta ai box! Engine ti aspetta al suo stand per presentarti i drink GT Turbo, Nitroni, Aston Martin e gli altri campioni della scuderia. Ci vediamo in pole position, da domenica 8 a martedì 10 maggio, al Superstudio Maxi di Milano.

Dieci lezioni da Pavé, che compie 10 anni e ancora non si prende sul serio

Soci Pavé
Giovanni Giberti, Luca Scanni e Diego Bamberghi di Pavé
Il 10 maggio è il decennale di Pavé, che ha fatto della comunicazione autentica il suo punto di forza. Abbiamo chiesto ai tre soci del locale milanese che cosa hanno imparato in questa prima parte della loro avventura
10 anni di Pavé Milano sono una ricorrenza importante. Quanto basta per far saltare una delle regole base di un articolo di giornale, che vuole l'autore invisibile e il più lontano possibile dal testo. Quindi, vai col ricordo personale. Undici anni fa più chi scrive si attovagliava al ristorante pizzeria Maruzzella in piazza Oberdan, a Milano, con l'amico Luca, per una chiacchierata senza pretese oltre quella di raccontarsi, ché non ci si vedeva da un po'. «Mha, sto girando da queste parti, sai, con due amici stiamo pensando di aprire una roba tipo pasticceria o bakery», raccontava lui. La "roba tipo pasticceria o bakery" avrebbe aperto in via Felice Casati, poco distante dalla sede di quella pausa pranzo, il 10 maggio 2012. La prossima settimana Pavé compie i suoi primi dieci anni e - a Milano lo sanno tutti - è un evento e un momento di quelli in cui ti fermi a pensare. A quanto fosse diverso il mondo, a quanto sia cambiata la ristorazione e il modo di comunicarla. A quanto siano rimasti fedeli, loro, a quell'immagine che trasuda autenticità. Il locale di Luca Scanni, Giovanni Giberti e Diego Bamberghi - nel frattempo cresciuto e moltiplicatosi, con 40 dipendenti all'opera su due pasticcerie, due gelaterie, due birrerie e un laboratorio lontano dal centro per una produzione centralizzata e organizzata - ha portato una genuina ventata di freschezza. Con la comunicazione sui social, sempre vera, mai forzata, e con i toni scanzonati, mai da "prendiamoci sul serio". Ai tre soci di Pavé abbiamo chiesto un piccolo sforzo, per i loro 10 anni: regalarci 10 lezioni di gestione, apprese in questo decennio di crescita, maturazione, scossoni, scelte coraggiose. Su tutte, ecco, questa cosa dell'autenticità e del restare fedeli a se stessi pare la più preziosa. Certo, ci sono i lievitati da colazione al top. Sicuro, c'è quello stile da bistrot aperto e internazionale. È vero, conta il lavoro dei ragazzi che hanno dato una impronta hispter al banco e ai tavoli. Però il segreto, il riassunto, è quello lì, il passare in via Casati e avere ancora l'impressione di entrare in una "roba tipo pasticceria o bakery", e basta così.

Scorri le schede e leggi le 10 lezioni

Scorrendo le schede troviamo le dieci lezioni di gestione del team di Pavé. Intanto la settimana del decennale ha previsto due momenti di festa. Il primo, nella giornata del 10 maggio, con il party nella birreria gemellata Birra di Quartiere (Via Felice Casati, 24) a partire dalle ore 17.30 con birra alla spina, focaccia e porchetta. Il secondo  nel weekend 14/15 maggio in pasticceria con, al banco, quattro storici prodotti di viennoiserie fuori produzione ma considerati da sempre i best seller del decennio.

Quando parti ti senti solo. Raccontare tutto aiuta

«Dieci anni fa abbiamo raccontato sui social l'avvicinamento al nostro sogno, e questo ha creato interesse e curiosità ancor prima di aprire. Con dei video su YouTube semplicissimi (come questo, ndr) ci siamo mostrati all'opera mentre facevamo rifornimenti alla Metro o mentre allestivamo il locale. Per i social di 10 anni fa era più che qualcosa, era il sogno genuino di tre ragazzi raccontato con freschezza. Ecco, quel racconto ci ha fatto benissimo. Sia per creare attesa, sia per farci sentire... meno soli».

Il budget è sempre risicato: scegli bene dove e come spendere

«Siamo partiti con lo sforzo di tre giovani che avevano messo da parte i loro risparmi. Quindi dovevamo per forza scegliere dove collocare quelle - poche - risorse. Ci siamo detti: vogliamo proporre ai clienti i prodotti più buoni possibile. Questo ci ha portati a investire di più sulle attrezzature e sulla qualità della produzione, un po' meno sugli arredi del locale. Pavè ha aperto con tavoli recuperati e sedie spaiate, ma croissant buonissimi. Questa scelta si è rivelata vincente».

Una debolezza più diventare un punto di forza

«A proposito di arredi di recupero: i primi clienti ci facevano gran complimenti... per lo stile del locale».

Uno più uno non fa due

«Quando cresci le variabili critiche come personale e logistica crescono in modo più che proporzionale. Ce ne siamo accorti con il primo allargamento del laboratorio, nel 2014, e poi ancora nel 2016 col secondo punto vendita. Quando la struttura diventa complessa la gestione di tutto il sistema si complica esponenzialmente. Un aspetto, questo, che va considerato come prioritario. Un pdv in più non è solo personale in più per quel negozio, ma anche coinvolgimento del personale delle altre location per l'approvvigionamento, un addetto al trasporto da un pdv all'altro, un costante contatto e buona comunicazione. Ogni passaggio comporta complessità e errori potenziali».

Parla

«La maggior parte degli errori nasce da nodi lungo il filo della comunicazione interna. Il lavoro grosso, quando diventi grande, sta nell'eliminare il "rumore", il sovraccarico di informazioni e richieste e anche lo sdoppiamento di richieste a più persone. Serenità e dialogo pulito, focus sul controllo di questi potenziali intoppi nella circolazione delle informazioni fanno la differenza».

Non puoi far contenti tutti. Va bene così, ma spiegalo

«Non ti devi dannare perché il cliente non concorda con quello che stai facendo, sia questo la scelta di mettere fuori produzione un dolce o cambiare qualcosa nel servizio. È impossibile fare contenti tutti, ma si può e si deve spiegare il perché delle proprie scelte. Anche di quelle disturbanti per il cliente. Metti in conto che qualcuno non sarà d'accordo, ma apprezzerà il fatto che l'hai spiegata bene».

La gente impazzisce per il pistacchio

«Ne ridiamo molto spesso tutti insieme, in pasticceria. Proponi un dolce molto elaborato, con grande complessità tecnica e ricerca nella scelta degli ingredienti e... mettilo accanto a un dolcino semplicissimo al pistacchio. Beh, se hai un euro puntalo sul dolce al pistacchio. La morale è: c'è un motivo per cui i classici sono classici e tirano sempre».

Un po' di sana incoscienza non guasta

«Il 2020 è stato uno stordimento. Siamo stati fermi per un mese e mezzo, abbiamo costruito un delivery auto gestito nel tentativo di mantenere un certo flusso di liquidità. Poi sulla fine dell'anno è scattato quasi un moto di incoscienza. Ci siamo detti: è l'anno giusto per reinvestire, ci facciamo trovare pronti per quando questa cosa finirà. Così abbiamo analizzato le criticità del "vecchio" Pavé, capito cosa era migliorabile, investito nel nuovo laboratorio centralizzato e aperto la seconda birreria. Dall'inverno 2021 abbiamo iniziato a veder funzionare una struttura più seria e organizzata, dalla definizione dei ruoli alla gestione del personale e del magazzino».

Anche meno

«In un settore, quello della ristorazione, che è sempre più improntato all'educazione del cliente, con un approccio da masterclass della serie "devo educarti a mangiare bene", per noi ha funzionato restare fedeli a un modello più genuino, rimasto tale fin dall'inizio. Voglio solo farti capire che sto facendo il massimo per darti da mangiare al meglio possibile. Limitiamoci a far star bene le persone e fare le cose bene, senza voler per forza insegnare qualcosa. Non siamo guru, siamo un gruppo di amabili ca**oni che si diverte a fare cose buone e intanto ci prendiamo in giro. Punto».

Non si finisce mai di imparare

«Sembra una eterea banalità stile "non ci sono più le mezze stagioni", invece oggi, nel 2022, è reale. Sono passati 10 anni ma è come se fossimo tornati alla prima casella. Il Covid ha portato un reset totale e il 2022 è il pirmo vero anno che pare davvereo si possa considerare "post Covid". perché il 2021 non si può definire così. Il problema è: con cosa lo paragoni? Non hai modo di paragonarlo a niente. Col 2019? Era un altro altro mondo. Cambiati i costi, la catena di approvvigionamento, i dipendenti, la città intera. Ci sentiamo come fossimo al primo anno, senza un vero riferimento ma con un plus, la sensazioni positive. La barca è in acqua, la navigazione è ripartita»

 

Only paper, l’alternativa green ai bicchieri in carta tradizionali

Imballaggi Alimentari bicchieri Only paper
I bicchieri dell'innovativa gamma di Imballaggi Alimentari sono fatti di sola cellulosa da foreste controllate, si riciclano nella carta o si smaltiscono nell'umido

Aiutare i locali a compiere il loro percorso verso la sostenibilità è l’obiettivo di Imballaggi Alimentari. A questo scopo l’azienda di Sinalunga (Siena) ormai da tempo ha concentrato i suoi sforzi nello sviluppo e produzione di pack per il servizio realizzati con materiali ecologici o derivanti da riciclo (leggi Imballaggi Alimentari: la svolta green dei locali parte dal packaging). Soluzioni che l’azienda ha sviluppato in un’ottica tutta green, pensando anche per favorire la raccolta differenziata dopo il loro utilizzo facilitando, al tempo stesso, la vita ai gestori e ai loro clienti. Ne è un esempio l’innovativa gamma di bicchieri Only paper, che già nel nome ne riassume la peculiarità.

Si tratta infatti di bicchieri, per bevande fredde e calde, realizzati in sola carta, per l’esattezza sono prodotti in pura cellulosa proveniente da una gestione forestale controllata.

Ma i prodotti della linea Only paper si differenziano dalle simili del mercato anche per un’altra caratteristica. I bicchieri tradizionali solitamente hanno infatti un coating interno in plastica che ne garantisce la barriera ai liquidi. A rendere idrorepellenti questi innovativi bicchieri è invece un particolare rivestimento interno a base acquosa.

Completamente sostenibili e rispettosi dell’ambiente, lo slogan dell’azienda è «Alla ricerca della natura», i bicchieri sono disponibili nei diversi formati standard, dal caffè passando per il bicchiere da cappuccino fino al formato da 250 cc.

Ulteriore valore aggiunto della linea Only paper è poi la facilità di smaltimento. Dopo l’uso possono essere riciclati nella carta, oppure possono essere gettati nel cestino dei rifiuti organici, in quanto compostabili come certificato dall’ente Din Certco. Così l’attenzione all’ambiente si abbina alla praticità.

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