Home Blog Pagina 52

Cinquanta Spirito Italiano raddoppia… con Vista sulla Costiera amalfitana

Cinquanta con Vista - Alfonso Califano e Natale Palmieri, insieme a Davide Mammato, Marzio Bifulco ed Emanuele Primavera
Aperto fino a fine ottobre sulla terrazza dell’Hotel Club Due Torri, a Maiori, Cinquanta con Vista, rooftop bar affacciato sulla scogliera nato dalla collaborzione con il cocktail bar di Pagani. Con una drink list che rende omaggio ai grandi classici dei bar d'hotel accompagnati da una selezione di cocktail ispirata ai profumi e ai sapori dell’estate italiana

All’appuntamento con la riapertura per la bella stagione l’Hotel Club Due Torri, incastonato tra le scogliere della Costiera amalfitana, a picco sul mare di Maiori (Salerno), si è presentato con una grande novità. Per scoprirla occorre salire sulla terrazza, all’ottavo piano, a picco sul mare dalla quale si può godere di una splendida vista sul Golfo e il paesaggio circostante, Patrimonio Unesco dell’Umanità. Sulla terrazza, ristrutturata nel 2016, tra la piscina a sfioro e il bistrot Donna Emilia sorge ora Cinquanta con Vista, cocktail bar che si candida a nuovo punto di riferimento per la miscelazione di qualità in Costiera.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra le sorelle Anna e Nadia Citarella, proprietarie del Due Torri, e il team di Cinquanta Spirito Italiano, il locale aperto nel 2021 a Pagani (Salerno) da Alfonso Califano e Natale Palmieri (leggi Cinquanta, un bar dallo spirito italiano, per ripartire), che fino a fine ottobre raddoppia il suo format con questa incursione in Costiera.

Format che celebra la tradizione del bar all’italiana degli anni Cinquanta, ma reinterpretata in chiave contemporanea, unita a una proposta mixology di alto livello, che ha portato in pochi anni il locale alla ribalta nel panorama della bar industry nazionale e internazionale, come testimoniano i diversi importanti riconoscimenti già conseguiti: come il Barawards come Miglior Bar Team dell’Anno nel 2023 di Bargiornale, l’ingresso tra i 10 migliori bar team d’Europa per gli Spirited Awards di Tales of the Cocktail nel 2024 e al 92° posto nella classifica dei Top 500 Bars (leggi Quanta Italia tra i Top 500 Bars 2024!), sempre lo scorso anno, senza dimenticare le ospitate in alcuni dei più prestigiosi cocktail bar del globo, dal Dante di New York all’Odori di Atene, dal Viajante di Londra allo Stella Bar di Bangkok e al Qura di Hong Kong.

Ospitalità informale in una cornice luxury

«Alla base del progetto di Cinquanta con Vista c’è l’idea di portare lo stile del nostro locale, fatto di ospitalità informale, di familiarità nell’approccio all’ospite, di miscelati creativi e leggerezza, nella cornice elegante e sofisticata di un hotel di lusso della Costiera, quale il Club Due Torri, amalgamando bene i due mondi – racconta Califano -. Un messaggio che vogliamo veicolare anche attraverso l’offerta di cocktail proposta: il risultato è quindi un cocktail bar che torna a essere punto di aggregazione, con l’aperitivo come rito centrale, capace di regalare una nuova esperienza agli ospiti della struttura e al pubblico esterno».

Alla guida del locale Emanuele Primavera, assistant bar manager di Cinquanta – Spirito Italiano, in gara nella semifinale italiana della Work Class Diageo 2025, affiancato da Davide Mammato, bar supervisor del Due Torri. A coadiuvarli una squadra composta da membri dello staff dell’hotel e di alcuni componenti della squadra del Cinquanta.

Grandi classici d'hotel e sapori italiani

La drink list creata ad hoc è un perfetto amalgama dei due mondi e si compone di due sessioni: I grandi classici dei bar d’hotel e Taste of Italian Summer. «La prima è composta di grandi classici reinterpretati nel nostro stile. Parliamo di drink come il Martini Cocktail, il Bloody Mary, che non mancano mai e non possono mancare nei bar di un hotel, locali che hanno sempre avuto un ruolo centrale nella storia della miscelazione e dove sono nati tantissimi cocktail che questa storia l’anno fatta e continuano a farla», racconta Califano.

Taste of Italian Summer propone invece una selezione di drink ispirata ai profumi e ai sapori dell’estate italiana. «Anche in questo caso il punto di partenza sono i classici o cocktail iconici contemporanei, rielaborati però con ingredienti come pesca, caffè, anguria, bergamotto, per proiettarli nell’atmosfera delle nostre estati mediterranee - spiega il cofondatore di Cinquanta -. Tra le proposte, per esempio, troviamo il Negroni Nazionale: un omaggio al Negroni Svegliato di Salvatore The Maestro Calabrese, illustre cittadino di Maiori, che abbiamo reintepretato con Amaro Nazionale, Savoia Orancio e caffè». Altri esempi delle intriganti proposte di Cinquanta con Vista sono il Bergamot Margarita, che reinterpreta il celebre Margarita con tequila, Italicus Rosolio di Bergamotto ed erbe mediterranee, o il Bramble di Sofia, twist del celebre cocktail di Dick Bradsell, preparato con gin, ratafià, pop corn e frutti rossi.

Ad accendere l’atmosfera esclusiva del rooftop insieme alla proposta mixology, una serie di appuntamenti musicali: quelli del venerdì con la musica dal vivo, e i dj set che, da giugno a fine agosto, andranno in scena ogni domenica a partire dal tramonto. «Inoltre, stiamo programmando una serie di serate a tema con ospiti speciali i team di altri bar d’hotel d’Italia», conclude Califano.

Una linea di bicchieri firmata Giorgio Bargiani

Bar/Giani è il nome della collezione da quattro bicchieri e un (anzi, due) mixing glass, realizzata dal volto del Connaught Bar in collaborazione con Nude

«Un libro bianco, che un bartender può riempire con le sue storie»: è così che Giorgio Bargiani, pluripremiato Assistant Director of Mixology all’altrettanto pluripremiato Connaught Bar di Londra, descrive il lancio della sua personalissima Bar/Giani Collection, la linea di bicchieri e mixing glass realizzata con l'azienda Nude.

La presentazione, avvenuta presso il Gothic Bar del Reinassance Hotel, in St. Pancras a Londra, ha visto protagoniste le quattro tipologie di bicchieri e un mixing glass le cui linee sono imperniate su longevità, leggerezza e praticità. Esclusivamente cristallo senza piombo (marchio di fabbrica di Nude), con la peculiarissima caratteristica dello stelo, presente anche in tipologie di vessel che tradizionalmente ne sono privi, come il classico bicchiere Old Fashioned. Immancabile il Martini Glass, per il drink cui Bargiani ha legato il proprio nome in questi anni al Connaught (oltre venticinquemila i Martini Cocktail serviti all’anno), che nella Bar/Giani Collection lascia cadere le geometrie dritte dell’iconografia tradizionale e si risolve un in una v dalle curve più morbide. Presenti poi un Cocktail Glass Long per highball, un Cocktail Glass Short dalla apertura ampia per valorizzare aromi importanti (funziona benissimo con i cocktail Tiki, per quanto inaspettatamente) , e un elegantissimo Cocktail Glass Long Stem.

La gamma è chiusa dal Bar/Giani Mixing Glass, in vetro soffiato e dal design sinuoso, disponibile anche in una versione caratterizzata da un doppio beccuccio di versata che permette quindi la realizzazione di un servizio da due drink uguali, contemporaneamente. «Desideravo creare un design elegante - racconta Bargiani, trentasei anni da Pisa e al Connaught dal 2014 - che non appartenesse a un solo ambiente o un solo stile di miscelazione. Bar/Giani è versatile e chiunque può adattare questi bicchieri a seconda dei propri gusti, che si tratti di servire un classico Negroni o Martini, oppure presentare un proprio signature. Volevo incoraggiare chi miscela a esprimere la propria creatività, come faccio io stesso con i miei drink e i miei ospiti».

Uno stratega della comunicazione per Distilleria Nardini

La più antica distilleria d’Italia ha scelto l'agenzia di comunicazione Kiwi, Part of Uniting Group, per la valorizzazione del brand

Distilleria Nardini punta al futuro attraverso un piano di comunicazione integrato, che ha scelto di affidare a Kiwi, Part of Uniting Group, che sarà nei prossimi anni l'agenzia che si occuperà della gestione della strategia di valorizzazione del brand di Bassano del Grappa. Con l'obiettivo di un riposizionamento nel mondo della grappa, la più antica distilleria d’Italia, datata 1799, ha effettuato una selezione fra quattro prestigiose agenzie di comunicazione, preferendo alla fine Kiwi, Part of Uniting Group. A conquistare i vertici di Nardini il payoff “Lo spirito di distinguersi”, un messaggio diventerà il cuore pulsante della comunicazione del brand, declinandosi su tutti i canali sui quali l'azienda punta per connettersi con un pubblico sempre più ampio e diversificato: dalla stampa ai social media, dalle attività digitali alle campagne out of home. Kiwi seguirà anche gli altri brand dell'azienda, a partire da Acqua di Cedro, per il quale verrà perfezionato il posizionamento.

«È l'inizio di un percorso pluriennale che ci accompagnerà fino al 2029, anno in cui celebreremo il 250° anniversario di Distilleria Nardini», annuncia Alice Lucchi, Responsabile Marketing di Distilleria Nardini. Per Federica Pasqual, chief operating officer di Kiwi, «la sfida sarà valorizzare il brand della prima distilleria d'Italia, rispettandone la storicità e l'identità, ma al tempo stesso accompagnandolo verso il futuro, connettendolo a un pubblico nuovo e curioso».

Alla Florence Cocktail Week il 2025 è l’anno del wellness al bancone

Tutto pronto per l'edizione 2025 della kermesse fiorentina organizzata da Paola Mencarelli, che anticipa le novità, gli ospiti e gli appuntamenti previsti nella settimana dal 7 al 13 aprile

Torna la Florence Cocktail Week dal 7 al 13 aprile 2025, con una sette giorni di eventi diffusi che coinvolgeranno 60 fra i migliori cocktail bar e bar d’hotel di Firenze e un calendario con oltre 170 eventi (qui l’elenco completo). L’edizione 2025 della kermesse ideata e diretta da Paola Mencarelli seguirà lo schema già consolidato, con una settimana di eventi diffusi, masterclass e tasting di prodotti, presentazioni e guest shift con ospiti italiani e internazionali (una novantina quelli attesi nella settimana fiorentina), in diversi momenti della giornata, dall’ora del brunch a quella delle night shift.

Paola Mencarelli

«La città dove tutto è nato», commenta Paola Mencarelli, che ricorda come il format Italian Cocktail Weeks sia partito proprio da Firenze nel 2016. «Per mantenere viva l’energia e la curiosità - continua Mencarelli - introduciamo ogni anno novità, con l’obiettivo di seguire e anticipare le tendenze, delineando così nuovi spunti per i professionisti del settore e il grande pubblico».

Dopo il successo registrato in Campania, anche a Firenze la Cocktail Week esce dalle mura della città, per abbracciare la miscelazione di provincia, con la formula dei pop-up bar di locali regionali, ma anche provenienti dalle gemelle Venice Cocktail Week e Amalfi Coast Cocktail Week, dando vita a una vera e propria Italian Cocktail Week Reunion. Dal lato opposto, come spiega Mencarelli: «l’iniziativa Barkeeper è volta a valorizzare i bartender resident della città, permettendo al pubblico di incontrarli dietro il bancone nei loro locali, scoprendo i signature cocktail Fcw25 e la filosofia che li guida».

Un dei signature "wellness" della carta della Florence Cocktail Week 2025, il Wellness Fragolito del Santa Cocktail Club

E a proposito dei signature, è qui la vera novità dell'edizione 2025, tutta orientata al benessere. Per la prima volta nella Florence Cocktail Week, è previsto l’inserimento dell’indicazione sulla gradazione alcolica dei drink, nonché la presenza di un “wellness signature”, ovvero di una ricetta low Abv o Alcohol free come alternativa. «Un focus che è arrivato in maniera naturale - commenta Paola Mencarelli -. Sono partita come sempre dal concetto di bere consapevole, responsabile e di qualità, focalizzando l’interesse su un trend che sta diventando uno stile di vita per molte persone, quello del benessere. Così accanto al consueto Signature Cocktail é nato il Wellness Signature Cocktail, analcolico o low Abv ma di pari dignità in tutta la nostra comunicazione, con l’indicazione della gradazione alcolica per entrambi i drink. Inoltre, con la collaborazione di aziende sensibili all’argomento, hanno preso vita incontri come “Wellness Time”, dedicato alla salute psicofisica dei bartender».

Fra i super ospiti attesi a Firenze, immancabile “The Maestro” Salvatore Calabrese, che il 9 aprile taglierà il nastro dell’Artemisia Bar, il nuovo bar dell’Hotel Savoy che, con la sua supervisione, riapre con una nuova veste proprio nei giorni della cocktail week fiorentina. Dal Sud Africa arriva in città Julian Short, chef bartender del Sin+Tax di Johannesburg.

Due new entry nell’offerta di hamburger di alta gamma di Ham Gourmet

Ham Gourmet 1
L'azienda campana amplia la sua offerta di hamburger a base di carni pregiate certificate con Magnum 44, un maxi burger da 440 g, e con lo Smash Burger, anche in versione già schiacciata

Sempre più ampia l’offerta di hamburger surgelati di alta gamma targata Ham Gourmet, azienda campana fondata da Salvatore Russo per trasformare la classica proposta da fast food in una preparazione gourmet, puntando su materie prime di alta qualità, ricettazione pulite e lavorazione artigianale. Ad arricchire il catalogo dell’azienda, dedicato esclusivamente al mondo del fuoricasa, sono Magnum 44 e lo Smash Burger.

Il primo è un maxi burger di carne di Hereford, da 440 g con macinatura a grana grossa da 1 cm, che si rivolge ai locali di fascia alta che puntano su impiattamenti sofisticati e abbinamenti ricercati.

Ai locali più “easy” che puntano su un servizio più rapido, ma senza rinunciare alla qualità, guarda invece lo Smash Burger, proposto in due versioni: classica, ovvero nella tradizionale forma di polpetta da schiacciare, e “già smashato“. Versatili, rapide da preparare, bastano solo 4 minuti di passaggio sulla piastra, entrambe le versioni sono di carne di scottone e hanno un peso di 90 g.

Carni di pregio certificate

I nuovi arrivati si aggiungono alla già ricca proposta di Ham Gourmet, già forte di oltre 35 burger. Elemento distintivo dei prodotti è la qualità della materia prima con la quale sono realizzate: carni di razze pregiate da tutto il mondo e certificate. Tra le razze protagoniste spiccano la Chianina Igp, il Black Angus Usa e il Bufalo, ma anche la Rubia Galliega dalla Galizia o un Hamburger di Patanegra (Suino Iberico de Cebo). Carni delle quali vengono utilizzati solo tagli nobili, macinati “al coltello”, senza aggiunta di conservanti o coloranti.

Alto valore di servizio

Al gusto e all’attenzione alla salute dei consumatori, si aggiunge poi il valore di servizio dei prodotti. La surgelazione a -18°C e la cottura da gelo, che evita il lungo scongelamento riducendo i tempi di preparazione a qualche minuto, permettono di utilizzare solo gli hamburger che servono, evitando sprechi e aiutando a tenere sotto controllo il food cost.

Panini per tutti i gusti

Per un servizio al top, Ham Gourmet ha in catalogo anche la linea di panini artigianali a lenta lievitazione Top Buns, pensati per il perfetto accompagnamento dei suoi hamburger di lusso. Gamma anche questa ricca di oltre 10 referenze in grado di accontentare ogni gusto, con proposte come il bun alla curcuma, ai sette cereali, all’alga spitulina, alla barbabbietola, al carbone vegetale, oltre alle proposte più classiche, inclusa una referenza gluten free.

Sempre in un’ottica di servizio, l’azienda offre inoltre ai locali partner supporto per la creazione di menu originali e distintivi, occupandosi della formazione del personale fino all’affiancamento nelle demo e corsi su food cost e le tendenze di mercato.

 

Dazi Usa: quali conseguenze per l’industria food&beverage italiana?

Dazi Usa
Da oggi entrano in vigore i dazi Usa sui prodotti importati negli Usa dall’Unione Europea. Un provvedimento che colpisce le eccellenze agroalimentari italiane, come vini, spirit, formaggi e olio. L’Ue prepara le contromisure, con la speranza di evitare una guerra commerciale dalle conseguenze pesanti per tutti. L'allarme di Federvini: rischiamo gravi ripercussioni su tutta la filiera

“Tanto tuonò che piovve”, recita il vecchio adagio. E alla fine la pioggia è arrivata davvero, sotto forma dei nuovi dazi Usa, ovvero le imposte che colpiscono i beni importati negli Stati Uniti. Ad annunciarli il presidente americano Donald Trump nell’attesa conferenza stampa dal Rose Garden della Casa Bianca.

L’ordine esecutivo, con effetto immediato (per la precisione dalle 6 ore italiane), firmato da Trump prevede un aggravio del 20% sui prodotti provenienti dall'Unione europea nel momento in cui approdano alle dogane Usa, ma ce n’è per tutti: i dazi sono pari al 34% per i beni in arrivo dalla Cina, al 10% per il Regno Unito, al 31% per la Svizzera, 24% per il Giappone, 26% per Cina e India, 25% per la Corea del Sud, 32% per l’Indonesia, 49% per la Cambogia, 32% per Taiwan, 36% per la Thailandia.

I dazi Usa rischiano di scatenare una guerra commerciale con effetti pesanti sull’economia mondiale, che già non gode di buona salute. Per quanto riguarda l’Europa, tra i Paesi più esposti alla stretta commerciale varata da Washington, c’è l’Italia, insieme alla Germania.

Colpite le eccellenze italiane

Il nostro Paese, secondo esportatore dell’Unione, realizza oltre il 10% delle sue vendite all’estero proprio negli Usa, per un valore complessivo superiore ai 64 miliardi di euro. Tra i settori più penalizzati il comparto food&beverage, una delle eccellenze del made in Italy. Basti pensare che, secondo i dati dl Centro studi Confindustria, le esportazioni verso gli Stati Uniti rappresentano il 39% del totale dell’export del settore delle bevande nei Paesi fuori dall’Unione.

In prima fila tra i prodotti simbolo del tricolore più colpiti vini, spumanti, il “mitico” prosecco, spirit, distillati e birra, ma anche olio d'oliva, formaggi, salumi, pomodoro trasformato, pasta e prodotti da forno, con il comparto agroalimentare, il cui export negli Usa vale 7,8 miliardi, che nel suo complesso rischia una perdita delle esportazioni che sempre il Centro studi Confindustria ha stimato tra il 13,5 e il 16,4%.

Particolari preoccupazioni le nuove misure hanno generato nel mondo del vino, comparto che, insieme a quello di spirit e aceti, vale oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti, pesando per il 25% sul totale, coinvolge 40.000 imprese e più di 450.000 lavoratori lungo l’intera filiera.

«La decisione di applicare dazi alle esportazioni europee negli Stati Uniti rappresenta un danno gravissimo per il nostro settore e un attacco diretto al libero mercato», ha commentato Micaela Pallini, presidente di Federvini. «Ci siamo già passati e sappiamo bene quanto possa costare: in passato queste misure ci hanno portato a perdere fino al 50% delle esportazioni verso gli Usa - ha proseguito la presidente dell'associazione confindustriale -. Ora rischiamo di rivivere quel trauma economico, con ripercussioni pesantissime su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, fino al consumatore finale. Serve ora più che mai compattezza e determinazione da parte delle nostre istituzioni per contenere gli effetti devastanti di queste misure inutilmente protezionistiche e antistoriche».

Una guerra commerciale da scongiurare

La decisione di Trump apre scenari preoccupanti per il settore food&beverage e, più in generale, per l’economia italiana, con effetti che possono andare a penalizzare anche i settori più a valle, fuoricasa compreso. L’incremento dei prezzi dei prodotti provenienti dall’Italia, che colpisce anche altri comparti di punta dell’industria nazionale, come l’auto, il farmaceutico, la moda, l’arredamento, lascia prevedere che gli importatori americani rinuncino almeno a una parte degli acquisti per contenere i costi. Ma non solo, perché altre perdite di export si potrebbero registrare anche verso gli altri Paesi impattati di dazi americani, con contraccolpi ancor più pesanti per la nostra economia, frenando la crescita del Pil, già esangue, e portando a una riduzione dei posti di lavoro.

Meno ricchezza che si traduce in meno soldi nelle tasche degli italiani, già messe a dura prova dai prezzi energetici, che restano alti, e dall’inflazione, riducendone la capacità di spesa, con conseguenze che possono riflettersi anche sui consumi nel fuoricasa.

Scongiurare un simile scenario è compito della diplomazia europea, che sta preparando le contromosse, con la speranza di scongiurare una guerra commerciale che avrebbe come unico risultato finirebbe con il penalizzare entrambe le sponde dell’Atlantico.

Hampden 1753, la nuova perla nata in Giamaica

HAMPDEN 1753
Complesso e dal ricco profilo aromatico, il nuovo nato, distribuito come tutta la gamma da Velier, celebra i quasi tre secoli di storia della leggendaria distilleria giamaicana. Facendo da introduzione al suo universo aromatico

Complesso e dal profilo aromatico estremamente ricco: si presenta con tutti gli elementi distintivi dello stile della distilleria nella quale ha preso vita Hampden 1753, il nuovo Pure single rum di Hampden Estate. E dello stile e della storia della distilleria giamaicana, una delle più antiche al mondo ancora in attività, la nuova release è una vera e propria celebrazione, come sottolinea già il nome, con la presenza del numero 1753 che rimanda all’anno di fondazione.

Una storia lunga quasi tre secoli, fatta di tradizione artigianale e di grandi rum, a lungo rimasti un tesoro nascosto. Situata nella regione di Trelawny, nella zona nord-occidentale della Giamaica, considerata la "Grand cru" dei rum giamaicani, Hampden Estate per oltre due secoli e mezzo ha infatti commercializzato i suoi distillati esclusivamente in bulk, destinati alla composizione di blend e di aromi. La svolta è arrivata nel 2018, quando è nata la collaborazione con Velier, con Luca Gargano, patron dell’azienda che si è assicurata la distribuzione dei prodotti in esclusiva per l’Italia, che ha convinto la famiglia Hussey, proprietaria dal 2009 della distilleria, a imbottigliare i distillati come Single rum da offrire direttamente al pubblico.

Una tradizione secolare

Tutti i rum Hampden sono frutto di un meticoloso processo di produzione, tramandato di generazione in generazione, applicato a materie prima di primissima qualità, senza uso di zuccheri o coloranti aggiunti. La materia prima è la melassa che giunge dallo zuccherificio di Long Pond, mentre l’acqua utilizzata per diluirla è quella purissima che sgorga da una sorgente situata a breve distanza dalla distilleria, nel cuore della Cockpit Country. La fermentazione spontanea avviene per opera di lieviti naturali indigeni, che lavorano per periodi molto lunghi, generando quegli esteri responsabili della caratteristica carica aromatica finale dei distillati della casa.

Processo che prevede poi una distillazione della durata di circa 7 ore in sei alambicchi discontinui double retort in rame provenienti da tutti gli angoli del mondo e, quindi, l’invecchiamento nei due magazzini della distilleria, ai quali a breve se ne aggiungerà un terzo, nel clima tropicale della Giamaica.

Intenso elegante, complesso

Da questo accurato processo è nato anche Hampden 1753 (alc 46% in vol), prodotto in small batch e invecchiato 3 anni in botti ex Bourbon. La nuova release conquista il naso con la sua elegante e intensa ricchezza aromatica, dominata dalle note di frutta tropicale matura accompagnate da delicati sentori affumicati e accenti floreali. Al palato è intenso e rotondo e si presenta con un‘esplosione di note di frutta tropicale matura, con sentori di spezie e noci, sostenuti da un tocco fresco e vegetale, per chiudere con un finale lungo e cangiante, dai delicati richiami floreali seguiti da sfumature erbacee e leggermente saline. La freschezza agrumata, tra il limone e il pompelmo, aggiunge vivacità, mentre le note di spezie dolci e frutta a polpa bianca rendono il profilo gustativo ancora più complesso e ricercato.

Autentica espressione dello stile di Hampden, il nuovo arrivato entra a far parte della gamma principale degli imbottigliamenti ufficiali, assieme all’Hampden Aged 8 Years e all’Hclf Classic Overproof, facendo da introduzione all’universo aromatico della distilleria della quale mostra in maniera completa le diverse sfumature di sapore.

Terrazza Aperol tinge Milano di arancione

Terrazza Aperol Milano apertura
Riapre il locale con vista Duomo dopo il restyling diretto da Vudafieri Severino Partners. Proposta food curata da Samuele Silvestri, in carta la novità Chateau Miraval, i vini di Brad Pitt, nuova esclusiva Campari per l’Italia

Arancione, colorato, allegro, conviviale: è la nuova Terrazza Aperol, il locale nel cuore di Milano situato al secondo piano del Mercato del Duomo, completamente rinnovato dallo studio Vudafieri-Saverino Partners.

Un locale vocato all’aperitivo – non poteva essere diversamente- che mette insieme Venezia, capitale della regione dove sono nati Aperol e l’Aperol Spritz, e Milano, la Belle Epoque dei manifesti di Depero e lo stile contemporaneo delle illustrazioni firmate dall’artista Vahram Muratyan che interpretano i luoghi iconici milanesi.

«Il concept – racconta Tiziano Vudafieri dello studio Vudafieri Severino Partners – parla di connessione, condivisione, felicità. Abbiamo voluto creare un luogo dove le persone possano stare in tranquillità, lasciando i pensieri fuori dalla porta per un paio d’ore. Come per ogni locale, l’abbiamo progettato pensando alle relazioni: quelle tra chi viene e non si conosce, ma anche tra chi viene e chi ci lavora. Per questo abbiamo pensato a un banco più basso rispetto allo standard, in modo da rendere più facile l’interazione tra chi è dietro al banco e il cliente.

Un “cicheti tour” lungo lo Stivale

La proposta food, Samuele Silvestri, executive chef di Terrazza Aperol Venezia, che ha contribuito alla creazione della proposta food, mette l'accento sul concetto veneziano di cicheto ma reinterpretato con una visione allargata: «Abbiamo pensato al frequentatore di questo locale – spiega lo chef – sia italiano che straniero, studiando per lui un percorso gustativo che comprenda le icone della nostra cucina. Una sorta di viaggio nei simboli culinari dell’Italia, che parte da Venezia con il baccalà, passa da Napoli con la mozzarella di bufala e arriva a Milano con i mondeghili. Abbiamo pensato al cibo come a un facilitatore della convivialità e dell’aperitivo: si assaggia e ci si scambia impressioni e ricordi sulla base di quello che si mette in bocca».

Tanto Spritz e… un po’ di Brad Pitt

Nella proposta beverage un ruolo centrale è dato naturalmente dall’Aperol Spritz, aperitivo campione di incassi cui il locale è in qualche modo dedicato.

Ma non manca una chicca: i vini Miraval, rosé conosciuto come il vino di Brad Pitt (la tenuta provenzale Chateau Miraval, di 800 ettari, è stata acquistita nel 2011 da Brad Pitt, che ha collaborato con la famiglia Perrin per sviluppare i vini di Miraval, ndr) di cui Campari ha recentemente ottenuto la commercializzazione esclusiva anche per l’Italia, dopo Stati Uniti e Francia.

Cedri, erbe e bollicine: la collezione 2025 di Tassoni secondo l’erborista selvatico

Tassoni perugini
Graziano Perugini, master herbalist di Tassoni, racconta il lavoro di ricerca e sperimentazione che sta dietro le ultime nate, e non solo, della collezione di mixer per la miscelazione dello storico marchio

Eccoci qui, dopo 12 anni, a bordo di una piscina sui Navigli. Con noi c'è Graziano Perugini, l'erborista selvatico, il master herbalist di Tassoni. Per chi scrive, un vero signore delle erbe, in impeccabile abito verde. L'occasione è la presentazione della Collezione 2025 di Tassoni al nuovo The Sanctuary Milan di via Valenza. In mostra (e al bar) ci sono le nuove star Tassoni analcoliche - Cedrata Zero, il Pompelmo Soda La Biologica, la Limonata La Biologica - e le nuove tendenze della mixology, come lo Zebra Striping: il consumo alternato di bevande alcoliche e analcoliche. Un po’ come dire "un sorso sì e uno no", ma con più stile e meno rimpianti il giorno dopo.

Sono passati tanti anni dall'ultima volta che ci siamo visti. Graziano, nel frattempo, ha continuato a lavorare tra i monti, immerso nelle erbe, nella ricerca e nella sperimentazione. Una passione, ma anche una scelta di vita.

In questi anni hai sviluppato diversi prodotti. Quali sono stati i passaggi più importanti?

«Il primo grande passo è stato nel 2014 creando le prime importanti novità di casa Tassoni, tra cui il Mirto in Fiore e il Fiore di Sambuco, quest’ultimo tuttora in produzione. All'epoca, con la vecchia proprietà di Tassoni, avevamo osato con una bibita ai fiori di sambuco, proponendo gusti insoliti come pesca e mandorla. Quando il Gruppo Lunelli (di cui fa già parte Ferrari Trento e altri brand del Made in Italy) ha acquisito l'azienda, ho sviluppato un'altra tonica, stavolta specificamente pensata per la miscelazione. La mia prima tonica, invece, l'avevo creata senza consultare bartender: era semplicemente quella che piaceva a me, senza chinino, con il quassio. Oggi si chiama Tonica Agrumi Mediterranei ed è ancora in produzione. Con il Gruppo Lunelli abbiamo iniziato a progettare una tonica in parallelo con un gin, Gin Superfine al Cedro Diamante, per garantire un perfetto equilibrio in miscelazione. Poi sono arrivate le due ginger: Ginger Ale e Ginger Beer, una Soda Water, che è stata la più semplice da realizzare. Infine, le ultime due nate: Pompelmo Soda La Biologica e Limonata La Biologica».

Creare un prodotto adatto alla mixology è molto diverso dal produrre una semplice bibita. Quali sono le regole fondamentali che segui?

«Sì, è molto diverso, perché quando sviluppi un mixer devi già immaginartelo miscelato. In fase di assaggio, spesso nemmeno lo proviamo liscio. Certo, all'inizio lo degusto puro per comprenderne le caratteristiche, ma il vero test è in miscelazione. Per esempio, quando creiamo una tonica, prepariamo innumerevoli Gin&Tonic fino a ottenere l'abbinamento perfetto. Le toniche, la soda al pompelmo rosa, sono pensate per specifici tipi di gin o tequila, ma devono anche essere versatili. Se non conosciamo quale spirit verrà usato, cerchiamo un equilibrio che funzioni con la maggior parte dei distillati. Un aspetto cruciale è la bolla: la carbonatazione è essenziale nella miscelazione, perché può esaltare o smorzare gli aromi. Anche il contenuto zuccherino gioca un ruolo chiave. All'inizio puntavamo sempre a ridurre lo zucchero il più possibile, ma in mixology non è così semplice: una bibita troppo leggera rischia di perdere carattere una volta miscelata. Lo zucchero non dà solo dolcezza, ma struttura e armonia agli aromi. Per il Pompelmo Soda La Biologica, ad esempio, abbiamo usato nettare d'agave per bilanciare la dolcezza».

E per la Cedrata Zero? Come siete riusciti a ottenere un prodotto senza zucchero che mantenesse la stessa piacevolezza?

«La Cedrata Zero è stata una vera sfida. Ci abbiamo lavorato per anni. Ho sperimentato a lungo. Abbiamo dovuto intensificare l’aroma del pregiato Cedro Diamante, aumentandolo del 30-40% per coprire eventuali retrogusti. Inoltre, abbiamo aggiunto pectine di limone, che hanno dato corpo alla bevanda, compensando l'assenza di zucchero. Il risultato finale è stato un prodotto che mantiene il carattere della Cedrata originale, ma senza zucchero e senza calorie».

Un lungo percorso di ricerca, che continua ancora oggi. Grazie Graziano!

Giuliana Giancano vince il Dojo Program con il cocktail Shibumi

giuliana giancano dojo program
La tappa finale del Dojo Program, percorso di formazione ideato da Stock Spirits con i brand di The House of Suntory, ha visto otto bartender confrontarsi a suon di cocktail e nozioni di cultura giapponese
Shibumi è una parola giapponese che si riferisce a una idea di bellezza semplice, raffinata, non appariscente. Giuliana Giancano, del Pout Purri Vintage Café di Torino, ha interpretato alla perfezione questa idea di eleganza raffinata durante la finale del Dojo Program. E ha vinto con un cocktail - un twist sul Moscow Mule, appunto denominato Shibumi - dall'estetica davvero raffinata e accompagnato da una presentazione top e da un food paring d'eccellenza, pensato per massimizzare il gusto del cocktail. Tutto riuscito alla perfezione, e la performance le è valsa il primo premio: un viaggio in Giappone.
Shibumi, il cocktail presentato in finale da Giuliana Giancano

La ricetta di Shibumi by Giuliana Giancano

Ingredienti

45 ml Haku Vodka al rafano
30 ml cordiale di kombu dashi, miso e shitake
60 ml Genmaicha (tè verde giapponese) e yuzu kosho (condimento giapponese)

Preparazione

Tecnica: carbonazione diretta
Bicchiere: highball

Food pairing

Cavolo viola fermentato e zenzero, servito su craker di riso nero e semi. Shitake saltati con salsa di soia su letto di alghe croccanti al miso, grattuggiata di rafano e yuzu kosho.

Full immersion nella cultura giapponese

La Kaizen Competition, andata in scena al Finger's Garden di Milano, è stata l'ultimo passo del Dojo Program, un innovativo programma per i bartender firmato The House of Suntory, la casa artigiana giapponese conosciuta per la produzione di whisky e spirits di alta qualità. A idearlo è stato Stock Spirits Italia, produttore e importatore storico nel settore degli spirits. L’iniziativa è nata con l’intento di offrire un’opportunità unica per i barman di immergersi nell'arte autentica del bartending giapponese. Un percorso di scoperta che non si è limitato alla tecnica, ma esplora la filosofia profonda che da secoli anima i maestri giapponesi.

Giuliana Giancano all'opera durante la finale

Giuliana (per inciso, Senatrice del Drink Team di Bargiornale, il gruppo di campioni della mixology che ogni anno la rivista seleziona per la rubrica fissa di ricette, nell'edizione 2023/24) ha prevalso su un gruppo di otto bartender che hanno partecipato alla finale. Il risultato della competizione, durante la quale i ragazzi dovevano presentare un twist su un classico assegnato loro all'inizio del programma, si è unito al "voto" preso in un test teorico finale su quanto appreso dai bartender durante la formazione sui prodotti. In giuria, oltre a chi scrive per Bargiornale, c'erano Sossio Del Prete (Bar Manager di Rumore, a Milano, e BeefBar Global) e Francesco Basei, Area Manager di Stock Spirits.

Questi gli altri partecipanti alla finale, tutti molto coinvolti e determinati (in rigoroso ordine di apparizione durante la gara): César Araujo, bar manager del Bob di Milano; Vito Laselva, bar manager del Kanpai di Milano; Simone Sacco, bartender del Piano35 di Torino; Marco Caffù, bartender del Gallia di Milano; Alan Sozzi, bartender del The Seen di Roma; Vasyl Voloshchuk, head bartender dello Zuma di Roma; Michelangelo Pierluigi, bartender del St. Regis di Roma.
I bartender giunti al termine del percorso di formazione Dojo Program

Il percorso di formazione

Il percorso affrontato dai bartender è stato distribuito in quattro tappe tra Roma e Milano, e ha offerto ai bartender l'opportunità di perfezionare le proprie conoscenze dei prodotti The House of Suntory e della cultura e dei valori giapponesi. Lo stesso nome "Dojo" nasce dalla composizione di due parole giapponesi, Do (via) e Jo (luogo), e indica il luogo in cui si apprende e si perfeziona un'arte. Il percorso di masterclass era partito con l’esplorazione del concetto di estetica, con Roku Gin e la sofisticata arte dell’Ikebana, tecnica della composizione floreale. Poi, il blending e il balance, dove il whisky Toki e la vodka Haku sono stati protagonisti di un incontro con l’arte culinaria giapponese alla ricerca dell’equilibrio perfetto tra sapori, immergendosi nella preparazione di piatti tradizionali come il dashi e il sushi. Poi un viaggio nell'idea di ospitalità giapponese attraverso la cerimonia del tè seguita da una masterclass whisky Hibiki e una masterclass di Ice Carving, in cui i ragazzi hanno svolto una challenge sulle migliori forme create con il ghiaccio. A chiudere, la già citata competizione Kaizen - termine giapponese che unisce Kai (cambiamento) e Zen (migliore) e simboleggia l’evoluzione continua verso la perfezione - e una mini masterclass di Tsukuriwake, la serie di Whisky giapponesi The House Of Suntory.

Un sussurro che si fa ascoltare

Più che la perfezione, ha vinto il sussurro di Giuliana Giancano. «Shibumi è l’eleganza discreta e naturale, qualcosa che non grida, ma sussurra. Un concetto legato a una sofisticazione che non ha bisogno di apparire. Ha a che fare con il piacere silenzioso e pacato che nasce da qualcosa di semplice ma profondo - spiega Giancano a proposito del su cocktail -. In ambito gustativo, Shibumi può riferirsi a un sapore o a un’esperienza gustativa complessa e bilanciata, senza eccessi di dolcezza, acidità, sapidità o umami, ma che con eleganza li comprenda tutti». Missione compiuta.

Gaggia Milano: l’eccellenza del caffè per la tua clientela

Gaggia Milano La Solare
La Solare
Alta qualità, prestazioni ed estetica accattivante caratterizzano la gamma di macchine da caffè professionali dello storico marchio italiano. Soluzioni studiate per offrire esperienze di gusto in tutti i contesti del fuoricasa.

Gaggia Milano, con la sua proposta di macchine da caffè superautomatiche, è la scelta ideale per offrire esperienze di gusto in tutti i contesti Horeca. Il brand offre una gamma di prodotti in cui l’innovazione si fonde perfettamente con la tradizione, garantendo qualità e performance senza compromessi.

La Radiosa: design e tecnologia al servizio di ogni locale

La Radiosa è la macchina da caffè superautomatica con un design accattivante, esaltato da raffinati profili a Led dai colori completamente personalizzabili. Il valore aggiunto è la tecnologia: con il sistema EvoMilk è possibile preimpostare dosi, temperatura e densità del latte fresco, ma anche erogare bevande a base di latte caldo e freddo perfettamente montato.

Questa macchina è perfetta per le locazioni che desiderano distinguersi, offrendo non solo un caffè di qualità, ma anche un impatto visivo unico.

La Solare: l’esperienza del vero caffè

Frutto di una serie di soluzioni tecnologiche all’avanguardia, La Solare consente di offrire ai clienti bevande che combinano il gusto intenso del caffè in grani con la cremosità del latte fresco, per una pausa caffè davvero unica.

Pensata per rispondere alle esigenze specifiche di diverse realtà – dalle caffetterie alle pasticcerie, dall’hotel al ristorante – La Solare è perfetta per adattarsi a qualsiasi ambiente, offrendo un servizio completo e altamente performante.

La Brillante: eleganza e precisione per il caffè perfetto

La Brillante è una macchina disponibile in diverse configurazioni ed è dotata del sistema PrimeMilk, che permette di ottenere un latte schiumato perfetto per ogni tipo di bevanda. Grazie a un touchscreen da 7 pollici, è possibile dosare con precisione la quantità di schiuma per ciascuna ricetta, per risultati sempre impeccabili.

Con il suo design elegante e funzionale, La Brillante è facile da utilizzare anche per il personale meno esperto, rendendo la manutenzione quotidiana semplice e veloce.

Gaggia Milano: il partner ideale

Gaggia Milano, grazie alle sue molteplici soluzioni all’avanguardia, è il partner ideale per tutte quelle locazioni che vogliono unire alta qualità, estetica e soddisfazione della clientela.

Scopri di più su: www.gaggiaprofessional.com

 

Il 2024 è stato un altro anno d’oro per illycaffè

illycaffè
La torrefazione triestina ha chiuso l'anno con ricavi record per 630 milioni, nonostante il contesto difficile per il mercato del caffè, e conferma il piano di investimenti da 120 milioni. Ottimo l'andamento nel fuoricasa, canale creciuto del 6%

Il 2024 è stato un altro anno da incorniciare per illycaffè: il terzo consecutivo di forte crescita, ma per gli ultimi 12 mesi con numeri record. A dirlo il bilancio consolidato della torrefazione triestina, dove alla voce ricavi si legge 630 milioni di euro, cifra cresciuta del 6% rispetto all’esercizio precedente. A due cifre è l’incremento del margine operativo lordo, pari a 110 milioni di euro, in aumento del 19%, del margine operativo netto, attestatosi a 61 milioni di euro, con un incremento addirittura del 50%. Così come a doppia cifra è stata la crescita dell’utile netto, pari a oltre 33 milioni di euro, con un più 42% rispetto al 2023. A fronte di tali risultati il gruppo riconoscerà un premio straordinario a oltre 1000 suoi dipendenti nel mondo per un valore complessivo di un milione di euro.

Il fuoricasa cresce del 6%

Numeri che mostrano lo stato di salute del gruppo, che così rafforza ulteriormente la sua posizione di primo piano nel segmento super-premium del mercato. Stato di salute confermato dal fatto che che l’incremento dei volumi di vendita si è verificato in tutti i mercati nei quali illycaffè opera, sia a livello di tipologie di canali sia di aree geografiche. Brillante la performance registrata nel fuoricasa, dove la crescita è stata del 6% sul 2023, con un andamento particolarmente positivo in Italia, Stati Uniti, Spagna e Francia. L’aumento è stato ancora più forte nel canale distribuzione moderna, +10%, ancora una volta con Italia e Usa in testa, seguiti da Regno Unito e Spagna. Soddisfazioni hanno regalato anche le vendite online, salite del 18%.

Investimenti per 120 milioni per continuare a crescere

Gli ottimi risultati sono un bel segnale in un momento particolarmente complicato per il mercato del caffè. «Il 2024 è stato il terzo anno consecutivo di forte crescita organica, con un incremento a doppia cifra del margine operativo e dell’utile netto, nonostante un contesto macroeconomico e geo-politico sfidante unito al costante aumento dei prezzi della materia prima – ha sottolineato in una nota Cristina Scocchia, amministratrice delegata di illycaffè -. Nel 2024 abbiamo accelerato ulteriormente sull’innovazione sostenibile e sulle strategie di espansione internazionale avviate nell’ultimo triennio».

Un contesto complicato che comunque non frena i piani di sviluppo del gruppo. «Il 2025 si prospetta un anno complesso per il nostro settore a causa dell’incremento del prezzo della materia prima che, dopo essere cresciuto di circa il 40% nel 2024 rispetto all’anno precedente, ora è ulteriormente raddoppiatoha proseguito la ceo -. Cercheremo di mitigare l’impatto negativo sui margini derivante dal caffè verde e continueremo a investire in innovazione ed espansione internazionale. Confermiamo inoltre il piano di investimenti da 120 milioni di euro per raddoppiare la capacità produttiva e logistica a Trieste».

css.php