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Riflettori sullo Spritz per Art Of Italicus 2025

Arto Of Italicus 2025 Global Finalists in Rome 2025
Iscrizioni aperte fino al 28 aprile per la settima edizione del contest targato Italicus. Creare un twist artistico dello Spritz la sfida di questa edizione.

Nuova chiamata per gli artisti dell’aperitivo. Si sono aperte le iscrizioni dell'Art Of Italicus Aperitivo Challenge 2025, il concorso internazionale firmato dal Rosolio di bergamotto creato da Giuseppe Gallo. Concorso nato, e che prosegue, nel segno del matrimonio di eccellenza tra arte e miscelazione.

Fare del cocktail una vera e propria forma di arte contemporanea è infatti il cuore della gara, che in questa sua settima edizione punta i riflettori uno dei drink italiani più conosciuti al mondo, lo Spritz. Un cocktail diventato uno dei simboli dell’aperitivo italiano e che deve la sua popolarità globale al carattere fresco, leggero e versatile.

La sfida di Art of Italicus ai bartender è dunque di ideare “una nuova via allo Spritz”, reinterpretando in modo originale e innovativo il grande classico ed esaltando Italicus e le sue note di bergamotto di Calabria. Nell’ideare il nuovo aperitivo in stile italiano dovranno anche ispirarsi a una qualsiasi forma d’arte, come scultura, design, pittura, moda, musica, danza. Lo stesso cocktail dovrà presentarsi come una realizzazione artistica, curata in ogni aspetto, dal gusto alla scelta della tipologia del bicchiere alle guarnizioni.

Nove Paesi in gara

La competizione coinvolgerà quest’anno i professionisti di 9 Paesi: Italia, Francia, Germania, Hong Kong, Nuova Zelanda, Spagna, Stati Uniti, Regno Unito e Ungheria. Ma vi potranno prendere parte anche i bartender di altri Paesi, iscrivendosi nella speciale "wild list”.

Come da consolidata tradizione, Art Of Italicus si articola in due fasi: le gare nazionali e la finale globale. I 9 vincitori delle gare nazionali, più quello che si aggiudicherà la wildcard, ovvero selezionato tra gli iscritti nella wild list, si confronteranno nella finale internazionale, che si terrà il prossimo luglio in una città europea ancora non svelata.

In Palio il titolo di Italicus Bar Artist of the Year 2025. Ma non solo, perché il vincitore globale potrà prendere parte agli eventi internazionali più prestigiosi della bar industry nei 12 mesi successivi, ai quali sarà presente Italicus. Ad accompagnarlo in alcuni di questi eventi sarà Lorenzo Antinori, miglior bartender italiano all'estero ai Barawards 2021 di Bargiornale e titolare del Bar Leone, tempio di italinità a Hong Kong, piazzatosi lo scorso anno al primo posto della lista degli Asia’s 50 Best Bars (leggi Un Italiano vince gli Asia’s 50 Best Bars) e al secondo di quella dei The World’s 50 Best Bars (leggi Il tricolore messicano (e quello italiano) protagonisti ai World’s 50 Best Bars 2024).

Giudici della finalissima saranno Giuseppe Gallo, Paloma Difford e lo stesso Antinori. Ma anche gli altri finalisti non rimarranno mani vuote: saranno accompagnati dal team Italicus alla scoperta dei locali più influenti e della scena culturale della città che ospiterà l’atto finale della competizione.

Come partecipare ad Art Of Italicus

Per quanto riguarda l’Italia, chi vuole partecipare ad Art Of Italicus deve iscriversi entro il prossimo 28 aprile, compilando l’apposito form sul sito www.artofitalicus.com (dove è disponibile il regolamento completo), inserendo i propri dati personali e l’originale ricetta del proprio twist dello Spritz. La ricetta, che può avere fino a cinque ingredienti, guarnizione inclusa, dei quali  uno può essere homemade, deve contenere obbligatoriamente almeno 40 ml di Italicus e deve essere replicabile e riportare tutti gli ingredienti (con quantità), tecnica di preparazione, tipologia di bicchiere, decorazione. Nel form va inoltre caricata una foto del drink e una breve storia che ne racconti l’ispirazione.

Una volta iscritto il bartender deve condividere la ricetta e l’idea che l’ha ispirata sui propri social media, utilizzando gli hashtag della competizione: @ITALICUSRDB #ITALICUS #ROSOLIODIBERGAMOTTO #ARTOFITALICUS #AOI25.

Tutte le ricette saranno valutate dal team di Italicus, che selezionerà gli 8 concorrenti che parteciperanno alla finale nazionale, che si terrà tra maggio e giugno in una location ancora segreta.

Brachetto d’Acqui e Knam creano la pralina perfetta per San Valentino

Presentata la limited edition ripiena di Brachetto, creata dal re del cioccolato per l'evento "Con Brachetto d’Acqui sboccia l’amore"

Tre cioccolatini, dedicati al Brachetto d’Acqui, creati dal re del Cioccolato Ernst Knam per il Consorzio di tutela del vino rosso dolce piemontese, in occasione di San Valentino. La presentazione-evento dell'iniziativa “Con Brachetto d’Acqui sboccia l’amore”, in vista dell'imminente festa degli innamorati, si è svolta in uno spazio eventi milanese, con tanto di show cooking del famoso maître chocolatier e maestro pasticcere, nonché volto tv.

Knam, che ha un passato di collaborazione con i Consorzi del vino piemontesi, ha creato tre praline a forma di cuore, ripiene di Brachetto d’Acqui Docg, realizzate in edizione limitata e chiamate Brak, nome che è la fusione di Brachetto e Knam. «Un vino autenticamente italiano, nato dalla passione e dall’amore amore dei vignaioli della zona d’origine e in grado di avere ampie possibilità di consumo», afferma Paolo Ricagno, produttore vitivinicolo e presidente “di lungo corso” del Consorzio che tutela il Brachetto d’Acqui. Ricagno ha anche annunciato che i Brak di Knam, insieme al Brachetto d’Acqui, saranno proposti il 14 febbraio, in occasione della festa di San Valentino, in una dozzina di ristoranti selezionati del territorio di Acqui Terme, in provincia di Alessandria, “capitale” della zona classica di produzione del Brachetto, fra le prime zone vinicole di pregio italiane ad essere state inserite nella lista dei territori Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco.

Secondo gli enologi Daniela Pesce e Elio Pescarmona, che hanno condotto la degustazione, le caratteristiche naturali e tecniche del Brachetto si sposano perfettamente con il cacao. Il Brachetto è stato infatti presentato come un vitigno aromatico dalle grandi possibilità, che oltre alla versione dolce tradizionale, il Brachetto d’Acqui “tappo raso” e spumante con il metodo Martinotti, offre altre tipologie: dall’Aqui docg Rosé Brut, uno spumante secco a tutto pasto, all’Acqui docg, sia rosato, che ricorda i vini rosati di Provenza, sia rosso fermo, nel solco della grande tradizione dei rossi piemontesi.

La storia dei rum giapponesi Nine Leaves continua con Velier

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La collezione Nine Leaves Unsun Karuta
Disponibili le prime cinque release della collezione Nine Leaves Unsun Karuta: pezzi unici imbottigliati dopo la chiusura della distilleria fondata da Yoshiharu Takeuchi. Un progetto di La Maison & Velier che ha rilevato l’intero stock dei barili in invecchiamento in Giappone

A fine 2023 ha cessato le sue attività la piccola distilleria giapponese Nine Leaves, fondata 10 anni prima da Yoshiharu Takeuchi e subito impostasi all’attenzione mondiale per l’alta qualità dei suoi rum artigianali. Lo spirito e, soprattutto, gli spirit della distilleria però continuano a vivere, per la gioia dei cultori del rum. Grazie a Velier, già importatrice per l’Italia dei rum Nine Leaves, e al suo patron Luca Gargano che, attraverso La Maison & Velier, la realtà attiva nel mondo degli spirit premium creata con Thierry Benitah della francese La Maison du Whisky, ha rilevato l’intero stock dei barili in invecchiamento presso la distilleria e l’ultimo lotto di rum bianchi. Barili dei quali sono ora disponibili i primi imbottigliamenti, pezzi unici che inaugurano la collezione Nine Leaves Unsun Karuta: Nine Leaves White - Last Drops, Nine Leaves 2017 ex-Bourbon Cask Small Batch, Nine Leaves 2017 ex-Russian Cask Small Batch, Nine Leaves 2016 ex-American Oak Single Cask #7 e Nine Leaves 2014 ex-American Oak Single Cask #5.

Una produzione d'eccellenza

Cinque prodotti che esprimono la tensione verso l’eccellenza che ha animato il progetto di Yoshiharu Takeuchi, che per l’intero decennio si è occupato da solo di tutte le fasi di produzione dei suoi rum, dalla fermentazione all’imbottigliamento, utilizzando i metodi artigianali tradizionalmente applicati ai single malt e curandone ogni dettaglio. A partire dalle materie prime. La distilleria sorge nella città di Otsu, sulle rive del Lago Biwa, nel cuore della prefettura di Shiga non lontano da Kyoto. Nelle sue vicinanze c’è una sorgente sotterranea che fornisce acqua purissima che sgorga dalla montagna di Ishiyama e viene filtrata attraverso una roccia vulcanica. Un’acqua molto povera di minerali che favorisce la fermentazione del Kokuto, altro ingrediente chiave, un concentrato al 100% dello zucchero che proviene dall’isola di Tarama-jima, nell’arcipelago di Okinawa, celebre per il suo zucchero di canna.

Per la fermentazione viene utilizzato uno specifico lievito lievito autoctono, solitamente utilizzato per panificare, con una forte influenza dell’Oceano Panicifico e dura circa quattro giorni. Mentre la distillazione è effettuata con due pot still scozzesi Forsyth’s, acquistati su consiglio di Ichiro Akuto, il proprietario di Chichibu famosa per i per i malti Ichiro’s, per la quale Takeuchi aveva lavorato in passato, e ritenuti ideali per esaltare la complessità aromatica dei distillati. Il primo ha una base larga che consente un processo di riscaldamento più lento, favorendo la creazione di aromi potenti. Il secondo ha un design slanciato, in stile Glenmorangie, che permette un maggior contatto con il rame e porta a un reflusso più grande durante la distillazione, separando i componenti più leggeri dagli olii pesanti, così da ottenere un distillato più puro e raffinato.

Altro passaggio fondamentale è l’invecchiamento, per il quale Takeuchi ha utilizzato diversi tipi di botte, ex-vino, ex-bourbon, di rovere americano, russo e altre, ognuna delle quali aggiunge aromi unici, e che viene fatta in due diversi luoghi: un magazzino o una miniera, le cui diverse condizioni ambientali influenzano in modo diverso l'evoluzione del sapore del rum. Nel magazzino, sottoposto a importanti oscillazioni di temperatura, gli sbalzi termici fanno sì che il distillato si espanda e si contragga all'interno della botte, accelerando l'estrazione dei composti dal legno e portando a sapori più decisi. Inoltre, i continui cambiamenti accelerano anche l'ossidazione, ammorbidendo il rum e bilanciandone l'intensità. Nella miniera, dall’umidità elevata e temperature molto basse, l’ambiente più stabile fresco rallenta il processo di invecchiamento, favorendo lo sviluppo di sapori sottili e delicati che donano al distillato una personalità raffinata.

Le cinque espressioni Nine Leaves Unsun Karuta

Da questo meticoloso processo produttivo sono nati i primi 5 imbottigliamenti che aprono la serie Nine Leaves Unsun Karuta e ora arrivati in Italia.

Nine Leaves White - Last Drops (alc 62% in vol), l’ultimo distillato imbottigliato prima della chiusura definitiva della distilleria, si caratterizza per la deliziosa combinazione di potenza e delicatezza e per il suo carattere ossidativo e gli aromi di canna fresca. Al naso è ricco e denso e presenta sentori di miele, zucchero di canna, rosa e albicocca, prolungandosi con toni di anice e mentolo e uno strato di liquirizia sul finale. Al palato è vivace, rotondo e cremoso, rivelando note di succo di canna fresco, limone e mash di fermentazione, con sfumature di senape, per chiudere con un finale energico e persistente, sempre più vicino alla canna da zucchero.

Nine Leaves 2017 ex-Bourbon Cask Small Batch (alc 59% i vol) e Nine Leaves 2017 ex-Russian Cask Small Batch (alc 58% in vol) sono invece due espressioni create dalla selezione e blending di barili. Il primo, invecchiato in quattro botti ex-Bourbon, è fine ed etereo al naso, con toni di legno di sandalo ed eucalipto, accompagnati da sentori di frutti tropicali, sfumature tostate e praline, per evolvere in aromi floreali, di zucchero di canna e di marshmallow. Diretto e chiaro al palato, ha note di cocco, mandarino, albicocca e caramella mou armoniosamente combinate, che virano poi su toni più vegetali di canna da zucchero matura e pepati. Il finale è raffinato e persistente.

Il secondo è un blend di rum maturati in quattro botti di rovere russo e presenta aromi di frutta e miele con sfumature più vinose e fibrose. Vivace al palato, ha una palette di sapori ricca di note erbacee di fieno tagliato ed erba medica, che sfuma in vaniglia cremosa, per un finale morbido, con un sottofondo di cioccolato amaro che esplode negli aromi dello zucchero di canna.

Nine Leaves 2016 ex-American Oak Single Cask #7 (alc 59% in vol) è un single Single Cask distillato nel 2016 invecchiato in botti di rovere americano di secondo riempimento, dai ricchi aromi di iris, pompelmo, noce e vaniglia seguiti da sentori fruttati, freschi e medicinali. Al palato è deciso e potente, con note di limone e miele, con lo zucchero di canna che copre delicatamente la lingua, regalando una piacevole freschezza rafforzata dalle sfumature di piante aromatiche e si chiude con note tropicali di lime, kiwi giallo, banana e cocco.

Altro Single Cask, sempre invecchiato in botti di rovere amricano di secondo riempimento è Nine Leaves 2014 ex-American Oak Single Cask #5 (alc 59% in vol). Distillato nel 2017, si caratterizza per i raffinati e freschi sentori di pepe, frutta tropicale, yogurt, fibra di canna da zucchero, zenzero e cocco in polvere, e al palato è pulito e vivace, con una palette aromatica di un bourbon di qualità superiore, ricca di note di scorza d’arancia, zucca e miele di canna e un finale pieno e persistente, con sfumature di miele, spezie e cioccolato.

Per le loro bottiglie Luca Gargano ha scelto etichette ispirate all’Unsun Karuta, un gioco di carte tradizionale giapponese la cui origine risale alla fine del XVII secolo, così da rendere omaggio a un rum 100% del Paese del Sol Levante. Nei prossimi anni verranno rilasciate nuove espressioni di Single Cask in Small Batch Nine Leaves e ogni etichetta svelerà una nuova carta della collezione.

Winterhalter, la scelta vincente per chi vuole fare la differenza

Winterhalter
Tecnologici, all’avanguardia e amici dell'ambiente, i sistemi di lavaggio Winterhalter sono progettati per rispondere alle esigenze dei cocktail bar, garantendo bicchieri puliti e brillanti e assicurandone la lunga durata nel tempo

Un bicchiere pulito è il biglietto da visita di un cocktail bar di successo. Nei locali dove la cura per i dettagli è fondamentale, la presentazione del drink è tanto importante quanto il suo sapore. Un cocktail può avere ingredienti straordinari e una preparazione impeccabile, ma se servito in un bicchiere con aloni o imperfezioni, l’esperienza del cliente non sarà di certo positiva. Ecco perché la scelta di una soluzione di lavaggio professionale e, soprattutto, di una lavabicchieri è fondamentale.

La fragilità di molti calici, la necessità di lavaggi frequenti e rapidi e il rischio di aloni o opacità dovuti a residui di detersivo o minerali nell'acqua sono problematiche quotidiane. Inoltre, l’intenso ritmo di lavoro nei locali richiede soluzioni efficienti e affidabili per mantenere alti standard di qualità senza rallentare il servizio.

Ed ecco che entra in gioco Winterhalter, partner ideale per chi vuole garantire bicchieri impeccabili e brillanti.

Soluzioni progettate per le esigenze dei professionisti

I sistemi di lavaggio Winterhalter sono progettati specificamente per rispondere alle esigenze di settori come quello dei cocktail bar. Altamente tecnologiche e all’avanguardia, eliminano completamente i residui di minerali e calcare, assicurando risultati perfetti al primo lavaggio. Inoltre, i programmi personalizzati permettono di trattare con delicatezza anche i bicchieri più fragili, garantendo una lunga durata nel tempo.

Inoltre, è importante sottolineare come ottimizzano il consumo di acqua, energia e detergenti. Questo non solo riduce i costi operativi, ma contribuisce anche alla sostenibilità ambientale – un valore importante per Winterhalter e sempre più apprezzato dai clienti e dai gestori di locali.

Un sistema completo

Il sistema completo che comprende lavastoviglie, trattamento acqua, cestello e chimica, rappresenta la soluzione ottimale per qualsiasi ristoratore. Bicchieri perfettamente puliti e brillanti non solo valorizzano i drink, ma trasmettono professionalità e cura per i dettagli.

La cultura del lavaggio nel bartending

Clean and MixInsieme ad Ambrogio Ferraro di Bar is the Name, abbiamo avviato la rubrica Clean and Mix per trasmettere la cultura del lavaggio nel mondo del bartending. Ogni mese uscirà un episodio e sarà un viaggio dietro il bancone, dove bicchieri delicati, cocktail innovativi e pulizia perfetta saranno il focus su cui si fonda la qualità del servizio.

Per chi desidera fare la differenza, Winterhalter rappresenta una scelta vincente.

Riparte la Campari Bartender Competition che assegna il titolo di Bartender dell’Anno

Campari Bartender Competition 2025
Riparte con la 11.a edizione la Campari Bartender Competition, rinnovata nella sua formula che prevede una ricetta ispirata a una storia di intrigo e passione. In palio il titolo di Campari Bartender of The Year e la partecipazione ad eventi esclusivi.

È tornata la Campari Bartender Competition, la competizione per bartender più attesa d’Italia entra nel suo secondo decennio di attività e lo fa invitando i professionisti di tutto il territorio a esprimere la vera essenza del loro lavoro e della loro dedizione: l’ospitalità.
In palio il titolo di Campari Bartender of the Year, un anno con Campari e Campari Academy, un’esperienza alla cerimonia dei World’s 50 Best Bars e la possibilità di vivere da protagonista l’82.esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

INTRIGO E PASSIONE

L’undicesima edizione della Campari Bartender Competition è infatti una piccola rivoluzione: i partecipanti, che da oggi hanno la possibilità di inviare le proprie ricette (le iscrizioni chiudono il 28 febbraio), sono chiamati a scegliere tra quattro temi fondamentali cui ispirarsi per iniziare il loro percorso verso la finalissima, raccontando una storia di intrigo e passione, concentrandosi sull’aspetto umano prima ancora che su quello tecnico.

GLI SCENARI

Il drink dei concorrenti dovrà essere coerente con uno dei quattro scenari scelti da Campari Academy. Un incontro che cambia tutto, nel quale il bartender è trait d’union tra personalità che si ritrovano al bar; Un cliente misterioso, del quale il bartender interpreta desideri e carattere; Un sapore mai provato, occasione perfetta per miscelare novità e intraprendere strade nuove con twist on classics; Un momento di ospitalità inatteso, le piccole attenzioni che generano enormi emozioni.

MOMENTI INDIMENTICABILI

«Il bar per come lo conosciamo è spesso scenario di momenti indimenticabili», racconta il Campari Academy Coordinator Luca Casale, «e il bartender ne è spesso il protagonista, perché attraverso la capacità di interpretare gusti e miscelare ingredienti permette agli ospiti di vivere attimi che diventano ricordi indelebili».
Sono proprio questi ricordi a essere poi raccontati e condivisi con altri ospiti, in una catena opportunità che Campari Academy ha scelto come terreno fertile per questa edizione della Campari Bartender Competition.

Luca Casale, Campari Academy Coordinator

LE VALUTAZIONI

«Campari ha nel suo DNA un’accezione di sorpresa, di allure, di intrigo: ai bartender partecipanti abbiamo chiesto di scegliere uno tra quattro scenari, per raccontare la propria esperienza o i propri sogni da protagonisti di momenti unici».
Alla prima fase di selezione online seguiranno le ormai tradizionali Live Selection in presenza (14-15 aprile a Milano, 16-17 aprile a Roma). Prosegue Luca Casale: «Abbiamo ribilanciato anche i criteri di valutazione, concentrandoci sulle qualità di comunicazione, perché un bartender eccellente non deve solo saper miscelare, piuttosto deve essere capace di raccontare, ospitare, divulgare»

LE NOVITÀ

Dalle Live Selection si procederà poi ad assottigliare ulteriormente il campo dei partecipanti con il percorso che culminerà in semifinale e finale, in primavera. Tra le ulteriori novità, Campari Academy stimola i partecipanti a condividere le proprie ricette, sia sui social media come @campariacademy_it, #CBC2025 e #CampariBartenderCompetition sia con gli ospiti dei bar in cui lavorano.
«Suggeriamo loro di inserire il drink con cui partecipano nelle loro drink list, magari come drink della settimana o ricetta speciale, per allenarsi con la preparazione e al tempo stesso raccogliere feedback dai consumatori, che rimangono gli unici veri giudici del lavoro quotidiano di un bartender».

LE CHIAVI

Quali allora le chiavi per una ricetta vincente?
«Nulla deve essere lasciato al caso, deve esserci estrema attenzione al dettaglio, tra gusto, bilanciamento e racconto. È ovviamente necessario un tocco di novità, contestualizzato all’idea iniziale e al tema che viene selezionato. E infine Campari deve essere protagonista, sia in termini di storytelling sia in termini gustativi».
È tempo di rimettersi in gioco: nel 2024 è stato Alessandro D’Alessio del Rita’s Tiki Room di Milano, a trionfare.

Campari Bartender Comptition 2024 Alessandro D’Alessio
Alessandro D’Alessio, vincitore della decima edizione della Campari Bartender Competition

Sarai tu il prossimo Campari Bartender of the Year?

Baritalia 2025 parte da Firenze il 24 marzo! Manda la tua ricetta entro il 2 marzo

A Firenze la prima tappa di Baritalia 2025. Verranno selezionati i primi 14 finalisti per la finalissima di Venezia. Scopri i prodotti del paniere e candida la tua ricetta

Riparte il tour nella Penisola di Baritalia! Primo appuntamento dell’edizione 2025 è a Firenze il prossimo lunedì 24 marzo: un appuntamento da non perdere per bartender e professionisti del fuori casa. Come sempre ad attenderli c’è una ricca giornata di sfide e di masterclass, possibilità di confronto, incontro e networking.

Con la tappa in terra toscana prende il via la selezione dei finalisti di Baritalia Lab: in fondo all’articolo c’è il form da compilare per candidare la propria ricetta. Per farlo c’è tempo fino al 2 marzo e in palio ci sono 14 posti per la finalissima che si terrà il 24 novembre a Venezia.

MANDA LA TUA RICETTA

Essenzialità, ma con gusto

Anche quest’anno Baritalia sarà incentrata sul tema “Back to Basics”, un invito a tornare alle origini, a ricoprire le fondamenta della miscelazione, a rivalutare la bellezza della semplicità e a concentrarsi sugli elementi essenziali che rendono grande il mestiere del bartender e che fanno di questa figura un maestro di ospitalità.

A questa filosofia dovranno ispirarsi i concorrenti che vogliono cimentarsi nella sfida, dando vita a drink innovativi attraverso un approccio semplice o a originali rivisitazioni dei classici, reinterpretandoli in modo da esaltarne la purezza e la sobrietà, senza però alterare il fascino intramontabile delle loro storie. In ogni caso i cocktail dovranno essere creati utilizzando massimo 4 ingredienti (garnish esclusa) ed esaltando le qualità dei prodotti sponsor.

Bartender maestro di ospitalità

Ma i concorrenti dovranno dare prova anche della loro arte dell’ospitalità. I giudici premieranno infatti non solo l’abilità tecnica e la qualità del drink, ma anche la capacità di trasformare il servizio in una performance memorabile, dove ogni dettaglio contribuisce a far sentire il cliente il vero protagonista.

LEGGI IL REGOLAMENTO DI BARITALIA 2025

 

Svanen, un’ex farmacia di fine Ottocento divenuta cocktail bar a Oslo

Gli interni originali di un locale vincolato, oggi ospitano il 72esimo bar al mondo . Il progetto di Yunus Yildiz, ex Himkok

Svaneapoteket era il nome della farmacia che qui, all’imbocco di Karl Johans Gate, il corso principale di Oslo, aprì i battenti nel 1896. Centovent’anni dopo gli stessi spazi, brillantemente conservati e riportati a commovente splendore, ospitano uno dei locali più caratteristici e apprezzati di Scandinavia, se non d’Europa: Svanen. Insieme agli elementi di marmo (colonne incluse) e le strutture in splendido mogano originale, è rimasto il nome: Svanen, appunto, cigno in norvegese come si nota dal logo e dalle statuine disseminate per tutti gli ambienti, che ancora oggi mantengono i dettagli dell’epoca, come cornici, barattoli di spezie e diciture.

La firma sull’apertura è di Yunus Yildiz, già co-fondatore del pluripremiato Himkok, da cui si è distaccato nel 2019. Gli ci è voluto ben poco per portare anche questa nuova insegna ai livelli più alti dell’ospitalità mondiale (72esimo nell’ultima lista dei World’s 50 Best Bars), grazie a un attentissimo lavoro di ricerca, recupero e conservazione storica. Svanen è uno splendido anello di congiunzione tra il passato, che rivive nel piano d’ingresso e si respira seduto nelle booths, ai tavolini rotondi o al meraviglioso bancone da farmacia (tenuto, anche se più basso dei banconi bar standard) dove opera l’italianissimo head bartender Carmine Di Marino, e il domani, che invece ha recentemente fatto capolino al di sotto del pavimento in mattonelle bianche e nere.

Oltre il gioco di specchi che quasi porta a Oslo gli ambienti dei caffè letterari centroeuropei d’antan si apre una scalinata un tantino troppo ripida, ma meritevole d’essere percorsa per raggiungere la seconda anima di Svanen, disvelata sul finire di 2024. Cambiano musica, luci e menu, per una dimensione di avanguardia e velocità: se al piano di sopra si gode dell’accoglienza lenta e diluita dei gesti classici vestiti in camice bianco, poi tradotti in estetica pulita e ricette secolari (in carta Fish House Punch e A la Louisiane, per dirne un paio, al prezzo medio di 195 Nok, circa 18 euro), qui si ascolta elettronica, il bancone è d’ultimissima generazione (firmato Tayēr X Behind Bars), le miscele aumentano di complessità (il Dirty Fashioned, strepitoso, è con Scotch Whisky, Calvados di pere VSOP, burro, salamoia d’olive, bitter alla liquirizia), i colori si fanno sgargianti e gli interni più asettici e tecno.

Come se non bastasse, Yildiz ha da poco lanciato anche la sua linea di glassware, la Svev Glass, con cui raggiunge già dieci paesi. Svanen è aperto tutti i giorni con chiusura allo scoccare della mezzanotte, fedele alle usanze scandinave che addirittura portano l’orario di apertura alle 14 il venerdì e sabato.  Visitare un pezzo di storia dell’architettura locale non è mai stato così piacevole.

A Milano, il 18 febbraio, la finale di Artista del Panino 2024

Si è tenuta lo scorso 26 novembre la semifinale di Artista del Panino 2024. Ecco gli esiti e gli otto finalisti

E finalmente ecco la finale. Il 18 febbraio si alza il sipario sull'ultimo atto del concorso concorso organizzato da Agritech e Lanterna, marchi di Vandemoortele, in collaborazione con Bargiornale e giunto quest’anno alla sua nona edizione. Teatro della sfida sarà lo SpazioParcoMilano in viale Lomellina, 27A a, Buccinasco.

Come ormai avviene da qualche anno, la finale dell’Artista del Panino avverrà in due fasi. Nella prima i finalisti dovranno preparare la ricetta con cui, durante la semifinale, si sono aggiudicati il diritto a partecipare alla fase conclusiva del concorso.

Nella seconda, due tra gli otto concorrenti, i migliori secondo la giurie (tecnica e popolare), dovranno sfidarsi in una superfinale. Qui i due “superconcorrenti” dovranno ideare e preparare un panino con gli ingredienti che verranno svelati loro solo al momento. Uno chef membro della giuria darà loro poche indicazioni e poi sarà compito, e bravura, loro convincere i giurati che il proprio panino si merita il titolo.

Cosa ci aspetta, dunque, dalla finale milanese? Una gara agguerrita ovviamente, ma anche momenti di crescita professionale e confronto tra colleghi. Il modo giusto per iniziare un 2025 che vedra svolgersi, nientemeno, la decima edizione del concorso

E allora ecco gli otto finalisti che a febbraio, a Milano, si contenderanno il titolo di Artista del Panino 2024.

Pasticceria liquida: il cocktail al Tiramisù di Sandro Scotti per Toraldo

Come riposizionare il caffè per farlo diventare protagonista dall’aperitivo in poi? La risposta nella coffee mixology e nella sinergia fra cucina e bar

«È un peccato utilizzare il caffè solo nell’Espresso Martini o pensato come il liquore al caffè che andiamo a mettere nel Black Russian». Parole di Sandro Scotti, bar manager del Magnolia di Napoli, una realtà polifunzionale aperta nel 2020 in zona Chiaia, che spazia dall’albergo con 6 suite e una spa con vera acqua termale (dove pure ci sono cocktail zero alcohol e low-cal), a tre linee di ristoranti, fra cui un rooftop con un ristorante giapponese, in cui si fanno cucina e cocktail pairing in salsa nipponica. «Il caffè ha infiniti profili sensoriali e lo stiamo scoprendo in particolare oggi. Lavoriamo con una gamma di estrazioni più ampia e con prodotti più variegati, sia come provenienza dei chicchi, che come lavorazione. In particolare, con le estrazioni a freddo ci si è aperto un enorme ventaglio di possibilità di creare drink low alcol o zero alcol molto interessanti».

Esperto di botanica, di fiori, spezie e caffè, oltre che di miscelazione, Scotti è stato scelto dalla storica torrefazione Toraldo per presentare al Sigep 2025 la sua linea di coffee mixology, nonché per raccontare la ricerca che al Magnolia si fa, mescolando elementi che provengono dalla cucina e dalla pasticceria del ristorante. «Con il gruppo Toraldo - racconta Scotti - abbiamo iniziato una collaborazione sfociata al Sigep quest’anno, per riposizionare il caffè per farlo diventare protagonista dall’aperitivo in poi». In quest’ottica, uno dei drink presentati al Sigep da Scotti è stato un Tiramisù, rivisitato e proposto in versione “pasticceria liquida”.

«Nella nostra lounge bar al piano di sotto facciamo numeri notevoli - spiega Scotti - e abbiamo un focus importante sul gin, con un portfolio di 300 etichette, che ruotano in una gin tonic list. Molto del nostro lavoro è tuttavia in laboratorio, dove facciamo ricerca, per creare sempre nuove proposte, dal momento che cambiamo signature list ogni tre mesi, conservando solo 1-2 best-seller ogni volta». Il ricambio dei drink al Magnolia segue una serie di esigenze: seguire la stagionalità e i trend, nonché essere in concordanza con il momento dell’anno, per esempio proponendo un drink al Panettone a Natale. «Lo facciamo anche perché penso che per i ragazzi che lavorano con me sia importante fare sempre ricerca, sperimentando di volta in volta nuove tecniche e filoni», aggiunge Scotti. Uno di questi è appunto la cucina e pasticceria liquida: Scotti fa l’esempio di ingredienti come l’acqua di mozzarella e quella di pomodoro per un cocktail che faccia pensare a una bruschetta, oppure a dolci che vanno in infusione come il babà o i savoiardi utilizzati in questo tiramisù e così via. La sinergia all’interno del Magnolia fra bancone e laboratorio di cucina e pasticceria porta alla valorizzazione degli ingredienti derivanti dai processi di osmosi, estrazione e preparazione dei cocktail, creando dessert che accompagnano i drink (e viceversa), con un’attenzione speciale al riutilizzo delle materie prime.

La ricetta

Cocktail Tiramisù Special (Ideato per Sigep con Caffè Toraldo)

Ingredienti Base Cocktail

  • 1 L di vodka
  • 300 g di savoiardi
  • 15 ml di Amaretto di Saronno
  • 15 ml di succo di agrumi (arancia, pompelmo, lime, bergamotto)
  • 1 tazzina di caffè espresso Miscela Origini Caffè Toraldo
  • 15 ml di estratto di vaniglia (da baccello fresco)

Foam al mascarpone

  • Mascarpone
  • Acqua
  • Zucchero
  • Latte

Guarnizione

  • Cacao in polvere
  • Grani di caffè interi

Procedimento

Si inizia con l'infusione della vodka ai savoiardi: 1 litro di vodka viene sigillato sottovuoto con 300 g di savoiardi e lasciato in cottura a 85°C per 4 ore. Una volta terminata la cottura, la base viene rapidamente abbattuta per 2 ore, quindi filtrata con un filtro carta. Nel frattempo, l’Amaretto di Saronno viene sfumato per ridurre la gradazione alcolica e successivamente ridistillato per eliminare parte degli zuccheri. Per l’agrumi mix, si recuperano le zeste di arancia, pompelmo, lime o bergamotto rimaste dal servizio del bancone (la tipologia è indifferente). Il succo di agrumi mix viene filtrato, mentre il caffè espresso utilizzato è la Miscela Origini Caffè Toraldo. La vaniglia, invece, viene lavorata per osmosi dal baccello fresco, preservandone al massimo l’aroma naturale. Per la preparazione del foam al mascarpone, si mescolano mascarpone, acqua, zucchero e latte, quindi si versa il composto in un sifone da pasticceria, ottenendo così una spuma leggera e vellutata.

Miscelazione

In uno shaker, si combinano:

  • 45 ml di vodka infusa ai savoiardi
  • 15 ml di agrumi mix
  • 15 ml di Amaretto ridistillato
  • una tazzina di caffè espresso
  • 15 ml di vaniglia

Si aggiunge il ghiaccio, si shakerano energicamente gli ingredienti e si filtra il cocktail in una coppa. Si completa con foam al mascarpone, una spolverata di cacao in polvere e qualche grano di caffè intero come decorazione.

Food&cocktail: al Nite Kong chef protagonisti di cinque pairing night

Nite Kong lancia il format MidNite Chef, con chef famosi ospiti per una serata di food&cocktail pairing che punta sulla combinazione fra cibo e miscelati

«Comprendere come la complessità di un piatto si sposi perfettamente con la complessità di un drink»: è questo l'obiettivo della nuova iniziativa targata Patrick Pistolesi e co. che porta una cinquina di grandi chef come ospiti speciali, nella cornice del Nite Kong di Roma, lo spin-off del Drink Kong che piace agli amanti della notte.

Patrick Pistolesi

Il format è intitolato MidNite Chef ed è pensato come un’esperienza immersiva di food&cocktail pairing. Una novità assoluta per un cocktail bar abituato a ospitare guest internazionali, ma principalmente di bartender e che per la prima volta punta tutto sulla combinazione fra cibo e miscelati. Cinque serate in cui si avvicenderanno i piatti di rinomati chef e i cocktail di Pistolesi e della sua squadra di campioni della miscelazione in un percorso in tre piatti più un piccolo benvenuto, in abbinamento a tre cocktail creati ad hoc (al costo di 90 euro a persona) dal team del patron Patrick Pistolesi e della bar manager Alice Musso.

Andrea Antonini, chef di Imago all'Hassler

L’esperienza sinestetica su cui si basa il format del Nite Kong si arricchisce, quindi, di un nuovo piano di sensazioni, con lo scopo di valorizzare l’esperienza gastronomica. Ad aprire le danze, in una serata a invito, lo chef Andrea Antonini, di Imàgo all’Hassler a Roma (1 stella Michelin). Le prenotazioni si aprono da giovedì 6 marzo, con la shift di Koji Nakai, dell’omonimo ristorante giapponese Nakai, sempre a Roma: sarà una serata ad alto tasso di poetica del Sol Levante, in cui Pistolesi potrà sfoggiare la sua conoscenza e passione per tutto ciò che ha a che fare con il Giappone. Il 3 aprile sarà la volta di Fabio Verrelli D’Amico, chef di Mater1apr1ma (1 stella Michelin), ristorante di Pontinia (Latina), che ama valorizzare i prodotti delle terre della bonifica. Infine, i due appuntamenti conclusivi (data da definire): a maggio con Francesco Apreda, chef di Idylio by Apreda (1 stella Michelin, a Roma) e a giugno con Anthony Genovese, chef del Pagliaccio (2 stelle Michelin, a Roma).

Al Bar Atelier di Cava de’ Tirreni la drink list è un percorso introspettivo

Scopri qual è il tuo drink preferito: in provincia di Salerno, il cocktail bar di Danilo Bruno parte dai classici, twistandoli e categorizzandoli per sapori

Chissà cosa avrebbe pensato Joseph Novak, celebre pedagogista statunitense, se passando per Bar Atelier, il nuovo cocktail bar di Cava de' Tirreni, in provincia di Salerno, seduto al bancone avesse trovato al posto del menu la sua mappa concettuale a cerchi concentrici. Probabilmente, incuriosito, avrebbe seguito le diramazioni gustative che avrebbero portato alla creazione del suo cocktail su misura. Un percorso che parte da una domanda cruciale “Cosa vuoi bere?”, e porta i clienti a scegliere fra una serie di strade possibili da intraprendere che conducono attraverso una selezione di sapori: amaro, acido, dolce, secco o analcolico.

Diffuso su 150 metri quadri con circa 75 posti a sedere, di cui 8 al bancone, l’intenzione di Bar Atelier è quella di trasformarsi in un punto di riferimento non solo per la miscelazione, ma anche per l’intrattenimento. Il locale, infatti, ospita anche un palcoscenico per accogliere musicisti sia locali sia nazionali, serate di stand up Comedy. «Vogliamo offrire un’esperienza partecipativa completa, dove al centro ovviamente c’è sempre il cocktail», racconta Danilo Bruno, 33 anni, bar manager e titolare, in zona già conosciuto perché patron del The Black Monday di Salerno.
«L’idea di costruire un menu interattivo, ovvero che coinvolgesse in prima persona il cliente - spiega Bruno - è nata confrontandomi sia con il mio staff, sia con i clienti del The Black Monday a Salerno. Spesso, fra una nuova drink list e l’altra, c’erano dei vuoti, nel senso che non avendo un menu ancora da presentare, ci siamo ritrovati a domandare all’ospite cosa volesse bere e che tipo di gusti avesse. Da questa esperienza, casuale e necessaria, abbiamo pensato di comporre un menu che facesse leva sui gusti del cliente».
La proposta di miscelazione diventa, quindi, una sorta di esplorazione personale, dove l’ospite, in prima linea, si immerge in una indagine introspettiva che lo stimola di diventare l’autore del proprio drink. «Le strade possibili - continua Bruno - che marcano il menu di Atelier portano a 16 drink, suddivisi fra signature  e classici, ma ci piaceva l’intenzione di rendere il consumatore finale partecipe alla scelta».
Drink che vengono studiati, testati e preparati all’interno dei 25 metri quadrati del laboratorio di Atelier. I cocktail sono in carta a 10 euro, fra le proposte più gettonate, il Bramble di Sofia: «un drink che abbiamo importato da The Black Monday. È un twist sul Bramble di Dick Bradsell, che ha uno sciroppo al popcorn invece che uno sciroppo di zucchero, un vino cotto con dei frutti di bosco e del gin. Al tutto viene aggiunto, per dare una terza dimensione, una polvere di popcorn fritti nel burro, che dona una nota di golosità». Di grande successo anche L'Espresso Martini: «È la nostra rivisitazione di questo classico, per il quale usiamo un caffè monorigine Colombia, estratto in coldbrew, quindi lentamente a freddo. La parte zuccherina è data uno sciroppo di biscotti Lotus sciolti con la amilasi, enzima che scioglie gli amidi, e una spuma di caramello salato a chiudere il tutto». Infine, il twist sull’Old Fashioned 11: «Qui abbiamo un whiskey ridistillato, per avere un drink trasparente e non ambrato. La parte bitter è data da uno strato di pimento, spezia un po' pepata, che dona un sapore curioso e interessante».
La convivialità è al centro dell’atmosfera, non solo per il design, con sale caratterizzate da tavoli sociali e sedute che spronano alla comunicazione: «In una sala c’è un divano a forma semicircolare disegnato da me, pensato per consentire a tutti gli ospiti di parlare tra di loro». Anche la proposta food è stata pensata per la condivisione, dal tagliere di salumi e formaggi (25 euro, porzione per due), ai crostoni con Blue di Jersey, lardo e composta di pane al Cognac (8 euro), fino al Beef Sandwich con rucola, maionese alla senape (14 euro). «Non avendo una cucina vera e propria, non abbiamo i fornelli, la nostra offerta culinaria verte su un mono prodotto. Quello che stiamo proponendo ora e che vogliamo spingere è il pastrami che produciamo noi», sottolinea il titolare.

 

Pos e registratori telematici sempre interconnessi dal 2026. E nessun bonus per l’aggiornamento di hardware e software

scontrini pos e registratori
La legge di bilancio 2025 impone dal 1° gennanio 2026 la trasmissione aggregata dei dati dei pagamenti elettronici unitamente a quelli dei corrispettivi telematici e che gli strumenti con i quali la moneta elettronica è accettata siano sempre collegati a quello con cui si memorizzano e trasmettono i corrispettivi. Non sono previsti bonus per l'aggiornamento di hardware e software

La legge di bilancio 2025 (legge 207/2024 articolo 1, commi 74-76) dispone che, per un maggior controllo sugli incassi degli esercizi e dei negozi, dal prossimo 1° gennaio 2026 dovranno essere inviati unitamente il totale degli scontrini emessi e quello dei pagamenti ricevuti tramite strumenti elettronici (Pos e simili).

Fino al 31 dicembre 2025, invece, nel tracciato trasmesso dagli esercenti sono indicate solo le modalità di pagamento e gli importi ricevuti, ma sono gli operatori finanziari a trasmettere a parte i dati identificativi e l’importo complessivo dei pagamenti; l’Agenzia delle entrate provvede ora a riconciliare i diversi dati ricevuti mentre dal 2026 eventuali differenze dei pagamenti rispetto ai corrispettivi saranno immediatamente visibili per l’unitarietà dei due dati trasmessi.

Naturalmente è normale che il totale dei corrispettivi sia superiore al totale dei pagamenti elettronici in quanto alcuni importi sono quasi sempre incassati in contanti. Il problema sarà nel caso opposto, se i pagamenti telematici sono superiori ai corrispettivi: ciò potrebbe significare che per alcuni di questi non sia stato rilasciato lo scontrino fiscale con conseguente evasione di imposta, sia di Iva sull’importo dovuto sia di imposte dirette e contributi previdenziali, quando dovuti, sul reddito conseguito in seguito all’operazione.

Pos sempre collegato al registratore di cassa

Viene imposta, oltre all’autenticità dei dati, anche la piena integrazione e interazione del processo di registrazione dei corrispettivi con quello di pagamento elettronico. Gli strumenti con cui la moneta elettronica è accettata devono essere sempre collegati a quello con cui si memorizzano e trasmettono i corrispettivi telematici, così che possano un unitariamente essere registrati individualmente e inviati in modo aggregato giornaliero.

Sanzione in caso di mancato collegamento

La sanzione amministrativa prevista per l'omessa installazione degli apparecchi per l'emissione dello scontrino fiscale si applicherà anche nel caso di mancato collegamento degli strumenti per i pagamenti elettronici a quello che registra, memorizza e trasmette i dati dei corrispettivi e dei pagamenti elettronici giornalieri.

Vengono estese le sanzioni per la mancata emissione di ricevute fiscali o scontrini fiscali ai comportamenti di mancata o non tempestiva memorizzazione o trasmissione con dati incompleti o non veritieri dei pagamenti elettronici ricevuti.

Niente bonus per aggiornare il registratore

Quindi nel 2025 gli esercenti avranno anche l’ingrato compito di provvedere alle modifiche hardware e software. Per questa novità non è previsto nessun credito di imposta o contributo.

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