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Dieci parole per aiutarci a ripartire

ripartire

Il quando ripartire, non dipende da noi ed è ancora avvolto nell’incertezza. Il se non ce lo auguriamo proprio. Il come è altrettanto incerto, anche se è ragionevole ipotizzare una gradualità fatta anche di limitazioni: di orario, di affollamento, di distanze minime, di presidi obbligatori (mascherine &co).

Meglio, allora focalizzarsi sul perché. Anzi, sui perché: i nostri e quelli dei nostri clienti. È da qui che troveremo la forza per ripartire.

I nostri perché li stiamo (ri)scoprendo in questo periodo di chiusura forzata: la passione per il nostro lavoro, la capacità di accogliere e far star bene le persone, la soddisfazione di rendere migliore la loro giornata, il calore delle relazioni che abbiamo costruito e che sono tra le cose che ci mancano di più. In poche parole, è la risposta alla domanda: qual è il nostro vero valore? Che poi vuol dire: perché i clienti vengono (o dovrebbero venire) da noi?

I perché dei nostri clienti vanno divisi in due: quelli dei nostri habitué, che saranno un mix di motivazioni che conosciamo bene e di altre, nuove, tutte da scoprire, e quelli delle persone in generale, o almeno di quelle che vorremmo far venire nel nostro locale.

Il motore andrà fatto ripartire: con quale benzina? Dovremo attingere a tutte le nostre migliori energie. Per rispolverare e usare al meglio capacità che già avevamo e che saranno ancor più preziose: attenzione, empatia, intuizione, focalizzazione, capacità imprenditoriale.

Con l’aiuto di un gruppo di esperti, abbiamo tirato fuori dieci parole chiave che potranno farci da bussola per disegnare la nuova rotta post Covid-19.
Eccole: sicurezza, relazione, efficienza, sperimentazione, cooperazione, servizio, integrazione, comunicazione, rito, prodotti.

1. Sicurezza

Le persone da un lato avranno una gran voglia di tornare a fare ciò che facevano prima, dall’altro un certo timore. Della possibilità di dover sottostare a limitazioni abbiamo detto. Ma c’è altro: «Il modo di lavorare, per esempio di preparare i prodotti e di gestire gli spazi e le relazioni, dovrà trasmettere sicurezza in termini di pulizia e igiene - spiega il coach Maurizio Papa -. Su questi aspetti le persone avranno le antenne dritte, consapevolmente o meno. Sarà bravo chi saprà farle sentire al sicuro. Gli standard di sicurezza eccellenti potranno diventare oggetto di comunicazione. Si potrebbe pensare a un “certificato di eccellenza” in partnership con un’azienda di sanificazione, sull’esempio di TripAdvisor».

2. Relazione

I clienti sono ciò che ci manca di più. Prepariamoci ad accoglierli come se fossimo un locale nuovo. «Farà la differenza la capacità di trasmettere ottimismo, positività - spiega Carlo Meo di Marketing&Trade -. Il dialogo e la relazione, incentrati sulla condivisione e la solidarietà, saranno cruciali».
«Puntiamo sulla nostra capacità di creare calore umano - invita Papa - per sviluppare fiducia, preservando il bisogno delle persone di sentirsi al sicuro. Sarà fondamentale enfatizzare il linguaggio non verbale: lo sguardo, i sorrisi».
«Occorrerà ripartire dagli italiani - riflette Federico Ramponi, facilitatore di processi creativi - in quanto di stranieri, per un certo periodo, ne vedremo presumibilmente pochi».

3. Efficienza

La crisi ha fiaccato tutti, anche se in misura diversa. Le aziende avranno il fiato corto, finanziariamente ed economicamente parlando. «Dovremo abituarci a fare con meno, perché avremo meno - spiega Ramponi -. I lati positivi? Impareremo a prestare la massima attenzione a ridurre al minimo gli sprechi e a ottimizzare. La soluzione sarà di fare meno, ma fare meglio, concentrandoci sulle cose che sappiamo fare veramente bene e comunicandole. Così potremo far emergere il nostro valore».

3. Sperimentazione

Una delle molle che il lockdown ci ha fatto scattare di nuovo è stato l’avventurarci in percorsi nuovi, imparare nuove abilità: per necessità, bisogno o inventiva, non importa. Abbiamo imparato a fare cose che prima rifiutavamo, o non conoscevamo, o non sapevamo fare. Abbiamo giocoforza abbattuto molte resistenze al cambiamento: «È un’attitudine che ci tornerà utile – spiega Andrea Langhi, architetto e designer -. Abbiamo imparato ad avere idee, a inventarci cose nuove sulla base delle nuove esigenze emerse. Nessuno sa come cambieranno le cose. Per questo è importante continuare a tenere le antenne dritte, per cercare di capire come le persone vorranno soddisfare il loro bisogno di mangiare, bere, divertirsi e inventare risposte capaci di generare valore per noi e per i clienti. Sarà più importante generare nuove idee, perché è dalle nuove idee che verranno nuovi business».

5. Cooperazione

Un’evidenza che il Covid-19 ci ha messo davanti agli occhi è quanto il comportamento del singolo abbia riflessi sulla collettività. È vero anche in positivo. Più saremo capaci di giocare tutti con le stesse regole e di fare squadra, a tutti i livelli, prima ne usciremo. C’è chi ha scoperto come i clienti affezionati possano essere un’inaspettata fonte di sostegno psicologico (tengono a te) e di suggerimenti su come far meglio, chi ha sperimentato come stimolando il contributo dei propri collaboratori si possono moltiplicare idee e soluzioni, chi ha limitato i danni negoziando in modo onesto e trasparente con i propri fornitori. Fare squadra sarà una strategia vincente.

6. Servizio

Le modalità di servizio potranno cambiare. Il delivery, già in forte espansione, continuerà a crescere.
Almeno nel breve periodo andrà privilegiato (se non sarà un obbligo) il servizio al tavolo. «Bisognerà ampliare gli spazi tra i tavoli, evitare situazioni che implicano troppa vicinanza fisica - spiega Massimo Feruzzi di Jfc - garantire più spazio a ogni cliente e ridurre rumore e confusione. L’aspetto del relax mentale sarà essenziale per trasmettere serenità. Gli spazi all’aperto saranno ancora più cruciali».
«Bisognerà ripensare a tutta una serie di elementi del servizio che già prima lasciavano a desiderare in termini di igiene - prosegue Giacomo Pini di Gp.Studios - i prodotti a libero servizio, come le vetrinette per le brioche o i buffet dell’aperitivo, le posate piazzate sul tavolo, i menu che passano di mano in mano. Meglio lavagnette, menuboard o menu digitali».

7. Integrazione

Siamo diventati tutti più digitali. Spese on line, dirette sui social, videochiamate, app sui servizi locali. Abbiamo imparato che possiamo mantenere e coltivare la relazione con i nostri clienti anche fuori dal locale. Che possiamo andare noi da loro: fisicamente, con il delivery, ma anche virtualmente con degustazioni, videoricette ecc.
«La barriera che separava on line e off line si è molto abbassata - spiega Giorgio Triani, sociologo e docente universitario - così come quella tra consumi in casa e fuori casa. Il locale non sarà più necessariamente confinato dentro le proprie mura, ma potrà andare a casa delle persone. Penso a prodotti speciali da comprare e degustare a casa, al barman che viene a fare il party a domicilio, a giochini on line che permettono ai clienti di vincere consumazioni da fare al bar, a video virali capaci di ampliare la notorietà di un locale».

8. Comunicazione

Il lockdown ha enfatizzato l’importanza della comunicazione. «Nel locale, la persona capace di farti sentire a casa e di farti stare bene farà la differenza» spiega Triani.
Ma è importante anche continuare a comunicare fuori: «Bisognerà imparare a usare tutti i mezzi per comunicare e amplificare il vostro messaggio: email, sms, Whatsapp - spiega Lorenzo Ferrari di Ristoratore Top - Metti giù un piano che ti permetta di raccontare tutte le novità che hai preparato».
Dove trovare il tempo/il budget? «Si può pensare a un addetto ai social media da condividere con altri locali» suggerisce Triani.

9. Rito

A tempo debito, organizzate una super celebrazione. Anzi, più di una. «I tuoi clienti avranno voglia di star bene - spiega Ferrari - e tu di farli sentire importanti e di ringraziarli per esserti stati vicino. Inventati qualcosa che ti permetta di farlo. E fai lo stesso creando eventi dedicati per le persone più importanti per te: i clienti chiave, i partner, gli influencer, i giornalisti».

10. Prodotti

L’onda lunga dell’attenzione all’ambiente, alla salute, al biologico è destinata a proseguire, probabilmente con ancor maggior forza. «Mi aspetto che saranno ancor più premiati gli aspetti green, i prodotti biologici, le aziende capaci di coniugare il proprio interesse con quello dell’ambiente circostante» conclude Alberto Bubbio, docente universitario e consulente strategico.

*Con il contributo di:

Nuovo sito e piattaforma Ales&Co per birre craft anglosassoni

gamma BrewDog

Insieme al nuovo sito Ales&Co, varata un'apposita piattaforma per gli esercenti, in modo da rendere più veloce e pratico il meccanismo degli ordini, caratteristica tanto più utile in questo periodo di crisi.

Dal 1 aprile 2020, è online il nuovo sito di Ales&Co un operatore all’avanguardia nel mondo della birra artigianale che rappresenta in Italia marchi iconici internazionali anglosassoni come BrewDog (nella foto di apertura), Stone Brewing, Moor, To Øl, Vocation e Amundsen.

Il sito si propone di avvicinare il pubblico degli appassionati e dei clienti di birra ad un ventaglio di prodotti oggi ancora poco noti al pubblico di massa, con tante informazioni e curiosità su prodotti, stili, trend in voga in Italia e all’estero, interviste ai birrai ed ai publican di tutta Italia. L’obiettivo è diffondere la cultura brassicola, far conoscere birre eccellenti prodotte ovunque nel mondo, ispirate a stili e tradizioni lontane.

La piattaforma web, nella sezione privata, è invece riservata ai soli operatori professionali: distributori, operatori del canale horeca e punti vendita al dettaglio possono accedere da qualsiasi piattaforma tecnologica, dal pc allo smartphone al tablet. Totalmente rinnovato nella grafica e nei colori, il sito è fortemente intuitivo, di rapida consultazione e ricco di contenuti.

Attraverso il sito è possibile consultare i prodotti e le relative informazioni di dettaglio come schede tecniche e medaglioni spina (anche in formato scaricabile ), date di scadenza, quantità a magazzino, arrivi e promozioni. É suddiviso per aree di interesse: birre, distillati, prodotti analcolici, snack, merchandising e attrezzature.

La piattaforma ha l’obiettivo di avvicinare sempre più il catalogo Ales&Co ai propri clienti, rendendo più immediata la consultazione del listino e delle disponibilità aggiornate. L’ordine effettuato online, oltre a fornire tutti i dettagli sui prodotti, blocca immediatamente gli articoli a magazzino, così da garantirne la disponibilità. Le modalità di prenotazione d’ordine sono illustrate nella sezione “Diventa Nostro Cliente” in homepage.

É inoltre disponibile la sezione Blog in cui trovano spazio articoli di approfondimento relativi
al mondo craft ed ai prodotti del portafoglio Ales&Co. Tramite il sito è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale e raggiungere i profili social dell’azienda.

«Il nostro sito vuole essere la risposta ad un panorama in continua evoluzione - precisa Natascia Tion, cofondatrice e responsabile comunicazione Ales&Co - ed è stato pensato per rispondere alle esigenze dei diversi attori del mercato e della filiera. Rispecchia Ales&Co nel suo obiettivo finale di diffusione e valorizzazione delle espressioni più autentiche del panorama craft».

Radiografia dell'azienda Ales&Co
Ales&Co. nasce nel 2006 dalla volontà dei fondatori, Lorenzo Fortini e Natascia Tion, di portare in Italia il meglio della tradizione birraria britannica. Un’azienda dinamica e solida del settore beverage, specializzata nella selezione ed importazione in Italia di birre artigianali anglosassoni, nord europee, tedesche e statunitensi.
Scoprire, diffondere e valorizzare le espressioni più autentiche della tradizione birraria made in Britain e delle nuove leve è quello che l'azienda fa dal 2006. Oggi Ales&Co seleziona ed importa in esclusiva per l'Italia alcuni fra i marchi indipendenti più noti del panorama britannico, Nord Europeo e Usa, ma anche micro-birrifici emergenti, mai giunti in Italia, che reinterpretano e reinventano la tradizione brassicola del proprio territorio con ricette inaspettate e originali.
L'azienda opera in tutta Italia attraverso una rete di distributori locali specializzati ed una serie di clienti diretti che al meglio rappresentano la professionalità, l'innovazione ed il fermento della nuova horeca specializzata.
BrewDog (Scozia), Moor (Gran Bretagna), ToØl (Danimarca), Stone (Usa), Siren (Gran Bretagna), WildBeer (Gran Bretagna), Kernel (Gran Bretagna), BBN.o (Gran Bretagna), Fourpure (Gran Bretagna), Rogue (Usa), Schwarzbräu (Germania) sono alcuni dei marchi rappresentati e distribuiti da Ales&Co.

Dal mondo dolce nasce una Emergency Division

Emergency_Division_FIPGC
Nasce la Emergency Division creata dalla Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria Ciocolateria per promuovere azioni solidali, in collaborazione con la Protezione Civile. Le prime iniziative, in Sardegna

Porta la firma della FIPGC - Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria Cioccolateria una nuova iniziativa solidale. All'interno della Federazione è stata infatti creata la Emergency Division, nata per supportare le situazioni di emergenza in cui si richiede un supporto di volontariato atto all’aiuto e al sostegno di particolari necessità, il tutto in collaborazione con la Protezione Civile. Un progetto coerente con lo spirito che da sempre fa parte della Federazione, pronta ad essere vicina a chi si trova in difficoltà. Un comunicato della FIPGC, che annuncia l'iniziativa, afferma: “Aiutare chi si trova in difficoltà è stato da sempre per la Federazione un modo per donare agli altri ciò che si vive quotidianamente come gruppo: rispetto, altruismo, affetto e umiltà, ciò che contraddistingue i rapporti umani. Poter dare una piccola parte di questo a chi ne ha bisogno, non può che essere fonte di orgoglio per la Federazione, perché anche i piccoli gesti se fatti con sincerità posso arricchire chiunque". Abbiamo sentito il presidente Roberto Lestani e gli abbiamo chiesto in cosa, concretamente, consiste l'aiuto offerto. «Come Federazione avevamo già offerto la nostra solidarietà economica ai tempi del terremoto di Amatrice e anche ora i nostri associati si sono fatti avanti, al punto che abbiamo deciso di creare una divisione apposita, che si svilupperà ulteriormente, per offrire azioni di solidarietà. Abbiamo iniziato con il gruppo della Sardegna che sta lavorando in sinergia con la Protezione Civile in una Casa di riposo e in alcuni ospedali per fornire il servizio dei pasti. Inoltre sono stati donati, da parte dei nostri pasticceri, delle torte e dei prodotti dolci. Questo è solo l’inizio, perché vogliamo da un lato sensibilizzare il comparto, dall’altro tenere desta l’attenzione sulla nostra attività».

#chiusimanonfermi: fate un business plan temporaneo

Business plan temporaneo
come creare un business plan temporaneo in tempo di emergenza

Se per superare una piccola crisi è necessario che ognuno porti un piccolo contributo alla causa, per superare una pandemia occorre sicuramente portare un enorme contributo alla causa, perché non abbiamo elementi storici sufficienti per capire quali potranno essere i futuri risvolti delle nostre vite e dei nostri business.
Ognuno deve fare la propria parte: le istituzioni e la sanità in una prima fase, ma poi toccherà a tutti gli altri, nessuno escluso. Toccherà soprattutto agli imprenditori.
Abbiamo tutti studiato il Dl Cura Italia e abbiamo sicuramente compreso che non sarà l’unico decreto per fronteggiare l’emergenza e le sue conseguenze immediate e di medio periodo; altri ne seguiranno.

Per l’imprenditore, però, è del tutto inutile perdere risorse mentali a capire se le istituzioni potevano o potranno fare di più o di meglio; siamo in una situazione di emergenza eccezionale, andiamo avanti per il bene comune e programmiamo.

Dalla progettazione al Business plan temporaneo

È fondamentale in questo momento programmare il flusso del denaro per il prossimo periodo. Occorre accantonare il budget fatto per l’esercizio 2020 e definire un business plan per il periodo di crisi, che definiremo “Business plan temporaneo”.

Inoltre, come in tutti i momenti di crisi, è il momento di progettare chi vogliamo essere quando tutto ciò finirà. Questo periodo ci darà grossi spunti di riflessione sulla gestione del tempo lavorativo, sui ritmi che eravamo abituati ad avere, sul livello di disponibilità che ci eravamo abituati a dare ai clienti, sulla divisione (o congestione) degli spazi all’interno dei nostri locali. Questo è il momento di riflettere su chi vogliamo essere! Di conseguenza, dobbiamo capire chi dovrà esserci al nostro fianco una volta che ripartiremo.

I principi del Business plan temporaneo

Un business temporaneo è redatto analizzando i flussi di denaro previsti nel periodo e non la competenza dei costi; deve avere un periodo di inizio (c’è già, quello in cui si è chiuso il locale) e un periodo di fine, quindi il momento in cui rialzerete la serranda per ripartire.
Il mio consiglio è quello di fissare il termine al 1 giugno. È chiaro che ci auguriamo tutti che finisca prima, ma certezze non ne abbiamo; quindi meglio tenersi un po’ più “larghi”, sperando di sbagliare in eccesso e di non dover essere costretti ad allungare ulteriormente la programmazione.

Le voci di entrata del vostro business plan non possono che essere le risorse di liquidità che avete a disposizione o gli eventuali crediti che dovrete incassare nel prossimo periodo. La risposta immediata dell’imprenditore a questa domanda, di solito, è: «Non ho un euro!». Purtroppo è una risposta che non potete darvi. Quindi conviene partire dalla budgettizzazione dei costi; se anche questi dovessero fare zero, il problema è risolto!

La somma dei costi necessari per ottemperare a tutti gli impegni da “buon imprenditore” rappresenterà la vostra necessità di liquidità. Più liquidità sarete in grado di iniettare nel business plan programmatico, più sarete dei buoni imprenditori. Più “rimbalzerete” i vostri creditori, più al termine del periodo pagherete le conseguenze del vostro comportamento. Dalle crisi si esce più forti se si è corretti e seri, a prescindere dalle disponibilità liquide; la coerenza è un valore e non è patrimonializzabile.

Quindi, per favore, smettiamola di stare ad ascoltare telegiornali, scrivere su Facebook o Instagram o social vari senza costrutto. Siete imprenditori, imprenditori della ristorazione, imprenditori della ristorazione italiani. I migliori! Anche in questo dobbiamo insegnare a tutti come si fa. Prendete carta, penna, pc e telefono (si può fare tutto da casa!) e mettetevi a programmare come solo voi sapete fare e saremo sicuramente più pronti alla ripresa.

Vi consiglio di dividere in sottoclassi di costo le macroaree del conto economico con le quali tendete, in regime di normalità, a controllare i vostri conti economici.

Business plan temporaneo: materie prime e fornitori

Sicuramente è la voce più semplice da gestire; siete chiusi e non comprate merce, quindi non andrete a creare nuovi debiti; occorre comprendere quali sono le somme in scadenza per merce già utilizzata. Purtroppo chi ha questo problema è perché già non aveva in essere una gestione ottimale della liquidità, che implicherebbe il pagare il fornitore alla consegna; 30 giorni di dilazione sono il differimento che dovremmo riuscire a gestire con facilità. Se siete fuori da tali tempi, il consiglio è di contattare in anticipo i vostri fornitori: non attendete le scadenze per mandare insolute delle riba; calcolate che siete tutti sulla stessa barca. Nascondersi oggi non vi favorirà in nulla domani.
Ricordatevi che i momenti di crisi servono anche e soprattutto per capire chi sono le persone, i partner, i fornitori che meritano il vostro rispetto professionale; fate altrettanto nei confronti dei vostri fornitori.
Un fornitore con il quale avete intenzione di proseguire i rapporti commerciali è anche lui in difficoltà! Non usate per nessun motivo al mondo il cosiddetto “articolo quinto” (“…chi ha i soldi in mano ha vinto!”); nel prossimo futuro questo atteggiamento rischia di ritorcervisi contro.

Business plan temporaneo: consulenze e servizi

Assicurazioni, utenze, commercialista, consulente del lavoro ecc. Nel decreto nulla è stato previsto come possibilità agevolativa in tal senso. Mai come in questo periodo, non potete rinunciare alla loro professionalità e ai loro servizi; non siate inadempienti nei loro confronti e pretendete tutto ciò che è il loro sapere in modo da aiutarvi a superare il periodo. Anche in questo caso, finito il periodo transitorio, sarà il momento di tirare le somme e capire con chi e come volete proseguire la vostra strada.

Business plan temporaneo: canone di locazione

Il Dl Cura Italia all’articolo 65 ha previsto la possibilità di utilizzare un credito d’imposta pari al 60% dell’ammontare del canone di locazione del mese di marzo, solo per i locali accatastati come C/1 (il dato è sicuramente desumibile dal contratto di locazione in essere). In pratica, se avete un canone mensile di 1.000 euro, potrete usare 600 euro in diminuzione di modelli F24; quindi la cifra sarà utilizzabile presumibilmente dal 31 maggio in poi (termine oggi in vigore per il differimento dei versamenti). Ciò significa che la proprietà del locale mantiene il pieno diritto a riscuotere per intero il canone di locazione.
Ritengo che possa essere necessario un passaggio con la proprietà per definire insieme una condizione che aiuti tutti a superare il momento.
Proviamo a semplificare: il canone di marzo è stato molto probabilmente già pagato; i canoni in sofferenza saranno aprile, maggio e forse giugno; secondo i calcoli di prima, sono 3.000 euro; concordare con la proprietà che dal mese di luglio a quello di dicembre il canone tornerà a essere pagato regolarmente e in più verranno pagati 500 euro come quota parte del trimestre “lasciato indietro”, consente a voi di non dover prevedere il flusso nel business plan temporaneo, alla proprietà di incassare comunque tutti i canoni entro la fine dell’anno e quindi di poter pagare regolarmente le imposte.
Questo non potrete pretenderlo, ma credo che sia il momento per mettere le basi su una potenziale intesa in modo da non passare come morosi nei confronti della proprietà e per capire, in momenti come questi, con chi vi state relazionando e vi relazionerete in futuro.

Business plan temporaneo: finanziamenti, mutui, prestiti bancari

Contattate i vostri istituti di credito al più presto e chiedete di bloccare tutti i prossimi pagamenti. Molti istituti bancari sono già pronti con propri prodotti moratori che tendono a preferire e a consigliarvi rispetto a quelli previsti nel decreto; per voi deve essere funzionale al vostro Business plan temporaneo, quindi una proposta di moratoria a tre mesi, ritengo sia troppo vicina al punto di fine del periodo di crisi; una proposta a sei mesi è sicuramente accettabile, quella a nove mesi sarebbe fantastica ma difficilmente verrà proposta dall’istituto se non grazie ad interventi istituzionali (fondo Gasparrini, ecc) che però potrebbero comportare tempi d’attesa per l’avvio che non potete permettervi; privilegiate l’immediatezza del prodotto! L’obiettivo è spostare in avanti i piani di ammortamento (sia capitale che interessi), come se il debito terminasse 6 mesi dopo. Se poi il prodotto finanziario prevede lo spostamento della quota capitale e il pagamento della quota interessi, valutate voi anche in base all’impatto sulla liquidità che avete a disposizione. Anche in questi momenti l’Istituto bancario andrà “misurato” per come si pone al vostro fianco.

Sospensione pagamenti atti impositivi, accertamenti esecutivi
e avvisi di addebito, cartelle di pagamento, rottamazione ruoli

Tutto è prorogato al 31 maggio; comunque ritengo che siano l’ultimo dei costi eventualmente da inserire nel nostro Business plan temporaneo perché rispetto agli altri costi, saranno eventualmente oggetto di moratoria ma pagabili nel prossimo periodo. Attenzione solo agli eventuali avvisi bonari (pagamenti di tributi arretrati e dilazionati con solo il 10% di sanzione) perché ad ora non sono stati ricompresi in nessuna sospensione dei termini; è comunque vero che le eventuali rate pagate in ritardo (tranne la prima) non fanno saltare l’agevolazione a condizione che vengano pagate prima del termine del periodo di dilazione concesso dal piano di rateazione.

Sospensione adempimenti fiscali

Tutto è spostato al 31 maggio; il mio parere è che all’atto dell’emissione del Decreto, il Consiglio dei Ministri riteneva che con il mese di maggio le attività sarebbero ripartite e quindi la scadenza di fine mese si sarebbe potuta far fronte con gli incassi del mese stesso. Io vi consiglio di continuare il vostro Business plan temporaneo con l’apertura a giugno e senza prevedere il pagamento delle imposte; l’Iva di febbraio è l’ultima eventualmente dovuta, visto che marzo, aprile e maggio sarete chiusi.

Business plan temporaneo: personale dipendente

Il Dl Cura Italia prevede ammortizzatori sociali per tutti i dipendenti. Attenzione però: le famose 9 settimane a disposizione si riferiscono a giornate lavorative a disposizione dell’azienda, non della persona. Molti esercizi commerciali hanno subito una prima fase in cui era stata chiusa l’attività la sera e non a pranzo; altri hanno creato delle rotazioni del personale a tale scopo. Valutate con il vostro consulente del lavoro ove è funzionale accedere alle ferie e permessi per compensare quel periodo o dove privilegiare l’inizio della cassa integrazione sin da subito; è evidente che rischiate di usare delle giornate di cassa integrazione solo per una parte del personale e non per tutti, ma tutto dipenderà da quando il tutto ripartirà. Ipotizzando una ripartenza all’1 maggio, le nove settimane sono più che sufficienti; ipotizzando l’1 giugno, conviene usare la cassa integrazione per tutti e quindi usare ferie e permessi prima della chiusura definitiva.

Inoltre tenete presente che una delle probabili situazioni future potrebbe essere una ripartenza graduale, che permetta solo una riapertura temporanea, prima di tornare a regime. Fatevi aiutare dal consulente e trasformate sempre tutto in numeri, in modo da capire a che tipo di sacrificio andate incontro. Più bassa è la liquidità che avete a disposizione, più dovrete scendere a compromessi su alcuni capitoli; ad esempio dieci giorni di ferie e permessi dei dipendenti del periodo precedente alla chiusura definitiva potrebbero incidere per duemila euro di stipendi e contributi. Strategicamente non è una buona idea usare il “bonus” della cassa integrazione per 10 giorni per una cifra così bassa, ma come siete messi con la liquidità? Se ciò significa non pagare un vostro fornitore storico e metterlo in difficoltà, ci penserei bene prima.

*Commercialista, titolare dello Studio Vitale Commercialisti di Rivoli (To), è consulente specializzato nel controllo di gestione per pubblici esercizi e hotel e nella creazione e gestione di catene di ristorazione

Chocolate Academy dà visibilità agli artigiani organizzati per le consegne

Chocolate Academy 8-sfumature

Gli artigiani della pasticceria e della gelateria, costretti alla chiusura per la quarantena sanitaria, hanno dovuto rivedere i loro schemi di vendita proprio a ridosso delle festività pasquali. Per colombe e uova al cioccolato possono contare solo sulle consegne a domicilio. Chocolate Academy Milano ha realizzato - con il suo network internazionale - un sito che offre visibilità a tutti quegli artigiani che sono riusciti a organizzarsi con una rete di consegne. Chi ha deciso, insomma, di produrre comunque vendendo i propri prodotti online e consegnando a domicilio.

La homepage del sito www.notwithoutmychocolate.com

Una mappa con i negozi attivi

Il sito (www.notwithoutmychocolate.com) è stato realizzato in sei lingue. Presenta all'utente una mappa sulla quale è possibile individuare velocemente i punti vendita operativi in queste settimane più vicini alla propria abitazione. L'orizzonte è internazionale: fino ad ora sono state raccolte oltre 500 adesioni in diversi Paesi del mondo, e oltre 100 adesioni solo in Italia. Collegandosi e inserendo nel campo “address” la città di residenza, in pochi secondi sarà possibile visualizzare i punti vendita che offrono il servizio di consegne a domicilio e selezionare i prodotti su pagine web dedicate. Oppure contattare telefonicamente o via email l'artigiano, per richieste dirette.

Lezioni a mezzo social

Sempre in tema cioccolato e affini, Chocolate Academy Milano sta mettendo a disposizione delle lezioni online, proposte sul suo profilo social per consentire a tutti i professionisti di approfondire tecniche e informazioni sul cioccolato. L'obiettivo è restare il più possibile accanto ai professionisti, ancora di più in questa fase di difficoltà per tutti. Il network delle chocolate academy è organizzato e sostenuto da Barry Callebaut, azienda leader nella produzione di cacao e di cioccolato di alta qualità.

Acomag lancia un appello nel nome del gelato italiano

acomag
L'associazione produttori di macchine per il gelato lancia un appello nel nome della gelateria italiana e della vitalità del settore, una eccellenza del made in Italy

Il gelato artigianale italiano è una eccellenza riconosciuta, tanto quanto lo sono i produttori delle macchine per il gelato, che vantano una leadership qualitativa nel mondo. Ed è con la bella stagione che le vendite di gelato raggiungono il loro apice, ed è quindi fondamentale non perdere questi mesi di attività.  Per questo il presidente di Acomag, associazione che raggruppa 14 produttori di macchine per la produzione del gelato, lancia un appello per la riapertura al Presidente del Consiglio e un messaggio di impegno e buona volontà in termini di buone prassi operative a tutela della salute. Ecco di seguito il testo dell'appello, che riportiamo integralmente. Al Gentilissimo Presidente del Consiglio dei Ministri,  Mi chiamo Marco Cavedagni e Le scrivo a nome dell’Associazione Nazionale Costruttori Macchine Arredamenti Attrezzature per Gelato Acomag che ho l’onore di presiedere. La nostra Associazione consta di 14 fabbricanti con 1.000 addetti ed un fatturato di oltre 500 milioni con una percentuale di export vicina all’80 %. Pur nella dimensione contenuta, la nostra associazione rappresenta nel mondo un’eccellenza del made in Italy che si appoggia e va insieme ad un’eccellenza gastronomica nazionale quale quella del gelato artigianale di tradizione Italiana. I nostri clienti principali sono le gelaterie ed il mercato singolo più importante è quello Italiano dove operano circa 20.000 gelaterie. L’aspetto che sento doveroso portare alla Sua attenzione è che il nostro mondo è caratterizzato da una fortissima stagionalità ed una gelateria, pur avendo costi spalmati su 12 mesi, ha una percentuale di ricavi fortemente concentrata in pochi mesi dell’anno. I mancati introiti già subiti a causa del fermo al DPCM dell’ 11 Marzo 2020, avvenuto in alcune tra le più proficue settimane dell’anno, hanno prostrato la situazione finanziaria di molti esercizi ed il loro protrarsi comporterà la chiusura di qualche migliaio di gelaterie con un inevitabile effetto domino su tutta la filiera produttiva che, oltre ai nostri associati, comprende anche i fabbricanti di ingredienti e di accessori. La mia preghiera è allora quella di voler considerare con la massima attenzione, nel valutare un calendario di riaperture, questa particolare esigenza del nostro settore al momento di stabilire una scala di priorità. Una volta che Ella voglia considerare questa possibilità, la mia Associazione si impegna a cooperare per redigere nel modo più professionale una prassi operativa che rispecchi in pieno le regole Haccp e le direttive dei decreti ministeriali in modo da costituire una valida difesa per il bene che tutti noi consideriamo prioritario: la salute della collettività. Le auguro di cuore un buon lavoro e Le esprimo la mia personale vicinanza per i Suoi sforzi ed il Suo impegno in questo momento.  Marco Cavedagni - Presidente ACOMAG 

Gianluca Fusto, al via il delivery del maestro pasticcere

crostata Pollok di Gianluca Fusto
crostata Pollok di Gianluca Fusto

Era tutto pronto per l'apertura di Fusto Milano, il nuovo laboratorio e centro di ricerca di pasticceria contemporanea di Gianluca Fusto, a Milano. Poi l'emergenza. Ma di sicuro questo non ferma il maestro pasticcere milanese che ha attivato il servizio di delivery - a partire dal 7 aprile - per spedire alla clientela milanese le sue creazioni. In occasione della settimana di Pasqua è possibile infatti scegliere tra tre diverse creazioni realizzate da Fusto: la torta Pasqualina salata, per chi non può rinunciare alla tradizione; la crostata Pollock, ovvero un concetto innovativo di pastiera napoletana; Luce, una proposta contemporanea nata dall’incontro goloso tra la mandorla della Val di Noto, il limone di Amalfi e il lampone. Le creazioni rappresentano una perfetta sintesi della filosofia culinaria di Gianluca Fusto: i sapori della tradizione vengono esaltati e, al tempo stesso, proposti in una versione più leggera nel gusto e minimalista nell’estetica. Tutti i prodotti sono disponibili in una versione tonda, la più classica della pasticceria, per favorirne la condivisione all’interno delle mura domestiche, e in un formato unico per 6/8 persone. Il costo della crostata Pollock e di Luce è di 45 € al pezzo, quello della torta Pasqualina invece di 35 €. È sufficiente ordinare la sera prima, inviando un messaggio tramite WhatsApp o telefonando al numero 345/4611227, per poi ricevere a domicilio il giorno successivo. La proposta di delivery si rinnoverà di settimana in settimana, seguendo la disponibilità e la stagionalità delle materie prime.

Salva il Tuo Bar con le birre AB-InBev

logo Salva il Tuo Bar AB-InBev

Una piattaforma con cui i clienti possono fare una donazione al bar preferito e ricevere in cambio una gift card. La multinazionale birraria AB-InBev si impegna inoltre ad incrementare del 30% l’importo che il locale riceverà, permettendo così al bar di sostenere il costo della birra che sta servendo.

AB-InBev, la multinazionale protagonista del mercato di birra al mondo con oltre 500 marchi tra cui Stella Artois, Corona Extra, Leffe e Becks, ha lanciato l'iniziativa Salva Il Tuo Bar, per supportare i pubblici esercizi nella consapevolezza delle difficoltà del contesto attuale e dell'importanza che il settore Horeca ha sull’economia italiana, basti pensare che il comparto ha chiuso il 2019 con un giro d’affari complessivo di oltre 85 miliardi di euro (dati TradeLab).

Il progetto ha l’obiettivo di sostenere il futuro del settore e di offre ai clienti dei locali uno strumento comodo e facile da utilizzare per sostenere il proprio bar di fiducia durante la chiusura dovuta alle restrizioni Covid-19: una piattaforma gratuita attraverso la quale fare una donazione al bar, ricevendo in cambio una gift card da che potrà essere “spesa” per una birra alla sua riapertura.

Per sostenere a sua volta il futuro del settore, per ogni contributo ricevuto dai consumatori, AB-InBev incrementerà del 30% l’importo che il locale riceverà, permettendo così al bar di sostenere il costo della birra che sta servendo. L’importo complessivo sarà versato direttamente alle aziende entro 3 settimane (stima dei tempi fornita dal gestore della piattaforma), generando il tanto necessario sostegno finanziario durante il periodo di chiusura.

«Uscire a bere una birra nel bar locale è un’abitudine molto amata dagli italiani - ha dichiarato Benoit Bronckart, ad Italia e Bu President South Europe di AB-InBev - Ma mai come in questo momento, tuttavia, voglio ricordare l’importanza di rimanere nelle proprie case, per la propria sicurezza e per quella della collettività. Purtroppo, insieme a molte altre attività commerciali, l’horeca sta affrontando un periodo incredibilmente difficile che rischia di mettere in ginocchio in modo duraturo l'industria e coloro che lavorano nel settore. Siamo entusiasti, attraverso quest’iniziativa, di dare respiro alle casse dei bar, sperando al contempo che questo progetto avvicini ancor di più le persone ai propri locali di fiducia, una volta conclusosi il momento critico per il settore. Così, quando verranno meno le limitazioni, potremmo finalmente tornare a fare quello che più ci piace: stare insieme, magari con una birra in mano, nel nostro bar preferito».

Il programma, già attivo in altri Paesi europei e aperto a pub, bar e ristoranti in tutto il territorio nazionale, incoraggia i clienti ad acquistare la gift card e mira a raccogliere almeno 500.000 euro a supporto dei bar italiani, fornendo loro risorse vitali durante il periodo di chiusura. Scopri come accedere all’iniziativa su https://salvailtuobar.it/

Informazioni su AB InBev
Anheuser-Busch-InBev (AB-InBev) è una società quotata (Euronext: ABI) situata a Lovanio, in Belgio, con quotazioni secondarie nella borsa del Messico (MEXBOL: ANB) e del Sudafrica (JSE: ANH), e con American Depositary Receipts quotati sul mercato azionario di New York (NYSE: BUD).
AB-InBev costruisce brand che rimangono nel tempo e utilizza solo materie prime di qualità. Il gruppo ha un portfolio diversificato di oltre 500 brand che comprende marchi globali come l'americana Bud (Budweiser), la messicana Corona Extra e la belga Stella Artois; marchi multi-paese come la tedesca Beck’s, la sudafricana Castle, le belghe Hoegaarden (weizen), Cristal e Leffe; marchi locali come la colombiana Aguila, le brasiliane Antarctica, Skol e Brahma, l'americana Bud Light, la coreana Cass, le cinesi Harbin e Sedrin, la belga Jupiler, l'americana Michelob Ultra, le messicane Modelo Especial e Victoria, l'argentina Quilmes.
Il patrimonio di AB-InBev nella produzione di birra risale a oltre 600 anni fa e spazia attraverso interi continenti e generazioni. Dalle radici europee (Interbrew), al birrificio Den Hoorn di Lovanio, in Belgio, allo spirito pionieristico di Anheuser & Co Brewery di St. Louis (Usa), alla creazione della Castle Brewery in Sud Africa durante la corsa all’oro di Johannesburg, a Bohemia, il primo birrificio in Brasile.
Grazie alla localizzazione geografica diversificata e a una presenza bilanciata tra i mercati sviluppati e quelli in via di sviluppo, AB-InBev può far leva sulle capacità dei suoi circa 175.000 dipendenti situati in circa 50 diversi Paesi.

Il supporto di Nestlé per l’Italia

Nestlé Italia per Croce Rossa Italiana

Il piano di Nestlé in Italia a sostegno di comunità, dipendenti e filiera ha affrontato il breve ma guarda anche al medio-lungo periodo. L’ ad Marco Travaglia mette a disposizione quasi 5 milioni di euro per l'attuale situazione che può diventare una lunga maratona.

La risposta di Nestlé all’emergenza Covid-19 che ha colpito il nostro Paese punta allo stesso tempo su tempestività di azione e resilienza, con l’obiettivo principale di garantire la salute e la sicurezza di tutti i dipendenti e la stabilità economica e sociale del sistema in cui l’azienda opera.

«Nel momento difficilissimo che stiamo vivendo - ha dichiarato Marco Travaglia, presidente e ad di Nestlé Italia e Malta - abbiamo da subito cercato di capire come renderci utili al nostro Paese, consci del fatto che sarà una lunga maratona. Come azienda, abbiamo già messo a disposizione quasi 5 milioni di euro: abbiamo deciso di supportare sin da subito le comunità locali, distribuendo prodotti alimentari, bevande e sostegni economici alle strutture sanitarie di base. Nel contempo ci siamo anche adoperati per garantire a tutte le nostre persone il massimo livello di sicurezza e la continuità del loro potere d’acquisto, senza attingere a contributi statali, lasciando questi fondi a disposizione di aziende che dovessero averne maggior bisogno. Siamo partiti dai nostri operatori di fabbrica che, con il loro prezioso lavoro, costituiscono la locomotiva di risposta all’emergenza” .

Marco Travaglia, presidente e ad Nestlé Italia e Malta

Il programma di Nestlé per l’Italia si focalizza su due grandi aree d’azione, il sostegno alle persone e il supporto alle comunità, articolate in 5 punti:

  • Tutela della salute e della sicurezza per tutti i dipendenti e sostegno economico supplementare per garantire il loro potere d’acquisto
  • Servizi di supporto medico, psicologico, assicurativo e lavorativo
  • Donazioni monetarie e di prodotto destinate alle famiglie e agli operatori sanitari, attraverso partnership pubblico-privato
  • Investimenti digitali per migliorare lo smart-working e nuove tecnologie per permettere la continuità del lavoro
  • Supporto per la continuità operativa di tutta la filiera.

Il sostegno alle persone: sicurezza e supporto economico ai dipendenti per oltre 3 milioni di euro
Nestlé Italia, per continuare ad assicurare la produzione di beni essenziali tutelando al massimo la salute dei propri collaboratori, ha potenziato i protocolli di sicurezza in tutti i suoi siti produttivi prima ancora che fosse imposto dalle Istituzioni e ha implementato, d’intesa con i sindacati, ogni misura e precauzione necessaria a garantire la protezione dei lavoratori. Negli uffici è stato fin da subito utilizzato lo smart-working, introdotto da Nestlé oltre cinque anni fa, ma che, in solo un mese di emergenza, è stato adottato a tempo pieno da tutti, rivoluzionando il modo di lavorare dell’azienda.

«Nestlé Italia sta imparando tantissimo dalla situazione attuale e sono orgoglioso di poter confermare - continua Marco Travaglia - che la tempestività e il rigore con cui abbiamo rivisto il nostro lavoro per garantire allo stesso tempo la continuità del business e la salute delle nostre persone, seguendo o anticipando le linee guida delle autorità sanitarie, sono diventate un modello per tutto il Gruppo».

Per coniugare la continuità della produzione dei beni essenziali alimentari con la rimodulazione dei livelli produttivi nel rispetto della sicurezza dei lavoratori, si è reso necessario un piano per salvaguardare il potere di acquisto dei lavoratori stessi, soprattutto nel caso di riduzioni o temporanee sospensioni dell’attività lavorativa. Per questo, il Gruppo Nestlé in Italia si è impegnato con le organizzazioni sindacali a garantire la piena retribuzione mensile individuale anche ai dipendenti che si trovano a dover sospendere o ridurre la propria attività, senza attingere alle risorse pubbliche messe a disposizione dal Governo. L’azienda, inoltre, erogherà un bonus mensile di € 500 lordi ai colleghi che con il loro lavoro permettono di assicurare la produzione nelle fabbriche.

Nestlé si è anche impegnata a offrire a tutti i suoi 4.300 dipendenti in Italia servizi supplementari per fronteggiare questa difficile situazione. L’azienda ha infatti attivato una copertura sanitaria assicurativa gratuita e, grazie alla tecnologia, un servizio di supporto medico diretto, uno sportello di supporto psicologico e un supporto lavorativo, con l’obiettivo di rimanere al fianco di ciascun dipendente nella gestione dell’emergenza Coronavirus.
In totale, l’azienda ha messo a disposizione oltre 3 milioni di euro per questo piano di tutela delle proprie persone dall’inizio dell’emergenza.

Il sostegno alle comunità: donazioni monetarie e supporto a famiglie e operatori sanitari su tutto il territorio italiano

L’aiuto al territorio italiano, a cui l’azienda è legata con 10 stabilimenti, è stato fin da subito il riferimento che ha guidato l’azione di Nestlé. Dopo l’avvio della collaborazione internazionale tra Nestlé e IFRC, il Gruppo Nestlé in Italia ha lanciato una raccolta fondi dedicata alla Croce Rossa Italiana attraverso una piattaforma digitale aperta ai dipendenti e consumatori, con l’impegno dell’azienda a raddoppiare ogni cifra raccolta fino a 250.000 euro (www.retedeldono.it/it/nestle/coronavirus). Alla Croce Rossa Italiana saranno anche donati generi alimentari per contribuire ad alleviare le necessità di 100mila famiglie.

«Le situazioni come quella che il nostro Paese sta vivendo ci fanno capire quanto aziende e enti pubblici, persone e territori siamo indissolubilmente legati. E credo che garantire supporto a chi tutela la nostra salute ogni giorno sia il nostro dovere più grande come azienda - prosegue Marco Travagliale donazioni monetarie che raccoglieremo in Italia saranno infatti raddoppiate da Nestlé, e utilizzate per i bisogni locali».

L’azienda è anche intervenuta mettendo a disposizione le proprie produzioni e la propria logistica, così da rispondere alle numerose richieste da parte di enti territoriali su tutto il territorio italiano con la donazione di cibo, bevande e prodotti per la nutrizione medica specializzata per un valore di ulteriori 650.000 euro, ad oggi. Quest’azione coordinata di donazione, destinata a operatori sanitari e cittadini, continuerà fino a quando sarà necessario.

Oltre all’invio di prodotti, diversi marchi del Gruppo hanno attivato piani di donazione specifici, come per esempio nei casi di Purina, Buitoni e Sanpellegrino che ha sostenuto la comunità bergamasca sia con la donazione di 250.000 euro all’ATS di Bergamo che con il reperimento di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale destinati al personale sanitario del territorio. Buitoni ha invece donato 100.000 euro all’azienda ospedaliera San Pio di Benevento per consentire alla struttura l’acquisto di attrezzature e dispositivi medici per la cura dei pazienti Covid-19.

Non solo dipendenti e comunità, ma anche attenzione ai partner di filiera
Nestlé Italiana sta sviluppando un protocollo per sostenere l’integrazione di tutti i partner della filiera attraverso forme di flessibilità nella gestione dei pagamenti che possano, per quanto possibile, proteggere e aiutare clienti e fornitori temporaneamente in difficoltà a causa della congiuntura economica.
Questa è la lunga maratona che Nestlé sta correndo a sostegno dell’Italia, il cui traguardo può essere tagliato soltanto restando uniti.

Gruppo Nestlé
Il Gruppo Nestlé è l’azienda alimentare leader nel mondo, attiva dal 1866 per la produzione e distribuzione di prodotti per la Nutrizione, la Salute e il Benessere delle persone. Con 413 stabilimenti e circa 323.000 collaboratori distribuiti in oltre 190 Paesi, il Gruppo si è evoluto insieme ai suoi consumatori, sviluppando soluzioni al passo con il cambiamento dei bisogni e dello stile di vita della società. L’innovazione e la ricerca scientifica applicata alla nutrizione rappresentano il tratto distintivo dell’operato del Gruppo sin dai suoi esordi e su queste stesse basi l’azienda sta lavorando oggi e per il prossimo futuro.
Il Gruppo Nestlé è presente in Italia dal 1875, quando è stata depositata a Milano l’etichetta “Farina Lattea Nestlé, alimento completo per i bambini lattanti”. Nestlé Italiana, Sanpellegrino, Purina, Nespresso, Nestlé Nutrition e Nestlé Health Science, Nestlé Professional e CPW sono oggi le principali realtà che operano nel nostro Paese: assieme impiegano circa 4.300 dipendenti in 10 stabilimenti (oltre alla sede centrale di Assago).
L’azienda opera in Italia con un portafoglio di numerosi marchi, tra cui i principali sono: Perugina, Baci Perugina, Nero Perugina, KitKat, Tablò Perugina, Galak, Buitoni, Nidina, Nestlé Mio, Nescafé, Nescafé Dolce Gusto, Orzoro, Nesquik, Il Latte Condensato, Fitness Cereali, Meritene, S.Pellegrino, Nestlé Vera, Acqua Panna, Levissima, Purina Pro Plan, Purina One, Gourmet, Friskies, Felix.

Caffo acquista l’amaro olandese Petrus Boonekamp

Amaro Petrus Boonekamp

Diventato un protagonista del mercato liquoristico con Amaro del Capo ed Elisir Borsci San Marzano 1840, Gruppo Caffo 1915 ha acquisito dalla multinazionale Diageo lo storico marchio Petrus Boonekamp, molto conosciuto anche per lo slogan "L'Amarissimo che fa benissimo" e per l'immagine del guanto di ferro del cavaliere medievale che stringe la bottiglia.

L'acquisizione permette alla società calabrese di offrire a gestori e barman una nuova opportunità di business con il "nuovo" prodotto per rilanciare il settore post-crisi, oltre ad acquisire altri importanti quote di mercato internazionali nel molto competitivo mercato dei liquori amari, in particolare nei Paesi del Nord Europa come Olanda e Germania.
La transazione è stata gestita grazie alla consulenza, per il Gruppo Caffo 1915, da parte del Gruppo Equita (primaria investiment bank indipendente in Italia) con un team guidato da Andrea Scarsi, insieme a Giulio Godi ed Emanuele Pennacchia. Al tavolo della negoziazione, a fianco di Caffo, anche gli storici consulenti Rosario Gentile, Antonio Gagliardi e Valerio Scimemi, con i quali l’azienda aveva già portato a termine l’acquisizione di Borsci S. Marzano 1840.

L'Amarissimo che fa benissimo
Messo a punto nel 1777 dal dottor Petrus Boonekamp in una piccola bottega di Leidschendam (Olanda meridionale) l'omonimo amaro è un infuso ricavato da un mix di spezie ed erbe officinali (alcune provenienti dall'Oriente grazie ai traffici commerciali della potente flotta olandese del tempo) senza alcuna aggiunta di zucchero, per una gradazione alcolica del 45%, un aspetto che ne contribuisce ad aumentare la componente amara e la sua caratteristica digestiva.

Modalità di servizio
Come digestivo, va servito liscio a temperatura ambiente o con un cubetto di ghiaccio. Mi può anche essere proposto in versione cocktail, shakerato con ghiaccio, anche con aggiunta di un caffè, oppure come long drink con acqua tonica e ghiaccio. Proposta: Petrus Cola (5 cl Petrus, 12 cl cola, 1 cl succo lime, cubetti di ghiaccio).

Dopo essere stato a lungo proprietà della famiglia Boonekamp, l'amaro olandese è stato introdotto in Italia negli anni '70 dalla società bolognese Gio.Buton, per passare quindi al gruppo Cinzano e in seguito alla multinazionale Guinness/Diageo.
«Questa acquisizione è parte di un più ampio progetto di crescita per linee esterne, diversificazione e di internazionalizzazione del gruppo - affermaSebastiano Caffo, vicepresidente e AD del Gruppo Caffo 1915 - Petrus Boonekamp è il più antico tra gli amari in commercio (1777), sicuramente il padre di tutti gli amari. Essendo noi leader in Italia nella categoria, abbiamo intuito subito le potenzialità di questo prodotto apprezzato dai consumatori che scelgono i cosiddetti ‘amarissimi’ e che non è quindi in concorrenza diretta con Vecchio Amaro del Capo, il nostro brand principale. Petrus appartiene ad una categoria di amari come i magenbitter graditi in Germania ed in generale in tutto il nord Europa».

«Quando ero molto giovane - interviene il presidente Giuseppe Caffo - l’amaro Petrus era un punto di riferimento, in quanto all’apice del suo successo in Italia. Un successo così clamoroso che per lanciare Vecchio Amaro del Capo avevo inventato una sorta di pubblicità “comparativa” che iniziava proprio, con “Non è olandese …”. Certamente, a quei tempi, mai avrei immaginato che un giorno sarebbe entrato a far parte del nostro gruppo aziendale!».

Caffo Antica Distilleria produce e distribuisce bevande alcoliche dal 1915. La costruzione di un'intera filiera produttiva inizia dalla coltivazione delle erbe officinali, ingredienti base dei propri liquori. Vecchio Amaro del Capo fa parte di questa famiglia insieme a un catalogo di numerose ricette fra liquori, distillati, premiscelati e sciroppi, tra cui l'acquisito Elisir Borsci S. Marzano 1840, il Liquorice e Amaro S. Maria al Monte. Grazie alla propria vocazione internazionale, Gruppo Caffo 1915 è presente in tutta Europa, negli Stati Uniti e in Australia. Vecchio Amaro del Capo è un successo firmato Caffo, al quale è stata aggiunta la special edition Riserva del Centenario che è stata di recente premiata con la Grand Gold Medal al Concorso Mondiale Spirits Selection di Bruxelles.

 

#RaiseYourSpirits, l’iniziativa di Bacardi a sostegno di bar e bartender

Bacardi Group

Un aiuto finanziario ai locali costretti alla chiusura forzata a causa dell’emergenza sanitaria. È la nuova iniziativa solidale lanciata dal gruppo Bacardi che con il progetto #RaiseYourSpirits ha stanziato un budget di 3 milioni di euro da destinare ai bar di tutto il mondo più duramente colpiti dalla crisi.

Metà di tali risorse, quindi 1,5 milioni di euro, sono destinati ai locali e ai bartender dell’Europa occidentale: un sostegno diretto e immediato per prepararsi a ripartire più forti di prima, non appena il momento difficile sarà passato.

Più nello specifico, Bacardi ha concentrato l’attenzione sulle piccole realtà indipendenti, che non possono contare su di un sostegno aziendale alle spalle. Per quanto riguarda l’Italia, sono 45 i bartender e 150 i bar identificati dal gruppo tra quelli che hanno subito il maggiore impatto economico e ai quali nei prossimi giorni verrà effettuato un finanziamento diretto sul loro conto corrente.

«Questo evento è stato traumatico per tutta l’Italia – ha affermato Stephane Cluzet, general manager di Martini & Rossi, brand di Bacardi Group -. «Aiuteremo coloro che hanno supportato l’azienda nei suoi 158 anni di storia: i bartender. I bar e i bartender italiani devono guardare avanti e noi faremo tutto ciò che è in nostro potere per supportarli verso un futuro migliore».

Formazione online con i brand ambassador 

Ma le iniziative a sostegno del settore non finiscono qui. Per tenere attiva la comunità dei bartender e degli operatori del settore, Bacardi ha anche avviato un programma di formazione online. Momenti di approfondimento sui vari brand del gruppo, da Bacardi Rum a Martini & Rossi, da Grey Goose a Bombay Sapphire da Dewar’s Blended Scotch Whisky a  Angel’s Envy Kentucky Straight Bourbon, e sulle loro drink list, tenuti direttamente dai rispettivi brand ambassador. Ai corsi, che hanno cadenza settimanale, si accede tramite invito da parte della forza vendita del Gruppo Bacardi.

A questa iniziativa si aggiunge, infine, l’invito a bartender italiani a tornare dietro il bancone, ma nelle loro rispettive case: la richiesta è infatti di filmarsi mentre preparano i loro cocktail Bacardi preferiti, condividendo poi i contenuti sui social in modo da creare veri e propri tutorial che possano essere fruiti dai loro colleghi e da tutti gli altri appassionati del bere bene. Un’iniziativa alla quale hanno risposto già diversi artisti della miscelazione, come il romano Valerio D’Arcangeli e Sara Pandini del Tartina di Milano.

L’atto creativo e buone idee nel bicchiere secondo Dennis Zoppi

In questo video tutorial Dennis Zoppi, bartender, coach, relatore e ideatore di diversi spirit, da anni estrosa personalità della bar industry, ci guiderà alla ricerca dell’energia creativa che ognuno possiede insita dentro di sé. Come si stimola la creatività? come nasce quello che ancora non esiste? Come si mette in atto il proprio estro trasformando le idee in atti creativi? Dennis Zoppi cerca di spiegare brevemente in 5 punti, o meglio fasi, il lungo percorso che porta alla nascita di nuove cose, nello specifico nell'ambito della mixology. È importante capire cosa creare, quali siano le necessità del mercato, fare ricerca, capire davvero su cosa puntare e poi assemblare le idee, capire ingredienti, strumenti, temperature e quant'altro, sperimentare, cambiare, stupirsi e metterci curiosità e poi tornare con i piedi a terra e guardare il tutto con occhio critico, comprendere se sia realizzabile e magari affidarsi a fonti autorevoli per un feedback di ritorno… Buona visione

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