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Ad Andrea Marenda la finale italiana del Nikka Perfect Serve

Nikka Perfect Serve 2023 Andrea Marenda
Il bartender della Santeria Toscana 31 di Milano si è aggiudicato la tappa italiana della competition firmata Nikka e ha conquistato un posto per la finalissima in programma a dicembre a San Francisco

Come ti impressiono il suocero. Andrea Marenda, della Santeria Toscana 31 di Milano, stacca il biglietto per la finale mondiale di Nikka Perfect Serve di San Francisco, superando altri nove concorrenti nella tappa italiana tenutasi al Drink Kong di Roma, che ha combinato padronanza tecnica, spirito di improvvisazione e senso dell’ospitalità.

I dieci partecipanti erano stati chiamati a servire i tre giudici Andrea Fofi (Oro Whisky Bar, Roma Bar Show), Max La Rocca e Daniele Salviato, che per ogni bartender in gara hanno impersonato una diversa tipologia di ospite, sempre in lingua inglese. Si è andati quindi dai novizi della miscelazione ai nerd del whisky, passando per la comitiva "casinista", quella degli sportivi attenti alla linea o dei giornalisti di settore alla ricerca di una nuova copertina.

La gara

Ciascun concorrente ha avuto a disposizione 15 minuti per servire i tre giudici, come in una reale situazione di servizio. I giudici hanno impersonato caratteri e richieste completamente diverse, in una sorta di gioco di ruolo: due giudici erano tenuti a chiedere un cocktail (classico, creativo o twist), a seconda del proprio "mood" e del personaggio interpretato. I bartender potevano lavorare con ciò che era disponibile al Drink Kong (senza homemade personali) e con whisky e/o spirits della gamma Nikka.

Il terzo giudice ha invece richiesto ai partecipanti di preparare l’abbinamento analcolico The Other Half creato in fase di application, insieme a un servizio liscio di whisky, gin o vodka Nikka a scelta.

La prova del vincitore

Marenda ha tenuto egregiamente il banco, accontentando La Rocca che chiedeva un cocktail "per fare bella figura con mio suocero" (la proposta è stato un twist su un Old Fashioned), Salviato che desiderava un classico (twist su Manhattan) e Fofi con il suo analcolico: il Kajcider Soda, gioco di parole sul leggendario Kaizer Soze de I soliti sospetti: una soda composta da succo di mela e salsa ostrica (rapporto 15:1) profumata con alcune gocce di riduzione di Campbeltown Whisky, infusa con fiori di Sakura, servito in highball e accompagnato da un serve di Taketsuru Pure Malt.

Un ponte tra Giappone e Scozia

«Un ponte tra Giappone e Scozia», come lo definisce Marenda, «dato che le mele sono le più usate dei dolci tradizionali scozzesi, ma furono anche il primo investimento fatto da Mr. Taketsuru, mentre costruiva la distilleria Nikka». Una ricetta che, insieme alla perfetta interpretazione dell’accoglienza e del servizio, come sottolineato dal global brand hospitality advocate di Nikka, Stanislav Vadrna, vale a Marenda la partecipazione alla finale global di Nikka Perfect Serve a San Francisco, il 3 e 4 dicembre: ai primi due classificati spetterà un viaggio in Giappone per sperimentare la scena del bar locale e visitare le distillerie di Nikka: Yoichi and Miyagikyo.

L’aperitivo sempre nel cuore degli italiani

aperitivo
Foto di bridgesward da Pixabay
In ottima salute e anche in crescita il rito italiano per eccellenza, il cui mercato negli ultimi 12 mesi ha raggiunto un valore di 6 miliardi di euro. tutti i numeri dello studio di TredaLab, che traccia il quadro di un momento di consumo apprezzato dagli italiani di tutte le età anche per la sua forte valenza sociale

Popolo di santi, navigatori e amanti dell'aperitivo. Negli ultimi dodici mesi in Italia sono stati serviti quasi 870 milioni di aperitivi fuori casa, tra serali e diurni, per un mercato che vale circa 6 miliardi di euro. Sono i dati presentati da TradeLab, società di servizi di consulenza, durante l'evento Sei già dentro l'happy hour? organizzato a Milano da Cattel e Apci (Associazione professionale cuochi italiani).

Insomma, il rito made in Italy tiene. E anzi è in crescita: secondo la stessa analisi di mercato, il 22% degli italiani vorrebbe fare più aperitivi, amati perché sono considerati occasioni dalla forte valenza sociale e perché hanno un ottimo rapporto qualità-prezzo. Chi sceglie il rito pre-cena (circa 14 milioni di connazionali, per un totale di 582 milioni di aperitivi e 4,5 miliardi di euro) spende in media 7,70 euro per un rituale che segna la fine della giornata lavorativa e che permette di stare insieme agli altri senza essere impegnativo. Lo scontrino medio di chi punta all'aperitivo pre-pranzo (circa 8 milioni di italiani che fanno 285 milioni di aperitivi per un totale di 1,5 miliardi di euro) è più basso, circa 5,20 euro. Questa formula ha successo soprattutto nel sud Italia (45%) mentre al centro-nord i numeri si abbassano. Equamente distribuito invece il rituale del tardo pomeriggio: 24% al nord-est e altrettanto al nord-ovest, 20% al centro, 32% al sud.

Cresce l’interesse per i cocktail analcolici

Dai dati diffusi da TradeLab durante l'evento (focalizzato soprattutto sull'aperitivo nella ristorazione) viene fuori una fotografia a 360° del rapporto con questa occasione di consumo. Interessante per esempio capire cosa ordinano gli italiani per il pre-cena: se il 30% punta sui cocktail alcolici, quelli analcolici si ritagliano un consistente 22% (con il 28% del campione che si dichiara interessato a drink meno alcolici che in passato), mentre vino e birra portano a casa entrambi il 20% delle preferenze.

Anche dall'indagine sulle fasce d'età della clientela emergono dati degni di nota, soprattutto alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione. A oggi fa l'aperitivo serale almeno una volta al mese il 49% della Gen Z (18-24), il 50% di chi ha 25-34 anni e il 44% di chi ne ha 35-44 (vale a dire i Millennial o Gen Y), il 36% della Gen X (45-54 anni) e circa un quarto dei baby boomers: il 31% di chi ha 55-64 anni e il 23% di chi è nella fascia 65-74.

I luoghi dell’aperitivo

Ma dove si va a fare l'aperitivo? Secondo l'indagine di mercato, illustrata da Bruna Boroni, il luogo più gettonato sono i bar diurni (dove si batte lo scontrino più basso, in media da 6,30 euro), seguiti da bar serali (25%), pub ed enoteche (14%), ristoranti o locali serali di fascia alta (13%, con lo scontrino più ricco: 17 euro), chioschi e postazioni ambulanti (6%) e per finire le catene, che si affacciano da meno tempo in questo mondo e che portano a casa un 3%.

Servizio, attenzione al cliente e food guidano la scelta

Resta poi la domanda principale: in base a cosa si sceglie dove e come fare l'aperitivo? A muovere gli italiani è una ricerca di benessere psicofisico, che unisce piacere ed emozione, ma anche tranquillità e senso di appartenenza. Senza dimenticare il ruolo chiave del cibo: secondo i dati di TradeLab l'offerta food ha un peso maggiore di quella del beverage. A guidare la scelta dell'aperitivo sono infatti la qualità del servizio e l'attenzione al cliente (44%), la proposta food varia (38%) o ricercata (24%), la proposta beverage di qualità (35%) e la presenza di cocktail originali (21%).

Tomita Shizu: acqua di montagna e riso biologico per un sake secolare

sake I vecchi barili di legno in cui far riposare il sake
Una sake brewery con oltre cinquecento anni di storia porta avanti una produzione d’eccellenza e non senza sperimentazioni

Il sake inizia a comparire sulle nostre tavole sempre più spesso ed è già da qualche tempo che lo si incontra nelle cocktail list dei bar più sperimentali e contemporanei. Quello che per noi è un fermentato ancora poco conosciuto, a bassa gradazione ma dal sapore particolarmente complesso, è in realtà per il popolo giapponese un prodotto quasi filologico.

Il Giappone è la terra del sake, che si ottiene da una produzione di riso differente rispetto a quella del riso da tavola in quanto il processo non è così diverso ma il tempo di raccolta è posteriore. Anche nelle zone dove da più anni è radicata questa specifica produzione si sta vivendo un momento di crisi del lavoro nei campi, simile a quello che si cerca di combattere nel nostro Sud, ma che difficilmente vede nel breve termine una possibile svolta. «L’età media degli agricoltori è molto alta nonostante vi siano numerosi professionisti under 40, ma ahimé, per ora, le retribuzioni restano ancora basse. Sono anni che cerchiamo di lavorare con continuità con una serie di produttori scelti e che cerchiamo di stimolare e aiutare finanziariamente anche più del dovuto ma nonostante questo l’affezione per il lavoro agricolo non è qualcosa di facilmente trasmissibile». Sono le parole di Yasunobu Tomita, oggi alla guida di una delle sake brewery più conosciute al mondo oltre che storicamente più antiche del paese.

Tomita Shizu nasce sulle coste del lago Bika, nella prefettura di Shiga, dove il clima è fresco e nonostante le altitudini siano relative le nevicate invernali abbondano. Il lago funge da serbatoio idrico naturale e raccoglitore di acque piovane anche per le cittadine circostanti. Questo aspetto spiega la vocazione particolarmente agricola di queste zone, dove soia e riso sono sempre state estensivamente coltivati. Attualmente, solo nei pressi della cittadina di Kinomoto, sono presenti tre centri di trasformazione della soia, due distillerie di sake e fino a qualche anno fa (r)esisteva una produzione di aceto che ora non è più operativa.

500 anni di storia

Tomita Shizu è una delle sake brewery più antiche del Giappone, originaria di Kinomoto e fondata nel periodo Tenbum e Yasunobu, rappresenta la quindicesima generazione che porta avanti questa elegante casa di distillazione artigianale. La sede attuale è rimasta quella di un tempo, costruita interamente in legno nel periodo Edo, quindi risalente al 1530 circa. Qui si lavora ancora seguendo i metodi tradizionali, attingendo dalle acque sorgive del vicino monte Ibuki e utilizzando riso biologico di produttori scelti. «Il nostro sake è locale e racconta il territorio in cui nasce, tanto che il 75% del riso utilizzato è prodotto e raccolto in questa zona. Ad oggi abbiamo stipulato un accordo con sei produttori di riso (sake farmers) che lavorano per noi mentre per quel 25% che resta non contrattualizzato viene in ogni caso coltivato in questa stessa prefettura» ci racconta Tomita.

Qualità del riso, dell’acqua e specificità del suolo

Oggi il costo del riso oscilla tra i ventimila e i trentamila yen ogni sessanta chili – trentaduemila esagerando. Quello su cui si focalizza sono la qualità del riso, la qualità dell’acqua e la specificità del suolo. Ricey and hearthy così viene descritto in genere questo territorio. «Attualmente usiamo cinque varietà di riso, che non mescoliamo in quanto ogni nostro sake è un Single Variety.

Dalla raccolta all’imbottigliamento passano circa due mesi per una produzione totale di circa 180.000 bottiglie. Considerando che venti grandi compagnie detengono il 60% della produzione nazionale, tutte le altre distillerie sono piccole, a conduzione familiare o artigianale e ognuna con un proprio segreto custodito» ci spiegano.

Tra i produttori più giovani e appassionati iniziano a diffondersi anche qui le prime sperimentazioni di coltivazione in biologico e complessivamente l’attenzione per mantenere questi terreni “puliti” e il più possibile liberi dai pesticidi è un impegno accolto da tutta la comunità.

Prodotti che esaltano il territorio

La prefettura di Shiga è nota anche per l’uso massiccio della fermentazione come tecnica di conservazione di cibo. Anche per il sushi, per esempio, si usa una speciale tecnica di fermentazione malolattica delle carni che vengono farcite di riso e sale e lasciate riposare anche per sei o sette mesi. Il cibo che ne deriva risulta particolarmente carico di umami, sapido e di conseguenza occorre poter avere un sake capace di contrastare gusti così forti, con un carattere ben preciso, acido ma fresco, complesso ma da pasto.

La prima scelta in questo senso è stata nei confronti della varietà di riso. La varietà Wataribrune, autoctona di Shiga ma che fino a qualche anno fa rischiava di scomparire, è stata recuperata dai coltivatori locali nel tentativo portarla ad essere la varietà più diffusa sul territorio.

La seconda particolarità riguarda la pulizia del riso, direttamente proporzionale alla purezza e all’intensità di gusto. Se generalmente si parla di seimaibuai (rice polishing ratio) pari al 40% in questo caso si parte spesso e volentieri da un riso pulito dal 60%. Questo processo prevede un lavoro enorme da parte dei produttori che se vogliamo si ritrova totalmente nelle bottiglie, cariche a questo punto di un liquido particolarmente elegante, limpido e prezioso.

Il testa di serie della maison si chiama Shichihinyari ed è realizzato con Wataribrune pulito al 77%, con un gusto asciutto e una grande intensità. Un prodotto che esalta il territorio, il riso cresciuto con acqua pura e i produttori che se ne prendono cura.

Infine, parlando di artigianalità del processo, Tomita utilizza ancora gli antichi barili di legno di un tempo per la fermentazione. Avvolti da strisce di bambù che tengono strette le assi, la loro manutenzione è molto complessa e questo è uno dei motivi che li sta facendo progressivamente sparire – specialmente nelle nuove realtà - in favore di contenitori di acciaio (attualmente sembra esserne rimasto un solo produttore in tutto il Giappone).

I primi invecchiamenti

Guardando al lavoro delle grandi cantine francesi e al mondo del vino in senso ampio, anche in questa distilleria secolare non mancano le sperimentazioni con i nuovi prodotti. Ecco, quindi, che dal 2010 si stanno iniziando a sperimentare i primi invecchiamenti, una pratica non molto diffusa tra i produttori di sake, ma che si spera possano aprire nuove frontiere e regalare tra qualche decina d’anni risultati interessanti. L’invecchiamento avviene direttamente in bottiglia, conservate a dieci gradi centigradi, e si noterà un progressivo ingiallimento del liquido, che più passa il tempo più acquista sfumature di colore ambrato.

Si sposa bene anche alle ricette occidentali

Per quante informazioni ci arrivino, da molto lontano è sempre difficile cogliere tutte le sfumature di un prodotto così culturalmente radicato quindi se vi capitasse di incontrare un sake sommelier nella vostra prossima cena giapponese vi potrebbe essere di grande aiuto. Yasunobu ci spiega che «Il sake può essere bevuto tranquillamente pasteggiando, in abbinamento a piatti particolarmente saporiti comprese ricette occidentali. So che molta gente pensa che sia qualcosa da abbinare esclusivamente solo ai nostri modelli di cucina ma vi invito a considerarlo più alla stregua di un vino e ne resterete piacevolmente sorpresi. Provatelo per esempio con l’anguilla laccata se volete restare sul tema, oppure a dei formaggi particolarmente stagionati o muffati».

Bevuto caldo o freddo, nelle sue versioni filtrate o meno, ricavato da riso rosso o riso bianco, nella sua versione lattiginosa, con più o meno zucchero, frizzante o allo yuzu (l’agrume giapponese dal sapore puntente il cui sapore ricorda il bergamotto), anche il sake come molti altri spiriti è un mondo, affascinante e complesso, in cui avvicinarsi gradualmente e lasciarsi conquistare.

Forst e Roner festeggiano il Natale con birra e whisky

Cellina von Mannstein di Forst e Karin Roner brindano con Whisky Ter Lignum
Oltre a ripresentare la tradizionale Birra di Natale (20.a edizione) con nuovi decori, Forst ha collaborato con Roner Distillerie per la prima edizione di Whisky Ter Lignum, maturato per cinque anni in botti composte da tre legni, ciliegio, rovere e larice.

Natale ricco di proposte per i brindisi di augurali da Birra Forst e Roner Distillerie. Protagoniste dell'arte birraria (Forst dal 1857) e della distillazione (Roner dal 1946), le due grandi aziende dell'Alto Adige hanno preparato per il mercato horeca due importanti novità: Whisky Ter Lignum Roner nato dalla collaborazione tra le due aziende e la tradizionale Birra di Natale Forst (20.a edizione).

Un distillato d'orzo maturato in botti composte da tre legni diversi

Whisky Ter Lignum Roner impiega come materia prima da distillare il Forst Malt Blend, fermentato secondo l’antica tradizione di Birra Forst e distillato secondo le regole Roner, per poi essere portato alla gradazione ideale di 40° alc con l’acqua particolarmente morbida ricavata della fonte di Birra Forst (Lagundo, Bolzano).

"Ter Lignum" in latino vuol dire "tre legni" e sono proprio le botti di maturazione e invecchiamento il segreto del suo gusto originale. Il distillato infatti arriva sul mercato dopo cinque anni di maturazione in botti composte da tre legni: il fondo è di ciliegio, che fornisce le note fruttate di prugna matura e il colore leggermente rossastro del distillato. Le doghe invece sono in rovere e conferiscono al whisky i suoi tipici aromi forti, complessi e affumicati. Per il coperchio infine la scelta è caduta sul legno di larice, che dona leggere note di cioccolato fondente, con fresche sfumature di menta nel finale e che assicura un gusto di lunga durata.

Whisky Ter Lignum Roner 70 cl

Il numero 3 è anche un omaggio alla memoria del capo birraio Luis Fuchs che, insieme alla moglie Margarethe Fuchs, ha guidato la terza generazione di Birra Forst, a partire dal 1933.

«Oggi, in quinta generazione sta maturando una nuova testimonianza di incrollabile forza creativa - afferma Cellina von Mannstein di Birra Forst - unita alla volontà di mantenere le tradizioni senza lasciare che il fuoco si spenga e di tramandare la brace con il suo calore, tutta passione e fervore. Ter Lignum Forst Beer Whisky come omaggio al nonno, il capo birraio Ing. Luis Fuchs».

La presentazione di Whisky Ter Lignum è avvenuta di recente presso il ristorante Forst Season di Bolzano, alla presenza di Cellina von Mannstein di Birra Forst e di Karin Roner di Roner Distillerie, nel corso di una serata ricca di storie e aneddoti emozionanti.

Oltre alla degustazione guidata di whisky, personaggi noti del settore alberghiero e dell'ospitalità hanno offerto un ulteriore contributo con accompagnamenti gastronomici.
Luis Haller, chef stellato Michelin del ristorante Luisl Stube nello Schlosswirt Forst ha proposto una Pralina di Foie Gras marinata in Whisky Ter Lignum e l'Urpaarlbrot con mela cotogna del giardino Forst, oltre ad altre due creazioni abbinate.
Kay Baumgardt, capo pasticcere e "Patissier of The Year 2020" di Gault & Millau, ha eseguito la Praliné Ter Lignum, cioccolato di qualità Felchlin raffinato con il whisky Ter Lignum, un guscio di cioccolato sottilissimo con un prezioso ripieno.
Christian Heiss, Chef de Bar del Kronenhalle Bar di Zurigo dal canto suo ha dato vita ai consumi di bevande mix al bancone bar del ristorante Forst Season di Bolzano.

Ventesimo Compleanno per Birra di Natale Forst

Birra di Natale Forst Limited Edition è di nuovo disponibile nell'attesa versione da collezione in vetro decorato da 2 litri, anche questa volta con un dipinto fatto a mano dall’artista Franz. J. Platter, realizzato in occasione della storica ricorrenza, il Ventesimo Compleanno.

Birra di Natale Forst 2023 in bottiglia 2 litri

La decorazione artistica si ispira ai simboli di Birra Forst, riportando numerosi elementi decorativi: per la festa di Natale, tre angeli cherubini portatori di speranza, fede e carità si librano sugli elementi di Birra Forst, tre abeti decorati con stelle brillanti che rappresentano i vent'anni della Birra di Natale Forst.

Anche le tre corone sul fusto di birra brillano d'oro. Lo stemma della corporazione dei birrai e delle malterie, nell'angolo sinistro, e lo stemma Forst, nell'angolo destro, riflettono la tradizione della birra altoatesina di Lagundo (Bolzano). La pietra di zaffiro blu, finemente incastonata, è dipinta con la stella del birraio color oro, che ha uno stretto legame cristiano con il Natale e ne trasmette lo stesso messaggio.
Fatto a mano, il dipinto viene fissato alla bottiglia da 2 litri attraverso diverse fasi molto elaborate e mediante processi di cottura, rimanendo fedele all'originale e perfettamente riconoscibile nei dettagli.
La Birra di Natale Forst (5,2% alc) può vantare un bel colore ambrato e un gusto piacevolmente luppolato e maltato, una spuma dalla fine alveolatura e viene imbottigliata nel piccolo impianto di produzione in botti di Birra Forst.

Birra Forst è stata la prima azienda italiana a introdurre venti anni fa la tradizione nordica della Birra di Natale o Christmas Brew, proponendola come ideale accompagnamento alle gustose pietanze tipiche e saporite di questo momento dell’anno. Per la sua degustazione è disponibile un boccale natalizio dai caldi colori festivi quali il rosso, il verde e l’oro.
Oltre alla rinomata bottiglia da 2 litri in vetro, Birra di Natale Forst è disponibile anche in fusti da 15 e 30 litri, nel pratico fustino Forsty da 12,5 litri, in bottiglie da 33 cl e nella Valigia di Natale (novità 2023) idea regalo che comprende 3 bottiglie da 33 cl, due boccali da 20 cl e una serie di accessori in tema.

 

Può essere anche degustata direttamente vicino allo stabilimento di produzione alle porte di Bolzano nell'allestimento temporaneo (dal 22 novembre 2023 al 7 gennaio 2024) della Foresta Natalizia, ricca di stand e baite che offrono anche altri prodotti in tema aromatizzati alla Birra Forst Sixtus, dalle salsicce affumicate Kaminwurz, all'Acquavite di Birra, al Panettone alla Birra, alle tavolette di Cioccolato Fondente con ripieno di Crema alla Birra.

 

Pasabahce i nuovi bicchieri che impreziosiscono il servizio

Pasabahce calici Joy
I calici della nuova collezione Joy, dal design ispirato alla belle-epoque
Continua ad arricchirsi la proposta per il servizio delle bevande del marchio delle due gocce. Tra gli ultimi arrivi l’accattivante e inedita collezione Joy, le nuove shapes delle collezioni dai richiami vintage Timeless ed Elysia, i calici Estrella e Aware, una collezione 100% in vetro riciclato

Funzionalità ed estetica sono due aspetti inscindibili quando si parla di bicchieri. Un bicchiere deve innanzitutto esaltare al meglio le caratteristiche organolettiche e visive di qualsiasi bevanda e la sua eleganza formale costituisce un ulteriore valore aggiunto per il servizio e un elemento caratterizzante per il bar. E attorno a questo binomio è costruita l’offerta per il mondo dei locali di Pasabahce, marchio del colosso mondiale del vetro Sisecam Group con sede a Istanbul. Un’offerta ricchissima pensata per soddisfare ogni esigenza del professionista e per valorizzare ogni creazione liquida, che viene costantemente aggiornata.

Joy, la collezione per chi vuole stupire

Il fiore all’occhiello delle novità di Pasabahce è la collezione Joy, una linea completa composta da tredici referenze, che incanta con il suo design ispirato alla belle-epoque: linee arrotondate, superficie con incisioni verticali e gambo decorato.
Joy, con sette tumbler ognuno declinato per specifica esigenza e sei calici, non manca di presentare anche le forme che stanno tornando fortemente in auge come il pony glass, la coppetta da champagne e il calice a gambo corto.

Le new entry delle collezioni Timeless ed Elysia

Il marchio, riconoscibile dalle caratteristiche due gocce, ha poi di recente ampliato con nuovi complementi di gamma due collezioni bestseller, Timeless ed Elysia: la prima contraddistinta dal design che richiama i calici in cristallo di epoche passate e che abbraccia il trend del ritorno del classico nel mondo dell’hospitality, e la seconda con ampie coste e base diamantata dal sapore retrò. Due deliziosi calici con il gambo corto, due caraffe dalla forma conica e mugs proposte in diverse capacità sono le novità.

Inoltre, la linea Timeless si è anche arricchita di shapes (un bicchiere acqua da 400 cc e due da long drink con capacità di 355 e 515 cc) in versione impilabili e temperate, che spingono ulteriormente sull’aspetto della funzionalità, rispondendo alla necessità di ottimizzare lo spazio dietro al bancone e garantendo una resistenza extra all’uso professionale che ne assicura qualità e lunga durata.

L’eleganza di Estrella

Nuovi ed eleganti bicchieri in formati armoniosi secondo le esigenze di cocktail, champagne, long drink, vino rosso impreziosiscono poi la linea Estrella, una collezione contraddistinta dall’accattivante pattern che si rifà alle stelle, a effetto tridimensionale su vetro trasparente.

Aware, una collezione a tutta sostenibilità

Un altro tema sul quale Pasabahce ha da sempre insistito e investito è quello della sostenibilità. Guardando in questa direzione è nata la collezione Aware, che fonde mirabilmente insieme estetica, funzionalità e attenzione all’ambiente. Ispirata al colore turchese del Bosforo, la collezione si caratterizza per il suo stile accattivante e moderno ed è realizzata interamente in vetro riciclato al 100%.

Amorf, Casablanca e Tin Can disponibili in più dimensioni e gli impilabili Hill compongono questa innovativa gamma, che pone il marchio all’avanguardia nel settore e rivolta ai locali che vogliono abbinare a un servizio di alto livello l’impegno sul fronte della sostenibilità.

Milano, Égalité raddoppia con un nuovo indirizzo a Brera

La boulangerie francese porta in Piazza San Simpliciano i sapori della tradizione d’oltralpe. Sarà la prima di una serie di nuove aperture

Il brand Égalité cresce con un secondo locale. La boulangerie di Via Melzo 22, a Milano, apre un nuovo punto vendita in piazza San Simpliciano, nel cuore di Brera. Nato nel 2018, ha portato in città una nuova offerta food a base di panificazione francese di alta qualità e un concetto di boulangerie gastronomica del tutto nuovo nel panorama italiano. Dal 31 ottobre anche Brera ha il suo corner dal sapore francese, pensato per accogliere gli appassionati della cucina d’oltralpe dalla colazione all'aperitivo.

Il nuovo Égalité a Brera

Il negozio di San Simpliciano, si caratterizza per un’impronta eclettica che richiama, attraverso un approccio giocoso, i temi fondativi della cultura popolare francese. Ci sono la rivoluzione, le corti e i loro personaggi, con re, imperatori, rivoluzionari e contadini che fieramente brandiscono una baguette o un croissant. Nasce così un locale accogliente e informale di 20 coperti, che verrà completato da un dehors con vista su una delle più antiche e scenografiche piazze di Milano.

L'ambiente di Egalité a San Simpliciano

Il re di Égalité: il Roll Croissant

Égalité ha scelto di celebrare questa importante apertura con il lancio di un nuovo prodotto, che dà una forma nuova e inaspettata a una delle icone gastronomiche d’oltralpe. Nasce così il Roll Croissant di Égalité, una versione alla francese dei famosi croissant circolari, inventati da Scott Cloe de La Fayette Bakery di New York.

Il Roll Croissant secondo Egalité
Il Roll Croissant secondo Egalité
Il Roll Croissant creato da Égalité viene proposto con due diverse farciture: al cioccolato e al pistacchio. A renderlo ancora più goloso la guarnitura, con una croccante granella di pistacchio o cioccolato. Si distingue per la sua fragranza e leggerezza e i suoi aromi e profumi, risultato della sapiente lavorazione di materie prime di alta qualità, come la farina come la farina proveniente da un piccolo mulino nel cuore della Francia e il cremosissimo burro francese.

L’offerta gastronomica

Il nuovo negozio Égalité conferma il format di successo di Via Melzo, offrendo una ricchezza di prodotti freschi e fragranti della patisserie boulangère dolce e salata. Presente il pane, frutto di una lunga esperienza e ricerca su impasti, lievitazioni, farine e tecniche di panificazione. Per la prima colazione la scelta va dai croissant, tradizionali e nella versione bicolore, al pain au chocolat e il Cruffin al caramello. Li accompagnano spremute fresche, tè, caffè e cappuccino.

Il banco di Egalité
A pranzo è possibile provare alcuni dei piatti più amati della tradizione d’oltralpe come le quiches e il famoso croque-monsieur. Per una merenda d'ispirazione francese gli ospiti possono coccolarsi con una fetta di tarte Tropézienne, una tarte tatin o un éclair. Infine, per un aperitivo in compagnia, Égalité propone cocktail, vini e birre francesi, accompagnati da sfiziosi taglieri assortiti.

In attesa delle nuove aperture

Il nuovo locale rappresenta il primo step di un più ampio piano di sviluppo del brand. Infatti, nei prossimi anni ci sarà l’inaugurazione di nuovi punti vendita nella città di Milano e non solo. Entro la fine del 2023 infatti Égalité presenterà la sua nuova boulangerie all’Arco della Pace, guardando anche all’apertura in altre città italiane.

Crescita, export e salto tecnologico: La Perla di Torino va sempre più forte

Valentina Arzilli, Managing Director La Perla di Torino, racconta le evoluzioni dell'azienda, che dal 2021 ha segnato un +25% nel suo fatturato

Da oltre trent'anni La Perla di Torino racconta l'eccellenza del cioccolato nel mondo. Tra crescita economica, innovazioni tecnologiche e incremento dell'export, l'azienda è riuscita a segnare +25% dal 2021 a oggi. Gli strumenti introdotti per raggiungere questo ambizioso risultato sono tanti. Passano attraverso parole come blockchain e industria 4.0, ma soprattutto cioccolato. Tutto per offrire al consumatore il miglior prodotto made in Italy, tracciabile, ma soprattutto buono.

I fattori della crescita di La Perla di Torino

La Perla di Torino, marchio sinonimo di eccellenza del cioccolato italiano nel mondo, grazie a un solido progetto imprenditoriale ha saputo trasformarsi negli anni da piccolo laboratorio artigianale in un’azienda strutturata, altamente competitiva e votata all’innovazione. Questi tratti distintivi hanno consentito al brand torinese il raggiungimento di nuovi ambiziosi traguardi e successi. Questo risultato è stato reso possibile anche grazie a una continua espansione sui mercati esteri, in particolare Francia, Germania e Svizzera. La crescita del personale è stata pari al +15%, con ulteriori nuove assunzioni previste entro la fine del 2023. Dietro al successo di La Perla di Torino ci sono una continua formazione e un costante aggiornamento, che si traducono in efficientamenti produttivi, secondo i più moderni dettami dell’industria 4.0. La produzione è più smart e sostenibile. Inoltre, grande attenzione alle novità tecnologiche del settore, come la rivoluzionaria blockchain legata all’industria alimentare. L'azienda sta iniziando a lavorare a questo progetto grazie all’adesione a un’iniziativa ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane promossa dal Governo italiano). Questa e altre attività che garantiscono basi solide per la nostra crescita, sono state fortemente volute da Valentina Arzilli, che oggi guida l’azienda insieme al padre Sergio Arzilli, portando il suo know-how internazionale e una spinta all’innovazione in termini di processo e di espansione verso nuovi mercati. Proprio la tecnologia blockchain è in grado di giocare un ruolo fondamentale su entrambi i punti. Infatti, garantisce la totale tracciabilità di un prodotto e quindi la tutela per il consumatore finale. Al contempo è importante per il commercio sui mercati esteri e la relativa valorizzazione dei prodotti italiani, che in questo modo saranno maggiormente protetti.

Intervista a Valentina Arzilli, Managing Director La Perla di Torino

L’espansione sui mercati esteri rimane sempre un obiettivo prioritario per La Perla di Torino. Cosa vi guida nella scelta dei partner?

Qualità, cura e design sono nel Dna di tutti i nostri prodotti, per questo ricerchiamo partner all’estero in grado di riflettere le nostre peculiarità e non un semplice punto vendita. La nostra volontà è quella di esportare l’italianità più vera e senza compromessi, interpretata sul profilo dell’alta gamma, che raccontiamo e presentiamo sia di persona durante gli appuntamenti di rilevanza internazionale sia attraverso un’attenta comunicazione social e digital, trasparente e capace di riflettere i nostri valori e il nostro stile.

Industria 4.0: automatizzazione e interconnessione per una produzione più smart e sostenibile, anche per il fattore umano. Solo nel 2023 l’azienda torinese ha investito oltre 250.000 euro in nuovi macchinari, interfacce e un gestionale in grado di dialogare con le macchine 4.0 per migliorare la pianificazione del lavoro. Qual è l'obiettivo dell'investimento?

L’industria 4.0 rappresenta una trasformazione tecnologica che ha l’obiettivo di semplificare le condizioni di lavoro, aumentare la produttività degli impianti e migliorare la qualità dei prodotti. Per questo stiamo lavorando con grande entusiasmo per abbracciare questo cambiamento, che porterà un grande beneficio in ottica di ottimizzazione dei processi e di miglioramento dello stress lavorativo, grazie a nuove automatizzazioni sia nel lavoro day by day che in quello a lungo termine. Come tutti i grandi cambiamenti la fase di transizione che stiamo vivendo è delicata perché per le persone significa impostare un modo di lavoro innovativo, diverso, che non tutti riescono ad abbracciare con facilità. Ognuno di noi, per attitudine personale, davanti al cambiamento reagisce in maniera diversa e il mio compito oggi è proprio quello di accompagnarli in questo passaggio.

Rivoluzione blockchain nel cioccolato: tracciabilità, filiera e tutela del Made in Italy. Sta diventando una certificazione sempre più diffusa anche in ambito agroalimentare. Come vi siete avvicinati a questa tecnologia?

La tecnologia blockchain nel settore agroalimentare sta creando una vera catena di fiducia, garantendo la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti alimentari. Prendere parte a questo processo è un ulteriore step che completa il percorso di certificazioni già intrapreso. Quando dal 2017 abbiamo trasferito il nostro laboratorio in un nuovo spazio produttivo, abbiamo deciso di metterci in gioco e di costruirlo per rispondere ai parametri di BRCSGS, un sistema di autovalutazione e certificazione che viene richiesto per accedere a determinati mercati e che viene riconosciuto alle aziende che lavorano in conformità alle più stringenti normative di qualità nei processi produttivi e di sicurezza alimentare. BRCGS, infatti, oltre all'ambito legato alla sicurezza alimentare, richiede alle aziende la redazione di una documentazione tecnica specifica sul personale, sulle modalità di lavoro e sugli obiettivi a breve e a lungo termine. I nostri obiettivi per il triennio 2022-2024, ad esempio, erano l’implementazione della cultura della sicurezza alimentare dove il responsabile qualità affianca il personale e lo sottopone a verifiche periodiche, progetti formativi a tema sicurezza alimentare per il board e per il personale, l’acquisto di nuovi macchinari, l’aumento del personale al fine di ridurre il carico di lavoro sul singolo dipendente, l’ampliamento degli spazi con un nuovo magazzino dedicato allo stoccaggio di prodotto e infine il cambio del sistema gestionale. Obiettivi molto ambiziosi che siamo riusciti a raggiungere con successo dato che nell’audit di valutazione annuale degli enti certificatori quest’anno siamo stati promossi con la valutazione più alta secondo tutti i parametri: un autorevole riconoscimento per il lavoro che svolgiamo quotidianamente con grande cura e attenzione al dettaglio, e un’ulteriore garanzia per il consumatore finale in termini di sicurezza e di elevata qualità del prodotto finito.

Oltre il 50% della produzione firmata La Perla di Torino va all’estero, dove il prodotto-cioccolato è molto più destagionalizzato rispetto all’Italia. Per questo l'azienda sta portando avanti ormai da qualche anno un lavoro di ricerca per portare sul mercato un prodotto più “fresco”, che possa incontrare il suo gusto anche nei mesi più caldi. Qual è il feedback dei clienti?

La nostra storia è fatta di ricette classiche che si accompagnano a sperimentazioni creative spesso ispirate all’arte della Pasticceria e realizzate a partire da ingredienti di primissima qualità. L’accoglienza del pubblico verso le nostre ultime creazioni come i tartufi limoncello e meringa ci rende molto orgogliosi perché è la dimostrazione dell’Eccellenza di un prodotto artigianale italiano nato dalla passione e dalla cura con cui lavoriamo ogni giorno. Sia in fase di ricettazione sia nella realizzazione di raffinati packaging confezionati a mano studiati nei minimi dettagli.

Con DOuMIX? la prima colazione ha tutto un altro gusto e colore

DOuMIX? Squeeze e Pumpkin Spice nelle bottiglie dosatrici a pompa insieme con una scelta di macaron Pascucci
Messa a punto dalla collaborazione tra DOuMIX? e Caffè Pascucci, è stata presentata una originale drink list di proposte per la colazione.

Cominciare bene la giornata è più facile con una prima colazione ricca di gusto e di colori. Protagonista del mondo della miscelazione con una ricca gamma di creme, sciroppi e preparati, DOuMIX? (gruppo Casa Optima di Rimini) ha reinventato la proposta tradizionale della prima colazione, anche in collaborazione con la catena internazionale di caffetterie italiane Caffè Pascucci, oltre 650 punti vendita in franchising in tutto il mondo. Non a caso la presentazione (Dal BreakFast al BreakSlow) è stata organizzata di recente nel grande locale sotto i portici di fronte alla Stazione Centrale di Milano, alla presenza di Andrea Bressan, brand manager di DouMIX?; Eddy Righi, brand ambassador e Marco Bagiacchi, food & beverage manager di Caffè Pascucci.

Oltre cappuccio e caffè

Senza trascurare la proposta tradizionale  a base di caffè, cappuccio e brioche, insieme con gli specialisti di Pascucci, DOuMIX? ha utilizzato la sua ricca gamma di Cream, Fruit Elixir, Syrup, Squeeze, per creare una ricco menù di bontà alternative che possono essere proposte ad ogni orario, dalla prima colazione allo snack di mezzo pomeriggio fino allo spezzafame notturno, insieme a una scelta di piccola pasticceria.

E' nato così una originale drink list composta di quattro Espressini (allo sciroppo di caramello, alla crema di cioccolato bianco, alla crema di pistacchio, alla crema ruby), quattro Hot Latte's (al caramello, alla vaniglia, alla cannella, all'amaretto), due Frappo (al caramello, alla nocciola) e tre Tè Freddi  (alla fragola, al mango, allo yuzu).
Oltre alla specialità Pumpkin Spice Latte, ricetta realizzata in esclusiva per Caffè Pascucci, nelle versioni Iced e Hot, composta da caffè, latte, cannella in polvere, sciroppo al mix di spezie pumpkin spice (che non c'entra niente con la zucca), ricoperta con tanta panna montata, da servire in grandi bicchieri di vetro.

In particolare le nove creme spalmabili DOuMIX? Cream, nei gusti Peanut, Pistacchio, Caramel, Ganduia, Cioccolato Bianco, Ruby, Hazelnut Praliné, Cioccolato Nero, Coookies sono prontamente utilizzabili grazie alle speciali confezioni in barattoli da 1,2 kg dotate di dosatore a pompa (sei per box).
Alle tre Basi per Milkshake (Neutra, al Cioccolato Nero, al Cioccolato Bianco) in buste da 1 kg (12 per box) sono state di recente aggiunte le proposte Hot Chocolate (cacao senza aromi ideale per cioccolate in tazza) e Frozen Coffee (crema al caffè).

DouMIX? non è solo per la colazione. Con la gamma di undici Fuit Elixir, venti Squeeze, quattordici Syrup e tre nuovissimi Cordial è infatti possibile offrire ai barman la possibilità di creare "su misura" anche i più diversi e gustosi cocktail e mocktail.

 

Evoca aderisce alla piattaforma Global Compact

Evoca aderisce alla piattaforma Global Compact
Un nuovo passo verso la sostenibilità e nell’impegno al rispetto di dieci principi contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’Onu.

Nato dalla volontà di promuovere un’economia globale e sostenibile, rispettosa dei diritti umani e del lavoro, della salvaguardia dell’ambiente e della lotta alla corruzione, al Global Compact delle Nazioni Unite fanno capo oltre 18mila imprese e 3800 organizzazioni in oltre 160 Paesi.

Evoca annuncia di avere aderito a questa piattaforma che incoraggia le aziende a sviluppare, implementare e divulgare pratiche commerciali responsabili. 

«La partecipazione all'iniziativa del Global Compact delle Nazioni Unite rappresenta un ulteriore passo nell'evoluzione della strategia di sostenibilità di Evoca e si allinea con l'impegno dell’azienda a sostenere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs) - afferma Giusi Bonini, chef sustainability officer del Gruppo -. Evoca si impegna a promuovere un ambiente di lavoro sano, sostenibile e inclusivo e a svolgere un ruolo positivo contribuendo a un futuro migliore».

Il Global Compact richiede alle aziende e alle organizzazioni che vi aderiscono di rispettare dieci principi condivisi universalmente in quanto derivati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dalla Dichiarazione Ilo (International Labour Organization), dalla Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo e dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione. In base ad essi alle imprese è richiesto

Diritti Umani - Principio 1: di promuovere e rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti nell'ambito delle rispettive sfere di influenza. Principio 2: assicurarsi di non essere, seppure indirettamente, complici negli abusi dei diritti umani.

Lavoro - Principio 3: sostenere la libertà di associazione dei lavoratori e riconoscere il diritto alla contrattazione collettiva; Principio 4: l'eliminazione di tutte le forme di lavoro forzato e obbligatorio; Principio 5: l’effettiva eliminazione del lavoro minorile; Principio 6: l'eliminazione di ogni forma di discriminazione in materia di impiego e professione.

Ambiente - Principio 7: sostenere un approccio preventivo nei confronti delle sfide ambientali; Principio 8: intraprendere iniziative che promuovano una maggiore responsabilità ambientale; Principio 9: incoraggiare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che rispettino l’ambiente.

Lotta alla corruzione - 10:  le imprese si impegnano a contrastare la corruzione in ogni sua forma, incluse l'estorsione e le tangenti.

Nella produzione di macchine da caffè professionali, Evoca copre tre segmenti: macchine da caffè per il settore horeca, piccole macchine da caffè automatiche per il servizio di caffè in ufficio e distributori automatici di caffè, snack e bevande fredde. I principali marchi del Gruppo che coprono questi segmenti sono: Gaggia Milano per l'horeca, Saeco per l'Ocs e Necta per il vending. Il Gruppo dispone di 6 centri di ricerca e sviluppo e ha registrato oltre 700 brevetti.

Un Master gratuito per imparare a fare impresa bar

Master fare impresa
C'è tempo solo fino al 20 novembre per iscriversi al programma gratuito di formazione online dedicato da Planet One a titolari e gestori di locali per aiutarli a migliorare le loro performance imprenditoriali

40 appuntamenti di formazione e focus specifici, 60 ore di lezione totale, 30 trainer. Sono i numeri della seconda edizione del Master Fare Impresa, il ciclo accademico online organizzato da Planet One, con Bargiornale come partner, per aiutare e sostenere con una formazione di alto livello e gratuita le attività del fuori casa. L’iniziativa, che prenderà il via il prossimo 27 novembre, rappresenta un’importante opportunità per i titolari e gestori di locali, ma anche per chi vuole aprire la sua attività nel fuoricasa, per acquisire conoscenze e competenze fondamentali per migliorare le proprie performance imprenditoriali. Per cogliere questa opportunità c’è tempo fino al prossimo 20 novembre, compilando il modulo di iscrizione che trovate in fondo all’articolo.

«Con fare impresa vogliamo aiutare titolari e gestori a fare un salto di qualità nella gestione imprenditoriale dell’attività, con l’obiettivo di mettere più soldi nello loro tasche, per migliorare la loro vita, la vita aziendale e creare opportunità di sviluppo – spiega Marco Ranocchia, fondatore di Planet One -. Tutto ciò senza necessità di fare investimenti, ma ottimizzando e utilizzando al meglio, grazie alle regole di una corretta e sana gestione imprenditoriale, quanto già hanno in casa, in termini di risorse, personale, prodotti, attrezzature».

Gratuito, online, completo

Fedele a questo obiettivo, il Master si caratterizza per il forte taglio imprenditoriale, affrontando tutti gli aspetti manageriali comuni alle attività del fuoricasa, dal progetto imprenditoriale all’organizzazione delle risorse umane, dalla costruzione del menu alla formazione in termini di account e upselling, dalle strategie di comunicazione fino alla gestione del piano economico finanziario.

Pertanto il Master è rivolto esclusivamente a titolari, gestori e decision maker, ovvero food&beverage manager, bar manager, direttori e altre figure manageriali che partecipano alle strategie del locale (per ogni locale possono partecipare più figure).

Tutte le lezioni sono gratuite ed erogate in diretta online, in modalità webinar sulla piattaforma Teams di Microsoft, prendono il via il 27 novembre per concludersi il 30 gennaio, impegnando solo qualche ora al giorno, di solito un paio di giorni alla settimana.

L'offerta formativa

L’offerta formativa è strutturata su otto moduli, ognuno relativo a un argomento cardine, con focus specifici che permettono di approfondirlo nei suoi diversi aspetti, ognuno dei quali trattato da un docente esperto della materia. I focus di approfondimento possono essere fruiti anche da altro personale di lavoro del locale, come barman, cuochi, camerieri.

Ogni modulo è inoltre completato da una o più case history, dove imprenditori dell’horeca raccontano la loro esperienza di successo, mostrando come, applicando bene le regole di Fare Impresa, siano riusciti a raggiungere il loro obiettivo.

Andando un po’ più nel dettaglio di Fare Impresa, il primo modulo è focalizzato sul progetto imprenditoriale e analizzerà tutti i principali aspetti che formano e caratterizzano un’attività imprenditoriale nel settore horeca. Si passa poi al tema del teamwork, partendo da come cercare e selezionare il personale e gestirlo una volta in azienda, per spiegare poi come motivarlo, come strutturare l’organigramma dell’azienda per creare una squadra coesa ed efficiente. Quindi la costruzione del menu, per capire come individuare il proprio target, come mettere in piedi un menu food e beverage intelligente e vincente sia sul pano dei costi sia delle vendite e come favorire queste ultime proprio tramite il menu engineering, le tecniche che lo compongono come l’uppselling, la vendita al tavolo e altre tecniche.

Spazio poi all’analisi delle verticali che compongono il business, quindi la mixology, caffè, vini, il food, per vedere dove e come fare di più e correggere eventuali errori nell’offerta. Altro tema cardine è il visual merchandising, importante per comprendere cosa vendere di più e meglio e come allestire vetrine e i vari espositori. Grande attenzione è riservata alle tecnologie digitali per andare a vedere i sistemi informatici che permettono di controllare e analizzare in tempo reale l’andamento economico dell’attività, fondamentali per comprendere che cosa non funziona e trovare soluzioni rapide e tempestive.

Senza tralasciare le tecniche di comunicazione & marketing ma anche l’importanza degli arredi e dello stile del locale, soffermandosi su come usare le prime per riempire il locale anche nei giorni con meno affluenza. Infine, la gestione del piano economico finanziario, dove si affronta il tema della contabilità aziendale, dei costi nascosti, per individuarli ed eliminarli, ma anche le possibilità di accesso al credito per gli imprenditori, come usufruire di eventuali contributi regionali o nazionali.

Al TCF fine settimane di gare e pulito

Trieste Coffee Festival
Al Trieste Coffee Festival sabato 4 è protagonista il Moka Contest, domenica 5 il Capo in B Championship. Alla pulizia delle macchine ci pensa pulyCaff.

Sabato 4 e domenica 5 sono le giornate delle competizioni al Trieste Coffee Festival, l’evento che ha l’obiettivo di diffondere una sempre più corretta cultura del caffè e di promuoverne un consumo consapevole a tutti i livelli. Dove sono protagoniste la cultura e la qualità del caffè pulyCaff è presente con i suoi prodotti e i suoi Esperti del Pulito.

Sabato 4 novembre l’appuntamento tra le 10 alle 18 è presso il Villaggio del Caffè in Piazza Borsa, con l’evento Le Botteghe del Caffè, con la presenza di corner espositivi di alcune torrefazioni. pulyCAFF sarà presente con un esperto del pulito di lunga data, Davide Mazzetto, per spiegare i vantaggi di macchine ben pulite nella realizzazione di un espresso, un cappuccino o un filtro, a casa come al bar, e i prodotti che Asachimici ha messo a punto per le diverse esigenze di pulizia. Sono tutti rispettosi delle macchine, dell’operatore e sempre più dell’ambiente, sia per formulazione nella linea Verde, sia per le confezioni: quelle di pulyMilk, il detergente per la lancia vapore e il cappuccinatore, sono 100% R-Pet, ovvero totalmente realizzate con plastica riciclata.

 Tra le 16 e le 18 si svolge il Moka Contest, gara di moka aperta al pubblico. In 10 minuti ogni partecipante deve comunicare ai giudici la ricetta (grammi di caffè e acqua utilizzati) per effettuare la sua estrazione. Vince chi offre la tazza più piacevole e in linea con i parametri di un buon caffè ottenuto con quella che in molte case è “l’amica caffettiera”.

Domenica 5 novembre è la volta di una classica competizione triestina, il il Capo in B Championship, gara tra i baristi del territorio per il migliore cappuccino in bicchiere. La competizione prevede la valutazione dei caffè da parte di una giuria di esperti che analizzeranno l’aspetto visivo, le proporzioni tra caffè e schiuma e il gusto di quattro preparazioni, che dovranno essere realizzate in un tempo massimo di 5 minuti. 

Si sfidano alla macchina espresso Damiano Camassa del bar gelateria Nicola, Mihaela Lungu dell’albergo ristorante Sonia, Linda Piol del bar Flavia, Valentina Fontana del bar Rex, Alice Cernecca ed Ebe Sai Crescente (entrambe campionesse del Leva contest) per Home Sapore di Casa; torna Angela Filardo, del bar Hacca 24, vincitrice della scorsa edizione, e per la prima volta prende parte alla competizione un barista dall’estero, Lina Pavlin del Donut Tell Lubiana (Slovenia).

Le prove saranno inframmezzate da pillole di pulito a cura di pulyCaff e dal concentrato di un Puly Day, le giornate sul pulito che l’azienda di Vescovato (CR) organizza in tutta Italia, in cui spiegherà e mostrerà con un’ampia parte pratica, perché e come pulire la macchina espresso e il macinacaffè, con suggerimenti per il bollitore e la macchinetta di casa.

A Shot Of Italy, la nuova limited edition di Molinari Extra

Molinari Extra bottiglia limited edition
Porta la firma dell'artista Luca Barcellona la bottiglia in edizione limitata dell'iconico prodotto Molinari, che celebra i valori di socialità e convivialità da sempre al centro del marchio

È un inno all’italianità il nuovo vestito, in edizione limitata, realizzata da Molinari per il suo prodotto più importante, l’iconica Molinari Extra. A firmare A Shot of Italy, questo il nome della limited edition, è Luca Barcellona, artista di fama internazionale che ha iniziato il suo percorso come writer nella street culture degli anni Novanta, per poi esplorare il mondo della calligrafia e dell’illustrazione, che sono ora il focus del suo lavoro.

L’artista ha impreziosito la classica bottiglia della sambuca con il tratto distintivo della sua arte calligrafica, dando così forma al manifesto di Molinari, una celebrazione della condivisione, della socialità, dell’italianità e della tradizione, che costituiscono i valori portanti e le fondamenta sulle quali è stata costruita la storia del marchio. Un’operazione, insomma, che ha voluto donare un vestito inedito e dal tratto fortemente contemporaneo allo storico prodotto, ma senza rinnegarne, anzi andandone a esaltare l’essenza più autentica.

Una formula di successo

Così come dalla sua nascita nel 1945 a opera di Angelo Molinari, il fondatore del gruppo, è rimasta identica la formula di Molinari Extra, preparata con semi di anice stellato, zucchero, erbe e spezie. Una formula di successo capace in pochi anni di dare fama internazionale al marchio e fare della Molinari Extra uno dei prodotti italiani più noti al mondo.

La limited edition è stata svelata nel corso di una serata evento presso l’Acquaroof Terrazza Molinari, l’esclusiva terrazza del brand a Roma, evento durante il quale Barcellona si è inoltre esibito in una live session e ha personalizzato a mano alcune bottiglie, poi omaggiate agli invitati.

Ad allietare il palato degli ospiti una drink list che ha mostrato l’estrema versatilità di Molinari Extra anche in miscelazione.  Tra i drink serviti, insieme al Molinari Mule, da tempo pezzo forte della drink strategy del marchio, le nuove proposte create ad hoc per l’occasione dal brand ambassador Marco Fedele, come Italian 45, dove la sambuca si miscela Botanist Gin, Telmont Champagne Réserve Brut e succo di lime, e Molinari Fresh Highball, dive invece si aggiunge a vodka Tovaritch, succo di lime, menta, sale e Pompelmo Rosa London Essence.

Il progetto A Shot of Italy è stato ideato e curato dalla creative community KleinRusso, ed è accompagnato da una campagna di comunicazione declinata su diversi touchpoint: dalla landing page ai contenuti social, passando per una campagna display e i video promo teaser e reveal, con la pianificazione a cura di Havas Media.

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