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Con O-I Expressions la bottiglia diventa un’opera d’arte. E di marketing

O-I Expressions
L’innovativo servizio di O-I Glass, colosso della produzione del vetro alimentare, permette di personalizzare pack in vetro con grafiche e decori, avendo come unico limite la propria fantasia. Con la massima flessibilità in termini di volumi, è anche possibile decorare la bottiglia con rilievi stampati in 3D

Massima personalizzazione, estrema flessibilità e sostenibilità: sono le virtù di O-I Expressions, un servizio di stampa digitale su vetro sviluppato da O-I Glass, gruppo statunitense leader mondiale nella produzione di packaging in vetro per l’industria alimentare e delle bevande. Gruppo che vanta 120 anni di storia e una presenza in 20 Paesi del mondo, tra i quali il nostro, dove è presente con O-I Italia, che conta 11 stabilimenti dislocati da Nord a Sud della Penisola.

E, nel segno dell’innovazione, è nato questo servizio, pensato per portare su nuovi livelli le possibilità di personalizzazione degli imballaggi in vetro. Un servizio che arricchisce la bottiglia di nuove funzionalità, facendone, oltre che un contenitore, un potente strumento di marketing e un’opera d’arte multidimensionale.

La bottiglia come una tela

La tecnologia O-I Expressions, in pratica, trasforma il contenitore in vetro in una sorta di tela pittorica, che può essere decorata con la massima libertà, con grafiche e decori personalizzati e su misura, avendo come unico limite – sia per disegni, forme e colori – la propria fantasia. Prendono così vita pack unici e originali che consentono a ogni realtà di differenziare il proprio prodotto.

Tutto con la massima flessibilità sia per quanto riguarda i volumi di produzione, che possono essere anche molto ridotti, sia per possibilità realizzative. Per esempio, per la stessa tiratura di stampa è possibile cambiare grafica per ogni singola bottiglia, modificare i colori o una parola, oppure serializzare le bottiglie applicando un numero sequenziale o un codice individuale fisso, come un QR code o Datamatrix 2D. Caratteristiche che ne fanno una soluzione perfetta anche per lo sviluppo di pack per edizioni limitate o speciali, campagne lampo, eventi promozionali.

Veloce e sostenibile

Caratteristiche alle quali si aggiungono la velocità – in quanto la tecnologia stampa fino a 60 bottiglie al minuto – e la sostenibilità, aspetto da sempre al centro dell’operare del gruppo. O-I Expressions utilizza, infatti, inchiostri organici, che coprono tutto lo spettro di tonalità Pantone e che non influiscono sulla riciclabilità del vetro, sempre garantita al 100%.

O-I Expressions Relief: la tela si fa scultura

Ma non solo, perché accanto alla versione base, O-I Glass ha messo a punto anche il servizio premium O-I Expressions Relief, che permette un ulteriore salto nella personalizzazione del pack giocando con i sensi. Una soluzione rivoluzionaria che consente di creare rilievi personalizzati, stampati in 3D, sui contenitori in vetro, come effetti tattili quali l’embossing (neutro o a colori) anche molto complesso, sempre con la stessa libertà, flessibilità e velocità di produzione garantite da O-I Expressions.

In questo modo la bottiglia, da tela bidimensionale, si trasforma in una scultura: un oggetto di marketing esperienziale, con il quale il consumatore può interagire attraverso il tatto.

Terza tappa in rosa al Coffee Grinder Championship

Fabio Verona e Nadia Giacomelli
Fabio Verona e Nadia Giacomelli
Due bariste si aggiudicano la finale di domenica 3 dicembre nell’ambito del Milan Coffee Festival. Inusuale la ricetta messa a punto da Antonelli Specialty Coffee.

Si è completata la rosa dei finalisti che si contenderanno il titolo 2023 del Master Coffee Grinder Championship nella finale milanese in programma nell’ambito del Milan Coffee Festival, che si svolgerà tra il 2 e il 4 dicembre prossimo presso Superstudio PIù. 

La terza tappa, come sempre guidata con entusiasmo dall’ideatore del format, Fabio Verona, trainer di Costadoro e autore del libro Professione Barista - Manuale pratico per l’espresso perfetto, si è svolta presso lo spazio dedicato al mondo della caffetteria Officina Dalla Corte, il nuovo hub di formazione dell’Azienda di Baranzate (MI). 

Nel primo pomeriggio i concorrenti hanno provato le apparecchiature della competizione: la macchina espresso a un gruppo Studio di Dalla Corte progettata per adattarsi anche agli spazi più piccoli con le prestazioni di una macchina professionale, e il macinacaffè Grindie, costante, preciso e affidabile. Quindi ha preso il via la competizione che ha visto all’opera 7 concorrenti: Nadia Giacomelli, Ilaria Izzo, Federico Maggiulli, Mimma Abbaduto, Gianluca Tofani, Michael Boffelli e Matteo Colzani.

Si sono confrontati con un caffè brasiliano della International Women’s Coffee Alliance, proveniente dalle alture dell’alta Mogiana, processato con metodo naturale e tostato da Antonelli Specialty Coffee che l’ha presentato in una bella confezione rosa con in primo piano il logo dell’Iwca. Grammatura e macinatura potevano condizionare notevolmente il risultato in tazza dando un espresso con un gran corpo, una buona acidità di frutti rossi e la dolcezza della frutta tropicale, oppure un corpo medio e setoso, una bassa acidità e una grande dolcezza, con note di frutta secca ed essicata: prugna, uvetta e cascara. Il secondo profilo è stato scelto per la competizione e ha messo non poco in difficoltà i concorrenti: la ricetta scelta era infatti di 18 gr in, 57 gr out in 25 secondi, con un tds di 5.85; un’estrazione fuori dai classici canoni, che permetteva di esaltare le note dolci e la rotondità del caffè.

Ormai rodata la giuria composta dal campione in carica Luca Bernardoni, dal trainer Luigi Pillitu e dal tecnico Gilberto Guidi, guidati dal capo giuria Luca Ventriglia, mentre ad assicurare condizioni di lavoro sempre ottimali ci ha pensato lo Specialista del Pulito di pulyCaff Andrea Antonelli, che dopo ogni prova ha pulito con cura la macchina espresso con pulyCaff Verde e il macinacaffè con pulyGrind Crystals e pulyGrind Hopper.

Con questo particolare caffè delle donne sono state proprio le due concorrenti a trovare migliore accordo, avvicinandosi maggiormente al profilo descritto dai giudici. Si è classificata prima Nadia Giacomelli, Maestro del caffè Aicaf e barista di lunga esperienza, seconda Mimma Abbaduto titolare del locale Caffè Diem di Vigevano (PV).

L’appuntamento per la finale italiana è al Milan Coffee Festival domenica 3 dicembre alle 11,30 presso lo stand di Dalla Corte, che ha deciso di ospitare l’importante competizione. 

Con Nadia Giacomelli e Mimma Abbaduto gareggeranno Federico Cecconi ed Emilio Tufano, vincitori della tappa presso la Torrefazione Diemme; Francesco Orsi e Alessandro Regna, vincitori della tappa torinese con Costadoro Caffè. 

C’è un gran Rumore a Milano

Rumore_apre
Sotto la guida di Francesco Cione e Sossio Del Prete apre Rumore, american bar "figlio" del ristorante di carne Beefbar, a Milano. Un omaggio a Raffaella Carrà e una promessa: animare Piazza del Quadrilatero con un'offerta food&beverage al top, musica dal vivo e servizio informale

«Na, na

Na, na, na, na

Na, na, na, na, na, na, na, na

Na, na, na

Na, na, na, eh»

la intro
di Rumore
cantata da Raffaella
Carrà

1974

Doppio petto e piercing come stile di servizio. Cinque stelle lusso, ma anche easy, divertenti e inclusive. Raffaella Carrà, per la quale il mondo era popolato di «creature», tutte con pari dignità di amare ed essere amate, sarebbe sicuramente entusiasta di questo omaggio. Si chiama Rumore (anche) in onore a lei – mancata nel 2021 – l’american bar che apre in questi giorni in Piazza del Quadrilatero, nel contesto dell’hotel Portrait Milano, nell’ex Seminario Arcivescovile vicino a piazza San Babila trasformato dal Gruppo Ferragamo in polo dell’hospitality top. Rumore è l’attesissimo “figlio” del Beefbar di Riccardo Giraudi, il ristorante di carne di lusso aperto dallo scorso anno, che si trova proprio lì accanto e con il bar è in contatto strettissimo.

Stile di servizio giocato sui contrasti

Dopo oltre cento anni di silenzio, lo staff di Francesco Cione e Sossio Del Prete (rispettivamente Corporate Bars & Beverage Director del gruppo Giraudi e Bar manager di Rumore) promette di dare spettacolo nei locali che ospitavano la sacrestia del seminario (Beefbar è, invece, nella ex cappella) e che oggi vedono protagonisti un’enorme glittering ball che pende dal soffitto, specchi e velluto, un piccolo palco per la musica dal vivo tutte le sere contornato da un maxi schermo led rosa, in un clima a metà tra disco e jazz club. «Siamo svestiti di formalità – spiega a Bargiornale Francesco Cione – vogliamo far si che questo sia un luogo accogliente, nel quale i clienti si sentono a loro agio. Questa è la priorità. Lo faremo con uno stile di servizio allineato a quello di Beefbar, dove siamo in doppio petto ma lasciamo libertà allo staff per quanto riguarda il grooming. Quindi smalti vistosi, tatuaggi, piercing sono ok. Vogliamo vivere di contrasti, facendo sentire a casa le persone palesando libertà di espressione».

Rumore1
La sala principale di Rumore: al centro il palco che ospita live show musicali tutte le sere

Selezione vintage firmata Francesco Cione

Dodici persone nello staff, aperto sette giorni su sette solo la sera, dalle 18, Rumore promette di animare Piazza del Quadrilatero investendo in futuro sullo spazio esterno. Intanto, il primo investimento è nel bottigliere, con una selezione di spirit d’eccezione firmata Cione. «Vogliamo far passare il messaggio che il mondo dei distillati è cultura infinita. Grazie a un gran lavoro di ricerca abbiamo creato anche una selezione vintage: abbiamo dei blasonatissimi Macallan, come un 18 y.o. del 1969, un Glenfiddich 8 y.o. di fine anni ‘80 - primi ’90, prodotto molto semplice, all’epoca indicato in etichetta come Pure Malt perché la dicitura Single Malt non era ancora sdoganata in Italia, ma sostanzialmente un Glenfiddich base prodotto 35 anni fa. Questo e altri prodotti della nostra selezione danno la possibilità all’ospite di capire e apprezzare le differenze e le evoluzioni nei metodi di produzione».

Drink list progettata senza strafare e focus sugli analcolici

Veniamo ai cocktail. In soft opening Rumore propone, accanto ai classici Ginto, Paloma e Old Fashioned, qualche anticipazione di una drink list ancora in fase di studio. Spiega Cione: «Vogliamo lavorare sul tema senza strafare, il cliente deve avere la consapevolezza di quello che beve, ma percepire che è stata data una nuance, che l’ingrediente è stato utilizzato in un certo modo, che quello è il nostro Americano e il nostro Negroni. Non vogliamo esagerare con la tecnica, ma vogliamo far sì che risulti al servizio della qualità dei prodotti, che oggi ci danno quasi tutto quello di cui abbiamo bisogno. Deve aiutarci a migliorare ulteriormente l’esperienza di gusto e olfattiva». La carta definitiva avrà una quindicina di cocktail. I primi spoiler: Hula Hoop (Cocoa Nibs, Amaro Lucano Anniversario, Mancino Rosso, Chili Poblano, Verjus, Fever Tree Soda Water), Rafiki (Zacapa 23, Magic Banana Water, Mancino Secco, Southern Wine, Lustau Palo Cortado, Vanilla), Chica (Ardbeg Ten, Freeze-Dried Strawberry, Verjus, Maple, Sexy Strawberry Soda). «Lavoreremo molto anche sugli analcolici, per dare loro una dignità e per portarli fuori dalla “serie B” dove ancora troppo spesso vengono collocati».

A completare la proposta dedicata all’aperitivo c’è una selezione di street food firmata Beefbar. «Una fortuna poter sfruttare questa sinergia», chiude Francesco Cione. «Beefbar ha un menu di antipasti-street food che si sposano benissimo con la ristorazione “da bar”, piccoli finger di altissima qualità sempre con la carne protagonista, perfetti per la condivisione». Ed ecco gli assaggi di Mini Quesadillas, Bao Bun, il Croque Monsieur, le Rumore meatballs solo per citarne qualche proposta.

Si pensa già a replicare il format

Con queste premesse, c’è tutto per fare bene. Il cocktail bar apre ufficialmente i primi di dicembre e tutto questo rumoreggiare, per ora, è un unicum, come unica è la location dell’ex Seminario (e unica era la Carrà, aggiungeremmo). Però, a rodaggio finito, questo mini bar si preannucia come format replicabile. «Io da sola non mi sento sicura… Sicura», cantava la Raffa. Ecco, appunto, lo sapeva anche lei: in compagnia è meglio.

Oleato, il distillato alle olive firmato Tripstillery

Oleato nuovo
Partorito dalla mente creativa di Flavio Angiolillo, il nuovo distillato è preparato con olive, foglie di ulivo e olio extravergine. Da servire liscio, offre tante possibilità anche in miscelazione

Olive, foglie di ulivo e olio extravergine sono le materie prime un po’ insolite dalle quali prende vita Oleato, il nuovo distillato di Tripstillery, il pionieristico cocktail bar con distilleria aperto nel quartiere Porta Nuova a Milano dalla premiata ditta della bar industry Flavio Angiolillo & Co (leggi Apre a Milano Tripstillery, il cocktail bar con distilleria).

E come sperimentale e innovativa è la formula del locale, che offre ai visitatori, oltre a un’esperienza di miscelazione e cibo di qualità, anche la possibilità di realizzare un proprio distillato personalizzato, altrettanto lo sono le creazioni in fatto di spirit del locale. Il nuovo prodotto, frutto della mente creativa di Angiolillo ne è un perfetto esempio.

«Da tempo desideravo creare un prodotto a base oliva, per l'intensità che questa materia prima riesce a dare ai cocktail e la particolarità del suo sapore e dei suoi aromi - racconta il mixologist -. Sul mercato sono disponibili diversi spirit aromatizzati con questo ingrediente, ma non un distillato puro al 100%: una lacuna che abbiamo voluto colmare». Da qui è cominciato il lavoro di ricerca e sperimentazione per metterne a punto la ricetta, realizzata in collaborazione con Francesco Zini, mastro distillatore del locale.

La produzione

La produzione del distillato passa per un articolato processo di lavorazione. Si comincia mettendo in macerazione l’olio extra vergine in alcol puro per 25 giorni, con la miscela che viene quotidianamente agitata a mano per favorirne l'estrazione delle complessità aromatiche. Al termine di questa fase l’olio, che non si amalgama con l’alcol, viene filtrato e rimosso e l’alcol, che ne ha assorbito le componenti aromatiche, viene distillato, nell’alambicco da 50 litri del locale, con metodo discontinuo insieme a olive taggiasche e foglie di ulivo. Infine, il distillato, che ha un volume di alcol al 70%, viene diluito con acqua purissima e una piccola percentuale di acqua di mare, che dona una nota sapida e minerale, per ottenere una gradazione alcolica del 43% e poi imbottigliato in bottiglia da 50 cl.

Ideale anche per la miscelazione

Il risultato di questo processo è un distillato elegante, dalle intense note di oliva, perfetto da servire liscio come prodotto da meditazione, a questo scopo il team di Tripstillery sta pensando anche a realizzarne versioni invecchiate, ma che guarda anche al mondo della miscelazione. «È ottimo da utilizzare in sostituzione di altri distillati bianchi per dare vita a originali interpretazioni di classici, per esempio mettendolo al posto del gin in un Negroni, o insieme al gin in un Gin&Tonic, versando Oleato e gin in parti uguali e poi colmando con acqua tonica – spiega Angiolillo -. Oppure per sostituire la vodka in un Bloody Mary, il rum, per esempio in un Daiquiri, così come lavora molto bene insieme al whiskey in un Whisley Sour. Senza trascurare la possibilità di sperimentare creazioni del tutto nuove».

Un esempio di entrambe le possibilità sono i ricercati drink a base del nuovo distillato che si possono degustare a Tripstillery, quali Negroni all’Oliva, twist sul grande aperitivo fatto con Oleato, vermouth Martini Riserva Speciale Ambrato e Bitter Fusetti, e Il Grande Olivosky, dove invece si unisce ad amaro al caffè e assenzio, yogurt, rooibos vaniglia.

La ricetta

Negroni all'Oliva
Ingredienti:
20 ml Oleato, 30 ml Martini Riserva Speciale Ambrato, 30 ml Bitter Fusetti
Preparazione:
build
Bicchiere:
tumbler basso

Lieviti e caffè per la nuova pâtisserie di Le Levain

Le Levain Café_bancone
L’insegna di Giuseppe Solfrizzi apre la seconda sede romana in via Piave. Accanto all'offerta di pasticceria ci sono gli specialty coffee di Picapau

Se c’era qualcosa che mancava alla sede trasteverina di Le Levain, la boulangerie/pâtisserie di Giuseppe Solfrizzi, erano i posti a sedere. Ecco che la nuova apertura in via Piave 8 colma questa mancanza, con uno spazio aperto al consumo slow, grazie anche alla presenza degli specialty coffee della torrefazione Picapau, che in questo progetto non sono solo ospiti, bensì protagonisti. Quattro i soci di questa nuova avventura, infatti oltre allo stesso Solfrizzi ci sono la storica dipendente Francesca Vittozzi e, in quota caffetteria, Emanuele Bernabei, fondatore di Picapau e John Di Gironimo. Guai a dire però “quelli di Le Levain o quelli di Picapau”: è un progetto con un obiettivo comune, ovvero portare un’ottima colazione (ma anche pranzi e merende, con apertura dalle 8 alle 19) in un quadrante già illuminato dalla presenza di Faro, che per chi ama gli specialty ha fatto un po’ da apripista in città.

Un quartiere che si apre alla qualità

Per chi non è pratico di Roma, stiamo parlando della zona a ridosso di Porta Pia, densa di uffici ministeriali (il mitologico Palazzo Koch, sede del Ministero dell’Economia, è a un passo) e non solo. Una zona che si sta aprendo a una ristorazione di qualità, anche dal lato dolci: sulla stessa via ha aperto pochi giorni fa anche la seconda sede della gelateria Fassi, non lontano c’è la pizzeria 50 Kalò di Ciro Salvo, spostandosi solo di poche centinaia di metri anche Orma, il nuovo stellato della Capitale, guidato dallo chef Roy Caceres.

Il nuovo laboratorio ha favorito l'espansione

Ma torniamo a Le Levain. Già nel numero 3 di Dolcegiornale avevamo anticipato di questa apertura, favorita dallo spostamento di gran parte della produzione di Le Levain nel grande laboratorio di via Acqui. È qui che avviene il ciclo continuo della produzione, che consente di rifornire di prodotti solo da rigenerare nel nuovo punto vendita, che non ha canna fumaria. Il laboratorio è a vista e nei banchi troviamo gran parte dei cavalli di battaglia di Le Levain, dalla viennoiserie alle monoporzioni (Moana e Django i signature più famosi di Solfrizzi), passando per la parte salata che per Le Levain ha sempre rivestito un ruolo importantissimo, dalle quiche ai lieviti salati, dalle baguette farcite alla deliziosa cropizza, una pizzetta la cui base è fatta con lo stesso impasto dei croissant.

Vista aperta sul mondo del caffè

Particolarmente interessante il layout di questo nuovo locale. Ne abbiamo parlato con Silvia Guzzini, l’architetta dello studio b15a che ci ha descritto il progetto: «La richiesta della committenza era di riprendere lo stile della sede di Trastevere», modernizzandone il design e adattandolo tuttavia a questa nuova sede, con volte alte sei metri e un edificio tutelato dalla Soprintendenza. L’obiettivo era rendere un punto di forza quello che è un limite di questo locale, ovvero l’impossibilità di avere tavolini all’esterno. Ecco che gli archi delle volte, interamente vetrati, diventano il posto giusto per collocare dei tavoli alti, con sgabelli con lo schienale, per un totale di ventisei posti a sedere. Le vetrine sono state realizzate da Ciam e hanno dato il giusto spazio a tutti i reparti della pasticceria, lasciando all’entrata il corner dedicato alla roastery di Picapau. «Abbiamo discusso a lungo sulla collocazione della macchina del caffè. All’inizio doveva dare le spalle alla sala, ma in questo modo avrebbe fatto da schermo fra gli operatori e i clienti. Quindi la decisione finale di collocarla sul lato a destra, aprendo la vista al mondo del caffè», spiega Guzzini. Scelte materiche per gli arredi, il cui elemento più caratterizzante è il controsoffitto voltato in legno, realizzato su misura da un artigiano, che ricalca la facciata esterna e che cela una struttura fonoassorbente. «La proposta del nostro architetto mi ha subito colpito. Portare gli archi del palazzo esterno dentro il nostro spazio, creando un movimento all’interno del locale, mi è sembrata un’idea particolare e affascinante», commenta Solfrizzi, che anticipa anche qualche intenzione futura: «Il progetto è quello di ampliare successivamente l’offerta con l’aggiunta di dessert caldi al piatto, ideali per la consumazione al tavolo».

958 Santero punta sul Brachetto d’Acqui docg

958 Santero Brachetto d’Acqui docg
Il vino aromatico dolce, tra le più storiche tipologie enologiche piemontesi, entra nella gamma dell’azienda vitivinicola, specializzata nelle bollicine. Un prodotto della tradizione, ma al tempo stesso moderno che ha ancora molto da dare. E che fa breccia tra i giovani

Un’azienda vitivinicola piemontese specializzata in bollicine che, accanto a vini e spumanti, produce aperitivi e cocktail, energy drink e drink analcolici. È la carta d’identità di 958 Santero, un gruppo vinicolo con al timone la famiglia Santero, che ha sede a Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo, nel cuore dell’area che, più di un secolo e mezzo fa, ha dato i natali al primo spumante d’Italia e che nel 2014, prima tra le zone vitivinicole di pregio italiane, l’Unesco ha riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità.

La notizia degli ultimi giorni è che proprio 958 Santero, che ha in gamma anche l’Asti Spumante, ora punta su un altro vino aromatico dolce: il Brachetto d’Acqui, una delle tipologie enologiche più storiche del Piemonte, che si fregia della docg, la denominazione d’origine controllata e garantita, il più alto grado di riconoscibilità per un vino italiano.

Un vino che piace ai giovani

Spiega Gianfranco Santero, presidente di 958 Santero: «Il Brachetto d’Acqui è una pregiata e storica docg piemontese ottenuta da un vitigno, il brachetto, a bacca rossa, autoctono e italiano al 100%, tipico di un’area ben precisa tra Astigiano Acquese, al centro di quella zona del Sud Piemonte che è conosciuta come le colline dei vitigni aromatici. Abbiamo scelto di produrre il nostro Brachetto d’Acqui perché rispecchia le nostre radici e anche perché è un vino che, nonostante la sua lunga storia, ha ancora molto da dire ai giovani dai quali viene apprezzato per il gusto, dolce, ma mai stucchevole, per il colore e per il bouquet».

Da disciplinare il vitigno a bacca rossa brachetto si coltiva solo in 26 Comuni tra Sud Astigiano e la zona dell’Acquese in provincia di Alessandria, in tutto circa mille ettari di vigneti. La produzione annuale si attesta attorno ai 2 milioni di bottiglie per il Barchetto d’Acqui docg che arrivano a circa 3 milioni con il doc. Capitale dell’area è Acqui Terme, città famosa per le antiche fonti termali conosciute anche dagli Antichi Romani, ma culla anche di grandi vini, Brachetto d’Acqui in testa.

Il mercato risponde

Il packaging di 958 Santero Brachetto d’Acqui docg è essenziale: tre colori base: rosso, nero e oro, un’etichetta dalle linee nette e pulite, con la bottiglia iconica dell’azienda per le proprie bollicine.

Secondo 958 Santero già nelle prime settimane di lancio 958 Santero Brachetto d’Acqui avrebbe fornito riscontri positivi. «Siamo fiduciosi che il nostro Brachetto d’Acqui sarà accolto molto bene dalla clientela amante delle novità e delle innovazioni che questo prodotto incarna in modo perfetto» dicono dal quartier generale di Santo Stefano Belbo.

Un vino ancora tutto da apprezzare

La scelta di 958 Santero di investire sul Brachetto d’Acqui docg sembra essere un segnale di fiducia importante e significativo nei confronti di un vino unico nel suo genere, mai abbastanza apprezzato e che, secondo molti osservatori del settore, potrebbe dare ancora molto in termini di valore e volumi e anche di duttilità di produzione e consumi.

Del resto alcuni anni fa il Consorzio di Tutela dei Vini d’Acqui, presidente è il produttore Paolo Ricagno, al di là del Brachetto d’Acqui nella tipologia dolce, “tappo raso” e spumante, aveva promosso la nascita di altri vini da vitigno brachetto: l’Acqui docg Rosé, uno spumante brut, il Rosé “fermo” ispirato alla tradizione italiana e francese dei vini rosati e un sorprendente Acqui rosso fermo. Vini che hanno riscosso un certo interesse sui mercati e che hanno permesso alle aziende della filiera del brachetto di ampliare l’offerta di vini comprendo tutte le richieste dei consumatori.

Intanto 958 Santero Brachetto d’Acqui è già stato protagonista di alcune video ricette realizzate dallo chef Diego Bongiovanni, noto per le sue apparizioni Tv in famose trasmissioni di cucina e gastronomia. Diffusi sui canali social del Gruppo 958 Santero i video hanno già registrato migliaia di visualizzazioni.

Order of Merit e 110 e Lode, le stelle italiane della ospitalità e miscelazione a Saint Vincent

concorso 110 e Lode 2023. Da sinistra, il presentatore Spiridione Ripaldi, l'organizzatore Francesco Cione, Alessio Lupo (2°), il vincitore Giovanni Onori, Simone Marcolegio (3°), il patron Danilo Bellucci.
Nuova edizione 2023 per due prestigiosi riconoscimenti a personaggi top della ospitalità e miscelazione italiana, rispettivamente Order of Merit e 110 e Lode.

Si possono definire gli Stati Maggiori dell'ospitalità e della miscelazione italiana quelli che si sono riuniti domenica e lunedì scorso al Grand Hotel Billia di Saint Vincent (Aosta) per i premi Order of Merit e 110 e Lode.

Istituiti nei primi anni Duemila per iniziativa del patron Danilo Bellucci, i riconoscimenti Order of Merit e 110 e Lode sono supportati dalle maggiori associazioni di professionisti (come Aibes e Abi) e dal presidente IBA Giorgio Fadda, oltre a molte aziende di settore sponsor presenti anche con una serie di box con le ultime novità.

La gestione dei premi è passata di recente nelle capaci mani del barmanager Francesco Cione, in collaborazione con la team leader Erica Rossi, mentre la presentazione è stata affidata all'eclettico Spiridione Ripaldi.

staff Order of Merit e 110 e Lode

I riconoscimenti 2023 Order of Merit

logo Order of Merit

Non potendo fornire i ricchi curriculum professionali di ciascun premiato, ci limitiamo a una breve presentazione di coloro che hanno ricevuto la prestigiosa Medaglia e Sciarpa bianco-azzurra di Order Of Merit:

Tommaso Cecca, barmanager di Camparino in Galleria di Milano
Mauro Duse, già vicedirettore del ristorante Antico Martini 1720 di Venezia
Paolo Manzini, già barmanager del locale La Cabala di Roma
Adriano Malu, già barmanager di hotel a Porto Cervo
Paolo Mascarucci, già Club Privé di Gstadd (Svizzera)
Alessandro Orzes, food & beverage manager e fondatore del sito whiskyjugs.it
Maurizio Stocchetto, titolare dello storico Bar Basso di Milano
Giacinto Tanese, direttore del Coccaro Beach Club della Masseria Torre Coccaro di Selva di Fasano (Brindisi)
Vanessa Vialardi, barlady titolare del D.One di Torino
Federico Slivio Bellanca, giornalista del settore food & beverage
Rossella De Stefano, già direttore di Bargiornale, oggi a Mixer Planet (menzione Magister Dixit)
Melania Guida, direttore del magazine Bar Tales (menzione Magister Dixit)
Francesco Spenuso, già brand ambassador BarAwards di Bargiornale, oggi brand ambassador Brown-Forman
Damiano De Crescenzo, direttore generale di Planetaria Hotels, consigliere nazioinale di Federturismo.

i premiati Order of Merit 2023

 

110 e Lode, i barmanager di hotel 4 e 5 Stelle in concorso

logo concorso 110 e Lode

Il giorno successivo (lunedì 20 novembre) è stata la volta di 39 barmanager e headbartender degli hotel 4 e 5 stelle italiani a tornare sulla pedana per il concorso 110 e Lode. In giuria il giornalista Shane Eaton, il food & beverage manager Alessandro Orzes e il vincitore della edizione 2022 Antonio Ferrara.

Luca Avallone, The Promenade Luxury Wellness Hotel di Riccione (team Rinaldi 1957)
Paolo Baffigi, Palazzop Manfredi di Roma (team Don Papa Rum Rinaldi 1957)
Andrea Baga, Villa Crespi di Orta San Giulio- Novara (team Rossi d'Angera)
Jonathan Bagli, Grand Hotel di Rimini (team Alpex Plose)
Riccardo Blasini, Four Seasond Hotel di Firenze (team Rum Flor De Caña/Velier)
Filippo Borghi, Hotel De La Poste di Cortina d'Ampezzo-Belluno (team Psenner)
Eduardo Bortolotti, Eala Lake Garda di Limone sul Garda-Brescia (team Bottega)
Simone Bruni, Bagni di Pisa Palace & Thermal di San Giuliano Terme-Pisa (team Bordiga)
Mattia Capezzuoli, W Rome Hotel di Roma (team Amaro Formidabile/Pallini)
Gabriele Contatore, Mandarin Oriental Lago di Como, Blevio-Como (team Flor De Caña/Velier)
Simone Corsini, Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio-Lucca (team Compagnia dei Caraibi)
Federico Cortesi, Grotta Giiusti Thermal SPA Resort di Monsumanno Terme-Pistoia (team Caffo Vecchio Amaro del Capo)
Riccardo Di Dio Masa, The Rome Edition di Roma (team Woodford Reserve Bourbon/Brown-Forman)
Alessandro Dibello, Grand Hotel Billia di Saint Vincent-Aosta (team Saint Roch/Ottoz)
Matteo Fangano, Villa San Michele A Belmond Hotel di Firenze (team Compagnia dei Caraibi)
Maria Grazia Ferrari, Abano Grand Hotel di Abano Terme-Padova (team Soero Gin)
Andrea Fiorini, Grand Hotel Fasano di Gardone Riviera-Brescia (team Amaro Bonaventura Maschio)
Stefano Galligioni, Savoy Beach Hote & Thermal SPA di Bibione-Venezia (team Campari Group)
Cesare Ghidini, Cipriani A Belmond Hotel di Venezia (team Evo Enoglam)
Alessio Giovannesi, Hotel Hassler di Roma (team Jack Daniel's/Brown-Forman)
Luca Guerrucci, Mandarin Oriental Hotel di Milano (team Hibiki Whisky/Stock)
Alessandro Imbimbo, Bellevue Hotel & SPA di Cogne-Aosta (team Alpex Plose)
Fabrizio La Ragione, Parco dei Principi Grand Hotel & SPA di Roma (team Campari Group)
Carmine Lamberti, Caruso  A Belmond Hotel Amalfi Coast di Ravello-Salerno (team Poli 1898)
Marino Lucchetti, Londra Palace di Venezia (team Psenner)
Alessio Lupo, Le Sirenuse di Positano-Salerno (team Brugal/Velier)
Lino Marchese, Hotel Metropole di Venezia (team Poli 1898)
Simone Marcolegio, Park Hyatt di Milano (team Laphroaig/Stock)
Francesco Marino, Villa Cortine Palace Hotel di Sirmione-Btrescia (team Gentlemate Brandy/Bonaventura Maschio)
Salvatore Melì, Grand Hotel Miramare di Santa Margherita Ligure-Genova (team Gamondi)
Giovanni Onori, Bulgari Hotel di Roma (team Roku Gin/Stock)
Giorgio Pocorobba, Excelsior Palace di Rapallo-Genova (team Amaro Formidabile/Pallini)
Valeria Alejandra Ramos Mancero, Splendido Mare a Belmond Hotel di Portofino-Genova (team Campari Group)
Francesco Rossetto, St. Regis Venice di Venezia (team Campari Group)
Alexey Savioli Blinda, Portrait Boutique Hotel di Milano (team Brugal 1888/Velier)
Flavio Scanu, Hotel Principi di Piemonte Una Esperienze di Torino (team Silla Vodka)
Veronica Spina, Villa Treville di Positano-Salerno (team Gin Puro/Bonaventura Maschio)
Elena Stucchi, Bulgari Hotel di Milano (team Botran Ron/Bonaventura Maschio)
Giacinto Tanese, Masseria Torre Coccaro di Savelletri di Fasano-Brindisi (team Caffo Vecchio Amaro del Capo).

1 classificato
Giovanni Onori - Bulgari Hotel di Roma
Haiku
Ingredienti
45 ml Roku Japan Gin/Stock Italia
50 ml Mandarino e Pepe Sansho cordial
fill Spuma di Castello di Gussago '800 Brut Nature
Preparazione
Shake & strain, versare in tumbler DOF Bormioli Rocco America '20s con ice cube Hoshizaki, zest di scorza di mandarino.

2 classificato
Alessio Lupo - Le Sirenuse di Positano-Salerno
Be Happy!
Ingredienti
50 ml Brugal Ron 1888/Velier
15 ml Muyu Vetiver Gris/Velier
15 ml Monin Paragon Timur Berry/Velier
2 ml Dashfire Bay Leaf Bitters/Compagnia dei Caraibi
5 ml Palo Santo/ridistillato
Preparazione
Stir & strain, versare in tumbler DOF Bormioli Rocco America '20s con ice cube Hoshizaki.

Francesco Cione, Alessandro Orzes e Danilo Bellucci premiano Alessio Lupo 2° classificato

3 classificato Simone Marcolegio - Park Hyatt di Milano
Scotland Wave
Ingredienti
50 ml Laphroig Islay Single Malt Scotch Whisky 10 yo Sherry Oak Finish
20 ml succo di limone
4 more fresche
4 gocce di Tintura di Liquerizia Bordiga 1888
2 spray L'Amesinthe Verte/Rinaldi 1957
Preparazione
Shake & strain, versare in Cocktail Coupe Bormioli Rocco America '20s, guarnire con spiedino di more, crusta sul bordo di liquirizia e sale.

Shane Eaton e Danilo Bellucci premiano Simone Marcolegio 3° classificato

 

Andrea Dracos arriva al boutique-bistrò torinese Eredi Borgnino

ANDREA DRACOS (1)
Alga nori, pepe e arachidi in versione cocktail nella drink list creata dal nuovo bar manager del locale che ha festeggiato il suo primo anniversario

Eredi Borgnino – il canale di vendita al dettaglio di Exica, brand torinese leader nel settore ortofrutticolo – ha festeggiato il primo anniversario del boutique-bistrò incastonato in una location di grande fascino, un’ex fabbrica di pianoforti riqualificata in via della Rocca, che vede la collaborazione con Credenza Group, il gruppo di ristorazione torinese del quale fa parte il ristorante stellato La Credenza di San Maurizio Canavese.
Pepe, mandorle, riso rosso e alga nori sono solo alcuni dei prodotti Exica protagonisti della nuova drink list del locale, che vuole offrire ai torinesi un’esperienza gourmet alla scoperta di frutta e verdura secca e disidratata in una nuova veste. L’arrivo da Eredi Borgnino del nuovo bar manager Andrea Dracos, vincitore della Campari Bartender Competition nel 2015, ha portato alla nascita dei nuovi cocktail che mirano a valorizzare la qualità del prodotto nella sua semplicità ed essenzialità, attraverso l’abbinamento ai piatti stagionali del bistrò.

Frutta e verdura secca e disidratata protagoniste dei drink

«Il focus è utilizzare frutta e verdura secca e disidratata non solo come decorazione ma come ingrediente principale dei cocktail. Avendo a disposizioni 2800 referenze abbiamo di fatto altrettante note che possiamo esplorare e utilizzare - racconta Andrea Dracos -. I cocktail della nuova drink list sono composti da ingredienti semplici e di qualità e contribuiscono a celebrare la storia e l’identità di Exica ed Eredi Borgnino. Ogni ricetta è frutto della collaborazione tra tutti i membri del team Eredi, che grazie all’ascolto e alla condivisione di idee forti e variegate hanno contribuito all’ideazione di questa drink list».

L’essenzialità del prodotto incontra la complessità della moderna mixology, come nel caso del cocktail Cioccolato Bianco & Mandorla, a base di gin infuso nel cioccolato bianco, cotto in seguito a bassa temperatura e chiarificato insieme a latte di mandorle home made e passion fruit. Ma non mancano alcuni signature che hanno accompagnato Dracos nella sua storia, come il Torino Milano Via Novara con il quale ha trionfato proprio alla competition Campari.

Una ricerca in evoluzione

«Siamo lieti di festeggiare il primo anniversario del boutique-bistrò Eredi Borgnino con l’arrivo di Andrea Dracos all’interno della nostra squadra» afferma Edoardo Rovetta, project manager di Exica. «La sua conoscenza del mondo mixology e le sue esperienze nel settore non potranno che migliorare l’offerta del locale, che in questo primo anno ci ha dato molte soddisfazioni». Una ricerca che andrà ancora evolvendo nella prossima drink list, prevista per i primi mesi del 2024.

Un format agile

Eredi Borgnino si caratterizza per il suo format agile e all-day: la parte del locale adibita a negozio con vendita al dettaglio dei prodotti, infatti, è aperta tutti i giorni tranne il martedì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19, mentre il boutique-bistrò e cocktail bar è aperto da lunedì, mercoledì e giovedì dalle 18.30 alle 00.30, venerdì e sabato dalle 18 alle 1.30 e la domenica dalle 18.30 alle 0.30.
Lo staff vede Giovanni Marcuzzi e Nicolò Morando in cucina, Donald Pura (responsabile sala), Carlotta Mele (responsabile Boutique), Marco Dallafina (responsabile bar) e Simona Caruso (bar).

Drunk Bros, il cocktail bar non convenzionale per definizione

Drunk Bros
Giovanni Di Pasquale, proprietario e bar manager del Drunk Bros
Il coloratissimo locale catanese si caratterizza per le atmosfere pop dei cartoons e dei gloriosi fumetti del passato e propone cocktail molto particolari, in bicchieri altrettanto originali. La nostra intervista al patron e bar manager Giovanni Di Pasquale

Prendi un appassionato di birre e innamorato di drink che approda al mondo della miscelazione da percorsi formativi trasversali e differenti, con l’animo un po’ nerd e dotato di tecnica e creatività. Posiziona il suo locale in una delle città più vive d’Italia, shakera generosamente et voilà, il Drunk Bros è servito. Nel centro di Catania, a pochi passi dalla popolare via Etnea troviamo questo coloratissimo cocktail bar dove il tempo sembra essersi fermato, o meglio cristallizzato su atmosfere pop tipiche dei cartoni animati e dei gloriosi fumetti del passato, con una miscellanea di oggettistica che spazia dai retro-games, agli action figures. E cosa si beve? Drink non convenzionali, come lui stesso li definisce, in bicchieri folgoranti che spaziano dalla scarpetta di Cenerentola alla palla della Disco Music anni Settanta. Abbiamo incontrato Giovanni Di Pasquale, proprietario e bar manager del locale, e ce lo siamo fatti raccontare.

Lei proviene da mondi diversi rispetto a quello della mixologist e durante la pandemia ha trasformato un beershop avviato in un cocktail bar. Cosa si porta dietro delle sue precedenti esperienze?

Sicuramente l’importanza di valutare il rischio aziendale, ma anche la parte legata al marketing e alla comunicazione. Le varie società delle quali ho fatto parte hanno fatto sì che la mia formazione sia molto autocritica; questo mi porta a mettermi in discussione nel mio lavoro. Il sogno nel cassetto era e resta diventare un bartender affermato.

Tira su la claire alle 21.30, decisamente un after dinner. A cosa si deve questa scelta oraria?

Ho preso in considerazione diversi aspetti, tra i quali l’inflazione degli aperitivi a Catania, che ormai sono nel menù di tutti i locali: basta aprire Instagram per venire invasi da blogger che sponsorizzano aperitivi nei vari luoghi. Dunque, alla luce anche di studi di settore che ho fatto, ho preferito concentrarmi su un’altra tipologia di orario, sull’after dinner: chi viene nel mio locale assapora a pieno i drink senza influenzare il proprio palato con altro.

La sua drink list è molto particolare, anzi “non convenzionale”. Abbiamo una sola cartuccia: quale drink dobbiamo assolutamente bere e perché?

Per chi viene per la prima volta nel mio cocktail bar e vuole conoscere a pieno la filosofia del mio locale consiglio sempre il Dark Side: lime, sciroppo di cannella e peperoncino, granatina, vodka, Campari al pimento, Ancho Rayes, liquore al fico d’India. È ispirato al personaggio di Anakin Skywalker (Darth Vader, ndr.) ed è anche quello che mi rappresenta di più. Questo cocktail, presentato alla Campari Competition del 2021, ha ricevuto i complimenti della giuria per il suo equilibrio e per il suo impatto visivo nel bere in una “vera” spada laser. Dietro ogni cocktail c’è uno studio specifico di sapori, odori, scelta tecnica del bicchiere. Nulla è lasciato al caso sia per i cocktail dedicati al mondo della fantasia che per i grandi classici. L’arte dell’alchimista e quella del bartender vivono in simbiosi in ogni drink.

Drink “non convenzionali” per bicchieri “non convenzionali”: dal calice di Sailor Moon al virus di Resident Evil. Come le è venuta l'idea di questi bicchieri e perché? Chi li realizza?

L’idea è nata per caso durante la quarantena: facendo shopping online ho visto il bicchiere della rosa, ne comprai 5 e con i bicchieri anche le teche proprio come quella che si vede nel cartone de La Bella e la Bestia. È così abbiamo inaugurato la riapertura con questa nuova idea: pubblicando la prima foto nelle nostre pagine social abbiamo registrato un forte entusiasmo da parte delle persone perché stuzzicava, e stuzzica, l’idea di poter bere da un bicchiere a forma di rosa. Da qui ne è nata una vera e propria collezione con tanti bicchieri diversi perché da noi i bicchieri non sono solo contenitori, ma opere d'arte progettate con passione e realizzate da abili artigiani locali partendo da una mia bozza. Insieme si progetta e si realizza con stampa 3D in resina alimentare certificata. Dalla spada laser di Star Wars, al calice di luna di Sailor Moon, la mela avvelenata di Biancaneve o ancora il Virus D di Resident Evil e l’ultimo arrivato: con il coinvolgimento di un artigiano di Caltagirone, abbiamo prodotto il primo bicchiere in ceramica, che ci riporta nell’antica Grecia con Hercules. Il nostro locale si distingue per il progetto avvincente che si cela dietro ogni bicchiere. Ognuno ispirato a un personaggio o a una storia, trasformando il semplice atto di bere in un'immersione totale nell'universo nerd.

Saranno molte le curiosità legate ai vostri drink, lasciamoci con queste.

I nostri cocktail vanno oltre il gusto: sono vere e proprie avventure. Sono ispirati ai personaggi e alle storie che i nostri bicchieri rappresentano, con molte delle creazioni che offrono un'esperienza interattiva. Dando ai sensi la possibilità di giocare con il gusto del cocktail, creando un'esperienza indimenticabile. Dietro ogni cocktail c'è uno studio approfondito di materie prime e nuove tecniche di miscelazione. Non ci limitiamo a creare bevande uniche, ma cerchiamo di immergere i nostri clienti nelle storie stesse dei personaggi. Questo approccio non solo offre cocktail non convenzionali, ma permette anche ai clienti di rivivere le emozioni dei loro cartoni e film preferiti. Il nostro impegno si riflette anche nelle collaborazioni con aziende come Amaro dell’Etna ed Etna Spritz. Il nostro ultimo nerd cocktail, Hercules, è un omaggio a questa partnership. Inoltre, collaboriamo con professionisti del settore, come Mia Terry di Opera 33 Milano: il cocktail di Cenerentola viene servito direttamente nella scarpetta di cristallo su un cuscino rosso, portando la magia dei racconti di fiabe nei nostri bicchieri. Grazie alla selezione attenta degli ingredienti e all'attenzione ai dettagli, non solo offriamo cocktail straordinari, ma permettiamo ai clienti di tornare un po' bambini. Il nostro Nerd Pub non è solo un luogo per bere, ma un'esperienza completa che celebra la cultura nerd attraverso ogni sorso.

Sette messaggi per i bartender dall’Athens Bar Show

Athens Bar Show
Non ha deluso le aspettative la tredicesima edizione della manifestazione ateniese, tra i principali appuntamenti internazionali dedicati al bertending. Il racconto dell’evento dal nostro inviato speciale

Il 2010 segnò l’inizio della terribile crisi economica che ha solo recentemente smesso di attanagliare le casse della Grecia. Lo ricorda bene Babis Eleftheriadis Kaidalidis, che proprio in quell’anno diede vita all’Athens Bar Show: giunta oggi alla tredicesima edizione (una è andata persa causa pandemia), la manifestazione ateniese è arrivata in cima agli appuntamenti da non perdere, nel calendario internazionale degli eventi dedicati al bartending, e anche quest’anno non ha deluso le aspettative.

Due giorni di fiera (7-8 novembre), l’unica del circuito che si tenga completamente all’aperto, a spasso per il Technopòlis, un ex centro di produzione di gas (risalente al 1857) riconvertito in spazio per eventi, che ancora conserva le ciminiere in mattoni. Copiosa l’affluenza dei brand e degli operatori da tutto il mondo, molti dei quali trattenutisi fino al giovedì successivo alla kermesse per il party di chiusura, e importantissime le novità: una sezione “newcomers” dedicata ai prodotti nuovi sul mercato o non presenti in Grecia, con maggioranza di Ready to Drink; il ritorno della luxury section, per prodotti da oltre 50 euro di listino, e la Tomas Estes Agave Embassy. Aggiunto inoltre un palco per i seminari, rispetto ai cinque dello scorso anno.

L’evoluzione della scena mixology greca

Paradossalmente, però, l’innesto più importante si è avuto al di fuori di Technopòlis: il lancio della Athens Bar Week. «Un ombrello per tutto quello che succede nella settimana dell’Athens Bar Show» racconta Babis Kaidalidis, «abbiamo avuto cinquanta eventi in quattro giorni, instaurando un sistema virtuoso tra espositori, organizzatori e bartender». Proprio grazie a questo sistema, e a una rete di bar di impressionante solidità, Atene si è nel tempo affermata come una delle capitali del bere miscelato, complice la presenza di alcune delle insegne più note al mondo, la quasi totalità delle quali concentrate nel caratteristico quartiere di Monasteraki.

«Quando abbiamo fondato Athens Bar Show», ricorda Kaidalidis, «ad Atene esisteva solo Baba Au Rum, in tutta la Grecia c'erano forse quattro bar di livello decente. Si miscelavano i famigerati cocktails “TGIF”, c'erano i Martini del Galaxy Bar dell'Hilton, nulla più. Oggi, nel centro dell’Attica ci sono settanta bar, Atene da sola ne conta trenta, e la maggior parte di questi non sfigurerebbero nelle città del mondo a maggiore cultura dei cocktail. Quando si crea un buon sistema, la qualità cresce, ed è così che la nostra scena si è evoluta negli anni».

I messaggi chiave dell’Athens Bar Show

Qualora vi foste persi la possibilità di essere ad Atene, o non abbiate potuto girare la fiera come avreste voluto, ecco i 7 messaggi chiave che portiamo a casa dall’ultimo Athens Bar Show.

Formarsi, prima di tutto – L’Athens Bar Show è a mani basse il congresso di settore che più di tutti propone appuntamenti formativi di altissimo profilo. Se eventi simili come il Berlin Bar Convent hanno caratteristiche più B2B, Atene ospita da sempre una impressionante sequenza di personalità del bartending mondiale, permettendo ai presenti di approcciarsi da vicino ai migliori rappresentanti del settore: Monica Berg, Ago Perrone, Simone Caporale, Lauren Mote, Matt Whiley sono solo alcuni dei nomi che si sono alternati nella due giorni di seminari, spaziando attraverso ogni argomento del mondo bar.

Non solo miscelare – Ferma restando la quasi ovvia importanza della tecnica e del perfezionamento delle ricette, i riflettori stanno virando sempre più spesso sul tema dell’ospitalità in senso stretto. Il seminario di Ago Perrone A journey of exceptional hospitality: 15 years of Connaught Bar ha raccontato come il pluripremiato bar d’albergo di Londra sia riuscito a costruire la sua aura di tempio dell’accoglienza, mentre il seminario Kinetic Hospitality di Angus Winchester (Director of Drinks del Wild West Group) si è concentrato sull’approccio pseudo-scientifico all’arte dell’ospitalità. Un cocktail eccellente perde qualsiasi allure se contaminato da un’esperienza complessiva mediocre, e tutto parte dall’attenzione ai dettagli. Il drink è anzi l’ultimo elemento cui un ospite farà caso, quando visiterà un nuovo locale.

Bartender imprenditori – Altrettanto in rampa di lancio è il tema della gestione manageriale di un bar. I bartender contemporanei puntano sempre più spesso ad aprire un proprio locale, motivo per cui è per loro necessario formarsi su temi che vadano oltre la dimensione del bancone o della sala: si va dall’organizzazione del magazzino alla gestione del personale, fino alle problematiche logistiche del quotidiano. Everything you ( don't ) want to know about opening a bar, il seminario di Monica Berg, ha sviscerato ogni aspetto dell’essere bartender e imprenditori al tempo stesso, coprendo l’esperienza di Tayēr+Elementary dalla pianificazione alla soluzione dei problemi di carattere materiale. C’è molto di più, oltre alla semplice miscelazione, per un bartender che voglia davvero arrivare ai piani alti dell’ospitalità.

Creatività al potere – Il ruolo del bartender si è ormai allontanato, inoltre, da quello di mera esecuzione di ricette codificate. I signature cocktails sono il biglietto da visita di un bar, e sono lo strumento con cui un bartender può esprimere le proprie idee e le proprie visioni. Che si tratti di un prodotto (come ha spiegato Simone Caporale in Create creativity con Grappa Nonino) o del circondario (Margarita Sader e Gianluca Basso in The Creativity process behind Paradiso), ogni momento del quotidiano è buono per poter trarre ispirazione, a patto che ci si formi a sufficienza per poterla incanalare in un cocktail.

Atene e la sua scena bar – Monasteraki è il quartiere più vivo e caotico di Atene, e nei suoi pochi incroci di vie strette e rumorose raccoglie il meglio della scena notturna locale. Grandi nomi dell’industria miscelata come Baba au Rum e The Clumsies sono a pochissima distanza l’uno dall’altro, inframmezzati dalle nuove leve che cominciano ad affiorare anche sulla scena internazionale. È il caso di Odori Vermuteria, Barro Negro (incentrato sui prodotti messicani), The bar in front of the bar; il meno collegato tra tutti è Line, a sud ovest verso Petralona, che è al tempo stesso il più interessante grazie al suo laboratorio di fermentazione e la sua proposta di comfort food d’alto livello.

L’inclusività come motore – Gli sforzi della comunità internazionale del bar hanno portato le problematiche dell’inclusività e della diversità finalmente alla ribalta: non basta avere un team che rappresenti le varie sfaccettature dell’essere umano (religione, etnia, orientamento sessuale), ma è necessario mettere in condizione tutti i professionisti di poter esprimere al meglio il proprio talento. Ne ha discusso per esempio Ginevra Castagnoli, ceo e fondatrice di Ellas Empowerment, nel seminario Inclusivity And Diversity In Hospitality, e le ha fatto eco Raiza Carrera con il suo Coctelerìa sin etiquetas: equità di retribuzione, rispetto degli usi e dei costumi delle varie minoranze, totale assenza di discriminazione. Sono solo alcuni dei punti chiave per rendere il settore del bar ancora più aperto e proficuo.

A tutto agave – Tutt’altro che un trend: i distillati di agave sono più in forma che mai, e la massiccia presenza di brand internazionali e seminari tematici ad Atene continua a dimostrarlo. Varie e composite sono le possibilità di affrontare l’argomento, dalle peculiarità del terroir alle singole denominazioni, fino all’impiego in miscelazione di referenze storiche o contemporanee: c’è chi parla di rischio “bolla” come per il gin, ma l’attenzione e la specificità con cui l’agave viene trattato oggi, fanno ben sperare. La Tomas Estes Agave Embassy, confermata per il secondo anno consecutivo, è stato addirittura il luogo deputato alla sola dimensione dell’agave per tutta la manifestazione.

Per gli altri serve tempo – Sebbene se ne parli ormai da svariati anni, i prodotti locali o regionali, greci ma anche originari di altre zone del mondo, stentano ancora a raggiungere il mercato mondiale. Come segnala Kaidalidis, «Abbiamo un paio di prodotti che provano a spingere, come lo tsipouro O/Purist soprattutto, ma credo manchino ancora brand innovativi che possano fare la differenza. Manca un traino, per cui è improbabile che nel prossimo futuro vedremo referenze di tsipouro o ouzo su larga scala». Abbastanza immediato il paragone con la grappa, che seppur forse più utilizzata dai bartender, rimane un prodotto di nicchia.

Luca Goracci vince la Maldon Competition con il cocktail Sale in zucca

Maldom cocktail contest 2023 vincitori
Il giovane bartender romano diventa brand ambassador del sale inglese che piace agli chef dell’alta ristorazione

Per vincere una competition come quella di Maldon ci vuole Sale in zucca. È questo il nome del cocktail risultato vincitore nella gara che ha coinvolto bartender da tutta Italia e che ha incoronato il giovane Luca Goracci de La Zanzara di Roma come nuovo Maldon brand ambassador Italia per il 2024. Vent’anni, Goracci ha sbaragliato la concorrenza con un cocktail in cui il sale Maldon andava a esaltare le note dolci della zucca, risultando protagonista in varie forme, dalla ricettazione alla crusta che completava il bicchiere, oltre che nel condimento della stessa zucca tagliata in sfoglie e disidratata, che il bartender ha accompagnato al drink.

Un cocktail che ha quindi risposto perfettamente all’unica regola d’ingaggio della competition svoltasi a Roma sulla terrazza del Masa Roof, in cima all’hotel Major: utilizzare il pregiato sale marino inglese in un cocktail, dandogli il giusto ruolo in tutte le categorie, dalla ricetta alla presentazione, che Goracci ha dedicato alla nonna, che gli diceva sempre «ci vuole sale in zucca».

Secondo classificato Lorenzo Bertone, con un drink ispirato a un Tommy’s Margarita intitolato Che cavolo Tommy!, dove era protagonista il cavolo viola; terzo Valerio Cutellè, con il suo Crunchy Highball.

Valorizzare il sale marino in miscelazione

Giunta alla sua seconda edizione e organizzata da Montosco, importatore esclusivo per l’Italia del Sale Maldon, in collaborazione con PlanetOne, la competition è stata un’occasione per parlare dell’opportunità di valorizzare un prodotto come il sale marino anche in miscelazione. Un progetto che passa attraverso un ricettario composto da 12 twist on classics, realizzati in collaborazione con PlanetOne, in cui il sale diventa un mezzo per esaltare le componenti della ricetta. Il progetto continuerà con masterclass e occasioni di formazione per bartender nel corso dell’anno.

«Sia con i prodotti a marchio Montosco, che sono spezie ed erbe aromatiche, che con il sale Maldon, il valore che vogliamo apportare nel segmento dell’horeca è un valore qualitativo», ha detto Alberto Ricci, ceo di la Collina Toscana, proprietaria di Montosco. Grazie all’utilizzo e all’apprezzamento dimostrato da molti nomi noti dell’alta ristorazione, come i fratelli Adrià, già Maldon ha un’alta reputazione e una collocazione nel segmento premium del mondo del sale.

Nuovi arrivi in Italia

Anche se nella competition si potevano utilizzare o il classico in fiocchi o la versione affumicata con legno di quercia, la presentazione che ha preceduto la competition è stata l’occasione per presentare in anteprima i nuovi prodotti a marchio Maldon che stanno per arrivare anche sul mercato italiano, dal sale rosa dell’Himalaya a quello del Deserto del Kalahari, passando per quelli aromatizzati, come il Chilli Sea Salt e il Garlic Sea Salt. Ricci ha parlato anche di una partnership di sviluppo per i sali aromatizzati, «quelli che sono ora sul mercato sono prodotti pensati prima di questa partnership, ma speriamo di potervi presentare presto delle novità che ci coinvolgano direttamente».

Le ricette del Maldon Cocktail Contest

Sale in zucca di Luca Goracci

Maldom Sale in zucca di Luca Goracci
Ingredienti:
30 ml Cognac, 60 ml Pumpkin cordial (zucca, fake lime, zucchero, acqua, sambuco), 5 ml Rabarbaro Zucca, Sale Maldon
Preparazione:
shake & strain
Guarinzione:
crusta di sale maldon classico e zucca disidratata
Side:
chips di zucca
Bicchiere:
tumbler basso

Che cavolo Tommy! di Lorenzo Bertone

Che cavolo Tommy! di Lorenzo Bertone
Ingredienti:
45 ml Tequila al cavolo viola, 30 ml sciroppo di fichi d’India e chiodi di garofano Montosco, 5 ml Agave Syrup, 25 ml spremuta di limone, rim di sale Maldon
Preparazione:
hake & Double Strain
Guarnizione:
rim di sale maldon e cavolo viola essiccato
Bicchiere:
Old fashioned

Crunchy Highball di Valerio Cutellè

Crunchy Highball di Valerio Cutellè
Ingredienti:
130 ml Soda Maldon e Mela Granny smith chiarificata, 2 drop whisky, 30 ml Vermouth Dry
Preparazione:
Twist & Sparkle
Guarnizione:
frolla con burro affumicato al legno d’ulivo e sale maldon
Bicchiere:
Collins – tumbler alto

Simone Caporale e Alex Kratena firmano la Travel Capsule Collection per i bartender giramondo

Travel Capsule Collection Caporale Kratena 1
I due big della mixology mondiale hanno realizzato con Amaro Santoni una collezione in edizione limitata di abbigliamento e articoli da viaggio dedicata ai bartender viaggitori

È dedicata al bartender viaggiatore l’ultima creazione, per il momento, firmata Simone Caporale e Alex Kratena. No, non si tratta di un nuovo cocktail e neanche di un nuovo spirit, ma della Sips x Tayēr + Elementary Bartender's Travel Capsule Collection: una collezione di abbigliamento e articoli da viaggio in edizione limitata con gli elementi essenziali per ogni bartender giramondo, realizzata in collaborazione con Amaro Santoni.

Il nuovo progetto segna una nuova tappa della collaborazione trai due big della mixology e della bar industry mondiale, dopo gli anni dell’Artesian, quando sotto la guida del duo delle meraviglie il bar londinese si è imposto per quattro anni di seguito (dal 2012 al 2015) al vertice della classifica dei World's Best Bars. Dopo quell’esperienza le strade dei due si sono separate, ma solo in parte. Caporale due anni fa si è trasferito a Barcellona, dove ha aperto con Marc Alvarez il Sips, trionfatore dell’ultima edizione dei World's Best (leggi World’s 50 Best Bars 2023: è ancora un trionfo degli italiani all’estero), mentre Kratena nel 2019 ha aperto a Londra, con un’altra figura di primo piano della mixology internazionale, Monica Berg, il Tāyer + Elementary.

Ma se Caporale e Kratena da allora non hanno più lavorato insieme dietro il bancone, tranne in un’unica occasione, hanno comunque continuato a sviluppare insieme nuovi progetti come, solo per fare due esempi, quello di P(our), un collettivo no-profit di personaggi del mondo bar, e Muyu Liqueurs, una linea di liquori che guarda alla miscelazione, creata con Berg (leggi Muyu, la gamma di liquori firmata dal trio Kratena, Berg e Caporale).

Un set completo per il bartender giramondo

Tornando alla nuova collezione, questa offre tutto ciò di cui il mixologist internazionale ha bisogno per viaggiare in tutto il mondo e arrivare pronto dietro il bancone per servire gli ospiti. L’esclusivo set comprende infatti un borsello per i prodotti da toilette e i cosmetici, una maschera per gli occhi, una t-shirt, una felpa con cappuccio, una tuta e un trolley.

Tutti gli articoli sono co-brandizzati con un tocco di ironia. Sono infatti impreziositi da decalcomanie che riproducono il marchio di compagnie aree scherzosamente ispirate ai locali dei due bartender: la Sips Airways e la Tayēr Airlines.

Realizzata in edizione limitata, la collezione è disponibile per l’acquisto sull'e-shop di Amaro Santoni, che si occupa della vendita in tutto il mondo, a eccezione del Regno Unito, dove invece è disponible sul sito del Tāyer + Elementary.

E un’altra eccezione è stata la serata di lancio della Bartender's Travel Capsule Collection, svoltasi al Sips. Perché? Perché dietro il bancone a servire gli ospiti c’era proprio il magico duo, con una drink list creata per l’occasione con protagonista Amaro Santoni.

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