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Giro del mondo in un cono gelato: le tendenze dai cinque continenti

Dall'Africa all'Europa, ecco le principali novità dai laboratori di gelateria. Parola chiave: esaltare gli ingredienti locali

Non solo crema e cioccolato: il mondo ha voglia di gelato e di novità in cono e coppetta. Osservando ciò che accade nei cinque continenti, si scopre che in Sudafrica la gelateria del biologo Tapiwa Guzha ha lanciato il gelato al rooibos. In Cina uno dei gusti più famosi si chiama Terra. In Australia si lavora il Boysenberry. Negli Stati Uniti si vendono coni di “sweet socialism”. E in Europa lavoriamo a variazioni sull'eterno pistacchio. Dopo esserci chiesti se siamo pronti al gelato al gusto di grillo, ecco le ultime tendenze dal mondo.

Gelato: i trend in Africa

In Sudafrica, a Capetown, c’è la gelateria di Tapiwa Guzha, biologo molecolare originario dello Zimbabwe. Negli ultimi anni sta rivoluzionando la gamma dei gusti “classici” stupendo i propri clienti con il gelato “african flavour”. Attraverso spezie e ingredienti ispirati alla cucina del continente, garantisce un’esperienza di gusto insolita, valorizzando al contempo la ricchezza e la diversità del patrimonio culinario dei Paesi africani. Il suo prodotto di punta è il gelato al rooibos, pianta molto popolare nel continente, tipicamente utilizzata per il tè. A questo gusto viene aggiunto un tocco di marmellata di patate dolci. Inoltre, chiunque può suggerire al proprietario un ingrediente proveniente da ogni parte del continente africano per trasformarlo in un gelato.

Cosa succede in Australia

Negli ultimi anni, in Australia è esplosa la passione per il gelato. Tantissime le insegne artigianali che omaggiano la tradizione italiana. La catena Gelatissimo accosta ai gusti più famosi anche ricette legate a frutta di stagione del territorio. Ne è un esempio il variegato al Boysenberry. Questo frutto è un incrocio tra mora e lampone. Si parte da frutti 100% australiani, coltivati in una fattoria a conduzione famigliare nella Yarra Valley, nella regione di Vittoria. Si arriva al variegato consigliato in abbinamento a un sorbetto di lampone o a un sorbetto al cocco.

La Cina innamorata del gelato

Il gelato sta diventando popolare anche in Cina. Fagioli azuki o fagioli verdi sono ancora gusti gettonatissimi, ma nuovi flavour stanno prendendo piede. Un esempio il gusto al tè boba con perle di tapioca congelate o il nuovissimo Bianconiglio, una ricetta che ricrda una caramella cinese vintage. La città in cui scoprire i trend del momento è Shanghai, dove le gelaterie spuntano come funghi. Tra queste, c'è Bonus Gelato di Lu Xiaoxun. Il format ideato da questo gelataio ha permesso ai cinesi di "viaggiare" con un cono gelato in mano durante il Covid. Tra i punti di forza del suo gelato c'è l'essere il 30% meno dolce rispetto a quello americano ed europeo. A quanto pare, i cinesi prediligono gusti meno zuccherati. Il gusto più famoso del banco di Lu si chiama Terra. È vegan, fatto di latte d'avena e ha variegature blue e verdi, che fanno somigliare la vaschetta al pianeta osservato dall'alto.

Stati Uniti: Hello, New World

Gli americani sono grandi ammiratori del gelato italiano. Per questo, in tutto il continente, si fa a gara nel riproporre i grandi classici seguendo "the italian way". Ma in città più aperte alla contaminazione come New York, i maestri gelatieri non hanno paura di giocare con i gusti e anche con i nomi. È il caso di Sugar Hill Creamery, che propone gusti come Sweet socialism (cioccolato fondente Madagascar trasformato in sorbetto dalla texture molto cremosa) o Hello, new world. Quest'ultimo gusto è l'ultimo nato nel banco di Sugar Hill Creamery, creato per celebrare il quinto anno di attività. La ricetta si compone di gelato al caramello, wafer alla vaniglia, biscotti Oreo e variegature al caramello. Il risultato? Una combinazione di dolce e salato a ogni morso.

Cosa succede in Europa

Secondo i risultati dell'ultima Finale Mondiale di Gelato Festival World Masters, il miglior gusto di gelato del mondo è stato creato in Europa. In Ungheria, per la precisione, da Ádám Fazekas della gelateria Fazekas Cukrászda di Budapest. Si tratta di Frutta di Pistacchio, un cremoso gelato al pistacchio salato con una coulis di lamponi speziata alla fava di Tonka e un croccante al pistacchio. Il principale torneo di categoria al mondo, con partner Carpigiani e Sigep – Italian Exhibition Group, ha portato altri due concorrenti europei sul podio. Infatti, al secondo posto assoluto si è classificato, dalla Spagna, Carlo Guerriero della gelateria La Cremeria Gelato Italiano di Cádiz con il gusto Cremoso al Vino Oloroso. Un avvolgente gelato allo zabaione aromatizza al vino sherry Palo Cortado, uva passa imbibita dello stesso vino e croccante di mandorle. Al terzo posto non poteva mancare l’Italia. Il bronzo è andato a Marco Venturino della gelateria I Giardini di Marzo di Varazze (SV) con il gusto Bocca di Rosa. Un delizioso e fragrante gelato al cioccolato bianco e preziosa acqua di rose realizzata dallo stesso gelatiere che si è ispirato al Presidio Slow Food dello sciroppo di rose ligure. Tirando le somme della competizione, in Europa gelato significa per lo più pistacchio. Inoltre, la creatività viene messa al servizio delle materie prime del territorio, al fine di valorizzarle.

Conclusa con grande successo la Florence Cocktail Week 2023

Team della Florence Cocktail Week 2023
A Firenze 46 cocktail bar e bar d'hotel aderenti alla Florence Cocktail Week hanno dato vita a una settimana densa di un centinaio di appuntamenti, eventi e masterclass sul mondo della miscelazione.

Si è conclusa domenica 23 aprile a Firenze la settima edizione della Florence Cocktail Week organizzata dal team di Paola Mencarelli dal 17 al 23 aprile.

Per numero di locali aderenti e partecipazione di pubblico, l’edizione 2023 si è dimostrata un evento “pirotecnico” di grande successo. Nel corso degli anni alla Florence Cocktail Week si sono affiancate le iniziative “gemelle” Tuscany Cocktail Week (dal 2019), Venice Cocktail Week (dal 2021) e Cortina Cocktail Wekend (dal 2022).

A Firenze 46 locali (34 cocktail bar e 11 bar d’albergo) hanno proposto una propria Cocktail List composta da tre ricette: Signature Cocktail, RiEsco a Bere Italiano, Eco Cocktail dedicato alla sostenibilità, oltre a un centinaio di eventi, night shift, party a tema e masterclass inerenti al mondo della miscelazione.

Ben 85 invece sono stati invece i cocktail bar che la settimana precedente hanno partecipato dal 10 al 16 aprile all’analoga quarta edizione della Tuscany Cocktail Week suddivisi per province: Arezzo (6), Firenze (9), Grosseto (9), Livorno (12), Lucca(12), Pisa (6), Pistoia (8), Prato (13), Siena (10).

«Le nostre cocktail week - ha precisato Paola Mencarelli, infaticabile ideatrice e organizzatrice dell’evento - non sono manifestazioni standardizzate. Per mantenere sempre viva l’attenzione, con il mio eccezionale team, cerchiamo ogni anno di rivedere il format, introducendo novità. Per esempio quest’anno non abbiamo organizzato nessuna competizione tra i barman dei locali, ma abbiamo offerto di dare voce alle nuove generazioni di bartender con la Young Guest Bartender indirizzata agli under 25 di tutto il territorio nazionale con un sistema di autocandidature. Un ringraziamento speciale a tutti i nostri 27 sponsor, a cominciare dai 4 main sponsor Altamura Distilleries, Distilleria Nardini 1779, Martin Miller’s London Dry Gin distribuito da Rossi & Rossi e Stock».

Paola Mencarelli

Un fiume di impegno e centinaia di iniziative

Nell’impossibilità di seguire oltre un centinaio di eventi, abbiamo scelto di partecipare solo a quelli sottoindicati.

Drinx Il Gusto di Xinge - Chinese Fusion Restaurant

viale Belfiore, 2
Locale di recente apertura voluto dalla chef di Pechino Xin Ge Liu e dal bartender Lapo Bandinelli propone una gustosa cucina cinese fusion, tra Dim Sum e Sheng Jian Bao, conciliando le ricette tradizionali di Pechino, Shangai e Canton (rivisitate e alleggerite).
La barmaid Alessia Di Bartolomeo e il bartender Lapo Bandinelli hanno avuto, tra gli altri, come ospiti d’eccezione i bartender Alex Frezza (L’Antiquario, Napoli) e Domenico Dom Carella (Ca.ri.co, Milano).
Signature Cocktail
Long Jing Ice Tea
Ingredienti
4,5 cl GinArte Distilled Dry Gin
3 cl liquore floreale di Martini Vermouth Riserva Speciale Ambrato home made
1,5 cl tè verde Long Jing home made
Preparazione
Mixing glass, trowing, versare in tazza da tè.
Abbinameto food: shumai goldfish (tacchino, gamberi, prezzemolo), xinge dim sum (gamberi, scampi, rombo), tre tesori (mazzancolle, cappesante, maiale).

Cibrèo Ristorante & Cocktail Bar

via dei Vecchietti, 5
Evento con la barmaid Hannetta Lee (U’kor Ristorante Coreano e Cocktail Bar, Bari) con Arama London Dry Gin al Radicchio Rosso di Treviso Igt e M’Arama Amaro ai Marroni di Pederobba-Tv, e la partecipazione di Andrea Mansi, titolare di Aramaspirits di Treviso.

Locale

via delle Seggiole, 12r
Come tagliare il ghiaccio Ice3 (promoter Anastasia Artamonova) con il coltello Ice Rooster in acciaio di Michele Massaro, il fabbro degli chef stellati e disegnatore di coltelli di Maniago (Pordenone) con cui rompere, rifinire e scolpire. Dimostrazione con Domenico Dom Carella del Ca.ri.co di Milano e il barmanager Matteo Di Ienno.
Signature cocktail
Perfect Knees
Ingredienti
4,5 cl Tanqueray Gin No. Ten
2 cl Nardini Acqua di Cedro
2 cl lacto pomodoro cordial home made
top 4 cl soda alla fragola home made
4 dash foamer
Preparazione
Shake & strain, servire in coppetta Bolla.

Caffè Concerto Paszkowski 1903

piazza della Repubblica 35r
Evento Distilleria Nardini 1779 con Giacomo Chiarion Casoni (Marketing Manager) e Francesco Smolari (Trade Marketing Specialist) con il barman Antonino Sciortino e Nicola Di Maria, barmanager Luca Manni Lo Sceriffo.
A seguire il Guest Shift con le vivaci barmaid francesi Caroline Noirbusson e Cassandra Droz del Divine Cocktail Bar & Great Food di Parigi, locale gemellato con Caffè Concerto Paszkowsky, che hanno presentato i cocktail Dallas e Momo.
Cocktail Signature
Pure Purple
Ingredienti
4 cl Nardini Liquore alla Mandorla
2 cl Nardini Grappa Extrafine
3 cl chutney carota & mela home made
1 cl succo fresco di limone
3 cl yogurt alla vaniglia
1 cl Nardini Acqua di Cedro infusa al Butterfly Pea Tea home made
Preparazione
Stir & strain, versare in coppetta Nick&Nora.

Gucci Garden 25

piazza della Signoria, 37r
Evento San Pellegrino (Nestlé Waters) con il bartender Alex Frezza (L’Antiquario di Napoli) e la barmanager Martina Bonci.
Signature Drink
Tropical Roi
Ingredienti
30 ml Campari
45 ml Roibos Papaya
top Aranciata San Pellegrino
Preparazione
Build nel tumbler alto con ghiaccio.

Eye Cocktail Bar by Chic Nonna - Palazzo Portinari Salviati

via del Corso 6
Evento Dining With The Spirits Anni ‘80. I favolosi anni Ottanta rivissuti per una sera. Una cena a sei mani con gli chef Vito Mollica che ha presentato il “Cocktail di gamberi al vapore con salsa al whiskey”, Giuseppe Calabrese che ha riproposto uno dei piatti iconici di quel periodo  “Farfalle con vodka e salmone” e Leonardo Romanelli con un altro piatto rappresentativo come il “Filetto al pepe verde”. In collaborazione con Michter’s American Whiskey, Winestillery e Pernod Ricard.
Cocktail Signature
Knockin' On Heaven's Door
Ingredienti
2,5 cl Italicus Rosolio di Bergamotto
2 cl GinArte Distilled Dry Gin
2,5 cl cordiale di osmanto home made
Preparazione
Shake & strain, versare in coppetta fancy Martini.

Harry’s Bar The Garden - Grand Hotel Sina Villa Medici

via Il Prato, 40
Evento Altamura Distilleries Vodka con il bartender Thomas Martini
Signature Cocktail
The Garden
Ingredienti
3 cl Altamura Distilleries Vodka
3 cl Nardini Acqua di Cedro
2 cl Liquore Jovem by Bruno Vanzan
una decina di sferette di succo fresco di mezzo Frutto della Passione
Preparazione
Shake & strain, versare in tumbler medio su cubo di ghiaccio e guarnre con fiori edibili.

Harry’s Bar The Garden - Grand Hotel Sina Villa Medici

via Il Prato, 40
Aperitivo con Cortina Mountain Gin e Cristina Fiorito (brand mixologist) e il bartender Lorenzo Regoli
Martini Cocktail
Ingredienti
6 cl Cortina Mountain Gin
1 cl vermouth dry
Preparazione
Stir & strain nel mixing glass con ghiaccio, filtrare nella iconica coppa Martini raffreddata, accompagnare con spiedino con oliva verde.

La Ménagère Ristorante & Bistrot

via de’ Ginori, 8r
Brunch in Costiera con Walter Iuliucci (Angostura Brand Ambassador Italia), il bartender Beppe Mancini (brand ambassador Magnoberta) con Costiera Gin Sorrento aromatizzato con Mela Annurca Igt e Limoni di Sorrento (distribuito da Eurofood-D&C, Corsico-Mi) e il team del barmanager Denis Paonessa. Il ricco brunch de La Ménagères (ex negozio di casalinghi) stato servito in abbinamento ai sottostanti cocktail.
Signature Cocktail
Early Berry
(dessert in forma liquida)
Ingredienti
4 cl Altamura Distilleries Vodka
1,5 cl Martini Vermouth Riserva Speciale Ambrato
1 cl Fragola al Cacao
2 cl cheescake ai frutti rossi
1,5 cl succo di lime
Preparazione
Stir & strain, servire in tumbler basso.

Negroni in Costiera
Ingredienti
30 ml Costiera Gin Sorrento
30 ml Vetz Aperitivo Magnoberta
30 ml Bitter Martini
Preparazione
Mixing glass, versare in tumbler basso su cubo di ghiaccio, guarnire con scorza di limone.

Costiera Sour
Ingredienti
40 ml Costiera Gin Sorrento
30 ml succo di pompelmo
15 ml sciroppo di camomilla home made
Preparazione
Direttamente nel tumbler basso su cubo di ghiaccio.

Menu del Brunch
Pane tostato con guacamole
Uovo poche fritto e germogli di crescione
Croque Monsieur con prosciutto cotto e formaggio Gruyère
Lasagnetta verde con primizie
Pancake con rondelle di banana e Nutella Ferrero
Mousse leggera profumata al limone con biscuit bagnato con Costiera Gin Sorrento
spremuta di arancia
caffè espresso

Le Botaniche di GinArte Distilled Dry Gin

Prodotto in Greve in Chianti (Firenze), GinArte Distilled Dry Gin celebra le sue botaniche dell’arte attraverso un itinerario in alcuni cocktail bar della città, rendendo omaggio al gruppo delle cinque erbe tintorie che ne contraddistinguono la complessità aromatica. Cinque cocktail unici creati per l’occasione da altrettanti bartender d’eccezione e ispirati al colore del pigmento naturale che gli artisti del Rinascimento ricavavano da queste piante per colorare le loro opere. Foto courtesy Martino Dini. L’abbinamento botaniche/ colore/ cocktail bar/ bartender è il seguente, in ordine di percorso:
Eye Cocktail Bar by Chic Nonna, Reseda Odorosa, Matteo Sanago
Gucci Giardino 25, Robbia, Martina Bonci
Locale, Guado di Montefeltro, Matteo Di Ienno
Picteau Bistrot & Bar, Cartamo, Vincenzo Civita
Santa Cocktail Club, Nepitella, Simone Covan

Seeds cocktail bar - Ostello Tasso

via Villani, 15
Inaugurato solo un decina di giorni fa dal noto bartender Julian Biondi (anche collaboratore di Bargiornale), Seeds Cocktail Bar è un pop up bar temporaneo che ha fatto della sostenibilità e dell’autoproduzione la propria stella cometa. Il primo insediamento è all’interno dell’Ostello Tasso (gestito da Lorenzo Raggiunti) ricavato nei locali di un vecchio oratorio, di cui utilizza il grande salone con palco e bancone (120 mq con 34 posti a sedere). Un attiguo spazio all’aperto di 100 mq permette di far sedere un’altra quarantina di clienti che possono godere della vista di un orto in fase di allestimento.
Aperto tutta la settimana dalle h.18 alle 01 (domenica dalle h.12 alle 15.30), insolitamente osserva il riposo il venerdì e sabato, lasciando in attività il bar alla gestione diretta dell’Ostello. Punto di forza del progetto Seeds (semi) è la produzione della Distilleria Fermenthinks Spirit Cowboys alle porte della città di Firenze, aperta nel maggio 2022 da Julian Biondi insieme con il bartender Matteo Di Ienno e il mastro distillatore Stefano Cigalese, che utilizzano Buffalo Still, alambicco discontinuo da 150 litri a cotta. Oltre che in bottiglia da 50 cl, la produzione di una cinquantina di distillati e liquori (gin, vodka, vermouth, liquori) tailor made utilizza le confezioni più sostenibili bag-in-box da 5 litri. Da citare Nespole! un fantastico “cordiale alle nespole e spezie calde”. La drink list La Stagione di Mezzo propone una serie di drink temporanei, spesso twist on classic.
Con la collaborazione della moglie di Julian Biondi, Anastasia Kovrigina, la cucina del Seeds prepara vari snack food d’ispirazione messicana (80% vegetariani) come nachos, tacos e churros ma con ingredienti italiani di territorio, a partire dalle tortillas realizzate da La Morenita di Bastia Umbra (Perugia).
Non a caso il team della Florence Cocktail Week, Paola Mencarelli in testa, ha tenuto il suo brunch di congedo Bottomless Brunch in questo locale con Iris Gin a fare da protagonista.

The Fusion Bar & Restaurant - Gallery Hotel Art

vicolo dell’Oro, 3 (vicino Ponte Vecchio)
I bartender Sacha Mecocci e Cosimo Pieraccioli, guidati da Nicola Ceccarelli, Food & Beverage Manager di Hotel Lungarno e Continental Hotel Firenze, hanno proposto un twist del Manhattan abbinato a chip di mais e arachidi rivestite della piccante salsa wasabi.
Signature Cocktail
Placeless Story
Ingredienti
45 ml Mitcher’s American Single Barrel Rye Whiskey
20 ml Nardini Liquore Aperitivo Tagliatella
10 ml Amaro Angostura
15 ml sciroppo di zucchero 2/1 home made
10 ml soluzione di acido citrico home made
Preparazione
Stir & strain, versare in coppa alta Nick&Nora.

Al piano superiore del Gallery Hotel Art si è tenuta anche un’esclusiva Michter’s Temporary Speakeasy con degustazione della gamma premium Mitcher’s Whiskey (distribuita da Velier, Genova) con i relativi cocktail Old Fashion, Manhattan e Boulevardier e presentazione di Nicola Rossini (ara manager Sud Europa di Mitcher’s Whiskey).
La panoramica suite con terrazza ha visto all’opera i mixologist Sacha Mecocci, Cosimo Pieraccioli, Marco Colonnelli e Vincenzo Civita. Ospite d’eccezione Nafsika Mouzakiti, speaker greca del recente concorso internazionale Lady Drink by Danilo Bellucci (Gran Hotel Excelsior Palace Portofino Coast di Rapallo).
Mitcher’s Boulevardier
Ingredienti
30 ml Mitcher’s American Rye Whiskey
20 ml exotic vermouth (blend di vermouth rosso e dry, cardamomo, lemongrass) home made
30 ml Yuntaku Amaro di Goya - Velier
Preparazione
Ingredienti nel mixing glass con ghiaccio, versare nel tumbler basso su cubo di ghiaccio.

Cibrèo Ristorante & Cocktail Bar

via dei Vecchietti, 5
Altamura Distilleries e Florence Cocktail Week hanno presentato il gemellaggio Tel Aviv Cocktail Week goes to Florence Cocktail Week! A Journey of a Thousand Miles. Guest Shift con il bartender Sagiv Blum del MooShoo Cocktail Bar di Tel Aviv, il capobarman Alessandro Cambi e il bartender Simone Marchiani.
Signature Cocktail
Sam-ba-hia
Ingredienti
4 cl Leblon Cachaça
2 cl Liquore dell’Etna alla Pera Coscia - Velier
2 cl succo di lime
1 cl shrub allo zenzero (Mieli Thun Aceto di Miele, estratto di zenzero, sciroppo di agave) home made
1,5 cl sciroppo di miele di tiglio home made
2 dash ananas bitters e anice stellato
top foamer vegetale
Preparazione
Shake con ghiaccio & fine strain, versare in coppetta fizz, guarnire con petali di pera disidratata.

Dome

via Il Prato, 18r
Anthology Night Guest Shift by Mavolo Cocktail Show con il vulcanico drink setter Alberto Birollo (Responsabile Spirit Mavolo) e il barmanager Italo Domenico Mercurio che hanno messo in scena Mezcal Koch e Noble Coyote, Tequila Don Ramon, English Gin Eden Mill, vermouth italiano e le toniche Le Tribute, con una coinvolgente colonna sonora di musica funky.
Signature Cocktail
Mind The Gap
Ingredienti
4,5 cl GinArte Distilled Dry Gin
3 cl liquore floreale di Martini Vermouth Riserva Speciale Ambrato home made
1,5 cl tè verde Long Jing home made
Preparazione
Mixing glass, throwing, versare in tazza da tè.

Piña Ricalcolada
Ingredienti
4,5 cl Eden Mill St. Andrews Orange Cocoa Gin
6 cl estratto di ananas home made
2 cl Bacanha Verbena Syrup
2 cl succo di lime
Preparazione
Shake & strain, filtrare e versare in tumbler alto con ghiaccio.
Abbinamento food: crostone con agretti marinati al lime, pepe rosa e caprino alle olive.

Brita talk alla Design Week con le storie di sostenibilità di Lavazza, Cimbali e Unox

Da sinistra, Andrea Coccia, R&D Director di Gruppo Cimbali, Sabrina Arcaro, chief marketing officer di Unox, Michele Cannone, global brand director away from home di Lavazza, Lorenzo Sarvello, amministratore delegato di Brita Italia, Michele Adt, direttore di Confida e Paolo Andrigo, director in Accenture
Esempi concreti di sostenibilità: dal team del Gruppo Cimbali dedicato interamente alle misurazione dell’impatto ambientale e dell’indice di riciclabilità di ogni macchina da caffè all'impegno di Lavazza a Cuba nel rilanciare la produzione locale di caffè con l’obiettivo di contribuire all'efficienza della filiera e alla qualità di vita dei coltivatori in piantagione. Tra le testimonianze raccolte da Brita alla Fondazione Catella anche quelle di Unox, Accenture e Confida

Sostenibilità, sostantivo spesso abusato o usato a sproposito. A mettere le cose nel loro giusto contesto e a dare contenuto a una realtà ormai diffusa anche nel fuori casa ci ha pensato Brita Italia, azienda specialista nel trattamento dell'acqua potabile, che nel corso della Milan Design Week, appena conclusasi, si è fatta promotrice di una serie di iniziative presso la Fondazione Catella intitolate Redesign Your Future che ha visto ovviamente protagonista l'acqua attraverso un itinerario che si è sviluppato in tre aree: un’installazione creativa e di design en plein air, un’esperienza di realtà virtuale fruibile tramite Oculus e, in conclusione, le dimostrazioni sensoriali della Brita Water Wheel insieme agli esperti dell’azienda per osservare e percepire l’acqua da un punto di vista completamente differente dal solito. Un modo originale e creativo per parlare di acqua e per far comprendere la sua importanza per il Pianeta. Non solo installazioni o esperienze, la Fondazione ha anche ospitato una serie di vivaci talk come quello che lo scorso 20 aprile ha riunito alcuni importanti rappresentanti del mondo del fuori casa dedicato alle “Storie di sostenibilità in uno scenario di crescita e cambiamento”.

La sostenibilità, obbiettivo di filiera

Andrea Coccia, R&D Director di Gruppo Cimbali, Sabrina Arcaro, chief marketing officer di Unox, Michele Adt direttore di Confida, Michele Cannone, global brand director away from home di Lavazza e Paolo Andrigo, director in Accenture hanno, dunque, esposto i loro punti di vista sui temi principali dell’etica, del riciclo e della sostenibilità, offrendo, in alcuni casi, spunti decisamente originali. A far da maestro di cerimonia, Lorenzo Sarvello, amministratore delegato di Brita Italia, che ha rimarcato l'importanza della presenza di Brita alla Fondazione Catella nel cuore del quartiere Isola, epicentro della Milan Design Week, come testimonianza del refresh di un brand simbolo di rigenerazione e capacità di reinventarsi. «Il nostro motto oggi è Redesign The Future e cioè puntare eticamente a ridisegnare il modo di bere acqua, coniugando sostenibilità, design ed efficienza». Esatto, ma quanto costa essere sostenere sostenibili? «Costa semplicemente di più - ha affermato Michele Cannone, global brand director away from home di Lavazza - e se tutti oggi vogliono a parole essere sostenibili, non tutti sono disponibili a pagare qualcosa in più per esserlo, consumatori compresi. Le scelte etiche non rappresentano ancora la maggioranza e stiamo vivendo una fase di transizione che sarà condizionata dalle future nuove normative europee. Ma, intanto, bisogna fare qualcosa. Non dovremmo consumare più di quanto non possiamo rigenerare e quando in Lavazza abbiamo cominciato nel lontano 2002 a parlare di sostenibilità ci siamo subito posti l’obiettivo di fare in modo che si possa consumare caffè ancora per molte generazioni. Ciò non è affatto così scontato. È possibile, infatti, che fra 30 anni non ci sia più caffè per tutti. È quindi urgente mettere in campo progetti per aiutare i coltivatori a produrre in modo più efficiente, dandogli sostegno, valore economico e rendendoli orgogliosi del loro operato. Per fare questo abbiamo coinvolto oltre 100mila lavoratori del caffè in tutto il mondo e il nostro La Reserva de iTierra! non è altro che un insieme di blend che sono proprio il frutto dei tanti progetti che abbiamo intrapreso nei Paesi produttori. Ad esempio, a Cuba, Lavazza si è impegnata a rilanciare la produzione locale di caffè, quasi completamente sparita, e a ricostruire la filiera con una mappatura blockchain che abbiamo sviluppato in collaborazione con il Ministero dell’ambiente. In questo modo sappiamo esattamente da dove arriva ogni chicco di caffè e come finisce nelle tazze dei consumatori finale. Questo ci porterà alla costruzione di una filiera molto più leggibile e sostenibile volta a valorizzare la figura dei lavoratori anche agli occhi della domanda internazionale».

Esperienze a confronto

«Per noi - ha aggiunto Andrea Coccia, R&D Director di Gruppo Cimbali - la sostenibilità non è un progetto, ma è una filosofia e una direzione di lavoro che investe trasversalmente tutto quello che facciamo in azienda. Essere sostenibili significa, allo stesso tempo, essere efficienti. D'altronde i nostri clienti richiedono espressamente per le nostre macchine da caffè delle performance di sostenibilità. A tal proposito abbiamo creato all'interno del nostro  dipartimento Ricerca e Sviluppo un team di quattro persone dedicato interamente alla sostenibilità. Per ogni macchina misuriamo ben due parametri: l’impatto ambientale e l’indice di riciclabilità e ogni nuovo prodotto deve rispettare questi standard». Sulla stessa lunghezza d'onda Sabrina Arcaro, chief marketing officer di Unox: «Per noi la sostenibilità è stata un'evoluzione naturale in quanto faceva parte del nostro DNA aziendale già da molto tempo: un impegno che ci ha portato a produrre forni professionali sempre più efficienti dal punto di vista del risparmio energetico e della tecnologia. È un fronte che ci vede quotidianamente protagonisti all'interno della filiera del fuori casa anche nel campo della formazione professionale, sensibilizzando clienti e operatori proprio sui temi della sostenibilità, del risparmio energetico e del contenimento di ogni tipo di spreco». Un impegno quest'ultimo condiviso anche da Paolo Andrigo, director in Accenture, una delle più note aziende di consulenza strategica a livello mondiale che ha dichiarato: «Aiutiamo le aziende clienti a creare delle soluzioni sostenibili al loro interno e, allo stesso tempo, abbiamo creato anche un sistema per misurare l’impatto economico e sociale della sostenibilità. Quello, infatti, della misurabilità del livello di sostenibilità sarà uno dei grandi temi del futuro».

Progetti dal valore etico

Chi della sostenibilità ha fatto una vera e propria bandiera è anche Confida, associazione di categoria che rappresenta, a livello nazionale, l’intera filiera della distribuzione automatica di cibi e bevande. Il suo direttore Michele Adt ha elencato una serie di iniziative prese dall'associazione quali il progetto Rivending, volto al riciclo della plastica dei distributori automatici (dal 2019 ad oggi sono stati installati 13.000 cestini con un risparmio di circa 1.000 tonnellate di Co2), la collaborazione con Banco Alimentare che prevede la ridistribuzione di prodotti alimentari, a diversi giorni dalla scadenza, da 800mila distributori automatici per donarli a organizzazioni caritative e ha aggiunto Adt: «In collaborazione con alcune nostre aziende associate, è stata creata un’officina all’interno del carcere di Bollate dove vengono riparate le vending machine: ciò ha il vantaggio di formare dei tecnici che quando rientreranno nella società civile, avranno già sviluppato delle competenze professionali concrete».

 

 

 

 

Accademia del Caffè Espresso, la vecchia fabbrica è luogo di cultura

Accademia del Caffè Espresso
Il "marzocco"
Il "marzocco"

Tutto gira attorno a un chicco, alla sua storia, la sua cultura, la sua attualità (la sostenibilità è protagonista) e a quel prodotto finito, frutto del genio italiano, che dà il nome a questa storica e attualissima struttura: Accademia del Caffè Espresso. Nel nome e nel logo non c’è un riferimento a chi ha voluto e investito in questo progetto, a sottolineare che si tratta di uno spazio per tutti, dal curioso al coffee lover, dal barista al trainer, dal torrefattore a chi appartiene alla prima parte della genesi del caffè, lo coltiva e lo lavora. Al contempo tutto porta alla realtà di questa sede che dal 1961 al 2009 è stata la fabbrica de La Marzocco con la sua ampia e iconica volta: qui la luce è un’altra protagonista. Superato l’ingresso si entra nella prima parte dedicata alla storia aziendale, a quella del caffè e della macchina espresso, con una breve rassegna storica di modelli, il Bambi Bar che riproduce un’ambientazione anni ’70 e le miscele che allora si offrivano nei locali del Nord e del Sud Italia. Colpisce un tavolo di lavoro con gli attrezzi originali utilizzati in fabbrica. Un posto d’onore è riservato al “marzocco” la statua che riproduce il leone araldico realizzato da Donatello agli inizi del ‘400 per celebrare la città di Firenze e che è parte del marchio aziendale. Quindi la tecnologia con spaccati delle macchine oggi in commercio e il dettaglio di alcuni particolari tecnici all’avanguardia. La prima parte del cammino si conclude negli ambienti dedicati alle origini del caffè, la sua coltivazione, con un forte richiamo all’emergenza climatica; infine una serra riproduce un frammento di piantagione.

Le sale corsi si affacciano su un ambiente ampio e luminosissimo, delimitato sul fondo da un lungo banco bar: qui c’è tanto spazio per eventi, manifestazioni, gare, disponibile per chiunque voglia fare cultura del caffè. Il tetto è la zona ideale per incontrarsi, respirare l’aria e godere la bellezza della natura della Toscana: «Io andavo spesso sul tetto, si stava bene. In pausa andavano tutti a giocare a giocare giù. Io andavo sul tetto. Si stava bene. Il panorama su Fiesole, il Monte Morello e Firenze di là… bellissimo. E di là il bosco. Nel bosco ci s’andava (…) si andava a cercare gli asparagi», racconta una voce anonima su una delle cartoline che ripercorrono l’antica fabbrica e raccolgono le testimonianze di chi qui ha lavorato. Con queste cartoline si può fare un secondo percorso, per fermarsi alle diverse tappe e immergersi nella realtà della fabbrica di ieri, dove si percepiva l’odore del metallo fuso: «l’officina saldatura era sgarrupata, come tanti laboratori artigianali, c’era qualche calendario porno del vecchio saldatore…».

E ancora «Il primo giorno venni su per far un colloquio e trovai Piero ad accogliermi, andai subito in officina.. si è fatta casa con Piero che comprò dei libri e mi assistette… studiava lui e poi veniva a riferire e me… Questo è quello che mi piacque subito de La Marzocco… prima di tutto il capo lavorava con te». Lo stesso orgoglio, la stessa soddisfazione si trovano oggi negli occhi di chi ha pensato e guida le diverse parti dell’Accademia: Marta Kokosar, Massimo Battaglia, Eleonora Angela Maria Ignazi, Silvia Bartoloni, Gianni Tratzi, Stefano Della Pietra.

Nella serraDue passi in piantagione. Un piccolo consiglio prima di lasciare l’Accademia: tornare alla serra e immergersi in solitudine tra le piante: l’odore, l’umidità, la varietà della vegetazione rispecchiano la realtà delle piantagioni “di montagna”. Tutto attorno piante di caffè, con la loro particolarità di portare sui rami contemporaneamente germogli, fiori (per chi è fortunato), frutti verdi e maturi. Magari sarà una “pioggerellina” (che di nuovo riporta alle zone di origine) a riportare alla realtà. Bisogna andare: con la chioma un po’ umida e negli occhi un verde difficile da dimenticare.

Gusto Senape: arriva la nuova limited edition San Carlo

San Carlo Gusto Senape piùgusto
La linea piùgusto si arricchisce della nuova patatina in edizione limitata, dal gusto forte e intenso e leggermente piccante

Prosegue il viaggio nell’esplorazione del gusto firmata San Carlo. L’azienda milanese, tra le maggiori realtà del settore chips e snack, ha arricchito la sua offerta piùgusto con la nuova limited edition Gusto Senape. La nuova referenza, non rappresenta una novità assoluta per il brand, ma un grande ritorno di una referenza che aveva proposto diversi anni fa e molto amata dei consumatori, e quindi la celebrazione di un sapore che non può essere dimenticato.

Un sapore forte e deciso, che rimanda alle coltri di giallo vivo che caratterizzano i campi di senape del paesaggio rurale francese, da dove provengono i semi di vari colori che, grazie a una tradizione secolare, vengono trasformati nella gustosa salsa. Dall’incontro tra questa tradizione e l’arte delle chips nella quale San Carlo è maestra dal 1936, prende vita questa patatina resa ancora più stuzzicante dalla leggera nota piccante.

In arrivo a breve, la nuova Gusto Senape, disponibile nei bar nel formato da 50 g, amplia la gamma piùgusto che conta altre quattro referenze: Vivace, la stuzzicante chips alla paprika, Lime e Pepe Rosa, dal tocco esotico, Pomodorini di stagione, dal gusto mediterraneo dei pomodorini, e Porchetta alle erbe, che unisce al gusto deciso della porchetta i profumi mediterranei di un mix di spezie ed erbe aromatiche (leggiPorchetta alle erbe, la nuova Piùgusto nata dal concorso di San Carlo).

Biometano dalle vinacce: Bonollo spinge sull’economia circolare

Bonollo Biometano (2)
In un'ottica di economia circolare sempre più spinta, la distilleria veneta ha realizzato nello stabilimento di Conselve un impianto che sfrutta le vinacce esauste utilizzate per la produzione delle sue grappe per generare il gas rinnovabile da immettere nella rete di distribuzione del metano

Prodotto di scarto del vino, le vinacce, oltra a dare vita a magnifiche grappe, possono offrire un contributo interessante anche al benessere del Pianeta. Succede a Conselve, in provincia di Padova, dove presso il suo stabilimento Distillerie Bonollo ha messo in esercizio un impianto per la produzione di biometano. L’impianto utilizza i residui liquidi dei processi di distillazione e lavorazione della vinaccia per generare questo un gas rinnovabile in tutto simile al gas naturale, che quindi può essere utilizzato il riscaldamento, la produzione di energia elettrica o per l’autotrazione. Rispetto a quest’ultimo, però, il biometano possiede una grande virtù: non è di fonte fossile e quindi è un gas amico dell’ambiente.

Il nuovo impianto produce una media di 10.000 metri cubi di biometano al giorno, per un totale di circa 2,5 milioni di metri cubi all'anno, che viene immesso, ed è il primo, nella rete di distribuzione del gas di Italgas: una quantità di combustile green capace di soddisfare i consumi medi di circa 3.000 famiglie, offrendo così un importante contributo alla decarbonizzazione dei consumi.

L’opera è stata realizzata in soli 16 mesi, il tempo necessario per la realizzazione dell’upgrade tecnologico dell’impianto di produzione di biogas già esistente nel sito di Bonollo e per la costruzione del collegamento indispensabile per immettere il biometano nella rete di distribuzione. Collegamento che viene gestito attraverso una tecnologia all’avanguardia sviluppata da Italgas, il sistema Dana (Digital advanced network automation), che permette la gestione da remoto del punto di immissione e, sulla base dell’analisi in continuo della qualità del gas prima della sua iniezione in rete, la possibilità di impartire all’impianto ordini e istruzioni a distanza per la regolazione dei flussi.

Vinacce valorizzate a 360°

La realizzazione del nuovo impianto è solo l’ultima delle iniziative di un percorso di innovazione e di economia circolare avviato da decenni da Distillerie Bonollo per ridurre al minimo il suo impatto sull’ambiente. Iniziative ispirate al principio “zero waste” e alla valorizzazione, attraverso il riutilizzo, delle risorse, che ha proprio nelle vinacce le grandi protagoniste.

Dopo la loro distillazione dalla quale prendono vita i pregiati distillati dell’azienda veneta, che ha tra i suoi all’occhiello la Grappa Of Amarone Barrique (leggi Cosa c’è dentro Grappa Of Bonollo: l’analisi del gustosofo) le vinacce esauste, che hanno ormai esaurito il suo potenziale alcolico e aromatico, vengono sottoposte a diverse lavorazioni dalle quali si ottengono preziosi sottoprodotti. A partire dal tartrato di calcio di origine naturale, il sale alimentare utilizzato per ottenere l’acido tartarico che viene utilizzato poi in enologia, nell’industria alimentare e nel settore farmaceutico.

Le bucce di uva essiccate e macinate, ricche di cellulosa e sostanze nutrizionali, vengono invece destinate in parte alla produzione dei mangimi animali e in parte all’alimentazione delle caldaie della stessa azienda, che a loro volta generano il vapore per la distillazione e per essiccare la vinaccia, evitando così l’impiego dei combustibili fossili. Infine, dai vinaccioli si ottiene un olio alimentare dalle particolari caratteristiche dietetiche.

Espresso e cappuccino vincenti per Magrini al Trismoka Challenge

Giancarlo Magrini, vincitore del Trismoka Challenge 2023
Giancarlo Magrini, vincitore del Trismoka Challenge 2023
Entusiasmo, voglia di farcela e di crescere nei sei finalisti della competizione organizzata dalla Torrefazione bresciana, giunta alla 18a edizione.

Emozione, impegno, entusiasmo e più di una sorpresa nella finale della 18a edizione del Trismoka Challenge, il talent show dedicato al caffè che ogni anno coinvolge numerosi istituti alberghieri di Brescia, Bergamo e provincia, con una presenza anche milanese. Se i milanesi erano partiti alle 6,30 per la paura di tardare, e sono arrivati prestissimo, qualche locale si è concesso un po’ più di tempo e la partenza è avvenuta con un certo ritardo. Ma a organizzare al meglio la macchina della competizione affinché rispettasse i giusti tempi ci ha pensato Michael Boffelli, responsabile dell’are formazione della Torrefazione bresciana e regista impeccabile, con tempi ravvicinati tra le sei prove.

Una novità dell’ultima edizione è stato il confronto per la vittoria tra i migliori concorrenti delle sei scuole che hanno partecipato alla competizione: Marco Agazzi - Fondazione ISB di Torre Boldone (BG), Amer Aly - Istituto di Istruzione Superiore Andrea Mantegna di Brescia, Irene Boioni - C.F.P. G. Zanardelli di Clusane (BS), Samuele Broglia - C.F.P. Galdus di Milano, Giancarlo Magrini - C.F.P. Galdus di Milano, Emanuele Magro - Istituto di Istruzione Superiore Andrea Mantegna di Brescia, Paolo Nicoli - Istituto d'Istruzione Superiore Olivelli Putelli di Darfo (BS), Samuel Palaghianu - Fondazione ISB di Torre Boldone (BG), Linda Pennati - Istituto di Istruzione Superiore Andrea Mantegna di Brescia, Kevin Staiano - C.F.P. G. Zanardelli di Clusane (BS), Martina Venturini - C.F.P. Canossa di Brescia, Francesca Zanola - C.F.P. Canossa di Brescia.

Come dicevamo, emozione, mani tremanti e qualche sorpresa: il podio ha visto sul primo gradino Giancarlo Magrini, con 475 punti, seconda la giovanissima e determinata Linda Pennati, 467 punti, terzo Kevin Staiano, 464 punti.

Sorretto da un tifo continuo ed entusiasta, Giancarlo ha condotto la sua prova con apparente tranquillità. Il suo punto di forza sono stati i cappuccini, realizzati con una crema di latte dalla tessitura finissima su cui ha disegnato un cuore: «il mio obiettivo era trasmettere amore e cura per il cliente; quel simbolo di amore è stato apprezzato dalla giuria», dichiara soddisfatto anche perché quella prova gli ha fatto meritare anche il premio per il migliore cappuccino messo in palio dalla Centrale del Latte di Brescia.  

Nelle prime prove Linda non era risultata tra le migliori, forse a causa della sua giovane età (frequenta la prima, mentre gli altri concorrenti sul podio sono di quarta) e di una buona dose di emozione. In finale si è trasformata realizzando le sue prove in modo pulito e inserendo l’effetto scenico di coppette “fumanti” nella consegna del suo drink alcolico a base di caffè.

Kevin, come tutti soddisfatto, ha raggiunto il suo obiettivo: arrivare sul podio e per questo si è impegnato molto: “voleva farcela”. Ha ricevuto un grande supporto da tutta la scuola, soprattutto dal suo insegnante di sala che l’ha seguito con attenzione, rimanendo anche oltre l’orario scolastico accanto a lui nel corso delle prove. È particolarmente soddisfatto del cocktail proposto, composto da 3 cl di whisky, 2,7 cl di Baylis, 1 espresso lungo e 1,5 cl di zucchero liquido; shaker, servire nel bicchiere senza ghiaccio. 

Nel suo discorso di saluto ai ragazzi e a chi li ha accompagnati, Paolo Uberti, amministratore delegato di Trismoka, sottolinea gli elementi di base che caratterizzano il suo modo di porsi nei confronti del mondo del caffè, di chi lavora con lui e che deve avere chiunque vuole avere successo in questo settore: forrmazione, entusiasmo, ambizione e conoscenza. «Senza, non potrete fare nulla nella vita - afferma -. Spero che questo evento vi dia la possibilità di potere pensare di essere qualcuno, nel piccolo o nel grande. Dico sempre ai miei collaboratori che non occorre di essere “re”, ma il “principe” della propria via, per realizzarsi». 

Scorrendo nomi e visi di chi è passato e soprattutto ha vinto un Trismoka Challenge, si scopre che spesso ha primeggiato anche in altre competizioni a livello nazionale o è riuscito a occupare posti importanti in realtà del settore; cosa dà in più partecipare a questa competizione? chiediamo. «Si accende una lampadina… io insisto molto sulle emozioni. Tutti possiamo diventare bravi, basta studiare, impegnarsi, ma è importante fare il salto di qualità, sentire propria la futura professione, metterci del proprio, essere se stessi. Il successo di Trismoka coi giovani risiede nel fatto che sanno ascoltare più dei grandi e se riesco a coinvolgerli, a fare capire quel “di più” che devono mettere negli studi e nel lavoro di domani, che deve essere un lavoro straordinario, do loro una vera marcia in più, lo abbiamo verificato in tanti anni del nostro percorso». Grazie Trismoka.

Da Imoon le nuove soluzioni per dare la giusta luce a ogni locale

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La lampada da tavolo Lilly dal design innovativo e i nuovi modelli di corpi illuminanti della linea Maxi arricchiscono la scelta di soluzioni progettate e prodotte dall'azienda per l'illuminazione dei locali

Dare la giusta luce a ogni ambiente. È con questa filosofia che dal 2010 Imoon progetta e produce soluzioni illuminotecniche per i settori food & fashion design, con un occhio particolare al mondo dei locali. Soluzioni che coniugano funzionalità, design e risparmio energetico e pensate per trasformare componenti e tecnologie di illuminazione in prodotti e progetti capaci di conferire a ogni format un forte carattere distintivo e in armonia con la sua identità. Gamma di prodotti che l’azienda milanese di recente ha ampliato con la lampada da tavolo Lilly e i nuovi elementi della famiglia di corpi illuminanti Maxi.

Un nuovo concept di lampada da tavolo

La prima è una lampada da tavolo, portatile e ricaricabile, a marchio Makris, il brand di alto design di Imoon. Disegnata dall’architetto Andrea Benedetto, la lampada si caratterizza per il design tubolare, essenziale e discreto, che ne fanno un oggetto etereo che illumina diventando quasi impercettibile alla vista.

Studiata per illuminare correttamente la superficie, in termini di distribuzione della luce, e restituire alla vista una sensazione di comfort, in Lilly l’energia parte dalla base, dove è contenuto il circuito di ricarica, e prosegue verso l’alto fino alla sorgente a Led, a differenza delle altre tradizionali lampade da tavolo ricaricabili, che invece concentrano tutta la componentistica nella parte emissiva superiore. La luce attraversa un cilindro in PMMA satinato e viene riflessa verso il basso da un rifrattore a forma di diamante, posto all’estremità superiore del cilindro e protetto da una chiusura. Altra peculiarità è l’accensione, che avviene per oscillazione: la lampada infatti deve essere impugnata e inclinata come fosse una bacchetta magica, reintroducendo così una dimensione sensoriale attraverso l’interazione con l’oggetto. Disponibile in una vasta gamma di colori e finiture, tutte personalizzabili, caratteristica di tutta la produzione Imoon, Lilly ha un’autonomia di circa 7 ore e ha dalla sua anche la comodità di ricarica, grazie a un hub che consente di ricaricare da 5 a 10 lampade simultaneamente con un solo cavetto Usb.

Design ed efficienza

Altra novità è l’ampliamento della linea Maxi, la gamma di corpi illuminanti Led dal design innovativo e pensati da Imoon come alternativa sia ai sistemi in fila continua sia ai proiettori, con i quali si possono anche combinare, per creare progetti illuminotecnici su misura. Proposti in diverse versioni (a incasso, sospensione, plafone e proiettore), i prodotti della linea Maxi permettono infinite possibilità di personalizzazione. Consentono infatti di utilizzare una grande varietà di ottiche (da 30°, 60°, 90°, asimmetriche e batwing), per una distribuzione di luce uniforme o d’accento a seconda delle caratteristiche dell’ambiente e della necessità del locale, e di impostare la temperatura della luce, spaziando dalle tonalità più fredde fino a quelle più calde.

Arricchiscono la linea il nuovo modello a binario Maxi P Slim, dal design minimal nella forma e nelle dimensioni. Un prodotto sottile e compatto proposto in tre geometrie per una maggiore varietà di soluzioni illuminotecniche: Versione 1×6, dall’estetica simile ai modelli lineari, Versione 1×3, dotata di pannello ruotabile, per una maggiore flessibilità e un fascio ancora più personalizzato, che si può modificare rapidamente, e Versione 2×3, con due driver con collegamento su due fasi, che permettere di accenderne solo una, riducendo i consumi e l’emissione luminosa del 50% ma mantenendo inalterata la distribuzione della luce. Ognuna versione è disponibile nella configurazione orientabile ed è compatibile con Casambi, un sistema wireless avanzato di controllo basato su tecnologia Bluetooth low energy (Ble) che permette di gestire le luci, raccogliendo anche i dati per il loro corretto funzionamento, da smartphone e tablet, e perfette di creare scenari di illuminazione personalizzati, favorendo un maggior risparmio energetico.

Altra novità è Maxi P Line, versione dalle dimensioni ancora più ridotte, disponibile in quattro modelli, tra i quali spicca quello con staffa laterale che rende il corpo illuminante ruotabile e orientabile. Infine, Maxi P Dark, la versione più minimal e avanzata, in due formati, con ottiche dark light che rendono l’illuminazione priva dell’effetto abbagliamento per un elevato comfort visivo che la rende adatta a zone come l’area cassa.

Scelti i 20 finalisti della Wine Cocktail Competition 2023

Wine Cocktail Competition
Wine Cocktail Competition
La Wine Cocktail Competition 2023, che si svolgerà il 20 giugno nel settecentesco Palazzo Paternò di Caserta, includerà anche momenti di approfondimento dedicati alla mixology

Torna il 20 giugno a Caserta la Wine Cocktail Competition che, per l'occasione, si rilancia alla grande scegliendo come teatro di gara una maestosa location: l’antico Palazzo Paternò a Caserta. Cambia la formula. Quest’anno ogni bartender presenterà tre ricette in otto minuti, con al centro il vero protagonista di questa gara unica nel panorama nazionale: il vino.

Organizzata dal bartender e sommelier Renato Pinfildi (co-proprietario dell’Hide Speakeasy di Caserta), la Wine Cocktail Competition ha raccolto anche quest'anno tantissime candidature provenienti da ogni parte d’Italia: dalla Sicilia alla Sardegna, dalla Toscana al Piemonte.

Sono venti i bartender selezionati:

Gianluca Parisi - Casual Restaurant e Lounge bar, Ponterosa (Messina)

Pellegrino Sirignano - La Nuit Cafè, Aversa (Caserta)

Stefano Armando Gargiulo - In Beach Resort, Paestum (Salerno)

Pasquale Russo – 33, Aversa (Caserta)

Elena Cioce – Alleria, Aversa (Caserta)

Domenico Sorrentino – Beluga, Torvaianica (RM)

Tiziano Zanobini - Funí 1898, Montecatini Terme (Pistoia)

Massimo Passaro - Giardino dei Tigli, Avellino

Luca Formicola - Paparazzo Roof Top Meridien Hotel, Roma

Paolino Nigro - Cinquanta Spirito Italiano, Pagani (Salerno)

Miriam Troccoli - Cantine Sociali Vomero, Napoli

Tony Musella - Mabe Aperitif Wine Bar Pomigliano D'Arco, Napoli

Francesco Maria De Rosa – Happening, Napoli

Mattia Nicoli – Skafè al Casotto, Otranto (Lecce)

Carmine Botta -  Champs Elysees Café, Siano (Salerno)

Vincenzo Palumbo – L’Antiquario, Napoli

Alessio Corsi - Kraken Piglio, Frosinone

Giovanni Curcio - Arienzo al Corso, Salerno

Vincenzo Bottone - Giardino di Marzo, Aversa (Caserta)

Edoardo Vola - Vola Bontà, Cuneo

La competizione, nata col nobile scopo di raccogliere fondi per Telethon, è organizzata da Renato Pinfildi co-proprietario dell’Hide Speakeasy di Caserta, con la media partnership di Bargiornale. La regola di questa sfida rivolta ai bartender professionisti è molto semplice: ogni ricetta deve essere a base di vino.

Le etichette con cui miscelare sono in prevalenza di aziende campane, ma non solo. Saranno presenti: Bianchini Rossetti di Casale di Carinola (Ce), Nifo Serrapochiello di Ponte (Bn), Il Verro di Formicola (Ce), Tenuta Cavalier Pepe di Sant’Angelo all’Esca (Av), Bellaria di Montefalcione (Av), Defilippi i Gessi di Oliva Gessi (Pv), Cantine Paololeo di San Donaci (Br), Vignaioli Morellino Scansano di Scansano (Gr), Cantine Benvenuto di Francavilla Angitola (Vv), Cantina Gaggiano di Lessona (Bi) e Cantine Pellegrino di Marsala (Tp). Presenti anche i partner storici: Cafè du Monde ed Enoteca Il Torchio di Caserta.

La manifestazione ha il supporto di associazioni e club legati sia al mondo del vino sia a quello della miscelazione. Parliamo, tra agli altri, di Ais (Associazione Italiana Sommelier), Aibes (Associazione Italiana Barman e Sostenitori), Aibm (Associazione Italiana Barman & Mixologist) e del Classic Cocktail Club, fondato nel 1995 da un’idea di Franco Zingales, al tempo caporedattore di Bargiornale, nato per rilanciare e promuovere le ricette che sono alla base della storia del bere miscelato nel mondo.

Non mancheranno i momenti dedicati alla mixology, con le masterclass di Elia Santomartino per Nonino Distillatori, di Ilaria Bello per Fabbri 1905, di Emilio Rocchino per Macchia Vermouth, oltre a quella relativa alla nascita del Falernus, raccontata da Tony Rossetti, proprietario dell’Azienda Vinicola Bianchini Rossetti.

 

Hoop Coffee Brewer di Ceado, pratico al bar e a casa

Gian Andrea Sala durante la presentazione
Semplice da utilizzare, resistente e di facile pulizia, effettua in autonomia l’estrazione, dando libertà di movimento al barista

Il design è piacevolissimo e invita a scoprirlo. Protagonista è Hoop Coffee Brewer, l’ultimo accessorio messo a punto in Ceado al fine di permettere a chiunque di realizzare un caffè filtro, in tutta semplicità.

Lo ha presentato un entusiasta Gian Andrea Sala, titolare della caffetteria specialty con microroastery Spirit of Coffee di Urgnano (BG). Lo compongono due pezzi: la Filter Tower, ovvero il cilindro in cui si pone il macinato e la Water Crown, il contenitore al cui interno si inserisce la prima parte, e in cui si versa l’acqua, che grazie ad alcuni fori penetra nella polvere dando il via al blooming e quindi alla percolazione.

L’intensità e l’aromaticità della bevanda si possono modulare variando la grammatura (quella suggerita per iniziare è di 60 g/litro) la macinatura (una via di mezzo tra quella da filtro e quella indicata per la french press) e la temperatura dell’acqua (92-94°C). La dimostrazione è stata fatta con un Etiopia Gold River naturale e un Papua Nuova Guinea Kordwai lavato di Spirit of Coffee. Il primo, con una macinatura un po’ più grossa, ha dato una bevanda leggera, piacevole e aromatica; il secondo, stretta un poco la macinatura, ha visto prevalere il corpo e la rotondità del gusto.

Perché averlo tra gli accessori al bar? «Perchè - spiega Sala - lavora in autonomia, dunque mentre si realizza l’estrazione, si può tranquillamente pensare ad altre preparazioni al banco bar; inoltre il prodotto che si ottiene è eccellente; insomma un bel vantaggio. Il già lo uso nel mio locale». Al pari della french press, inoltre si può portare al tavolo già assemblato, con il caffè che percola e lasciare al cliente il compito di togliere Hoop dal contenitore sottostante e versare la bevanda, oppure permettergli di realizzarla da sé, portando al tavolo gli ingredienti (macinato e acqua calda). Qualora la sua semplicità dovesse conquistare la simpatia del consumatore, si avrà un nuovo acquirente di caffè di pregio (i pacchetti da asporto non devono mai mancare in una caffetteria): sarà facile fargli comprendere la differenza tra un’estrazione realizzata con una normale miscela e una con un caffè di qualità, meglio se di piantagione.  

In pratica. Osserviamo l’utilizzo di Hoop passo dopo passo. Dopo avere svitato le due parti, porre il filtro sul fondo della water crown, al centro, quindi avvitare il cilindro centrale, fino a quando la carta filtrante risulterà bloccata. Bagnare con acqua calda il filtro al fine di ripulirlo da eventuali residui e svuotare dall’acqua percolata il contenitore sottostante. Porre il caffè (15 gr) sopra il filtro avendo cura di pareggiare bene il macinato dando dei piccoli colpi sulle pareti del coffee brewer, quindi versare tutta l’acqua (250 ml) nella parte esterna circolare: grazie ai fori presenti lungo tutta la circonferenza della Filter Tower, l’acqua si distribuisce e attraversa il caffè in modo regolare, senza creare vie preferenziali. Conclusa la percolazione, togliere il brewer dal contenitore sottostante e versare in un bicchiere la bevanda ottenuta.

Hoop misura 13,2 x 8,4 cm, tutti gli elementi si smontano facilmente e si possono lavare sotto l’acqua o in lavastoviglie. Il coffee brewer, realizzato in plastica durevole Bpa free, è facile lavare e resistente nel tempo.

École Ducasse, Luc Debove: «Nel nostro corso le fake cake diventano vere»

Il Direttore ed Executive Chef dell'ENSP di École Ducasse presenta il nuovo corso dedicato alla pasticceria artistica: otto moduli tra cui uno dedicato alle fake cake commestibili

L'École Nationale Supérieure de Pâtisserie (ENSP), scuola di fama mondiale nelle arti della pasticceria e della gelateria con sede a Yssingeaux, arricchisce la propria offerta formativa con la creazione del Diplôme d'Expert en Pièces Artistiques. Questo nuovo titolo è stato appositamente pensato dall'École Ducasse per i professionisti della pasticceria che desiderano migliorare le proprie competenze, in particolare dal punto di vista artistico.

Come si articolerà il corso di pasticceria artistica

Il corso, unico nel suo genere, sarà tenuto in inglese per un periodo di otto settimane a partire dal 3 luglio 2023. Ad ogni settimana sarà dedicata l'esplorazione di un modulo di pasticceria artistica. L'obiettivo di questo programma è sviluppare creazioni artistiche, in particolare per la produzione di dolci secondo lo stile dell’Optical Illusion. Ci si focalizzerà sulla produzione di sculture fatte di cioccolato, zucchero e ghiaccio, oltre a wedding cake e croquembouches. Uno dei punti di forza di questo programma intensivo è il suo approccio personalizzato e differenziato. Inoltre, il 96% delle competenze acquisite attraverso la pratica. «Agendo come un vero e proprio supporto artistico, gli chef tratteranno la sugar art, la scultura di ghiaccio, le creazioni artistiche a base di cioccolato, le torte nuziali, i croquembouches, i pezzi di nougatine e le fake cake - spiega Luc Debove, Direttore ed Executive Chef dell'ENSP di École Ducasse - La formazione è stata concepita per dare agli studenti tutti gli strumenti necessari per affrontare una domanda sempre crescente da parte del settore».

Luc Debove: «Ai professionisti si chiede sempre di più»

In cosa consisterà il corso dedicato alla pasticceria artistica?

Il corso si articolerà in otto moduli, tutti dedicati alla pasticceria artistica. La novità del corso sarà il focus sulle fake cake. Oggi di gran moda sui social, ci hanno ispirato nell'immaginare un modulo in cui creare torte artistiche ma non di plastica, bensì commestibili. Per farlo, ci serviremo di tutte le tecniche dell'arte dolce, illustrati dai 21 pastry chef residenti all'Ecole Ducasse. Lo scopo è rendere vere queste torte di plastica ad effetto wow, unendo il buono e il bello.

Quali sono le opportunità professionali che la pasticceria artistica può offrire?

Si vuole sempre di più dai pasticceri. Si è sempre in caccia di novità e tutti i pasticceri dovrebbero poter investire sulla propria formazione per poter arricchire le proprie creazioni con sculture di ghiaccio, lavori in zucchero e altri lavori simili. Ciò amplia le possibilità per il proprio lavoro. Nella mia carriera ho creato wedding cake da 50 mila euro. Ho fatto sculture di ghiaccio per Fiat, Ferrari e Ducati. Per questo penso che investire in un corso come il Diplôme d'Expert en Pièces Artistiques sia un investimento che si ripaga anche con una sola torta. Tutti i pasticceri devono avere la possibilità di fare cose incredibili, nuove, più belle rispetto a quelle dei propri competitor.

Quanto conta la formazione continua, il cosiddetto longlife learning, nella pasticceria contemporanea?

Quando si viene a sapere che un pastry chef e la sua squadra propongono novità ad alti livelli di eccellenza, il lavoro di questo team crea nuove opportunità. Si arriva a qualificare alberghi e ristoranti con questo tipo di squadre. La formazione continua è importantissima per crescere, ma va accostata alla pratica quotidiana. Ciò che conta è avere delle solide basi. Da autodidatta, dopo 35 anni di esperienza, posso dire che con un corso come questo avrei risparmiato 10 anni di pratica.

Credito imposta Pos 2023: come funziona

Foto di tomekwalecki da Pixabay
Una guida chiara ed esaustiva per ottenere il beneficio fiscale sulle commissioni relative ai pagamenti elettronici. Con tutte le indicazioni da riportare nel modello Redditi 2023

Il credito imposta Pos, ovvero sulle commissioni relative ai pagamenti elettronici (carte di credito, di debito o prepagate o altri strumenti tracciabili) è riconosciuto agli esercenti:

  • con ricavi e compensi relativi all'anno d'imposta precedente di ammontare fino a 400.000 euro;
  • nella misura del 30% delle commissioni addebitate relative a cessioni di beni e prestazioni di servizi rese nei confronti di consumatori finali;
  • per le commissioni del periodo dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022, il credito è aumentato al 100% se vengono utilizzati registratori che consentono la trasmissione elettronica dei dati dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle entrate.

Il credito d'imposta

  • non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini Irap;
  • non rileva ai fini del rapporto sulla deducibilità di alcuni costi;
  • è utilizzabile esclusivamente in compensazione con modello F24 (codice tributo 6916), dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di maturazione del credito e dei redditi relative ai periodi d'imposta successivi fino a quello in cui si azzera.

Come dividere le commissioni

Gli operatori finanziari che mettono a disposizione i sistemi di pagamento trasmettono telematicamente all'Agenzia delle entrate le informazioni necessarie al controllo del credito d'imposta, secondo modalità e criteri stabiliti dalla Banca d'Italia.

Il problema pratico da risolvere è come dividere le commissioni derivanti da pagamenti da consumatori finali dalle altre verso imprese o professionisti, possessori da partita Iva.

Bisogna dire che normalmente le imprese o professionisti con partita Iva, richiedono la fattura per poter anche detrarre la stessa Iva.

Questo schema può essere di riferimento:

Emissione di: Indicazione di:
Fattura immediata (o documento commerciale seguito da fattura) Solo codice fiscale Anche o solo

partita Iva

Documento commerciale Nulla o solo codice fiscale
Destinazione: B2C Business to consumer B2B Business to business
Consumatore finale Impresa o professionista

Dal prospetto emerge che ciò che caratterizza l’impresa o il professionista è la partita Iva.

La maggior parte dei documenti commerciali (scontrini) sono senza né codice fiscale e né partita Iva per cui si ritengono emessi nei confronti di consumatori finali.

Le indicazioni da inserire nel modello Redditi

Il riconoscimento credito d’imposta comporta anche tutta una serie di indicazioni da inserire nel modello Redditi.

Per le ditte individuali e le società di persone in contabilità ordinaria e per le società di capitali si indica nel campo RF55 della dichiarazione di redditi e nel campo IC57 della dichiarazione Irap la variazione in diminuzione per il credito di imposta imputato tra i proventi del conto economico ma che non viene tassato.

Coloro che tengono la contabilità semplificata non indicheranno semplicemente tale provento nel quadro RG.

Inoltre, i campi da compilare per il modello RU sono:

RU1 - codice identificativo del credito di imposta: H3.

RU2 - eventuale residuo precedente non utilizzato (da RU Redditi 2022 anno di imposta 2021).

RU5 – credito del periodo, nell’ultimo campo a destra (colonna 3) ammontare del credito di imposta maturato nel 2022.

RU6 - credito di imposta compensato con modello F24 fino al 31 dicembre 2022.

RU8 - eventuale credito di imposta compensato in misura superiore e riversato.

RU10 - credito d’imposta attribuito per trasparenza ai collaboratori dell’impresa familiare; per ciascun anno di maturazione del credito trasferito nell’anno deve essere compilato un rigo della sezione VI-B con indicato il codice del credito (58), l’anno di maturazione, il codice fiscale del collaboratore e l’importo ceduto.

RU12 - eventuale credito di imposta residuo, da riportare nella successiva dichiarazione corrispondente a RU2 + RU5 - RU6 + RU8 – RU 10.

I restanti righi dispari non sono compilati, perché il credito di imposta può solo essere utilizzato in compensazione con modello F24.

Aiuti de minimis

Siccome il credito è concesso nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti per gli aiuti de minimis, bisogna anche compilare il modello RS 401 aiuti di stato, codice aiuto 58; ammontare del credito di imposta maturato nell’anno (uguale a RU5, colonna 3), la forma giuridica (campo 12), la dimensione di impresa (13) e il codice Ateco (14); nel campo 15 “Settore” deve essere indicato il codice 1 (generale).

L’importo maturato nel 2022 deve essere indicato nei campi “Importo totale aiuto spettante”, campo 17.

Va tenuto presente anche il rigo RS402, nella maggioranza dei casi si barra la casellina “Assenza di Impresa Unica”.

Nel caso di imprese collegate o controllate (cosiddetta “impresa unica”) si indicano, i codici fiscali delle imprese che rientrano nell’ambito dell’impresa unica.

Per quanto riguarda la verifica delle soglie massime di aiuti de minimis il credito è da indicare nella dichiarazione dei redditi per l’esercizio di maturazione (maturato nel 2022 indicato nella dichiarazione dei redditi presentata nel 2023); viene iscritto nel Registro nazionale aiuti (Rna) nell’anno ancora successivo (nel 2024) per cui solo da tale anno che rileverà per il rispetto delle soglie massime che saranno fissate per tale periodo (ora il limite è pari ad euro 200.000 su un periodo di 3 anni).

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