Home Blog Pagina 159

958 Santero punta sul Brachetto d’Acqui docg

958 Santero Brachetto d’Acqui docg
Il vino aromatico dolce, tra le più storiche tipologie enologiche piemontesi, entra nella gamma dell’azienda vitivinicola, specializzata nelle bollicine. Un prodotto della tradizione, ma al tempo stesso moderno che ha ancora molto da dare. E che fa breccia tra i giovani

Un’azienda vitivinicola piemontese specializzata in bollicine che, accanto a vini e spumanti, produce aperitivi e cocktail, energy drink e drink analcolici. È la carta d’identità di 958 Santero, un gruppo vinicolo con al timone la famiglia Santero, che ha sede a Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo, nel cuore dell’area che, più di un secolo e mezzo fa, ha dato i natali al primo spumante d’Italia e che nel 2014, prima tra le zone vitivinicole di pregio italiane, l’Unesco ha riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità.

La notizia degli ultimi giorni è che proprio 958 Santero, che ha in gamma anche l’Asti Spumante, ora punta su un altro vino aromatico dolce: il Brachetto d’Acqui, una delle tipologie enologiche più storiche del Piemonte, che si fregia della docg, la denominazione d’origine controllata e garantita, il più alto grado di riconoscibilità per un vino italiano.

Un vino che piace ai giovani

Spiega Gianfranco Santero, presidente di 958 Santero: «Il Brachetto d’Acqui è una pregiata e storica docg piemontese ottenuta da un vitigno, il brachetto, a bacca rossa, autoctono e italiano al 100%, tipico di un’area ben precisa tra Astigiano Acquese, al centro di quella zona del Sud Piemonte che è conosciuta come le colline dei vitigni aromatici. Abbiamo scelto di produrre il nostro Brachetto d’Acqui perché rispecchia le nostre radici e anche perché è un vino che, nonostante la sua lunga storia, ha ancora molto da dire ai giovani dai quali viene apprezzato per il gusto, dolce, ma mai stucchevole, per il colore e per il bouquet».

Da disciplinare il vitigno a bacca rossa brachetto si coltiva solo in 26 Comuni tra Sud Astigiano e la zona dell’Acquese in provincia di Alessandria, in tutto circa mille ettari di vigneti. La produzione annuale si attesta attorno ai 2 milioni di bottiglie per il Barchetto d’Acqui docg che arrivano a circa 3 milioni con il doc. Capitale dell’area è Acqui Terme, città famosa per le antiche fonti termali conosciute anche dagli Antichi Romani, ma culla anche di grandi vini, Brachetto d’Acqui in testa.

Il mercato risponde

Il packaging di 958 Santero Brachetto d’Acqui docg è essenziale: tre colori base: rosso, nero e oro, un’etichetta dalle linee nette e pulite, con la bottiglia iconica dell’azienda per le proprie bollicine.

Secondo 958 Santero già nelle prime settimane di lancio 958 Santero Brachetto d’Acqui avrebbe fornito riscontri positivi. «Siamo fiduciosi che il nostro Brachetto d’Acqui sarà accolto molto bene dalla clientela amante delle novità e delle innovazioni che questo prodotto incarna in modo perfetto» dicono dal quartier generale di Santo Stefano Belbo.

Un vino ancora tutto da apprezzare

La scelta di 958 Santero di investire sul Brachetto d’Acqui docg sembra essere un segnale di fiducia importante e significativo nei confronti di un vino unico nel suo genere, mai abbastanza apprezzato e che, secondo molti osservatori del settore, potrebbe dare ancora molto in termini di valore e volumi e anche di duttilità di produzione e consumi.

Del resto alcuni anni fa il Consorzio di Tutela dei Vini d’Acqui, presidente è il produttore Paolo Ricagno, al di là del Brachetto d’Acqui nella tipologia dolce, “tappo raso” e spumante, aveva promosso la nascita di altri vini da vitigno brachetto: l’Acqui docg Rosé, uno spumante brut, il Rosé “fermo” ispirato alla tradizione italiana e francese dei vini rosati e un sorprendente Acqui rosso fermo. Vini che hanno riscosso un certo interesse sui mercati e che hanno permesso alle aziende della filiera del brachetto di ampliare l’offerta di vini comprendo tutte le richieste dei consumatori.

Intanto 958 Santero Brachetto d’Acqui è già stato protagonista di alcune video ricette realizzate dallo chef Diego Bongiovanni, noto per le sue apparizioni Tv in famose trasmissioni di cucina e gastronomia. Diffusi sui canali social del Gruppo 958 Santero i video hanno già registrato migliaia di visualizzazioni.

Order of Merit e 110 e Lode, le stelle italiane della ospitalità e miscelazione a Saint Vincent

concorso 110 e Lode 2023. Da sinistra, il presentatore Spiridione Ripaldi, l'organizzatore Francesco Cione, Alessio Lupo (2°), il vincitore Giovanni Onori, Simone Marcolegio (3°), il patron Danilo Bellucci.
Nuova edizione 2023 per due prestigiosi riconoscimenti a personaggi top della ospitalità e miscelazione italiana, rispettivamente Order of Merit e 110 e Lode.

Si possono definire gli Stati Maggiori dell'ospitalità e della miscelazione italiana quelli che si sono riuniti domenica e lunedì scorso al Grand Hotel Billia di Saint Vincent (Aosta) per i premi Order of Merit e 110 e Lode.

Istituiti nei primi anni Duemila per iniziativa del patron Danilo Bellucci, i riconoscimenti Order of Merit e 110 e Lode sono supportati dalle maggiori associazioni di professionisti (come Aibes e Abi) e dal presidente IBA Giorgio Fadda, oltre a molte aziende di settore sponsor presenti anche con una serie di box con le ultime novità.

La gestione dei premi è passata di recente nelle capaci mani del barmanager Francesco Cione, in collaborazione con la team leader Erica Rossi, mentre la presentazione è stata affidata all'eclettico Spiridione Ripaldi.

staff Order of Merit e 110 e Lode

I riconoscimenti 2023 Order of Merit

logo Order of Merit

Non potendo fornire i ricchi curriculum professionali di ciascun premiato, ci limitiamo a una breve presentazione di coloro che hanno ricevuto la prestigiosa Medaglia e Sciarpa bianco-azzurra di Order Of Merit:

Tommaso Cecca, barmanager di Camparino in Galleria di Milano
Mauro Duse, già vicedirettore del ristorante Antico Martini 1720 di Venezia
Paolo Manzini, già barmanager del locale La Cabala di Roma
Adriano Malu, già barmanager di hotel a Porto Cervo
Paolo Mascarucci, già Club Privé di Gstadd (Svizzera)
Alessandro Orzes, food & beverage manager e fondatore del sito whiskyjugs.it
Maurizio Stocchetto, titolare dello storico Bar Basso di Milano
Giacinto Tanese, direttore del Coccaro Beach Club della Masseria Torre Coccaro di Selva di Fasano (Brindisi)
Vanessa Vialardi, barlady titolare del D.One di Torino
Federico Slivio Bellanca, giornalista del settore food & beverage
Rossella De Stefano, già direttore di Bargiornale, oggi a Mixer Planet (menzione Magister Dixit)
Melania Guida, direttore del magazine Bar Tales (menzione Magister Dixit)
Francesco Spenuso, già brand ambassador BarAwards di Bargiornale, oggi brand ambassador Brown-Forman
Damiano De Crescenzo, direttore generale di Planetaria Hotels, consigliere nazioinale di Federturismo.

i premiati Order of Merit 2023

 

110 e Lode, i barmanager di hotel 4 e 5 Stelle in concorso

logo concorso 110 e Lode

Il giorno successivo (lunedì 20 novembre) è stata la volta di 39 barmanager e headbartender degli hotel 4 e 5 stelle italiani a tornare sulla pedana per il concorso 110 e Lode. In giuria il giornalista Shane Eaton, il food & beverage manager Alessandro Orzes e il vincitore della edizione 2022 Antonio Ferrara.

Luca Avallone, The Promenade Luxury Wellness Hotel di Riccione (team Rinaldi 1957)
Paolo Baffigi, Palazzop Manfredi di Roma (team Don Papa Rum Rinaldi 1957)
Andrea Baga, Villa Crespi di Orta San Giulio- Novara (team Rossi d'Angera)
Jonathan Bagli, Grand Hotel di Rimini (team Alpex Plose)
Riccardo Blasini, Four Seasond Hotel di Firenze (team Rum Flor De Caña/Velier)
Filippo Borghi, Hotel De La Poste di Cortina d'Ampezzo-Belluno (team Psenner)
Eduardo Bortolotti, Eala Lake Garda di Limone sul Garda-Brescia (team Bottega)
Simone Bruni, Bagni di Pisa Palace & Thermal di San Giuliano Terme-Pisa (team Bordiga)
Mattia Capezzuoli, W Rome Hotel di Roma (team Amaro Formidabile/Pallini)
Gabriele Contatore, Mandarin Oriental Lago di Como, Blevio-Como (team Flor De Caña/Velier)
Simone Corsini, Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio-Lucca (team Compagnia dei Caraibi)
Federico Cortesi, Grotta Giiusti Thermal SPA Resort di Monsumanno Terme-Pistoia (team Caffo Vecchio Amaro del Capo)
Riccardo Di Dio Masa, The Rome Edition di Roma (team Woodford Reserve Bourbon/Brown-Forman)
Alessandro Dibello, Grand Hotel Billia di Saint Vincent-Aosta (team Saint Roch/Ottoz)
Matteo Fangano, Villa San Michele A Belmond Hotel di Firenze (team Compagnia dei Caraibi)
Maria Grazia Ferrari, Abano Grand Hotel di Abano Terme-Padova (team Soero Gin)
Andrea Fiorini, Grand Hotel Fasano di Gardone Riviera-Brescia (team Amaro Bonaventura Maschio)
Stefano Galligioni, Savoy Beach Hote & Thermal SPA di Bibione-Venezia (team Campari Group)
Cesare Ghidini, Cipriani A Belmond Hotel di Venezia (team Evo Enoglam)
Alessio Giovannesi, Hotel Hassler di Roma (team Jack Daniel's/Brown-Forman)
Luca Guerrucci, Mandarin Oriental Hotel di Milano (team Hibiki Whisky/Stock)
Alessandro Imbimbo, Bellevue Hotel & SPA di Cogne-Aosta (team Alpex Plose)
Fabrizio La Ragione, Parco dei Principi Grand Hotel & SPA di Roma (team Campari Group)
Carmine Lamberti, Caruso  A Belmond Hotel Amalfi Coast di Ravello-Salerno (team Poli 1898)
Marino Lucchetti, Londra Palace di Venezia (team Psenner)
Alessio Lupo, Le Sirenuse di Positano-Salerno (team Brugal/Velier)
Lino Marchese, Hotel Metropole di Venezia (team Poli 1898)
Simone Marcolegio, Park Hyatt di Milano (team Laphroaig/Stock)
Francesco Marino, Villa Cortine Palace Hotel di Sirmione-Btrescia (team Gentlemate Brandy/Bonaventura Maschio)
Salvatore Melì, Grand Hotel Miramare di Santa Margherita Ligure-Genova (team Gamondi)
Giovanni Onori, Bulgari Hotel di Roma (team Roku Gin/Stock)
Giorgio Pocorobba, Excelsior Palace di Rapallo-Genova (team Amaro Formidabile/Pallini)
Valeria Alejandra Ramos Mancero, Splendido Mare a Belmond Hotel di Portofino-Genova (team Campari Group)
Francesco Rossetto, St. Regis Venice di Venezia (team Campari Group)
Alexey Savioli Blinda, Portrait Boutique Hotel di Milano (team Brugal 1888/Velier)
Flavio Scanu, Hotel Principi di Piemonte Una Esperienze di Torino (team Silla Vodka)
Veronica Spina, Villa Treville di Positano-Salerno (team Gin Puro/Bonaventura Maschio)
Elena Stucchi, Bulgari Hotel di Milano (team Botran Ron/Bonaventura Maschio)
Giacinto Tanese, Masseria Torre Coccaro di Savelletri di Fasano-Brindisi (team Caffo Vecchio Amaro del Capo).

1 classificato
Giovanni Onori - Bulgari Hotel di Roma
Haiku
Ingredienti
45 ml Roku Japan Gin/Stock Italia
50 ml Mandarino e Pepe Sansho cordial
fill Spuma di Castello di Gussago '800 Brut Nature
Preparazione
Shake & strain, versare in tumbler DOF Bormioli Rocco America '20s con ice cube Hoshizaki, zest di scorza di mandarino.

2 classificato
Alessio Lupo - Le Sirenuse di Positano-Salerno
Be Happy!
Ingredienti
50 ml Brugal Ron 1888/Velier
15 ml Muyu Vetiver Gris/Velier
15 ml Monin Paragon Timur Berry/Velier
2 ml Dashfire Bay Leaf Bitters/Compagnia dei Caraibi
5 ml Palo Santo/ridistillato
Preparazione
Stir & strain, versare in tumbler DOF Bormioli Rocco America '20s con ice cube Hoshizaki.

Francesco Cione, Alessandro Orzes e Danilo Bellucci premiano Alessio Lupo 2° classificato

3 classificato Simone Marcolegio - Park Hyatt di Milano
Scotland Wave
Ingredienti
50 ml Laphroig Islay Single Malt Scotch Whisky 10 yo Sherry Oak Finish
20 ml succo di limone
4 more fresche
4 gocce di Tintura di Liquerizia Bordiga 1888
2 spray L'Amesinthe Verte/Rinaldi 1957
Preparazione
Shake & strain, versare in Cocktail Coupe Bormioli Rocco America '20s, guarnire con spiedino di more, crusta sul bordo di liquirizia e sale.

Shane Eaton e Danilo Bellucci premiano Simone Marcolegio 3° classificato

 

Andrea Dracos arriva al boutique-bistrò torinese Eredi Borgnino

ANDREA DRACOS (1)
Alga nori, pepe e arachidi in versione cocktail nella drink list creata dal nuovo bar manager del locale che ha festeggiato il suo primo anniversario

Eredi Borgnino – il canale di vendita al dettaglio di Exica, brand torinese leader nel settore ortofrutticolo – ha festeggiato il primo anniversario del boutique-bistrò incastonato in una location di grande fascino, un’ex fabbrica di pianoforti riqualificata in via della Rocca, che vede la collaborazione con Credenza Group, il gruppo di ristorazione torinese del quale fa parte il ristorante stellato La Credenza di San Maurizio Canavese.
Pepe, mandorle, riso rosso e alga nori sono solo alcuni dei prodotti Exica protagonisti della nuova drink list del locale, che vuole offrire ai torinesi un’esperienza gourmet alla scoperta di frutta e verdura secca e disidratata in una nuova veste. L’arrivo da Eredi Borgnino del nuovo bar manager Andrea Dracos, vincitore della Campari Bartender Competition nel 2015, ha portato alla nascita dei nuovi cocktail che mirano a valorizzare la qualità del prodotto nella sua semplicità ed essenzialità, attraverso l’abbinamento ai piatti stagionali del bistrò.

Frutta e verdura secca e disidratata protagoniste dei drink

«Il focus è utilizzare frutta e verdura secca e disidratata non solo come decorazione ma come ingrediente principale dei cocktail. Avendo a disposizioni 2800 referenze abbiamo di fatto altrettante note che possiamo esplorare e utilizzare - racconta Andrea Dracos -. I cocktail della nuova drink list sono composti da ingredienti semplici e di qualità e contribuiscono a celebrare la storia e l’identità di Exica ed Eredi Borgnino. Ogni ricetta è frutto della collaborazione tra tutti i membri del team Eredi, che grazie all’ascolto e alla condivisione di idee forti e variegate hanno contribuito all’ideazione di questa drink list».

L’essenzialità del prodotto incontra la complessità della moderna mixology, come nel caso del cocktail Cioccolato Bianco & Mandorla, a base di gin infuso nel cioccolato bianco, cotto in seguito a bassa temperatura e chiarificato insieme a latte di mandorle home made e passion fruit. Ma non mancano alcuni signature che hanno accompagnato Dracos nella sua storia, come il Torino Milano Via Novara con il quale ha trionfato proprio alla competition Campari.

Una ricerca in evoluzione

«Siamo lieti di festeggiare il primo anniversario del boutique-bistrò Eredi Borgnino con l’arrivo di Andrea Dracos all’interno della nostra squadra» afferma Edoardo Rovetta, project manager di Exica. «La sua conoscenza del mondo mixology e le sue esperienze nel settore non potranno che migliorare l’offerta del locale, che in questo primo anno ci ha dato molte soddisfazioni». Una ricerca che andrà ancora evolvendo nella prossima drink list, prevista per i primi mesi del 2024.

Un format agile

Eredi Borgnino si caratterizza per il suo format agile e all-day: la parte del locale adibita a negozio con vendita al dettaglio dei prodotti, infatti, è aperta tutti i giorni tranne il martedì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19, mentre il boutique-bistrò e cocktail bar è aperto da lunedì, mercoledì e giovedì dalle 18.30 alle 00.30, venerdì e sabato dalle 18 alle 1.30 e la domenica dalle 18.30 alle 0.30.
Lo staff vede Giovanni Marcuzzi e Nicolò Morando in cucina, Donald Pura (responsabile sala), Carlotta Mele (responsabile Boutique), Marco Dallafina (responsabile bar) e Simona Caruso (bar).

Drunk Bros, il cocktail bar non convenzionale per definizione

Drunk Bros
Giovanni Di Pasquale, proprietario e bar manager del Drunk Bros
Il coloratissimo locale catanese si caratterizza per le atmosfere pop dei cartoons e dei gloriosi fumetti del passato e propone cocktail molto particolari, in bicchieri altrettanto originali. La nostra intervista al patron e bar manager Giovanni Di Pasquale

Prendi un appassionato di birre e innamorato di drink che approda al mondo della miscelazione da percorsi formativi trasversali e differenti, con l’animo un po’ nerd e dotato di tecnica e creatività. Posiziona il suo locale in una delle città più vive d’Italia, shakera generosamente et voilà, il Drunk Bros è servito. Nel centro di Catania, a pochi passi dalla popolare via Etnea troviamo questo coloratissimo cocktail bar dove il tempo sembra essersi fermato, o meglio cristallizzato su atmosfere pop tipiche dei cartoni animati e dei gloriosi fumetti del passato, con una miscellanea di oggettistica che spazia dai retro-games, agli action figures. E cosa si beve? Drink non convenzionali, come lui stesso li definisce, in bicchieri folgoranti che spaziano dalla scarpetta di Cenerentola alla palla della Disco Music anni Settanta. Abbiamo incontrato Giovanni Di Pasquale, proprietario e bar manager del locale, e ce lo siamo fatti raccontare.

Lei proviene da mondi diversi rispetto a quello della mixologist e durante la pandemia ha trasformato un beershop avviato in un cocktail bar. Cosa si porta dietro delle sue precedenti esperienze?

Sicuramente l’importanza di valutare il rischio aziendale, ma anche la parte legata al marketing e alla comunicazione. Le varie società delle quali ho fatto parte hanno fatto sì che la mia formazione sia molto autocritica; questo mi porta a mettermi in discussione nel mio lavoro. Il sogno nel cassetto era e resta diventare un bartender affermato.

Tira su la claire alle 21.30, decisamente un after dinner. A cosa si deve questa scelta oraria?

Ho preso in considerazione diversi aspetti, tra i quali l’inflazione degli aperitivi a Catania, che ormai sono nel menù di tutti i locali: basta aprire Instagram per venire invasi da blogger che sponsorizzano aperitivi nei vari luoghi. Dunque, alla luce anche di studi di settore che ho fatto, ho preferito concentrarmi su un’altra tipologia di orario, sull’after dinner: chi viene nel mio locale assapora a pieno i drink senza influenzare il proprio palato con altro.

La sua drink list è molto particolare, anzi “non convenzionale”. Abbiamo una sola cartuccia: quale drink dobbiamo assolutamente bere e perché?

Per chi viene per la prima volta nel mio cocktail bar e vuole conoscere a pieno la filosofia del mio locale consiglio sempre il Dark Side: lime, sciroppo di cannella e peperoncino, granatina, vodka, Campari al pimento, Ancho Rayes, liquore al fico d’India. È ispirato al personaggio di Anakin Skywalker (Darth Vader, ndr.) ed è anche quello che mi rappresenta di più. Questo cocktail, presentato alla Campari Competition del 2021, ha ricevuto i complimenti della giuria per il suo equilibrio e per il suo impatto visivo nel bere in una “vera” spada laser. Dietro ogni cocktail c’è uno studio specifico di sapori, odori, scelta tecnica del bicchiere. Nulla è lasciato al caso sia per i cocktail dedicati al mondo della fantasia che per i grandi classici. L’arte dell’alchimista e quella del bartender vivono in simbiosi in ogni drink.

Drink “non convenzionali” per bicchieri “non convenzionali”: dal calice di Sailor Moon al virus di Resident Evil. Come le è venuta l'idea di questi bicchieri e perché? Chi li realizza?

L’idea è nata per caso durante la quarantena: facendo shopping online ho visto il bicchiere della rosa, ne comprai 5 e con i bicchieri anche le teche proprio come quella che si vede nel cartone de La Bella e la Bestia. È così abbiamo inaugurato la riapertura con questa nuova idea: pubblicando la prima foto nelle nostre pagine social abbiamo registrato un forte entusiasmo da parte delle persone perché stuzzicava, e stuzzica, l’idea di poter bere da un bicchiere a forma di rosa. Da qui ne è nata una vera e propria collezione con tanti bicchieri diversi perché da noi i bicchieri non sono solo contenitori, ma opere d'arte progettate con passione e realizzate da abili artigiani locali partendo da una mia bozza. Insieme si progetta e si realizza con stampa 3D in resina alimentare certificata. Dalla spada laser di Star Wars, al calice di luna di Sailor Moon, la mela avvelenata di Biancaneve o ancora il Virus D di Resident Evil e l’ultimo arrivato: con il coinvolgimento di un artigiano di Caltagirone, abbiamo prodotto il primo bicchiere in ceramica, che ci riporta nell’antica Grecia con Hercules. Il nostro locale si distingue per il progetto avvincente che si cela dietro ogni bicchiere. Ognuno ispirato a un personaggio o a una storia, trasformando il semplice atto di bere in un'immersione totale nell'universo nerd.

Saranno molte le curiosità legate ai vostri drink, lasciamoci con queste.

I nostri cocktail vanno oltre il gusto: sono vere e proprie avventure. Sono ispirati ai personaggi e alle storie che i nostri bicchieri rappresentano, con molte delle creazioni che offrono un'esperienza interattiva. Dando ai sensi la possibilità di giocare con il gusto del cocktail, creando un'esperienza indimenticabile. Dietro ogni cocktail c'è uno studio approfondito di materie prime e nuove tecniche di miscelazione. Non ci limitiamo a creare bevande uniche, ma cerchiamo di immergere i nostri clienti nelle storie stesse dei personaggi. Questo approccio non solo offre cocktail non convenzionali, ma permette anche ai clienti di rivivere le emozioni dei loro cartoni e film preferiti. Il nostro impegno si riflette anche nelle collaborazioni con aziende come Amaro dell’Etna ed Etna Spritz. Il nostro ultimo nerd cocktail, Hercules, è un omaggio a questa partnership. Inoltre, collaboriamo con professionisti del settore, come Mia Terry di Opera 33 Milano: il cocktail di Cenerentola viene servito direttamente nella scarpetta di cristallo su un cuscino rosso, portando la magia dei racconti di fiabe nei nostri bicchieri. Grazie alla selezione attenta degli ingredienti e all'attenzione ai dettagli, non solo offriamo cocktail straordinari, ma permettiamo ai clienti di tornare un po' bambini. Il nostro Nerd Pub non è solo un luogo per bere, ma un'esperienza completa che celebra la cultura nerd attraverso ogni sorso.

Sette messaggi per i bartender dall’Athens Bar Show

Athens Bar Show
Non ha deluso le aspettative la tredicesima edizione della manifestazione ateniese, tra i principali appuntamenti internazionali dedicati al bertending. Il racconto dell’evento dal nostro inviato speciale

Il 2010 segnò l’inizio della terribile crisi economica che ha solo recentemente smesso di attanagliare le casse della Grecia. Lo ricorda bene Babis Eleftheriadis Kaidalidis, che proprio in quell’anno diede vita all’Athens Bar Show: giunta oggi alla tredicesima edizione (una è andata persa causa pandemia), la manifestazione ateniese è arrivata in cima agli appuntamenti da non perdere, nel calendario internazionale degli eventi dedicati al bartending, e anche quest’anno non ha deluso le aspettative.

Due giorni di fiera (7-8 novembre), l’unica del circuito che si tenga completamente all’aperto, a spasso per il Technopòlis, un ex centro di produzione di gas (risalente al 1857) riconvertito in spazio per eventi, che ancora conserva le ciminiere in mattoni. Copiosa l’affluenza dei brand e degli operatori da tutto il mondo, molti dei quali trattenutisi fino al giovedì successivo alla kermesse per il party di chiusura, e importantissime le novità: una sezione “newcomers” dedicata ai prodotti nuovi sul mercato o non presenti in Grecia, con maggioranza di Ready to Drink; il ritorno della luxury section, per prodotti da oltre 50 euro di listino, e la Tomas Estes Agave Embassy. Aggiunto inoltre un palco per i seminari, rispetto ai cinque dello scorso anno.

L’evoluzione della scena mixology greca

Paradossalmente, però, l’innesto più importante si è avuto al di fuori di Technopòlis: il lancio della Athens Bar Week. «Un ombrello per tutto quello che succede nella settimana dell’Athens Bar Show» racconta Babis Kaidalidis, «abbiamo avuto cinquanta eventi in quattro giorni, instaurando un sistema virtuoso tra espositori, organizzatori e bartender». Proprio grazie a questo sistema, e a una rete di bar di impressionante solidità, Atene si è nel tempo affermata come una delle capitali del bere miscelato, complice la presenza di alcune delle insegne più note al mondo, la quasi totalità delle quali concentrate nel caratteristico quartiere di Monasteraki.

«Quando abbiamo fondato Athens Bar Show», ricorda Kaidalidis, «ad Atene esisteva solo Baba Au Rum, in tutta la Grecia c'erano forse quattro bar di livello decente. Si miscelavano i famigerati cocktails “TGIF”, c'erano i Martini del Galaxy Bar dell'Hilton, nulla più. Oggi, nel centro dell’Attica ci sono settanta bar, Atene da sola ne conta trenta, e la maggior parte di questi non sfigurerebbero nelle città del mondo a maggiore cultura dei cocktail. Quando si crea un buon sistema, la qualità cresce, ed è così che la nostra scena si è evoluta negli anni».

I messaggi chiave dell’Athens Bar Show

Qualora vi foste persi la possibilità di essere ad Atene, o non abbiate potuto girare la fiera come avreste voluto, ecco i 7 messaggi chiave che portiamo a casa dall’ultimo Athens Bar Show.

Formarsi, prima di tutto – L’Athens Bar Show è a mani basse il congresso di settore che più di tutti propone appuntamenti formativi di altissimo profilo. Se eventi simili come il Berlin Bar Convent hanno caratteristiche più B2B, Atene ospita da sempre una impressionante sequenza di personalità del bartending mondiale, permettendo ai presenti di approcciarsi da vicino ai migliori rappresentanti del settore: Monica Berg, Ago Perrone, Simone Caporale, Lauren Mote, Matt Whiley sono solo alcuni dei nomi che si sono alternati nella due giorni di seminari, spaziando attraverso ogni argomento del mondo bar.

Non solo miscelare – Ferma restando la quasi ovvia importanza della tecnica e del perfezionamento delle ricette, i riflettori stanno virando sempre più spesso sul tema dell’ospitalità in senso stretto. Il seminario di Ago Perrone A journey of exceptional hospitality: 15 years of Connaught Bar ha raccontato come il pluripremiato bar d’albergo di Londra sia riuscito a costruire la sua aura di tempio dell’accoglienza, mentre il seminario Kinetic Hospitality di Angus Winchester (Director of Drinks del Wild West Group) si è concentrato sull’approccio pseudo-scientifico all’arte dell’ospitalità. Un cocktail eccellente perde qualsiasi allure se contaminato da un’esperienza complessiva mediocre, e tutto parte dall’attenzione ai dettagli. Il drink è anzi l’ultimo elemento cui un ospite farà caso, quando visiterà un nuovo locale.

Bartender imprenditori – Altrettanto in rampa di lancio è il tema della gestione manageriale di un bar. I bartender contemporanei puntano sempre più spesso ad aprire un proprio locale, motivo per cui è per loro necessario formarsi su temi che vadano oltre la dimensione del bancone o della sala: si va dall’organizzazione del magazzino alla gestione del personale, fino alle problematiche logistiche del quotidiano. Everything you ( don't ) want to know about opening a bar, il seminario di Monica Berg, ha sviscerato ogni aspetto dell’essere bartender e imprenditori al tempo stesso, coprendo l’esperienza di Tayēr+Elementary dalla pianificazione alla soluzione dei problemi di carattere materiale. C’è molto di più, oltre alla semplice miscelazione, per un bartender che voglia davvero arrivare ai piani alti dell’ospitalità.

Creatività al potere – Il ruolo del bartender si è ormai allontanato, inoltre, da quello di mera esecuzione di ricette codificate. I signature cocktails sono il biglietto da visita di un bar, e sono lo strumento con cui un bartender può esprimere le proprie idee e le proprie visioni. Che si tratti di un prodotto (come ha spiegato Simone Caporale in Create creativity con Grappa Nonino) o del circondario (Margarita Sader e Gianluca Basso in The Creativity process behind Paradiso), ogni momento del quotidiano è buono per poter trarre ispirazione, a patto che ci si formi a sufficienza per poterla incanalare in un cocktail.

Atene e la sua scena bar – Monasteraki è il quartiere più vivo e caotico di Atene, e nei suoi pochi incroci di vie strette e rumorose raccoglie il meglio della scena notturna locale. Grandi nomi dell’industria miscelata come Baba au Rum e The Clumsies sono a pochissima distanza l’uno dall’altro, inframmezzati dalle nuove leve che cominciano ad affiorare anche sulla scena internazionale. È il caso di Odori Vermuteria, Barro Negro (incentrato sui prodotti messicani), The bar in front of the bar; il meno collegato tra tutti è Line, a sud ovest verso Petralona, che è al tempo stesso il più interessante grazie al suo laboratorio di fermentazione e la sua proposta di comfort food d’alto livello.

L’inclusività come motore – Gli sforzi della comunità internazionale del bar hanno portato le problematiche dell’inclusività e della diversità finalmente alla ribalta: non basta avere un team che rappresenti le varie sfaccettature dell’essere umano (religione, etnia, orientamento sessuale), ma è necessario mettere in condizione tutti i professionisti di poter esprimere al meglio il proprio talento. Ne ha discusso per esempio Ginevra Castagnoli, ceo e fondatrice di Ellas Empowerment, nel seminario Inclusivity And Diversity In Hospitality, e le ha fatto eco Raiza Carrera con il suo Coctelerìa sin etiquetas: equità di retribuzione, rispetto degli usi e dei costumi delle varie minoranze, totale assenza di discriminazione. Sono solo alcuni dei punti chiave per rendere il settore del bar ancora più aperto e proficuo.

A tutto agave – Tutt’altro che un trend: i distillati di agave sono più in forma che mai, e la massiccia presenza di brand internazionali e seminari tematici ad Atene continua a dimostrarlo. Varie e composite sono le possibilità di affrontare l’argomento, dalle peculiarità del terroir alle singole denominazioni, fino all’impiego in miscelazione di referenze storiche o contemporanee: c’è chi parla di rischio “bolla” come per il gin, ma l’attenzione e la specificità con cui l’agave viene trattato oggi, fanno ben sperare. La Tomas Estes Agave Embassy, confermata per il secondo anno consecutivo, è stato addirittura il luogo deputato alla sola dimensione dell’agave per tutta la manifestazione.

Per gli altri serve tempo – Sebbene se ne parli ormai da svariati anni, i prodotti locali o regionali, greci ma anche originari di altre zone del mondo, stentano ancora a raggiungere il mercato mondiale. Come segnala Kaidalidis, «Abbiamo un paio di prodotti che provano a spingere, come lo tsipouro O/Purist soprattutto, ma credo manchino ancora brand innovativi che possano fare la differenza. Manca un traino, per cui è improbabile che nel prossimo futuro vedremo referenze di tsipouro o ouzo su larga scala». Abbastanza immediato il paragone con la grappa, che seppur forse più utilizzata dai bartender, rimane un prodotto di nicchia.

Luca Goracci vince la Maldon Competition con il cocktail Sale in zucca

Maldom cocktail contest 2023 vincitori
Il giovane bartender romano diventa brand ambassador del sale inglese che piace agli chef dell’alta ristorazione

Per vincere una competition come quella di Maldon ci vuole Sale in zucca. È questo il nome del cocktail risultato vincitore nella gara che ha coinvolto bartender da tutta Italia e che ha incoronato il giovane Luca Goracci de La Zanzara di Roma come nuovo Maldon brand ambassador Italia per il 2024. Vent’anni, Goracci ha sbaragliato la concorrenza con un cocktail in cui il sale Maldon andava a esaltare le note dolci della zucca, risultando protagonista in varie forme, dalla ricettazione alla crusta che completava il bicchiere, oltre che nel condimento della stessa zucca tagliata in sfoglie e disidratata, che il bartender ha accompagnato al drink.

Un cocktail che ha quindi risposto perfettamente all’unica regola d’ingaggio della competition svoltasi a Roma sulla terrazza del Masa Roof, in cima all’hotel Major: utilizzare il pregiato sale marino inglese in un cocktail, dandogli il giusto ruolo in tutte le categorie, dalla ricetta alla presentazione, che Goracci ha dedicato alla nonna, che gli diceva sempre «ci vuole sale in zucca».

Secondo classificato Lorenzo Bertone, con un drink ispirato a un Tommy’s Margarita intitolato Che cavolo Tommy!, dove era protagonista il cavolo viola; terzo Valerio Cutellè, con il suo Crunchy Highball.

Valorizzare il sale marino in miscelazione

Giunta alla sua seconda edizione e organizzata da Montosco, importatore esclusivo per l’Italia del Sale Maldon, in collaborazione con PlanetOne, la competition è stata un’occasione per parlare dell’opportunità di valorizzare un prodotto come il sale marino anche in miscelazione. Un progetto che passa attraverso un ricettario composto da 12 twist on classics, realizzati in collaborazione con PlanetOne, in cui il sale diventa un mezzo per esaltare le componenti della ricetta. Il progetto continuerà con masterclass e occasioni di formazione per bartender nel corso dell’anno.

«Sia con i prodotti a marchio Montosco, che sono spezie ed erbe aromatiche, che con il sale Maldon, il valore che vogliamo apportare nel segmento dell’horeca è un valore qualitativo», ha detto Alberto Ricci, ceo di la Collina Toscana, proprietaria di Montosco. Grazie all’utilizzo e all’apprezzamento dimostrato da molti nomi noti dell’alta ristorazione, come i fratelli Adrià, già Maldon ha un’alta reputazione e una collocazione nel segmento premium del mondo del sale.

Nuovi arrivi in Italia

Anche se nella competition si potevano utilizzare o il classico in fiocchi o la versione affumicata con legno di quercia, la presentazione che ha preceduto la competition è stata l’occasione per presentare in anteprima i nuovi prodotti a marchio Maldon che stanno per arrivare anche sul mercato italiano, dal sale rosa dell’Himalaya a quello del Deserto del Kalahari, passando per quelli aromatizzati, come il Chilli Sea Salt e il Garlic Sea Salt. Ricci ha parlato anche di una partnership di sviluppo per i sali aromatizzati, «quelli che sono ora sul mercato sono prodotti pensati prima di questa partnership, ma speriamo di potervi presentare presto delle novità che ci coinvolgano direttamente».

Le ricette del Maldon Cocktail Contest

Sale in zucca di Luca Goracci

Maldom Sale in zucca di Luca Goracci
Ingredienti:
30 ml Cognac, 60 ml Pumpkin cordial (zucca, fake lime, zucchero, acqua, sambuco), 5 ml Rabarbaro Zucca, Sale Maldon
Preparazione:
shake & strain
Guarinzione:
crusta di sale maldon classico e zucca disidratata
Side:
chips di zucca
Bicchiere:
tumbler basso

Che cavolo Tommy! di Lorenzo Bertone

Che cavolo Tommy! di Lorenzo Bertone
Ingredienti:
45 ml Tequila al cavolo viola, 30 ml sciroppo di fichi d’India e chiodi di garofano Montosco, 5 ml Agave Syrup, 25 ml spremuta di limone, rim di sale Maldon
Preparazione:
hake & Double Strain
Guarnizione:
rim di sale maldon e cavolo viola essiccato
Bicchiere:
Old fashioned

Crunchy Highball di Valerio Cutellè

Crunchy Highball di Valerio Cutellè
Ingredienti:
130 ml Soda Maldon e Mela Granny smith chiarificata, 2 drop whisky, 30 ml Vermouth Dry
Preparazione:
Twist & Sparkle
Guarnizione:
frolla con burro affumicato al legno d’ulivo e sale maldon
Bicchiere:
Collins – tumbler alto

Simone Caporale e Alex Kratena firmano la Travel Capsule Collection per i bartender giramondo

Travel Capsule Collection Caporale Kratena 1
I due big della mixology mondiale hanno realizzato con Amaro Santoni una collezione in edizione limitata di abbigliamento e articoli da viaggio dedicata ai bartender viaggitori

È dedicata al bartender viaggiatore l’ultima creazione, per il momento, firmata Simone Caporale e Alex Kratena. No, non si tratta di un nuovo cocktail e neanche di un nuovo spirit, ma della Sips x Tayēr + Elementary Bartender's Travel Capsule Collection: una collezione di abbigliamento e articoli da viaggio in edizione limitata con gli elementi essenziali per ogni bartender giramondo, realizzata in collaborazione con Amaro Santoni.

Il nuovo progetto segna una nuova tappa della collaborazione trai due big della mixology e della bar industry mondiale, dopo gli anni dell’Artesian, quando sotto la guida del duo delle meraviglie il bar londinese si è imposto per quattro anni di seguito (dal 2012 al 2015) al vertice della classifica dei World's Best Bars. Dopo quell’esperienza le strade dei due si sono separate, ma solo in parte. Caporale due anni fa si è trasferito a Barcellona, dove ha aperto con Marc Alvarez il Sips, trionfatore dell’ultima edizione dei World's Best (leggi World’s 50 Best Bars 2023: è ancora un trionfo degli italiani all’estero), mentre Kratena nel 2019 ha aperto a Londra, con un’altra figura di primo piano della mixology internazionale, Monica Berg, il Tāyer + Elementary.

Ma se Caporale e Kratena da allora non hanno più lavorato insieme dietro il bancone, tranne in un’unica occasione, hanno comunque continuato a sviluppare insieme nuovi progetti come, solo per fare due esempi, quello di P(our), un collettivo no-profit di personaggi del mondo bar, e Muyu Liqueurs, una linea di liquori che guarda alla miscelazione, creata con Berg (leggi Muyu, la gamma di liquori firmata dal trio Kratena, Berg e Caporale).

Un set completo per il bartender giramondo

Tornando alla nuova collezione, questa offre tutto ciò di cui il mixologist internazionale ha bisogno per viaggiare in tutto il mondo e arrivare pronto dietro il bancone per servire gli ospiti. L’esclusivo set comprende infatti un borsello per i prodotti da toilette e i cosmetici, una maschera per gli occhi, una t-shirt, una felpa con cappuccio, una tuta e un trolley.

Tutti gli articoli sono co-brandizzati con un tocco di ironia. Sono infatti impreziositi da decalcomanie che riproducono il marchio di compagnie aree scherzosamente ispirate ai locali dei due bartender: la Sips Airways e la Tayēr Airlines.

Realizzata in edizione limitata, la collezione è disponibile per l’acquisto sull'e-shop di Amaro Santoni, che si occupa della vendita in tutto il mondo, a eccezione del Regno Unito, dove invece è disponible sul sito del Tāyer + Elementary.

E un’altra eccezione è stata la serata di lancio della Bartender's Travel Capsule Collection, svoltasi al Sips. Perché? Perché dietro il bancone a servire gli ospiti c’era proprio il magico duo, con una drink list creata per l’occasione con protagonista Amaro Santoni.

Caffè e sport contro la violenza sulle donne

Carolina Vergnano ceo Caffè Vergnano
Carolina Vergnano ceo Caffè Vergnano
Caffè Vergnano e Federica Pellegrini sostengono l'associazione D.i.Re in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre.

Caffè e sport si uniscono e danno un contributo concreto il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Caffè Vergnano e Federica Pellegrini proseguono il loro impegno comune e si schierano a fianco di D.i.Re - Donne in rete contro la violenza, a cui fanno  capo 87 organizzazioni sul territorio italiano che gestiscono 106 Centri antiviolenza e più di 60 Case rifugio. Il suo obiettivo è promuovere l’attivazione di azioni politiche per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere e la diffusione di buone pratiche.

Sul sito dell’organizzazione CharityStars in questa giornata fino al 9 dicembre, Caffè Vergnano attiverà un’asta benefica durante la quale saranno venduti cimeli sportivi della campionessa olimpica e alcune stampe in Limited Edition realizzate dall’illustratrice Pennika e autografate da Federica. L’intero ricavato sarà devoluto a D.i.Re, come pure il 5% del ricavato della vendita della Pink Collection di Women in Coffee.

Carolina Vergnano, ceo della Torrefazione torinese e la campionessa olimpica di nuoto Federica Pellegrini si dichiarano onorate di dare il proprio contributo in un’occasione importante a supporto delle donne di tutta Italia, aggiungendo: «Ci schieriamo contro ogni tipo di violenza e, per quanto possibile, sosteniamo chi ogni giorno lavora attivamente in questo campo per garantire una vita ed un futuro migliore».  

Da parte sua Antonella Veltri, presidente di D.i.Re, ringrazia e auspica che la partnership possa essere utile sotto diversi punti di vista. A cominciare dal far conoscere meglio il fenomeno della violenza maschile alle donne e al pubblico di Caffè Vergnano, facendo sapere alle donne che vivono situazioni di maltrattamento o violenza che non sono sole e che possono rivolgersi a un centro antiviolenza della rete per essere supportate. L’auspicio, inoltre, è che questa iniziativa possa contribuire «a diffondere la necessità di un cambiamento culturale radicale per contrastare questo odioso fenomeno. Grazie all'azienda Caffè Vergnano e a Federica Pellegrini, che già ci ha supportate in passato». 

Mondiale di Cake Design Fipgc, la Scala di Milano diventa dolcissima

Presentata una fedele riproduzione di uno dei simboli della città in una monumentale torta che ha vinto l'argento nella competizione

Il Campionato Mondiale di Cake Design Fipgc (Federazione Italiana Pasticceria Gelateria Cioccolateria) ha trasformato il Teatro alla Scala e l'Arena di Verona in una torta monumentale. I concorrenti hanno trasformato in dolci commestibili il palco, le gallerie, i loggioni e anche l'inconfondibile struttura del teatro veronese. Alla base, citazioni di musica popolare, napoletana, leggera, con tanto di riferimento al Festival di Sanremo. La creazione è arrivata seconda nella gara andata in scena il 17 ottobre scorso all’interno del salone Host di Fiera Milano.

Com'è fatta la torta

La torta monumentale con i simboli del bel canto italiano è stata realizzata con ingredienti alimentari, edibili. Ogni elemento che la compone è rigorosamente riprodotto con pasta di zucchero, cioccolato plastico, ghiaccia reale, crema al burro e non solo. La costruzione rivela una curatela artistica, capace di andare oltre il concetto di “bello in pasticceria”, attingendo da storia, cultura, costume e società e grandissimo senso estetico. A completare la pièce, una torta da degustazione rappresentante un pianoforte, composta esternamente da crema al burro. Al suo interno, disco biscuit al cocco, mousse delicata allo yuzu, mousse alla vaniglia e alla mandorla, con una base di frangipane al cocco. L'opera è di 150 cm circa di altezza per un diametro di 73 cm. Oltre al secondo posto, la pièce ha vinto il Premio Speciale "Miglior Torta da Esposizione al Mondo" (qui tutti i premiati dei campionati Fipgc a Host).

I creatori della torta vincitrice del titolo Fipgc

Ad eseguire la maestosa opera è stata Maria Concas, pluripremiata cake designer. Ha lavorato con Giuseppe Pruiti, affermato pasticcere. Con loro, anche il coach per la torta da degustazione Fabio Orlando, già campione di Cake Design nel 2016, che ha formato il team italiano impegnato nell’importante mondiale, aggiudicandosi l’argento (prima la Polonia, terzo il Belgio). Per ammirare questo capolavoro di cake design c’è tempo fino al 2 novembre. Appuntamento alla Pasticceria Stratta di Torino (Piazza San Carlo, 191), negli orari di apertura del locale.

Gelato World Cup 2024, a Sigep si sfidano i campioni di 12 nazioni

Ci saranno 60 concorrenti da tutto il mondo pronti a sfidarsi in questa decima edizione. Tante le novità: regole più precise, una giuria internazionale e non solo

La Gelato World Cup 2024, il campionato del mondo dedicato alla gelateria, si prepara per il prossimo Sigep. Infatti, presso la fiera di Rimini dal 20 al 22 gennaio prossimi, nella Gelato Arena (Pad. A5), si sfideranno 60 campioni provenienti da 12 nazioni. Una competizione particolare, che celebrerà con le creazioni dei concorrenti i dieci anni della kermesse. Come ogni anniversario che si rispetti, anche quello della Gelato World Cup porterà con sé delle novità. Tra queste: regole ancora più certe e precise, e una giuria internazionale.

Le novità di Gelato World Cup 2024

«Stiamo delineando un grande appuntamento, un'edizione davvero indimenticabile», racconta Giancarlo Timballo, presidente Gelato World Cup. Rispetto alle edizioni passate sono stati implementati alcuni ambiti, soprattutto riguardo la sicurezza della gara. Inoltre, c'è una giuria in più, internazionale, che valuterà il gusto. Inoltre, ci sarà quella dei team manager che si occuperà dell'aspetto artistico delle creazioni. Due i presidenti di giuria, quattro i commissari di gara, per un'edizione «assolutamente irreprensibile».

La partnership con Worldchefs

E proprio riguardo la giuria, per questa edizione arriva l’inedita partnership tra Gelato World Cup e la World Association of Chefs' Societies (Worldchefs). La giuria internazionale sarà composta proprio da cinque loro membri, precisamente Carlo Sauber (Lussemburgo), Ljubica Komlenic (Italia/Serbia), Gilles Renusson (USA, Francia), Ann Brown (Scozia), Brendan Hill (Australia). «Siamo orgogliosi di avviare questa entusiasmante collaborazione con la Gelato World Cup, un evento che offre una così grande opportunità di competizione d'eccellenza e di cameratismo internazionale», afferma Ragnar Fridriksson, amministratore delegato di Worldchefs, in una nota ufficiale. «Condividiamo l'impegno comune di valorizzare l'eccellenza delle cucine globali e di offrire opportunità ai professionisti in tutti i settori».

Uno show dedicato al gelato

La Gelato World Cup 2024 sarà coinvolgente e scenografica: un vero e proprio show. Ciò sarà reso possibile anche da un team composto da circa 100 persone. Ben 12 nazioni da tutto il mondo si affronteranno attraverso un totale di 60 concorrenti, divisi in squadre da 5 persone ciascuna. Per aggiudicarsi la vittoria, i partecipanti dovranno affrontare 7 prove di produzione gelato, 3 prove artistiche e la realizzazione di un buffet finale in cui ogni squadra esporrà tutte le prove sostenute. «Siamo particolarmente felici di aver fatto le selezioni in tutto il mondo: è come un vero campionato di calcio, con protagonista uno dei prodotti artigianali più buoni e tipici dell'arte dolce italiana, il gelato», fa eco Sergio Dondoli, uno dei commissari di gara e vice presidente di Gelato e Cultura. Le squadre in gara sono: Argentina, Brasile, Cina, Corea del Sud, Germania, Italia, Perù, Polonia, Singapore, Taiwan, Ungheria, e Messico, quest’ultimo in sostituzione dell’Austria, ritiratasi.

Coffee Migrant, il legame tra italiani Brasile e caffè

Coffee Migrant - Accademia del caffè espresso
Ha aperto presso l’Accademia del Caffè Espresso e proseguirà per tutto il 2024 la mostra che esplora il legame tra l’espresso e la migrazione italiana.

Tra l’Ottocento e il Novecento oltre 1 milione di italiani sono approdati nei porti brasiliani: il principale sbocco per i migranti da oltre oceano è stata la relazione con il caffè. Da questa realtà ha preso il via l’idea, che si è concretizzata con l’inaugurazione il 15 novembre, della realizzazione presso l’Accademia del Caffè Espresso de La Marzocco di Coffee Mingrant Migrant Coffee - Chapter 1: Brazil. È il primo capitolo della mostra che esplora il legame tra il caffè e l’emigrazione italiana e che proseguirà per tutto il 2024.

La struttura della mostra ha quale obiettivo quello di generare una connessione di tipo emozionale con le vicende di donne, uomini e bambini che affrontarono il “grande viaggio”. Enfatizzare i racconti personali attraverso le loro voci, ascoltare le loro parole, i resoconti in prima persona colorati dagli aspetti emotivi, realizzando un racconto che crea empatia con i visitatori.

Il viaggio è  il fil rouge che lega i destini incrociati degli uomini e del caffè, destinati a lunghi spostamenti, osserva Guido Bernardelli, ceo de La Marzocco che spiega: «Siamo partiti dal viaggio, l’essenza del concetto di emigrazione e ne abbiamo analizzato ogni singolo aspetto, ricostruendo le esperienze vissute in prima persona dai migranti italiani. Abbiamo tracciato una sorta di percorso immersivo con l’obiettivo di coinvolgere il visitatore dall’inizio alla fine e permettergli di immedesimarsi nelle esperienze vissute dagli italiani a cavallo del XIX e XX secolo e di apprendere contemporaneamente la storia e l’evoluzione del caffè».

Vengono ripercorsi i metodi, le tipicità della coltivazione del caffè sulle immense distese di un Paese, il Brasile, decisamente vocato, tanto da diventare, dal nulla, il più grande produttore di caffè su scala globale. 

Coffee Migrant Migrant Coffee – Chapter 1 è la prima parte di un percorso espositivo che, capitolo dopo capitolo, proporrà un percorso espositivo che racconterà altri flussi migratori che negli anni si sono intrecciati con il mondo del caffè, diretti verso gli Stati Uniti, l’Australi e il Canada tra gli anni ’20 e ’60 del secolo scorso e una contemporanea che giunge ai giorni nostri.

Il progetto è stato realizzato dai curatori Massimo Battaglia e Mauro Belloni e da un team di ricerca interno, con il supporto e la consulenza scientifica di Cisei, Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana, Leonardo Scavino del Laboratorio di Storia Marittima e Navale dell’Università di Genova (NavLab) e del Museu da Imigração San Paolo Brasile.

Artista del Panino, il 23 novembre a Genova la semifinale nazionale

Si tiene il 23 novembre a Genova la semifinale nazionale dell'Artista del Panino 2023. Cornice d'eccellenza le Cisterne del Palazzo Ducale in piazza Matteotti 9 di Genova. 

Si tiene giovedì 23 novembre (con inizio alle 10,30) la semifinale dell'ottava edizione dell'Artista del Panino, il concorso riservato ai professionisti dell'horeca organizzato da Vandemoortele in collaborazione con Bargiornale.

Cornice d'eccellenza le Cisterne del Palazzo Ducale in piazza Matteotti 9 di Genova.

D'eccellenza anche la giuria composta da Giacomo Dini, Artista del panino 2019, Carlo Sutto, Artista del panino 2021 Gianpietro Sartori, Artista del panino 2018, Roberto Baratgiornalista e Coordinatore della rivista Ristoranti, Andrea Mongilardi, Vicedirettore di Bargiornale, Fabrizio Rivaroli, Chef e Michele Locatelli, Artista del panino 2022.

E infine ecco i 30 semifinalisti. Chi tra di loro si aggiudicherà il titolo 2023?

Francesca Armanno del Bar Tysandros di Giardini Naxos (ME)

Emiliano Ballini del Pane & Maiale di Roma

Sabrina Carsenzuola del bar Torino di Cornaredo (Milano)

Albino Cirimele del Qcècè socialcafè di San Nicola Arcella (Cosenza)

Giovanni D'amato della Braceria di Castello di Cisterna (NA)

Marco De Padova del Cucina IN di Milano

Ornella Desogus del Burger Pork di Bari

Luigi Ducci del Du Morsi di San Marcello Piteglio (PT)

Mirko Fiorentini del Caffetteria delle Oblate di Firenze

Fiorenza Giorgio del Fiorenza salumeria formaggeria di Parabita (Lecce)

Antonio L'abbate del MaliKafe di Polignano a mare (Bari)

Antonio Labriola del Mind & Place di Torino

Carlo Maffeo del Birricomio del Serra de' Conti (Ancona)

Gianluca Manfredonia del Il Casaro Bianco di Casnigo (Bergamo)

Pietro Monteleone del Linea Gotica di Ferrandina (Matera)

Francesco Napoli del Franky's smoke di Neviano (Lecce)

Gaia Palmieri del Bar Civico 28 di Camerino (Macerata)

Nicola Pastore del Da Nicò di Martina Franca (Taranto)

Mario Picarone del The big brothers di Bellizzi (Salerno)

Alessandra Raccis del Vivian Bar di Terralba (Oristano)

Mario Raduazzo del Roma Scout center - La Cambusa di Roma

Felice Ragosta del Salotto Fame di San Vitagliano (NA)

Serena Ratti del caffè Roma di Varallo (Vercelli)

Anna Rossiello del Eat&roll di Predazzo (Trento)

Antonio Sabia del Black Pepper di Potenza

Matteo Sanvito del Ristorante Borgia di Cavenago di Brianza (MB)

Michela Sartori del Dal Gilio bottega&bistrot di Rivoli Veronese (VR)

Gabriele Stellittano del Cru- Cucina Rustico Urbana di Firenze

Giorgia Tomatis del Bar di Sesto San Giovanni (MI)

Giuliana Vitarelli del Camelot Bistrot di Policoro (Matera)

I tag giusti per seguire e postare le fasi della semifinale? @vandemoortelebakeryitalia e #artistadelpanino

 

 

 

css.php