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Il filtro a bassa resistenza di Carmencita Pro Lavazza rispetta il caffè

Il cuore di Carmencita Pro Lavazza

La nuova Carmencita Pro ha avuto un posto importante all’interno dell’ampia offerta di Lavazza a Host, ricca di novità. Spesso è la moka a dare il buongiorno nelle case degli italiani e a scandire il tempo lungo la giornata anche bar, dove è sempre più presente, con i suoi aromi e il piacere di una buona tazzina di caffè. Perché sia davvero un piacere, è importante realizzarla con attenzione, ha spiegato il trainer Fabio Sipione durante un workshop, che ha mostrato gli aspetti da considerare per ottenere un buon risultato in tazza. Acanto ad acqua, buon caffè e regolazione del calore, l’attenzione è stata posta su un elemento da considerare con grande attenzione: la temperatura del liquido. Se l’acqua si scalda troppo arrivando vicina all’ebollizione, “brucia” il caffè, esaltando la nota amara che va a coprire gli altri aromi. Il consiglio è di togliere la moka dalla fonte di calore prima che l’estrazione giusta alla fase stromboliana. E dal “cilindro” Lavazza è uscita la soluzione al problema dell’eccessivo riscaldamento dell’acqua nella moka: Carmencita Pro.

Il suo segreto è un nuovo filtro a bassa resistenza (si presenta come una fitta rete e non più con i classici fori) che consente un passaggio del caffè più fluido, riduce la pressione di estrazione, dunque la temperatura dell’acqua che, così, estrae dal caffè la parte più nobile ed equilibrata, offrendo il piacere di una tazzina aromatica e dal gusto pulito. La comparazione di estrazioni con il filtro classico e con il nuovo hanno messo in evidenza i differenti risultati in tazza, promuovendo a pieni voti il secondo. Mirato a questo classico sistema di estrazione la miscela iTierra! Bio Organic per moka in formato 180g, con caffè prodotti da aziende agricole certificate Rainforest Alliance, in cui si coniugano eccellenza produttiva, rispetto per l’ambiente e attenzione sociale.

La miscela Alteco senza caffeinaDecaffeinato con anidride carbonica. Una nuova referenza è la miscela Alteco senza caffeina grazie a un processo che utilizza anidride carbonica, rispettosa dei caffè e del loro profilo organolettico.

Protagonista della sezione dell’ampio stand dedicata all’horeca la rinnovata Classic Collection con tre miscele: i diversi profili aromatici permettono al barista di scegliere ciò che più soddisfa i gusti dei propri clienti. Gold Selection offre note di miele e mandorla, dolcezza marcata , acidità fine e corpo medio. Top Class ha un gusto bilanciato con sentori di cannella e cioccolato amaro, una dolcezza speziata e un corpo pieno. Gran Riserva si contraddistingue per note di noce e sciroppo d’acero, dolcezza caramellata e corpo pieno. Tra le novità anche il Cold Brew Lavazza, disponibile nelle versioni iced e nitro.

 

Ice Glass, la plastica amica dell’ambiente

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Fondata a Foligno nel 1985, Erremme è passata dalla produzione di contenitori in polistirolo per gelato a una più ampia gamma di prodotti, con articoli per la gelateria, la pasticceria, la caffetteria e contenitori per alimenti in genere. Oggi è una realtà con un volume d'affari di 10 milioni di euro e impiega 37 persone. A Host la parola d'ordine è stata "ambiente", come ci si aspetta oggi da una azienda attenta all'impatto complessivo die propri prodotti. Su quale prodotto avete puntato per Host? «Ice Glass, un bicchiere in cinque misure, da 250 cc a 600 cc, che può servire per bibite, frappè o affogati, oppure per bevande alcoliche. Questo bicchiere è realizzato in polipropilene, è infrangibile e, soprattutto, può essere riutilizzato. Lo si può lavare a mano o in lavastoviglie. Ice Glass è in plastica completamente riciclabile. In parallelo, crediamo molto anche nella linea Bio Ice Pack: sono vaschette e coppette da gelato realizzate in PLA, una plastica compostabile. Questi prodotti sono il 20-30% più costosi della normale plastica, ma la linea è in continua crescita a livello di penetrazione e giro d'affari. Nel 2018 ha fatturato 150mila euro; nel 2019, ad oggi, siamo già sopra i 300mila. Quindi portiamo avanti questa strategia a sue facce: linea "bio" e prodotti in plastica a lunga durata». Che scenario vedete sul mercato? «Il mercato è stazionario, complice la lieve contrazione dei consumi data dalla contrazione generale della crescita. Ne risente un poco anche il nostro mercato, il packaging per gelaterie e pasticcerie. A trainare, però, c'è lo sviluppo dei prodotti più attenti all'ambiente. Hanno influito gli ultimi due anni di grande sensibilizzazione dell'opinione pubblica verso il tema "plastic free" e i recenti sviluppi delle normative, con la direttiva europea che mette al bando molti prodotti usa e getta».

Flo lancia Gea, la capsula per caffè green di nuova generazione

capsula Gea

Biodegradabile, compostabile e tecnicamente evoluta. È la nuova gamma di casule per caffè Gea realizzata da Flo, tra i maggiori produttori europei di packaging per alimenti.

Gamma che dopo il lancio della capsula compatibile con il sistema A modo mio Lavazza, alla fine dello scorso anno, ora si è arricchita di tre nuove soluzioni compatibili con i sistemi Nespresso, Lavazza Blu e Keurig. Amica dell’ambiente, la capsula Gea è stata pensata per ridurre la produzione di rifiuti in plastica: dopo l’uso va infatti gettata nel bidone dell’umido per essere smaltita come rifiuto organico, agevolando lo smaltimento del caffè e restituendo un fertilizzante per l’agricoltura.

Ma non solo. Frutto di un lavoro di ricerca di oltre due anni, fatto in collaborazione con NatureWorks, tra i maggiori produttori mondiali di biopolimeri tecnici, la nuova capsula abbina infatti alle sostenibilità ambientale performace eccellenti, studiate per garantire la migliore esperienza del caffè, senza sacrificarne gusto e aroma. Gea è realizzata al 100% in Pla Ingeo, un biopolimero tecnico sviluppato da NatureWorks e protetto da brevetto, ottenuto al interamente da risorse vegetali rinnovabili. La materia prima alla base del biopolimero è amido di mais coltivato appositamente per applicazioni industriali e certificato Iscc Plus, lo schema che certifica la sostenibilità delle materie prime agricole utilizzate per prodotti a base biologica, compresi gli aspetti ambientali e sociali della produzione.

Alla qualità della materia prima si aggiunge il lavoro di ricerca e sviluppo portato avanti nei laboratori Flo che hanno permesso di ottenere una capsula stabile, capace di mantenere inalterate le proprie caratteristiche nel tempo, di raggiungere la pressione di erogazione che garantisca un caffè ottimale per gusto, aroma e crema, e in grado di disintegrarsi se posta in condizioni di compostaggio industriale.

Altro fondamentale valore aggiunto di Gea, rispetto alle capsule compostabili sul mercato, è poi la sua caratteristica di barriera all’ossigeno atmosferico, che permette di preservare a lungo le qualità organolettiche del prodotto contenuto. Gusto e aroma del caffè sono così assicurati, soddisfacendo contemporaneamente le esigenze di consumatori e torrefattori. Le capsule compatibili A modo mio, le prime nate della famiglia, hanno infatti superato brillantemente i test di shelf-life condotti da Aicaf (Accademia italiana maestri del caffè), che con un panel di degustatori professionisti ha condotto assaggi sul caffè fino a 12 mesi e certificato che tutte le qualità organolettiche restano invariate. Test che ora l’azienda sta realizzando anche con le nuove capsule.

Ma l’attenzione di Flo verso la produzione di soluzioni funzionali e sostenibili non finisce qui. Gea fa parte infatti del progetto Zero-wast dell’azienda, che punta all’eliminazione dei rifiuti dando nuova vita al materiale derivante dai resti della produzione industriale. Nel caso specifico, con i residui di Pla Ingeo utilizzato per la produzione delle capsule Flo, in collaborazione con la start-up Caracol Design Studio, un polo di manifattura additiva 4.0, ha realizzato lo stand con il quale partecipa alle fiere e The 3D Bar, un vero e proprio bar dal design accattivante per accogliere gli ospiti, all’interno dello stand, completamente stampato con tecnologia 3D da un sistema robotico antropomorfo ideato dalla stessa Caracol.

Birra Forst protagonista dell’Autunno

Brindisi con Cellina vonn Mannstein
Brindisi con Cellina von Mannstein

Sono quattro le principali iniziative che vedono in questi mesi protagonista Birra Forst: OktoberForst, Foresta Natalizia, Birra di Natale e Coppa del Mondo di Sci Alpino.

OktoberForst, prima edizione
Prima edizione dell'OktoberForst nel grande e moderno stabilimento produttivo di Birra Forst 1857 a Lagundo (Bolzano). Sono stati migliaia i visitatori che hanno affollato dal 27 al 29 settembre il grande tendone appositamente allestito all'interno della birreria altoatesina. «Mi ha riempito di gioia - sottolinea Cellina von Mannstein, fotografa internazionale, rappresentante della quarta generazione della famiglia Fuchs proprietaria dell'azienda e responsabile della comunicazione - aver visto così tante persone intervenire a questa nostra prima iniziativa, approfittare dell'occaasione per visitare i nostrio impianti, oltre a festeggiare, ballare e cantare insieme per tre giorni».
Insieme alle varie specialità Birra Forst, sono stati serviti vari abbinamenti gastronomici tipici, dai taglieri di salumi e formaggi (dallo speck ai graukäse), ai primi piatti (dai canederli agli spatzle), ai secondi piatti (dai würstel con brezel al gulash con polenta), al dessert (strudel). Ogni sera si sono inoltre succeduti sul grande palco vari e conosciuti complessi di musica popolare: Kastelruther Spatzen (Passerotti di Castelrotto) gruppo folk della non lontana e omonima località altoatesina (venerdì), la pop band austriaca Nockis (sabato) e la giovane pop band Alpin KG Klostertaler Generation (domenica). Non è mancato anche un momento di solidarietà con la tradizionale asta di beneficenza tenutasi all'interno della innovativa sala di cottura, con la raccolta di oltre 100mila euro che saranno devoluti alle iniziative della onlus locale "L'Alto Adige aiuta".

Foresta Natalizia, settima edizione
Dal 20 novembre al 6 gennaio prossimo sarà possibile respirare la tradizionale aria delle feste di fine anno presso la sede di Birra Forst. Nella Foresta Natalizia appositamente allestita, saranno costruite una serie di casette-stand per la degustazione gastronomica e l'acquisto di prodotti tipici locali; sarà eretto il Forst Pavillon, un nostalgico fienile che ospiterà al suo interno un panificio natalizio con tante delikatessen; ospite del Temporary Restaurant Felsenkeller (ricavato nelle antiche cantine per il ghiaccio) sarà l'executive chef dell'Hotel Mandarin Oriental Bangkok, Norbert Kostner, che presenterà specialità della cucina thailandese; una pista di pattinaggio sarà allestita all'interno di un pittoresco cortile dell'azienda. Protagonista dell'iniziativa sarà ovviamente la Birra di Natale che Forst propone nella inconfondibile bottiglia da due litri in vetro decorato. Per i visitatori più piccoli infine sarà allestita una pista per slittino e un mini-zoo con tanti animali domestici come i pony, da ammirare e accarezzare.

 

Birra di Natale, sedicesima edizione
Sempre a tiratura limitata, in una speciale bottiglia di vetro da due litri con tappo meccanico, la cui decoirazione varia di anno in anno (per la goia dei collezionisti birrari). Birra di Natale Forst (o Christmas Brew Forst) è il risultato della creatività di un lavoro fatto a mano all'interno dell'officina creativa dell'azienda di Lagundo. Quest'anno infatti la boittiglia riporta l'immagine stilizzata della fabbrica di birra, con in primo piano la moderna sala di cottura, al cui interno sono stati immaginati i Tre Re Magi in sosta durante il loro viaggio verso Oriente, con tanto di cammello e pecore in corteo.
Birra ambrata di 5,2 ° alcolici, Birra di Natale Forst ha un gusto piacevolmente luppolato con un deciso aroma di malto e schiuma fine.  Per la sua degustaziione è meglio servirla nell'apposito boccale natalizio decorato in rosso, verde e oro. Per le sue caratteristiche si abbina facilmente ai saporiti cibi delle festività, dagli arrosti ai dolci speziati.
Oltre che nel formato due litri in bottiglia di vetro, Birra di Natale Forst è disponibile in fusti da 15 e 30 litri, nel pratico fustino Forsty da 12,5 litri e in bottiglie da 33 cl.

Birra di Natale Forst 2019 in bottiglia da due litri in vetro decorato
Birra di Natale Forst 2019 in bottiglia da due litri in vetro decorato

Birra Ufficiale della Coppa del Mondo di Sci
Da anni Birra Forst è vicina agli sport invernali, sostenendo la Fisi (Federazione italiana sport invernali) come Birra Ufficiale della Coppa del Mondo di Sci all'interno delle aree Vip.
In particolare, Birra Forst accompagnerà le tappe di Val Gardena (20e 21 dicembre), Alta Badia (22 e 23 dicembre), Bormio (28 e 29 dicembre), Madonna di Campiglio (8 gennaio), oltre alle Finali di Coppa del Mondo a Cortina (dal 18 al 22 marzo).

Forst, Birra Ufficiale della Coppa del Mondo di Sci
Forst, Birra Ufficiale della Coppa del Mondo di Sci

Le Rum Nights in scena alla Rita’s Tiki Room di Milano

Rum Nights team Rita's Tiki Room

Cinque serate dedicate ai grandi rum e alla miscelazione tiki e tropical. Sono le Rum Nights, che andranno in scena alla Rita’s Tiki Room dal 24 al 28 ottobre. Un’iniziativa organizzata da Velier in collaborazione con il tiki bar milanese in occasione di The Rum Day, l’evento dedicato a rum e cachaca in programma il 27 e 28 ottobre presso il centro espositivo MegaWatt Court di Milano.

Protagonisti dell’evento i prestigiosi distillati di canna da zucchero importati e distribuiti in esclusiva dall’azienda genovese, dai rum Sailor Jerry e Savanna per la Reunion ai Depaz, St James e Neisson per la Martinica, dai Bayou della Louisiana (Usa) ai Clairin di Haiti, per finire con i marchi Maison Velier, ovvero Veritas e gli imbottigliamenti a pieno grado.

Ogni serata sarà dedicata a uno o più brand e vedrà la partecipazione dei loro ambassador e di bartender ospiti che affiancheranno dietro il bancone Edoardo Nono e il suo team della Rita’s Tiki Room (nella foto in apertura) e proporranno i loro signature in aggiunta alla proposta di cocktail tiki e tropical del locale.

Si comincia il giovedì 24 con la serata dedicata ai rum Sailor Jerry e con la special guest Dom Costa, per proseguire venerdì 25 con i rhum Savanna miscelati da Guillaume C Leblanc, brand ambassador Rhum Savanna, Luca Simonetta del My Lounge di Cesana Brianza (Lecco) e il mixologist Angelo Canessa. Sabato 26 sarà la volta degli agricole della Martinica, Rhum Depaz, Saint James e Neisson, e ospite della serata sarà Benoit Bail, brand ambassador Rhum Depaz. Le Rum Nights continuano domenica 27 con la serata dedicata a Bayou Rum, con special guest la barlady Marella Batković de Il Bistrotto di Bogliasco (Genova). Per concludersi lunedì 28, dove i protagonisti saranno i rum Hampden Estate, i Clairin di Haiti, le specialità di Foursquare Rum Distillery, i rum Veritas e Habitation Velier e i bartender ospiti Jimmy Bertazzoli, bar manager dell’Aguardiente di Marina di Ravenna, e Angelo Canessa.

Host, ai mondiali l’Italia è sul podio. Vince il Giappone

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I vincitori: il team giapponese con le sculture "dolci"

Italiani sul podio, ma soltanto terzi nella competizione mondiale a squadre organizzata a Host dalla Federazione internazionale pasticceria gelateria cioccolateria. La vittoria è andata alla squadra giapponese, mentre sul podio sono saliti i cinesi, al secondo posto, e, appunto, gli italiani Gianluca Cecere, Umberto Soprano e Barbara Borghi. Le squadre dovevano rappresentare le tradizioni dei loro Paesi con sculture in zucchero, cioccolato e pastigliaggio.

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I vincitori: il team giapponese con le sculture "dolci"

Primo il Giappone con la "porta sacra"

Il team giapponese ha realizzato una scultura in zucchero che riproduce con un color vermiglio il tradizionale portale giapponese di accesso a un’area sacra - Torii – con accanto un Wagasa, ombrello tipico nipponico. La scultura in pastigliaggio riproduce invece una Geisha, mentre quella in cioccolato è un Samurai, il guerriero simbolo della cultura giapponese.

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I lavori della squadra cinese

Seconda la Cina, con i classici della letteratura

Il team cinese ha presentato delle opere alte 180 cm che riprendono i personaggi più rappresentativi di uno dei grandi classici della letteratura del Celeste Impero, “Viaggio in Occidente” (Xiyou Ji). I protagonisti dell’opera, Sun Wukong, il Re Toro e il Bimbo Rosso, sono ritratti in zucchero e in cioccolato, presi da una lotta.

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Terzo posto per gli italiani:

Italia al terzo posto con Sofia Loren, Pavarotti e uno Stradivari

Il team italiano composto da Gianluca Cecere, Umberto Soprano e Barbara Borghi ha presentato opere che riprendono il cinema, la musica e le tradizioni del nostro Paese. Un’aerografia di Sofia Loren, del Leone di Venezia, ma anche pellicole e cineprese in cioccolato lavorato. A rappresentare la musica italiana nel mondo, il maestro Luciano Pavarotti riprodotto in cima a una colonna del teatro di Taormina, l’interno della Scala completamente aerografato e uno Stardivari interamente edibile, con delle finissime corde in gelatina. Per finire, un’opera in isomalto che riproduce le maschere dell’Ottocento di Venezia, i suoi canali e le gondole.

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Manuela Taddeo, seconda nella competizione di cake design

Cake design: vittoria alla Polonia, seconda Manuela Taddeo

La Polonia ha trionfato ai Campionati Mondiali di Cake Design. Jowita Woszczynska ha portato a casa la coppa dei campionati organizzati dalla Fipgc nell’ambito di Host Milano. L’artista polacca conquista anche il premio come miglior torta da esibizione e quello per la miglior torta da degustazione. Il secondo posto è andato invece all’Italia, con l’opera firmata da Manuela Taddeo, capace di ripercorrere attraverso composizioni in pasta di zucchero l’arte tricolore dal Rinascimento al Barocco, partendo da Caravaggio, passando per la Pietà e la Cappella Sistina di Michelangelo e arrivando fino a Bernini e alla scultura L’Estasi di Santa Teresa. Terzo posto per il Perù e la scultura di Monica Muñante, con una rappresentazione di Machu Picchu impreziosito da scene di manufatti, tessuti e feste della tradizione Inca.

Tre inviati speciali a caccia di trend globali

I grandi eventi che attirano migliaia di addetti ai lavori sono punti di osservazione privilegiata per capire come si sta muovendo l'industria del beverage e quali sono i trend in ascesa a livello globale.

Abbiamo messo a confronto le impressioni scaturite da tre nostre firme che nelle settimane passate hanno battuto in lungo e in largo corridoi, aule e stand di tre eventi del calibro di Bar Convent Berlino, Barometer Kiev e Roma Bar Show. Gli abbiamo chiesto di condensare in 5 minuti (di lettura) le cose più interessanti che hanno scoperto. A beneficio di tutti quelli che avrebbero voluto esserci ma non hanno potuto. E di chi è comunque curioso di sapere “cosa succede in città”.

Andrea Mongilardi
Presso
Bar Convent, Berlino
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  • Chi sei?

    Giornalista di Bargiornale

  • Come ti è sembrato?

    Bar Convent è un termometro piuttosto preciso dei trend di mercato a livello internazionale. Che ci dice diverse cose: il boom del gin, ne spuntano di nuovi ai quattro angoli del pianeta. Oramai gli spirit sono globali, nel senso che si tende a produrli ovunque. Cercando di fare del luogo di provenienza un punto di forza: non il gin italiano, ma il gin toscano; non il gin spagnolo, ma il gin galiziano, ecc. La nuova golden era del rum, con nuovi Paesi produttori e uno sforzo complessivo ad innalzare la qualità dell’offerta. Arrivano più rum premium e nuovi rum speziati.
  • Cosa ti è rimasto impresso?

    Il coraggio con cui si sono affrontati apertamente i temi legati al lato oscuro della professione: alcolismo, difficoltà ad equilibrare vita personale e lavorativa, effetto burn out (uguale: spremuto fino all’osso e anche oltre). E l’attenzione che molti giovani bartender hanno mostrato e dimostrato per questi temi, affollando le conferenze che li trattavano. Riguardo alla presenza italiana, lo stand dell’Istituto del Vermouth e lo stand di un nutrito gruppo di produttori di grappa: allora è possibile pensare di andare insieme alla conquista dei mercati stranieri… Altrove lo fanno con convinzione, da noi resta ancora un’eccezione.
  • Le novità emerse?

    La forte crescita della proposta di bevande analcoliche alla maniera degli spirit: da Bitter Note, il bitter italiano analcolico, a rum, gin, vodka e vermouth senza alcol prodotti da nuovi marchi come Fluère, Stryyk, Un-done. E poi lo Champagne-non Champagne e il Prosecco-non Prosecco fatto con il tè fermentato da Real Kombuha, alternativa analcolica già entrata nelle carte di diversi ristoranti stellati. E ancora, nuovi modi di proporre i cocktail: dal modello “Polaretto” realizzato dai berlinesi di Skadi ai cocktail alla spina (con ingredienti bio) dei danesi di Nohrlund. Infine, la sempre più stretta collaborazione tra bartender e case produttrici nella creazione di nuovi spirit: vedi Paragon, i cordial di Monin creati da Alex Kratena o Acqua Bianca, liquore aromatico messo a punto da Salvatore Calabrese per De Kuyper.
  • Dacci i numeri

    Impressionanti: oltre 400 espositori da 48 Paesi, più di mille brand rappresentati, nuovo record di visitatori, per la prima volta sopra quota 15mila (la metà dei quali stranieri) nonostante la coraggiosa ma giusta scelta di chiudere, con i due primi giorni sold out per raggiungimento del limite della capienza (tanto che dalla prossima edizione si trasferirà nei più ampi spazi di Messe Berlin).
  • Buona l’ultima?

    Direi proprio di sì, a parte qualche pecca nella segnaletica (oddio, in quale stand sarò?) ed effetto Cenerentola negli spazi più lontani dall’ingresso. Oltre a una discreta difficoltà a spostarsi causa affollamento nelle ore di punta. Il cambio di location aiuterà allo scopo.
  • Il “message in the bottle”?

    Direi alzare lo sguardo, guardare all’intero quadro e non perdersi o incaponirsi nei particolari. È l’invito fatto ripetutamente ai bartender da parte di colleghi affermati diventati consulenti globali: il focus è sul cliente, non sui propri piedi mentre si shakera; il lavoro è ospitare, non fare cocktail. È l’invito fatto ai produttori da parte degli esperti a cui si rivolgono a decine per lanciare un nuovo prodotto (che non vende): se non avete un ottimo prodotto non provateci nemmeno. Ma avere un ottimo prodotto è solo il primo dei passaggi necessari a farne un prodotto che funziona.
Fulvio Piccinino
Presso
Barometer, Kiev
Barometer_FulvioPiccinino

  • Chi sei?

    Ideatore di Saperebere.com, esperto di vermouth e di miscelazione futurista

  • Come ti è sembrato?

    Mi ha ricordato il Bar Convent degli inizi, dove le aziende mainstream erano praticamente le uniche ad esporre, non dimentichiamoci che qui fino a qualche anno fa si bevevano prodotti locali, o qualche raro prodotto di importazione con semplici miscele con sodati. La scoperta di nuovi prodotti, che per noi sono assolutamente "scontati", e la possibilità di importazione dei primi vermouth o liquori ha permesso ai barman di approcciare una miscelazione avanzata prima sconosciuta.
  • Cosa ti è rimasto impresso?

    L'entusiasmo della gente. Tanta gente. La bar industry è relativamente giovane, sia di età biologica che di lavoro. I ragazzi che lavorano al Barometer sono giovani ed hanno la sensazione di costruire qualcosa di buono per il loro Paese. Qui il il costo del personale è molto basso: così ho visto bar anche piccoli con almeno 8 dipendenti fra baristi e camerieri. Il bello è che, organizzandosi, uno o due si sono potuti staccare sui tre giorni per partecipare almeno a qualche educational.
  • Le novità emerse?

    Una trovata interessante è quella di ospitare, nella corsia centrale della sala principale una ventina di bar "famosi" dal Paese, insieme a bar di Paesi limitrofi o amici come Cina, Georgia, Lituania e tanti altri fra cui Dubai. In questo modo si possono assaggiare stili di miscelazione di Paesi emergenti, e per le aziende presenti ci sono 20 clienti da contattare sul posto senza spostamento.
  • Dacci i numeri

    L'organizzazione dichiara che nelle due precedenti edizioni sono state usate 42 tonnellate di ghiaccio e serviti oltre 100 mila cocktail, con 12 mila presenze principalmente dall’Ucraina ma anche da Lituania, Lettonia, Estonia, Georgia, nessun russo, ovviamente. Questo grazie a speaker d'eccezione e a uno sforzo di comunicazione notevole sui social. È una manifestazione dedicata anche agli appassionati. Anche i seminari hanno questo focus poichè gli organizzatori pensano che per far crescere il mondo beverage sia necessario anche istruire l'appassionato, che in altri bar show viene trascurato. Si svolge al centro congressi Parkovy su una superficie di circa 6.000 metri quadrati. Quest'anno esponevano circa 70 aziende. Una trentina presenti con il proprio stand, tutti molto belli ed animati, mentre il restante in stand misti con il proprio importatore.
  • Buona l’ultima?

    Il mercato è giovane e ancora tutto da sviluppare, le persone sono altrettanto giovani e molto ricettive. Barometer non potrà che crescere.
  • Il “message in the bottle”?

    Sicuramente l'entusiasmo della gente. Le masterclass di Diego Ferrari, Luca Cinalli e Philip Duff, hanno riempito la sala da 600 posti. Mentirei se dicessi che la sala da 200 posti al mio seminario era piena, ma parliamo di un racconto zeppo di date, con re e cuochi di corte, ritagli di giornale e vecchie pubblicità, invece che cocktail e throwing, e comunque ho visto gente scrivere per un'ora intera, con persone venute apposta da Lituania e Lettonia perchè interessati ad aprire vermutterie e bar all'italiana. C'è molta voglia di Italia, basti pensare che tre giorni prima, facendo una corsa conto il tempo è stata inaugurata una vermutteria a Kiev, il cui nome è evocativo Milano Torino.
Alessandra Tibollo
Presso
Roma Bar Show
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  • Chi sei?

    Giornalista freelance esperta in enogastronomia, firma di Bargiornale

  • Come ti è sembrato?

    Un Vinitaly sopra i 35°, anche se in verità il mercato degli spirit manca di quell’elemento regionale che ha sempre contraddistinto l’evento vino. In generale, comunque, una bellissima atmosfera, che ha portato finalmente Roma e l’Italia sul palcoscenico internazionale del bartending. Per quanto riguarda gli espositori, molti i big, ma anche diversi piccoli produttori che hanno avuto una bella vetrina.
  • Cosa ti è rimasto impresso?

    Le due zone dedicate rispettivamente agli spirit messicani, Tequila e mezcal, da un lato, e al gin dall’altro sono state le mie preferite. Nella prima, fra la musica dei mariachi e l’entusiasmo messicano, c’era un bellissimo caos. Nella seconda, invece, avevano ideato quasi una verticale dei gin italiani e non solo.
  • Le novità emerse?

    Proprio a proposito di gin italiani, è emerso il trend che definirei dei gastro-gin: due al pomodoro (Moletto e Pomo), due al basilico (uno dei monotematici di 400 Conigli e O’ndina Gin), Taggiasco alle olive, Kaper ai capperi e così via. Quasi quasi si poteva fare un pasto completo liquido. Ho amato molto il Venti, l’amaro che riunisce l’Italia in venti botaniche, una per ciascuna regione. Sempre in tema di italianità, ho assaggiato il Sake Nero, fatto in Piemonte con riso nero integrale Penelope. E fra le novità presentate dai grandi brand, da segnalare il Jack Daniel’s Tennessee Rye Whiskey, la prima nuova ricetta del famoso Tennessee whiskey dopo 150 anni, con segale al 70%.
  • Dacci i numeri

    Oltre ogni aspettativa: si è superata quota 9mila presenze; è venuta gente da tutta Italia e non solo. Ad accoglierli oltre 200 aziende, per un totale di duemila brand, e 58 ospiti internazionali.
  • Buona l’ultima?

    Migliorerei solo piccoli aspetti di logistica. Le lunghe file all’ingresso e per acquistare i gettoni per mangiare erano sotto al sole, e meno male che non ha piovuto. Gli stessi food truck messi per sfamare il pubblico per ovvi motivi pratici erano all’esterno, ma senza alcuna copertura, mentre dentro non c’erano molte altre possibilità di approvvigionarsi. Ci sarebbero volute infine più mappe della struttura, che è piuttosto labirintica. In generale, però, possiamo dire sicuramente “buona la prima”.
  • Il “message in the bottle”?

    La liquoristica italiana è viva e vuole mettersi in mostra: i grandi e piccoli produttori, le distillerie storiche e le nuove proposte, dagli amari al vermouth, passando per il gin e tutto quello che può passare da un alambicco. 

Barawards Premio Innovazione dell’anno 2019: scopri chi è in testa

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Diventa sempre più avvincente la lotta per Barawards Premio Innovazione dell’anno 2019. Man mano che ci si avvicina alla fatidica data del 31 ottobre, quando le votazioni on line verranno chiuse, cresce l’attesa per conoscere quali saranno le novità che si aggiudicheranno il riconoscimento promosso da Bargiornale, Ristoranti e Dolcegiornale per valorizzare le aziende più capaci di produrre innovazione nel campo dell’ospitalità.

Sono oltre 70 le soluzioni, tra prodotti, attrezzature e servizi, suddivise in otto categorie, a contendersi la vittoria in questa nuova edizione del Premio. I primi 15 giorni di votazioni on line hanno delineato le classifiche parziali che vedete qui sotto (aggiornate al 20 ottobre).

Una sfida entrata nel vivo che sarà decisa all’ultimo voto e che dipende esclusivamente dalla scelta dei lettori. Sarete infatti solo voi lettori con il vostro voto a decidere quali soluzioni meritano il Premio, scegliendo quelle che ritenete più innovative, interessanti e utili.

Vi ricordiamo che si può votare una volta sola, esprimendo fino a 3 preferenze per categoria e che le votazioni on line si chiudono il 31 ottobre.

Vota il prodotto/servizio

I voti on line determineranno i vincitori che calcheranno il palco dei Barawards 2019 durante la serata di Gala annuale, in programma il prossimo 2 dicembre presso l'IBM Studios Milano (Ex Unicredit Pavillion) in piazza Gae Aulenti, nel cuore del distretto futuristico milanese.

Votate! Votate! Votate!

P31, l’aperitivo green che dà un nuovo tocco di colore ai drink

3P31 bottiglia e greenspritz

Il colore verde brillante è la prima caratteristica, che salta letteralmente agli occhi, di P31 Aperitivo Green, un nuovo spirit firmato da P31, giovane realtà con sede a Padova. Ma non la sola. Il nuovo prodotto si presenta infatti al mercato con una carica innovativa con la quale punta a dare un tocco nuovo, sia nel colore sia nel gusto, al momento dell’aperitivo e conquistarsi uno spazio nelle bottigliere dei locali.

Ideata presso il Caffè Pedrocchi di Padova, l’innovativa ricetta di P31 Aperitivo Green è frutto di un lungo lavoro di ricerca, durato oltre due anni, portata avanti con il supporto di un team tecnico che ha permesso di metterne la formula definitiva. Ricetta, rigorosamente segreta, che prevede l’utilizzo di ben 31 ingredienti, tutti naturali, tra le quali oltre 20 erbe officinali e aromatiche selezionate, oltre ad assenzio, camomilla, vaniglia, chiodi di garofano e zenzero. Ingredienti di qualità, che non includono però, visto il colore del prodotto, la menta, che vengono sottoposti a lunga macerazione, per poi essere miscelati ad alcol.

Si ottiene così il prodotto finale dalla bassa gradazione alcolica (alc 11% in vol), che esprime al meglio tutta la ricchezza della formula che vi è alla base. P31 Aperitivo Green si presenta infatti al naso con un complesso bouquet erbaceo e un gusto armonico, molto lungo, frutto dall’equilibrato incontro tra le erbe officinali che vanno a legarsi con le fresche note dell’assenzio, la dolcezza della camomilla e della vaniglia e il gusto deciso dei chiodi di garofano e dello zenzero, dal quale emergono pian piano anche note di altri ingredienti, quali la china e l’arancia amara.

P31 bottiglia giardinoUna ricchezza di sapori che si esprime al meglio sia quando P31 Aperitivo Green è servito liscio on the rocks, o con una spruzzata di soda, sia se utilizzato in miscelazione, dove si rivela un ottimo ingrediente sia per la rielaborazione di classici sia per nuove creazioni. Non a caso l’iconico drink che accompagna il lancio del prodotto è P31 Green Spritz (marchio registrato), originale rielaborazione “green” di uno dei principi dell’aperitivo italiano, lo Spritz, messa a punto dai bartender della casa, dove P31 va a unirsi a prosecco, acqua gassata, gocce di lime e decorato con lime, una fettina di mela o scorze di arancia.

Molto versatile, e disponibile in bottiglia da 1 l o da 700 ml, si lega particolarmente bene anche con gin, vodka e cachaça, lasciando così ampia libertà alla fantasia dei bartender. Un esempio è Extasy 31, dove si unisce a gin, fette di zenzero, soda, marmellata d’arancio e foglie di basilico, da completare con una guarnizione di fragole e menta, o P31 Sour, dove invece si sposa a cachaça, spremuta d’arancia, spremuta di limone, albume, sale, rabarbaro e vaniglia, oppure Smeraldo, un pre dinner dove è miscelato con vodka e vermouth dry e guarnito con foglie di menta e un ricciolo di lime.

Le ricette

P31 Green Spritz

 

P31 Green Spritz

Ingredienti:

30 ml P31, 60 ml prosecco, 10 ml acqua gassata, gocce di lime.

Preparazione:

build

Decorazione:

fetta di lime, fettina di mela o bucce d’arancio

Bicchiere:

calice

Extasy 31

Extasy 31

Ingredienti:

5 cl di gin, 2 cl di P31, 2 cl soda water, marmellata d’arancio, 2 fette di zenzero, 2 foglie di basilico

Preparazione:

build

Decorazione:

fragole e foglie di menta

Bicchiere:

tumbler alto

P31 Sour

P31 Sour

Ingredienti:

45 ml P31, 20 ml cachaça, 15 ml di spremuta d’arancia, 15 ml spremuta di limone, 15 ml albume d’uovo, un pizzico di sale, un bar spoon di rabarbaro, un puff d’essenza di vaniglia

Preparazione:

shake

Decorazione:

foglie di menta o fette d’arancio disidratato e un ramoscello di vaniglia

Bicchiere:

coppa da champagne

Smeraldo 

Smeraldo

Ingredienti:

1/3 P31, 1/3 vodka, 1/3 vermouth dry, foglie di menta fresca, ricciolo di lime

Preparazione:

stir & strain

Decorazione:

foglie di menta e ricciolo di lime

Bicchiere:

doppia coppetta ghiacciata

Isa punta alle grandi firme con Citterio e Starck

Rock and Rock Isa Host 2019
Alzare sempre di più l’asticella sulla qualità, coinvolgendo due firme top del mondo del design: Isa, azienda umbra che produce sistemi di refrigerazione e arredi per locali pubblici, si è presentata così a Host 2019. Rinnovando la collaborazione con Antonio Citterio e annunciando quella con un altro "peso massimo" del design: Philippe Starck. Ci spiega tutto il marketing manager Giampiero Mariottini.
Cosa avete portato in particolare ad Host? «Hizone, il sistema di arredo presentato quest’anno e firmato dal designer Antonio Citterio, continua la sua strada: arredi per locali di alta gamma, soprattutto per la ristorazione. A Host abbiamo presentato in anteprima mondiale due nuovi sistemi di arredamento e vetrine refrigerate, con nomi di prima grandezza. Il primo progetto si chiama Pentagram, ed è un sistema disegnato sempre da Antonio Citterio, di grandissimo rigore formale, razionalità e purezza nella scelta dei materiali. Il secondo vede l’ingresso in questo settore di un archistar di fama internazionale, Philippe Starck, che firma una collezione con elementi sia sul front-end che sul back-end: si chiama Rock and Rock. Entrambe le collezioni sono composte da oggetti che possono vivere in maniera indipendente o essere parte di un intero sistema di arredamento».

Quali movimenti vedete sul mercato? «Noi lavoriamo in 105 Paesi, e notiamo una crescita in tutti i segmenti che presidiamo nella refrigerazione professionale: gelato, pasticceria, food&beverage, market. Registriamo richieste di prodotti sempre più performanti e attenti all’ambiente. E noi siamo pronti. Un esempio: fra 2 anni in Europa si potranno usare solo alcuni gas refrigeranti, a impatto bassissimo sull’ambiente. Noi siamo già pronti per questa direttiva che arriverà nel 2021, con il 90% della gamma. Un altra tendenza è la nascita di locali multispecializzati: cucine e laboratori che devono essere attrezzati come un mix di comparti produttivi, ognuno “verticale” e dotato di attrezzature sofisticate».

Per far evolvere il business serve creatività: come svilupparla in 5 mosse

creatività
La mappa di Federico Ramponi: cinque mosse per far evolvere il business
Tutto evolve: il cliente, il mercato, il contesto. Per far evolvere anche il proprio business occorre creatività: ecco come svilupparla

O lo cerchi o lo fuggi. Il cambiamento è così: c’è chi ne è irresistibilmente attratto, ed è sempre proteso verso la prossima mossa, il prossimo progetto, la prossima idea - tanto da finire spesso per non riuscire a star dietro nemmeno a se stesso -, e chi ne è spaventato e si arrocca su una difesa dell’esistente destinata, prima o poi, a sgretolarsi. Perché la realtà è in costante evoluzione: cambia il mercato, cambiano i clienti e i loro comportamenti, cambiamo noi, volenti o nolenti. E quindi pensare di poter giocare sempre in difesa è poco produttivo, faticoso e frustrante. Viceversa, per giocare efficacemente in attacco occorrono degli schemi validi (chi ama gli sport di squadra lo sa bene).

Dal punto di partenza...

Federico Ramponi, di mestiere, aiuta le persone e le aziende a stimolare la propria creatività per metterla al servizio dell’evoluzione del proprio business: «Preferisco parlare di evoluzione che di innovazione. Perché l’evoluzione è percepita - correttamente - come un processo naturale, mentre l’innovazione per alcuni è vissuta come una montagna da scalare, un ostacolo».
Che gestiate un bar o una multinazionale, il processo è lo stesso. E si articola in cinque momenti. «Il punto di partenza - spiega - è la capacità di osservazione. Ce chi ce l’ha naturalmente. Gli altri possono impararla: basta fare esercizio». Come definire un buon osservatore? «Una persona capace di fare sintesi di quello che vede. Bisogna mettersi ad osservare con il desiderio di scoprire cose nuove e imparare ad archiviare le informazioni e gli spunti che ci hanno colpito (il telefonino è un ottimo strumento per farlo): pensieri, oggetti, soluzioni, ispirazioni, video. L’esercizio è di osservare per imparare ad osservare, senza altro scopo se non andare in cerca di qualcosa di nuovo: bisogna osservare e imparare a fare domande, anche scomode».

L’allenamento a osservare prima o poi comincia a produrre effetti, sotto forma di nuove idee, spunti, soluzioni, progetti. «In pratica, si comincia a creare valore a costo zero - afferma Ramponi -. E qui viene il difficile, perché occorre chiarirsi le idee e dare un senso ai propri obiettivi. Spesso la nostra presunzione ci porta a pensare che ogni nostra idea sia giusta a prescindere. Al punto che quando la raccontiamo e gli altri non la capiscono, diciamo che è colpa loro». Il suggerimento è di metterla nero su bianco, di scriverla. «Usando carta e penna, modelli reperibili on line come Business Model Canvas o strumenti di Project Management: scrivere aiuta a dare forma e impulso alle nostre idee».

Il terzo passo è costruire un racconto. «Mi sono fatto il film di come sarà il mio nuovo bar o la mia nuova proposta, il mio nuovo menu ecc.: l’ambiente, l’offerta, l’esperienza che permetterà di vivere. È il momento di creare un racconto e, una volta messo a punto, di provare a vedere l’effetto che fa: ai clienti fidati, agli amici ecc. Per verificare se capiscono quello che voglio trasmettere, se attira, se ci sono elementi che non ho considerato o aspetti da chiarire meglio, cosa può funzionare e cosa no».
La domanda sorge spontanea: e se poi mi rubano l’idea o me la copiano? «Se il progetto ti corrisponde, l’hai fatto su misura per te, nessuno potrà essere più bravo di te a svilupparlo. La condivisione, in cambio, aiuta a generare idee, energie, soluzioni». Messo a punto il progetto, è il momento di dialogare con il cliente: «Difficilmente i clienti danno soluzioni - spiega Ramponi -. Ma se li punzecchio, gli do delle suggestioni, posso verificarne la reazione. Se per una settimana pongo le stesse tre domande a dieci persone tutti i giorni, avrò in pochissimo tempo una buona base di dati su cui ragionare. L’importante è strutturare la raccolta delle risposte. Più si riescono a ricavare dalle risposte percentuali e numeri, più saranno utili a capire che strada prendere».

...al punto d'arrivo

Il passo finale è la fase di test: «Tutto il percorso disegnato finora, i primi quattro passaggi, si possono fare praticamente a costo zero - ricorda Ramponi -. Il quinto richiede un piccolo investimento: bisogna mettere alla prova la nostra idea per vedere se funziona. Nel caso di un nuovo menu, per esempio, si può proporre per un mese un piatto scontato per poi misurare quanti lo prendono, quanti lo riordinano. Posso per esempio proporre a 3,5 euro un piatto che costerebbe 5 facendo a chi lo prende tre domande: che voto gli dai? Lo compreresti a 5 euro? Lo consiglieresti?».

Per togliere le ultime resistenze al cambiamento, Ramponi fa una constatazione: «Il cliente di oggi è molto meno abitudinario rispetto a un tempo. La cosa che fa più facilmente è cambiare». Non resta che mettersi alla prova e sperimentare. Obiettivo: farsi amico il cambiamento. Per il bene del proprio business.

Gli assi dell’Italian Tiki in scena al Rum Day

Tutto è pronto per stabilire un nuovo record. Quello de “Il Più Grande Tiki Bar d’Italia”. Un evento nell’evento al Rum Day, manifestazione organizzata da Bartender.it, che porterà in scena i migliori locali e interpreti italiani della miscelazione Tiki ed Esotica. È la prima e unica reunion del movimento Italo Tiki realizzata in collaborazione con Bargiornale. Al Tiki Bar del Rum Day si alterneranno, per la prima volta assoluta, i bartender e i migliori locali di tutta Italia. Ciascuno di loro servirà i propri signature drink in una infuocata session di un’ora. Quello che segue è un elenco ancora parziale, ma già straordinario, degli ospiti speciali.

  • “Altro…”

    Con noi ci saranno il “totally tikified” Gianni Zottola; Jonathan Di Vincenzo il bello e bravo di Waikiki; Davide Mitacchione, la reincarnazione pugliese di Donn Beach; da Roma la squadra speciale del Makai, primo Tiki bar della capitale; Edoardo Nono e tutta la squadra del Rita’s Tiki Room, uno strabiliante “falso polinesiano” sul Naviglio Grande di Milano; “La regina dell’Italo Tiki” Samantha Migani per Hawaiki di Bellaria, Alex Frezza dal Platanos di Napoli. E poi da Bologna Niko Fontana (Nu Lounge), Livio Buscaglia del Secretiki di Torino; il Tiki Tiki, rooftop dal cuore hawaiano sul tetto dell’Hotel La Griffe di Roma; Diego Giorgiutti, alfiere del Maita di Trieste; Domenico Federico e Marco Pistone, il duo infiammabile del Calabrian Tiki Festival; Maurizio La Spina per SoBar Pozzuoli; Nicolò Pedreschi della premiata doppietta Makutu Livorno e Donn Pedro Firenze e last but not least il Nat Cocktail House di Torino, vincitori del Tiki Cocktail Contest.

    Vi aspettiamo dunque al Rum Day per “Il Più Grande Tiki Bar d’Italia”. Domenica 27 ottobre dalle 14 alle 21 e lunedì 28 ottobre dalle 11 alle 20, negli spazi di via Watt 15 a Milano. Ulteriori informazioni e aggiornamenti li trovate sul sito www.therumday.it

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