C’è un gran Rumore a Milano

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Sotto la guida di Francesco Cione e Sossio Del Prete apre Rumore, american bar "figlio" del ristorante di carne Beefbar, a Milano. Un omaggio a Raffaella Carrà e una promessa: animare Piazza del Quadrilatero con un'offerta food&beverage al top, musica dal vivo e servizio informale

«Na, na

Na, na, na, na

Na, na, na, na, na, na, na, na

Na, na, na

Na, na, na, eh»

la intro
di Rumore
cantata da Raffaella
Carrà

1974

Doppio petto e piercing come stile di servizio. Cinque stelle lusso, ma anche easy, divertenti e inclusive. Raffaella Carrà, per la quale il mondo era popolato di «creature», tutte con pari dignità di amare ed essere amate, sarebbe sicuramente entusiasta di questo omaggio. Si chiama Rumore (anche) in onore a lei – mancata nel 2021 – l’american bar che apre in questi giorni in Piazza del Quadrilatero, nel contesto dell’hotel Portrait Milano, nell’ex Seminario Arcivescovile vicino a piazza San Babila trasformato dal Gruppo Ferragamo in polo dell’hospitality top. Rumore è l’attesissimo “figlio” del Beefbar di Riccardo Giraudi, il ristorante di carne di lusso aperto dallo scorso anno, che si trova proprio lì accanto e con il bar è in contatto strettissimo.

Stile di servizio giocato sui contrasti

Dopo oltre cento anni di silenzio, lo staff di Francesco Cione e Sossio Del Prete (rispettivamente Corporate Bars & Beverage Director del gruppo Giraudi e Bar manager di Rumore) promette di dare spettacolo nei locali che ospitavano la sacrestia del seminario (Beefbar è, invece, nella ex cappella) e che oggi vedono protagonisti un’enorme glittering ball che pende dal soffitto, specchi e velluto, un piccolo palco per la musica dal vivo tutte le sere contornato da un maxi schermo led rosa, in un clima a metà tra disco e jazz club. «Siamo svestiti di formalità – spiega a Bargiornale Francesco Cione – vogliamo far si che questo sia un luogo accogliente, nel quale i clienti si sentono a loro agio. Questa è la priorità. Lo faremo con uno stile di servizio allineato a quello di Beefbar, dove siamo in doppio petto ma lasciamo libertà allo staff per quanto riguarda il grooming. Quindi smalti vistosi, tatuaggi, piercing sono ok. Vogliamo vivere di contrasti, facendo sentire a casa le persone palesando libertà di espressione».

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La sala principale di Rumore: al centro il palco che ospita live show musicali tutte le sere

Selezione vintage firmata Francesco Cione

Dodici persone nello staff, aperto sette giorni su sette solo la sera, dalle 18, Rumore promette di animare Piazza del Quadrilatero investendo in futuro sullo spazio esterno. Intanto, il primo investimento è nel bottigliere, con una selezione di spirit d’eccezione firmata Cione. «Vogliamo far passare il messaggio che il mondo dei distillati è cultura infinita. Grazie a un gran lavoro di ricerca abbiamo creato anche una selezione vintage: abbiamo dei blasonatissimi Macallan, come un 18 y.o. del 1969, un Glenfiddich 8 y.o. di fine anni ‘80 - primi ’90, prodotto molto semplice, all’epoca indicato in etichetta come Pure Malt perché la dicitura Single Malt non era ancora sdoganata in Italia, ma sostanzialmente un Glenfiddich base prodotto 35 anni fa. Questo e altri prodotti della nostra selezione danno la possibilità all’ospite di capire e apprezzare le differenze e le evoluzioni nei metodi di produzione».

Drink list progettata senza strafare e focus sugli analcolici

Veniamo ai cocktail. In soft opening Rumore propone, accanto ai classici Ginto, Paloma e Old Fashioned, qualche anticipazione di una drink list ancora in fase di studio. Spiega Cione: «Vogliamo lavorare sul tema senza strafare, il cliente deve avere la consapevolezza di quello che beve, ma percepire che è stata data una nuance, che l’ingrediente è stato utilizzato in un certo modo, che quello è il nostro Americano e il nostro Negroni. Non vogliamo esagerare con la tecnica, ma vogliamo far sì che risulti al servizio della qualità dei prodotti, che oggi ci danno quasi tutto quello di cui abbiamo bisogno. Deve aiutarci a migliorare ulteriormente l’esperienza di gusto e olfattiva». La carta definitiva avrà una quindicina di cocktail. I primi spoiler: Hula Hoop (Cocoa Nibs, Amaro Lucano Anniversario, Mancino Rosso, Chili Poblano, Verjus, Fever Tree Soda Water), Rafiki (Zacapa 23, Magic Banana Water, Mancino Secco, Southern Wine, Lustau Palo Cortado, Vanilla), Chica (Ardbeg Ten, Freeze-Dried Strawberry, Verjus, Maple, Sexy Strawberry Soda). «Lavoreremo molto anche sugli analcolici, per dare loro una dignità e per portarli fuori dalla “serie B” dove ancora troppo spesso vengono collocati».

A completare la proposta dedicata all’aperitivo c’è una selezione di street food firmata Beefbar. «Una fortuna poter sfruttare questa sinergia», chiude Francesco Cione. «Beefbar ha un menu di antipasti-street food che si sposano benissimo con la ristorazione “da bar”, piccoli finger di altissima qualità sempre con la carne protagonista, perfetti per la condivisione». Ed ecco gli assaggi di Mini Quesadillas, Bao Bun, il Croque Monsieur, le Rumore meatballs solo per citarne qualche proposta.

Si pensa già a replicare il format

Con queste premesse, c’è tutto per fare bene. Il cocktail bar apre ufficialmente i primi di dicembre e tutto questo rumoreggiare, per ora, è un unicum, come unica è la location dell’ex Seminario (e unica era la Carrà, aggiungeremmo). Però, a rodaggio finito, questo mini bar si preannucia come format replicabile. «Io da sola non mi sento sicura… Sicura», cantava la Raffa. Ecco, appunto, lo sapeva anche lei: in compagnia è meglio.

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